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Film con contenuti di valore in riferimento alla persona e alla famiglia

PER SEMPRE (2019)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/18/2019 - 11:35
 
Titolo Originale: Per sempre
Paese: Italia
Anno: 2019
Sceneggiatura: Antonio Antonelli, Giuseppe Bentivegna, Beatrice Fazi, Elisa Storace e Francesca Zanni.
Produzione: TV2000
Durata: 110
Interpreti: Beatrice Fazi come conduttrice

Ogni mercoledì, dal 30 ottobre 2019, TV2000 trasmette il programma con un titolo programmatico: Per Sempre. Un format sul matrimonio nella forma di un game-show, condotto da Beatrice Fazi

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La trasmissione presenta tanti casi positivi di coppie che hanno saputo portare a compimento la promessa del “per sempre” fatta al momento del matrimonio
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La conduttrice è molto brava nel mantenere alta l’attenzione del pubblico ma sarebbe necessaria un po’ più di cattiveria nello scavare vittorie e sconfitte delle coppie intervistate
Testo Breve:

TV2000 trasmette, per il secondo anno,  Per Sempre, dove, con il pretesto di un game show fra coppie di fidanzati, si parla di matrimonio e ci viene mostrato, attraverso tanti casi reali, come la fedeltà abbia il potere di costruire la vera fonte della felicità

In Italia i matrimoni nel 2017 sono stati 191.287 (96.000 con rito religioso) contro i 400.000 nel 1968, la maggioranza dei quali, a quel tempo,  secondo rito religioso. Ben vengano quindi programmi come   Per sempre su TV2000, condotto da Beatrice Fazi, che cerca di scoprire il segreto che cela una unione che dura tutta una vita e molto indovinato è il titolo stesso, che non dà adito a dubbi sui propositi della trasmissione.

Il format è di per se’ semplice: due coppie di fidanzati gareggiano sia in prove domestiche (cambiare un pannolino, apparecchiare a tavola, stendere delle lenzuola) che teoriche, che hanno lo scopo di sondare il loro affiatamento. Le coppie arrivano accompagnate dai loro supporter, in genere degli amici che hanno contribuito a farli conoscere e che sono in grado di raccontarci, con più obiettività degli stessi interessati, i modi con cui si sono scelti.  Il giudice di gara è una coppia di media età che può quindi vantare l’esperienza di un percorso matrimoniale ben collaudato. L’esplorazione di questo segreto da svelare si estende anche ad altri marito e moglie, in questo caso famosi, in grado di raccontare come sono arrivati a dirsi “si” ma soprattutto come la loro unione si consolidata con il tempo. L’intrattenimento è garantito dalla musica dal vivo del complesso Bandalarga e dalla Sit-Com Filo & Cri, con Cristina Odasso, già interprete di Francesca Cabrini .

Le parti più toccanti del programma sono le interviste a chi è sposato da tempo: a volte si intrattengono in prevalenza sugli aspetti divertenti dei loro primi incontri ma è più interessante scoprire come hanno affrontato in seguito momenti importanti come la nascita del primo figlio.  L’intervista a Lino Banfi  è stata finora la più toccante (nella prima puntata) e non solo perché è un bravo attore: la sua è stata una vera vita trascorsa insieme nella gioia e nel dolore (la coppia ha avuto momenti di povertà estrema), nella salute e nella malattia (la sua Lucia è ora malata di Alzheimer).

Ad  ogni puntata, per ognuna delle  due giovani coppie di fidanzati, viene aperta  una scatola che contiene oggetti legati alla memoria della loro relazione. E’ un pretesto per sondare come si sono comportati in certi momenti nevralgici, belli o brutti.

Beatrice Fazi è molto brava nel mantenere alta l’attenzione del pubblico e la trasmissione vive di rendita della bellezza di tante coppie che hanno saputo costruire una vita insieme. Se c’è un’osservazione da fare, è che la conduttrice potrebbe essere “più cattiva”, togliesse cioè il velo di rispettoso pudore nelle interviste ce porta avanti,  per esplorare le radici del legame che unisce le coppie, più che il sapere se magari è lui o lei che porta la colazione a letto la mattina al coniuge o qual è stata l’emozione del primo incontro. Ci sono tante coppie che oggi convivono e  sarebbe bello se dal programma scaturisse il perché dello sposarsi, non solo nel suo significato religioso ma anche e soprattutto umano. Per questo stesso motivo sarebbe opportuno che si approfondisse non solo il rapporto di coppia, ma anche il loro impegno nel far crescere insieme i loro figli che è poi il momento più significativo nel quale si realizza la fusione della coppia. Forse, nell’edizione dell’anno precedente, l’inserimento del docu-reality dal titolo Corso di sopravvivenza per promessi sposi dove un sacerdote, don Ciro, metteva sotto  stress una coppia di fidanzati per scavare nelle loro vere intenzioni, si raggiungeva un maggior senso di realismo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UNA CANZONE PER MIO PADRE

Inviato da Franco Olearo il Dom, 11/10/2019 - 09:18
 
Titolo Originale: I Can Only Imagine
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Andrew Erwin, Jon Erwin
Sceneggiatura: Jon Erwin, Brent McCorkle
Produzione: Kevin Downes Productions, Mission Pictures International
Durata: 110
Interpreti: J. Michael Finley, Brody Rose, Dennis Quaid, Cloris Leachman, Madeline Carroll

Grenville, Texas, 1985. Bart Miller ha dieci anni, suo padre si ubriaca ed è violento con lui e la madre, che alla fine li abbandona. Rimasto solo con il padre, si dedica al football, più per seguire le orme del padre (un ex campione) che per convinzione, confortato solo dall’amore che prova per Shannon, una sua compagna di scuola. Un grave incidente in campo lo costringe ad abbandonare la carriera sportiva. Costretto a reinventarsi la propria vita, insofferente alla convivenza con il padre che sembra non stimarlo, scopre di avere una bella voce e decide, a 18 anni, di tentare la sorte nel mondo della musica. Costituisce, con un gruppo di amici, la Christian Rock MercyMe, un complesso che canta le canzoni da lui composte, ispirate alla fede e con un pulmino attrezzato iniziano a girare per gli Stati Uniti,. Il successo però non arriva: Bart sa che non potrà riacquistare la propria serenità se non riuscirà a riconciliarsi con il padre. Decide quindi di abbandonare temporaneamente il gruppo e di tornare a casa...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un figlio e un padre, trovano la forza di chiedere perdono e con la pace ritrovata, l’uno trova la serenità per vivere in pienezza, l’altro per affrontare senza timore il momento in cui il sipario si chiude
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di violenza familiare potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film raggiunge l’obiettivo di mostrare la forza del perdono e la fiducia nella Divina Provvidenza anche se eccede, sopratutto nel finale, nell’impiego di toni enfatici
Testo Breve:

Un giovane, dopo che la madre lo ha abbandonato, costretto a vivere con un padre violento,lascia la città natale  per seguire la sua passione per la musica. Un christian film che racconta un difficile percorso personale che conosce la forza del perdono e trova l’ispirazione giusta per scrivere I Can Only Imagine, una canzone piena di fede e di speranza

 

Avevamo già conosciuto i fratelli registi Andrew e  Jon Erwin per il film October Baby, forse il più riuscito film contro l’aborto (e sul perdono), assieme a Juno.  Come il precedente, il film si ispira a fatti realmente accaduti: se il primo si rifaceva alla storia di Janna Jessen, che era riuscita a sopravvivere a un abosto mal praticato e che poi è diventata una sostenitrice del movimento pro-life, ora questo Una canzone per mio padre  cerca di indagare sulla genesi del  successo stepitoso conquistato negli Stati Uniti da una canzone cristiana: I Can Only Imagine, vincitrice di tre dischi di platino, andando a scavare nella vita del suo autore, Bart Miller. I fatti realmente accaduti costituiscono, in verità,  solo uno spunto iniziale: nella realtà la madre di Bart lasciò la casa quando lui aveva tre anni e non tredici; il padre morì quando lui aveva 19 anni, otto anni prima che Bart componesse la sua canzone di maggior successo; lo stesso padre, non ostacolò la carriera artistica del figlio, come appare nel film ma gli diede utili suggerimenti. La storia che ci propone il film va quindi intesa sopratutto come una parabola sul perdono, sull’esistenza di una Provvidenza di cui la vita di Bart vuole essere  la prova: un ragazzo cresciuto in una famiglia devastata dalla violenza, costretto a reinventarsi la propria via dopo un’incidente subito, scopre di aver ricevuto un dono, la sua bella voce, in grado di ridare significato alla sua esistenza fino ad arrivare al riconoscimento internazionale del suo talento.

A dire il vero le storie di trasformazione per mezzo della fede sono due: c’è anche quella del padre Arthur, più sintetica ma più convincente. Il merito va tutto al grande  Dennis Quaid che interpreta magistralmente quest’uomo ruvido e disilluso dalla vita che non riesce a controllare i propri istinti violenti ma che soffre in segreto, perchè sa  che sta distruggendo proprio ciò che più ama. Sarà proprio il ritorno alla fede che gli aprirà le porte alla speranza del perdono da parte di suo figlio e la forza per iniziare una nuova vita. La storia di Bart, invece, mostra delle lacune. Non sono ben sviluppate le ragioni della sua fede: lo vediamo partecipare da piccolo a un week end in campeggio sotto la guida del pastore di una chiesa protestante ma non si percepiscono le basi di una fede che lo portano a costituire un complesso dedicato proprio a cantare christian songs. Nella realtà pare sia stata sopratutto la nonna a costruire le basi della suo credere ma questo personaggio è poco sviluppato. Difficile anche comprendere alcuni suoi atteggiamenti, come quello di  abbandonare Shannon senza più vederla per lungo tempo per seguire la sua vocazione di cantante.

Altro protagonista del racconto è proprio I Can Only Imagine, la canzone di platino. Il film crea fin dall’inizio molta aspettativa:  una giornalista intervista Bart, ormai compositore di successo, e gli evidenzia come quella canzone sia stata la luce giusta, per tante persone,  per ritrovare la speranza e la fede; invita Bart a raccontare la sua vita, perché una canzone simile non si scrive in 10 minuti. Il valore di quella canzone viene ricordato più volte nel film, fino a quando, alla fine possiamo ascoltarla anche noi,  quando Bart si esibisce in concerto davanti a una folla osannante. E’ indubbio che puntare sui fan di questa canzone abbia pienamente ripagato l’impresa dei fratelli Erwin e il film nel 2018 ha incassato 85 milioni di dollari solo in U.S.A. Ora la Dominus Production , la coraggiosa casa di produzione italiana che ha già importato altri christian films come Cristiada, God’s Not Dead 2, Unplanned e ha deciso di distribuirlo in Italia, dove non esiste il christian rock nè il mercato dei christian film: un gesto coraggioso ma utilissimo nella misura in cui riuscirà a vincere il torpore del mercato italiano, che pensa che sia lecito parlare di fede solo per raccontare la biografia di un santo o di un Papa.

Per sapere dove il film è stato programmato in Italia si può consultare:

https://www.dominusproduction.com/film/una-canzone-per-mio-padre/programmazione

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TUTTAPPOSTO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/02/2019 - 15:46
 
Titolo Originale: Tuttapposto
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Gianni Costantino
Sceneggiatura: Roberto Lipari, Ignazio Rosato, Paolo Pintacuda
Produzione: Tramp Ltd.
Interpreti: Roberto Lipari, Luca Zingaretti, Monica Guerritore, Sergio Friscia

Roberto arriva trafelato all’università: si è svegliato tardi. All’ingresso un gruppo sparuto di studenti (tre-quattro in tutto) esibisce cartelloni che inneggiano alla protesta e alla rivoluzione. Nell’attraversare i corridoi che portano all’aula dove deve sostenere l’esame, gli impiegati che incontra gli domandano ossequiosi come stia suo padre. Alla fine il professore si attarda oltre il dovuto per aspettarlo e quando finalmente si siede davanti a lui, gli bastano poche risposte sconnesse per prendere trenta e lode. C’è un motivo a tutto questo: il padre di Roberto è il preside dell’università e molti dei professori hanno con lui legami familiari…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Uno dei protagonisti ha il coraggio di riconoscere di esser stato corresponsabile nella costruzione di un ambiente universitario corrotto e ne accetta le giuste conseguenze
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Roberto Lipari, qui protagonista e sceneggiatore, trasferisce in questo film tutta la sua capacità di costruire sketch fulminanti ma è troppo poco per dare profondità a un film che affronta il problema della baronia universitaria
Testo Breve:

Roberto è figlio di papà (in particolare di un preside) e prende sempre buoni voti ma l’amore per una ragazza gli fa scoprire il valore dell’onestà. Un favola morale divertente ma troppo leggera

Questo Tuttapposto è una favola moderna in veste comica. Ci sarà sicuramente chi storcerà il naso nello scoprire che il tema della baronia universitaria venga trattato con leggerezza formale ma esistono anche le favole morali e Tuttapposto ha un tono decisamente edificante. Roberto Lipari è il protagonista indiscusso ma ne è anche sceneggiatore e ciò ha un influsso su tutto il racconto, che avanza in forma di sequenza di sketch e di battute spesso irresistibili anche se non perde mai di vista il cuore portante della storia che è soprattutto una conversione alla giustizia e alla verità da parte non solo di Roberto ma di altre persone a lui vicine.

La favola è moderna e alla fine sarà un’app a risolvere la situazione. Qui Internet è visto nel suo aspetto più positivo: la possibilità che tutti possano parlare con tutti in piena libertà, ma esiste anche il rovescio della medaglia e c’è l’ansia del “mi piace”: molto divertente la figura del venditore di arancini che fa tutto ciò che è richiesto perché Tripl Advisor conferisca al suo negozio una stellina in più.

La storia è ambientata in una università imprecisata di una città imprecisata (in realtà le riprese sono state realizzate a Catania) ma traspare dal film tutta la sicilianità di Roberto Lipari, non solo nelle ambientazioni, ma nelle calde e schiette relazioni fra le persone, fra parenti (deliziosa la figura della mamma premurosa e cuoca biologica) e fra studenti universitari. Indubbiamente la Sicilia ci sta regalando grandi comici: più impegnato e ironico Pif sul tema della mafia; Ficarra e Picone irresistibilmente scoppiettanti, pronti a sviluppare denunce morali di validità universale; ora Roberto Lipari alla sua prima sceneggiatura, predilige la lente deformante della satira. I vizi dei professori vengono tipizzati: c’è il professore che dà buoni voti in funzione delle scollature delle studentesse, un altro in funzione dei contanti che ha ricevuto, un altro ancora solo se gli studenti hanno comperato il suo costoso libro di testo.  Non sveliamo altri dettagli della trama ma alla fine sarà una conversione all’onestà di un personaggio importante che coronerà questa incursione nel microcosmo universitario italiano e non solo siciliano. Resta invece appena accennata la componente romantica del racconto: a far scattare l’interesse del siciliano  Roberto è una bionda svedese (il mito delle svedesi non compariva nei film italiani dagli anni ’60) che risulta anche tetragona nei confronti di ogni forma di raccomandazione. E’ la spinta per Roberto a comprendere che deve crescere, non fare il raccomandato per tutta la vita ma costruirsi un’esistenza tutta sua, emancipato dalle influenze familiari. Il tema però resta alla superficie; Irina, che dovrebbe costituire la chiave di ingresso verso questa nuova realtà, resta un valido campione della bellezza salva dotata di smaglianti sorrisi ma poco più. 

Niente da dire sulla comicità di Roberto Lipari ma è difficile sostenere la durata di un film con battute fulminee nella parte di un personaggio perennemente spiazzato che cerca sempre di essere ciò che non è.

Questo navigare leggeri sulla superficie dei fatti finisce per stancare e preferiamo, perché più profonde, le satire sociali di Ficarra e Picone.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GOOD WITCH (stagione uno)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/23/2019 - 18:55
 
Titolo Originale: Good Witch
Paese: Canada, Stati Uniti
Anno: 2019
Sceneggiatura: Craig Pryce, Sue Tenney
Produzione: Whizbang Films
Durata: 4 stagioni su Netflix
Interpreti: Catherine Bell, James Denton, Bailee Madison, DAn Jeannotte, Martha Tinsdale

Cassie Nightingale vive nella cittadina di Middleton assieme alla figlia sedicenne Grace. Lei è vedova di Jake, il coraggioso capitano della polizia della città morto, in un combattimento a fuoco e spesso riceve la visita dei suoi figliastri (anche Jake era un vedovo): Brandon, che aspira a fare il poliziotto seguendo le orme del padre e Lori, di mestiere giornalista. Cassie cerca di sbarcare il lunario gestendo un bed &breakfast nella sua casa e un negozio di candele e oggetti di regalo in città. La sua vita scorre serena, stimata da tutti perché sa sempre dire la giusta parola di conforto a chi glielo chiede e sa preparare infusi di erbe nei cui benefici lei crede molto. Una sera scopre che ha un nuovo vicino: si tratta di Sam, di professione dottore e di suo figlio Nick. Sam ha lasciato New York perché ha divorziato e desidera iniziare una nuova vita con il figlio..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ben delineati gli affetti e la solidarietà all’interno dei nuclei familiari. Il perdono come valore fondante per ogni situazione di contrasto
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Tutti i personaggi risultano simpatici e non esiste il classico “cattivo” Lo sviluppo del racconto è alquanto lento e rinchiuso in un format ben definito
Testo Breve:

La vedova Carrie deve badare a una figlia e a due figliastri ma ha sempre tempo per aiutare gli altri. Un serial particolarmente edificante ad uso famiglia

La buona strega è uno di quei serial televisivi che hanno tutta l’intenzione di raggiungere l’immortalità.

Il canale Hallmark ha prima trasmesso 7 film televisivi (Cassie arriva a Middleton, si costituisce una famiglia sposando il poliziotto Jake Russell ma alla fine lui muore), poi ha iniziato una serie sempre incentrata sulla stessa protagonista per quattro stagioni (disponibili in Italia su Netflix) ed è stata già annunciata la quinta stagione per il 2019.  Si tratta di una fedeltà da parte del pubblico che quasi avvicina questa serie al nostro Un posto al sole (23 anni). L’accostamento non è causale perché quando Mike Hale, il giornalista del NY Times ha confessato tutto il suo sconcerto per il successo (numero due negli ascolti dei canali privati per molto tempo) di questa serie che non ha mai vinto né è stata candidata ad alcun Emmy o altro premio televisivo, ha fatto un’indagine che l’ha portato a concludere (e quindi a tranquillizzarsi) che il serial è visto soprattutto da un pubblico di età medio-alta, insomma è roba per nonni. Ci sarebbe molto da dire su una conclusione così semplicistica intorno a un successo così consolidato ed è quindi opportuno fare una radiografia della fiction, per cercare di scoprirne la magia.

Iniziamo dalla protagonista. Cassie non è certo Kim Novak in La strega in paradiso (anche se Bell, Book and Candle, il titolo originale del film del 1958, è il nome che Cassie ha dato al suo negozio): la sua non è vera magia né gli intrugli di erbe che prepara hanno poteri misteriosi ma sa cogliere le situazioni, gli umori degli altri e sa dire sempre la parola giusta al momento giusto. In fondo non è lei la protagonista. Cassie funge da perno intorno al quale ruotano parenti e conoscenti (ogni puntata introduce un nuovo personaggio) e lei è sempre generosa in sorrisi e consigli ma è come se fosse super partes. “Tu metti un po’ di soggezione, sei così perfetta” le dice Sam in un momento di verità fra i due. In effetti è un po’ il rovescio della medaglia, che si manifesta nella realtà come in questa finzione, per le persone che sanno essere sempre disponibili per tutti: gli altri immaginano che abbiano una vita monotona e grigia, mentre loro comprendono gli altri proprio perché sono loro ad aver affrontato per primi difficili situazioni ed ora sono in grado di aiutare gli altri.

Le storie si sviluppano nel contesto chiuso di una cittadina dove tutti si conoscono. “A Middleton tutti gli affari sono personali” commenta Cassie rivolta alla signora sindaco, che voleva avviare alcuni affari spregiudicati in città. Non c’è l’anonimato delle grandi città come New York (citata più volte come il luogo “diverso”) né si sviluppano situazioni scandalose come in Gossip Girl. Ci sono persone che sbagliano ma prima o poi, grazie ai consigli di Cassie, sono loro stesse ad accorgersi di aver commesso un errore e spesso sentiamo la parola “scusa”. Cassie non forza mai le situazioni ma lascia che ogni persona scopra da sola la propria strada. Si tratta di un’etica facile in un mondo poco realistico, quasi di favola? Può darsi ma è molto bella, anche nei casi più difficili, la speranza che ripone sempre Cassie in quella persona, anche quando tutti gli altri hanno perso la pazienza. Bisogna riconoscere che in queste situazioni il serial mostra il valore universale del “nulla è perduto” e che qualsiasi persona può trovare in se’ la forza per rialzarsi.

“Con l’età arriva la saggezza”; “abbiamo il pieno controllo solo su ciò che facciamo noi”; “di fronte alla realtà fingiamo di non vedere”; “uno sbaglio è come una buca sulla strada”; “le epifanie sono regali dall’universo”. Cassie “spara” ad ogni puntata un numero incredibile di pillole di filosofia.

Si può dire che Good Whitch sia un christian film?   Non si parla di fede cristiana in nessuna puntata ma i valori umani che vengono evidenziati sono notevoli. Viene chiarita molto bene l’importanza del perdono: continuare a odiare è solo sofferenza mentre il perdono comporta il recupero della pace e della serenità. Evidenti i valori familiari: i fratelli si aiutano a vicenda nelle loro aspirazioni, la porta di casa resta aperta incondizionatamente, anche nei confronti di chi ha sbagliato, le poltrone del salotto sono sempre pronte ad accogliere figlia e mamma, fratello e sorella, per parlare in confidenza e chiedere consiglio. L’educazione dei figli è rigorosa: Cassie non permette che la figlia si vesta in un certo modo, né che vada, sia pur con un adulto, a vedere film che sono vietati.

Sarà probabilmente questo il segreto del successo di questa serie: “la banalità del bene”, nel senso della facilità per raggiungerlo quando lo si coltiva realmente.

Il serial è ben recitato ed è molto semplice da seguire (è stato fatto così perché anche i nonni possano comprendere?) perché non ci sono sequenze complesse e concitate ma tipicamente ci sono due persone che si incontrano e si parlano con calma a cuore aperto; nella sequenza successiva troviamo altre due che iniziano a parlare, e così via

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NON CI RESTA CHE VINCERE

Inviato da Franco Olearo il Dom, 09/15/2019 - 16:53
 
Titolo Originale: Campeones
Paese: Spagna, Messico
Anno: 2018
Regia: Javier Fesser
Sceneggiatura: Javier Fesser, David Marqués
Durata: 124
Interpreti: Javier Gutiérrez, Athenea Mata, Luisa Gavasa

Marco Montes, vice allenatore di una squadra di basket, si fa trascinare dai nervi, prima con il suo “superiore”, poi con alcuni agenti di polizia che lo fermano in stato di ebbrezza. Pur di evitare il carcere, Marco accetta di impegnarsi in un lavoro socialmente utile: dovrà allenare per tre mesi una squadra di basket molto particolare, costituita da disabili mentali. Marco evita di far conoscere la sua condanna agli amici e alla fidanzata Sonia dalla quale si allontana ma l’impresa di allenare questa strana squadra gli appare impossibile: nessuno fa quel che chiede; occorre tanta pazienza e lui non ce l’ha. Ma poi, lo stimolo a gareggiare in un torneo, la mitezza disarmante di quei ragazzi, l’appoggio della fidanzata, lo convincono a continuare a tentare…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un magnifico scambio di doni fra una squadra di ragazzi con disabilità mentali, che trovano un padre nel loro allenatore e l’allenatore stesso che scopre la bellezza del dedicarsi generosamente a loro
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La trama è prevedibile, senza sorprese, ma il film punta tutto sulla simpatia dei personaggi. Candidato spagnolo come miglior film straniero agli Oscar 2019
Testo Breve:

Un allenatore di basket che alza troppo il gomito viene condannato ad allenare per tre mesi una squadra di ragazzi con disabilità mentale. Il film trasmette, con molte risate, importanti verità sul rispetto e l’attenzione verso persone che sembrano, solo in apparenza, avere più problemi di quanti, in realtà, ne abbiamo anche noi

“Mamma, se continui a tormentarmi così, vado a dormire in albergo” risponde Marco che in quel momento difficile, ha scelto di dormire in casa della madre che però si preoccupa continuamente di controllare se il figlio ha bevuto. “Figliolo, non mi dire queste cose – gli risponde la madre con la mano sul cuore facendo gli occhi dolci- ma poi cambia tono: “lo sai che poi mi illudo” ed esce seccata dalla camera.

Di battute di questo genere è costellato questo film grazie ad attori straordinari come Luisa Gavasa, la madre appunto e lo stesso protagonista, Javier Gutiérrez.

La particolarità di questo film, che ricorda, per analogia di tema, l’ italiano Si può fare, non sta nella storia in se’ (se un allenatore è costretto ad occuparsi, suo malgrado, di una squadra di disabili mentali sappiamo già a priori che ci stiamo avviando verso il lieto fine). Il tema portante non ha molte varianti né ci sono significativi colpi di scena. La storia è tutta interiore: il racconto di una trasformazione progressiva non solo dei diversamente dotati ma di lui, il normodotato che ha anche lui tanti problemi, proprio di tipo psicologico. Marco è irascibile, di fronte alle difficoltà preferisce fuggire, non desidera avere figli perché ciò comporterebbe troppa responsabilità e per di più soffre di claustrofobia e non prende ascensori.  Il regista è stato bravo perché non racconta una favoletta edificante e zuccherosa ma si cala in una realtà concreta. Ecco una donna che allontana il figlio quando incontra questi handicappati, ritenendoli pericolosi; i componenti della squadra di basket non interpretano ruoli da disabili ma 'sono' disabili. Lo stesso regista ha finito per rivedere più volte la sceneggiatura per inserire alcune sequenze, anche divertenti, che si sono sviluppate spontaneamente durante le riprese.

Alla fine la morale del film esce fuori ed è molto chiara: si è trattato di uno scambio di doni fra i ragazzi della squadra e Marco. I ragazzi hanno trovato in lui un padre e una persona che ha saputo valorizzarli, mentre Marco è uscito finalmente dal suo piccolo egoismo per aprirsi a un impegno più generoso nei confronti degli altri, inclusa la sua fidanzata

Il film ha avuto un successo clamoroso in Spagna (tre milioni di biglietti venduti) ed è stato candidato agli Oscar 2019 come miglior film straniero. Si tratta di performance che fanno riflettere. Com’era già accaduto per il film francese Quasi amici, che raccontava divertendo la storia di un tetraplegico,  il grande pubblico non trascura affatto film basati su buoni sentimenti ma li vuole proposti in una confezione serena e allegra, come dev’essere gioioso tutto ciò che prospetta amore alla vita e attenzione verso tutti.

Il film è disponibile su Youtube (a pagamento)

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL RE LEONE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 08/26/2019 - 16:48
 
Titolo Originale: The Lion King
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Jon Favreau
Sceneggiatura: Jeff Nathanson
Produzione: Walt Disney Pictures, Fairview Entertainment
Durata: 118

Il cucciolo Simba viene unto come principe erede da Rafiki, il babbuino sciamano. Suo padre Mufasa, il re delle Terre del Branco e la regina madre Sarabi si occupano di educarlo alle sue future responsabilità ma Simba interpreta male il suo ruolo, ritenendo il coraggio e l’audacia più importanti della saggezza. Istigato da Scar, il fratello di Mufasa che ha perso il diritto al trono dopo la sua nascita, si avventura, assieme alla sua amica Nala nel Cimitero degli elefanti, nonostante l’esplicito divieto del padre. I due cuccioli si trovano così in un altro mondo, dominato dalle iene, che non rispettano l’autorità di suo padre. Simba e Nala vengono salvati solo in extremis da Mufasa. Si è trattato di un trabocchetto escogitato da Scar, che si è alleato con le iene per uccidere l’erede al trono. Dopo questo primo insuccesso Scar non si dà per vinto e mette in atto un tranello ancora più insidioso…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un figlio si riscatta aderendo ai valori che il padre gli ha insegnato; il potere di governo visto come un servizio agli altri; l’amicizia e la solidarietà per superare uniti le difficoltà.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Poco adatto ai più piccoli per alcune scene ad alta tensione
Giudizio Artistico 
 
Il film recupera la bella sceneggiatura e le musiche dell’edizione del 1994; La tecnica dell’animazione fotonaturalista mostra la sua piena maturità ma presenta anche dei limiti espressivi
Testo Breve:

Con la stessa sceneggiatura e le stesse musiche dell’edizione animata del 1994, ritroviamo il piccolo leone che riconquista il suo regno facendo tesoro dei valori e dei saggi principi che gli ha trasmesso suo padre

Quando a capo della Walt Disney c’era  il suo fondatore e non era ancora nato il mercato dei VHS né dei DVD, ogni 5-7 anni i suoi capolavori tornavano nelle sale (Biancaneve, Cenerentola, Peter Pan,..) per allietare le nuove generazioni di bambini-spettatori. Oggi, nell’epoca dei DVD e dello streaming non ha più senso un’iniziativa di questo genere e assistiamo invece a dei veri e propri rifacimenti com’è già accaduto in Il ritorno di Mary Poppins, Il libro della Jungla,  e ora questo Il Re Leone.  Si può dire che la Walt Disney production stia provando tutte le strade: Con  Il ritorno di Mary Poppins ha cercato di costruire un sequel del premio Oscar ma il risultato è stato modesto, soprattutto perché si è sentita la mancanza di belle musiche orecchiabili; con Il libro della Jungla e con questo nuovo Re leone, abbandonata la classica (e poetica) animazione 2D, si sta puntando su di un’animazione iperrealista degli animali protagonisti. A noi appaiono come veri animali (in realtà sono generati con il computer) che però parlano come degli esseri umani. La terza direzione nella quale si sta muovendo la Disney è quella di riproporre i suoi cartoni con l'impiego di attori in carne ed ossa (Aladdin, prossimamente Mulan). Si potrebbe obiettare che non ha senso confrontare la precedente con la nuova edizione del film, visto che nella grande maggioranza dei casi le sale vengono riempite da nuovi giovani spettatori; il problema riguarda al più i genitori che li accompagnano, ma c’è comunque qualcosa di importante da segnalare: queste nuove edizioni, così realistiche, risultano poco adatte ai più piccoli. La scena più drammatica del film, la mandria degli gnu che travolge prima Simba e poi il padre Mufasa spinto verso la morte dalla mano di Scar, risulta particolarmente impressionante. L’animazione 2D aveva un altro vantaggio per i più piccoli: le espressioni del volto (rabbia, commozione, tenerezza) erano codificate in modo semplice (stupore: sopracciglia alzate, occhi sgranati, bocca aperta) mentre ora, cercare di comunicare una simile reazione attraverso il volto simil-vero di un leone, è impresa veramente ardua; occorre affidarsi solo al tono della voce e ho visto in sala i bambini più piccoli chiedere al genitore cosa stesse accadendo, visto che non riuscivano a decifrare la situazione.

Per il resto il film ricalca con precisione il capolavoro del 1994, nelle musiche (con la sola aggiunta di Spirit di Beyoncé) e nella sceneggiatura con poche varianti che hanno avuto l’obiettivo di dare più spazio ai personaggi femminili (Nala, l’amica di Simba e sua madre Sarabi) e aggiungere profondità al cattivo Scar, (mellifluo, scivoloso, ipocrita, livoroso) che finisce proprio per questo, per dominare la scena.

Per il resto il nocciolo del racconto è rimasto intatto, in parte ispirato all’Amleto di Shakespeare: il fratello cattivo che uccide e spodesta il re, il giovane leone che vive con il senso di colpa finché non scopre,  sentendo nella notte la voce di suo padre, che il suo riscatto passa proprio nel continuare la sua missione; l’amicizia con i due simpaticoni Timon e Pumbaa (un suricate e un facocero) e la solidarietà che diventa amore con Nala.

In questa versione risulta marcato il contrasto fra i tre approcci alla vita che si contrappongono: quello del re Mufasa, che presenta al figlio l’armonia di un mondo (il “cerchio della vita”) dove ogni essere e ogni cosa ha una sua funzione predefinita e chi lo governa ha l’obbligo di rispettarne le leggi (“mentre gli altri cercano ciò che possono prendere, un vero re cerca ciò che può dare”; “un vero re deve saper comprendere”). Al polo opposto c’è Scar coadiuvato dalle iene, che ubbidisce solo alla legge della rapina, fino a devastare tutto ciò che riesce a raggiungere.  Come terza soluzione esistenziale c’è quella proposta da Timon e Pumbaa e riassunta nella canzone Hakuna Matata: nessuna regola, nessuna responsabilità, si nasce e si muore senza alcun senso (“la vita è una retta”) ma in compenso si vive tutti in amicizia (anche perché gli animali carnivori si nutrono esclusivamente di larve).

Questa riedizione ha conservato intatto il valore di questa potente storia e la qualità tecnica impiegata è eccezionale, pur con i limiti espressivi che abbiamo indicato. Il successo al botteghino (in USA come nel resto del mondo) lo sta a dimostrare.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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QUANDO CHIAMA IL CUORE - WHEN CALLS THE HEART (Prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 08/11/2019 - 15:45
 
Titolo Originale: When Calls The Heart
Paese: Canada, Stati Uniti
Anno: 2014
Regia: Neill Fearnley
Produzione: Believe Pictures, Brad Krevoy Television, Jordan Films
Durata: 6 stagioni, ora su Netflix, in precedenza sui canali HallMark, Rai1 e Rai2
Interpreti: Erin Krakow, Daniel Lissing, Lori Loughlin

1910. Canada orientale. Elizabeth Thatcher, giovane rampolla di una ricca famiglia di Hamilton, vuole dimostrare le sue qualità senza l’aiuto della famiglia e accetta l’incarico di insegnante a Coal Valley, una città nata intorno a una miniera di carbone. Appena arrivata apprende che un terribile incidente ha causato la morte di quaranta minatori, lasciando vedove e mamme sconsolate. E’ proprio Abigail Stanton, una signora che ha perso il marito e il figlio, che l’accoglie nella sua casa, rendendole più agevole ‘ingresso in quella piccola comunità. Arriva a Coal Valley anche il nuovo conestabile, Jack Thornton, delle giubbe rosse. La presenza di Elisabeth rivela a Jack il vero motivo per cui è stato trasferito in quella cittadina sperduta fra le montagne: è stato il padre di Elisabeth che ha mosso le sue pedine per fare in modo che qualcuno si preoccupasse dell’incolumità di sua figlia. Una scoperta che rende subito burrascosi i loro primi incontri….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In un ambiente di minatori, fra povertà e molte difficoltà, uomini e donne trovano un modo civile di vivere e sviluppano fra loro una forte solidarietà
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona la costruzione del contesto, la vita dura di uomini e donne totalmente dipendente dal lavoro in miniera ma il racconto sembra perdere mordente proprio nello sviluppo del rapporto romantico fra i due protagonisti
Testo Breve:

Una ragazza di una ricca famiglia, un giovane ambizioso ufficiale delle giubbe rosse, si ritrovano a vivere in uno sperduto paese di minatori dell’Ovest canadese. Impareranno a conoscersi ma soprattutto scopriranno  la calda umanità di quelle persone buone e semplici

Un pregio significativo di questo serial di produzione Canada-USA, ricavato dal romanzo della canadese Janette Oke, è la sua compattezza. Tutto avviene fra il saloon, le case ben allineate dei minatori costruite e date in affitto dallo stesso padrone della miniera, secondo la formula industriale del tempo e la chiesa (che dalla prima puntata risulta bruciata da un malintenzionato) con il suo parroco. Una compattezza che consente di concentrare l’attenzione sui rapporti fra i protagonisti e i coprotagonisti che  conosciamo sempre meglio puntata dopo puntata. Un altro aspetto originale del racconto è l’attenzione verso i bambini e gli adolescenti che spesso costituiscono il baricentro della puntata, rivelando  una grande sensibilità alla psicologia dei ragazzi. Fin dalla prima puntata vediamo Elisabeth impegnata a catturare l’interesse dei suoi alunni, ancora sconvolti dalla recente tragedia e già rassegnati a non vedere altro nel proprio destino se non  diventare anche loro minatori. Nella terza puntata cerca di aiutare una sua alunna a scoprire le vere ragioni del mutismo che l’ha colta  dopo che ha perso il padre; nel quinto episodio, l’interessamento  di un uomo, nuova recluta della miniera, nei confronti della madre, crea la rabbiosa reazione del figlio ancora troppo legato all’immagine del padre; nel settimo  ci troviamo agli albori della psicologia infantile: di fronte a un alunno che appare a tutti gli effetti normale ma ha difficoltà a leggere, Elisabeth si fa spedire gli ultimi studi sulla materia, riuscendo a risolvere il problema.

Sopra queste solide basi si sviluppa il racconto con micro storie che si completano all’interno di ogni singola puntata e che hanno chiari riferimenti ad alcuni valori fondamentali: non ci sono protagonisti cattivi che si contrappongono a quelli buoni ma persone che si trovano ad affrontare delle difficoltà che vengono risolte con attenzione da parte di tutti per i problemi degli altri e gli episodi si concludono con gesti di solidarietà collettiva e solidi affetti familiari. Si tratta in effetti di un prodotto del canale Hallamark che trasmette serie e film adatti per tutta la famiglia, in questo particolare caso disponibile anche su Netflix. Ciò può indurre un certo sospetto di “buonismo”, sempre sgradito ai critici perché inteso come qualcosa di falso e di precostituito.

Possiamo dire che questo rischio viene evitato perché i personaggi sono tratteggiati con una calda umanità e la miglior prova della simpatia che hanno riscosso è il fatto che si è già completata la quinta stagione. Se è  vero che i cattivi sono, di volta in volta  dei ladri, o persone animate da spirito di vendetta (tutti uomini comunque, mai donne), non è presente nessuna irregolarità familiare (separazioni, convivenze), tipiche dei serial ambientati al giorno di oggi).

Vi sono comunque alcuni aspetti che non sono stati messi ben a fuoco o che semplicemente non hanno funzionato.

Il fatto che Elisabeth venga da una famiglia benestante e che accetti di fare la maestrina in uno sperduto paese di minatori, viene risolto con alcune situazioni comiche (lei che non sa cucinare, cucire, che sporca nel fango le belle scarpine) ma non si riflette nella sua psicologia. Già dopo il primo episodio si mostra perfettamente integrata nell’ambiente, semplice come le altre e non percepiamo nessuno ostentazione, sia pur indiretta, per la vita immersa nel lusso e piena di eventi mondani che deve sicuramente aver vissuto in precedenza (siamo lontani dalla caratterizzazione di Kitty, la giovane donna del romanzo Il Velo Dipinto di William Somerset Maugham). Ciò che diventa difficile da interpretare è proprio lo sviluppo del progressivo avvicinamento fra lei e il bel conestabile Jack.  I palpiti di lei al loro primo ballo, il suo confidarsi sotto le sollecitazioni della sorella che l’aveva attesa ansiosa al suo ritorno, il confessare che per lei è stato il più bel giorno della sua vita, appaiono atteggiamenti recuperati da qualche romanzo d’appendice che mal si prestano al contesto da Far West di Coal Walley e rendono poco credibile la personalità di Elisabeth,, sicuramente abituata ai balli e alle feste vissute nella casa paterna.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FIRE SQUAD - INCUBO DI FUOCO

Inviato da Franco Olearo il Sab, 07/13/2019 - 20:54
 
Titolo Originale: Only the Brave
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Joseph Kosinski
Sceneggiatura: Ken Nolan, Eric Warren Singer
Produzione: Black Label Media, Conde Nast Entertainment, Di Bonaventura Pictures
Durata: 133 su PRIMEVIDEO
Interpreti: Josh Brolin, Miles Teller, Jennifer Connelly, Jeff Bridges

La squadra antincendio del municipio di Preston, Arizona, guidata da Eric Marsh, era determinata da anni a farsi certificare come unità “hotshot”, unità speciale dei Servizi Forestali incaricata di spegnere gli incendi delle foreste. Eric ha una vera passione per il suo mestiere ma il suo stare per lungo tempo fuori casa ha finito per creare non pochi atriti con la moglie Amanda. Entrambi si amano profondamente ma lei ha preferito non avere figli, perché sa che la vita del marito è legata a un filo. Sarà anche per questo che Eric finisce per accettare come recluta, contro ogni logica, il giovane Brendan, tossicodipendente, arrestato in passato per furto, che ora è deciso a cambiar vita perché ha avuto una bambina dalla sua ex ragazza e finalmente sente di avere uno scopo nella vita....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un forte cameratismo pervade i componenti della la squadra, sempre pronti ad aiutarsi l’uno con l’altro, sia al lavoro che nella vita privata. L’amore coniugale e la famiglia sono i veri valori, insieme allo spirito di squadra, che danno un senso alla propria vita
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio scurrile, una situazione (superata) di dipendenza dalla droga.
Giudizio Artistico 
 
Molto vera la coppia costituita da Josh Brolin e Jennifer Connelly; particolarmente efficaci le sequenze del fuoco che divampa nei boschi; un po’ di retorica nell’esaltare il valori del cameratismo e della famiglia
Testo Breve:

Eric è un appassionato capo squadra compiere impegnato a spegnere il fuoco nei boschi. Dirige un’ottima squadra che ha accumulato molti meriti ma i rapporti con la moglie, che lo vede troppo poco, sono molto tesi. Una storia di eroismo e di affetti familiari

Il telefono squilla. C’è un incendio sulle montagne vicine. Tutta la squadra si raduna in poco tempo, indossa la pesante attrezzatura e con le jeep raggiunge il punto di raccolta. Il comandante dell’operazione, di fronte a una mappa, fa un breve breafing della situazione, assegna a ogni squadra un compito preciso e subito dopo tutti si incamminano verso i punti assegnati. Questo modo di procedere rimanda inevitabilmente ai tanti film di guerra americani che avevano invaso le nostre sale negli anni ‘50-’60, come quelli sui piloti delle portaerei impegnate nella guerra del Pacifico: appena il comandante, nella sala strategica, aveva finito di illustrare su di una mappa gli obiettivi della missione, gli eroici piloti scattavano verso i loro aerei e in pochi minuti, con l’aiuto di potenti catapulte, venivano lanciati nel blu del cielo e del mare. Scene in zona di guerra si alternavano a parentesi private: chi andava a trovare la moglie e i figli, chi la fidanzata. Se poi qualcuno tornava sulla portaerei raggiante perché la sua ragazza aveva accettato di sposarlo, allora lo spettatore iniziava a tremare: sicuramente sarebbe morto nella missione successiva.
Non si può negare che un po’ di enfasi ci sia anche in questo film ora disponibile su PRIMEVIDEO ma è ben poca cosa rispetto ai tanti suoi pregi: innanzitutto la storia è assolutamente vera e ogni commozione che suscitano le gesta di questi veri eroi è pienamente giustificata; il contesto in cui vivono, Il modo in cui parlano, risulta molto realistico, frutto della consulenza dei testimoni dei fatti narrati. I dialoghi sono spesso scurrili, da caserma, tipici di chi vive a lungo fianco a fianco e qualche battuta divertente serve ad allentare la tensione di fronte a un pericolo sempre in agguato. Il nonnismo che viene esercitato sulle reclute ancora incerte, ha la funzione di forgiarli per un mestiere dove ogni disattenzione può risultare fatale. Quando poi si trovano di fronte al fuoco affiora il valore del loro cameratismo; nessuno è lasciato, solo nessuno è lasciato indietro.
Il fuoco è il vero, silenzioso, onnipresente, protagonista della storia,: imprevedibile nella direzione che prende, avanza minaccioso (magnifiche le sequenze sulle montagne) a una velocità elevatissima e distrugge tutto quello che trova. L’immagine-simbolo dell’orso diventato una torcia vivente che corre all’impazzata, è impressionante.
La famiglia è l’altro valore esaltato dal film. Lo riconosce lo stesso Eric che ha organizzato una festa in casa sua con tutti i compagni di squadra e le loro famiglie per festeggiare la nomina a Hotspot: “sono grato a tutti voi; la squadra, le famiglie: e’ importante che tutti noi restiamo uniti e che ci si aiuti a vicenda. Senza il vostro aiuto (lo dice rivolto ai familiari) non possiamo farcela”. Le scene che ci mostrano la forte intesa fra Eric e Amanda, nonostante le continue incertezze che debbono affrontare, sono forse fra le migliori sequenze di amore coniugale che sono apparse al cinema degli ultimi anni. Non riveliamo certo il finale ma la commozione che inevitabilmente ci colpirà sarà pienamente giustificata. Ci resta solo  un po’ l’amaro in bocca di fronte a quel senso di impotenza che ci trasmette il film, di fronte all’imperscrutabilità del fato, come quando il vento  cambia improvvisamente la direzione del fuoco.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL RAGAZZO CHE CATTURO' IL VENTO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 07/12/2019 - 20:51
 
Titolo Originale: The boy who harnessed the wind
Paese: Regno Unito
Anno: 2019
Regia: Chiwetel Ejiofor
Sceneggiatura: Chiwetel Ejiofor, William Kamkwamba
Produzione: Netrflix
Durata: 113
Interpreti: Chiwetel Ejiofor, Maxwell Simba, Felix Lemburo

Malawi, 2001. In un villaggio di questo paese fra i più poveri dell’Africa vive William, un quindicenne che ha un’ottima propensione agli studi e il padre Trywell gli paga volentieri la retta scolastica, anche se ciò incide pesantemente sulle loro modeste entrate, legate alla cultura del tabacco. In quello stesso anno si abbatte sul paese una pesante carestia: il governo non riesce a fornire sufficienti aiuti e Trywell non è più in grado di pagare la retta scolastica del figlio. William non si dà per vinto e riesce ad ottenere il permesso di frequentare la biblioteca scolastica: la sua ambizione è costruire un mulino a vento che fornisca l’energia elettrica necessaria per estrarre l’acqua dei pozzi, indispensabile per non perdere i raccolti...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è un ottimo spunto di riflessione per l’educazione dei figli ricordando loro quanto sia importante studiare e avere i mezzi per potenziare le proprie capacità. Un modello di famiglia esemplare dove ognuno, con sensibilità diverse e nell’ambito del proprio ruolo, contribuisce al bene di tutti. Il padre di famiglia, profondamente buono e onesto, non si lamenta per le calamità che colpiscono la famiglia ma ripone la sua fiducia nella provvidenza divina.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una scena dove due donne rischiano di subire un atto di violenza, potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Straordinaria e commovente l’interpretazione di Chiwetel Ejiofor e del giovane Maxwell Simba. Al su primo lungometraggio, il regista e sceneggiatore Ejiofor mostra di essersi attenuto alla solida, classica, scuola di Hollywood: ogni scena ha una sua precisa funzione, momenti intimi si alternano a concitate scene di massa e i personaggi si trasformano progressivamente in seguito alle esperienze che debbono affrontare
Testo Breve:

La storia vera di un ragazzo di quindici anni del Malawi, che riesce a progettare un mulino a vento, indispensabile per superare la carestia che affligge il suo villaggio, diventa un bellissimo racconto di solidarietà, di intraprendenza e del potere di riscatto dell’istruzione

Il film è tratto dal libro The boy who harnessed the wind di William Kamkwamba. È stato proiettato per la prima volta durante il Sundance Film Festival ed è disponibile su Netflix. Dopo 12 anni schiavo (Oscar e Golden Globe per miglior film), Chiwetel Ejiofor (candidato agli Academy Award come miglior attore protagonista per il medesimo film) fa il suo esordio alla regia e alla sceneggiatura con questo film che costituisce una felicissima sorpresa sotto molti aspetti. Innanzitutto fa molto bene a noi occidentali, abituati a sprecare e a scartare, perché con il suo elevato realismo, ci fa ricordare che ancora oggi, non troppo lontani da noi, esistono paesi dove è sufficiente che non piova nella stagione giusta per portare un’intera popolazione alla fame; dove bisogna pagare una pesante retta per mandare i figli alle elementari, dove la bicicletta è un mezzo di locomozione prezioso e rovistare nelle discariche diventa un’attività essenziale per la propria sopravvivenza. Anche le democrazie sono fragili e di pura facciata: è sufficiente fare quanche commento non positivo nei confronti del presidente in carica per venire picchiati a sangue dalle sue guardie del corpo.

Inoltre il film, come se ne vedono ben pochi ormai, soprattutto sul grande schermo, racconta dell’enorme potere dell’istruzione, e del sistema scolastico, ma soprattutto dell’importanza in alcuni contesti dell’educazione alla cultura. Il maschilismo che persiste in troppe realtà e della necessità, non solo come possibilità ma come diritto, che spetta a ogni essere umano,  al desiderio di affermarsi. Un’avventura che insegna e ricorda come le comunità solidali siano importanti ancora oggi per il progresso in una società dove si lavora insieme per le pari opportunità e per guardare al futuro.

La famiglia è al centro di questa storia, come unica ancora di salvezza nei momenti difficili; il nido dove rifugiarsi e sentirsi protetti ma nello stesso tempo il punto di partenza da cui spiccare il volo. Molto bella è la sequenza in cui, Trywell, un uomo molto onesto che, ha ben vivo il senso del dovere e dell’autorità paterna, si fa convincere dalla dolcezza di sua moglie, che conosce il suo cuore, a tentare l’impensabile: edificare quel mulino a vento che suo figlio ha concepito solo leggendo dei libri in biblioteca.

A una prima lettura, il racconto potrebbe apparire come uno scontro fra scienza e fede. Un buon numero di critici ha interpretato in questo modo il senso del film. La vittoria di William, che riesce a risolvere il problema del suo villaggio grazie a un’appassionata messa in opera di nozioni tecniche, sembra contrastare con le credenze tribali che ancora persistono nel villaggio e con la fede cristiana praticata dalla famiglia del ragazzo.

E’ una conclusione che non appare giustificata: al contrario è molto bella la preghiera che Trywell recita prima che la famiglia inizi il suo pranzo, che esprime bene la loro fiducia nella Provvidenza: sanno che Dio non li abbandonerà anche nei frangenti difficili. Se in un’altra sequenza marito e moglie riconoscono che da tempo hanno smesso di pregare perché la pioggia arrivi, la frase sembra piuttosto riferirsi alle danze propiziatorie ancora in uso nel villaggio. Tutti i personaggi sembrano mossi da virtù umane che risaltano il valore dell’uomo e il primato della solidarietà, in linea con la visione cristiana. La storia di William serve a mostrare il grande potenziale di crescita che è racchiuso in ogni persona; il padre ha l’umiltà di ascoltare  opinioni diverse dalle sue e pone, alla fine, piena fiducia nel figlio; la madre sa leggere nei cuori di tutti e costruire la conciliazione e la pace in famiglia. Alla fine è determinante la frase detta dal vero  William che si legge nei titoli di coda: “Dio è come il vento che tocca ogni cosa”

Autore: Sabrina Guarino, Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TUTTE LE VOLTE CHE HO SCRITTO TI AMO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/03/2019 - 16:22
 
Titolo Originale: To All the Boys I've Loved Before
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Susan Johnson
Sceneggiatura: Sofia Alvarez
Produzione: Overbrook Entertainment, Awesomeness Films
Durata: 99
Interpreti: Lana Condor, Noah Centineo, John Corbett:

Lara Jean è una ragazza di sedici anni; la sua simpaticissima famiglia è costituita da altre due sorelle (Margot, la maggiore e Kity di11 anni) e un padre molto comprensivo (la madre è morta quando lei era piccola). Lara non ha un boy friend e vive in un mondo romantico tutto suo: legge romanzi rosa e scrive lettere appassionate ai ragazzi che le sono piaciuti, fin dai tempi delle elementari e delle medie, senza averle mai spedite. Quando Margot parte per il college in Irlanda, con gran dispiacere del suo ragazzo Josh, la piccola Kitty ha un’idea: spedisce di nascosto le lettere appassionate che Lara aveva scritto (cinque in tutto). Fra i destinatari c’è lo stesso Josh ma anche Peter, il bello della scuola. Le conseguenze sono immediate: Peter si avvicina a Lara per ringraziarla molto della lettera (anche se in quel momento ha già una ragazza: Genevieve) e lo stesso Josh resta positivamente colpito dalla sua appassionata dichiarazione. Lara non sa più dove nascondersi...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film sviluppa bene il tema della genesi di un amore fra un ragazzo e una ragazza , ponendo l’attrazione sessuale in stretta dipendenza dal primo
Pubblico 
Adolescenti
Qualche riferimento a tematiche sessuali
Giudizio Artistico 
 
Lo sviluppo della storia risulta particolarmente gradevole, grazie alla base letteraria su cui poggia. Ben svilippati i dialoghi fra i due protagonisti. Noah Centineo (Peter, nel film) sta diventando un vero e proprio divo delle teen comedies
Testo Breve:

Lara ha sedici anni e non ha ancora  un ragazzo se non nella sua fervida fantasia. Conosce Peter e fanno finta di avere una relazione al solo scopo di far ingelosire la ragazza di lui. Un bel racconto sulla genesi di un amore (e la sessualità in posizione subordinata)

Questo film originale Netflix, ricavato dall’omonimo best-seller per young adult della scrittrice  Jenny Han (si tratta in realtà di una trilogia e il sequel è stato già annunciato) ha un intreccio narrativo divertente ma certo non originale: il gioco dei malintesi che si creano a causa delle lettere spedite all’insaputa di Lara, il finto fidanzamemto che Lara e Peter imbastiscono per ingelosire i rispettivi aspiranti partner, salvo poi accorgersi che l’amore va in ben altre direzioni, è qualcosa di già visto in altre teen comedies; in effetti non è l’intreccio della trama, ancorché gradevole, il vero valore di questo film: il tema portante, molto ben sviluppato, è la genesi dell’amore.

Dopo tanti serial brutali su tematiche adolescenziali  (l’impulso al suicidio in Tredici, la tentazione della prostituzione in Baby, la sessualità come tema dominante in Sex Education) ecco un ragazzo e una ragazza che incontrandosi e parlando fra loro, giorno dopo giorno, scoprono improvvisamente che la conversazione fluisce spontanea, riescono facilmente a  confidarsi cose che non avevavo osato dire a nessun altro. Il loro cuore si è aperto, l’amore è in arrivo. Anche l’attrazione fisica, che sicuramente c’è, viene resa manifesta  in stretta dipendenza dal progresso dei loro sentimenti, l’uno per l’altra (fino alla fine del film si tratta comunque di baci e affettuosità generiche). Per Lara possiamo addirittura parlare di senso del pudore. Lei sa bene che le vacanze invernali sui campi di sci che farà tutta la classe sono state, per tante sue compagne, l’occasione per eccellenza per perdere la verginità e lei sta molto attenta ad evitare possibili tentazioni,  non perché non lo desideri ma perché lei e Peter non si sono ancora pienamente dichiarati. Ma il rapporto con Peter ha per Lara un significato ben più profondo: lei è afflitta da un’insicurezza esistenziale che non è solo attribuibile alla sua età ma alla perdita della madre in tenera età. Teme  che abbandonarsi pienamente all’amore verso un’altra  persona, dovrà, prima o poi, soffrire molto.  E’ proprio questo un altro aspetto, il potere trasformante dell’amore, che viene posto ben evidenza in questo racconto.

I rapporti familiari sono importanti per quell’età e veramente unica, nella produzione recente di film/serial sull’adolescenza,  è la perfetta intesa che hanno le tre sorelle (si percepisce che l’autore del racconto non poteva che essere una donna): tutte sono  sempre pronte ad immedesimarsi nei problemi delle altre e ad aiutarsi a vicenda.

I rapporti con i genitori sono altrettanto importanti per i due ragazzi, anche se vivono in famiglie ferite: Lara ha solo il padre mentre Peter solo la madre (il padre ha lasciato la famiglia per un’altra donna). Le espressioni di Peter sono severe nei confronti del genitore  e in nessun modo accetta la sua scelta, che lo ha molto ferito.

Molto bella è anche la figura del padre di Lara,che mantiene verso le tre figlie l’atteggiamento di un simpatico amico più che di un padre autoritario. Attento  osservatore delle sue figlie, riesce a cogliere cosa si cela dietro i loro cambiamenti di umore e si rallegra nel vedere Lara finalmente sorridente, ora che può aderire a un amore che è reale e non frutto di fantasia.

Un padre  risulta maldestro solo su temi come l’educazione sessuale (quando Lara parte per la sua settimana bianca con la scuola, non ha altra idea migliore che darle un pacco di preservativi). Ma su questo tema i genitori bravi sono pochi nella realtà e inesistenti nelle opere di fiction.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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