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Film con contenuti di valore in riferimento alla persona e alla famiglia

BUONGIORNO PROFESSORE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 12/15/2020 - 10:40
 
Titolo Originale: Buongiorno Professore
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Cesare Miceli
Sceneggiatura: Autori vari, da un'dea di Monica Mondo
Produzione: TV2000
Durata: 25' a puntata
Interpreti: Con i professori Andrea Monda, Giovanni Ricciardi e i ragazzi del liceo Pilo Albertelli di Roma

Il prof Andrea Monda, ora direttore dell’Osservatore Romano e il prof Giovanni Ricciardi, docente del liceo classico Pilo Albertelli di Roma, tengono a turno una lezione di religione di mezz’ora ogni settimana a una piccola classe di liceali, non secondo un programma prestabilito ma intrattenendosi con i ragazzi, in modo colloquiale, su alcuni aspetti che riguardano la vita di ognuno, inquadrandoli nell’ottica della fede e attingendo a fonti letterarie, filosofiche, artistiche. All’inizio le lezioni venivano trasmesse ogni domenica alle 9,20 su TV2000 ma ora sono tutte disponibile sul sito di TV2000 oppure su Youtube

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Temi importanti non solo per la fede ma anche per un sereno vivere con gli altri vengono trattati in modo stimolante e per nulla cattedratico
Pubblico 
Adolescenti
Un programma interessante per ragazzi in età di liceo, ma anche agli adulti. Per i più piccoli risulta troppo impegnativo
Giudizio Artistico 
 
Il format adottato è essenziale, i ragazzi coinvolti sono al massimo dieci e la conversazione fra loro e il professore fluisce in modo chiaro e scorrevole
Testo Breve:

Due professori, Andrea Monda e Giovanni Ricciardi, ci mostrano come sia possibile parlare di argomenti profondi come la fede e il significato della nostra esistenza in modo da interessare gli adolescenti di una classe virtuale fornendo al contempo un bell’esempio di cultura integrata. Sul sito di TV2000 e su Youtube

Nella lezione del 19 aprile 2020, al rientro dalle ferie pasquali, riprende la trasmissione Buongiorno Professore ma in un modo speciale, a causa della pandemia: ogni ragazzo ascolta e interloquisce da casa. Il professor Monda esordisce con un tema “forte”, quello della Resurrezione di Gesù e lo fa aiutandosi con l’immagine di un quadro famoso, Pietro e Giovanni di Eugène Burnand. Le lezioni non sono mai a una voce sola e Monda interroga i ragazzi. Uno di loro confessa sinceramente che quest’anno non si sente a suo agio nel parlare gioiosamente della Resurrezione, proprio quando ci sono tanti morti, anche vicino a noi, a causa della pandemia. Monda risponde sinceramente che non può non dargli ragione, sa di non poter rispondere in modo compiuto alla sua domanda di fronte al mistero dell’unione fra sofferenza e speranza. Propone riflettere su questo aspetto facendo silenzio intorno a noi, così come silenziosa e vuota era Piazza san Pietro quando papa Francesco, in una solitudine quasi spettrale, il 27 marzo, ha impartito la benedizione Urbi et Orbi. In realtà c’è un modo eccellente per coltivare la speranza: basta guardare quante persone stanno aiutando, con semplicità,  chi ha bisogno di aiuto in questi momenti, fino a mettere a rischio la propria vita. La lezione si conclude con la citazione di un brano tratto da una poesia di Pablo Neruda particolarmente pertinente in queste circostanze: “Nascere non basta è per rinascere che siamo nati”.

Quanto abbiamo brevemente descritto costituisce un ottimo esempio di una puntata di questo bel programma di TV2000. Vengono trattati temi “alti” (“la Resurrezione”, “morire per un amico”, “il perdono”, “la Chiesa”,”il male che non voglio”,.. ) ma non solo; anche  argomenti che risultano particolarmente vicini a dei adolescenti come quelli che si trovano in questa aula virtuale: “conosci te stesso”, “gentilezza e la rabbia”, “chi sono io?”, “il desiderio”, “basta la salute”,... Il tutto avviene in modo interattivo con gli studenti che rispondono ai professori sul tema del giorno, oppure che provocano loro stessi una discussione.

Grazie alla qualità dei professori, le riflessioni acquistano profondità grazie ai tantcolegamenti logici che vengon gfatti ad ampio raggio: non solo letteratura ma anche pittura e film o serial televisivi.

I due professori mantengono alto il livello delle lezioni sia pur con stili leggermente diversi: il prof Monda si impegna ad avere una maggiore interazione con i ragazzi, a cogliere i loro umori, e le domande che essi gli pongono ci appaiono spontanee. Anche il prof Ricciardi interloquisce con gli studenti ma il suo impegno è di completare nel modo più ampio il tema trattato e a volte sembra che le domande che gli studenti pongono siano state concordate.

Si tratta di un programma particolarmente felice sia per il livello qualitativo sia perché dà un buon esempio di come le lezioni possano esser organizzate in modo da risultare stimolanti per i ragazzi: viene sempre trattata “materia viva”, che tocca tutti loro.

Resta da sciogliere un’ultima curiosità. Il Covid ci sta cambiando e non ritorneremo più come eravamo prima; sul tema dell’educazione in particolare, l’esperienza di lezioni on-line sta lasciando una traccia, in positivo. E’ ovvio che l’interazione professore- alunno è insostituibile, perché non si tratta solo di istruire ma di educare, ora come nel futuro, ma è indubbio che la presenza di tante lezioni disponibili on-line stabilisca una positiva “concorrenza”, un confronto fra lo stile di tanti professori e in definitiva a una spinta verso un aumento della qualità didattica. Non sarà quindi strano, in un futuro, che il professore continui a tenere le lezioni in aula ai suoi studenti ma per un certo argomento particolare, li inviti ad andare a vedere in Internet quella lezione di un certo professore.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE CHOSEN (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 12/06/2020 - 12:12
 
Titolo Originale: The Chosen
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Dallas Jenkins
Sceneggiatura: Dallas Jenkins, Ryan Swanson, Tyler Thompson
Produzione: Out of Order Studios
Durata: 8 epiodi di 45'
Interpreti: Jonathan Roumie, Erick Avari, Shahar Isaac, Noah James, Paras Patel, Elizabeth Tabish

Il pescatore Simone non riesce a dire la verità a sua moglie: quella notte non andrà a pescare ma aiuterà le guardie romane a individuare I suoi colleghi che sono andati a pescare, nonostante i divieti, nel giorno dello Shabbat:  ha bisogno dei soldi necessari per pagare le tasse in arretrato, altrimenti gli verranno sequestrate la barca e la casa. Matteo è ricco, esercita il mestiere di esattore delle tasse con puntigliosa precisione ma è un uomo solo, disprezzato dalla sua gente. Nicodemo è un maestro fariseo molto stimato ma resta incredulo quando incontra Maria di Magdala, una indemoniata che aveva cercato invano di esorcizzare, perfettamente guarita. Alle sue domande insistenti, Maria risponde che è stato un uomo gentile a salvarla, di nome Gesù…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La figura di Gesù prende forma gradualmente ma appare da subito evidente la potenza del suo messaggio in grado di abbracciare tutti e il potere divino che esprime nei miracoli
Pubblico 
Pre-adolescenti
Non ci sono controindicazioni (l’esercizio della prostituzione da parte di Maria Maddalena è accennata con discrezione) ma la scena dell’indemoniata potrebbe impressionare i più piccoli. La società produttrice ha indicato >12
Giudizio Artistico 
 
Molto buona la costruzione dei dialoghi; bravi anche gli attori ma una menzione special va fatta a Erick Avari per nella parte di Nicodemo
Testo Breve:

Una coraggiosa ma interessante visitazione dei Vangeli che pur mantenendosi coerente alle parole di Gesù, sviluppa  in dettaglio la vita degli apostoli, prima e dopo l’incontro con Lui. Su App dedicata e su Youtube

Simone, dopo il miracolo della pesca miracolosa operata da Gesù, ha ricevuto l’invito del Maestro a seguirlo.  Simone è felicissimo della proposta, ma va dalla moglie a chiedere la sua approvazione. I discepoli che sono stati da poco scelti da Gesù, approfittano di trovarsi tutti assieme alle nozze di Cana per conoscersi meglio: ognuno racconta che mestiere faceva e da dove proviene; nel loro viaggio verso Gerusalemme, incontrano una donna egiziana e Gesù la interpella direttamente nella sua lingua, che ha imparato quando da bambino è andato in quel paese in esilio con Giuseppe e Maria. La samaritana si reca da sua marito: gli chiede di firmare l’atto di divorzio (lei ormai l’ha abbandonato da tempo) ma lui rifiuta; si reca quindi a mezzogiorno, in pieno sole, a prendere l’acqua dal pozzo perchè se andasse di mattina, come tutte le altre donne del paese, non sarebbe gradita.

Sono rapidi esempi di come questo serial multistagione (la prima, pubblicata finora, si ferma a quando Gesù toglie il riserbo e dichiara apertamente di essere il messia) sviluppi in dettaglio la vita delle persone che vengono invitate da Gesù a seguirlo. Sono ormai tanti i film che hanno imbastito storie di fantasia intorno a personaggi contemporanei di Gesù a partire da La Tunica (1953) per arrivare ai più recenti come Il Risorto (2016) ma questa volta l’approccio è diverso: se la vita dei discepoli, di Nicodemo, di Maria di Magdala è liberamente ricostruita, quando interviene Gesù, le sue parole sono quelle del Vangelo (più qualche aggiunta, per meglio contestualizzarlo). Ma al di là della soluzione adottata, è importante chiedersi: la figura di Gesù, vero Dio e vero uomo e il suo messaggio, emergono con forza e chiarezza? La risposta è si. Proprio perchè veniamo a conoscere in dettaglio la vita dei vari personaggi, appare più chiaramente la rivoluzione apportata dal Messia: si avvicina di più proprio ai malati che hanno bisogno di esser curati, a quelli che la società considera come  irrimediabilmente condannati e oggetto di disprezzo. E’ vero che in questa prima stagione l’impatto della presenza di Gesù è percepita sopratutto attraverso i miracoli, ma probabilmente nelle prossime si svilupperà più chiaramente il suo lieto annunzio.  Molto ben delineata, non collegata a nessum miracolo ma al puro convincimento della parola, è la figura di Nicodemo: un fariseo onesto, che cerca la verità, che non interpreta il mondo partendo  dal contesto chiuso di ciò che prescrive la Legge ma è pronto a farsi stupire dal nuovo e il suo incontro notturno con Gesù, la sua commozione, il loro colloquio, sono uno dei punti più alti di questa stagione.

Ovviamente bisogna chiudere un occhio su certe ricostruzioni dell’epoca: due giovani si prendono a pugni mentre gli altri intorno scommettono su chi vincerà e sembra proprio di assistere a una scena ricavata da un film western; i soldati romani remano su di una barca, con tanto di elmo e di mantello rosso da parata; Gesù  si sposta da un paese e l’altro con uno zaino che sembra preso in prestito da liceale. Occorre però riconoscere che la realtà ebraica del tempo è ben disegnata: è curata nei dettagli la preparazione per il giorno dello Shabbat e i personaggi ebrei esprimono una sentita fede nel Dio dei loro padri.

The Chosen è disponibile come app omonima sul cellulare (quindi niente PC)  in inglese con sottotitoli in italiano oppure direttamente su Youtube ma con sottotitoli in inglese e con molti intermezzi pubblicitari. Si tratta di un progetto ambizioso che viene realizzato attraverso crowdfunding: la casa produttrice Vidangel Studios  e l’deatore Dallas Jenkins hanno raccolto in poco tempo  10,2 miliardi di dollari da 16.000 investitori. Il serial è stato già visto da 15 milioni di persone e il numero è in crescita.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IGNAZIO DI LOYOLA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/30/2020 - 15:19
 
Titolo Originale: Ignacio de Loyola
Paese: Filippine, Spagna
Anno: 2016
Regia: Paolo Dy, Cathy Azanza
Sceneggiatura: Paolo Dy
Produzione: Jesuit Communications Foundation
Durata: 118
Interpreti: Andreas Muñoz, Javier Godino, Julio Perillán |

Il piccolo Íñigo López de Loyola, ormai orfano, viene mandato alla corte del ministro delle finanze del re Ferdinando il Cattolico per ricevere un’educazione cavalleresca e religiosa. Diventato ormai un giovane aristocratico affamato di avventure e gloria, si trova nel 1521, a trent’anni, a difendere la città di Pamplona assediata da un numero soverchiante di truppe francesi. Riesce a persuadere il comandante della città a intraprendere una disperata resistenza convinto che la morte in battaglia sarebbe stato il massimo della gloria ma durante i combattimenti viene gravemente ferito a una gamba. Soccorso dagli stessi francesi, viene portato al castello di famiglia, dove trascorse un lungo periodo a letto, sottoposto a dolorosi interventi alla gamba. In questo periodo, leggendo le vite dei santi, intravede la possibilità di dare un nuovo significato alla propria vita, ponendosi al servizio del Re più grande. Intraprende, con il nuovo nome di Ignazio, una vita di elemosina, di aiuto ai poveri e di predicazione, a somiglianza di san Francesco. Ma ciò finisce per destare dei sospetti in quei tempi difficili e inizia un processo a suo carico da parte dell’Inquisizione...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il racconto di un giovane di nobile animo, in cerca di gloria terrestre che decide di porre tutto il suo fervore al servizio del Signore più grande
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune immagini di ferite profonde e incontri con donne prezzolate potrebbero non essere adatte per i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film sviluppa bene la trasformazione dell'animo del santo da Íñigo a Ignazio, con qualche scena di massa forse troppo impegnativa per il budget disponibile e la consuetudine di porre in immagini i suoi pensieri, soluzione sfruttata eccessivamente
Testo Breve:

Il racconto della conversione di Ignazio di Loyola, da prode cavaliere in onore del suo re e della sua dama, a fedele servitore della Regina dei Cieli e del Re dei Re. Un racconto appassionante anche se talvolta barocco nella narrazione. Su Primevideo e trasmesso su Tv2000

"Quando un cavaliere giura di servire il suo signore, deve sottoporsi alla veglia d’armi. Rimane in quel luogo per tre giorni ad elencare tutti i suoi peccati analizzando ogni angolo della sua vita in cerca della più piccola macchia e poi inizia la veglia….”

Così racconta Iñigo López de Loyola, esprimendo quell’animo nobile e cavalleresco che aveva coltivato nella sua giovinezza fino a quando la ferita lo spinse, prima a disperarsi e poi a trovare una nuova espressione di  nobiltà e cavalleria. Il film sviluppa bene la progressione che consentì a Ignazio di scoprire la sua vocazione e diventare fondatore della Compagnia di Gesù nel difficile periodo della Controriforma. In una prima fase le gesta eroiche e le valorose imprese al servizio non solo del suo re ma anche della misteriosa dama che “non era una nobile qualunque; non era una contessa o una duchessa; il suo rango era ben più elevato di questi” (dice nelle sua autobiografia), sono trasformate, durante la “veglia d’armi” al santuario di Monserrat in “un servizio alla Regina dei Cieli e fedeltà a Lei e al Signore Iddio, per sempre”.

In una fase successiva, quando ormai si era mosso sulla scia di san Francesco vivendo di elemosina e prendendosi cura dei poveri e degli ammalati, comprende che non erano importanti “grandi azioni esteriori ma piuttosto doveva dare priorità alle motivazioni spirituali di quegli atti. Nella sua immaginazione è san Francesco, che interloquisce direttamente con lui e lo invita a riflettere che “un conto è essere coraggioso affrontando il nemico con la propria spada, altro è affrontare la fama e l’umiliazione affidandosi solo alla fede nella provvidenza di un Dio invisibile”. La terza fase è appena accennata: Ignazio, con ancora pochi seguaci, parte per Parigi per completare la sua formazione e dare più profondità alla sua predicazione. La versione del 1946 (Il cavaliere della croce) andava oltre, raccontando anche i primi anni da sacerdote: è in previsione un sequel?

Il film, nel raccontare la storia di Ignazio giovane, usa l'artificio di porre in immagini il pensiero, le riflessioni del santo. Eccolo interloquire con s. Francesco e s. Domenico, con Gesù stesso giovane. E’ un modo cinematografico di esprimere le sue incertezze, il suo sentirsi colpevole per i peccati commessi in passato, salvo poi comprendere che questo eccesso di scrupoli era solo opera del demonio (impersonato da un altro lui stesso), Si tratta di un espediente narrativo che non sempre risulta efficace anche se in effetti, nella sua biografia, Ignazio stesso riporta le sue visioni e i subdoli sospetti instillati dal diavolo.

l film riesce a sviluppare una felice fusione fra l'obiettivo di risultare interessante al un pubblico contemporaneo e quello di restare fedele alla biografia del santo. Il budget per realizzare questo film non era elevato e lo si vede nelle sequenze dei combattimenti; inoltre la soluzione di riportare le sue riflessioni attraverso dialoghi immaginari con Gesù, il diavolo e i santi del passato, conferisce un tono un po' barocco alla narrazione ma l'obiettivo di raccontarci la conversione di S Ignazio è pienamente raggiunto

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA VITA DAVANTI A SE'

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/16/2020 - 14:33
 
Titolo Originale: The life Ahead
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Edoardo Ponti
Sceneggiatura: Ugo Chiti, Edoardo Ponti
Produzione: Paolomar
Durata: 94
Interpreti: Sophia Loren, Ibrahima Gueye, Renato Carpentieri, Diego Iosif Pirvu, Abril Zamora

Donna Rosa è una energica, anziana signora, di origini ebraiche che vive a Bari e che ospita in casa figli di prostitute, per evitare che vengano affidati ai servizi sociali. Già molto impegnata, accetta di malavoglia di prendersi cura di Momo, un ragazzo orfano di dodici anni, di origini senegalesi, che ha già dato prova del suo spirito selvaggio rubando proprio a lei dei candelabri che stava per vendere al mercato. Alloggiato in casa di Rosa, Momo continua a perseguire il suo obiettivo di indipendenza (diventa anche un pusher della droga) per riscattarsi dalla sua condizione di ragazzo senza origini, ma trova un’oasi di tranquillità presso Joseph, un mercante di tappeti presso cui ha iniziato a lavorare. Intanto la signora Rosa manifesta sempre più spesso l’esistenza di una sofferenza interiore che la porta a rifugiarsi in cantina dove ha costruito il suo angolo di pace, come faceva da piccola quando si nascondeva sotto le baracche del campo di Auschwitz…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I personaggi esprimono tolleranza priva di pregiudizi in un contesto multietnico, solidarietà fra emarginati che sanno dare generosamente quel poco che hanno
Pubblico 
Adolescenti
Il contesto in cui si svolge la storia è quello della prostituzione e dello spaccio della droga anche a scuola. Lessico volgare
Giudizio Artistico 
 
Recitazione superba di Sophia Loren (si parla di una candidatura all'Oscar) ma anche il piccolo Ibrahima Gueye è molto bravo. Una regia tranquilla, forse troppo, che trasforma una possibile storia realistica in un racconto edificante
Testo Breve:

Momo, un ragazzo di dodici anni, senegalese senza famiglia, viene ospitato dalla signora Rosa. Il ragazzo è un ribelle e cerca il denaro facile ma Rosa, anche se ormai anziana, ha un grande cuore. Un bel racconto di formazione. Su Netflix

Diciamoci la verità: il primo impulso che ci spinge a vedere questo film è la curiosità di scoprire se Sophia Loren, a 86 anni, è ancora quella grande attrice che abbiamo conosciuto. E’ vero che anche il soggetto del film è interessante: il libro omonimo a cui si ispira, di Romain Gary, ha vinto il premio Goncourt nel 1975 e nel 1977 ne è stato ricavato un film francese con Simone Signoret, che ha vinto il premio Oscar come miglior film straniero ma se ci volessimo limitare a voler rivedere la nostra Sophia, le aspettative sarebbero magnificamente confermate. Nulla delle sue doti artistiche è andato perduto: è sempre lei, una napoletana un po’ sfrontata dai toni burberi che le servono per nascondere il suo grande cuore; in questo film non c’è l’intensità dolorosa della madre di La ciociara (non sarebbe stato necessario) ma manifesta una certa pacata melanconia che non è certo tristezza ma serena accettazione di una realtà che , dopo una lunga vita, ha portato cose  belle e cose brutte e da questa esperienza ne è scaturito un senso provvidenziale della vita. “E’ proprio quando non ci credi che succedono le cose belle. E’ rassicurante”: dice Rosa a Momo. Sophia non ha paura di mostrarsi senza trucco, a  tenersi i capelli lunghi e scompigliati ma c’è un motivo per questo: lei è una leonessa agli occhi di Momo e le ricorda sua madre quando era in Africa e anche Joseph, il tappezziere presso cui lavora, gli ricorda che per l’Islam, la religione del ragazzo, il leone è simbolo di forza, pazienza e fede.

La sceneggiatura giustamente semplifica il racconto rispetto al testo originale (e al film del 1977 che lo ricalcava fedelmente) e si concentra sulla trasformazione di Momo e sui destini di Rosa. L’unica ricchezza di Momo è un pugno di ricordi della madre quando lui era piccolo e ballavano spesso insieme.  Reagisce con rabbia a questa sua fragilità ostentando aggressiva spavalderia verso tutto e tutti. “Non volevo esser un ragazzo come gli altri”: racconta Momo. Nonostante cerchi la propria affermazione con facili soluzioni come furtarelli e spaccio di droga, ha comunque due mentori d’eccezione: Joseph e Rosa. . Il tappezziere Joseph  cerca di far leva sulla fede, sulla ragione  (“non occorre la violenza: la parola è l’arma più letale”) e sulla cultura. E’ lodevole il suo richiamo ai classici della letteratura in particolare a I Miserabili di  Victor Hugo (citato indirettamente a inizio film con il furto di candelabri): “il bene e il male dipendono da come ascolti le persone e come le sai ascoltare”: è l’interpretazione che Joseph dà del libro. Ma il suo appello al senso di responsabilità di Momo non porta frutti.  Decisivo è invece l’intervento di Rosa: il culmine del loro rapporto avviene quando lei, che non si trova in buona salute, chiede a Momo di aiutarla a non esser porata in ospedale. “Sei un tipo tosto ma so che sei di parola”. E’ a partire da quel momento che Momo diventa adulto: ora ha una responsabilità verso un’altra persona che le sta a cuore, ha un compito da assolvere. Se Sophia è superlativa, molto bravo anche Ibrahima Gueye nella parte di Momo. Sa mostrare di essere un ragazzo vendicativo ma anche tenero con chi lo tratta con rispetto e delicatezza.

Lo scenario in cui si svolge questo bel racconto di formazione è insolitamente pacato, sia nelle riprese di Bari (non ci sono sequenze in ambienti degradati) che nel disegno dei personaggi secondari.

Il mercante di droga se ne sta tranquillo nel suo ufficio a distribuire il "prodotto" ai vari pusher e poi si concede una divertente cenetta con piacevoli ragazze (niente pistole o rese dei conti secondo lo stile Gomorra o Suburra) e la prostituta Lola se ne torna a casa dopo il "lavoro" per ritrovare  il suo figlioletto e sembra non abbia un protettore che le dica quanto guadagnare e dove lavorare (siamo lontani da Adua e le compagne

Si tratta chiaramente di una scelta stilistica su cui si può essere d’accordo o meno ma in fondo dispiace che la trasformazione di Momo  non assuma i connotati di una realtà possibile ma quelli di un racconto edificante che tende alla favola.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CLOUDS

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/26/2020 - 18:37
 
Titolo Originale: Clouds
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: Justin Baldoni
Sceneggiatura: Kara Holden
Produzione: Wayfarer Studios, Mad Chance Productions, La Scala Films
Durata: 121
Interpreti: Fin Argus, Sabrina Carpenter, Madison Iseman, Lil Rel Howery

A Zach Sobiech è stato diagnosticato un cancro alle ossa da quando aveva 14 anni. Sostenuto amorevolmente dai suoi genitori, Laura e Bob e dai suoi tre fratelli, ha ora 17 anni, si muove con le stampelle, non si vergogna di mostrare il suo cranio pelato, è ben voluto da tutti ed è anche bravo a suonare, passione che condivide con la sua amica dai tempi dell’infanzia, Sammy. C’è anche una ragazza che è interessata a lui, Amy ma proprio quando hanno deciso di incontrarsi per un picnic, lui non arriva all’appuntamento. Zach ha dovuto subire d’urgenza un intervento chirurgico ed è stato informato che ha ancora pochi mesi di vita….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ragazzo decide di affrontare gli ultimi mesi di vita cercando di rendere felici gli altri mentre familiari e amici si stringono con affetto intorno a lui. E’ presente, non con parole ma con i fatti, l’effetto trasformante che producono su ragazzo le preghiere della madre, di fede cattolica
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La regia segue con precisione quanto è stato raccontato nel libro scritto dalla madre di Zach (tranne i riferimenti alla fede cattolica) e rende bene i rapporti che lui ha con le sue due ragazze, l’amica e la fidanzata. Meno definiti i rapporti con i suoi famiiari
Testo Breve:

Un ragazzo di 17 anni, malato terminale di cancro, è circondato dall’affetto della sua famiglia, di un’amica e di una fidanzata e tutti insieme riescono a rendere magnifici e pieni di senso gli ultimi mesi di vita. Da una storia vera. Su Disney+

La storia raccontata in questo film è assolutamente vera. La sceneggiatura si è ispirata al libro Fly a Little Higher: How God Answered a Mom's Small Prayer in a Big Way scritto dalla stessa madre subito dopo la sua morte. Molti dei compagni di scuola e amici del vero Zach hanno fatto da comparse al film, in particolare al ballo scolastico finale (il cosìdetto Prom), a cui hanno realmente partecipato. Da subito il film si discosta dallo stereotipo del film lacrimoso su di un giovane che sta morendo. “Io sono un combattente” dichiara fin dall’inizio Zach e combatte nel migliore dei modi: non pensa a sè ma cerca di “dare a tutti quello che vogliono” dice lui in un’altra sequenza, cioè cerca di mostrarsi simpatico e collaborativo, ricevendo in cambio amicizia dai compagni di scuola e affetto dalla sua bella famiglia (due genitori, tre fratelli e un cane) invece che compassione.  Esemplare è la sequenza dove lui è in bagno davanti allo specchio, dopo che ha saputo di essere un malato terminale e prova a fare esercizi di sorriso, nonostante l’angoscia che lo assale. Che senso ha esercitarsi a fare domanda di iscrizione a un college, come ha proposto a tutti il suo professore, quando è sicuro che non ci potrà andare? Zach si confida così con la madre e la sua risposta è insolitamente laica, per lei che è cattolica: “E’ spaventoso ma nessuno di noi ha la certezza del domani, però potrebbe essere un’occasione per te.  Dimenticare tante cose superficiali di cui la gente si preoccupa e puoi decidere cosa è più importante per te”. Anche il suo professore sembra essere dello stesso parere, quando Zach gli prospetta di rinunciare anche alla scuola: “Rinunciare non è un’opzione; dico solo che devi vedere le tue priorità Tu hai qualcosa dentro e lo devi far sentire a tutti”. In realtà il ricondurre la vita all’essenziale quando il tempo concesso sta per terminare è un modo saggio per affrontare razionalmente il problema ma non riscalda certo il cuore. Ciò che sostiene Zach, oltre all’affetto dei genitori e dei fratelli, è il rapporto che lui ha, di dono reciproco, con due ragazze: Sammy, la sua amica d’infanzia e partner musicale e l’amore per Amy, la sua ragazza per poco. Con quest’ultima sa bene che il tipo di amore che stanno imbastendo è strutturalmente impostato per costruire una realzione per la vita. Per questo motivo lui si ritrae quando la loro intimità sta crescendo, proprio perché riconosce che: “Non ho niente da darti”: non accetta l’intimità di un amore-consolazione.  Accetterà invece la dolcezza di un affetto che esprima vicinanza e comprensione. Anche Amy è molto intima a lui e ne è segretamente innamorata ma capisce che è inutile sognare qualche futura trasformazione del loro rapporto perché non c’è futuro. E accetta di essere quella che è sempre stata: una sua spalla insostituibile.

Bisogna ora esaminare un aspetto misterioso di questo film: il rapporto con la fede. La madre è cattolica (non viene mai detto nel film) e porta tutta la famiglia a Lourdes nella speranza di un miracolo. Arrivati al “luna park cattolico” come lo definisce il fratello di Zach, assistiamo al rito dell’immersione, per la madre e per Zach, ed è il momento centrale del film, ripreso in silenzio, con lentezza e con il grande ripetto che è dovuto a un momento così particolare. La famiglia poi torna a casa e inizia la fulminante, finale, carriera di Zach come cantautore mentre null’altro viene detto in termini di fede.

 “Okay, Signore puoi riprendertelo. Ma se deve morire vorrei per lui qualcosa di grande, vorrei che la vita di qualcun altro venga trasformata”. E’ questa la preghiera della madre, riportata nel libro (ma non nel film), un’invocazione perché quella sofferenza avesse un senso a beneficio degli altri, così come ci è stato insegnato da Cristo, il cui sacrificio ha valore redentivo. E’ vero, nel film non c’è nessun accenno alla fede cristiana ma resta implicita nei fatti che descrive.

Come mai, proprio durante il volo di ritorno, Zach trova l’ispirazione per quella canzone (Clouds) che costituirà il suo massimo successo e tornato a casa, va, alle quatro di mattino, a svegliare Amy e la invita a comporre con lui quella canzone per poi postarla su Youtube? Evidentemente qualcosa di più è successo: più di un bel ragionamento sull’utilizzare bene gli ultimi momenti, più del ricambiare l’affetto che ha ricevuto dalle sue ragazze ma proprio dall’aver scoperto la pienezza di significato della sua vita e della gioia di realizzarla, lunga o corta che fosse.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA VITA STRAORDINARIA DI DAVID COPPERFIELD

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/21/2020 - 16:10
 
Titolo Originale: The Personal History of David Copperfield
Paese: U.S.A., U.K.
Anno: 2019
Regia: Armando Iannucci
Sceneggiatura: Simon Blackwell, Armando Iannucci
Produzione: Film 4, FilmNation Entertainment
Durata: 120
Interpreti: Dev Patel, Tilda Swinton, Hugh Laurie, Peter Capaldi

David Copperfield, ormai scrittore famoso, legge il suo romanzo autobiografico davanti alla platea di un teatro. Inizia dalla sua infanzia, vissuta serenamente con la madre (il padre è morto) finchè si scontra duramente con il nuovo marito della madre, che lo manda a lavorare a Londra in una fabbrica di imbottigliamento del vino. David alloggia presso la famiglia di Mr. Micawber, un uomo buono ma perennemente coperto di debiti. Sconvolto dalla notizia della morte della madre, sfugge a Dover per rifugiarsi dalla zia Betsey, l’unica parente che gli è rimasta e che vive con uno strambo personaggio, Mr. Dick. La zia riesce a pagargli gli studi e finalmente David riesce a trovare un po’ di benessere lavorando presso lo studio legale Spenlow & Jorkins. In quel periodo fa conoscenza anche con la figlia dell’avvocato, Dora, e se ne innamora ma le avventure non sono finite...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Amici e parenti, colpiti da rovesci di fortuna, sapranno superare ogni ostacolo aiutandosi a vicenda, conservando l’onestà e mostrandosi coraggiosi
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film ha vinto, presso il British Independent Film Award molti premi: miglior attore non protagonista, miglior sceneggiatura non riginale, casting, costumi e scenografia. Qualche lentezza nella parte centrale del film.
Testo Breve:

La classica storia di David Copperfield rivisitata con molta ironia ma anche dramma, nel tentativo diruire il vero spirito dell’autore. In SALA

Charles Dickens solcò realmente il palcoscenico di molti teatri, portando a termine un ciclo di letture dei suoi romanzi più famosi sia in  Gran Bretagna e che negli Stati Uniti. D’altronde diventare un attore rientrava nella lista delle sue numerose aspirazioni e calarsi nei panni dei suoi personaggi deve averlo molto divertito. Inizia proprio così il film di Armando Iannucci (Morto Stalin se ne fa un altro)  non tanto teso a seguire con rigore filologio il famoso racconto (come avev fatto invece Roman Polansky per Oliver Twist) ma a ricostruire la personalità dell’autore, che non ha mai fatto mistero di aver inserito in questo romanzo molte delle sue esperienze personali. L’identità del personaggio-autore è ancor più rimarcata dalla mania di David di scrivere, su tanti pezzetti di carta, le frasi dette che lo hanno colpito, certe sue osservazioni, tutte custodite in un cofanetto che porta sempre con sè: tanti piccoli semi che serviranno a far sbocciare uno scrittore ancora in erba. Se Iannucci aveva caricato Morto Stalin se ne fa un altro di satira amarissima, qui c’è molta ironia gioiosa, colorata  e un po’ pazzerella. I personaggi-caricature sono scolpiti benissimo e si avvalgono di attori di primo piano (Tilda Swinton, Hugh Laurie, Ben Whishaw); paradossalmente, proprio il protagonista (il pur bravo Dev Patel) mostra il difetto che è tipico di Topolino nei confronti di Paperino: ha una definizione più fragile perché essendo l’unico che si mostra ragionevole in un mondo di  simpatici svitati, svolge  sopratutto la funzione di perno di continuità per tutta la storia.
Le due ore di spettacolo possono, in certi momenti, apparire anche lunghe ma il regista sa rendere, con linguaggio cinematografico, l’energia della pagina originale con l’uso di vignette, slapstick, accelerazioni da cinema muto.

La satira non è però l’unico registro toccato dall’autore, che è molto bravo nell’alternare momenti divertenti ad altri altamente drammatici, per costruire quella tragicommedia umana che è la lettura tipica del romanziere della nostra esistenza. Alla fine tutti questi personaggi, afflitti da varie vicissitudini, sapranno costruire un  fronte comune contro i cattivi di turno e quando il David ormai affermato, seduto alla scrivania intento a scrivere le pagine del suo romanzo, si immagina di parlare con lui stesso ragazzo, lo apostrofa con un “ce la farai” che diventa  la chiave di lettura  della storia: grandi rovesci, grande difficoltà ma alla fine la vita saprà essere generosa con i buoni e i coraggiosi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA FATTORIA DEI NOSTRI SOGNI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/29/2020 - 17:35
 
Titolo Originale: The Biggest Little Farm
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: John Chester
Sceneggiatura: John Chester, Mark Monroe
Produzione: FarmLore Films
Durata: 91
Interpreti: John Chester, Molly Chester

John Chester, cameraman che si dedica ai viaggi per riprendere insoliti paesaggi naturali, è sposato con Molly, una food blogger. Insieme hanno un sogno: realizzare una fattoria con una grande varietà e diversificazione di specie animali e vegetali. Abitano a Los Angeles e, dopo aver “adottato” un cane, sono costretti a lasciare il loro appartamento. Questo primo ostacolo diventa l’occasione per provare a dare vita al loro sogno. Acquistano 200 acri di terreno fuori Los Angeles e cominciano a costruire la loro fattoria, con coltivazioni biologiche ed eco sostenibili…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una coppia ha un bel progetto da condividere e si consolida nell'impresa. Un bell’esempio di corretto rapporto con la natura
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il regista John Chester riesce a garantire una buona presa sul pubblico grazie a un montaggio veloce e a un'ottima fotografia che fa risaltare tutta la bellezza dei paesaggi e degli animali, delle piante che li popolano.
Testo Breve:

Una coppia ha filmato per otto anni lo sviluppo della loro fattoria, un progetto interamente ecososteibile Un ottimo strumento per sensibilizzare i ragazzi su un corretto rapporto con la natura. Su PrimeVideo e su Chili

Non tutti hanno l’occasione di vedere realizzati i propri sogni. Se, poi, questo sogno si estende per 200 acri (quasi 81 ettari di terreno) la cosa diventa ancora più complessa. Eppure, questa giovane coppia riesce in questo ambizioso intento. Un documentario che racchiude in 90 minuti di spettacolo ben otto anni di riprese fatte dal protagonista stesso coadiuvato da alcuni operatori.

Il terreno scelto, le zone periferiche di Los Angeles, non sono particolarmente fiorenti: ecco che l’impresa risulta ancora più ardua. La scelta della completa eco-sostenibilità ha fatto incontrare ai protagonisti diversi ostacoli: incendi, animali selvatici… ma ogni ostacolo è diventato opportunità per approfondire, conoscere meglio e quindi trovare una nuova via d’uscita rispettosa dell’ambiente naturale.

Un sogno ambizioso diventato una grande realtà. Il grande dispendio di tempo, passione, soldi, pazienza ha portato alla realizzazione di  una grande opera.

Il film è assolutamente all’altezza dell’impresa realizzata da questa coppia. Le riprese, sfruttando anche time lapse e fotografia al microscopio, fanno risaltare tutta la bellezza dei paesaggi, degli animali e delle piante che li popolano. Alcune sequenze domestiche e brevi tratti di animazione rivelano quel taglio “casalingo” che è proprio di questo documentario. Un  montaggio veloce aiuta a rendere alcune sequenze particolarmente avvincenti. Da sottolineare che la  sceneggiatura è stata ideata dopo le riprese, non prima, per raccontare il più fedelmente possibile la verità degli eventi.

Un’avventura prima di tutto umana, quella di John e Molly: una coppia felice del matrimonio che sta vivendo, una coppia che condivide un sogno e che lo vuole realizzare, una coppia unità nell’affrontare le difficoltà come i successi dell’impresa, una coppia che progredisce, giorno per giorno nella profondità del rapporto. Parallelamente alla loro storia personale, si sviluppa la storia di questa fattoria. Non c’è divinizzazione della natura, quasi fosse qualcosa di sacro in sé. Anzi, la coppia è consapevole che la natura ha un suo equilibrio e il loro ruolo, nel coltivare, è quello di custodire questo equilibrio, senza forzare la mano. Una concezione che rimanda alla prima pagina della Bibbia, dove Dio conferisce all’essere umano il compito di coltivare e custodire il giardino dell’Eden (Gen 2,15): coltivatore e custode, non padrone indiscusso.

Nella sua veridicità, il documentario non ha paura di parlare anche della morte: elemento che fa parte dell’esistenza di tutti gli esseri viventi.

Se, a tratti, la visione della vita di campagna sembra un po’ edulcorata e idealizzata, i vari ostacoli non nascondono la tentazione dello sconforto che in alcuni momenti accompagna la giovane coppia. Un documentario che accontenta gli occhi, coinvolge lo spettatore e lo aiuta ad interrogarsi sulle proprie scelte di vita e sul proprio rapporto con la natura e le altre creature.

Il film è stato distribuito maggio nel 2019 inizialmente in  cinque copie e poi in poche settimane era arrivato a 285 sfiorando in tre mesi quasi 5 milioni di dollari d’incassi.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PADRENOSTRO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/29/2020 - 10:39
 
Titolo Originale: Padrenostro
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Claudio Noce
Sceneggiatura: Enrico Audenino, Claudio Noce
Produzione: Lungta Film, PKO Cinema & Co., Tendercapital Productions, Vision Distribution
Durata: 120
Interpreti: Pierfrancesco Favino, Mattia Garaci, Francesco Gheghi, Barbara Ronchi

Roma, 1976, durante gli anni di piombo, Valerio ha dieci anni, conduce una vita serena con la sorellina e l’affetto della mamma ma attende sempre con ansia il ritorno di suo padre Alfonso, un vicequestore, perché è il suo eroe. Una mattina, quando suo padre è appena uscito, sente dei colpi di mitragliatrice. Lui e la mamma corrono sulla strada e Valerio vede un uomo per terra, sanguinante (un terrorista che ha cercato di uccidere suo padre). Valerio cerca di sapere qualcosa dalla madre ma nessuno gli vuole dire cosa è realmente accaduto anche quando, dopo qualche settimana, il padre ritorna a casa. Valerio finisce per vivere in un suo mondo di fantasia, che si affolla di oscure minacce ma per fortuna un giorno incontra Christian, un ragazzo poco più grande di lui, con il quale inizia a giocare a pallone…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un forte e caldo affetto unisce un padre a un figlio. Viene anche ricordato, , sia pur in modo indiretto, l’impegno delle forze dell’ordine contro i movimenti sovversivi degli anni ’70.
Pubblico 
Pre-adolescenti
La scena dell’attentato potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film riesce a farci vivere, con grande sensibilità, all’interno delle fantasie e delle paure di un ragazzo di dieci anni, con qualche eccesso di costruzione da parte della regia. Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Pierfrancesco Favino alla 77ma mostra di Venezia
Testo Breve:

Nel pieno degli anni di piombo, un ragazzo è testimone di un attentato che subisce suo padre, un vicequestore di polizia. Un accurato racconto degli affetti e delle apprensioni che tengono legati un figlio r un padre.In SALA

 

Il protagonista del film è senz’altro il piccolo Valerio (un ottimo Mattia Garaci): partecipiamo alle sue fantasie (si intrattiene spesso con un amico immaginario), ne comprendiamo lo straniamento e gli incubi notturni, da quando nella sua vita è entrato un mistero che ha destabilizzato sia il suo mondo reale che quello immaginario. Senza risposte dalla famiglia, guardato con sospetto dai compagni di scuola (il padre è un eroe oppure un infame?), Valerio dilata la sua fantasia e si intrattiene con un ragazzo più grande di lui che lo invita a giocare a pallone ma anche a fare cose pazze, in piena libertà (come rubare la cassetta delle offerte in una chiesa).  E’ un modo libero, all’aria aperta, senza punti di riferimento, da vivere assieme al suo nuovo amico, in pieno contrasto con una realtà che è rimasta bloccata.

Anche quando viene organizzata una gita di tutta la famiglia in Calabria dove vivono i parenti del padre Alfonso, ogni sorpasso, ogni rallentamento sul percorso è motivo di tensione (sappiamo che i NAP hanno giurato di giustiziare il vicequestore). In Calabria viene anche Christian, questo strano personaggio che finirà per assumere vesti inaspettate.

Il valore del film sta nel renderci partecipi di un amore padre - figlio forte e tenero al contempo, che viene esaltato proprio dalle apprensioni per la stessa vita che sente un padre verso il figlio e un figlio verso il padre. Durante il soggiorno in Calabria il tema si allarga all’affetto e alla solidarietà di cui i due possono beneficiare all’interno della cerchia di parenti e di amici. Può tuttavia risultare straniante, per alcuni, la scelta di calare questi sentimenti in un’atmosfera onirica, altamente simbolica, che fornisce poche risposte alla ragione e certi nodi della storia restano volutamente irrisolti. A ciò si aggiunge la grammatica scelta dalla regia, eccessivamente elaborata con complessi movimenti di macchina, riprese dall’alto, lunghi primi piani. Intensa come sempre l’interpretazione di Pierfrancesco Favino ma molto bravo soprattutto il protagonista, il piccolo Mattia Garaci.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UN AMICO STRAORDINARIO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/25/2020 - 06:31
 
Titolo Originale: A Beautiful Day in the Neighborhood
Paese: U.S.A.
Anno: 2019
Regia: Marielle Heller
Sceneggiatura: Micah Fitzerman-Blue, Noah Harpster
Produzione: TriStar Pictures, Tencent Pictures
Durata: 107
Interpreti: Tom Hanks, Matthew Rhys, Susan Kelechi Watson, Chris Cooper

Nel 1998 il giornalista Lloyd Vogel, viene incaricato dalla rivista Esquire di scrivere un articolo su Fred Rogers, pastore protestante e conduttore di un famoso programma televisivo per bambini: Mister Rogers' Neighborhood. Lloyd si reca a Pittsburg dove si svolgono le riprese televisive e incontra Fred, un signore molto affabile, che parla sempre con tono pacato e quando inizia a conversare con un bambino o un adulto non sta mai a guardare l’orologio. E’ quello che accade nella mezz’ora che è stata concessa a Lloyd per l’intervista: invece di essere lui a fare le domande che gli servono per costruire il ritratto di questo famoso personaggio, è Fred che si informa su di lui e intuisce che il giornalista nasconde un dramma familiare (da anni si rifiuta di incontrare il padre per il modo con cui ha trascurato sua madre prima della morte). Lloyd esce turbato da questo incontro ma al contempo desidera incontrare nuovamente Fred perché è rimasto colpito dalla serenità e dalla fiducia che riesce a trasmettere...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un bel racconto su come sentimenti di odio e di rancore troppo a lungo alimentati possano venir sciolti dall’affetto di una moglie comprensiva e dall’incontro con un uomo in grado di portare a galla tutto ciò che c’è di buono in noi.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di violenza familiare possono influenzare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Un racconto semplice, basato su pochi eventi esterni significativi, concentrato sul percorso psicologico del protagonista
Testo Breve:

La storia di Fred Rogers, un pastore protestante che ha trovato nel mezzo televisivo, dal 1968 al 2000, uno strumento potente per comunicare a bambini e adulti serenità, speranza nel futuro e fiducia in se stessi. Su CHILI

Ma chi è Fred Rogers?  Bisogna riconoscere che per la grande maggioranza degli italiani si tratta un personaggio sconosciuto. Non così negli Stati Uniti, dove ha condotto una trasmissione televisiva dedicata ai bambini, Mister Rogers' Neighborhood , ininterrottamente dal 1968 fino al 2000, vincitore di quattro premi Emmy. Al suo culmine, nel 1985, l’8% delle famiglie americane si sintonizzava sul suo programma. Ad ogni puntata cantava canzoncine da lui composte, faceva parlare dei pupazzi mossi da lui stesso all’interno di  una grande città-giocattolo, intervistava bambini e adulti secondo il tema del giorno. Lo stile è indubbiamente quello di una televisione vecchio stampo ma non bisogna pensare che Fred fosse solo un abile intrattenitore per i più piccini. La sua decisione di costruire un programma tutto suo era scaturita dal dispiacere di vedere il modo con cui la televisione del tempo si rivolgeva ai bambini perché era convinto che, con il dovuto tatto, si potesse riporre piena fiducia in loro, trattando temi anche seri come la malattia, la separazione dei genitori, la guerra in Irak. Il successo del suo programma sta a dimostrare che ha avuto la giusta intuizione.

Il film non parla di lui in modo indiretto ma siamo invitati  a cogliere gli effetti del suo “metodo” sul protagonista, il giornalista Lloyd, un uomo che porta  con sè, da tanti, troppi anni,  rancore  verso il padre, un uomo dal bicchiere facile  che lo ha abbandonato quando era ancora bambino. Una situazione che ha finito per influenzare anche il suo lavoro: si è costruito una fama di giornalista investigatore inflessibile  e spietato. Ma allora quale è il metodo Fred che traspare dal film? In realtà non c’è un metodo a lungo costruito; come sottolinea spesso Fred, ogni uomo è un unico irripetibile e ognuno deve trovare la propria strada. Il suo è un invito alla fiducia in se stesso e alla speranza. “Hai reso questa giornata molto speciale sopratutto essendo te stesso – dice Fred durante una trasmissione rivolto al pubblico – e  quando ti svegli domani sei pronto a dire: ho davanti a me un giorno brillante”. Non si tratta quindi di un metodo ma di un atteggiamento di grande fiducia nell’uomo e di empatia verso chi ha di fronte. Nei confronti di Lloyd sono significativi due momenti: quando lo invita a spendere un minuto, in silenzio a pensare alle persone che gli hanno fatto del bene (un esercizio di think positive) e quando gli chiede qual’è stato il suo amico immaginario che ha avuto da bambino (un coniglio di pelouche – risponde Lloyd). Questo ritorno all’infanzia, nelle intenzioni di Fred, è un modo di tornare a quel momento della propria vita quando si era vulnerabili ma sinceri. “Fred non è nè un santo nè un eroe, è un peccatore come tanti altri”: ribadisce sua moglie. Non cerca mai di mostrarsi una persona autorevole ma un neighbour, un vicino di casa.

Il film non tace la fonte di questa forza morale,  e una solida virtù della speranza: Fred è un pastore protestante e lo vediamo pregare per le persone che ha incontrato e che ancora non hanno risolto i loro problemi.  

Il film  sviluppa una storia semplice con un ritmo quieto, attardandosi a sottolineare i momenti di maturazione di Lloyd mentre  Fred, nonostante tutto, resta un personaggio misterioso: lo vediamo prestare attenzione agli altri ma ci è sconosciuta la sua vita privata: il film sembra adombrare che anche lui abbia avuto delle difficoltà come genitore e abbia attraversato momenti di rigidità.

Il film doveva uscire nelle sale a marzo 2019. A causa del Covid è stato distribuito in formato DVD ed è anche disponibile su CHILI

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NON ODIARE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/17/2020 - 11:10
 
Titolo Originale: Non Odiare
Paese: Italia, Polonia
Anno: 2020
Regia: Mauro Mancini
Sceneggiatura: Davide Lisino, Mauro Mancini
Produzione: Movimento Film, Agresywna Banda, Rai Cinema
Interpreti: Alessandro Gassmann, Sara Serraiocco, Luka Zunic

Simone Segre, di origine ebraica, è uno stimato chirurgo di Trieste. Un giorno, mentre sta andando in canoa, si accorge che c’è stato un incidente lungo la strada parallela al canale. Arrivato sul posto, trova un uomo gravemente ferito mentre l’investitore si è dato alla fuga. Chiama subito l’autombulanza ma mentre si appresta ad aiutare il ferito, si accorge che ha una svastica sul petto. Nessun soccorso è ancora arrivato e Segre decide di non bloccare più la sua emorragia. L’uomo muore. Segre, afflitto da profondo rimorso, viene a scoprire che il neonazista ha lasciato tre figli: la figlia maggiore Marica, il piccolo Paolo e l’adolescente Marcello, anche lui un fanatico del nazismo. Decide quindi di aiutarli e inizia ad assumere Marica come domestica...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Uomini e donne che cercano di vivere in orgogliosa indipendenza, scoprono la bellezza del sostegno e dell’aiuto reciproco . Il protagonista non chiede perdono per ciò che ha compiuto ma cerca di fare del bene a chi nel passato ha fatto del male. L'uccisione di un uomo resta impunito
Pubblico 
Pre-adolescenti
Uomini e donne che cercano di vivere in orgogliosa indipendenza, scoprono la bellezza del sostegno e dell’aiuto reciproco
Giudizio Artistico 
 
Un film intimista, di impostazione teatrale, che cerca di cogliere, nei gesti, negli atteggiamenti, i singoli moti dell’anima dei protagonisti
Testo Breve:

Un medico di origini ebraiche si rifiuta di soccorrere un neonazista ferito a causa di un incidente. Il pentimento e il desiderio di riparare lo avvicinano ai figli del defunto. Un film che scava nell’intimo delle coscienze di coloro che si considerano avversari. In SALA

Nel 2010 a Paderborn, in Germania, un chirurgo ebreo si è rifiutato di operare un uomo con un tatuaggio nazista, facendosi sostituire da un collega. E’ questo lo spunto  che ha stimolato gli sceneggiatori Davide Lisino e Mauro Mancini ha costruire questa storia sull’eredità dei padri, sulla solitudine , sul buio dei nostri preconcetti.

Partecipiamo al funerale di Giovanni, l’uomo morto nell’incidente, in piena liturgia fascista: tutti i presenti in camicia nera, saluto a mano tesa, teste rasate da naziskin. Anche in seguito vediamo Marcello e altri camerati, compiere azioni di violenta intolleranza. Eppure il film non vuole sviluppare studi sociali, agganciarsi a una certa cronaca violenta di oggi (in effetti certi toni fanatici sono caricati in modo poco realistico): gli autori ci vogliono parlare di coscienze e delle loro trasformazioni. Iniziamo dal protagonista, Simone Segre. Proprio il protagonista è un uomo misterioso. Lo vediamo andare in canoa da solo, in sala operatoria con qualche collega, poi il vuoto. Ha una famiglia? Ha una moglie, una compagna? Non abbiamo risposte. La sua figura di uomo solitario ci fa comprendere che ci troviamo do fronte a una figura-simbolo, stiamo partecipando a un’apologo  (il film è costellato di sequenze dal significato allegorico) dove si sta analizzando qualcosa di più ampio dello scontro fra ebrei e neonazisti. Il tormento di coscienza di Simone ha radici più lontane dell’ episodio dell’incidente d’auto e con il tempo si è corazzato di una freddezza che sfiora il cinismo (lo vediamo, ancora bambino, essere costretto dal padre, a scegliere quali gattini annegare e quale salvare; liquida la sua Colf che lo ha servito per anni con insolita freddezza; urla a un immigrato che continua a lavargli il vetro). Il rimorso che lui sente per l’atto compiuto è qualcosa di nuovo, qualcosa che lo costringe a uscire da se’ e a prendersi cura degli altri. Anche Marica è una ragazza rigida, in perenne lotta per sbarcare il lunario, sopratutto ora che il padre è morto e deve prendersi cura dei due fratelli ma preserva un valore che considera intoccabile: la sua dignità. Rifiuta di venir aiutata anche se ne avrebbe bisogno, rifiuta una gratifica di Simone perché vuole attenersi al salario pattuito. Eppure anche lei sa che non può   a lungo tenere per se' tutte le sue angosce; sa che avrebbe tanto bisogno di una parola di conforto, forse anche di una carezza. La storia di due anime che escono dal loro guscio e si abbandonano finalmente alla dolcezza dell'attenzione dell’uno per l’altra senza più difese, è l’aspetto saliente del film. Gli steccati, costruiti da fanatismo ideologico, sono stati abattuti. Meno lucido l'avvicinamento fra Simone e il neonazista Marcello, guidato più da circostanze eccezionali che da intima convinzione

Il titolo Non odiare sembra proporre un cammino più ambizioso, voler parlare di principi  assoluti, richiama il decalogo ebreo-cristiano. In realtà, più semplicemente e più realisticamente, sono persone che riescono a riflettere sui loro errori, sulle loro rigidità difensive e scoprono che comprendersi e aiutarsi a vicenda è la ricetta migliore per superare le nuvole scure angosciano la propria esistenza

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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