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BLACK HAWK DOWN

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/07/2010 - 13:16
Titolo Originale: BLACK HAWK DOWN
Paese: Usa
Anno: 2002
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Ken Nolan
Durata: 144'
Interpreti: Josh Hartnett, Ewan Mcgregor, Tom Sizemore

Chi conosce il regista Ridley Scott come autore di film di visionaria fantasia come Blade Runner o il l Gladiatore, resterà sorpreso dal questo  "Black Hawk Down". Si tratta di un quasi-documentario nel quale viene ricostruita, minuto per minuto, una sfortunata azione di guerra compiuta dai Ranger e dalla Delta Force americani nell'ottobre del 1993 durante la guerra in Somalia. Il tentativo di catturare due luogotenenti di Aidid, il signore della guerra loro nemico, finì con l'abbattimento di due elicotteri (i Black Hawk appunto) e l'uccisione di 19 soldati americani rimasti intrappolati tra le anguste stade di Mogadiscio. Ancora una volta Ridley Scott dimostra tutta la sua bravura di narratore di storie di azione: il coivolgimento dello spettatore è totale ed il realismo è notevole (se il cinema dove vedrete il film non mantiene sufficientemente basso il livello del suono, rischierete di rimanere assordati dalle esplosioni e dai colpi di mitragliatrice).

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Pur esaltando il cameratismo e la solidarietà fra i soldati, il film appare insensibile alle istanze dei poveri "nemici" somali
Pubblico 
Maggiorenni
Perle crude sequenze di battaglia e i dettagli sulle ferite riportate
Giudizio Artistico 
 
Eccezionale capacità del regista di sviluppare un film d'azione con il pieno coinvolgimento dello spettatore
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ALEXANDER

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/05/2010 - 12:38
Titolo Originale: alexander
Paese: Germania/GB/Olanda/USA
Anno: 2004
Regia: Oliver Stone
Sceneggiatura: Oliver Stone, Christopher Kyle, Laeta Kalogridis
Durata: 173'
Interpreti: Vincent Cassel, Monica Bellucci, André Dussollier

Nella libreria di Alessandria d'Egitto Tolomeo, luogotenente di Alessandro, ormai vecchio, inizia a dettare la vita del condottiero macedone. Racconta di vittorie gloriose, di avventurose spedizioni fino ai confini dell'India ma anche delle  ribellioni dei suoi generali, delle trame di sua madre Olimpia, dell'ingombrante ricordo  di suo padre Filippo, molto amato dal suo popolo.

 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La ricerca della gloria in battaglia contro i nemici, le cospirazioni degli alleati e dei familiari, le passioni che ci dominano, la cinica ineluttabilità del fato fanno della vita umana una orgogliosa lotta senza speranza
Pubblico 
Adulti
Per la cruenza delle battaglie, incluse le ferite agli animali. Una scena intima con nudità femminili La rappresentazione della "amicizia" greca
Giudizio Artistico 
 
Alcune disarmonie nel montaggio ed un eccesso di parole offuscano i molti pregi del film: la bellezza visiva delle battaglie, delle scenografie orientali, la bravura di tutti i protagonisti

Si racconta che Oliver Stone sia stato da sempre  affascinato dal personaggio e dal mito di Alessandro Magno e che per  anni abbia meditato di farne un film. Alla fine ci è riuscito, sulla spinta del rinnovato successo del filone Swords & Sandals (che si traduce in italiano Peplum)  riuscendo ad impegnare un budget di oltre 150 milioni di dollari, a mobilitare per le scene di battaglia fino a 1.500 comparse, trasferendo tutta la troupe in Marocco, in Thailandia e a Londra. Il regista-sceneggiatore era pronto anche professionalmente a tale sfida: aveva già descritto  battaglie cruente (Platoon-1986), il peso schiacciante del potere (Gli intrighi del potere - Nixon-1996) e aveva affinato il suo modo tutto personale di costruire dialoghi-scontro fra uomo e donna (Fra cielo e terra -1993).
Diciamo subito che per serietà di impostazione questo film si distacca nettamente dai suoi cugini di genere Il gladiatore e Troy : se questi  sono stati un esempio di saccheggio della cultura classica per realizzare, in piena libertà storica  un facile prodotto per il grande pubblico, Alexander riproduce fedelmente, sia pure in modo romanzato i passi salienti della  breve epopea del re condottiero morto a 32 anni e si intravede un impegno sincero del regista di ricostruirne la  vera personalità.
Non ci troviamo di fronte al classico eroe senza macchia e senza paura che uccide in battaglia  due  nemici con un colpo solo (senza allusioni a Russel Crowe ne il gladiatore) ma una personalità complessa, audace e brillante in battaglia,   visionario sognatore di un mondo unificato dalla cultura greca,  ambizioso esploratore per poter misurare prima di tutto i suoi limiti ("dobbiamo andare avanti finché troveremo la fine") ma fragile emotivamente, esasperato dalle ossessioni  (il confronto/scontro con suo padre Filippo e il  rapporto esclusivo ed opprimente con la madre). Si può dire che la ricostruzione della sua personalità costituisca l'invenzione più libera dell'autore; licenza lecita, date le scarse informazioni storiche a riguardo, ma è indubbio che Stone abbia voluto aggiungere alla sua collezione un'altro dei suoi personaggi tragici e dannati che non vogliono (Jim Morrison in The Doors-1991, Gli intrighi del potere - Nixon-1996, Natural born killers-1994) o non possono (Nato il 4  luglio-1989) condurre una vita ordinaria.
E' toccato al giovane Colin Farrell mettere in scena una personalità così complessa e bisogna dire che di meglio non poteva fare;  brava anche la madre Anjolina Jolie, fredda cospiratrice ed il selvaggio ma affettuoso padre,Val Kilmer.

E' giunto però il momento di parlare delle lacune del film. La prima è sicuramente la la tendenza a raccontare fuori campo e a spiegare invece che mostrare, prima regola di qualsiasi film. E' indubbio che Stone si è dovuto porre il problema di come inquadrare un'importante passaggio della storia greca a chi probabilmente non dispone neanche di una pallida reminiscenza scolastica; per questo Tolomeo (Antony Hopkins) è l'io narrante che interviene spesso per spiegare e narrare il passaggi che vengono saltati .  Più gravi sono i dialoghi meditativi sulle sorti degli esseri umani e sulla grandezza che sta imprigionando Alessandro ("si resta soli quando si diventa un mito"): è il racconto stesso che dovrebbe suggerirci  quello che sta avvenendo in lui, senza "note di redazione".  
 Infine, fatto molto molto strano per un maestro del montaggio come Oliver Stone, ci sono alcune disarmoniche aperture di parentesi che spezzano la continuità del racconto: proprio al culmine della spedizione in India si innesta  un flash back in Macedonia su di un episodio che lo spettatore aveva già assorbito, creando una fastidiosa perdita di attenzione. E'come se la passione per il tema, l'ansia di cercare di dire tutto,  abbia distolto il regista dall'obbligo di guardare con freddezza la sua opera e controllarne l'armonia complessiva.

Fra i pregi dobbiamo annoverare invece il  travolgente impatto visivo delle scene di combattimento  (l'attacco dei carri persiani con le ruote a falce contro la falange macedone; la cavalleria greca contro gli elefanti indiani); la risolutiva battaglia di Gaugalela  vista con gli occhi di un'aquila che plana sui combattenti;  una Babilonia che ci appare nel pieno del suo antico splendore; la ricostruzione di una fastosa corte orientale, con gli stessi colori dei pittori  orientalistes francesi.

Stone, nel parlarci del mondo greco, non può non fare riferimento a  quello che all'epoca si intendeva come "amicizia" maschile: spetta ad Aristotele (Christoper Plummer) , spiegare ad Alesandro adolescente come, in un mondo sostanzialmente misogino, dove le donne erano degli esseri petulanti utili solo per generare figli, "l'amore fra gli uomini è possibile per scambiarsi conoscenze". Bisogna dare atto al regista che questi riferimenti sono coerenti con il tentativo di ricostruire un'epoca, senza che traspaia il tentativo far passare un messaggio indiretto agli uomini d'oggi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: IRIS
Data Trasmissione: Lunedì, 11. Maggio 2020 - 15:55


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SCONTRO TRA TITANI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 12:51
Titolo Originale: Clash of the Titans
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Louis Leterrier
Sceneggiatura: Matt Manfredi e Phil Hay
Produzione: Legendary Picters/ Thunder Road Pictures/ Warner Bros Pictures
Durata: 110'
Interpreti: Sam Worthington, Liam Neeson, Gemma Atherton, Ralph Fiennes, Mads Mikkelsen

Di fronte alla ribellione del re di Argo, che si rifiuta di adorare gli dei olimpi e si paragona a loro, Zeus, su suggerimento del fratello Ade, decide di scatenare contro gli uomini il Kraken, il terribile mostro usato per sconfiggere i Titani. L’unico modo di scongiurare il disastro sarebbe offrire in sacrificio la principessa Andromeda. L’unico a poter salvare la città e la principessa è Perseo, semidio figlio di Zeus, che parte con un gruppo di coraggiosi compagni in una missione disperata…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
ll sottotesto antireligioso è talmente confuso (gli dei sono capricciosi ed egoisti e hanno bisogno degli uomini, dato che si nutrono delle loro preghiere , ma questi ultimi a loro volta si ergono loro stessi a divinità) che probabilmente sfuggirà agli spettatori meno attenti
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena violenta, una scena sensuale
Giudizio Artistico 
 
E' inutile prendere troppo sul serio una sceneggiatura che di sicuro non lo merita. E' evidente che la coerenza e la psicologia erano l’ultima preoccupazione degli autori di questo filmone dai grandi effetti speciali.

Remake di un film non eccezionale ma diventato poco a poco un piccolo cult, questo film fantasy-eroico ha ben poco a che fare con la mitologia greca a cui dovrebbe ispirarsi (per questo meglio rivolgersi al divertente Percy Jackson, che attualizza con più intelligenza molti episodi di questa storia) e punta tutto su scene d’azione non sempre brillantissime a scapito di storia e personaggi.

Inutile stare a rimarcare l’incrocio un po’ peregrino tra leggenda greca (che vuole Zeus unirsi alla madre di Perseo, Danae, in forma di pioggia d’oro) e arturiana (in cui Uther Pendragon penetra nel castello nemico e mette incinta la moglie del nemico presentandosi con le sue stesse sembianze) riportato allo spettatore dalla narratrice Io (una poco convincente Gemma Atherton). Sarebbe prendere troppo sul serio una sceneggiatura che di sicuro non lo merita.

Tra scorpioni giganti, mostri marini, arpie volanti, un dio degli inferi che assomiglia inquietantemente al mostro fumoso di Lost, dei olimpi sbarluccicanti e una Medusa serpentina, è evidente che la coerenza e la psicologia erano l’ultima preoccupazione degli autori di questo filmone dai grandi effetti speciali per cui il 3D rappresenta probabilmente la scorciatoia più efficace per lo stomaco, se non per il cuore, degli spettatori.

Il sottotesto antireligioso (gli dei sono capricciosi ed egoisti e hanno bisogno degli uomini, dato che si nutrono delle loro preghiere, ma questi ultimi si sono stufati e dicono basta, salvo poi ergersi loro stessi a divinità o appena viene fuori un pericolo ripiombare nel fanatismo più bieco e umiliante) è talmente confuso che probabilmente sfuggirà agli spettatori meno attenti, ma fa comunque specie vedere l’eroe Perseo (l’australiano Sam Worthington, che deve decisamente imparare a scegliersi i film se vuole rimanere sulla cresta dell’onda dopo Avatar) fare i capricci e rifiutare i doni del padre Zeus, e decidere che compirà la sua missione da uomo, come se si trattasse dell’ultimo Agnelli che inizia dalla catena di montaggio o di un pessimo sindacalista del genere umano.

Attorno al protagonista una sfilza di comprimari poco o nulla delineati e un’accompagnatrice, Io, immortale ma non divina, che probabilmente serve per bilanciare un po’ il tono tutto maschile della pellicola, e che va a sostituire, non si sa bene perché, nel cuore di Perseo, la povera Andromeda, qui ridotta ad una specie di principessa crocerossina e missionaria pronta al sacrificio, che alla fine sopravvive, ma senza il suo “principe azzurro”.

Il cast, non si sa come, conta una serie di bei nomi (Liam Neeson, Ralph Fiennes, Mads Mikkelsen) che abbiamo visto più utilmente impegnati altrove e che qui si suppone siano intervenuti solo perché attirati dal cachet. I dialoghi risibili messi in bocca a loro e agli altri personaggi sono pronti per essere parodiati in un qualsiasi “serio” film comico. C’è da dire che, incassati i prevedibili milioni al primo weekend di programmazione, Scontro di titani offre ben poco di nuovo al panorama del cinema storico-mitologico che, invece, da 300 in avanti sembra stare vivendo una nuova primavera.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AGORA Recensione di Franco Olearo

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 11:44
Titolo Originale: Agora
Paese: USA, Spagna
Anno: 2009
Regia: Alejandro Amenàbar
Sceneggiatura: Mateo Gil, Alejandro Amenàbar
Produzione: Hinenòptero, Mod Producciones, Telecinco Cinema, Cinebiss
Durata: 126'
Interpreti: Rachel Weisz, Max Minghella, Asharaf Barhoum, Sami Samir

Il film di Alejandro Amenàbar tratta di un luogo e di un'epoca estremamente interessanti. Nel IV secolo la  mezzaluna di costa che  da Alessandria d'Egitto si porta fino a  Efeso, Pergamo, Antiochia, Costantinopoli,  racchiudeva, con l'eccezione di Roma, le città più popolose del mondo allora conosciuto, ricche di storia, cultura e di arte.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film ideologico che vuole dimostrare come tutte le fedi finiscano per essere irrazionali, intolleranti, violente. Il film ricostruisce i fatti avvenuti alla fine del IV secolo ad Alessandria d'Egitto con sufficiente aderenza alle fonti storiche dell'epoca
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza fra partiti avversi. Una sequenza di nudo molto rapida. E' necessaria una buona preparazione sulla storia del mondo antico per poter giudicare analizzare criticamente la tesi portata avanti dall'autore
Giudizio Artistico 
 
Eccezionale ricostruzione dell'antica Alessandria d'Egitto. Buona prova dell'attrice Rachel Weisz nei panni della scienziata e filosofa Ipatia.

Era da poco iniziato il terzo periodo del rapporto fra cristianesimo e paganesimo: dopo quello delle persecuzioni e quello della libertà religiosa a partire da Costantino, era iniziata la fase di un cristianesimo maggioritario e dal 380, con  l'editto di Tessalonica  dell'imperatore Teodosio, gli era stato riconosciuto lo status di religione di stato.
E' un momento decisivo anche per il raggiungimento di una compiuta comprensione della nuova fede: nel concilio di Efeso del 431  che vide contrapposti il patriarca  Cirillo di Alessandria (figura determinante per questo film) e Nestorio, patriarca  di Costantinopoli, venne confermata la visione del primo: l'inscindibilità cioè fra la natura umana e quella divina in Cristo, portando in piena luce il significato dell'incarnazione e consentendo che Maria venisse appellata come madre di Dio.

Indubbiamente questi passaggi epocali non furono indolori: come ancor oggi è difficile trattenere i tifosi di squadre opposte alle partite di calcio, anche allora i seguaci della vecchia  e della nuova fede, quando diventavano folla,  avevano bisogno di un potere civile dal polso fermo e di guide spirituali che ne riconoscessero l'autorità. Quando nel 387 a Gallinico fu bruciato un tempio pagano e una sinagoga da alcuni monaci esaltati che erano stati provocati a loro volta e fu ordinato dall'imperatore al vescovo locale di ricostruire il tempio, S. Ambrogio riconobbe il diritto dell'Imperatore di "emendare il malfatto" ma si oppose a che i cristiani operassero a favore di un culto che non era loro.

E' strano quindi che un periodo così interessante sia stato approfondito (con l'autorevole eccezione de serial TV  Agostino della Lux Vide andato in onda su RaiUno) da due autori che con il cristianesimo vogliono aver poco a che fare : Alejandro Amenàbar con Agora  e lo scrittore egiziano Youssef Ziedan con il suo libro Azazel, vincitore del premio internazionale 2008 per il miglior romanzo in lingua araba (edizioni Neri Pozzi, 2010).
Mentre il regista spagnolo è sopratutto un antireligioso che vede tutte le fedi come superstizioni cariche di intollerante dogmatismo, l'autore egiziano ricostruisce il conflitto fra Atanasio e il vescovo Cirillo di Alessandria al concilio di Efeso prendendo le difese di quest'ultimo; la concezione di Atanasio orientata a privilegiare la natura divina su quella umana è più consona alla sensibilità di un mussulmano.

Il film Agora si può definire ideologico: l'autore ha qualcosa di preciso da dire e plasma il materiale narrativo a beneficio di ciò che vuole effettivamente trasmetterci. Lo era anche il suo lavoro precedente,  Mare dentro sul tema dell'eutanasia: in esso si poneva come assioma la libertà di ognuno di decidere quando e come morire e venivano ridicolizzati  tutti i personaggi che nel film  la pensavano diversamente.
Questa volta il suo comportamento è più accorto: la ricostruzione dei fatti dell'epoca, per quel poco che ci è stato tramandato è sufficientemente attendibile (con le eccezioni che diremo) e i personaggi del tempo ci sono tutti: Ipatia e il padre Teone, geometra e filosofo; il patriarca di Alessandria Teofilo a cui succede nella carica Cirillo (lo storico Tillemont di lui aveva detto: "San Cirillo è santo, ma non si può dire che tutte le sue azioni siano sante" ). Il prefetto Oreste, che cercò di contrastare Cirillo (in modo molto più deciso di quanto appare nel film) e come risposta fu colpito con il lancio di una pietra dal monaco Ammonio, che fu immediatamente giustiziato. Ci sono anche i parabolani, una confraternita per il soccorso agli infermi, "che di fatto costituivano un vero e proprio corpo di polizia che i vescovi di Alessandria usavano per mantenere nelle città il loro ordine»" secondo quanto ci tramanda lo storico Socrate Scolastico.

Il film concentra il racconto su due episodi realmente avvenuti: la distruzione del tempio di Serapide nel 391 con la piccola biblioteca ad esso annessa per mano degli incolti cristiani (anche se il film lascia intendere che si sia trattato della grande e più famosa biblioteca di Alessandria ) e la cacciata degli ebrei dalla città su istigazione di Cirillo. Infine la barbara uccisione di Ipatia da parte dei fanatici parabolani, ritenuta in grado di influenzare negativamente il prefetto Oreste, la cui gravità non può essere in alcun modo attenuata.

L'innesto dell'ideologia di Alejandro nella storia inizia proprio con la  figura di Ipatia. La sua visione atea e distante da qualsiasi fede ("il vostro Dio non ha dimostrato di essere più giusto o più dignitoso dei suoi predecessori - io credo nella filosofia")  la rende una illuminista ante litteram (più propriamente una kantiana, con la sua fiducia nella ragion pura; in realltà la vera Ipatia,  seguace del neoplatonismo, fu certamente in grado di concepire una visione trascendente della realtà).
Anche il  concetto  di tolleranza da lei espresso  ("sono più le cose che abbiamo in comune che quelle che ci dividono")  è veramente prematuro: dovremo aspettare il seicento o meglio ancora il settecento per coglierne le prime espressioni.  L'alternativa che l'autore porta avanti per mezzo del personaggio Ipatia rispetto a quei periodi turbolenti ma appasionanti, quella cioè di una scienziata, tutta dedita agli studi ma indifferente  al sentire dei più, è troppo elitaria e  debole per essere efficace. Più che la tolleranza,  ciò che era conosciuto nel mondo pagano era piuttosto un sincretismo fra tanti dei per una  fede che cotituiva un  fatto squisitamente  pubblico; il cristianesimo porta invece per la prima volta le categorie del vero, del falso e dell'intimo convincimento in un discorso religioso. 

Ciò che è mancato al regista  è il dare una risposta nel suo film a come mai fino a quel momento (cioè fino a quando il cristianesimo non è diventato religione di stato) questa fede  sia stata capace di diffondersi in modo spontaneo senza che alcuno la imponesse, fino a venir accettata liberamente dalla maggioranza della popolazione, fenomeno che non ha eguali nella storia e che sarebbe continuato anche dopo che l'impero romano (e quindi anche dopo quegli stessi imperatori che l'avevano imposta),  sarebbe crollato.
Unica eccezione, una rapida sequenza nella quale l'autore sottolinea l'impegno e l'originalità della nuova fede nel prendersi cura dei malati e dei più bisognosi.

Si potrebbe accettare il film del regista spagnolo come una critica costruttiva, un messaggio contro ogni forma di fondamentalismo, uno stimolo per evitare gli errori del passato, ma questa ipotesi non è percorribile.

Se infatti non possiamo che deprecare insieme a lui il fatto che degli esseri umani perdono la vita per dei conflitti religiosi, non siamo con lui nel successivo passo logico: la condanna  della fede di per sè, in qualsiasi forma, perché fonte di fanatismo, violenza, divisione fra i popoli e chiusura alla ricerca libera della ragione.

La fede cristiana viene travisata in molti passaggi del film. La Sacra Scrittura viene interpretata alla lettera per divenire un'arma contro gli avversari (strano, visto che proprio il cattolicesimo non si può definire una "religione del libro").
Il cristianesimo viene accusato di disprezzare la cultura classica; al contrario, negli stessi anni in cui si sviluppa la storia, al concilio di Efeso si vedrà quanto fecondo sia stato l'incontro fra cristianesimo e filosofia greca: quest'ultima fornirà  quella terminologia e quei concetti che saranno determinanti per  risolvere delicate dispute teologiche.
L'idea che la nuova fede trascuri o disprezzi il mondo femminile si scontra contro il fatto che furono proprio le donne  un fattore determinante per la sua diffusione, grazie alla dignità conseguita con l'indissolubilità del matrimonio  e la condanna dell'aborto e dell'infanticidio, un tempo decisione inappellabile del pater familias.
L'autore infine non riesce a trattenersi da una feroce ironia, quando subito dopo le immagini della morte di Ipatia, una didascalia appare sullo schermo  per ricordare che il vescovo Cirillo è stato fatto santo dalla Chiesa. In realtà, all'epoca in cui visse Ipatia, Cirillo si preoccupò sopratutto di contrastare gli  eretici e gli ebrei della città; i suoi scritti specificatamente contro i pagani sono datati nel 420-430, molto dopo la morte della scienziata.

Amenàbar, questo enfant prodige del cinema spagnolo,  sa sicuramente muovere la macchina da presa e portare avanti la narrazione in modo coerente ed efficace. La rappresentazione dei templi, delle strade di Alessandria, l'agorà dove gli uomini antichi erano soliti riunirsi e discutere di tutto,  sono forse le più belle immagini del mondo classico che sono apparse sullo schermo. Il fiilm ha goduto di un sostanzioso contributo dal governo spagnolo e si vede. Come europei  possiamo che esser orgogliosi del fatto che in termini di tecnologia digitale il film non ha nulla da invidiare ai blockbuster americani.
Rachel Weisz interpreta molto bene la figura di una scienziata dedita agli studi ma che sa anche essere madre, sorella, consigliera dei suoi allievi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AGORA recensione di Claudio Siniscalchi

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 11:32
Titolo Originale: Agora
Paese: USA, Spagna
Anno: 2009
Regia: Alejandro Amenàbar
Sceneggiatura: Mateo Gil, Alejandro Amenàbar
Produzione: Hinenòptero, Mod Producciones, Telecinco Cinema, Cinebiss
Durata: 126'
Interpreti: Rachel Weisz, Max Minghella, Asharaf Barhoum, Sami Samir

Alessandria d'Egitto, 391 d.C. Mentre la filosofa e astronoma Ipatia cerca di comprendere il mistero dei movimenti degli astri, i pagani che si raccolgono intorno al tempio di Serapide decidono di prendere le armi per vendicare le offese subite dal loro dio da parte dei cristiani, scatenando la reazione di questi ultimi. L'imperatore Teodosio impone la pace con il suo esercito ma consente la distruzione dei templi pagani. Nel 414 d. C., quando è vescovo della città Cirillo, analoghe rappresaglie e contro rappresaglie scoppiano fra cristiani ed ebrei portando alla espulsione di questi ultimi. L'anno dopo, quando il prefetto della città Oreste cerca di contrastare l'influenza del vescovo Cirillo, sarà Ipatia con la sua morte a subirne le conseguenza, per una forma di rappresaglia di alcuni monaci fanatici verso il suo ostinato paganesimo e l'influenza che essa esercitava sul prefetto.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
“Agorà” è dichiaratamente un film anti-cattolico; i cristiani sono una setta rozza, intollerante, sanguinaria e persino incendiaria, poiché appiccano il fuoco alla meravigliosa biblioteca di Alessandria.
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza fra partiti avversi. Una sequenza di nudo molto rapida. E' necessaria una buona preparazione sulla storia del mondo antico per poter giudicare analizzare criticamente la tesi portata avanti dall'autore
Giudizio Artistico 
 
Il film è troppo sofisticato, lento, complesso, astruso per soddisfare i gusti di massa; troppo semplice, scontato, ovvio per soddisfare palati più sofisticati.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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