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HELLBOY II THE GOLDEN ARMY

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/24/2010 - 11:56
 
Titolo Originale: Hellboy II - The Golden Army
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Guillermo del Toro
Sceneggiatura: Guillermo del Toro
Durata: 110'
Interpreti: Ron Perlman, Doug Jones, Selma Blair, Luke Goss, Anna Walton

Una volta, tanto tempo fa, il mondo era conteso fra gli umani e gli elfi. Un inventore geniale riesce a costruire  micidiali golem meccanici che fanno strage di umani. Impressionato dalla carneficina, il re degli elfi stipula un trattato di pace perenne con gli umani, rinchiude l'armata meccanica in una fortezza e spezza in tre parti la corona che ne consente il controllo. Suo figlio, il principe Nuada, invidioso del dominio degli uomini, decide di tornare a impossessarsi della corona. Hellboy e tutto il Bureau della ricerca e difesa del paranormale hanno una bella gatta da pelare...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Alla fine i nostri eroi sono generosi e pronti a sacrificarsi ma dispiace una serie, sia pur contenuta, di riferimenti superficiali alla fede cristiana
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per alcune sequenze raccapriccianti che potrebbero spaventare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
L'autore riesce a contenere la sua trabordante voglia di creare esseri e mondi fantastici e si concentra sullo sviluppo dei personaggi

Guillermo del Toro, fantasioso autore del Labirinto del fauno e del primo Hellboy , fallita la Revolution la casa produttrice del primo, ha portato il sequel alla Universal con gli stessi attori. La differenza fra i due film si vede: alquanto claustofobico il primo e chiaramente a basso budget, Hellboy II beneficia di un ampio investimento che  ha consentito massicce iniezioni di computer grafica di ottimo livello,  trasferte in Irlanda e vaste scenografie di un sottosuolo immaginario.

Occorre riconoscere che Guillermo non ha sprecato la possibilità che gli è stata offerta: l'impiego della computer grafica è al servizio della sua fantasia visionaria che ci fa correre  veloce fra umani ed elfi, dal sottosuolo di Manhattan al mercato dei Trolls alle scogliere irlandesi. I nuovi "esseri" sono davvero tanti, da offuscare la saga di Guerre stellari: da schifosi esserini con le ali a un angelo -donna con tanti occhi che ti guardano dalle ali, un chiaro rimando  all'Apocalisse.

Anche se a volte sembra che il divertimento creativo stia per prendere la mano all'autore, occorre riconoscere che questa volta vi è un impegno maggiore nella costruzione dei personaggi. Ecco che Hellboy e Liz Sherman, la ragazza che prende letteralmente fuoco quando gli vengono i cinque minuti, litigano come una qualsiasi coppia su banalità del tipo "dove hai messo il mio spazzolino?" e trepidano di fronte alla notizia di essere in attesa di un bambino. Hellboy per mestiere si occupa di salvare il mondo, ma non disdegna guardare la televisione tracannandosi lattine di birra.
Lo stesso inseparabile amico pesciforme Abe Sapien si è innamorato di una principessa delle tenebre e il potentissimo Bureau (leggi FBI),  dotato di ampie risorse è impotente di fronte alle proprie procedure burocratiche ed è pieno di funzionari che pensano solo a compiacere il loro capo.
Hellboy ha un problema tutto suo: schierato dalla parte degli uomini, sa di appartenere a entrambi i mondi, sa di essere un diverso e la gente comune lo respinge, non fidandosi di lui. In realtà è la personificazione di un ben definito mito americano: colui che odia le sottigliezze diplomatiche, i piani troppo elaborati e ritiene, alla John Wayne, che i modi migliori siano quelli diretti e sbrigativi. Irascibile come Paperino, è però schietto e generoso.

Il film mantiene, ma in modo molto più contenuto del precedente lavoro, alcuni riferimenti superficiali all'iconografia cattolica ed è percepibile, nella sceneggiatura, una sottotraccia cristiana (il principe Nuanda, dall'alto di un grattacielo-pinnacolo, cerca di tentare Hellboy; l'angelo dai molti occhi profetizza che Hellboy sarà causa di distruzione per la razza umana, Hellboy viene respinto dalle stesse persone che aveva cercato di salvare, Liz Sherman ostenta una collana a forma di croce,....). I riferimenti non sono però stati inseriti per venir denigrati ma solo come furba allusione per solleticare un inconscio collettivo.

Alla fine Hellboy II potrebbe essere qualificato come un film di serie B se non fosse per l'entusiasmo contagioso di del Toro per questo eroe dei fumetti , l'uso sapiente, anche se a volte eccessivo della computer grafica e la bravura degli attori.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL CAVALIERE OSCURO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/23/2010 - 13:23
Titolo Originale: The Dark Knight
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Christopher Nolan
Sceneggiatura: Christopher Nolan e Jonathan Nolan (basato sui personaggi creati da Bob Kane)
Produzione: Warner Bros. Pictures, Legendary Pictures, Syncopy
Durata: 152'
Interpreti: Christian Bale, Heath Ledger, Aaron Eckhart, Michael Caine, Maggie Gyllenhaal, Gary Oldman, Morgan Freeman

Collaborando con l’incorruttibile tenente Gordon e il nuovo integerrimo procuratore Harvey Dent, ora fidanzato con la sua ex Rachel Dowes, Batman sembra finalmente poter dare il colpo di grazia alla criminalità che imperversa a Gotham City. Ma questa vittoria apparente scatena su Gotham un criminale ancora più pericoloso, il Joker, misterioso e sfigurato, che mira solo a diffondere caos e violenza e che ha un conto in sospeso con l’uomo pipistrello. Per combatterlo Batman sarà costretto ad usare tutte le sue risorse fino a rischiare perfino la sua anima…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Viene esaltata la speranza che va preservata ad ogni costo, perché, secondo l'autore, è la radice ultima di ogni scelta morale. Al contempo però sembra postulare l’incapacità da parte dell’uomo comune di agire per il bene senza il faro di una guida o un leader moralmente ineccepibile
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza fisica e psicologica anche impressionanti, tensione
Giudizio Artistico 
 
La profondità delle riflessioni che il film suscita non va a discapito della spettacolarità dell’azione, esaltata dalla tecnologia di ripresa Imax, , mentre lo stile estremamente realistico della pellicola la allontana dagli esempi più fracassoni e superficiali del genere comix

Dopo aver raccontato in Batman begins le origini dell’uomo pipistrello con una parabola di grande potenza, insieme psicanalitica e morale, Christopher Nolan (insieme ai medesimi coautori, il fratello Jonathan e David S. Goyer) torna a Gotham City e mette Batman di fronte ad una sfida che ha caratteri quasi metafisici e che non delude i fan della saga ma offre spunti di riflessione anche ad un pubblico non appassionato di cinefumetti.

L’arrivo di Batman a Gotham City, lungi dall’aver risolto in modo definitivo i problemi di criminalità e violenza della città, infatti, ha aumentato in modo esponenziale e drammatico il rischio, scompaginando gli equilibri del mondo mafioso e scatenando schiere di emuli del giustiziere mascherato più pericolosi che utili.

Di fronte a questa proliferazione del male, anche un eroe testardo e volitivo come Batman inizia a prendere in considerazione l’idea di appendere la tuta al chiodo e di lasciare la lotta al crimine ai rappresentanti “regolari” della giustizia, come il carismatico procuratore distrettuale Harvey Dent, integerrimo nemico dei criminali nonché, sfortunatamente, nuovo fidanzato dell’amata Rachel Dowes a cui Bruce Wayne ha rinunciato a causa della sua doppia identità.

Dent è proprio il tipo di eroe che Bruce Wayne immagina possa ridare la speranza alla cittadinanza esasperata ed esausta, non un giustiziere destinato a rimanere per sempre nell’ombra come lui, che si muove al limite tra giustizia e illegalità.

Nel tentativo di dare un colpo definitivo alla mafia di Gotham, con l’appoggio di Dent e del solito Gordon, Bruce Wayne/Batman vola addirittura a Hong Kong (con la sfacciata copertura di una fuga di piacere con un intero corpo di ballo russo!) per catturare un uomo d’affari cinese che tiene in mano le chiavi dei patrimoni criminali della città. Con la stessa matematica esattezza di una tragedia greca, però, la sua impresa eroica scatena sulla città una Nemesi imprevista e drammatica: Joker.

Il Joker di Nolan, un po’ come il Chigur di Non è un paese per vecchi, non è semplicemente un criminale ma una sorta di nemico metafisico, il peggiore che chiunque (supereroe o meno, ma Batman è un supereroe a modo suo, visto che non possiede superpoteri, ma solo un sacco di gadget tecnologici e una volontà di ferro) possa trovarsi di fronte. Disprezza il denaro (che addirittura brucia in un gesto di anarchico disprezzo del sistema capitalista), non può essere comprato, si compiace della propria violenza, non ha regole e crede solo nel Caso, è animato solo dalla volontà di creare il caos. Non si accontenta di uccidere, ma vuole togliere la speranza e spezzare in chi di ha di fronte la capacità di bene. Il Diavolo probabilmente…

Nella prima pellicola dedicata all’eroe di Gotham City, Nolan, da sempre coerentemente interessato al tema della colpa e della responsabilità personale, aveva esplorato i rapporti tra paura, vendetta e giustizia. Qui il regista/sceneggiatore approfondisce la natura e il livello della sfida che si trova ad affrontare il suo protagonista.

Contro il Joker anche Batman, colpito ferocemente negli affetti, sembra impotente, non tanto perché fisicamente incapace di eliminarlo, quanto perché la lotta rischia di trasformarlo in un omologo di chi vuole distruggere, uccidendo quella speranza che è il cuore di ogni battaglia degna di essere combattuta e vinta. Una speranza che va preservata ad ogni costo, perché, secondo Nolan, è la radice ultima di ogni scelta morale. La pellicola così affronta di petto, ma senza mai diventare didascalica o appiattirsi su una banale variazione della cronaca, uno dei dilemmi più tragicamente attuali del mondo contemporaneo messo in pericolo dal terrorismo.

Paradossalmente, la risposta di Batman, pur trasformandolo all’apparenza in un feroce giustiziere (il Cavaliere Oscuro del titolo), ne fa un vero eroe sofferente, capace di caricarsi del peso di colpe non sue perché è l’unico in grado di sopportarne il peso. Scegliendo la notte perché gli altri possano continuare a sperare di vedere la luce dell’alba.

Questa scelta finale, che pure non manca di una sua tragica grandezza, è tuttavia ambigua, da un lato perché regala ai cittadini di Gotham una speranza menzognera dall’altro perché postula in definitiva l’incapacità da parte dell’uomo comune di agire per il bene senza il faro di una guida o per lo meno il riferimento di un leader moralmente ineccepibile. Un postulato discutibile dato che la scelta morale fondamentale della storia è affidata, non all’eroe, ma proprio a dei comuni cittadini e a dei criminali presumibilmente “perduti” e si rivela in entrambi i casi positiva.

Nel suo impegnativo agone morale, comunque, Bruce è assistito dai suoi due mentori abituali: il maggiordomo Alfred, con la sua acuta capacità di analisi (è il primo a “diagnosticare” la natura del Joker) e la sua inesauribile lealtà, è il sostegno insostituibile nei momenti di crisi; Fox, inventore e scienziato dalle mille risorse, che fornisce all’eroe i mezzi per la lotta, è anche, però, colui che avverte i rischi insiti nell’usarli.

La profondità delle riflessioni che il film suscita non va a discapito della spettacolarità dell’azione, esaltata dalla tecnologia di ripresa Imax, usata per la prima volta estesamente in un blockbuster hollywoodiano, mentre lo stile estremamente realistico della pellicola (la rapina iniziale della banda di Joker ha echi tarantiniani) la allontana dagli esempi più fracassoni e superficiali del genere comix. Questa scelta di realismo, per altro, insieme alla portata delle questioni trattate e alla tensione continua, rendono il film potenzialmente problematico per un pubblico di giovanissimi (anche se la pellicola è uscita in Italia senza alcun divieto).

La morte per overdose accidentale di Heath Leadger (l’interprete di Joker) poco dopo la fine delle riprese, ha aumentato in modo esponenziale l’interesse del pubblico per la pellicola; in effetti, rispetto al primo film, Batman, pur rimanendo il perno morale della storia, cede spesso il primo posto sul palcoscenico al suo malefico e istrionico avversario. Tuttavia Nolan non fa l’errore di alcuni suoi predecessori e non si lascia irretire dal fascino perverso del male, di cui mostra tutta la carica distruttiva e l’intrinseco legame con la perdita di senso e il puro affidarsi al caso, una caratteristica, quest’ultima, che il supercattivo condivide proprio con Dent, il cavaliere bianco destinato a cadere.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: PREMIUM CINEMA
Data Trasmissione: Giovedì, 29. Novembre 2012 - 21:15


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LE CRONACHE DI NARNIA - IL PRINCIPE CASPIAN

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/23/2010 - 12:49
 
Titolo Originale: Narnia Chronicles – Prince Caspian
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Andrew Adamson
Sceneggiatura: Christopher Markus, Stephen McFeely e Andrew Adamson
Produzione: Walden Media/Walt Disney Company
Durata: 145'
Interpreti: Ben Barnes, Georgie Henley, William Mosley, Sergio Castellitto

È passato un anno da quando i fratelli Pevensie sono tornati da Narnia; tornare alla vita normale non è stato semplice e quando un giorno dal tunnel della metropolitana si riapre un passaggio verso il regno meraviglioso i quattro non possono che esserne contenti. Ma Narnia è molto cambiata dalla loro ultima visita: sono passati  centinaia d’anni, secoli che, dopo la conquista del paese da parte dei crudeli Telmarini, hanno quasi cancellato la memoria delle creature fantastiche che lo abitavano e soprattutto di Aslan. Intanto, però, proprio il legittimo erede dei Telmarini, il principe Caspian, insidiato dallo zio Miraz, è diventato la speranza di riscossa per gli antichi abitanti di Narnia e i fratelli Pevensie sono chiamati a sostenerlo nella lotta, in attesa che Aslan torni a visitare il suo regno.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Come all’antico popolo di Israele, la vittoria è “data” da qualcun altro (e allo stesso modo può essere tragicamente tolta quando i giovani protagonisti si lasciano dominare dall’impulso della vendetta o dalla propria orgogliosa testardaggine) e il culmine dello scontro, che si consuma sul greto di un fiume tempestoso, non può non richiamare l’episodio biblico del Mar Rosso
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena di violenza e tensione nei limiti del genere
Giudizio Artistico 
 
Il secondo capitolo della saga segna una maturità artistica e spettacolare che si concretizza in una maggiore disinvoltura nel trattare il materiale narrativo , ma anche arricchito, approfondito e ristrutturato in modo da intensificare i conflitti, gli spunti, le suggestioni e soddisfare un target più vasto.

Una “nobile contraddizione”, un principe spodestato chiamato ad ingrossare le fila dei giovanissimi protagonisti de Le cronache di Narnia, una “compagnia” (l’assonanza con Il Signore degli anelli non è affatto casuale) in cui compaiono anche nani, animali parlanti, centauri e altre creature combattenti, l’antico popolo di Narnia rimasto orfano dei suoi monarchi e soprattutto di Aslan per tutti i secoli passati dall’ultima visita dei fratelli Pevensie…

Il secondo capitolo della saga fantasy tratta dai romanzi di C.S.Lewis (che La bussola d’oro ha tentato goffamente di contrastare) segna un punto di svolta rispetto alla prima pellicola, una maturità artistica e spettacolare che si concretizza in una maggiore disinvoltura nel trattare il materiale narrativo di partenza, nella sostanza rispettato a livello di trama e nodi tematici, ma anche arricchito, approfondito, ampliato e ristrutturato in modo da amplificare e intensificare i conflitti, gli spunti, le suggestioni e soddisfare un target più vasto.

In particolare quello degli adolescenti, a cui è dedicata la discreta (ma intrigante) linea romantica tra la coraggiosa Susan Pevensie e il tormentato Caspian, come pure il “duello d’autorità” implicito nell’accostamento tra il giovane principe del titolo e un  re dalla fama leggendaria – il maggiore dei Pevensie, Peter -, anche se un po’ immalinconito dal brusco ritorno alla vita londinese in cui è un comune adolescente…

Proprio questa seconda linea narrativa consente di portare in scena con molta naturalezza il tema del film, legato da una parte alla lotta che ognuno deve combattere contro il proprio orgoglio e il proprio desiderio di “fare da sé”, dall’altra ad un’idea di destino che verrebbe da definire “biblica”.

La guerra che contrappone gli antichi abitanti di Narnia e i Telmarini (popolo di invasori di cui fa parte lo stesso Caspian, fuggito da un attentato del crudele zio Miraz), infatti, si combatte a colpi di spada, frecce e macchine da guerra, ma nessuna di queste armi, e neppure il coraggio dei giovani protagonisti sono in realtà decisivi ai fini della vittoria finale. Che è possibile solo nel momento in cui i nostri, dopo aver investito tutte le loro energie e il loro cuore, si affidano ad Aslan, recuperando la fede perduta.

Come all’antico popolo di Israele, la vittoria è “data” da qualcun altro (e allo stesso modo può essere tragicamente tolta quando i giovani protagonisti si lasciano dominare  dall’impulso della vendetta o dalla propria orgogliosa testardaggine) e il culmine dello scontro, che si consuma sul greto di un fiume tempestoso, non può non richiamare l’episodio biblico del Mar Rosso e al contempo strizzare l’occhio agli spettatori che hanno amato la saga di Tolkien portata sullo schermo da Peter Jackson.

La centralità della fede a cui tutti i personaggi sono richiamati, poi, è incarnata dal personaggio di Lucy, la più giovane dei Pevensie, la prima a vedere ed abbracciare il grande leone custode del regno di Narnia e a sperare nel suo ritorno. Così come ad Edmund, un tempo il traditore, è riservato il ruolo fondamentale di tenere lontana la tentazione di usare la magia oscura per vincere il male.

Non manca, nel ricco tessuto di riferimenti culturali del racconto, un eco shakespeariano: nel conflitto dinastico che turba il regno dei Telmarini (dove domina la figura del tiranno Miraz/Sergio Castelletto), infatti, sono chiaramente  distinguibili reminiscenze della tragedia di Amleto che gratificheranno il pubblico più raffinato.

E se è vero che, come dice Aslan, “nulla accade due volte nello stesso modo”, allora va riconosciuto che il regista e sceneggiatore Andrew Adamson è riuscito, in questo secondo film, a trovare una nuova formula narrativa forse cinematograficamente persino più efficace, che unisce l’epicità del racconto alla leggerezza di alcuni passaggi narrativi, dando il massimo rilievo alla bellezza dei paesaggi senza rinunciare alla spettacolarità dei duelli all’arma bianca e degli scontri campali.

Ma a fare la differenza è senza dubbio è la sensibilità con cui è curato il percorso psicologico (o forse bisognerebbe meglio dire spirituale) dei giovani protagonisti, fin dalle prime scene ambientate in una Londra che non può competere con il fascino lussureggiante di Narnia, e poi lungo il corso del film.

Una pellicola che è anche un inno alla speranza, pronta a rinascere proprio quando tutto sembra perduto grazie al coraggio del sacrificio, un tempo quello di Aslan sulla tavola di pietra, ora quello dei suoi “discepoli” che combattono in suo nome e sulla sua parola anche di fronte a forze soverchianti.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Paramount Channel
Data Trasmissione: Martedì, 8. Ottobre 2019 - 21:10


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X-Men le origini: Wolverine

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 11:37
 
Titolo Originale: X-Men Origins: Wolverine
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Gavin Hood
Sceneggiatura: David Benioff dai personaggi della Marvel
Produzione: Hugh Jackman, John Palermo, Lauren Shuler Donner e Louis G.Friedman per Twentieth Century-Fox/Seed Productions/Marvel Enterprises/Dune Entertainment/Donners’s Company
Durata: 105'
Interpreti: Hugh Jackman, Liev Schreiber, Danny Huston, Ryan Reynolds

1845. James Logan è ancora bambino quando scopre traumaticamente la sua natura di mutante (un’incredibile capacità di “riparare” il proprio corpo, ma anche degli artigli d’osso che spuntano dalle nocche delle sue dita quando è in preda alla furia) e con essa un istinto che lo spinge verso la violenza. Lo stesso vale per il fratellastro Victor, a cui si accompagna per una lunga vita da guerrieri lungo tutto il Novecento. Poi due vengono arruolati dall’ambizioso colonnello Stryker, che odia i mutanti per ragioni personali e li vuole usare per scopi militari. Dopo anni di violenza autorizzata in un’unità misteriosa fatta di mutanti, Logan tenta di trovare la pace nell’isolamento delle montagne al fianco della donna che ama. Ma il passato torna a bussare alla sua porta nel modo più doloroso...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un racconto a suo modo universale, perché i personaggi dei mutanti, sempre al limite tra santità e dannazione, sanno esplorare a fondo le sfumature di questioni ponderose come la giustizia, la colpa e il perdono.
Pubblico 
Adolescenti
Numerose scene di violenza
Giudizio Artistico 
 
La storia è imbastita con efficacia non priva di profondità da David Benioff e beneficia di due attori di grande livello: il dinamico Jackman, ma particolarmente il bravissimo Liev Schreiber,

Dal successo planetario della saga di X-Men nasce, come prevedibile in tempi di crisi di idee, il primo di una serie di prequel dedicati ai personaggi più celebri e amati tra i mutanti della Marvel (è già in preparazione una pellicola dedicata a Magneto, il grande, complesso antagonista delle tre pellicole madri interpretato da Ian McKellen).

Le Origini degli X-Men, del resto, possono attingere a un amplissimo immaginario costruito attraverso gli albi della Marvel, ormai ora anche coinvolta direttamente nella produzione.

Il personaggio di Wolverine, poi, è certamente quello che lasciava maggiore spazio all’immaginazione e che presenta un nucleo tematico decisamente interessante in cui vanno a intrecciarsi le opposizioni tra natura e libertà, vendetta e perdono.

Per non parlare della più classica delle curiosità circa l’origine del leggendario scheletro di adamantio (un metallo indistruttibile proveniente dallo spazio) o del soprannome del misterioso e smemorato Logan (che letteralmente corrisponde al ghiottone, un animale estremamente aggressivo che nella storia è il protagonista di una leggenda indiana), della sua moto o della sua giacca...cioè in pratica di tutto l’armamentario che i fan hanno imparato a riconoscere e apprezzare.

In questo senso la storia imbastita con efficacia non priva di profondità da David Benioff (La venticinquesima ora, Troy, Il cacciatore di aquiloni) è una perfetta macchina da marketing, che riempie i vuoti delle pellicole precedenti con una certa creatività e al contempo lancia tante nuove storie ricche di possibili sviluppi.

Anche se le concessioni alla moda dei blockbuster destinati a quel pubblico di teenager che fa salire gli incassi del primo week end al botteghino sono evidenti (in termini di effetti speciali, coreografie guerresche e look generale), Wolverine riesce così a recuperare almeno in parte il fascino dei primi due X-Men (quelli firmati da Bryan Singer).

Che è quello di un racconto a suo modo universale, perché i personaggi dei mutanti, con il loro carico di isolamento e incomprensione che li porta sempre al limite tra santità e dannazione (un limite che alcuni oltrepassano e altri no...) sanno tuttavia toccare dilemmi autentici.

Qual è la natura più profonda che ci determina? È giusto cedere alla violenza e alla vendetta, per quanto ampiamente provocata? Oppure l’umanità (che alla fine possiamo solo leggere riflessa negli occhi di qualcuno che ci ama per quello che siamo) coincide con la libertà? Una libertà carica di responsabilità anche nei confronti di un mondo troppo spesso ostile, in cui i mutanti finiscono per essere spesso degli emarginati o dei fenomeni da baraccone (come il Bradley interpretato da Dominic Monaghan).

L’opposizione si gioca qui in modo particolarmente efficace anche grazie a due attori di grande livello: il dinamico Jackman, ma particolarmente il bravissimo Liev Schreiber, capace di dare profondità a Victor Creed, fratellastro e “doppio” di Wolverine, molto più disposto a cedere al suo lato oscuro, ma che sopratutto non accetta di essere abbandonato da  Logan.

Solitudine o fratellanza tra diversi: è anche questo, in fondo, una delle chiavi delle mille mutazioni che con una certa fantasia, anche visiva, gli autori del film (la regia, adrenalinica e convincente è di Gavin Hood, premio Oscar per Il mio nome è Tsotsi) rivestono di effetti speciali dalla resa davvero impressionante.

Ed è questo che, fatte salve le necessarie cautele per i giovanissimi e la sottolineatura di alcuni eccessi di violenza visiva, rende questo film più interessante della media e fa sperare che il prossimo spin off, quello dedicato al complesso personaggio di Magneto, sappia esplorare a fondo le sfumature di questioni ponderose come la giustizia, la colpa e il perdono.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MOONACRE I segreti dell'ultima luna

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/16/2010 - 13:05
 
Titolo Originale: The secret of Moonacre
Paese: Ungheria, Gran Bretagna, Francia
Anno: 2008
Regia: Gabor Csupov
Sceneggiatura: Lucy Shuttleworth, Graham Alborough
Produzione: Forgan Entertainment, Aramid Enetertainment Fund, Eurofilm Studio, Grand Allure Entertainment, Metropolitan Filmexport
Durata: 103'
Interpreti: Ioan Gruffudd, Dakota Blue Richards, Tim Curry, Natascha McElhone

Londra, 1840. La tredicenne Maria Merryweather vive da sola accudita dalla premurosa tata miss Helitrope, perché il padre è spesso assente per i suoi impegni. Grande è il suo dispiacere quando viene informata della morte del padre e delle dicerie sulla sua tendenza a sperperare il denaro. In effetti il padre ha lasciato a Maria  solo un libro, la storia della vallata di Moonacre. Maria inizia a leggere il libro  quando si trasferisce proprio a Moonacre presso il  severo  zio  Benjamin. La vallata e il castello dello zio sono in decadenza perché su di essi  grava una pesante maledizione: se non cesserà l'odio fra le famiglie che se ne contendono il dominio, la vallata perirà alla 5000ma Luna. Solo la misteriosa principessa della luna, con la sua purezza, potrà annullare la maledizione.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'orgoglio è la vera maledizione che affligge gli abitanti della valle e solo l'innocente Maria, con il suo sacrificio, riuscirà dare il buon esempio agli altri
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La storia si sviluppa con lentezza e in modo prevedibile

La novella da cui è tratto il film è stata scritta nel 1946  dalla scrittrice per ragazzi gallese Elizabeth Goudge . Il signore degli anelli di J. R. R. Tolkien è stato pubblicato a puntate fra il 1945 e il 1955 e i sette libri che costituiscono  Le cronache di Narnia di C. S. Lewis furono pubblicati fra il 1950 e il 1956.
Sembra quasi che la sconvolgente 'esperienza della guerra abbia spinto questi autori anglosassoni a proiettarsi, a beneficio dei loro giovani lettori, verso mondi fantastici non per sfuggire alla realtà ma per  porre rispetto ad  essa quel  giusto distacco che ci consente di riflettere e ritornare ad apprezzare quei valori di solidarietà e convivenza pacifica per i quali val la pena di vivere e a riprendere l'impegno, dopo l'esperienza bellica, di  costruire un mondo migliore.

Anche la storia narrata da questo film,  si appoggia  al mito di  un mondo passato perfetto, poi rovinato dalla malvagità dell'uomo. Anche se i riferimenti biblici sono evidenti, è la natura che viene viene individuata come potenza onnipotente e benevola, in grado di elargire doni agli uomini.
"C'era una giovane donna la cui pelle riluceva del pallore delle stelle e il cui cuore era puro come il chiaro di luna. Tali erano il suo coraggio e la sua bontà che ella era amata dalla Natura. Una notte la Luna la benedì facendole un dono straordinario: le perle di luna. Da quel giorno ella divenne per tutti la principessa della Luna. Le perle hanno un potere unico al mondo: fanno conoscere la veritànascosta nel cuore degli uomini".

Sarà naturalmente la tredicenne Maria,  con il suo candore,  l'unica in grado di proporre la riconciliazione fra le due famiglie rivali e a far scoprire loro che "la vera maledizione della valle è l'orgoglio. La rovina non sono le perle ma l'avidità dei vostri cuori".
Quando tutti i suoi sforzi risulteranno apparentemente vani, sarà lei a offrirsi in sacrificio per salvare la valle, con un chiaro riferimento al messaggio evangelico.

Il regista Gabor Csupo, che avevamo già conosciuto per il film Il ponte di Terabithia, conferma purtroppo il suo modo  lento e poco stimolante di raccontare una storia ; i protagonisti del racconto, in antagonismo fra loro a vario titolo, scopriranno che il nemico da combattere è l'orgoglio che domina i loro cuori e dovranno, grazie al buon esempio di Maria, combattere sopratutto contro loro stessi. Tutto ciò è molto bello ma una volta che lo spettatore ha scoperto il meccanismo interno del racconto,  tutto si svolge in modo alquanto prevedibile, quasi didascalico.

Se il mondo di Tolkien è barbaro e primitivo, se Le Cronache di Narnia si rifanno all'epopea cavalleresca, Moonacre si appoggia a un mondo fatto di boschi fatati, castelli con presenze misteriose e  creature mitologiche. Il budget del film però è stato limitato e si vede, anche se la computer grafica fa sicuramente del suo meglio.
Ad ogni modo, tutte le osservazioni fatte finora sono rivolte sopratutto agli adulti, perché per una ragazza (forse più che a un ragazzo) la storia potrà sicuramente risultare bella ed edificante.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HARRY POTTER E IL PRINCIPE MEZZO SANGUE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/16/2010 - 12:38
 
Titolo Originale: Harry Potter and the Half-Blood Prince
Paese: Gran Bretagna, USA
Anno: 2009
Regia: David Yates
Sceneggiatura: Steve Kloves
Produzione: Warner Bros Pictures, Heyday Films
Durata: 138'
Interpreti: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Alan Rickman, Tom Felton, Jim Broadbent

per Harry Potter ed i suoi amici il sesto anno alla scuola  per maghi di Hogwarts. Il partecipare alle lezioni, alle partite di Quiddich, la nascita dei primi  amori sono solo un diversivo rispetto a l'obiettivo principale: sventare le nuove trame di Lord Voldermort. Occorre anche difendersi da  Drago Malfoy, che sembra passato dalla parte dei Mangiamorte. Unico suo alleato è il professor Silente che gli affida un incarico delicato: riuscire a convincere il prof. Horace Lumacorno, titolare della cattedra di pozioni, a confidagli alcuni segreti riguardo alla giovinezza di Tom Riddle/Lord Voldermort  e di quando  frequentava la scuola per maghi...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Amicizia e solidarietà prevalgono ma anche lo stesso Harry è incapace di gesti coraggiosi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena impressionante e di tensione
Giudizio Artistico 
 
Spettacolari scenografie rendono molto bene il senso magico e di mistero della storia. Il racconto non presenta accadimenti significativi e appare un film di transito verso il settimo episodio

Gli appassionati di Harry Potter attendevano con ansia il sesto episodio, preludio al settimo ed ultimo della saga, già in preparazione (oltretutto Daniel Radcliffe ha ormai vent'anni).

Il film non delude  nelle attese spettacolari: la tecnologia  3D  si pone molto bene al servizio della fantasia degli autori: non solo per le scenografie gotiche della scuola di Hogwarts, ormai note, e nella spaventosa sequenza del mare in tempesta davanti a scogliere a precipizio ma sopratutto nella cura con cui sono stati ricostruiti i vicoli di una cittadina inglese stile inizio secolo.

 Il racconto si sviluppa sotto forma di thriller: Harry Potter cerca di prevedere le macchinazioni di Drago Malfoy ma sopratutto deve riuscire a scoprire quale terribile segreto nasconde  Horace Lumacorno, riguardo ai tempi in cui era insegnante del giovane  Tom Riddle.

La storia non presenta questa volta eroi puri (salvo il professor Silente) ma molti sono afflitti dall'incapacità di combattere contro le proprie debolezze. Lo è il professor Horace, che in passato non fu capace di fermare le tendenze malvagie del giovane Voldermort e solo Harry riesce a smuoverlo dalla sua inerzia con il ricordo del coraggio di sua madre, che "ha rifiutato di farsi da parte perché il suo amore era più potente".
Ma l'atteggiamento più sorprendente di tutti è proprio quello di Harry Potter: si conferma una persona mite (quando viene colpito a sangue da Dago non reagisce) ma anche poco coraggiosa: di fronte alla minaccia che sta subendo il suo maggiore alleato Harry, pur partecipando di nascosto alla scena, non interviene. "Io no ho fatto niente"  confida  più tardi a Hermione.
I conflitti interiori affliggono, per fortuna, anche i malvagi o i potenzialmente tali: Drago dovrebbe essere cattivo ma non riesce ad esserlo fino in fondo.

La magia ha cessato di essere  un potere positivo e divertente ma un pericolo mortale se gestito da persone malvagie: scopriamo in questa puntata che Valdermort , novello Faust, ha raggiunto l'immortalità dividendo la sua anima e preservandone i pezzi per le vite successive. "Uccidere fa a brandelli l'anima: è una violazione della natura" rivela il professor Silente: è la terribile legge a cui Valdermort ha deciso di aderire.

In parallelo alla battaglia contro il Male Oscuro si sviluppano alcuni plot di romantiche intese fra i giovani (ma l'iniziativa è sempre delle ragazze: i maschi restano al traino, per lo più irretiti con filtri d'amore): Lavanda Brown circuisce in modo alquanto assillante Ron e Hermione ne soffre, mentre Ginny, la sorella minore di Ron, prende l'iniziativa di baciare Harry. Un altro episodio che connota il personaggio di Harry con una forma di melanconica apatia, forse troppo preso dalle sue battaglie titaniche.

Complessivamente questo episodio appare come di semplice transizione verso il gran finale, dove i toni cupi già presenti nel precedente episodio (Harry Potter e l'ordine della Fenice)vengono confermati quasi ad esprimere più le inquietudini che le certezze delle giovani generazioni.

Autore: Luisa e Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: ITALIA 1
Data Trasmissione: Sabato, 10. Marzo 2012 - 21:10


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HARRY POTTER E IL PRINCIPE MEZZO SANGUE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/16/2010 - 11:42
 
Titolo Originale: Harry Potter and the Half-Blood Prince
Paese: Gran Bretagna, USA
Anno: 2009
Regia: David Yates
Sceneggiatura: Steve Kloves dall’omonimo romanzo di J.K.Rowlings
Produzione: Warner Bros Pictures, Heyday Films
Durata: 153'
Interpreti: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Alan Rickman, Tom Felton, Jim Broadbent

Mentre i Mangiamorte di Voldemort estendono i loro attacchi anche al mondo dei Babbani, Harry Potter è coinvolto da Albus Silente in una ricerca affannosa nel passato per scoprire come sconfiggere il Signore Oscuro. Per farlo Harry deve conquistare la fiducia e i segreti di Horace Lumacorno, il nuovo insegnante di Pozioni che un tempo fu docente di quel Tom Riddle poi divenuto Voldemort. Nel frattempo, però, Harry, Hermione e Ron devono fare i conti con gli sconvolgimenti delle emozioni che segnano la loro crescita e turbano la loro amicizia. Il male però si è nuovamente infiltrato a Hogwarts: Draco Malfoyn  trama nell’ombra per portare il terribile compito affidatogli da Voldemort.
La resa dei conti finale lascerà Harry e tutti gli altri di fronte a una terribile sfida.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
testo originale affronta dilemmi etici di peso, uno fra tutti quello che impone il sacrificio di se stessi per il bene di coloro che amiamo,che nel sono solo accennati.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Diverse scene paurose e impressionanti per il pubblico dei più piccoli.
Giudizio Artistico 
 
il film, pur ricca di situazioni spettacolari e delle solite benvenute invenzioni visive, patisce una certa frammentazione del racconto e salta da una linea all’altra a volte con stacchi un po’ repentini

Addentrandosi nella parte più dark della saga di J.K.Rowlings, gli autori della sesta pellicola tratta da quello che non è più solo un personaggio di carta, ma  è diventato in un decennio uno dei brand più lucrativi della storia (romanzi, film, dvd, videogiochi e così via) riescono solo in parte a dare conto della cresciuta complessità degli intrecci e del sottile equilibrio tra vicende di portata epica (la lotta tra bene e male, le scelte personali nei confronti del destino, i  tradimenti) e dilemmi sentimentali da commedia romantico-adolescenziale che era stato proprio di quello che resta forse il miglior film della serie, Il calice di fuoco.

Il risultato è che questa lunghissima pellicola, pur ricca di situazioni spettacolari e delle solite benvenute invenzioni visive, patisce una certa frammentazione del racconto e salta da una linea all’altra a volte con stacchi un po’ repentini, sorvolando su passaggi che avrebbero potuto dare maggiore spessore ai personaggi .

Ne esce sacrificata, solo per fare un esempio, proprio la linea che dà il titolo a questo capitolo della saga, quella dedicata al misterioso Principe mezzosangue, il cui libro di pozioni garantisce a Harry un inaspettato successo scolastico. Il dilemma di Harry sulla legittimità di usare un libro che, imbrogliando, lo aiuta a primeggiare in una materia per cui non è mai stato portato come pure la legittima curiosità sul primo proprietario del volume sono elementi che si perdono per strada tra un party studentesco e un pettegolezzo sentimentale.

Di difficile comprensione (e per questo a rischio di fraintendimento) è la linea riguardante il professor Lumacorno, che colleziona allievi famosi da tenere su una mensola come trofei. I suoi party e le sue festicciole sono una perfetta rappresentazione di quel meccanismo di “cerchie esclusive” (ottimamente descritto da C.S. Lewis) imperante nelle public school inglesi su cui è modellato Hogwarts, che però, per chi ha dimestichezza solo con la scuola pubblica italiana, rischia di richiamare situazioni più morbose.

Lascia un po’ delusi anche la semplificazione forse oltre il necessario della dinamica delle relazioni che legano il trio dei giovani protagonisti, stretti tra “m’ama, non m’ama” forse un po’ banali per chi è destinato a salvare l’umanità. E in effetti Harry non si farebbe tanto scrupolo di utilizzare il suo titolo di Prescelto per rimorchiare una ragazza carina, anche se poi si dimostra terribilmente imbranato quando si tratta di corteggiare la sorella del suo migliore amico.

Si ha l’impressione che gli autori si siano persi un po’ troppo dietro questi dilemmi adolescenziali, nel timore che il tono molto oscuro della narrazione (che pone il protagonista di fronte a lutti pesanti e inaspettati e a decisioni gravose) scoraggiasse qualche fan. Non è successo: nonostante ormai anche in Papuasia la fine della saga sia nota i cinema si sono riempiti come da copione di fan che alle pecche del film possono supplire con le ripetute letture dei libri originali.

È senz’altro un peccato perché la storia della Rowlings si allontana sempre di più nel finale, dalla semplice letteratura per ragazzi, per affrontare dilemmi etici di peso, che qui sono solo accennati. Uno fra tutti quello che impone il sacrificio di se stessi per il bene di coloro che amiamo, come pure la necessità della fiducia in un maestro anche laddove quello che chiede sembra cozzare con il comune buon senso e con quello che detta l’apparenza.

Detto questo anche questo nuovo capitolo resta capace di affascinare per le sue invenzioni, prima narrative e poi visive, grazie all’uso sapiente di effetti speciali e sfondi virtuali, e all’affezione che gli interpreti (naturalmente i ragazzi, ma soprattutto gli adulti, affidati ai migliori interpreti della scena inglese) hanno saputo creare intorno ai loro personaggi, tenendo vivo l’interesse al di là della curiosità per il finale rivelato ormai con l’uscita dell’ultimo (?) romanzo della serie.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NEL PAESE DELLE CREATURE SELVAGGE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 11:52
 
Titolo Originale: Where the wild things are
Paese: USA,
Anno: 2009
Regia: Spike Jonze
Sceneggiatura: Spike Jonze e David Eggers dal romanzo omonimo di Maurice Sendak
Produzione: da Tom Hanks, Gary Goetzman, John B.Carls, Vincent Landay e Maurice Sendak per Warner Bros. Pictures, Legendary Pictures, Village Roadshow Pictures, Playtone, Wild Things Productions
Durata: 101'
Interpreti: Max Records, Catherine Keneer e le voci originali di James Gandolfini, Forest Whitaker, Mark Ruffalo, Chris Cooper

Max vive con la madre e la sorella dopo il divorzio dei genitori, in una situazione di solitudine che da una parte lo spinge ad inventare racconti bizzarri e fantasiosi dove riversa le sue paure e le sue angosce, dall’altra a scaricare la rabbia contro le persone che gli stanno più vicine. Una sera, dopo uno scontro particolarmente duro con la madre, Max scappa di casa e, magicamente, salendo su una barchetta, dopo una perigliosa attraversata, si ritrova in un’isola popolata di creature selvagge. Forte della sua parlantina Max le persuade a non mangiarlo, ma anzi a farlo diventare loro re, ma anche sull’isola non si può sfuggire al rischio della solitudine e dell’aggressività reciproca e a alla fine Max capirà che deve tornare a casa…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film rappresenta senza dubbio uno squarcio interessante e a tratti profondo sulla psicologia dell’infanzia, anche grazie ad un approccio che rivendica il valore della fantasia come strumento di guarigione, ma ne evidenzia anche i limiti in una prospettiva che sa comunque tornare alla realtà e ai rapporti umani concreti
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di tensione e potenzialmente impressionanti per i più piccoli.
Giudizio Artistico 
 
Il regista Spike Jonze (genialoide autore di film come Essere John Malkovich e Il ladro di orchidee) mette il suo talento visionario al servizio del racconto, molto semplice a livello di plot, ma interessante per le sfumature conferite ai caratteri e ai comportamenti delle creature

Quando la realtà, con le sue contraddizioni e le sue delusioni, diventa troppo dura da affrontare non è insolito che i bambini ricorrano a un mondo di fantasia che trasfiguri il reale, che loro possano dominare o dove possano esprimere liberamente le tensioni che normalmente non trovano modo di scaricare.

È quanto accade nel racconto pubblicato dallo scrittore/illustratore Maurice Sendak nel 1963, divenuto gradualmente un classico nel mondo anglosassone e ora divenuto film.

Nel caso del piccolo Max, su cui pesa la separazione dei genitori, ma soprattutto la solitudine quotidiana che l’affetto sincero della madre non riesce a compensare, l’interiorità diventa un intero mondo. Un’isola popolata dalle creature selvagge, che unisce gli aspetti di liberatorio sfogo delle pulsioni infantili (il caos delle lotte, la liberatoria distruzione delle case delle creature, le corse sfrenate e il “dormire ammonticchiati”) ad elementi inquietanti (dopo tutto la prima reazione delle creature è di voler mangiare Max e la minaccia non viene mai completamente  meno…).

Max, che è un bambino oggettivamente difficile, ha bisogno di trascorrere del tempo nello spazio meraviglioso, ma anche desolato dell’isola (in cui non a caso, però, il problema è sempre lo stesso, la solitudine), di sentirsi investito dalle creature della responsabilità di renderle felici, di imparare a districarsi tra le relazioni piuttosto complesse che le legano, affrontando ciascuna con un approccio diverso.

Ha bisogno, insomma, di fare una passo nella crescita, venendo a patti con la propria interiorità (per non usare l’impegnativo e forse eccessivo termine di inconscio), la propria rabbia e la propria aggressività per poi poter tornare alla sua casa e riabbracciare i suoi cari.

Il regista Spike Jonze (genialoide autore di film come Essere John Malkovich e Il ladro di orchidee) mette il suo talento visionario al servizio del racconto, diversificando il suo stile a partire dal realismo nervoso della porzione di racconto che presenta Max nel mondo quotidiano della casa e del quartiere, per approdare alla descrizione piena di stupore dell’isola delle creature.

Proprio queste ultime, realizzate con una fusione di immagini riprese dal vivo (con gli attori impegnati a recitare la sceneggiatura su un palco per fare da base alle successive riprese), pupazzi costruiti in formato reale e immagini generate al computer, sono vitali per consentire al film di mantenere costantemente la prospettiva del giovanissimo protagonista, diviso tra paura, curiosità, esaltazione e nostalgia mentre si confronta con dei “mostri” che paiono condividere con lui molti più sentimenti di quanto non credesse.

Il racconto, in fondo molto semplice a livello di plot, si complica per le sfumature conferite ai caratteri e ai comportamenti delle creature, che con la loro inquietante fusione di affettività, aggressività e istinto, danno vita a situazioni talvolta un po’ elusive.

Il risultato è un film che forse i più piccoli faranno fatica ad apprezzare, ma che rappresenta senza dubbio uno squarcio interessante e a tratti profondo sulla psicologia dell’infanzia, anche grazie ad un approccio che rivendica il valore della fantasia come strumento di guarigione, ma ne evidenzia anche i limiti in una prospettiva che sa comunque tornare alla realtà e ai rapporti umani concreti come approdo finale.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PERCY JACKSON E GLI DEI DELL'OLIMPO IL LADRO DI FULMINI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/10/2010 - 12:05
 
Titolo Originale: Percy Jackson and the Olympians – The Lightning thief
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Chris Columbus
Sceneggiatura: Craig Titley (dal romanzo di Rick Riordan)
Produzione: Fox 2000 Pictures/ Dune Entertainment/ 1492 Pictures/ Sunswept Entertainment
Durata: 119'
Interpreti: Logan Lerman, Sean Bean, Pierce Brosnan, Steve Coogan, Rosario Dawson, Kevin McKidd, Uma Thurman

Percy Jackson, adolescente dislessico con la tendenza a cacciarsi nei guai, scopre un giorno che suo padre è il mitico dio Poseidone, il che fa di lui un semidio con poteri speciali. Il problema però è un altro: il fulmine di Zeus è stato rubato e il re degli dei pensa che il colpevole sia Percy. Il ragazzo, inseguito da creature uscite dai libri di mitologia, ha solo quindici giorni per recuperare il fulmine, evitare una guerra planetaria e salvare sua madre…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Se il film avrà successo c’è da credere che qualche ragazzino in più prenderà in considerazione di dare un’occhiata più approfondita al libro di mitologia di casa.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune immagini di mostri e la raffigurazione degli Inferi sono potenzialmente impressionanti per i più piccoli.
Giudizio Artistico 
 
Il film si dimostra veramente godibile per il modo in cui cala i personaggi e li miti dell’antichità; una storia avvincente con protagonisti credibili e pieni di simpatia, in un tripudio di cultura alta e popolare abilmente fuse.

Tratto dal primo libro di una serie di cinque romanzi scritti da un professore di mitologia e adattato da uno sceneggiatore altrettanto appassionato all’argomento, diretto dal regista del primo Harry Potter, questo divertente (e istruttivo) fantasy per ragazzi mescola con abilità la cultura classica con il mondo moderno e mira (con ottime probabilità di successo) a sostituire il giovane mago nei cuori degli orfani di quella saga.

Al di là delle legittime speranze dei produttori, il film si dimostra veramente godibile per il modo in cui cala i personaggi e le storie dell’antichità nella struttura di una quest per la salvezza del mondo intero e nel viaggio di crescita e maturazione di un adolescente problematico.

In questo mondo alternativo in cui l’accesso all’Olimpo si trova in cima all’Empire State Building e gli Inferi governati da Ade sotto le colline di Hollywood, le iniziali debolezze di Percy (nomen omen, visto che come gli fa notare il suo insegnante, assomiglia molto a quello di un altro semidio, Perseo), la sua dislessia e il suo deficit di attenzione si rivelano poi i segnali della sua eccezionalità: in effetti, per uno che è “settato sul greco antico” la lingua inglese può creare problemi…

Man mano che il mondo ordinario si rivela popolato di creature straordinarie (l’amico storpio rivela le zampe di un satiro, il professore in carrozzella quelle equine di un centauro, Chirone, naturalmente, e una tranquilla vivaista nasconde lo sguardo pietrificante di Medusa) e Percy scopre la sua missione, il ragazzo deve anche affrontare il dolore profondo che l’assenza di un padre gli ha provocato.

Nel mondo di Percy, infatti, gli olimpi si uniscono sì alle mortali (come facevano spesso e volentieri, con risultati alterni, nella Grecia antica) ma hanno poi la proibizione di mettersi in contatto con i figli, giusto per evitare che se ne servano per lottare l’uno contro l’altro (cosa che non possono fare di persona).

Un delicato espediente, questo, inventato dall’autore, per dare una giustificazione all’imbarazzante mancanza si senso di responsabilità genitoriale che gli olimpi originali presentavano.
Qui la “voce del padre” (o della madre, tra i compagni di viaggio di Percy c’è anche una figlia di Atena, in barba alla nota verginità della dea della saggezza, oltre ad un figlio di Hermes, ovviamente esperto in gadget) risuona nella testa del figlio a guidarlo nel suo percorso, ma l’incontro è a lungo dolorosamente posticipato. Il rapimento della madre da parte di Ade fa sì che il viaggio del ragazzo si trasformi anche in una riconquista dell’unica famiglia che ha conosciuto.

Nel frattempo Percy ha modo di conoscere la sua natura e le sue potenzialità prima in uno speciale campo di addestramento per semidei (il corrispondente olimpio di Hogwarts) e poi sulla strada che lo conduce dal fondo degli inferi alla cima dell’Olimpo.

Diversamente da Harry Potter, che in un unico pacchetto si scopre mago e pure eroe predestinato, Percy viene catapultato nel nuovo mondo con tutto da dimostrare (tra le altre cose anche la propria innocenza del furto) e fin da subito è accompagnato da amici e alleati più forti ed esperti di lui, ma anche da protettori in fase di verifica (il giovane satiro suo custode che con la prima missione si guadagna i cornetti, proprio come l’angelo de La vita è meravigliosa  si guadagnava le ali).

Il pubblico, a seconda della sua preparazione sull’argomento, si godrà i riferimenti più o meno espliciti alle storie antiche ma anche all’attualità, i fantasiosi adattamenti delle ambientazioni classiche in quelle contemporanee (la terra dei Lotofagi trasformata in un Casinò da cui non si riesce proprio ad allontanarsi…), o semplicemente una storia avvincente e protagonisti credibili e pieni di simpatia, in un tripudio di cultura alta e popolare abilmente fuse.

Se il film avrà successo c’è da aspettarsi che vengano messi in cantiere anche gli altri libri della serie (ma la storia, fortunatamente è compiuta in sé) e c’è da credere che qualche ragazzino in più prenderà in considerazione di dare un’occhiata più approfondita al libro di mitologia di casa.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY CINEMA 1
Data Trasmissione: Lunedì, 28. Marzo 2011 - 21:10


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PRINCE OF PERSIA LE SABBIE DEL TEMPO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 13:04
 
Titolo Originale: Prince of Persia: The Sands of Time
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Mike Newell
Sceneggiatura: Jordan Mechner, Boaz Yakin, Doug Miro, Carlo Bernard
Produzione: Jerry Bruckheimer Films, Walt Disney Pictures
Durata: 116'
Interpreti: Jake Gyllehaal, Gemma Arterton, Ben Kingsley, Alfred Molina

Persia pre-islamica, VI secolo. Il re Sharaman, girando per le strade del suo regno scopre un trovatello, Dastan, che si distingue per coraggio ed onestà. Il re decide di adottarlo e Dastan  viene allevato assieme agli altri due fratelli, Tus e Garsiv. Il giorno in cui  i tre fratelli sono riuniti intorno al re per festeggiare la conquista della città di Alamut  e prospettare il matrimonio di Tus con Tamira, la principessa della città conquistata,  il re muore nell'indossare un vestito avvelenato che gli ha regalato Dastan. Tus viene nominato re e Dastan, accusato di omicidio, fugge assieme alla principessa Tamira, ansioso di trovare al più presto un modo per riscattare il suo onore...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un re sa governare con saggezza il suo impero; il protagonista sa essere coraggioso e privo di rancore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Racconto d'avventura dinamico e spericolato come un videogame, ottima computer grafica; gli eventi si susseguono in modo alquanto ripetitivo
Testo Breve:

Dopo la serie su I Pirati dei Caraibi, il produttore Jerry Bruckheimer ritenta il successo con un film ispirato a un famoso videogame. Divertente con grandi effetti grafici per i più piccoli, noioso e prevedibile per i più grandi 

La serie su I pirati dei caraibi che ha generato tre blockbuster, è ormai terminata da due anni; Jerry Bruckheimer e la Walt Disney erano ansiosi di tornare sugli schermi con un soggetto in grado di eguagliare un simile successo di botteghino  (e di gadget).
Cosa meglio di Prince of Persia, un videogame che dal 1998 attira generazioni di ragazzi? Le opportunità per spericolate avventure, scenografie esotiche e sfavillanti costumi ci sono tutte.
L'iniziativa,  sotto la ferma guida del produttore dalle uova d'oro,Jerry Bruckheimer, aveva preso forma puntando su Jake Gyllehaal (noto per la sua candidatura all'Oscar con I segreti di Brokeback Mountain) e Gemma Arterton (che è stata l'eroina al fianco di 007 in Quantum of Solace..). 
Il regista è Mike Newell, già esperto di film fantasy (Harrry Potter e il calice di fuoco) ma non bisogna affatto trascurare, all'interno del cast,   la consulenza di David Belle che negli anni ottanta inventò la disciplina del Parkour di cui il protagonista fa ampio sfoggio con salti mirabolanti (merito anche della computer grafica).

E' proprio la computer grafica a risultare ancora una volta determinante: fin dall'incipit possiamo ammirare la fantasia con cui gli autori hanno concepito  torri, palazzi e castelli della Persia medioevale.
La storia affianca all' elemento avventuroso la componente magica (un pugnale fatato riesce a far tornare indietro nel tempo  e chi lo possederà  potrà diventare padrone del mondo). Non manca una simpatica intesa romatica fra i due protagonisti  e una certo tono ironico e scanzonato nei dialoghi che alleggerisce le quasi due ore di spettacolo.

Dopo aver elencato gli aspetti positivi del film dobbiamo riconoscere che la sequenza di inseguimenti, duelli, crolli di castelli, fughe da voragini che si aprono nella sabbia, viaggi nella profondità della terra   sono in tutto somiglianti ai livelli che occorre superare per diventare degli assi nel videogame omonimo (in uscita contemporanea).
La differenza però è sostanziale: nel videogame c'è interattività: nel film si tratta solo di assistere passivamente a uno spettacolo che alla lunga, per i non giovanissimi, può indurre a noia.

La serie su I Pirati dei Caraibi si avvantaggiava almeno di una doppia chiave di lettura: da una parte era anch'essa un gigantesco baraccone dei divertimenti con una serie ininterrotta di inseguimenti e di duelli ma era anche presente un simbolismo a volte complesso su i desideri inappagati, sulla nostalgia degli amori perduti, giocato sul precario confine fra la vita e la morte.

Niente di tutto questo è presente in Principe of Persia: il racconto è rigorosamente lineare come lo pretendono gli spettatori più piccoli;  i cattivi sono infidi e ingannatori e i buoni vincono; manca inoltre la componente horror che aveva spesso reso la serie precedente poco adatta a tutte le età.  

In fondo un film va giudicato per gli obiettivi che si è posto e crediamo che il target dei ragazzi e adolescenti verrà facilmente raggiunto: se i più grandi rischieranno di annoiarsi, dobbiamo concludere che probabilmente hanno sbagliato film.

Come in tutti i film con il  marchio Disney, non possiamo non notare  i valori positivi  portati avanti dal nostro eroe: generoso, incapace di mentire e di doppiezza; sa farsi avanti per evitare che altri rischino dei pericoli al posto suo. Incapace di rancore, saprà ritrovare, dopo uno spiacevole malinteso, l'affiatamento con il fratello re.

In una sequenza centrale il re Sharaman non manca di elogiare la forza della famiglia: "Il legame che unisce fra di loro i fratelli: è questa la spada che difende il nostro impero".

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI3
Data Trasmissione: Lunedì, 30. Dicembre 2013 - 21:05


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