Fantasy

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BIG FISH Le storie di una vita incredibile

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/07/2010 - 11:12
 
Titolo Originale: Big Fish
Paese: Usa
Anno: 2003
Regia: Tim Burton
Sceneggiatura: John August, dal romanzo di Daniel Wallace
Durata: 125’
Interpreti: Ewan McGregor, Albert Finney, Helena Bonham Carter, Billy Crudup, Danny DeVito, Jessica Lange.

Edward Bloom ha vissuto una vita piena di incontri magici e ha affascinato il mondo con le sue storie. Il figlio Will, che non ha mai voluto accettare i suoi racconti, deciderà di scoprire il rapporto con il padre e quante delle sue storie sono realmente accadute.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La fedeltà nell’amore coniugale, la necessità di riscoprire il rapporto tra padre e figlio.
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune leggerezze sul pudore e per immagine esterna di una roulotte dove è esplicito che si sta svolgendo un atto sessuale.
Giudizio Artistico 
 
Tim Burton, quasi un Fellini americano, ci sa raccontare belle favole che diventano specchio della realtà che vorremmo

Dove finisce la realtà e dove inizia il sogno? È la domanda che Will, figlio di Edward Bloom, si pone, e che dà vita alla storia di Big Fish – Le storie di una vita incredibile.  Quando ormai Edward è sul punto di morire Will, che ha vissuto lontano dal padre e che ha sempre odiato le sue fiabe vere e/o immaginarie, decide di scoprire e di conoscere la vita e le avventure magiche. «Nel raccontare la storia di mio padre è impossibile separare la realtà dalla finzione, l’uomo dal mito»: all’età di otto anni Edward scopre, leggendo l’enciclopedia, che «un pesce tenuto in una vasca piccola, rimane piccolo; ma se tenuto in uno spazio più grande esso è in grado di raddoppiare, triplicare o addirittura quadruplicare le proprie dimensioni». Geniale inventore, divenuto adulto, Edward lascia Ashton, la sua città natale troppo «stretta per le sue ambizioni» ed incomincia un viaggio insolito con lo scopo di costruire la propria vita.

Streghe. Uomini-lupo. Cantanti Siamesi. E una città fantasma, nascosta in un bosco incantato, dove vivono uomini e donne che non conoscono problemi. Sono questi i personaggi che ruotano intorno alla vita reale di Edward che Will dovrà trovare e capire. «Loro vivono in lui ed é in questo modo che lui diventa immortale». Big Fish non è solo la storia fantastica di Edward Bloom ricostruita da Will, ma diventa il realizzarsi del desiderio di un figlio di trovare l’affetto nascosto per un padre.

Big Fish è la storia di un uomo che vuole dimostrare come il racconto sia un mezzo capace di insegnare a vivere una vita fino in fondo e come l’amore ha la capacità di essere eterno.  «Si dice che quando tu incontri l’amore della tua vita il tempo si ferma ed è vero, ma è vero anche che quando riparte di nuovo si muove così in fretta che non fai in tempo a catturarlo» ammette Edward quando incontra Sandra la ragazza che diventerà sua moglie. Sarà proprio l’amore per Sandra l’anello di congiunzione tra un padre e un figlio che vivono da estranei.

Il film, cocktail agrodolce dove la realtà è mescolata con la fantasia, perde a volte linearità perché come dice lo stesso Will “mio padre racconta le storie tanto da diventare lui stesso le storie”. Dopo numerosi film (Il pianeta delle scimmie, Edward, mani di forbice, Batman) che hanno lasciato poco respiro alla positività e alla capacità di cambiare dell’uomo il regista Tim Burton propone una pellicola che fa riflettere sulla necessità della fedeltà nell’amore e della bellezza dell’affetto tra un padre e un figlio.

Autore: Emanuela Genovese
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Cinema Sony
Data Trasmissione: Domenica, 25. Febbraio 2018 - 21:15


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BATMAN BEGINS(Olearo)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/06/2010 - 12:58
 
Titolo Originale: Batman Begins
Paese: USA
Anno: 2005
Regia: Christofer Nolan
Sceneggiatura: David S. Goyer, Christopher Nolan
Durata: 140'
Interpreti: Christian Bale, Michael Cane, Morgan Freeman, Katie Holmes, Liam Neeson, Rutger Hauer

Thomas Wayne è un ricco benefattore della città di Gotham City e padre esemplare dell'unico figlio Bruce. Una sera escono dal teatro prima della fine dello spettacolo (il ragazzo aveva subito uno shock da piccolo e si era spaventato al vedere attori che assomigliavano a pipistrelli) e in una strada buia viene  freddato da un rapitore assieme a sua moglie. Gotham cade in mano alla criminalità organizzata e Bruce inizia a girare per il mondo per trovare dentro di sé la forza per combattere l'ingiustizia e la prevaricazione....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il nostro eroe comprende che la vendetta non ripaga ma che occorre applicare la giustizia senza rancore
Pubblico 
Adolescenti
Scene di lotta senza dettagli cruenti ma è presente qualche immagine che potrebbe spaventare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Prodotto professionalmente molto ben curato ma manca qualche guizzo di originalità nei confronti dell'ormai abbondante produzione intorno all'uomo pipistrello

Ritornare ancora una volta sulla leggenda di Batman non era compito facile. Cercare di eguagliare  il successo dei due precedenti lavori di Tim Burton, pieni di geniali suggestioni dark  (sopratutto nei personaggi cattivi, merito anche delle ottime interpretazioni di Jack Nicholson e Danny De Vito) risultava ancora più difficile dalla disaffezione generata dal   flop di  otto anni fa, dell'ultimo Batman e Robin, interpretato da George Clooney.

Christopher Nolan, regista e sceneggiatore assieme a David S. Goyer, ci ha riprovato, forse avendo ben inmente  le motivazioni  che hanno decretato il successo del "cugino" Spiderman nelle sue due ultime versioni di Sam Raimi: spiderman e Spiderman 2.  La rivitalizzazione cinematografica di questi gloriosi eroi dei fumetti  (Batman è del  '39,  mentre Spiderman è del 1962) nati quasi come reazione inconscia e popolare al gangsterismo imperante nelle grandi metropoli americane,  sembra passare  attraverso tre elementi fondamentali: raccontare le intime motivazione che hanno innescato la loro trasformazione da giovani  tranquilli e  sereni a simbolo e terrore per la criminalità (c'è sempre un evento doloroso che segna la loro infanzia); la  fatica del mestiere di eroe, del loro  essere cioè uomini normali solo un  pò più dotati degli altri con molte incertezze e il rischio perenne, nel saltare da un tetto all'altro, di andare a sbattere da qualche parte. Infine la loro impossibilità ad abbandonarsi ad un borghesissimo innamoramento perché il loro "mestiere" li tiene troppo tempo fuori casa.

In effetti per buona metà del film, Bruce Wayne ancora non indossa il costume da pipistrello ma assistiamo, con una meticolosità che farà sicuramente piacere ai molti fan, alla genesi della tuta/corazza con tutti i dettagli tecnici  del caso, al collaudo di una dotazione completa di sistemi di aggancio  indispensabili a un perfetto arrampicatore di grattarceli, alle prove dell'automobile/tank  derivato da un prototipo militare (non sarà. mica che tutti questi dettagli servono per meglio promuovere il merchandising legato al film?). 
Quando finalmente Batman è pronto, inizia la sua sfida  contro una banda di criminali euroasiatici (saltando così diplomaticamente il medioriente) che desiderano distruggere New York (pardon, Gotham City) per punirla della sua corruzione ( senza nessuna allusione, per carità, al 9/11).

Il film ha come pubblico target i ragazzi e gli adolescenti a cui non potrà non piacere perché gli ingredienti del film d'azione ci sono tutti (molti combattimenti corpo a corpo o con le spade, scene catastrofiche di treni deragliati) e tutti ben confezionati. Se  però il film è professionalmente valido, non sarebbe dispiaciuto qualche guizzo di originalità: siamo lontani dall'anima dark di Tim Burton, e dall'analisi  psicologica dei personaggi degli ultimi due film su Spiderman.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: 20
Data Trasmissione: Martedì, 26. Maggio 2020 - 21:00


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BATMAN BEGINS (Luisa Cotta Ramosino)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/06/2010 - 12:46
 
Titolo Originale: Batman Begins
Paese: USA
Anno: 2005
Regia: Christofer Nolan
Sceneggiatura: David S. Goyer, Christopher Nolan
Produzione: Warner Bros. Pictures
Durata: 140'
Interpreti: Christian Bale, Michael Cane, Morgan Freeman, Katie Holmes, Liam Neeson, Rutger Hauer

Thomas Wayne è un ricco benefattore della città di Gotham City e padre esemplare dell'unico figlio Bruce. Una sera escono dal teatro prima della fine dello spettacolo (il ragazzo aveva subito uno shock da piccolo e si era spaventato al vedere attori che assomigliavano a pipistrelli) e in una strada buia viene  freddato da un rapitore assieme a sua moglie. Gotham cade in mano alla criminalità organizzata e Bruce inizia a girare per il mondo per trovare dentro di sé la forza per combattere l'ingiustizia e la prevaricazione....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista apprende il legame profondo tra la paura e la vendetta e matura un concetto pieno di giustizia, di equità e di armonia
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di violenza e forte tensione
Giudizio Artistico 
 
Pur non rinunciando al gusto scenografico degli effetti speciali, si lascia maggior spazio ad una dimensione più personale senza nulla togliere al gusto di uno spettacolo capace di conquistare un pubblico di tutte le età

Dopo che negli anni dei  meno riusciti sequel i villain di turno avevano sempre più spesso rubato alla scena all’uomo pipistrello, la vera novità di Batman Begins è proprio nell’assoluto protagonismo dell’eroe, che qui, anche nell’ottica di un restyling del marchio detenuto dalla Warner, vive un vero e proprio processo di rifondazione, alla ricerca delle radici esistenziali e morali della sua missione.

Ed è forse per questo che non è poi così strano che l’eroe mascherato entri in scena dopo un’ora abbondante di film, non per questo meno interessante e coinvolgente, ma certamente insolita per una pellicola tratta da un fumetto.

La chiave di (ri)lettura della storia, infatti, ha il suo senso profondo nel presentare un lungo e doloroso processo di trasformazione che è interiore prima ancora che esteriore o fisica (e infatti Batman, caso unico tra i supereroi, non ha superpoteri ma molti gadget e una mostruosa forza di volontà!).

L’intento del regista e sceneggiatore Nolan (sensibile interprete di dissidi interiori in Memento e Insomnia) e del suo coautore Goyer (che già si era occupato della serie di Blade, ma anche del cupo e profondo Dark City) sembra quello di ridare profondità e credibilità al loro personaggio scavandone le radici e collocandolo in un contesto che, se pure mantiene le semplificazioni tipiche del genere, appare al contempo più reale, meno artisticamente rimodellato. Non a caso la Gotham di Batman Begins, pur con i suoi treni sopraelevati che rimandano a tanti film di fantascienza, assomiglia molto di più ad una New York/Chicago (dove è stato in parte girato) attuale (e di nuovo il più naturale riferimento è Spiderman) rispetto alle città dipinte da Burton e Schumacher nei loro Batman.

In questa paradossale scelta di “realismo” gli autori del film si soffermano a lungo sul nodo fondamentale del personaggio, sul legame profondo tra la paura e la vendetta, il problema del male e il concetto di giustizia (equità, armonia, legge del taglione?), rendendo il tutto estremamente credibile attraverso una rete di personaggi che circondano il protagonista dandogli profondità.

Per la prima volta, per esempio, conosciamo meglio il padre di Bruce Wayne, medico filantropo che ha deciso di dividere la sua ricchezza con la città, affetto perduto, ma anche modello messo in discussione dal mentore ambiguo impersonato da Liam Neeson.

E il Batman  che nascerà dalle ceneri di un’infanzia segnata dalla violenza e da una giovinezza perduta nel desiderio confuso di una vendetta impossibile, ricava il suo spazio di azione e il suo ruolo di oscuro protettore di Gotham proprio nello spazio che passa tra il rigido Ducard (Neeson), deciso a buttare il bambino con l’acqua sporca (cioè a distruggere la decadente Gotham), e l’idealista inerme Wayne Sr., che sposa la non violenza e il mecenatismo in grande stile per ridare speranza ai suoi concittadini (uno dei quali, però, lo ucciderà…).

I dilemmi esistenziali e morali della pellicola sono abilmente mescolati ad una robusta dose di “divertimento” grazie soprattutto alla coppia di spalle di lusso, il maggiordomo Alfred (Caine) e l’inventore Fox (Freeman). Se il primo si preoccupa di sdrammatizzare gli eccessi di pathos con un humor di marca britannica, ma si fa anche portatore (molto meglio dell’integerrima Rachel Dawes - una dimenticabile Katie Holmes) della memoria familiare di Bruce, il secondo, nei panni di un inventore geniale e ironico (una sorta di Q di colore), fornisce il necessario apparato di tecnologia necessario a dare corpo al progetto del futuro supereroe, che comunque non sfugge nella sostanza alla scelta di realismo che pervade tutto il film.

Così, godendoci la “vera” storia di Batman non sentiamo così la mancanza di un cattivone che gigioneggi con i suoi drammi e i suoi piani criminali strabilianti togliendo la scena all’eroe (come accadeva con Joker-Nicholson, Pinguino-De Vito & C.); per questo ci sarà forse tempo nelle pellicole che indubbiamente continueranno a reinventare la figura dell’uomo pipistrello.

Per intanto resta il piacere di riscoprire le emozioni legate alle scelte dei personaggi (il ciò che si è mostrato da ciò che si fa) piuttosto che al gusto scenografico degli effetti speciali che qui, pur non venendo meno, lasciano spazio ad una dimensione più personale senza nulla togliere al gusto di uno spettacolo capace di conquistare un pubblico di tutte le età.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: 20
Data Trasmissione: Lunedì, 1. Ottobre 2018 - 21:00


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GLI AMORI DI ASTREA E CELADON

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/05/2010 - 10:45
Titolo Originale: Les amours d’Astrée et Céladon
Paese: Francia/Spagna/Italia
Anno: 2007
Regia: Eric Rohmer
Sceneggiatura: Eric Rohmer dall’opera di Honoré d’Urfé
Produzione: Compagnie Eric Rohmer/Rezo Productions/Bim Distribuzione/Alta Produccion/Cofinova 3/Arte-Cofinoiva 2/Cinemage/Soficinéma 2/Canal+/Centre National de Cinématograèhie
Durata: 109'
Interpreti: Andy Gillet, Stéphanie Crayencour, Cécile Cassel

Nei fantastici boschi popolati di ninfe e pastori della Gallia del V secolo d.C. si amano i due pastorelli Astrea e Céladon. Ma la ragazza, per un inganno, si crede tradita e impone all’amante di allontanarsi per sempre dalla sua vista. Céladon, disperato, si getta in un fiume, ma viene salvato da alcune ninfe. Fedele alla sua promessa, però, ne dovrà passare di tutti i colori prima di riunirsi alla sua amata, ormai pentita dell’errore commesso.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Rohmer ha ancora la capacità di raccontare l’amore fisico come espressione dell’amore spirituale
Pubblico 
Maggiorenni
Scene sensuali e di nudo
Giudizio Artistico 
 
Il talento insuperabile di Rohmer sta tutto nel riuscire a trasformare situazioni che nelle mani di chiunque altro risulterebbero farsesche o volgari in un divertissement non privo di profondità..
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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i fantastici 4 e silver surfer

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 10:36
 
Titolo Originale: Fantastic Four: Rise of the Silver Surfer
Paese: Usa
Anno: 2007
Regia: Tim Story
Sceneggiatura: Don Payne
Produzione: 20th Century Fox, Marvel Enterprises
Durata: 92'
Interpreti: Ioan Gruffudd, Jessica Alba, Chris Evans, Michael Chiklis, Doug Jones

Sembra che finalmente Reed e Susan riescano a sposarsi: Redd ha promesso di non interessarsi a questa nuova minaccia che incombe sul mondo (pare che ci sia qualcuno che si diverte a fare crateri giganteschi  in giro per il mondo e a sconvolgere le condizioni climatiche) ma in realtà ha già iniziato a lavorarci. Così quando appare Silver Surfer, l'uomo d'argento proveniente da altri mondi e dotato di poteri eccezionali,  non si trova impreparato...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un affiatato gruppo di amici riesce a restare unito nonostante
Pubblico 
Pre-adolescenti
Un accenno di tortura su di un prigioniero
Giudizio Artistico 
 
Spettacolare impiego della computer grafica ma si sente la mancanza di un maggior approfondimento di alcuni personaggi.

I fantastici 4 e Silver Surfer arriva  due anni dopo il primo film della serie, osteggiato dalla critica ma apprezzato moltissimo dal pubblico. E' bene chiarire subito che questo film vuole essere esattamente quello che è: un film d'intrattenimento per adolescenti e pre-adolescenti. L'osservazione non è ovvia perché oggi film d'animazione e film ricavati dal mondo dei fumetti utilizzano spesso la favola o il contesto avventuroso originale per rivolgersi agli adulti e lanciar loro messaggi carichi spesso di nebulosa  profondità. E' successo con Shreck, con le serie Batman e Spiderman ma anche con l'ultimo I pirati dei caraibi, avventuroso si, ma con dialoghi troppo ermetici e sofisticati.

Se pertanto lo schema buoni-cattivi può apparire ad un adulto troppo semplice. è anche bello non doversi preoccupare di cogliere i messaggi indiretti trasmessi dai dialoghi,  i ribaltamenti di prospettiva sparsi nella storia o perché no, qualche dotta citazione cinematografiche per ingraziarsi i più preparati ma concentrarsi invece sulla magnificenza delle immagini in computer grafica e godersi i battibecchi, qualche gelosia fra i quattro, che ricordano quelli di un affiatato gruppo di quattordicenni impegnato in qualche emozionante avventura di loro invenzione.

Certo, qualche problema esistenziale l'hanno pure loro, già riscontrato nello spassoso Gli incredibili  (2004) della Pixar sia pure a schema invertito: se i primi avevano desiderio di poter tornare ad impiegare i loro superpoteri, qui i fantastici quattro (sopratutto Reed e Susan che vogliono sposarsi, ma anche Ben che ama Alicia) vorrebbero tanto fare famiglia e occuparsi  dei figli, invece di dover sempre accorrere per salvare il mondo.
La novità sostanziale di questa puntata è l'introduzione del personaggio Silver Surfer presente in molte puntate di questo fumetto nato nell'ormai lontano 1962. Un personaggio affascinante perché misterioso (la stessa Susan gli si avvicina senza paura perché comprende che c'è qualcosa di buono in lui). La sua storia ci rimanda a mondi lontani, a un tiranno potente (Galactus) divoratore di mondi e a un amore infelice verso una donna  per salvare la quale ha sacrificato la sua libertà.
Indubbiamente si percepisce la mancanza nella sceneggiatura di un maggior approfondimento dei personaggi, sopratutto le grosse potenzialità di Silver Surfer ma anche del cattivo Galactus che non parla mai ed è ridotto a una nube minacciosa.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BEE MOVIE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/01/2010 - 12:42
 
Titolo Originale: BEE MOVIE
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Steve Hickner, Simon J. Smith
Sceneggiatura: Jerry Seinfeld, Spike Feresten, Barry Marder, Andy Robinson
Produzione: Dreamworks Animation
Durata: 90'

Barry Bee Benson è un'ape;  si è appena laureato (il corso è durato 3 giorni, secondo i tempi compatti delle api) e ora dovrebbe presentarsi alla grande fabbrica di miele per iniziare un lavoro che lo dovrà impegnare per il resto della sua vita, come per tutti gli altri. Barry è però curioso di sapere cosa esiste al di fuori di quel suo mondo così ben pianificato  e si unisce a un gruppo di api che parte in missione per raccogliere il  polline dai fiori dei  giardini di New York.  Barry ben presto si smarrisce e fa quello che non avrebbe mai dovuto fare: inizia a parlare con gli umani, in particolare con Vanessa, una gentile fioraia. che si prende cura di lui...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il morale della favola è che in natura ognuno svolge la sua funzione e riesce ad essere utile agli altri
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Ironico e ben confezionato con qualche stanchezza nella parte centrale e una grafica più schematizzata della concorrente Pixar

La Dreamworks Animation, storica concorrente della Pixar nell'animazione grafica sviluppa storie che puntano meno al sentimento e più a una  ironia sferzante (la serie di Shrek, Z la formica, Madagscar, Shark Tale) e per questa nuova opera ha deciso di ingaggiare  Jerry Seinfeld, il comico americano diventato famoso per una sit.com che porta il suo nome e che è stato un successo per quasi otto anni,  noto per le sue osservazioni pungenti e ironiche sui paradossi di chi vive a New York. Non poteva quindi non stimolare la sua ironia  il  mondo delle api,  dove tutti sono cugini (tutti figli dell'ape regina) e il cui unico destino è lavorare tutta la vita a produrre il miele, sopratutto se messo a confronto  con il mondo degli umani (Barry, con l'aiuto di Vanessa, si impegna a portare avanti una class action in piena regola contro gli esseri umani, rei di  impadronirsi con la violenza del loro miele).
Il gioco viene portato forse troppo in là, nonostante che il patto con lo spettatore nei film di animazione sia sempre molto ampio e si percepisca qualche nota stonata,  come  quella di ipotizzare una forma di innamoramento fra Barry e Vanessa e di mettere in piedi un regolare tribunale per la causa delle api contro gli  umani. Il finale della storia si ricollega in qualche modo alle favole di Esopo e di La Fontaine (ognuno in natura ha il suo posto e la sua funzione;  alle api spetta  irrimediabilmente il compito di impollinare i fiori e di produrre il miele). Ma se la saggia ed edificante conclusione viene garantita, resta qualcosa di freddo nella composizione globale: manca probabilmente qualche goccia di commozione umana (o simil-umana): i personaggi sono strumenti delle battute argute ma fredde di Seinfeld, e dell'obiettivo di raggiungere un finale più filosofico che saggio: essi non vivono di vita propria, non hanno profondità (più belli, da questo punto di vista, sono stati  Alla ricerca di Nemo, Shrek e il più recente Ratauille).

A questo dobbiamo aggiungere che la grafica è più semplificata e plastificata di quella offerta dalla Pixar: la visione di una Parigi notturna piena di luci soffuse come nell'ultimo Ratatuille resta un prodigio ineguagliato di tecnica e arte.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SPIDERWICK LE CRONACHE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/29/2010 - 13:25
 
Titolo Originale: The Spiderwick Chronicles
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Mark Waters
Sceneggiatura: Karey Kirkpatrick, David Berenbaum e John Sayles dal romanzo di Toni Di Terlizzi e Holly Black
Produzione: Mark Canton per Paramount Pictures/Nickelodeon Movies
Durata: 96'
Interpreti: Freddie Highmore, Sarah Bolger, Mary-Luoise Parker, David Strathairn

Quando i ragazzi Grace, in seguito alla separazione dei genitori, si trasferiscono insieme alla madre da New York nella casa vittoriana lasciata dalla bizzarra prozia Lucinda (ricoverata in una clinica dopo ciò che tutti hanno interpretato come un tentativo di suicidio), nessuno si immagina che la curiosità di Jared, il più intrattabile dei tre, dischiuderà il passaggio tra il nostro mondo e quello delle creature fatate rompendo i sigilli di una guida magica scritta 80 anni prima da un loro antenato. Per salvare se stesso e i suoi cari dalle grinfie di un terribile orco e dei suoi aiutanti goblin, Jared dovrà collaborare con il fratello gemello Simon e la sorella maggiore Mallory, ma anche recuperare il rapporto con la madre e affrontare la verità sulla separazione dei genitori.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Le avventure fantastiche dei tre fratelli saranno lo spunto per riscoprire e rinsaldare i legami familiari, rifondando una solidarietà mai del tutto venuta meno
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche mostro orripilante e qualche battaglia violenta potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
La storia è senza dubbio semplice, ma i tratteggio dei personaggi e alcune trovate lo rendono uno spettacolo adatto a bambini e adolescenti che potranno riscoprirvi il gusto per il fiabesco e l’avventura

Da quando l’uso delle tecnologie digitali ha reso più economica la realizzazione di effetti speciali di una certa efficacia, sul grande schermo si sono moltiplicate le pellicole di genere fantastico destinate soprattutto ad un pubblico di bambini e adolescenti

È questo il caso de Le cronache di Spiderwick, tratto dal primo volume di una serie di romanzi per ragazzi assai popolare oltre Oceano (meno da noi), che negli Usa ha fatto buoni incassi, anche grazie ad un approccio semplice, ma efficace che unisce l’appeal del fantastico (fate, folletti, goblin e orchi, anche se non si tratta di un mondo dalla complessa architettura, quanto di una dimensione parallela visibile solo a particolari condizioni) a una buona trattazione delle dinamiche familiari.

Accanto ad una dinamica di scoperta del mondo fatato che rispetta le regole tradizionali della fiaba (dinamizzate da un certo umorismo) e recupera i riferimenti al folklore europeo piuttosto che le invenzioni di tanto fantasy letterario recente, gli autori (tra cui risulta accreditato anche John Sayles, regista sceneggiatore indipendente di grande sensibilità a cui si devono, pur se non riconosciute nei titoli, le revisioni finali di molti grandi film hollywoodiani) pongono al centro del film le difficoltà di un nucleo familiare in fase di riorganizzazione.

La madre, lasciata dal marito per un’altra donna, non ha voluto confessare la verità ai due figli più piccoli (i gemelli Jared e Simon, interpretati dal nuovo divo bambino inglese Freddie Highmore), e così è diventata il bersaglio del risentimento di Jared, che continua a sperare di veder arrivare il padre e tornare in città.

Naturalmente il pericolo scatenato dall’apertura della guida magica, dopo qualche scaramuccia tra fratelli, sarà lo spunto per riscoprire e rinsaldare i legami familiari, rifondando una solidarietà mai del tutto venuta meno.

La storia è senza dubbio semplice, ma i tratteggio dei personaggi e alcune trovate lo rendono uno spettacolo adatto a bambini e adolescenti che potranno riscoprirvi il gusto per il fiabesco e l’avventura.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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10.000 A.C.

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/29/2010 - 13:12
 
Titolo Originale: 10.000 B. C.
Paese: USA/ Nuova Zelanda
Anno: 2008
Regia: Roland Emmerich
Sceneggiatura: Roland Emmerich, Harald Kloser
Produzione: Warner Bros. Pictures/ Legendary Pictures /Mark Gordon Productions / Centropolis Enterteinment / The Mark Gordon Company
Durata: 108'
Interpreti: Steven Strait, Camilla Belle, Cliff Curtis

Presso gli Yaghall, una tribù di cacciatori di mammut, giunge una bambina dagli occhi azzurri unica superstite di una razzia di misteriosi “demoni a quattro zampe” presso una tribù vicina. Subito l’anziana sciamana profetizza che alla fanciulla, ribattezzata Evolet, e al guerriero a cui è destinata, è legata la sopravvivenza del gruppo. Quando Evolet e altri sono vittima di un’altra razzia, D’Leh, che la ama da sempre, si impegna in un inseguimento testardo e disperato che lo condurrà ai confini del mondo e ad abbattere un impero.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I buoni e i belli trionferanno
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di violenza nei limiti del genere
Giudizio Artistico 
 
Il film si riduce ad una serie di episodi più o meno inverosimili, annodati da una voce fuori campo, che sopperisce come può all’evidente confusione che regna nella trama

Il regista e sceneggiature Emmerich, abbonato a filmoni spettacolari e fracassoni senza grande profondità (sono suoi Independence day e Stargate), si rivolge stavolta all’antichità e, sdegnando la più frequentata classicità, si proietta in una preistoria ricostruita con molta fantasia e poco rispetto, non solo per i dati storici ma anche per una più banale logica narrativa e geografica (montagne innevate che co

nfinano con giungle rigogliose, a loro volta confinanti con deserti riarsi, come in un gioco da tavolo o in un videogame).

La storia, che aspira all’epica senza mai intravederla nemmeno da lontano, dopo un inizio confuso e complicato, si riduce invece ad una serie di episodi più o meno inverosimili, vanamente annodati da un’invadente voce fuori campo, che sopperisce come può all’evidente confusione che regna nella trama e che offre in abbondanza momenti di involontaria comicità.

Colpa forse anche della mancanza di carisma del protagonista, il cacciatore guerriero D’Leh, capelli stile rasta e petto depilato da modello, capo riluttante di un’armata di guerrieri di colore che conoscono un sacco di lingue ma parlano come gli schiavi di Via col vento. Come lui, anche tutti gli altri personaggi mostrano una psicologia che riesce ad essere contemporaneamente troppo moderna e straordinariamente rozza.

I cacciatori yaghall si dimostrano, fin dal principio, talmente sprovveduti da meritarsi tutte le disgrazie che li colpiscono, dalla carestia (i mammuth, non si sa perché, hanno cominciato a scarseggiare e i nostri, invece che migrare alla loro ricerca, come qualunque popolo di cacciatori - sono i contadini ad essere, per evidente necessità, stanziali - stanno ad aspettare sotto la neve) alle razzie (e anche qui ci sarebbe da discutere sul rapporto costi benefici, dato che gli schiavisti vanno a cercare le loro vittime in luoghi scomodi e lontanissimi, quando ne avrebbero a disposizione in abbondanza più vicini).

La geografia preistorica di Emmerich passa dai primitivi cacciatori in pelliccia, ai coltivatori africani esperti in pittogrammi che sembrano fumetti, per finire con un impero pseudo-egizio (ci sono le piramidi, i sacrifici umani e un re-dio invisibile e onnipotente). Il tutto senza coinvolgere l’emozione né dire nulla di interessante né sul passato né sul presente. È decisamente imbarazzante il confronto tra questo colossal digitale pretenzioso e l’avventura sanguinaria e piena di emozione di Apocalypto di Mel Gibson, di cui il film di Emmerich sembra per certi versi l’involontaria e goffa parodia e da cui, al di là della scelta ardita della lingua originale sottotitolata, spirava un’aria di autentica passione che qui manca del tutto.

A parziale soddisfazione del pubblico più giovane (e maschile) qualche sequenza d’azione e un profluvio di animali preistorici poco storicamente verosimili (gli struzzi giganti carnivori della giungla sono da antologia) ma piuttosto ad effetto.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ALLA RICERCA DELL'ISOLA DI NIM

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/29/2010 - 11:32
 
Titolo Originale: Nim's Island
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Maerk Levin e Jennifer Flackett
Sceneggiatura: Maerk Levin e Jennifer Flackett, Joseph Kwong e Paula Mazur dal romanzo di Wendy Orr
Produzione: Paula Mazur per Walden Media
Durata: 94'
Interpreti: Abigail Breslin, Jodie Foster, Gerald Butler

Dopo la morte prematura della madre oceanografa la piccola Nim vive su una bellissima isola del Sud Pacifico insieme al padre Jack, biologo marino, immersa nella natura e nella lettura delle avventure del suo eroe preferito, il coraggioso Alex Rover. Tutto l’opposto di quanto accade alla scrittrice Alexandra Rover, che quelle avventure si limita a inventarle, mentre se ne sta rinchiusa nel suo appartamento preda di mille paure. Poi però Jack scompare in mare e spregiudicati “pirati” minacciano l’isola di Nim così la ragazzina non trova di meglio che chiedere aiuto a quello che crede essere il suo eroe in carne ed ossa. Dopo molte esitazioni Alexandra comincia un tragicomico viaggio, mentre Nim usa tutto quello che ha imparato in anni di vita all’aria aperta per difendere il suo paradiso…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film offre a tutti un sano divertimento e invita ognuno a "trovare l'eroe che c'è in te"
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Non tutti gli snodi dello sviluppo sono egualmente convincenti ; tuttavia il film ha ritmo e umorismo in abbondanza

Mancavano da un po’ sul grande schermo le grandi avventure per ragazzi che tanta fortuna hanno avuto sulle pagine dei romanzi e in pellicola.

Il nuovo film prodotto dalla Walden Media (una casa di produzione che da Narnia a Therabitia sembra ormai una certezza in termini di intrattenimento per i più giovani) è una partita a tre personaggi, ognuno dei quali dovrà affrontare un viaggio fisico e spirituale per superare le proprie paure. “Trova l’eroe che c’è in te!” recita il mantra del romanzesco Alex Rover: ed è appunto ciò che faranno, ognuno a suo modo, i personaggi della storia

A guidare la vicenda è la giovane e intraprendente Nim, una bambina che ha conosciuto la madre solo attraverso i fantasiosi racconti del padre biologo con cui vive in un’isola deserta (ma dotata di elettricità e ben collegata al mondo via internet e grazie a periodici rifornimenti!).

All’altro capo del pianeta vive, nello spazio accogliente, ma limitato della sua bella casa, una donna ormai adulta (Jodie Foster in versione felicemente autoironica dopo la cupezza di Il buio nell’anima) capace di inventare fantastiche avventure, ma terrorizzata addirittura da un comune ragno cittadino. Poco serve che sia affiancata dal personaggio di fantasia che è l’eroico protagonista dei suoi romanzi (e che ha le sembianze di Gerald Butler, lo stesso attore che recita il ruolo del solido e geniale padre di Nim): la sicurezza di zuppe in scatola e detergente per le mani sembrano le sue uniche ancore di salvezza…

Almeno fino a quando il grido d’aiuto di una bambina rimasta sola la spingerà a oltrepassare i limiti della sua prigione autoimposta. Il viaggio di Alexandra/Alex segue i canoni della classica commedia basata sull’assunto del pesce fuor d’acqua, mentre a fare da contrappunto troviamo le avventure “guerriere” di Nim (affiancata dai suoi amici animali) e la lotta per la vita di suo padre Jack (lui sì una specie di Indiana Jones degli oceani)

Non tutti gli snodi dello sviluppo sono egualmente convincenti e forse il riannodarsi delle tre linee narrative arriva un po’ troppo tardi perché lo spettatore possa gustarsi l’interazione tra Nim e Alexandra; tuttavia il film ha ritmo e umorismo in abbondanza per offrire a un pubblico di tutte le età un sano divertimento.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: ITALIA1
Data Trasmissione: Sabato, 1. Febbraio 2014 - 19:10


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WANTED SCEGLI IL TUO DESTINO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/24/2010 - 12:20
Titolo Originale: Wanted
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Timur Bekmambetov
Sceneggiatura: Michael Brandt e Derek Hass tratta sul fumetto di Mark Millar e J.G. Jones
Produzione: Mark Platt, Jim Lemley, Jason Netter, Iain Smith per Universal Pictures / Spyglass Entertainment / Relativity Media /Kickstart / Top Cow
Durata: 112'
Interpreti: James McAvoy, Morgan Freeman, Angelina Jolie, Thomas Kretschmann

Wesley Gibson ha una vita da impiegato frustrato e maltrattato e una fidanzata che lo tradisce sistematicamente con il suo migliore amico. In più soffre di tremendi attacchi d’ansia che lo costringono a riempirsi continuamente di pillole. Ma questa è solo l’apparenza perché quello che Wesley non sa è che in realtà lui appartiene di diritto ad una segretissima e spietata  lega di assassini dotati di poteri paranormali, che agiscono per preservare nel mondo un equilibrio tessuto e codificato nella trama di un misterioso Telaio del destino. Uno di loro, però, si è ribellato e ha cominciato ad agire senza controllo e solo Wesley è in grado di fermarlo. Sempre che accetti il suo destino…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Quello che è veramente grave è la filosofia di fondo che anima la pellicola. Di fatto, nessuno mette mai in discussione la logica dell’”ucciderne uno per salvarne mille” , ma solo la perversione di questo principio “ad uso privato
Pubblico 
Maggiorenni
Molte scene di violenza, turpiloquio e un paio di scene sensuali.
Giudizio Artistico 
 
Non sempre la macchina narrativa gira a dovere, specie nell’inizio un po’ macchinoso e lento ma sul piano visivo il film di Bekmambetov è una esperienza eccezionale e davvero godibile per gli appassionati del genere

Tu non sei l’ultimo ingranaggio di una macchina sociale spietata e spersonalizzante, ma un essere speciale e unico, con un destino eccezionale, al di là della morale borghese e delle meschinerie dell’uomo qualunque. È questo sogno di superomismo vagamente fascista (alcune caratterizzazioni fanno esplicitamente il verso a Fight Club, a partire dal tavolo Ikea su cui viene tradito il protagonista) che la pellicola del geniale regista russo Bekambetov (già la mente de I guardiani della notte e i Guardiani del giorno) illustra con dispiego di mezzi e di invenzione visiva, ma anche di un po’ di sana ironia necessaria a digerire l’imponente dose di violenza che la storia profonde a piene mani.

In fondo, quello che tocca al giovane Wesley non è altro che l’evoluzione cresciutella e più violenta della storia di Harry Potter, bambino maltrattato da una famiglia matrigna che si scopre eroe predestinato. E pazienza che  a Wesley, al posto dell’intrigante cicatrice a forma di fulmine del maghetto, tocchino dei fastidiosissimi attacchi di panico che si riveleranno poi il sintomo delle sue incredibili capacità di assassino.

La Confraternita in cui Wesley viene introdotto, infatti, si dedica all’opera meritoria (e ultimamente inflazionata) di salvare il mondo, non difendendo i più deboli (per cui sotto sotto si prova anche un certo presuntuoso disprezzo) ma praticando l’arte dell’omicidio secondo le direttive appositamente decifrate dall’autorevole Sloane (Morgan Freeman, ormai sempre più spesso in prima linea quando si tratta di dirigere l’Universo o di far da mentore ai supereroi) nella trama di un megatelaio che tesse le vite degli esseri umani e indica di volta in volta chi va eliminato per conservare l’equilibrio.

Non ci vuole poi molto al protagonista per accettare l’eredità paterna (che, guarda un po’, comprende un bel conto in banca oltre alla capacità di curvare la traiettoria delle pallottole) e abbracciare il suo nuovo destino, pure se questo significa sottoporsi ad un allenamento massacrante per trasformarsi nell’arma perfetta. La missione sembra chiara: elimina il cattivo prima che faccia del male (e in questo siamo dalle parti di Minority Report), anche se poi le cose si complicano un po’ e nulla è quello che sembra.

Manco a dirlo ci troviamo di fronte ai soliti Codici pseudo metafisici (anche se l’immagine del telaio è suggestiva e ha una sua rispettabile tradizione nella mitologia classica e nella storia dell’arte, pure se l’ignorantissimo Wesley non ne sa nulla), che ben presto qualcuno si stufa di rispettare e comincia a interpretare un po’ liberamente a suo uso e consumo. Così buoni e cattivi cominciano a confondersi e Wesley dovrà “scegliere il suo destino” secondo coordinate più complicate del previsto. Il suo vero padre si rivelerà non quello da cui ha ereditato la capacità di uccidere ma colui che è disposto a dare la vita per lui e di fronte alla scoperta del tradimento il giovane ora davvero consapevole delle sue capacità scatenerà la sua furia in uno scontro senza precedenti.

Non sempre la macchina narrativa gira a dovere, specie nell’inizio un po’ macchinoso e lento e quando si va a parlare di predestinazione si rischia sempre di piantare qua e là qualche contraddizione.

Ma quello che è veramente grave è la filosofia di fondo che anima la pellicola, pur molto addomesticata rispetto al fumetto originale. Di fatto, nessuno mette mai in discussione la logica dell’”ucciderne uno per salvarne mille” , ma solo la perversione di questo principio “ad uso privato”.

È un peccato, perché il film è impreziosito da ottimi interpreti, a partire dall’ormai quotato James McAvoy (già protagonista ambiguo in L’ultimo re di Scozia ed eroe romantico in Espiazione), accanto a cui si muove la letale Angelina Jolie, inflessibile esecutrice di una spietata idea di giustizia fino alla scelta estrema.

Sul piano visivo, comunque, il film di Bekmambetov è un esperienza eccezionale e davvero godibile per gli appassionati del genere, a patto che per un istante si mettano tra parentesi le implicazioni morali della storia, cosa non facile per un pubblico di giovanissimi. Cela va sans dire che, date queste premesse, non si tratta di una pellicola adatta alla visione familiare.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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