Fantasy

  • warning: Creating default object from empty value in /home/fctadmin/public_html/modules/taxonomy/taxonomy.pages.inc on line 33.
  • strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_validate() should be compatible with views_handler::options_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_submit() should be compatible with views_handler::options_submit($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter_boolean_operator::value_validate() should be compatible with views_handler_filter::value_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter_boolean_operator.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_style_default::options() should be compatible with views_object::options() in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_style_default.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_validate() should be compatible with views_plugin::options_validate(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_submit() should be compatible with views_plugin::options_submit(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.

MALEFICENT SIGNORA DEL MALE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/25/2019 - 09:35
Titolo Originale: Maleficent: Mistress of Evil
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Joachim Rønning
Sceneggiatura: Linda Woolverton, Micah Fitzerman-Blue, Noah Harpster
Produzione: Walt Disney Pictures, Roth Films
Durata: 118
Interpreti: Angelina Jolie, Elle Fanning, Michelle Pfeiffer, Sam Riley, Harris Dickinson

Sono ormai passati sei anni da quando Aurora (quindi ora ha 22 anni) si era risvegliata dal suo sonno malefico ed era stata nominata regina della brughiera quando scopriamo subito una grossa novità: Filippo chiede di sposarla e lei accetta. L’iniziativa è stata caldeggiata dal padre di Filippo, re Giovanni (solo diplomaticamente accettata anche da sua madre, la regina Ingrid), perché vede questo matrimonio come l’occasione per riconciliare finalmente i due regni. Malefica non accetta di buon grado questa notizia perché non si fida degli uomini ma poi, per amore di Aurora, accetta l’invito a pranzo al castello fatto dai prossimi consuoceri. Sono ancora vive le ferite del recente passato e nasce subito un forte contrasto fra la regina e Malefica che infuriata, decide di andarsene. Nella confusione che si viene a creare, il re Giovanni cade a terra, colpito da un maleficio. La maggiore imputata è inevitabilmente Malefica e Aurora decide di restare a palazzo, rompendo così il forte legame che si era instaurato con la matrigna…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Su due popoli diversi per natura e sui quali pesa la memoria di troppi contrasti passati, c’è chi si batte, a dispetto di tutto, per una pacifica convivenza
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena crudele e le violente battaglie (in USA: PG)
Giudizio Artistico 
 
Di ottima qualità, come sempre, la Computer Grafica ma il contesto che ha dato origine alla famosa favola è stato trasfigurato per un’altra storia, molto più simile a Il Trono di spade
Testo Breve:

Finalmente Filippo si decide a chiedere la mano di Aurora, che accetta. Ma Malefica non si fida degli uomini e ha ragione. Il contesto della favola originale si è ormai trasformato in un grandioso campo di battaglia

In questo sequel, rispetto al primo Maleficent, ci sono delle conferme e delle novità.

La conferma è che gli uomini continuano a contare meno di zero. Già nel film capostipite, al principe Filippo era stata concessa una breve apparizione e con la sua aria da cascamorto non era stato neanche capace di  risvegliare Aurora con il suo bacio; ora nel nuovo film si limita a ripetere ossessivamente  che ama Aurora come se stesso ma poco di più (gli è andata ancora bene, perché in Frozen il principe azzurro era addirittura il cattivo di turno). In questa Maleficent 2 l’avversario non è più il re (che viene fatto subito addormentare per toglierlo di scena) ma la regina Ingrid (Michelle Pfeiffer), seguace della più rigida ragion di stato.

La novità è che la storia ha ben poco ormai a che fare con la favola originale: il contesto viene mantenuto (la brughiera animata da esseri fatati, il castello, sede degli umani) ma viene impiegato solo come sfondo per sviluppare una viscerale, irriducibile rivalità fra gli uomini e le creature fatate. L’interesse si sposta nello scoprire se alla fine vinceranno i fautori della pace fra i popoli e quelli che propugnano una guerra finale che elimini l’avversario. E’ molto probabile che la genesi di una tale scelta vada imputata all’influenza del successo di Il trono di spade. Un terzo del film, la parte finale, è una grandiosa battaglia intorno al castello, fra gli uomini e delle creature alate e quando vediamo una sorta di drago gigantesco che con un colpo d’ala abbatte una torre, sembra proprio di esser tornati alla sequenza finale del famoso serial TV. Anche quando vediamo la principessa Aurora che avanza sicura avendo alle spalle un gigantesco dragone, ci domandiamo se abbiamo cambiato canale.

Il precedente Maleficent aveva già abbandonato l’idea di una favola per i più piccoli come lo era stato l’originale cartone del 1959, costruendo una storia piena di livori e spirito di vendetta; ora in questa seconda puntata la dose viene rincarata (e si guadagna un PG -Parent Guided- in U.S.A.): ci sono più combattimenti, più morti ma soprattutto c’è una deliziosa piccola fata dei boschi che viene uccisa solo per sperimentare un nuovo veleno: una scena assolutamente insostenibile per i più piccoli.

Il personaggio di Malefica resta quello più riuscito, non solo per il suo look (corna, ali, zigomi sporgenti) ma per quel suo carattere ambiguo, sicuramente con una vocazione alla maternità, ma quando le vengono i cinque minuti….Questa volta  però non è più lei la protagonista, molti attori si muovono intorno a questa guerra interrazziale e la sua recitazione non è più smagliante come nel primo film. Anche il personaggio della regina Ingrid impersonato da Michelle Pfeiffer è poco interessante: molto semplicemente è una cattiva che più cattiva non si può.

In conclusione, è vero che questo sequel voleva ribadire il principio del womam power (fanno tutto le donne) ma in realtà tutto sembra impoverito per far risaltare la grandiosa battaglia finale. Ma è troppo poco

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Rai2
Data Trasmissione: Venerdì, 31. Luglio 2020 - 23:00


Share |

SHAZAM!

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/11/2019 - 19:00
Titolo Originale: Shazam!
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: David F. Sandberg
Sceneggiatura: Henry Gayden
Produzione: DC Comics, Warner Bros, New Line Cinema
Durata: 132
Interpreti: Zachary Levi, Asher Angel, Djimon Hounsou

Billy, un ragazzo come tanti diventa improvvisamente un supereroe; avrà bisogno dell’aiuto dei suoi amici per imparare a diventare il nuovo eroe di Filadelfia. Il film giusto per chi, stanco di supereroi “seriosi” voglia riscoprire il lato prettamente gioioso dell’immedesimarsi in qualcosa di straordinario.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Famiglia, amicizia, sacrificio e coraggio sono gli elementi predominanti durante tutto il film. Molto forte il messaggio “l’unione fa la forza” contro il bullismo
Pubblico 
Pre-adolescenti
La presenza dei mostri, realizzati con effetti speciali davvero all’avanguardia, potrebbe spaventare un pubblico troppo giovane
Giudizio Artistico 
 
Il cast non è composto da attori particolarmente degni di nota ma, la sceneggiatura ha saputo costruire un fatasy spiritoso e gli effetti speciali funzionano, garantendo allo spettatore una visione piacevole sopratutto per i ragazzi
Testo Breve:

Un ragazzino di 14 anni, per gentile concessione di un anziano mago, diventa adulto e acquista superpoteri ma resta bambino nell’animo. Un divertente film per la famiglia, troppo lungo

Billy Batson, giovane orfano e solitario, vive nella città simbolo di Rocky Balboa dove è da sempre alla disperata ricerca della madre biologica.

Il ragazzo passa da una famiglia affidataria ad un’altra, scappando di continuo, convinto che i suoi genitori lo stiano ancora cercando dopo averlo perso in un Luna Park all’età di soli tre anni.

Quando viene affidato ai coniugi Vasquez, il ragazzo trova una situazione più stabile dove finalmente poter mettere radici.

Tra i vari orfani che ospitano la casa, Freddy, adolescente disabile, ha la passione per i superpoteri, colleziona gadget incredibilmente rari e chiacchiera così tanto che è impossibile non affezionarsi a lui. Purtroppo Freddy, per via della sua condizione gracile, è il perfetto bersaglio di alcuni bulli e viene preso di mira anche il primo giorno di scuola di Billy che, essendo cresciuto per strada, non ha paura di affrontarli e prendersi gioco di loro davanti tutto l’Istituto riuscendo così a salvare quello che è da poco diventato il suo migliore amico.

Per questo enorme atto di coraggio, Billy viene notato dal potente mago Shazam che da secoli è alla ricerca di qualcuno così valoroso da prendere il suo posto. Il compito dello stregone è quello di proteggere l’unica arma capace di sconfiggere il perfido Thaddeus Silvana che ha liberato i sette peccati capitali, demoni immortali che vogliono da sempre portare disordine e distruggere l’intera umanità.

Nonostante non si senta pronto per una tale responsabilità, Billy accetta il potere: gli basta pronunciare la parola “Shazam” per trasformarsi immediatamente in un adulto muscoloso dagli straordinari poteri.

Sebbene ne abbia le sembianze, Shazam non è capace di gestire i poteri di un vero supereroe ed è per questo che si confiderà con Freddy che lo aiuterà a scoprire pian piano le sue capacità.

Il protagonista ha tutti i requisiti per essere un supereroe: affronta il male, è incredibilmente forte ma è anche una parodia del genere sovrannaturale. Un superman ingenuo e ironico, imbranato e combina guai ma eccezionalmente buffo, che piacerà a tutta la famiglia.

Come in Big (1988) dove Tom Hanks, ritrovandosi all’improvviso in un corpo adulto realizza tutto ciò che desiderava fare da bambino, anche Billy si trasforma scoprendo che le responsabilità del suo nuovo stato sono difficili da sostenere, a maggior ragione se sei un semidio.

Ed è così che la vita tra banchi di scuola, bulli da affrontare e famiglia da sopportare nonostante le differenze, diventa improvvisamente meno scontata ed è il tesoro più prezioso da proteggere.

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

ANIMALI FANTASTICI 2 - I CRIMINI DI GRINDELWALD

Inviato da Franco Olearo il Sab, 12/01/2018 - 21:21
 
Titolo Originale: Fantastic Beasts: The Crimes of Grindelwal
Paese: USA, Gran Bretagna
Anno: 2018
Regia: David Yates
Sceneggiatura: J.K. Rowling;
Durata: 134
Interpreti: Eddie Redmayne, Katherine Waterston, Dan Fogler, Alison Sudol, Ezra Miller, Jude Law, Johnny Depp

1927. Grindelwald evade durante il suo trasferimento da New York a Londra. I suoi sostenitori sono chiamati a raccolta per mettere in pratica la loro ideologia: sottomettere i non maghi per l’affermazione definitiva dei maghi. Il primo obiettivo è trovare Credence, il ragazzo orfano dotato di un incontrollabile potere oscuro, che è ora alla ricerca delle sue origini. Sulle sue tracce ci sono anche diversi esponenti dei ministeri della magia e persino Albus Silente, della scuola di Hogwarts, che invia uno dei suoi ex-studenti, Newt Scamander, il noto magizoologo, alla ricerca del ragazzo, il cui misterioso passato potrebbe essere determinante per il destino del mondo magico.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film promuove la tolleranza e prospetta la superiorità delle soluzioni pacifiche rispetto a quelle violente
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di tensione e violenza
Giudizio Artistico 
 
Le affascinanti ambientazioni del mondo magico degli anni Venti rischiano di far solo da bel contenitore. Si ha l’impressione che ci si accomodi un po’ troppo sulla natura di episodio di passaggio, seminando in modo superficiale rapporti e trame che potevano avere già sviluppi interessanti
Testo Breve:

In questo sequel di Animali Fantastici, il cattivo Grindelwald vuole sottomettere i non maghi per l’affermazione definitiva dei maghi. Un racconto con troppe  linee narrative che rischiano di lasciare lo spettatore confuso

I crimini di Grindelwald è il secondo degli spin-off della saga di Harry Potter, Animali Fantastici, nati dalla penna di J.K. Rowling, ora nel ruolo di sceneggiatrice. Nel precedente episodio Scamander, in visita a New York, con l’aiuto di Tina, impiegata del ministero magico americano, smaschera la copertura di Grindelwald, colpevole di crimini contro i non-maghi, permettendo la sua cattura.

Nel nuovo capitolo ci si sposta in Europa e, per il piacere dei più affezionati alla saga originale, ritroviamo ambientazioni note, tra le quali la scuola di Hogwarts, e personaggi amati, tra cui un giovane Albus Silente.

La fuga di Grindelwald mette in allarme il mondo magico e i personaggi sono costretti a schierarsi, tra chi decide di seguire il mago oscuro, chi vorrebbe una dura repressione dei suoi seguaci e chi invece sceglie una lotta più cauta. Tra quest’ultimi Silente, che a causa di un vecchio voto non può combattere direttamente Grindelwald, con il quale c’è stato in passato un forte legame. Silente manda avanti Scamander e lo invia a Parigi, principale terreno di scontro di questo capitolo. Newt inizialmente non vuole essere coinvolto ma la notizia della presenza a Parigi di Tina, anche lei alla ricerca di Credence, lo spinge a partire.

Questo secondo episodio porta il racconto su toni più cupi rispetto alle avventure precedenti, con uno scontro fra due diversi modi di concepire l’esistenza dei maghi che chiede a tutti di scegliere una parte. Le ragioni dei vari personaggi tuttavia non sono davvero approfondite. Alla questione centrale del film si intrecciano poi numerose linee narrative senza un vero affondo e si rischia di lasciare lo spettatore confuso, tanto che si rendono necessarie lunghe spiegazioni per portare avanti svolte narrative. Il rapporto tra Silente e Grindelwald di cui tanto si è discusso (a proposito della ipotesi di omosessualità di Silente) si ferma a timidi e molto indiretti accenni. Ma il problema più grande è il protagonista Scamander, che resta in realtà nell’ombra. La sua posizione non è ben definita e non si ha davvero una crescita dall’iniziale neutralità alla decisione di combattere. Dei suoi animali fantastici, che danno il titolo alla saga, si vede in fondo molto poco. I rapporti con gli altri personaggi sono confusi, dal difficile confronto con il fratello, Theseus, alla vecchia fiamma dei tempi della scuola, Leta Lestrange. E anche i compagni d’avventura americani non trovano vero spazio: con Tina si accenna appena un comico coinvolgimento sentimentale. Nulla ci viene detto poi della preferenza di Silente per il magizoologo.

Le affascinanti ambientazioni del mondo magico degli anni Venti rischiano così di far solo da bel contenitore. Si ha l’impressione che ci si accomodi un po’ troppo sulla natura di episodio di passaggio, seminando in modo superficiale rapporti e trame che potevano avere già ora sviluppi interessanti, soprattutto per la messa in gioco di tematiche, come il rapporto con il diverso, che hanno da dire qualcosa anche al nostro mondo reale.

Autore: Jessica Quacquarelli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: PREMIUM CINEMA
Data Trasmissione: Venerdì, 20. Dicembre 2019 - 21:00


Share |

LO SCHIACCIANOCI E I QUATTRO REGNI

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/12/2018 - 22:14
 
Titolo Originale: The Nutcracker and the Four Realms
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Lasse Hallström e Joe Johnston
Sceneggiatura: Ashleigh Powell e Simon Beaufoy
Produzione: Walt Disney
Durata: 99
Interpreti: Keira Knightley, Mackenzie Foy, Helen Mirren, Morgan Freeman

Clara è una ragazzina molto intelligente, capace di costruire fantastiche invenzioni e complicati meccanismi. La vigilia di Natale, riceve in dono un carillon a forma di uovo, lasciatole dalla sua defunta madre. Il carillon è sigillato e l’unico desiderio di Clara è riuscire a trovare la chiave per farlo funzionare. Proprio la ricerca della chiave condurrà Clara in un mondo parallelo e magico, diviso in quattro regni. Con l’aiuto di un soldato Schiaccianoci, Clara affronterà la perfida Madre Cicogna, che minaccia i regni, e scoprirà qual è il suo posto nel mondo magico e in quello reale…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una ragazza, di fronte a un grave lutto familiare, ha il coraggio di cercare e trovare in sé e negli altri la forza per andare avant
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film è uno spettacolo per gli occhi. I costumi sono splendidi, le scenografie sontuose e ricchissime di dettagli. Brava la Keira Knightley ma altri personaggi restano relegati sullo sfondo. La sceneggiatura mostra alcune debolezze strutturali
Testo Breve:

La ragazzina Clara si avventura in un mondo parallelo e magico, diviso in quattro regni.e scoprirà qual è il suo posto nel mondo magico e in quello reale. Una live-action della Disney  che è uno spettacolo per gli occhi ma con alcune debolezze nella sceneggiatura

Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni è una bella favola natalizia, che si colloca nel solco dei live-action realizzati dalla Disney negli ultimi anni (numerose sono le analogie con Alice in Wonderland e Il Grande e Potente Oz) e che sembrano puntare, prima di tutto, a una fascinazione estetica. Lo Schiaccianoci è, infatti, uno spettacolo per gli occhi. I costumi sono splendidi, le scenografie – sia quelle del mondo reale, sia quelle del mondo fantastico in cui Clara viene catapultata – sontuose e ricchissime di dettagli. A questo si aggiunge un pizzico di magia natalizia, che rende il film adattissimo a essere visto in famiglia nel periodo delle feste.

Lo Schiaccianoci racconta, innanzitutto, di due viaggi: il viaggio fisico che Clara compie all’interno dei Quattro Regni e il viaggio emotivo che affronta per superare il dolore della perdita della madre e riappacificarsi con il padre. Entrambi i viaggi iniziano visivamente e metaforicamente quando Clara varca la soglia che divide il mondo reale da quello immaginario, in una citazione di Narnia, altro grande classico distribuito dalla Disney e che Lo Schiaccianoci richiama in più occasioni.

L’altro grande tema è quello del dolore e della sua incomunicabilità, che spesso spinge a ripiegarsi su se stessi e a credere di essere gli unici al mondo a soffrire. Il film sembra indicarci due possibili vie attraverso le quali si può sopravvivere alla sofferenza del lutto: quella di Clara, che ha il coraggio di cercare e trovare in sé e negli altri la forza per andare avanti, e quella di Fata Confetto, che invece trasforma il dolore in uno strumento di vendetta e distruzione.

Nonostante i buoni presupposti e i punti di forza forniti da un budget elevato e dalla partecipazione di alcuni ottimi attori (si fa notare, in particolare, Keira Knightley nel ruolo della capricciosa e infantile Fata Confetto), Lo Schiaccianoci presenta alcune debolezze strutturali e una sceneggiatura non sempre all’altezza. Lo Schiaccianoci del titolo ha un ruolo solo marginale (supporta Clara durante il suo viaggio, ma non diventa mai né un vero mentore, né un vero amico). Stesso dicasi per i Quattro Regni, due dei quali (con i rispettivi Reggenti) vengono quasi esclusivamente citati e visti en passant per meno di mezzo minuto l’uno. Il tentativo di fare ricorso a un cast multietnico (con la presenza di Morgan Freeman nei panni del padrino di Clara e di Jayden Fowora-Knight in quelli dello Schiaccianoci) finisce per tradursi in una scelta superficiale che sembra dettata più dal politically correct che da una vera rilettura in chiave moderna della storia. Alcuni personaggi potenzialmente interessanti (primi tra tutti i fratelli di Clara) rimangono relegati sullo sfondo e quindi tranquillamente eliminabili. Deboli sono anche le motivazioni che guidano le azioni dei personaggi, in modo particolare di quelle dei cattivi.

In conclusione, Lo Schiaccianoci e i Quattro Regni rimane uno spettacolo di pregevole fattura, in grado di affascinare e incantare sia i bambini, sia gli adulti, i quali saranno in grado, però, di notare qualche piccola crepa sotto lo smalto.

Una menzione speciale va alla colonna sonora, che attinge a piene mani (e giustamente) alle musiche del balletto. Vale la pena attendere i titoli di coda per ascoltare lo splendido singolo Fall on Me, realizzato da Bocelli insieme al figlio.

Autore: Cassandra Albani
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

LA FORMA DELL'ACQUA

Inviato da Franco Olearo il Sab, 02/17/2018 - 16:57
Titolo Originale: The shape of water
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Guillermo del Toro
Sceneggiatura: Guillermo del Toro, Vanessa Taylor
Produzione: Double Dare You
Durata: 119
Interpreti: Sally Hawkins, Michael Shannon, Richard Jenkins, Doug Jones, Michael Stuhlbarg

Negli Stati Uniti del 1962, in piena Guerra Fredda, Elisa è una ragazza muta che si occupa di fare le pulizie in un centro di ricerca dove gli americani studiano nuove tecnologie per soppiantare i sovietici. La ragazza ha solo due amici, il vicino di casa Giles, pittore in rovina, e la grintosa collega Zelda. Un giorno lo spietato colonnello Strickland porta al centro di ricerca una misteriosa creatura anfibia che presenta fattezze umanoidi. L’essere diventa oggetto di studio da parte dell’affascinato dottor Hoftstetler e vittima delle violenze di Strickland.  Elisa, impietosita, intreccia con la creatura un rapporto di amicizia che si fa via via più travolgente.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La forma dell’acqua è un film eminentemente politico , una riflessione sulla natura del Potere e su come esso interagisca con la dignità della persona. Propone inoltre una visione univoca della famiglia come realtà conformista e costrittiva, finendo per indicare la solitudine come unica forma di resistenza al sistema dominante
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo, una scena di sesso e altre a lieve contenuto sessuale, diversi episodi di violenza.
Giudizio Artistico 
 
La coerenza stilistica di ogni dettaglio che, compensando qualche incoerenza narrativa, avvolge lo spettatore in una dimensione cui è facile abbandonarsi.
Testo Breve:

Leone d’Oro a Venezia, e con ben 13 candidature agli Oscar, il film di Guillelmo del Toro è una riflessione contro il potere uniformante anche se manifesta alcune lacune nella sceneggiatura

Con il pluripremiato La Forma dell’acqua (Leone d’Oro a Venezia, Golden Globe per miglior regia e miglior colonna sonora e ben 13 candidature agli Oscar) del Toro rivisita i temi che gli stanno a cuore (in primis la riflessione sul Potere e la dignità) in una forma meno audace e più esteticamente coesa di alcuni film precedenti (Il labirinto del fauno, Mimic).

Il mondo languidamente nostalgico in cui si muove Elisa è provvisto della cifra poetica che i critici cercano nel grande cinema: colpisce la coerenza stilistica di ogni dettaglio che, compensando qualche incoerenza narrativa,  avvolge lo spettatore in una dimensione cui è facile abbandonarsi.

Il film, spacciato spesso dal merchandising per una favola sull’amore, è in realtà, nella miglior tradizione di del Toro, una riflessione sulla natura del Potere e su come esso interagisca con la dignità della persona. L’amore tra Elisa e la creatura non nasce da un incontro con l’alterità ma è, invece, il rispecchiamento tra due esseri reietti, magnificati nella loro diversità attraverso il mezzo cinematografico, dalla recitazione alla luce, dall’inquadratura all’uso del colore.

Elisa, cui la ferita d’infanzia permette di accedere a un mondo totalmente altro, condivide con la creatura acquatica non solo la solitudine ma anche la “divinità” (l’essere viene definito dagli indigeni sudamericani “divino”) di chi mantiene la propria dignità pura, incorruttibile dal conformismo violento del sistema. Non a caso del Toro sceglie i primi anni ’60, primordi della pubblicità e della celebrazione del self-made man, un’epoca di manifesti con famiglie perfette che nascondono dietro a un sorriso abbagliante il prezzo pagato al conformismo e i morti in Vietnam. La forma dell’acqua è quindi un film eminentemente politico, che, muovendosi a cavallo tra il fantasy e la spy story,  gioca ironicamente con i generi per dare vita a personaggi sin troppo emblematici, a discapito della loro complessità.

   Se si può muovere una critica al mondo brillantemente visionario di del Toro è che i personaggi si muovono su binari statici e predeterminati, senza mai essere veramente messi alla prova nelle loro convinzioni. Così il self-made man Strickland potrà forse ricredersi sulla natura della creatura ma non su quella del fallimento, rimanendo imprigionato nella sua logica prestazionale; allo stesso modo, il colto pittore omosessuale avrà bisogno di essere ripetutamente espulso dal sistema per decidere di rischiare tutto. Personaggi che procedono su un binario dritto, finendo non troppo lontano da dove sono partiti. Fa eccezione il patriota e scienziato Hoftstetler che, comprendendo troppo tardi la vera natura della dignità, è pronto, responsabilmente, a farne le spese.

Per rintracciare la possibilità di un altrimenti, bisogna lasciare il mondo che conosciamo e andare là dove la ragione politica della spy story cede il passo al fantasy, con le sue infinite possibilità. Peccato che questa frattura del film, combattuto tra ironica disillusione e anelito a un altrove, finisca per compromettere la portata rivoluzionaria del messaggio.

Autore: Eleonora Recalcati
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

WONDER WOMAN

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/31/2017 - 14:06
 
Titolo Originale: Wonder Woman
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Patty Jenkins
Sceneggiatura: Allan Heinberg
Produzione: TLAS ENTERTAINMENT, CRUEL & UNUSUAL FILMS, DC ENTERTAINMENT, WARNER BROS., IN ASSOCIAZIONE CON RAT-PAC DUNE ENTERTAINMENT LLC
Durata: 141
Interpreti: Gal Gadot, Chris Pine, Connie Nielsen, Robin Wright, Danny Huston, David Thewlis

Diana cresce nell’isola segreta di Themiscira come principessa delle Amazzoni, donne guerriere votate a proteggere il genere umano dal terribile Ares dio della guerra e seminatore di violenza e dolore. Poi un giorno sull’isola giunge Steve Trevor, un ufficiale americano in fuga dai tedeschi. È il 1918 e la grande guerra insanguina l’Europa. Diana capisce che Ares è tornato e decide di seguire Steve nel mondo che ancora non conosce ma che vuole salvare…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’eroina mostra uno sguardo privo di cinismo sulla realtà, che sfida anche l’insensata violenza delle trincee del fronte occidentale e ribadisce la fiducia nella capacità di bene della natura umana contro il cupo pessimismo del suo avversario
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di violenza nei limiti del genere, un paio di allusioni a sfondo sessuale.
Giudizio Artistico 
 
Non a caso i produttori hanno voluto mettere a capo dell’operazione Patty Jenkins, una regista donna e forse è proprio a questo sguardo alternativo dobbiamo questa versione meno sexy e più fiera e regale anche se la storia soffre di un inizio un po’ lento e non ha per la verità degli antagonisti davvero interessanti
Testo Breve:

Fra tanti eroi maschili dell’universo Marvel, Wonder Woman mostra un volto femminile guerriero sì, ma non guerrafondaio, votato alla protezione e alla salvezza

Wonder Woman era forse una delle cose migliori dell’ultimo capitolo dell’universo di supereroi della DC Comics, Batman contro Superman, che per il resto non brillava. Qui ritorna come assoluta protagonista in una storia che racconta l’inizio della sua missione e che promette di diventare un tassello importante di quel mondo.

Si tratta del primo vero blockbuster con una supereroina protagonista (meglio dimenticare i modesti Elektra e Catwoman) in un genere prevalentemente maschile (anche se qualche personaggio femminile interessante c’è già stato, specie tra gli X Men, e la Vedova Nera è un membro importante degli Avengers). Non a caso i produttori hanno voluto mettere a capo dell’operazione una regista donna, e forse è proprio a questo sguardo alternativo dobbiamo questa versione meno sexy e più fiera e regale dell’eroina che combatte con una miniarmatura dai colori della bandiera americana.

La contrapposizione tra un maschile bestialmente guerrafondaio e un femminile guerriero sì, ma votato alla protezione e alla salvezza (in modo forse un po’ ingenuo e kitsch Diana afferma di lottare in nome dell’amore contro la volontà di potenza di Ares) piuttosto che alla violenza e alla prevaricazione, è un tema fondamentale della pellicola.

Non che la storia della principessa amazzone guerriera cresciuta in un’isola di sole donne demonizzi in assoluto l’elemento maschile; anzi, la dinamica tra la protagonista e Steve Trevor ha la comicità e l’atmosfera di certe commedie d’altri tempi, con una lei intelligentissima ma totalmente ignara dei meccanismi “mondani” e un lui civilizzato ma sfidato a riconoscerla come pari.

La storia si svolge alla fine della Prima Guerra Mondiale: nei fumetti originali era la seconda ma saggiamente i produttori hanno spostato lo scenario evitando così il confronto (per altro inevitabile con le avventure di Captain America, un altro supereroe dal cuore puro con cui Diana ha molto in comune .

Innanzitutto lo sguardo privo di cinismo sulla realtà (una vera novità specie nell’universo superomistico della Warner, che ha finora privilegiato i toni cupi anche su un campione del bene come Superman), che sfida anche l’insensata violenza delle trincee del fronte occidentale e ribadisce la fiducia nella capacità di bene della natura umana contro il cupo pessimismo del suo avversario.

Sempre nei limiti dell’intrattenimento mainstream, infatti, il film sfrutta il contesto storico  per tentare un discorso un po’ più complesso sulla natura della guerra e su quella dell’origine della violenza umana (libero arbitrio, natura irredimibile o influenza sovrannaturale?).  

La storia soffre di un inizio un po’ lento e non ha per la verità degli antagonisti davvero interessanti (il solito generale guerrafondaio e una scienziata che sperimenta con i gas letali, elemento, purtroppo assai attuale), mentre sul finale il solito scontro con macchine e carri armati gettati per aria ormai sembra il dazio da pagare al genere.

Ciononostante, anche grazie all’interpretazione luminosa di Gal Gadot, convincente sia nei momenti d’azione che in quelli di alleggerimento comico, anche se si rimane lontani dai migliori capitoli della Marvel, il film si lascia vedere e lascia sperare in un cambio di rotta anche per il futuro di Batman, Superman e C. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: PREMIUM CINEMA
Data Trasmissione: Giovedì, 11. Ottobre 2018 - 21:15


Share |

PIRATI DEI CARAIBI – LA VENDETTA DI SALAZAR

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/24/2017 - 11:24
 
Titolo Originale: Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tales
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Joachim Rønning, Espen Sandberg
Sceneggiatura: Jeff Nathanson
Produzione: Walt Disney Pictures, Jerry Bruckheimer Films
Durata: 129
Interpreti: Johnny Depp, Javier Bardem, Brenton Thwaites, Kaya Scodelario, Kevin McNally, Geoffrey Rush, Orlando Bloom, Keira Knightley e con la partecipazione di Keith Richards

Questa volta Jack Sparrow affronta una flotta di marinai fantasma guidati dal capitano Armando Salazar. Si uniscono a lui nella ricerca del leggendario tridente di Poseidone, sua unica speranza di salvezza, anche una giovane astronoma, Carina Smyth, il marinaio Henry Turner e persino il suo acerrimo nemico Capitan Barbossa.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
A dispetto delle apparenze anche i Pirati hanno un cuore, sia come genitori che come figli. E’ questo il vero pregio valoriale di questo quinto episodio della saga: la riscoperta di questo affetto che, anche a distanza, continua a vivere e motivare le azioni dell’essere umano
Pubblico 
Tutti
Eccezionali effetti di computer grafica si uniscono a scenografie, trucchi e costumi eccellenti; la sceneggiatura è ricca di divertenti giochi linguistici, ma nella versione doppiata possono essere solo parzialmente apprezzati, tuttavia risente di una trama un po’ debole, non sé non particolarmente avvincente.
Testo Breve:

Quest’ultimo episodio della famosa saga può contare ancora una volta sul divertimento che garantisce il personaggio di Johnny Deep sorretto da una trasbordante iniezione di computer grafica. Senza sorprese la trama e i personaggi secondari

Il gioco degli effetti speciali si fa sempre più sofisticato e l’esperienza sempre travolgente, il quinto capitolo della saga dei Pirati dei Caraibi, La vendetta di Salazar, è senza dubbio un film esaltante. I sorprendenti risultati della computer grafica che ci hanno stupito nei precedenti film non mancano, anzi sovrabbondano. Con buona pace della storia però, che ha più che altro il pregio di costituire l’occasione per realizzare scene sbalorditive e dialoghi spassosi ed esplora quel sentimento vivo e forte che lega genitore e figlio.

Questi ultimo film della saga dei  Pirati dei Caraibi, raccontati dai registi Joachim Rønning ed Espen Sandberg, non sembra aggiungere nulla di nuovo o di particolarmente originale a quanto detto nei precedenti episodi. A questo punto della saga l’interesse sembra soprattutto rivolto alla soddisfazione delle aspettative del pubblico che continua a manifestare una grande passione nei confronti del personaggio di Jack e che al tempo stesso è in cerca di imprese spettacolari e stupefacenti. Sebbene dunque la storia in sé non abbia nulla di particolarmente significativo, sequenze mozzafiato e battute di spirito riempiono quasi ogni scena del film e Jack Sparrow, nonostante il suo perenne stato di ebbrezza, non delude.

Jonny Deep resta il pirata intrigante, irriverente e divertente che abbiamo imparato a conoscere. Il suo Jack si conferma icona di stolida furbizia in cui gli opposti convivono: egoista ma generoso, approfittatore ma altruista, sciocco ma sapiente, spregevole ma eccezionale; soprattutto però sempre assolutamente imprevedibile. La quinta edizione dei Pirati dei Caraibi punta tutto su di lui e il personaggio, sorretto da un ingente dispiegamento di mezzi grafici, scenografici, di trucco e costumi e da un esercito di comparse, tutto sommato regge la prova.

Questa volta Jack deve affrontare un nuovo nemico, il capitano Armando Salazar (Javier Bardem), mentre quello antico, Capitan Barbossa (Geoffrey Rush), è alle prese con affetti per lui del tutto nuovi e inusuali. In Pirati dei caraibi – La vendetta di Salzar, tutto parte da interessi personali, speranze e rancori passati mai sopiti che fanno intrecciare tra loro storie e vicende di ciascuno dei personaggi principali. Henry Turner (Brenton Thwaites), figlio di Will Turner (Orlando Bloom), il capitano dell'Olandese Volante, e della bella Elizabeth Swann (Keira Knightley), desidera a tutti i costi liberare il padre da una maledizione. Carina Smyth (Kaya Scodelario), una affascinante e giovane astronoma condannata per stregoneria, spera di riuscire a risolvere un mistero che la accompagna sin da quando suo padre la abbandonò in un orfanotrofio. Armando Salazar, capitano della Silent Mary, è un terrificante fantasma spagnolo con un unico scopo: vendicarsi del suo più grande nemico: Jack Sparrow. Hector Barbossa (Geoffrey Rush), divenuto ormai capitano di una grande flotta che domina i mari dei Caraibi, non vuole altro che salvare e difendere le sue ricchezze e il suo potere dagli attacchi dell’evanescente equipaggio del capitano Salalzar. Ciascuno di loro, per un motivo o per l’altro, ha bisogno di due oggetti magici fondamentali per portare a compimento la propria impresa: il Tridente di Poseidone, perduto negli abissi, e la bussola di Jack Sparrow.

La folle, ambigua e falsa meschinità piratesca di Jack si rivela anche questa volta una facciata dietro la quale si nasconde l’antieroe che intuisce le buone intenzioni e riesce farle trionfare su quelle cattive. Tirato da una parte e dall’altra Jack riesce come sempre a mettere insieme gli interessi di tutti per salvarsi la pelle e al tempo stesso aiutare ogni personaggio. Nonostante e attraverso il suo estremo e cinico individualismo in realtà anche gli altri trovano il proprio beneficio.

Il traino della storia di Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salzar è l’amore che lega genitore e figlio, nonostante questo costituisca solo un piccolo spunto per dare l’avvio e non sia del tutto approfondito. La maggior parte dei personaggi infatti non manifesta un bisogno di famiglia veramente forte. La giovane e nuova coppia composta da Henry Turner e Carina Smyth agisce spinta dal desiderio di portare a compimento una missione che riguarda i rispettivi padri. La vera sorpresa però la riserverà il padre di Carina il quale resterà lui stesso stupito e pervaso da un amore profondo e orgoglioso verso la figlia.

Anche questa volta insomma il personaggio di Johnny Depp prevale su tutto, ma semplicemente perché la storia degli altri è in se stessa poco consistente. Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar è indubbiamente un prodotto commerciale assai ben riuscito, intenzionalmente costruito per soddisfare il desiderio degli spettatori di rivedere Jack Sparrow ancora in azione circondato da effetti speciali che sorprendano e garantiscano grandi emozioni.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Italia 1
Data Trasmissione: Lunedì, 9. Dicembre 2019 - 21:20


Share |

THE GREAT WALL

Inviato da Franco Olearo il Mar, 02/21/2017 - 10:31
 
Titolo Originale: The Great Wall
Paese: Cina, USA
Anno: 2016
Regia: Zhang Yimou
Sceneggiatura: Carlo Bernard, Doug Miro, Tony Gilroy
Produzione: ATLAS ENTERTAINMENT, KAVA PRODUCTIONS, LEGENDARY EAST, LEGENDARY PICTURES, LE VISION PICTURES
Durata: 104
Interpreti: Matt Damon, Jing Tian, Pedro Pascal, Willem Dafoe

Nella Cina del XV secolo, William Garin e Pero Tovar sono gli unici due superstiti di una spedizione occidentale alla ricerca della polvere nera, la nuova arma scoperta dai cinesi, che potrebbe ribaltare gli equilibri di potere in Europa. Mentre stanno fuggendo da un essere misterioso che li ha attacati di notte, si imbattono nella muraglia cinese. Catturati, vengono informati dalla bella Lin Mei, vicecomandante dell’Ordine senza nome, che il peggiore nemico che il suo esercito è impegnato a fronteggiare è costituito dai mostruosi Taotie che ogni 60 anni si risvegliano assetati di carne umana. I due europei prendono strade diverse: William decide di aiutare Lin Mei a combattere i Taotie, mentre Pero vuole continuare a cercare la polvere nera…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Solidarietà con gli altri, ardimento, disprezzo del pericolo: sono le virtù militari che prevalgono
Pubblico 
Pre-adolescenti
L'aggressività di qualche mostro potrebbe spaventare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Un film tecnicamente potente, una gioia per gli occhi ma con una sceneggiatura da puro videogame, intesa solo a mostrare complessità crescenti nel combattere un nemico molto cattivo
Testo Breve:

Un poderoso sforzo produttivo congiunto USA- Cina raggiunge solo l’eccellenza nelle scene più spettacolari ma non riesce ad entusiasmare a causa di una sceneggiatura senza sorprese

I due giganti si sono incontrati. Non si tratta di giganti presenti in questo film che può venir classificato sicuramente più un film fantasy che storico, ma si tratta di Hollywood e del Cinema Cinese. Da tempo i due giganti si fronteggiano e cercano di entrare l’uno nel mercato dell’altro. In questo caso hanno deciso di allearsi, cercando di configurare un film che potesse venir apprezzato in entrambi gli emisferi.

Gli ingredienti per riuscire a realizzare quest’obiettivo sono stati impiegati tutti: un budget di 135 milioni di dollari, un regista del calibro di Zhang Yimou, un tempo noto per un film d’autore come Lanterne Rosse e divenuto in seguito realizzatore di epici wu xia pian, come Hero o La foresta dei pugnali volanti. Un attore americano di richiamo come Matt Damon e per immettere l’abbondante computer grafica richiesta sono state scelte la Industrial Light & Magic e la Weta Workshop, ovvero i neozelandesi che hanno realizzato Il signore degli anelli e Il Trono di Spade. Le musiche sono di Ramin Djawadi, noto anche in Italia per il suo impegno in Il trono di spade e Westworld.

I risultati si vedono tutti nelle scenografiche sequenze di battaglia, dove occorre affrontare, combinando abilità e astuzia, quei brutti mostri a quattro zampe che sono i Taotie. I limiti stanno invece nella sceneggiatura che cerca di suscitare al più un interesse da videogame: riusciranno i nostri eroi, a superare in astuzia, nei vari gironi di guerra sempre più difficili, un nemico tanto, tanto cattivo? Non ci sono complesse situazioni dove il male fa fatica a distinguersi da bene, non ci sono metafore che invitano ad aprirsi al “diverso: i  cattivi sono solo cattivi e non si parla con loro, visto che si limitano a ruggire. Fra i due combattenti di sesso e di razza diversa (impersonati da Matt Demon e Jing Tian), non c’è da aspettarsi alcun stimolante battibecco nè tantomeno uno sviluppo romantico ma solo l’onore delle armi fra due combattenti valorosi.

Non si può neanche dire che il film sia riuscito come felice incontro fra culture diverse: a nostro avviso prevale decisamente la componenete dell’estremo oriente, con risvolti inquietanti.  Il film presenta colori vistosi, ottenuti sopratutto giocando sulle sgargianti divise dei combattenti cinesi, tutti perfettamente allineati, pronti a eseguire gli ordini all’unisono, con un tono vagamente propagandistico. E’ proprio questo l’aspetto che può disorientare lo spettatore occidentale: questi corpi militari perfettamente allineati, i soldati visti come tanti burattini, quella loro “naturalezza” nel morire per salvare gli altri, getta una luce sinistra su un’umanità dove conta la specie, non l’individuo.

Se mai c’è un incontro fra le due culture, è a vantaggio di quella orientale: in un dialogo fra William e Lin, l’avventuriero occidentale si mostra ancora preoccupato soprattutto di far soldi portando a casa la polvere nera; dopo un colloquio con lei,  William viene convertito al principio che l’aver fiducia l’uno nell’altro sia l’unica cosa che conti, oltre ad essere una  garanzia di vittoria e  decide di offrire le sue abilità guerresche alla giusta causa della lotta ai Taotie.

Il film ha uno sviluppo lineare e altamente positivo: chi esercita una serie di virtù come la lealtà, il coraggio, il sacrificio, alla fine conquisterà la vittoria mentre chi pensa solo al proprio guadagno (come fanno gli occidentali), finirà per perire.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Italia 1
Data Trasmissione: Mercoledì, 4. Novembre 2020 - 21:20


Share |

ROGUE ONE: A STAR WARS STORY

Inviato da Franco Olearo il Gio, 12/15/2016 - 22:54
 
Titolo Originale: Rogue One: a Star War History
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Gareth Edwards
Sceneggiatura: Chris Waitz e Tony Gilroy
Produzione: Lucasfilm, Allison Shearmur Productions, Black Hangar Studios
Durata: 133
Interpreti: Felicity Jones, Diego Luna, Ben Mendelsohn, Donnie Yen, Jiang Wen, Alan Tudyk, Riz Ahmed, Mads Mikkelsen, Forest Whitaker

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana… Jyn Erso è una ragazza cresciuta in anni di guerra. I suoi genitori l’hanno educata sin da bambina a badare a se stessa, a trovare una via di fuga in caso di pericolo, e a distinguere il bene dal male. L’occasione di dimostrare quanto ha imparato negli anni, e di servire una giusta causa, le arriva quando – tra una scorribanda e l’altra – viene rintracciata dai membri dell’Alleanza Ribelle, ciò che resta di un’antica Repubblica decimata e sottomessa dal malvagio Impero Galattico. Gli insorti, che non sono pochi né male organizzati, chiedono a Jyn di rintracciare Saw Gerrera, una mina vagante nelle fila dei ribelli più estremisti, che anni prima aveva fatto alla ragazza da padre putativo. È lui l’unico, forse, ad avere la chiave di un insperato successo militare contro un nemico insormontabile; una chiave legata al passato della ragazza…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film esalta lo spirito di corpo che sostiene i protagonisti, pronti a battersi e a morire gli uni per gli altri e per una causa giusta
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza e tensione, nei limiti del genere
Giudizio Artistico 
 
Il film ha un bel nucleo narrativo, bei personaggi, una trama solida senza forzature . Gli effetti speciali e le scenografie sono degni del cinema fantascientifico degli anni Settanta e Ottanta
Testo Breve:

Dei vani spin-off  e presequel che sono stati prodotti, questo film è quello che finora ha celebrato meglio la celeberrima saga di Star Wars, anche se si rivolge a un pubblico meno ampio  e un po’ più adulto

Rogue One non è un film di Star Wars ma è un film di guerra ambientato nell’universo di Star Wars”. Parole del regista Gareth Edwards, che potrebbero tradursi così: datemi un paio di sceneggiatori bravi con libertà creativa e vi solleverò il mondo. Prodotto dalla Lucasfilm, senza George Lucas nel processo creativo ma solo come nume tutelare, e senza la fanfara Disney (che produce e distribuisce, ma con discrezione) arriva – a parere di chi scrive – il vero erede di Guerre stellari, ambientato nei giorni immediatamente precedenti al grandioso incipit che, nel 1977, ha dato origine a uno degli universi narrativi (non solo cinematografici) più amati di sempre. Più bello della trilogia di prequel diretta dallo stesso Lucas all’inizio del millennio, e anche del nuovo fiammante episodio, diretto da J.J. Abrams, che a Natale del 2015 aveva riportato di moda e in auge il mito, Rogue One si situa a metà strada tra l’omaggio personale alla trilogia classica (“un film in costume”, ha scritto intelligentemente qualcuno), e il primo vero tentativo di staccarsene.

Fatta salva la natura commerciale dell’operazione, questo film (uno spin off, ufficialmente, cioè una deviazione dal canone principale, cui però è collegato inesorabilmente), si rivolge a un pubblico meno ampio – e un po’ più adulto – rispetto a quello del Risveglio della forza che l’ha preceduto: è più cupo, intenso e drammatico; non è stupido né sentimentale, non punta sulla benevolenza dello spettatore più distratto ma cerca di sedurre anche il più esigente (un’azione di guerra è un’azione di guerra e non una scampagnata; la perdita di un genitore è un momento doloroso e non un cliché narrativo, ecc…). Ha un bel nucleo narrativo, bei personaggi, una trama solida senza forzature che – addirittura – risolve alcune incongruenze degli episodi precedenti. Gli effetti speciali e le scenografie sono degni del cinema fantascientifico degli anni Settanta e Ottanta. Le pochissime e disinvolte strizzate d’occhio non distolgono dal piacere del racconto e i momenti di alleggerimento sono rari ma riusciti (non manca il solito droide che non riesce a tenere il becco chiuso, ma le battute migliori sono appannaggio di un samurai cieco in odore di… santità). Insomma, non si prende troppo sul serio ma neanche troppo poco: il tema della storia – riassumibile nel refrain “La speranza è la migliore arma della ribellione” è meno ingenuo di quanto possa sembrare e lo spirito di corpo che sostiene i protagonisti, pronti a battersi e a morire gli uni per gli altri e per una causa giusta, è esaltato rispettando i canoni del genere bellico classico ma con la dovuta realistica tensione, da catastrofe imminente ma evitabile, che riesce a rilanciare sottintesi tematici profondi ben oltre l’universo chiuso del racconto.

Forse, poi, ma è solo un’impressione, al misticismo spaziale un po’ onnicomprensivo della saga classica si sostituisce qui uno “sguardo verso l’alto” un po’ più autentico (è solo una ipotesi ma un paio di battute dei dialoghi la lasciano intendere).

L’unico difetto – paradossalmente – è estraneo al film: su tutto, infatti, imperversa la sensazione di “già visto” che rovina un po’ il divertimento. La colpa, però, è tutta dei troppi tentativi falliti degli anni precedenti, come se – quando finalmente è arrivato il cibo buono – non ce lo gustassimo perché ormai sazi della stessa pietanza cucinata male. Fosse arrivato per primo, dopo la trilogia classica, sarebbe entrato subito nel cuore. Guadagnerà col tempo, probabilmente, facendosi largo tra i nuovi episodi e spin off che seguiranno. Di tutti, finora, è quello che ha celebrato meglio – con meno gioia fanciullesca di quarant’anni fa ma con attenta cura – la Forza che è con noi e il cielo stellato sopra di noi.

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Italia 1
Data Trasmissione: Mercoledì, 13. Maggio 2020 - 21:30


Share |

ANIMALI FANTASTICI E DOVE TROVARLI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 11/17/2016 - 19:17
 
Titolo Originale: Fantastic Beasts and Where to Find Them
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: David Yates
Sceneggiatura: J. K. Rowilng
Produzione: Heydey Films
Durata: 133
Interpreti: Eddie Redmayne, Katherine Waterston, Dan Fogler, Alison Sudol, Ezra Miller, Samantha Morton, Colin Farrell, Johnny Depp

1926, lo zoologo del mondo magico Newt Scamander ha appena terminato un viaggio in giro per il mondo alla ricerca di rare creature magiche da studiare e salvare. Arrivato a New York incrocia per caso un No-Mag (termine americano per indicare un ‘Babbano’) di nome Jacob. I due per errore si scambiano le valigie e inconsapevolmente Jacob libera alcune delle creature magiche che Newt custodiva nel suo bagaglio incantato. Con l’aiuto di altre due streghe, Tina e Queenie, si mettono alla ricerca delle creature magiche fuggite prima che queste possano causare problemi sia nel mondo magico che in quello dei No-Mag. Ma un pericolo più terribile e oscuro minaccia i due mondi.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Amicizia, lealtà, onestà, coraggio e una solidale spinta all’integrazione tra razze sono i valori fondanti del film, gli stessi che si possono rilevare nei film della saga di Harry Potter. Tuttavia la caratterizzazione dei personaggi risente di una certa mancanza di approfondimento e le loro spinte motivazionale sembrano un po’ annacquate
Pubblico 
Adolescenti
Alcune immagini dal forte impatto
Giudizio Artistico 
 
Per ricreare la meraviglia del mondo magico inventato dalla Rowling in Animali fantastici si sono riuniti una serie di veterani della saga di Harry Potter. Oltre a David Yates, già regista di tutti e otto gli episodi ambientati ad Hogwarts, compare anche lo scenografo, Stewart Craig, che si è avvalso in modo straordinario degli effetti in computer grafica
Testo Breve:

Questo sviluppo parallelo alla saga di Harry Potter stupisce per la magia degli effetti ma manca della profondità che caratterizzava la storia del maghetto inglese

Con Animali fantastici e dove trovarli la famosa scrittrice inglese J.K. Rowling fa il suo debutto alla sceneggiatura di un film. Si potrebbe definire il prequel della saga cinematografica di Harry Potter, ma in realtà la storia risale molto indietro e molto alla lontana rispetto alle vicende del giovane mago predestinato. La sceneggiatura trae ispirazione da uno dei libri di testo più dettagliati e affascinanti adottati alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts, Animali fantastici e dove trovarli, il cui autore, il magizoologo Newt Scamander, è ora il protagonista del film.

Sebbene Animali fantastici si collochi nella stessa dimensione magica di Harry Potter, è una storia che gode di una propria identità. Non siamo più in Inghilterra ma a New York e non ai giorni nostri ma nel 1926. Perché ovviamente anche in America esiste una fiorente comunità magica che da secoli ha dovuto imparare a vivere in incognito in mezzo ai babbani (anche se oltreoceano le persone prive di poteri magici si chiamano no-mag). Per il resto le dinamiche della società magica americana degli anni venti sono quasi le stesse di quella inglese dei giorni nostri. C’è un organo di governo che gestisce e tutela il mondo dei maghi e delle streghe, il MaCUSA (Magico Congresso degli Stati Uniti d’America), e come nel mondo di Harry Potter ci sono ambienti e luoghi paralleli e nascosti in cui vivono e si muovono le creature magiche. Così all’interno delle scenografie che riproducono la New York degli anni venti, ancora a metà tra vecchi edifici e costruzioni più moderne in espansione, si aprono ambienti sorprendenti, uno dentro l’altro, quasi come in un diorama.

In Animali fantastici anche il gruppo di improbabili eroi è tutto nuovo. Newt Scamander, interpretato da un perfetto Eddie Redmayne (La teoria del tutto; The danish girl), è un mago schivo e poco incline alla socializzazione con un’innata passione per le creature animali magiche. Il magizoologo arriva a New York al termine di un viaggio intorno al mondo nel quale si è dedicato alla ricerca e al salvataggio delle più diverse e rare creature magiche, alcune delle quali ha raccolto e nascosto all’interno della sua, apparentemente anonima, valigia di pelle. Il piccolo bagaglio infatti custodisce un mondo quasi sconfinato che ricrea i più diversi e meravigliosi ambienti naturali all’interno dei quali vengono ospitati i vari animali fantastici di cui Newt si prende cura.

A New York il giovane e sprovveduto magizoologo si trova suo malgrado coinvolto in una grave e misteriosa faccenda. L’ignaro e cordiale no-mag Jacob Kowalski (Dan Fogler) lascia inavvertitamente uscire dalla valigia alcune delle bestie di Newt. Questa grave violazione dello Statuto di Segretezza magico viene rilevata dalla strega, ex Auror, Tina Goldstein (Katherine Waterstone). Contro di loro però si mette l’enigmatico Direttore della Sicurezza del Mondo Magico per il MaCUSA, Percival Graves (Colin Farrell). Newt, Jacob, Tina e sua sorella Queenie (Alison Sudol) si mettono così alla ricerca delle creature fuggite, ma scoprono che qualcosa di più oscuro e inquietante sta minacciando i due mondi. Snasi, asticelli, erumpent, velenotteri e elfi domestici popolano l’avventura del nuovo gruppo di eroi improvvisati che, tra un incantesimo e la cura di un animale fantastico, stringono una solidale amicizia.

Anche in Animali fantastici alla base di tutto si intravedono gli stessi valori di lealtà, condivisione, solidarietà e integrazione che fondano la saga di Harry Potter, tuttavia manca quel trasporto drammatico che l’articolata storia del mago inglese riusciva a trasmettere. Mancano quei grandi temi etici che costituivano la spinta propulsiva della storia di Harry Potter, come il concetto di amore inteso come forza superiore persino alla magia e il problema della non sempre facile distinzione tra bene e male. I personaggi sono dunque accattivanti, ma rimangono poco approfonditi e sembra che alle volte agiscano più per caso che spinti da una profonda motivazione interiore. Di fatto il finale lascia presagire futuri sviluppi e indispensabili approfondimenti della vicenda

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Premium Cinema
Data Trasmissione: Mercoledì, 31. Luglio 2019 - 21:15


Share |