Fantasy

  • warning: Creating default object from empty value in /home/fctadmin/public_html/modules/taxonomy/taxonomy.pages.inc on line 33.
  • strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_validate() should be compatible with views_handler::options_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_submit() should be compatible with views_handler::options_submit($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter_boolean_operator::value_validate() should be compatible with views_handler_filter::value_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter_boolean_operator.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_style_default::options() should be compatible with views_object::options() in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_style_default.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_validate() should be compatible with views_plugin::options_validate(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_submit() should be compatible with views_plugin::options_submit(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.

PAN

Inviato da Franco Olearo il Dom, 11/01/2015 - 18:20
Titolo Originale: Pan
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Joe Wright
Sceneggiatura: Jason Fuchs
Produzione: BERLANTI PRODUCTIONS
Durata: 111
Interpreti: Hugh Jackman, Garrett Hedlund, Rooney Mara, Levi Miller

Peter, nel 1941, ha dodici anni e vive in un orfanatrofio di Londra, subendo numerose angherie e umiliazioni. Una notte viene rapito, assieme ad altri compagni, da una nave che vola, per esser condotto nell’Isola che non c’è per lavorare come schiavo nelle miniere del pirata Barbanera. Con l’aiuto di un altro prigioniero, James Hook e della ragazza guerriera Tiger Lilly, cercheranno di salvare l’isola dalla dittatura del pirata. Una profezia dice che saranno salvati da un ragazzo che sa volare e c’è il sospetto che questo ragazzo sia proprio Peter…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film manifesta uno spirito anti-cattolico e contro ogni forma di religione in genere
Pubblico 
Adolescenti
Si avvisano i genitori che il film mostra un atteggiamento anticattolico e c’è una breve sequenza che risulta ben poco rispettosa nei confronti di una statua che raffigura la Madonna
Giudizio Artistico 
 
Il film cerca di stordire lo spettatore con una profusione di effetti speciali molto ben realizzati ma la storia, per chi conosce la versione di Walt Disney, non riesce a decollare
Testo Breve:

Un ulteriore ritorno alla fiaba di Peter Pan, il bambino che non voleva crescere cercando di scoprire le sue origini. Uno stordimento di computer grafica e un chiaro atteggiamento anti-cattolico

Sappiamo tutti che Peter Pan raggiunge la casa di Wendy entrando dalla finestra  e poi, con l’aiuto della polvere magica di Trilli , la fa volare, assieme ai suoi fratellini, fino all’Isola che non c’è.

Viene quindi spontaneo domandarsi:  come mai Peter si trova su quell’isola? E’ un nativo del posto oppure è anche lui un essere umano che in qualche modo, per qualche mistero collegato alla sua nascita, ha acquisito poteri speciali?

 Sono le domande che hanno stimolato la realizzazione di questo racconto delle origini di Peter (solo alla fine lo vedremo volare), un blockbuster per ragazzi , interamente realizzato negli studi Leavenseden di Londra.

Gli sceneggiatori hanno svilippato un percorso di crescita di Peter che, da bambino povero e maltrattato in un orfanatrofio, portato a forza nell’Isola che non c’è per lavorare come schiavo nelle miniere del minaccioso Barbanera, riesce progressivamente a trovare la necessaria fiducia in se stesso (inclusa la capacità di volare) e a scoprire il segreto della sua origine.

Il punto chiave che hanno dovuto affrontare gli sceneggiatori, per rendere più evidente la crescita umana di Peter,  è stato quello di individuare un ambiente che esprimesse bene le umiliazioni e i soprusi che il ragazzo era costretto a subire e da lì far partire il il suo percorso di crescita.

Non c’è miglior soluzione, hanno pensato gli autori, che ambientare l’inizio del film in un orfanatrofio diretto da suore cattoliche. Ecco che le suore affamano i bambini, mentre loro si concedono pranzi succulenti; in uno scantinato segreto (per accedervi basta girare il naso di una statua della Madonna) nascondono tutto l’oro che hanno accumulato vendendo i bambini al pirata Barbanera. Peter viene anche umiliato psicologicamente, perché la suora superiora gli ricorda continuamente che non vale niente, abbandonato perfino da sua madre. Come ha argutamente osservato il recensore  che ha giudicato questo film nel Catholic News Service americano, le difficoltà e gli ostacoli che Peter dovrà successivamente superare nell’Isola che non c’è, sono niente in confronto alle punizioni e alle umiliazioni che ha dovuto affrontare in questo orfanatrofio cattolico, anche perché la fede è vista chiaramente come ostacolo alla crescita umana del ragazzo.

Stiamo parlando di un blockbuster per ragazzi e in genere i produttori, per nessun altro motivo se non quello di guadagnare più soldi, stanno sempre attenti a risultare graditi a un pubblico il più ampio possibile; è facile notare, nelle produzioni più recenti, la presenza di co-protagonisti cinesi o indiani per riuscire ad accaparrarsi questi mercati in crescita. Evidentemente persiste ancora un sentimento diffuso, nel mondo anglosassone, secondo il quale tutto quello che ha a che fare con il cattolicesimo può venir ridicolizzato senza problemi.

Con ben poca coerenza, il film prosegue con riferimenti chiaramente religiosi: nell’isola che non c’è si parla di strane profezie e dell’attesa di un messia-bambino che salverà i nativi dai soprusi del pirata Barbanera. Una volta stabiliti chi sono i cattivi e chi sono gli alleati buoni, il film prosegue in modo alquanto meccanico, riversando sullo spettatore una cornucopia di effetti speciali, da navi che si combattono fra le nuvole, a coccodrilli giganteschi e tantissime piccole fate che si raccolgono in strane nuvole luminose, pronte a combattere a fianco di Peter.

Ci si potrebbe domandare, alla fine del film, come mai mancano le figure di Wendy e di Trilli, mentre James Hook ha ancora entrambe le mani ed è addirittura amico di Peter. Bisogna solo aver pazienza: arriverà presto l’immancabile sequel.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

TOMORROWLAND - IL MONDO DI DOMANI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 05/22/2015 - 10:02
 
Titolo Originale: Tomorrowland
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Brad Bird
Sceneggiatura: Damon Lindelof, Brad Bird
Produzione: WALT DISNEY PICTURES
Durata: 130
Interpreti: George Clooney, Britt Robertson, Hugh Laurie, Raffey Cassidy

Casey Newton è una ragazzina ottimista e con il pallino per la scienza, decisa a cambiare il mondo. Un giorno riceve una strana spilletta che le permette di accedere a Tomorrowland, una dimensione spazio temporale futuristica e meravigliosa. Decisa a trovare quel luogo incrocia la sua strada con Frank Walker, un inventore geniale ma ormai disilluso che Tomorrowland la conosce bene. Con il suo aiuto e con quello della misteriosa Athena dovrà impegnare per salvare il mondo dalla catastrofe…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Bisogna sempre nutrire il “lupo della speranza” piuttosto che quello del pessimismo e impegnarsi a trovare sempre nuove idee per rendere più accogliente il nostro mondo
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
L’enorme budget investito si vede tutto ma i due protagonisti non sono messi bene a fuoco e manca soprattutto un senso generale a tutta la storia, che rischia di risultare pedante fino alla banalità
Testo Breve:

Un grande budget è stato investito dalla Disney per realizzare questo Interstellar in versione teen ma nonostante autentici momenti di vera meraviglia, il film  risulta pedante fino alla banalità

Parte della delusione che si prova davanti a questa avventura futuristica targata Disney (e per cui qualcuno ha opportunamente evocato la dizione “una versione teen di Interstellar”) deriva probabilmente dalle aspettative generate dal coinvolgimento, alla regia e nella scrittura, di Brad Bird, cui si devono non solo i capolavori Pixar Gli Incredibili e Ratatouille ma anche il riuscito Mission: Impossible - Protocollo Fantasma, sua prima escursione nel cinema live action.

Non che Tomorrowland non offra momenti di autentica meraviglia, come durante il primo “viaggio” di Frank bambino e di Casey nella futuristica città del titolo, o quando la dimora dell’inventore scorbutico rivela tutte le sue ingegneristiche sorprese con un ritmo degno di un cartoon e, soprattutto, quando, in un momento di spudorata creatività cyberpunk la Tour Eiffel palesa la sua natura di rampa di lancio per un altro mondo.

L’enorme budget investito, insomma, si vede tutto, anche se ci si aspetterebbe di spendere più tempo nel mondo del titolo e invece si procede per assaggi e le visite a Tomorrowland si rivelano intermittenti come uno streaming mal funzionante e la parte centrale della pellicola, che vira nel thriller complottistico – con robot in nero, il sorriso di Jim Carrey e una certa facilità a smaterializzare gli avversari – è quella meno convincente di tutte.

 

Il problema, comunque, è soprattutto nel senso generale, pedante fino alla banalità, che culmina nel finale in un generico quanto didascalico appello all’impegno per salvare il pianeta, un misto tra un discorso motivazionale alla Steve Jobs (stay hungry stay foolish), uno spot multietnico à la Benetton e il video promozionale di una setta.

Quanto ai due protagonisti, l’ottimista Casey è un’adolescente stranamente solitaria la cui genialità capace di salvare il mondo è più suggerita che utilizzata, mentre George Clooney (scelto per suo potere di star quanto per la fama di progressista generoso e dedito alle buone cause) lascia alquanto perplessi quando con una quarantina d’anni di ritardo sembra dichiarare il suo amore adolescenziale a una androide con le fattezze di una bambina di undici anni. Hugh Laurie è il più sprecato di tutti nei panni di un cattivo dai piani veramente troppo poco chiari che a tratti assume più le caratteristiche di un fumetto alla Willy Coyote che di un avversario davvero serio.

L’impressione è che la pellicola ce la metta tutta per intercettare la voglia di cambiamento e di rivolta anti-istituzionale della generazione post occupy. ma lo faccia con un piglio da vecchio professore che rimprovera i giovani virgulti per la loro tendenza a crogiolarsi nel pessimismo. Ma quando la lezioncina, come in questo caso, sostituisce l’autentico senso di meraviglia, il rischio è che i destinatari si sentano piuttosto indottrinati che ispirati e il richiamo a “nutrire il lupo della speranza piuttosto che quello del pessimismo” assomigli più alle raccomandazioni di un manuale di self help che ai momenti più ispirati della poetica della Pixar che Brad Bird ha saputo incarnare altrove.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

SIN CITY - UNA DONNA PER CUI UCCIDERE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/01/2014 - 21:30
Titolo Originale: Sin City: A Dame to Kill For
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Frank Miller, Robert Rodriguez
Sceneggiatura: Frank Miller
Produzione: ROBERT RODRIGUEZ, AARON KAUFMAN PER DIMENSION FILMS, TROUBLEMAKER STUDIOS, AR FILMS IN ASSOCIAZIONE CON ALDAMISIA ENTERTAINMENT
Durata: 102
Interpreti: Mickey Rourke, Eva Green, Josh Brolin, Joseph Gordon-Levitt, Jessica Alba

Il colossale Marv si risveglia tutto contuso sotto la neve. Non ricorda più cosa è successo e si reca al KadiÈs Bar di Sin City per veder ballare Nancy Callahan: dopo la morte del suo amato Hartigan si è data all’alcool e desidera solo vendicarsi del potente mandante dell’omicidio: il senatore Roark. Quest’ultimo viene sfidato a pocker da Johnny un giovane giocatore d’azzardo che ancora non ha capto che a Roark non piace perdere. L'investigatore privato e fotografo Dwight McCarthy sta cercando di mettere la testa a posto ma inutilmente: viene irretito nuovamente da Ava Lord: sperava di averla dimenticata ma la passione per lei si riaccende senza speranza…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Nessun valore da segnalare: i cattivi sono tanto cattivi e i “buoni” provano un particolare gusto a vendicarsi
Pubblico 
Maggiorenni
La violenza viene evidenziata graficamente. presenza di sequenze di tortura. Nudi totali (anche se in chiaroscuro) da parte della dark lady.
Giudizio Artistico 
 
Sempre impeccabile la grafica di questi film ricavati dalle graphic novel di Frank Miller. Le storie sono solo un pretesto e gli attori tutti nella parte (in particolare Eva Green) tranne Jessica Alba
Testo Breve:

Sin City ricalca senza sorprese lo stile grafico e il tipo di racconto violento del primo film  ricavato dall’omonima graphic novel di Frank Miller. La violenza si converte in  espressione grafica

Nove anni dopo Sin City ecco il secondo film della serie, così come al primo 300 (2007) ha fatto seguito nel 2014: 300-l’alba di un impero. Quattro film che confermano il successo di un esperimento: trasporre in celluloide la grafica di Frank Miller. Un bianco e nero molto contrastato, con uso sporadico del colore (il sangue, i vestiti femminili) adatto a storie di  uomini duri e donne spietate.

Com’è stato giustamente da notato da Dave Itzkoffaug sul New York Times, la visione di Frank Muller è bianca e nera in ogni senso, anche morale. Se 300 contrappone gli eroi senza macchia di Sparta ai cinici persiani, per le strade di Basin City non si salva nessuno. Il commissario di polizia resta impigliati nella rete della seducente Ava (Eva Green) e Dwight (Josh Brolin), l’eroe che non vuole più uccidere, è disposto a fare un’eccezione quando si tratta di vendicarsi. In realtà il racconto (tre episodi che si svolgono in parallelo) sono di solo supporto all’elemento predominante: la grafica delle immagini. Queste ruotano intorno a tre cardini: violenza cruenta e sanguinosa (il sangue fuoriesce a frotte , ora in rosso, ora in bianco), belle donne discinte o direttamente nude come la dark lady Ava, le strade della città viste solo di notte, riprese con un taglio sghembo, tipico dei fumetti , mentre l’oscurità viene violata dai fari di una macchina che passa veloce.

C’è il sospetto che un film di questo genere, se si fa eccezione per gli appassionati di graphic novel, non sia particolarmente interessante per i giovani. Frank Miller ha 57 anni, è affascinato dalle atmosfere dei film dark anni ’50, e di questi Miller riproduce un rapporto uomo-donna antico. Lo si vede nel gioco dei ruoli fra Ava e Dwight, fortemente contrapposti: lei distante e seducente, lui irretito in una passione morbosa per lei. Nelle storie più recenti, al contrario, il rapporto uno-donna è sempre di parità, non si instaura un rapporto di dominate-dominato.

Il cast di attori, anche in questa seconda versione è di tutto rispetto: sempre bravo  Mickey Rourke nella maschera di Marv, incisivi Josh  Brolin e Joseph  Gordon-Levitt nonché il cattivissimo Powers  Boothe ma su tutti spicca Eva  Green che sembra pienamente a suo agio nella parte di dark lady. Pollice verso invece per Jessica  Alba:  appare sempre con una bottiglia in mano e questo è un bene perché così riusciamo a capire che lei sta esprimendo (non avremmo altro modo per capirlo) tutto il suo dolore per la morte di del suo amato Hartigan.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

SHADOWSHUNTERS - CITTA' DI OSSA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 08/29/2013 - 21:54
Titolo Originale: The Mortal Instruments: City of Bones
Paese: Usa, Germania
Anno: 2013
Regia: Harald Zwart
Sceneggiatura: : Jessica Postigo Paquette, dal romanzo di Cassandra Clare
Produzione: Constantin Film Produktion, Unique Features
Durata: 129
Interpreti: Lily Collins, Campbell Bower, Robert Sheehan

New York. Tornata a casa dopo aver preso un caffè con l’amico del cuore Simon, la sedicenne Clary, anziché la premurosa mamma, trova ad attenderla un orribile mostro che cerca di ucciderla. A salvarla, per fortuna, interviene al momento giusto il pallido e affascinante Jace, misterioso ragazzo incontrato la sera prima in bizzarre circostanze. “C’è una guerra in atto – la informa il biondo guerriero – e dietro il mondo che conosci, c’è una dimensione soprannaturale in cui si sfidano le potenze del bene e del male per il dominio del mondo”. Seguendo il bel salvatore, la ragazza scopre di appartenere, insieme a sua madre, alla stirpe dei “Cacciatori di demoni” e che, per questo, è finita nelle mire di un cattivissimo stregone che da anni è sulle tracce di una preziosa reliquia, capace di mirabilie, nascosta proprio dalla sua famiglia. Bisogna organizzare difesa e contrattacco.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un’altra giostra per far sognare le adolescenti americane, dove la scoperta del sé e del proprio destino avviene anche attraverso la scelta dell’uomo giusto
Pubblico 
Adolescenti
Scene di tensione e di orrore potenzialmente spaventose per i più piccoli.
Giudizio Artistico 
 
Scenografie suggestive e un buon lavoro sulle immagini ma la trama scopre presto le sue carte ed emerge la stanchezza narrativa di una storia uguale a mille altre
Testo Breve:

Noi non lo sappiamo, ma c’è una guerra in atto in cui si sfidano le potenze del bene e del male per il dominio del mondo. Un film dimenticabile per gli adolescenti orfani di Harry Potter e della saga di Twilight

Piacerà forse agli orfani di Harry Potter cresciuti con la saga di Twilight questo ennesimo e sciropposo fantasy in salsa newyorkese. Troppo intenso e spaventoso per i più piccoli, privo di spessore e originalità per interessare agli adulti, è qui per coccolare una fetta di adolescenti che amano il genere di storie in cui gli spasimi della prima cotta si agitano tra magie ed effetti speciali, nel solco di una violenza ben temperata.

Nella prima mezz’ora, il film funziona abbastanza bene perché introduce lo spettatore in un clima di calda oscurità giocando con i giovani volti di attori ben azzeccati (anche se non tutti ugualmente espressivi) immersi in uno scenario, quello della Grande Mela, che diventa progressivamente da incubo. Man mano che la trama scopre le sue carte, però, e si accumulano i colpi di scena e i personaggi, emerge la stanchezza narrativa di una storia uguale a mille altre, incapace di sfruttare appieno le risorse date dalle scenografie suggestive e da un buon lavoro sulle immagini. Al centro del plot un triangolo amoroso (che rischia di diventare un quadrangolo, per via di una sotto-trama omosex, che ha il buon gusto di venire solo delicatamente accennata), con al centro della contesa la graziosissima protagonista (un bel mix di pepe e di zucchero) e a ronzarle attorno l’amico di sempre, occhiali da intellettuale e dolcezza nello sguardo, e il bel tenebroso, fierezza negli occhi e agilità di atleta (il secondo è interpretato da Jamie Campbell Bower, già visto sia nella saga di Harry Potter sia in quella di Twilight).

Insomma, un’altra giostra per far sognare le adolescenti americane, dove la scoperta del sé e del proprio destino avviene anche attraverso la scelta dell’uomo giusto. Nel percorso d’iniziazione alle arti magiche e alla consapevolezza dei propri poteri (forse una metafora del passaggio dall’adolescenza alla giovinezza), la ragazza si rivela capace di seguire la propria strada, anche se rimangono oscuri alcuni dettagli del suo passato e della sua storia (nonostante nel finale le agnizioni e le scene espositive si sprechino), che sembrano lasciare il campo a più dettagliate precisazioni nella seconda puntata. E che, soprattutto, costringono a sospendere il giudizio sull’ambiguità esistente nei rapporti tra alcuni personaggi. Insomma, un film dimenticabile.

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

HANSEL & GRETEL: CACCIATORI DI STREGHE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/06/2013 - 10:44
Titolo Originale: Hansel & Gretel: Witch Hunters
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: Tommy Wirkola
Sceneggiatura: Tommy Wirkola
Produzione: Will Ferrell, Chris Henchy, Adam Mckay, Kevin J. Messick, Beau Flynn per Gary Sanchez Productions/ Siebzehnte Babelsberg/ Mgm/Paramount Pictures/ Spyglass Entertainment
Durata: 88
Interpreti: Jeremy Renner, Gemma Arterton, Famke Jennsen, Peter Stormare

Da bambini Hansel e Gretel vengono abbandonati dal padre nel bosco e finiscono nelle grinfie della strega che abita nella casetta di marzapane. Dopo essere riusciti a farla fuori si fanno una fama di invincibili cacciatori di streghe. È per questa ragione che vengono convocati ad Augsburg, dove sono spariti molti bambini… I due iniziano ad indagare, ma dietro le sparizioni c’è una strega potente che conosce anche molti segreti nascosti nel loro passato…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questa rivisitazione della famosa favola di Hansel e Gretel ha molti compiacimenti platter enfatizzati dall tecnica 3D
Pubblico 
Adulti
Molte scene di violenza grandguignolesca, una scena di nudo. In U.S.A giudizio MPAA: Restricted; Giudizio Catholic Film Review: Morally offensive
Giudizio Artistico 
 
Wirkola ricama con umorismo di grana non finissima, ma con una certa originalità sulla fiaba originale, appoggiandosi all’impudenza allegra dei film di serie B o di certe graphic novel e a un cast di tutto rispetto
Testo Breve:

Hansel e Gretel vengono abbandonati da bambini dal padre nel bosco  e, ormai cresciuti, si sono guadagnati una fama di invincibili cacciatori di streghe. Una deformazione della fiaba originale,  giocando con gli stereotipi e l’immaginario del genere horror, ma anche con quello del western. 

Scritta e diretta da Tommy Wirkola, regista norvegese che ha al suo attivo l’horror  Dead Snow -gruppo di studenti di medicina in vacanza sulla neve si ritrova ad affrontare degli zombie nazisti-  che è entrato nella classifica dei migliori dieci film di zombie di tutti i tempi, questa rilettura (ma forse bisognerebbe parlare di sequel) della famosa fiaba dei fratelli Grimm deve il suo successo inaspettato all’impudenza allegra dei film di serie B o di certe graphic novel e a un cast di tutto rispetto , tra cui spiccano Jeremy Renner e Gemma Arterton nel ruolo dei due titolari cacciatori.

La storia, va detto, non abbonda in sottigliezze o audaci revisionismi (in questo Medioevo un po’ western le streghe sono brutte, cattive e mangiano i bambini, non le vittime innocenti di un predominio maschile di certa storiografia femminista recente), ma procede tra scene d’azione fatte apposta per esaltare il 3 D (e questo significa soprattutto sparatorie, scazzottate e  sbudellamenti a ripetizione, con interiora e sangue dritti in faccia ai nostri e allo spettatore) e qualche simpatico ammodernamento in stile steampunk, come i ritratti dei bambini scomparsi sulle bottiglie del latte, le armi da fuoco benedette, e le siringhe di medicinale che Hansel usare per combattere il diabete ereditato dall’eccesso di dolci della sua prima avventura.

Wirkola ricama con umorismo di grana non finissima, ma con una certa originalità sulla fiaba originale, di cui a fine storia scopriremo i sorprendenti retroscena giocando con gli stereotipi e l’immaginario del genere horror, ma anche con quello del western. Hansel e Gretel sono due cacciatori di taglie da frontiera con le streghe al posto dei fuorilegge, due che subito bisticciano con lo sceriffo locale, interrompono l’impiccagione di una bella ragazza ingiustamente accusata di stregoneria (le cose sono ovviamente più complicate), bevono nella taverna locale e vengono avvicinati da un fan un po’ nerd che conserva tutti gli “articoli di giornale” su di loro e vuole assolutamente un autografo.

Per i due, complice il passato doloroso (dopotutto mamma e papà li hanno abbandonati in un bosco, la loro prima “azione” l’hanno portata a termine da bambini, ce ne sarebbe abbastanza per uno psicoterapeuta), il mondo è bianco e nero: come dice Hansel, l’unica strega buona è quella morta. Poi però, complice un’arcistrega che aspetta da una generazione di completare la pozione che salverà le sue simili dai roghi, un troll pronto a redimersi di fronte alla bellezza di Gretel, e una strega bianca innamorata, scopriranno che “ci sono più cose in cielo e in terra che nella loro filosofia”. Non che poi ci sia molto spazio per la filosofia mentre si manda a monte un sabba di streghe a suon di mitraglietta…

Se non ci aspetta troppo da questa irruzione action-comedy nel mondo della fiaba (comunque assai più compatta e godibile del pretenzioso I fratellli Grimm e l’Incantevole strega) e si ha lo stomaco non troppo debole, c’è molto di cui divertirsi e tutto sommato non sorprende che ci sia già in cantiere un seguito. Hansel e Gretel hanno ancora molto da fare…

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

HARRY POTTER E I DONI DELLA MORTE - PARTE II

Inviato da Franco Olearo il Lun, 07/25/2011 - 22:37
 
Titolo Originale: Harry Potter and the Deathly Hollows : Part II
Paese: Usa/Gran Bretagna
Anno: 2011
Regia: David Yates
Sceneggiatura: Steve Kloves dal romanzo di J. K Rowling
Produzione: David Barron, David Heyman, J.K Rowling, Tim Lewis, John Trehy per Warner Bros. Pictures/Heyday Films
Durata: 130
Interpreti: Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Raph Fiennes, Alan Rickman, Helena Bonham Carter, Michael Gambon, John Hurt, Jim Broadbent, Gary Oldman, Maggie Smith, Jason Isaacs, Ciaran Hinds

Harry, Ron ed Ermione sono alla ricerca degli horcrux dove sono nascosti I pezzi dell’anima di Voldemort per distruggerlo. La loro ricerca si conclude proprio nel castello di Hogwarts, dove i futuri maghi studiano ora sotto il controllo di Piton e dei Mangiamorte. L’arrivo di Harry scompiglia le carte e risveglia la resistenza, ma l’ultima battaglia si avvicina e per salvare il mondo e i suoi amici il giovane mago dovrà compiere un sacrificio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film ci porta alla riscoperta degli affetti, l’amicizia ma anche dell’amore e trasforma Harry in una figura para-cristologica quando si troverà solo di fronte all’estremo sacrificio anche se la metafisica va a confondersi spesso con la psicanalisi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di violenza e horror potenzialmente impressionanti per i più piccoli.la metafisica va a confondersi con la psicanalisi
Giudizio Artistico 
 
Alcuni limito nella definizione dei personaggi e l'eccessiva lunghezza non impediscono di godersi fino all’ultimo minuto una pellicola che offre grandi azioni, grandi sentimenti e tutte le meravigliose sorprese cui le magie di Harry Potter ci hanno abituati. Il film ci porta alla riscoperta degli affetti, l’amicizia ma anche dell’amore e trasforma Harry in una figura para-cristologica quando si troverà solo di fronte all’estremo sacrificio
Testo Breve:

L'ultimo (forse) Harry Potter nelle recensioni di Claudio Siniscalchi e Laura Cotta Ramosino. Già un successo da record in America, l'ottavo film della serie lascia increduli tutti i critici sulla capacità di attrarre sopratutto i giovani, forse perchè storia di maturazione, forse perché favola sull'eterna lotta fra il bene e il male.

Come ultimo capitolo di una saga che ha guadagnato svariati miliardi di dollari nel mondo, destinato ancor prima dell’uscita nelle sale a un successo planetario (se non altro in quanto sigillo di chiusura delle avventure del maghetto) Harry Potter e i doni della morte- Parte II ha nel suo stesso titolo il principale motivo di debolezza.

Per rispetto del sovrabbondante testo originale o più probabilmente per avidità (la stessa che ha convinto i produttori a una confezione in 3D che di sicuro nulla aggiunge e probabilmente qualcosa toglie all’efficace fotografia della pellicola) l’ultimo volume della saga è stato diviso in due parti. Questa, la seconda, inizia praticamente una manciata di secondi dopo la fine del capitolo precedente, cosicché se non si è conoscitori attenti del mondo della Rowling  e/o  non si ha una visione recente della pellicola precedente, all’inizio ci si trova sbalestrati nel mezzo dell’azione, senza tutte le profezie, bacchette e riferimenti assortiti necessari a decifrarla.

Un’impressione, questa, che riaffiora qua e là nel mezzo delle spettacolari scene di battaglia e nell’incalzare del confronto finale dove la sceneggiatura privilegia il plot puro a discapito dell’approfondimenti dei caratteri, soprattutto quelli secondari che, nella scrittura della Rowling, sono tutt’altro che tali.

Un esempio per tutti è il personaggio di Nevill Paciock, che nella saga è una sorta di “alter ego” di Harry (è nato il suo stesso giorno e c’era il caso che la profezia che ha segnato la vita del predestinato si riferisse anche a lui) e ha un ruolo determinante nella risoluzione. Qui, invece, sembra più che altro l’esempio perfetto di rivincita del nerd, l’imbranato di sempre che impugna la spada, fa saltare ponti e guida la riscossa. Niente di male, ma il lato propriamente tragico del personaggio si perde un po’ per via ed è un peccato.

Sotto questa drastica scure cade anche una parte della pur fondamentale rivelazione su Severus Piton, uno dei villain della storia e non a caso uno dei personaggi più amati anche sullo schermo grazie ad un interprete d’eccezione come Alan Rickman.

Stessa cosa si potrebbe dire per i molti morti che la battaglia lascia sul campo e cui è dedicato un veloce e poco significativo pensiero perché Voldemort incombe e le decisioni vanno prese.

Si tratta , è vero, di una decisione non da poco per Harry che, seppure validamente coadiuvato da tutti i suoi amici e alleati (se la scorsa pellicola era quella dell’isolamento e della solitudine, questa è di sicuro quella della riscoperta degli affetti, l’amicizia ma anche dell’amore), sarà solo di fronte all’estremo sacrificio.

La scoperta che una parte del terribile nemico che combatte da sempre giace dentro di lui e può essere eliminata solo con la propria morte (e la conseguente offerta volontaria della vita del giovane eroe per i propri amici) trasforma chiaramente Harry in una figura para-cristologica (anche se poi la “resurrezione” pare più che altro una questione di volontà.

Questo passaggio fin dall’originale scritto porta a termine un confronto con il problema della morte, del suo senso in un’ottica di sacrificio e della sua definitività che attraversa tutta l’opera della Rowling, che di formazione appartiene alla chiesa protestante scozzese.

Un tema importante con cui non sempre la saga ha saputo  confrontarsi con la profondità che ci saremmo potuti aspettare e che anche qui nel finale rischia di perdersi tra elucubrazioni mentali (forse anche l’incontro di Harry nel limbo con Silente avviene tutto nella sua testa), dove la metafisica va a confondersi con la psicanalisi.

C’è da pensare comunque che quando il film uscirà in dvd molte domande e perplessità troveranno risposta nelle molte scene tagliate per dare alla pellicola una durata digeribile.

 Tutti questi limiti non impediscono di godersi fino all’ultimo minuto una pellicola che offre grandi azioni, grandi sentimenti (con un meritato bacio – finalmente!- tra i nemici-amici Hermione e Ron e qualche pianto per altri) e tutte le meravigliose sorprese cui le magie di Harry Potter ci hanno abituati, con in più quel senso dolceamaro che sempre si avverte nell’accomiatarsi da amici di lunga data per cui un epilogo di là negli anni ci concede pure di immaginare un felice futuro di padri di famiglia.

Tanto più che i loro pargoli ormai in età scolastica lasciano sperare i fan in ulteriori capitoli, per lo meno se J.K. Rowling troverà il tempo di mettere mano alla penna quando avrà finito di contare i milioni di dollari dei suoi ultimi incassi. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

X-MEN: L'INIZIO

Inviato da Franco Olearo il Dom, 06/12/2011 - 22:21
 
Titolo Originale: X_MEN: FIRST CLASS
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Matthew Vaughn
Sceneggiatura: Ashley Miller, Zack Stentz
Produzione: Bad Hat Harry Productions, Donners' Company, Marv Films
Durata: 132
Interpreti: James McAvoy, Michael Fassbender, Kevin Bacon, Jennifer Lawrence

Il giovane ebreo Erik Lensherr scopre il suo potere di controllare il metallo in un campo di concentramento, dove il misterioso dottor Schmidt decide di usare le sue capacità a suo vantaggio. Intanto in America Charles Xavier, telepate potentissimo, è entusiasta di incontrare la piccola Raven, a cui una mutazione permette di “imitare” qualunque forma umana. Anni più tardi i cammini di Charles ed Erik si incontrano quando anche la CIA comincia ad accorgersi della presenza dei Mutanti nel mondo e in particolare delle manovre del malvagio Sebastian Show (che altri non è che il dottor Schmidt) anche lui un mutante, deciso a far scoppiare la terza guerra mondiale per assorbire l’energia scatenata dalle bombe nucleari. Per fermarlo Charles ed Erik si alleano e reclutano alcuni giovani mutanti dagli straordinari poteri…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I nocciolo tematico di questa pellicola sta nella riflessione sull’identità dei Mutanti e nel loro rapporto con il resto dell’umanità, giocato in termini di difesa dei loro diritti fondamentali, ma anche come responsabilità nei confronti dei loro “fratelli minori”.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
La pellicola, estremamente godibile nonostante la sua lunghezza, è stata costruita per essere fruita sia dai fan più accaniti sia da un pubblico meno esperto, ottenendo un ottimo bilanciamento tra il realismo delle psicologie e le invenzioni visive
Testo Breve:

X-Men – Il film nelle recensioni di Claudio Siniscalchi e Luisa Cotta Ramosino è un riuscitissimo prequel del franchise Marvel dedicato ai Mutanti. La pellicola è estremamente godibile nonostante la sua lunghezza ed ha come nocciolo tematico la riflessione sull’identità dei Mutanti e il senso di responsabilità nei confronti dei “semplici” umani 

 

Comincia con un’immagine di grande impatto già vista in X-Men – Il film questo riuscitissimo prequel del franchise Marvel dedicato ai Mutanti. Lo scatenarsi dei poteri del piccolo Erik (che un giorno sarà il temibile Magneto) di fronte alla violenza dei campi nazisti salda in modo potente e suggestivo la saga a un evento storico che ne dà una delle possibili chiavi di lettura.

Legato al leitmotiv (pseudo)scientifico della mutazione come chiave dell’evoluzione, qui cavalcato ancora di più grazie al personaggio del giovane Charles Xavier, studioso di genetica, il nocciolo tematico di questa pellicola come dell’intera saga sta nella riflessione sull’identità dei Mutanti e nel loro rapporto con il resto dell’umanità, di volta in volta giocato in termini di difesa dei diritti fondamentali (con gli X-Men identificati come una minoranza perseguitata) o di potenziale conflitto evolutivo (in cui i Mutanti, specie superiore e dominante, sono posti di fronte al dilemma della responsabilità nei confronti dei loro “fratelli minori”).

In questo senso il rapporto profondo e complesso che si crea tra Charles ed Erik (che non è venuto meno neppure nei film già realizzati, dove i due personaggi, a distanza didecenni, sono sì nemici, ma spesso e volentieri si trovano a stabilire alleanze provvisorie contro antagonisti senza scrupoli) fa da spina dorsale all’intera pellicola, anche grazie alle ottime interpretazioni di McAvoy e soprattutto di Fassbender.

Bryan Singer, autore del soggetto e nume tutelare dell’intera saga, non nasconde di aver modellato i suoi eroi su due figure fondamentali della storia americana, Martin Luther King e Malcom X, in sostanza mossi da ideali comuni, ma lontani nei metodi e nella Weltanschauungpiù profonda. Questa è solo una, del resto, dei possibili rimandi storici e culturali (non manca quello al Dottor Jackill e Mister Hyde di Stevenson, perfetto per Hank McCoy-Bestia), di un racconto che non perde mai di vista il dramma umano dei suoi personaggi, anche quando questo si incarna in azioni spettacolari come il sollevamento di un sommergibile.

Nel suo inconsolabile pessimismo Erik, spietato nel dare la caccia ai nazisti e poi a Show dalla Svizzera all’Argentina, non riesce a vedere lapossibilità di un’integrazione dei Mutanti in un’America spaventata dalla Guerra Fredda, mentre il giovane Xavier, cresciuto privilegiato e con una mutazione potente, ma discreta, è decisamente della scuola per cui “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. La sua stessa capacità di telepate, del resto, gli dà una naturale (ma non scontata) empatia nei confronti non solo dei suoi “fratelli mutanti”, ma anche dell’umanità da cui non si sente alieno.

Queste differenze non impediscono che tra i due si crei un’amicizia vera, che ha numerose sfumature, spesso commoventi (quella in cui Charles “estrae” dalla mente ferita dell’amico la sua memoria più luminosa), ma anche più leggere (molto riuscita in questo senso la sequenza in cui i due vanno a reclutare i giovani mutanti), un rapporto in evoluzione intorno al quale si articolano anche i percorsi degli altri personaggi, in particolare quello della sorella “adottiva” Raven. La mutante blu (che sarà Mystica) fatica ad accettarsi e, dopo il rifiuto di Charles a trasformare il loro legame fraterno in qualcosa di più, trova in Erik un mentore affascinante ed esigente.

Come già accaduto negli altri film degli X-Men  il racconto è costruito sfruttando da una parte la tensione tra Charles e Erik (qui in qualche modo antagonisti anche quando sono alleati), dall’altra la presenza di un nemico comune decisamente spietato, capace di incarnare e promuovere il fanatismo e la conflittualità esasperata pur di raggiungere i propri scopi, con un notevole dispiego di violenza e la chiaraconvinzione che gli altri (mutanti o meno) siano solo mezzi per raggiungere i propri fini…

Perfetta in questo senso, la scelta di agganciarsi all’episodio storico della crisi dei missili cubani, (qui risolta grazie all’intervento della neo formata squadra degli X-Men) che rappresenta il teatro perfetto sia per esibire i poteri dei vari personaggi, sia per consumare il distacco tra i due amici, divisi da una fondamentale differenza nel concepire se stessi e il mondo che li circonda.

La pellicola, estremamente godibile nonostante la sua lunghezza, è stata costruita per essere fruita sia dai fan più accaniti (grazie ai numerosissimi riferimenti all’universo dei comics da cui i film della saga derivano e alle pellicole già realizzate) sia da un pubblico meno esperto e si giova di un look vintage che ben si sposa con l’aspetto “fantascientifico”, ottenendo un ottimo bilanciamento tra il realismo delle psicologie e le invenzioni visive, a partire daltrucco dei vari personaggi, che non impedisce mai di coglierne l’umanità.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

KICK-ASS

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/30/2011 - 22:56
Titolo Originale: KICK-ASS
Paese: USA, GRAN BRETAGNA
Anno: 2010
Regia: Matthew Vaughn
Sceneggiatura: Jane Goldman, Matthew Vaughn
Produzione: MARV FILMS, PLAN B
Durata: 117
Interpreti: Aaron Johnson, Christopher Mintz-Plasse, Nicolas Cage, Mark Strong

Dave è un adolescente che conduce una vita tranquilla ed anonima ma non riesce a farsi notare dalla compagna di scuola che gli interessa e vorrebbe diventare famoso come un supereroe. Decide di indossare una ridicola tutina verde e con un po' di fortuna riesce anche a crearsi un suo spazio di notorietà su Youtube. Non ha fatto però i conti con il duo Big Daddy- Hit-Girl (padre e figlia che lottano insieme contro la malavita di New York): loro si che fanno sul serio e Dave resta suo malgrado coinvolto nelle loro imprese...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film compie una operazione ingannevole perché presenta esteriormente tutte le atrattive per risultare un film per adolescenti mentre la trama sviluppa una buona dose di violenza e sadismo
Pubblico 
Maggiorenni
Svariate sequenze di tortura e sadismo nei confronti di prigionieri; in una è protagonista attiva la dodicenne Hit Girl. Alcune scene sensuali
Giudizio Artistico 
 
Il film ha una discreta dose di ironia e un'ottima colonna sonora ma manca di una linea di sviluppo coerente, oscillando fra il racconto scolastico e la violenza di certi film di produzione orientale
Testo Breve:

Dave è un adolescente che conduce una vita tranquilla e anonima ma vorrebbe diventare famoso come un supereroe. Finirà per incontrare Hit Girl, una supereroina di dodici anni addestrata ad uccidere per motivi di vendetta. La storia presenta scene con  eccessi di violenza e un marcato sadismo, non adatto al suo pubblico target

La stagione d'oro dei supereroi al cinema dura ormai da quasi 10 anni. La fattura di questi lavori è stata sempre di buon livello e  molti di essi sono stati da noi qualificati come FilmOro o FilmVerde.

Basti ricordare la serie di Spider-man: Spider-man-2002 (FilmVerde), Spiderman 2 -2004 (FilmOro), Spider-man 3 - 2007 (FilmVerde) ma anche Batman Begins- 2005 (FilmVerde), Superman Returns-2006 ( FilmOro) e X-Men Conflitto Finale -2006 (FilmVerde).

Il motivo del successo di questo filone sta proprio nel non aver considerato i supereroi come tali: il racconto non si è  focalizzato sulle loro prodigiose imprese ma ci sono state svelate le intime motivazioni che hanno innescato la loro trasformazione da giovani  tranquilli e anonimi a simbolo e terrore per la criminalità; è stata evidenziata la  fatica del mestiere di eroe, del loro  essere cioè uomini normali solo un  pò più dotati degli altri ma anche  la loro impossibilità di abbandonarsi ad un borghesissimo innamoramento perché il loro "mestiere" li tiene troppo tempo fuori casa.

Kick Ass inizia nel migliore dei modi e sembra seguire alla perfezione i canoni della serie dei film adolescenziali. Il protagonista Dave è un ragazzo terribilmete normale: non è nè un campione sportivo, nè un genio della matematica nè il più divertente fra i suoi amici e ciò che più lo sconforta è di risultare invisibile alle ragazze; sarà un pò per questo che sogna di diventare un supereroe. Alla fine rompe gli indugi, si compra una ridicola tuta verde da sub  e con questa va di sera in giro per le strade sognando di cogliere l'occasione che lo renderà famoso.
Dopo i primi minuti  il film devia bruscamente: vediamo un padre che con atteggiamento fiducioso invita sua figlia di dodici anni a stare ferma, perchè deve spararle con una pistola da distanza ravvicinata in modo che lei si possa abituarsi al giubbotto antiproiettile.

Da questo momento, con l'arrivo della Hit Girl, la ragazzina addestrata dal padre ad uccidere, il film va a unirsi alla nutrita serie di film di combattimento splatter degli ultimi anni, sopratutto di origine cinese o giapponese.

Basato sull'omonimo fumetto del 2008 di Mark Millar (X-Men, Wanted) con disegni di John Romita (riprodotti in una breve sequenza),  il film vorrebbe mettere fine al filone epico dei supereroi caricandolo di ironia dissacratoria (nella forma) per introdurre in realtà un alto tasso di violenza compiaciuta (nella sostanza). Lo stesso mito del giovane animato da ideali di giustizia viene infranto: Dave indossa la tutina verde per riuscire a realizzare se stesso ma appena vede che l'iniziativa gli ha consentito di conquistare la ragazza che gli interessa, cerca subito di tornare nei panni di un tranquillo studente di liceo.

L'operazione ha un che di perverso perchè da una parte presenta forti attrattive per un pubblico giovanile (una sfavillante colonna sonora, la storia d'amore di Dave fra i banchi di scuola, l'originalità di una supereroina di dodici anni) dall'altra  non si limita a scene di combattimento spaccone, a cui tutto sommato siamo abituati (Matrix, X-Men) ma indugia su scene di tortura e uccisione di uomini inermi e indifesi.

Il film è stato giudicato Restricted in USA e VM 14 in  Italia.

Dalla scena finale si intuisce che un sequel è già stato programmato: speriamo che il prossimo episodio venga liberato da quella dose di sadismo e spirito di vendetta che hanno caratterizzato non poche sequenze di questo  film.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

L'APPRENDISTA STREGONE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 12/03/2010 - 11:34
 
Titolo Originale: The Socerer's Apprentice
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Jon Turteltaub
Sceneggiatura: Doug Miro, Carlo Bernard, Matt Lopez dal poema omonimo di Johann Wolfang Goethe
Produzione: Walt Disney Pictures, Broken Road Productions, Jerry Bruckheimer Films, Saturn Films
Durata: 111
Interpreti: Nicolas Cage, Jay Baruchel, Alfred Molina, Teresa Palmer, Monica Bellucci

La Walt Disney sta passando un periodo particolarmente felice: se nel settore dell'animazione grazie alla sapiente alleanza con la Pixar sta inanellando un successo dopo l'altro, nel settore dei blockbuster con  attori in carne ed ossa ha trovato un altro formidabile alleato: il produttore Jerry Bruckheimer  con il quale ha messo a segno una serie di successi al botteghino come il Mistero dei templari, la serie de I pirati dei Caraibi, più recentemente Prince of Persia ed ora  L'apprendista stregone.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Non c'è molto da dire se non che il bene trionfa e il male viene sconfitto
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La grande maestria esercitata nella computer grafica si affianca a una sceneggiatura pigra e a una recitazione con ben pochi meriti
Testo Breve:

L'apprendista stregone FilmVerde
La Walt Disney e il produttore Bruckheimer ripropongono ampliandolo il celebre episodio di Fantasia, quando Topolino, apprendista stregone non riesce a fermare delle scope intente a pulire ogni cosa, a causa di un suo maldestro sortilegio

Ma è proprio quest'ultimo lavoro che mostra  molto chiaramente come il tentare di  costruire a freddo  un successo di botteghino finisce spesso  per far smarrire l'anima del  racconto.

Tutto è nato molto probabilmente  nella mente del furbo Bruckheimer che avrà notato come, una volta completata la saga di Harry Potter,  si fosse creato nelle sale un certo "vuoto" di magia; l'alleanza con la Disney ha consentito inoltre di replicare per i più giovani una delle sequenze più celebri d Fantasia:  quella delle scope impazzite per l'incantesimo maldestro dell'apprendista stregone Topolino, con tanto di musica originale di Dukas.

A questo punto, per attirare il pubblico teenager è stato scelto Jay Baruchel, giovane bruttarello e imbranato, in grado di trasmettere un messaggio consolatorio per  quegli spettatori che hanno problemi a dichiararsi alla ragazza dei loro desideri e sognano di avere sotto la camicia  la tuta da Superman.

Per quel che riguarda la protagonista femminile la scelta è stata facile: si è trattato di ingaggiare l'australiana Teresa Palmer che è incredibilmente somigliante alla diva del momento: Kristen Steward della saga  Twilight.

Nicolas Cage infine, come nelle alte produzioni dell'alleanza Disney-Bruckheimer, funge da collante neutro.

Messi a posto tutti i tasselli del mosaico,  non resta che infarcire il tutto con una nutrita dose di sequenze ad alta adrenalina per le strade  e per i cieli di New York con un impiego barocco di computer grafica.

I luoghi più classici della Grande Mela, quelli che possono venir riconosciuti dal pubblico di tutto il mondo, vengono sconvolti dalla battaglia a colpi di magia di stregoni in contesa fra loro: a Chinatown il famoso drago di carta diventa un vero drago fiammeggiante; il toro di bronzo di Wall Street si anima minacciosamente: le guglie dei grattacieli si trasformano in giganteschi uccelli di acciaio.
La computer grafica ha però un grande difetto: dosi troppo massicce ne azzerano la capacità di destare meraviglia e il tutto  degenera nell'esibizione di inutili spacconate.

Nessun film però può realmente appassionare il pubblico se, a dispetto di tutte le mirabolanti condizioni al contorno, fra  lui e i protagonisti del racconto  non si instaura l'unico incantesimo che valga la pena di realizzare: generare simpatia e immedesimazione.

Eravamo stati abituati troppo bene a saghe come quella di Spiderman (in particolare Spiderman 2) e Batman (in particolare Batman Begins) dove parallelamente alle imprese eroiche si approfondiva il racconto della loro vita privata, con tutti i  dubbi ed incertezze che impone l'accettare il loro destino di "superuomini" e al contempo nel cercare  di non sacrificare la loro vita sentimentale.

Le stesse  tematiche vengono riproposte ne L'apprendista stregone ma  in modo banale e frettoloso: Dave all'inizio non accetta la sua missione di salvatore del mondo e saranno solo le minacce rivolte al  suo nuovo amico Balthazar e alla sua bella Backy a fargli assumere gli abiti dell'eroe-mago.
Anche l'amore  fra Balthazar e Veronica (una Monica Bellucci che dice addirittura cinque battute) è appena accennato: troppo poco per un amore eterno, visto che i due protagonisti sono immortali.

Complessivamente la sceneggiatura è povera se non addirittura sciatta: c'è una sola battuta fra Balthazar e il suo apprendista degna di menzione: il discepolo di Merlino spiega a Dave che per diventare maghi professionisti occorre calzare lunghe scarpe a punta perché quelle di gomma bloccano i flussi di magia. L'apprendista non gradisce questa imposizione perché  "sono scarpe da vecchio". Stabilito questo decentemente spiritoso confronto generazionale, gli sceneggiatori lo ripetono più volte nel corso del film: evidentemente si sono trovati a corto di idee per vivacizzare il colloquio fra i due: è meglio passare alla successiva scena di azione.

Dopo questa doverosa critica al film ,dobbiamo riconoscere che i più piccoli riusciranno sicuramente a divertirsi; occorrerà al più un po' di pazienza per gli adulti che dovranno accompagnarli.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

MULAN (2020)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 12/07/2020 - 22:37
 
Titolo Originale: Mulan (2020)
Paese: USA, Cina
Anno: 2020
Regia: Niki Caro
Sceneggiatura: Elizabeth Martin, Lauren Hynek, Rick Jaffa e Amanda Silver
Produzione: Chris Bender, Tendo Nagenda, Jason Reed, Jake Weiner
Durata: 115' su DISNEY+
Interpreti: Liu Yifei, Donnie Yen, Gong Li, Jason Scott Lee, Yoson An

Mulan è la prima delle due figlie nella famiglia Hua; il padre, un tempo glorioso combattente è ora a riposo perché ferito a una gamba, l’ha addestrata nell’arte militare, scoprendo in lei una prodigiosa destrezza. Quando le truppe Rouran invadono la Cina dal Nord, guidate dal feroce Bori Khan, l’imperatore emette un decreto che impone a ciascuna famiglia di inviare un uomo a prestare servizio nell'esercito imperiale. Mulan non vuole che il padre si sottoponga a un doloroso e rischioso sacrificio e dopo aver trafugato, nottetempo, la sua armatura e la sua spada, si presenta al campo di addestramento travestita da uomo. Dopo un periodo di addestramento durante il quale lei riesce a non farsi scoprire, il suo reggimento viene mandato a contrastare l’avanzata di Bori Khan ma l’impresa non è facile perché a fianco dell’invasore combatte anche la strega Xianniang, che ha il potere di alterare le sorti della battaglia…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La protagonista, come gli altri personaggi, vive unicamente dell’impegno di fare onore alla propria famiglia, al popolo a cui appartiene e chi sbaglia sa anche pentirsi e cambiare rotta
Pubblico 
Pre-adolescenti
L’impostazione seria del racconto potrebbe annoiare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
La qualità della computer grafica e delle scene di battaglia è degna della produzione Disney; brava la protagonista Liu Yifei, qualche momento di stanchezza nella parte centrale del racconto
Testo Breve:

La giovane Mulan si presenta al campo di reclutamento travestita da uomo per liberare suo padre, un mutilato di guerra, dai suoi impegni militari. Il mito della giovane combattente cinese viene riproposta in modo più serio e più coerente alla cultura cinese. Su Disney+

L’addestramento al campo militare è ormai terminato e tutte le reclute sono radunate nel piazzale principale per proclamare ad alta voce il giuramento di fedeltà. Debbono urlare, portando alta la spada: “Lealtà!, Coraggio!, Sincerità!”.

E’ alla parola sincerità che Mulan si trattiene nell’alzare la spada, perché sa di aver mentito sulla sua reale identità. Questo nuovo Mulan, dopo l’omonimo cartone animato del 1998, non è, come potrebbe sembrare a un primo sguardo, l’ennesimo film di formazione di una ragazza che cerca a sua identità combattendo contro i tanti pregiudizi maschili (basti ricordare Ribelle - the Brave, Pocahontas, Hunger Games) o addirittura rientri nel filone del woman power (Maleficent, Frozen).

Certamente Mulan cerca la sua identità ma non contro qualcuno, bensì rigorosamente all’interno di  quei valori che condivide con la famiglia e il suo popolo, che considera irrinunciabili.

A suggellare questa impostazione, verso la fine, l’imperatore regala a Mulan una nuova spada su cui è stata incisa, oltre al trinomio Lealtà, Coraggio, Sincerità, anche la frase: “Devozione alla Famiglia”.

Più volte l’importanza dell’onore viene ribadita: ogni figlio/a è tenuto a tener alto quello della famiglia, ogni suddito quello dell’impero e il proprio personale. Il disonore è la peggiore delle condizioni perché allontana dal gruppo a cui si appartiene: è la sofferenza di Mulan che per essere parte del gruppo dei suoi compagni guerrieri deve celare la sua femminilità ma lo è anche della strega Xianniang, che per venir accettata così com’è, si è alleata con il crudele Bori Khan. Anche i riferimenti immateriali sono ora più rigorosamente aderenti alla cultura cinese: non ci sono più gli antenati a proteggere Mulan, come accadeva nella versione animata, ma c’è la fenice che è effettivamente una delle quattro creature magiche che presiedono i destini della Cina. Viene citato anche il Qi, una forma di forza vitale, una sorta di energia comunicante con tutto l’universo, di cui Mulan è particolrmente dotata, come mostra durante i suoi combattimenti in stile wuxia (il cappa e spada orientale).

Questo maggiore realismo, questa più decisa aderenza alla cultura cinese, rendono il film diverso dal cartone del 1998 e percorre una strada diversa: pochi momenti scherzosi ma teso a mostrare la nobiltà d’animo di tutti i protagonisti (in fondo il cattivo cattivo è uno solo) impegnati ad agire secondo  ciò che è giusto e onorevole. Piacerà anche in Occidente questa storia dove non c’è egocentrica ricerca di se stessi ma amor di patria e amore alla propria famiglia? La qualità delle riprese, della computer grafica è al livello che ci si aspetta dalla produzione Disney e una piacevole sorpresa è la bravura (nel recitare come nel saltare e combattere) della protagonista Liu Yifei. Forse la storia è troppo diluita, forse è fin troppo lineare nello sviluppo, alcuni personaggi sono appena tipizzati  ma ciò può costituire  un vantaggio per facilittare una sua lettura anche da parte dei più piccoli.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |