Fantascienza

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TARTARUGHE NINJA - FUORI DALL'OMBRA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/07/2016 - 18:39
 
Titolo Originale: Teenage Mutant Ninja Turtles: Out of the Shadows
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Dave Green
Sceneggiatura: Josh Appelbaum, André Nemec
Produzione: PLATINUM DUNES, GAMA ENTERTAINMENT, MEDNICK PRODUCTION, SMITHROWE ENTERTAINMENT
Durata: 112
Interpreti: Pete Ploszek, Noel Fisher, Jeremy Howard, Alan Ritchson, Danny Woodburn, Megan Fox, Stephen Amell, Will Arnett, William Fichtner, Brian Tee

A un anno dagli eventi del primo episodio, Shredder, riesce ad evadere dalla prigione, mentre le tartarughe continuano a vivere nell’ombra. Shredder riceve da Krang, un alieno signore della guerra, un siero in grado di trasformare gli esseri umani in potenti animali mutanti in cambio della promessa di trovare tre componenti di una macchina che mandò sulla Terra in epoche passate che consente di viaggiare tra più dimensioni. Le quattro tartarughe, Leonardo. Michelangelo, Raffaello e Donatello, divenuti ormai adulti, cercano di contrastare il ritorno del loro nemico, ma lottano contro la necessità di mantenere segreta la loro identità e il desiderio di farsi conoscere dal mondo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
lla base della storia domina il valore della lealtà verso i propri compagni, amici o fratelli che siano, e l’importanza di accettare la propria natura così com’è. Rimangono forti il senso dell’amicizia e dei legami familiari fondati sul rispetto, la fiducia e il dialogo
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Sorprendenti effetti speciali in digitale dal grande impatto realistico. Una storia troppo complessa ma forte di una sceneggiatura carica di ritmo.
Testo Breve:

Nel sequel di Tartarughe Ninjia, la sceneggiatura mette bene a fuoco la maturazione dei quattro eroi  ma la priorità sta tutta nella costruzione di spettacolari scene d’azione 

Le quattro tartarughe mutanti dai nomi pittoreschi, esperte di arti marziali,  tornano a combattere per salvare il mondo dalla minaccia del loro nemico Shredder, che dopo un anno è riuscito ad evadere di prigione e questa volta ha stretto un patto con una forza aliena. Il signore della guerra alieno Krang fornisce a Shredder un mutageno con cui creare nuove e potenti forze, in cambio gli chiede di trovare tre componenti di una macchina andati disppersi sulla Terra con cui potrà aprire un portale tra le due dimensioni e conquistare e sottomettere a sè la razza umana. Con il siero Shredder trasforma i due criminali, Bebop e Rocksteady, in potenti animali mutanti.

Allo stesso tempo Donatello, Michelangelo, Raffaello e Leonardo stanno crescendo e, come tutti i giovani,  cominciano a porsi quesiti importanti sulla loro natura e sul loro ruolo nel mondo. In questo nuovo episodio le differenze che ci sono tra loro non costituiscono più solo un punto di forza ma al contrario anche un’occasione di scontro e divisione. La vera sfida dei quattro fratelli in questo nuovo episodio infatti sarà anche quella di saper ricostruire la propria unità imparando a rispettare i limiti propri e le differenze gli uni degli altri. Le quattro tartarughe capiranno che la loro forza sta proprio nella capacità di accettare se stessi e i propri fratelli così come sono.
Gli effetti digitali sono spettacolari, notevoli e coinvolgenti. Nel complesso però il film risente di una trama complessa anche se ben sostenuta da un’ottima sceneggiatura. La continua ricerca di scene ad effetto e di sequenze d’azione  adrenaliniche complicano e levano spessore alla storia e il film finisce col sembrare più una sorta di gioco, un prodotto di mercato fatto di plastica.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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X-MEN: APOCALISSE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 05/19/2016 - 18:11
 
Titolo Originale: X-Men: Apocalypse
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Bryan Singer
Sceneggiatura: Simon Kinberg
Produzione: BAD HAT HARRY PRODUCTIONS, KINBERG GENRE, DONNERS' COMPANY
Durata: 140
Interpreti: James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Oscar Isaac, Nicholas Hoult

Anni ’80. In un mondo che conosce l’esistenza dei mutanti, ma li tollera a fatica, si risveglia una creatura antica e potentissima, En Sabah Nur, che si ritiene un dio e ha deciso di eliminare il genere umano per ristabilire un regno nuovo con i mutanti più potenti, i suoi quattro cavalieri, tra cui recluta anche Magneto, a cui un nuovo lutto ha tolto ogni speranza nel futuro. Per combattere Apocalisse si alleano il Professor Xavier e Mystica, insieme a una nuova generazione di mutanti.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La dimensione metafisica, del resto, per quanto si resti nell’ambito di un blockbuster, resta un sottotraccia interessante. In particolare è la figura di Magneto, l’ebreo Erik Lensherr, di nuovo provato degli affetti più cari, a incarnare la domanda dell’uomo nei confronti di un Dio che sembra elargirgli un grande potere, ma anche una continua sofferenza
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di tensione e violenza
Giudizio Artistico 
 
Pur non avendo forse la compattezza e l’efficacia di altri della saga, resta un intrattenimento di grande livello, a cui il talento e le intuizioni di Bryan Singer regalano punte di profondità e graditissimi affondi nelle psicologie dei personaggi
Testo Breve:

In un’annata di scontri tra supereroi (Batman v Superman e poi Civil War) non poteva mancare lo scontro tra i mutanti. Un film di puro intrattenimento ma pur sempre di grande livello

In un’annata di scontri tra supereroi (Batman v Superman: Dawnn of Justice e poi Captain America:  Civil War) non poteva mancare lo scontro tra i mutanti, che per altro nella saga cinematografica sono da sempre schierati in fronti contrapposti in base alla loro posizione rispetto all’integrazione e all’interazione con gli umani.

Nella pellicola diretta da Bryan Singer il tema della “differenza evolutiva” (che nel caso dell’antico mutante En Sabah Nur è portata ai limiti estremi della quasi onnipotenza) è amplificato fino ad arrivare alla pretesa di “essere Dio”, un Dio che però ha come unico obiettivo distruggere il mondo che lo ha tradito per rifondarne un altro con l’aiuto dei suoi Quattro Cavalieri, a cui promette una nuova dimensione dei loro poteri e libertà, mentre in realtà ne asservisce la volontà ai suoi scopi di distruzione.

Come spesso accade negli scontri tra mutanti, l’umanità è lasciata a osservare impotente una lotta che la sovrasta, ma proprio per questa ragione acquista più importanza il conflitto tra la visione di Apocalisse, falso dio che si ammanta di riferimenti alle divinità del passato (compreso il biblico Eloim….) e predica la distruzione, e il saggio Xavier, che invita i forti a proteggere i più deboli.

La dimensione metafisica, del resto, per quanto si resti nell’ambito di un blockbuster (e in specifico questo capitolo della saga, fedele alla sua ambientazione anni Ottanta, continuamente richiamata tramite gli schermi televisivi e non solo, abbia un look più fracassone e appariscente), resta un sottotraccia interessante. In particolare è la figura di Magneto, l’ebreo Erik Lensherr, di nuovo provato degli affetti più cari, a incarnare la domanda dell’uomo nei confronti di un Dio che sembra elargirgli un grande potere, ma anche una continua sofferenza…di fronte alla seduzione “demoniaca” di En Sabah Nur, non solo Magneto rischia di cadere nella trappola di lasciarsi andare alla violenza e alla distruzione…

Accanto al grande scontro il film raccoglie le fila delle vicende dei vecchi e nuovi personaggi, dall’eroina solitaria Mystica (capace di diventare leader) al saggio professor Xavier (cui viene però regalato anche un coté più leggero), passando a Quicksilver (già visto in Giorni di un futuro passato e qui finalmente inserito pienamente nel gruppo e protagonista di un paio di sequenze davvero spettacolari) fino ad arrivare i “nuovi X-men”, Jean Grey, Scott Summers, Tempesta e Nightcrowler, a cui una generazione di giovani interpreti regala una convincente incarnazione.

A metà strada tra la cupezza delle pellicole DC Comic e la leggerezza di quelli degli Avengers (che comunque di recente si sono convertiti anche loro a una maggiore ponderosità), l’ultimo film degli X-men, pur non avendo forse la compattezza e l’efficacia di altri della saga, resta un intrattenimento di grande livello, a cui il talento e le intuizioni di Bryan Singer regalano punte di profondità e graditissimi affondi nelle psicologie dei personaggi.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FANTASTIC 4 - I FANTASTICI QUATTRO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/10/2015 - 11:21
 
Titolo Originale: Fantastic Four
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Josh Trank
Sceneggiatura: Jeremy Slater, Simon Kinberg, Josh Trank
Interpreti: Miles Teller, Michael B. Jordan, Kate Mara, Jamie Bell, Toby Kebbell, Reg E. Cathey,

Reed è un ragazzo geniale: si è messo in testa di costruire una macchina che consenta il teletrasposto di esseri umani in altre dimensioni spaziali. Diventato young-adult, incontra lo scienziato Franklin Storm che gli offre di lavorare presso i laboratori della potente Baxter Foundation. Ben riesce così a completare la sua macchina, aiutato dal suo inseparabile amico Ben. Assieme a lui lavorano anche la bella Sue, figlia adottiva di Franklin, suo fratello Johnny e Victor, altro giovane scienziato geloso dei successi di Reed. I quattro ragazzi decidono di effettuare, all’insaputa di Franklin e di sua figlia Sue, il primo viaggio in un'altra dimensione. Torneranno vivi ma profondamente modificati geneticamente…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Quattro ragazzi mettono da parte i loro interessi personali per costituire una squadra che dovrà salvare l’umanità
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una sceneggiatura piatta non sviluppa in profondità i personaggi e manca un antagonista serio che possa dare un po’ di emozione alla storia
Testo Breve:

Quattro giovani scienziati  diventano fantastici perché troppo incautamente si sono avventurati su pianeti lontani. Una riscrittura della genesi dei Fantastici 4 che non ha riscosso molto entusiasmo

Occorre fare innanzitutto un po’ d’ordine. La 20th Century Fox aveva già distribuito assieme alla Marvel altri due film sui quattro eroi: I fantastici quattro era già uscito nel 2005,  mentre  I fantastici 4 e Silver Surfer nel 2007. Questo nuovo racconto sulla genesi dei quattro è stata prodotta solo dalla Fox, perché ne aveva acquisito i diritti prima che nel 2009 avvenisse la fusione fra la Marvel e la Walt Disney Company.

Libera quindi dai vincoli della Marvel, la Fox ha ritenuto opportuno reinventarsi la trasformazione di quattro brillanti giovani in eroi dotati di super poteri, cercando di inserirsi nell’apparentemente inesauribile  filone d’oro dei blockbuster basati sui personaggi Marvel.  Appena un mese fa era stato distribuito  Ant-man basato su uno degli eroi minori della casa di fumetti, sintomo che il fondo del barile è stato già raggiunto.

Quest’ultimo lavoro sembra essere quasi cosciente della capacità residua del pubblico di appassionarsi alle “facili” prodezze di uomini e donne dotate di superpoteri e per più della metà del film l’attenzione è posta sulle vite di quattro ragazzi “normali” anche se dotati di una particolare attitudine per le materie scientifiche. Solo alla fine viene lasciato  spazio a un pirotecnico scontro fra supereroi che combattono su fronti opposti,, quasi un doveroso omaggio al filone di appartenenza.

Altri film (basterebbe citare Batman Begins) si erano concentrati prevalentemente sulla fase pre-eroica del protagonista ma il confronto finisce per diventare impietoso. In Batman Begins assistiamo a una lenta ma progressiva maturazione del personaggio che abbandona ogni spirito di vendetta e si affida a una superiore motivazione per le sue imprese, basata sulla giustizia e l’equità. In questo recente lavoro non c’è molta poca carne al fuoco: i quattro giovani familiarizzano fra loro, l’unica forma di tensione appena accennata, è la competizione fra Reed e Victor intorno a Sue, unica rappresentante femminile del gruppo. Il possesso di poteri straordinari è frutto di un “banale” non previsto incidente e il loro unico interesse è quello di studiare un modo per tornare a essere normali. Gli unici messaggi che cercano di dare un senso alla storia e che vengono ripetuti più volte sono due: “restando uniti si vince” e: “il mondo si sta autodistruggendo e va salvato”. Quest’ultima è una frase che resta sospesa e non spiegata nel film: non si capisce perché il mondo sia messo così male. Il botteghino USA ha manifestato in modo evidente lo scarso gradimento del pubblico.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TERMINATOR GENISYS

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/09/2015 - 14:54
Titolo Originale: Terminator Genisys
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Alan Taylor
Sceneggiatura: Laeta Kalogridis e Patrick Lussier
Produzione: PARAMOUNT PICTURES E SKYDANCE PRODUCTIONS
Durata: 119
Interpreti: Arnold Schwarzenegger, Emilia Clarke, Jay Courtney, Jason Clarke, J.K.Simmons

In un futuro post apocalittico dominato dalle macchine, il giovane Kyle Reese viene inviato indietro nel tempo dal leader della resistenza John Connor; la sua missione è salvare Sarah Connor, madre dell’ancora non nato John, dall’attacco di un Terminator, robot con sembianze umane apparentemente indistruttibile. Giunto nel passato, però, Kyle scopre che le cose non stanno come gli è stato raccontato e che il corso degli eventi può ancora cambiare. A restare fissa la sua devozione per la combattiva Sarah, inaspettatamente difesa a sua volta da un Terminator vecchio modello

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Nonostante molti cerchino di dominare il presente modificando il passato, ognuno resta l’unico responsabile delle proprie azioni
Pubblico 
Adolescenti
Numerose scene di violenza, accenni di nudo.
Giudizio Artistico 
 
Film ad alto tasso spettacolare, che però non conquista fino in fondo a causa di una sceneggiatura che si muove in un universo narrativo già molto esplorato e che, pur di offrire spunti originali, complica notevolmente la narrazione
Testo Breve:

Questa quinta versione della saga di Terminator è tripudio di action condita di un certo umorismo ma il carisma degli interpreti non è sufficiente a salvare una sceneggiatura alquanto pasticciata

Il nuovo capitolo, dichiaratamente ri-fondativo, della saga inaugurata nel lontano 1984 da James Cameron, parte dal futuro per tornare al passato e cercare raccontare in modo in qualche misura nuovo una storia ormai entrata nell’immaginario cinematografico collettivo. Per farlo ricorre a una notevole complicazione dei paradossi temporali a cui ora si intersecano linee temporali parallele e alternative all’interno delle quali si muovono sia i robot assassini che le loro prede umane. Curiosamente l’unico obbligato a una temporalità “normale” è il vecchio Terminator (vecchio ma non obsoleto, come recita una tag line – battuta ripetuta – del film), interpretato con notevole autoironia da Arnold Schwarzenegger, che in questa versione ha protetto Sarah fin da quando era bambina e ha così guadagnato il soprannome di “papà”.

Ce n’è abbastanza per confondere il povero Reese interpretato da Jay Courtney, che si vede sfilare il ruolo di eroe romantico da un parte da una damigella un po’ troppo a suo agio con le armi da fuoco e dall’altra da un cyborg iperprotettivo. Nonostante tutto, come da copione, non potrà fare a meno, comunque, di amare la dura Sarah e di rischiare tutto per lei, fino a superare i suoi pregiudizi contro le macchine…

Disseminato di riferimenti alle pellicole precedenti della saga (nonché di riusciti product placement), il film di Alan Taylor esibisce spettacolari scene di inseguimento e scontri esplosivi che a un certo punto coinvolgono anche un avversario inaspettato.

Infine, per svecchiar ulteriormente la trama, gli autori danno una nuova origine al dominio delle macchine (sventato nel 1997, ma ripresentatosi vent’anni dopo), legandolo a un moderno sistema per connettere e connettersi attraverso la rete…

Eppure, in questo tripudio di action condita di un certo umorismo, non bastano queste accortezze a rendere il film memorabile. Da una parte forse non è sufficiente il carisma degli interpreti (soprattutto la Sarah Connor di Emilia Clarke – forte quasi solo di un passato televisivo) a far dimenticare i loro vari predecessori, dall’altra forse proprio il concept del film (la diffusione di macchine in rivolta contro l’uomo attraverso la rete) era stato “bruciato” da un’analoga trovata nell’ultimo film dedicato agli Avengers, Age of Ultron. Sta di fatto che, pur offrendo sicuramente un alto tasso spettacolare, il film non conquista fino in fondo né offre insight particolarmente nuovi su un universo narrativo già molto esplorato. Anche il finale “aperto” che mette in discussione alcuni degli assunti della saga, lascia una limitata curiosità che, insieme ai non esaltanti risultati al botteghino, potrebbe davvero “terminare” la serie…

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HUGER GAMES: IL CANTO DELLA RIVOLTA - PARTE 1

Inviato da Franco Olearo il Gio, 11/20/2014 - 19:23
Titolo Originale: The Hunger Games: Mockingjay - Part 1
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Francis Lawrence
Sceneggiatura: Peter Craig e Danny Strong dal romanzo di Suzanne Collins
Produzione: COLOR FORCE, LIONSGATE
Durata: 123
Interpreti: Jennifer Lawrence, Liam Hemsworth, Josh Hutcherson, Donald Sutherland, Julianne Moore, Woody Harrelson, Sam Claflin, Philip Seymour Hoffman

Salvata al termine dei suoi secondi Hunger Games, Katniss si ritrova nel rifugio dei ribelli in lotta contro Capitol City, il sotterraneo Distretto 13, guidato dalla dura presidente Coin. Peeta, però, è rimasto nelle mani del presidente Snow, che lo usa come arma di propaganda. La Coin, su consiglio dell’astuto Plutarch Havensbee, vuole convincere Katniss ad assumere fino in fondo in ruolo di Ghiandaia Imitatrice, guerriera e ispirazione della rivolta. Katniss, ancora preda dei suoi fantasmi e in pena per Peeta, fatica ad adattarsi al ruolo che la propaganda le impone…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Se la forza interiore della protagonista redime in qualche modo un mondo in cui la guerra è una crudele partita a scacchi e le perdite un danno collaterale anche delle lotte più nobili e giuste, il mondo di Hunger Games resta uno specchio desolante dell’umanità
Pubblico 
Adolescenti
Molte scene realistiche di guerra, violenza e devastazione. La tematica complessa rende il film adatto ad un pubblico almeno adolescente
Giudizio Artistico 
 
Jennifer Lawrence incarna nuovamente in modo splendido la protagonista ma questo terzo capitolo della saga è in parte condizionato dalla scelta, di massimizzare gli incassi dividendo il volume finale in due segmenti. Questo si traduce, in qualche ripetizione e in una sensazione di attesa per uno show down rimandato alla prossima volta
Testo Breve:

Siamo al terzo episodio di questa ormai famosa saga per young adult, questa volta con una elevata  la dose di violenza fisica e psicologica ma che resta interessante perché sviluppa il tema della perversa interazione fra guerra e media.

Il terzo capitolo della saga young adult creata da Suzanne Collins è in parte condizionato dalla scelta, già fatta da altre saghe (vedi Harry Potter e Twilight), di massimizzare gli incassi dividendo il volume finale in due segmenti. Anche qui questo si traduce, almeno in parte, in qualche ripetizione e in una sensazione di attesa per uno show down rimandato alla prossima volta. Tuttavia, va detto che gli sceneggiatori, sacrificando l’action che regnava nei capitoli precedenti, si sono concentrati sul percorso interiore della protagonista, divisa tra due affetti contrastanti (per il generoso Peeta da un lato e per il combattivo Gale dall’altro), in piena sindrome post traumatica dopo gli orrori dei Giochi della memoria, sottoposta a una maligna pressione psicologica dal presidente Snow e costretta a diventare un simbolo per tutti i ribelli, dando un senso a una battaglia che lei pure non è certa di voler combattere.

La complessa e perversa interazione tra guerra e media e le intricate strategie della propaganda erano già state una parte importante dei racconti della Collins e dei film da essi tratti, ma prendono qui un ruolo centrale. Regista e autori sono abili a rimandare alla cronaca (come non pensare ai raccapriccianti video che giungono dal Medio Oriente di fronte alle esecuzioni pubbliche orchestrate da Snow?), ma anche a giocare con la storia della propaganda di guerra (i promo realizzati da Katniss per la diffusione nei distretti, anche se realizzati con le tecniche del guerrilla filmmaking, hanno qualcosa della vecchia propaganda sovietica). Per non parlare dell’incursione finale per liberare i tributi in ostaggio, che nella tecnica ricorda addirittura le immagini della missione per l’uccisione di Bin Laden così come viste in Zero Dark Thirty.

Non c’è dubbio che le ambizioni dietro la pellicola vadano oltre quelle degli ormai dilaganti young adult e comunque la dose di violenza fisica e psicologica che la storia di Katniss Everdeen contiene (e il prosieguo non farà che intensificarla) la rende comunque molto impegnativa per il suo pubblico d’elezione.

Se la forza interiore della protagonista, come sempre splendidamente incarnata dalla Lawrence, redime in qualche modo un mondo in cui la guerra è una crudele partita a scacchi e le perdite umane (e un inevitabile compromesso morale) un danno collaterale anche delle lotte più nobili e giuste, il mondo di Hunger Games  resta uno specchio desolante dell’umanità. La vittoria dei ribelli si traduce in un dramma ancora più profondo per Katniss: il peso del prezzo da pagare per le lotte da affrontare appare quasi insopportabile di fronte alla flebile luce di speranza offerta dalla Ghiandaia e da ciò che rappresenta. La domanda “ne sarà valsa la pena?” resta più attuale che mai e senza una risposta definitiva. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GUARDIANI DELLA GALASSIA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/23/2014 - 17:47
 
Titolo Originale: Guardians of the Galaxy
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: James Gunn
Sceneggiatura: James Gunn, Nicole Perlman
Produzione: Marvel Studios, Moving Picture Company
Durata: 121
Interpreti: Chris Pratt, Zoë Saldaña, David Bautista, Lee Pace, Benicio del Toro, Karen Gillan, Josh Brolin

Nel 1988 Peter Quill è un ragazzo che riceve da sua madre, prima di morire di cancro, un mangianastri con incisi i successi del momento. Disperato, Peter esce correndo dall’ospedale ma viene catturato da un’astronave di pirati dello spazio capitanata da Yondu, un umanoide dalla pelle bluastra. Ventisei anni dopo Peter è un avventuriero dello spazio che si fa chiamare Star Lord e che va a zonzo per lo spazio ascoltando sempre la musicassetta che la mamma gli aveva regalato. In un pianeta disabitato trova una strana sfera luminosa, di cui non tarderà a scoprire gli immensi poteri : vogliono averla il feroce Ronan che con essa intende distruggere il pianeta Xandar e lo stesso Yondu.
Quill riesce a formare una squadra composta dal procione Rocket, mago della meccanica, il suo amico Groot, una creatura dalle sembianze d'albero, la bella, anche se di color verdastro, Gamora e il grosso e irascibile Drax. Assieme partono per raggiungere la gigantesca e potente astronave di Ronan: vogliono assolutamente sventare il suo piano criminale…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Cinque avventurieri si uniscono per combattere il principe del male e sapranno fare squadra, pronti a sacrificarsi per gli altri
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di intenso combattimento (mai cruento) potrebbero impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film riesce ad essere altamente spettacolare ma al contempo non rinuncia a farci conoscere i protagonisti nella loro intimità. Belle musiche e fantasiosi costumi. Un film espressione di grande professionalità
Testo Breve:

Peter Quill è un avventuriero delle galassie che nasconde un doloroso segreto e porta sempre con sè l’audiocassetta che gli aveva regalato la madre prima di morire. Un film di fantascienza che vuole competere con Star Wars e che mescola molto bene grande spettacolarità e momenti di intimità dei protagonisti. 

Nella cultura occidentale la mitologia ha avuto nel passato dei contorni ben precisi. Gli eroi dell’Iliade e dell’Odissea hanno alimentato, ancora di recente la grande macchina per entertainment di Hollywood (basti pensare a Troy, del 2003). Anche la Bibbia è stata usata come fonte di racconti spettacolari di cui Cecil B. de Mille è stato il più fiorente utilizzatore (basterebbe pensare a I dieci comandamenti del 1956).  In seguito, dopo il successo di Star Wars iniziato nel 1977, Hollywood aveva compreso che il mito si poteva proiettare con successo nel futuro invece che nel passato; con una lenta progressione,  ha iniziato a puntare su degli eroi nati in casa propria: quelli dei fumetti. Iniziando con Superman di Richard Donner del 1978 ma anche con Batman di Tim Burton del 1992, progressivamente sono stati portati sullo schermo un po’ tutti gli eroi dai superpoteri della Marvel. Il successo veniva garantito dalla spettacolarità dei combattimenti, da un eroe a tutto tondo che doveva affrontare temibili avversari e da alcune spalle comiche di contorno, come i due indimenticabili robot di Guerre Stellari. Era spesso presente una certo atteggiamento ironico del protagonista e non sono mancati nobili messaggi come nella trilogia su Batman di  Christopher Nolan (sacrificio per l’altro e solidarietà nel combattere il male) o nella nuova serie di Star Trek dove prevale  una visione  ottimista dell’uomo: aperto  con intelligenza all’avventura e a tutto ciò che è nuovo ma rispettoso di ogni forma di vita e civiltà.

I guardiani della galassia, se conferma la ricerca di spettacolarità nei combattimenti spaziali (ha tutta l’intenzione di rinnovare il successo di Guerre stellari) introduce nuove formule nella gestione dei personaggi.  Adesso la comicità non è più  appannaggio delle “spalle” ma è presa in carico direttamente dal protagonista Quill, più abile con le parole che con i suoi muscoli; i cinque eroi (uno solo è “semplice” umano) alternano ai quasi doverosi combattimenti (la trama, in fondo, è solo un pretesto) divertenti bisticci fra loro come fra amici che si incontrano al bar, prendendosi simpaticamente in giro. E’ un modo nuovo di farci conoscere questi eroi-non eroi, di scoprirli  nell’intimità del dopo-lavoro, quando  si infilano le pantofole.  E’ forse questa simpatica leggerezza combinata con una scanzonata vitalità,  uno dei motivi di successo del film, che è riuscito a porsi  in speciale sintonia d’onda con gli adolescenti e gli young adult a cui è destinato.

Arrivato buon ultimo sugli schermi italiani, il film ha incassato finora più di 700 milioni di dollari a livello mondiale. Significativo è il fatto che dopo gli Stati Uniti, i migliori incassi si sono avuti in Russia, dimostrando come  i giovani posti a latitudini così diverse abbiano una comune sensibilità.

Il film sta avendo successo per molti altri motivi: un 3D di grande impatto, costumi fantasiosi e una capacità di mescolare ingredienti di contrasto: musica originale ma anche le hit dgli anni 70-80; eroi indomiti che serbano nel loro cuore un grande spazio per gli affetti familiari spesso perduti; colpi di fantasia come quando Groot, un ominide di origine vegetale, moltiplicando le sue braccia a forma di rami, protegge in un unico abbraccio i suoi quattro amici.

Si tratta di un film di 121 minuti dove si alternando scene di azione a incontri più intimi, senza che si percepisca alcun segno di stanchezza. Il tutto si può desrivere con un solo appellativo: grande professionalità.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LUCY

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/16/2014 - 14:12
Titolo Originale: Lucy
Paese: FRANCIA, USA
Anno: 2014
Regia: Luc Besson
Sceneggiatura: Luc Besson
Produzione: LUC BESSON E CHRISTOPHE LAMBERT PER EUROPACORP, TF1 FILMS PROD
Durata: 89
Interpreti: Scarlett Johansson, Morgan Freeman, Choi Min-sik

La giovane Lucy, che vive a Taiwan, ha commesso l’errore di mettersi con Richard, un uomo che traffica loschi affari con alcuni potenti dell’isola. Accetta, dopo lunghe insistenze da parte di Richard, di portare una misteriosa valigetta in un albergo. Cade così nelle mani di una banda internazionale di spacciatori ed è costretta con la forza a diventare corriere di una nuovissima droga che gli viene immessa nello stomaco. Il sacco si rompe e Lucy viene invasa da questa sostanza che ha la capacità di potenziare al massimo grado le capacità celebrali. Dotata ora di super poteri, la donna organizza la sua vendetta e al contempo cerca uno scienziato che possa spiegale cosa le sta succedendo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Strane teorie evolutive e il riferimento a insolite religioni orientali alimentano una visione meccanicista dell’universo dove l’uomo è un semplice ingranaggio di complessi fenomeni fisici
Pubblico 
Maggiorenni
Frequenti scene di violenza, alcune immagini di ferite potrebbero impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Luc Besson conferma la sua capacità di realizzare prodotti di puro entertainment con spettacolari scene di azione e combattimento ma in questo caso manca un intreccio umano che possa coinvolgere emotivamente lo spettatore
Testo Breve:

Lucy assimila senza volerlo una nuova droga che potenzia le sue capacità celebrali. Luc Besson ci diverte con strane teorie evolutive ma non riesce ad appassionarci: si accavallano molte teorie scientifiche ma c'è poca umanità

Luc Besson, come regista (è spesso anche produttore e sceneggiatore come in questo caso) ha un suo stile personale e ben riconoscibile. Ama le scene d’azione: in questo Lucy assistiamo a una corsa di macchine per il centro di Parigi, non strettamente  necessaria all’economia del film ma sicuramente d’effetto. Le sparatorie sono continue, come era già evidente nei film che lo hanno fatto conoscere: Nikita-1990 e Leòn-1994. Il protagonista è sempre una donna, impegnata a impugnare le pistole o a gestire superpoteri: nei film d’azione come nei due già citati, in questo Lucy, in Adele-l’enigma del faraone-2010, ma anche in film storici come Giovanna d’Arco-1999 o come The Lady -  l’amore per la libertà-2011 sulla vita  di Aung San Suu Kyi, la pacifista birmana tenuta chiusa nella sua abitazione per vent’anni dalla dittatura al potere.

In questo Lucy ritorna dirompente la passione di Besson per i misteri che provengono da lontano: potenze misteriose che giungono a noi dallo spazio extraterrestre come ne Il quinto elemento-1997 o dall’antico Egitto. In questo film, non a caso intitolato con il nome della prima donna preistorica conosciuta, il regista-sceneggiatore si sbizzarrisce con insolite teorie evolutive secondo le quali noi usiamo oggi soltanto il 20% delle nostre capacità celebrali ma potremmo arrivare a percentuali maggiori con risultati imprevedibili. Un altro tema parascientifico che ha scatenato una serie di dibattiti in Francia e in USA (dove è stato già proiettato) è il riferimento a una sostanza, il  CPH4 (nome inventato) che corrisponderebbe alla molecola che viene prodotta realmente da una donna incinta alla sesta settimana e che darebbe al feto l’energia per generare tutta la sua struttura ossea. Sarebbe questa la sostanza, secondo il fantasioso regista francese, che iniettata in grande quantità, darebbe al cervello poteri straordinari.

Ovviamente nessuna persona di buon senso dovrebbe prestare attenzione alle ipotesi parascientifiche di questo film, anche se suggestive e godersi il film per quello che è: un puro entertainment dove l’autore  si sbizzarrisce a generare in immagini spettacolari come nella parte finale, una sorta di riassunto di tutta la storia dell’universo che però è ben misera cosa rispetto a quanto si vedeva in  2001-Odissea nello spazio-1968  o il più recente The tree of life-2011.

Non mancano alcune furbizie del Besson produttore che ambienta il film metà a Taiwan  e metà a Parigi (vista con gli occhi di un turista) per soddisfare il nascente mercato orientale.

Se lo spettacolo è garantito (per fortuna l’autore non si prende mai molto sul serio) il film mostra un grosso difetto. Manca l’elemento umano. Manca una storia d’amore o un intrigante rapporto allieva-mentore come accadeva in Nikita o Leòn. Se escludiamo la prima parte, più interessante, dove la protagonista, ancora essere umano,  si trova invischiata in un gioco più grande di lei, per il resto assistiamo allo sviluppo  di un fenomeno fisico (la progressiva crescita delle potenzialità mentali di Lucy).

“Non provo più alcun sentimento” – afferma la Lucy ormai “potenziata”. E si vede

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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EDGE OF TOMORROW - SENZA DOMANI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 05/30/2014 - 07:32
 
Titolo Originale: Edge of tomorrow
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Doug Liman
Sceneggiatura: Christopher McQuarrie, Jez Butterworth, John-Henry Butterworth
Produzione: 3 Arts Entertainment/Viz Productions/LLC
Durata: 113
Interpreti: Tom Cruise, Emily Blunt, Bill Paxton, Brendan Gleeson, Noah Taylor

William Cage, un maggiore dell’esercito americano esperto di comunicazione ma senza alcuna esperienza sul campo, viene incastrato da un infido generale e mandato sul fronte a combattere corpo a corpo contro ferocissimi alieni che hanno invaso la terra. Praticamente una condanna a morte. Senza alcun addestramento e competenza militare, il nostro viene subito falcidiato dalle forze nemiche (in una spettacolare battaglia che dovrebbe essere la versione interplanetaria del D-Day), salvo risvegliarsi, sano e salvo, la mattina prima del combattimento, preso a calci da un sergente che lo invita a unirsi alle altre reclute. Sconvolto, Cage si rituffa nella mischia ma, ogni volta che viene colpito a morte, si risveglia nello stesso identico istante del giorno prima. Ogni giorno, va da sé, il nostro riesce a sopravvivere più a lungo e in maniera diversa ma questo non basta né a raccapezzarsi né a evitare la morte, giacché lo stesso giorno che Cage è condannato a ripetere in eterno è anche quello in cui gli alieni avranno definitivamente ragione dell’umanità intera. Le risposte, quasi tutte, ce le ha una pluridecorata e tostissima eroina di guerra, l’unica a credere alla sua storia.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un film divertente e scacciapensieri, senza controindicazioni
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di violenza e di tensione, nei limiti del genere
Giudizio Artistico 
 
L’uso della grammatica del genere e delle fonti pregresse è molto sfacciato nel primo terzo del film ma con l’entrata in scena di Emily Blunt il film improvvisamente decolla, si sgancia dalle pesantezze dell’incipit e trascina lo spettatore in una coinvolgente drammaturgia
Testo Breve:

Un maggiore dell’esercito, poco esperto in combattimenti, muore ogni giorno in una guerra contro gli alieni ma ogni giorno ritorna a vivere. Una fantascienza citazionista ma divertente e ben recitata

Tratto dal graphic novel All You Need Is Kill del fumettaro giapponese Hiroshi Sakurazaka, Edge of Tomorrow rivela in realtà il proprio debito (tutto cinematografico) con il celebre “fantasy filosofico” Ricomincio da capo, memorabile commedia giocata sul paradosso temporale in cui resta incastrato un borioso anchorman televisivo, condannato a ripetere all’infinito la stessa giornata. Il concept (che viene enunciato per la prima volta da Nietzsche come paradosso ne La gaia scienza) è stato variamente ripreso negli anni e, oltre al remake italiano È già ieri con Antonio Albanese, conta diverse riletture fantascientifiche (al cinema nell’intrigante Source Code, alla tv con una puntata di Star Trek: The Next Generation e con una di X-Files) e una declinazione horror nel racconto a fumetti Il giorno del licantropo (Dylan Dog n. 277). Buon ultimo, ma non per questo senza il solito sorriso sulle labbra, arriva Tom Cruise, diretto da quel Doug Liman che, avendo in curriculum The Bourne Identity – l’episodio meno riuscito della saga ma pur sempre il primo – qualche credenziale se la porta dietro (giusto nominare, invece, tra gli sceneggiatori, Christopher McQuarrie, premio Oscar per I soliti sospetti).

Edge of Tomorrow è innanzitutto un blockbuster citazionista, il cui meccanismo di riciclo del “già visto”, che gioca sulla riconoscibilità dei cliché del genere, si rivela tra l’altro del tutto funzionale alla storia. Così nell’impasto finiscono, oltre ai già citati Ricomincio da capo e Source Code, anche i vari Aliens, Starship Troopers (da entrambi l’idea di una guerra tra gli enormi alieni insettiformi e l’umanità militarizzata), 28 giorni dopo (con l’epicentro bellico spostato in Europa e l’apocalisse portata nelle piazze di Londra e nelle campagne inglesi), ma anche Inception e Oblivion (l’idea della prigione temporale e del “risveglio” dall’incubo). Per non farsi mancare proprio niente, arriva anche la scena di Cruise a cavalcioni della moto, memore di Top Gun e di M:I-2 (ma alla saga di Mission:Impossible si rifà anche l’idea del compito da gestire strategicamente prevedendo nei dettagli le mosse dell’avversario).

L’uso della grammatica del genere e delle fonti pregresse è talmente sfacciato che, nel primo terzo del film, lo spettatore ha ragione di credere che tutta la vicenda si svolga all’interno di un videogioco e che il protagonista altro non sia che l’avatar di un giocatore, convinto (come Buzz Lightyear di Toy Story) di essere una persona reale (e qui la memoria del cinefilo cerca addentellati addirittura con Ralph Spaccatutto e Nirvana di Gabriele Salvatores). Possibile che, in maniera del tutto ovvia e prevedibile, i soldati siano sboccati, i sergenti carogne e i generali ottusi, come se ognuno dovesse obbedire a un ruolo già scritto? Poi, con l’entrata in scena dell’“Angelo di Verdun” (l’eroina interpretata da Emily Blunt), il film improvvisamente decolla, si sgancia dalle pesantezze dell’incipit e trascina lo spettatore in una coinvolgente drammaturgia che qualche ideuzza originale dimostra pure di avere in serbo. Più che sulle spalle di Cruise, che comunque non dispiace nelle vesti iniziali dell’imbranato e che rende credibile il suo arco di maturazione, il film poggia su quelle ben più robuste della magnetica Emily Blunt, perfettamente a suo agio in un ruolo che era facile far scadere nella maniera e che invece l’attrice riesce a rendere complesso e sfaccettato.

Non bisogna aspettarsi altezze metafisiche da questo film (almeno non le stesse raggiunte da Ricomincio da capo, che fu inserito anni fa nel percorso di una mostra al MOMA di New York dedicata al concetto teologico di Deus Absconditus), che ha giustamente l’unico intento di divertire e che si gusta da cima a fondo, stuzzicando qua e là l’intelligenza dello spettatore. 

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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X - MEN - GIORNI DI UN FUTURO PASSATO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/21/2014 - 18:34
 
Titolo Originale: X - Men: Days of future past
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Bryan Singer
Sceneggiatura: Simon Kinberg dai fumetti di Chris Claremont e John Byrne "Gli incredibili X-Men"
Produzione: Bryan Singer, Simon Kinberg, Lauren Schuler Donner, Hutch Parker per Bad Hat Harry Productions/Donners' Company/Twentieth Century Fox Film Corporation
Durata: 131
Interpreti: Hugh Jackman, Michael Fassbender, James McAvoy, Jennifer Lawrence, Ian McKellen, Patrick Stewart, Peter Dinklage, Halle Berry, Ellen Page, Omar Sy, Evan Peters

Nel 2023 i mutanti sono quasi estinti, cacciati dalle Sentinelle, robot capaci di adattarsi ai loro poteri per distruggerli. In un ultimo tentativo di salvarsi, il professor X riesce a sfruttare i poteri della mutante Kitty Pride per spedire Wolverine (o almeno la sua coscienza) nel passato, nel 1973, per impedire che la guerra tra mutanti e Sentinelle abbia inizio. Il compito di Wolverine, però, è complicato dal fatto che lo stesso Charles Xavier, nel passato, ha perso la fiducia nei suoi poteri, mentre Magneto è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza e la pericolosa Mystica si aggira per gli Stati Uniti alla ricerca di vendetta contro Bolivar Trask, il futuro promotore del programma Sentinelle, che ha catturato, torturato e ucciso molti mutanti…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
“si può perdere la strada ma la strada non è perduta per sempre”: un film nel segno della fiducia nella più umana e apparentemente fragile delle virtù, la speranza
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di violenza e tensione nei limiti del genere, un nudo maschile, qualche parolaccia.
Giudizio Artistico 
 
Un mix riuscitissimo di dramma e umorismo con attori eccezionali
Testo Breve:

I mutanti stanno per estinguersi perché decimati da robot che hanno i loro stessi poteri. Wolverine torna indietro nel tempo per cercare di risolvere il problema dalle radici. Un film sulla speranza, il dialogo e le seconde possibilità

Le aspettative per l’ultimo film della saga dei mutanti erano altissime e la pellicola non le delude, con un mix riuscitissimo di dramma e umorismo, che fonde con eleganza passato e futuro nel segno della fiducia (da sempre la riconoscibile firma di Bryan Singer su questo cinecomic) nella più umana e apparentemente fragile delle virtù, la speranza.

Giocando abilmente tra una cupa cornice futuristica in cui gli ultimi mutanti, riuniti attorno ai nemici-amici Xavier e Magneto, lottano per la sopravvivenza, e un passato, il 1973, in cui la guerra stessa sta per scoppiare, il film costruisce una parabola avvincente che si muove senza incertezza tra le classiche insidie dei viaggi nel tempo, solo per valorizzare il significato e il potere di libero arbitrio e responsabilità individuali.

Singer riprende e varia quella che è la ormai tradizionale contrapposizione tra Magneto, deciso a proteggere la “sua” specie a costo di sacrificare gli umani e forse anche qualche alleato (compresa Mystica, con cui pure ha intrecciato un complesso rapporto), e Charles Xavier, il teorico del dialogo e delle seconde possibilità, che qui, però a sorpresa, non è (o non è solo) il solito saggio mentore, ma un giovane perso nelle sofferenze e nella disillusione e bisognoso a sua volta di guida e fiducia.

Non sfugge a Singer e ai suoi autori il pericolo che chi si sente, anche a ragione, perseguitato, si trasformi senza neppure troppa riflessione in un persecutore, capace di vedere solo i torti e le vittime dalla sua parte e diventando cieco alle perdite altrui. O la tentazione di considerare chi ha sbagliato come “sbagliato in sé” e in quanto tale irrimediabilmente perduto, mentre, come dice il professor X, “si può perdere la strada ma la strada non è perduta per sempre” mentre la singola scelta di rinunciare a una vendetta può cambiare il destino del mondo intero.

Ancora una volta, come in First Class, gli X-Men riescono a riproporre in modo originale, stravolgendoli ma non troppo, elementi e tematiche di un decennio di storia (ma anche di cinema), sfruttando tutti gli spunti in senso sia comico sia drammatico. E così in questo 1973 alternativo ci sono Nixon e il Vietnam, i vestiti e le capigliature improbabili e le teorie del complotto (Magneto si trova incarcerato perché considerato responsabile dell’assassinio di Kennedy, di cui si proclama però innocente perché “era anche lui uno di noi”) e abbondano i riferimenti più o meno diretti a film e fumetti, per fare felici appassionati e pubblico “ignorante”.

L’intreccio tra futuro e passato, poi, consente di unire idealmente i cast delle prime pellicole con le ultime e la “potenza di fuoco” di un gruppo di attori eccezionali è un ulteriore incentivo a una godibilissima visione. Tra le numerose new entry, oltre al Peter Dinklage di Game of Thrones nei panni del cattivo Bolivar Trask, l’inserimento più riuscito è senza dubbio quello di Quicksilver: un adolescente che dei poteri di mutante (si muove a velocità incredibile) fa un uso piuttosto disinvolto e ruba quasi la scena ai personaggi “classici”, diventando il protagonista di una delle sequenze più spettacolari e divertenti dell’intero film. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GODZILLA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 05/15/2014 - 15:03
 
Titolo Originale: Godzilla
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Gareth Edwads
Sceneggiatura: Max Borenstein
Produzione: Thomas Tull, Jon Jashni, Mary Parent, Brian Rogers per Warner Bros. Pictures/Legendary Pictures
Durata: 120
Interpreti: Aaron Taylor-Johnson, Ken Watanabe, Elizabeth Olsen, Juliette Binoche, Sally Hawkins, David Strathairn, Bryan Cranston

Filippine 1999. Lo scienziato giapponese Serizawa scopre una misteriosa spora gigante in una miniera crollata e, subito dopo, una serie di eventi misteriosi provoca la distruzione di una centrale nucleare giapponese, nonostante i coraggiosi tentativi dell’ingegnere americano Brody di mettere in guardia i responsabili. 15 anni dopo, i misteriosi fenomeni si ripetono e Brody, con l’aiuto del figlio Ford, si rimette alla ricerca della verità. Nel frattempo però le cose precipitano e l’umanità si trova minacciata da ben tre enormi mostri preistorici radioattivi pronti a scontrarsi tra loro. Ford si unisce all’esercito impegnato nella missione per cercare di raggiungere e salvare moglie e figlio….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il famoso mostro diventa il simbolo di una natura che l’uomo cerca inutilmente di soggiogare
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di violenza e distruzione di massa nei limiti del genere
Giudizio Artistico 
 
Con un budget miliardario, il regista Gareth Edwards riempie il cast di candidati o vincitori di Oscar ed Emmy che appaiono anche solo per pochi minuti ma i protagonisti cercano disperatamente di avere un qualche spessore drammatico senza riuscirci mai veramente. Di grande effetto scenografico le battaglie fra mostri.
Testo Breve:

Godzilla festeggia i suoi settant’anni in grande stile con un remake americano miliardario che fa di tutto per mettere insieme l’ambizione da blockbuster e le citazioni dai classici. Scene spettacolari ma grandi attori con scarso spessore drammatico

Godzilla festeggia i suoi settant’anni in grande stile con un remake americano miliardario che fa di tutto per mettere insieme l’ambizione da blockbuster e le citazioni dai classici, affidando il timone della nave a Gareth Edwards, uno che in Monsters era riuscito con un budget risicato a creare suggestioni da grande film horror-fantascientifico.

Già nel 1998 Roland Emmerich, specializzato in roboanti pellicole d’azione, aveva realizzato una sua deludente versione dell’epica del grande mostro, con qualche ironia ma senza vero cuore.

Qui la strada scelta è più complessa anche se riuscita solo a metà. Edwards sembra procedere come se avesse ancora per le mani un film indipendente piuttosto che un “giocattolo” da 160 milioni di dollari, riempie il cast di candidati o vincitori di Oscar ed Emmy – alcuni dei quali in scena per poco più di cinque minuti (come Juliette Binoche nei panni della sfortunata moglie dello scienziato interpretato da Bryan Cranston, il primo a intuire che qualcosa si cela dietro lo strano incidente nucleare) – e si fa fare le musiche dal pluripremiato Alexandre Desplat.

Anche di Godzilla, dopo i suggestivi titoli di coda (che ricostruiscono una sorta di alternativa storia degli ultimi sessant’anni nel Pacifico, a uso del lucertolone preistorico), si vede relativamente poco, mentre lo spazio di distruzione è inizialmente occupato dai due MUTO, mostri insettiformi con analogo potere distruttivo e che saranno gli avversari di Godzilla nella pellicola. Del resto nell’arco dei decenni Godzilla si è battuto o accompagnato, oltre che con gli inermi umani che cercavano di sbarrargli la strada, con ogni sorta di mostri dalle più varie dimensioni, tra cui il farfallone Mothra, dando origine al ricchissimo filone dei film di mostri, kaiju in giapponese.

È un peccato che Edwards e compagni abbiano fatto economia in questo senso, perché quando Godzilla entra in scena, accompagnato dal suo proverbiale ruggito e dalle fiamme radioattive che escono dalla bocca, l’effetto è davvero fenomenale e la battaglia tra mostri tra i grattacieli di San Francisco, in una luce crepuscolare da fine del mondo, è di quelle che danno soddisfazione.

Edwards ha cercato di dare alla pellicola un look iperrealista, quasi che quelli ripresi fossero gli effetti di una catastrofe naturale (trasparenti i riferimenti allo tsunami di qualche anno fa) o di una guerra, avvicinandosi, sia per concezione sia per tecniche di ripresa, all’esperimento di Cloverfield (recensito in Scegliere un film 2008) di qualche anno fa.

In questo contesto si muovono personaggi che, rispetto allo standard del genere, cercano disperatamente di avere un qualche spessore drammatico senza riuscirci mai veramente. Aaron Taylor-Johnson, forse quello con il profilo più da star del genere, se ne va in giro con la qualifica di disinnescatore di ordigni nucleari, ma alla fine non esercita la sua abilità nemmeno una volta. Ken Watanabe fa la sua parte nel ruolo del misterioso scienziato giapponese che sembra sapere tutto o quasi dei mostri preistorici e che veicola l’attualizzazione tematica del nuovo Godzilla. Se nel 1954 la distruzione di Tokio a opera del mostro non poteva non richiamare tristi ricordi delle devastazioni nucleari di Hiroshima e Nagasaki, oggi, pur facendo l’occhiolino a quell’interpretazione, il mostro diventa piuttosto il simbolo di una natura che l’uomo pensa di soggiogare, ma di cui al limite può cercare di non essere vittima. Il mostro, quindi, non è un cattivo vero e proprio, ma un totalmente altro che talora può addirittura esercitare una funzione salvifica, ma di fronte a cui gli esseri umani hanno l’altezza e l’importanza di formiche impazzite. Non si fa la guerra e non si fa il tifo per uno tsunami, al limite si cerca di spostarsi dal suo cammino. Di qui la curiosa impressione che qualunque azione i protagonisti compiano sia sostanzialmente indifferente alla salvezza propria e del genere umano, di modo che la reazione più logica sembra proprio quella del dottor Serizawa che a un certo punto di fronte alla mobilitazione dell’esercito dice semplicemente “lasciamoli combattere!”. Sì, lasciamoli combattere e nel frattempo mangiamoci un bel tazzone di popcorn…

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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