Dramma

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LA SICILIANA RIBELLE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 10:37
 
Titolo Originale: LA SICILIANA RIBELLE
Paese: Italia
Anno: 2008
Regia: Marco Amenta
Sceneggiatura: Sergio Donati e Marco Amenta
Produzione: Tilde Corsi, Gianni Romoli, Simonetta Amenta, Marco Amenta e Raphael Berdugo per R&C Produzioni, Eurofilm, Roissy Film in collaborazione con Rai Cinema
Durata: 110'
Interpreti: Veronica D'Agostino, Gérard Jugnot, Marcello Mazzarella, Lucia Sardo, Paolo Briguglia

Rita, di 12 anni, ha un bellissimo rapporto con il padre, uomo rispettato nel paese siciliano dove vivono: quando vengono commesse ingiustizie, è a lui che si rivolgono. Non va d'accordo con la madre, per il suo carattere così ribelle e poco incline alla sottomissione. Un giorno, il padre viene ucciso: lei e il fratello decidono di aspettare il momento opportuno per vendicarsi. Quando anche il fratello viene accoltellato Rita, ormai diciassettenne, decide di recarsi a Palermo per diventare collaboratrice di giustizia...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una ragazza adolescente ha la forza di rinnegare l'ambiente mafioso in cui è vissuta ma resta troppo fragile per sostenerne tutte le conseguenze
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per alcune scene di violenza
Giudizio Artistico 
 
Rappresentazione efficace dell'ambiente e dei volti della Sicilia; troppo scoperta l'impostazione didascalica

"A mio padre lo rispettano tutti; anche i Carmelo, a poco a poco  impararono a portargli rispetto; insomma,  assieme ai Salvo la nostra era la famiglia più importante del paese" racconta con orgoglio la dodicenne Rita mentre passeggia a fianco del padre per la strada principale del paese.
Il film è sopratutto a storia di una conversione: quella di Rita che è nata e crescita in ambiente mafioso e dal quale ha assorbito  l'orgoglio dell'appartenenza alla famiglia,  un malinteso senso dell'onore e l'intolleranza verso gli sbirri e i giudici.  Poi, la morte del padre e del fratello, la ostinata adesione della madre alla logica della guerra fra i clan  spingono Rita, ormai diciassettenne, a denunziare ciò che sa alla polizia per puro spirito di vendetta. Solo alla fine, grazie all'incontro di un giudice che per lei è diventato come un padre (nella realtà si trattò di Borsellino) compie dolorosamente ma coraggiosamente, attraverso il riconoscimento della logica criminale che aveva guidato il suo stesso padre,  il passaggio dal desiderio di vendetta a quello di giustizia.


Grazie  all'ottima interpretazione di Veronica D'Agostino, Rita appare in tutta l'irrequietezza della sua adolescenza, pronta ad accusare senza paura chi è colpevole ma anche desiderosa di innamorarsi e di sperare ancora di avere una vita serena e felice.
Persino il suo tragico gesto finale (spegnere la propria vita senza aver compiuto 18 anni come fece la vera Rita Atria, una settimana esatta dopo l'uccisione di Borsellino)  mostra come per lei non possiamo parlare di maturazione del suo pensiero, di convinta adesione ideologica come potrebbe accadere a un adulto, ma di un ancora fragile  bisogno  di qualcuno in cui credere, in cui riporre la sua incondizionata fiducia.

Il regista, Marco Amenta (autore de l'Ultimo padrino e del Fantasma di Corleone) , conosce bene la Sicilia e sa renderla bene, fra le viuzze del vecchio paese, i volti corrugati dei contadini  e il respiro del mare che spesso Rita si incanta a guardare. La storia si muove su  un binario scopertamente didascalico e il riferimento alla vera Rita Atria è solo una fonte di ispirazione per una storia che anche se in gran parte di fantasia, mantiene  alto il suo impegno di riscatto civile. 

L'associazione antimafia "Rita Atria" ha preso le distanze da questo film, ritenendolo addirittura oltraggioso. Penso siano mancati al film la presenza importante di Vita Maria Atria, la moglie del fratello di Rita che per prima decise di diventare collaboratrice di giustizia, ispirando con questo gesto la decisione di Rita né possono venir trascurati i rapporti difficili fra Rita e l'Alto Commissario per l'antimafia, se non ci fosse stato il giudice Borsellino a fungere da mediatore.

Purtroppo la scena finale del film corrisponde alla realtà: la madre di Rita si recò sulla tomba della figlia per distruggerla a martellate. Ultimo gesto di ribellione impotente verso  chi aveva osato ribellarsi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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QUESTIONE DI CUORE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 10:22
Titolo Originale: QUESTIONE DI CUORE
Paese: Italia
Anno: 2008
Regia: Francesca Archibugi
Sceneggiatura: Francesca Archibugi
Produzione: Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenez per Cattleya
Durata: 110'
Interpreti: Antonio Albanese, Kim Rossi Stuard, Micaela Ramazzotti, Francesca Inaudi

Alberto è uno  sceneggiatore:  spirito caustico e di umore incostante, è perennemente carico di debiti e ora anche  in crisi di ispirazione. Angelo fa il carrozziere: è specializzato in  auto d'epoca nel quartiere del Pigneto, a Roma. Ha saputo costruire con metodo e costanza  il successo della sua officina; ha due figli e una moglie affettuosa che sta aspettando il terzo. Il caso vuole che entrambi si trovino all'ospedale in letti vicini  dopo un attacco di cuore. Invece di drammatizzare, riescono a confortarsi a vicenda e anche quando sono stati dimessi, si accorgono che quella "questione di cuore" che hanno in comune li ha resi molto amici....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due uomini molto diversi diventano amici e sanno aiutarsi a vicenda nel pieno rispetto della personalità dell'altro
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di nudo integrale, statico. Un sbrigativo incontro amoroso con nudità parziali. Alcune battute pesanti e linguaggio volgare
Giudizio Artistico 
 
Brava la Archibugi nel tratteggiare i due protagonisti, grazie anche all'ottima interpretazione di entrambi gli attori. La storia si muove su binari prevedibili, senza impennate

Alberto e Angelo non sono differenti solo per per preparazione  culturale, per il contesto sociale in cui vivono ma anche per una diversa visione della vita.

Per Alberto, il mestiere di sceneggiatore ha finito per deformare il modo  con cui guarda gli altri:  ha l'atteggiamento un po' cinico di chi viviseziona le persone solo per carpirne la storia segreta, meglio se ingarbugliata e torbida. Non riesce  a trattenere nulla (né gli affetti, né i soldi) ma tutto gli scivola via corroso dal suo modo di veder la vita dal di fuori, quasi un deus ex-machina.

"Tu sei facile: sei un classico della narrativa di tutti i tempi" dice Alberto a Rossana, la moglie di Angelo, abituato a catalogare le persone secondo le categorie psicologiche di  Jung, oggetto della sua tesi di laura.

Angelo al contrario è attaccato alla materia: ai pezzi di ferro delle carrozzerie delle macchine storiche che ripara, al quartiere e  alla casa che furono già di suo padre e dei suoi nonni. Non esita a frodare il fisco per poter continuare ad accumulare soldi, non per crescere in  ricchezza ma in sicurezza;  ha un senso di preziosa proprietà nei confronti della moglie dei due figli.

"11 e 12 non vi siete stancati di parlare?" esclama spazientito l'infermiere nel vedere che i due degenti, messi in un letto accanto all'altro, se la ridono e si  rincuorano a vicenda ("in fondo siamo dei quarantenni, non vedi gli altri come sono decrepiti?"). E' come se entrambi fossero impegnati a recitare delle parti : Alberto mentendo al suo produttore per una sceneggiatura che non riesce mai a finire o alla sua ragazza, troppo apprensiva nel prescrivergli una serie di divieti; Angelo, costretto a tranquillizzare la moglie e la nonna. 
Solo quando sono da soli i due  riescono ad essere pienamente sinceri, ora che l'uno conosce dell'altro il vero stato di salute.

La loro amicizia continua anche quando sono usciti dall'ospedale: Angelo, conosciute le difficoltà dell'amico, dimostra grande generosità  invitandolo a venire a vivere in  famiglia.

Alberto, lui che non ha mai voluto pensare a legami stabili, finisce per  insinuarsi nei non facili legami della famiglia dell'amico.
Di fronte a Rossana  angosciata per la malattia del marito e alla figlia,  ribelle di costituzione,  riesce con la sua stessa ironia, ora ben impiegata,  ad addolcire le preoccupazioni di lei e a smontare la voglia di ribellione della ragazza. Con il piccolo figlio di Angelo , innesca simpatici esercizi di fantasia: osservare la gente che si incontra per strada e dedurne la storia che c'è dietro: "é questa la domanda" sentenzia  Alberto ogni volta che in una delle  loro ricostruzioni  ipotetiche si inserisce un dubbio: garanzia sicura per aver trovato la  svolta drammatica della sceneggiatura.

In fondo nessuno dei due cambia di carattere ma entrambi impegnano le loro potenzialità per un compito che va al di là di loro stessi:: occuparsi del bene dell'altro.

La Archibugi è molto brava a dirigere gli attori (ottimo Antonio Albanese, a cui è toccato il personaggio più ricco) e a evitare il pericolo, sempre dietro l'angolo in queste storie di malati con rischio di morte, di pietismo. Globalmente appare però una storia piccola che, impostata fin dall'inizio su certi binari, finisce per  svilupparsi in modo prevedibile. In questo caso lo stimolo di "é questa la domanda" viene disatteso: viene a mancare una svolta, un colpo d'ala della sceneggiatura.

La Archibugi ha un altro merito: essere riuscita a valorizzare angoli poco noti della borgata romana, che esternamente appaiono squallidi ma dove i loro abitanti  si conoscono tutti, casa e bottega sono uno di fronte all'altra e  l'uso del dialetto serve per rimarcare la propria identità, incluso quello con cui si esprime la cameriera cinesina, probabilmente una immigrata ormai di seconda generazione.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI1
Data Trasmissione: Sabato, 29. Novembre 2014 - 2:30


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GRAN TORINO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 13:47
 
Titolo Originale: Gran Torino
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Nick Schenk
Produzione: Cint Eastwood, Bill Gerber, Robert Lorenz per Double Nickel/Malpaso Productions/Media Magik Entertainment/Village Roadshow Pictures/Warner Bros
Durata: 117'
Interpreti: Clint Eastwood, Geraldine Huges, Brian Haley

Walt Kowalski, un veterano della guerra di Corea con un carattere ruvido e un pessimo rapporto con i figli ormai grandi e lontani, resta solo dopo la morte dell’adorata moglie Dorothy. Rifiuta le profferte di amicizia del giovane prete a cui lo aveva affidato la moglie in punto di morte, ma viene suo malgrado coinvolto nelle disavventure dei vicini di casa coreani quando il giovane Thao viene costretto da una gang di quartiere a tentare di rubare la Gran Torino 1972 a cui Walt è maniacalmente attaccato. La sua prima reazione è quella di prendersela violentemente con il ragazzo, ma poi Walt si trova inaspettatamente a difendere la sorella di Thao, Sue, e si guadagna così la stima di tutti gli asiatici del quartiere. È l’inizio di un coinvolgimento sempre più profondo in cui Walt vedrà messa i discussione tutta la sua visione del mondo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un vecchio ringhioso riscopre il piacere di prendersi cura degli altri , di far da padre putativo al figlio della vicina di casa. La figura del sacerdote descritta con realismo e simpatia: Resta però, come in altri film di Clint, il principio di farsi giustizia da solo, con poca fiducia nelle istituzioni
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene di violenza e tensione, turpiloquio continuo, allusioni sessuali
Giudizio Artistico 
 
Clint Eastwood è padrone del suo stile "classico" ormai impeccabile adatto a raccontare storie di eroismo tragico e di redenzione

Rimasto privo di quest’ancora nei confronti della vita e del mondo esterno, Walt vede i suoi stessi cari (figli ben poco amorevoli con mogli egoiste, nipoti con piercing e tatuaggi che guardano le sue decorazioni con sufficienza e derisione) come degli estranei né apprezza il tentativo di amicizia offerto dal giovane prete della parrocchia cui si scopre, volente o nolente, affidato in punto di morte dalla moglie.

Il mondo che lo circonda, poi, è inesorabilmente cambiato e Walt si trova attorniato  da persone di razze e culture diverse dalla sua, persone che non sa e non vuole capire, ma che non fanno che accrescere il suo risentimento.
È così che il suo sguardo incattivito e sempre pieno di disprezzo si posa con ostilità anche sulle case di un vicinato che lui si rifiuta di lasciare, ormai abitate praticamente solo da stranieri, soprattutto asiatici e coreani, che a Walt rievocano gli anni peggiori della sua vita, quelli della guerra e della violenza che solo la vicinanza di Dorothy gli aveva permesso di esorcizzare.

Gente di cui non capisce la lingua e tanto meno gli usi, ma recepisce la trascuratezza nel prendersi cura delle loro proprietà, un delitto capitale per uno come Walt, che ha un garage pieno di attrezzi in perfetto ordine e una macchina d’epoca perfettamente funzionante e lucidata (ma mai utilizzata...). Guarda caso nella villetta accanto vive una famiglia priva di un capo famiglia e perciò vittima delle angherie di una gang giovanile di conterranei, decisi ad avviare al crimine il giovane e indifeso Thao, sottraendolo alla madre, alla nonna e soprattutto all’energica sorella.

Come nelle migliori storie un evento drammatico (la prova di iniziazione a cui viene sottoposto il giovane coreano, rubare la macchina di Walt) mette inesorabilmente in contatto questi due mondi con esiti imprevedibili.

Walt, infatti, come rifiuta ostinatamente gli approcci del sacerdote (una figura che inaspettatamente Eastwood descrive con realismo e simpatia, dandogli tocchi di verità anche sotto l’aspetto della cura pastorale e amicizia umana che dedica al coriaceo Kowalski) inizialmente cerca di sottrarsi al rapporto sempre più profondo che si intreccia con i vicini di casa e attraverso di loro con tutto il quartiere di cui, cedendo al suo naturale amore per l’ordine e la giustizia, Walt finisce per diventare il “protettore”.

Poi però, come una vera e propria grazia, il vecchio che ringhia riscopre il piacere di prendersi cura delle persone e di lasciare che altri si prendano cura di lui, di insegnare da padre (come non ha saputo essere per i suoi figli: memorabile, seppur un po’ greve, la lezione di mascolinità al giovane Thao tenuta con la collaborazione dell’amico barbiere).
Ma la lezione dovrà passare anche dalla messa in discussione della propria filosofia di vita (tanto simile a quella dei vecchi Callaghan interpretati da Eastwood), improntata a un rigoroso dente per dente, in cui l’uso delle armi e della violenza, seppur a fin di bene, è consentito. Così mentre Walt si avvicina finalmente al sacramento della confessione, allo stesso tempo comprende che la sua ultima sfida per salvare la vita e il futuro della sua nuova famiglia esige un ripensamento totale di se stesso e un difficile sacrificio (la cui natura è allusa nell’immagine finale di Walt sul luogo della resa dei conti con la gang coreana che non vogliamo anticipare).

In Million Dollar Baby Eastwood aveva ritratto la figura in ultimo “dannata” di un uomo che si riscopre padre solo per ritrovarsi incapace di stare al fianco d una figlia adottiva tragicamente provata dalla vita. Qui, invece, ritrae e incarna, senza farsi mancare tocchi di umorismo e grande profondità, il suo Walt Kowalski con un salto di qualità in positivo. Un uomo duro e aggressivo (eppure consapevole di aver avuto il dono di una moglie capace di tenerlo attaccato alla vita e al suo valore), ma fondamentalmente giusto, che a poco a poco impara a riaprirsi alla vita e alla speranza (rappresentata anche dalla confessione), fino a comprendere ed accettare un cambiamento più profondo che implica il mettere da parte le proprie istintive posizioni per fare davvero il bene dell’altro.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: PREMIUM CINEMA
Data Trasmissione: Venerdì, 15. Maggio 2020 - 21:15


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TWO LOVERS

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 12:57
Titolo Originale: TWO LOVERS
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: James Gray
Sceneggiatura: Richard Menello, James Gray
Produzione: 2929 Productions, Tempesta Films
Durata: 110'
Interpreti: Joaquin Phoenix, Gwyneth Paltrow, Vinessa Shaw, Isabella Rossellini

Leonard non è non è più un giovinetto ma vive di nuovo in casa dei genitori, a Brighton Beach- Brooklin; ha avuto una cocente delusione amorosa e ha cercato di farsi del male, ha cercato di uccidersi. I genitori lo sorvegliano discretamente lo fanno lavorare nella loro lavanderia a secco. Hanno anche pensato di accasarlo con Sandra, la figlia del socio in affar del padre. Leonard non rifiuta di incontrarsi con Sandra, ma conosce occasionalmente anche la bionda Michelle, sua vicina di casa. Stralunata, amante di un uomo già sposato, non sa uscire  dal suo stato e chiede l’aiuto di Leonard, che  però rivive con lei gli stessi tormenti che lo hanno fatto soffrire e se ne innamora perdutamente…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Leonard è in cerca dell' amore eterno ma non disdegna sbrigativi incontri prematrimoniali con entrambe le donne
Pubblico 
Maggiorenni
Uso di droghe, due incontri sessuali senza nudità, inclinazione all'autolesionismo del protagonista
Giudizio Artistico 
 
James Gray conferma le sue grandi doti di narratore di conflitti personali e familiari ed è guidato da un sicuro intuito cinematografico

James Ray, al suo quarto film dopo dopo Little Odessa - 1994, The Yards – 2000 e I padroni della notte – 2007 abbandona il genere poliziesco per affrontare una storia d’amore, vagamente ispirata alla novella Le notti bianche di Fedor Dostoevskij.
Alcuni riferimenti dei suoi film restano però ben saldi: l’ambientazione nella sua amata New York (nei  grigi sobborghi di Brookling ma anche nella sfavillante down town),  l’appartenenza forte a un gruppo etnico (in questo caso si tratta di una comunità di ebrei) e i legami familiari, che si caricano di solidarietà tanto più uno dei componenti è fragile e bisognoso di aiuto. C’è inoltre un segreto amore per ciò che è tradizione, ciò che dura  fuori del tempo nei suoi film: se ne I Padroni della notte sottolineava   il fascino delle divise dei poliziotti, le loro adunanze in grande uniforme, qui Leonard si comporta come il più classico degli innamorati: compra un anello di fidanzamento per la sua bella.

Nonostante il suo precario equilibrio emotivo (nell’incipit del film assistiamo a un suo tentativo di suicidio che non pare essere il primo) Leonard conosce in poco tempo due donne, una, Sara, innamorata di lui fin dall’infanzia e l’altra Michelle che non disdegna di incontrarsi e passare qualche serata con lui (inutile domandarsi cosa avrà di tanto speciale questo Leonard per attirare così le donne).

La storia si muove sui  binari paralleli,  sulla spinta  dei diversi caratteri delle due donne: il personaggio di Sara, solare e trasparente fin dall’inizio, non ha evoluzione e di fronte alle instabilità di Leonard sa raddoppiare le  cure e le attenzioni, in paziente attesa che, guarito, ricambi l’amore di lei; Michelle impersona all’opposto la fragilità, l’instabilità femminile: conscia del suo fascino, attira Leonard ma solo perché ha bisogno di un amico che la consigli nella sua ingarbugliata storia d’amore. Vorrebbe  lasciare il suo amante già sposato ma non ha il coraggio di farlo; promette di fuggire con Leonard ma poi ci ripensa.

Secondo una legge molto antica, le donne che fanno soffrire finiscono per attirare molto di più di quelle che  si pongono, rassicuranti, al tuo fianco e Leonard ritrova in ciò che sente per Michelle il turbine della sua passata, dolorosa esperienza.

ln effetti questa storia d’amore poteva risultare  la solita storia d’amore, ma il regista ha un suo stile molto personale  e un innegabile senso cinematografico che rende originale anche quello che non è: quel guardarsi dalla finestra e parlarsi con il telefono, di Leonard e Michelle, potrebbe ricordare La finestra sul cortile; i loro incontri segreti sul tetto ventoso del loro palazzo alle prime luci dell’alba, rimanda a Vertigo (La donna che visse due volte) . Le ambientazioni sempre originali, le attese di Leonard per agganciare un amore impossibile costruiscono una suspense degna di un giallo.  Molto bravi Joaquin Phoenix e Gwyneth Paltrow.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TEZA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 12:36
Titolo Originale: Teza
Paese: Etiopia, Germania, Francia
Anno: 2008
Regia: Haile Gerima
Sceneggiatura: Haile Gerima
Produzione: Haile Gerima, Karl Baumbartner, Marie-Michéle Cattelain, Philippe Avril, Joachim Von mengershausen, Salome Gerima, per Negod-Gwad Production, Pandora Film Limited
Durata: 140'
Interpreti: Aron Arefe, Abiye Tedla, Takelech Beyene, Teje Tesfahun

Anberber, giovane studente etiopico, si è recato in Germania per prendere la laurea in medicina ma alla caduta del regime del Negus ritorna in patria, per poter realizzare la rivoluzione da lui tanto auspicata. La realtà si dimostrerà ben diversa: il paese viene soffocato da una dittatura marxista intransigente e neanche il ritorno al villaggio natio, dove può ritrovare la vecchia madre, allevia la sua tristezza, perché antichi pregiudizi e il rigoroso governo degli anziani non lo  riportano a quel mondo incantato della giovinezza a cui sono legati i suoi ricordi...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'autore denuncia lucidamente ogni forma di violenza da qualsiasi parte essa provenga ma la proposta alternativa si limita a un individualismo disimpegnato
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza e visioni di ferite impressionanti
Giudizio Artistico 
 
Il regista ha grande professionalità nel condurre la storia pur con alcune lentezze. Bravi gli attori e ottima la fotografia

Il film , che abbraccia vari decenni della storia dell'Etiopia, ha il respiro di un'epopea, alternando la vita privata del dottor  Anberber con la cronaca di   una società oppressa dalla dittatura di Menghitsu. Il film avanza senza fretta (dura due ore e venti)  alternando liriche visioni del tranquillo lago dove il protagonista ha passato la sua giovinezza  a scene di violenza, come quelle in cui le milizie  del dittatore rastrellano i villaggi alla ricerca di giovani da arruolare; la modernità dell'ospedale di Addis Abeba convive con il pigro procedere di buoi che spingono un aratro rudimentale in una arida campagna, mentre alle riunioni dei giovani contestatori  tedeschi degli anni '70, molto impegnati solo a  parole, fanno seguito le discussioni del consiglio degli anziani del villaggio.

"Dov'è il saggio che risolva l'enigma  di come andranno le cose nel mondo dei cieli, di coloro che soffrono qui sulla terra" declama una voce all'inizio della storia. Il desiderio di restare neutrale e la scelta della non violenza  sembra essere il modo con cui il protagonista ha deciso di rapportarsi a un mondo senza pace: unitosi a un gruppo della sinistra studentesca quando era in Germania, desideroso una volta tornato in patria, di contribuire alla realizzazione di una rivoluzione popolare,  si ritrova sotto una dittatura piena di fanatismo marxista peggiore della prevedente;  non per questo si affianca ai guerriglieri dissidenti e la sua scelta finale sarà quella di diventare un  insegnante dei ragazzi del suo villaggio. Il racconto del film si ferma al '90, quindi è non si intravede ancora un segno di cambiamento (Menghitsu verrà deposto nel 1991 da una coalizione  di forze ribelli).  La ripresa nel 1998 della guerra con l'Eritrea contribuirà a  a fiaccare  ulteriormente l'economia del paese e a mietere altre vittime.

Il pensiero del regista si delinea in modo progressivo: non oppone il presente al passato, la tradizione contro la modernità, il  liberismo contro il marxismo, ma ritiene che la radice di ogni conflitto risieda nella contrapposizione fra la libertà dell'individuo  e  le tante forme di imposizione oppressiva con cui le strutture organizzate, siano esse civili, politiche o religiose cercano di affermare se stesse. Il linguaggio ma anche il rito, sono  per lui   strumenti tipici dell'oppressione:  Gerima ricostruisce con molta cura i discorsi vaneggianti dei gruppuscoli rivoluzionari tedeschi ma anche il rito marxista dell'autocritica davanti a un tribunale del popolo,  le insulse sottili distinzioni fra la purezza di un comunismo Albanese rispetto a quello  sovietico. Anche gli abitanti del suo villaggio, con le loro antiche credenze e tradizioni non ne sono immuni: il consiglio degli anziani mostra tutti i suoi pregiudizi verso una donna cacciata dal marito, ma anche la tradizionale fede copta della popolazione è per l'autore è una superstizione pericolosa o inutile: il regista  ridicolizza la devozione della madre di Anberber che, per ringraziare la Madonna del ritorno del figlio, si reca in ginocchio fino alla chiesa del paese.

Cosa ha da proporre in cambio l'autore? Pacifismo e la libertà individuale, svincolata però  da ogni responsabilità. Nei rapporti con le donne il protagonista si comporta da libertino (in Germania, da studente, indurrà indirettamente la sua ragazza ad abortire per evitare di  avere impegni; in patria, sceglie una forma di libera convivenza con la donna che ama).
Non si può non fare un accostamento con il film Persepolis: anche in quel caso si trattava di una ragazza di origine iraniana che dopo la caduta di Reza Pahlavisi è ritrovata a vivere in un regime (quello del periodo di Khomeynista) oppressivo quanto il primo. Anche in quel caso, furono  fondamentali  per lei gli anni di formazione  in Europa.

Fa venire un po' di tristezza osservare  come in entrambi i film, i protagonisti non abbiano saputo assimilare dall'Occidente altro valore che quello  di un individualismo senza vincoli di responsabilità, che li porta a essere disimpegnati nell'amore privato e privi di solidarietà verso i propri connazionali: se Marjane (la ragazza iraniana) sceglie la via del ritorno in Europa, Anberber, pur potendo avere un peso nel suo paese con la sua preparazione culturale e professionale, resta nel suo piccolo villaggio  a fare il maestro.

Gemina è molto bravo nel guidare gli attori e beneficia della bellissima fotografia dell'italiano Mario Masini ma i suoi ritmi sono  troppo lenti per i gusti di noi  occidentali; inoltre  la storia  costruisce un eccesso di vittimismo intorno al protagonista (non ben chiarite le motivazioni del pestaggio a sfondo razziale che avviene  in Germania).

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'ONDA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 12:26
Titolo Originale: Die Welle
Paese: Germania
Anno: 2008
Regia: Dennis Gansel
Sceneggiatura: Dennis Gansel e Ueli Christen dal racconto di William Ron Jones
Produzione: Rat Pack Filmproduktion GmbH/Constantin Film Produktion
Durata: 121'
Interpreti: Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt, Jennifer Ulrich

In una scuola superiore nella Germania dei nostri giorni si svolge la settimana a tema. A Reiner Wenger, professore giovanile e rockettaro, è chiesto di approfondire l’arduo tema dell’autocrazia.  Per stimolare gli studenti, inizialmente riottosi alla prospettiva di discutere nuovamente i mali del fascismo, il professore dà vita ad un esperimento poco ortodosso che simula un regime dittatoriale fra i banchi di scuola. La lezione, sulle prime affascinante, scivola presto su una china imprevista che porterà la settimana ad un epilogo drammatico.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film ha il grande pregio di evidenziare l’equilibrio instabile del disagio giovanile ma non viene presentata nessuna prospettiva educativa alternativa a quella di proporre la totale assenza di uno spirito comunitario o di una passione forte
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza e di tensione
Giudizio Artistico 
 
racconta quindi una storia drammatica ed energica
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HOUDINI L'ULTIMO MAGO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 12:06
Titolo Originale: Death defying Acts
Regia: Gillian Armstrong
Sceneggiatura: Brian Ward e Tony Grisoni
Produzione: Myriad Pictures/BBC Films/Cinemakers/Film Finance/Australian Film Finance Corporation
Durata: 93'
Interpreti: Guy Pearce, Catherine Zeta-Jones, Saoirse Ronan, Timothy Spall

Dopo la morte dell’amata madre il famoso illusionista Houdini, specializzato in fughe acrobatiche e spettacolari, in cambio di un premi di diecimila dollari sfida i sensitivi di tutto il mondo a indovinare con esattezza le ultime parole rivoltegli dalla donna sul letto di morte. La grande sfida gli permette di smascherare imbroglioni ovunque, finchè la sua turnée lo porta ad Edimburgo. Qui Mary Macgartie e sua figlia Benji si guadagnano da vivere estorcendo denaro ai creduloni grazie alle presunti doti psichiche della donna. Per Mary la sfida del grande mago sarebbe l’occasione per liberarsi per sempre dalla povertà, ma per lei e per Houdini è in agguato il pericolo più grande di tutti: l’amore…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il finale ribadisce che la realtà è semplicemente quella che si vede e che deve essere accettata comunque
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di tensione
Giudizio Artistico 
 
Un un film certamente suggestivo, ma che, nella foga di accumulare metafore, perde per strada la logica narrativa.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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STATE OF PLAY

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 11:48
 
Titolo Originale: State of Play
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Kevin McDonald
Sceneggiatura: Peter Morgan, Tony Gilroy e Mattew Michael Carnahan dall’omonima miniserie BBC di Paul Abbott
Produzione: Andell Entertainment/Universal Pictures/Working Title Films;
Durata: 125'
Interpreti: Russell Crowe, Ben Affleck, Rachel McAdams

Cal McCaffrey, giornalista vecchia maniera abituato a seguire come un segugio le piste che lo possono portare a un buon pezzo, si trova in difficoltà quando la “notizia” è il suo vecchio amico Stephen Collins, ora membro del congresso impegnato in una delicata commissione che si occupa degli affari di una compagnia di sicurezza privata. La morte di Sonia Baker, collaboratrice e amante di Collins, infatti, dà il via ad un’indagine che potrebbe rovinare per sempre la carriera dell’uomo politico...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Molte sono le questioni interessanti che la pellicola non manca di mettere a tema, anche attraverso la spregiudicatezza e l’abilità con cui la stampa si relaziona alla politica, alle forze dell’ordine e alle sue stesse fonti.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di tensione e il linguaggio
Giudizio Artistico 
 
L’abile mano di Kevin McDonald, regista de L’ultimo re di Scozia, e un cast di altissimo livello fanno rinverdire i fasti degli eroi della carta stampata in lotta per la verità

Grazie all’abile mano di Kevin McDonald, regista de L’ultimo re di Scozia, e ad un cast di altissimo livello (Russell Crowe, Ben Affleck, Helen Mirren e Rachel McAdams), una miniserie di successo della BBC si trasforma in un filmone hollywoodiano che tenta di rinverdire i fasti di un nobile genere, quello che celebra gli eroi della carta stampata in lotta per la verità.

A dirla tutta l’operazione di McDonald, pur cavalcando l’onda lunga degli umori ostili all’ormai ex amministrazione Usa (la Pointcorp, potentissima compagnia di sicurezza privata del film, sta per tutte le compagnie private,come la Blackwater, a cui l’esercito statunitense appalta le operazioni di security e non in Afghanistan e Iraq), non alza ingenuamente la bandiera del giornalismo senza macchia fatto solo in nome del diritto di cronaca e del servizio alla verità.

Molte sono le questioni interessanti che la pellicola non manca di mettere a tema, anche attraverso la spregiudicatezza e l’abilità con cui la stampa si relaziona alla politica, alle forze dell’ordine e alle sue stesse fonti.

Per citarne alcuni: che dare per primi la notizia sia anche e soprattutto una questione di copie da vendere, che troppo spesso il desiderio di assicurarsi uno scoop porti a ignorare la discrezione verso le persone coinvolte mettendo a rischio la loro vita, che la rapidità dei new media e delle nuove modalità di informazione (in particolare i blog, con il loro rischio di superficialità e sensazionalismo) rischi di penalizzare l’accuratezza e l’approfondimento,.

La figura di giornalista incarnata da un sempre bravo Russell Crowe (che qui sembra riprendere in versione “letterata” la fisicità e la passione del poliziotto stropicciato di American Gangster), un uomo “del passato” con il suo vecchio computer, i suoi infiniti appunti e gli agganci in ogni posto, sembra uscita di peso dai film impegnati degli anni Settanta, tanto che quasi infastidisce che in definitiva quella descritta sia una vicenda di invenzione seppur con molte pretese di parlare della realtà odierna.

Accanto a lui si affanna una novellina di belle speranze (la McAdams) mentre Helen Mirren giganteggia senza fatica nel ruolo della ferrea direttrice alle prese con nuovi azionisti/editori assetati di scoop; questa ottima architettura di personaggi è la conferma del mestiere di chi ormai è in grado di imbastire operazioni cinematografiche di livello, anche se grazie a spunti creativi di seconda mano come in questo caso (la serie in sei puntate della BBC è del 2003 e porta la firma di un grande sceneggiatore televisivo, Paul Abbot).

Eppure qualcosa sembra mancare in questo meccanismo narrativo che cerca (e a tratti anche trova) efficacia e tensione attraverso i colpi di scena e un certo approfondimento dei personaggi, lasciando trasparire per esempio una complessità e profondità di rapporti maggiore tra McCaffrey, Collins e la moglie di quest’ultimo o per altri versi differenziando le figure dell’entourage politico rappresentato.

Sarà forse che dopo una lunga serie di pellicole “complottistiche” (tra l’altro alcune recenti firmate proprio dagli stessi sceneggiatori di questo film) si finisce per condividere il commento del poliziotto che accusa i giornalisti di voler vedere scandali e congiure anche dove non ci sono.

Soprattutto quando i “cattivi” finiscono per assomigliarsi tutti; e poi c’è il fatto che l’antagonista di McCaffrey, il deputato Collins, nonostante gli sforzi di Ben Affleck, risulta in definitiva una figura piuttosto sfocata, di cui poco ci importa e su cui poco investiamo emotivamente.

Sia come sia, le oltre due ore della pellicola, nonostante abbondino svolte e scene d’azione girate con molto mestiere, finiscono per valere più per alcuni gustosi scambi di battute che coinvolgono McCaffrey/Crowe e i suoi colleghi/superiori, ma anche lui stesso e la moglie di Collins (la brava Robin Wright Penn), piuttosto che per la dinamica di un’indagine di cui si intuiscono in ampia parte gli esiti e che si risolve grazie ad una vera e propria “illuminazione” non poi così diversa da quelle che siamo abituati a vedere in tanti gialli televisivi italiani.

Ne esce una pellicola che si lascia vedere senza però mai davvero conquistare, un’occasione perduta per raccontare con maggiore convinzione ed efficacia quell’intreccio di tensione ideale, manipolazione e interessi che lega oggi più che mai l’informazione con le stanze del potere.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CHE - L'ARGENTINO CHE - LA GUERRIGLIA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 11:28
Titolo Originale: Che part one - Che part two
Paese: Spagna, Francia
Anno: 2008
Regia: Steven Soderbegh
Sceneggiatura: Peter Buchman e Benjamin A. Van der Veen
Produzione: Benicio Del Toro e Laura Bickford
Durata: 268'
Interpreti: Benicio Del Toro

Nella prima parte, la nascita del mito. Giovane argentino dall'aria introversa, Ernesto Guevara conosce Fidel Castro nel 1955. Lasciatosene persuadere alla causa della rivoluzione cubana, il Che guida la guerriglia antibatista attraverso la Sierra Maestra fino al decisivo assedio di Santa Clara e all'ingresso vittorioso a Cuba. Nella seconda parte, la fine tragica dell'eroe che resta fedele al suo credo

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
il Comandante Guevara è stato idealizzato. La scelta di mostrare solo il rivoluzionario omette completamente, infatti, il periodo della gestione del potere e della repressione degli oppositori con metodi disumani
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di violenza conformi al genere bellico.
Giudizio Artistico 
 
Eccesso di retorica da un lato, difetto dall'altro. Espungere a fini di asciuttezza antihollywoodiana qualsiasi nota sentimentale o riferimento alla vita privata del Che, tralasciare i rapporti con le due mogli e con i figli lontani, ha reso freddo il lunghissimo film.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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VINCERE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 10:52
Titolo Originale: Vincere
Paese: Italia, Francia
Anno: 2009
Regia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio e Daniela Caselli
Produzione: Mario Gianani per Offside/Rai Cinema/Celluloid Dreams Productions/Istituto Luce
Durata: 128'
Interpreti: Giovanna Mezzogiorno, Filippo Timi, Michela Cescon

Ida Dalser, trentina di buona famiglia, conosce il giovane Benito Mussolini quando è ancora socialista e sindacalista in polemica con la religione e i padroni; lo ritrova direttore dell’Avanti! quando il futuro Duce cambia campo abbracciando l’interventismo e fondando Il Popolo d’Italia grazie al denaro di Ida che intanto aspetta un figlio da lui. Ma Mussolini ha già una donna, Rachele Guidi, da cui ha avuto una figlia e man mano che la sua carriera politica procede, il futuro Duce prende le distanze da Ida che rivendicherà invano il suo amore e i suoi diritti per poi finire rinchiusa in manicomio, separata per sempre da suo figlio.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Resta lo sgradevole dubbio che il film metta sotto accusa, ancora più del regime , Chiesa, preti e suore, colpevoli di aver stretto i Patti Lateranensi con il tiranno e di aver accettato di fare da carcerieri alla Dalser
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo e a contenuto sessuale
Giudizio Artistico 
 
Questo recupero storico, che sulla lunga distanza risulta estenuante e di fatto poco coinvolgente, non aggiunge molto di più al ritratto del personaggio, tanto più che l’interpretazione forse anche troppo intensa di Timi non riesce (o forse non vuole) a sfondare l’opacità di un carattere sopra le righe.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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