Dramma

  • warning: Creating default object from empty value in /home/fctadmin/public_html/modules/taxonomy/taxonomy.pages.inc on line 33.
  • strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_validate() should be compatible with views_handler::options_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_submit() should be compatible with views_handler::options_submit($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter_boolean_operator::value_validate() should be compatible with views_handler_filter::value_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter_boolean_operator.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_style_default::options() should be compatible with views_object::options() in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_style_default.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_validate() should be compatible with views_plugin::options_validate(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_submit() should be compatible with views_plugin::options_submit(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.

EAST IS EAST

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/15/2010 - 11:31
Titolo Originale: EAST IS EAST
Paese: Gran Bretagna
Anno: 1999
Regia: Damien O'Donnell
Sceneggiatura: Ayub Khan Din
Interpreti: Om Puri , Linda Basset

 

Ci troviamo fra le case a schiera di un quartiere popolare di Salford, in Inghilterra. Facciamo fin dall’inizio conoscenza con un’allegra e numerosa famiglia di sette figli, tutti ormai adolescenti o già maggiorenni (tranne il piccolo Sajid che si ostina ad andare in giro sempre con un’eschimo indosso, giorno e notte). Vivono ancora tutti in famiglia perché debbono completare gli studi o perché lavorano nel negozio del padre, una friggitoria del quartiere.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il contrasto familiare non trova un punto di conciliazione perché nessuno vuole comprendere e concedere qualcosa all'altro
Pubblico 
Maggiorenni
Situazioni di intensa tensione familiare,inclusi atti violenti
Giudizio Artistico 
 
Il film rende molto bene il conflitto generazionale ed etnico dei pakistani in Inghilterra. Ottimi tutti gli attori
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IL FANTASMA DELL'OPERA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/15/2010 - 11:28
 
Titolo Originale: The Phantom of the Opera - Andrew Lloyd Webber's the phantom of the Opera
Paese: Gran Bretagna /USA
Anno: 2004
Regia: Joel Schumacher
Sceneggiatura: Andrew Lloyd Webber, Joel Schumacher
Durata: 130
Interpreti: Emmy Rossum, Gerard Butler, Patrick Wilson

All'Opera di Parigi Christine è solo una ballerina di fila ma sa anche cantare molto bene. Raccolta come orfana, é vissuta  sempre dentro il teatro, con un segreto: una persona di cui non ha mai visto il volto,  per lei un angelo ma per gli altri un fantasma,  le ha insegnato a cantare ed ora  che il soprano protagonista ha dato forfait, spaventata proprio dal fantasma, Christine riesce ad esibirsi mostrando il suo talento. Tutto sta andando per il meglio  fino a quando  lei non si innamora del bel visconte di Chagny, dimenticandosi del suo pigmalione....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La comprensione riesce a sciogliere anche i cuori più incupiti
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per alcune scene di lotta e altre che possono spaventare
Giudizio Artistico 
 
Bella musica, stupendi costumi, sontuose sceneggiature (anche se un po' kitsch) supportate da una efficace computer grafica, ottimo casting ed in particolare la rivelazione Emmy Rossum

"Il fantasma dell'opera" di Andrew Lloyd Webber, con i suoi 80 milioni di spettatori dalla sua prima a Londra nel 1986 ed un botteghino di 3,2 miliardi di dollari, è finora il musical di maggior successo mondiale.
Portarlo sullo schermo ha voluto dire farlo conoscere alle nuove generazioni e nei  paesi non di lingua inglese (molto correttamente nella versione italiana tutte le canzoni sono state tradotte).
Il genio musicale di Andrew Lloyd Webber  (Evita, Cats, Jesur Christ Superstar) si è incontrato con la sensibilità  estetica di  Joel Schumacher che prima di diventare regista (Batman e Robin, Batman Forever, Tigerland,...) è stato un costumista. In effetti il film è un piacere per gli occhi,  per i colorati costumi (la scena del ballo in maschera), le scenografie (sopratutto l'originale e suggestivo cimitero, pieno di grigie statue incombenti e lugibre), e per l'accurata  ricostruzione dell'Opera di Parigi,  sia l'esterno che l'interno animato di operanti (grazie ad un uso sofisticato e non invasivo della computer grafica).
Chi ha visto l'opera a teatro potrà notare che vi sono alcune significative differenze apportate dai due sceneggiatori-amici: tutti i personaggi sono meglio sviluppati, coerentemente con le  maggiori possibilità  offerte dal cinema di ottenere  primi e primissimi piani : il fantasma dell'Opera non è un mostro terribile ma un romantico incrudelito dalla sofferenza; il visconte di Chagny (Raul) è un coraggioso giovane deciso a difendere il suo amore, degno rivale del fantasma ed infine Christine, grazie alla giovanissima età della protagonista (19 anni) sviluppa la tematica del risveglio di una adolescente che diventa donna. Merito di  A Schumacher occorre riconoscere il merito di aver vinto la sfida di non scegliere star di prima grandezza e sopratutto di farci scoprire la sensibile Emmy Rossum, che  in altri film della passata stagione era ancora una liceale  (The day after tomorrow) o figlia adolescente di Sean Penn .in Mystic River.

Se un appunto si può fare al Fantasma dell'Opera, sopratutto se confrontato con Moulin Rouge, è che si tratta di un prodotto di alta professionalità che può vivere di rendita sulla qualità delle musiche, ma manca di  quel guizzo di sorpresa genialità innovativa che era presente nel film di Baz Luhrmann.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIMOVIE
Data Trasmissione: Lunedì, 14. Ottobre 2013 - 6:30


Share |

LA DUCHESSA DI LANGEAIS

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/15/2010 - 10:51
Titolo Originale: Ne touchez pas la hache
Paese: Fracia, Italia
Anno: 2007
Regia: Jacques Rivette
Sceneggiatura: Pascal Bonitzer e Christine Laurent
Durata: 137'
Interpreti: Jeanne Balibar, Guillaume Depardieu, Michel Piccoli

Palma di Majorca, 1823, nel periodo della Restaurazione post-napoleonica. Il generale francese Armand Montriveau ha aiutato gli spagnoli  a ristabilire nell'isola l'autorità di re Ferdinando VII. La sua presenza nell'isola  ha anche una motivazione personale: ha saputo che nel convento delle carmelitane  c'è una suora di origine francese, al secolo la duchessa Antoniette de Langeais, con la quale aveva avuto una tormentata quanto incompiuta relazione amorosa cinque anni prima. Quando ottiene il permesso di avere un colloquio con Antoniette  in presenza della madre superiora, la passione si riaccende.....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Antoniette , donna sposata, "gioca con il fuoco" pensando di poter coltivare un'amicizia maschile fino alla confidenza tipica degli innamorati e di poter superare (e far superare al suo partner) la legge naturale dell'attrazione fisica
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Rivette ricostruisce con rigore l'epoca della Restaurazione e si mantiene fedele al testo di Balzac ma lo sviluppo della storia è eccessivamente lento e incompiuto in alcune parti
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

DIARIO DI UNO SCANDALO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/15/2010 - 10:49
Titolo Originale: Notes on a Scandal
Paese: USA/Gran Bretagna
Anno: 2007
Regia: Richard Eyre
Sceneggiatura: Patrick Marber dal romanzo omonimo di Zoë Heller
Produzione: Scott Rudin Productions/DNA Films/Fox Searchlight Pictures/UK Film Council/BBC Films
Durata: 92'
Interpreti: Cate Blancett, Judi Dench, Bill Nighy

Quando in una scuola media dei sobborghi londinesi arriva Sheba, una nuova insegnante bella e di buona famiglia, Barbara, un’attempata docente che vive sola con il suo gatto, si convince che si tratti della sua anima gemella. L’occasione per stringere rapporti più stretti con la donna, che è sposata e madre di due figli, arriva quando Barbara sorprende Sheba in atteggiamenti intimi con uno studente di 15 anni. Promettendo il silenzio Barbara ottiene la fiducia di  Sheba che, tuttavia, non riesce ad interrompere la relazione. Alla fine inevitabilmente lo scandalo verrà alla luce e se per un breve periodo Barbara riesce ancora  a ottenere la compagnia esclusiva di Sheba fingendo di essere la sua unica amica, quando la donna più giovane scopre dal suo diario l’ossessione di Barbara per lei la situazione precipita. Sheba torna infine dalla sua famiglia mentre Barbara si prepara a trovare un altro oggetto d’amore.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ogni comportamento appare in definitiva moralmente indifferente e i rapporti umani destinati ad essere governati dal capriccio e dalla volontà di dominio sull’altro.
Pubblico 
Sconsigliato
Morbosa ossessione che pervade l’intero svolgimento. Scene a contenuto sessuale che coinvolgono un minore.
Giudizio Artistico 
 
In un universo narrativo in cui manca un punto di vista equilibrato, lo spettatore segue una vicenda di cui non capisce mai la vera ragion d’essere. Cate Blancett e Judi Dench sono entrambe candidate all'oscar per questo film

In un mondo in cui la morale sessuale sembra essere diventato un campo di battaglia dove domina la regola della libertà assoluta (ancorché irragionevole e disumana), l’ultimo tabù riguarda i rapporti con i minori.

Puntando a sconvolgere il pubblico mettendo in scena una donna adulta, già madre e moglie, e per di più insegnante impegnata in una relazione con un quindicenne (benché decisamente sgamato), il film di Richard Eyre (autore del ben più meritevole Stage Beauty) non si fa mancare nulla per aumentare l’atmosfera di morbosa ossessione che pervade l’intero svolgimento.

La storia è introdotta dalla voce dell’altra donna della storia, l’ormai attempata Barbara (una sempre brava Judi Dench, che sembra decisa a giocare la carta dell’eccesso pur di agguantare un Oscar), una docente inacidita con la pessima abitudine di fissarsi su donne più giovani da vampirizzare in un’amicizia esclusiva dalle connotazioni pseudoromantiche.

È chiaro che lo spettatore non aderisce mai totalmente al suo punto di vista, ma una certa sottile ironia che pervade le note di Barbara tende a minare anche la stabilità del mondo che le sta intorno, evidenziandone le contraddizioni e il grottesco tentativo di prendersi sul serio.

L’altra protagonista, l’instabile Sheba, moglie di un uomo che potrebbe essere suo padre e madre di un ragazzino down, è una figura costruita a tavolino apposta per cadere prima nella trappola di un legame proibito (in cui per la verità la meno matura sembra essere proprio lei), poi nella rete tesale da Barbara per legarla a sé.

Mossa da motivazioni tutt’altro che chiare (desiderio di evasione? Incoscienza? chissà…), Sheba mette in modo una serie di eventi che metteranno gravemente in crisi la sua famiglia, creeranno con ogni probabilità seri squilibri al ragazzino con cui ha rapporti sessuali (benché in effetti proprio questa figura sia fatta apparire – in modo un po’ disonesto - la meno problematica) fino a causare lo scandalo del titolo, un terremoto mediatico sulle cui macerie non sarà facile ricostruire.

Gli autori si compiacciono nel mettere in scena la patologia del comportamento di Barbara, mentre descrivono con una qualche indulgenza la relazione di Sheba (ammantata di romanticismo, mentre i tristi casi di cronaca più recenti rivelano tutto lo squallore di situazioni simili) e riservano al resto dei personaggi un’ironia beffarda che deriva soprattutto dalla percezione che Barbara ha di loro.

E se per fortuna se non altro alla fine Sheba ha quanto meno la saggezza di tornare a casa per tentare di mettere in ordine la sua vita, il finale riservato a Barbara è quello di un’inquietante condanna alla ripetizione, mentre del ragazzino al centro della vicenda nulla ci è dato sapere.

In un universo narrativo in cui manca un punto di vista equilibrato e non interessato sulla vicenda principale (Barbara è disgustata dalla relazione di Sheba con il ragazzino, ma non certo per ragioni di principio e incarna lei stessa un'altra forma di perversione), lo spettatore segue una vicenda di cui non capisce mai la vera ragion d’essere.

Il risultato è che ogni comportamento appare in definitiva moralmente indifferente e i rapporti umani destinati ad essere governati dal capriccio e dalla volontà di dominio sull’altro.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

THE DREAMERS I SOGNATORI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/15/2010 - 10:35
Titolo Originale: The dreamers
Paese: Francia/Gran Bretagna/Italia
Anno: 2003
Regia: Bernardo Bertolucci
Sceneggiatura: Gilbert Adair
Produzione: PeninsulaFilms/Medusa Films/Fiction Films
Durata: 130'
Interpreti: Eva Green, Louis Garrel, Michael Pitt

Nella Parigi del ’67, mentre per strada crescono le rivolte giovanili, tre ragazzi si rinchiudono in un appartamento; attraverso il sesso e la cinefilia compiono la loro personale e discutibile rivoluzione.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Narcisismo, depravazioni intellettuali di giovani troppo annoiati
Pubblico 
Sconsigliato
Numerose scene di nudo, situazioni scabrose e scene di violenza
Giudizio Artistico 
 
Bertolucci unisce all'abilità della regia la ricchezza del dialogo per costruire un gioco molto intellettuale
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

I DIARI DELLA MOTOCICLETTA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/15/2010 - 10:17
Titolo Originale: Diarios de motocicleta-The motorcycle diaries
Paese: Argentina/Brasile/Cile/Perù/USA
Anno: 2003
Regia: Walter Salles
Sceneggiatura: José Rivera
Durata: 126'
Interpreti: Gael Garcia Bernal (Che Guevara), Rodrigo de la Serna (Alberto Granado), Mercedes Moran (Celia de la Serna)

Nel 1952 l’allora 23enne Ernesto Guevara de la Sierna (che qualche anno più tardi durante la rivoluzione cubana sarebbe diventato il comandate Che Guevara) e il suo amico Alberto Granado, detto “Mìal”, compiono un avventuroso viaggio in motocicletta attraversando l’america latina, da Buenos Aires a Cuzco, Macchu Picchu fino a Caracas, per oltre 15 mila km e 6 mesi di cammino. Durante il viaggio, tra incidenti, guasti alla moto, deviazioni etcc.. conoscono l’umanità del continente latino. 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
l’amicizia, la solidarietà per i più deboli, la generosità
Pubblico 
Adulti
Per il linguaggio, una situazione di amore prezzolato
Giudizio Artistico 
 
Buone interpretazioni, grande fotografia
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IL DESTINO DI UN GUERRIERO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/15/2010 - 09:54
Titolo Originale: Alatriste
Paese: Spagna
Anno: 2006
Regia: Agustín Díaz Yanez
Sceneggiatura: Agustín Díaz Yanez, dai romanzi di Arturo Pérez-Reverte
Produzione: Antonio Carena e Alvaro Augustín per Estudios Picasso/Origen Produccione/Cinematográficas/Universal
Durata: 145'
Interpreti: Viggo Mortensen, Elena Anaya, Eduardo Noriega, Javíer Cámara, Ariana Gil

Diego Alatriste, soldato di professione fin dalla sanguinosa campagna delle Fiandre dove ha salvato la vita al potente Conte di Guadalmedina guadagnandosene la gratitudine, tira ora a campare a Madrid eseguendo incarichi non sempre limpidi grazie alla sua straordinaria abilità con la spada. Intanto cerca di tirare su come meglio può il giovane Iñigo, figlio di un suo ex commilitone. Ma gli intrighi della corte spagnola, lacerata dalle lotte di potere tra il favorito del re Filippo II, il Conte Duca di Olivares, e il partito della Chiesa, guidato dall’Inquisitore Boccanegra e dall’ambizioso Luis de Alquézar, finiscono per coinvolgere anche Diego e il suo protetto, irretito dal fascino della bella Angelica Alquézar. Nel corso degli anni, così, Alatriste vede morire ad uno ad uno i suoi amici e finisce per perdere anche la donna che ama, ma senza mai rinunciare al suo onore, che lo porterà ad una morte gloriosa davanti alle mura di Rocroi.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'autore ha la testarda volontà di raccontare in chiave assolutamente nichilista un’epoca che fu senza dubbio piena di contraddizioni, ma che ha regalato all’Europa e al mondo anche figure di impressionante grandezza per la fede e la cultura.
Pubblico 
Maggiorenni
Rappresentazione esplicita delle ferite inferte durante i combattimenti all'arma bianca, una scena con nudo femminile
Giudizio Artistico 
 
Il difetto più evidente della pellicola sta nella sua frammentarietà e nell’incapacità di costruire un reale percorso per il suo protagonista. Alcuni personaggi compaiono in modo talmente tangenziale da rendere incomprensibile il loro peso nel racconto. Belle scenografie ispirate ai quadri del Velasquez
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

DOPO IL MATRIMONIO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/14/2010 - 12:14
 
Titolo Originale: After The Wedding
Paese: Danimarca/ Svezia
Anno: 2006
Regia: Susanne Bier
Sceneggiatura: Anders Thomas Jensen
Produzione: Zentropa Entertainments
Durata: 112'
Interpreti: Mads Mikkelsen, Rolf Lassgård, Sidse Babett Knudsen

Quando Jakob, che in India dirige un orfanotrofio sull’orlo della chiusura per mancanza di fondi, riceve dalla natia Danimarca una generosa proposta di aiuto con l’unica clausola di un viaggio in patria, non può certo rifiutare. Ma una volta a Copenhagen le cose si complicano. Partecipando alle nozze della figlia del misterioso benefattore, infatti, Jakob rincontra la sua fidanzata di un tempo, che è poi la madre della sposa. E mentre Jakob viene posto di fronte ad una scelta dolorosa (accettare la donazione e rimanere in Danimarca ad amministrarla oppure rifiutarla e veder chiudere la sua opera benefica), un segreto che riguarda il passato (e uno che getta un ombra sul futuro)  costringe tutti i personaggi a fare i conti con se stessi e a riscoprire i legami che li uniscono. Quando al matrimonio del titolo la sposa si alza per fare un brindisi e la madre si inquieta per le possibili rivelazioni, lo spettatore potrebbe temere di trovarsi di fronte all’ennesimo film danese pronto a gettare una palata di terra sulle istituzioni familiari o a mostrarne la corrotta natura tra morbosità e desiderio di vendetta.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
a famiglia, lungi dall’essere rappresentata come luogo di corruzione e disperazione, sia vista come possibilità di realizzazione e compimento, anche quando nella vita entrano il dolore, il tradimento e infine la morte.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una scena sensuale appena accennata
Giudizio Artistico 
 
Susanne Bier ha evitato qualsiasi patetismo e ha svolto l'azione sempre con tocchi lievi, privilegiando immagini molto ravvicinate. La coadiuvano interpreti molto bravi

Invece, per una volta, anche se dietro al ritrovarsi di due amanti di un tempo c’è un segreto e il protagonista è costretto a mettere a nudo se stesso prima di poter giungere alla fine del suo percorso, la regista Susanne Bier (Non desiderare la donna d’altri), coadiuvata dallo sceneggiatore Anders Thomas Jensen (autore anche de Le mele di Adamo) decide di raccontare una vicenda in cui i legami familiari escono rafforzati dalla prova del dolore, della verità e della morte.

Costretto a scegliere tra un’astratta benché benintenzionata forma di carità (che non a caso ha più volte conosciuto il fallimento) e il concreto bisogno del suo prossimo, il protagonista viene messo di fronte alla necessità di esercitare una forma di amore molto più stringente e difficile.

Allo stesso tempo il suo “antagonista”, il ricco uomo d’affari Jorgen affronta un percorso altrettanto doloroso, che lo porta a spogliarsi di tutto prima di affrontare la morte. Anche lui, tuttavia, prima della fine, deve ritrovare la certezza dell’amore dei suoi cari, che forse si era appannata nella preoccupazione e nel desiderio di “mettere tutto a posto”.

È un insolito gruppo di personaggi quello che popola la pellicola della Bier, per certi versi segnati da un passato di dolore che sembra destinato a ripetersi, per altri fortunatamente non determinati da esso, ma messi di fronte a una seconda possibilità che si fonda sull’amore e sul riconoscimento delle proprie responsabilità.

Fa piacere per una volta che la famiglia, lungi dall’essere rappresentata come luogo di corruzione e disperazione, sia vista come possibilità di realizzazione e compimento, anche quando nella vita entrano il dolore, il tradimento e infine la morte.

Manca, è vero, un ultimo salto di qualità che permetta di andare oltre l’immanenza di una laica carità per aprirsi a una dimensione soprannaturale, ma resta apprezzabile la volontà di indicare una positività umana fondata sulla solidarietà reciproca, sull’apertura all’altro e sul perdono.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

THE DEPARTED IL BENE E IL MALE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/13/2010 - 13:03
Titolo Originale: The Departed
Paese: USA
Anno: 2006
Regia: Martin Scorsese
Sceneggiatura: William Monahan che adatta soggetto di Siu Fai Mak e Felix Chong dal film di Wai Keung Lai e Siu Fai Mak del 2002 Internal Affairs
Produzione: Graham King, Brad Grey, Brad Pitt, Gianni Nunnari
Durata: 149'
Interpreti: Leonardo Di Caprio, Matt Damon, Jack Nicholson, Martin Sheen, Alec Baldwin, Vera Farmiga

A dispetto della solennità di simboli e riti pubblici, le istituzioni si fondano sul marciume di un’animalesca lotta tra uomini guidati da istinti retrivi. Dopo una trama che ha deluso alcuni, ma la maggior parte del pubblico trova emozionante, anche perché sostenuta da una notevole prova attoriale di Leonardo Di Caprio, questo potrebbe essere il messaggio –non certo incoraggiante- che arriva allo spettatore dall’ultimo gangster movie diretto da  Scorsese. Un film molto lodato dalla critica, che ne ha esaltato le qualità rispetto ai recenti passi falsi di Gangs of New York e di The Aviator.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Lo spettatore rischia di trovarsi con un banale quadro disfattista. La polizia è corrotta, la mafia è infiltrata. A questo si aggiungano i pochi ma veramente gratuiti e offensivi riferimenti alla corruzione del clero, dove tutti i preti sono pedofili e le suore ninfomani.
Pubblico 
Maggiorenni
Violenza accanita, turpiloquio, una scena a contenuto sessuale.
Giudizio Artistico 
 
La regia barocca, gli inserti di melodramma, la violenza plateale non basta a coinvolgere davvero lo spettatore. I dialoghi sono spesso troppo veloci; la truculenza, inoltre, peccando per eccesso e ripetitività, finisce anche per avere un po’ del ridicolo.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

DEATH OF A PRESIDENT MORTE DI UN PRESIDENTE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/13/2010 - 12:53
Titolo Originale: Death of a president
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2006
Regia: Gabriel Range
Sceneggiatura: Gabriel Range e Simon Finch
Produzione: Simon Finch, Ed Guiney, Gabriel Range
Durata: 90'
Interpreti: Hend Ayoub, Brian Boland, Becky Ann Baker

Se George W. Bush continuerà su questa strada, si potrà ben dire che se la sarà andata a cercare. Forse non verrà assassinato, ma l’estremismo neoconservatore di Bush, il suo governo liberticida e guerrafondaio, le limitazioni della privacy, si ritorceranno su chi li ha voluti, allontanando la gente....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Corretta la legittimità di immaginare l’omicidio di una persona vera: solo, non è il massimo del buon gusto. Senz’altro infelice, in questa prospettiva, è la locandina del film che riproduce una lapide.
Pubblico 
Adolescenti
Il tema trattato e il cattivo gusto di ipotizzare morta una persona vivente non interessanno ai più piccoli.
Giudizio Artistico 
 
Se si accetta che un mockumentary riesce quando produce una sofisticata, quasi impercettibile, satira, allora Death of a President è un’opera riuscita,
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |