Dramma

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IL CLUB DI JANE AUSTEN

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/01/2010 - 11:33
Titolo Originale: The Jane Austen Book Club
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Robin Swicord
Sceneggiatura: Robin Swicord dal romanzo omonimo di Karen Joy Fowler
Produzione: John Calley Productions/Mockingbird Pictures
Durata: 106'
Interpreti: Maria Bello, Emily Blunt, Hugh Dancy, Amy BrennemanZadan Meron e Reiner Greisman per Warner Bros. Pictures

Jocelyn ha come unico centro affettivo i suoi cani e quando gliene muore uno le sue amiche, per tirarla su, decidono di mettere in piedi un club letterario dedicato alla loro scrittrice preferita, Jane Austen. L’idea torna buona quando una di loro, Sylvia, viene piantata dal marito dopo venti anni di matrimonio e tre figli. Del gruppo faranno parte anche Bernadette, sei felici matrimoni alle spalle, Allegra, la giovane figlia lesbica di Sylvia, Prude, un’insegnante di francese trascurata dal marito e concupita da un giovane studente, e Grigg, un informatico amante della fantascienza che Jocelyn vedrebbe bene come “consolazione” per Sylvia e che invece si innamora di lei. Sei incontri mensili (uno per ogni libro della Austen) forniranno ritmo e guida per gli intrecci sentimentali dei sei e dei loro partner.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Nel nome di Jane Austen si celebrano amplessi e passioni etero e omosessuali mentre i percorsi esistenziali di cui narrava la scrittrice trovavano la loro naturale collocazione in un ordine morale razionale e ragionevole
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune brevi scene a contenuto sessuale anche lesbico, numerose allusioni sessuali.
Giudizio Artistico 
 
Jane Austen, ultimamente, sembra essere usata come una spezia che copre la povertà tematica ed esistenziale di trame sentimentali prevedibili e meschine

È probabilmente un record che nel giro di pochi mesi una scrittrice venga maltrattata per ben due volte al cinema da pellicole che dichiarano di volerne celebrare l’opera e lo spirito. Non fosse bastata la modestissima biografia con protagonista Anne Hataway  ci pensa questa commedia al femminile (chick flick nella sua versione più fondamentalista) a seppellire la scrittrice inglese sotto il peso dello scomodo ruolo di “maestra d’amore”; un intreccio di vicende sentimentali zuccherose e prevedibili in cui le varie avventure lesbiche della giovane Allegra sono solo la punta dell’iceberg di una confusione sentimentale che alla Austen avrebbe fatto orrore.

L’unico personaggio in grado di suscitare qualche simpatia è quello del giovane Grigg, informatico di successo, appassionato di fantascienza e ciclista tenace, che viene rimorchiato dalla bella Jocelyn con l’intento di “girarlo” all’amica in lutto dopo un repentino divorzio. Il poverino non si rende conto della situazione e innamorato della bella quanto sentimentalmente frigida allevatrice di cani, cerca inutilmente di coinvolgerla nei propri interessi letterari, mentre si presta a interminabili e gallinesche discussioni a tema austeniano armato di un’opera omnia di quella che credeva una saga sullo stile di Asimov. Finirà che in tutto questo chiacchiericcio le uniche osservazioni sensate sui romanzi verranno proprio da lui.

Che il poi il film si concluda con un’irenica tavolata in cui i vari partner maschili (compresi quelli che fino a poco tempo prima amavano solo basket e motori) si coinvolgono entusiasti nella passione letteraria delle loro amate è un’utopia da romanzo rosa che lascia perplessi quanto tristi.

A inizio film la pimpante Bernadette (che corona la vicenda con il settimo matrimonio ma non ha uno straccio di evoluzione in tutto il film) di fronte ai legittimi dubbi di Prudie verso un adattamento delirante di Mansfield Park, sostiene che “un po’ di Jane Austen è meglio di niente”, e forse è proprio questo il problema. Jane Austen, ultimamente, sembra essere usata come una spezia che copre la povertà tematica ed esistenziale di trame sentimentali prevedibili e meschine. Utilizzare i plot dell’autrice come sottotesto di una romantic comedy, quando non se ne condivide, e forse non se ne comprende neppure, in nessun modo la visione del mondo, non fa che evidenziare questa distanza. Jane Austen si rivolterebbe nella tomba sapendo che nel suo nome si celebrano amplessi e passioni etero e omosessuali (che tristezza: una volta a suggellare l’amore reciproco scoperto o ritrovato bastava un bacio, oggi se non si vede un capo di biancheria intima non è vero amore) e non certo perché era una moralista frustrata, ma perché i percorsi esistenziali di cui narrava con tanta profondità trovavano la loro naturale collocazione in un ordine morale razionale e ragionevole (come acutamente notava MacIntyre) che la Hollywood di oggi sembra aver dimenticato.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Cine Sony
Data Trasmissione: Martedì, 17. Luglio 2018 - 12:05


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L'INNOCENZA DEL PECCATO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/01/2010 - 11:28
Titolo Originale: La fille coupée en deux
Paese: Francia
Anno: 2007
Regia: Claude Chabrol
Sceneggiatura: Claude Chabrol e Cécile Maistre
Produzione: AlicéLéo/Rhônes-Alpes Cinéma/France Deux Cinéma/Integral Films/Canal +/Ciné Cinémas
Durata: 115'
Interpreti: Ludivine Sagnier, Benôit Magimel, Bérleand, Matilda May

Gabrielle Deneige, graziosa annunciatrice di previsioni metereologiche in una televisione locale, incontra nella libreria dove lavora la madre l’anziano scrittore Charles Saint-Denis, con cui inizia un relazione dai risvolti sempre più perversi. Non molto tempo dopo mette gli occhi su di lei anche un rampollo della buona borghesia locale con un passato controverso e abitudini discutibili, Paul Gaudens. Complice l’abbandono da parte di Charles, Paul, dopo un lungo corteggiamento, convince Gabrielle a sposarlo, ma la scoperta della depravazione sessuale in cui la novella sposa è stata immersa porta ad un’inevitabile tragedia. Segue processo dagli esiti non scontati.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Chabrol ci ammannisce l’ennesimo apologo cinico e nichilista di cui francamente non si sentiva la mancanza.
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose allusioni sessuali, morbosità, un paio di scene di nudo e a contenuto sessuale
Giudizio Artistico 
 
Una pellicola decisamente lunghetta e che pare nascere già vecchia.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SOGNI E DELITTI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/01/2010 - 11:25
Titolo Originale: Cassandra's Dream
Paese: Gran Bretagna/ USA
Anno: 2007
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Produzione: berville Productions Limited, Volverine Productions Limited
Durata: 108'
Interpreti: Ewan Mc Gregor, Colin Farrell, Hayley Atwell, Tom Wilkinson

Ian e Terry provengono da una modesta famiglia che gestisce un ristorante nei sobborghi di Londra. Entrambi cercano qualche soluzione rapida per risolvere i loro problemi (Ian ha un grosso debito di gioco) o per materializzare i loro sogni (Terry vuol diventare un investitore nella ristorazione). Grande quindi è la loro sorpresa quando, rivolgendosi al ricco zio Howard come a colui che potrebbe risolvere i loro problemi, si ritrovano di fronte alla controfferta di uccidere un testimone scomodo...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Woody Allen insiste nella sua visione di un mondo dominato da un fato imprevedibile e di una umanità che si muove solo in base a logiche utilitaristiche
Pubblico 
Adolescenti
Per la cupa visione del mondo che viene presentata
Giudizio Artistico 
 
Ottima recitazione dei due protagonisti. Buon ritmo nella regia di Woody. La storia manca però del guizzo di originalità a cui ci ha abituati l'autore

Ancora il fato cieco, ancora un delitto.
Dopo Match Point (2005), Woody Allen torna a raccontarci una cupa storia di morte. Se nel primo il protagonista organizza l'uccisione di una ragazza che era diventata di intralcio per la sua ascesa sociale, qui due fratelli hanno l'opportunità, uccidendo una persona a loro sconosciuta, di conquistarsi quel benessere materiale a cui anelano spasmodicamente. 

Ma se nel primo i rimorsi di coscienza sono poco avvertiti, qui i  due fratelli restano a lungo oscillanti, sopratutto Ian,  sulla decisione da prendersi e dopo, quando il fatto è avvenuto, su come comportarsi. La naturale riluttanza a uccidere un uomo viene  ricacciata indietro in nome di un vuoto di senso della nostra vita, dell'incapacità di trovarvi una legge divina o naturale che sia, per comportarsi in modo etico; esiste solo un fato crudele che ci avvolge. "Tutta la vita umana è fatta di violenza - dice Terry a Ian per cercare di rimuovere il suo rimorso - viviamo in un mondo crudele. Tu ti sei trovato faccia a faccia con la tua natura umana" Woody non fa mistero di ispirarsi alla tragedia greca; dopo La dea dell'amore (1995) e Match Point (2005), è la terza volta  che il riferimento è esplicito: in questo caso si cita la Medea di Euripide.
Il racconto non si svolge nei palazzi della high society inglese ma alla periferia di Londra dove una modesta famiglia, un padre, una madre e due figli grandi  vivono degli introiti di un piccolo ristorante. Il figlio Ian fa il meccanico, ha una fidanzata premurosa con cui convive ma il vizio del gioco lo corrode. Terry aiuta blandamente il padre nel ristorante ma sogna un mondo che non è il suo, un mondo dove possa fare facili investimenti in nuovi alberghi in varie parti del mondo. L'incontro casuale con un'attrice di teatro, durante una gita dove si trova al volante di una Jaguar in prestito, gli consente di impostare questa nuova relazione al livello dei suoi sogni.

Entrambi hanno il gusto di andare oltre i loro limiti, di giocare temerariamente al rialzo ("Il vero brivido è sapere che manca una sola carta per rimanere a secco" racconta Ian al fratello).

Quando hanno un incontro riservato con il ricco zio Howard  (investe in cliniche per cure estetiche in giro per il mondo) sperando di trovare in lui la soluzione ai loro problemi, grande è il disappunto quando scoprono  che anche lui ha fatto un passo oltre  il limite e rischia di andare in prigione per la denuncia di un collaboratore.  "Non si costruisce quello che io ho costruito agendo sempre secondo le norme" racconta Howard, appoggiandosi a una logica utilitaristica. La sua proposta quindi  ai due fratelli di uccidere  l'incomodo testimone non appare più come qualcosa di mostruoso, ma un alzare la posta per un gioco sempre più rischioso.

"E se esistesse Dio?" chiede Ian. "Quale dio?" Risponde Terry. I due fratelli si interrogano saltuariamente sul punto chiave che illuminerebbe, in modo lineare e definitivo il loro comportamento, ma riescono sempre a evitare la risposta. "Prima era prima e adesso è adesso": i due giovani cercano di sottrarsi alla logica della causa ed effetto, del comportamento coerente, atomizzando il tempo, dando  ad ogni atto il suo significato a se stante .

Nel momento in cui Ian entra in crisi, quando percepisce, al di la di ogni autogiustificazione, che è stato superato un limite che non andava valicato, che "è l'ordine delle cose che è andato fuori asse"  ci troviamo nel pieno dell' Hybris del pensiero greco, dell'idea del superamento del giusto, della rottura di un'armonia universale.

Ottima la recitazione di Ewan McGregor e Colin Farrell. Quest'ultimo in particolare è riuscito molto bene a immedesimarsi nella parte di un meccanico un po' rozzo, quasi stupido, ma tormentato nella coscienza.  Woody Allen poi non tradisce mai sia nella sceneggiatura che nella regia, dando al racconto un buon ritmo con colpi di scena posizionati al momento giusto.

Resta complessivamente un film poco originale, una sorta di ripasso, di approfondimento dei temi già affrontati con Match Point. Un lavoro fatto con buon mestiere ma senza molta ispirazione.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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P.S. I LOVE YOU

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/01/2010 - 11:13
Titolo Originale: P. S. I Love You
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Richard LaGravenese
Sceneggiatura: Richard LaGravenese e Steven Rogers dal romanzo omonimo di Cecelia Ahern
Produzione: Wendy Finerman per Alcon Entertainment
Durata: 122'
Interpreti: Hilary Swank, Gerard Butler, Harry Connick Jr., Lisa Kudrow, Gina Gershon, Kathy Bates

Nonostante i litigi e le ansie per il futuro, Holly e Gerry sono, dopo nove anni di matrimonio, una coppia innamorata. Quando lui muore per un tumore al cervello, il mondo di Holly cade a pezzi e non sono sufficienti le amiche di sempre, Denise e Sharon, né l’affettuosa amicizia del barista Daniel a farla uscire dalla depressione. Poi, però, Holly comincia a ricevere dei messaggi (audiocassette, regali e soprattutto lettere) da parte di Gerry, che prima di morire ha voluto predisporre per lei un percorso tra ricordi e speranze per il futuro. Seguendo le indicazioni del marito che sente ancora così vicino, a poco a poco Holly ricomincia a vivere e ritrova anche l’entusiasmo e la vitalità che aveva sepolto sotto le false preoccupazioni del quotidiano.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L' autore costruisce un racconto che sottolinea con passione e convinzione i valori della famiglia, dell’amicizia e della solidarietà; unica concessione, alla moda odierna che considera il sesso una parte indispensabile della vita di ogni persona, un’avventura di una notte con un uomo
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio a volte volgare, un accenno di nudo
Giudizio Artistico 
 
Il film, che pure cede a qualche psicologismo di troppo per far “tornare i conti” del percorso della protagonista, dimostra che è possibile raccontare in modo godibile e profondo anche vicende dolorose e tristi, ma aperte alla speranza
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PERSEPOLIS

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/01/2010 - 11:10
Titolo Originale: PERSEPOLIS
Paese: Francia
Anno: 2007
Regia: Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud
Sceneggiatura: Marjane Satrapi, Vincent Paronnaud, tratta dall'omonica graphic novel di Marjane Satrapi
Durata: 95'

eheran, 1978. Marjane ha nove anni; la sua famiglia benestante coltiva uno spirito laico che la bambina, vivace e piena di interessi non tarda ad assimilare; quando, dopo la caduta dello Scià, viene proclamata la Repubblica Islamica, i genitori decidono di farla studiare in Austria. Divenuta adolescente e dopo un amore fallito, Marjane ritorna in Iran, iscrivendosi all'università e subendo, come tutti i suoi concittadini, il fanatismo  di uno stato teocratico che pretende di regolare anche i comportamenti privati. Sposata a 21 anni e divorziata dopo appena qualche anno,  Marjane, con il consenso dei genitori che vogliono vederla diventare una donna libera ed emancipata, torna a vivere in Europa, questa volta definitivamente

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Lucida denuncia dell'attuale regime teocratico iraniano ma l'autrice sembra contrapporre all'oppressione del suo paese una voglia di indipendenza molto personale e fine a se stessa
Pubblico 
Adolescenti
Alcuni festini dove si fa uso di spinelli. Dialoghi con allusioni sessuali
Giudizio Artistico 
 
L'autrice riesce brillantemente a sintetizzare, nei 95 minuti del film, la complessa storia del suo paese, il suo passaggio dall'adolescenza alla maturità e ci restituisce alcuni vividi ritratti familiari

La prima parte del film, quella dell'infanzia di Marjane, è la più bella. Con i tratti stilizzati che caratterizzano anche la graphic novel da cui è tratto il film, la piccola Marjane appare vivace, curiosa di tutto: l'autrice riesce a raccontarci in rapidi quadri la sua infanzia serena, l'affetto ricevuto dai genitori, il bel rapporto con la nonna che tanta importanza avrà nella sua vita e i racconti dello zio Amos accanto al suo letto prima di addormentarsi. La sua famiglia vanta infatti nobili origini in quanto discendente dei  Qajar, l'ultima dinastia regnante in Persia fino al 1925, anno nel quale il generale Reza Khan prese il potere con l'aiuto degli inglesi per dare inizio alla dinastia Pahlavi e a un regine di tendenze laiche filo-occidentali (simbolicamente anche il nome del paese venne cambiato nel pre-islamico Iran). Particolare impressione suscita in lei  il racconto dell'esperienza dello zio:  dissidente dello Scià da posizioni marxiste, aveva passato otto anni in prigione. Caduto lo Scià, rimasta sconfitta la corrente marxista e prevalsa ormai la rivoluzione islamica, l'inizio della guerra Iran-Irak che durerà ben 8 anni  costituirà un lungo periodo di sofferenze e sacrifici per tutta la nazione ma anche un consolidamento del regime teocratico. E' a questo punto che i genitori decidono di mandare Marjane in Austria, a soli 14 anni.

.E'  notevole il modo con cui l'autrice e Vincent Paronnaud, autore underground di corti di animazione, hanno saputo sintetizzare e trovare la chiave stilistica più idonea per una storia così complessa. E' proprio la semplicità del disegno in bianco e nero e la stilizzazione dei volti (l'autrice si dice essersi ispirata al Neorealismo italiano e all' espressionismo tedesco) che permettono allo spettatore di seguire con facilità i più piani paralleli su cui si sviluppa la storia. Il racconto biografico appare  onesto e sincero (l'autrice non nasconde certe sue debolezze) e ciò rende l'opera ancor più  realista e degna del massimo rispetto.   

Sullo sfondo si muove la grande storia, quella del suo paese, delle folle che invadono le piazze e abbattono le statue dello Scià andato in esilio; la guerra degli otto anni con l'Irak, che costò un milione di vittime, bambini di 14 anni mandati a morire al fronte in cambio della chiave per il paradiso (di plastica placcata oro), i prigionieri politici trucidati in massa, le case abbattute dai missili lanciati su Teheran. Ma anche la vita di tutti i giorni,   le difficoltà per una donna di vivere in un paese dove in qualunque momento si può essere fermati per strada dai guardiani della rivoluzione per un chador fuori posto o arrestati perché sorpresi mano nella mano con il fidanzato, ma anche la voglia di fare gli occidentali organizzando festini clandestini a base di musica americana e vino preparato in casa. 

In primo piano la storia di una ragazzina che si trova da un giorno all'altro, lontano dai suoi, con un corpo sviluppato di donna, incerta e confusa se essere orgogliosa della sua identità e delle tradizioni del suo paese o lasciarsi occidentalizzare a suon di Bee Gees, Iron Maiden, festini con spinelli e le prime esperienze sessuali. Si tratta di un impegno troppo forte per lei, che finisce per perdersi e dopo un'esperienza amorosa tristemente fallita, decide  di  ritornare in Iran. Ormai donna, sembra aver trovato il suo equilibrio: si iscrive all'università artistica e anche se deve necessariamente sottostare alle  rigide regole che le vengono imposte, sa anche, con abilità, rispondere a tono alle prepotenze delle autorità (purtroppo il film trascura un episodio presente invece nella graphici novel: un mullah, giusto e non fanatico, riconosce in lei una persona sincera e le affida  l'incarico di disegnare  l'uniforme universitaria femminile; si tratta di un episodio che rende meno stereotipata la distinzione fra buoni e cattivi, organizzata quasi ad uso di noi occidentali). Incontra infine un ragazzo di cui si innamora ed é per loro naturale sposarsi (lei ha solo 21 anni):è  l'unico modo per mostrarsi assieme pubblicamente.   Per l'irrequieta Marjane anche questa esperienza ha un termine e non le resta che abbandonare ancora una volta il  suo paese. Le immagini che iniziano e poi chiudono il film (le uniche a colori) la ritraggono tutta sola all'aeroporto di Orly, in una grigia giornata di pioggia, mentre prende il taxi per iniziare la sua nuova vita.

..Su un terzo piano infine, ma di non minore importanza, èl'evoluzione del pensiero dell'autrice. Da piccola sembra appoggiarsi a una religiosità semplice (si immagina un dio austero con la barba bianca che le da saggi consigli) ma che poi abbandona dopo la tragica morte dello zio, incapace di trovarne una ragione. In Austria assorbe il nichilismo dei suoi compagni di scuola.  "La vita è il nulla: quando l'uomo prende coscienza di questo vuoto, non può più vivere" recita un suo compagno che si atteggia a intellettuale ma lei stessa percepisce la pesante contraddizione con gli ideali portati avanti da suo zio, che con la sua vita coerente aveva subito la prigione e poi la morte. Infine il ripiegamento nel proprio privato improntato, coerentemente con la formazione ricevuta in famiglia, a un atteggiamento laico e indipendente. Significativa è la risposta ricevuta dalla nonna, quando lei le confida di non amare più suo marito: "tutte queste lacrime per una storia di divorzio: il primo matrimonio è un abbozzo per il secondo: sarai più appagata la prossima volta". In una sequenza presente nel fumetto ma eliminata nel film, lo stesso padre, giudicando che l'unico modo che hanno i due giovani per conoscersi è la convivenza, impossibile nel loro paese, suggerisce alla figlia di sposarsi salvo divorziare appena l'amore fosse finito.

Difficile giudicare la Marjane del racconto e anche quella reale: sarebbe stato meglio per lei restare con il suo popolo e combattere a fianco a loro, costruendo una contestazione dall'interno? La percezione globale che si ha del film è quella di una donna che pur con ottimi esempi appresi in famiglia di impegno civile e sociale, abbia  cercato sopratutto di risolvere un suo problema personale. Alla fine le sue decisioni appaiono il frutto di  una pervicace educazione ricevuta dai suoi familiari, desiderosi di fare di lei  una donna emancipata.  "L'Iran non fa per te. Ti proibisco di tornare": le dice la madre all'aeroporto. Va però notato che solo uscendo dal suo paese e vivendo a Parigi Marjane  ha potuto realizzare un film che pur raccontando una storia personale, appare una dura critica al regime islamico.
Vorrei su questo punto aggiungere, come giudizio personalissimo, che il film appare mostrare un Iran visto in un'ottica che possa risultare gradito a  un pubblico occidentale, di cui ormai l'autrice si sente parte; se l'Iran e la sua civiltà millenaria fosse stata realmente vista dall'interno, da un'iraniana rimasta tale, ne avremmo avuto una rappresentazione diversa.

Un'ultima annotazione, che dimostra la sensibilità artistica di Marjane Satrapi: gli americani volevano fare della sua biografia un film blockbuster, con attori in carne ed ossa, interpretato da Brad Pitt e Jennifer Lopez: c'è da farsi venire i brividi a pensare quel che sarebbe venuto fuori , se Marjane non fosse stata ferma nel suo rifiuto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI5
Data Trasmissione: Martedì, 9. Aprile 2013 - 21:15


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CAOS CALMO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/30/2010 - 13:20
Titolo Originale: " CAOS CALMO"
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Antonello Grimaldi
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Laura Paolucci, Francesco Piccolo, dal romanzo omonimo di Sandro Veronesi
Produzione: Domenico Procacci per Fandango in collaborazione con Rai Cinema, Portobello Pictures e Phoenix Film Investment
Durata: 112'
Interpreti: Nanni Moretti, Alessandro Gassman, Valeria Golino, Isabella Ferrari, Blu Yoshimi, Kasia Smutniak, Silvio Orlando

Pietro Paladini sta giocando sulla spiaggia con suo fratello Carlo, ma richiamati da delle grida, si tuffano per salvare due donne delle quali perdono subito dopo ogni traccia. Arrivato tardi a casa e scoperto che sua moglie è morta improvvisamente, Pietro viene preso da una stana calma riflessiva che lo porta a stare molto vicino a sua figlia Claudia, di 10 anni e al contempo a perdere interesse per il  lavoro: passa la mattina su di una panchina davanti alla scuola della figlia, aspettando che lei esca.....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un bel rapporto padre-figlia ma la crisi che fa seguito alla morte della moglie viene superata solo tramite riscoperta della propria sessualità
Pubblico 
Maggiorenni
Una bestemmia alla Madonna; uso di oppio; una scena di sesso esplicita (ma con nudi parziali) che pare ricavata da una pellicola porno-soft
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione di Alessandro Gassman; una regia reticente lascia incompiuti alcuni passaggi importanti del racconto
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA GUERRA DI CHARLIE WILSON

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/30/2010 - 12:50
Titolo Originale: Charlie Wilson's war
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Mike Nichols
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Durata: 97'
Interpreti: Tom Hanks, Julia Roberts, Philip Seymour Hoffman, Emily Blunt

Dopo il ritiro dal Vietnam, gli U.S.A. sono in attesa di qualche forma di rivincita. Agli inizi degli anni ottanta l'Afghanistan si ribella al dominio russo ma il governo americano non ritiene quella piccola guerra particolarmente strategica. Sarà un oscuro deputato del secondo distretto del Texas, Charlie Wilson, a intuire che potrà esser quella l'occasione di vedere per la prima volta l'esercito russo sconfitto. Approfittando della sua appartenenza al comitato ristretto per i finanziamenti occulti alla CIA, riuscirà a centuplicare i fondi destinati all'acquisto di armi anti-elicotteri e anti-carro. Sua alleata sarà la miliardaria Texana  Joanne Herring, uno strano miscuglio di mondanità scandalosa, cristianesimo e anticomunismo viscerale, a dargli gli agganci giusti per portare a termine la sua iniziativa. La storia è vera ed è stata raccontata in un libro.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'autore lascia trasparire un suo ideale cinico-libertario, dove i più spregiudicati sono anche i più "liberi" e adatti a concepire idee e iniziative nuove
Pubblico 
Maggiorenni
Uso di stupefacenti in un party, alcune nudità, linguaggio scurrile
Giudizio Artistico 
 
Il grande maestro Mike Nichols riesce a imbastire un racconto pieno di ritmo ma è proprio Tom Hanks, l'eroe onesto di tanti film, a non trovarsi a suo agio nelle parti di uno spregiudicato donnaiolo

Negli ultimi anni il cinema U.S.A. ha iniziato a interrogarsi con insistenza sulle ragioni dell'impegno americano nel Medio Oriente. In rapida sequenza sono usciti film come Leoni per agnelli , La valle di Elah, Redacted.
Tutti hanno abbandonato l’approccio spettacolare-colossal, tipico di alcuni film post-Vietnam ( Platoon  Apocalypse now, Il cacciatore) per attestarsi su narrazioni di storie minori, con finali generalmente  pessimisti, espressione del malessere che viene provato nell'attuale situazione di stallo. Tutti i film citati sono stati caratterizzati da scarso successo di botteghino: evidentemente all’americano-medio non piace specchiarsi nei suoi problemi insoluti.

Ci prova ora di nuovo La guerra di Charlie Wilson che sembra esordire nel modo più consono a un film trionfal-patriottico: dopo un preambolo che ci avverte  che “i fatti narrati sono realmente accaduti” assistiamo alla cerimonia di conferimento della medaglia ad honorem al senatore del Texas Charlie Wilson per aver sostenuto con le sue iniziative,  negli anni ’80, la guerra del popolo afgano contro l’esercito russo, fino al suo definitivo ritiro nel 1987 dopo il trattato di pace di Ginevra.

Come ci si accorge però ben presto, anche questo film esce completamente fuori dai canoni classici del film "stelle e strisce"  soprattutto a causa dei due protagonisti, il senatore Wilson e la  miliardaria texana Joanne King Herring che risultano essere di quanto più anti-convenzionale si possa immaginare. Il film ci introduce in  questo per noi insolito mondo libertino e visceralmente anticomunista (ma ovviamente anche cristiano, come si qualifica la Herring) e sappiamo inoltre dal libro da cui il film è stato tratto (Charlie Wilson’s war: The extraordinary Story of the Largest Covert Operation in History” di George Crile) che la realtà è stata anche più romanzata e scandalosa di quanto non appaia nel film.

La sequenza in cui ci viene presentato Charlie è oltremodo significativa: ci troviamo a Las Vegas in un Club PlayBoy dove il senatore è immerso in una piscina Jacuzzi assieme ad alcune conigliette in abito adamitico e mentre sorseggia un whiskey e ascolta annoiato un produttore che gli propone il finanziamento di un film per un’attricetta protetta dal senatore, la sua attenzione viene attirata da un televisore acceso che mostra i profughi afgani che attraversano il confine del Pakistan.

Tornato a Washington, la sua posizione di membro della commissione per i finanziamenti segreti alla CIA gli consente di raddoppiare il budget per il  rifornimento di armi ai ribelli afgani. Questo gesto attira l’attenzione della miliardaria Joanne Herring (che intrattiene  con il senatore una saltuaria ”amicizia sessuata”) la quale, in qualità di console onorario del Pakistan, riesce a organizzargli un incontro con il presidente Muhammad Zia e una visita al campo profughi.

Impressionato da quanto ha visto, George inizia una alquanto abile operazione che consente di far pervenire, attraverso una catena di trasferimenti che incredibilmente include Egitto, Israele, e Pakistan, armi anti-elicottero e anti-carro ai guerriglieri.  Contemporaneamente riesce a convincere i suoi colleghi del parlamento a portare il sostegno Usa alla cifra di 300 milioni di dollari, concludendo con successo la più grossa operazione “sotterranea” dei servizi segreti della storia.
Dopo tanta enfasi sul  successo ottenuto, il film sorvola sulla successiva, disastrosa presa del potere dei talebani: in una rapida sequenza si vede il senatore che a pace ormai conclusa cerca di finanziare la costruzione di nuove scuole nel paese distrutto ma la sua proposta viene lasciata cadere, una miopia che sottolinea anche in quell’occasione la difficoltà americana di riuscire a perseguire obiettivi di pace stabile in quell'area geografica.

Il regista Mike Nichols, non nuovo a film di rottura (basti ricordare Il laureato-1967), mescola abilmente lo grande storia con gli scandali privati dei due protagonisti allo scopo probabilmente di non annoiare lo spettatore; in realtà il  registro scelto per raccontare la storia serve anche all'autore per trasmettere due messaggi, uno ironico e l'altro più ideologicamente spregiudicato.

Con il primo il regista vuole sottolineare l'aleatorietà della grande strategia in politica estera dell'America, che viene costruita  dall’occasionale iniziativa di due personaggi con le idee chiare; il secondo è più sottile è più corrosivo: Charlie e Joanne, con il loro comportamento sregolato e scandaloso sono la vera espressione di una nazione libera ed indipendente: è proprio da un animo “libero da convenzioni” che possono scaturire idee originali che come in questo caso smuovono l’inerzia del gigante americano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NON E' UN PAESE PER VECCHI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/30/2010 - 11:58
Titolo Originale: No country for old men
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Joel ed Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel ed Ethan Coen dal romanzo di Cormac McCarthy
Produzione: Scott Rudin e Mike Zoss per Miramax e Paramount Vantage
Durata: 123'
Interpreti: Tommy Lee Jones, Josh Brolin, Javier Bardem, Woody Harrelson

Mentre è a caccia nel deserto Llewelyn Moss si imbatte in quel che resta di uno scontro tra trafficanti di droga messicani ed acquirenti americani. Lascia la droga,ma si impadronisce di una valigetta piena di soldi. Tornato sul posto per dare da bere a uno dei sopravvissuti viene individuato da altri delinquenti che si mettono a dargli la caccia. Alle sue calcagna, però, c’è anche il ben più temibile Anton Chigurh, un uomo misterioso e spietato che semina la sua strada di cadaveri. A cercare di far luce sulla faccenda e di salvare l’incauto Moss arriva l’anziano sceriffo Ed Tom Bell, un uomo di grande esperienza che vede con tristezza il degrado imboccato dal mondo che conosceva.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film approda a una visione quasi nichilista e comunque venata da un marcato pessimismo
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza anche efferata e il linguaggio crudo
Giudizio Artistico 
 
Un thriller teso e violento, ma alleggerito da una certa ironia, molto ben resa dalla regia dei Coen

Il romanzo di Cormac McCarthy (vincitore tra l’altro del premio Pulitzer 2007) da cui questa pellicola è tratta con l’abituale abilità e arguzia dai fratelli Coen (accomunati in scrittura, regia e produzione), rappresenta un’amara, ma non per questo totalmente disillusa riflessione sul mondo contemporaneo.

Ambientato nel 1980 (epoca in cui il traffico di droga dal Messico cominciò ad assumere le caratteristiche di estrema violenza che oggi sono la norma), il racconto di McCarthy lavora su tre personaggi estremamente diversi tra loro, ma connessi l’un l’altro attraverso le svolte del plot (un thriller teso e violento, ma alleggerito da una certa ironia, molto ben resa dalla regia dei Coen), ma soprattutto dal tema, che ruota intorno al problema del male e della libertà umana, interrogata dalle circostanze della vita (il ritrovamento dei soldi e la richiesta di aiuto di un moribondo nel caso di Moss, una serie di episodi più complessi nel caso dello sceriffo Bell), ma anche dalla presenza di un individuo senza scrupoli come Chigurh.

Proprio quest’ultimo, qualcosa di più di un delinquente psicopatico (verrebbe da dire quasi il Male, soprattutto nella sua testarda volontà di giocare con la vita delle persone e nel tentativo di togliere loro la speranza così come fa con Carla Jean, la moglie di Moss), sfida la comprensione dello sceriffo, costretto a riconoscere che il mondo sta inesorabilmente cambiando e non in meglio. La droga, infatti, è solo il sintomo di una società che ha perso i suoi ideali (nel romanzo si indica in modo esplicito altri indizi di tale degrado, tra gli altri il dilagare dell’aborto…).

La riflessione di Bell (che nel romanzo guidava con ironia e profondità il lettore verso un finale niente affatto consolatorio e tuttavia non privo di speranza) appare meno centrale e più sbilanciata nel senso della disillusione nel film dei Coen, che per questo, in linea con la maggior parte della produzione di questi due autori, approda a una visione quasi nichilista e comunque venata da un marcato pessimismo.

In realtà questa scelta narrativa si traduce anche in una parziale perdita di dinamismo nella parte centrale della pellicola, dove domina la figura del crudele Chigurh e la disperata tenacia di Moss.

Le psicologie di personaggi e lo spettro in parte imprevedibile delle loro azioni (come anche alcune brevi, ma intense scene personali – quelle tra Moss e Carla Jean e quelle tra lo sceriffo e la moglie o il vecchio amico invalido), tuttavia, aprono allo spettatore degli spiragli in senso differente.

Anche se il male sembra dilagare e vincere al di là di ogni sforzo e tentativo di comprensione, anche se le buone intenzioni a volte non bastano né a salvarsi la vita né a proteggere quella degli altri, anche se lo sceriffo Bell sembra avviato a una malinconica pensione e anche se Dio sembra restare silenzioso di fronte a tanto dolore spesso innocente; nonostante tutto questo, l’uomo continua a domandare un senso, continua a provare ad essere fedele (come lo è Moss alla moglie che ama e Bell al suo lavoro e ai suoi cari), contrapponendo alla violenza la possibilità di fare la cosa giusta e di credere in qualcosa, una possibilità che McCarthy descrive nel suo romanzo con l’immagine semplice ed efficace di un abbeveratoio di pietra, fatto per resistere al vento e all’usura e testimoniare una promessa di bene iscritta nel cuore dell’uomo.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL PETROLIERE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/30/2010 - 11:42
Titolo Originale: There Will Be Blood
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Paul Thomas Anderson
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson (da Upton Sinclair, Oil!)
Produzione: Miramax Film, Paramount Vintage
Durata: 158'
Interpreti: Daniel Day-Lewis, Paul Dano, Dillon Freasier, Ciarán Hinds

Nei primissimi anni del Novecento, negli Stati Uniti, i cercatori d’oro scoprono che, invece che miniere auree, ciò di cui conviene andare in cerca sono i pozzi di petrolio. Uno di loro, Daniel Plainview (Daniel Day-Lewis), grazie al suggerimento di un giovane ed enigmatico pastore protestante (Paul Dano), troverà un “oceano di petrolio” in California. Ma sarà un suggerimento che tutti pagheranno a caro prezzo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La società, le istituzioni politiche ed economiche, la religione sarebbero solo maschere funzionali a una pulsione originaria, impersonale e insaziabile. Una volontà di potenza sostanzialmente nietzschiana.
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene violente o di forte tensione emotiva.
Giudizio Artistico 
 
Alcune scene sono da antologia. I due attori protagonisti offrono performance memorabili. Da rilevare però che la visione di un mondo spinto da forze primordiali gravi pesantemente sul film. Un peso che rende forzato il movimento della vicenda. Che toglie vita ai personaggi trasformandoli in emblemi.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA FAMIGLIA SAVAGE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/29/2010 - 13:23
Titolo Originale: The Savages
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Tamara Jenkins
Sceneggiatura: Tamara Jenkins
Durata: 114'
Interpreti: Laura Linney, Philip Seymour Hoffman, Philip Bosco, Peter Friedman

Wendy ha ormai quarant'anni, vive di lavoretti saltuari e spera di riuscire prima o poi, a far rappresentare una sua commedia che raccoglie alcuni ricordi giovanili. Mantiene, senza molto entusiasmo, una relazione con un uomo sposato. Jon, suo fratello, è professore universitario di drammaturgia, non riesce a completare un saggio su Bertold Brecth, nè sa decidersi a sposare la donna con cui vive da anni. Jon e  Wendy che non si vedono da tempo, si trovano ora a dover affrontare un problema : dove sistemare il loro vecchio padre  che é rimasto solo (la sua ultima compagna è morta) e che per di più è affetto da semenza senile.....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La necessità di prendersi cura del vecchio padre spinge due fratelli a tirar fuori il lato buono del loro animo, rimasto a lungo sepolto
Pubblico 
Adolescenti
Un rapporto sessuale (senza nudità) squallidamente annoiato
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione dei due protagonisti; l'autrice riesce a raccontarci la fragilità della solitudine con ironica simpatia
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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