Non classificato

Il film non fa parte di nessuna categoria

DOPO L'AMORE

Inviato da Franco Olearo il Dom, 01/15/2017 - 13:45
Titolo Originale: L'économie du couple
Paese: Francia, Belgio
Anno: 2016
Regia: Joachim Lafosse
Sceneggiatura: Mazarine Pingeot, Fanny Burdino, Joachim Lafosse, Thomas Van Zuylen
Produzione: ES FILMS DU WORSO, VERSUS PRODUCTION IN CO-PRODUZIONE CON RTBF (TÉLÉVISION BELGE), VOO, BE TV ET PRIME TIME (TBC)
Durata: 98
Interpreti: Bérénice Bejo, Cédric Kahn

Maria e Boris, dopo 15 anni vissuti assieme e aver avuto due bimbe gemelle, hanno deciso di separarsi. L’attuazione pratica di questa decisione risulta molto difficile e genera in loro astio e sofferenza. Lui è attualmente senza lavoro e i due sono costretti a continuare ad abitare nella stessa casa. Non trovano neanche un accordo sugli aspetti economici della separazione: lei vuole dare al marito una congrua buona uscita purché lasci definitivamente la casa ma lui pretende il 50% del suo valore perché, anche se formalmente la casa è di proprietà della donna, ritiene che tutti i lavori di abbellimento che lui stesso ha realizzato abbiano contribuito alla sua valorizzazione…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Assistiamo ai litigi di un uomo e una donna che si stanno per separare ma in nessuno dei due traspare un gesto di generosità capace di trascendere la loro situazione, soprattutto a beneficio delle due figlie
Pubblico 
Adolescenti
Le tensioni familiari che sono narrate nel film non sono adatte alla sensibilità dei più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Il regista sviluppa un’analisi accurata della dinamica di una separazione, gli attori sono bravi, ma il risultato è freddo e non propone soluzioni
Testo Breve:

Lui e lei si stanno per lasciare dopo 15 anni e la nascita di due bambine. Il racconto dettagliato ma grigio di una separazione che non trasmette nessuna emozione

“Tu hai i tuoi giorni, io i miei, rispettali” dice Maria, molto seccata, a Boris che è entrato, non atteso, in casa e sta facendo divertire le figlie che non hanno intenzione di fare i compiti. Ovviamente le bambine non hanno nessuna voglia di pensare ai loro genitori come qualcosa di disunito e si rivolgono ora a l’uno ora all’altra a seconda di dove, secondo loro, sarà più facile ottenere ciò che desiderano. E’ questo uno dei pochi elementi che resta invariato in questa famiglia dove lui e lei hanno deciso di non voler più vivere assieme (non è chiaro, nel film, se sono sposati o no), non perché sia intervenuto un “terzo incomodo” ma per incompatibilità di carattere: lui si comporta con molta leggerezza (di origini modeste, vive di lavori edili saltuari e non si dà molto da fare per cercane altri) mentre lei, di famiglia borghese, vive nella cura di piccoli dettagli e non ha l’elasticità mentale per affrontare i problemi in una prospettiva più ampia e generosa. I

ll regista e sceneggiatore belga Joachin Lafosse si è specializzato in conflitti familiari (Proprietà privata) e con questo film mostra l’intenzione di continuare ad approfondire il tema. Per tutto il film padre, madre e figlie (ma anche noi) restano chiusi all’interno della loro abitazione constatando, com’è ovvio, che ciò che è nato unito, ora non può esser diviso. Ecco quindi le meschine liti sul dividere in due il contenuto del frigorifero, sul lavare separatamente i panni nelle lavatrice, nell’impossibilità di vedere separatamente quegli amici che un tempo erano in comune. Lei si appiglia a queste divisioni sperando in qualche modo di guadagnarsi una propria indipendenza; lui le viola continuamente, perché le ritiene elementi secondari rispetto al tema principale, che è la perdita della loro intesa.

Sappiamo bene, purtroppo, quanto spesso avvengono, nella realtà, queste separazioni e c’è da domandarsi se era necessario sviluppare un film che ci ricordasse, nei minimi dettagli, la tristezza ma anche lo squallore umano nel quale finiscono per sprofondare gli ex-coniugi o conviventi.

Indubbiamente è da lodare il dettaglio, quasi uno studio sociologico, con cui vengono analizzate le relazioni familiari e sono molto bravi sia Bérénice Bejo che Cédric Kahn (noto soprattutto come regista) ma indubbiamente non basta il piacere di un’analisi ben fatta per giustificare un film. Non sveliamo il finale, ma non resta nello spettatore nessuna emozione o messaggio particolare da recepire.

Lo spettatore segue le loro vicende attendendosi non necessariamente una soluzione positiva al conflitto, una loro generosa riunificazione ma almeno un colpo d’ala nel racconto, un modo con il quale i due possano almeno prender coscienza definitiva della gravità della loro decisione, soprattutto nei confronti delle figlie. In un altro film tragico sullo stesso tema, Kramer contro Kramer, il conflitto coniugale, arrivato fino in tribunale, pur concludendosi con una separazione definitiva, si chiudeva con una gara di solidarietà nei confronti del loro figlio.

In questo film c’è una scena molto bella, nella quale le gemelle mettono il disco di una canzone che è capace di evocare alcuni bei momenti che tutti insieme hanno vissuto e padre, madre e figlie, si mettono a ballare. Negli sguardi di lui e lei sembrano riaffiorare le emozioni del loro amore di un tempo ma si tratta di un breve momento. I litigi continueranno il giorno dopo e, ciò che è peggio, non c’è mai una seria analisi delle conseguenze del loro disaccordo sulle loro figlie.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ASSASSIN’S CREED

Inviato da Franco Olearo il Lun, 01/09/2017 - 22:14
Titolo Originale: Assassin's Creed
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Justin Kurzel
Sceneggiatura: Michael Leslie, Adam Cooper, Bill Collage
Produzione: NEW REGENCY, UBISOFT MOTION PICTURES, DMC FILMS, KENNEDY/MARSHALL COMPANY, IN ASSOCIAZIONE CON RATPAC ENTERTAINMENT, ALPHA PICTURES
Durata: 116
Interpreti: Michael Fassbender, Marion Cottillard, Jeremy Irons, Brendan Gleeson

Callum Lynch è un discendente di Aguilar de Nerha, un membro della Confraternita degli Assassini, vissuto ai tempi dell’Inquisizione spagnola. Condannato alla pena capitale, viene salvato dall’esecuzione dalla Fondazione Abstergo, multinazionale dietro cui si cela l’ordine dei Templari, protagonisti da secoli di una guerra segreta contro gli Assassini. Tramite l’Animus, un dispositivo tecnologicamente evolutissimo, Callum è costretto a rivivere i ricordi del suo antenato per scoprire dove gli Assassini hanno nascosto la Mela dell’Eden, un antico manufatto che contiene il codice genetico del libero arbitrio. L’obiettivo? Privare l’umanità della facoltà di scelta, l’unico modo, secondo la Fondazione, per far sparire definitivamente la violenza dalla faccia della terra…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
E’ meglio avere la pace a scapito della libertà o lasciare il libero arbitrio all’uomo, con il rischio di continueguerre? Il film non propone alcuna soluzione ma si diverte a mostrare il conflitto fra le due posizioni
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza e di tensione
Giudizio Tecnico 
 
La pellicola ha il merito indubbio di esaltare l’altissimo tasso di spettacolarità del gioco ma, d’altra parte, il plot risulta debole e confuso
Testo Breve:

Tratto da uno dei videogiochi più popolari degli ultimi anni, il film mantiene un alto tasso di spettacolarità ma si perde in due storie parallele che si svolgono nel presente e nel passato

L’attesissima trasposizione cinematografica di uno dei videogiochi più popolari degli ultimi anni è, a parere di chi scrive, un’operazione riuscita solo a metà. La pellicola ha il merito indubbio di esaltare l’altissimo tasso di spettacolarità del gioco ma, d’altra parte, lascia un po’ a desiderare sul piano della storia. La sensazione infatti è quella di avere a che fare con un film che, per ovvie ragioni di struttura, ha due anime distinte che la sceneggiatura non è riuscita a rendere omogenee ed organiche.

Da una parte infatti c’è il filone action, che riverbera principalmente negli inserti ambientati nel passato (Spagna 1492, per la precisione), dove la cavia Callum rivive i ricordi del suo avo Aguilar de Nerha, tra inseguimenti da capogiro, uccisioni e combattimenti all’ultimo sangue, vertiginosi salti nel vuoto e panoramiche aeree mozzafiato; dall’altra invece c’è il risvolto “thriller storiografico” che tra complotti sotterranei e reinterpretazioni (chiamiamole così) storiche, riprende gli elementi del genere narrativo di cui Dan Brown è portabandiera. Ed è in questa dimensione che viene messo in scena il racconto vero e proprio, dove i personaggi si evolvono e ci coinvolgono con le loro sofferenze e le loro scelte, ma gli spazi sono talmente ristretti che anche gli intenti tematici che potevano essere potenzialmente interessanti rimangono frustrati e poco approfonditi.

Nonostante l’esilità del plot comunque non si può dire che a livello di contenuti non sia un progetto ambizioso, anche se le conclusioni tratte lasciano a dir poco perplessi. Gli autori (rimanendo in questo fedeli al videogioco) hanno ripreso il tema della libertà e lo hanno caricato di una posta in gioco altissima e universale che non può lasciare di certo indifferente lo spettatore. Il dilemma morale è portato in scena, nel film, dal secolare conflitto tra due schieramenti sotterranei e contrapposti, quello degli Assassini e quello dei Templari, che con le loro ideologie incarnano aspetti opposti e complementari della tematica affrontata.

I primi infatti usano la violenza per difendere la libertà di pensiero e di scelta contro tutto ciò che potrebbe inibirla o imbrigliarla: quindi la morale, la religione, le leggi. La loro missione (dai risvolti vagamente anarchici) è l’esaltazione dell’individuo con le sue qualità e le sue idee, a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo.

I secondi invece sono un’entità secolare che ha in mano il potere e le sorti del mondo e si propone di abolire la violenza dalla faccia della terra, e con essa quindi ogni guerra, ogni sopruso e ogni abominio, anche a discapito dell’espressione personale di ciascun individuo. Per lo spregiudicato CEO della Abstergo, (Jeremy Irons) e per la figlia idealista (Marion Cotillard) l’unica via percorribile per il raggiungimento di tale obiettivo è la sottrazione del libero arbitrio al genere umano, cosa che permetterebbe di “intorpidire” i popoli per poterli soggiogare e controllare meglio.

È ovvio che di fronte ad uno scenario simile risulta estremamente complicato, e persino alienante, provare ad empatizzare con una delle due parti. La domanda che ci si porta dietro dal primo all’ultimo minuto quindi è: quali sono i buoni e quali i cattivi? Il rischio concreto è quello di terminare la visione del film senza risposte convincenti.

Autore: Gabriele Cheli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MISTER FELICITA'

Inviato da Franco Olearo il Lun, 01/09/2017 - 12:46
Titolo Originale: Mister Felicità
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Alessandro Siani
Sceneggiatura: Alessandro Siani e Fabio Bonifacci
Produzione: CATTLEYA, CON RAI CINEMA
Durata: 90
Interpreti: Alessandro Siani, Diego Abatantuono, Carla Signoris, Elena Cucci, Cristiana Dell’Anna

Martino, napoletano di nascita, vive in Svizzera con sua sorella Caterina. Pigro e indolente, è costretto a rimboccarsi le maniche quando Caterina, a causa di un incidente, resta ferita ed immobilizzata da una gamba. Le cure sono molto costose e Martino decide di chiedere in prestito del denaro al Dottor Guglielmo Gioia, presso la cui ricca abitazione Caterina fa le pulizie. Guglielmo, che di professione fa il guru nella riabilitazione dell’autostima ed è specializzato nella motivazione degli atleti, accetta di dargli del denaro, ma solo in cambio del lavoro che Martino dovrà svolgere a casa sua al posto della sorella. Il destino è crudele con il ragazzo pigro e indolente, ma gli offre una possibilità d’oro quando Guglielmo è costretto ad allontanarsi da casa per un lungo periodo. È così che Martino decide di vestire i panni del Dottor Gioia sotto le sue personali vesti di Mister Felicità. E tra un atleta e l’altro incontra Arianna, una stella del pattinaggio su ghiaccio che all’improvviso, a causa di una stupida caduta in campo di gara, si ritira perché schiacciata dall’idea de giudizio degli altri. Martino inizia il suo lavoro di riabilitazione con Arianna, ma nel frattempo Guglielmo torna dal suo viaggio di lavoro e scopre il doppio gioco di Martino. Anziché cacciarlo per essersi impossessato della sua identità, Guglielmo lo sostiene nel processo di motivazione di Arianna decidendo di restare in ombra e di guidare il ragazzo passo dopo passo. Tra Martino e Arianna nasce un forte sentimento, mentre Guglielmo cerca di gestire un segreto che lo accompagna da anni e che, si scoprirà, riguarda proprio Arianna e Augusta, la madre della ragazza.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il germe della felicità risiede in ognuno di noi e non può dipendere da fattori esterni
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il film si sviluppa su di un umorismo di circostanza, di situazione e di battuta, e manca una struttura comica solida, continuativa e coerente indebolendo, in questo modo, la potenza attrattiva del film
Testo Breve:

Un giovane pigro trova la giusta motivazione per impegnarsi nell’aiutare gli altri a superare dei momenti difficili. Siani fa ridere ma manca la comicità brillante dei precedenti lavori

Alessandro Siani, dopo il Principe Abusivo (2013) e Si accettano Miracoli (2015) torna sul grande schermo con il suo terzo film da regista. Il risultato non è all’altezza della comicità che Siani aveva dimostrato, per esempio, in pellicole come Benvenuti al Sud (2010), in cui la coppia con Bisio, nel sostenere con un ritmo divertente ed incessante una trama dopotutto semplice, si era rivelata decisamente più efficace rispetto a quella qui presente con Abatantuono.

Mister Felicità si sviluppa su di un umorismo di circostanza, di situazione e di battuta, laddove, specialmente in questo ultimo caso, la mancanza di una struttura comica solida, continuativa e coerente indebolisce la potenza attrattiva del film. Film che resta, comunque, portatore di un messaggio positivo e raccontato in maniera sempre gradevole e mai volgare.

Il tema della felicità, come suggerisce il titolo, è al centro della narrazione e si trova incorniciato all’interno di una tradizionale commedia romantica. Questo ambito status emotivo qui si declina in base all’esperienza di ogni personaggio della storia, anche se a ben vedere, il messaggio finale del film riconduce ad un minimo comune denominatore. La stella del ghiaccio Arianna, per esempio, è ora infelice e depressa a causa della brutta caduta che, durante una gara, le è costato il primo posto e ha compromesso, a suo dire, la propria immagine agli occhi dei tifosi e dell’intero mondo del Pattinaggio. Martino, invece, è un uomo indolente e pigro a cui la vita “semplicemente” va male. Indolenza, pessimismo e assenza di risultati soddisfacenti si rincorrono in una spirale che sembra non avere fine. Il Dottor Gioia, poi, trascorre una vita apparentemente impeccabile. Molto bravo nel suo lavoro di motivatore, è debole nell’affrontare e risolvere le fragilità della sua vita. Infine Augusta, che risucchia l’essenza della propria felicità dalle soddisfazioni sportive della figlia Arianna.

Quello che Siani cerca di raccontare, nonostante non emerga sempre chiaramente, è che il germe della felicità risiede in ognuno di noi e non può dipendere da fattori esterni. Arianna deve imparare ad accettare le cadute e a sapersi rialzare. Martino può trovare solo in se stesso la volontà di creare qualche cosa di bello e deve smettere di aspettare che le soddisfazioni gli cadano dal cielo. Il Dottor Gioia ha un rapporto familiare da recuperare e può farlo solo se toglie la maschera dell’uomo perfettamente felice. Augusta dovrebbe smettere di far dipendere la propria serenità dalle vittorie di Arianna.

Insomma, Siani come sceneggiatore e come regista ce la mette tutta per regalare un bel film ai suoi spettatori. A Mister Felicità manca, però, quella comicità acuta e brillante che ne avrebbe resa imperdibile la visione.

Autore: Maria Luisa Bellucci
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL CLIENTE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 01/07/2017 - 19:57
Titolo Originale: Forushande (The salesman)
Paese: IRAN
Anno: 2016
Regia: Asghar Farhadi
Sceneggiatura: Asghar Farhadi
Produzione: Arte France Cinéma, Farhadi Film Production, Memento Films Production
Durata: 125
Interpreti: Shahab Hosseini, Raana Etesami, Babak Karimi

Emad e Rana, una giovane coppia di sposi iraniani, sono improvvisamente costretti a lasciare il loro appartamento nel centro di Téhéran a causa dei lavori di un vicino cantiere che ha reso pericolante il loro edificio. Tuttavia la nuova sistemazione li fa precipitare in una situazione terribilmente spiacevole che metterà in crisi anche il loro rapporto

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I due sposi protagonisti vivono un’esperienza che mette a dura prova il loro legame affettivo, la loro coscienza ma anche la loro posizione rispetto alla società. Il film coinvolge in una delicata ma intensa riflessione su concetti come il giudizio dell’altro e l’importanza della propria integrità morale e del perdono.
Pubblico 
Maggiorenni
Non a causa di scene violente o volgari, ma a causa dei temi affrontati, facilmente comprensibili solo ad un pubblico di adulti
Giudizio Tecnico 
 
Su tutto domina una sceneggiatura equilibrata in grado di raccontare anche ciò che non si vede, come le emozioni o le scene più violente, senza per questo privare lo spettatore della necessaria partecipazione alla storia
Testo Breve:

Dopo l’Oscar, nel 2012, con La separazione, il regista iraniano Asghar Farhadi realizza un altro intenso film per raccontarci le trasformazioni interiori di una coppia messa a dura prova

Come sarebbe la trasposizione cinematografica iraniana di una famosa opera drammaturgica americana? Il regista persiano Asghar Farhadi, già direttore di Una separazione, miglior film in lingua straniera agli Oscar 2012, per il soggetto del suo ultimo lavoro ha preso ispirazione proprio da una famosa commedia teatrale di Arthur Miller, Morte di un commesso viaggiatore, e ha realizzato un altro successo. Con Il cliente (The salesman) Asghar Farhadi si è già aggiudicato infatti il premio per la miglior sceneggiatura all’ultimo Festival di Cannes, dove anche Shahab Hosseini per la sua interpretazione nel film ha ricevuto il riconoscimento di miglior attore protagonista.

Se Miller nella sua opera intendeva rivolgere una critica al sistema culturale americano principalmente fondato su valori come il successo e la ricchezza materiale, Asghar Farhadi riesce a trasportare egregiamente temi simili ma più contemporanei in una storia profondamente inserita nella moderna struttura sociale iraniana. L’esperienza e l’interiore percorso umano diventano gli assoluti protagonisti del film. 

Ne Il cliente Emad (Shahab Hosseini) e Rana (Raana Etesami) sono una coppia di giovani sposi di Téhéran. In una città caotica in cui modernità e degrado convivono, i due protagonisti, senza scontrarsi con le tradizioni ma distinguendosi per una formazione culturale di un certo spessore, cercano di costruirsi una vita serena insieme, nonostante le scarse disponibilità economiche. A causa del prepotente sfruttamento del territorio da parte dell’industria edilizia che minaccia la stabilità della palazzina in cui vivono sono costretti a cercare una nuova abitazione e grazie ad un amico con cui recitano in una compagnia teatrale amatoriale riescono a trovare una dignitosa sistemazione in un appartamento appena liberato da una misteriosa inquilina. Qui purtroppo però Rana, per un malinteso, viene aggredita da uno sconosciuto mentre Emad è fuori casa. Da questo momento in poi la vita personale e sociale della giovane coppia si complica terribilmente.

Mentre Rana porta su di sé ancora i segni dell’aggressione e fatica a superare il trauma e la vergogna per la violenza subita, in Emad comincia a crescere la rabbia e un nuovo inaspettato sentimento di disonore difficile da gestire.

Farhadi esplora il mondo delle emozioni e dei pensieri che si sviluppano in una coppia inserita in una situazione difficile da gestire sia al livello privato che pubblico, soprattutto in una cultura particolare come quella iraniana. L’amore, la fiducia e la comprensione verso l’altro sono sentimenti che cominciano ad entrare in lotta con il senso di vergogna, il desiderio di vendetta e di riscatto e il bisogno di comprensione.

Senza mia diventare violento, il film descrive la parabola di un percorso emotivo vissuto da prospettive diverse e complementari come quella della donna, ferita e violata, e dell’uomo, umiliato e offeso. All’interno della storia si inseriscono però anche altre vicende umane che con il loro portato di difficoltà e povertà influiscono fortemente sulle vite dei due protagonisti. Il film pone i due protagonisti, con i loro valori e la loro capacità di gestire le emozioni e i giudizi, a dura prova e momento per momento impone loro continue e difficili scelte.

La quotidianità con le sue piccole azioni di ogni istante diventa il motore del dramma che al suo apice di violenza non può trovare altra via di riscatto e superamento che nel perdono. Un perdono che però pare quasi impossibile perché sembra rendersi necessario per quasi tutti i personaggi, tranne forse che per la protagonista, e quindi richiede la partecipazione e lo sforzo di tutti.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
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COLLATERAL BEAUTY

Inviato da Franco Olearo il Gio, 01/05/2017 - 21:48
Titolo Originale: Collateral Beauty
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: David Frankel
Sceneggiatura: Allan Loeb
Produzione: ANONYMOUS CONTENT/OVERBROOK ENTERTAINMENT, PALMSTAR MEDIA, LIKELY STORY
Durata: 97
Interpreti: Will Smith, Edward Norton, Kate Winslet, Helen Mirren, Michael Peña

Howard è manager di successo e azionista di maggioranza di una società pubblicitaria. Gli altri tre soci, Whit, Simon e Claire, sanno che solo Howard, di cui sono grandi amici fin dal momento della fondazione, costituisce il vero spirito propulsore della loro azienda. Grande è il loro sconcerto quando si accorgono che Howard, dopo la tragica morte di sua figlia, si è chiuso nel suo dolore da ormai due anni, si è separato dalla moglie, di disinteressa dei problemi della società e resta lunghe ore a casa a scrivere alla Morte, al Tempo e all’Amore. Gli altri soci, desiderosi di salvare la società, hanno trovato un acquirente ma la vendita non può essere portata a termine senza la firma di Howard. I tre hanno un piano: ingaggiano tre attori con il compito di interloquire con Howard come se fossero la Morte, il Tempo e l’Amore in modo da farlo passare come non più sano di mente…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un uomo colpito da un terribile lutto familiare, riesce lentamente a superare la crisi grazie all’affetto di una donna
Pubblico 
Adolescenti
Qualche tematica potrebbe non essere adatta ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Un cast di attori di primo livello e il regista di Il diavolo veste Prada, non riescono a rendere credibile un film con una sceneggiatura più impegnata a proclamare pillole di saggezza che a sviluppare un racconto
Testo Breve:

Will Smith continua, con il tono saccente che ha assunto negli ultimi suoi lavori, a trasmetterci una filosofia di vita, ispirata a Scientology, che ci dovrebbe consentire di superare ogni avversità

Che ne sia ancora membro o no, da tempo Will Smith si sente impegnato a diffondere, attraverso i suoi lavori, le idee di Scientology. Se in Sette Anime riusciva ancora a diluire la dottrina nel racconto, in quest’ultimo film è stato rotto ogni ritegno: i protagonisti interrompono continuamente lo sviluppo della storia parlando fra loro del significato da dare a ciò che accade e di come bisogna reagire. Se nel cristianesimo il fedele si rivolge a Dio, cogliendone gli insegnamenti per diventare degno della Sua filiazione, nella pseudo-religione di Scientology, le parti si sono invertite: tutto dev’essere orientato al servizio dell’uomo, che ha potenzialità infinite e deve solo comprendere il modo giusto di porsi in armonia con un cosmo impersonale e non meglio identificato. Ecco quindi i discorsi sulla bellezza collaterale che scaturisce da ogni evento, anche dalla morte, il considerare il tempo come un bene prezioso da impiegare e mentre l’amore è una forza che tutto pervade. La storia preme senza ritegno il pedale del patetismo e se a Howard è morta una figlia, gli altri soci non se la passano bene: Simon è prossimo a morire di cancro; la figlia di Whit, divorziato, non vuole più parlare con il padre mentre Claire, che non si è sposata e che sente che il tempo della giovinezza sta passando, ha deciso di diventare comunque madre attraverso un’inseminazione artificiale. Sicuramente le ambizioni sono state troppe e a ben poco è servito il cast eccezionale che è stato impiegato: se la Helen Mirren   e Will Smith risultano credibili, vengono sprecati i talenti di Edward Norton, Kate Winslet, Keira Knightley e dello stesso regista David Frankel, autore di Il diavolo veste Prada.

Non vogliamo rivelare i dettagli del finale ma, ironicamente, a dimostrazione ulteriore dell’inconsistenza della sceneggiatura, Howard guarirà dalla sua depressione non certo per esser stato convinto dai tanti discorsi filosofici impostati, ma dal più classico dei modi: l’affetto di una donna. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PASSENGERS (Cotta Ramosino)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 01/01/2017 - 11:50
Titolo Originale: Passengers
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Morten Tyldum
Sceneggiatura: Jon Spaihts
Durata: 116
Interpreti: Chris Pratt, Jennifer Lawrence, Michael Sheen, Laurence Fishburne

In un futuro non troppo lontano la nuova frontiera è diventata la colonizzazione spaziale di pianeti in altre galassie. Durante un viaggio interstellare verso una di queste colonie, per un’anomalia uno dei passeggeri, il meccanico Jim, si sveglia dall’ibernazione. Peccato che all’arrivo manchino ben 90 anni. La prospettiva di trascorrerli in totale solitudine diviene a poco a poco insopportabile e così Jim decide di svegliare anche la bella scrittrice Aurora...Ne nasce un’improbabile storia d’amore. Le cose, però, non sono destinate ad andare lisce…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Si potrebbe anche apprezzare la morale semplice e positiva del racconto di queste due solitudini destinate a incontrarsi nelle circostanze più improbabili, ma dall’eroina di Hunger Games ci saremmo forse aspettati qualcosa di più di una intellettuale in tacchi alti dall’occhio lacrimoso e dall’urlo facile
Pubblico 
Adolescenti
Un paio di scene sensuali
Giudizio Tecnico 
 
Non basta il carisma dei due protagonisti, al momento tra i più quotati di Hollywood, a tener desta l’attenzione in un meccanismo di racconto che è costretto a inanellare forzature per poter portare avanti una premessa forse troppo esile per un intero lungometraggio
Testo Breve:

Lui e lei da soli su di un’astronave che deve viaggiare per altri 90 anni. Il carisma dei due protagonisti non salva l'esilità dello spunto narrativo, adatto più a una novella che a un lungometraggio

Parte da una sceneggiatura rimasta per anni nell’elenco delle migliori non realizzate questo filmone di fantascienza (un budget di oltre 110 milioni di dollari) sontuosamente realizzato, ma con un grave deficit di credibilità e una storia che fatica a coinvolgere. Non basta il carisma dei due protagonisti, al momento tra i più quotati di Hollywood, a tener desta l’attenzione in un meccanismo di racconto che è costretto a inanellare forzature per poter portare avanti una premessa forse troppo esile per un intero lungometraggio…

Il film snocciola i suoi ingredienti con poca convinzione e senza grandi sorprese: la solitudine sempre più disperata del meccanico Jim, che, esauriti i limitati intrattenimenti della nave spaziale, arriva a un passo dal suicidio prima di decidere, tra mille incertezze, di svegliare la sua bella addormentata (che si chiama ovviamente Aurora); la prevedibile storia d’amore con altrettanto prevedibile scoperta del “peccato originale”. Non manca neppure un accenno di “lotta di classe” (i viaggi interstellari sono il business del futuro, Jim è povero e viaggia in classe economica, cabina più piccola e cibo sempre uguale, mentre Aurora che si può permettere la Gold Class ha una suite e colazione francese), che si perde senza troppi approfondimenti (forse sarebbe stato più il caso di imbastire una class action contro una multinazionale che spedisce la gente nelle spazio e sembra non prevedere meccanismi di recupero in caso di risvegli accidentali).

Finisce così che lo spettatore attende con una certa impazienza che le anomalie di funzionamento dell’astronave (in cui regna un protocollo talmente assurdo che nessun membro dell’equipaggio si sveglia nemmeno di fronte alla possibilità che la nave esploda) costringano i due protagonisti a impegnarsi in qualcosa di più di una schermaglia amorosa…

Anche in questa ultima parte di racconto tutta sbilanciata sull’azione (ma in cui ovviamente ad essere messo alla prova è il fragile legame di Jim e Aurora) si sente un po’ troppo forte la mano dello sceneggiatore che è costretto a ripetute forzature . Se non altro, almeno qui l’eroina femminile tenta di uscire dal ruolo di puro oggetto del desiderio bisognoso di attenzioni e corteggiamento, per rivendicare un minimo di iniziativa… Dall’eroina di Hunger Games ci saremmo forse aspettati qualcosa di più di una intellettuale in tacchi alti dall’occhio lacrimoso e dall’urlo facile.

Solo facendo la tara di questi limiti si può apprezzare la morale semplice e positiva del racconto di queste due solitudini destinate a incontrarsi nelle circostanze più improbabili: invece di pensare sempre a dove vorresti essere, goditi il luogo e il momento in cui sei rendendo bella la vita che hai. Sarà un caso che questa perla di saggezza venga dall’androide barista Arthur (Michael Sheen), nell’insieme forse il personaggio più riuscito del film? 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
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PASSENGERS (Amitrano)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 12/28/2016 - 13:01
Titolo Originale: Passengers
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Morten Tyldum
Sceneggiatura: Jon Spaihts
Produzione: ORIGINAL FILM, COMPANY FILMS, START MOTION PICTURES
Durata: 116
Interpreti: Jennifer Lawrence, Chris Pratt

A bordo dell’astronave Starship Avalon 5.259 persone sottoposte a sonno criogenico stanno viaggiando verso un nuovo pianeta e una nuova vita, ma un malfunzionamento causa il risveglio di uno dei passeggeri, Jim, 90 anni prima dell'arrivo

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Passengers pone diversi argomenti di particolare interesse, come la riflessione sulla relatività, il senso e l’importanza delle categorie del tempo e dello spazio nell’universo e l’essenziale necessità dell’uomo di coltivare rapporti umani per sopravvivere. Purtroppo però sorvola su tutti per concedere grande spazio agli effetti speciali e alla romantica storia d’amore
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di sesso
Giudizio Tecnico 
 
Bellissime ambientazioni e sorprendenti effetti accompagnati da una colonna sonora curata e adatta. Debole il contenuto della sceneggiatura
Testo Breve:

Un film di fantascienza che beneficia di ottimi effetti speciali ma la storia, che si sviluppa all’interno di un’astronave si trasforma in un’opera teatrale che si concentra sulle relazioni sentimentali fra i due protagonisti

 

Passengers era in cantiere dal 2007 da quando lo sceneggiatore Jon Spaihts (Doctor Strange 2016; La mummia 2017) ne aveva scritto il soggetto, ma solo nel momento in cui il regista Morten Tyldum ha accettato la regia è stato possibile realizzare davvero un film che del genere fantascientifico ha solo l’involucro. A dispetto infatti degli forti e significativi elementi futuristici Passengers è in realtà soprattutto un film sentimentale con un pizzico di avventura.

I personaggi che agiscono nel film sono solo tre, di cui uno tra l’altro è anche un robot, il simpatico barman Arthur (Michael Sheen), per una storia che, se non fosse per i sorprendenti effetti speciali, gli scorci mozzafiato sull’universo e i futuristici ambienti dagli spazi ampi, moderni e funzionali, con un po’ di immaginazione potrebbe tranquillamente svolgersi sulla scena di un palcoscenico.

Chris Pratt (I magnifici 7, 2016) è Jim Preston, lui e altre 5259 persone hanno scelto di intraprendere un viaggio nel tempo e nello spazio su un’astronave, la Starship Avalon, per andare a popolare un pianeta lontano dalla Terra centinaia di anni luce. La traversata dell’universo durerà circa 120 anni e per affrontarla i passeggeri dell’Avalon si sottopongono ad un sonno criogenico che dovrebbe farli risvegliare quattro settimane prima del loro arrivo sul pianeta Homestead II. Dopo alcuni anni di viaggio però qualcosa nella capsula di Jim non funziona e questi si risveglia con circa 90 anni di anticipo. In preda ad una disperata solitudine e condannato ad un’esistenza priva di qualunque altro contatto umano al di fuori del barman robot Arthur, Jim si innamora del volto di uno dei passeggeri che ancora dorme quietamente nella sua capsula, la bella -addormaentata- Aurora Lane (Jennifer Lawrence) e decide di risvegliarla. I due protagonisti però si trovano sull’orlo di una catastrofe che riguarda sia la loro relazione d’amore che la salvezza dell’intero equipaggio.

Un plot, quello di Passengers, che consentirebbe tante prospettive di lettura. Al di là dell’occasione di sviluppare straordinari effetti visivi, la storia pone lo spettatore di fronte a diverse questioni filosofiche e morali, che purtroppo però vengono solo sfiorate in favore di un sviluppo romantico che sa di già visto, da Laguna blu fino ad arrivare a Titanic. Il tempo, lo spazio, l’inalienabile bisogno dell’uomo di relazionarsi con l’altro e di coltivare la speranza nel futuro, nonché l’esigenza di fondare ogni rapporto d’amore sulla base della sincerità e della reciproca capacità di donarsi, sono tutti elementi che compaiono nella storia e la rendono interessante fin tanto che qualche effetto speciale non prende il sopravvento.

Passengers finisce col sembrare il rimescolamento di tanti Sci-Fi con altrettanti film di romantiche avventure in cui tutto arriva scontato e previsto. Jim è l’eroe che dopo tanto dolore riesce a compiere l’estremo sacrificio che salva la vita all’intero equipaggio mentre Aurora è la compagna dolce e forte che gli salva la vita due volte.  

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GGG- IL GRANDE GIGANTE GENTILE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 12/28/2016 - 12:58
Titolo Originale: The Big Friendly Giant
Paese: GRAN BRETAGNA, USA
Anno: 2016
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Melissa Mathison
Produzione: AMBLIN ENTERTAINMENT, DREAMWORKS SKG, WALDEN MEDIA
Durata: 115
Interpreti: Mark Rylance, Ruby Barnhill, Penelope Wilton

Sophie è una bambina che vive in un orfanatrofio di Londra. Soffre di insonnia e una notte scorge dalla finestra un uomo altissimo che attraversa silenziosamente la strada. Il gigante si accorge di essere stato scoperto e porta la bambina nella sua tana. Dopo i primi, comprensibili, timori, Sophie comprende che si tratta di un gigante buono che svolge un particolarissimo lavoro: immettere nei piccoli e nei grandi che dormono i sogni da lui stesso confezionati. Ora questo gigante gentile, chiamato dalla bambina GGG, ha un problema: nascondere Sophie dagli sguardi degli altri nove giganti che abitano l’isola: sono carnivori e non esiterebbero a fare della bambina un solo boccone… 

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L’amicizia e la solidarietà fra due persone a modo loro sole; la generosità della regina che mette subito a disposizione le risorse del regno per proteggere la bambina e il gigante buono
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Eccezionale realismo delle immagini in CG, abbinata all’estetica, molto curata di ogi singola inquadratura. Qualche eccesso di parole e la ripetizione di situazioni che non riescono più a stupire
Testo Breve:

Spielberg ritorna, dopo E.T. e Tin Tin, al mondo dei ragazzi con un film di alta qualità visiva ma incapace di riportarci lo stupore e le emozioni dei primi due

La mano di un grande regista si percepisce sempre. Lo si vede nella cura con cui vengono impostate tutte le sequenze, nello stupore di immagini che riproducono un  mondo di fantasia ma anche nella perfetta armonia dei chiari e dei scuri di una Londra notturna, simile, nella cura dei dettagli a un’altra grande città ritratta da un altro grande regista: la Parigi realizzata da Martin Scorsese in Hugo Cabret.  La perfezione della tecnica della performance capture che rendono il Gigante Gentile assolutamente credibile (grazie anche alla recitazione sensibile di Mark Rylance, già visto come protagonista nel precedente film di Spielberg: Il ponte delle spie). Eppure qui Spielberg non è più lo Spielberg che conosciamo: quell’abilissimo misuratore dei tempi del racconto, capace di stupire, emozionare al momento giusto.

Forse condizionato dall’impegno di restare aderente all’autore del libro da cui è tratto il film (si tratta di Roald Dahl, autore di opere famose come La Fabbrica di cioccolato, I Gremlin, Matilda, considerato uno dei più importanti scrittori per ragazzi del secolo scorso), il regista sviluppa la storia con ritmo tranquillo e trattenuto, quasi a rassicurare lo spettatore più piccolo che nulla di violentemente imprevisto o di drammatico potrà accadere. Il film gioca all’inizio sui timori che possono scaturire dall’ambiguità del comportamento del gigante rispetto alla bambina, ma quando si viene presto a scoprire che GGG è assolutamente innocuo e per di più vegetariano, le incursioni del giganti carnivori nella sua casa (situazione ripetuta due volte) non destano preoccupazione più di tanto perché sono troppo stupidi. Anche la seconda parte del film, che ha il suo baricentro nel pranzo di GGG e della piccola Sophie con la regina, gioca troppo sulle conseguenze delle dimensioni e delle consuetudini alimentari del gigante, quando ormai lo spettatore non le considera più delle novità.

Pur con questi difetti, il film ha pieno successo nel disegnare il rapporto fra i due protagonisti. Non certo nuovo a raccontare storie di ragazzi, Spielberg aveva già espresso la solitudine di E.T. – L’estraterrestre o di Jim, alla disperata ricerca dei suoi genitori in L’impero del sole; ora nell’orfana Sophie e in GGG, campione unico della sua specie, la malinconia della solitudine traspare e impernia di se tutto il film. Due esseri così diversi riescono, in un paio di sequenze, a parlarsi a cuore aperto e a rinsaldare progressivamente la loro amicizia. In un contesto così rassicurante non poteva che risultare assolutamente positiva la figura della Regina d’Inghilterra, una simpatica signora che non ha timore di incontrare un gigante, preoccupata solo che altri bambini non si facciano male.

Alla fine resta incerta la destinazione di questo lavoro: per dei ragazzi che vorrebbero soprattutto ridere o spaventarsi o stupirsi, il film ha pochi momenti di ilarità, le figure dei giganti sono più buffe che spaventose, ma soprattutto manca la magia di E.T. – L’extraterrestre.  Per i grandi resta comunque da ammirare, grazie alla perfetta confezione di tante immagini fantasiose, l’inesauribile potere incantatore del cinema.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NATALE A LONDRA – DIO SALVI LA REGINA

Inviato da Franco Olearo il Mar, 12/20/2016 - 16:53
Titolo Originale: NATALE A LONDRA – DIO SALVI LA REGINA
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Volfango De Biasi
Sceneggiatura: Volfango De Biasi
Produzione: FILMAURO
Durata: 90
Interpreti: conPasquale Petrolo, Claudio Gregori, Paolo Ruffini, Nino Frassica, Eleonora Giovanardi, Monica Lima, Enzo Iuppiariello, Ninetto Davoli, Uccio De Santis, Enrico Guarneri

Erminio è il figlio non riconosciuto – e molto imbranato - del boss romano Er Duca, mentre Prisco, che del Er Duca ne è figlio legittimo, ha da tempo rinnegato la propria natura criminale per dedicarsi alla vita da Boy Scout. Un’importante missione riunisce i due fratelli: aiutare il padre a risanare i propri debiti con Equitalia. Motivo per cui Ermino coinvolge il fanciullesco Prisco in un improbabile viaggio a Londra per recuperare i soldi sfruttando il ristorante che Er Duca possiede nella Capitale britannica. Peccato, però, che Il Barone, gestore del locale insieme a sua figlia - la severa Chef Anita – sia ricattato da Robocop, uno strozzino senza scrupoli che dà loro una settimana di tempo per trovare il denaro chiesto. Altrimenti faranno tutti una brutta fine. La soluzione per ottenere tutti quei soldi– un milione e mezzo di sterline – cade fra le loro mani dal cielo. I cani della Regina, infatti, sono assicurati per la cifra necessaria a mettere a tacere Robocop da una parte ed Equitalia dall’altra. Ed il caso vuole che i due cagnolini siano abitualmente portati a pranzo proprio nel ristorante davanti a quello del Barone. Alla combriccola criminale e scalcagnata – nella quale trova posto anche la ritrovata anima malvagia di Prisco - si aggiungono altri due elementi che, ai tempi d’oro, avevano fatto parte della stessa banda del Er Duca e del Barone. Ovvero Il Mago e Il Barese. Questa surreale banda riuscirà nell’improbabile intento di rapire i cani della Regina e di risanare i debiti contratti?

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film è sicuramente indulgente con le iniziative truffaldine dei protagonisti ma il tutto viene proposto in chiave assolutamente comica e a volte grottesca.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Grazie a Lillo e Greg eNino Frassica il film riesce ad essere ancora divertente, nonostante la sceneggiatura modesta
Testo Breve:

Due fratelli si ritrovano a risanare i debiti contratti dal padre e mediatano un insolito furto. Un cinepanettone che riesce ad essere divertente solo grazie alla bravura dei protagonisti

Ancora una volta Natale porta con sé un sacco carico di Cinepanettoni, oramai un genere cinematografico riconosciuto ed atteso da chi frequenta il grande schermo quasi solo in occasione delle festività di fine anno.

Le aspettative, generalmente piuttosto basse verso questi film, non vengono tradite. La trama è abbastanza divertente e totalmente surreale sia nella storia in sé quanto nella sua costruzione narrativa, priva di grosse volgarità e decisamente ricca di gag. Il tono comico della storia viene dato più dall’interpretazione degli attori che dalle battute e dalle situazioni. Questo probabilmente smorza il ritmo e, pur nel contesto dei cinepanettoni, lo rende meno attraente rispetto ai tradizionali e garantiti Boldi e De Sica.

I personaggi, privi di una particolare profondità psicologica, sono macchiette che si autoalimentano attorno ad uno o due caratteri dominanti. Ne è un chiaro esempio la figura di Anita, che scimmiotta la televisione italiana ormai così devota ai grandi Chef. Anche lo schema narrativo che li riunisce è basilare e abbastanza individuabile, grazie, soprattutto, all’insistenza con cui, in alcune battute, i personaggi stessi indirizzano lo spettatore verso una certa e voluta interpretazione.

In particolar modo è evidente la contrapposizione tra padri e figli. Vecchia verso nuova generazione. I padri che hanno commesso errori verso i figli che possono essere artefici del proprio destino, svincolandosi dall’eredità pesante lasciata dal proprio padre e dimostrando che si può cambiare. Si pensi al personaggio di Prisco. Da ex delinquente si trasforma in un puerile Boy Scout. Ma la sua vera natura, che Prisco ha deciso di nascondere perché se ne vergogna, soggiace repressa fino a quando non si verifica la reale e concreta possibilità di affrontarla e sconfiggerla.

Al di là di pochi spunti potenzialmente interessanti, Natale a Londra – Dio salvi la Regina è una grossa presa in giro: dell’Italia delinquente, degli Italiani “cafoni”, degli Italiani all’estero, della Gran Bretagna, qui bollata con la Brexit, e della Regina.

Forse troppa carne al fuoco che, sì, diverte, ma senza lasciare niente di più che un lieve sorriso.

 

Autore: Maria Luisa Bellucci
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FLORENCE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 12/16/2016 - 17:08
Titolo Originale: Florence Foster Jenkins
Paese: GRAN BRETAGNA, USA
Anno: 2016
Regia: Stephen Frears
Sceneggiatura: Nicholas Martin
Produzione: PATHÉ PICTURES INTERNATIONAL, QWERTY FILMS
Durata: 110
Interpreti: Meryl Streep, Hugh Grant, Simon Helberg, Rebecca Ferguson

New York, 1944.  Florence Foster Jenkins è una ereditiera che impiega la sua non modesta fortuna a sostenere il bel canto (incluse le esibizioni di Arturo Toscanini). Si diletta lei stessa a esibirsi fra amici in brani di opere liriche. Peccato che lei sia assolutamente stonata ma ciò non le provoca particolari disagi perché il solerte marito, St Clair Bayfield, più giovane di lei, fa sempre in modo, per mezzo di favori interessati o mediante il denaro, che il pubblico che l’ascolta sia sempre e comunque pronto ad applaudirla. Anche quando decide di perfezionare il suo “stile” con un maestro di musica, Clair riesce a trovare Cosme McMoon, che bisognoso di denaro, accetta di darle lezione turandosi le orecchie. Tutto sembra andare per il meglio quando Florence decide di esibirsi nientemeno che al Carnegie Hall davanti alle truppe in licenza, quindi davanti a un pubblico assolutamente non addomesticabile…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una donna, fortunata in termini materiali ma sfortunata nella vita, sa essere gentile e generosa con tutti. Chiede solo di essere accettata per le sue innocue, bizzarre esibizioni.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune tematiche trattate non sono adatte ai più piccoli
Giudizio Tecnico 
 
Una gara di bravura fra Meryl Streep e Hugh Grant tiene in piedi un film con una esile trama ma anche la regia di Stephen Frears riesce abilmente a enfatizzare non tanto lo spunto narrativo quanto il ricco rapporto fra i personaggi
Testo Breve:

Una ricca americana, mecenate del bel canto, desidera cantare anche lei pur essendo stonata. Eppure, in questa storia vera, le doti umane riescono a coprire la mancanza di doti tecniche

Bisognerebbe domandarsi perché la figura di Florence Foster Jenkins interessi tanto a chi si occupa di cinema. Nel giro di un anno sono usciti due film sullo stesso argomento: prima il francese Marguerite e ora Florence. Il primo è ambientato a Parigi negli anni venti, configura la ricca ereditiera stonata come elemento di rottura con le convenzioni del tempo operato dal movimento dadaista, mentre Florence, più aderente al personaggio reale, è ambientato a New York negli anni della Seconda Guerra Mondiale.  La figura di una ricca signora che ama il canto, patrocina generosamente gli artisti del tempo (la vediamo aiutare Arturo Toscanini) e ama esibirsi lei stessa fra amici compiacenti, diventa, nelle abile mani del regista Stephen Frears, solo un pretesto che risulta utile per mantener desta l’attenzione dello, mentre il vero interesse è tutto concentrato sulla definizione dei personaggi e dei loro rapporti.

La sequenza iniziale dove in un piccolo teatrino, di fronte a un pubblico adeguatamente “filtrato” di amici e conoscenti si esibiscono sia ST Clair Bayfield, il marito di Florence, un attore di second’ordine e Florence stessa, aiuta a delineare questa insolita alleanza che sussiste fra i due coniugi. Entrambi hanno sognato di essere ciò che non hanno potuto essere e se Florence, con la sua posizione e il suo denaro, ha dato a lui quello che non avrebbe ottenuto con il suo modesto talento, anche St Clair è indispensabile a Florence perché risolve ogni problema pratico e di dettaglio, mentre lei può “puntare in alto” con i suoi sogni. Due grandi attori sono stati scelti per delineare questi personaggi: Meryl Streep propone un personaggio amabile e sorridente ma fragile perché malata (ha contratto la sifilide che le ha trasmesso il precedente marito); la sua dolcezza verso tutti, la sua generosità, la sua incapacità di scorgere la malizia nel comportamento altrui, la pongono in una dimensione superiore, ed è per questo che nessuno dei suoi amici osa recarle dispiacere quando lei chiede il favore di venire ascoltata.  Hugh Grant (molto bravo) indossa gli abiti che ci si aspetta da un gentleman inglese, formalmente sempre corretto, ossequioso e complimentoso, svolge il suo lavoro di protettore di Florence con scrupolo e attenzione. La differenza di età fra i due è notevole, lei è malata, St Clair ha un’amante con cui trascorrere le notti ma in nessun modo lui è disposto a tagliare il rapporto di fiducia reciproca e di intesa profonda che si è instaurato fra loro. Lo considera un valore superiore a qualsiasi altro, una sua ricchezza personale che non può essere svenduta.

Ovviamente il delicato equilibrio costruito da St Clair crolla quando Florence decide di esibirsi a Carnegie Hall davanti alle truppe: impossibile ottenere un compiacente consenso da tutti quegli uomini desiderosi solo di passare una serata senza pensieri. Qui interviene un altro fenomeno: simile a certi successi di oggi su Youtube: un misto di gusto per l’insolito, per il trash, che è un altro modo di fare spettacolo, ma anche il coraggio di essere se stessa. In chiusura del film veniamo a sapere che l’unico disco registrato da Florence è stato a lungo fra i più venduti di musica classica.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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