Dramma

L'INGANNO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/20/2017 - 16:48
Titolo Originale: The Beguiled
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Sofia Coppola
Sceneggiatura: Sofia Coppola
Produzione: YOUREE HENLEY, SOFIA COPPOLA PER AMERICAN ZOETROPE
Durata: 91
Interpreti: Colin Farrell, Nicole Kidman, Kirsten Dunst

1864. Al terzo anno della guerra di secessione, in territorio confederale, in un collegio per ragazze di buona famiglia, sono rimaste solo la direttrice (miss Martha), una istitutrice (Edwina) e cinque allieve di diversa età. Una di loro scopre, nel bosco circostante, un soldato nordista (il caporale McBurney) ferito a una gamba. Miss Martha decide di accoglierlo e curarlo, anche se è un nemico, in nome di una universale carità cristiana. Anche se il soldato resta confinato nella sua camera in attesa che guarisca, la sua sola presenza innesca fra le donne del collegio curiosità ma anche attrazione. Quando poi il caporale riprende a camminare, bisognerebbe invitarlo ad andar via ma sia le donne che lui stesso preferiscono rinviare il momento della partenza…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Questo film non esprime praticamente nulla, se non i turbamenti sessuali di alcune giovani o non più giovani, che non hanno remore a cercare di soddisfare
Pubblico 
Adolescenti
Una rapida scena d’amore senza nudità
Giudizio Tecnico 
 
Con il suo inconfondibile stile molto curato ma un po’ freddo, Sofia Coppola realizza con cura una efficace ambientazione ma la sceneggiatura risulta discontinua. Premio per la miglior regia al Festival di Cannes 2017
Testo Breve:

Durante la guerra di secessione americana, alcune donne e ragazze che sono rimaste isolate in un collegio, si prendono cura di un soldato nordista rimasto ferito. Un film di ambientazione molto curato ma poco convincente nella sceneggiatura

Questo film, per il quale Sofia Coppola ha vinto il premio per la miglior regia al Festival di Cannes 2017, è un remake di La notte brava del soldato Jonathan (1971) di Don Siegel. Lo è veramente nello sviluppo della storia (alcune sequenze sono molto simili), nei personaggi coinvolti ma lo spirito è molto diverso.

Nel film di Siegel il protagonista è il soldato Jonathan (Clint Eastwood): un uomo spavaldo e scanzonato, che trovatosi nella situazione di essere l’unico gallo in un pollaio, sa mentire per rendersi gradito a tutte e poi cerca di approfittare, senza molti scrupoli, degli appetiti sessuali che la sua presenza nel collegio ha suscitato (ma la rivalsa delle donne su di lui sarà terribile). In questo film della Coppola l’attenzione è posta sulle donne e la stessa ambientazione, costruita con cura, svolge un ruolo determinante.

La regista, nelle sequenze iniziali, indugia sulla grande foresta che circonda la bianca, solitaria, casa coloniale dove sono asserragliate le ragazze: solo il rombo lontano dei cannoni ricorda che fuori di quel mondo calmo si sta svolgendo una guerra. Le due istitutrici e le cinque ragazze sono quindi sole, quasi a costituire un microcosmo autonomo, tutto al femminile. Ce lo fa notare la regista con il candore e la nitidezza dei vestiti, la compostezza dei comportamenti, l’agilità delle mani sottili delle fanciulle intente a ricamare o a suonare uno strumento musicale e siccome anche le due istitutrici sono nubili, sembra quasi che la Coppola abbia voluto realizzare un ideale mondo verginale, tema sempre ricorrente nella sua produzione.

Le giornate fluiscono ordinate fra le lezioni in aula, l’ora di ricamo, i lavori nell’orto, la cena e la preghiera serale, quando l’elemento maschile irrompe e agita le acque di questo lago tranquillo. Il film, ispeziona, viviseziona il comportamento delle due donne e delle cinque ragazze e registra al di là di un comportamento dignitoso che deve sempre essere mantenuto, piccole attenzioni fatte di frasi e di gesti nei confronti dello sconosciuto o le crescenti, indispettite maliziosità di una contro l’altra, dettate dalla gelosia.

La parte più bella e interessante del film finisce qui. Il racconto si trasforma poi in un thriller tragico, riproducendo gli stessi eventi già presenti nel film del ’71 ma il cambiamento è così repentino e il finale così sbrigativo, da rendere evidente la disarmonia fra le due parti.  Sembra quasi che l’autrice si sia dedicata a riprodurre una determinata atmosfera con la cura e la precisione (un po’ fredda) che le sono caratteristiche ma poi si sia limitata a seguire con diligenza la seconda parte del remake. Un altro elemento che contribuisce a creare questo straniamento nello spettatore è la figura del protagonista, qui interpretato da Colin Farrel. Se Clint Eastwood impersonava un furbo mascalzone che si rivelava per quello che era solo nel finale, qui il capitano appare una figura ambigua e indecisa, una persona modesta (viene sottolineato che è un mercenario fuggito dalla battaglia) che non riusciamo più a riconoscere per modi aggressivi e minacciosi che esprime nella seconda parte.

Resta, di questo film, la bellezza dei paesaggi, dei colori e delle musiche, le ottime interpretazioni femminili. La Coppola ha voluto esplorare ancora una volta quel momento di disadattamento che coglie le adolescenti quando debbono entrare nel mondo degli adulti, un disadattamento che diventa tragedia come nel suo film d’esordio, Il giardino delle vergini suicide (1999) o si esprime nella solitudine dell’undicenne Cloe, figlia di divorziati  in Somewhere, o più tardi in Bling Ring (2013), quando un gruppo di adolescenti vive solo di sogni, che alimentano rubando oggetti per loro impossibili nelle case dei ricchi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'EQUILIBRIO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/20/2017 - 16:45
Titolo Originale: L'equilibrio
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Vincenzo Marra
Sceneggiatura: Vincenzo Marra
Produzione: CINEMAUNDICI, LAMA FILM, RAI CINEMA, ELA FILM
Durata: 90
Interpreti: Mimmo Borrelli, Roberto Del Gaudio, Giuseppe D'Ambrosio, Autilia Ranieri

Don Giuseppe ha rinforzato la propria vocazione sacerdotale come missionario in Africa. Tornato in Italia, divenuto parroco di una comunità romana, deve affrontare una situazione personale delicata (si sta formando un’intesa troppo affettuosa fra lui e una delle catechiste) e chiede al vescovo di tornare nella sua terra, nel napoletano. Viene accontentato e per qualche tempo accompagna nelle sue funzioni Don Antonio, il parroco uscente, scoprendo che è molto seguito e apprezzato dalla comunità locale. Negli incontri con i suoi nuovi parrocchiani, Don Giuseppe scopre ben presto l’influenza, a fronte di uno Stato assente, della malavita locale impegnata nello spaccio della droga e quando viene a conoscenza di una situazione di soprusi nei confronti di una ragazza, cerca di affrontare di petto la situazione anche se tutti, chi con le buone, chi con le minacce, lo invitano a lasciar perdere…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film si affianca con serietà a un sacerdote che cerca di difendere una ragazza oggetto di soprusi. Viene sviluppata troppo sbrigativamente la mancanza di sostegno che il sacerdote riceve dai suoi superiori
Pubblico 
Maggiorenni
Viene trattato un tema scabroso. Un nudo integrale maschile statico, una espressione blasfema
Giudizio Tecnico 
 
Il regista e sceneggiatore Vincenza Marra punta all’essenziale del racconto con uno stile asciutto. Tutti bravi i protagonisti. Qualche passaggio sbrigativo nella sceneggiatura.
Testo Breve:

Un sacerdote deve decidere se tacere o agire, rompendo gli equilibri locali, per difendere una ragazza oggetto di soprusi. Un film asciutto con qualche eccesso di semplificazione nella sceneggiatura

“Perché non cambi vita?” chiede don Giuseppe a Saverio, un galoppino della malavita locale. “Per fare che cosa? Per guadagnare 50-60 euro alla settimana? Qua è terra bruciata. Non si guadagna niente”. E’ questa la dura realtà degli abitanti del quartiere: solo la malavita fornisce lavoro per tutti e impone le sue leggi. Le figure di Don Antonio, il parroco precedente e di Don Giuseppe, sono le due facce di un dubbio etico delicatissimo che capita a ognuno di affrontare, non certo solo alla parrocchie in territori difficili. Si tratta di situazioni dove un po’ di ingiustizia fa comodo agli interessi del singolo, e quando un po’ tutti ottengono in questo modo il loro tornaconto, si ristabilisce, paradossalmente, una giustizia senza Giustizia. In un certo senso, Ficarra e Picone con il loro L’ora legale avevano affrontato lo stesso tema, sul fronte della legalità civile. In quel caso un sindaco integerrimo che aveva iniziato a perseguitare i comportamenti illeciti, finiva per diventare impopolare perché i cittadini preferivano il trattamento precedente, dove tutti ottenevano favori illeciti e quindi tutti potevano dichiararsi contenti. Anche il recente film slovacco The Teacher racconta la storia vera di una professoressa che chiedeva molti favori e prestazioni gratuite ai genitori dei suoi alunni e in cambio forniva in anticipo le domande che avrebbe fatto ai loro figli nelle interrogazioni del giorno successivo. La denuncia del singolo padre che si era rifiutato di accettare l’accordo silente, aveva finito per scatenare le reazioni di tutti gli altri genitori.

Lo stesso tema, in questo film, assume i connotati specifici di una realtà parrocchiale. Di fronte a una struttura del male ben consolidata, che permette comunque di far vivere la comunità locale, è giusto e lecito, per un parroco, accettarla come un dato di fatto (comunque non di propria competenza diretta, visto che dovrebbe essere lo Stato a intervenire) e concentrarsi sulla  liturgia e sulla catechesi impartita ai giovani nella speranza di un mondo migliore oppure denunciare con coraggio i comportamenti malavitosi, nel presupposto che con il male non si scende ai patti e che il buon esempio è la forma più efficace di educazione dei giovani, al di sopra di qualsiasi insegnamento fatto in aula?

Se don Antonio è il paladino della prima soluzione, don Giuseppe cerca di affrontare i problemi nel secondo modo. “Perché non ti limiti a fare il prete? C’è molto malcontento su di te” - confida un simpatico chierichetto a don Giuseppe. “Ma cosa vuol dire fare per te il prete?” ribatte il sacerdote; per lui esserlo vuol dire stare accanto alla gente, ascoltare, comprendere e cercare di risolvere i problemi di chi si rivolge a lui. Anche il suo vescovo finisce per essere scontento di lui perché segue la prima opzione: da quando don Giuseppe si è messo di traverso alla malavita locale, i fedeli sono diminuiti e i ragazzi che frequentavano il catechismo sono spariti.

Il film sviluppa e approfondisce questo dilemma, evidenziando chi si pone da una prospettiva e chi dall’altra ma a ben guardare, l’equilibro fra le due opposte visioni si infrange ben presto perché ciò di cui don Giuseppe viene a conoscenza, l’abuso di una minorenne, va al di là di qualsiasi prudenziale compromesso e ha sicuramente ragione quando decide di opporsi con decisione.

Don Giuseppe compie in seguito un’audace azione positiva ma ciò provoca, per reazione, da parte del boss locale, il compimento di un crimine molto grave. Ci si trova di fronte, in questo caso, a un altro  caso etico particolarmente complesso, quello che viene solitamente chiamato “azione a doppio effetto”. A fronte di un bene compiuto, si finisce per causare del male grave. Don Giuseppe non è evidentemte responsabile del male compiuto dagli altri ma al contempo avrebbe dovuto prevedere una certa forma di reazione da parte del bosso locale. Si tratta di un dibattito molto interessante che lasciamo al lettore di completare, perché finiremmo per svelare il finale del film. 

Lo stile del regista e sceneggiatore Vincenzo Marra è insolito: il suo modo di raccontare è asciutto, i dialoghi sono ridotti all’essenziale, vengono sviluppati solo i fatti necessari all’economia della storia, senza note di colore, senza digressioni ambientali. Il vantaggio di questo approccio è la presa diretta con la storia che viene raccontata; lo svantaggio è quello di uno stile rigido che ingabbia i personaggi in un comportamento uniforme, senza caratterizzazioni. C’è qualche eccesso di semplificazione nella sceneggiatura (come mai don Giuseppe, nel ritornare nella sua terra di origine, si mostra così meravigliato del contesto sociale?). Bisogna però riconoscere a questo L’equilibrio un importante merito: don Giuseppe appare come un vero sacerdote che si interroga continuamente sulla correttezza della sua missione; in un altro film, come Alla luce del sole, che si è spirato alla storia vera di Giuseppe Puglisi, restano nascoste le motivazioni più intime e spirituali del sacerdote

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL COLORE NASCOSTO DELLE COSE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/11/2017 - 11:40
Titolo Originale: Il colore nascosto delle cose
Paese: ITALIA, SVIZZERA
Anno: 2017
Regia: Silvio Soldini
Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Davide Lantieri, Silvio Soldini
Produzione: LUMIÈRE & CO., CON RAI CINEMA, VENTURA FILM, IN COPRODUZIONE CON RSI RADIOTELEVISIONE SVIZZERA/SRG SSR
Durata: 115
Interpreti: Valeria Golino, Adriano Giannini, Arianna Scommegna, Laura Adriani, Anna Ferzetti

Teo è un creativo della pubblicità di successo. Se nel lavoro si occupa di ciò che appare, dell’effimero, anche la sua vita privata sembra avere questa caratteristica. Ha una fidanzata ufficiale con la quale .non convive e si concede volentieri altre distrazioni. Conosce per caso Emma, una donna non vedente che inizia a frequentare. Emma, nonostante la sua infermità, ha preso in pugno la sua vita, che si può definire quasi normale: di professione è osteopata e vive da sola dopo che si è separata dal marito. I due personaggi non potrebbero essere più diversi….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Viene tratteggiata con molta sensibilità il mondo dei non vedenti. Nelle sue speranze ma anche nei suoi momenti di sconforto. Il film presenta un panorama di famiglie divise e relazioni instabili.
Pubblico 
Maggiorenni
Il film mostra relazioni sentimentali precarie e casi di famiglie disunite. Scene di amplessi con parziali nudità
Giudizio Tecnico 
 
Soldini mostra grande sensibilità e buona competenza nel descrivere il mondo dei non vedenti. Ottime le interpretazioni dei due protagonisti. Discontinuo lo sviluppo del film
Testo Breve:

Leo è un pubblicitario di successo; Emma è una non vedente che cerca di superare la sua infermità impegnandosi nel lavoro e con tante amicizie. Un film che affronta con competenza un tema delicato ma è poco convincente  nello sviluppo 

La prima parte del film (forse un po’ troppo lunga) serve per farci conoscere i due protagonisti, Teo ed Emma ma è difficile decidere chi dei due abbia più bisogno di aiuto nella propria vita. Emma è non vedente ma ha un lavoro, si sposta per la città con l’aiuto di un bastone, usa correntemente il cellulare, invia e riceve email.  Non le mancano le amicizie e la sua vita è piena. Teo è il classico maschio cialtrone, come non si vedeva dai tempi d’oro della commedia italiana (quelli interpretati da Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi): ha più di una relazione e si barcamena fra l’una e l’altra mentendo spudoratamente o facendo continuamente delle promesse che poi non mantiene (sembra realmente un personaggio d’altri tempi: le donne d’oggi non potrebbero sopportare un uomo simile). Veniamo informati che la sua infanzia è stata infelice (suo padre aveva lasciato la famiglia quando lui aveva nove anni e la mamma si era sposata con un altro uomo che Teo non aveva mai potuto sopportare), ma questa informazione che riceviamo sembra un pallido pretesto, inserito dagli sceneggiatori, per giustificare il suo comportamento.

Dopo una prima serata passata assieme che è diventata anche intimità fisica, succedono nel film tante cose di poco conto, perché ognuno ei due riprende la propria vita (lui è impegnato con il lavoro ma anche con la sue donne) lei con il lavoro e le sue amicizie ma continuano a incontrarsi per conoscersi meglio. Resta di sottofondo, nel loro cuore, una ipotesi che appare impossibile: che possano cioè amarsi, vivere insieme e che lui possa vederla come persona, superando qualunque senso di pietà, senza stancarsi per le obiettive difficoltà che dovrebbero  affrontare.

Soldini aveva già esplorato il mondo dei non vedenti con il documentario Per altri occhi : un’esperienza che gli ha permesso di affrontare questo film senza retorica né pietismo. E’ questo il valore maggiore del film, che ci fa partecipare con molto realismo al mondo dei non vedenti. Significativa è la presenza di una ragazza non vedente di 17 anni, Nadia, che ci mostra bene l’altra faccia della medaglia, sempre possibile in quelle condizioni: perdere la speranza di riuscire a muoversi nel mondo, ad avere relazioni normali con gli altri, e finire per odiare tutto e tutti. La madre della ragazza soffre in silenzio: la osserva discretamente a distanza mentre lei conversa con Emma. Una sequenza che esprime tutta la sensibilità che Soldini che è riuscito a rendersi e a renderci partecipi di quel mondo che vive molto di intuito e immaginazione.

Il colore nascosto delle cose è un film riuscito a due terzi: il tema della cecità è affrontato con competenza e sensibilità, ottime le interpretazioni dei protagonisti, non solo di Valeria Golino ma anche di Adriano Giannini  Resta insolita la scelta di tratteggiare il personaggio maschile in modo così negativo: il suo continuo mentire, le sue molteplici relazioni, la sua incapacità di esser a lungo coerente con se stesso,  fanno pensare che per lui non si tratti di una vera conversione, che l’amore dichiarato finisca per diventare posticcio e fa così perdere di credibilità il semplicistico lieto fine.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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THE TEACHER -UNA LEZIONE DA NON DIMENTICARE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/11/2017 - 11:12
Titolo Originale: Ucitelka
Paese: Slovacchia
Anno: 2016
Regia: Jan Hrebejk
Sceneggiatura: Petr Jarchovský
Produzione: ROZHLAS A TELEVÍZIA SLOVENSKA, PUBRES, OFFSIDE MEN, CESKÁ TELEVIZE
Durata: 102
Interpreti: Zuzana Mauréry, Csongor Kassai, Peter Bebjak, Martin Havelka

Bratislava, 1983, ai tempi della Cecoslovacchia comunista. La nuova insegnante Maria Drazdechová, simpatica e gentile, vedova di recente, vuole conoscere i suoi studenti. Chiede loro come si chiamano ma anche cosa fanno i loro genitori. La sua non è pura curiosità: inizia a chiedere piccoli e grandi favori ai padri e alle madri dei suoi alunni, in funzione della loro professione e in cambio passa a loro in anticipo le domande che chiederà ai loro figli alla prossima interrogazione. Su richiesta di una coppia di genitori che non si sono prestati alle manovre della professoressa e che quindi vedono la loro figlia trattata ingiustamente, vengono convocati dalla preside tutti i genitori di quella classe. La riunione risulta all’inizio quasi inutile: la maggioranza dei genitori è disposta ad accettare le richieste della professoressa, non solo per i vantaggi che i loro figli ne ottengono ma anche perché la Drazdechová è presidente del locale partito comunista…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
I genitori di una classe sono chiamati a comportarsi con giustizia, anche se questo può comportare la perdita di alcuni vantaggi per i propri figli.
Pubblico 
Adolescenti
Una rapida sequenza di nudo maschile
Giudizio Tecnico 
 
Un film ben diretto e ben recitato, ben ambientato nella Cecoslovacchia comunista, che affronta con ironia tematiche molto attuali
Testo Breve:

I genitori di una classe di Bratislava, durate il regime comunista, sono chiamati a trovare il coraggio di denunciare la disonestà di una professoressa nonostante sia il presidente del locale Partito Comunista. Un film ben realizzato che richiama valori universali

Cercare di far rivivere oggi un episodio accaduto (realmente) durante il periodo comunista in uno dei paesi dell’Est, sembra quasi di rievocare un mondo sepolto nella memoria di tutti. Inoltre realizzare un film incentrato su una banale bega scolastica appare eccessivo.  Eppure il film finisce per interessare e si fa seguire (grazie anche a una sottile ironia sempre presente) fino alla fine.

Il tema affrontato non è stato, come è accaduto in tanti altri film, quello della lotta per la libertà contro un governo autoritario, anche se non trascura di raccontarci come un importane astrologo sia costretto a lavare i vetri per poter vivere perché sua moglie si è rifugiata nell’Occidente, ma piuttosto la vita ordinaria di un qualunque “compagno”  in un paese comunista. Sarà capitato a molti di noi di incontrare una persona anziana che da giovane ha vissuto i tempi del regime comunista. E’ molto probabile che vi abbia raccontato che “in fondo non si viveva male”: la scuola, il lavoro, l’ospedale in caso di malattia, erano garantiti per tutti; si viveva una sorta di pigra serenità; dal momento che c'era sempre qualcuno che pensava per te in tutto, l'importante era obbedire; per il resto, visto che gli impegni "alti" ti erano preclusi,  non c'era molto altro a cui pensare se non godersi le piccole, povere gioie della vita privata.

 
Un film che ha raccontato molto bene questa realtà è stato il romeno: Racconti dell’età dell’oro. In questo film a episodi sembra quasi che il mangiare buone cose e in abbondanza sia l’unico “lusso” perseguibile.  In fondo, anche in questo The Teacher, la famigerata maestra si “accontenta” di ricevere un dolce in regalo, che qualcuno dei genitori controlli perché la sua lavatrice perde acqua, o che gli alunni diano una pulita al suo appartamento.

Sono temi semplici ma il dibattito che scaturisce fra i genitori convocati dalla preside è universale: e non riguarda più realtà ormai dimenticate.

Si tratta del modo con cui ciascuno di noi può finire, magari inconsapevolmente,  ad adeguarsi alle convenzioni correnti, adattarsi alle circostanze evitando in questo modo di mettersi in mostra, oppure, al contrario, fare riferimento a principi superiori e sfidare, a motivo di questi, possibili contrarietà.

Nella riunione dei genitori appare tutto questo: la mamma che ci tiene a che sua figlia sia la prima della classe e accetta, per questo, di adempiere a tutte le richieste “insolite” della professoressa; il giudice che si appella all’onore da attribuire alle istituzioni, e pertanto nessuno può permettersi di gettare sospetti sul comportamento dell’insegnante. Il padre che osa protestare perché si è rifiutato di adempiere a un favore richiesto dalla professoressa e ora sua figlia, che studia con diligenza, continua a prendere brutti voti Il padre grande, grosso e un po’ ignorante (il personaggio più riuscito) che dirige una palestra di pugilato e che alla fine decide anche lui di mettersi dalla parte dei contestatori perché nella sua fierezza non permette che nessuno si comporti in modo disonesto con suo figlio.

Il film grazie a un’ottima regia e ad attori tutti bravi, di descrivere in dettaglio le tante sfaccettature con cui reagiscono i genitori e i loro figli a una situazione così ambigua. Il tema è trattato senza gravità, con ironia, ma non è affatto banale: è piuttosto un quadro molto umano, fuori dal tempo e da ogni riferimento geografico, su come siamo chiamati a reagire quando la giustizia e l’onestà professionale vengono violate 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MISS SLOANE - GIOCHI DI POTERE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/08/2017 - 05:37
Titolo Originale: Miss Sloane
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: John Madden
Sceneggiatura: Jonathan Perera
Produzione: EUROPACORP, FILM NATION ENTERTAINMENT, ARCHERY PICTURES, FRANCE 2 CINEMA
Durata: 132
Interpreti: Jessica Chastain

Elizabeth Sloane è di mestiere una lobbista. Lei riesce, con molta abilità, su commissione dei suoi clienti, a spostare nella direzione da lei voluta, i voti dei deputati e dei senatori in riferimento a un certo disegno di legge che sta per essere votato. I mezzi sono spesso illegali ma mascherati da parvenze legali. Quando le viene richiesto di sostenere una legge che promuova l’uso delle armi da parte delle donne, Elisabeth decide di licenziarsi e di farsi assumere dall’ agenzia che combatte sul fronte opposto. Ma l’ambizione di vincere a tutti i costi le fa commettere qualche passo falso che sarà sfruttato dai suoi avversari….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film denuncia la corruzione che pervade l’istituzione delle lobby americane e una lobbysta persegue i suoi obiettivi anche giusti, con metodi leciti e illeciti
Pubblico 
Adolescenti
Alcuni comportamenti sessualmente disinvolti, senza nudità. Battute umoristiche nei confronti di religiosi e religiose
Giudizio Tecnico 
 
La superba recitazione di Jessica Chastain è sostenuta da una brillante sceneggiatura e da una regia che dà la giusta tensione al racconto
Testo Breve:

Il film denuncia in modo chiaro e netto la corruzione che alligna nell’istituzione delle lobby americane. Superba interpretazione di Jessica Chastain

Un tempo (anni ’40 , ’50) si producevano film dove il baricentro della storia era costituito dall’amore fra un uomo e una donna che si sviluppava fra mille ostacoli ma il lieto fine era garantito. I rispettivi ambienti lavorativi apparivano di sottofondo ed erano appena abbozzati. Non mancavano film di denuncia su determinati ambenti: uno dei più analizzati è stato quello della Stampa; citiamo solo L’asso nella manica (Ace in the Hole-1951) sulla spregiudicatezza con cui possono venir creati artificialmente casi da prima pagina o Piombo Rovente (Sweet Smell of Success – 1957) che denunciava lo strapotere della stampa specializzata. In tempi più recenti si è sviluppato l’interesse degli ambienti di lavoro di per sé, come realtà da raccontare nei suoi risvolti anche complessi. Ne è stato paladino Aaron Sorkin, che con le fiction West Wing - Tutti gli uomini del Presidente (1999-2006) e The Newsroom (2012-2014) ha raccontato come, con un lavoro di squadra, (il Presidente degli U.S.A., il Capo Redattore di un telegiornale televisivo con i loro staff) vengono affrontate decisioni spesso complesse alle quali non sono estranei risvolti squisitamente etici. In opere di questo genere conta come si svolge in dettaglio il processo decisionale fra persone molto concentrate sul loro lavoro e i temi amorosi vengono posti in second’ordine.

Un’ulteriore evoluzione si è determinata quando, fiction tv e film hanno iniziato a raccontare ciò che avviene in determinati ambienti di lavoro molto complessi, che sono diventati terreno di battaglia fra persone che si contendono il potere o la ricchezza.  In questi lavori ogni tematica su ciò che sia eticamente giusto o sbagliato viene posto da parte e ciò che cerca di attrarre l’attenzione dello spettatore è l’abilità, la spregiudicatezza del protagonista nello sfidare i suoi concorrenti, con mezzi molto spesso illegali. In queste situazioni l’amore uomo-donna viene trasformato in un puro strumento per la conquista del potere.

Sul crinale fra la prima e la seconda impostazione si sono posti i serial TV  di Vincent Gilligan (Breaking Bad- 2008-2013, Better Call Saul – 2015) dove partendo da una motivazione etica positiva (molto abile), uomini qualunque diventano più abili dei peggiori malfattori nei mondi dello spaccio della droga e quello legale). Ma il più noto fra tutti, quello che ha consolidato il genere, è stato sicuramente House of Cards-2013, che ci fa vivere quali sono, secondo la fiction, i meccanismi di conquista del potere alla Casa Bianca (anche cruenti). Viene abbandonato fin dall’inizio ogni tentativo di giustificare eticamente il comportamento del protagonista: ciò che deve affascinare lo spettatore è la fredda e inossidabile volontà del protagonista di raggiungere il suo obiettivo con qualsiasi mezzo (anche l’omicidio). Possiamo dire lo stesso di Billions-2016, la serie televisiva che ci introduce nel mondo delle speculazioni finanziarie e tutta l’attrattiva che la fiction cerca di appassionarci alle astuzie del protagonista Axe nel cercare di accumulare ricchezza e  sventare le insidie del procuratore generale Chuck Rhodes.

Questo Miss Sloane, si inquadra perfettamente in quest’ultima categoria. Il film entra, con molti dettagli tecnici, nel mondo delle lobby americane, nel come esistano in U.S.A. delle agenzie, come quella in cui lavora Sloane, che svolgono il compito di “convincere” senatori e parlamentari sulla validità di una legge in votazione. Non esistono, neanche in questo film, i buoni o i cattivi ma l’attrattiva del film sta tutta nello scoprire chi sarà così scaltro da sconfiggere i suoi avversari.

“Nel mestiere del lobbista ciò che conta è la perspicacia, la lungimiranza - ripete più volte Miss Sloane (foresight nella versione inglese)  consiste nell’anticipare le mosse degli avversari e escogitare delle contromisure. La vincitrice si piazza un passo avanti all’avversario e gioca la carta vincente”. Anche in questo film il tema amoroso è assente: la protagonista soddisfa le sue pulsioni prendendosi un amante a pagamento.

Le numerose sequenze nelle quali lei si intrattiene con il suo giovane staff che riesce a guidare con il fascino delle sue argute argomentazioni e la sua instancabile energia convalida il mito di come il lavoro sia, in queste nuove produzioni, l’unico contesto dove sia possibile realizzare pienamente se stessi.

Il racconto cerca di dare una parvenza positiva al comportamento di Elisabeth: si rifiuta di appoggiare una proposta di legge che faciliti l’acquisto delle armi da parte delle donne. La sua è però un’etica puramente utilitaristica e i mezzi che usa per raggiungere il suo scopo sono assolutamente disonesti. Anche nel finale, che naturalmente non sveliamo ma che la mette in buona luce per il sacrificio che lei compie, non toglie il fatto che lei abbia giocato sporco per raggiungere il suo obiettivo. Appare in questo modo una seguace della dottrina dell’opzione fondamentale, secondo la quale ciò che conta è l’obiettivo primario da raggiungere; la scelta dei mezzi per raggiungerlo è determinata dalle circostanze e dal contesto, fuori da un giudizio morale.

Il film è di ottima fattura. Jessica Chastain interpreta il suo personaggio, dedito al successo, brillante e trascinatrice del suo giovane staff, in modo superbo. La sceneggiatura ha sviluppato dialoghi-scontro appassionati e la regia riesce a tenere desta l’attenzione e la curiosità dello spettatore fino alla fine.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CASABLANCA (Franco Olearo)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/06/2017 - 14:56
 
Titolo Originale: Casablanca
Paese: USA
Anno: 1942
Regia: Michael Curtiz
Sceneggiatura: Julius J. Epstein, Philip G. Epstein, Howard Koch
Produzione: WARNER BROS.-FIRST NATIONAL PICTURE
Durata: 99
Interpreti: Humphrey Bogart, Ingrid Bergman, Paul Henreid, Claude Rains

Casablanca 1941. L’americano Rick gestisce un locale notturno di successo. Casablanca è sotto l’amministrazione della Repubblica di Vichy e gode di una certa autonomia rispetto alla Francia occupata dai nazisti ed è diventata uno snodo importante per quanti cercano di lasciare la parte dell’Europa occupata. L’American Bar di Rick è frequentato da uomini e donne un tempo ricchi e ora disposti a tutto pur di ottenere un visto per l’espatrio: spie, rivoluzionari e avventurieri. Arriva al locale anche la bella Ilsa con il marito Victor Lazlo, un dirigente della resistenza cecoslovacca, fuggito a un campo di concentramento nazista. Per Rich, rivedere Ilssa è un duro colpo. Si erano molto amati un anno prima a Parigi; dopo l’arrivo dei tedeschi avevano deciso di fuggire insieme ma lei era sparita all’ultimo momento, senza dare spiegazioni. Ora l’arrivo di Ilsa riapre in Rick quella profonda ferita del cuore che aveva cercato di coprire costruendosi una maschera di cinismo e indifferenza che gli aveva consentito di rifarsi una vita a Casablanca…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Sono molti i valori presenti. L’impegno etico deve essere espressione di intime convinzioni che scaturiscono dalla stessa dignità della persona umana. L’importanza di chi sa dare un limpido esempio, a vantaggio di chi si sente insicuro o troppo debole. Il protagonista che ha saputo applicare le virtù della giustizia e della temperanza, trascendendo i suoi stessi affetti
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Una sceneggiatura impeccabile, costituita da frasi rimaste famose nel tempo, un’ottima regia e la conferma del divismo di attori amati come Humphrey Bogart e Ingrid Bergman. Tre premi Oscar nel 1942
Testo Breve:

Nel 1941 a Casablanca, protettorato francese, Rick e Ilsa si incontrano di nuovo dopo che un anno prima avevano trascorso a Parigi una romantica stagione d’amore terminata bruscamente con l’arrivo delle truppe naziste. Un racconto romantico ma realista dove rifulgono le virtù della giustizia e della temperanza del protagonista

Il successo di Casablanca è indubbiamente insolito. La sua uscita nel 1942 non fece particolare clamore. Vinse 3 Oscar che vuol dire, nel linguaggio dei premi, un film buono ma non eccezionale. La sua fortuna però crebbe con il tempo; entrò con affetto nella memoria collettiva e ci restò per lungo tempo. Idolatrato da tutti i cinefili, a iniziare da Woody Allen che ne consolidò la fama  in Provaci ancora Sam, è stato ricordato ancora in film recenti come La La Land (Mia, la protagonista, ha nella sua camera un grande poster con l’immagine di Ingrid Bergman in Casablanca ) ma soprattutto Allied- Un’ombra nascosta ricostruisce la famosissima scena finale all’aeroporto, che diventa, anche in questo caso, il luogo dove viene consumato un sacrificio d’ amore.

Perché tanto successo, se non di cassetta, almeno nella memoria del pubblico? Il culto del divismo (in particolare per Humphrey Bogart e Ingrid Bergman) non costituisce una spiegazione sufficiente. Ha contribuito sicuramente l’impatto emotivo, nel pubblico più romantico, del sacrificio per amore. In fondo è lo stesso effetto scatenato dal film Titanic (lui si sacrifica perché lei possa salvarsi) su certi adolescenti che si sono potuti vantare di averlo visto fino a 70 volte. C’è comunque qualcosa di più, non solo per gli adolescenti ma per tutto il pubblico che probabilmente si è immedesimato in quella famosa scena dove i due protagonisti si sono trovati, in un unico, fatidico, istante, a dove prendere  una  decisione che avrebbe avuto conseguenze su tutto il resto della loro vita.

A nostro avviso c’è ancora qualcos’altro e cercheremo di trovarlo sviluppando quell’analisi che a noi più interessa, quella etica.

Il film, da questo punto di vista, è molto complesso. La stessa ambientazione a Casablanca, un territorio amministrato dalla Francia di Vichy alleata dei tedeschi ma non sotto il loro controllo diretto, spinge le persone all’ipocrisia e al doppio gioco. I due protagonisti non rientrano nella categoria degli eroi puri senza macchia ma proprio per questo appaiono più reali.  Rick si atteggia a persona neutrale per opportunismo e per continuare a mandare avanti i suoi affari e quando decide di aiutare una giovane coppia che ha bisogno di soldi per espatriare, lo fa autorizzando il croupier della sua sala giochi a barare. La delusione amorosa trova solo una parziale giustificazione al suo comportamento. È quanto lei rinfaccia a lui (dandogli del voi secondo il doppiaggio del tempo): “vi compiacete solo del vostro risentimento, pensate solo al vostro rancore”. In effetti Rick non è mosso da ideali assoluti di bontà e altruismo ma ha bisogno che qualcuno, dall’esterno, apra il suo cuore. E’ quanto gli accadrà quando Ilssa mostrerà di amarlo ancora.  Anche lei è incapace di decidere: si trova incerta fra due amori, e dice a Rick” Non so più cosa fare. Devi pensare per tutti e due e per tutti noi”. In effetti l’atteggiamento di una donna che riconosce la sua fragilità e sente la necessità di appoggiarsi alle robuste spalle di un uomo duro, che sa muoversi nelle situazioni difficili (all’epoca Humphrey Bogart e Clark Gable ne erano i migliori rappresentanti) marcano indubbiamente tutto il tempo passato: una frase di questo genere, sarebbe oggi, in tempi di promozione del Woman Power, inconcepibile. Solo Victor Laslo è l’uomo che pone se stesso al servizio di ideali superiori e sa trascendere i propri sentimenti: quando comprende che la moglie ha avuto un secondo amore, riconosce le condizioni eccezionali in cui ciò è avvenuto e conferma la fiducia che ripone in lei.

E’ proprio in un colloquio finale fra Rick e Victor che il tema etico giunge al suo punto nodale. “Vi siete mai chiesto se ne vale la pena?” chiede Rick in merito al suo impegno nella resistenza. “Sarebbe come chiedere perché respiriamo. Se noi cessassimo di combattere il mondo perirebbe”: è la risposta. “E che importa? Così finirebbero le sue miserie”.  “Somigliate a uno che cerca di convincere se stesso in qualcosa in cui non crede. Si direbbe che voi cerchiate di fuggire a voi stesso. Non ci riuscirete mai”.

Si tratta di un dialogo stupendo che sottolinea come la radice di ogni buono e nobile comportamento vada cercata dentro noi stessi. Non si tratta di obbedire a doveri che ci vengono proposti dall’esterno, ma di intime convinzioni che sono coerenti con la stessa dignità di esseri umani.  

E quanto saprà esprimere Rick che eserciterà al sommo grado la virtù della temperanza, riuscendo a vedere Ilssa, Laslo e lui stesso nell’obiettività della situazione che si era determinata, senza anteporre i suoi sentimenti e i personali desideri.

“Tu appartieni a lui. Anche tu sai che appartieni a Victor e sei necessaria per il suo lavoro. Ma anch’io ho qualcosa da fare e non potresti essermi di aiuto in ciò che devo fare”. Così, dietro la forma di un ragionamento impeccabile che esprime la personalità di Rick, meno idealista di Victor (anch’esso segnato dal tempo trascorso: la frase “tu appartieni a lui” per sottolineare il legame matrimoniale, difficilmente apparirà in un film di oggi) Rick consuma il suo sacrificio.

Nella versione del film disponibile in DVD, è stata reintrodotta la breve sequenza dove compare un ufficiale italiano, preso in giro per la sua loquacità.  E’ rimasta invece tagliata la frase di Rick quando racconta che era andato in Africa an aiutare gli etiopi contro l’esercito fascista. Nel DVD appare convertita in forniture di fucili ai cinesi contro i giapponesi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PRIMA DI DOMANI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/20/2017 - 21:47
Titolo Originale: Before I fall
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Ry Russo-Young
Sceneggiatura: Maria Maggenti
Produzione: AWESOMENESS FILMS, JON SHESTACK PRODUCTIONS
Durata: 98
Interpreti: Zoey Deutch, Halston Sage, Logan Miller, Kian Lawley, Jennifer Beals, Diego Boneta, Elena Kampouris.

Cosa succederebbe se oggi fosse l'ultimo giorno per il resto della tua vita? Da questa domanda inizia il viaggio di Samantha Kingston detta Sam. Sam ha una vita perfetta, un ragazzo stupendo e tre amiche fantastiche. Tutto sembra andare per il verso giusto finché non realizza di rivivere lo stesso giorno più volte senza riuscire ad andare avanti.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film parte con una descrizione forte di quella che potrebbe essere la situazione di vita apparentemente più desiderabile per una teen ager: popolarità, divertimento sfrenato e piena libertà nelle esperienze anche sessuali; ma presto prende una strada più introspettiva che cerca di scoprire via via i possibili disagi di fronte alla vita e alle diverse situazioni affettive. La riflessione sul senso della vita è molto profonda e valida ma non tutte le problematiche adolescenziali vengono veramente approfondite e risolte.
Pubblico 
Maggiorenni
Allusioni a esperienze sessuali
Giudizio Tecnico 
 
La regista si cimenta con un racconto difficile da portare al cinema senza annoiare, ma riesce quasi sempre a trovare il giusto ritmo narrativo in armonia con le emozioni e i diversi stati d’animo che desidera descrivere. Pregevole anche la fotografia e l’interpretazione della protagonista.
Testo Breve:

Un teen drama inaspettatamente più serio del prevedibile su di un’adolescente che si trova a rivivere continuamente lo stesso giorno e che in questo modo scopre la ricchezza del suo mondo interiore  e quali siano i veri affetti da coltivare 

A dispetto di un trailer che lascia credere si tratti di una delle classiche commediole un po’ superficiali sulla complicata vita dei teenager americani, Prima di domani, della giovane regista Ry Russo-Young, in realtà porta sul grande schermo un racconto surreale, suggestivo e introspettivo. Un film indipendente tratto dall’omonimo romanzo di Lauren Olivier che, proprio per la sua originalità nel panorama dei teen drama, è stato proiettato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival 2017 e in anteprima nazionale al Giffoni Film Festival dello stesso anno.

In Prima di domani la giovane Zoey Deutch interpreta la diciassettenne Samantha "Sam" Kingston. Sam e le sue tre più care amiche Lindsay, Ally e Elody sono le ragazze più popolari del loro liceo e anche il suo fidanzato è uno dei ragazzi più desiderati della scuola. Vista dall’esterno la sua vita appare assolutamente invidiabile per un’adolescente, ma sotto la superficie patinata delle sue amicizie e dei suoi impegni si nasconde un mondo interiore più complesso e sofferente che non comprende solo lei ma anche le persone che le sono più vicine.

Questa realtà sommersa prende il sopravvento quando improvvisamente accade qualcosa che intrappola la protagonista in uno strappo temporale che la costringe a rivivere continuamente lo stesso giorno. Quello che avrebbe dovuto essere il giorno più bello della sua vita, fatto di sfrenato divertimento e nuove esperienze, il 12 febbraio, il giorno dei cupidi, si trasforma invece per Sam in una sorta di infernale prigione dalla quale la ragazza tenta in ogni modo possibile di fuggire.

Attraverso questo incomprensibile fenomeno Sam è portata a sperimentare tutte le cinque fasi del lutto: negazione, rabbia, patteggiamento, depressione e accettazione. Sam rivive la stessa giornata e gli stessi eventi in modi e con spirito ogni volta diversi. Eppure attraverso il susseguirsi dei giorni, ciascuno strutturalmente uguale al precedente, Sam non solo scopre il proprio mondo interiore e ciò che davvero conta nella vita, ma impara a conoscere anche la verità delle persone che le stanno accanto. Le paure, i dolori, le speranze e gli affetti suoi e di coloro che ama diventano piano piano sempre più l’oggetto della vita di Sam.

Mentre il suo stato sembra diventare sempre più claustrofobico, Sam comprende dove risiede il segreto della libertà interiore costruendo con se stessa e con gli altri un rapporto fondato sulla sincerità, l’ascolto e la donazione. Al punto che le basterà un solo giorno per rimettere a posto molte situazioni distorte e negative in cui si trovava in partenza, come il rapporto privo di affetto vero e sincero che aveva con il proprio ragazzo e il disagio che il comportamento suo e delle sue amiche causava a loro stesse e agli altri loro coetanei. In un solo giorno Sam riuscirà salvare se stessa e ad aiutare le persone che ama ad affrontare la vita in modo più autentico, meno egoistico e più fiducioso.

Nel film regna una costante atmosfera grigia fatta di colori insaturi e solo nel momento in cui tutto pare farsi più buio improvvisamente la storia si illumina e si chiarisce il senso di tutta un’esperienza apparentemente assurda. Mentre la vecchia Sam, la superficiale ragazza più popolare della scuola, scompare, tutti gli elementi di una giornata dolorosamente significativa acquisiscono senso.

Prima di domani è un film che certamente lascia un senso di incompiuto nello spettatore, ma questo è forse al tempo stesso il pregio e il difetto della pellicola. Infatti mentre da un lato il racconto approfondisce le storie e le vite delle persone che sono più a stretto contatto con la protagonista, dall’altro al tempo stesso apre molte finestre sulle vicende e le problematiche personali di ciascun personaggio che non trovano una vera conclusione.

 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RESURREZIONE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/18/2017 - 20:04
 
Titolo Originale: We Live Again
Paese: USA
Anno: 1934
Regia: Rouben Mamoulian
Sceneggiatura: Preston Sturges, Leonard Praskins
Produzione: Artisti associati
Durata: 83
Interpreti: Fredric March, Anna Sten, Jane Baxter

Il principe Dimitri Nechljudov, che si sposta continuamente come richiede la sua carriera da ufficiale, ritorna, dopo anni di assenza, alla sua casa natale. Qui incontra Katjuša, sua compagna d’infanzia che ora ha 16 anni e ne scopre tutta la bellezza. Lui è un principe, lei un’orfana che svolge servizi domestici ma entrambi si sentono uniti da un forte legame. Una notte lui bussa alla sua finestra e lei non riesce a digli di no. La mattina dopo Katjuša scopre che lui è partito e che le ha lasciato una busta con null’altro che una banconota da cento rubli. Dopo qualche tempo la ragazza si accorge di essere incinta; non ha modo di avvisare il principe e viene cacciata di casa. Anni dopo, Dimitri ha abbandonato i suoi ideali di uguaglianza sociale coltivate in giovinezza, ha finito per accettare gli agi e i privilegi che gli sono consentiti dal suo rango, è in procinto di sposarsi e accetta a malincuore la richiesta del suo futuro genero di fare parte della giuria popolare in un processo per omicidio. Con orrore Dimitri scopre che fra gli imputati si trova Katjuša che nel frattempo, per sopravvivere, è diventata una prostituta e si accorge di colpo di tutto il male che ha fatto a quella donna. Katjuša è ingiustamente condannata ai lavori forzati e da quel momento Dimitri si assegna il compito: fare di tutto il possibile per scagionarla e si offre di sposarla per espiare la colpa passata …

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista, presa coscienza del male compiuto in giovinezza, si impegna a riparare il male compiuto e si adopera perché la giustizia verso il suo prossimo più debole venga sempre applicata
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
La sceneggiatura compie una buona sintesi del libro di Lev Tolstoj enfatizzando la componente romantica senza trascurare le istanze di giustizia e di fede presenti nell’originale
Testo Breve:

Il film realizza una sintesi efficace del capolavoro di Lev Tolstoj, unendo la componente romantica alle istanze di giustizia e di fede presenti nell’originale 

Fra le molte versioni cinematografiche che sono ispirate all’ultimo romanzo di Lev Tolstoj, questa, del 1934, è forse la migliore. La necessaria sintesi che è stata fatta dal romanzo non ha tralasciato nessun elemento essenziale allo sviluppo della componente romantica del racconto, il rapporto fra i due protagonisti, Dimitri e Katiuša, che può beneficiare delle acute analisi psicologiche con cui Tolstoi tratteggia sempre i suoi personaggi.  Passano inevitabilmente in sott’ordine, ma non vengono affatto trascurate, le riflessioni dell’autore sulle ingiustizie sociali nella Russia del tempo e la forza del messaggio evangelico, che porterà il protagonista a un radicale cambiamento di vita.

In tutta la prima metà del film viene lasciato spazio all’idillio che si sviluppa fra i due giovani, legati non solo dai loro ricordi d’infanzia ma da un’intesa crescente che per il principe appare in perfetta armonia con i suoi ideali di uguaglianza fra gli uomini. Un idillio che però resta sospeso nel vuoto, legato a un contesto particolare, troppo lontano dai concreti impegni professionali e sociali del principe. In questa prima fase del racconto Dimitri appare come un superficiale: si appassiona alle teorie egualitarie del tempo ma poi non disdegna di inseguire i piaceri e le mollezze che gli offre la sua privilegiata condizione sociale. Riempie di complimenti e di gesti affettuosi Katjuša incurante dei sentimenti che quelle attenzioni provocano in lei. Solo a metà del film inizia la parte meno romantica, quella più morale che comporta la loro progressiva trasformazione interiore. Già dal primo incontro in prigione, di fronte alla reazione di lei, lui si accorge del rischio che il suo impegno a riparare, pur sincero, possa essere dettato dal desiderio di purificare se stesso e non da sincero altruismo.

Anche lei, superata la sorpresa dell’incontro inaspettato, reagisce rabbiosa perché si accorge che quell’evento ha rotto un equilibrio faticosamente raggiunto e la getta di nuovo nella sofferenza della speranza, nel tornare a provare i sentimenti di un tempo. E’ a questo punto che il film colloca la conversione di Dimitri. Prega il Signore per avere la forza necessaria per compiere quegli atti di giustizia e espiazione che ritiene necessari: donare le sue terre ai contadini e seguire Katjuša in Siberia, offrendosi di sposarla. Il loro incontro successivo è di perdono reciproco. Lei confessa che da tempo lo ha perdonato mentre lui non ha niente da perdonarle perché la ritiene innocente; l’ingiustizia proviene da coloro che l’hanno costretta, per necessità, a vivere in quel modo.

Il confronto del film con il libro comporta non poche difficoltà.

La sceneggiatura propone con sufficiente fedeltà il rapporto fra i due protagonisti anche se si chiude con un finale aperto (nel libro Katjuša sposa un altro prigioniero, proprio perché ama Dimitri e lo vuole libero da un  obbligo d’onore nei suoi confronti). Il film inoltre sottolinea il senso di ingiustizia che l’autore percepiva nei confronti delle istituzioni del tempo: essere un proletario o essere un nobile voleva dire venir trattati diversamente nei tribunali. Per semplicità narrativa, il film evita di mostrare che Dimitri, come nel libro, si si prende cura dell’infelice sorte di altri prigionieri, non solo di lei.

Più complessa la situazione riguardo ai rapporti con la religione e nei confronti della stessa virtù della giustizia. Nelle ultime pagine del libro, Dimitri legge il vangelo secondo S Matteo e trova finalmente la risposta che stava cercando alle tante ingiustizie che aveva visto: “ora, gli parve chiaro donde venisse tutto quell’orrore che aveva veduto e quel che si dovesse fare per farlo scomparire. La risposta, che era  stato incapace di trovare da sé, era precisamente quella che Cristo aveva dato a Pietro: consisteva nel perdonare sempre, a tutti, un numero infinito di volte, perché non esiste un sol uomo che sia libero da peccato ed a cui sia perciò lecito di punire e di correggere”. Dimitri riesce, in questo modo, a ritrovare un senso soprannaturale a una giustizia che non punisce ma che si tramuta in perdono e  correzione. In altre pagine, Tolstoj, in occasione della descrizione di una celebrazione liturgica, non manca di mandare accuse alla Chiesa russa, colpevole di mostrare indifferenza per le sorti degli ultimi e manifesta la sua incredulità nei confronti del mistero della transustanziazione. Si tratta quindi di una fede positiva nelle sue conclusioni pratiche ma costruita su misura sulla sensibilità dello scrittore.

Anche nei confronti dei suoi impegni di giustizia Tolstoj è stato accusato di applicare un giudizio morale elaborato mediante categorie rigide e disincarnate che sarebbero effetto dell’influsso dei programmi di stampo illuministico e deista che dei circoli massonici avevano diffuso nella Russia dell’800 (Giuseppe Ghini, Anime Russe, Edizioni Ares). Il tema è affrontato anche nel film durante il colloquio di commiato fra Dimitri e la sua fidanzata ma il problema è risolto con l’affermazione che è soprattutto l’amore per Katjuša che sta spingendo al sacrificio il principe. In realtà, alcune frasi del romanzo, sembrano mostrare un corretto approccio di fede: di fronte alle tante ingiustizie presenti nel mondo, Dimitri si rivolge al Signore perché non è suo compito capire ma fare solo la sua volontà: non è in poter mio capir tutto ciò, è l’opera del Signore. Ma fare la sua volontà, come è scritto nella mia coscienza, questo posso, e so che lo debbo, e non sarò tranquillo che quando l’avrò menato a termine”.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NEW LIFE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/13/2017 - 22:03
 
Titolo Originale: A New Life
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Drew Waters
Sceneggiatura: Erin Bethea, Candice Irion
Durata: 88
Interpreti: Jonathan Patrick Moore, Erin Bethea

Ben e Ava si conoscono fin da ragazzi, hanno frequentato la stessa high school, fino al fatidico ballo di fine corso, quando Ben, con un’orchidea nell’occhiello della giacca, è passato a prenderla. Si sono separati temporaneamente durante il periodo universitario (lui ha studiato architettura, lei per diventare insegnante) ma alla fine hanno scoperto di non poter fare a meno l’uno dell’altra e si sono sposati. Sono nati alcuni motivi di litigio (lui è troppo impegnato nello studio di architettura di suo padre e trascura Ava) ma alla fine l’amore reciproco ha fatto trovare loro la soluzione più giusta. Ma quando la loro vita sembrava ormai proseguire su tranquilli binari e stavano aspettando un bambino, una nuova sfida, più minacciosa di tutte le altre, si è profilata all’orizzonte....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Lui e lei sanno costruire una unione coniugale molto solida, in grado di affrontare anche le prove più difficili
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Il film raggiunge l’obiettivo di mostrare come si costruisce una solida unione coniugale ma lo sviluppo appare spesso prevedibile, tradisce un lavoro fatto a tavolino per dimostrare qualcosa
Testo Breve:

Lui e lei si conoscono fin dall’infanzia e alla fine si sposano costituendo una solida unione coniugale in grado di affrontare anche le prove più difficili

L’obiettivo di questo Family film è sicuramente quello di realizzare un elogio alla solidità familiare. Non c’è niente di speciale da sottolineare nell’incontro di due ragazzi che sono amici fin dall’infanzia, che da adolescenti sognano di solcare l’Oceano su una barca a vela o che lui invita lei  al prom, il ballo di fine liceo, Molto più interessanti sono i capitoli suggestivi quando, entrambi studenti universitari (in università diverse) litigano fra loro furiosamente perché ognuno sembra anteporre ai loro appuntamenti, ormai abituali, altri impegni o quando in seguito, ormai sposati, litigano perché lui, che sta progredendo nella sua carriera di architetto,  finisce per trascurare la moglie. Viene espressa molto bene in queste occasioni un’importante verità: è proprio litigando, quando sembra che per orgoglio l’unica soluzione sia quella di lasciarsi, che si percepisce molto bene quanto questa ipotesi sia assurda perché ormai è evidente, al cuore di entrambi,  che l’uno non può più vivere senza l’altra. Si litiga perché è inevitabile avere punti di vista diversi ma al contempo non si vede l’ora che il litigio finisca perché la sofferenza di restare distanti è troppo grande.

Accanto al tema di come si costruisce, giorno dopo giorno, una forte intesa coniugale, se ne inserisce presto un altro, quello della malattia, che viene a sconvolgere gli equilibri affettivi e il senso stesso della vita, che sembrava così saldo in entrambi (perché sono sempre le donne ad ammalarsi in questi film iper-romantici?).

Si tratta di un percorso molto diverso dal precedente, questa volta fatto in solitaria, sia pur con la solidarietà dei parenti ed amici che sono pur sempre “altri” e non si tratta più dell’altra metà di se stesso.

Questo Family film può anche esser definito un Christian film? Si e no. In una rapida sequenza, marito e moglie con i genitori di lui sono a tavola e recitano le preghiere prima dei pasti. A parte questo riferimento esplicito, non ci sono altre situazioni dove Ben ed Eva correlano il senso della loro vita all’azione provvidenziale divina. Ciò è particolarmente vero nella seconda parte del film, quando il dramma della malattia li colpisce duramente.  Li vediamo fino alla fine impegnati in una bellissima gara di incoraggiamento reciproco e ognuno dei due sembra trovare il senso di se stesso nell’altro: alla fine il circuito del loro amore diventa l’unica fonte di energia vitale da cui riescono ad alimentarsi.

“Ci sono rari, lucidi momenti dove tutto sembra a posto e tutto sembra possibile; ci sono altri momenti dove sembra che nulla abbia senso e attendiamo una risposta che non sembra arrivare mai. Ma sono tuti momenti, belli e brutti, che fanno la nostra vita e la cosa più importante riguardo alla vita è proprio viverla”: è l’unica riflessione che fa Ben sul senso della vita, dove non traspare nessuno sguardo  trascendente ma quasi l’atteggiamento stoico di chi accetta le cose così come sono.

Il film ha, come difetto, un eccesso di parole rispetto alle immagini. Non solo la voce narrante che interviene spesso a commentare ciò che accade ma anche le numerose volte chi i coniugi si dicono “ti amo” anche quando la loro intesa è evidente.

Il risultato complessivo è che il film esprime molto bene il valore e la forza dell’unione coniugale ma lo sviluppo appare scolastico, spesso prevedibile.

Il film è disponibile in DVD in inglese con sottotitoli in inglese

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RAGIONE E SENTIMENTO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/11/2017 - 21:10
 
Titolo Originale: Sense and Sensibility
Paese: USA
Anno: 1995
Regia: Ang Lee
Sceneggiatura: Emma Thompson
Produzione: LINDSAY DORAN - MIRAGE
Durata: 135
Interpreti: Emma Thompson, Kate Winslet

Il signor Dashwood ha avuto tre figlie: Elinor, la maggiore, di 19 anni; Marianne di 17 e infine Margaret, la più piccola. Quando Dashwood muore, la tenuta di Norland dove vivono le tre sorelle con la madre, passa interamente al loro fratellastro John, in quanto primogenito, secondo le leggi del tempo che non prevedevano che le donne potessero ereditare. John, con sua moglie Fanny, si insedia presto a Norland e le Dashwood sono trattate come ospiti “non benvenute” nella loro stessa casa. Arriva nella tenuta Edward Ferras, il fratello di Fanny, un giovane sensibile e timido che stabilisce una forte intesa con Elinor. Le Dashwood trovano una provvidenziale sistemazione nel Barton Cottage, messo generosamente a loro disposizione da Sir John Middleton, un cugino della signora Dashwood. La casa di sir John è frequentata dal colonnello Brandon, non più giovane, che non tarda a sentire attrazione per Marianne, anche se le sue speranze vengono presto deluse: Marianne si innamora a prima vista del bel John Willoughby, che ha occasionalmente conosciuto quando lui l’ha soccorsa dopo esser scivolata sul prato bagnato. Le due sorelle resteranno presto deluse: Elinor viene a sapere che Edward è già segretamente fidanzato con una ragazza, Lucy, cugina di Lady Middleton, mentre John Willoughby si congeda frettolosamente da Marianne senza dare spiegazioni. Alle due sorelle non resta che consolarsi a vicenda, quando...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La protagonista Elinor esercita in modo eccelso la virtù della prudenza, non disgiunta da un disinteressato altruismo per il bene e la felicità degli altri
Pubblico 
Tutti
Giudizio Tecnico 
 
Una superba Emma Thompson dà vita a una ricostruzione impeccabile del racconto di Jane Austen sia come attrice che come sceneggiatrice
Testo Breve:

Da uno dei capolavori di Jane Austen, la giovane Elinor sa sempre come è giusto comportarsi secondo la virtù della prudenza, nella cattiva come nella buona sorte 

Potrebbe essere inutile domandarsi come mai i romanzi di Jane Austen, ambientati all’inizio dell’800, continuino a interessare tanto ancora oggi. In effetti, a parte il piacere di leggere un romanzo scritto benissimo (e  Emma Thompson, nelle vesti di sceneggiatrice, è stata molto brava a metterlo in scena) le condizioni sociali descritte sono molto distanti da quelle attuali. “Le donne non possono ereditare e neanche realizzarsi con il lavoro; voi erediterete la vostra fortuna, noi non possiamo neanche guadagnarcela” commenta, rassegnata, Elinor mentre passeggia con Edward. Di fatto l’innamorarsi, lo sposarsi e il metter su famiglia diventa, per una donna, l’unico senso possibile da dare alla vita e la propria rispettabilità costituisce il valore primario da custodire. Alcune scene, dove si vedono le sorelle Dashwood che si ricompongono in fretta e si emozionano al solo vedere in lontananza un giovane che sta arrivando alla loro casa, potrebbe far inorridire tante femmministe di oggi. Era quasi d’obbligo, nei racconti di quel tempo (anche in  questo Ragione e Sentimento accade) la presenza di uomini che approfittavano di una ragazza di rango inferiore, non riconoscevano il figlio nato dalla loro relazione e quest’ultima, per mantenersi, era costretta a prostituirsi. Un uomo, dal canto suo, non poteva liberamente sposare la ragazza che amava: se questa era di rango inferiore, veniva diseredato. Da qui il ricorso, anche in questo racconto, al fidanzamento segreto.

La risposta alla domanda che ci siamo posti all’inizio sta proprio nel fatto che, pur all’interno di una struttura sociale così diversa da quella odierna, uomini e donne si trovano, ieri come oggi, ad affrontare e risolvere al meglio i loro problemi e i protagonisti di questa trasposizione cinematografica del romanzo di Jane Austen affrontano dubbi etici che sono assolutamente attuali mentre le due sorelle Dashwood finiscono per simboleggiare due modi contrapposti di rapportarsi con la realtà.

Il comportamento di Marianne, che spontaneamente, fin dal primo incontro, non nasconde i suoi sentimenti nei confronti di John Willoughby nonostante gli inviti alla cautela di Elinor che le suggerisce di conoscerlo prima meglio, potrebbe sbrigativamente venir classificato come l’esternazione di una ragazza che non riesce a controllare le proprie passioni. In realtà Marianne si comporta in quel modo perché è convinta che i sentimenti abbiamo una capacità di “vedere”, sia pur in modo istintivo, la realtà delle situazioni, maggiore che non utilizzando la fredda ragione. Il suo modo di comportarsi, sempre estroverso,  appassionato, non è solo espressione di un temperamento solare ma di una precisa filosofia di vita.

Per converso Elinor, la “contabile di casa”, che controlla che non vengano fatte spese superiori alla  rendita mensile della famiglia, che è paziente nell’attendere che Edward le manifesti i suoi sentimenti, che non esterna la sofferenza che gli ha comportato la notizia che il suo amato è segretamente fidanzato con un’altra, per mantener fede all’impegno d’onore che ha preso di non rivelare questo segreto, viene rimproverata da Marianne per non avere il coraggio di combattere per la sua felicità, di comportarsi  solo secondo criteri di “prudenza, onore, dovere” e potrebbe apparire una seguace dell’ etica del dovere kantiano.

In realtà lei si muove secondo una visione indubbiamente superiore, nella quale riconosce che esistono valori che trascendono la ricerca dei propri interessi e che è giusto perseguire. Non riesce ad esser adirata con Edward, perché riconosce onestamente che il suo comportamento è stato corretto: il suo fidanzamento segreto era stato definito prima che conoscesse lei e il fatto che ora non se la senta di rompere il patto,  gli fa solo onore. “E’ ammaliante l’idea che la felicità di qualcuno sia interamente nella mani di una persona”: afferma Elinor, che antepone alla sua felicità l’apprezzamento delle virtù di Edward. Quando verso la fine, scoppierà in un pianto liberatorio allo scoprire che i suoi desideri si stanno avverando, qualche critico ha osservato che le due sorelle hanno finito per avvicinarsi: Marianne ha imparato dai suoi errori a essere più controllata mentre Elinor, alla fine, riesce a  esprimere con più libertà i suoi sentimenti. In realtà, a mio avviso, l’atteggiamento di Elinor resta superiore: ha applicato la virtù della prudenza, dominando i suoi sentimenti fino alla fine, concentrandosi piuttosto sul bene degli altri. Solo quando ha avuto la certezza di  una speranza concreta per la sua felicità, non ha posto più freni nel mostrare pienamente i suoi sentimenti.

Anche altri personaggi sono espressione di una fine sensibilità: il colonnello Brandon, pur essendo a conoscenza di alcuni comportamenti sbagliati di John Willoughby, non cerca di screditarlo agli occhi di Marianne per avvantaggiare la sua posizione; dirà tutto quello che sa solo quando ormai Marianne è stata abbandonata e il venire a conoscenza di una certa la verità può costituire per lei una forma di consolazione.

La signora Dashwood, si rifiuta, nonostante le sollecitazioni della figlia Elinor, di chiedere a Marianne se ha ricevuto una promessa di matrimonio: lei non vuole e non può costringere la figlia a confidarsi: si confiderà solo quando lei vorrà.

Alla fine, sarà ancora una volta l’esempio delle due sorelle a offrirci il messaggio più edificante: la loro visione della vita, così diversa, non diminuisce di un millimetro l’affetto reciproco che esse provano; l’una soffre per le difficoltà dell’altra ma è pronta a partecipare anche alle sue gioie.

L’adattamento per il cinema del romanzo di Jane Austen realizzato da Emma Thompson si può definire ideale, come afferma Armando Fumagalli nel suo saggio “I vestiti nuovi del narratore” (editrice Il Castoro). Si tratta di un eccellente lavoro di cambiamenti, spostamenti piccoli e grandi per “far sì che lo schermo potesse rendere i valori e i personaggi del romanzo con la massima fedeltà sostanziale, ma anche con la massima comunicatività ed efficacia per uno spettatore del XX secolo”. I premi ricevuti alla sceneggiatura lo confermano: Oscar 1995 (sceneggiatura non originale) e Globo d’Oro 1966.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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