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SI ACCETTANO MIRACOLI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 01/01/2015 - 21:45
 
Titolo Originale: Si accettano miracoli
Paese: ITALIA
Anno: 2014
Regia: Alessandro Siani
Sceneggiatura: Alessandro Siani, Gianluca Ansanelli, Tito Buffulini
Produzione: RICCARDO TOZZI, GIOVANNI STABILINI, MARCO CHIMENZ PER CATTLEYA CON RAI CINEMA
Durata: 110
Interpreti: Alessandro Siani, Fabio De Luigi, Serena Autieri, Ana Caterina Morariu

Fulvio è un giovane in carriera, vicecapo del personale di un’azienda del centro direzionale di Napoli, specializzato nel tagliare i “rami secchi”. Quando  viene a sua volta licenziato reagisce violentemente colpendo il suo direttore. Viene quindi affidato per tre mesi in custodia a suo fratello, parroco del loro paese natio sulla costiera amalfitana, con l’impegno di aiutarlo a gestire una casa-famiglia dove sono accuditi sette orfanelli. In paese Fulvio ritrova sua sorella Adele, che ha un rapporto difficile con il marito e conosce Chiara, una ragazza non vedente che si occupa dei ragazzi. La crisi economica pesa anche sulla parrocchia che rischia di dover chiudere la casa-famiglia ma Fulvio ha un’idea: simula un miracolo facendo piangere la statua di S. Tommaso presente nella chiesa in modo da attirare masse di pellegrini…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il parroco di un paese svolge la funzione di guida morale per gli abitanti di un piccolo paese. Non viene definito il modo con cui Adele risolva la sua intricata situazione matrimoniale; forse con un annullamento
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Siani, regista, protagonista e sceneggiatore, sviluppa situazioni di vera comicità ma il racconto tende a disperdersi in un eccesso di citazioni. Poco approfonditi i personaggi di Fulvio e Chiara
Testo Breve:

Un paesino del Sud, raccolto intorno al suo parroco, si riscatta dalla la crisi economica simulando un avvenuto miracolo. Ci sono molte occasioni per ridere  ma i personaggi sono poco approfonditi

Alessandro Siani ,in questo suo secondo lavoro come regista e sceneggiatore dopo Il principe abusivo, conferma le sue scelte: impiega  la sua verve comica non per costruire racconti di acuta satira sociale ma per raccontarci favole semplici che hanno il doppio effetto di procurarci due ore di svago spensierato e consentirci di sognare un mondo come vorremmo che fosse o come lo è stato in passato ed ora non lo è più. Questo paesino affacciato su una stupenda costiera Amalfitana vive tutta intorno alla piazzetta centrale, dove c’è la chiesa, il bar, la bottega del barbiere e del fruttivendolo e dove transitano solo carretti trainati da asini. Tutti si conoscono, ospitali con gli esterni e pronti a battute scherzose fra di loro. Questo microcosmo che vive del poco ma è ricco di rapporti umani non viene posto in contrasto, come accadeva in Benvenuti al Sud, con un Nord consumista e frenetico ma svolge la funzione di ritorno agli affetti familiari (i tre fratelli si rivedono dopo dieci anni) e di contrasto fra i metodi di Fulvio, che persegue l’obiettivo di un rapido risultato anche in modo fraudolento e quelli del parroco-fratello, che cerca soluzioni più durature, possibilmente con la benevolenza divina.

L’aspetto positivo del film è proprio la figura di don Germano (Fabio  De Luigi), personaggio molto meglio costruito rispetto allo stesso Fulvio interpretato da Siani,  perché svolge egregiamente la sua funzione di guida morale della piccola comunità, attento  a riprendere chi sbaglia ma comprensivo delle esigenze di tutti. Ignaro del trucco organizzato dal fratello, non approva il giro di interessi che si è sviluppato intorno al presunto miracolo e chiede a san Tommaso (parla con lui come don Camillo di Guareschi faceva con il crocifisso della sua chiesa) un “segno”  di veridicità.

Ci sono nel film numerose situazioni di autentica  comicità ma ciò che si percepisce è la mancanza di una linea narrativa unitaria che si perde invece nell’abbondanza di riferimenti (l’arrivo delle autorità vaticane nel paese dove ognuno recita una parte prestabilita è una pura replica di quanto accade in Benvenuti al Sud) e in qualche inserto un po’ ruffianesco nei confronti del pubblico, come la presenza di ragazzini dispettosi  o quella di una ragazza non vedente.  

Ciò che manca all’appello è uno sviluppo approfondito della  storia sentimentale fra Fulvio e Chiara. La “conversione” del cinico vicedirettore delle risorse umane,  attratto dal solare semplicità della ragazza è solo intuita attraverso qualche sorriso e un bacio. Chiara (Ana Caterina  Morariu)  appare finta, graziosa bomboletta con un perenne sorriso sulle labbra. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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OGNI MALEDETTO NATALE

Inviato da Franco Olearo il Dom, 11/30/2014 - 15:27
Titolo Originale: Ogni maledetto Natale
Paese: ITALIA
Anno: 2014
Regia: Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo
Sceneggiatura: Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre, Luca Vendruscolo
Produzione: LORENZO MIELI E MARIO GIANANI PER WILDSIDE CON RAI CINEMA
Durata: 95
Interpreti: Alessandro Cattelan, Marco Giallini, Corrado Guzzanti, Alessandra Mastronardi,Valerio Mastandrea, Laura Morante, Francesco Pannofino, Stefano Fresi

Massimo e Giulia s’incontrano per caso una sera a Roma. Fra loro è subito colpo di fulmine ma si profila un problema: il Natale è vicino e come da tradizione, entrambi debbono festeggiarlo in famiglia. Giulia invita Massimo per la vigilia presso la sua famiglia, in un paese della Tuscia ma l’impatto è devastante: il padre e i fratelli di lei risultano essere poco più che dei cavernicoli e Massimo decide di passare il giorno di Natale presso la maestosa casa dei suoi, ricchi imprenditori del settore alimentare, che raggiungono ogni anno il picco delle vendite proprio in questo periodo. Ma anche nella famiglia di Massimo ci sono non pochi problemi da risolvere

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film dà per scontato che il Natale non ha alcun valore religioso e il riunire tutta la famiglia intorno alla stessa tavola viene mostrata come una forma di pura ipocrisia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione di Laura Morante. Per il resto la sceneggiatura non riesce ad amalgamare i tanti a solo dei comici presenti.
Testo Breve:

Il Natale è il giorno più spaventoso dell’anno perché bisogna riunirsi con la propria famiglia che non si stima più. Una debole sceneggiatura per una satira disordinata e alla fine poco divertente

Nell’antichità, al 25 dicembre era abbinato il solstizio d’inverno, il giorno più buio dell’anno.  Per questo l’imperatore Aureliano nel 25 dicembre del 273 a.C dedicò un tempio al Sol Invictus, per festeggiare la rinascita del sole. Alla stessa data venne abbinata la nascita di Gesù, a sottolineare l’inizio di un’era luminosa.

Giacomo  Ciarrapico, Mattia  Torre e Luca  Vendruscolo, gli autori di questo Ogni maledetto Natale, hanno voluto al contrario sottolineare solo gli aspetti negativi di questo giorno, non solo per la sua oscurità ma sopratutto per mettere alla berlina  l’allineamento acritico di molti di noi a consuetudini forzate, alla schiavitù degli auguri per tutti, al pranzo con parenti che non si vedono da anni.  Il terzetto si era già fatto notare per il suo stile anarchico e dissacratorio in Boris (sia la trilogia seriale che il film) e ora che la grande festa si avvicina e altri autori stanno per mandare nelle sale allegri film per tutta la famiglia, decidono di sferrare un attacco al Natale che viene definito, fin dalle prime battute, come: “il giorno più spaventoso dell’anno”.

Il pool di attori ingaggiati per questo film è davvero impressionante, il gotha dell’attuale commedia italiana: Marco Giallini, Valerio Mastrandrea, Corrado Guzzanti, Francesco Pannofino, Stefano Fresi, Laura Morante ma diciamo subito che il film fa acqua da tutte le parti.

Lo spunto è molto esile (il confronto fra due famiglie , una burina e l’altra arricchita) e l’intesa fra i due innamorati (Alessandro Cattelan e Alessandra Mastronardi) è particolarmente inconsistente: si vede molto bene che la loro funzione è solo quella di fungere da collante ai due capitoli della trama per lasciar spazio agli sketch imbastiti dagli attori primari.

Qualche gag risulta divertente ma si tratta di tanti a solo anarchici che fanno leva su certe stereotipizzazioni ormai abusate, come prendere in giro i burini della provincia laziale o la  parlata senza la “r” del maggiordomo cinese di Corrado Guzzanti. Ciò che più danneggia il film è però la mancanza di focus, l’incapacità di amalgamare la comicità con una satira di costume ben diretta. L’aver costruito il film all’interno di due famiglie poste agli antipodi sembra quasi una soluzione politically correct per prendersela con tutti e con nessuno.

Per contrasto, Fuga da Natale – 2004 con il comico Tim Allen aveva un obiettivo ben preciso: attaccare lo spirito consumistico che stravolge ormai da tempo questa festività per riscoprirne i  valori più umani: stare tutti insieme e ricordarsi di essere più generosi.

Nella soluzione adottata dai nostri tre autori,la satira, se c’è, è diluita all’interno delle singole battute, impiegata in modo strumentale per cercar di far ridere di più, invece che  costituirne l’asse portante.

 Un applauso senza condizioni va a Laura Morante, che invece di costruire un personaggio sopra le righe, impersona una credibile signora alto-borghese, elegante sensibile, ma un po’ isterica. Un realismo che finisce per costituire l’unica vera satira del film

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PROVETTA D'AMORE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/16/2014 - 07:28
Titolo Originale: The Babymakers
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Jay Chandrasekhar
Sceneggiatura: Gerry Swallow, Peter Gaulke
Produzione: JASON BLUM, JAY CHANDRASEKHAR, BRIAN KAVANAUGH-JONES PERDUCK ATTACK FILMS, ALLIANCE FILMS, AUTOMATIK ENTERTAINMENT, IM GLOBAL
Durata: 95
Interpreti: Paul Schneider, Olivia Munn, Wood Harris, Nat Faxon

Tommy a Audrey stanno festeggiando il terzo anniversario del loro matrimonio e riconoscono che è ormai tempo di diventare una famiglia, di avere un bambino. Il figlio non arriva e il dottore ne dà la conferma: è Tommy ad avere problemi di fertilità. La coppia decide di ricorrere alla fecondazione eterologa ma la notizia, invece di restare segreta, si diffonde rapidamente fra i loro amici e molti si rendono disponibili a donare il seme perché hanno sempre desiderato avere un figlio dalla bella Audrey…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film costituisce un attacco secco e lucido alla fecondazione eterologa; peccato che il film cerchi solo di far ridere giocando sulle situazioni imbarazzanti che si vengono a creare
Pubblico 
Sconsigliato
Nudi parziali, accenni a immagini e film pornografici, situazioni scurrili
Giudizio Artistico 
 
Il film non riesce ad andare oltre lo sfruttamento intensivo di situazioni volgari in cui i protagonisti restano coinvolti
Testo Breve:

Tommy a Audrey vorrebbero avere un figlio ma lui ha problemi di sterilità. Il tentativo di ricorrere alla fecondazione eterologa, soluzione lucidamente criticata, diventa il pretesto per situazioni comiche volgari

Poche parole su questo film che sconsigliamo perché con il pretesto di raccontare la storia di una coppia che ha problemi di fertilità, tema in sé particolarmente interessante, ci va giù pesante nel cercare di far ridere sfruttando tutte le situazioni imbarazzanti in cui finisce per incappare chi decide di ricorrere alla fecondazione eterologa.  

Ecco che Tommy si trova nella situazione di dover dare un campione del proprio seme per le necessarie analisi (tema già ripreso con molta ironia dal canadese Starbuck-533 figli e non saperlo e dall’italiano Tutti i santi giorni di Paolo Virzì ma anche lei diventa oggetto di insolite attenzioni da parte dei loro amici maschi che si offrono per donare il seme, desiderosi di avere un figlio dalla bella Audrey , senza contare chi propone una fecondazione diretta.

E’ un vero peccato che il film scada nello scurrile, perché si affianca agli altri film citati che hanno attaccato senza attenuanti l’assurdità della fecondazione eterologa.

Il racconto mette bene in evidenza l’asimmetria che si viene a creare con questa tecnica fra i due coniugi: uno resta pienamente soddisfatto, riuscendo a diventare madre/padre; l’altro/l’altra si sente messo da parte e coinvolto in uno strano menage a trois . Solo l’adozione costituisce una soluzione pienamente simmetrica.

Altro aspetto positivo del film è l’affermazione che chi dona il seme è il padre a tutti gli effetti del figlio che nascerà: quando Audrey viene a sapere che Tommy, per arrotondare il salario, aveva donato più volte il seme a una banca dello sperma, ne resta grandemente scandalizzata e ai tentativi di Tommy di giustificare il suo operato, Audrey lo pone di fronte alla nuda verità: lui è il padre di tutti quei bambini.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MAI COSI' VICINI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/10/2014 - 14:00
Titolo Originale: And So It Goes
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Rob Reiner
Sceneggiatura: Mark Andrus
Produzione: CASTLE ROCK ENTERTAINMENT, FORESIGHT UNLIMITED
Durata: 94
Interpreti: Michael Douglas, Diane Keaton, Sterling Jerins

Oren Little, agente immobiliare di successo quasi in pensione, è vedovo e da tanti anni non vede suo figlio Kyle, un tossicodipendente segno vivente del suo fallimento come padre. Un giorno Kyle bussa alla sua porta: dovrà scontare nove mesi di prigione e gli chiede di prendersi cura di sua figlia Sarah di 10 anni, che non ha mai conosciuto sua madre. Oren dapprima dice di no ma poi spinto dalla vicina di casa Leah, vedova anche lei, finisce per accettare…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un padre riesce ad avvicinare un figlio che considerava perduto. Elogio della natura e rispetto per le sue leggi
Pubblico 
Pre-adolescenti
L’uso di un linguaggio a volte esplicito e le fasi della nascita di un bambino potrebbero impressionare i più piccoli Tecnica
Giudizio Artistico 
 
Michael Douglas e Diane Keaton sono pienamente all’altezza della loro fama e la regia è condotta con mestiere sicuro
Testo Breve:

Due vicini di casa, vedovi entrambi e che non si sopportano a vicenda, si trovano loro malgrado a fare il mestiere di nonni. Buona recitazione e buoni sentimenti

Se i protagonisti  sono Michael  Douglas e Diane  Keaton c’è da aspettarsi un film che affronti problemi tipici della terza età, fatto per un pubblico che si trova nelle stesse condizioni anagrafiche. La situazione in realtà non è così drammatica: Oren lavora ancora con successo come  agente immobiliare e Leah, che ha sempre fatto la cantante assieme a suo marito, continua a intrattenere il pubblico  in un bar di affezionati del sound melodico. I loro problemi non sono tanto fisici e la sceneggiatura evita di fare le solite battute sugli acciacchi dell’età (basterebbe ricordare Space Cowboys-2000) ma in loro pesa il rimorso di ciò che avrebbero potuto fare e non hanno fatto e la nostalgia per la/il consorte che non c’è più. 

Oren ha fallito nell’educazione del suo unico figlio e non è riuscito a sottrarlo alla tossicodipendenza; Leah, troppo impegnata a occuparsi della carriera, ha perso l’opportunità di essere madre. L’arrivo della piccola Sarah sconvolge positivamente la traiettoria inerziale delle loro vite: Leah si prende cura di quella simil-nipotina che non ha potuto avere mentre Oren, dapprima riluttante, inizia a occuparsi di lei perché in questo modo riprende a occuparsi del figlio. E’ questo il tema portante del film; come ci si poteva aspettare, si sviluppa anche una storia romantico-sessuale fra i due neo-nonni ma questa,  più che il motore della storia, appare essere l’effetto indotto del loro nuovo modo di essere, dell’essere ormai in pace con il proprio passato.

In questo racconto c’è indubbiamente una prevalenza di buoni sentimenti e ciò è sempre stato molto pericoloso perché finisce per alzare il tasso di zuccheri ma per fortuna ci sono Michael  Douglas che immette una buona dose di cattiveria e qualche battuta riuscita mentre Diane  Keaton, forse da troppi film, si è specializzata nella figura di donna  instabile in cerca di affetto.

Fa piacere notare come il film sia portatore di un altro messaggio implicito ma ugualmente molto chiaro: lo fa parlandoci della metamorfosi del bruco in farfalla, della nascita improvvisa di un bambino, non in ospedale, ma su un divano del salotto mentre Oren si improvvisa ostetrico; nella scena finale dove tre famiglie si godono una giornata festiva con i loro bambini: la natura è una cosa meravigliosa, bisogna solo lasciare che segua il suo corso e  rispettarla senza alterarla.  

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UNA NOTTE IN GIALLO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/09/2014 - 18:12
Titolo Originale: Walk of Shame
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Steven Brill
Sceneggiatura: Steven Brill
Produzione: SIDNEY KIMMEL ENTERTAINMENT, FILMDISTRICT, LAKESHORE ENTERTAINMENT
Durata: 95
Interpreti: Elizabeth Banks, James Marsden, Gillian Jacobs, Sarah Wright

Meghan lavora come reporter in una rete televisiva di Los Angeles. Nello stesso giorno tutto il suo mondo crolla: il fidanzato decide di lasciarla e la sua candidatura a giornalista del telegiornale viene scartata. Per consolarla due amiche la portano in un locale notturno facendole indossare un seducente tubino giallo. La mattina dopo una telefonata sveglia Meghan: il posto da giornalista può essere ancora suo se si presenterà negli studi per le 17. La ragazza si accorge subito che la cosa non sarà facile: ha passato la notte, dopo una solenne ubriacatura, con il barista del locale e si accorge di trovarsi senza la macchina (è stata portata via dal carro attrezzi) senza un soldo e senza un documento di identità. Non le resta che avviarsi a piedi in cerca della sua auto…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Tre ragazze disinvolte vanno in un locale per cercare degli uomini con cui trascorrere la notte
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio con continui riferimenti sessuali
Giudizio Artistico 
 
Una regia senza fascino e una sceneggiatura incapace di spunti originali. Una occasione persa per Elizabeth Banks che qui è solo bella
Testo Breve:

Una ragazza attraversa a piedi i pericolosi sobborghi di Los Angeles senza soldi e senza cellulare, indossando solo un miniabito giallo. L’occasione di  realizzare una commedia divertente viene persa per le troppe ovvietà e una visione qualunquista dei pericoli delle grandi metropoli

Non occorre spendere molte parole su questo film, veramente indigesto.

Un provinciale a New York (1970) con Jack Lemmon affrontava una situazione molto simile: una serie incredibile di sfortunate circostanze rendevano la vita difficile a un provinciale che era arrivato a New York per un importante appuntamento. Ora è Meghan (Elizabeth  Banks) che si ritrova senza un soldo e una carta di identità a girare per i sobborghi di Los Angeles con indosso nient’altro che un miniabito color canarino che la fanno scambiare per una prostituta fuori orario. Spiace per Elisabeth Banks che ha avuto finalmente l’opportunità di recitare in un film come protagonista assoluta (dopo aver recitato, con molta ironia, la parte di Effie Trinket nella serie Hungher Games) ma in realtà viene soprattutto impiegata per la sua bellezza (per tutta la durata del film indossa il famoso abitino giallo) e non riesce a esprimere nessun’altro talento, a causa di una regia senza fascino  e una sceneggiatura senza originalità.

Si dovrebbe ridere per questa bionda che si aggira per i quartieri più malfamati di L.A. mentre dei poliziotti la scambiano per prostituta, una guidatrice di autobus per una spacciatrice di droga e di fatto nessuna la aiuta per eccesso di stupidità o per ottusità burocratica. 

Ciò che stride nel racconto è proprio quell’eccesso di sfortuna in cui Meghan incorre e che recide inesorabilmente il patto di credibilità con lo spettatore. La sceneggiatura tradisce inoltre non poco provincialismo nel collezionare tanti luoghi comuni sui pericoli delle grandi metropoli e sull’indifferenza della gente che le abita. 

Non poche incongruenze accrescono la sensazione di sgradevolezza: come mai a Meghan che all’inizio vediamo molto seria e dedita al lavoro, è sufficiente una serata un po’ triste per ubriacarsi e andare a letto con il primo (bel) ragazzo che ha incontrato (a dire il vero anche le sue amiche fanno lo stesso)? Come mai la sua concorrente per il posto di giornalista viene scartata per esser stata fotografata in intimità assieme a un’altra donna? Si tratta di un’insolita visione retrò rispetto ai tempi attuali dove una simile situazione sarebbe stato un motivo di interesse in più per la candidatura.

Un turpiloquio continuo e battute con riferimenti sessuali espliciti completano l’opera.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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INSIEME PER FORZA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/03/2014 - 10:45
Titolo Originale: Blended
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Frank Coraci
Sceneggiatura: Ivan Menchell Clare Sera
Produzione: ULFSTREAM PICTURES, HAPPY MADISON PRODUCTIONS, KARZ ENTERTAINMENT, WARNER BROS.
Durata: 117
Interpreti: Adam Sandler, Drew Barrymore,

Lauren è divorziata con due figli pestiferi, Jim è vedovo con tre figlie alquanto problematiche. Entrambi si sentono totalmente assorbiti dai loro impegni familiari e il loro primo incontro, un blind date, si risolve in un disastro. Inaspettatamente si ritrovano a passare, con i loro figli, una settimana di vacanza in un resort africano e ciò li costringe, quasi controvoglia, a cercare di conoscersi meglio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film valorizza l'importanza di una educazione differenziata fra maschi e femmine. Nulla di nuovo né di originale riguardo al problema dei divorziati che cercano di ricostituirsi una nuova vita
Pubblico 
Adolescenti
Impiego di una comicità con crudi riferimenti a sfondo sessuale
Giudizio Artistico 
 
Sceneggiatura discontinua, che si preoccupa di sviluppare la storia degli adulti, stereotipizzando i comportamenti degli adolescenti. Grossolana e quasi offensiva la descrizione dell’Africa
Testo Breve:

Due single con figli (uno vedovo, l’altra divorziata) fanno esercitazioni di famiglia allargata in un lussuoso resort africano. Racconto semiserio che si appoggia su una comicità scurrile

L’idea non è malvagia. Sono sempre esistiti degli alberghi specializzati nell’accogliere sposini in luna di miele: ambienti esotici, camere da letto lussuriose e bagni con vasca Jacuzzi. Ma i tempi e le esigenze si evolvono: perché allora non organizzare resort per famiglie blended (è il titolo originale del film, che potremmo tradurre con “allargate”)?

La parte centrale del film si sviluppa proprio in Sud Africa, in un resort a 5 stelle dove lui e lei non arrivano da soli ma accompagnati dai rispettivi figli e mentre si godono una cenetta sotto le stelle, i ragazzi hanno modo di scatenarsi nei vari intrattenimenti che sono stati organizzati per loro. E’ questa una delle note più originali del film,  interamente dedicato al tema delle famiglie allargate, in particolare quelle di Lauren (Drew Barrymore), divorziata con due pestiferi figli maschi e di Jim (Adam Sandler), vedovo con tre figlie.

Adam Sandler sembra ormai puntare in modo deciso sul filone dei film familiari: abbandonata, anche per limiti anagrafici, la comicità scurrile dei primi film adolescenziali, è poi approdato a storie romantiche (il migliore è stato 50 volte il primo bacio) o a goliardici racconti familiari come Un weekend per bamboccioni. Questa volta Adam si cimenta in una situazione mista: se il tema portante è la fatica di due adulti di trovare il coraggio di innamorarsi nuovamente, partecipiamo anche allo scomposto agitarsi di ragazzi e ragazze in piena crisi adolescenziale.

L’intreccio fra Lauren e Jim è la parte che la sceneggiatura ha meglio sviluppato: nel loro primo incontro (un blind date organizzato da amici comuni), si accorgono ben presto di esser fuori esercizio da troppi anni: non ricordano  più come si fa a provare interesse per una persona che non si conosce.  La cura dei figli è diventata un impegno totalizzante. Anche se galeotta sarà la settimana passata nel resort Sud Africano, l’affetto mai sopito per la  moglie e il ricordo vivo che di lei hanno ancora le sue figlie, sarà un pungolo per l’onesta coscienza di Jim che lo trattiene da creare turbative all’equilibrio già precario della sua famiglia. Ugualmente complessa la situazione di Lauren: il suo ex marito dichiara di voler mettere la testa a posto per tornare da lei. In questo caso la sceneggiatura risolve il problema in modo  sbrigativo: l’ex-marito si mostra presto incapace di prestare le attenzioni dovute ai suoi figli, semplificando la decisione di Lauren.

Particolarmente trascurate dalla sceneggiatura sono le figure dei 5 figli, ingabbiate nei più abusati stereotipi: un ragazzo scatenato che si mette sempre nei guai, un altro particolarmente dispettoso, una quindicenne al suo primo innamoramento, una bambina che coi sui vezzi e carinerie riesce ad ottenere dal papà tutto ciò che vuole.

Da lodare nel film l’importanza che è data a un’educazione differenziata fra i maschi e le femmine, con buona pace delle varie ideologie gender: alla fine le figlie di Jim avranno con Lauren quelle confidenze che ci si aspetta da una madre, mentre Jim saprà dare ai due discoli di Lauren utili consigli nelle competizioni sportive.

Una nota di demerito va data per come il film tratta l’Africa e gli africani: ciò che è natura libera e selvaggia è trasformato in un fasullo parco di divertimenti sullo stile dei più spettacolari alberghi di Las Vegas mentre i nativi vengono ridotti a figure da cabaret o ballerini da musical per il diletto dei ricchi turisti americani.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/26/2014 - 22:31
Titolo Originale: No se Aceptan Devoluciones
Paese: MESSICO
Anno: 2013
Regia: Eugenio Derbez
Sceneggiatura: Guillermo Ríos, Leticia López Margalli, Eugenio Derbez
Produzione: ALEBRIJE CINE Y VIDEO, FULANO, MENGANO Y ASOCIADOS
Durata: 115
Interpreti: Eugenio Derbez,Loreto Peralta, Jessica Lindsey

Valentin vive ad Acapulco e di mestiere fa il playboy intrattenendo turiste desiderose di conservare bei ricordi delle vacanze trascorse in Messico. Un giorno bussa alla sua porta Julie, una ragazza che aveva conosciuto due anni prima e che gli presenta il “ricordo” della loro estate trascorsa insieme: una bimba di nome Maggie. Julie, con un pretesto, non si fa più vedere e a Valentin non resta che assumersi il ruolo di padre. Si trasferisce a Los Angeles, si inserisce nel mondo del cinema come stuntman e Maggie, che ormai ha 7 anni, vive con lui una vita serena, ma all’improvviso arriva Julie, che reclama per sè la bambina...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un uomo scopre improvvisamente di esser diventato padre e per amore della bambina decide di mettere la testa a posto
Pubblico 
Adolescenti
Battaglie familiari sconsigliabili ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film costringe lo spettatore a seguire vistosi salti di stile fino a portarlo verso un finale da soap opera. Ben tratteggiati tutti i personaggi
Testo Breve:

Un playboy di Acapulco viene improvvisamente messo di fronte alla responsabilità di dover allevare una figlia da solo. Un elogio alla paternità anche quando non si riesce a formare una famiglia

Eugenio Derbez è un attore-regista messicano molto noto in patria che con questo film del 2013 ha ottenuto il maggior incasso U.S.A. finora registrato per un film in lingua spagnola.

In effetti, nella prima parte si ha modo di apprezzare la comicità di Eugenio nella parte di un giovane che non vuole crescere, seduttore di turiste ad Acapulco,  il quale di colpo si trova, tutto da solo,  a dover allevare una bambina. L’amore che progressivamente nasce in lui verso Maggie lo spinge a mettere la testa a posto e, trasferitosi a Los Angeles, trova un  lavoro come stuntman. Valentin ha anche la correttezza di non rivelare a Maggie che la mamma l’ha abbandonata. Riesce anzi a d alimentare la speranza di un incontro futuro  facendo in modo che possa ricevere ogni mese una lettera della mamma, troppo impegnata in giro per il mondo a salvare l'umanità o a proteggere qualche razza in via di estinzione. 

Il racconto cambia tono quando  Julie si rifà viva per reclamare la bambina per sè: la leggerezza iniziale si dissolve e il tema dominante diventa la battaglia legale fra i due genitori.

Il gran finale che non riveliamo trasforma ulteriormente il racconto ed ora ci troviamo in piena soap opera: i colpi di scena finali, che si susseguono a ritmo serrato, costringono a tener pronti i fazzoletti.

Potrebbe esser facile denigrare il film per l’eccesso di furbizia con la quale prepara, inaspettati, lacrimosi cambiamenti di prospettiva ma bisogna riconoscere che il film mostra anche vivaci squarci di umanità.

Il rapporto fra Valentin e  la coppia di Acapulco che lo aiuta ad allevare Maggie nei primissimi momenti; il simpatico camionista che aiuta Valentin ad attraversare il confine con gli Stati Uniti e il collega messicano che lo introduce nel mondo degli stuntmen; il rapporto fra Valentin e Maggie, una forma di complicità che li porta a vivere in un mondo di fantasia costruito solo per loro; il rapporto fra Valentin e suo padre, tema ricorrente nel film, che gli aveva insegnato ad affrontare la vita senza paura.

Non si può non notare, nello sviluppo della storia, un malcelato orgoglio nazionale,  la rivendicazione di un primato umano del Messico verso gli Stati Uniti. Se Valentin si mostra generoso a favore della bambina in ogni circostanza, veniamo a sapere che Julie, oltre ad aver abbandonato la figlia, aveva avuto in quell’estate fatidica altre relazioni amorose ed infine si ripresenta dopo sette  anni di assenza con una fidanzata lesbica.

Forse è la stessa motivazione che ha spinto l’autore a optare per un lacrimoso finale da soap-opera, indubbiamente poco sopportabile, ma quasi una orgogliosa rivendicazione dell’originalità dei sentimenti nazionali.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TUTTE CONTRO LUI - The Other Woman

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/18/2014 - 18:43
Titolo Originale: The Other Woman
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Nick Cassavetes
Sceneggiatura: Melissa K. Stack
Produzione: LBI PRODUCTIONS, TWENTIETH CENTURY FOX FILM CORPORATION
Durata: 110
Interpreti: Cameron Diaz, Leslie Mann, Kate Upton, Nikolaj Coster-Waldau

Carly, affermata avvocatessa sugli “anta” sta vivendo un’ appassionata storia d’amore con l’affascinante Mark. Ma proprio quando Carly cerca di fargli conoscere suo padre, Mark si eclissa misteriosamente. Il segreto sarà presto svelato: Mark è sposato con Kate, casalinga ingenuamente innamorata di suo marito. Dopo un primo momento di diffidenza, le due donne decidono di allearsi per scoprire i segreti della vita di Mark. Si accorgono così che l’uomo si incontra con una terza donna, la giovane Amber…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La logica del Woman Power suggerisce che ciò che ha valore è l’amicizia fra donne; gli uomini sono solo un piacevole passatempo
Pubblico 
Adolescenti
Frasi allusive e situazioni scurrili
Giudizio Artistico 
 
Nell’ansia di far ridere, la regia carica i toni: il personaggio della moglie Kate è solo fastidiosamente isterica
Testo Breve:

Tre donne scoprono di esser state ingannate dallo stesso uomo e debbono decidere se contenderselo o allearsi. Una commedia dall’umorismo scollacciato molto prevedibile

Carly e Kate, ormai amiche e alleate, stanno pedinando Mark che si è concesso una giornata al mare con una misteriosa ragazza. Quest’utima  si alza dalla sedia a sdraio e appare in tutta la sua bellezza e giovinezza (interpretata dalla modella Kate  Upton, qui aspirante attrice) . Le due donne, che stanno sbirciando con i binocoli, non possono che rassegnarsi a tanta sleale competizione. E’ questa la guerra delle forme, della depilazione continua, della biancheria minima, che dà il tono a questo film che dispensa comicità in tutto ciò che appare e in ciò che si desidera e  decreta la sconfitta di qualunque intenzione che possa prendere la forma di un impegno sentimentale.

Cameron Diaz ha avuto una carriera singolare: dopo l’esordio a fianco di Jim Carrey nel film  The mask (1994) , ha trovato presto la sua chiave di ingresso al successo: con Tutti pazzi per Mary (1998) ha iniziato ad animare commedie romantiche caratterizzate da una comicità goliardicamente spregiudicata ed allusiva  anche se solo verbale.

Un esempio riuscito è stato Notte brava a las Vegas (2008), dove in mezzo a scurrilità varie, si arrivava alla fine a dare un messaggio positivo: due giovani riuscivano ad andare oltre l’intesa sessuale per scoprire qualcosa che li legava più profondamente e motivare così il loro matrimonio, già avvenuto in una notte pazza a Las Vegas.

Tutte contro lui, ripropone, oltre a una Cameron Diaz che non può più nascondere di aver superato i quarant’anni, lo stesso tipo di comicità senza freni ma questa volta l’elogio del matrimonio è rimasto nel cassetto. Il film, che si può far rientrare nell’ormai ampio filone del woman power (già visto in maleficent e The Brave), racconta come tre donne tradite dallo stesso uomo (la prima come moglie, le altre due come amanti) riescano a elaborare una vendetta, tremenda vendetta verso un uomo fedifrago, vanitoso e imbroglione.

Il racconto scorre quindi su un binario prevedibile e appena le tre donne smettono di vedersi come concorrenti scoprono che ciò che più conta è la loro amicizia; sanno di non poter fare a meno degli uomini ma si debbono rassegnare all’evidenza:  i rapporti uomo-donna non durano. ” Le persone egoiste sono quelle che durano più a lungo”: è la pillola di saggezza che viene ammannita nel film.

Kate, che è sempre stata innamorata del marito e che per lui si è “ridotta” a fare la casalinga e a rassegnarsi, secondo i suoi desideri, a non avere figli, ha la maggiore parabola di “crescita”: trova il coraggio di tradire, chiedere il divorzio e a realizzarsi con il lavoro. La giovane Amber al contrario è solo in cerca di sensazioni forti ed esotiche e le trova stando con un uomo che ha quarant’anni più di lei.

Solo Carly ha la fortuna di incontrare un uomo simpatico dal quale attenderà, alla fine del film,  perfino un figlio. Peccato che questa relazione è trattata dagli sceneggiatori molto sbrigativamente: i dialoghi fra lui e Carly sono fra i più noiosi e banali della storia. Non ci si può aspettare niente di più da un uomo che si comporta da galantuomo (non approfitta di certe situazioni) e che quando pensa a una ragazza lo fa nell’ottica di un matrimonio. Sembra quasi che Carly, con i suoi quarant’anni, abbia ceduto per stanchezza dopo tante avventure passate…

La morale del film è chiara e  le regole del Woman Pover risultano ben tracciate: far privilegiare l’amicizia femminile sulla competizione; mai rubare un uomo a una donna sposata; per il resto, la caccia è libera…

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ROMPICAPO A NEW YORK

Inviato da Franco Olearo il Ven, 06/13/2014 - 15:10
Titolo Originale: Casse-tête chinois
Paese: FRANCIA
Anno: 2013
Regia: Cédric Klapisch
Sceneggiatura: Cédric Klapisch
Produzione: CE QUI ME MEUT, STUDIOCANAL, FRANCE 2 CINÉMA
Durata: 118
Interpreti: Romain Duris, Audrey Tautou, Cécile de France, Kelly Reilly

Il quarantenne Xavier convive da ormai dieci anni ed è diventato padre di due figli. Quando la sua donna, Wendy, lo saluta per andare a vivere a New York con il suo nuovo uomo, Xavier decide di raggiungerla per stare vicino ai ragazzi. Si fa ospitare dalla sua amica lesbica Isabelle e dalla sua compagna e alla fine acconsente a donar loro il seme per una fecondazione eterologa. Presto arriva a trovarlo anche l’amica divorziata Martine con i suoi due figli, ma la vita in America è complicata e l’unico modo che ha Xavier di ottenere la Green card è organizzare un matrimonio di comodo con una ragazza cinese…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è la summa di tutto ciò che è contrario al concetto di famiglia: infedeltà, inseminazioni eterologhe, famiglie con due madri e un padre.
Pubblico 
Sconsigliato
Alcune scene di incontri sessuali con nudità, una sequenza di masturbazione per ottenere una inseminazione eterologa
Giudizio Artistico 
 
L’autore cerca di stordire lo spettatore con un susseguirsi ininterrotto di eventi e di coppie che si uniscono e poi si separano in modo da coprire l’incredibile leggerezza della storia. Sconsigliato
Testo Breve:

L’autore di l’Appartamento spagnolo e Bambole Russe continua i suoi ritratti di amori fugaci e di uomini e donne irresponsabili con l’aggravante che ora i protagonisti hanno quarant’anni e sono padri e madri di figli che abbandonano con grande facilità

Xavier sta salutando all’aereoporto i suoi due figli che stanno accompagnando la madre a New York. Il distacco è doloroso ma Xavier, un po’ cinicamente, riesce a convincere suo figlio maggiore che New York è fantastica. Tempo dopo, quando tutti si trovano nella Grande Mela,  è lo stesso figlio che suggerisce a Xavier di non lasciar partire l’amica Martine ed i suoi figli: potrebbe essere una buona compagna per lui e in fondo New York è realmente fantastica.

In un  film come questo del regista e sceneggiatore Cédric  Klapisch, già autore di L’appartamento spagnolo e Bambole russe, la presenza di bambini remissivi e saggi risulta indispensabile perché in questo modo i loro genitori, questi adolescenti quarantenni, si sentono meno in colpa per la loro incapacità cronica di fermarsi a  costruire per loro uno stabile nido.

L’autore, con questa sua storia scombinata di uomini e donne mature solo anagraficamente conferma definitivamente la sua ideologia. Nei film precedenti, dove i protagonisti erano dei giovani, poteva sembrare che quella leggerezza del vivere, quel cogliere l’attimo fuggente per assaporare subito dopo quello successivo, fosse una espressione di giovanilismo: ora invece è diventata una condizione esistenziale dove nulla potrà interessare i protagonisti più dell’attimo in cui accade, senza alcuna responsabilità.

La leggerezza del racconto può esser sembrato all’autore un modo per divertire lo spettatore con le rocambolesche vicissitudini del protagonista: dopo aver salutato i suoi figli che debbono partire per New York assieme alla madre, anche Xavier raggiunge l’altra sponda dell’Atlantico e non esita ad andare in una clinica di fecondazione assistita per donare il suo seme a favore di Isabelle, la sua amica lesbica e della sua compagna Ju. La bimba è appena nata quando Isabelle si invaghisce di un’altra donna. Xavier ne resta scandalizzato ma Isabelle gli rinfaccia che è lui che non capisce perché è troppo tempo che non fa l’amore.  Intanto Xavier affronta e risolve un suo problema: per ottenere la Green Card trova una ragazza cinese compiacente che si presta a fare tutte le pratiche necessarie e a venir sottoposta, assieme a lui ai duri interrogatori dell’Ufficio Immigrazione. Alla fine sarà una quarta donna, la divorziata Martine a proporgli una convivenza con i suoi due figli del precedente matrimonio.

Non vogliamo dilungarci oltre con questo film ma spero che questa breve sintesi sia stata sufficiente per mostrare le sue due caratteristiche: una malcelata antipatia nei confronti degli Stati Uniti e della sue leggi, e una leggerezza nei confronti delle tematiche familiari che degenera in un cinismo che non fa più ridere.

Cédric Klapisch ha commesso un grave errore: ha scelto, per la parte del figlio di dieci anni di Xavier, un bambino (Pablo Mugnier-Jacob) che ha occhi dolcissimi ma molto tristi. Se ci si immerge in quegli occhi non si riesce più a ridere per le bravate dei suoi irresponsabili genitori.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TUTTA COLPA DEL VULCANO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/10/2014 - 19:09
Titolo Originale: Eyjafjallajökull
Paese: Francia
Anno: 2013
Regia: Alexandre Coffre
Sceneggiatura: Laurent Zeitoun, Yoann Gromb, Alexandre Coffre
Produzione: Quad Productions, TF1 Films Productions, Scope Pictures
Durata: 92
Interpreti: Valérie Bonneton, Dany Boon, Denis Ménochet, Albert Delpy, Bérangèere McNeese

Alan e Valérie, divorziati da anni, sono in viaggio sullo stesso aereo per recarsi in Grecia al matrimonio di Cécile, la figlia ventenne. L’eruzione del vulcano finlandese Eyjafjallajökull rende impossibile la circolazione aerea e li costringe ad atterrare in Germania. I due ex coniugi si ritrovano così a condividere un rocambolesco viaggio on the road, che riporterà a galla sentimenti passati.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due ex coniugi riescono a fare alla loro figlia il più bel regalo di nozze: quello di rimettersi insieme
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio, violenza, scena di sesso
Giudizio Artistico 
 
Una remarriage comedy (in voga negli anni ’30 e ’40) che finisce per sprecare in parte il proprio potenziale narrativo a favore di uno stile slapstick, divertente, ma un po’ superficiale.
Testo Breve:

L’eruzione del vulcano finlandese Eyjafjallajökull costringe una coppia divorziata a un viaggio avventuroso per cercare di raggiungere la loro figlia in procinto di sposarsi. 

La commedia francese diretta da Alexandre Coffre prende come spunto l’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull, che nel 2010 costrinse a terra migliaia di persone, per esplorare il rapporto tra due ex coniugi il cui matrimonio si è concluso molto male, tra rancori e recriminazioni. Non ci vuole molto a capire che in realtà, nonostante le ostilità, i due provano ancora affetto e attrazione l’uno per l’altra.

Mentre Alan, dopo il divorzio, si è rifatto una famiglia, Valérie vive sola, anche se non ha mai avuto problemi a trovarsi un uomo. Se Alan è più composto ed educato, Valérie è esplosiva e provocatrice. Con due personaggi così (interpretati da due attori che insieme appaiono ben rodati), il divertimento è assicurato.

Acerrimi nemici, Alan e Valérie non possono fare a meno di rivangare il passato e accusarsi reciprocamente. Quando le circostanze li portano a condividere molto tempo insieme ma seppellire l’ascia di guerra, anche temporaneamente, diventa un’impresa impossibile. Le situazioni sono portate quasi al limite dell’assurdo tra ferimenti, auto distrutte, aerei e furgoni rubati. Dopo un susseguirsi di azioni distruttive, assurde e pericolose che li portano in realtà ad avvicinarsi, i due ritrovano la passione di un tempo in un hotel in Slovenia, dove hanno fatto sosta per la notte. Valérie indossa il suo vecchio abito da sposa, che avrebbe dovuto portare alla figlia, perché ha perso i vestiti durante una delle loro disavventure. Non si sa se sia l’abito a far riaffiorare i ricordi di quello che è stato il loro matrimonio, ma i due si riscoprono attratti l’uno dall’altra, e accantonano per qualche ora rancori e dissapori. Inseguiti dalla polizia di tutta Europa, i due riusciranno ad arrivare in Grecia, giusto in tempo per assistere al matrimonio della figlia. Alla cerimonia è presente anche la compagna di Alan, alla quale Valérie non manca di svelare che ha passato una notte con l’ex marito. Insomma, le ripicche in fondo non sono finite e, nonostante Alan e Valérie si siano riappacificati, Alan non è un uomo libero e il suo tradimento, svelato da Valérie, rischia di mettere in pericolo l’unità della sua attuale famiglia.

Sul finale i toni sono stemperati e l’obiettivo comune è raggiunto: non mancare al giorno più importante per Cécile, quell’unica figlia che li unisce ancora e che è frutto dell’amore che è stato. Cécile ha sofferto tutta la vita per il rapporto ostile tra i due genitori e il regalo più bello che loro possano farle è essere insieme lì, per lei. Alan canta una canzone alla figlia, dedicandogliela. Quando la voce gli si rompe per l’emozione, interviene Valérie, per cantare insieme a lui e supportarlo. Cécile non ha mai visto i genitori fare qualcosa insieme per lei e ne è commossa. Quello che rimane del matrimonio di Alan e Valérie, in fondo, è visibile agli occhi di tutti: l’amore per quella figlia e il bene che è stato in passato e che non si può cancellare.

Nonostante la buona prova degli attori e alcune scene divertenti, il rapporto tra i due ex coniugi è lasciato in sospeso: la compagna di Alan perdonerà il tradimento? Alan tornerà dall’ex moglie? Valérie vorrà stare davvero con Alan o la notta passata insieme ha rappresentato solo un revival nostalgico?

Tutta colpa del vulcano si presenta come una remarriage comedy (commedia hollywoodiana degli anni ’30 e ’40, che vede protagonisti due ex coniugi che ritornano insieme), ma finisce per sprecare in parte il proprio potenziale narrativo a favore di uno stile slapstick (tipo di comicità basata sul linguaggio del corpo) divertente, ma un po’ superficiale.

Autore: Eleonora Fornasari
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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