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INSIEME PER FORZA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/03/2014 - 11:45
Titolo Originale: Blended
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Frank Coraci
Sceneggiatura: Ivan Menchell Clare Sera
Produzione: ULFSTREAM PICTURES, HAPPY MADISON PRODUCTIONS, KARZ ENTERTAINMENT, WARNER BROS.
Durata: 117
Interpreti: Adam Sandler, Drew Barrymore,

Lauren è divorziata con due figli pestiferi, Jim è vedovo con tre figlie alquanto problematiche. Entrambi si sentono totalmente assorbiti dai loro impegni familiari e il loro primo incontro, un blind date, si risolve in un disastro. Inaspettatamente si ritrovano a passare, con i loro figli, una settimana di vacanza in un resort africano e ciò li costringe, quasi controvoglia, a cercare di conoscersi meglio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film valorizza l'importanza di una educazione differenziata fra maschi e femmine. Nulla di nuovo né di originale riguardo al problema dei divorziati che cercano di ricostituirsi una nuova vita
Pubblico 
Adolescenti
Impiego di una comicità con crudi riferimenti a sfondo sessuale
Giudizio Artistico 
 
Sceneggiatura discontinua, che si preoccupa di sviluppare la storia degli adulti, stereotipizzando i comportamenti degli adolescenti. Grossolana e quasi offensiva la descrizione dell’Africa
Testo Breve:

Due single con figli (uno vedovo, l’altra divorziata) fanno esercitazioni di famiglia allargata in un lussuoso resort africano. Racconto semiserio che si appoggia su una comicità scurrile

L’idea non è malvagia. Sono sempre esistiti degli alberghi specializzati nell’accogliere sposini in luna di miele: ambienti esotici, camere da letto lussuriose e bagni con vasca Jacuzzi. Ma i tempi e le esigenze si evolvono: perché allora non organizzare resort per famiglie blended (è il titolo originale del film, che potremmo tradurre con “allargate”)?

La parte centrale del film si sviluppa proprio in Sud Africa, in un resort a 5 stelle dove lui e lei non arrivano da soli ma accompagnati dai rispettivi figli e mentre si godono una cenetta sotto le stelle, i ragazzi hanno modo di scatenarsi nei vari intrattenimenti che sono stati organizzati per loro. E’ questa una delle note più originali del film,  interamente dedicato al tema delle famiglie allargate, in particolare quelle di Lauren (Drew Barrymore), divorziata con due pestiferi figli maschi e di Jim (Adam Sandler), vedovo con tre figlie.

Adam Sandler sembra ormai puntare in modo deciso sul filone dei film familiari: abbandonata, anche per limiti anagrafici, la comicità scurrile dei primi film adolescenziali, è poi approdato a storie romantiche (il migliore è stato 50 volte il primo bacio) o a goliardici racconti familiari come Un weekend per bamboccioni. Questa volta Adam si cimenta in una situazione mista: se il tema portante è la fatica di due adulti di trovare il coraggio di innamorarsi nuovamente, partecipiamo anche allo scomposto agitarsi di ragazzi e ragazze in piena crisi adolescenziale.

L’intreccio fra Lauren e Jim è la parte che la sceneggiatura ha meglio sviluppato: nel loro primo incontro (un blind date organizzato da amici comuni), si accorgono ben presto di esser fuori esercizio da troppi anni: non ricordano  più come si fa a provare interesse per una persona che non si conosce.  La cura dei figli è diventata un impegno totalizzante. Anche se galeotta sarà la settimana passata nel resort Sud Africano, l’affetto mai sopito per la  moglie e il ricordo vivo che di lei hanno ancora le sue figlie, sarà un pungolo per l’onesta coscienza di Jim che lo trattiene da creare turbative all’equilibrio già precario della sua famiglia. Ugualmente complessa la situazione di Lauren: il suo ex marito dichiara di voler mettere la testa a posto per tornare da lei. In questo caso la sceneggiatura risolve il problema in modo  sbrigativo: l’ex-marito si mostra presto incapace di prestare le attenzioni dovute ai suoi figli, semplificando la decisione di Lauren.

Particolarmente trascurate dalla sceneggiatura sono le figure dei 5 figli, ingabbiate nei più abusati stereotipi: un ragazzo scatenato che si mette sempre nei guai, un altro particolarmente dispettoso, una quindicenne al suo primo innamoramento, una bambina che coi sui vezzi e carinerie riesce ad ottenere dal papà tutto ciò che vuole.

Da lodare nel film l’importanza che è data a un’educazione differenziata fra i maschi e le femmine, con buona pace delle varie ideologie gender: alla fine le figlie di Jim avranno con Lauren quelle confidenze che ci si aspetta da una madre, mentre Jim saprà dare ai due discoli di Lauren utili consigli nelle competizioni sportive.

Una nota di demerito va data per come il film tratta l’Africa e gli africani: ciò che è natura libera e selvaggia è trasformato in un fasullo parco di divertimenti sullo stile dei più spettacolari alberghi di Las Vegas mentre i nativi vengono ridotti a figure da cabaret o ballerini da musical per il diletto dei ricchi turisti americani.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/26/2014 - 23:31
Titolo Originale: No se Aceptan Devoluciones
Paese: MESSICO
Anno: 2013
Regia: Eugenio Derbez
Sceneggiatura: Guillermo Ríos, Leticia López Margalli, Eugenio Derbez
Produzione: ALEBRIJE CINE Y VIDEO, FULANO, MENGANO Y ASOCIADOS
Durata: 115
Interpreti: Eugenio Derbez,Loreto Peralta, Jessica Lindsey

Valentin vive ad Acapulco e di mestiere fa il playboy intrattenendo turiste desiderose di conservare bei ricordi delle vacanze trascorse in Messico. Un giorno bussa alla sua porta Julie, una ragazza che aveva conosciuto due anni prima e che gli presenta il “ricordo” della loro estate trascorsa insieme: una bimba di nome Maggie. Julie, con un pretesto, non si fa più vedere e a Valentin non resta che assumersi il ruolo di padre. Si trasferisce a Los Angeles, si inserisce nel mondo del cinema come stuntman e Maggie, che ormai ha 7 anni, vive con lui una vita serena, ma all’improvviso arriva Julie, che reclama per sè la bambina...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un uomo scopre improvvisamente di esser diventato padre e per amore della bambina decide di mettere la testa a posto
Pubblico 
Adolescenti
Battaglie familiari sconsigliabili ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film costringe lo spettatore a seguire vistosi salti di stile fino a portarlo verso un finale da soap opera. Ben tratteggiati tutti i personaggi
Testo Breve:

Un playboy di Acapulco viene improvvisamente messo di fronte alla responsabilità di dover allevare una figlia da solo. Un elogio alla paternità anche quando non si riesce a formare una famiglia

Eugenio Derbez è un attore-regista messicano molto noto in patria che con questo film del 2013 ha ottenuto il maggior incasso U.S.A. finora registrato per un film in lingua spagnola.

In effetti, nella prima parte si ha modo di apprezzare la comicità di Eugenio nella parte di un giovane che non vuole crescere, seduttore di turiste ad Acapulco,  il quale di colpo si trova, tutto da solo,  a dover allevare una bambina. L’amore che progressivamente nasce in lui verso Maggie lo spinge a mettere la testa a posto e, trasferitosi a Los Angeles, trova un  lavoro come stuntman. Valentin ha anche la correttezza di non rivelare a Maggie che la mamma l’ha abbandonata. Riesce anzi a d alimentare la speranza di un incontro futuro  facendo in modo che possa ricevere ogni mese una lettera della mamma, troppo impegnata in giro per il mondo a salvare l'umanità o a proteggere qualche razza in via di estinzione. 

Il racconto cambia tono quando  Julie si rifà viva per reclamare la bambina per sè: la leggerezza iniziale si dissolve e il tema dominante diventa la battaglia legale fra i due genitori.

Il gran finale che non riveliamo trasforma ulteriormente il racconto ed ora ci troviamo in piena soap opera: i colpi di scena finali, che si susseguono a ritmo serrato, costringono a tener pronti i fazzoletti.

Potrebbe esser facile denigrare il film per l’eccesso di furbizia con la quale prepara, inaspettati, lacrimosi cambiamenti di prospettiva ma bisogna riconoscere che il film mostra anche vivaci squarci di umanità.

Il rapporto fra Valentin e  la coppia di Acapulco che lo aiuta ad allevare Maggie nei primissimi momenti; il simpatico camionista che aiuta Valentin ad attraversare il confine con gli Stati Uniti e il collega messicano che lo introduce nel mondo degli stuntmen; il rapporto fra Valentin e Maggie, una forma di complicità che li porta a vivere in un mondo di fantasia costruito solo per loro; il rapporto fra Valentin e suo padre, tema ricorrente nel film, che gli aveva insegnato ad affrontare la vita senza paura.

Non si può non notare, nello sviluppo della storia, un malcelato orgoglio nazionale,  la rivendicazione di un primato umano del Messico verso gli Stati Uniti. Se Valentin si mostra generoso a favore della bambina in ogni circostanza, veniamo a sapere che Julie, oltre ad aver abbandonato la figlia, aveva avuto in quell’estate fatidica altre relazioni amorose ed infine si ripresenta dopo sette  anni di assenza con una fidanzata lesbica.

Forse è la stessa motivazione che ha spinto l’autore a optare per un lacrimoso finale da soap-opera, indubbiamente poco sopportabile, ma quasi una orgogliosa rivendicazione dell’originalità dei sentimenti nazionali.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TUTTE CONTRO LUI - The Other Woman

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/18/2014 - 19:43
Titolo Originale: The Other Woman
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Nick Cassavetes
Sceneggiatura: Melissa K. Stack
Produzione: LBI PRODUCTIONS, TWENTIETH CENTURY FOX FILM CORPORATION
Durata: 110
Interpreti: Cameron Diaz, Leslie Mann, Kate Upton, Nikolaj Coster-Waldau

Carly, affermata avvocatessa sugli “anta” sta vivendo un’ appassionata storia d’amore con l’affascinante Mark. Ma proprio quando Carly cerca di fargli conoscere suo padre, Mark si eclissa misteriosamente. Il segreto sarà presto svelato: Mark è sposato con Kate, casalinga ingenuamente innamorata di suo marito. Dopo un primo momento di diffidenza, le due donne decidono di allearsi per scoprire i segreti della vita di Mark. Si accorgono così che l’uomo si incontra con una terza donna, la giovane Amber…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La logica del Woman Power suggerisce che ciò che ha valore è l’amicizia fra donne; gli uomini sono solo un piacevole passatempo
Pubblico 
Adolescenti
Frasi allusive e situazioni scurrili
Giudizio Artistico 
 
Nell’ansia di far ridere, la regia carica i toni: il personaggio della moglie Kate è solo fastidiosamente isterica
Testo Breve:

Tre donne scoprono di esser state ingannate dallo stesso uomo e debbono decidere se contenderselo o allearsi. Una commedia dall’umorismo scollacciato molto prevedibile

Carly e Kate, ormai amiche e alleate, stanno pedinando Mark che si è concesso una giornata al mare con una misteriosa ragazza. Quest’utima  si alza dalla sedia a sdraio e appare in tutta la sua bellezza e giovinezza (interpretata dalla modella Kate  Upton, qui aspirante attrice) . Le due donne, che stanno sbirciando con i binocoli, non possono che rassegnarsi a tanta sleale competizione. E’ questa la guerra delle forme, della depilazione continua, della biancheria minima, che dà il tono a questo film che dispensa comicità in tutto ciò che appare e in ciò che si desidera e  decreta la sconfitta di qualunque intenzione che possa prendere la forma di un impegno sentimentale.

Cameron Diaz ha avuto una carriera singolare: dopo l’esordio a fianco di Jim Carrey nel film  The mask (1994) , ha trovato presto la sua chiave di ingresso al successo: con Tutti pazzi per Mary (1998) ha iniziato ad animare commedie romantiche caratterizzate da una comicità goliardicamente spregiudicata ed allusiva  anche se solo verbale.

Un esempio riuscito è stato Notte brava a las Vegas (2008), dove in mezzo a scurrilità varie, si arrivava alla fine a dare un messaggio positivo: due giovani riuscivano ad andare oltre l’intesa sessuale per scoprire qualcosa che li legava più profondamente e motivare così il loro matrimonio, già avvenuto in una notte pazza a Las Vegas.

Tutte contro lui, ripropone, oltre a una Cameron Diaz che non può più nascondere di aver superato i quarant’anni, lo stesso tipo di comicità senza freni ma questa volta l’elogio del matrimonio è rimasto nel cassetto. Il film, che si può far rientrare nell’ormai ampio filone del woman power (già visto in maleficent e The Brave), racconta come tre donne tradite dallo stesso uomo (la prima come moglie, le altre due come amanti) riescano a elaborare una vendetta, tremenda vendetta verso un uomo fedifrago, vanitoso e imbroglione.

Il racconto scorre quindi su un binario prevedibile e appena le tre donne smettono di vedersi come concorrenti scoprono che ciò che più conta è la loro amicizia; sanno di non poter fare a meno degli uomini ma si debbono rassegnare all’evidenza:  i rapporti uomo-donna non durano. ” Le persone egoiste sono quelle che durano più a lungo”: è la pillola di saggezza che viene ammannita nel film.

Kate, che è sempre stata innamorata del marito e che per lui si è “ridotta” a fare la casalinga e a rassegnarsi, secondo i suoi desideri, a non avere figli, ha la maggiore parabola di “crescita”: trova il coraggio di tradire, chiedere il divorzio e a realizzarsi con il lavoro. La giovane Amber al contrario è solo in cerca di sensazioni forti ed esotiche e le trova stando con un uomo che ha quarant’anni più di lei.

Solo Carly ha la fortuna di incontrare un uomo simpatico dal quale attenderà, alla fine del film,  perfino un figlio. Peccato che questa relazione è trattata dagli sceneggiatori molto sbrigativamente: i dialoghi fra lui e Carly sono fra i più noiosi e banali della storia. Non ci si può aspettare niente di più da un uomo che si comporta da galantuomo (non approfitta di certe situazioni) e che quando pensa a una ragazza lo fa nell’ottica di un matrimonio. Sembra quasi che Carly, con i suoi quarant’anni, abbia ceduto per stanchezza dopo tante avventure passate…

La morale del film è chiara e  le regole del Woman Pover risultano ben tracciate: far privilegiare l’amicizia femminile sulla competizione; mai rubare un uomo a una donna sposata; per il resto, la caccia è libera…

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ROMPICAPO A NEW YORK

Inviato da Franco Olearo il Ven, 06/13/2014 - 16:10
Titolo Originale: Casse-tête chinois
Paese: FRANCIA
Anno: 2013
Regia: Cédric Klapisch
Sceneggiatura: Cédric Klapisch
Produzione: CE QUI ME MEUT, STUDIOCANAL, FRANCE 2 CINÉMA
Durata: 118
Interpreti: Romain Duris, Audrey Tautou, Cécile de France, Kelly Reilly

Il quarantenne Xavier convive da ormai dieci anni ed è diventato padre di due figli. Quando la sua donna, Wendy, lo saluta per andare a vivere a New York con il suo nuovo uomo, Xavier decide di raggiungerla per stare vicino ai ragazzi. Si fa ospitare dalla sua amica lesbica Isabelle e dalla sua compagna e alla fine acconsente a donar loro il seme per una fecondazione eterologa. Presto arriva a trovarlo anche l’amica divorziata Martine con i suoi due figli, ma la vita in America è complicata e l’unico modo che ha Xavier di ottenere la Green card è organizzare un matrimonio di comodo con una ragazza cinese…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è la summa di tutto ciò che è contrario al concetto di famiglia: infedeltà, inseminazioni eterologhe, famiglie con due madri e un padre.
Pubblico 
Sconsigliato
Alcune scene di incontri sessuali con nudità, una sequenza di masturbazione per ottenere una inseminazione eterologa
Giudizio Artistico 
 
L’autore cerca di stordire lo spettatore con un susseguirsi ininterrotto di eventi e di coppie che si uniscono e poi si separano in modo da coprire l’incredibile leggerezza della storia. Sconsigliato
Testo Breve:

L’autore di l’Appartamento spagnolo e Bambole Russe continua i suoi ritratti di amori fugaci e di uomini e donne irresponsabili con l’aggravante che ora i protagonisti hanno quarant’anni e sono padri e madri di figli che abbandonano con grande facilità

Xavier sta salutando all’aereoporto i suoi due figli che stanno accompagnando la madre a New York. Il distacco è doloroso ma Xavier, un po’ cinicamente, riesce a convincere suo figlio maggiore che New York è fantastica. Tempo dopo, quando tutti si trovano nella Grande Mela,  è lo stesso figlio che suggerisce a Xavier di non lasciar partire l’amica Martine ed i suoi figli: potrebbe essere una buona compagna per lui e in fondo New York è realmente fantastica.

In un  film come questo del regista e sceneggiatore Cédric  Klapisch, già autore di L’appartamento spagnolo e Bambole russe, la presenza di bambini remissivi e saggi risulta indispensabile perché in questo modo i loro genitori, questi adolescenti quarantenni, si sentono meno in colpa per la loro incapacità cronica di fermarsi a  costruire per loro uno stabile nido.

L’autore, con questa sua storia scombinata di uomini e donne mature solo anagraficamente conferma definitivamente la sua ideologia. Nei film precedenti, dove i protagonisti erano dei giovani, poteva sembrare che quella leggerezza del vivere, quel cogliere l’attimo fuggente per assaporare subito dopo quello successivo, fosse una espressione di giovanilismo: ora invece è diventata una condizione esistenziale dove nulla potrà interessare i protagonisti più dell’attimo in cui accade, senza alcuna responsabilità.

La leggerezza del racconto può esser sembrato all’autore un modo per divertire lo spettatore con le rocambolesche vicissitudini del protagonista: dopo aver salutato i suoi figli che debbono partire per New York assieme alla madre, anche Xavier raggiunge l’altra sponda dell’Atlantico e non esita ad andare in una clinica di fecondazione assistita per donare il suo seme a favore di Isabelle, la sua amica lesbica e della sua compagna Ju. La bimba è appena nata quando Isabelle si invaghisce di un’altra donna. Xavier ne resta scandalizzato ma Isabelle gli rinfaccia che è lui che non capisce perché è troppo tempo che non fa l’amore.  Intanto Xavier affronta e risolve un suo problema: per ottenere la Green Card trova una ragazza cinese compiacente che si presta a fare tutte le pratiche necessarie e a venir sottoposta, assieme a lui ai duri interrogatori dell’Ufficio Immigrazione. Alla fine sarà una quarta donna, la divorziata Martine a proporgli una convivenza con i suoi due figli del precedente matrimonio.

Non vogliamo dilungarci oltre con questo film ma spero che questa breve sintesi sia stata sufficiente per mostrare le sue due caratteristiche: una malcelata antipatia nei confronti degli Stati Uniti e della sue leggi, e una leggerezza nei confronti delle tematiche familiari che degenera in un cinismo che non fa più ridere.

Cédric Klapisch ha commesso un grave errore: ha scelto, per la parte del figlio di dieci anni di Xavier, un bambino (Pablo Mugnier-Jacob) che ha occhi dolcissimi ma molto tristi. Se ci si immerge in quegli occhi non si riesce più a ridere per le bravate dei suoi irresponsabili genitori.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TUTTA COLPA DEL VULCANO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/10/2014 - 20:09
Titolo Originale: Eyjafjallajökull
Paese: Francia
Anno: 2013
Regia: Alexandre Coffre
Sceneggiatura: Laurent Zeitoun, Yoann Gromb, Alexandre Coffre
Produzione: Quad Productions, TF1 Films Productions, Scope Pictures
Durata: 92
Interpreti: Valérie Bonneton, Dany Boon, Denis Ménochet, Albert Delpy, Bérangèere McNeese

Alan e Valérie, divorziati da anni, sono in viaggio sullo stesso aereo per recarsi in Grecia al matrimonio di Cécile, la figlia ventenne. L’eruzione del vulcano finlandese Eyjafjallajökull rende impossibile la circolazione aerea e li costringe ad atterrare in Germania. I due ex coniugi si ritrovano così a condividere un rocambolesco viaggio on the road, che riporterà a galla sentimenti passati.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due ex coniugi riescono a fare alla loro figlia il più bel regalo di nozze: quello di rimettersi insieme
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio, violenza, scena di sesso
Giudizio Artistico 
 
Una remarriage comedy (in voga negli anni ’30 e ’40) che finisce per sprecare in parte il proprio potenziale narrativo a favore di uno stile slapstick, divertente, ma un po’ superficiale.
Testo Breve:

L’eruzione del vulcano finlandese Eyjafjallajökull costringe una coppia divorziata a un viaggio avventuroso per cercare di raggiungere la loro figlia in procinto di sposarsi. 

La commedia francese diretta da Alexandre Coffre prende come spunto l’eruzione del vulcano islandese Eyjafjallajökull, che nel 2010 costrinse a terra migliaia di persone, per esplorare il rapporto tra due ex coniugi il cui matrimonio si è concluso molto male, tra rancori e recriminazioni. Non ci vuole molto a capire che in realtà, nonostante le ostilità, i due provano ancora affetto e attrazione l’uno per l’altra.

Mentre Alan, dopo il divorzio, si è rifatto una famiglia, Valérie vive sola, anche se non ha mai avuto problemi a trovarsi un uomo. Se Alan è più composto ed educato, Valérie è esplosiva e provocatrice. Con due personaggi così (interpretati da due attori che insieme appaiono ben rodati), il divertimento è assicurato.

Acerrimi nemici, Alan e Valérie non possono fare a meno di rivangare il passato e accusarsi reciprocamente. Quando le circostanze li portano a condividere molto tempo insieme ma seppellire l’ascia di guerra, anche temporaneamente, diventa un’impresa impossibile. Le situazioni sono portate quasi al limite dell’assurdo tra ferimenti, auto distrutte, aerei e furgoni rubati. Dopo un susseguirsi di azioni distruttive, assurde e pericolose che li portano in realtà ad avvicinarsi, i due ritrovano la passione di un tempo in un hotel in Slovenia, dove hanno fatto sosta per la notte. Valérie indossa il suo vecchio abito da sposa, che avrebbe dovuto portare alla figlia, perché ha perso i vestiti durante una delle loro disavventure. Non si sa se sia l’abito a far riaffiorare i ricordi di quello che è stato il loro matrimonio, ma i due si riscoprono attratti l’uno dall’altra, e accantonano per qualche ora rancori e dissapori. Inseguiti dalla polizia di tutta Europa, i due riusciranno ad arrivare in Grecia, giusto in tempo per assistere al matrimonio della figlia. Alla cerimonia è presente anche la compagna di Alan, alla quale Valérie non manca di svelare che ha passato una notte con l’ex marito. Insomma, le ripicche in fondo non sono finite e, nonostante Alan e Valérie si siano riappacificati, Alan non è un uomo libero e il suo tradimento, svelato da Valérie, rischia di mettere in pericolo l’unità della sua attuale famiglia.

Sul finale i toni sono stemperati e l’obiettivo comune è raggiunto: non mancare al giorno più importante per Cécile, quell’unica figlia che li unisce ancora e che è frutto dell’amore che è stato. Cécile ha sofferto tutta la vita per il rapporto ostile tra i due genitori e il regalo più bello che loro possano farle è essere insieme lì, per lei. Alan canta una canzone alla figlia, dedicandogliela. Quando la voce gli si rompe per l’emozione, interviene Valérie, per cantare insieme a lui e supportarlo. Cécile non ha mai visto i genitori fare qualcosa insieme per lei e ne è commossa. Quello che rimane del matrimonio di Alan e Valérie, in fondo, è visibile agli occhi di tutti: l’amore per quella figlia e il bene che è stato in passato e che non si può cancellare.

Nonostante la buona prova degli attori e alcune scene divertenti, il rapporto tra i due ex coniugi è lasciato in sospeso: la compagna di Alan perdonerà il tradimento? Alan tornerà dall’ex moglie? Valérie vorrà stare davvero con Alan o la notta passata insieme ha rappresentato solo un revival nostalgico?

Tutta colpa del vulcano si presenta come una remarriage comedy (commedia hollywoodiana degli anni ’30 e ’40, che vede protagonisti due ex coniugi che ritornano insieme), ma finisce per sprecare in parte il proprio potenziale narrativo a favore di uno stile slapstick (tipo di comicità basata sul linguaggio del corpo) divertente, ma un po’ superficiale.

Autore: Eleonora Fornasari
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE ENGLISH TEACHER

Inviato da Franco Olearo il Ven, 05/02/2014 - 16:28
Titolo Originale: The English Teacher
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: Craig Zisk
Sceneggiatura: Stacy Chariton, Dan Chariton
Produzione: ARTINA FILMS, PROCINVEST
Durata: 93
Interpreti: Julianne Moore, Greg Kinnear, Lily Collins, Michael Angarano

Linda Sinclair è insegnante di letteratura inglese in un liceo della Pennsylvania. Troppo innamorata, fin da giovane, dei romanzi che leggeva, si ritrova ora ad essere una zitella di mezza età che vive soprattutto delle soddisfazioni che ricava dal suo lavoro, anche se continua a incontrare uomini tramite blind date, nella speranza di trovare quello giusto. Jason, un suo ex alunno, torna da New York dove ha tentato senza successo di diventare un drammaturgo. Il lavoro da lui scritto viene giudicato molto bello da Linda che riesce, non senza fatica, a convincere il preside della scuola a rappresentarlo. Non tutto fila liscio perché il padre di Jason vuole che il figlio pensi solo a iscriversi a Legge,mentre il preside vuole assolutamente che il finale della tragedia venga cambiato…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli insegnanti e gli alunni presenti in questo racconto scolastico hanno un animo ben poco nobile: nessuno riesce ad essere onesto verso gli altri
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una tematica scolastica con implicazioni da adulti risulta poco adatto per i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Una bravissima Julianne Moore riesce quasi a salvare una sceneggiatura che vorrebbe far divertire giocando più sulla meccanica dei fatti che sull’evoluzione dei caratteri dei personaggi
Testo Breve:

Una insegnante di inglese d liceo si impegna a far rappresentare nel teatro scolastico l’opera di un suo ex-alunno. Malintesi, bugie, affossano l’iniziativa ma anche il film. Solo l’ottima interpretazione di Julianne Moore riesce a salvare il salvabile

L’inizio del film è promettente: con pochi tratti ci vieve descritta l’esistenza solitaria ma serena di Linda, lieta di essere apprezzata dai suoi alunni e dai colleghi professori, appagata dalla sua missione di “accendere il fuoco della passione per la letteratura nelle giovani menti dei suoi studenti: valorizza le loro opinioni e loro la adorano”: commenta la voce di sottofondo che accompagna tutto il film.

Ben presto però ci accorgiamo di non trovarci di fronte a un Goodbye Mr. Chips ma a qualcosa di meno nobile: gli intrighi dei professori per perseguire i loro obiettivi, la malizia degli studenti, le verità non dette e le bugie esplicite fanno scadere questa scuola di provincia da tempio della cultura in una cloaca di pettegolezzi e maldicenze.

La romantica Linda è trascinata dal sacro impegno di far rappresentare nel teatro scolastico l’opera inedita  del suo sfiduciato ex alunno Jason, aiutata dall’insegnante di teatro Carl ma i nobili ideali del progetto vengono presto affossati dalle fragilità dei protagonisti. Carl mente al preside promettendo che avrebbe cambiato il finale violento; Linda fa firmare a Jason l’autorizzazione a rappresentare la sua opera nascondendogli il problema del finale; Jason stesso mente al padre dicendo che avrebbe sostenuto gli esami di iscrizione all’università mentre in realtà si trova al liceo a preparare la rappresentazione.

La costruzione del progetto, già resa fragile da queste premesse che il regista cerca di narrare con un tono ironico, frana di fronte a una svolta ben poco credibile: un impulsivo rapporto sessuale fra Jason e Linda. Questo nuovo evento, che fa scoprire a Linda uno sconosciuto sentimento di gelosia, grazie anche alla malizia di alcuni studenti, porta tutti i protagonisti di fronte al momento della verità e a mostrarsi in tutte le loro debolezze davanti agli altri.
Se  il film si riprende e si avvia verso un posticcio lieto fine, non è certo dovuto al fatto che la lezione sia stata salutare per tutti ma semplicemente perché ci si accorge di essere tutti accomunati dalle stesse fragilità

Si tratta di un film che inizia bene ma che poi finisce male: sembra prospettare nelle prime sequenze la storia intima di un nobile animo, dedito al servizio degli altri  ma si evolve in seguito in un incontro-contro alquanto meccanico di persone  e fatti, Julianne Moore è bravissima nel suo spaesamento in un intrigo di eventi che non riesce a controllare ed è l’unica che riesce, con il suo talento, a risollevare le sorti del film.  

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TI SPOSO MA NON TROPPO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/17/2014 - 16:15
 
Titolo Originale: Ti sposo ma non tropo
Paese: ITALIA
Anno: 2014
Regia: Gabriele Pignotta
Sceneggiatura: Gabriele Pignotta
Produzione: MARCO BELARDI PER LOTUS PRODUCTION CON RAI CINEMA
Durata: 95
Interpreti: Gabriele Pignotta, Vanessa Incontrada, Chiara Francini, Fabio Avaro

Andrea, una donna che è stata abbandonata dal promesso sposo proprio nel giorno delle nozze, decide di ricorrere alle cure di uno psicologo per riprendersi dallo shock subito. In realtà il presunto medico è un fisioterapista (anche lui abbandonato dalla fidanzata) che non ha potuto resistere alla tentazione di mentire, per l’avvenenza della sua paziente. Nel frattempo un’altra coppia, Andrea e Carlotta vivono stancamente il loro sesto anno di convivenza anche se hanno deciso di sposarsi. Entrambi sono in cerca di distrazioni “virtuali” chattando su Internet….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film ha il merito di raccontare in modo pulito storie di giovani che cercano l’amore vero, quello che dura tutta una vita
Pubblico 
Adolescenti
Una rapida sequenza di incontro amoroso. Qualche frase scurrile
Giudizio Artistico 
 
Il film mostra una insolita gioiosa freschezza ma è imperfetto sia nella sceneggiatura che nella conduzione degli attori (significativa eccezione: Chiara Francini).
Testo Breve:

Un fisioterapista si finge psichiatra per avvicinare la bella Vanessa Incontrada, sconvolta da un amore finito male. Una commedia fresca e pulita ma che mostra molte imperfezioni nella sceneggiatura e nella conduzione degli attori

Qualcosa si sta muovendo (lentamente) nel panorama cinematografico italiano. Dopo il periodo d'oro della commedia italiana fino almeno agli anni '70, dopo la lunga serie di commedie pecorecce la cui portabandiera è stata la serie “Natale a..”, era stato raggiunto un minimo storico in termini di idee e di qualità ma come spesso succede, l’aver raggiunto il fondo ha aperto la porta a nuove energie, a generazioni di nuovi autori.

Senz’altro interessante è stato Smetto quando voglio di Sydney Sibilia sulle disavventure di alcuni ricercatori universitari alla disperata ricerca di come sbarcare il lunario. Più recentemente è arrivato sugli schermi Ti ricordi di me? che ha molte analogie con questo Ti amo ma non troppo.  Per entrambi si tratta di opere a budget minimo ricavate dalle omonime piece teatrali; per entrambi il tema portante è la faticosa ricerca dell’amore; non l’amore-intrattenimento ma quello vero, quello del per sempre, che ti porta a prometterlo davanti all’altare. Tutti i titoli citati sviluppano inoltre storie pulite, senza volgarità.

Una situazione in pieno contrasto con le più recenti tendenze viste nei lavori presentati agli Oscar 2014, come  Dallas Buyers Club, The Wolf of Wall Street o Lei, dove l’amore ha perso ogni interesse per gli autori e gli incontri uomo-donna si sviluppano per  motivi di  puro interesse o sono prezzolati o virtuali, come in Lei.

Il film, di Gabriele Pignotta (nelle vesti di regista, sceneggiatore e attore, già noto come co-sceneggiatore di Sotto una buona stella), si sviluppa secondo gli schemi della più classica commedia degli equivoci. Ci troviamo di fronte a una lei che ha bisogno di ricorrere alle cure di uno psicanalista, esattamente come in Ti ricordi di me? e come nel film precedente l’intreccio narrativo si sviluppa intorno ai destini paralleli di due coppie, espressione dei due momenti dell’amore, quello della passione trasformante e l’altro della sua faticosa conferma, giorno per giorno.

Si raggiungono alcuni momenti di vera ilarità ma altre volte alcune battute appaiono infantili in modo quasi disarmante, come  il gioco del doppio senso sulle “finestre” di Windows o le battute ambigue sull’insolito nome della protagonista interpretata da Vanessa Incontrada: Andrea.

Alla fine, come in una commedia di Goldoni, le traversie dei protagonisti saranno servite da setaccio per portare a galla il vero amore o per pervenire alla consapevolezza della sua mancanza.

Si tratta di un film sicuramente imperfetto, sia dal punto di vista della sceneggiatura che della conduzione degli attori (unica eccezione: Chiara Francini) ma non si può non riconoscergli una insolita freschezza di impostazione e la voglia di tornare, in questi tempi difficili (in generale e in particolare per il cinema italiano) alla riscoperta dei significati più profondi della nostra esistenza.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SUPERCONDRIACO - RIDERE FA BENE ALLA SALUTE

Inviato da Franco Olearo il Dom, 03/09/2014 - 20:28
 
Titolo Originale: Supercondriaque
Paese: FRANCIA
Anno: 2014
Regia: Dany Boon
Sceneggiatura: Dany Boon
Produzione: PATHÉ PRODUCTION, LES PRODUCTIONS DU CH'TIMI, TF1 FILMS PRODUCTION, ARTEMIS PRODUCTIONS
Durata: 107
Interpreti: Dany Boon, Kad Merad, Alice Pol, Jean-Yves Berteloot

Romain Fauber è un ipocondriaco all’ultimo stadio e questa limitazione lo ha portato, a quarant’anni, a non avere ancora trovato l’anima gemella, ad aver perso tutti gli amici ad eccezione del suo medico curante, Dimitri, che ormai lo conosce da diciotto anni e non ha il coraggio di abbandonarlo al suo destino solitario. Inizia quindi con il suo paziente una terapia pratica, che consiste nel suggerirgli il modo migliore per approcciare le donne ma dopo una serie di tentativi falliti, lo invita a una cura più drastica. Si tratta di prestare aiuto in un campo profughi: sarà un modo per conoscere delle persone che soffrono certo più di lui e al contempo abituarsi a vivere in ambienti irrimediabilmente sporchi…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film pone in primo piano il valore dell’amicizia ma la ricerca di una donna di cui innamorarsi porta alla rottura di un matrimonio preesistente.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Dany Boon si conferma un valido autore per costituire simpatici personaggi e situazioni comiche ma questa volta un eccesso di temi complica inutilmente la trama.
Testo Breve:

Dopo il successo di Giù al nord, Dany Boon ritorna con una nuova commedia degli equivoci particolarmente divertente. Questa volta però si ride per ridere e non ci vengono trasmessi messaggi particolari se non il valore dell’amicizia in momenti di difficoltà

 

Dany Boon torna sugli schermi come regista, sceneggiatore e attore dopo il grandioso successo di Giù al Nord ( Bienvenue chez les Ch'tis – 2008), poi trasformato  in versione nostrana con Benvenuti al Nord (2011) e il divertente  Niente da dichiarare? (Rien à déclarer -2011). Ancora una volta Dany Boom ci fa divertire giocando sui pregiudizi che contrappongono  gente di etnie e regioni diverse; in tutte e tre le occasioni è proprio il linguaggio l’elemento che viene utilizzato come marcatore delle differenze (con sempre grossi problemi per il doppiaggio). Se in Giù al Nord si ironizzava sul fatto che i popoli del Nord parlano con la “polpetta” (chez les Ch'tis), in Niente da dichiarare francesi e belgi si scambiavano frecciate salaci sulle loro differenze di accento; ora, in Supercondriaco si va sull’esotico: si gioca sui suoni gutturali  che emettono i rudi guerrieri del fantomatico Tcherkistan quando cercano di parlare in francese.

In quest’ultimo lavoro del regista franco-algerino la struttura narrativa è diventata più complessa e  ambiziosa. Alla radice della comicità del film c’è ancora un gioco di equivoci: il mite Romain  viene scambiato per Anton Miroslav, l’eroico leader della resistenza tcherkistana; una situazione che offre l’estro a Dany Boon per sviluppare situazioni comiche dove Romain deve fare salti mortali perché la romantica  Anna continui a credere di trovarsi di fronte a un eroe per lei  leggendario, degno di stima e..di amore.

L’amore e l’amicizia continuano in effetti, come nei precedenti lavori, a costituire  l’energia emotiva del racconto: Romain, arrivato scapolo a quarant’anni, spera di aver trovato finalmente in Anna colei che lo può” amare per quello che è”, mentre  l’amicizia fra Romain e Dimitri si muove questa volta su un percorso più accidentato; un rapporto che dura da ormai 18 anni in continua oscillazione fra una rottura definitiva e l’incapacità, da parte di entrambi,  di abbandonare l’amico in difficoltà.

In questo lavoro  Dany Boon visita criticamente la contemporaneità in due aspetti: nell’ipocondria del protagonista come segno della difficoltà di aprirsi alla comprensione degli altri e nel fenomeno dell’immigrazione in Europa di rifugiati dalle zone  più infiammate dell’Africa e dell’Oriente. Sarà quest’ultimo spunto a far virare il film verso inaspettate sequenze da action-movie, come se il paniere di situazioni predisposto da Dany Boon non fosse già abbastanza pieno.

Siamo debitori del cinema francese per tanti importanti film che dove divertendo ci dicono cose serie: primo fra tutti il recente Quasi amici, dove la cura delle persone con handicap viene vista in una luce nuova ed originale ma anche Il mio migliore amico dove è stato trovato un modo arguto per presentare il vero valore dell’amicizia. Anche Giù al Nord poteva rientrare in questa categoria (la conquista di una vera amicizia, l’amore conquistato) ma non possiamo dire lo stesso di quest’ultimo lavoro: se si parla di immigrazione, di ipercondria, i temi restano solo un pretesto per qualche gag in più.

Complessivamente Dany Boon riesce ancora una volta a farci ridere ma in modo più epidermico, né l’aver complicato la trama apporta vantaggi significativi.

L’autore mantiene comunque la capacità di tratteggiare personaggi non banali, dotati di una calda umanità e la coppia Dany Boon e Kad Merad fa ancora scintille.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA MOSSA DEL PINGUINO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/05/2014 - 20:38
Titolo Originale: La mossa del pinguino
Paese: ITALIA
Anno: 2014
Regia: Claudio Amendola
Sceneggiatura: Michele Alberigo, Giulio Di Martino, Edoardo Leo, Claudio Amendola
Produzione: DAP ITALY-DE ANGELIS GROUP
Durata: 94
Interpreti: Edoardo Leo, Ricky Memphis, Ennio Fantastichini, Antonello Fassari,Francesca Inaudi

Roma, 2005. Bruno e Salvatore lavorano come addetti alle pulizie in un museo di arte moderna. Durante una pausa, guardando in tv un servizio sulla fortuna crescente del curling – sport invernale che per la prima volta sarà inserito nel programma delle Olimpiadi invernali di Torino 2006 –, al primo dei due viene l’idea di creare una squadra e partecipare alle selezioni per entrare nella nazionale olimpica. L’idea sembra da subito folle ma l’entusiasmo di Bruno, un uomo tanto vulcanico quanto inconcludente, riesce a travolgere anche Salvatore, l’amico di sempre che non riesce a dire di no. Visto in tv, il curling sembra facile da praticare, non così complicato per chi passa tutte le sere a lucidare a specchio i pavimenti di un grande edificio. Sia pur con qualche fatica, i due trascinano nella folle avventura un carabiniere in pensione campione di bocce e uno strozzino caduto in disgrazia, che vive di glorie passate facendo lo spaccone al tavolo del biliardo. Per tutti e quattro, si tratta di provare a vincere qualcosa per la prima volta. Forse non andranno lontano nell’impresa ma faranno qualche passo importante nella vita.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In questo film si parla di unità familiare, dignità del singolo e sincerità con se stessi: per ognuno dei componenti del quartetto, inseguire il sogno delle Olimpiadi è solo lo strumento per dare una virata a una vita che ha perso direzione e orizzonte: non un riscatto sociale ma un riscatto morale
Pubblico 
Adolescenti
Cenni di turpiloquio, una scena di nudo vista in televisione dal duo dei protagonisti.
Giudizio Artistico 
 
La struttura narrativa, di una certa robustezza, guarda più ai modelli americani che a quelli italiani e la simpatia premia, insieme allo spirito e all’originalità, anche grazie a una coppia di protagonisti, Edoardo Leo e Ricky Memphis, ben assortiti perché diversissimi nello stile recitativo.
Testo Breve:

Tre giovani addetti alle pulizie,  un carabiniere in pensione e un ex strozzino si mettono in testa di mettere in piedi una squadra di curling per vincere alle Olimpiadi. Film imperfetto ma divertente che parla di unità familiare e dignità del singolo

Spigliato esordio alla regia dell’attore Claudio Amendola – che resiste alla tentazione di comparire in un cameo, come vorrebbe una certa civetteria tipica degli attori che passano dietro la macchina da presa – con una storia divertente che ricorda per certi aspetti l’americano Cool Runnings- Quattro sottozero (storia in parte vera della partecipazione della squadra giamaicana alle Olimpiadi invernali di Calgary 1988), per altri l’italianissimo Basilicata Coast to Coast (storia “on the road” del mezzo riscatto di una scalcagnata band musicale). La struttura narrativa, di una certa robustezza, guarda più ai modelli americani che a quelli italiani e la simpatia premia, insieme allo spirito e all’originalità, anche grazie a una coppia di protagonisti, Edoardo Leo e Ricky Memphis, ben assortiti perché diversissimi nello stile recitativo.

C’è un certo cinema italiano, di quello che un tempo si sarebbe definito “medio”, che sta bussando alla porta in cerca di attenzione: possiamo mettere La mossa del pinguino sullo stesso scaffale di Buongiorno papà (non a caso scritto e diretto da Edoardo Leo, qui protagonista e co-sceneggiatore) e Tutti contro tutti. Si tratta di titoli troppo imperfetti per far gridare alla rinascita della commedia italiana ma comunque interessanti, perché registrano il tentativo, in parte riuscito, di raccontare con onestà un’Italia vera, semplice, appassionata di cose belle. Qui, in equilibrio tra commedia e dramma (non mancano le scene toccanti) si parla di unità familiare, dignità del singolo e sincerità con se stessi: per ognuno dei componenti del quartetto, inseguire il sogno delle Olimpiadi è solo lo strumento per dare una virata a una vita che ha perso direzione e orizzonte: non un riscatto sociale – perché poveracci erano e poveracci rimangono – ma un riscatto morale.

Due note: peccato che al personaggio di Memphis, descritto con delicatezza nel rapporto tenero con un padre malato di Alzheimer, tocchi alla fine una infelicissima e contraddittoria frase sul rapporto con il suddetto genitore. Né forse era davvero necessario, in un film come questo, con una potenziale audience familiare, mostrare i due protagonisti fare zapping e attardarsi a guardare le immagini di un film pornografico. Due scivolate sul ghiaccio.

Elementi problematici per la visione: cenni di turpiloquio, una scena di nudo vista in televisione dal duo dei protagonisti.

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UNA DONNA PER AMICA

Inviato da Franco Olearo il Sab, 03/01/2014 - 11:22
Titolo Originale: Una donna per amica
Paese: Italia
Anno: 2014
Regia: Giovanni Veronesi
Sceneggiatura: Ugo Chiti e Giovanni Veronesi
Produzione: Procacci per Warner Bros. Entertainment Italia, Fandango con Ogi Film.
Durata: 88
Interpreti: Fabio De Luigi, Letitia Casta, Valentina Lodovini, Adriano Giannini

Una cittadina pugliese. La vita ordinata del mite avvocato Francesco Di Biase (De Luigi) viene continuamente sconvolta dalle esuberanze estemporanee della veterinaria italo-francese Claudia (Casta), che con estrema libertà entra ed esce da casa sua e lo trascina in serate dal sapore fanciullesco e “zingarate” da cui Francesco, incapace di sottrarvisi, emerge sempre malconcio. Per amore? Sì, no, forse… Sulla carta Claudia e Francesco sono “solo” amici e l’uomo nei confronti della ragazza (nonostante una grande sintonia anche fisica fatta di coccole, abbracci e tenerezze) sembra svolgere ruoli di tutore, consigliere amoroso, compagnone e fratello maggiore. Tutto resta in equilibrio finché Claudia annuncia al suo “migliore amico” di aver trovato l’anima gemella, un affascinante collega (Giannini) con cui si vuole sposare. Alla notizia, Francesco sembra subire un piccolo trauma. Vuoi vedere che era amore vero?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La domanda che mette in moto la storia, su amore e amicizia, sembra ridursi quasi unicamente al dilemma sesso sì/sesso no, senza che gli autori provino a esplorare i motivi per cui amare una persona, o esserle amico, significa innanzitutto e in entrambi i casi volere il suo bene
Pubblico 
Adolescenti
Cenni di turpiloquio, allusioni sessuali, scene sensuali
Giudizio Artistico 
 
Sfilacciato, mancante di un asse narrativo chiaro, incapace di prendere una posizione coerente e di tenere unita la storia, il film traballa disperdendosi a rincorrere troppi personaggi secondari, ben sbozzati ma poi abbandonati a metà dell’opera.
Testo Breve:

Francesco e Claudia sono solo amici o c’è fra loro vero amore? Il classiico dilemma non trova risposte convincenti  e il film risulta fiacco con una struttura narrativa bizzarra

Una cittadina pugliese. La vita ordinata del mite avvocato Francesco Di Biase (De Luigi) viene continuamente sconvolta dalle esuberanze estemporanee della veterinaria italo-francese Claudia (Casta), che con estrema libertà entra ed esce da casa sua e lo trascina in serate dal sapore fanciullesco e “zingarate” da cui Francesco, incapace di sottrarvisi, emerge sempre malconcio. Per amore? Sì, no, forse… Sulla carta Claudia e Francesco sono “solo” amici e l’uomo nei confronti della ragazza (nonostante una grande sintonia anche fisica fatta di coccole, abbracci e tenerezze) sembra svolgere ruoli di tutore, consigliere amoroso, compagnone e fratello maggiore. Tutto resta in equilibrio finché Claudia annuncia al suo “migliore amico” di aver trovato l’anima gemella, un affascinante collega (Giannini) con cui si vuole sposare. Alla notizia, Francesco sembra subire un piccolo trauma. Vuoi vedere che era amore vero?

Sceneggiatore di lungo corso, sodale prima di Francesco Nuti e poi di Leonardo Pieraccioni, ma ormai regista a tempo quasi pieno, Giovanni Veronesi è da considerarsi, nel bene o nel male, uno degli interpreti principali della commedia italiana contemporanea. Autore di film di cassetta ben sostenuti da abili campagne di marketing, ha collezionato una striscia di titoli andati tendenzialmente bene al botteghino ma in cui, vagliato tutto, si fa fatica a trattenere qualcosa di valore.

Con Una donna per amica Veronesi (autore, nella stagione cinematografica 2013/14, anche de L’ultima ruota del carro, opera più singolare e interessante), aggiunge un altro volume alla sua enciclopedia sull’amore, cercando di rispondere, insieme al co-sceneggiatore Ugo Chiti, all’antica domanda sull’esistenza dell’amicizia tra uomo e donna. Negli ottantotto minuti di film – encomiabile la scelta di non tirarla per le lunghe – cerca di dire la sua sulla dibattuta questione (dibattuta anche dal cinema, in alcuni classici come Harry ti presento Sally) anche se, purtroppo, chi non ha amato i vari capitoli della trilogia Manuale d’amore o le altre sue commedie più recenti (Italians, Genitori e figli: agitare bene prima dell’uso…) non troverà qui risposte più convincenti e meno superficiali sui sentimenti e sulle relazioni tra le persone.

Non che non ci sia proprio nulla da salvare in questa commedia (che strappa più di un sorriso, almeno nei siparietti in cui il bravo De Luigi mostra di padroneggiare bene i tempi comici) ma il generoso esercizio critico di captare momenti di verità e di sincerità all’interno di un film, facendosi largo tra volgarità e banalità, già depone male nei confronti del film stesso. Sfilacciato, mancante di un asse narrativo chiaro, incapace di prendere una posizione coerente e di tenere unita la storia, il film traballa disperdendosi a rincorrere troppi personaggi secondari, ben sbozzati ma poi abbandonati a metà dell’opera.

Soprattutto, la domanda che mette in moto la storia, su amore e amicizia, sembra ridursi quasi unicamente al dilemma sesso sì/sesso no, senza che gli autori provino a esplorare i motivi per cui amare una persona, o esserle amico, significa innanzitutto e in entrambi i casi volere il suo bene. Un bene che, alla fine, pure si compie (certo, è una commedia) ma in modo che fa rimpiangere lo spettatore di esserci arrivato attraerso un film così fiacco e dalla struttura narrativa così bizzarra. Un film dal cuore diviso, insomma, tra amore e amicizia, così come quello dei due protagonisti, che mena il can per l’aia per quasi un’ora e mezza e poi finisce in crescendo con un finale spiazzante che non delude ma che arriva troppo tardi.

Una curiosità: il paese in cui è ambientata la vicenda è una sorta di paradiso artificiale in cui confluiscono il meglio di Lecce, Otranto, Gallipoli, Bari e Trani, con più di una cattedrale romanica affacciata sul mare Benedice la Apulia Film Commission in vena di sprechi: troppa grazia…

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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