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AVE, CESARE!

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/08/2016 - 19:04
Titolo Originale: Hail, Caesar!
Paese: USA, Regno Unito
Anno: 2016
Regia: Joel e Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel e Ethan Coen
Produzione: Working Title Films
Durata: 106
Interpreti: George Clooney, Scarlett Johansson, Josh Brolin, Channing Tatum, Tilda Swinton

Eddie Mannix è un produttore di una grande casa cinematografica di Hollywood, la Capitol Pictures, e deve gestire e assicurarsi che le riprese dei film in lavorazione si svolgano con regolarità e senza impedimenti, ma deve anche fare in modo che le alterne vicende della vita privata di attori e registi non creino problemi. L’attore Baird Whitlock viene rapito da un gruppo di comunisti antiamericani sul set dell’ultimo colossal della Capitol, Ave, Cesare!. Così Eddie si trova a dover negoziare con i rapitori di Baird mentre il resto degli attori della Capitol non smette di sottoporgli problemi personali e professionali da risolvere…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Con ironia il film sottopone alla considerazione dello spettatore diversi aspetti umani sottesi al complesso mondo del cinema: la differenza tra immagine pubblica e immagine privata e la difficoltà di riuscire a tenere i due aspetti separati; la complessità del funzionamento della macchina cinematografica soprattutto quando si trova a voler trasmettere contenuti di un certo livello.
Pubblico 
Tutti
Il film non presenta nessuna scena problematica per la visione
Giudizio Artistico 
 
Ave, Cesare! è un film soprattutto fatto di regia, un gioco di equilibri in cui comicità, spettacolo, ironia e riflessione si alternano e si bilanciano. Tuttavia, per quanto ben gestiti, tutti questi elementi finiscono per confondere lo spettatore e non consentono di cogliere a pieno le fin troppo numerose sfumature della narrazione e le ancor più numerose citazioni e riflessioni proposte all’interno delle sequenze.
Testo Breve:

I fratelli Coen si divertono e ci divertono a tornare alla favolosa Hollywood degli anni ’50 senza disdegnare che il protagonista sia un fervente cattolico impegnato in argute dissertazioni teologiche

Ave, Cesare! è l’ultimo, spettacolare lavoro dei Fratelli Coen: un racconto corale, ironico e brillante che celebra e contempla il cinema degli anni ’50 senza scadere mai nel gusto della rievocazione retrò. Un film dalla trama semplice in cui però si intersecano tra loro numerosi e diversi spaccati di personaggi e prospettive di un’epoca indubbiamente affascinante: storie in technicolor che fanno assaporare un ambiente ormai quasi leggendario. Ave, Cesare! si avvale di un cast di grandi stelle, quali George Clooney, Scarlett Johansson, Josh Brolin, Channing Tatum e Tilda Swinton, che si alternano con ritmo ed equilibrio in scene rapide, vivaci ed esaustive.

Per descrivere in breve Ave, Cesare! probabilmente le parole migliori sono proprio quelle di Eddie Mannix, il fixer, cioè colui che deve tener lontani lontani dagli scandali in cui si vanno a ficcare le star che stanno lavorando all’ultimo  film di un grande  Studio : “Qui alla Capitol Pictures siamo sotto gli occhi di milioni di persone per l’informazione, il conforto e, sì, l’intrattenimento: e noi glielo daremo. Un esercito di tecnici, attori e artisti di spicco lavora sodo per portare sullo schermo il nostro titolo più importante dell’anno. Ave, Cesare! è un film di prestigio con una delle maggiori star del mondo: Baird Whitlock”.

Nel film Eddie (Josh Brolin) è anche il produttore esecutivo della Capitol Pictures. Il suo personaggio è liberamente ispirato ad una figura realmente esistita ad Hollywood, Joseph Edgar Allen John "Eddie" Mannix, ma il protagonista di Ave, Cesare! si discosta molto dal suo originale e dalle controverse sue vicende personali. L’Eddie del film è sposato con una casalinga molto amorevole con cui ha due figli ed è un cattolico con una seria vita interiore.

George Clooney interpreta con grande spirito un attore di spicco hollywoodiano, Baird Whitlock, considerato una vera star ma che nella realtà è un personaggio con poco cervello e un debole per l’alcool. Baird, sta interpretando il ruolo di un centurione romano nell’ultimo colossal prodotto dalla Capitol sulla Passione di Gesù, ma viene rapito sul set, senza troppa difficoltà, da un gruppo di ferventi comunisti. Gli intellettuali che sequestrano l’attore sembrano la parodia, forse casuale ma comunque significativa, del gruppo degli Hollywood Ten presenti nell’ultimo film di Jay Roach (L’utima parola- La vera storia di Dalton Trumbo) in cui Bryan Cranston (nominato agli ultimi Oscar) interpreta il ruolo di Trumbo.

Come è nello stile dei fratelli Coen, le citazioni abbondano e fanno riferimento ad una storia nella storia che induce a numerose riflessioni. Come ad esempio accade nel caso del personaggio interpretato da Scarlett Johansson, DeeAnna Moran, una giovane atleta di nuoto sincronizzato che recita con successo nelle produzioni musicali di Hollywood. DeeAnna rimane incinta durante le riprese del suo film ma non è sposata, così la principale preoccupazione di Eddie è quella di trovare per lei una soluzione dignitosa alla questione prima che la stampa ne venga a conoscenza e gridi allo scandalo. La breve vicenda offre una simpatica riflessione sul cambiamento dei tempi: ciò che in passato veniva considerato uno scandalo da evitare oggi costituisce un’occasione per aumentare la propria popolarità mediatica.

La figura di Eddie rappresenta in realtà proprio il desiderio di un cinema di qualità che possa esistere depurato da tutto il sistema glamour e mondano che inevitabilmente lo contamina. In una scena infatti Mannix si trova impegnato in una difficile ma coinvolgente e divertente conversazione teologica con gli esponenti di varie confessioni cristiane ed un rabbino in merito all’accoglienza da riservare ad un film basato sulla Passione di Gesù. Ma subito dopo viene pressato dalle insistenti richieste di due giornaliste gemelle (interpretate da un’unica splendida Tilda Swinton) che lo assediano per ricevere informazioni dettagliate sulla vita privata dei suoi attori. Eddie gestisce i due aspetti di questo mondo, diviso tra sostanza ed apparenza, con straordinaria diplomazia. Tuttavia ha anche lui le sue debolezze che lo mettono in crisi e di fronte alla proposta allettante di una carriera professionale più facile e maggiormente remunerativa rischia di cedere alla tentazione di abbandonare tutti al proprio destino.

Anche le scenografiche coreografie musicali che arricchiscono il film, nella loro pesantezza un po’ kitsch, danno la misura di quanto nel cinema sia tutto sommato più facile realizzare sequenze spettacolari che non di vero contenuto e spessore. 

Per sintetizzare il contenuto di questo film si potrebbe utilizzare un’altra battuta di uno degli interpreti: “Se solo fosse così facile”: perché Ave, Cesare! racconta proprio la complicata pazzia dell’industria cinematografica vista attraverso l’intelligente e sarcastico sguardo dei fratelli Coen.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TIRAMISU'

Inviato da Franco Olearo il Sab, 02/27/2016 - 11:35
Titolo Originale: Tiramisù
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Fabio De Luigi
Sceneggiatura: Fabio De Luigi
Interpreti: Fabio De Luigi, Vittoria Puccini, Angelo Duro, Giulia Bevilacqua, Nicola Pistoia, Giovanni Esposito, Orso Maria Guerrini, Pippo Franco

Antonio è un rappresentante sanitario di scarso successo che trascorre le sue giornate facendo file d’attesa negli studi medici, con la speranza di concludere qualche piccolo affare. Sua moglie Aurora è, al contrario, una docente e donna di gran classe, bella, colta. Preso dal timore che la moglie possa abbandonarlo, complici anche il caso e il delizioso tiramisù della moglie, Antonio si trova in breve tempo a essere protagonista di una brillante ascesa professionale...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista, tentato dalla conquista di un successo disonesto, ritrova il suo equilibrio morale
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di turpiloquio e battute allusive
Giudizio Artistico 
 
Un film poco convincente, con battute banali, di stampo televisivo. Bravi gli attori
Testo Breve:

Antonio, da modesto rappresentante sanitario, si trasforma in brillante venditore del Tiramisù della moglie. Una storia semplice e poco convincente

6 uova, 120 grammi di zucchero, 500 grammi di mascarpone, 400 grammi di savoiardi, caffè e cacao quanto basta: questi sono gli ingredienti ideali per un gustoso tiramisù.  Un poco brillante rappresentante di materiale sanitario, una moglie bella e intelligente, un cognato cinico e capitalista e un suo amico depresso sono invece gli ingredienti di un altro  Tiramisù, il poco convincente film, che segna il debutto alla regia di Fabio De Luigi.

Come la ricetta del tradizionale dolce, anche la trama del film e’ semplice e invitante.

Antonio e’ un rappresentante sanitario di scarso successo che trascorre le sue giornate facendo file d’attesa negli studi medici, con la speranza di concludere qualche piccolo affare. E’ un uomo mediocre, dotato di scarse qualità, molto ingenuo, debole, sposato però con Aurora, docente e donna di gran classe, bella, colta, tutta d’un pezzo e soprattutto ottima cuoca. Le loro vite si incrociano spesso con quelle del cognato Franco, manager nel campo della moda, trentenne, divorziato con una figlia di sette anni, e del suo amico Marco, perennemente depresso a causa del fallimento della sua enoteca.

Sarà proprio Franco, con il suo atteggiamento spregiudicato, privo di ogni etica e moralità a determinare il forte cambiamento di Antonio, insinuandogli il terrore che un giorno la moglie potrebbe stancarsi di stare con un fallito come lui. Ossessionato da questo timore, l’uomo abbandona tutti i suoi sani principi e, complici anche il caso e il delizioso tiramisù della moglie, si troverà in breve tempo a essere protagonista di una brillante ascesa professionale e sociale. La sua vita cambia drasticamente, così come la sua personalità. Diventa una persona che ha messo da parte ogni codice morale, interessata solo ai beni materiali, al denaro, disposta a qualunque cosa pur di raggiungere i suoi obiettivi. Ma i soldi e il successo non sono tutto quando si perde l’innocenza.  Antonio, una volta aver ottenuto ciò che aveva sempre desiderato, si renderà infatti conto di aver perso la cosa più importante, e per riconquistarla dovrà fare un viaggio a ritroso, ritrovando se stesso e i suoi valori.

Fabio De Luigi debutta alla regia con un film leggero, con l’intento, non riuscito, di ispirarsi alle celebri commedie dolci-amare di Dino Risi, che raccontavano la società del tempo suscitando una acuta riflessione attraverso una risata intrisa di pungente ironia, e alle famose interpretazioni di Alberto Sordi.

Il regista, anche sceneggiatore, attraverso i suoi personaggi e le loro storie, descrive la società attuale, la spregiudicatezza imperante, la perdita progressiva di valori, ma manca quella sottile ironia, quella capacità di farcene sorridere. Le battute sono banali, molto televisive, non lasciano il segno e non strappano sorrisi.

De Luigi nel ruolo di interprete risulta a suo agio, rivestendo i panni di un personaggio che è nelle sue corde e che ha già interpretato in passato, così come la Puccini, che nonostante sia poco incline ai ruoli più leggeri, e’ invece equilibrata e piacevole, e Angelo Duro, ex iena per la prima volta sul grande schermo, credibile nella parte del cinico-capitalista.

Sono personaggi la cui caratterizzazione resta però incompleta, vengono solo accennati e non approfonditi, disperdendosi nella trama senza apportare importanti svolte. A volte sono vere e proprie meteore, come il medico alternativo interpretato da Pippo Franco, il rigido presidente Orso Maria Guerrini e la spietata e seducente collega Giulia Bevilacqua.

L’ idea dell’uomo sempliciotto, che diventa mediocre tradendo se stesso e la sua indole, attraverso la furbizia e l’immoralità, per poi redimersi e scoprirsi migliore, e’ sicuramente buona, pero’ sottotono, non perfettamente riuscita e sviluppata. Manca quel tocco che regala emozioni originalità e sorpresa, manca appunto qualche ingrediente.

Così il tiramisù che ne viene fuori e’ si mangiabile, piacevole, ma non indimenticabile e irresistibile come quello di cui si parla nel film

Autore: Maresa PALMACCI
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'ABBIAMO FATTA GROSSA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 01/28/2016 - 12:06
Titolo Originale: L'abbiamo fatta grossa
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Pasquale Plastino, Massimo Gaudioso
Produzione: AURELIO DE LAURENTIIS & LUIGI DE LAURENTIIS
Durata: 112
Interpreti: Carlo Verdone, Antonio Albanese, Anna Kasyan, Francesca Fiume, Clotilde Sabatino, Massimo Popolizio

Arturo Merlino è un investigatore squattrinato che vive a casa della vecchia zia vedova, e Yuri Pelagatti è un attore di teatro che, traumatizzato dalla separazione con la moglie, non riesce più a ricordare le battute in scena. Yuri assume Arturo perché questi gli fornisca le prove dell’infedeltà della ex moglie, ma i due per errore entrano in possesso di una misteriosa valigetta contenente 1 milione di euro 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia che si crea un po’ per caso un po’ per necessità tra i due protagonisti costituisce un positivo esempio di reciproco sostegno. Il personaggio di Yuri, nonostante i numerosi errori che continua a commettere e i tradimenti compiuti nel passato, dimostra un sincero pentimento nei confronti della moglie e un altrettanto sincero desiderio di tornare insieme
Pubblico 
Adolescenti
I dialoghi spesso sono accompagnati da turpiloquio
Il fortunato sodalizio fra Carlo Verdone e Antonio Albanese rappresenta il vero punto di forza di questa nuova commedia dell'attore romano. Il film tuttavia risente di un andamento discontinuo, in cui i momenti comici non riescono a fondersi con i momenti d’azione e nel complesso il film appare lento e poco armonioso. Buona la fotografia, le scenografie e la colonna sonora che conferiscono al film una patina vintage
Testo Breve:

Carlo Verdone, in sodalizio con Antonio Albanese, esperimenta il genere comico-noir con risultati discontinui. Buono l’affiatamento dei due comici ma lo sviluppo appare lento, ravvivato da isolate gag comiche

L’abbiamo fatta grossa è una commedia in stile noir. Con questo lavoro Verdone ha spiegato di volersi discostare dai suoi precedenti personaggi medio borghesi un po’ psicotici, per sperimentare un genere nuovo. Ha scelto come protagonista al suo fianco Antonio Albanese con cui, non solo si è creata una felice collaborazione professionale, ma anche una inaspettata e gradita amicizia, i cui positivi effetti si percepiscono anche nel film. Il fortunato sodalizio rappresenta infatti il vero punto di forza di questa nuova commedia dell'attore romano.

Nel film Verdone e Albanese sono rispettivamente Arturo Merlino, un investigatore squattrinato che vive a casa della vecchia zia vedova, e Yuri Pelagatti, un attore di teatro che, traumatizzato dalla separazione con la moglie, non riesce più a ricordare le battute in scena. Yuri assume Arturo perché questi gli fornisca le prove dell’infedeltà della ex moglie, ma i due per errore entrano in possesso di una misteriosa valigetta contenente 1 milione di euro. La coppia stringe una insolita amicizia e incorre in una serie di avventure-sventure al limite dell'assurdo, fino a giungere ad un finale piuttosto inaspettato.

Le scene in cui i due comici recitano insieme sono le più riuscite e costituiscono, linguaggio a parte, la vera nota di pregio di questo film. Tuttavia, a parte questo, L'abbiamo fatta grossa oscilla tra il crime e la commedia degli errori, senza che però i due generi riescano a fondersi mai del tutto. Si ha così la sensazione di assistere ad un film a corrente alternata in cui l'assenza di azione infonde un ritmo lento. A più riprese, soprattutto durante le numerose e spassose gag comiche della coppia, si ha l'impressione che la commedia stia finalmente per decollare e regalare uno spettacolo veramente godibile, ma l'entusiasmo si spegne alla scena successiva, la tensione comica cala a causa di situazioni fin troppo prevedibili e nel contempo poco credibili. Mentre la storia, sul piano drammaturgico, non riesce a coinvolgere a sufficienza, se non grazie ad una riuscita colonna sonora che conferisce un certo brio alla narrazione. In particolare i momenti d’azione richiesti dal racconto mancano di ritmo, quindi nel complesso il film appare lento, un po’ troppo lungo e poco armonioso.

L’amicizia che si crea, un po’ per caso un po’ per necessità, tra i due protagonisti costituisce un positivo esempio di reciproco sostegno. Tuttavia i due protagonisti dimostrano nelle proprie azioni una sprovvedutezza e un’incoscienza disarmanti, grottesche e ai limiti dell’assurdo. Il personaggio di Yuri recupera un po’ sul versante dei legami affettivi. Nonostante i numerosi errori che continua a commettere e i tradimenti compiuti nel passato, dimostra infatti un sincero pentimento nei confronti della moglie e un altrettanto sincero desiderio di tornare insieme.

Buona la fotografia e le scenografie che conferiscono una patina vintage nel complesso adatta al genere ed omogenea.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LORO CHI?

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/23/2015 - 17:12
Titolo Originale: Loro chi?
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Francesco Miccichè, Fabio Bonifacci
Sceneggiatura: Fabio Bonifacci
Produzione: PICOMEDIA, WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
Durata: 95
Interpreti: Marco Giallini, Edoardo Leo, Catrinel Marlon, Bor Lisa

Un caleidoscopio di false identità, inganni, truffe, tante maschere e pochi volti, sempre i soliti, sempre i loro, ma “Loro chi? “, quesito che dà il titolo al nuovo film di Francesco Miccichè e Fabio Bonifacci, “Loro chi?” è anche il titolo del manoscritto che il protagonista David, con un un sotterfugio, propone ad un editore per venderne i diritti e poter fuggire via, lontano da una storia che vuole dimenticare, una storia che ci viene raccontata dalle pagine di quel libro che lo stesso David legge ad alta voce. Le parole che descrivono la sua paradossale vicenda prendono corpo e vita, e così l’uomo, con un passato da giornalista e il sogno di diventare scrittore, si ritrova a gestire la comunicazione di una importante azienda nel nord Italia. Finalmente la sua occasione sembra arrivata: dovrà presentare un brevetto rivoluzionario che gli garantirà la gloria e l'apprezzamento inseguiti da sempre. Ma in una sola notte l'incontro con Marcello, un abile truffatore aiutato da due avvenenti socie, cambierà il corso della sua vita. David perde tutto: fidanzata, casa e lavoro. Per recuperare e’ deciso a vendicarsi, ma si troverà invischiato nella vita del truffatore…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Nulla è completamente, chiaro, nulla è mai definito, né nei personaggi né nelle situazioni. In questo relativismo dominante vincono solo i più furbi
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene sensuali, turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Marco Giallini ed Edoardo Leo dimostrano ancora una volta tutta la loro verve comica, il loro eclettismo. Miccichè e Bonifacci danno vita a una regia scoppiettante e dinamica
Testo Breve:

Imbrogliare è un’arte che sfrutta i sogni e le aspettative degli altri. Un film divertente ma anche triste perché sottolinea che nulla è come appare e che i più furbi vincono

Marcello e’ un uomo che vive di inganni, di false identità, imbroglia, ruba, però lo fa con grande abilità, senza creare apparentemente dolori, senza violenza o danni. È un compositore della realtà, crea nella realtà quelle storie che David vorrebbe scrivere sulle pagine bianche dei suoi romanzi. Sovvertendo la legge e i principi morali, l’uomo regala emozioni, che seppur finte e create a tavolino, sono sempre vere per chi le prova. È come se truffando riuscisse comunque a donare felicità e a realizzare i sogni della persona a cui sottrae qualcosa.

Così David, affascinato dallo scrittore di storie reali, desiste dai suoi intenti di vendetta e decide di seguirlo, diventando una sorta di suo allievo. David che da sempre e’ stato un uomo debole, incapace di imporsi, di lottare per ottenere ciò che gli spetta e ha sempre sognato, decide che è arrivato il momento di agire, e chiede a Marcello di mettere in atto un piano ai danni dell’azienda per la quale lavorava, per prendersi la sua personale rivalsa, e anche un bel quantitativo di denaro. Il truffatore accetta, e i due, con l’aiuto delle solite socie, danno il via ad una farsa che, tra scambi di ruoli, falsi poliziotti, gag, divertenti intrighi, battute e travestimenti, porterà a raggiungere l’obiettivo prefissato. Ma nulla è come sembra..

Loro Chi?” è un film divertente e ben fatto che rimanda alle commedie all’italiana di Monicelli e Risi; non a caso i due protagonisti ricordano Gassman e Trintignant del celebre” Il sorpasso”. Marcello / Giallini a bordo della sua Maserati, rigorosamente rubata,  ricorda Bruno / Gassman che,  a bordo della sua Lancia Sport  compressa, con il suo carisma, trascina con se l’insicuro  Roberto  che ha molto dell’ingenuo David.

Marco Giallini ed Edoardo Leo, protagonisti indiscussi, sebben affiancati da altri personaggi caratteristici, dimostrano ancora una volta tutta la loro verve comica, il loro eclettismo, affermandosi come una coppia che riesce, convince, diverte e affascina.

Miccichè e Bonifacci danno vita a una regia scoppiettante, dinamica, grazie ad un montaggio veloce, tipico dei road movie, e a una sceneggiatura ricca, imprevedibile, coinvolgente, divertente, che va a costruire un film in cui si ride tanto, ma è una risata che lascia l’amaro in bocca. È presente una comicità mai fine a se stessa, una comicità che stupisce, fa riflettere e pone degli interrogativi nella mente degli spettatori. A partire dai personaggi, mai completamente negativi anche se sovvertono la legge, per arrivare alle situazioni, mai completamente chiare e definite. Una realtà in cui tutti illudono tutti, tutti ingannano tutti, discernere la verità diventa difficile, se non impossibile. Forse allora la domanda “Loro chi?” rimarrà sempre senza risposta, anche dopo il finale.

Autore: Maresa Palmacci
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TUTTO PUO' SUCCEDERE A BRODWAY

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/30/2015 - 11:46
Titolo Originale: She's Funny That Way
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Peter Bogdanovich
Sceneggiatura: Louise Stratten, Peter Bogdanovich
Produzione: LAGNIAPPE FILMS IN ASSOCIAZIONE CON RED GRANITE INTERNATIONAL, VENTURE FORTH, THREE POINT CAPITAL, HOLLY WEIRSMA PRODUCTIONS
Durata: 93
Interpreti: Owen Wilson, Imogen Poots, Kathryn Hahn, Will Forte, Jennifer Aniston

Isabella è una giovane attrice di teatro che, sollecitata da una giornalista, racconta la sua vita. Aveva iniziato a lavorare come ragazza squillo di lusso (si faceva chiamare Glow) quando in un incontro di “lavoro” aveva conosciuto Arnold Albertson, un noto regista di teatro che si dimostra essere un filantropo: le offre 30.000 dollari per poter realizzare ciò che realmente desidera (nel suo caso fare l’attrice) purché smetta di fare la squillo. Tempo dopo Arnold si trova a New York per preparare una commedia e scopre, con suo imbarazzo, che fra le aspiranti attrici che c’è anche la stessa Isabella, che ha seguito il suo consiglio. Nel frattempo la moglie di Arnold scopre lo strano “vizio” del marito, perché si inbatte in altre ragazze che sono state beneficiate dalla sua generosità…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una banalizzazione della prostituzione, vista come un mestiere fra i tanti
Pubblico 
Adolescenti
Alcune frasi allusive e comportamenti disinvolti nei confronti della prostituzione
Giudizio Artistico 
 
Regia brillante di Peter Bogdanovich e attori tutti nella parte, in particolare Owen Wilson e Jennifer Aniston
Testo Breve:

Una commedia degli equivoci ben diretta e ben recitata, senza nessua altro obiettivo se non quello di divertire 

Molti film hanno mostrato che certi gesti generosi possono modificare l’esistenza di una persona. Era successo a Jean Valjean, il protagonista di I Miserabili, che resta toccato dal gesto del parroco presso cui era stato ospite per una notte. Di fronte ai due gendarmi che avevano  riportano al parroco due candelabri  accusando di furto l’ex-galetto, lui semplicemente negò che gli fossero stati sottratti, ma al contrario glieli aveva regalati.  E’ questo l’episodio iniziale del libro di Victor Hugo e del film e da quel momento Jean cambierà vita.

Lo spunto per questo film è stranamente simile (un filantropo che regala 30.000 euro a tutte le prostitute che frequenta, perché cambino vita) ma non è certo questo profondo sottofondo morale che anima il film. Si tratta in realtà solo di un curioso pretesto per sviluppare una commedia degli equivoci, divertente e molto ben realizzata.

Il regista Peter Bogdanovich, noto per film seri e  importanti come  L'ultimo spettacolo  ma anche per  commedie irresistibili come Ma papà ti manda sola? e  Paper Moon, è tornato dietro la macchina da presa (a 75 anni) dopo 13 anni di assenza dagli schermi, a causa del poco successo dei suoi ultimi lavori.

Si tratta un ritorno pienamente riuscito perché nei 93 minuti di durata, il ritmo resta sempre sostenuto e si ride  di gusto anche se le tecniche sono quelle collaudate dell’ entrare nella stanza sbagliata di un albergo mentre il marito nasconde l’amante nel bagno, in una catena inarrestabile di equivoci e di colpi di scena. Il regista non rinuncia a continue citazione cinefile, fino ad inserire, nella parte finale, uno spezzone del film Fra le tue braccia- 1946 di Ernst Lubitsch e far apparire Quentin Tarantino nella parte di se stesso.

Un ritorno felice alla sophisticated comedy, con chiare allusioni a Colazione da Tiffany e ai lavori del primo periodo di Woody Allen. Tutti bravi gli attori ma una menzione speciale merita Jennifer Aniston, ormai specializzata in ruoli di donna scontrosa e irascibile

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MOM'S NIGHT OUT

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/19/2015 - 21:27
 
Titolo Originale: Mom's night out
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Andrew Erwin , Jon Erwin
Sceneggiatura: Jon Erwin, Andrea Gyertson Nasfell
Durata: 98
Interpreti: Sarah Drew, Sean Astin, Patricia Heaton

Allyson è una casalinga che si deve occupare dei tre figli piccoli, mentre il marito è spesso in viaggio per lavoro. A causa dei numerosi guai che combinano i suoi tre pargoletti, Allyson crede di non riuscire a fare niente bene ed è alquanto depressa. Cerca di scrivere un blog per distrarsi ma non riesce a concentrarsi. Alla fine decide di concedersi un sabato sera tutto per se uscendo con altre due amiche: Sondra, moglie di un pastore evangelico, che ha una ragazza adolescente e Izzy che ha un marito poco adatto a badare ai figli. Allyson esce di casa senza troppa convinzione e in effetti, i tre mariti rimasti a casa non sono all’altezza del loro compito. Anche le tre donne finiscono per mettersi nei guai perché si sono messe in testa di aiutare l’amica Bridget, la quale deve lavorare anche di sera e ha lasciato suo figlio in custodia al suo ex fidanzato, che ha sua volta lo ha lasciato in un locale per tatuaggi…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il mestiere di mamma è difficile e logorante ma il suo valore è incommensurabile
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
I fratelli Erwin si lanciano con un buon ritmo nel genere commedia demenziale. Peccato che la figura della protagonista riproduca un modello femminile ormai obsoleto
Testo Breve:

Tre madri casalinghe provano a svagarsi un sabato sera lasciando i figli in custodia ai loro mariti. Tutto andrà storto. Una commedia sopra le righe divertente ma il personaggio della protagonista non è convincente. In DVD in italiano

I primi 20 minuti di questo film faranno sicuramente arrabbiare molte donne.

La protagonista, Allyson, si sente una casalinga depressa e fin qui niente di nuovo, ma il modo con cui viene descritta risulta un cumulo di ovvietà, espressione di uno stereotipo che sembrava ormai superato: quello della donna insicura, sopraffatta dai mille impegni quotidiani, che teme di non essere all’altezza del suo compito di madre, maniaca delle pulizie di casa e bisognosa delle braccia forti e rassicuranti del marito-vero uomo. Anche la descrizione dei figli pestiferi è priva di personalità: un accumulo di ovvietà del tipo mettersi a disegnare sui muri o giocare a fare i cuochi in cucina.

Le altre donne di questo disastroso saturday night sono leggermente più realistiche, come Sondra, la moglie del locale pastore evangelico, che deve contenere le insistenze della figlia adolescente desiderosa di partecipare a un rave oppure come Bridget, ragazza madre, che ha accettato un lavoro serale in un locale di Bowling e non sa a chi affidare il suo bambino.

Per fortuna il film ha il piglio di una comicità demenziale, non si prende molto sul serio e si muove brioso fra un disastro e l’altro, fino all’inevitabile lieto fine.

 Questo film, presentato nelle sale statunitensi a maggio del 2014, è ora disponibile in DVD in italiano è stato etichettato come Christian movie. In effetti i registi sono i fratelli gemelli Andrew e Jon Erwin, dei quali abbiamo già presentato Fireprof, October Baby, Facing the Giants, Flywhell. In particolare Courageous aveva già affrontato il tema della paternità, mostrando, nelle storie parallele di quattro famiglie, gli effetti deleteri della mancanza della figura paterna. Era quindi ormai tempo di affrontare il tema, molto ampio  ma entusiasmante, della maternità in un’ottica cristiana.

A differenza di Courageous, che non era riuscito ad evitare un certo tono predicatorio, qui il tema della fede ben si armonizza con il contesto narrativo e si arriva al punto focale del film in modo insolito, attraverso un colloquio disteso fra Allyson e Bones, un gigante pieno di tatuaggi che cavalca una Harley Davidson ma buono di natura. Ad Allyson che si sente una fallita in tutto, Bones ricorda che tutti trovano il loro posto nella creazione, dagli uccelli che fanno il nido sui rami degli alberi alle aquile che volano fra le cime più alte e che Dio si prende cura di tutti: bisogna semplicemente essere se stessi, senza criticarsi continuamente e lasciare che Dio faccia il resto. Alla fine Allyson non modificherà la sua vita ma imparerà a scoprire la bellezza delle piccole cose di ogni giorno nell’educazione dei suoi figli.

Il tema della maternità e in generale della vita di famiglia oggi è quanto mai ampio ma non sembra interessare i media, se non casi isolati come questo. Si potrà obiettare che la realtà più frequente oggi sia quella di un padre e una madre che lavorano entrambi e rischiano e di non riuscire a prendersi cura a sufficienza dei figli; che le donne d’oggi non sono così incerte e lamentose come la protagonista di questo film, ma sanno affrontare con coraggio le loro responsabilità familiari. Tutto vero, ma in fondo non sono stati certo più realisti altri lavori come la fiction Desperate Housewives dove il problema principale delle protagoniste era decidere chi avrebbero ospitato nel loro letto quella sera o Modern Family, che si divertiva a mostrare come la famiglia sia ormai diventata un aggregatore dalle forme e dai confini molto incerti.
Alla fine l’espressione “la mano che fa dondolare la culla è la mano che governa il mondo” detta alla fine del film è forse un po’ enfatica ma neanche falsa.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TEMPO INSTABILE CON PROBABILI SCHIARITE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 04/03/2015 - 11:18
 
Titolo Originale: tempo instabile con probabili chiarite
Paese: ITALIA
Anno: 2014
Regia: Marco Pontecorvo
Sceneggiatura: Marco Pontecorvo, Roberto Tiraboschi
Produzione: MARCO VALERIO PUGINI, UTE LEONHARDT PER PANORAMA FILMS, RAI CINE
Durata: 100
Interpreti: Luca Zingaretti, Pasquale Petrolo, Carolina Crescentini, John Turturro

Giacomo ed Ermanno fanno parte di una cooperativa delle Marche che produce mobili. La fabbrica è in crisi e c’è il rischio che le banche chiudano il credito. Una sera Giacomo e Lillo stano cercando di sotterrare dei residui tossici quando si accorgono che dal fosso creato sta emergendo del petrolio. Giacomo è deciso a impiantare una trivella, anche se i costi sono molto alti, mentre Lillo decide, con il resto della cooperativa, di boicottare l’iniziativa perché ecologicamente rischiosa. I due amici si trovano così su due fronti opposti..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un bel rapporto fra padri e figli, un’amicizia che è a di sopra di qualsiasi conflitto
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La soluzione di affrontare temi seri ridendo convince parzialmente perché l’approccio adottato, semplice e quasi ingenuo, finisce per trasferire lo spettatore in una favola lontana da riferimenti reali. La sceneggiatura ha un approccio troppo macchiettistico nei confronti di alcuni personaggi
Testo Breve:

Una fabbrica marchigiana di mobili, nel culmine della crisi economica, rischia di fallire. Le sue sorti potrebbero  cambiare  grazie alla scoperta di un giacimento di petrolio o più probabilmente per merito dell’inventiva delle nuove generazioni. Si ride con molta semplicità.

Ogni lunedì, il lavoro in fabbrica viene sospeso perché bisogna controllare alla televisione i risultati dell’estrazione del Lotto. Ogni membro della cooperativa compra ogni settimana un biglietto: è il metodo che hanno escogitato per tentare di risollevare le sorti dell’azienda. Procede in questo modo il secondo film di Marco Pontecorvo, che trae spunto dall’attuale situazione economica italiana ma la rivisita con uno sguardo surreale. Anche l’altro tema che viene sviluppato, il confronto generazionale fra padri e figli adolescenti, viene reso cinematograficamente nel modo più fantasioso. Tito, il figlio di Ermanno, è appassionato di fumetti manga; per il padre è solo un perdigiorno e gli impone di venire a lavorare in fabbrica.  Nella fantasia del ragazzo tutto si trasforma in una sfida all’ultimo sangue fra lui, giovane guerriero samurai e un mostro gigante che parla un perfetto accento marchigiano (nel film compaiono numerosi inserti animati in stile manga). Anche l’ingegner Lombelli (John  Turturro ), l’italo-americano esperto  di estrazioni petrolifere, è un tipo insolito. Si muove con la signorilità di un nobile d’altri tempi, che ammannisce a tutti pillole di saggezza sul petrolio, che va trattato con delicatezza, come se si trattasse di una donna.

Questa ed altre macchiette presenti nel film rendono il racconto lieve e spumeggiante con uno stile che può ricordare quello di Ernst Lubischt. Un riferimento che però ci costringe a fare dei distinguo: Lubischt lavorava con sceneggiature di ferro, mentre in questa fotografia dell’Italia di oggi, la levità scivola in semplice qualunquismo (le tasse esose, la burocrazia lenta,  la moltiplicazione di negozi di cineserie, un sindacato ormai revisionista) e manca il sostegno di una trama robusta. Il conflitto fra Giacomo ed Ermanno, il primo più pragmatico e propenso ai compromessi, il secondo più idealista, irrigidito in schemi che rimandano ai tempi dei conflitti di fabbrica, alla fine mostra la corda perché ripetitivo e poco approfondito.

Restano al contrario ben espressi molti valori: l’amicizia fra i due protagonisti, che è più salda di qualsiasi barricata ideologica, l’esistenza di un  rapporto fecondo e costruttivo fra padri e figli (la parte più fresca e originale del film).  Saranno proprio i figli a traghettare i padri verso nuove soluzioni, nuove visioni della vita.  Alla fine tutti i conflitti si risolvono perché nessuno è veramente cattivo e tutti sanno ritrovare ciò che li accomuna piuttosto che ciò che li divide. La testa del mostro manga, definitivamente sconfitto, rotola per terra davanti alla fabbrica riconciliata. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LATIN LOVER

Inviato da Franco Olearo il Ven, 03/27/2015 - 18:58
Titolo Originale: Latin lover
Paese: ITALIA
Anno: 2014
Regia: Cristina Comencini
Sceneggiatura: Cristina Comencini Giulia Calenda
Produzione: LUMIÈRE & CO. CON RAI CINEMA
Durata: 104
Interpreti: Virna Lisi, Marisa Paredes, Angela Finocchiaro, Valeria Bruni Tedeschi, Candela Peña, Francesco Scianna, Neri Marcorè

A dieci anni dalla scomparsa del divo cinematografico Saverio Crispo (Francesco Scianna), in occasione di una commemorazione ufficiale nel suo paese natale, le donne della sua vita – due ex mogli e le quattro figlie avute ognuna da una donna di nazionalità diversa – si radunano nella vecchia casa delle vacanze estive. Si tratta di una famiglia allargata ovviamente sui generis: fanno gli onori di casa Rita (Virna Lisi), la prima moglie italiana, che l’ha riaccolto da vecchio e accudito fin sul letto di morte, e sua figlia Susanna (Angela Finocchiaro), curatrice della commemorazione e responsabile dell’eredità intellettuale del padre; dalla Francia arriva Stephanie (Valeria Bruni Tedeschi), che del padre ha ereditato la grande disinvoltura affettiva (infatti si presenta con uno dei tre figli avuti da tre diversi uomini) e le crisi depressive; dalla Spagna piombano Segunda (Candela Peña), il marito diplomatico Alfonso (Jordi Mollà), i loro due bambini e la di lei madre Ramona (Marisa Paredes) che, nonostante abbia dovuto dividere il proprio uomo con Rita, nutre con quest’ultima un’amicizia nutrita da complicità; la figlia più piccola, Solveig (Pihla Viitala), viene dalla Svezia e l’appartenenza a questa famiglia è per lei fondamentale perché quel genitore non l’ha quasi neanche conosciuto. Esiste, in realtà, una quinta figlia americana, che non ha mai frequentato il resto della famiglia perché Saverio (chissà come mai) non la volle mai riconoscere. Arriverà in tempo per la serata d’onore?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ex mogli e figlie di un padre che si è comportato con molta leggerezza in termini di fedeltà familiare, avvezze a comportarsi in modo altrettanto disinvolto, scoprono di potersi voler bene, e di condividere lo stesso desiderio di stare insieme e perdonarsi
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di nudo integrale, racconti di comportamenti sessuali libri
Giudizio Artistico 
 
Una regia pimpante, dialoghi scoppiettanti e un coro di attori – davvero tanti i personaggi principali – che la Comencini sa gestire con equilibrio senza trascurare nessuno e senza lasciare buchi in una sceneggiatura
Testo Breve:

Attraverso l’incontro di due mogli e cinque figlie di un divo del cinema ora defunto, la Comencini realizza un’operazione nostalgia rendendo omaggio al grande cinema italiano degli anni sessanta e settanta

Nuova tappa del cinema nostalgia. Dopo La grande bellezza in cui Paolo Sorrentino ha voluto in tutti i modi richiamarsi al modello di Federico Fellini (e gli americani, infatti, ci sono cascati tributandogli un esagerato Oscar) e Il nome del figlio, malinconico e divertito omaggio ai tempi che furono (con un occhio, più che al film francese adattato Cena tra amici, a La terrazza di Ettore Scola, almeno per la tendenza a fare bilanci intellettuali generazionali), ecco Latin Lover, undicesima regia di Cristina Comencini, autrice anche della sceneggiatura insieme alla sodale Giulia Calenda (insieme hanno scritto tutti gli ultimi film della regista, tra cui La bestia nel cuore, titolo che finì nella cinquina dell’Oscar per il miglior film straniero). Anche qui, come nei due film citati, la fa da padrone il continuo ricordo di un passato grandioso che sembra sfuggito senza lasciare tracce.

La chiave, ancora più che in altri film, è qui il cinema stesso, infallibile macchina della memoria e veicolo dell’italianità all’estero, omaggiato attraverso continue citazioni di grandi capolavori della nostra età dell’oro (gli anni Sessanta e Settanta) e la (ri)costruzione di un divo fittizio che – interpretato da un efficace Francesco Scianna nei flashback e nelle finte immagini di repertorio – vuole essere la somma di tanti giganti della recitazione che resero indimenticabile in Italia e nel mondo un’arte e i suoi generi (la commedia all’italiana, i film di impegno civile, il grande cinema d’autore, lo spaghetti western….): Gian Maria Volontè, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman (di cui si citano le crisi depressive), ma anche Ugo Tognazzi (come il Saverio Crispo del film, un tombeur de femmes internazionale, con figli fino in Scandinavia…) e Rodolfo Valentino (anch’egli partito dal paesino pugliese per finire a Hollywood).

L’omaggio nostalgico riesce, non è mai forzato o stucchevole: merito di una regia pimpante, dialoghi scoppiettanti e un coro di attori – davvero tanti i personaggi principali – che la Comencini sa gestire con equilibrio senza trascurare nessuno e senza lasciare buchi in una sceneggiatura che tanti interpreti così in forma avrebbero potuto anche riempire da soli con il loro carisma: da citare senz’altro Virna Lisi, qui alla sua ultima interpretazione, e un’Angela Finocchiaro bravissima, libera finalmente dai ruoli-macchietta cui spesso la relegano. La Puglia, infine (onnipresente nel cinema italiano grazie a una Film Commission che funziona a pieno regime), per una volta non è soltanto uno scenario da cartolina ma riesce a diventare vero contesto, integrato alla narrazione (la gag sul piatto preferito del divo, che cambia continuamente in base alla donna che lo ricorda, passa in rassegna tante delizie locali e allo stesso tempo fa dell’umorismo fondato sul sotto-testo).  

Un film di gran classe, che piacerà molto ai cinefili, senza essere un film cinefilo: per Cristina Comencini, figlia di Luigi Comencini, rievocare i fasti del grande cinema del passato – e la presenza molto ingombrante di un padre famoso da gestire insieme a tre sorelle – significa ripercorrere personali cronache familiari. In questo modo si può raccontare di sé, e di una memoria che è per forza di cose “condivisa”, con sincerità e autentico affetto. Il film riflette naturalmente, come tutte le opere ambientate nel mondo del cinema, sul rapporto tra vita e arte, realtà e finzione (ci sono segreti da rivelare, altarini da scoprire, complessi da cui liberarsi) ma senza mai diventare un gioco fine a se stesso. Ci si diverte e si ride, anche negli snodi più drammatici della vicenda, invocando una certa leggerezza sulla vita (e anche sui “costumi”) ma anche guardando con lucidità al peso dei nodi in cui vanno a finire i troppi fili che vi si intrecciano (“Non ne posso più – ammette il personaggio della Finocchiaro – fermate la proiezione!”).

Se le mogli di Saverio Crispo sembra che abbiano ricucito, quasi del tutto, la ferita di essere state tradite e abbandonate, ognuna delle figlie si sente schiacciata dall’assenza di questo padre autorevole e carismatico. In tutte e quattro il bisogno di amore prende la forma di un complesso o una nevrosi di tipo affettivo e relazionale, da cui poi ognuna è chiamata a uscire. Un percorso che passa attraverso la scoperta della verità (come garantire altrimenti i colpi di scena?), la sua accettazione e una netta presa di distanza da una visione negativa dell’esistenza.

Come gli sentiamo confidare alla primogenita in un flashback, il divo celebra la vita, riduttivamente, come se fosse un sogno o un gioco: una morale inconclusiva, come sanno bene le quattro figlie, che imparano a molto bene a conoscere la forma e i contorni del proprio dolore. Di loro, la spagnola Segunda (che è il personaggio più complesso, quello chiamato a percorrere l’arco drammatico più interessante) suole ripetere come un mantra, “solo ricordi belli”, cercando di censurare il resto, prima che la realtà si faccia incontrare anche nelle sue amarezze. Se il cinema sembra poter trasfigurare la realtà, svaporandola, ma anche rivelandone il lato più dolce, la vita di tutti i giorni si fa incontrare e richiede un giudizio. I problemi restano, gli errori non si cancellano, ma alla fine si scopre di potersi voler bene, e di condividere lo stesso desiderio di stare insieme, perdonarsi, e soprattutto di non restare schiavi delle immagini che ci si è fatti di sé. Dopo un’epoca di disincanto, in conclusione, ci sembra che nel cinema italiano ci sia un desiderio diffuso di un nuovo “incanto”. Affermare che questo non sia da cercare attraverso una fuga nella favola ma all’interno della realtà, senza minimizzarla ma facendoci i conti, è già di per sé una “bella scoperta”.

 

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL NOME DEL FIGLIO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 01/29/2015 - 22:20
Titolo Originale: Il nome del figlio
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Francesca Archibugi
Sceneggiatura: Francesca Archibugi Francesco Piccolo
Produzione: INDIANA PRODUCTION, LUCKY RED, IN COLLABORAZIONE CON MOTORINO AMARANTO, RAI CINEMA, SKY
Interpreti: Alessandro Gassman, Valeria Golino, Luigi Lo Cascio, Rocco Papaleo, Micaela Ramazzotti

Due coppie dell’alta borghesia romana e un quinto amico single si riuniscono a cena per festeggiare l’arrivo di un bebè: gli ospiti, nonché genitori del nascituro, sono Paolo (Alessandro Gassman), ignorante e narcisista agente immobiliare, e Simona (Micaela Ramazzotti), borgatara assunta al ruolo di superstar grazie a un best-seller ispirato alle vicende della famiglia di origine del marito. I padroni di casa sono invece Betta (Valeria Golino), sorella di Paolo e insegnante alle medie, e Sandro (Luigi Lo Cascio), docente universitario di letteratura. L’ultimo del quintetto è Claudio (Rocco Papaleo), jazzista legato alle due coppie da antica amicizia. In attesa di Simona – in ritardo perché di ritorno da uno studio radiofonico dove ha registrato un’intervista – Paolo rivela a sua sorella e agli amici il nome che lui e sua moglie intendono dare al bambino. Sarà l’inizio di un putiferio.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
È positivo che ci sia sempre lo spazio e il desiderio del perdono ma manca, alla fine, uno sguardo che, dopo essere passato dall’autocritica all’autoindulgenza, elevi il racconto su un piano ulteriore. Viene rivelata una relazione scabrosa
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio, linguaggio allusivo. La confessione di una relazione scabrosa
Giudizio Artistico 
 
Un film scritto, girato e interpretato molto bene, grazie a un bel ritmo e ai tempi della commedia ottimamente scanditi e a un quintetto di attori davvero eccezionale
Testo Breve:

In questo remake molto ben realizzato di un successo francese, cinque amici che si conoscono da ragazzi si confessano e sembrano  dilaniarsi a vicenda  in un gioco intellettuale per adulti dal respiro un po’ corto

Dopo Benvenuti al sud, La peggior settimana della mia vita, Una famiglia perfetta e Un fidanzato per mia moglie, con Il nome del figlio il cinema italiano continua a percorrere la strada del remake. Si tratta di film non tutti di altissimo livello ma comunque baciati quasi sempre da successo commerciale o di critica. Per ottenere commedie solide, con pochissimi fuoriclasse a tenere altrimenti alto il vessillo, il cinema italiano copia dal compagno di classe più brillante: anche in questo caso, come in Benvenuti al sud, si tratta del cugino transalpino. Niente di male, in mancanza di materiale di prima mano, a prendere un film francese di successo di qualche anno prima (Cena tra amici – titolo originale Le prénom – che Alexandre de la Patellière e Matthieu Delaporte avevano scritto e diretto adattando una loro pièce teatrale) cercando di italianizzarlo.

Senza bisogno di entrare nel merito dell’adattamento (le differenze sono molte), diciamo innanzitutto che Il nome del figlio è scritto, girato e interpretato molto bene e risulterà molto divertente per un certo pubblico, grazie a un bel ritmo e ai tempi della commedia ottimamente scanditi. Il merito va soprattutto all’affiatamento di un quintetto di attori davvero eccezionale, su cui spicca un Alessandro Gassman in forma smagliante, e dove una Valeria Golino in surplace e un Rocco Papaleo per una volta misurato fanno da contrappeso ai personaggi più “caricati” interpretati da Luigi Lo Cascio (l’ombroso intellettuale di sinistra) e Micaela Ramazzotti (la burina che si riscatta), definiti sì per cliché ma proprio per questo ottimi come “tiranti” della commedia, nel momento in cui i toni (come da copione) devono diventare esasperati.

Il nome da dare al nascituro, come nell’originale francese, è chiaramente un pretesto: è l’innesco dell’azione che dovrà accendere la miccia dei conflitti sepolti, delle diatribe, delle differenze di carattere e di classe, in una sequela di colpi di scena in cui ognuno ha qualcosa da confessare, da rinfacciare, da rimproverarsi e da farsi perdonare. Lo sfondo è quello della casata Pontecorvo (nome dalle forti risonanze cinematografiche, scelto sicuramente non a caso), storica famiglia romana di ceppo ebraico dove troneggia il ricordo del pater familias Emanuele, un politico di carattere e di grande carisma i cui due rampolli, Betta e Paolo, ne hanno ereditato l’aura che tanto affascina l’intellettuale Sandro. Una famiglia, insomma, che vive del proprio mito in un’Italia senza più punti di riferimento morali e che ha bisogno di rivangare nel passato per riaffermare un’identità culturale e per non soccombere alla straripante volgarità contemporanea (quella della televisione ma anche quella del ciarpame che si vende, in centinaia di migliaia di copie, in libreria).

Nello scambio di accuse e nel gioco a rimpiattino sempre più furibondo tra i personaggi, alla fine, non si salva nessuno ma si salvano tutti. I tanti flashback, che aprono squarci sull’infanzia, l’adolescenza e la giovinezza dei protagonisti, non aiutano a conoscere i personaggi e le loro relazioni e sembrano inseriti solo per versare sulle ferite (che intuiamo essere profonde ma che non sembrano fare poi così male) il balsamo di una nostalgia un po’ fine a se stessa. Manca, alla fine, uno sguardo che, dopo essere passato dall’autocritica all’autoindulgenza, elevi il racconto su un piano ulteriore. È positivo che in questa famiglia e in questo gruppo di amici ci sia sempre lo spazio e il desiderio del perdono. È indubbio però che lo stesso qualunquismo con cui è caratterizzato il personaggio di Paolo (il piacione che “sa stare al mondo”) contagi anche gli altri caratteri, così che il perdono non passi mai attraverso un giudizio chiaro sui fatti, una presa di coscienza e una vera crescita.

Anche lo sfogo cui dà voce, verso la fine del film, il personaggio di Simona – più giovane degli altri ed estranea al loro mondo cui si è solo accodata – rischia di essere solo una morale posticcia e un po’ banale sul fatto che gli ignoranti possano essere più sinceri, profondi e autentici degli intellettuali che si sentono loro superiori. Posticcia non perché non sia legata al resto del racconto ma perché, dopo aver pareggiato il conto, non getta molte basi da cui ripartire. Ognuno si rivela a se stesso per com’è, nelle proprie miserie e nei propri limiti, ma solo perché, a prezzo di qualche spintone e sgridata, tutto torni come prima. Così di esce da questo film appagati dal punto di vista del divertimento ma con la sensazione di aver partecipato a un gioco intellettuale per adulti dal respiro un po’ corto e con tanti punti interrogativi in testa.

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SEI MAI STATA SULLA LUNA?

Inviato da Franco Olearo il Mar, 01/20/2015 - 15:49
Titolo Originale: Sei mai stata sulla luna?
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Paolo Genovese
Sceneggiatura: Paolo Genovese, Gualtiero Rosella, Pietro Calderoni
Produzione: PEPITO PRODUZIONI CON RAI CINEMA
Interpreti: Raoul Bova, Liz Solari, Sabrina Impacciatore, Neri Marcorè, , Giulia Michelini, Sergio Rubini, Emilio Solfrizzi

Guia lavora con soddisfazione in una casa di moda di fama internazionale ma è costretta ad annullare i suoi impegni per andare in paesino della Puglia dove lei, dopo la morte di una sua zia, risulta essere l’unica erede di un antica masseria. Guia spera in una vendita rapida e in un altrettanto rapido ritorno al lavoro ma ci sono alcune complicazioni: bisogna mandar prima via Renzo, il fattore, vedovo con un figlio e anche suo cugino Pino che vive nella fattoria e che soffre di un ritardo mentale. Alla fine Guia è costretta a fermarsi più del previsto, inizia ad apprezzare la vita di campagna e a innamorarsi di Renzo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questa commedia romantica propone l’amore come infatuazione effimera, che vive di sogni più che di realtà
Pubblico 
Adolescenti
Varie coppie vivono in regime di convivenza
Giudizio Artistico 
 
Un cast di attori della commedia italiana quasi sprecato, grandi dosi di product displacement, per un racconto leggero che si dimentica appena si esce dalla sala
Testo Breve:

La storia di una donna in carriera che deve calarsi nella realtà agricola di un paesino pugliese è il pretesto per qualche  risata e per effimeri incontri amorosi 

Il periodo di prolungata crisi economica di cui sta soffrendo l’Italia deve essere la causa principale di  questo continuo ritorno di tanti autori Italiani alla solidità e alla tranquilla immobilità della campagna. Se Ficarra e Picone in Andiamo a quel paese, hanno dovuto lasciare Palermo per tornare al loro paese di origine perché hanno perso il lavoro e se Siani, nelle vesti di un tagliatore di teste in Si accettano miracoli,  viene licenziato a sua volta e torna al suo piccolo paese di favola lungo la costa sorrentina, ora è Guia, donna in carriera che raggiunge in Puglia il paese dove ha trascorso la sua giovinezza.. Ancora una volta la contrapposizione città e campagna è marcata: dinamismo, cinismo affaristico nel mondo dell’industria; ritmi tranquilli, cura dei rapporti umani, in in campagna. Guia subisce la metamorfosi che ci si aspetta: impara ad alzarsi al canto del gallo, a raccogliere le uova nel pollaio e a togliere con la pompa il letame dalla stalla, con tante prevedibili situazioni comiche. Questo scontro di culture non viene spinto oltre certi limiti,se non quanto basta per sviluppare degli spunti comici; in realtà uomini e donne che vivono in campagna o in città non hanno comportamenti dissimili quando l’argomento è l’amore, che è il tema dominante del racconto. In questo film all star si sviluppano molte storie parallele di incontri-scontri fra coppie potenziali che, più che alla ricerca di un amore vero e  profondo, si smarriscono nei sogni, si innamorano di un singolo momento magico e irripetibile. E’ l’amore inteso come infatuazione adolescenziale che non matura mai perché non ha nessuna voglia di maturare. Un fuoco intenso ed effimero che ha sempre davanti a sé la prospettiva del tradimento appena appare all’orizzonte qualcosa di più abbagliante. E’ l’amore visto come istinto primordiale e incontrollabile, presente in tante commedie romantiche all’italiana, da quelle di Federico Moccia, a Neri Parenti, a Leonardo Pieraccioni, a Fausto Brizzi.

In questo film il modello per eccellenza è Mara, una ragazza del paese che combina incontri tramite Internet e che si innamora non della persona ma della bella frase romantica che le viene detta. Il fratello Delfo cerca di distoglierla da questi incontri al buio per riportarla alla realtà di un incontro più prosaico (il  suo amico Felice che da anni è innamorato di lei) ma ancora una volta la motivazione è la stessa: Felice, con le sue frasi romantiche, può farla sognare.

Anche Mara, la collega di lavoro di Guia, vive di ciò che non è più: il suo ragazzo è morto per un incidente d’auto ma lei continua a far finta di parlare per telefono con lui, litigando o sospirando dolci frasi.. Neri Marcorè, non molto impegnato nella parte del cugino labile di mente, costituisce il simbolo per eccellenza della prevalenza del sogno sull’essere. Quando dice di voler offrire lui la cena, si limita a simulare i gesti del cucinare.

Solo Guia e Renzo sembrano avviarsi verso una relazione più stabile ma i loro mondi (lei operatrice di moda in carriera, lui uomo di campagna) sono inconciliabili: ancora una volta, anche per loro, la vita è fatta di immaginazione e di incontri fuggitivi.

Il film inizia con un inserto che costituisce una satira bruciante delle gerarchie ecclesiastiche: un certo monsignore studia come spostare i soldi della diocesi in un paradiso fiscale. L’unica soluzione che viene trovata è quella di aprire un’opera Pia alle Bahamas: e far risultare i soldi come donazioni dei pellegrini. L’unico problema è come far diventare le Bahams un centro di pellegrinaggio ma la soluzione è presto trovata: basterà far sgorgare lacrime di sangue da una madonnina..

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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