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E' COMPLICATO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/10/2010 - 11:00
Titolo Originale: It's Complicated
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Nancy Meyers
Sceneggiatura: Nancy Meyers
Produzione: Relativity Media, Scott Rudin Productions, Waverly Films
Durata: 118'
Interpreti: Meryl Streep, Alec Baldwin, Steve Martin, John Krasinski

Jane è divorziata ormai da 10 anni e il marito Jake si è risposato con una donna molto più giovane di lui. Gestisce a Santa Barbara una pasticceria di successo, ha accudito i suoi tre figli finché non sono diventati maggiorenni, si è costruita una casa come l'ha sempre desiderata.  Jane sembra aver trovato un suo equilibrio ma proprio quando tutta la famiglia è riunita a New York per festeggiare la laurea del figlio, accade l'imprevisto: il suo ex marito riprende a farle una corte spietata e le chiede di tornare con lui; come se non bastasse l' architetto che le deve ristrutturare la casa, divorziato anche lui, nutre per lei un certo interesse...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Rappresentazione di una società dal divorzio facile, che assegna un valore predominante al sesso e al giudizio dello psichiatra. Solo le nuove generazioni sembrano ritrovare quella purezza originaria che fa loro desiderare una famiglia unita
Pubblico 
Maggiorenni
Uso disinvolto di spinelli. Linguaggio esplicito in termini di sesso
Giudizio Artistico 
 
Sempre brillanti i dialoghi impostati dalla Meyers con qualche sequenza comica ma la storia sembra girare in tondo troppo a lungo

Jane, il suo ex marito Jake, i loro tre figli e il fidanzato della figlia maggiore sono riuniti intorno alla stessa tavola per festeggiare la laurea di uno di loro. La più piccola alza il calice e propone un brindisi: "oggi è stato un giorno fantastico, stare insieme noi 5 originali". Aggiunge un altro figlio:  "è stato bello per un giorno intero essere solo noi".
E' questo forse il punto più toccante del film: i tre ragazzi, ormai grandi in una società, come quella californiana, particolarmente disinvolta nei  divorzi, non hanno mai cessato di sperare in cuor loro di veder ricostituita quella famiglia  dove hanno vissuto da piccoli. Anche nel seguito del film, quando sembra per un momento che i due ex coniugi possano tornare assieme, la presenza dei tre ragazzi, questo piccolo coro di questa  tragedia  contemporanea, sottolinea a questi oscillanti genitori quel che di bello ci poteva essere e  che non c'è stato.

L'autrice Nancy Meyers sembra proprio affezionata ai problemi di cuore di uomini e donne di mezza età, preferibilmente della costa occidentale: il suo precedente Tutto può succedere -2003 con due irresistibili Jack Nicholson e Diane Keaton trattava di uomini maturi che stanno con donne più giovani e di donne che ormai avevano rinunciato all'amore e che se lo ritrovano davanti,  creando in loro più scompiglio che felicità.
E' complicato  è ancora più  autobiografico (la Meyers è separata dal marito che è andato a vivere  con una donna molto più giiovane) e i dialoghi più sentiti sono proprio quelli fra i due ex-coniugi, protesi a ricordare un passato bello ma imperfetto e a cercare di capire se il loro cuore può fare quel rewind che consenta loro di ricominciare dal punto in cui si sono lasciati.

Lo stesso tema  è dtrattato dal nostro Gabriele Muccino con Baciami ancora - 2009: anche in questo caso due ex-coniugi sembrano ritrovare la vecchia fiamma e ondeggiano fra  il lasciarsi e  il ritrovarsi.
Anche se Muccino si occupa della generazione dei quarantenni mentre i protagonisti del film della Meyers hanno almeno dieci anni di più,  ci sono molte somiglianze nel loro comportamento: si tratta di coppie che  non sanno esattamente cosa vogliono, che hanno perso la capacità di interrogarsi in profondità; l'amore ha perso l'aggancio a qualunque aspetto progettuale e di responsabilità (il tema di ridare ai figli una famiglia unita non costituisce un parametro per la decisione) ma è legato all'effimero "mi piace o non mi piace" e come tale soggetto agli umori del momento. E se Muccino risoilve il problema tramite una "forzatura naturale" (la ex-moglie resta incinta) per E' complicato dobbiamo assistere a un a allucinante colloquio dove Jane mette il destino della sua vita sentimentale nelle mani del suo psicanalista

Troppo soli per troppo tempo, si è dissolto in loro il richiamo alla originaria missione  coniugale, quella di fondere due vite l'uno nell'altra e resta la fase contrattualistica di due individui che restano se stessi  cercando solo di individuare la reciproca convenienza a restare assieme.

Se il film ha alcuni momenti divertenti e la Mayer è sempre  brava nel costruire dialoghi brillanti, dopo la prima mezz'ora impiegata per impostare la storia, la trama sembra girare a vuoto, al seguito dell'indecisione dei due protagonisti.

La scelta del cast non è ottimale: Meryl Streep, sempre molto brava, non appare nella parte giusta: la sua età anagrafica non le consente pienamente di recitare le parti di una cinquantenne che attira ancora i complimenti degli uomini. Steve Martin, conosciuto da sempre come comico irresistibile qui fa le parti di un pretendente  chiuso e ingrigito. Solo Alec Baldwin sembra essere nella parte.

Danno infine fastidio alcune scene, che probabilmente risultano normali per l'ambientazione californiana: l'uso di uno spinello da parte di questi attempati amanti, è visto come un momento di divertimento originale e lo stesso atteggiamento di Jane, non è  perfettamente motivato dalla sceneggiatura: in preda ad ardente passione per il suo ex marito, decide di andare a letto con il suo architetto dopo la prima serata  che passano assieme.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HAPPY FAMILY

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 13:57
Titolo Originale: dr
Paese: ITALIa
Anno: 2010
Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: Alessandro Genovesi, Gabriele Salvatores
Produzione: Colorado Film, Rai Cinema
Durata: 90'
Interpreti: Fabio De Luigi, Diego abbatantuono, Fabrizio Bentivoglio, Margherita Buy, Carla Signoris, Valeria Bilello

UN'eestate a Moilano. Filippo e Marta hanno sedici anni e la ferma decisione di sposarsi. Marta dovrà persuadere i suoi genitori, Filippo dovrà convincere la madre ma può contare sulla benedizione del suo secondo marito, Vincenzo. Alla cena che riunisce alla stessa tavola i figli cocciuti e i parenti sballati, finisce anche Ezio, il narratore di questa storia, coinvolto da un incidente in bicicletta e convinto da un colpo di fulmine in ascensore.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film sembra arrendersi alla realtà della famiglia allargata, anzi questa viene presentata come normale
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena sensuale
Giudizio Artistico 
 
Cura sontuosa della scenografia, dei costumi, della fotografia, del commento musicale, tutti gli attori perfettamente nella parte; ma il regista si accontenta di confezionare un prodotto fin troppo garbato ed elegante.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA PREMIERE ETOILE La prima stella

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 13:33
 
Titolo Originale: La première étoile
Paese: FRANCIA
Anno: 2009
Regia: Lucien Jean-Baptiste
Sceneggiatura: Lucien Jean-Baptiste e Marie-Castille Mention-Schaar
Produzione: Pierre Kubel e Marie-Castille Mention-Schaar per Vendredi Film/ France 2 Cinema/ Rhône-Alpes Cinéma/ Mars Distribution/ Cinémage 3/La Banque Postale Image/ Cinécinéma/ Canal +
Durata: 90'
Interpreti: Lucien Jean-Baptiste, Firmine Richard, Anne Consigny

Jean-Gabriel Elizabeth, di origini antillane, è sposato con la francese Suzy ed è padre di tre figli. Passa il tempo tra lavoretti saltuari e scommesse fallimentari rifiutando di sistemarsi, mentre sua moglie sgobba per tutta la famiglia. Un giorno, quando la figlioletta gli chiede di portarla in settimana bianca, lui le promette che lo farà. Suzy, esasperata dall’ennesima boutade, si rifiuta di aiutarlo, così Jean-Gabriel  raccoglie un po’ di soldi e parte per la Savoia con i figli e la madre, sperando di sistemare le cose un po’ alla volta….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un inno alla forza dei legami familiari e delle tradizioni. Il padre di famiglia, dalla vita alquanto incasinata, è mosso da autentico affetto verso i suoi familiari e dal desiderio di superare i suoi difetti
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film di buoni sentimenti, piacevolmente anacronistico, magari un po’ frammentario, ma alla cui simpatia e “gentilezza” si fatica a resistere

Questa commedia per famiglie campione di incassi in Francia, che il protagonista (attore comico di una certa notorietà) ha firmato come regista e ha basato sui propri racconti di infanzia, è un inno alla forza dei legami familiari e delle tradizioni attraverso il paradosso quasi da barzelletta di una famiglia di neri sul bianco delle nevi savoiarde.

Il protagonista Jean-Gabriel è un marito deludente (non riesce a tenersi un lavoro e lascia che sia la moglie a sgobbare per portare a casa la pagnotta), un padre deficitario (arriva sistematicamente in ritardo dai figli per colpa delle sue scommesse, e li riempie di promesse che non mantiene mai), un figlio quanto meno carente (non va mai a trovare la madre, si rivolge a lei solo quando ha bisogno). Eppure, sarà la simpatia del suo interprete, sarà l’autentico affetto e desiderio di essere migliore che vediamo nei suoi occhi, fatto sta che non possiamo non volergli bene, come del resto fanno, con tutte le loro obiezioni, i suoi familiari.

Deve essere questa luce che ha spinto Suzy, l’unica non “di colore” della famiglia, a sfidare la sua famiglia (apprendiamo più avanti che non parla da anni con il padre) per stargli accanto.

Ed è questa luce che lo anima quando, spinto dalla sfida che la sua bambina (evidentemente la più ansiosa di integrarsi del gruppo) gli pone con la sua richiesta di una “borghesissima” settimana sulla neve, decide di mettersi all’opera. Le avventure di Jean-Gabriel e famiglia potevano ridursi semplicemente ad una barzelletta (e qualche volta, è vero, il film si perde in gag simpatiche ma un po’ fini a se stesse), ma il regista riesce nell’intento di farne anche lieve, tenero ma umoristico apologo di integrazione, mettendo in scena le diffidenze a partire dagli scontri della coppia che affitta alla famigliola lo chalet di montagna.

Lei, un po’ razzista ma troppo elegante per dirlo, lui aperto all’incontro con i nuovi arrivati, se non altro perché i figli di Jean-Gabriel (e in particolare il piccolo, che si è messo in testa di conquistare la “prima stella” di abilità sugli sci) lo risarciscono dell’assenza dei nipoti sempre troppo lontani.

A fare da collante c’è sempre la mamma di Jean-Gabriel, vitale e religiosissima, pronta a dare una mano (e anche parecchi saggi giudizi), ma non a sostituire il figlio nel difficile ma doloro percorso di presa di coscienza delle sue responsabilità di padre. Sarà solo quella la condizione per riconquistare l’affetto di Suzy.

Nel frattempo tutta la famiglia avrà modo di trovarsi a casa in quell’ambiente apparentemente così in contrasto con loro: il figlio maggiore adolescente attraverso un delicato accenno di love story con una bella francesina, il piccolo nel rapporto con l’anziano padrone di casa e la bambina presentandosi (finalmente fiera dei propri capelli crespi che la fanno così “nera”) ad un concorso di tradizionalissimi canti di montagna.

Il tema dell’integrazione, desiderata, ma anche temuta e vista come una possibile rinuncia alla propria identità, si ritrova in vari momenti del film, tra cui una divertente scena in un negozio di parrucchiere, dove le antillane si recano nel tentativo di “mascherare” la loro capigliatura crespa (proprio come capitava ad una dei protagonisti di Denti bianchi di Zadie Smith).

La première étoileè un film di buoni sentimenti, piacevolmente anacronistico (si parla di euro ma pare di essere indietro di vent’anni, all’epoca della giovinezza dell’autore), magari un po’ frammentario, ma alla cui simpatia e “gentilezza” si fatica a resistere. Uno di quelle storie che i francesi hanno imparato (o ri-imparato) a raccontare e che qualche volta piacerebbe vedere anche nel cinema italiano sempre così a corto di spettatori che non vogliano uscire depressi dalla proiezione.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL PICCOLO NICOLAS E I SUOI GENITORI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 13:26
 
Titolo Originale: Le petit Nicolas
Paese: Francia
Anno: 2009
Regia: Laurent Tirard
Sceneggiatura: Laurent Tirard, Grégoire Vigneron, Anne Goscinny, Alain Chabat
Produzione: Fidèlité Films, Imav, Wild Bunch, M6 Films, Mandarin Films, Scope Pictures
Durata: 90'
Interpreti: Maxime Godart, Valérie Lemercier, Kad Merad

Una piccola cittadina francese, inizio anni '60. Nicolas ha 8 anni, è un bambino sereno, vuol bene alla  mamma e al  papà ma anche alla maestra che è molto dolce. Poi un giorno un terribile sospetto: sta per arrivare un fratellino e a giudicare da quanto è accaduto ai suoi compagni, deve essere una esperienza terribile: rischia di venir abbandonato. Medita quindi con i suoi amici di far rapire il bimbo appena sarà nato. Intanto il padre cerca  di mettersi in mostra davanti al suo capoufficio ma inutilmente; per fortuna la moglie ha un'ottima idea: invitare il capoufficio e consorte a una cena. Ma forse l'idea non è così buona come sembra...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film racconta una storia ambientata alla fine degli anni '50 ma pare fuori tempo, come lo è la bellezza di una famiglia unita e la solidarietà con i compagni di scuola
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona ricostruzione di una cittadina francese anni '50 ed ottima caratterizzazione dei compagni di Nicolas, trattati più come personaggi di fumetti che reali

Al piccolo Nicolas viene chiesto dalla maestra di scivere un componimento: cosa voglio fare da grande? Nicolas è in imbarazzo perché non lo sa; sta tanto  bene con i suoi compagni, la maestra molto dolce, con il suo papà e la mamma ("per me la mamma ha sempre desiderato essere una mamma e io non vorrei per nulla al mondo che facesse qualcos'altro").
Conclude  pertanto  che " la mia vita è così bella che non voglio assolutamente che cambi". E' una risposta che ricorda un po' quella  che diede uno scolaretto a Giovanni Paolo I in una delle poche udienze a cui partecipò prima di morire: il papa si immaginava che il ragazzo avrebbe espresso la sua contentezza per venir promosso alle medie, per imparare sempre nuove cose; al contrario  il bimbo era timoroso per i  cambiamenti che sarebbero avvenuti: voleva continuare a stare con i suoi compagni di scuola.

Il film è la sintesi  su pellicola  di Le Petit Nicolas , una serie di racconti illustrati uscito in Francia a partire dal 1959, scritto da Renè Goscinny (sì, proprio l'autore di Asterix) e disegnato da Jean-Jacques Sempé e la grandezza di quest'opera sta proprio nella sua capacità di entrare nella psicologia e vivere nel mondo dei  bambini di 8 - 10 anni.

Si tratta di un microcosmo fatto di pochi elementi: la famiglia, la scuola con gli insegnanti, i bidelli e il preside, i compagni di scuola e gli amici. Un mondo osservato in un tempo remoto,  agli anni 50-inizi anni 60 e bene ha fatto il regista a ricostruire tutto in studio per rendere al meglio  il filtro operato dalla dolcezza dei ricordi di Goscinny.
Fa un certo effetto vedere dei bambini sempre  pettinati a lucido, con i pantaloncini, la giacchetta e la cartella sotto braccio; vengono riuniti  dal bidello nel cortile della scuola ed essi ubbidiscono, perfettamente allineati, prima di entrare in classe;  le strade di questa piccola cittadina francese  sono sempre pulite e i balconi pieni di fiori ; la mamma si prende cura della casa e sta cercando di prendere la patente; l'acquisto del primo televisore;  il piccoli/grandi problemi del papà che fatica ad avere un aumento di stipendio.

Non ha alcun senso contestare queste storie dicendo che si tratta di astrazioni da una realtà che vedeva in quegli anni importanti sconvolgimenti sociali e che la vita  non era rose e fiori per tutti.
Il testo è coerente con l'assunto: vedere il mondo attraverso gli occhi di un bambino di 8 anni. E' innegabile che nella scuola di quel tempo c'era molto più ordine e disciplina e la famiglia era ancora compatta: quella di Nicolas,  così unita e serena,  non era affatto una eccezione.
Volendo trovare un riferimento analogo in Italia in quegli stessi anni, si può citare Giovannino Guareschi, con il suo Corrierino delle  famiglia: un insieme di piccoli racconti molto divertenti di accadimenti familiari.

Sarà molto interessante scoprire se questo film, che è stato visto in Francia da milioni di persone, potrà piacere ai più piccoli: potrebbe non piacere se non riescono a superare i filtro di una ambientazione per loro troppo remota; piacerà se sapranno cogliere tutto ciò che di fuori tempo c'è nella storia:  l'amicizia con i compagni di scuola, il rapporto affettuoso con il papà e la mamma.

In fondo anche Asterix o la scuola di Harry Potter sono fuori del tempo...

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: LA7D
Data Trasmissione: Mercoledì, 16. Novembre 2016 - 21:20


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UNA PROPOSTA PER DIRE SI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 13:17
Titolo Originale: Leap Year
Paese: USA/Irlanda
Anno: 2010
Regia: Anand Tucker
Sceneggiatura: Deborah Kaplan e Harry Elfont
Produzione: Gary Barber, Roger Birnbaum, Jonathan Glickman, Chris Bender, Jake Weiner per Universal Pictures / Spyglass Entertainment
Durata: 100'
Interpreti: Amy Adams, Matthew Goode, John Lithgow

Anna Brady, stufa di aspettare una proposta di matrimonio dal fidanzato cardiologo, decide sfruttare un’antica tradizione irlandese che permette alle donne di “farsi avanti” il 29 febbraio negli anni bisestili. Parte allora per raggiungere il fidanzato a Dublino, ma una serie di imprevisti si mettono sulla sua strada e l’unico in grado di portarla alla meta sembra lo scontroso proprietario di un pub irlandese, Declan…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La storia si mantiene nel genere della commedia romantica dove tutto è bene quel che finisce bene, ma fa riferimento a relazioni prematrimoniali e qualche battuta a fondo sessuale
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena sensuale e battuta a sfondo sessuale
Giudizio Artistico 
 
Il film fatica a trasformarsi in una storia minimamente credibile e originale. Gli sceneggiatori confusi dal qualunquismo imperante che regna anche nel mondo delle relazioni finiscono per ripetere moduli un po’ triti nella speranza che un’ambientazione originale li rivitalizzi

Sembra di vederli, i due sceneggiatori quasi esordienti di questa malriuscita commedia romantica, trovare su Internet il racconto di questa bizzarra tradizione irlandese della proposta di matrimonio al femminile e intuirci lo spunto per un film.

Uno spunto per l’appunto, che però fatica a trasformarsi in una storia minimamente credibile e originale adagiandosi invece in un two on the road insieme prevedibilissimo (si sarebbe tentati di definirlo un dejà vu del dejà vu) e totalmente improbabile, a partire dalla premessa che nel XXI secolo possano volerci due giorni per arrivare da un lato all’altro dell’Irlanda...

L’isola di Smeraldo può ringraziare per l’ottima pubblicità, degna di un depliant dell’ente del turismo, sia per quanto riguarda i paesaggi che gli esemplari maschili sposabili, riassumibili nel cliché del burbero dal cuore d’oro e dalle spalle muscolose, tutto spigoli all’esterno e cuore ferito dentro, pronto a sciogliersi per gli occhioni dell’eroina rigidina ma simpatica, lei pure una perfetta incarnazione del luogo comune ormai imperante nella commedia romantica, la donna che cerca il controllo assoluto.

Anna, di professione arredatrice di appartamenti vuoti a beneficio di possibili acquirenti, ha alle spalle un padre inaffidabile, ragion per cui non vede l’ora di completare l’organizzazione della sua vita già quasi perfetta con un bell’anello a dito e per questo è disposta a sobbarcarsi voli transoceanici e pure la compagnia dell’unico bifolco locale disposto ad accompagnarla ad impalmare l’amato.

Di mezzo, oltre che a un maltempo degno di un uragano tropicale, alla mancanza totale di collaborazione dei mezzi pubblici irlandesi (che sembrano qui al livello del primo dopoguerra), a mucche che ingombrano la strada come nelle commedie di una volta e a malintenzionati da pub ladri di valige di marca, c’è anche un matrimonio con tanto di balli tradizionali, un B & B con il solito unico letto disponibile, una coppia di proprietari amanti del romanticismo che costringe i protagonisti a fingersi sposati e a baciarsi davanti al tavolo della cena, oltre che due incongrui turisti italiani a dare il suggello alla passione nascente.

Due giorni basteranno all’americana precisina e testarda e all’irlandese rozzo ma dal cuore gentile per smettere di scambiarsi insulti formulari (arrogante vs insopportabile e così via) da romanzo rosa e scoprire che ciascuno costituisce la perfetta seconda occasione dell’altro.

L’elenco delle forzature potrebbe continuare, ma sarebbe solo l’impietoso epitaffio di una storia che purtroppo non è una solitaria pecora nera quanto un esemplare emblematico della degenerazione della commedia romantica degli ultimi anni, un genere che aveva avuto il suo momento d’oro in epoche dai modi più gentili e dai corteggiamenti più codificati, ma anche capaci di offrire morali più complesse e convincenti.

Oggigiorno sceneggiatori confusi dal qualunquismo imperante che regna anche nel mondo delle relazioni finiscono per ripetere moduli un po’ triti nella speranza che un’ambientazione originale li rivitalizzi. Che poi siano costretti a trasformare l’Irlanda contemporanea in una replica anacronistica e da cartolina di se stessa per far funzionare la loro storia è solo un altro indizio della nostalgia verso il passato che serpeggia di questi tempi… e non solo al cinema.

La battuta migliore, purtroppo, non ha nulla a che fare con la love story, ma con il pollo a cui Declan tira il collo senza tanti pensieri e che suscita la reazione scandalizzata della protagonista, abituata a considerare i pennuti un prodotto del reparto surgelati.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PIACERE, SONO UN PO' INCINTA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 14:22
Titolo Originale: The Back-up Plan
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Alan Poul
Sceneggiatura: Kate Angelo
Produzione: Todd Black, Jason Blumenthal, Steve Tosch per Escape Artists/ CBS Film
Durata: 110'
Interpreti: Jennifer Lopez, Alex O’Loughlin, Eric Christian Olsen, Anthony Anderson, Linda Lavin

Dopo anni di inutile ricerca dell’uomo giusto, determinata ad avere un bambino, Zoe decide di ricorrere all’inseminazione artificiale. Proprio dopo aver portato a termine l’operazione, però, incontra Stan, un aitante produttore di formaggi che inizia a corteggiarla. Zoe però scopre che la procedura ha avuto successo, quindi deve dire tutto a Stan se vuole che questa relazione possa avere un futuro…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Viene dato per scontato l’assunto del diritto di una donna ad avere un bambino a tutti i costi e con ogni mezzo
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene sensuali, linguaggio volgare, umorismo scatologico, messaggi etici sbagliati
Giudizio Artistico 
 
Film con umorismo scatologico, qui pro quo improbabili e gag volgari inutili; il personaggio di Jennifer Lopez appare odioso e crudele
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA NOSTRA VITA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 12:44
Paese: Italia
Anno: 2010
Regia: Daniele Lucchetti
Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Daniele Lucchetti
Produzione: CATTLEYA, BABE FILMS, RAI CINEMA
Durata: 100'
Interpreti: Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese, Luca Zingaretti, Stefania Montorsi, Giorgio Colangeli

Claudio è  caposquadra di una impresa edile; lavora con impegno ed è apprezzato dal suo datore di lavoro. A casa lo aspetta la moglie Elena e i suoi due figli, ai quali è legato da un forte affetto. La morte imprevista per parto della moglie indurisce il suo cuore: ritiene che ora l'unica cosa per cui vale la pena impegnarsi sia guadagnare più soldi, anche con mezzi illeciti. Ma Claudio si troverà ben presto invischiato in decisioni sbagliate...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film offre un positivo esempio di affetto familiare e di solidarietà fra parenti che contrasta con il generale atteggiamento opportunista dei protagonisti e un eccesso di disinvoltura nei confronti di attività illecite
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio continuo. Alcuni atteggiamenti eticamente spregiudicati
Giudizio Artistico 
 
Elio Germano ha meritatamente vinto il premio come miglior attore protagonista al Festival di Cannes 2010. Il regista ha felicemente scelto di adottare una ripresa da "cinema verità" per aumentare il realismo della storia.

La storia è ambientata a Roma ma sarebbe ben difficile riconoscerla (solo chi vive in quelle zone può riconoscere i nuovi complessi abitativi che stanno sorgendo a nord di Roma, a ridosso del Raccordo Anulare, intorno all'imponente centro commerciale "Porta di Roma").
La molto piccola borghesia di cui fanno parte i protagonisti della storia (l'inquadramento socio-ambientale è l'aspetto più riuscito del film) vivono in palazzi tutti uguali, freschi di calce, immersi in una campagna desolata e sporca che non è più campagna e non è ancora la sede del prossimo blocco abitativo.
Le famiglie non vanno nei week end a passeggiare nel centro storico ma fanno acquisti al centro commerciale della loro periferia, storditi dalla  sovrabbondanza di oggetti necessari o che finiscono per venir considerati tali. I ragazzi non si incontrano con i loro compagni in qualche giardino ma restano in casa ad armeggiare il joystick della loro playstation. Gli argomenti di conversazione sono il calcio e  l'ultima canzone di Vasco Rossi.

Al di sotto di loro ci sono i nuovi proletari: gli extracomunitari  pagati in nero e senza garanzie per il futuro. Al di sopra i divi e i personaggi che hanno il privilegio di apparire in televisione.

In questo microcosmo si sviluppa la storia di Claudio, figura-simbolo non tanto di una categoria sociale quanto, nelle intenzioni degli autori,  di un atteggiamento morale che riguarda tutti gli italiani.

I personaggi mostrano frammenti di buon comportamento, come se il fondo della loro anima fosse rimasto intatto,  ma questi vengono subito soffocati  appena si tocca quella che essi  considerano l'essenza del loro esistere: lo sviluppo del proprio benessere.

Quando un guardiano notturno di origine rumena  muore cadendo nella colonna vuota dell'ascensore di un palazzo in costruzione, sia il capo costruttore che lo stesso Claudio decidono di lasciarlo lì sotto tra i calcinacci, per non rischiare di interrompere i lavori. Più tardi Claudio diventa amico del figlio del rumeno e finirà per dirgli la verità ma ciò comporterà al massimo qualche giorno di disappunto del giovane, senza che nessuno dei due  recuperi il rispetto del defunto e gli dia una adeguata sepoltura.

Claudio ha un tenero e intenso rapporto con la moglie dal quale attinge felicità a piene mani ma quando lei muore, prevale il suo lato oscuro e quasi novello Faust che vuol vendere l'anima al diavolo, decide di procurarsi con metodi sbrigativi quel denaro che gli serve per comprarsi un benessere materiale: "se Qualcuno ha deciso di togliere la mamma a questi figli io non ci posso fare niente. Mica gliela posso ridare. Ma il resto sì,  tutto quello che gli manca". Raggranellati con un prestito i primi soldi, ritiene che la miglior vendetta per una felicità che non c'è più sia andare al supermercato e comperare per i figli i giochi più costosi e i videogame più spettacolari.

La figura dell'amico Ari (Luca Zingaretti) è particolarmente ambigua: è pronto a prestare la somma  che serve a Claudio ma quei soldi provengono dalla sua attività di pusher della droga e  le parole di Claudio finiscono per  giustificarlo: "lo vedi come sta: sulla sedia a rotelle! Così com'è, come faceva a trovare un lavoro?".

Ciò che è rimasta intatta in questi contesti e viene esaltata molto bene nel film è la solidarietà fra parenti: la sorella di Claudio si prende cura del neonato dopo la morte di Elena e quando il fratello si trova in difficoltà economiche, lei e il fratello maggiore (Raoul Bova) sono pronti a dargli il necessario con grande generosità.

Tutti i personaggi indistintamente risultano privi di qualsiasi senso civico:  "nell'edilizia si sa, sono tutti impicci" sentenzia Claudio e il  capo squadra dei cottimisti chiamati a completare la palazzina nei tempi richiesti dal contratto offre come garanzia il fatto che non hanno niente a che fare con i sindacati e che "noi operiamo senza fatture, senza niente, noi siamo gente per bene: lavoriamo in nero".

La visione complessiva che si può ricavare da questa storia è quella di una umanità dai comportamenti  disintegrati, con qualche buona intenzione che non ha la forza di diventare una visione unitaria della vita; predomina la frammentazione e l'opportunismo del giorno per giorno.

Daniele Lucchetti dà un' impostazione realistica a tutta la storia, con la mobilità della telecamera a mano, l'impiego delle luci naturali e il suono in presa diretta. Elio Germano si presenta ormai come un attore maturo e meritatamente ha vinto la Palma d'Oro come miglior attore al Festival di Cannes 2010.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FOLLE NOTTE A MANHATTAN

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 11:53
 
Titolo Originale: Date Night
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Shawn Levy
Sceneggiatura: Josh Klausner
Produzione: Shawn Levy e Tom McNulty, per 20th Century Fox
Durata: 98'
Interpreti: Steve Carell, Tina Fey, Mark Wahlberg

I coniugi Phil e Clare Foster vivono una vita ordinaria nella loro casa di periferia, pressati dagli impegni quotidiani e dalla routine familiare. Per cercare di dare una scossa al loro matrimonio si recano in un locale alla moda di Manhattan, ma quando vengono "respinti" per non aver riservato un tavolo, decidono di appropriarsi di una prenotazione non loro. Questo cambio d'identità movimenterà la notte di Phil e Clare, che vivranno un’incredibile avventura tra poliziotti corrotti, mafiosi e killer. Il tutto nell'arco di una sola lunghissima notte

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'avventura che Phil e Clare vivono porterà alla luce i problemi che li affliggono ma saranno in grado di superarli nel momento in cui si trovano a dover combattere - fianco a fianco - pericoli reali molto più spaventosi delle scaramucce di coppia
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcuni dialoghi volgari
Giudizio Artistico 
 
Il film fatica a decollare: manca carburante ad una storia costruita esclusivamente su gag slegate le une dalle altre

Per Notte folle a Manhattan - è il caso di dirlo - non vale il detto che "chi ben comincia è a metà dell'opera". La storia dei due coniugi Forster che tentano di risollevare la loro fiacca vita di coppia con un'uscita mondana fuori dai normali standard, inizia con tutte le premesse per entrare a buon titolo nel filone delle commedie brillanti. Si assapora già il clima da risata leggera: Steve Carell e Tina Fey - comici americani di grande esperienza - sembrano essere gli interpreti ideali per confezionare un film senza tante pretese culturali, ma in grado di intrattenere allegramente per un paio d'ore.

Ma non è così. Il film fatica a decollare: già dopo poco si intuisce che manca carburante ad una storia costruita esclusivamente su gag - a dire il vero nemmeno troppo divertenti -  slegate le une dalle altre. A fare da "collante" rimane solo il fatto che tutti gli avvenimenti si svolgono nell'arco di una lunga e intensa nottata.

Manca, però, una vera storia che guidi e catalizzi le azioni verso un obiettivo: manca, in definitiva, la tensione sufficiente a reggere l'arco narrativo della storia. In Notte folle a Manhattan i due protagonisti - che vengono erroneamente scambiati da due poliziotti corrotti per altre persone - sono costretti a superare una serie di prove per dimostrare la loro reale identità ed incastrare il politico corrotto di turno.

È stato costruito un "baraccone" narrativo attorno ai due umoristi americani, baraccone che - però - non riesce a reggersi in piedi da solo. Solo per fare alcuni esempi: le figure del politico corrotto e del mafioso ricattatore risultano assolutamente prive di sostanza, figure alle quali non si crede mai. Allo stesso modo appare assolutamente inverosimile la modalità con cui Phil Foster, in finale di film, risolve la situazione.

Anche la linea tematica sull'amore coniugale è molto debole e slegata dal resto della storia. L'intenzione originaria sembrerebbe quella di voler esorcizzare il rischio rappresentato dalla routine, in grado di seppellire l'amore e mettere in crisi coppie all'apparenza felici. L'avventura che Phil e Clare vivono, infatti, permetterà loro di portare alla luce i problemi che li affliggono e di superarli nel momento in cui si trovano a dover combattere - fianco a fianco - pericoli reali molto più spaventosi delle scaramucce di coppia. Tutto questo, però, rimane sulla carta. Nel corso della narrazione vengono disseminati dialoghi intimistico-relazionali che vorrebbero riportare l'attenzione sulla linea tematica della storia. Ottengono, però, l'unico effetto di spezzare quel poco di ritmo che il film aveva faticosamente conquistato.

Ciò che rimane di buono di Notte folle a Manhattan sono solo alcune scene-gag, totalmente strumentali alla risata e slegate dalla storia, scene che sottolineano ancora di più la debolezza narrativa del film.

Il giudizio più appropriato per questo film è che si tratti di un'ottima occasiona sprecata. L'idea di partenza su cui si basa la storia, infatti, è accattivante e potenzialmente esplosiva: due coniugi in difficoltà che attraverso le avventure che sono costretti a vivere nell'arco di una sola notte, riscoprono il loro amore e la fiducia reciproca. Queste potenzialità, però, non si sono mai concretizzate.

Peccato. Due attori con una straordinaria carica di umorismo come Carell e Fey avrebbero potuto regalare risate molto più convincenti di quelle faticosamente strappate agli spettatori di Notte folle a Manhattan.

Autore: Niccolò dal Corso
In Televisione
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THE LAST STATION

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 11:40
Titolo Originale: The Last Station
Paese: Germania, Russia
Anno: 2009
Regia: Michael Hoffman
Sceneggiatura: Michael Hoffman da un romanzo di Jay Parini
Produzione: Zephyr Films/ Egoli Tossel Film/ Samfilm Produktion/ Andrei Konchalovskij Production Centre
Durata: 112'
Interpreti: Christopher Plummer, Helen Mirren, James MacAvoy, Paul Giamatti, Ann-Marie Duff

Il giovane e idealista Valentin Bulgakov, convinto degli ideali del movimento pacifista ispirato dallo scrittore Tolstoj, viene incaricato da Vladimir Chertkov, che il movimento dirige, di fare da segretario al grande scrittore e nello stesso tempo di tener d’occhio la contessa Sofija, sua moglie. La donna, infatti, si oppone al desiderio del marito di lasciare tutti i suoi averi e i diritti dei suoi libri al popolo russo. Valentin parte convinto di svolgere una missione, ma l’appassionato per quanto contrastato rapporto tra Tolstoj e Sofija, e l’incontro con l’amore metteranno alla prova le sue convinzioni…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Contrasto tra amore umano e spinta ideale, tra passione fisica e spirituale, dove però la confusione nella messa in scena non aiuta il pubblico a comprendere chiaramente quale sia la tesi dell’autore
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene sensuali e nudità
Giudizio Artistico 
 
Il film mostra un quadro confuso di Tolstoj e famiglia, un difetto forse poco perdonabile in una pièce come questa, volutamente a tesi. Ottima recitazione di tutti i protagonisti
Autore: Franco Olearo
In Televisione
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SEX AND THE CITY 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 11:18
Titolo Originale: Sex and the City 2
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Michael Patrick King
Sceneggiatura: Michael Patrick King
Produzione: HBO Films/New Line Cinema/Village Roadshow Pictures
Durata: 146'
Interpreti: Sarah Jessica Parker, Kim Cattral, Kristin Davis, Cynthia Nixon, Chris Noth

Carrie festeggia i due anni di matrimonio con Mr. Big, ma sente che il tempo, tra una scarpa sul divano e una serata a guardare la tv, sta facendo perdere al loro rapporto il suo “scintillio”; Samantha affronta la menopausa a colpi di creme e ormoni; Miranda fatica al lavoro e non c’è mai per suo marito e suo figlio, mentre Charlotte sta per impazzire a causa delle due figlie che pure ha tanto voluto e comincia a temere anche la sua tata troppo sexy. Un viaggio super lusso ad Abu Dabi, pagato da uno sceicco in cerca di pubblicità, sarà l’occasione per ritessere i fili dell’amicizia tra le quattro “ragazze” e dare a tutte il tempo di riflettere…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Quattro donne incapaci di maturare e di comprendere la progettualità del matrimonio; una melanconica battaglia contro il tempo che fa invecchiare, un matrimonio gay
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di sesso, nudo, linguaggio volgare e frequenti allusioni sessuali.
Giudizio Artistico 
 
Il tentativo di critica sociale sono tra gli aspetti più fastidiosi di una pellicola che potrebbe essere ancora tollerabile se almeno non cercasse di andare oltre la propria programmatica superficialità
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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