Commedia

IL CIELO PUO' ATTENDERE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/24/2016 - 16:21
 
Titolo Originale: Heaven Can Wait
Paese: USA
Anno: 1943
Regia: Ernst Lubitsch
Sceneggiatura: Samson Raphaelson
Produzione: FOX FILM CORPORATION
Durata: 112
Interpreti: Gene Tierney, Don Ameche, Charles Coburn, Marjorie Main, Laird Cregar

Henry è morto a sessant’anni e ora si trova nell’anticamera dell’inferno, al cospetto di Lucifero. Con fare cortese il diavolo si scusa per non aver ancora potuto esaminare la sua pratica e quindi lo invita a raccontare lui stesso la sua vita, per comprendere se è più adatto ad “andare giù”, come Henry ritiene, oppure a “salire su” in Paradiso. Henry racconta la sua storia di rampollo benestante di New York, viziato dai genitori, senza alcun altro interesse se non quello per le donne: un interesse che a un certo punto gli fa incontrare Martha, la donna che amerà per tutta la vita, anche se non perderà mai il vizio di apprezzare altre donne…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film indaga sui segreti della stabilità e felicità coniugale, costruita su una vita che scorre insieme impegnata nella cura dei figli e sapendo superare i momenti di crisi. L’amore per una donna riesce a trasformare un uomo con molte debolezze
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una eccezionale unità di stile per trasmettere per costruire un racconto brioso e divertente
Testo Breve:

I sessant’anni della vita di Henry, uomo dalle tante debolezze, che è stato trasfigurato dall’amore per una donna, raccontati con il  Lubitsch touch

Il racconto di Henry a Lucifero inizia da quando, a 15 anni verso la fine dell’ottocento, aveva confidato all'istruttrice di francese il suo problema: avendo baciato una ragazza, ora era costretto a sposarla. La donna gli spiega che ormai già in Francia i costumi si sono evoluti: si può baciare una ragazza quante volte si vuole, senza l’obbligo di sposarla. E’ uno dei pochi segni del passaggio del tempo presenti nel film; anche se il racconto abbraccia un arco di sessant’anni, durante i quali gli Stati Uniti dovettero superare la Guerra Ispano-Americana, la Prima Guerra Mondiale e la Grande Depressione,  è evidente che a Lubitsch non interessa quel tipo di evoluzione storica (notiamo che il tempo passa gradualmente solo per le mode degli abiti, le forme dei telefoni e la scomparsa dei familiari più anziani). 

Ciò che cattura l’interesse del regista e che propone ai suoi spettatori è la vita all’interno di tre famiglie (quella di Henry e Martha e dei rispettivi genitori) e lo fa in modo originalissimo. Se uno sceneggiatore moderno, nel raccontare la storia di tre generazioni, per mantenere alto l’interesse, finirebbe facilmente per caricare il racconto con eventi laceranti (tradimenti, separazioni, morti improvise, figli illegittimi), a Lubischt interessa esattamente l’opposto: indagare come queste tre famiglie restino unite nel tempo, curandosi delle cose più ovvie di una vita in comune: preoccuparsi di come crescono i figli e magari litigare su chi dei due, alla colazione del mattino,  potrà leggere  per primo il giornale, salvo poi trovare sempre un accordo. C’è come un ritmo naturale della vita, senza drammi,  che Lubitsch sembra voler cogliere: i genitori invecchiano e poi scompaiono di scena semplicemente perché nella sequenza successiva non sono più presenti; i figli crescono e mostrano le stesse inquietitudini che hanno avuto da giovani i loro genitori.

Henry è il “peccatore”, colui che non ha mai perso il vizio di ammirare e corteggiare il gentil sesso (il film non chiarisce mai se ha realmente tradito sua moglie o se si sia limitato a corteggiamenti verbali) e per lui il modo migliore di morire è stato quello di uscire di scena in piena notte, quanto ha potuto esser accudito da un’infermiera decisamente più carina di quella, arcigna, del turno di giorno. Ma la vita di Henry ha avuto i suoi momenti “alti”, trasfigurato dall’unica donna che ha contato nella sua vita:  Martha, colei che gli ha permesso di trascendere se stesso, le sue  debolezze e diventare marito e padre premuroso e mettersi sul serio a lavorare nell’azienda di suo padre. Ancora dieci anni dopo il matrimonio, quando lei minaccia di lasciarlo per un suo presunto tradimento, lui si atteggia a maschera tragica ma lei gli fa capire che ormai lo conosce troppo bene e i suoi trucchi non funzionano più. Si tratta di un magnifico dialogo coniugale che mostra la profondità della conoscenza reciproca che i due coniugi hanno raggiunto.

Anche se Martha, in un altro colloquio con un suo precedente spasimante, riconosce la validità della sua tesi: “il matrimonio non è fatto di emozioni. E’ l’adattamento pacifico ed equilibrato di due individui ben pensanti”, è pronta ad affermare che: “accanto a tanti giorni bui ci  sono stati giorni che poche donne hanno avuto la fortuna di vivere”. Sono proprio quei giorni che rivelano l’intesa raggiunta fra due persone non perfette ma che di sicuro si amano.

Una sequenza è particolarmente significativa: Henry, ormai anziano e vedovo, chiede al figlio il piacere di trovargli una lettrice: possibilmete giovane, che la sera gli legga qualche libro. Nel dire questo fruga casualmente nella libreria del salotto e trova quel libro che fu causa del primo incontro fra lui e Martha. Il suo volto si incupisce: non ci sarà nessun diversivo, nessuna lettrice carina che potrà colmare la mancanza di quell’unica donna che ha amato e che ora non c’è più.

Ovviamente ogni dialogo, ogni sequenza del film è cosparso del Lubitsch touch: uno stile svelto e scorrevole, con dialoghi spiritosi e sottilmente ironici. In realtà si tratta di uno stile che rappresenta una filosofia di vita. Una visione dell’uomo che trova il suo equilibrio in una amabilità di fondo nei confronti degli altri, un comportamento che non raggiunge mai certi eccessi a cui si unisce la  scelta artistica di non rappresentare mai il male e gli eccessi delle passioni, anche perché il male è brutto da vedere. Lo stesso Lucifero ci appare come una persona cortese e comprensiva e fa presente al “candidato” Henry, per dimostrargli quanto sia brutto l’inferno, che laggiù non si scoltano  nè Beethoven, nè Bach nè Mozart: ciò è possibile soltanto in Paradiso.

Il film fu candidato al premio Oscar nel 1944 come miglior film ma per sua sfortuna in quello stesso anno fu presentato Casablanca

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TROPPO NAPOLETANO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 04/11/2016 - 22:22
Titolo Originale: Troppo Napoletano
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Gianluca Ansanelli
Sceneggiatura: Gianluca Ansanelli, Tito Buffulini
Produzione: Cattleya, Buonaluna con Rai Cinema
Durata: 95
Interpreti: Serena Rossi, Luigi Esposito, Gennaro Guazzo, Salvatore Misticone, Giovanni Esposito, Gianni Ferreri, Nunzia Schiano, Loredana Simioli, Luigi Attrice, Rosaria De Cicco, Gianni Parisi

Deborah , una affascinante e giovane madre, e’ preoccupata, anzi disperata, per suo figlio Ciro. Il bambino, dopo la morte del padre, un popolare cantante che ha perso la vita lanciandosi dal palco per fare stage diving, appare turbato, a scuola si comporta in modo strano e non mangia più, neanche il tipico ragù domenicale. La donna allora, consigliata dagli insegnanti, decide di portarlo da Tommaso, un giovane e timido psicologo esperto in disturbi dell’infanzia. In seguito ad alcune sedute , lo specialista capisce che a tormentare il piccolo Ciro, non e’ solo la scomparsa del papà, ma anche il malessere per le prime inquietudini amorose. I due giungono così ad un accordo: Tommaso aiuterà il bambino a conquistare il cuore della bella compagna di classe Ludovica Mancini, mentre lui gli darà una mano per farlo fidanzare con sua madre.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film affronta il tema della diversità e della discriminazione. Che esiste anche all’interno della multiforme variegata realtà napoletana
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di alcuni turpiloqui
Giudizio Artistico 
 
Nonostante certe banalità e luoghi comuni, il film crea ritmo e vivacità, permettendo al pubblico di divertirsi, allo stesso tempo riflettere, e immergersi negli spettacolari paesaggi napoletani
Testo Breve:

Il piccolo Ciro sembra depresso ma lo psicologo diagnostica che è solo malato d’amore. Spettacolari paesaggi napoletani fanno da sfondo a una divertente commedia.

I meravigliosi scorci di Napoli, il suggestivo e colorato sound neomelodico, e il poetico e vivace dialetto partenopeo, accompagnano “Troppo Napoletano”,  la nuova brillante commedia di Gianluca Ansanelli, prodotta da Alessandro Siani .

Nonostante la trama banale e semplicistica,  “Troppo napoletano”  si rivela una piacevole favola partenopea,  espressa attraverso le parole e il punto di vista di un bambino, il quale ,forse meglio di qualsiasi adulto, riesce a manifestare  le paure, l’euforia e la  gioia dell’innamoramento, il dolore per la perdita di una persona cara, e l’inadeguatezza e l’insicurezza di chi non si sente accettato.
Tra le battute e la classica storia d’amore, la commedia tratta infatti il più profondo tema della diversità e della discriminazione, che non esiste solo tra bianchi e neri, nord e sud, ma può accadere anche all’interno della multiforme variegata realtà napoletana. Napoli e’ un insieme di tradizioni, culture, colori, suoni, eppure non è una dimensione unitaria, tanto che si può distinguere chiaramente la “Napoli Napoli”, ossia il caratteristico centro storico, dalla Napoli, dei suoi più signorili quartieri del Vomero, Posillipo , Capodimonte.  

Cosi’ Ciro, Deborah e tutti coloro che provengono dal centro storico vengono definiti  “troppo napoletani” e spesso sono incompresi,  disprezzati e derisi dai semplici napoletani. Come farà’ allora un  troppo napoletano a conquistare il cuore di una napoletana e viceversa  un napoletano a conquistare quello di una “troppo napoletana”? Semplicemente essendo se stesso, mostrandosi per quello che si è , portando il proprio bagaglio di tradizioni, usi, abitudini , modi di essere e di agire, cercando di fonderli con quelli dell’altro, differenti e  perfetti per dar vita alla vera essenza  di Napoli.

Il profilo del golfo con il Vesuvio forma proprio un perfetto cuore, derivato dall’unione della “ Napoli Napoli”  e  Napoli, entrambe  necessarie e  imprescindibili per la creazione della meravigliosa città partenopea.

Dopo il successo di Song e napule, Il principe abusivo, Per amor vostro,  Troppo Napoletano si va ad aggiungere alla lista di film che negli ultimi anni stanno riportando in voga Napoli, la sua complessa e sfaccettata realtà, e  le sue tradizioni. Sono sicuramente prodotti molto differenti dai celebri film musicali con Mario Merola  e Nino d’Angelo, sebbene la componente  neomelodica resti ancora fortemente radicata, tanto e’ vero che nel film numerose sono le scene in musica,  fino al finale spettacolo con il rapper Clementino.

Gianluca Annarelli realizza una commedia ben fatta, con una regia dinamica che, nonostante certe banalità e luoghi comuni, crea ritmo e vivacità, permettendo al pubblico di divertirsi, allo stesso tempo riflettere, e immergersi negli spettacolari paesaggi napoletani che, tra le spiagge di Posillipo, i vicarielli del Rione Stella, l’affascinante cimitero delle Capuzzelle, danno vita ad un’atmosfera suggestiva che fa da cornice e da sottofondo alla storia. Sembra di poter sentire i suoni, i profumi, la vitalità tipica della città, resa con forte realismo grazie soprattutto all’ottima scelta di utilizzare il dialetto, talvolta molto stretto, per comunicare, il quale conferisce una maggiore sottigliezza comica alle battute.

Perfetto inoltre il cast, dal piccolo Gennaro Guazzo , mix di dolcezza e simpatia, l’energica e poliedrica Serena Rossi, fino al duo  Gigi e Ross, che hanno saputo dimostrare le loro doti di attori lontani dalla dimensione comica. Tutt’intorno vi sono poi una serie di tipi e tipologie di personaggi che contribuiscono animare un film su Napoli e sull’essere napoletani.

Come dice il saggio Tommaso, non bisogna mai accontentarsi di mangiare un gelato al gusto papaia, acido e stomachevole, solo per paura che ciò che è più buono finisca subito e ci faccia star male. Bisogna invece scegliere i gusti più appetitosi, come il cioccolato, e non fa niente se prima o poi finiscono, l’importante e’ quello che si prova mentre si assaporano.

“Troppo napoletano”, con le sue vicende e i suoi equivoci, ci insegna perciò che le cose più sono belle e i sentimenti più sono forti, più fanno soffrire, ma non per questo bisogna privarsi della felicità di viverli, ricordando di essere sempre se stessi.

 

Autore: Maresa Palmacci
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FOREVER YOUNG

Inviato da Franco Olearo il Lun, 03/14/2016 - 20:02
Titolo Originale: Forever Young
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Fausto Brizzi
Sceneggiatura: Fausto Brizzi, Marco Martani, Edoardo Falcone
Produzione: Wild side
Durata: 95
Interpreti: Fabrizio Bentivoglio, Sabrina Ferilli, Teo Teocoli, Stefano Fresi, Lillo, Lorenza Indovina,

Franco è un avvocato settantenne, vegano, salutista e appassionato di sport, che non accetta la sua condizione di uomo maturo mettendo anche a repentaglio la sua vita per continuare a praticare attività fisica; Angela un’estetista di 50 anni che intraprende una relazione con un ragazzo di 20, nonché figlio della sua amica Sonia, amante dei toyboy; Diego un famoso dj che ora deve fare i conti con la concorrenza di un giovanissimo collega amato dai ragazzi; e infine Giorgio, un uomo di mezza età che tradisce la compagna, che potrebbe essere sua figlia, con una coetanea di 50 anni. Tra vicende che si intrecciano e storie che si sfiorano, le esistenze dei protagonisti in un modo o nell’altro si incontrano e si sovrappongono con i classici escamotage delle commedie corali, molto care al regista

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Quattro personaggi che cedono al desiderio di non invecchiare ritrovano, alla fine, parzialmente, il buon senso di essere quello che sono diventati
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di turpiloqui e scene con allusioni sessuali
Giudizio Artistico 
 
Bravi tutti i protagonisti. Brizzi affronta un tema molto attuale e interessante ma dopo un divertente spunto iniziale, abbandona qualsiasi spunto di riflessione o satira sociale, a favore di situazioni scontate e sorrisi accennati
Testo Breve:

Tre uomini e una donna over-quaranta  fanno di tutto per non invecchiare. Uno spunto interessante che fa solo sorridere, incapace di trasformarsi in una satira mordace e non approfondisce la psicologia dei personaggi 

“Dentro una persona anziana c’e’ una persona giovane che si chiede cosa sia successo” : questo e’ l’ aforisma che apre il nuovo film di Fausto Brizzi,” Forever young”, una frase emblematica che ne racchiude forse il senso più profondo. Ne emerge infatti una realtà purtroppo attuale, popolata da personaggi che, giunti alla mezza età, si chiedono cosa stia succedendo, e che, terrorizzati dal tempo che passa e dalla paura di invecchiare, cercano di rimanere eterni ragazzi, sempre giovani. Sono personaggi che in coro espongono la loro incapacità di accettare il tempo che avanza e che provano a fermare attraverso relazioni con partner più giovani, con stili di vita da adolescenti, senza regole, senza orari, per sentirsi ancora ventenni con la speranze e i sogni di tutta una vita davanti. Ma gli anni che ognuno porta sulle proprie spalle non si possono cancellare, non si possono negare, e forse per sentirsi veramente bene bisogna solo accettare la realtà.

 Così Franco,quando scopre che sua figlia Marta e suo genero Lorenzo lo renderanno nonno, capisce che il suo stile di vita deve cambiare e che il suo fisico non è indistruttibile, Diego accetta la sua nuova condizione di “nonno dj”, Sonia ritrova l’armonia con suo figlio, Giorgio inizia a tradire la sua  giovanissima compagna con donne che sono sue coetanee e che possono capirlo  fino in fondo,  condividendo  la sua musica , le sue idee , i suoi ricordi. Eppure la loro redenzione non è totale. Sono personaggi in cui l’evoluzione è come se si interrompesse, restasse sospesa, incompiuta, come se riconoscessero la loro maturità, pero’ continuassero a sognare di poter rimanere infondo eterni Peter Pan.

Fausto Brizzi torna alla regia con una commedia leggera, piacevole, ma a tratti banale.

La figura dell’uomo e della donna di mezza età che non vogliono invecchiare, ricercando una nuova giovinezza, e’ un topos prediletto dal regista, tanto che era già presente nei suoi Notte prima degli esami 2 e Maschi contro femmine, ma in questo caso, facendolo diventare il tema centrale del film, si perde, si sfalda, abbandonando qualsiasi spunto di riflessione e  qualsiasi satira sociale, a favore di situazioni scontate e sorrisi accennati. Sembra quasi che ad aver paura di crescere sia lo stesso regista, che avrebbe potuto trattare il tema in maniera più sottile e profonda, mostrando la sua vera maturità di scrittore e di artista della macchina da presa. Invece preferisce rimanere ancora giovane, con una commedia che mostra ma non dimostra, che fa sorridere ma non ridere, che appassiona ma non convince, nonostante il cast all’altezza della prova. Spiccano l’esperienza e il carisma di Fabrizio Bentivoglio, la simpatia di Lillo, la spontaneità verace di Luisa Ranieri, la complicità comica e a tratti sensibile di Teo Teocoli e Stefano Fresi, a dimostrazione che la maturità, almeno artistica, e’ sicuramente una dote di gran pregio rispetto all’acerbo talento degli interpreti più giovani.

“Forever Young”, tra  equivoci, battute, feste, musiche a tutto volume, bugie grandi e piccole , delusioni, scoperte inaspettate, si rivela quindi  un film non perfettamente riuscito, nonostante descriva  un aspetto della società attuale in maniera leggera e divertente, brillante e stereotipata, in cui si sorride molto, ma purtroppo si riflette poco. 

Autore: Maresa Palmacci
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AVE, CESARE!

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/08/2016 - 20:04
Titolo Originale: Hail, Caesar!
Paese: USA, Regno Unito
Anno: 2016
Regia: Joel e Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel e Ethan Coen
Produzione: Working Title Films
Durata: 106
Interpreti: George Clooney, Scarlett Johansson, Josh Brolin, Channing Tatum, Tilda Swinton

Eddie Mannix è un produttore di una grande casa cinematografica di Hollywood, la Capitol Pictures, e deve gestire e assicurarsi che le riprese dei film in lavorazione si svolgano con regolarità e senza impedimenti, ma deve anche fare in modo che le alterne vicende della vita privata di attori e registi non creino problemi. L’attore Baird Whitlock viene rapito da un gruppo di comunisti antiamericani sul set dell’ultimo colossal della Capitol, Ave, Cesare!. Così Eddie si trova a dover negoziare con i rapitori di Baird mentre il resto degli attori della Capitol non smette di sottoporgli problemi personali e professionali da risolvere…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Con ironia il film sottopone alla considerazione dello spettatore diversi aspetti umani sottesi al complesso mondo del cinema: la differenza tra immagine pubblica e immagine privata e la difficoltà di riuscire a tenere i due aspetti separati; la complessità del funzionamento della macchina cinematografica soprattutto quando si trova a voler trasmettere contenuti di un certo livello.
Pubblico 
Tutti
Il film non presenta nessuna scena problematica per la visione
Giudizio Artistico 
 
Ave, Cesare! è un film soprattutto fatto di regia, un gioco di equilibri in cui comicità, spettacolo, ironia e riflessione si alternano e si bilanciano. Tuttavia, per quanto ben gestiti, tutti questi elementi finiscono per confondere lo spettatore e non consentono di cogliere a pieno le fin troppo numerose sfumature della narrazione e le ancor più numerose citazioni e riflessioni proposte all’interno delle sequenze.
Testo Breve:

I fratelli Coen si divertono e ci divertono a tornare alla favolosa Hollywood degli anni ’50 senza disdegnare che il protagonista sia un fervente cattolico impegnato in argute dissertazioni teologiche

Ave, Cesare! è l’ultimo, spettacolare lavoro dei Fratelli Coen: un racconto corale, ironico e brillante che celebra e contempla il cinema degli anni ’50 senza scadere mai nel gusto della rievocazione retrò. Un film dalla trama semplice in cui però si intersecano tra loro numerosi e diversi spaccati di personaggi e prospettive di un’epoca indubbiamente affascinante: storie in technicolor che fanno assaporare un ambiente ormai quasi leggendario. Ave, Cesare! si avvale di un cast di grandi stelle, quali George Clooney, Scarlett Johansson, Josh Brolin, Channing Tatum e Tilda Swinton, che si alternano con ritmo ed equilibrio in scene rapide, vivaci ed esaustive.

Per descrivere in breve Ave, Cesare! probabilmente le parole migliori sono proprio quelle di Eddie Mannix, il fixer, cioè colui che deve tener lontani lontani dagli scandali in cui si vanno a ficcare le star che stanno lavorando all’ultimo  film di un grande  Studio : “Qui alla Capitol Pictures siamo sotto gli occhi di milioni di persone per l’informazione, il conforto e, sì, l’intrattenimento: e noi glielo daremo. Un esercito di tecnici, attori e artisti di spicco lavora sodo per portare sullo schermo il nostro titolo più importante dell’anno. Ave, Cesare! è un film di prestigio con una delle maggiori star del mondo: Baird Whitlock”.

Nel film Eddie (Josh Brolin) è anche il produttore esecutivo della Capitol Pictures. Il suo personaggio è liberamente ispirato ad una figura realmente esistita ad Hollywood, Joseph Edgar Allen John "Eddie" Mannix, ma il protagonista di Ave, Cesare! si discosta molto dal suo originale e dalle controverse sue vicende personali. L’Eddie del film è sposato con una casalinga molto amorevole con cui ha due figli ed è un cattolico con una seria vita interiore.

George Clooney interpreta con grande spirito un attore di spicco hollywoodiano, Baird Whitlock, considerato una vera star ma che nella realtà è un personaggio con poco cervello e un debole per l’alcool. Baird, sta interpretando il ruolo di un centurione romano nell’ultimo colossal prodotto dalla Capitol sulla Passione di Gesù, ma viene rapito sul set, senza troppa difficoltà, da un gruppo di ferventi comunisti. Gli intellettuali che sequestrano l’attore sembrano la parodia, forse casuale ma comunque significativa, del gruppo degli Hollywood Ten presenti nell’ultimo film di Jay Roach (L’utima parola- La vera storia di Dalton Trumbo) in cui Bryan Cranston (nominato agli ultimi Oscar) interpreta il ruolo di Trumbo.

Come è nello stile dei fratelli Coen, le citazioni abbondano e fanno riferimento ad una storia nella storia che induce a numerose riflessioni. Come ad esempio accade nel caso del personaggio interpretato da Scarlett Johansson, DeeAnna Moran, una giovane atleta di nuoto sincronizzato che recita con successo nelle produzioni musicali di Hollywood. DeeAnna rimane incinta durante le riprese del suo film ma non è sposata, così la principale preoccupazione di Eddie è quella di trovare per lei una soluzione dignitosa alla questione prima che la stampa ne venga a conoscenza e gridi allo scandalo. La breve vicenda offre una simpatica riflessione sul cambiamento dei tempi: ciò che in passato veniva considerato uno scandalo da evitare oggi costituisce un’occasione per aumentare la propria popolarità mediatica.

La figura di Eddie rappresenta in realtà proprio il desiderio di un cinema di qualità che possa esistere depurato da tutto il sistema glamour e mondano che inevitabilmente lo contamina. In una scena infatti Mannix si trova impegnato in una difficile ma coinvolgente e divertente conversazione teologica con gli esponenti di varie confessioni cristiane ed un rabbino in merito all’accoglienza da riservare ad un film basato sulla Passione di Gesù. Ma subito dopo viene pressato dalle insistenti richieste di due giornaliste gemelle (interpretate da un’unica splendida Tilda Swinton) che lo assediano per ricevere informazioni dettagliate sulla vita privata dei suoi attori. Eddie gestisce i due aspetti di questo mondo, diviso tra sostanza ed apparenza, con straordinaria diplomazia. Tuttavia ha anche lui le sue debolezze che lo mettono in crisi e di fronte alla proposta allettante di una carriera professionale più facile e maggiormente remunerativa rischia di cedere alla tentazione di abbandonare tutti al proprio destino.

Anche le scenografiche coreografie musicali che arricchiscono il film, nella loro pesantezza un po’ kitsch, danno la misura di quanto nel cinema sia tutto sommato più facile realizzare sequenze spettacolari che non di vero contenuto e spessore. 

Per sintetizzare il contenuto di questo film si potrebbe utilizzare un’altra battuta di uno degli interpreti: “Se solo fosse così facile”: perché Ave, Cesare! racconta proprio la complicata pazzia dell’industria cinematografica vista attraverso l’intelligente e sarcastico sguardo dei fratelli Coen.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TIRAMISU'

Inviato da Franco Olearo il Sab, 02/27/2016 - 12:35
Titolo Originale: Tiramisù
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Fabio De Luigi
Sceneggiatura: Fabio De Luigi
Interpreti: Fabio De Luigi, Vittoria Puccini, Angelo Duro, Giulia Bevilacqua, Nicola Pistoia, Giovanni Esposito, Orso Maria Guerrini, Pippo Franco

Antonio è un rappresentante sanitario di scarso successo che trascorre le sue giornate facendo file d’attesa negli studi medici, con la speranza di concludere qualche piccolo affare. Sua moglie Aurora è, al contrario, una docente e donna di gran classe, bella, colta. Preso dal timore che la moglie possa abbandonarlo, complici anche il caso e il delizioso tiramisù della moglie, Antonio si trova in breve tempo a essere protagonista di una brillante ascesa professionale...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista, tentato dalla conquista di un successo disonesto, ritrova il suo equilibrio morale
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di turpiloquio e battute allusive
Giudizio Artistico 
 
Un film poco convincente, con battute banali, di stampo televisivo. Bravi gli attori
Testo Breve:

Antonio, da modesto rappresentante sanitario, si trasforma in brillante venditore del Tiramisù della moglie. Una storia semplice e poco convincente

6 uova, 120 grammi di zucchero, 500 grammi di mascarpone, 400 grammi di savoiardi, caffè e cacao quanto basta: questi sono gli ingredienti ideali per un gustoso tiramisù.  Un poco brillante rappresentante di materiale sanitario, una moglie bella e intelligente, un cognato cinico e capitalista e un suo amico depresso sono invece gli ingredienti di un altro  Tiramisù, il poco convincente film, che segna il debutto alla regia di Fabio De Luigi.

Come la ricetta del tradizionale dolce, anche la trama del film e’ semplice e invitante.

Antonio e’ un rappresentante sanitario di scarso successo che trascorre le sue giornate facendo file d’attesa negli studi medici, con la speranza di concludere qualche piccolo affare. E’ un uomo mediocre, dotato di scarse qualità, molto ingenuo, debole, sposato però con Aurora, docente e donna di gran classe, bella, colta, tutta d’un pezzo e soprattutto ottima cuoca. Le loro vite si incrociano spesso con quelle del cognato Franco, manager nel campo della moda, trentenne, divorziato con una figlia di sette anni, e del suo amico Marco, perennemente depresso a causa del fallimento della sua enoteca.

Sarà proprio Franco, con il suo atteggiamento spregiudicato, privo di ogni etica e moralità a determinare il forte cambiamento di Antonio, insinuandogli il terrore che un giorno la moglie potrebbe stancarsi di stare con un fallito come lui. Ossessionato da questo timore, l’uomo abbandona tutti i suoi sani principi e, complici anche il caso e il delizioso tiramisù della moglie, si troverà in breve tempo a essere protagonista di una brillante ascesa professionale e sociale. La sua vita cambia drasticamente, così come la sua personalità. Diventa una persona che ha messo da parte ogni codice morale, interessata solo ai beni materiali, al denaro, disposta a qualunque cosa pur di raggiungere i suoi obiettivi. Ma i soldi e il successo non sono tutto quando si perde l’innocenza.  Antonio, una volta aver ottenuto ciò che aveva sempre desiderato, si renderà infatti conto di aver perso la cosa più importante, e per riconquistarla dovrà fare un viaggio a ritroso, ritrovando se stesso e i suoi valori.

Fabio De Luigi debutta alla regia con un film leggero, con l’intento, non riuscito, di ispirarsi alle celebri commedie dolci-amare di Dino Risi, che raccontavano la società del tempo suscitando una acuta riflessione attraverso una risata intrisa di pungente ironia, e alle famose interpretazioni di Alberto Sordi.

Il regista, anche sceneggiatore, attraverso i suoi personaggi e le loro storie, descrive la società attuale, la spregiudicatezza imperante, la perdita progressiva di valori, ma manca quella sottile ironia, quella capacità di farcene sorridere. Le battute sono banali, molto televisive, non lasciano il segno e non strappano sorrisi.

De Luigi nel ruolo di interprete risulta a suo agio, rivestendo i panni di un personaggio che è nelle sue corde e che ha già interpretato in passato, così come la Puccini, che nonostante sia poco incline ai ruoli più leggeri, e’ invece equilibrata e piacevole, e Angelo Duro, ex iena per la prima volta sul grande schermo, credibile nella parte del cinico-capitalista.

Sono personaggi la cui caratterizzazione resta però incompleta, vengono solo accennati e non approfonditi, disperdendosi nella trama senza apportare importanti svolte. A volte sono vere e proprie meteore, come il medico alternativo interpretato da Pippo Franco, il rigido presidente Orso Maria Guerrini e la spietata e seducente collega Giulia Bevilacqua.

L’ idea dell’uomo sempliciotto, che diventa mediocre tradendo se stesso e la sua indole, attraverso la furbizia e l’immoralità, per poi redimersi e scoprirsi migliore, e’ sicuramente buona, pero’ sottotono, non perfettamente riuscita e sviluppata. Manca quel tocco che regala emozioni originalità e sorpresa, manca appunto qualche ingrediente.

Così il tiramisù che ne viene fuori e’ si mangiabile, piacevole, ma non indimenticabile e irresistibile come quello di cui si parla nel film

Autore: Maresa PALMACCI
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'ABBIAMO FATTA GROSSA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 01/28/2016 - 13:06
Titolo Originale: L'abbiamo fatta grossa
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Pasquale Plastino, Massimo Gaudioso
Produzione: AURELIO DE LAURENTIIS & LUIGI DE LAURENTIIS
Durata: 112
Interpreti: Carlo Verdone, Antonio Albanese, Anna Kasyan, Francesca Fiume, Clotilde Sabatino, Massimo Popolizio

Arturo Merlino è un investigatore squattrinato che vive a casa della vecchia zia vedova, e Yuri Pelagatti è un attore di teatro che, traumatizzato dalla separazione con la moglie, non riesce più a ricordare le battute in scena. Yuri assume Arturo perché questi gli fornisca le prove dell’infedeltà della ex moglie, ma i due per errore entrano in possesso di una misteriosa valigetta contenente 1 milione di euro 

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
L’amicizia che si crea un po’ per caso un po’ per necessità tra i due protagonisti costituisce un positivo esempio di reciproco sostegno. Il personaggio di Yuri, nonostante i numerosi errori che continua a commettere e i tradimenti compiuti nel passato, dimostra un sincero pentimento nei confronti della moglie e un altrettanto sincero desiderio di tornare insieme
Pubblico 
Adolescenti
I dialoghi spesso sono accompagnati da turpiloquio
Il fortunato sodalizio fra Carlo Verdone e Antonio Albanese rappresenta il vero punto di forza di questa nuova commedia dell'attore romano. Il film tuttavia risente di un andamento discontinuo, in cui i momenti comici non riescono a fondersi con i momenti d’azione e nel complesso il film appare lento e poco armonioso. Buona la fotografia, le scenografie e la colonna sonora che conferiscono al film una patina vintage
Testo Breve:

Carlo Verdone, in sodalizio con Antonio Albanese, esperimenta il genere comico-noir con risultati discontinui. Buono l’affiatamento dei due comici ma lo sviluppo appare lento, ravvivato da isolate gag comiche

L’abbiamo fatta grossa è una commedia in stile noir. Con questo lavoro Verdone ha spiegato di volersi discostare dai suoi precedenti personaggi medio borghesi un po’ psicotici, per sperimentare un genere nuovo. Ha scelto come protagonista al suo fianco Antonio Albanese con cui, non solo si è creata una felice collaborazione professionale, ma anche una inaspettata e gradita amicizia, i cui positivi effetti si percepiscono anche nel film. Il fortunato sodalizio rappresenta infatti il vero punto di forza di questa nuova commedia dell'attore romano.

Nel film Verdone e Albanese sono rispettivamente Arturo Merlino, un investigatore squattrinato che vive a casa della vecchia zia vedova, e Yuri Pelagatti, un attore di teatro che, traumatizzato dalla separazione con la moglie, non riesce più a ricordare le battute in scena. Yuri assume Arturo perché questi gli fornisca le prove dell’infedeltà della ex moglie, ma i due per errore entrano in possesso di una misteriosa valigetta contenente 1 milione di euro. La coppia stringe una insolita amicizia e incorre in una serie di avventure-sventure al limite dell'assurdo, fino a giungere ad un finale piuttosto inaspettato.

Le scene in cui i due comici recitano insieme sono le più riuscite e costituiscono, linguaggio a parte, la vera nota di pregio di questo film. Tuttavia, a parte questo, L'abbiamo fatta grossa oscilla tra il crime e la commedia degli errori, senza che però i due generi riescano a fondersi mai del tutto. Si ha così la sensazione di assistere ad un film a corrente alternata in cui l'assenza di azione infonde un ritmo lento. A più riprese, soprattutto durante le numerose e spassose gag comiche della coppia, si ha l'impressione che la commedia stia finalmente per decollare e regalare uno spettacolo veramente godibile, ma l'entusiasmo si spegne alla scena successiva, la tensione comica cala a causa di situazioni fin troppo prevedibili e nel contempo poco credibili. Mentre la storia, sul piano drammaturgico, non riesce a coinvolgere a sufficienza, se non grazie ad una riuscita colonna sonora che conferisce un certo brio alla narrazione. In particolare i momenti d’azione richiesti dal racconto mancano di ritmo, quindi nel complesso il film appare lento, un po’ troppo lungo e poco armonioso.

L’amicizia che si crea, un po’ per caso un po’ per necessità, tra i due protagonisti costituisce un positivo esempio di reciproco sostegno. Tuttavia i due protagonisti dimostrano nelle proprie azioni una sprovvedutezza e un’incoscienza disarmanti, grottesche e ai limiti dell’assurdo. Il personaggio di Yuri recupera un po’ sul versante dei legami affettivi. Nonostante i numerosi errori che continua a commettere e i tradimenti compiuti nel passato, dimostra infatti un sincero pentimento nei confronti della moglie e un altrettanto sincero desiderio di tornare insieme.

Buona la fotografia e le scenografie che conferiscono una patina vintage nel complesso adatta al genere ed omogenea.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LORO CHI?

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/23/2015 - 18:12
Titolo Originale: Loro chi?
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Francesco Miccichè, Fabio Bonifacci
Sceneggiatura: Fabio Bonifacci
Produzione: PICOMEDIA, WARNER BROS. ENTERTAINMENT ITALIA
Durata: 95
Interpreti: Marco Giallini, Edoardo Leo, Catrinel Marlon, Bor Lisa

Un caleidoscopio di false identità, inganni, truffe, tante maschere e pochi volti, sempre i soliti, sempre i loro, ma “Loro chi? “, quesito che dà il titolo al nuovo film di Francesco Miccichè e Fabio Bonifacci, “Loro chi?” è anche il titolo del manoscritto che il protagonista David, con un un sotterfugio, propone ad un editore per venderne i diritti e poter fuggire via, lontano da una storia che vuole dimenticare, una storia che ci viene raccontata dalle pagine di quel libro che lo stesso David legge ad alta voce. Le parole che descrivono la sua paradossale vicenda prendono corpo e vita, e così l’uomo, con un passato da giornalista e il sogno di diventare scrittore, si ritrova a gestire la comunicazione di una importante azienda nel nord Italia. Finalmente la sua occasione sembra arrivata: dovrà presentare un brevetto rivoluzionario che gli garantirà la gloria e l'apprezzamento inseguiti da sempre. Ma in una sola notte l'incontro con Marcello, un abile truffatore aiutato da due avvenenti socie, cambierà il corso della sua vita. David perde tutto: fidanzata, casa e lavoro. Per recuperare e’ deciso a vendicarsi, ma si troverà invischiato nella vita del truffatore…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nulla è completamente, chiaro, nulla è mai definito, né nei personaggi né nelle situazioni. In questo relativismo dominante vincono solo i più furbi
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene sensuali, turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Marco Giallini ed Edoardo Leo dimostrano ancora una volta tutta la loro verve comica, il loro eclettismo. Miccichè e Bonifacci danno vita a una regia scoppiettante e dinamica
Testo Breve:

Imbrogliare è un’arte che sfrutta i sogni e le aspettative degli altri. Un film divertente ma anche triste perché sottolinea che nulla è come appare e che i più furbi vincono

Marcello e’ un uomo che vive di inganni, di false identità, imbroglia, ruba, però lo fa con grande abilità, senza creare apparentemente dolori, senza violenza o danni. È un compositore della realtà, crea nella realtà quelle storie che David vorrebbe scrivere sulle pagine bianche dei suoi romanzi. Sovvertendo la legge e i principi morali, l’uomo regala emozioni, che seppur finte e create a tavolino, sono sempre vere per chi le prova. È come se truffando riuscisse comunque a donare felicità e a realizzare i sogni della persona a cui sottrae qualcosa.

Così David, affascinato dallo scrittore di storie reali, desiste dai suoi intenti di vendetta e decide di seguirlo, diventando una sorta di suo allievo. David che da sempre e’ stato un uomo debole, incapace di imporsi, di lottare per ottenere ciò che gli spetta e ha sempre sognato, decide che è arrivato il momento di agire, e chiede a Marcello di mettere in atto un piano ai danni dell’azienda per la quale lavorava, per prendersi la sua personale rivalsa, e anche un bel quantitativo di denaro. Il truffatore accetta, e i due, con l’aiuto delle solite socie, danno il via ad una farsa che, tra scambi di ruoli, falsi poliziotti, gag, divertenti intrighi, battute e travestimenti, porterà a raggiungere l’obiettivo prefissato. Ma nulla è come sembra..

Loro Chi?” è un film divertente e ben fatto che rimanda alle commedie all’italiana di Monicelli e Risi; non a caso i due protagonisti ricordano Gassman e Trintignant del celebre” Il sorpasso”. Marcello / Giallini a bordo della sua Maserati, rigorosamente rubata,  ricorda Bruno / Gassman che,  a bordo della sua Lancia Sport  compressa, con il suo carisma, trascina con se l’insicuro  Roberto  che ha molto dell’ingenuo David.

Marco Giallini ed Edoardo Leo, protagonisti indiscussi, sebben affiancati da altri personaggi caratteristici, dimostrano ancora una volta tutta la loro verve comica, il loro eclettismo, affermandosi come una coppia che riesce, convince, diverte e affascina.

Miccichè e Bonifacci danno vita a una regia scoppiettante, dinamica, grazie ad un montaggio veloce, tipico dei road movie, e a una sceneggiatura ricca, imprevedibile, coinvolgente, divertente, che va a costruire un film in cui si ride tanto, ma è una risata che lascia l’amaro in bocca. È presente una comicità mai fine a se stessa, una comicità che stupisce, fa riflettere e pone degli interrogativi nella mente degli spettatori. A partire dai personaggi, mai completamente negativi anche se sovvertono la legge, per arrivare alle situazioni, mai completamente chiare e definite. Una realtà in cui tutti illudono tutti, tutti ingannano tutti, discernere la verità diventa difficile, se non impossibile. Forse allora la domanda “Loro chi?” rimarrà sempre senza risposta, anche dopo il finale.

Autore: Maresa Palmacci
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TUTTO PUO' SUCCEDERE A BRODWAY

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/30/2015 - 12:46
Titolo Originale: She's Funny That Way
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Peter Bogdanovich
Sceneggiatura: Louise Stratten, Peter Bogdanovich
Produzione: LAGNIAPPE FILMS IN ASSOCIAZIONE CON RED GRANITE INTERNATIONAL, VENTURE FORTH, THREE POINT CAPITAL, HOLLY WEIRSMA PRODUCTIONS
Durata: 93
Interpreti: Owen Wilson, Imogen Poots, Kathryn Hahn, Will Forte, Jennifer Aniston

Isabella è una giovane attrice di teatro che, sollecitata da una giornalista, racconta la sua vita. Aveva iniziato a lavorare come ragazza squillo di lusso (si faceva chiamare Glow) quando in un incontro di “lavoro” aveva conosciuto Arnold Albertson, un noto regista di teatro che si dimostra essere un filantropo: le offre 30.000 dollari per poter realizzare ciò che realmente desidera (nel suo caso fare l’attrice) purché smetta di fare la squillo. Tempo dopo Arnold si trova a New York per preparare una commedia e scopre, con suo imbarazzo, che fra le aspiranti attrici che c’è anche la stessa Isabella, che ha seguito il suo consiglio. Nel frattempo la moglie di Arnold scopre lo strano “vizio” del marito, perché si inbatte in altre ragazze che sono state beneficiate dalla sua generosità…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una banalizzazione della prostituzione, vista come un mestiere fra i tanti
Pubblico 
Adolescenti
Alcune frasi allusive e comportamenti disinvolti nei confronti della prostituzione
Giudizio Artistico 
 
Regia brillante di Peter Bogdanovich e attori tutti nella parte, in particolare Owen Wilson e Jennifer Aniston
Testo Breve:

Una commedia degli equivoci ben diretta e ben recitata, senza nessua altro obiettivo se non quello di divertire 

Molti film hanno mostrato che certi gesti generosi possono modificare l’esistenza di una persona. Era successo a Jean Valjean, il protagonista di I Miserabili, che resta toccato dal gesto del parroco presso cui era stato ospite per una notte. Di fronte ai due gendarmi che avevano  riportano al parroco due candelabri  accusando di furto l’ex-galetto, lui semplicemente negò che gli fossero stati sottratti, ma al contrario glieli aveva regalati.  E’ questo l’episodio iniziale del libro di Victor Hugo e del film e da quel momento Jean cambierà vita.

Lo spunto per questo film è stranamente simile (un filantropo che regala 30.000 euro a tutte le prostitute che frequenta, perché cambino vita) ma non è certo questo profondo sottofondo morale che anima il film. Si tratta in realtà solo di un curioso pretesto per sviluppare una commedia degli equivoci, divertente e molto ben realizzata.

Il regista Peter Bogdanovich, noto per film seri e  importanti come  L'ultimo spettacolo  ma anche per  commedie irresistibili come Ma papà ti manda sola? e  Paper Moon, è tornato dietro la macchina da presa (a 75 anni) dopo 13 anni di assenza dagli schermi, a causa del poco successo dei suoi ultimi lavori.

Si tratta un ritorno pienamente riuscito perché nei 93 minuti di durata, il ritmo resta sempre sostenuto e si ride  di gusto anche se le tecniche sono quelle collaudate dell’ entrare nella stanza sbagliata di un albergo mentre il marito nasconde l’amante nel bagno, in una catena inarrestabile di equivoci e di colpi di scena. Il regista non rinuncia a continue citazione cinefile, fino ad inserire, nella parte finale, uno spezzone del film Fra le tue braccia- 1946 di Ernst Lubitsch e far apparire Quentin Tarantino nella parte di se stesso.

Un ritorno felice alla sophisticated comedy, con chiare allusioni a Colazione da Tiffany e ai lavori del primo periodo di Woody Allen. Tutti bravi gli attori ma una menzione speciale merita Jennifer Aniston, ormai specializzata in ruoli di donna scontrosa e irascibile

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MOM'S NIGHT OUT

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/19/2015 - 22:27
 
Titolo Originale: Mom's night out
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Andrew Erwin , Jon Erwin
Sceneggiatura: Jon Erwin, Andrea Gyertson Nasfell
Durata: 98
Interpreti: Sarah Drew, Sean Astin, Patricia Heaton

Allyson è una casalinga che si deve occupare dei tre figli piccoli, mentre il marito è spesso in viaggio per lavoro. A causa dei numerosi guai che combinano i suoi tre pargoletti, Allyson crede di non riuscire a fare niente bene ed è alquanto depressa. Cerca di scrivere un blog per distrarsi ma non riesce a concentrarsi. Alla fine decide di concedersi un sabato sera tutto per se uscendo con altre due amiche: Sondra, moglie di un pastore evangelico, che ha una ragazza adolescente e Izzy che ha un marito poco adatto a badare ai figli. Allyson esce di casa senza troppa convinzione e in effetti, i tre mariti rimasti a casa non sono all’altezza del loro compito. Anche le tre donne finiscono per mettersi nei guai perché si sono messe in testa di aiutare l’amica Bridget, la quale deve lavorare anche di sera e ha lasciato suo figlio in custodia al suo ex fidanzato, che ha sua volta lo ha lasciato in un locale per tatuaggi…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il mestiere di mamma è difficile e logorante ma il suo valore è incommensurabile
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
I fratelli Erwin si lanciano con un buon ritmo nel genere commedia demenziale. Peccato che la figura della protagonista riproduca un modello femminile ormai obsoleto
Testo Breve:

Tre madri casalinghe provano a svagarsi un sabato sera lasciando i figli in custodia ai loro mariti. Tutto andrà storto. Una commedia sopra le righe divertente ma il personaggio della protagonista non è convincente. In DVD in italiano

I primi 20 minuti di questo film faranno sicuramente arrabbiare molte donne.

La protagonista, Allyson, si sente una casalinga depressa e fin qui niente di nuovo, ma il modo con cui viene descritta risulta un cumulo di ovvietà, espressione di uno stereotipo che sembrava ormai superato: quello della donna insicura, sopraffatta dai mille impegni quotidiani, che teme di non essere all’altezza del suo compito di madre, maniaca delle pulizie di casa e bisognosa delle braccia forti e rassicuranti del marito-vero uomo. Anche la descrizione dei figli pestiferi è priva di personalità: un accumulo di ovvietà del tipo mettersi a disegnare sui muri o giocare a fare i cuochi in cucina.

Le altre donne di questo disastroso saturday night sono leggermente più realistiche, come Sondra, la moglie del locale pastore evangelico, che deve contenere le insistenze della figlia adolescente desiderosa di partecipare a un rave oppure come Bridget, ragazza madre, che ha accettato un lavoro serale in un locale di Bowling e non sa a chi affidare il suo bambino.

Per fortuna il film ha il piglio di una comicità demenziale, non si prende molto sul serio e si muove brioso fra un disastro e l’altro, fino all’inevitabile lieto fine.

 Questo film, presentato nelle sale statunitensi a maggio del 2014, è ora disponibile in DVD in italiano è stato etichettato come Christian movie. In effetti i registi sono i fratelli gemelli Andrew e Jon Erwin, dei quali abbiamo già presentato Fireprof, October Baby, Facing the Giants, Flywhell. In particolare Courageous aveva già affrontato il tema della paternità, mostrando, nelle storie parallele di quattro famiglie, gli effetti deleteri della mancanza della figura paterna. Era quindi ormai tempo di affrontare il tema, molto ampio  ma entusiasmante, della maternità in un’ottica cristiana.

A differenza di Courageous, che non era riuscito ad evitare un certo tono predicatorio, qui il tema della fede ben si armonizza con il contesto narrativo e si arriva al punto focale del film in modo insolito, attraverso un colloquio disteso fra Allyson e Bones, un gigante pieno di tatuaggi che cavalca una Harley Davidson ma buono di natura. Ad Allyson che si sente una fallita in tutto, Bones ricorda che tutti trovano il loro posto nella creazione, dagli uccelli che fanno il nido sui rami degli alberi alle aquile che volano fra le cime più alte e che Dio si prende cura di tutti: bisogna semplicemente essere se stessi, senza criticarsi continuamente e lasciare che Dio faccia il resto. Alla fine Allyson non modificherà la sua vita ma imparerà a scoprire la bellezza delle piccole cose di ogni giorno nell’educazione dei suoi figli.

Il tema della maternità e in generale della vita di famiglia oggi è quanto mai ampio ma non sembra interessare i media, se non casi isolati come questo. Si potrà obiettare che la realtà più frequente oggi sia quella di un padre e una madre che lavorano entrambi e rischiano e di non riuscire a prendersi cura a sufficienza dei figli; che le donne d’oggi non sono così incerte e lamentose come la protagonista di questo film, ma sanno affrontare con coraggio le loro responsabilità familiari. Tutto vero, ma in fondo non sono stati certo più realisti altri lavori come la fiction Desperate Housewives dove il problema principale delle protagoniste era decidere chi avrebbero ospitato nel loro letto quella sera o Modern Family, che si divertiva a mostrare come la famiglia sia ormai diventata un aggregatore dalle forme e dai confini molto incerti.
Alla fine l’espressione “la mano che fa dondolare la culla è la mano che governa il mondo” detta alla fine del film è forse un po’ enfatica ma neanche falsa.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TEMPO INSTABILE CON PROBABILI SCHIARITE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 04/03/2015 - 12:18
 
Titolo Originale: tempo instabile con probabili chiarite
Paese: ITALIA
Anno: 2014
Regia: Marco Pontecorvo
Sceneggiatura: Marco Pontecorvo, Roberto Tiraboschi
Produzione: MARCO VALERIO PUGINI, UTE LEONHARDT PER PANORAMA FILMS, RAI CINE
Durata: 100
Interpreti: Luca Zingaretti, Pasquale Petrolo, Carolina Crescentini, John Turturro

Giacomo ed Ermanno fanno parte di una cooperativa delle Marche che produce mobili. La fabbrica è in crisi e c’è il rischio che le banche chiudano il credito. Una sera Giacomo e Lillo stano cercando di sotterrare dei residui tossici quando si accorgono che dal fosso creato sta emergendo del petrolio. Giacomo è deciso a impiantare una trivella, anche se i costi sono molto alti, mentre Lillo decide, con il resto della cooperativa, di boicottare l’iniziativa perché ecologicamente rischiosa. I due amici si trovano così su due fronti opposti..

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un bel rapporto fra padri e figli, un’amicizia che è a di sopra di qualsiasi conflitto
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La soluzione di affrontare temi seri ridendo convince parzialmente perché l’approccio adottato, semplice e quasi ingenuo, finisce per trasferire lo spettatore in una favola lontana da riferimenti reali. La sceneggiatura ha un approccio troppo macchiettistico nei confronti di alcuni personaggi
Testo Breve:

Una fabbrica marchigiana di mobili, nel culmine della crisi economica, rischia di fallire. Le sue sorti potrebbero  cambiare  grazie alla scoperta di un giacimento di petrolio o più probabilmente per merito dell’inventiva delle nuove generazioni. Si ride con molta semplicità.

Ogni lunedì, il lavoro in fabbrica viene sospeso perché bisogna controllare alla televisione i risultati dell’estrazione del Lotto. Ogni membro della cooperativa compra ogni settimana un biglietto: è il metodo che hanno escogitato per tentare di risollevare le sorti dell’azienda. Procede in questo modo il secondo film di Marco Pontecorvo, che trae spunto dall’attuale situazione economica italiana ma la rivisita con uno sguardo surreale. Anche l’altro tema che viene sviluppato, il confronto generazionale fra padri e figli adolescenti, viene reso cinematograficamente nel modo più fantasioso. Tito, il figlio di Ermanno, è appassionato di fumetti manga; per il padre è solo un perdigiorno e gli impone di venire a lavorare in fabbrica.  Nella fantasia del ragazzo tutto si trasforma in una sfida all’ultimo sangue fra lui, giovane guerriero samurai e un mostro gigante che parla un perfetto accento marchigiano (nel film compaiono numerosi inserti animati in stile manga). Anche l’ingegner Lombelli (John  Turturro ), l’italo-americano esperto  di estrazioni petrolifere, è un tipo insolito. Si muove con la signorilità di un nobile d’altri tempi, che ammannisce a tutti pillole di saggezza sul petrolio, che va trattato con delicatezza, come se si trattasse di una donna.

Questa ed altre macchiette presenti nel film rendono il racconto lieve e spumeggiante con uno stile che può ricordare quello di Ernst Lubischt. Un riferimento che però ci costringe a fare dei distinguo: Lubischt lavorava con sceneggiature di ferro, mentre in questa fotografia dell’Italia di oggi, la levità scivola in semplice qualunquismo (le tasse esose, la burocrazia lenta,  la moltiplicazione di negozi di cineserie, un sindacato ormai revisionista) e manca il sostegno di una trama robusta. Il conflitto fra Giacomo ed Ermanno, il primo più pragmatico e propenso ai compromessi, il secondo più idealista, irrigidito in schemi che rimandano ai tempi dei conflitti di fabbrica, alla fine mostra la corda perché ripetitivo e poco approfondito.

Restano al contrario ben espressi molti valori: l’amicizia fra i due protagonisti, che è più salda di qualsiasi barricata ideologica, l’esistenza di un  rapporto fecondo e costruttivo fra padri e figli (la parte più fresca e originale del film).  Saranno proprio i figli a traghettare i padri verso nuove soluzioni, nuove visioni della vita.  Alla fine tutti i conflitti si risolvono perché nessuno è veramente cattivo e tutti sanno ritrovare ciò che li accomuna piuttosto che ciò che li divide. La testa del mostro manga, definitivamente sconfitto, rotola per terra davanti alla fabbrica riconciliata. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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