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LA PREMIERE ETOILE La prima stella

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 13:33
 
Titolo Originale: La première étoile
Paese: FRANCIA
Anno: 2009
Regia: Lucien Jean-Baptiste
Sceneggiatura: Lucien Jean-Baptiste e Marie-Castille Mention-Schaar
Produzione: Pierre Kubel e Marie-Castille Mention-Schaar per Vendredi Film/ France 2 Cinema/ Rhône-Alpes Cinéma/ Mars Distribution/ Cinémage 3/La Banque Postale Image/ Cinécinéma/ Canal +
Durata: 90'
Interpreti: Lucien Jean-Baptiste, Firmine Richard, Anne Consigny

Jean-Gabriel Elizabeth, di origini antillane, è sposato con la francese Suzy ed è padre di tre figli. Passa il tempo tra lavoretti saltuari e scommesse fallimentari rifiutando di sistemarsi, mentre sua moglie sgobba per tutta la famiglia. Un giorno, quando la figlioletta gli chiede di portarla in settimana bianca, lui le promette che lo farà. Suzy, esasperata dall’ennesima boutade, si rifiuta di aiutarlo, così Jean-Gabriel  raccoglie un po’ di soldi e parte per la Savoia con i figli e la madre, sperando di sistemare le cose un po’ alla volta….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un inno alla forza dei legami familiari e delle tradizioni. Il padre di famiglia, dalla vita alquanto incasinata, è mosso da autentico affetto verso i suoi familiari e dal desiderio di superare i suoi difetti
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film di buoni sentimenti, piacevolmente anacronistico, magari un po’ frammentario, ma alla cui simpatia e “gentilezza” si fatica a resistere

Questa commedia per famiglie campione di incassi in Francia, che il protagonista (attore comico di una certa notorietà) ha firmato come regista e ha basato sui propri racconti di infanzia, è un inno alla forza dei legami familiari e delle tradizioni attraverso il paradosso quasi da barzelletta di una famiglia di neri sul bianco delle nevi savoiarde.

Il protagonista Jean-Gabriel è un marito deludente (non riesce a tenersi un lavoro e lascia che sia la moglie a sgobbare per portare a casa la pagnotta), un padre deficitario (arriva sistematicamente in ritardo dai figli per colpa delle sue scommesse, e li riempie di promesse che non mantiene mai), un figlio quanto meno carente (non va mai a trovare la madre, si rivolge a lei solo quando ha bisogno). Eppure, sarà la simpatia del suo interprete, sarà l’autentico affetto e desiderio di essere migliore che vediamo nei suoi occhi, fatto sta che non possiamo non volergli bene, come del resto fanno, con tutte le loro obiezioni, i suoi familiari.

Deve essere questa luce che ha spinto Suzy, l’unica non “di colore” della famiglia, a sfidare la sua famiglia (apprendiamo più avanti che non parla da anni con il padre) per stargli accanto.

Ed è questa luce che lo anima quando, spinto dalla sfida che la sua bambina (evidentemente la più ansiosa di integrarsi del gruppo) gli pone con la sua richiesta di una “borghesissima” settimana sulla neve, decide di mettersi all’opera. Le avventure di Jean-Gabriel e famiglia potevano ridursi semplicemente ad una barzelletta (e qualche volta, è vero, il film si perde in gag simpatiche ma un po’ fini a se stesse), ma il regista riesce nell’intento di farne anche lieve, tenero ma umoristico apologo di integrazione, mettendo in scena le diffidenze a partire dagli scontri della coppia che affitta alla famigliola lo chalet di montagna.

Lei, un po’ razzista ma troppo elegante per dirlo, lui aperto all’incontro con i nuovi arrivati, se non altro perché i figli di Jean-Gabriel (e in particolare il piccolo, che si è messo in testa di conquistare la “prima stella” di abilità sugli sci) lo risarciscono dell’assenza dei nipoti sempre troppo lontani.

A fare da collante c’è sempre la mamma di Jean-Gabriel, vitale e religiosissima, pronta a dare una mano (e anche parecchi saggi giudizi), ma non a sostituire il figlio nel difficile ma doloro percorso di presa di coscienza delle sue responsabilità di padre. Sarà solo quella la condizione per riconquistare l’affetto di Suzy.

Nel frattempo tutta la famiglia avrà modo di trovarsi a casa in quell’ambiente apparentemente così in contrasto con loro: il figlio maggiore adolescente attraverso un delicato accenno di love story con una bella francesina, il piccolo nel rapporto con l’anziano padrone di casa e la bambina presentandosi (finalmente fiera dei propri capelli crespi che la fanno così “nera”) ad un concorso di tradizionalissimi canti di montagna.

Il tema dell’integrazione, desiderata, ma anche temuta e vista come una possibile rinuncia alla propria identità, si ritrova in vari momenti del film, tra cui una divertente scena in un negozio di parrucchiere, dove le antillane si recano nel tentativo di “mascherare” la loro capigliatura crespa (proprio come capitava ad una dei protagonisti di Denti bianchi di Zadie Smith).

La première étoileè un film di buoni sentimenti, piacevolmente anacronistico (si parla di euro ma pare di essere indietro di vent’anni, all’epoca della giovinezza dell’autore), magari un po’ frammentario, ma alla cui simpatia e “gentilezza” si fatica a resistere. Uno di quelle storie che i francesi hanno imparato (o ri-imparato) a raccontare e che qualche volta piacerebbe vedere anche nel cinema italiano sempre così a corto di spettatori che non vogliano uscire depressi dalla proiezione.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL PICCOLO NICOLAS E I SUOI GENITORI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 13:26
 
Titolo Originale: Le petit Nicolas
Paese: Francia
Anno: 2009
Regia: Laurent Tirard
Sceneggiatura: Laurent Tirard, Grégoire Vigneron, Anne Goscinny, Alain Chabat
Produzione: Fidèlité Films, Imav, Wild Bunch, M6 Films, Mandarin Films, Scope Pictures
Durata: 90'
Interpreti: Maxime Godart, Valérie Lemercier, Kad Merad

Una piccola cittadina francese, inizio anni '60. Nicolas ha 8 anni, è un bambino sereno, vuol bene alla  mamma e al  papà ma anche alla maestra che è molto dolce. Poi un giorno un terribile sospetto: sta per arrivare un fratellino e a giudicare da quanto è accaduto ai suoi compagni, deve essere una esperienza terribile: rischia di venir abbandonato. Medita quindi con i suoi amici di far rapire il bimbo appena sarà nato. Intanto il padre cerca  di mettersi in mostra davanti al suo capoufficio ma inutilmente; per fortuna la moglie ha un'ottima idea: invitare il capoufficio e consorte a una cena. Ma forse l'idea non è così buona come sembra...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film racconta una storia ambientata alla fine degli anni '50 ma pare fuori tempo, come lo è la bellezza di una famiglia unita e la solidarietà con i compagni di scuola
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona ricostruzione di una cittadina francese anni '50 ed ottima caratterizzazione dei compagni di Nicolas, trattati più come personaggi di fumetti che reali

Al piccolo Nicolas viene chiesto dalla maestra di scivere un componimento: cosa voglio fare da grande? Nicolas è in imbarazzo perché non lo sa; sta tanto  bene con i suoi compagni, la maestra molto dolce, con il suo papà e la mamma ("per me la mamma ha sempre desiderato essere una mamma e io non vorrei per nulla al mondo che facesse qualcos'altro").
Conclude  pertanto  che " la mia vita è così bella che non voglio assolutamente che cambi". E' una risposta che ricorda un po' quella  che diede uno scolaretto a Giovanni Paolo I in una delle poche udienze a cui partecipò prima di morire: il papa si immaginava che il ragazzo avrebbe espresso la sua contentezza per venir promosso alle medie, per imparare sempre nuove cose; al contrario  il bimbo era timoroso per i  cambiamenti che sarebbero avvenuti: voleva continuare a stare con i suoi compagni di scuola.

Il film è la sintesi  su pellicola  di Le Petit Nicolas , una serie di racconti illustrati uscito in Francia a partire dal 1959, scritto da Renè Goscinny (sì, proprio l'autore di Asterix) e disegnato da Jean-Jacques Sempé e la grandezza di quest'opera sta proprio nella sua capacità di entrare nella psicologia e vivere nel mondo dei  bambini di 8 - 10 anni.

Si tratta di un microcosmo fatto di pochi elementi: la famiglia, la scuola con gli insegnanti, i bidelli e il preside, i compagni di scuola e gli amici. Un mondo osservato in un tempo remoto,  agli anni 50-inizi anni 60 e bene ha fatto il regista a ricostruire tutto in studio per rendere al meglio  il filtro operato dalla dolcezza dei ricordi di Goscinny.
Fa un certo effetto vedere dei bambini sempre  pettinati a lucido, con i pantaloncini, la giacchetta e la cartella sotto braccio; vengono riuniti  dal bidello nel cortile della scuola ed essi ubbidiscono, perfettamente allineati, prima di entrare in classe;  le strade di questa piccola cittadina francese  sono sempre pulite e i balconi pieni di fiori ; la mamma si prende cura della casa e sta cercando di prendere la patente; l'acquisto del primo televisore;  il piccoli/grandi problemi del papà che fatica ad avere un aumento di stipendio.

Non ha alcun senso contestare queste storie dicendo che si tratta di astrazioni da una realtà che vedeva in quegli anni importanti sconvolgimenti sociali e che la vita  non era rose e fiori per tutti.
Il testo è coerente con l'assunto: vedere il mondo attraverso gli occhi di un bambino di 8 anni. E' innegabile che nella scuola di quel tempo c'era molto più ordine e disciplina e la famiglia era ancora compatta: quella di Nicolas,  così unita e serena,  non era affatto una eccezione.
Volendo trovare un riferimento analogo in Italia in quegli stessi anni, si può citare Giovannino Guareschi, con il suo Corrierino delle  famiglia: un insieme di piccoli racconti molto divertenti di accadimenti familiari.

Sarà molto interessante scoprire se questo film, che è stato visto in Francia da milioni di persone, potrà piacere ai più piccoli: potrebbe non piacere se non riescono a superare i filtro di una ambientazione per loro troppo remota; piacerà se sapranno cogliere tutto ciò che di fuori tempo c'è nella storia:  l'amicizia con i compagni di scuola, il rapporto affettuoso con il papà e la mamma.

In fondo anche Asterix o la scuola di Harry Potter sono fuori del tempo...

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: LA7D
Data Trasmissione: Mercoledì, 16. Novembre 2016 - 21:20


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UNA PROPOSTA PER DIRE SI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 13:17
Titolo Originale: Leap Year
Paese: USA/Irlanda
Anno: 2010
Regia: Anand Tucker
Sceneggiatura: Deborah Kaplan e Harry Elfont
Produzione: Gary Barber, Roger Birnbaum, Jonathan Glickman, Chris Bender, Jake Weiner per Universal Pictures / Spyglass Entertainment
Durata: 100'
Interpreti: Amy Adams, Matthew Goode, John Lithgow

Anna Brady, stufa di aspettare una proposta di matrimonio dal fidanzato cardiologo, decide sfruttare un’antica tradizione irlandese che permette alle donne di “farsi avanti” il 29 febbraio negli anni bisestili. Parte allora per raggiungere il fidanzato a Dublino, ma una serie di imprevisti si mettono sulla sua strada e l’unico in grado di portarla alla meta sembra lo scontroso proprietario di un pub irlandese, Declan…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La storia si mantiene nel genere ella commedia romantica dove tutto è bene quel che finisce bene, ma fa riferimento a relazioni prematrimoniali e qualche battuta a fondo sessuale
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena sensuale e battuta a sfondo sessuale
Giudizio Artistico 
 
Il film fatica a trasformarsi in una storia minimamente credibile e originale. Gli sceneggiatori confusi dal qualunquismo imperante che regna anche nel mondo delle relazioni finiscono per ripetere moduli un po’ triti nella speranza che un’ambientazione originale li rivitalizzi
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PIACERE, SONO UN PO' INCINTA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 14:22
Titolo Originale: The Back-up Plan
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Alan Poul
Sceneggiatura: Kate Angelo
Produzione: Todd Black, Jason Blumenthal, Steve Tosch per Escape Artists/ CBS Film
Durata: 110'
Interpreti: Jennifer Lopez, Alex O’Loughlin, Eric Christian Olsen, Anthony Anderson, Linda Lavin

Dopo anni di inutile ricerca dell’uomo giusto, determinata ad avere un bambino, Zoe decide di ricorrere all’inseminazione artificiale. Proprio dopo aver portato a termine l’operazione, però, incontra Stan, un aitante produttore di formaggi che inizia a corteggiarla. Zoe però scopre che la procedura ha avuto successo, quindi deve dire tutto a Stan se vuole che questa relazione possa avere un futuro…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Viene dato per scontato l’assunto del diritto di una donna ad avere un bambino a tutti i costi e con ogni mezzo
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene sensuali, linguaggio volgare, umorismo scatologico, messaggi etici sbagliati
Giudizio Artistico 
 
Film con umorismo scatologico, qui pro quo improbabili e gag volgari inutili; il personaggio di Jennifer Lopez appare odioso e crudele
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA NOSTRA VITA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 12:44
Paese: Italia
Anno: 2010
Regia: Daniele Lucchetti
Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Daniele Lucchetti
Produzione: CATTLEYA, BABE FILMS, RAI CINEMA
Durata: 100'
Interpreti: Elio Germano, Raoul Bova, Isabella Ragonese, Luca Zingaretti, Stefania Montorsi, Giorgio Colangeli

Claudio è  caposquadra di una impresa edile; lavora con impegno ed è apprezzato dal suo datore di lavoro. A casa lo aspetta la moglie Elena e i suoi due figli, ai quali è legato da un forte affetto. La morte imprevista per parto della moglie indurisce il suo cuore: ritiene che ora l'unica cosa per cui vale la pena impegnarsi sia guadagnare più soldi, anche con mezzi illeciti. Ma Claudio si troverà ben presto invischiato in decisioni sbagliate...

Valutazioni
Il film offre un positivo esempio di affetto familiare e di solidarietà fra parenti che contrasta con il generale atteggiamento opportunista dei protagonisti e un eccesso di disinvoltura nei confronti di attività illecite
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio continuo. Alcuni atteggiamenti eticamente spregiudicati
Giudizio Artistico 
 
Elio Germano ha meritatamente vinto il premio come miglior attore protagonista al Festival di Cannes 2010. Il regista ha felicemente scelto di adottare una ripresa da "cinema verità" per aumentare il realismo della storia.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FOLLE NOTTE A MANHATTAN

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 11:53
 
Titolo Originale: Date Night
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Shawn Levy
Sceneggiatura: Josh Klausner
Produzione: Shawn Levy e Tom McNulty, per 20th Century Fox
Durata: 98'
Interpreti: Steve Carell, Tina Fey, Mark Wahlberg

I coniugi Phil e Clare Foster vivono una vita ordinaria nella loro casa di periferia, pressati dagli impegni quotidiani e dalla routine familiare. Per cercare di dare una scossa al loro matrimonio si recano in un locale alla moda di Manhattan, ma quando vengono "respinti" per non aver riservato un tavolo, decidono di appropriarsi di una prenotazione non loro. Questo cambio d'identità movimenterà la notte di Phil e Clare, che vivranno un’incredibile avventura tra poliziotti corrotti, mafiosi e killer. Il tutto nell'arco di una sola lunghissima notte

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'avventura che Phil e Clare vivono porterà alla luce i problemi che li affliggono ma saranno in grado di superarli nel momento in cui si trovano a dover combattere - fianco a fianco - pericoli reali molto più spaventosi delle scaramucce di coppia
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcuni dialoghi volgari
Giudizio Artistico 
 
Il film fatica a decollare: manca carburante ad una storia costruita esclusivamente su gag slegate le une dalle altre

Per Notte folle a Manhattan - è il caso di dirlo - non vale il detto che "chi ben comincia è a metà dell'opera". La storia dei due coniugi Forster che tentano di risollevare la loro fiacca vita di coppia con un'uscita mondana fuori dai normali standard, inizia con tutte le premesse per entrare a buon titolo nel filone delle commedie brillanti. Si assapora già il clima da risata leggera: Steve Carell e Tina Fey - comici americani di grande esperienza - sembrano essere gli interpreti ideali per confezionare un film senza tante pretese culturali, ma in grado di intrattenere allegramente per un paio d'ore.

Ma non è così. Il film fatica a decollare: già dopo poco si intuisce che manca carburante ad una storia costruita esclusivamente su gag - a dire il vero nemmeno troppo divertenti -  slegate le une dalle altre. A fare da "collante" rimane solo il fatto che tutti gli avvenimenti si svolgono nell'arco di una lunga e intensa nottata.

Manca, però, una vera storia che guidi e catalizzi le azioni verso un obiettivo: manca, in definitiva, la tensione sufficiente a reggere l'arco narrativo della storia. In Notte folle a Manhattan i due protagonisti - che vengono erroneamente scambiati da due poliziotti corrotti per altre persone - sono costretti a superare una serie di prove per dimostrare la loro reale identità ed incastrare il politico corrotto di turno.

È stato costruito un "baraccone" narrativo attorno ai due umoristi americani, baraccone che - però - non riesce a reggersi in piedi da solo. Solo per fare alcuni esempi: le figure del politico corrotto e del mafioso ricattatore risultano assolutamente prive di sostanza, figure alle quali non si crede mai. Allo stesso modo appare assolutamente inverosimile la modalità con cui Phil Foster, in finale di film, risolve la situazione.

Anche la linea tematica sull'amore coniugale è molto debole e slegata dal resto della storia. L'intenzione originaria sembrerebbe quella di voler esorcizzare il rischio rappresentato dalla routine, in grado di seppellire l'amore e mettere in crisi coppie all'apparenza felici. L'avventura che Phil e Clare vivono, infatti, permetterà loro di portare alla luce i problemi che li affliggono e di superarli nel momento in cui si trovano a dover combattere - fianco a fianco - pericoli reali molto più spaventosi delle scaramucce di coppia. Tutto questo, però, rimane sulla carta. Nel corso della narrazione vengono disseminati dialoghi intimistico-relazionali che vorrebbero riportare l'attenzione sulla linea tematica della storia. Ottengono, però, l'unico effetto di spezzare quel poco di ritmo che il film aveva faticosamente conquistato.

Ciò che rimane di buono di Notte folle a Manhattan sono solo alcune scene-gag, totalmente strumentali alla risata e slegate dalla storia, scene che sottolineano ancora di più la debolezza narrativa del film.

Il giudizio più appropriato per questo film è che si tratti di un'ottima occasiona sprecata. L'idea di partenza su cui si basa la storia, infatti, è accattivante e potenzialmente esplosiva: due coniugi in difficoltà che attraverso le avventure che sono costretti a vivere nell'arco di una sola notte, riscoprono il loro amore e la fiducia reciproca. Queste potenzialità, però, non si sono mai concretizzate.

Peccato. Due attori con una straordinaria carica di umorismo come Carell e Fey avrebbero potuto regalare risate molto più convincenti di quelle faticosamente strappate agli spettatori di Notte folle a Manhattan.

Autore: Niccolò dal Corso
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE LAST STATION

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 11:40
Titolo Originale: The Last Station
Paese: Germania, Russia
Anno: 2009
Regia: Michael Hoffman
Sceneggiatura: Michael Hoffman da un romanzo di Jay Parini
Produzione: Zephyr Films/ Egoli Tossel Film/ Samfilm Produktion/ Andrei Konchalovskij Production Centre
Durata: 112'
Interpreti: Christopher Plummer, Helen Mirren, James MacAvoy, Paul Giamatti, Ann-Marie Duff

Il giovane e idealista Valentin Bulgakov, convinto degli ideali del movimento pacifista ispirato dallo scrittore Tolstoj, viene incaricato da Vladimir Chertkov, che il movimento dirige, di fare da segretario al grande scrittore e nello stesso tempo di tener d’occhio la contessa Sofija, sua moglie. La donna, infatti, si oppone al desiderio del marito di lasciare tutti i suoi averi e i diritti dei suoi libri al popolo russo. Valentin parte convinto di svolgere una missione, ma l’appassionato per quanto contrastato rapporto tra Tolstoj e Sofija, e l’incontro con l’amore metteranno alla prova le sue convinzioni…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Contrasto tra amore umano e spinta ideale, tra passione fisica e spirituale, dove però la confusione nella messa in scena non aiuta il pubblico a comprendere chiaramente quale sia la tesi dell’autore
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene sensuali e nudità
Giudizio Artistico 
 
Il film mostra un quadro confuso di Tolstoj e famiglia, un difetto forse poco perdonabile in una pièce come questa, volutamente a tesi. Ottima recitazione di tutti i protagonisti
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SEX AND THE CITY 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 11:18
Titolo Originale: Sex and the City 2
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Michael Patrick King
Sceneggiatura: Michael Patrick King
Produzione: HBO Films/New Line Cinema/Village Roadshow Pictures
Durata: 146'
Interpreti: Sarah Jessica Parker, Kim Cattral, Kristin Davis, Cynthia Nixon, Chris Noth

Carrie festeggia i due anni di matrimonio con Mr. Big, ma sente che il tempo, tra una scarpa sul divano e una serata a guardare la tv, sta facendo perdere al loro rapporto il suo “scintillio”; Samantha affronta la menopausa a colpi di creme e ormoni; Miranda fatica al lavoro e non c’è mai per suo marito e suo figlio, mentre Charlotte sta per impazzire a causa delle due figlie che pure ha tanto voluto e comincia a temere anche la sua tata troppo sexy. Un viaggio super lusso ad Abu Dabi, pagato da uno sceicco in cerca di pubblicità, sarà l’occasione per ritessere i fili dell’amicizia tra le quattro “ragazze” e dare a tutte il tempo di riflettere…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Quattro donne incapaci di maturare e di comprendere la progettualità del matrimonio; una melanconica battaglia contro il tempo che fa invecchiare, un matrimonio gay
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di sesso, nudo, linguaggio volgare e frequenti allusioni sessuali.
Giudizio Artistico 
 
Il tentativo di critica sociale sono tra gli aspetti più fastidiosi di una pellicola che potrebbe essere ancora tollerabile se almeno non cercasse di andare oltre la propria programmatica superficialità
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA FONTANA DELL'AMORE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/07/2010 - 13:29
 
Titolo Originale: When in Rome
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Mark Steven Johnson
Sceneggiatura: David Diamond, David Weissman
Produzione: Touchstone Pictures, Krasnoff Foster Productions
Durata: 110'
Interpreti: Kristen Bell, Josh Duhamel, Danny De Vito

Beth Harper è una ragazza lavora per un'agenzia di New York che organizza mostre d'arte. E' brava nel suo lavoro ma sfortunata in amore; il suo fidanzato l'ha da poco lasciata. Si reca a Roma al matrimonio di sua sorella e conosce Nick per il quale nutre un notevole interesse. Grande quindi è la sua delusione quando si accorge che alcuni spasimanti la inseguono per il semplice fatto che lei inconsapevolmente ha pescato le monetine che loro avevano gettato nella fontana dell'amore. Beth teme che anche Nick sia sotto l'effetto della stessa magia e che non sia sincero...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La protagonista supera i timori che derivano dall'affrontare un impegno stabile (i suoi genitori sono divorziati) e non rinuncia a cercare un amore che sia completamente corrisposto
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una sceneggiatura terribilmente ingenua porta avanti un film che si sostiene per il romanticismo che sprigiona una storia d'amore fra le più classiche

L'aspetto più irritante di questo film, che ha avuto un discreto successo in patria, ambientato parte a New York e parte a Roma, è il modo con cui vengono visti gli italiani e l'Italia.

Forse non lo sapevate ma  in Italia nei pranzi nuziali si balla la tarantella al suono dei mandolini.  Per sopravvivere nel traffico romano si usano piccolissime macchine dove si entra in cinque (nel film viene addirittura impiegata una City-car) che "per gli italiani è considerata una limousine". Solo una rapida carrellata ai principali monumenti romani, ben fotografati, costituisce un sincero maggio alla nostra capitale.

Perfino in un film come Vacanze romane del 1953 , 3 Oscar - forse il primo film che ha fatto conoscere l'Italia del dopoguerra agli americani - l'italia veniva tratteggiata con molti meno stereotipi e lo stesso si può dire di Tre soldi nella fontana  del 1954 , due Oscar, che gravitava anch'esso intorno al tema delle monetine lanciate nella Fontana di Trevi .

Superato questo primo ostacolo, bisogna riconoscere che la protagonista Beth (Kristen Bell) è molto simpatica nel suo continuo oscillare fra il desiderio di approdare a un matrimonio con il principe azzurro che non ha ancora trovato e il timore di sbagliare la scelta. Timori giustificati, visto che il padre sta approdando al suo secondo matrimonio.

La componente comica si appoggia su i quattro spasimanti che rincorrono continuamente Beth sotto l'effetto della magia della fontana (che in questo film, strano a dirsi non è la fontana di Trevi ma una fontana di fantasia collocata, tramite fotomontaggio, al centro di piazza Borghese), fra i quali c'è un sottoutilizzato Danny De Vito. Sarà un problema di doppiaggio, più verosimilmente di sceneggiatura, ma i quattro personaggi (un pittore, un prestigiatore, un industriale dei salumi e un culturista) non fanno assolutamente ridere.

Unica componente degna di nota è quella sentimentale. Beth cerca l'amore vero, quello che dura tutta una vita ed è pronta a ritirarsi se scoprirà che Nick è attratto da lei per il solo effetto dell'incantesimo.  Il simpatico e atletico Nick (Josh Duhamel) finisce per toccare le corde delle spettatrici più delicate di cuore quando alla fine decide di dichiararsi alla tormentata Beth: "Non mangio, non dormo, sei sempre nei miei pensieri. Esiste un solo incantesimo: sono innamorato di te".

Beth ha un solo confidente: suo padre: "quando hai sposato mamma, hai mai pensato che non ce l'avresti fatta?" e il padre risponde con una saggezza forse non molto originale, ma almeno corretta: "Non puoi pensare di imparare dai miei errori: devi andare là fuori e scoprirlo da te. Potrai uscirne con i cuore spezzato o vivere la storia più romantica che il mondo abbia mai visto. Ma tu non lo saprai mai se non ci provi".

La Walt Disney ha probabilmente cercato di replicare il successo di Come d'incanto , anch'esso una storia romantica vissuta nella magia delle favole ma il racconto era molto più arguto e divertente, giocato sulla contrapposizione fra il mondo ingenuo e perfetto delle favole e la dura realtà di quello reale, dove però l'amore e la felicità sono veri.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Paramount Channel
Data Trasmissione: Domenica, 16. Settembre 2018 - 19:10


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A PROPOSITO DI STEVE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/07/2010 - 13:16
Titolo Originale: All About Steve
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Phil Trail
Sceneggiatura: Kim Barker
Produzione: Fortis Films, Fox 2000 Pictures, Radar Pictures
Durata: 99'
Interpreti: Sandra Bullock, Bradley Cooper, Thomas Haden Church, , Ken Jeong

Mary Horovitz è curatrice della rubrica dei cruciverba di un piccolo giornale cittadino: l'Herald di Sacramento. Le piace molto questo lavoro perchè può mettere a frutto la sua ottima memoria e la sua cultura enciclopedica. Non ha un fidanzato e vive sia pur provvisoriamente in casa di papà e mamma.  Durante un incontro al buio organizzato dai suoi genitori conosce Steve, un cameraman di una rete televisiva locale. Mary è subito attratta dal giovane; lui molto meno ma per sua fortuna il lavoro lo costringe a spostarsi continuamente. Ormai Mary ha deciso che Steve è il ragazzo della sua vita e inizia a seguirlo ovunque lui vada....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film sottolinea alcuni valori come il rispetto della vita e il matrimonio che però non diventano vita vissuta e non vanno oltre una definizione teorica di buone intenzioni
Pubblico 
Adolescenti
Una scena di approccio sessuale esplicito ma senza nudità; allusioni sessuali continue
Giudizio Artistico 
 
Battute che vorrebbero essere spiritose ma in realtà sono difficili da digerire; la pur brava Sandra Bullock mette in scena non un personaggio ma una maschera carnevalesca che la costringe a recitare fuori dalle righe

All About Steve è un film alquanto strano; ancor più strane sono le decisioni della stessa protagonista, Sandra Bullock, che nello stesso anno riesce a vincere l'Oscar come miglior attrice protagonista con The Blind Side e a produrre (partecipandovi come protagonista) un film come A proposito di Steve, che si è guadagnato il premio di peggior film dell'anno.
Temo che dobbiamo confermare quest'ultimo giudizio ma al contempo non possiamo non riconoscere la presenza di alcuni valori che rivelano una impostazione cristiana del film.

Mary Horovitz è sempre allegra, non conosce la malinconia: è tutta presa dal lavoro e vorrebbe che la sua rubrica settimanale di cruciverba diventasse quotidiana, ma è

fermata subito dal direttore: "Mary, meno lavoro e più tempo libero. E' divertente essere normali".

Si perché Mary, grazie alle sue doti, si è costruita una mostruosa cultura nozionistica e siccome è anche estroversa, riesce ad soffocare con i suoi torrenti di informazioni, puntualizzazioni linguistiche, definizioni da dizionario, tutte le persone che incontra.

Accade lo stesso nell'incontro con Steve e nonostante la buona intesa iniziale, riesce a innescare in lui un immediato istinto di fuga non appena Mary apre le cataratte delle sue infinite conoscenze, anche perché non tarda a mostrargli un robusto e intraprendente appetito sessuale, forse originato da una lunga astinenza.

Molti problemi del film ricadono proprio sul personaggio che  Sandra Bullock  si è costruito: siamo lontani dalla complessata e maldestra Bridget Jones , anche lei incapace di tener a bada lingua e sentimenti ma sicuramente molto meglio delineata; Mary Horovitz va avanti con la sicurezza di un carro armato, senza far nulla di male ma neanche senza ascoltare e comprendere gli altri; a completare il quadro due incredibili stivali rossi che la fanno sgambettare con l'insicurezza di una gallina. 

Occorre riconoscere che si intravedono alcune buone intenzioni nel film: con il pretesto di girare gli Stati Uniti per inseguire il suo  Steve che si sposta da uno stato all'altro all'inseguimento dell'ultimo scoop, Mary si imbatte in alcune situazioni-simbolo  degli Stati Uniti d'oggi.

Particolarmente significativo è l'evento che ha attirato le troupe di tutte le reti televisive: una bambina nata con tre gambe sta per essere operata secondo la volontà della madre ma contro quella del padre; i due gruppi di opinione che si raccolgono attorno all'ospedale inneggiando slogan ed esibendo striscioni  ricordano i non lontani dibattiti che hanno animato questo grande paese sul tema del fine-vita nei confronti di persone in coma.

Il parlare di Mary è sempre pieno di saggezza ma il fatto che sputi sentenze come un dizionario vivente  rende il personaggio poco attraente.

Sul matrimonio: "le relazioni intime non possono sostituire un progetto di vita in comune ma per avere un significato credibile un tale progetto deve includere anche le relazioni intime".

Un interlocutore ha l'incauta idea di parlare di coscienza. Ecco la sua pronta risposta:  "la coscienza è l'indicatore della nostra moralità che ci impedisce di commettere atti malvagi".

Perfino quando all'interno di una grotta cerca una luce, non manca di riferirsi alla Bibbia: "mi serve una luce; e Dio disse: sia la luce e la luce fu".

La frase finale di Mary è la firma di Sandra Bullock: "sono una ebrea cattolica: abbiamo la testa dura come la roccia".

In realtà noi spettatori abbiamo bisogno di andare a cinema non per ascoltare definizioni ma per conoscere dei personaggi che  tali definizioni riescono a trasformare in appassionante vita vissuta.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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