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JULIE & JULIA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 12:01
 
Titolo Originale: Julie & Julia
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Nora Ephron
Sceneggiatura: Nora Ephron
Produzione: Easy There Tiger Productions, Scott Rudin Productions
Durata: 123'
Interpreti: Meryl Streep, Amy Adams, Stanley Tucci, Chris Mesina

2002, New York. Julie Powell è una ragazza sposata che svolge un lavoro precario presso un centro statale che si occupa di dare supporto alle vittime dell'11 settembre. Si sente particolarmente irrealizzata (in passato ha anche tentato di fare la scrittrice ma ha lasciato il libro a metà) anche se è supportata da un marito affettuoso. Alla fine ha un'idea: appassionata di cucina, decide di aprire un blog dove per 365 giorni cercherà di realizzare altrettanti piatti presi dal "Mastering the art of French Cooking" di Julia Child, che per lei è un vero mito.
1948, Parigi. Julia Child è appena arrivata a Parigi assieme a suo marito, diplomatico americano ed è entusiasta della città; apprezza molto la cucina francese ma ci vorrà del tempo prima che scopra la sua  vocazione fra i fornelli; all'inizio cerca solo di ingannare il tempo con un corso da modista...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due coppie di coniugi sanno aiutarsi vicendevolmente, "nella buona e nella cattiva sorte"
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche moderata intimità coniugale
Giudizio Artistico 
 
Eccezionale prova di bravura di Meryl Streep. Il racconto ha una costruzione classica, con molta cura nei particolari

Julia Child per noi italiani è pressoché sconosciuta ma A.O. Scott del New Jork Times assicura che il suo libro "Mastering the art of french cooking" ha avuto una influenza sui costumi americani paragonabile all'impatto che hanno avuto il rapporto Kinsey e quello del Dr Benjamin Spock sulla cura dei bambini (con effetti però positivi, a differenza di questi ultimi, aggiungerei).
Le sue costanti apparizioni alla televisione durate più di 10 anni ne hanno fatto una presenza familiare e rassicurante per tutte le massaie americane.  Ora la sua cucina, progettata appositamente dal marito per adattarla alla sua statura (1,88 m)  è  visibile allo Smithsonian National Air and Space Museum.
Il film inizia  con l'arrivo della coppia a Parigi e Julia non nasconde il suo entusiasmo per la città (molto ben evocata l'ambientazione anni '50, dai mercatini nel quartiere latino, agli scorci sulla Senna, ai mobili d'epoca, ai costumi). Apprezza sopratutto i sapori della  cucina locale, in stridente contrasto della tradizione del New England appresa nella casa paterna in Pasadena, California.
In parallelo, ma in stridente contrasto ambientale (nel  Queens, sobborgo di New York  le strade sono sudice e i palazzi anonimi bisognosi di manutenzione)  si sviluppa la storia di una giovane coppia che nel 2002 cerca un suo punto di equilibrio. In particolare lei, Julie, impiegata al call center di un ente governativo che si occupa delle vittime dell' 11 settembre, si sente irrealizzata; laureata in lettere, con alle spalle un libro mai finito, si sente a suo agio solo fra i fornelli, dove ritrova un momento di libera creatività. Decide quindi di aprire un blog dove si impegna davanti al suo pubblico virtuale a rifare le ricette del famoso libro di cucina di Julia Child.

Il film, da questo momento in poi,  sviluppa le storie delle due donne, desiderose entrambe di realizzarsi. Si può dire che non succede niente di straordinario nelle loro vite:  Julia, come moglie di un addetto all'ambasciata, a parte qualche ricevimento ufficiale, ha ben poco da fare; prova prima un corso per modiste, poi tenta di imparare il bridge ed infine si iscrive al Cordon Bleu, la famosa scuola francese per cuochi, unica allieva di sesso femminile, guardata con molto sospetto.
Anche la vita di Julie è solo  una lunga sequenza di giorni dove ogni sera, tornata a casa dal lavoro mette mano ai fornelli e poi completata la sua opera, racconta tutto ai pochi lettori del suo blog.

Dove sta dunque l'interesse per questo film? Forse è proprio nel sottolineare due virtù indubbiamente poco fotogeniche: la perseveranza e la fedeltà.
Julia affronta con forza serena le non poche difficoltà: prima nel cercare di entrare nel mondo della cucina professionista, dominio esclusivo  maschile e poi nel superare (ma occorsero almeno otto anni) le perplessità degli editori per un'opera così imponente. La fedeltà è quella di entrambe le coppie: non c'è stata nessuna volontà  da parte dell'autrice di animare la storia con tradimenti e vicende sentimentali tormentate: è proprio la forza dei loro legami familiari, il sostegno dei rispettivi mariti che consente loro di portare a termine ciò che si sono prefissate. 
Meryl Streep aggiunge un altro strepitoso personaggio alla sua già brillante carriera; chi è americano ed ha visto la Child alla televisione conferma che lei era proprio come Meryl l'ha resa (ha dovuto portare durante le riprese tacchi altissimi che non si vedono), inclusa la sua voce un po' stridula. Anche la Amy Adams è brava e graziosa, ma non riesce a sostenere il confronto con il "mostro" Meryl.

Può sorgere la curiosità di capire, come mai la Child è diventata così amata dagli americani.
Forse si può comprendere qualcosa proprio dall'interpretazione della Streep: Julia non si è limitata ad aver avuto l'idea gusta al momento giusto (le donne americane, nel periodo del dopoguerra, erano entusiaste di tutto ciò che proveniva da Parigi) ma c'è stato qualcosa in più: la sua capacità di trasmettere, prima sulla carta e poi sul video, un messaggio fortemente positivo:  "voi ce la potete fare".
Ce la potete fare a realizzare complesse ricette francesi, così come ogni problema che dovrete affrontare  con la fiducia in se stesse e la ferma volontà.
Anche il suo modo di fare, così amabile e vicino alle persone, non è un aspetto caratteriale della donna ma frutto dell'esercizio di volontà: lo lascia trasparire la Streep quando la coppia, a causa di alcune disgrazie professionali del marito (siamo in pieno Macchartismo) deve abbandonare l'amata Parigi. Lei si sforza in questo frangente di nascondere la sua disillusione perché comprende che la cosa più importante da fare è incoraggiare il suo amato marito.

E' significativo sotto questo aspetto il confronto generazionale far le due donne: Julia Child forse, perché ha dovuto superare le difficoltà del periodo bellico, forse perché proveniente da una famiglia dove aveva avuto una rigida educazione, sa sostenere ed affrontare i colpi della sorte, sa trovare sempre il lato positivo di tutto ciò che accade.
La coppia moderna è molto più fragile: Julie si sente irrealizzata e ciò crea in lei ansia e sfiducia; appena si trova a dover affrontare le prime difficoltà finisce per scoraggiarsi e a voler mollare tutto. Anche la relazione con suo marito è soggetta ad alti e bassi. Per fortuna sarà proprio il calore dell'affetto fra i due coniugi che consentirà anche a Julie di raggiungere il suo obiettivo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AMORE 14

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 11:41
Titolo Originale: AMORE 14
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Federico Moccia
Sceneggiatura: Federico Moccia, Luca Infascelli, Chiara Barzini
Produzione: Marco Belardi per Lotus Production
Durata: 95'
Interpreti: Veronica Olivier, Beatrice Flamini, Flavia Roberto, Raniero Monaco Di Lapio, Giuseppe Maggio, Pamela Villoresi,

Carlotta, detta Caro, nell'estate del suo tredicesimo anno, ha ricevuto il suo primo bacio. Ora che inizia l'anno scolastico e si ritrova con le sue inseparabili amiche, Clod e Alis, l'argomento ricorrente è: "come sarà la prima volta? Quando avverrà?". Nel dubbio va in giro per le librerie a documentarsi e proprio mentre sta ascoltando un disco vede un ragazzo molto carino, Massi, che la ricambia con un sorriso; potrebbe essere lui il ragazzo da mettere in testa alle sue classifiche...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Le adolescenti che tratteggia Moccia pare abbiano una sola cosa in mente e nessun tipo di interesse culturale o sportivo
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcuni riferimenti sessuali
Giudizio Artistico 
 
I protagonisti sia maschili che femminili , sono più belli che bravi; la regista troppo discreta non riesce a coprirli. Bella colonna musicale.

Federico Moccia, più che uno scrittore e più che un regista, è un ottimo uomo di Marketing.
Chi per mestiere si occupa di promuovere un prodotto si pone sempre la stessa domanda: come posso penetrare nella mente del mio potenziale acquirente, presentargli qualcosa di allettante di piacevole, di facilmente fruibile perché si decida all' acquisto?
Amore 14 non è un film sulle quattordicenni, ma è un "come mi piacerebbe che la mia vita fosse" secondo l'idea che Moccia si è fatto del suo pubblico, desideroso di sfruttare anche questa volta fino in fondo l'empatia che sembra perdurare fra lui e il volubile mondo degli adolescenti.

L'allegria contagiosa della protagonista e delle sue amiche, gli abbracci e i bacini, i sogni ad occhi aperti, i ragazzi che si muovono intorno a loro, tutti carini e simpatici, la possibilità di vestirsi in ogni occasione all'ultima moda visto che  c'è sempre qualcuno pronto a pagare (l'amica facoltosa con la business card dei genitori); il diario per le confidenze, il PC per chattare , l'Ipod per ascoltare la musica, il telefonino per comunicare, il punteggio da dare ai ragazzi, i  nonni simpaticissimi e i genitori poco impegnativi perché troppo sciocchi per capire cosa le sta passando veramente per la testa; tutto questo costituisce il mondo fantastico di Caro, reale come può esserlo uno spot pubblicitario.

Ma le favole, anche le più belle,  perdono il loro potere incantatore  se si astraggono troppo da riferimenti reali.    Tutte le fiabe hanno un loro lato oscuro, un risvolto crudele.

Amore 14 non lascia trasparire nessuno di quegli aspetti che rendono l'età della prima adolescenza complessa e spesso tormentata, argomenti  che invece sono stati affrontati nelle opere di altri autori.

Mancano in questo film l'insicurezza, l'incertezza nel comportamento tipica di questa età (sono bella, sono brutta? Ci vado o non ci vado?..), tema ben trattato in  Come te nessuno mai di Gabriele Muccino . 
L'amicizia è molto importante in quest'età, ci si organizza per clan e possono nascere spesso incomprensioni, delusioni e tradimenti   (Caterina va in città, di Paolo Virzì)

Molte di loro vivono con un solo genitore in contesti poco sereni,  contesi fra il padre e la madre (Thirteen, di Catherine Hardwick, ma anche Diario di Classe, il bel docu-reality andato in onda nel 2008 su Raitre) .

I ragazzi non sono sempre quelli belli e carini di Moccia:  il terribile serial TV I liceali in onda su canale 5 nel 2008 mostrava  senza mezzi termini la voglia dei maschi di approfittare delle  ingenuità delle loro compagne di classe.

Se si può perdonare a Moccia la scelta stilistica di aver  tratteggiato un quadro idilliaco e irrealistico del mondo della prima adolescenza, ben più grave è l'immagine che fa trasparire di queste ragazze: totalmente sessuo-centriche e poco più che ochette decerebrate.

La nascente sessualità è vista come tema pressoché esclusivo: leggono con avidità le riviste Teen che trattano invariabilmente il tema della prima volta;  l'unica lezione a cui partecipano volentieri è quella autogestita dove si riuniscono fra ragazze per ascoltare quella che di loro "ha più esperienza"; non cercano neanche l'amore romantico ma semplicemente il partner più giusto per compiere quella "doverosa iniziazione".

Manca totalmente in loro l'interesse per la cultura, per lo sport, l'adesione a qualsiasi forma di volontariato associativo, la voglia di affermarsi in qualche disciplina; la loro progenitrice, la Vic del Il tempo delle mele (1981) aveva almeno la passione per la musica e la danza mentre la  Caterina di Caterina va in città  cercava di farsi strada come corista.

I protagonisti sia maschili che femminili , sono più belli che bravi; il regista ha fatto forse del suo meglio per cercare di farli recitare  e la sua regia discreta non cerca di  coprirli, proprio perché ha puntato tutto sull'effervescenza della loro auspicata  spontaneità.

Moccia realizza con questo suo quarto film l'operazione più rischiosa: esce dallo schema sicuro del  lui e lei innamorati per tratteggiare  un'intera categoria di adolescenti e in questo modo il suo pensiero, il suo giudizio diventa più scoperto; il pubblico da lui prediletto può ora identificarsi o non identificarsi più facilmente. Uno stratega di marketing come lui deve stare attento; il rapporto idilliaco con il suo pubblico target potrebbe incrinarsi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'UOMO CHE FISSA LE CAPRE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 11:34
 
Titolo Originale: The Men Who Stare at Goats
Paese: USA, Gran Bretagna
Anno: 2009
Regia: Grant Heslov
Sceneggiatura: Peter Straughan
Produzione: George Clooney, Grant Heslov e Paul Lister per Smoke House, Mandate Pictures, BBC Films
Durata: 90'
Interpreti: George Clooney, Ewan Mcgregor, Kevin Spacey, Jeff Bridges

Il reporter Bob Wilton è sconvolto per esser stato lasciato dalla moglie; ritiene che, per recuperare prestigio ai suoi occhi, l'unica soluzione sia quella di diventare reporter di guerra in Irak. Arrivato in Kuwait, deve trovare una soluzione per riuscire ad attraversare il confine. Incontra occasionalmente Lyn Cassady, anche lui interessato a raggiungere la zona di guerra.  Durante il lungo viaggio nel deserto Bob ha modo di scoprire che Lyn ha fatto parte di un gruppo scelto dell'esercito, chiamato l'Esercito della Nuova Terra,  che ha l'obiettivo di sconfiggere il nemico adottando i poteri paranormali di cui i suoi componenti sono dotati....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è animato da sincero pacifismo ma sembra avvalorare l'ipotesi che per costruire spiriti pacifici l'LSD può avere un suo ruolo non secondario
Pubblico 
Pre-adolescenti
Uso di allucinogeni in alcune sequenze
Giudizio Artistico 
 
Film arguto e demenziale, anche se complessivamente appare privo di mordente

In base a un recente studio americano, almeno il 7% degli studenti universitari usa "potenziatori cognitivi", tipo Modafinil, per aumentare la concentrazione e la ritenzione delle informazioni. In base a informazioni giornalistiche che non sono state smentite, pare che il Pentagono fornisca il Modafinil alle truppe in prima linea in Afganistan e in Irak e che in questo modo sia arrivato ad estendere  il loro stato di veglia fino a 88 ore consecutive.

Con grande coerenza quindi  Grant Heslov, già sceneggiatore assieme a George Clooney del rigoroso Good night, and good luck continua nel suo impegno civile passando dalla critica dei metodi antiliberali del senatore McCarthy agli esperimenti dell'esercito americano per costruire armi psichiche, sconfiggere cioè il nemico con l'impiego di soldati dotati di poteri paranormali, spesso "aiutati" dall' LSD.
La storia non è per nulla inventata, come ci conferma il libro omonimo di Jon Ronson da cui il film è tratto.

Questa volta però Grant Heslov, ora regista, adotta una chiave stilistica totalmente diversa: se in Good night, and good luck era estremamente rispettoso della realtà storica, inserendo molti brani tratti da documentari dell'epoca per accrescerne il realismo, qui ci troviamo dalle parti della commedia demenziale con  umorismo lapstick virato sull'assurdo.
La realtà ha nel film riferimenti ben identificabili (i primi momenti della formazione a Fort Bragg dell'Esercito della Terra, i prigionieri afgani di Guantanamo, gli eserciti dei mercenari che spadroneggiano in Irak) ma in primo piano c'è il volto stralunato di Lyn (George Clooney) che con il suo sguardo riesce a dissolvere una nuvola così come a far tramortire una capra e di Bob (Ewan Mcgregor) che gli fa da spalla comica nelle vesti di un viaggiatore ben poco predisposto all' l'avventura.
Il film si riallaccia al ricco filone della satira antimilitarista come Mash, Comma 22 ma è molto meno mordace e più gentile; ci si diverte alle ipotesi assurde che il film pone davanti allo spettatore ma alla fine tanta illogicità finisce per stancare.
Occorre inoltre dire che per il pubblico italiano i continui riferimenti ai figli dei fiori, alla filosofia New Age, alla meditazione buddista, rischiano di avere poca presa.

George Clooney, Ewan McGregor, Jeff Bridges e Kevin Spacey sono tutti perfettamente nella parte ma Jeff Bridges, un bolso, attempato juppie con codino, sopravanza tutti.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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(500) GIORNI INSIEME

Inviato da Anonymous il Mer, 09/15/2010 - 11:17
Titolo Originale: 500 Days of Summer
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Mark Webb
Sceneggiatura: Scott Neustadter e Michael H Weber
Produzione: Fox Searchlight Pictures / Watermark/ Dune Entertainment
Durata: 96'
Interpreti: Joseph Gordon-Levitt, Zooey Deschanel, Geoffrey Arend, Matghew Gray Gubler

Tom Hanson ha sempre creduto che prima o poi il destino gli avrebbe fatto incontrare l’unica donna capace di fargli battere veramente il cuore e cambiare la sua vita per sempre. E un giorno nel suo ufficio arriva Sole, una ragazza bella e brillante che sembra possedere tutti i requisiti … salvo che lei non crede nell’amore! È l’inizio di una relazione fatta di alti e bassi, esaltazioni e disillusioni, che Tom affronta armato di tutta la sua fiducia e ingenuità…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Analisi spietata della società moderna, che ha perso la capacità di credere in qualcosa di più grande dei propri sentimenti e finisce per precipitare in un sentimentalismo ingenuo, preda di altalene di esaltazione e depressione
Pubblico 
Adolescenti
Scene sensuali e turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Gli autori impiegano uno stile originalissimo che mescola balletti, interviste, split screen, commenti fuori campo, ralenti e finti approfondimenti da inchiesta

Basata in parte su esperienze personali degli autori (ma chi non è mai stato piantato una volta in vita sua?), la pellicola di Mark Webb (il cui titolo italiano sconta in parte anche il cambio di nome della protagonista voluto dal distributore, che evidentemente non si fidava della capacità del pubblico italiano di tradurre il Summer originale), si presenta come la commedia romantica del nuovo millennio, ma dichiara apertamente di “non essere storia d’amore”.

In effetti, più che di una storia d’amore, quella di Tom con Sole è una storia di inevitabile disillusione, e di (parziale) maturazione. Il protagonista maschile (attraverso i cui occhi, ed è di sicuro un tocco originale per il genere, vediamo tutti gli avvenimenti) è imbevuto di un incrocio di idealismo romantico (ad un certo punto ironicamente Sole lo chiama “giovane Werther”) e sentimentalismo a buon mercato che oggigiorno fanno la fortuna dei venditori di cioccolatini e gadget di San Valentino e … degli avvocati divorzisti pronti a raccogliere i cocci delle promesse mancate e dei sogni spezzati.

Nella sua critica feroce alle aspettative esagerate di cui la mentalità odierna investe l’Amore, unica forza capace di muovere l’universo e trasformare la vita, ma anche lucroso motore di un capitalismo sentimentale ben radicato (non a caso Tom, architetto mancato, di mestiere scrive bigliettini sdolcinati per le più varie occasioni), il film di Webb colpisce nel segno con inaspettata precisione.

La società moderna, che ha perso la capacità di credere in qualcosa di più grande dei propri sentimenti, finisce per precipitare in un sentimentalismo ingenuo, incapace di vedere le cose per quello che sono, preda di altalene di esaltazione e depressione che, anche quando dichiarano di mirare all’Amore eterno, di fatto sono preda di un’istintività senza riflessione.

Con uno stile originalissimo che potrebbe spiazzare molti e che mescola balletti, interviste, split screen (divertentissimo quello in cui si confrontano le aspettative di Tom per una serata con Sole e i suoi esiti reali), commenti fuori campo, ralenti e finti approfondimenti da inchiesta, gli autori presentano fin dall’inizio i due protagonisti come perfetti opposti (un elemento, questo, che nella commedia tradizionale ne farebbe automaticamente una coppia predestinata), anche se dotati di qualche gusto in comune e di una innegabile attrazione fisica.

Ma, come giustamente fa notare la sorella dodicenne di Tom (vera voce della ragione in tutto il film) “non basta che a una ragazza carina piacciano un po’ delle cretinate che piacciano a te perché siate anime gemelle” e neppure vale la scelta al ribasso di accettare una relazione superficiale, fatta di sesso e uscite al cinema, sperando che si trasformi per magia in qualcosa d’altro.

A questa efficacissima pars destruens (letteralmente tale, visto che Tom esce distrutto dall’esperienza, soprattutto quando scopre che Sole ha finalmente trovato l’Amore, ma con un altro), per altro, non corrisponde una vera e propria pars construens. È vero che Tom, grazie alla delusione amorosa troverà il coraggio di prendere in mano la sua vocazione professionale (troppo facilmente messa da parte), provando ad intravedere una realizzazione personale che non passi solo per il trionfo dei sentimenti, ma è anche vero che al romanticismo insensato dell’inizio non è mai posta una vera alternativa.

Finita l’illusione, come in generale nella mentalità postmoderna contemporanea, resta comunque il “sonno della ragione” pronto a generare nuove utopie non appena le circostanze (o le coincidenze) lo permetteranno perché, come dice lo slogan di presentazione “a volte innamorarsi è lo sbaglio migliore che si possa fare”.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE TWILIGHT SAGA: NEW MOON

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 11:09
 
Titolo Originale: Twilight 2 - New Moon
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Chris Weitz
Sceneggiatura: Melissa Rosenberg dal romanzo omonimo di Stephenie Meyer
Produzione: Imprint Entertainment, Summit Entertainment, Troy Rodriguez Productions
Durata: 120'
Interpreti: Kristen Steward, Robert Pattison, Ashley Greene, Bronson Pelletier

Bella va a casa dei Cullen (la famiglia del suo amato Edward) per festeggiare il suo diciottesimo compleanno ma un banale incidente le fa sgorgare del sangue dal dito; è quanto basta per far scatenare nel fratello di Edward il suo istinto di vampiro, a stento trattenuto dagli altri. Edward capisce che un amore come il loro non può andare avanti; nella speranza che Bella possa tornare a una vita normale, Edward si allontana da Forks. Bella non sa darsene pace; la sua vita è vuota, l'amicizia con Jacob riesce ad a recarle qualche momento di serenità ma la situazione si complica perché il suo amico indiano si sta innamorando di lei. Alla fine, sicura che Edward arriverà per salvarla, decide di buttarsi da un alto dirupo a picco sul mare...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film analizza con serietà una specifica stagione dell'adolescenza e ripropone l'impegno della castità prematrimoniale
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche trasformazione di uomini in lupi potrebbe spaventare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film ha buona fattura ma il racconto risulta troppo diluito e i due protagonisti fanno fatica a sostenere l'impegno di più di due ore di continui primi piani.

"Dovunque io guardi vedo la sua assenza. Il dolore è l'unica cosa che mi ricorda che lui c'era davvero". Sono questi e altri, gli strazianti pensieri di Bella che ora, a diciotto anni, conosce le pene d'amore: Edward se n'è andato (sarà assente per buona parte del film) e lei vive notti popolate di incubi e di mostri che non riesce a decifrare.
Se nel precedente Twilight  c'era il piacere della scoperta dell'altro, dell'innamoramento, questa saga adolescenziale affronta ora il tema della prova, l'esplorazione della profondità del proprio animo per scoprire fino a che punto questo amore sia diventato tutt'uno con la propria ragione di esistere.
"Tu sei l'unica ragione che ho per continuare a vivere , se questa mia è  vita": commenta lui prima di lasciarla.

Se il cinema attuale, sopratutto in Italia, ha scoperto il filone adolescenziale e lo fa con molto sesso, goliardia pecoreccia e tanto infantilismo nei personaggi, bisogna dare merito a questa saga di giovani vampiri (è già pronto il terzo episodio) di andare a cercare suggestioni universali e  a sottolineare i sentimenti della breve stagione dell'infatuazione d'amore, quando non si è più bambini ma non si è ancora adulti. Il film manifesta chiaramente il suo riferimento letterario più prossimo:  Romeo e Giulietta di Shakespeare nell' episodio finale, il dolente monologo di  Romeo al capezzale di Giulietta ormai morta.

Un'adolescenza vista sopratutto al femminile.
Lo si vede da come sono tratteggiati i ragazzi: sono molto "carini", gentili , sempre gentiluomini e corretti (anche Jacob, che vede Edward come avversario, alla fine si ritira con dignità). Sono ancora ragazzi come li vorrebbero le ragazze in questa  stagione, quando ancora non gradiscono troppa iniziativa da parte loro  e  possono ammirarli  fisicamente senza pericolo: il film abbonda di muscolosi busti maschili. Al contrario Bella non pensa mai al suo fisico, non si prende cura di cosa indossa; le basta un jeans e una camicetta.

Edward è il ragazzo ideale che è in grado di  vegliare su di lei, di proteggerla in qualsiasi momento grazie ai suoi superpoteri. Edward è colui che l'ha strappata da una grigia esistenza in una uggiosa e fredda cittadina di provincia, da una famiglia ferita dalla separazione dei genitori,  per proiettarla in un mondo  che non avrebbe mai immaginato, fino ai limiti del mistero fra la vita e la morte.
Che sia una storia raccontata tutta al femminile lo si vede anche in un altro aspetto: Bella, per lenire il dolore della lontananza di Edward, trova piacevole passare delle ore con l'amico Jacob, il quale inevitabilmente finisce per innamorarsi di lei. Sorge quindi il problema se sia più corretto allontanarsi da Jacob ma a Bella,  riesce, con frasi molto abili, a fare  ciò che le ragazze vorrebbero ma che nella realtà non riescono quasi mai: frequentare  Jacob come amico senza  concedergli molte speranze.

Il fatto che per due film di seguito, i protagonisti si scambino in tutto un paio di incompleti e fuggevoli baci ha fatto ipotizzare per la serie Twilight un racconto a favore della castità; la mia opinione è leggermente diversa: la storia di Bella è la storia di una ragazza agli albori della sua adolescenza (indipendentemente dal fatto che nella finzione si dice che ha ormai 18 anni)  che vive l'esaltazione dell'innamoramento romantico; cerca  sicuramente la sensualità dei  baci e delle carezze ma non è ancora  pronta per un amore che comporti una donazione completa e tutto il suo slancio si illanguidisce in un sentire introspettivo. L'espediente letterario di  Edward vampiro buono che deve controllarsi nelle effusioni verso Bella altrimenti prevarrebbe il suo istinto distruttivo, serve proprio a  protrarre all'infinito questa fase di transizione.
Resta comunque vero che nell' ultimo dialogo di New Moon, Edward chiede a Bella di sposarla e sappiamo, dalla lettura del romanzo successivo, che solo quando saranno marito e moglie i due avranno un rapporto completo.
Grande quindi è il merito di Stephenie Meyer per aver proposto questi ideali ai giovani in questa forma così accessibile al loro sentire.

Stephenie Meyer di fede mormone, inserisce nel racconto  alcune tematiche religiose, venate di pessimismo sulle reali capacità della natura umana (dei vampiri, in questo caso).
Edward teme di esser predestinato alla dannazione eterna, per il solo fatto di esser  vampiro; non vuole aderire alla richiesta di Bella di rendere anche lei un vampiro immortale, perché teme che la sua anima si perda. Ma Bella bella pone il loro amore al di sopra di tutto:  "se il problema è la mia anima, non la voglio senza di te, te la puoi prendere".
 Gli sforzi che deve continuamente compiere Edward per controllare il suo istinto a bere il sangue umano sono una metafora della continua lotta contro le tentazioni.
Non manca, anche in questo secondo episodio, il gioco sottile che i protagonisti fanno con la vita e la morte: la pulsione alla morte non è altro che l'inversione di polarità dell'amore (entrambi in questo episodio cercano la morte).

Il secondo episodio, pur ponendosi in linea di continuità con il primo, è povero di novità (il baricentro del racconto è la lontananza dei due innamorati) e questa situazione si trascina per due ore, fino alla sequenza finale, ambientata in Italia, a Volterra, dove riprende un po' di azione.
L'esposizione continua ai primi piani dei due giovani protagonisti  finisce purtroppo per evidenziare  le loro limitate capacità espressive.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: ITALIA 1
Data Trasmissione: Lunedì, 8. Ottobre 2012 - 21:10


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LA DURA VERITA'

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2010 - 13:42
Titolo Originale: The Ugly Truth
Paese: Usa
Anno: 2009
Regia: Robert Luketic
Sceneggiatura: Nicole Eastman, Karen McCullah Luz, Kirsten Smith
Produzione: Columbia Pictures / Relativity Media / Lakeshore Entertainment / Steven Reuther
Durata: 100'
Interpreti: Katherine Heigl, Gerald Butler, Eric Winter, John Michael Higgins, Nick Searcy, Kevin Connoly, Cheryl Hines

La bella Abby, realizzatrice di un programma televisivo del mattino con manie di controllo, è alla ricerca dell’uomo perfetto che corrisponda ai suoi ideali romantici, ma sulla sua strada capita Mike Chadway, irriverente conduttore di talk show che sostiene idee piuttosto antitetiche in fatto di rapporti uomo-donna. L’uomo viene assunto dal network per risollevare gli ascolti, ma tra i due scoccano scintille. Poi Mike fa una proposta ad Abby: se non riesce con i suoi consigli a farle conquistare il nuovo bel vicino di casa è disposto a lasciare la trasmissione…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Alla fine vince la ragione del cuore ma ci si arriva attraverso una lunga serie di situazioni e battutacce cariche di riferimenti sessuali
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio e molte battute a sfondo sessuale, diverse scene sensuali e di nudo.
Giudizio Artistico 
 
La storia dl film ha una serie di svolte prevedibilissime e un accumulo inusitato di volgarità e doppi sensi. Simpatici e bravi i due protagonisti
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CADO DALLE NUBI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2010 - 12:49
Titolo Originale: CADO DALLE NUBI
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Gennaro Nunziante
Sceneggiatura: Gennaro Nunziante, Checco Zalone, Pietro Valsecchi
Produzione: Taodue Film
Durata: 99'
Interpreti: Checco Zalone, Dino Abbrescia, Giulia Michelini

Checco vive a Polignano e sogna di diventare un cantante famoso. Abbandonato dalla sua fidanzata perché continua a vivere solo di sogni, si trasferisce a Milano in cerca di fortuna e va a vivere presso suo cugino. Conosce una ragazza,  Marika e per starle vicino decide di fare con lei volontariato presso una parrocchia, insegnando ai ragazzi a cantare. Quando finalmente viene ospitato a casa della famiglia di lei, scopre che il padre è uno sfegatato leghista che non sopporta i pugliesi...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film porta in evidenzia molte contraddizioni e temi caldi della società odierna ma invece di proporre soluzioni frutta i contrasti per innescare situazioni comiche
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio spesso grossolano
Giudizio Artistico 
 
Il film è di fattura modesta e si regge unicamente sull'energia di Checco Zalone

Questo film, molto semplice nella struttura e modesto nei mezzi impiegati, è salito subito in testa alle classifiche del box office, appena uscito nelle sale.

E' interessante quindi analizzare la performance di Checco Zalone, finora noto  per le sue apparizioni a Zelig in TV, sopratutto per comprendere se  possiamo annoverarlo nella schiera dei nuovi comici emergenti come Alex e Franz al Nord (La terza stella, Mi fido di te) e Ficarra e Picone al Sud (Il 7 & l'8, La matassa).

Questa doppia coppia di interpreti si è da subito caratterizzata per una comicità non volgare e per la loro capacità di affrontare con il sorriso temi attuali (il precariato), ma anche universali (l'amicizia, la difesa del rapporto coniugale).

Checco Zalone è sostanzialmente differente. Evita nel film grossolanità basate su  riferimenti sessuali (non si può dire lo steso delle sue apparizioni a Zelig) ma il modo con cui affronta i problemi di oggi è più sbrigativo e grossolano, come in fondo è il personaggio che ha creato.

Di temi caldi ne mette in campo molti: il super sfruttato confronto fra terroni e polentoni (con chiari allusioni alle ideologie della Lega Nord), i bianchi e gli immigrati di colore, le coppie etero e quelle omosessuali. Temi importanti ed attuali che non vengono proposti dopo una originale riflessione, ma al contrario, sbattuti con forza sullo schermo al solo scopo di innescare spunti comici.

La tecnica con cui si cerca di portare lo spettatore al riso è sostanzialmente la stessa, ripetuta più volte: Checco si infila al centro di una situazione delicata  in modo grossolanamente diretto, quasi a ricercare un effetto catartico da questo suo modo brutale di rompere le contrapposizioni.

Non mancano episodi di vera maleducazione, come quando Checco, vincitore di un concorso canoro,  tratta con superiorità i  concorrenti che sono arrivati secondi o quando, dovendo  chiedere delle indicazioni stradali, di fronte a una risposta in stretto dialetto lombardo, risponde in malo modo.

Se Checco riserva per se una romantica storia d'amore con tanto di matrimonio finale, sul tema dell'omosessualità costruisce (sempre su di se) una storia di radicale "conversione" (arrivato a Milano, scopre, con grande sconcerto,  che suo cugino convive da 10 anni con un uomo).  Checco giustamente suggerisce al cugino di non nascondere le sue inclinazioni ai  genitori ma il modo con cui affronta questo tema risente chiaramente dell'ideologia gay.
Capitato nel bel mezzo di un locale per omosessuali, li affronta parlando del loro stato come di una malattia  e viene da questi aspramente contestato (notoriamente il movimento gay rigetta tale ipotesi).
In un altro momento del film, il cugino si lamenta di non poter "avere"  assieme al suo compagno, un proprio figlio.
Infine quando Checco, ormai "convertito"  cerca di convincere suo zio ad accettare la condizione di suo figlio, approccia il tema in modo  alquanto semplicistico: "non ti preoccupare: siamo nel 3000, nessuno ci fa più caso".

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: canale 5
Data Trasmissione: Martedì, 16. Giugno 2020 - 21:20


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Io & MARILYN

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2010 - 12:22
Titolo Originale: Io & MARILYN
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Leonardo Pieraccioni
Sceneggiatura: Leonardo Pieraccioni, Giovanni Veronesi
Produzione: Levante, Ottofilm in collaborazione con Medusa Film
Durata: 96'
Interpreti: Leonardo Pieraccioni, Suzie Kennedy, Biagio Izzo, Barbara Tabita, Rocco Papaleo, Marta Gastini, Francesco Pannofino, Massimo Ceccherini

Gualtiero Marchesi fa il riparatore di piscine; sua moglie Romona lo ha abbandonato per un domatore di leoni ed ora vive nell'ambiente del circo con Martina, sua figlia adolescente. Gualtiero cerca di consolarsi con la compagnia degli amici; partecipa a  una seduta spiritica e un po' per gioco, un po' sul serio  rievoca lo spirito di Marilyn. L'iniziativa riesce ed  è proprio la diva americana che ora gli da suggerimenti su  come comportarsi per riconquistare sua moglie...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista è vittima del conformismo sulle famiglie allargate e rinuncia a combattere per il suo amore
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio spesso esplicito
Giudizio Artistico 
 
Il film non decolla perché la trovata dello spirito evocato di Marilyn è troppo debole e si ride poco

Pieraccioni ci riporta nella sua amata Toscana  ma questa volta abbandona il piccolo borgo dove tutti si conoscono e rinuncia alle forti tipizzazioni caricaturali degli amici del  bar per spostarsi in città, frequentare le grandi ville dei ricchi e circondarsi di amici che anche se non convenzionali (una coppia di omosessuali e un visionario in cura psichiatrica) vengono privati delle freddure da cabaret per una recitazione più convenzionale.
Per il cinepanettone 2009 Pieraccioni  ha osato percorrere  nuove strade, più spirituali, anzi più spiritiche  ma l'operazione non è riuscita.

Non è stata sfruttata adeguatamente l'idea del Marilyn-fantasma  ma sopratutto Pieraccioni ha finito per tradire la sua stessa comicità
Quella di Peraccioni è sempre stata una "comicità dell'imbarazzo": un novello Candide che si va a infilare in situazioni impossibili o imbarazzanti oppure si innamora di  donne troppo affascinanti  da cui  resta perennemente spiazzato anche se, qualche volta, sul finale riesce a coronare il suo amore. Questa volta manca un preciso antagonista che inneschi l'imbarazzo: la figura della moglie che lo ha tradito è troppo sbiadita e le sue tradizionali spalle comiche (a incominciare da Ceccherini) sono state messe in second'ordine per lasciar spazio a un fantasma che "non si vede".

L'idea di dialogare con uno spirito certamente non è  nuova nel cinema (dal più noto Provaci ancora Sam di Woody Allen al più recente Il mio amico Eric di Ken Loach) ed ha sempre avuto una precisa funzione narrativa. Humphrey Bogart aiuta il timido Woody a vincere la propria timidezza, lui che è sempre stato un duro; il campione del Manchester Eric Cantona aiuta un semplice impiegato delle Poste, suo fan, a mettere ordine nella sua  complicata vita privata. Anche Marilyn appare perché invocata da Gualtiero e sembra intenzionata ad aiutarlo a ritrovare sua moglie ma a quanto pare il fantasma manca di una dote che ci si sarebbe aspettati: la preveggenza. I saggi suggerimenti  della diva finto-svampita si riveleranno un buco nell'acqua e quel che è peggio, sembra che non comprenda il contesto e la psicologia dei personaggi (reali) coinvolti. 
Il fantasma di Marilyn alla fine non risulta determinante ai fini della storia e dopo la prima parte del film dove  Pieraccioni cerca di far ridere giocando  sul tema dell' "io vedo  , voi non la vedete," l'idea perde di mordente.

Gualtiero ha dei problemi reali da risolvere: riconquistare la moglie che convive con un domatore di circo e conservare  l'affetto della figlia che ha seguito la madre. Pieraccioni si è  sempre calato nella parte dell'innamorato in difficoltà ma ha sempre trovato l'amore e anche nel suo precedente film, Una moglie bellissima riesce a risolvere positivamente un caso di crisi coniugale; ma questa volta però il tono è particolarmente pessimistico, non solo per la conclusione negativa, ma perché il personaggio di Gualtiero, come ingabbiato nella sua gentile bonomia, rinuncia a combattere per il suo amore salvo guadagnarsi un consolatorio riavvicinamento alla figlia.

La situazione non è  più comica quando Gualtiero accetta di partecipare alla festa di matrimonio della sua ex moglie, per non dispiacere alla figlia, come le ha chiesto Romona.
Non ci sono regole di comportamento definite su situazioni come questa: molto dipende dalle circostanze e molti potrebbero avere idee diverse. Resta da capire cosa sia meglio per una figlia: la presenza di entrambi i genitori al nuovo matrimonio della madre o l'astensione del padre dalla cerimonia. Sicuramente con la partecipazione si istituzionalizza un concetto di famiglia allargata, strana situazione dove i ruoli fra padre e patrigno finiscono per diventare incerti. Il non partecipare alla cerimonia, riservandosi di vedere la figlia in altre occasioni, può almeno avere il significato di sottolineare che  il modo di concepire la  famiglia è uno solo e tutti gi altri sono melanconiche contraffazioni.

Pieraccioni si è circondato per questo film di uno stuolo di comprimari più ampio del solito ma ad eccezione di Roco Papaleo, per gli altri  c'è ben poco  spazio per innescare  situazioni comiche; Massimo Ceccherini ne risulta sacrificato.

Resta da commentare anche per questo film l'enfasi che viene data ai personaggi omosessuali, una vera e propria moda del momento per i film italiani: basti ricordare i più recenti Cado dalle nubi oppure Oggi sposi, un interesse totalmente spropositato rispetto alla realtà numerica di questo fenomeno. Viene il sospetto che più di cercare di "sdoganare" nel comune sentire l'equivalenza delle  coppia etero-omosessuale, questi comici applichino ancora il becero sistema di trovare spunti ridicoli dal comportamento di tali persone.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IO, LORO E LARA

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2010 - 11:16
Titolo Originale: IO, LORO E LARA
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Carlo Verdone, Francesca Marciano, Pasquale Plastino
Produzione: Warner Bros. Italia
Durata: 115'
Interpreti: Carlo Verdone, Laura Chiatti, Anna Bonaiuto, Angela Finocchiaro, Marco Giallini, Sergio Fiorentini

Carlo Mascolo, da 10 anni missionario in Africa, rientra a Roma perché teme di aver perso la vocazione.  I suoi superiori lo invitano a prendersi una pausa di riflessione e a rientrare per un certo periodo in seno alla sua famiglia. L'impatto non potrebbe essere più drammatico: i suoi fratelli sono interessati solo al denaro, il padre si è sposato con la sua giovane badante, perfino le ragazze di colore che  anni prima aveva peparato alla prima comunione ora, arrivate a Roma, si sono messe a fare le prostitute. Anche l'incontro con Lara, la figlia della badante-moglie del padre finisce per indebolire  le difese del sacerdote...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Padre Mascolo compie alcune opere buone nei cofronti dei suoi familiari e di chi gli sta vicino; il film si è però voluto caricare dell'impegno di fare il punto sulla condizione del sacedozio al giorno d'oggi, ma confonde la missione sacedotale con quella di un operatore sociale.
Pubblico 
Maggiorenni
Un sacerdote coinvolto in situazioni sempre più imbarazzanti, un uso eccessivo del turpiloquio, una rapida immagine di un nudo parziale femminile, alcuni dialoghi con dettagli sessuali
Giudizio Artistico 
 
Il film riesce a costruire una serie di situazioni comiche grazie alle capacità mimiche di Verdone e alla sapiente direzione dei comprimari, tutti nella parte.

Nelle più recenti produzioni  italiane sembrano essere di  gran voga personaggi che, similmente al Candido di Voltaire, si trovano impreparati ad affrontare un mondo diventato per loro troppo complesso e malvagio.
In Io & Marilyn il protagonista Gualtiero, desideroso solo di riappacificarsi con la moglie che ancora ama,  si trova  spiazzato di fronte alla realtà delle famiglie allargate e ingabbiato nella sua rinunciataria bonomia, si consola chiacchierando con una persona che non c'è (il fantasma di Marilyn) parlando di un mondo che non esiste più.

In questo film padre Mascolo, dopo dieci anni vissuti in Africa, ritorna alla famiglia di origine calandosi in un mondo di egoisti, avidi, sazi dei loro vizi  ma al contempo depressi e quando, ormai ritornato nella pace (psicologica) della sua Africa,   fa gli auguri di Natale con la webcam alla sua famiglia finalmente riunita, il suo sorriso di saluto,  carico di affetto, è al contempo "melanconico e rassegnato" come ha giustamente osservato Vittorio Messori sul Corriere della Sera dell' 8 gennaio, privo quindi di quella speranza che è caratteristica fondante della fede cristiana.  Il "mondo civilizzato" resta imprigionato nel suo degrado, perché così vanno le cose, mentre  in quest'Africa di maniera (le donne sono vestite con i colori sgargianti della feste anche solo per andare a fare la spesa) viene perpetuato il mito opposto del buon selvaggio.

Il dibattito che si è sviluppato intorno al film penso stia tutto qui: se guardiamo il film relativamente alla recente produzione comica ed in particolare agli ultimi cinepanettoni, occorre riconoscere che presenta una dose di volgarità e di turpiloquio sicuramente inferiore (ma si tratta di un ben triste confronto) pur riuscendo ugualmente a divertire grazie alle capacità mimiche di Verdone e alla sapiente direzione dei comprimari; se invece gli chiediamo (cosa che implicitamente pretende) un'analisi della fede oggi e del servizio sacerdotale, nonchè dei rapporti Africa-Occidente, non possiamo che essere contrari con le sue conclusioni.

Il Don Carlo che vediamo all'inizio del film tornare in Italia in crisi per la perdita di senso della sua missione ("Io non so più chi sono: sono sciamano, idraulico,... penso che (in Africa) ci sia più bisogno della protezione civile che della protezione divina) mostra di aver dimenticato l'obiettivo principale della sua missione, quello della evangelizzazione, ma forse non appare chiaro neanche all' autore, che sembra  riferisi  più allo stereotipo del sacerdote visto come "brava persona ed utile operatore sociale". Lo si nota anche dal fatto che arrivato a Roma,  vediamo don Carlo completamente immerso nei problemi della sua famiglia ma neanche una volta  entra in  chiesa  per fermarsi a pregare ad invocare l'aiuto di cui ha bisogno per ritrovare la fede.
In un'altra sequenza Verdone cerca di chiarire la sua visione di un sacerdote più moderno, più presente nel mondo: dice don Carlo a Lara:  "tu hai un'immagine trita e ritrita della figura del sacerdote. Noi non siamo così, noi siamo persone normali, normalissimi, noi non parliamo con voce vellutata di pace e serenità; io ascolto il rock e non soltanto i salmi" . Alla fine però la cosidetta modernizzazione di don Carlo consiste nel dimostrare di saper dire tante parolacce quante ne dice Lara.
Appare chiaro che la figura dl sacerdote serve al regista per innescare  una serie di situazioni di imbarazzo, quindi comiche: lui e il linguaggio esplicito in questioni di sesso, lui e la droga, lui di fronte a una ragazza nuda (inutile dire che l'ipotesi di un sacerdote che vive in una casa da solo con una giovane donna sarebbe semplicemente assurda, ma si tratta di una licenza artistica dell'autore).
I vizi dei suoi parenti  a cui è costretto ad assistere vertono tutti, immancabilemente, con "the best game in town": il sesso. Il padre converte le sue giovani badanti prima in amanti e poi in spose, pronto a vantarsi delle sue rinnovate prestazioni sessuali; il fratello e la sua compagna riescono ad accoppiarsi solo quando sono completamente "fatti"; anche Lara, fra una fugace storia d'amore e l'altra, arrotonda le sue entrate esibendo le sue grazie su Internet .
Verdone sembra anche aver assorbito le recenti polemiche frutto delle grossolane semplificazioni  dei media: le grandiose iniziative della Chiesa sul continenete africano si riducono anche per lui al problema dell'uso di profilattici: "occorre sottostare a certe regole che la Chiesa ci impone" dice padre Mascolo a Lara.
Più decisa e costruttiva la sua reazione sul tema del celibato sacerdotale: quando una donna, interessata a lui,  definisce tale pratica un inutile sacrificio, lui ribatte con decisione: "è un percorso di autodisciplina, una scelta"

Alla fine, don Carlo, buon "operatore sociale",  salverà dalla strada tre ragazze di colore che riporterà in Africa; riappacificherà la sua litigiosa famiglia;  contribuirà con la sua mediazione  a far si che Laura abbia di nuovo l'affido di suo figlio. Qualcosa di "umanamente valido" è sicuramente riuscito a fare. Ha agito dall'esterno, come bravo mediatore; non ha operato una "conversione del cuore" non ha fatto riflettere nessuno dei suoi familiari sul senso dei loro atti e sull'orientamento da dare alla loro esistenza.
Ma questa è un'altra storia: sarebbe stata la storia di un sacerdote vero.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SOUL KITCHEN

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2010 - 11:05
Titolo Originale: Soul Kitchen
Paese: Germania
Anno: 2009
Regia: Fatih Akin
Sceneggiatura: Adam Bousdoukos e Faith Akin
Produzione: Corazón International
Durata: 99'
Interpreti: Adam Bousdoukos, Moritz Bleibtrau

Zinos, giovane tedesco di origine greca, gestisce alla meglio il suo ristorante ricavato in un quartiere periferico di Amburgo: cucina semplice, clientela di bocca buona, poche pretese, almeno finché un vecchio compagno di scuola, Neumann, mette gli occhi sul fabbricato in vista di una speculazione immobiliare.
Ma intanto Zinos ha ben altri problemi da risolvere: l’altolocata fidanzata Nadine parte per Shangai, lui rimane con la schiena bloccata, suo fratello Illias ha bisogno di lavorare da lui per ottenere la semilibertà, mentre il sostituto cuoco è un genio pazzoide che finisce per allontanare i clienti storici.
Ma Zinos è deciso a non arrendersi e piano piano le cose cominciano a rigirare per il verso giusto: nuovo stile, nuovi clienti, grandi progetti per il futuro…ma il disastro è di nuovo dietro l’angolo

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film presenta uno sguardo ottimista e fiducioso nelle capacità degli individui di dare il meglio di sé nonostante i propri limiti e i propri errori
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene a contenuto sensuale, accenni di nudo, uso di droghe.
Giudizio Artistico 
 
Un buon esempio di quel cinema di intrattenimento in formato europeo, capace di sfruttare le occasioni di racconto che i cambiamenti in atto nella società del vecchio continente offrono a piene mani

Dopo il dramma etnico La sposa turca Fatih Akin sorprende il suo pubblico decidendo di darsi alla commedia (il film è stata una delle migliori sorprese del Festival di Venezia 2009 dove ha vinto il Premio Speciale della Giuria) e sfruttando al meglio un melting pot in salsa tedesca che normalmente fa da sfondo a drammi e storie di emarginazione.

Qui invece il volonteroso protagonista Zinos è un immigrato ben integrato (tanto da avere una ricca fidanzata tedesca, una premessa invero un po’ bizzarra, ma che si accetta grazie alla spigliatezza del protagonista), un uomo dai molti progetti e dagli affetti solidi, circondato da amici e collaboratori anche loro pieni di sogni: il barista rockettaro, la cameriera pittrice, il cuoco fondamentalista della buona cucina e in fondo anche il fratello scassinatore che si vergogna di essere stato in galera.

Zinios si arrabatta in una città caotica, ma non ostile, dove prevedibilmente gli ostacoli vengono da uomini d’affari opportunisti e burocrati del fisco e dell’ufficio d’igiene, anche loro tuttavia in qualche modo affascinati dall’allegra autarchia del locale di periferia.

Accompagnata da una musica trascinante ed eclettica la pellicola esplora un mondo dove si può passare dal fallimento al successo (e ritorno…) in una manciata di ore, ma dove tutto sommato regna una certa solidarietà tra poveracci, ma pure una curiosa forma di romanticismo a misura di tempi moderni (discreta e intelligente la linea che condurrà il protagonista verso una nuova storia d’amore).

Akin non disdegna di descrivere anche gli aspetti più grossolani di questo mondo colorato e caotico, dove la cucina raffinata del cuoco paranoico prima crea diffidenza e poi dà vita a una nuova bizzarra comunità nel vecchio magazzino abbandonato che sembra diventare un baluardo contro la disumanizzante modernizzazione delle città.

Per una volta, tra avventure tragicomiche e situazioni a un passo dal paradossale, a trionfare è uno sguardo ottimista e fiducioso nelle capacità degli individui di dare il meglio di sé nonostante i propri limiti e i propri errori e se qualche passaggio un po’ greve suggerisce cautela rispetto a un pubblico di giovanissimi, la pellicola tedesca offre un buon esempio di quel cinema di intrattenimento in formato europeo, capace di sfruttare le occasioni di racconto che i cambiamenti  in atto nella società del vecchio continente offrono a piene mani.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY CINEMA 1
Data Trasmissione: Domenica, 27. Marzo 2011 - 21:10


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