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IO & MARLEY

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 12:18
 
Titolo Originale: Marley & Me
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: David Frankel
Sceneggiatura: Scott Frank, Don Roos
Produzione: Gil Netter e Karen Rosenfelt per Sunswept Entertainment, Fox 2000, Regency Enterprises, 20th Century Fox Italia
Durata: 120'
Interpreti: Owen Wilson, Jennifer Aniston, Kathleen Turner

John e Jenny si sono sposati: Jenny ha le idee molto chiare sui prossimi passi della neonata famiglia: trasferirsi dal freddo Michigan alla più mite California, abitare in una casa più confortevole, trovare un buon lavoro per entrambi. Raggiunti questi obiettivi, non resta che che prepararsi al primo  figlio ma John, che non si sente ancora pronto, ha un'idea che gli sembra brillante: comperare un cucciolo di labrador per dirottare la voglia di tenerezza di Jenny. Ben presto la loro vita ne resterà completamente sconvolta...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un marito e una moglie, anche nei momenti di difficoltà, sanno comprendere che la loro vita non ha più senso al di fuori della famiglia che hanno costituito
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune effusioni (senza alcuna nudità) e alcune confidenze dei coniugi sulla loro vita sessuale potrebbero creare le domande incuriosite dei più piccoli se non accompagnati
Giudizio Artistico 
 
Film garbato ma la storia della famiglia Grogan e del loro cane viene svolto in modo piatto, senza molta partecipazione

Un uomo e una donna che si sposano debbono avere un progetto di vita in comune: da questo punto di vista Jenny ha sempre avuto le idee ben chiare e le mette in atto con determinazione, con il consenso di  John (almeno nella prima parte).  Completata la fase uno ("sposarsi con un uomo dolcissimo e sexy" come lei dice) è la volta di trasferirsi in un paese più caldo (la California) e sperare che John trovi un buon posto come reporter nel più importante giornale locale. Raggiunto anche questo obiettivo e trovata una casa con una camera in più non resterebbe che passare alla fase 5: avere un figlio. A questo punto è John che dirotta o semplicemente sospende il piano e facendosi forza sull'aforisma  "se hai un figlio sei un padre; se hai un cane sei un padrone" convince Jenny a comperare un cucciolo di labrador.

Da questo momento in poi si sviluppano due storie parallele: quella di Marley (in nome dato al cane) che da cucciolo pestifero mangiatutto diventa un vivacissimo adulto pronto a travolgere tutto e tutti e quella della famiglia Grogan che deve affrontare lo stravolgimento causato dalla nascita del primo figlio , la rinuncia da parte di lei a lavorare, l'arrivo del secondo e poi della terza figlia.

Nell'arco dei  13 anni di vita del cane, John su cui il film  concentra maggiormente l'attenzione, è polarizzato da due riferimenti opposti: il suo amico Sebastian, reporter d'assalto e scapolo impenitente, che rappresenta il tipo di vita a cui ha ormai rinunciato e il cane Marley, simbolo degli sconvolgimenti ma anche degli affetti forti e fedeli della famiglia. Quando arriva il momento della crisi e sembra  ad entrambi di aver imboccato un tunnel senza uscita, entrambi  riconoscono che ormai la loro vita non ha più senso senza l'altro, così come una vita senza il pestifero Marley.

Il film ha un pregio insolito:  tutti personaggi sono persone responsabili, attenti alle esigenze altrui; Jenny comprende che lui è insoddisfatto del suo lavoro e accetta un nuovo trasferimento della  famiglia per assecondare la sua carriera; John comprende, quando il nervosismo per gli impegni familiari è arrivato al culmine, che è tempo di aiutare sua moglie. Perfino il capo redattore di John, figura da sempre tipizzata nei film sul giornalismo americano come un burbero da modi sbrigativi, dimostra di comprendere le sue esigenze familiari e gli concede ferie e aumenti di stipendio. Siamo agli antipodi di un altro recente film sulla coppia, Revolutionary Road dove marito e moglie, non riuscendo a uscire dal proprio egoismo e non percependo in loro stessi nessuna missione familiare, finiscono per dilaniarsi a vicenda.

Tutto a posto quindi; peccato  che il film non si possa definire per tutta la famiglia: alcune scene di intimità (senza nudità) e di colloquio coniugale non lo rendono propriamente un film secondo lo stile della  Walt Disney. David Frankel, che aveva dato un'ottima prova con Il diavolo veste Prada, sembra qui esercitare con zelo il proprio mestiere  ma senza entusiasmo: osservando il modo ordinato con cui mette in sequenza il momenti topici di questa famiglia tipo, sembra quasi che esegua le istruzioni del produttore che gli ha detto: "devi fare un film sulla famiglia: hai presente? Le indecisioni su quando fare il primo figlio, lo sconvolgimento della coppia quando la casa si riempie di pargoletti  e mi raccomando, quando il cane muore di vecchiaia, fai una bella scena strappalacrime".
Anche il rapporto con il cane non è perfetto: la vivacità di Marley da cucciolo e ancor più da adulto consente di costruire scenette esilaranti ma è come se si muovesse su un binario parallelo rispetto alla vita dei suoi padroni: manca una interazione diretta fra le due specie: da questo punto di vista film come Beethoven sono più interessanti.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Paramount Channell
Data Trasmissione: Mercoledì, 12. Luglio 2017 - 23:00


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17 AGAIN RITORNO AL LICEO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 11:47
 
Titolo Originale: 17 again
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Burr Steers
Sceneggiatura: Jason Filardi
Produzione: New Line Cinema/Offspring Entertainmente
Durata: 100'
Interpreti: Zac Efron, Lesile Mann, Thomas Lennon, Matthew Perry, Micelle Trachtenberg

ike O’Donnel, stella della squadra di basket della scuola, rinuncia alla partita della vita per stare accanto alla sua ragazza che aspetta un bambino da lui. Venti anni dopo Mike ha un lavoro banale, è stato appena buttato fuori di casa dalla moglie, reagisce male ad una promozione negata e in cui sperava e si fa licenziare. Poi una sera di pioggia esprime il desiderio di tornare indietro all’età dorata dei suoi 17 anni, quando tutto gli sembrava possibile, e viene magicamente accontentato. Superato il trauma della trasformazione, convince l’amico di una vita Ned a fingersi suo padre e ritorna nel suo vecchio liceo frequentato ora dai suoi figli, deciso a cambiare tutto.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una divertente scena vede Mike difendere comicamente ma con successo l’astinenza prematrimoniale di fronte ad un’insegnante demotivata che sa solo distribuire preservativi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una scena sensuale, qualche allusione sessuale.
Giudizio Artistico 
 
La pellicola che riesce a raccontarci una storia magari non troppo originale, ma lo fa senza mai annoiare.

La nuova pellicola che vede protagonista il teeen idol Zac Efron (protagonista dei tre High School Musical) riprende con una certa verve e un bel gusto per la commedia un tema già più volte trattato dal cinema americano con risultati alterni, quello del ritorno indietro nel tempo, che permette al protagonista, (di solito fallito o problematico) di affrontare le occasioni perdute e correggere i propri errori.

Mike O’Donnel è un caso da manuale: dopo aver scelto con l’impulso positivo dei 17 anni di piantare in asso la partita della vita per inseguire la fidanzatina incinta, ha passato i successivi venti anni a rimuginare sulla scelta, rovinando la vita a se stesso e alla donna per cui ha fatto il beau geste. Facile capire perché l’ultimo anno del liceo, quando tutte le opportunità della vita gli si spalancavano di fronte, gli sembri un Paradiso perduto a cui guardare con nostalgia e rimpianto, magari per correggere la rotta e ricostruirsi un futuro diverso. Il magico ritorno a quei giorni è un dono inatteso, attraverso cui Mike, inaspettatamente, ritroverà la gioia e la bellezza di quello che già possiede, scoprendo che forse il problema non era fare una scelta diversa, ma farla nella maniera giusta, restandoci fedele ogni giorno e senza accollare ad altri il peso delle sue conseguenze.

Un messaggio non ovvio e non banale: di fronte ad una fidanzata diciassettenne incinta i consigli sono ben altri, come dimostra la divertente scena che vede Mike difendere comicamente ma con successo l’astinenza prematrimoniale di fronte ad un’insegnante demotivata che sa solo distribuire preservativi a una platea di adolescenti ormai stancamente abituati a considerare il sesso una componente inevitabile delle relazioni.

È un peccato che il film enunci il suo tema più che innervarlo in profondità nella storia, che si perde nella divertita illustrazione della rinnovata adolescenza di Mike, alle prese, oltre che con i problemi scolastici, con la missione di rimettere ordine nei suoi affetti.

l che implica tirare fuori il figlio minore dalla condizione di nerd emarginato e liberare la figlia maggiore da un fidanzato bullo e dalle mani lunghe (cosa che gli riesce benissimo), ma anche star vicino alla sua quasi ex moglie, cercando di non fare trapelare troppo i suoi veri sentimenti (cosa che invece gli riesce malissimo con conseguenze comiche e drammatiche). La strana relazione che si crea tra il Mike adolescente e la moglie ultratrentenne (come pure il corteggiamento inaspettato dello stesso Mike da parte della sua stessa figlia) gioca con garbo e ironia su un tema delicato come quello dell’amore tra adulti e giovanissimi, ma senza mai scadere nella volgarità e con alcuni affondi oggi niente affatto banali a proposito di affettività e sessualità.

A far da spalla al ringiovanito Mike c’è l’amico di una vita Ned, lui sì eterno adolescente, reso ricco dai computer e con una casa piena di cimeli di cinema e fumetti che ricorda quella del protagonista di Quarat’anni vergine, capace però proprio per questo di analizzare la situazione dell’amico a partire da tutta la cinematografia mondiale. A lui pure tocca, seppure in maniera diversa, una seconda possibilità, nei persona della preside dell’istituto. Il corteggiamento tra i due produce alcuni dei momenti più esilaranti (compresa una cena interamente parlata in elfico!) di una pellicola che riesce a raccontarci una storia magari non troppo originale, ma lo fa senza mai annoiare.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: PREMIUM EMOTION
Data Trasmissione: Domenica, 10. Marzo 2019 - 21:15


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STAR SYSTEM SE NON CI SEI NON ESISTI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 11:30
Titolo Originale: STAR SYSTEM SE NON CI SEI NON ESISTI
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2008
Regia: Robert B. Weide
Sceneggiatura: Peter Straugham
Produzione: Number 9 Films, Intandem Films
Durata: 110'
Interpreti: Simon Pegg, Kirsten Dunst, Jeff Bridges, Megan Fox

Sidney Young, redattore di una oscura rivista scandalistica londinese,  ha sempre sognato di entrare nel mondo dello star system; l'occasione si presenta quando viene assunto in prova nella più prestigiosa rivista cinematografica di New York. La sua pretesa di portare energie fresche in una rivista ormai troppo ingessata si scontra contro uno star system fatto di collusioni e di opportunismi; per fortuna sarà l'amore, quello vero, a farlo traghettare, lui figlio di un illustre professore di filosofia, verso obiettivi di vita più seri e concreti

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'amore e i buoni sentimenti alla fine trionfano ma l'autore manifesta un compiacimento acritico verso un mondo fatto di party a base di cocaina e sbrigativi incontri sessuali
Pubblico 
Maggiorenni
La voglia di provocare e scandalizzare spingono l'autore a scene di cattivo gusto: una notte passata con un travestito, un ballo con spogliarello, una parodia sexy di Madre Teresa di Calcutta, uso di cocaina ad un festino
Giudizio Artistico 
 
Buona interpretazione di tutti gli attori: il comico inglese Simon Pegg sa imprimere energia e dinamismo e comicità demenziale a tutta la storia

Il film è tratto da "Un alieno a Vanity Fair" il romanzo autobiografico di Toby Young che racconta di come da Londra si sia trasferito a New York per lavorare alla più prestigiosa rivista di gossip americana, salvo poi venirne licenziato dopo due mesi per mancata osservanza delle regole mondane. Il comico inglese Simon Pegg poco conosciuto in Italia, impersona molto bene, con la sua caotica comicità, la figura di questo giornalista irriverente e mordace, che è  convinto, proprio grazie a questo suo atteggiamento, di  riuscire  a mantenere la sua indipendenza di opinionista.
Le delusioni non tarderanno ad arrivare: per entrare nel "sistema" si debbono scrivere solo articoli controllati dai procuratori degli attori e delle attrici; la nascita e la caduta delle stelle sono rigorosamente pilotate e Sidney soffre per questa esclusione perché  troppo desideroso di relazionarsi con belle donne e di divertirsi nelle feste più mondane.
La svolta ci sarà quando Sidney scoprirà, in mezzo a un mondo così fatuo, una ragazza che desidera sopratutto scrivere un bel romanzo e in questo modo affrancarsi da quell'ambiente (con il quale lei  stessa si è compromessa, diventando l'amante segreta del capo di Sidney).
L'amore, quello vero, finalmente sboccerà perché Sidney custodisce nel suo cuore, forse un po' troppo in profondità,  l'eredità morale dei suoi genitori: la madre gli ha lasciato un anello che dovrà diventare pegno di un legame coniugale per tutta la vita mentre il padre, un illustre professore di filosofia, gli ricorda la sua solida preparazione letteraria che dovrebbe venir dirottata su attività  più nobili.
Molti film in passato  hanno avuto il sapore agrodolce di una commedia che vira talvolta sul drammatico; in "Star System" ci si trova di fronte a sequenze non sempre ben amalgamate: situazioni di   una comicità demenziale (sul tipo Mr Bean ma anche Austin Powers) si alternano ad altre dove viene espressa tutta l'angoscia del protagonista che riconosce di essere  un fallito  snobbato dai suoi stessi colleghi.

Tutti bravi i protagonisti, compreso Jeff Bridges nella parodia proprio di Graydon Carter di Vanity.  Megan Fox si presenta per quello che è adesso: una stella in ascesa che cita  La dolce vita immergendosi  vestita una piscina.
Il film è sicuramente inglese e non americano per quell'eccesso di irriverenza che sfiora  il cattivo gusto, rendendo la pellicola poco adatta ai minori

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ST TRINIAN'S

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/16/2010 - 12:27
Titolo Originale: St Trinian's
Paese: Gran Bretagna
Anno: 2007
Regia: Oliver Parker e Barnaby Thompson
Sceneggiatura: Piers Ashworth e Nick Moorcroft dalle tavole di Ronald Searle
Produzione: Oliver Parker, Barnaby Thompson e Mark Hubbard per Ealing Studios, Fragile Films
Durata: 100'
Interpreti: Colin Firth, Rupert Everett, Gemma Arteton

i St. Trinian's, diretto dalla preside Camilla Fritton, è in crisi finanziaria e rischia di essere chiuso proprio quando nella scuola arriva Annabelle, figlia del fratello di Miss Fritton, un gallerista dalla moralità disinvolta che vuole solo togliersi dai piedi la figlia e spera di convincere la sorella a vendere la scuola a degli speculatori A peggiorare le cose la decisione del nuovo ministro dell’Istruzione, Geoffrey Thwaites, una vecchia conoscenza di Camilla, di fare del risanamento dell’istituto un esempio della sua riforma scolastica. Quando capiscono che la scuola rischia la chiusura le indisciplinate allieve del St.Trinian’s decidono salvare la scuola a modo loro…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è un inno idiota all’anarchia e la contrapposizione ai soliti rigidoni di turno è fatta in nome del vuoto pneumatico, popolato da studentesse in versione conigliette di Playboy
Pubblico 
Maggiorenni
Linguaggio volgare, scene di nudo e sensuali, uso di droga
Giudizio Artistico 
 
Baraccone musical-adolescenziale, racconto eccessivo e volgarotto, filmetto del tutto dimenticabile.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RACCONTI DELL'ETA' DELL' ORO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/16/2010 - 11:09
 
Titolo Originale: Amintiri din Epoca de aur
Paese: Romania
Anno: 2009
Regia: Ioana Uricaru, Hanno Hofer, Razvan Marculescu, Constantin Popescu, Cristian Mungiu
Sceneggiatura: Cristian Mungiu
Produzione: Cristian Mungiu per Mobra Films
Durata: 100'
Interpreti: Alexandru Potocean, Avran Birau, Vlad Ivanov

"La leggenda della visita ufficiale" Un villaggio è in subbuglio per una visita ufficiale: vengono fatte venire apposta delle pecore per creare un ambiente rurale, si preparano lunghe tavole per banchettare, ma poi la visita viene annullata..."La leggenda del fotografo di partito" Il presidente francese è in visita ufficiale: Giscad d'Estaign parla con il capo coperto, mentre Ceausescu resta  a capo scoperto: sembra un gesto di ossequio al capitalismo: i giornali debbono assolutamente uscire con una foto ritoccata... La leggenda del camionista di pollame"Un camionista di pollame scopre che durante il trasporto le galline fanno molte uova che in fondo non sono di nessuno. Con la complicità di un'avvenente locandiera inizia a vendere le uova durante il tragitto...  "La leggenda del poliziotto ingordo" La famiglia di un poliziotto che vive in un condominio popolare riceve la visita dello zio che vive in campagna. come regalo di Natale, con grande sorpresa di tutti ha portato nel portabagagli un maiale vivo.... Ora  bisogna trovare il modo di ammazzarlo senza che il resto del palazzo se se accorga....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Nella povertà e in assenza di libertà, i rumeni cercano almeno di essere solidali fra loro e curare gli affetti familiari
Pubblico 
Tutti
I tentativi di ammazzare un tenero porcellino (non ci sono però scene cruente) potrebbero impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ottima sceneggiatura; recitazione professionale di tutti senza protagonismi

Cristian Mungiu, autore di 4 mesi. tre settimane, 2 giorni , aveva 20 anni quando Ceausescu fu mandato via dalla Romania a fucilate; quanto basta per sapere cosa era successo durante quella dittatura ma al contempo era abbastanza giovane per dimenticare presto e poter vedere quel tempo con quel minimo di distacco che è necessario per raccontare senza troppo coinvolgimento un'epoca di grande povertà e di forte pressione poliziesca.
L'età dell'oro indicata nel titolo (le quattro storie raccontate si svolgono tutte durante l'ultimo periodo della dittatura) ha un senso che potrebbe sembrare ironico ma in parte non lo è. I quattro registi non vogliono sviluppare una cronaca della dittatura: a loro interessa raccontare come il popolo ha cercato di (soprav)vivere in quel periodo.

Lo ha fatto, sembra dirci il film, con grande semplicità (si era tutti poveri, la cosa più importante era riuscire a realizzare una scambio in natura per  un uovo, un pollo, un pezzo di prosciutto) e con grande solidarietà: essendo loro precluse tante iniziative, ci si accontentava di partecipare tutti assieme a una festa di paese o a ritrovarsi  in casa a tavola fra parenti e figli piccoli.

Appare paradossale ma, sembra dirci il film, vivere sotto una dittatura determina una forma di pigra serenità; dal momento che c'è sempre qualcuno che pensa per te in tutto, l'importante è obbedire; per il resto, visto che gli impegni "alti" ti sono preclusi,  non c'è molto altro a cui pensare se non godersi le piccole, povere gioie della vita privata. 
 
Un film come Le vite degli altri, ambientato nella Germania dell'Est comunista aveva evidenziato come in questi regimi fra la popolazione finiva per svilupparsi uno spirito di delazione, di sospetto reciproco; in questo "Racconti dell'età dell'oro",  sopratutto nell'episodio "La leggenda del fotografo di partito" non viene sottaciuta la paura di ognuno di commettere qualche disubbidienza o semplice errore per venir spedito in prigione e trascinate così tutta la famiglia nella disgrazia e nell'isolamento. Quello stesso eoisodio mette in luce, divertendo, le assurdità a cui porta fare a tutti costi buona propaganda sottacendo la verità. Un piccolo ritocco alla foto di Ceausescu finisce per creare più guai che benefici.

Gli episodi sono molto ben costruiti e raccontati con un chiaro riferimento alla gloriosa tradizione della commedia all'italiana; ma se nelle nostre opere il brio della vicenda era portato avanti da qualche  attore/attrice di spicco, qui la messa in scena appare più corale, quasi a sottolineare lo spirito di comunità con cui il popolo rumeno è riuscito a superare quel triste periodo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BASTA CHE FUNZIONI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/16/2010 - 10:54
Titolo Originale: Whatever Works
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Produzione: Gravier Productions, Perdido Productions, Wild Bunch
Durata: 92'
Interpreti: Larry David, Evan Rachel Wood, Patricia Clarkson

Boris Yellnikoff parla poco del suo passato, quando era un illustre professore di fisica candidato al premio Nobel,  sposato con una moglie ricca che gli consentiva una vita agiata. Ora si ritrova a vivere da solo in un popolare quartiere di New York dopo il divorzio dalla moglie e un tentato suicidio frutto delle sue fobie e di una visione pessimistica sul mondo e sull'umanità. Una sera finisce per prendere in casa, per l'insistenza di lei, Melody, una giovane ragazza scappata dalla casa dei suoi genitori e senza un posto dove dormire. Lei è molto diversa, semplice e senza istruzione, ma qualcosa sta succedendo fra loro due...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'autore ribadisce con forza la casualità del mondo, l'inutilità della nostra esistenza; solo il sesso libero ci può dare una parvenza di felicità e ci avvicina gli uni agli altri
Pubblico 
Sconsigliato
Non vi sono scene poco adatte ai minori ma l'autore ci trasmette un messaggio di puro nichilismo
Giudizio Artistico 
 
Woody Allen non ritrova la freschezza delle sue battute e il gusto del racconto, come era accaduto nei suoi ultimi film "europei". Eccesso di verbosità retorica da parte del protagonista

Questa volta Woody ha esagerato. Era nota da tempo, tramite i lavori precedenti, la sua visione pessimistica del mondo: tutta la nostra vita è dominata dal caso, l'umanità è capace solo di atroci crudeltà; non ci resta che cogliere quei pochi attimi di felicità che ci capitano, momenti di amore (e di sesso), ben consci che tutto finirà resto: carpe diem, basta che funzioni, appunto.

Negli ultimi lavori la sua visione restava come sotto traccia: lo spettatore poteva comunque godersi un appassionante thriller: Match Point (che resta il suo lavoro migliore fra quelli più recenti), apprezzare l'ottima interpretazione di tutti i protagonisti in quella variante della tragedia greca che è stato  Sogni e delitti o godersi le battute mordaci di Woody nella commedia-thriller Scoop.
Questa volta invece, recuperando una sceneggiatura vecchia di trent'anni, la sua filosofia, incarnata in un misantropo e saccente alter-ego dell'autore (il fisico Boris),  viene spiattella ad ogni sequenza. Invece di far in modo che sia la storia a comunicarci qualcosa, Woody, denotando una evidente mancanza di ispirazione, usa l'espediente di far commentare a   Boris le vicende che accadono, parlando direttamente rivolto agli spettatori. In quel modo sciorina sentenze sull'inutilità della vita: "Verrà il giorno in cui ti ficcano in una scatola e avanti con un'altra generazione di idioti" e sulla crudeltà dell'uomo, con una battuta decisamente sopra le righe "mio padre si è suicidato perchè i giornali del mattino  lo deprimevano".

Purtroppo da vecchi si diventa un po' ripetitivi e brontoloni e sembra che sia successo proprio questo al nostro, questa volta non tanto, grande autore.

Anche quando Boris finisce per accettare l'idea di sposare Melody (ci sono almeno quarant'anni di differenza fra loro) la sua non può certo venir considerata una classica dichiarazione di amore: "è incredibile: il caso è un fattore della vita sbalorditivo. Tu sei venuta al mondo per puro caso in un posto lungo il Mississipi; io sono il risultato del congiungersi di Sammy ed Enrietta nel Bronx. Per una astronomica concatenazione di circostanze, le nostre strade si sono incrociate. Due fuggiaschi nel vasto, buio, inesprimibilmente violento e indifferente universo".

Woody Allen vivacizza  il racconto con l'arrivo inaspettato della madre e del padre di lei, ora divorziati. L'autore non ha mai fatto mistero di considerare la fede religiosa, di qualsiasi confessione, una semplice superstizione, ma questa volta la sua critica  è grossolanamente sbrigativa e i suoi strali mancano di un minimo di arguzia.
i genitori di Melody sono inevitabilmente dei cristiani bacchettoni che hanno insegnato alla figlia che il sesso è sporco, pregano intensamente e leggono la Bibbia, ma appena arrivati a New York si "convertono" alla gioia liberatoria del sesso: lei si infila disinvoltamente in un menage a trois e lui scopre finalmente la sua vera vocazione: l'amore omosessuale.

La sera di capodanno, quando tutte queste strane coppie si trovano riunite nella sua casa, Boris, come un maestro alquanto pedante, si  rivolge di nuovo al pubblico, sopratutto a quelli di noi un pò tardi a capire, e sciorina di nuovamente il suo messaggio: "quanto odio questi festeggiamenti: tutti voglio disperatamente divertirsi cercando di festeggiare che cosa ? Un altro passo verso la tomba?  Qualunque felicità riusciate a rubacchiare o a provocare per qualche ora , qualunque temporanea elargizione di grazia vi capiti...basta che funzioni.  E non vi illudete: non dipende per niente dal vostro ingegno umano: più di quanto non vogliate accettare è la fortuna a governarvi. ...  non ci pensate, se no vi viene un attacco di panico".

In fondo ha ragione a parlare di panico: basterebbe abbattere la superba caparbietà con cui il nostro autore si arrocca su posizioni assurde per ipotizzare la più semplice e razionale delle risposte: tutto è stato fatto ed accade nell'ambito di un senso compiuto.

Il film ha una impostazione molto teatrale, secondo lo stile di Woody, con molti dialoghi in interno e pochi esterni circoscritti. La recitazione non è ottimale: Eva Rachel Wood (già vista in Thirteen) carica troppo la sua parte di occhetta ignorante mentre Larry David (Boris) risulta in certi momenti veramente insopportabile, con la sua spocchia e la sua saccenteria. La sceneggiatura  è troppo frettolosa in alcuni passaggi, come nel caso della ricostruzione del primo matrimonio di Boris.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA RAGAZZA CHE GIOCAVA CON IL FUOCO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 13:33
Titolo Originale: Flickan som lekte med elden
Paese: Svezia
Anno: 2009
Regia: Daniel Alfredson
Sceneggiatura: Jonas Frykberg dall’omonimo romanzo di Stieg Larsson
Produzione: Soren Staermose per Yellow Bird
Durata: 129'
Interpreti: Michael Nykvist; Noomi Rapace

Un giovane giornalista arriva alla rivista Millennium proponendo al redattore Michael Blomqvist i risultati di una sua indagine sul traffico di ragazze dai Paesi dell’Est. E’ l’inizio di una serie di omicidi, di cui verrà inizialmente incolpata Lisbeth Salander. Blomqvist non crede alla sua colpevolezza e si mette invece sulle tracce di un personaggio dal passato oscuro.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film punta tutto sugli effetti di suspense, su qualche scena violenta e di azione, su una spruzzata di sesso e di qualche perversione.
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di violenza con accenni di sadismo, scene di nudo e/o a contenuto sessuale.
Giudizio Artistico 
 
Il film è un thriller i cui meccanismi tutto sommato funzionano, ma che non ha neanche gli scarsi elementi di riflessione e di critica sociale che aveva il primo film.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UN AMORE ALL'IMPROVVISO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 13:13
Titolo Originale: The Time Traveler’s wife
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Schwentke
Sceneggiatura: Jeremy Leven e Bruce Joel Rubin (dal romanzo di Audrey Niffenegger)
Produzione: Brad Pitt e Brad Grey, Dede Gardner, Nick Wechsler per New Line Cinema e Plan B Films
Durata: 112'
Interpreti: Eric Bana Rachel McAdams, Hailey MCann

Henry DeTamble è un bibliotecario, si occupa di libri rari, ma soprattutto viaggia nel tempo: a causa di un disturbo genetico, infatti, si trova a vagare avanti e indietro nella propria vita e in quella degli altri, ritrovandosi tra un passaggio e  l’altro sempre senza vestiti... È così che conosce la sua futura moglie Claire quando lei ha solo 6 anni e lui 38, diventandone prima il migliore amico poi il principe azzurro. Inizia così la storia d’amore di tutta una vita, fatta di sfide continue, attese e separazioni, che diventeranno ancora più drammatiche quando Claire scoprirà di aspettare un figlio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Se certamente è positivo il messaggio pieno di speranza della pellicola (coloro che amiamo e che ci amano sono comunque accanto a noi al di là dei limiti del tempo e dello spazio), quello che lascia un po’ delusi, è la mancanza un seppur minimo senso di vera trascendenza.
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena di nudo, una scena sensuale
Giudizio Artistico 
 
I due attori protagonisti, Eric Bana e Rachel McAdams sono credibili nei loro ruoli di innamorati, anche all’interno di una vicenda che accumula con leggerezza una serie di contraddizioni e paradossi insolubili, ma all’occorrenza sa anche giocarci sopra.

Tratto da un romanzo di successo di qualche anno fa, Un amore all’improvviso (titolo destinato a vincere il primo premio per la peggiore traduzione dall’originale) inizia come una commedia romantica e si avvia ben presto, come il presupposto lascia chiaramente immaginare, per le vie del melodramma. Quale amore più contrastato di quello tra una donna normale e un uomo destinato ad apparire e scomparire in diversi piani temporali, capace di vedere passato e futuro, viaggiare nella vita di coloro che ama, ma senza mai poter intervenire per cambiarla, anche nei momenti più drammatici?

Un dono (un’anomalia genetica finisce per definirla il medico del protagonista) che può rivelarsi una benedizione o una maledizione. Herry ha rivissuto centinaia di volte senza poterla impedire la morte dell’amata madre cantante lirica, ma ha anche incontrato la propria futura moglie bambina, e chiacchierato con la propria figlia quando lei non era ancora nata, ha “saltato” il proprio matrimonio ma lo ha anche rivissuto da vecchio.

La pellicola sfrutta abilmente i particolari più surreali dei viaggi nel tempo di Harry soprattutto in commedia nella prima parte (Henry arriva nudo ovunque e questo causa più di un incidente nella sua continua ricerca di vestiario), per poi affrontare i corollari più drammatici della sua condizione man mano che procede, alternando il punto di vista suo e di Claire ma conducendo comunque con una certa sicurezza lo spettatore lungo il percorso del loro amore così cronologicamente impegnativo.

I due attori protagonisti, Eric Bana (che quando si aggira nudo per boschi e città fa venire in mente Hulk) e Rachel McAdams (abbonata alle storie d’amore eterne e difficoltose) sono credibili nei loro ruoli di innamorati, anche all’interno di una vicenda che, come tutte quelle che hanno a che fare con i viaggi nel tempo, accumula con leggerezza una serie di contraddizioni e paradossi insolubili, ma all’occorrenza sa anche giocarci sopra.

Quello che lascia un po’ delusi, in una storia che naturalmente porta con sé domande sul destino, sul senso dell’amore e il suo rapporto con il tempo e l’eternità, manchi un seppur minimo senso di vera trascendenza. Se certamente è positivo il messaggio pieno di speranza della pellicola (coloro che amiamo e che ci amano sono comunque accanto a noi al di là dei limiti del tempo e dello spazio) spiace che ad un “dono” particolare come quello di Harry né lui né Claire cerchino mai di dare un senso o un significato che vada oltre una sfortunata combinazione genetica, anche quando questo mette seriamente in pericolo la vita dei loro futuri figli. Tanto che ad un certo punto, di fronte alla testarda pretesa di una maternità naturale che sembra impossibile da parte di Claire, lui prende solitario la decisione di sterilizzarsi. Anche se poi un concepimento avviene ugualmente grazie ad uno dei sopraccitati paradossi…

E poi però non sembra possibile che sia un caso la scelta del canto che apre la pellicola sulla bocca della madre di Harry e che la famiglia del protagonista ascolta a Natale e la piccola Alba ripete per “ancorarsi” ad un momento del tempo quando il suo corredo genetico la sta per “Far viaggiare”, sia un canto natalizio che parla di una nascita miracolosa che porta la salvezza al mondo. Un bambino che nasce come un fiore bello e atteso (e questo è certamente un film che parla del mistero dell’attesa così strettamente legato all’amore) capace di dare la speranza al mondo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LE MIE GROSSE GRASSE VACANZE GRECHE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 12:49
Titolo Originale: My life in ruins
Paese: USA, Spagna
Anno: 2009
Regia: Donald Petri
Sceneggiatura: Mike Reiss
Produzione: Tom Hanks
Durata: 95'
Interpreti: Nia Vardalos, Richard Dreyfuss, Alexis Georgulis

Georgia fa la guida turistica nella natia Grecia, ma ha perso il kefi (la sua forza vitale) e le sue spiegazioni, accurate e puntuali, non riscuotono lo stesso successo di quelle, caciarone e ad effetto, di un suo collega, che così riesce puntualmente ad assicurarsi i gruppi migliori. Ma proprio quanto Georgia è sul punto di mollare tutto, un viaggio con un assortimento di viaggiatori particolarmente bizzarro e un insolito e intraprendente autista metteranno in crisi le sue convinzioni.…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Lo spunto del film sul confronto fra culture si riduce alla necessità della protagonista di lasciarsi andare, una resa alla sensualità
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene sensuali, linguaggio a tratti volgare.
Giudizio Artistico 
 
Il film non va molto oltre il cliché in questa commedia etnica e tutti i personaggi finiscono per restare delle semplici macchiette funzionali alle svolte del plot o alla creazioni di gag non sempre divertenti.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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OGGI SPOSI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 12:10
Titolo Originale: OGGI SPOSI
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Luca Lucini
Sceneggiatura: Fabio Bonifacci, Fausto Brizzi, Marco Martani
Produzione: Riccardo Tozzi, Marco Chimenez, Giovanni stabilini per Cattleya
Durata: 118'
Interpreti: Luca Argentero, Moran Atias, Dario Bandiera, Carola Crescentini, Francesco Montanari, Filippo Nigro, Gabriella Pession, Michele Placido, Renato Pozzetto, Lunetta Savino, Hassani Shapi

Quattro coppie di fidanzati decisi a sposarsi ma tutti con qualche problema da superare: Nicola, di mestiere commissario di polizia, vuole sposare la bella figlia dell'ambasciatore indiano, ma deve vedersela con il padre pugliese, un  rozzo campagnolo (Michele Placido); Salvatore e Chiara lavorano in un ristorante come precari, sono senza soldi e vorrebbero celebrare un matrimonio molto semplice, ma tutti i parenti che verranno dalla Sicilia credono che Salvatore abbia fatto fortuna; il finanziere truffaldino Attilio ha deciso di fare un matrimonio di pura facciata con la soubrette Sabrina per rilanciare le sue malferme società; l'austero pubblico ministero Fabio scopre che la giovane Giada che sta per sposare per puro interesse suo padre, ha un certo fascino...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Alla fine gli sposi (quelli che si amano veramente) vivranno felici e contenti. Rapporti solidali fra genitori e figli. Peccato che la storia si adegua a certi comportamenti correnti, come la convivenza prematrimoniale e l'equivalenza di una coppia omosessuale con i giovani in procinto di sposarsi
Pubblico 
Maggiorenni
Linguaggio scurrile; situazioni volgari ma non al livello del genere "Vacanze di Natale a..."
Giudizio Artistico 
 
Un prodotto industriale di discreta fattura con validi protagonisti; innesca meccanismi elementari ma con una sua certa energia comica
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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