Commedia

  • warning: Creating default object from empty value in /home/fctadmin/public_html/modules/taxonomy/taxonomy.pages.inc on line 33.
  • strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_validate() should be compatible with views_handler::options_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_submit() should be compatible with views_handler::options_submit($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter_boolean_operator::value_validate() should be compatible with views_handler_filter::value_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter_boolean_operator.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_style_default::options() should be compatible with views_object::options() in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_style_default.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_validate() should be compatible with views_plugin::options_validate(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_submit() should be compatible with views_plugin::options_submit(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.

BIANCO E NERO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/01/2010 - 12:13
Titolo Originale: "BIANCO E NERO
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Cristina Comencini
Sceneggiatura: Cristina Comencini, Giulia Calenda, Maddalena Ravagli
Produzione: Riccardo Tozzi, Marco Chimenz, Giovanni Stabilini per cattleya con Rai cinema
Durata: 100'
Interpreti: Fabio Volo, Ambra Angiolini, Aissa Maiga, Eriq Ebouaney, Katia Ricciarelli, Anna Bonaiuto

Elena sposata con Carlo, lavora presso l’Amref a favore di progetti per l’Africa orientale. Il suo collega di lavoro è Bertrand, uomo di colore sposato con Nadine, sempre di colore, e ha due bellissimi figli. La passione, frutto di sguardi e di dialoghi, nasce tra Carlo e Nadine e sboccia quando Carlo, esperto di computer, aggiusta quello di Nadine. La scoperta del tradimento coniugale da parte di Elena scatena una serie di eventi come l’allontanamento di entrambi i coniugi dal tetto coniugale e il conseguente riavvicinamento di Carlo e Nadine

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La Comencini teorizza, coerentemente con quanto già fatto in lavori precedenti, la preminenza dell'amore-passione, al di sopra di qualsiasi legame e di qualsiasi responsabilità
Pubblico 
Sconsigliato
Alcune nudità durante degli incontri sessuali. Sconsigliato per quanto indicato in termini di valori/disvalori
Giudizio Artistico 
 
Sceneggiatura fastellata di luoghi comuni sui rapporti bianchi-neri. Fabio Volo fuori parte e Ambra Angiolini mal diretta

Nato con l’intenzione di mettere a nudo le discriminazioni razziali in una società italiana formalmente di larghe vedute Bianco e nero è il nuovo film di Cristina Comencini (La bestia nel cuore, Il  più bel giorno della mia vita) interpretato da Fabio Volo e Ambra Angiolini. La storia raccontata è semplice: Elena (Ambra) sposata con Carlo (Volo) e con una figlia lavora presso l’Amref a favore di progetti per l’Africa orientale. Il suo collega di lavoro è Bertrand, uomo di colore sposato con Nadine, sempre di colore, e ha due bellissimi figli.

La passione, frutto di sguardi e di dialoghi, nasce tra Carlo e Nadine e sboccia quando Carlo, esperto di computer, aggiusta quello di Nadine. La scoperta del tradimento coniugale da parte di Elena scatena una serie di eventi come l’allontanamento di entrambi i coniugi dal tetto coniugale e il conseguente riavvicinamento di Carlo e Nadine. Il finale è molto chiaro.

Quello che sorprende è come Bianco e Nero voglia mettere a nudo, utilizzando il genere della commedia, i pregiudizi, già conosciuti, che nascono dal polo bianco e dal polo nero, attraverso luoghi comuni banali e attraverso contraddizioni della stessa regista. Andiamo al dunque. Il problema vero di questo film è che la regista, oltre a voler essere un’artista progressista che per scelta fa di Bianco e Nero l’apologia del tradimento, prova a raccontare ciò che porta ad una moglie nera a lasciare la sua famiglia nera per unirsi ad un uomo bianco.

E lo fa non attraverso scene in cui i personaggi si scoprono l’un l’altro, ma utilizzando l’attrazione sessuale, che a lungo andare, per tutto il film, non è la giusta via per dire qualcosa di interessante sulle dinamiche interrazziali. In più i dialoghi che dovrebbero mettere a nudo le sovrastrutture culturali degli italiani sono davvero lontani dal mettere a fuoco il cuore del razzismo. Carlo (Volo) prima del tradimento chiede alla moglie il perché non frequentano amici neri.

Domanda che poi la stessa regista rivolge ai giornalisti a Roma durante la conferenza stampa di presentazione del film: Avete un amico nero? Ma chiedere oggi ad una persona se ha un amico nero significa affermare che esiste una differenza e che bisogna superarla. E inoltre si corre il rischio di mettere in secondo piano l’importanza di avere un amico cinese, russo o anche sudamericano. E cosi potremmo continuare. Altra domanda posta dalla Comencini durante il film e durante la conferenza stampa: Non è vero che ancora nell’immaginario collettivo le donne di colore sono viste come persone più brave nel sesso? E la domanda nasce spontanea: perché se si vuol spostare l’attenzione dello spettatore - cittadino verso altre qualità delle donne di colore, si utilizza un tradimento, una passione che viene raccontata più volte attraverso scene di sesso e primi piani del corpo, con un particolare accento sulla scollatura della bellissima attrice francese? Il film perciò, pur volendo strizzare l’occhiolino all’indimenticabile Indovina chi viene a cena?, diventa emblema della poco profondità che appartiene ad una fetta, abbastanza larga, di autori e  registi italiani, che pur rinnegando i Pieraccioni, i De Sica e Boldi, finiscono per nascondere male, dietro un  lavoro di regia e interpretazione più autoriale, la stessa superficialità.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

NON E' MAI TROPPO TARDI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/01/2010 - 11:47
Titolo Originale: The Bucked List
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Rob Reiner
Sceneggiatura: Justin Zackham
Produzione: dan Meron e Reiner Greisman per Warner Bros. Pictures
Durata: 96'
Interpreti: Jack Nicholson, Morgan Freeman

L’amabile e colto meccanico Carter Chambers e l’irascibile miliardario Edward Cole si trovano a condividere una stanza di ospedale e la stessa ferale diagnosi: un cancro incurabile in fase terminale, che lascia ad entrambi non più di un anno di vita. Quando Edward scopre una lista di cose da fare prima di morire stesa da Carter decide di farla sua e coinvolge il nuovo amico in una girandola di esperienze estreme e divertenti che dia modo ad entrambi di assaporare la vita prima di perderla. Il viaggio intorno al mondo e l’amicizia tra loro cambieranno profondamente entrambi e li porteranno con animo diverso ad affrontare il destino che li aspetta.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film manca del minimo di realismo che un modo di affrontare seriamente il suo tema e il rispetto di chi realmente ha vissuto, da protagonista o “comprimario” il dramma della malattia, avrebbero richiesto.
Pubblico 
Adolescenti
Qualche allusione e battute a sfondo sessuale.
Giudizio Artistico 
 
Il film rivela in realtà piuttosto deludente e privo di verve, nonostante la bravura di due mostri sacri come Jack Nicholson e Morgan Freeman

Sulla carta, l’idea di affrontare con ironia e umorismo insieme  un tema “pesante” come un cancro terminale (in genere relegato ai melodrammi femminili in stile Voglia di tenerezza) deve essere sembrata una sfida irresistibile ai produttori. La possibilità di affiancare nel ruolo di protagonisti due mostri sacri come Jack Nicholson (nella parte, a lui congeniale, di un miliardario istrionico, irascibile ed egoista) e Morgan Freeman (meccanico coltissimo con aspirazioni da professore di storia frustrate dalle circostanze della vita) deve averli definitivamente convinti della bontà dell’idea.

Il film di Rob Reiner, che ci aveva abituato a ben altre sottigliezze in Harry ti presento Sally  o Storia di noi due,  si rivela in realtà piuttosto deludente e privo di verve, oltre che del minimo di realismo che un modo di affrontare seriamente il suo tema e il rispetto di chi realmente ha vissuto, da protagonista o “comprimario” il dramma della malattia, avrebbero richiesto.

I due malati terminali, infatti, pur essendo reduci da interventi invasivi, pesanti cure di chemioterapia e imprecisate altre terapie sperimentali, e avendo ricevuto una prognosi infausta di sei mesi o al massimo un anno, sono tanto arzilli da potersi permettere lanci con il paracadute, gare in macchina su percorsi agonistici, con tanto di salti e scontri, viaggi in giro per il mondo e ascensioni sull’Himalaya. L’affermazione un po’ affrettata del medico curante che si tratta di un cancro “a-sintomatico” ha il sapore di certi escamotage da telefilm anni Settanta (ce n’era anche uno in cui il protagonista, condannato da una malattia incurabile, risolveva ogni sorta di casi in attesa che la triste mietitrice venisse a reclamarlo) e comincia fin da subito a minare la fiducia dello spettatore nella credibilità del prosieguo.

Non aiuta nemmeno il fatto che la condizione per realizzare la ‘lista del capolinea’ del titolo originale (filosofica definizione per l’insieme degli scopi più o meno concreti o metaforici da raggiungere prima della morte) sia che almeno uno dei coinvolti sia un multimiliardario con jet privato e casa in Riviera a disposizione e una disponibilità apparentemente infinita di denaro.

Il fatto che gli sfondi delle allegre peregrinazioni dei morenti (la savana africana, il Taj Mahal, il già citato Himalaya, le piramidi, giusto per restare lontani dai cliché) siano tutti dipinti o ricostruiti al computer aggiunge un tocco di triste pacchianeria all’insieme.

Va da sé che i due protagonisti hanno, come da copione, caratteri e storie opposte: se Carter è circondato da una famiglia (fin troppo) amorevole, cui ha sacrificato i suoi sogni, è fedele alla moglie (che tuttavia non ci mette molto ad abbandonare per concedersi una botta di vita prima della fine), Edward è un solitario misogino (ha avuto quattro mogli, nessuna delle quali significativa, e sembra avere come unica compagnia fissa l’assistente), che non si nega nulla ma che custodisce nel passato un doloroso scontro che l’ha allontanato dall’unica figlia.

Carter, aggiungiamo, è un uomo di fede (anche se questo particolare non sembra interagire granché con la sua attuale condizione e l’unica religione da lui citata esplicitamente è quella egiziana), mentre Edward è un agnostico convinto. Anche questa contrapposizione, però, ha qualcosa di meccanico, come pure i discorsi su morte, sepolture e aldilà che contrappuntano i viaggi dei due e il rischio è di sentirsi catapultati in uno di quei racconti strappalacrime in stile Readers’ Digest solo virato al maschile.

Sarà per questo che non riusciamo a credere fino in fondo al cambiamento dovuto alla reciproca influenza descritto dalla voce fuori campo di Carter e dalle parole di Edward al funerale dell’amico; un cambiamento che si traduce unicamente nel ritrovato rapporto tra Edward e la figlia o nella riscoperta della passione coniugale un po’ spenta per Carter. Il suggestivo finale con sepoltura in alta quota (condita di ironiche ma positive considerazioni sui destini ultimi dei due protagonisti) avrebbe meritato un film più adeguato come prologo, ma probabilmente è la ragione del passaparola positivo che ha guadagnato alla pellicola un ottimo esordio nel botteghino americano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: IRIS
Data Trasmissione: Mercoledì, 7. Ottobre 2020 - 17:20


Share |

SCUSA MA TI CHIAMO AMORE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/01/2010 - 11:46
Titolo Originale: "SCUSA MA TI CHIAMO AMORE"
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Federico Moccia
Sceneggiatura: Federico Moccia, Chiara Barzini, Luca Infascelli
Produzione: Medusa Film, Cecchi Gori Group
Durata: 110'
Interpreti: Raoul Bova, Michela Quattrociocche, Veronica Logan, Luca Angeletti

Alex ha 37 anni, di mestiere è un creativo pubblicitario. Lei ha diciassette anni, sta facendo l'ultimo anno di liceo al Giulio Cesare di Roma. Un occasionale tamponamento  li fa incontrare: lui appena uscito da una delusione amorosa e malamente rincuorato da amici superficiali, conduce una vita triste e  vuota; lei invece è piena di energia, di voglia di tuffarsi in una storia d'amore....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
E' il film più "teorico" di Moccia: la passione deve muoversi liberamente senza vincoli di responsabilità
Pubblico 
Maggiorenni
Per lo squallore dell'ambientazione umana presentata. Una rapida scena di nudo.
Giudizio Artistico 
 
Buona scelta del cast; sceneggiatura "furba" che ricostruisce un mondo adolescenziale che sembra uscito da uno spot pubblicitario

Niki ha 17 anni,  fa gruppo con altre tre compagne del liceo; il tema predominante nei loro discorsi è naturalmente il rapporto con i ragazzi: si va dalla più "navigata"  che sentenzia "i ragazzi vanno presi e lasciati: solo sesso" alla più derisa dalle altre perché è l'unica che  non ha avuto ancora un'esperienza sessuale ("avevate ragione, ho perso un sacco di tempo" dichiarerà poi, una volta trovato il ragazzo che le piace). In  posizione intermedia si trova Nikki che si è da poco lasciata con un ragazzo rozzo e violento, che però aveva il fascino di suonare in una band.
Vive in una bella casa con attico Alex, 37 anni, creativo pubblicitario affermato; la sua ragazza dopo molti anni di convivenza ha fatto le valigie lasciandogli uno scarno bigliettino di invito a rispettare la sua libertà.  Ha un'aria bastonata ed indecisa il nostro Alex (in effetti la sua ex è stata un tipo volitivo, adatta a coprire la sua perenne remissività). I suoi amici cercano di consolarlo ma sono poco adatti a comprendere questa sua perdurante nostalgia per l'amore finito, visto che la loro attività predominante, nonostante alcuni siano sposati con figli, è quella di passare allegre serate con modelle russe o avere rapporti adulterini con la moglie del loro migliore amico.

In questo scenario di trentenni infedeli e di adolescenti bramose di accumulare esperienze, la freschezza impertinente di Niki non può che attirare Alex (oltre ovviamente al desiderio sessuale, ma dobbiamo dare atto a Moccia di aver evitato, tranne, un breve nudo femminile, scene che potessero alimentare curiosità morbose).
I loro 20 anni di distanza sono in qualche modo attenuati  da due fatti: l'adolescenza prolungata di molti trentenni, (situazione già denunciata nei film di Gabriele Muccino) per i quali lavoro e famiglia sono accessori di contorno: per loro  conta vivere un'avventura continuamente rinnovata. Il secondo  è l'esigenza di disporre, in molti lavori di oggi,  freschezza di idee e sensibilità giovanile: non è del tutto irrealistico la situazione raccontata nel film in cui sarà proprio Niki a suggerire ad Alex l'idea giusta per la pubblicità ad una caramella, base di lancio per l'agenzia per cui lavora.
I due giovani o quasi giovani decidono quindi di seguire l'onda della loro attrazione, convinti che quando nasce un sentimento non ci sono regole da rispettare (lei fin dall'inizio, lui si convince progressivamente) ed è inutile opporsi.
Si tratta di un atteggiamento già raccontato in precedenti film, anzi possiamo dire che negli ultimi cinque anni esso costituisce il tema prevalente nella maggioranza dei film "giovanilisti" italiani.


Questi film inneggiano a qualcosa che potremmo chiamare  "nuovo amore" ma che  non è amore.
Possiamo descriverlo come una forma di istinto animalesco; certo, da animale superiore come è l'uomo, ma pur sempre una forza incontrollata ed incontrollabile che non si sa come nasce e non si sa perché a un certo punto muore. Un tipo di amore esigente e a modo suo perché ha le sue regole da rispettare: quando sboccia va assecondato comunque: non contano rapporti già in atto né  le responsabilità già prese; non richiede impegni solenni per il futuro ma è un qui ed ora; il suo stato più consono è la convivenza, perché è questo l'unico modo di verificarne la validità  giorno per giorno;  quando la passione finisce (più esattamente quando c'è qualcuno/a che costituisce il nuovo oggetto della nostra attrazione) non bisogna farne una tragedia; in fondo il rapporto non ha mai generato la costituzione di  una "coppia" ma una intesa fra due individui che sono sempre rimasti tali.

Riteniamo che il primo a fornirci le avvisaglie di questa tendenza sia stato Gabriele Muccino con  L'ultimo bacio (2001) e poi con Ricordati di me (2003): nei suoi lavori si scorge una certa tensione etica nel denunciare la preminenza nelle nuove generazioni di un atteggiamento individualistico volto a cogliere gli spetti piacevoli di una relazione, evitando gravose responsabilità (ne L'ultimo bacio era stata già inserita una storia di attrazione fra un trentenne e una liceale). Il tema del "nuovo amore " è stato poi sistematicamente catalogato e teorizzato con compiacimento  in Manuale d'amore (2005) - forse vi ricorderete il commento d'inizio: "l'uomo non sa perché si innamora; ne viene travolto e basta"- e nel sequel Manuale d'amore due (2007).  Negli episodi di questi due film si analizza sistematicamente come l'istinto di attrazione, lasciato libero di esprimersi,  si muova e si debba muovere in tutte le direzioni: una infermiera con un malato, un vecchio con una giovane con la metà dei suoi anni, un uomo con un uomo.
La serie Notte prima degli esami (2005)  e Notte prima degli esami oggi (2006) porta il tema del "nuovo amore" nel contesto dell'ultimo anno di liceo, aprendo un filone giovanilistico caratterizzato da comicità boccaccesche e tanto sesso.   Come tu mi vuoi (2007) si affianca ai due in peggio: costruito a tavolino, racconta di una studentessa impegnata con serietà a costruirsi una professione ma che poi si "converte" a favore dell' apparire (inizia a indossare solo abiti griffati), dell'essere "in" (partecipa a party a base di polverina bianca)  e ad usare la sua avvenenza come mezzo per fare carriera.

I tre film ispirati ai libri di Moccia: Tre metri sopra il cielo (2004), Ho voglia di te (2007) e ora questo Scusa ma ti chiamo amore cercano di porsi in posizione intermedia: Moccia sembra  porsi ancora il problema dell'amore duraturo (quello dei lucchetti su Ponte Milvio, per intenderci), vuole essere la Liala del "nuovo amore". Si mantiene cioè all'interno del nuovo filone ma cerca di dare al "nuovo amore" una patina di nobiltà, agganciandolo al filone letterario dei grandi  romanzi d'amore ( tutte le frasi di scrittori  famosi, inseriti come commento al film a mo' di massime da cioccolatini servono appunto a questo scopo). Peccato che questo amore è irrealistico,  proprio perché svincolato da ogni responsabilità verso se stesso e verso gli altri, unica condizione per coinvolgere in profondità la nostra anima. Non a caso, quando i due amanti, dopo alterne vicende, decidono di rimettersi insieme, lo fanno su di un'isola sperduta dove l'unica costruzione è un faro: l' amore nuovo nella versione di Moccia appare per quello che é: un amore-sogno, l'unico modo per sperare che possa durare un po' più a lungo.

Questo "nuovo amore" privo di coerenza interna,  è un pallido surrogato di quello  vero, inteso come espressione più alta della persona, fatta al contempo di intelletto, di volere, di sentimento, di carne. Capace con l'intelligenza di progettare un futuro insieme, con la volontà di portarlo a compimento e restare  coerenti con l'impegno preso, di sentimento per donare generosamente all'altro  il proprio futuro senza condizioni.
Il "nuovo amore" non è amore ma è amicizia sessuata; non è matrimonio ma convivenza, al massimo un contratto, un PACS; non è desiderio di avere dei figli ma ha bisogno, per vivere, di ricorrere continuamente a tecniche contraccettive.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

27 VOLTE IN BIANCO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/29/2010 - 12:56
 
Titolo Originale: 27 Dresses
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Anne Fletcher
Sceneggiatura: Aline Brosh McKenna
Produzione: Gary Barber, Roger Birnbaum, Jonathan Glickman Fox 2000 Pictures/Spygass Entertainment
Durata: 107'
Interpreti: Katherine Heigl, Ed Burns, James Mardsen, Malin Akerman

Jane, innamorata senza speranza del suo capo George, è la damigella perfetta: gentile, disponibile, carina, ha già collezionato ben 27 presenze in questo ruolo in attesa di poter avere a sua volta il suo giorno perfetto. Un giorno però la sorella minore, di ritorno dall’Europa, conquista in cinque minuti l’uomo che lei adora in silenzio da una vita e si accinge ad impalmarlo, gettando Jane nella disperazione. E i guai non sono finiti perché Kevin Doyle, giornalista specializzato in resoconti zuccherosi di nozze da sogno, desideroso di cambiare genere, ha messo gli occhi su Jane e la sua assurda collezione di matrimoni altrui…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Almeno al cinema (americano) chiedere ad una ragazza di sposarla è tornato ad essere una conseguenza ragionevole ed auspicabile dell’essere innamorati, anziché una mefistofelica lesione della sua libertà U
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una scena lievemente sensuale.
Giudizio Artistico 
 
La storia scivola senza intoppi ma anche senza vera genialità, tra addii al nubilato, vestiti improbabili e tovaglie coordinate

La sceneggiatrice de Il diavolo veste Prada e la protagonista di Molto incinta.Sulla carta 27 volte in bianco, ennesima pellicola americana a tema matrimoniale, aveva le carte in regola per guadagnarsi il titolo di romantic comedy dell’anno. E invece, purtroppo, la storia scivola senza intoppi ma anche senza vera genialità, tra addii al nubilato, vestiti improbabili e tovaglie coordinate.

La protagonista, che non sa dire di no a nessuno, nemmeno a chi le ruba il cocktail al bar, ha passato la vita ad aiutare gli altri, convinta, in fondo al cuore, che quello sia l’unico modo per farsi amare. Tutto il contrario della sorella minore, viziata e bellissima, che ci mette meno di una serata a soffiarle l’uomo che la protagonista ama in silenzio da anni, e poi a convincerlo a portarla all’altare a furia di bugie e omissioni, mentre Jane la asseconda impotente e disponibile, almeno finché non va di mezzo l’abito di nozze della mamma.

E se Jane è fin troppo infatuata di un rito in cui non è mai la protagonista (anche se sette matrimoni in un anno possono lasciare sconvolto un cinico reporter di Manhattan ma in Italia non farebbero così notizia), il reporter Kevin Doyle è del tutto contrario all’istituzione per tristi esperienze personali e allergia all’industria collegata (variante a tema delle polemiche sul consumismo di Natale e San Valentino). Ci vuol poco perché il giovanotto faccia la dovuta analisi della patologia della bella (dopo la sfilata dei suoi abiti da damigella restano pochi dubbi) e anche il pubblico fa in fretta a capire dove deve puntare, nonostante l’indubbia simpatia del principale appassionato di vette con cane al seguito.

Peccato che le battute migliori e le rivelazioni più importanti arrivino mezzora prima del prevedibile finale e per bocca di un personaggio secondario, l’arguta migliore amica di Jane che, come in Quattro matrimoni e un funerale, frequenta i ricevimenti nella speranza di rimorchiare, ma sa riconoscere una scelta sbagliata.

Naturalmente anche Jane avrà finalmente la sua cerimonia, Kevin la promozione (anche se rischierà di giocarsi la ragazza giustamente seccata di essere messa alla berlina sull’inserto speciale della domenica) e, come nelle favole, tutti se ne andranno felici e contenti. 

Fa piacere vedere che, dopo una quindicina d’anni, almeno al cinema (americano) chiedere ad una ragazza di sposarla è tornato ad essere una conseguenza ragionevole ed auspicabile dell’essere innamorati, anziché una mefistofelica lesione della sua libertà. Come fa piacere, una volta tanto sentir parlare di matrimoni che durano qualche decina d’anni senza diventare una gabbia borghese.

Rispetto al suo film precedente, però, sceneggiatrice, non più sorretta dall´idea del romanzo, fatica a trovare un dilemma davvero interessante. E anche se le sue protagoniste confermano la tendenza a farsi schiavizzare da altre figure femminili dominanti, qui la morale appare nello stesso tempo più facile e più banale. Perché a tutti fa piacere pensare di essere troppo generosi e sperare che prima o poi arrivi il principe azzurro non solo a portarci all’altare ma anche a dirci che siamo state buone abbastanza. Forse ci vuole qualcosa di più di una sbronza e di un karaoke per liberarsi dell’ossessione di una vita.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

GRANDE GROSSO E....VERDONE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/29/2010 - 12:38
Titolo Originale: "GRANDE GROSSO E....VERDONE"
Paese: Italia
Anno: 2008
Regia: Carlo Verdone
Sceneggiatura: Pietro De Bernardi, Pasquale Plastino, Carlo Verdone
Produzione: Aurelio e Luigi De Laurentiis per Filmauro
Durata: 131'
Interpreti: Carlo Verdone, Claudia Gerini, Eva Riccobono

Leo e Tecla Nuvolone si sono conosciuti quando da giovani frequentavano i boyscout; ora sposati, stanno per partire per partecipare a un  raduno nazionale ma l'improvviso decesso della madre di lui li costringe  a cambiare programma. Arriva dall'Australia il fratello rompiscatole e un'agenzia funebre gestita da uno sniffatore  procura loro un sacco di guai...
Callisto Cagnato è un pedante professore universitario che opprime il figlio ormai ventenne; non contento di interferire sulla sua passione per la musica, cerca ora di procurargli una ragazza adatta per lui ma la vendetta del figlio sembra ormai imminente....
Moreno, un burino arricchito e sua moglie Enza, sua degna consorte, stanno attraversando un periodo di crisi; decidono di trascorrere una vacanza a Taormina con il loro figlio 14-enne in un albergo prestigioso. In questo scenario di lusso, Moreno viene attratto dalla misteriosa e elegante Blanche, mentre Enza incontra il protagonista di un reality show che da sempre è stato un suo idolo ...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Dietro una satira mordace di certi tipi italiani si intravede un sostanziale pessimismo senza speranza
Pubblico 
Adolescenti
Alcune situazioni sensuali. Un nudo di profilo. Sguardo vojeristico sui costumi succinti della Gerini. L'incontro con una prostituta
Giudizio Artistico 
 
Sempre bravo come attore (e la Gerini è una validissima spalla) ma questa volta la sceneggiatura ha troppe lacune e alla fine si ride poco

Carlo Verdone ha sempre oscillato fra due poli: fra le macchiette-caricature di curiosi personaggi segno dei tempi (Bianco, rosso e verdone - 1981 , Viaggi di nozze - 1995) nati per reggere rapidi sketch in brevi episodi e le storie agro-dolci di perenni disadattati dell'amore, tendenti al nevrotico (Sono pazzo di Iris Bond-1996, l'amore è bello finchè dura- 2006). Questa volta, a quanto pare sulla spinta dei suoi fans, ha riesumato alcuni dei personaggi più riusciti, anche se adattati inevitabilmente alla sua età anagrafica (ora sono sposati o al più vedovi con figlio) ma invece di realizzare una sorta di "Il meglio di..." ha deciso di impegnare i suoi personaggi all'interno di storie più complesse, quasi desideroso di realizzare una sintesi  con la sua seconda anima, quella melanconico-riflessiva. Il risultato finale è che questa volta si ride poco o si ride amaro. E se i  "tipi" di Verdone finiscono per non reggere la durata del  mediometraggio,  le storie sono troppo corte per incidere  in profondità nella satira sociale.

I tre episodi sono molto diversi fra loro. Il primo recupera Leo, un ingenuo ragazzone ormai con moglie e due figli che ancora giocano tutti assieme a fare i boyscout. All'inizio sembra puntare tutto sull'ingenuità del personaggio ma poi la storia vira e diventa satira della morte vista come business (il becchino) e come sbadigliosa cerimonia di routine  (l'estrema unzione impartita dal sacerdote); ma poi vira ancora innescando una sequenza alla Ridolini con tanto di corsa in automobile e inevitabile rovesciamento della bara. Verdone che in questo episodio presta  una voce stridula anche ai suoi figli, forse ha voluto fare troppo in assenza di una ispirazione originale.

Più riuscito e unitario è il secondo episodio; questa volta l'insopportabile e pignolo Furio di Bianco rosso e verdone che poi diventa il maniacale dottor Raniero di Viaggi di nozze, ora è un pedante professore universitario che  vive in una casa da Rebecca la prima moglie con alle pareti i ritratti delle sue tre defunte consorti. Oppressivo di giorno verso suo figlio ormai ventenne, di notte è frequentatore di signorine da strada. Se tecnicamente è l'episodio più riuscito, un horror gotico in piena regola, è anche il più cupo e angoscioso: la maschera dell'ipocrita paranoico viene caricata fino a diventare presto insopportabile.

Nel terzo episodio ritroviamo la coppia coatta di Viaggi di nozze ma adesso hanno un figlio (che non parla ma alza solo i cartellini come gli arbitri) e hanno  tanti soldi che Moreno sventola come mancia generosa in faccia agli inservienti dell'albergo. La Gerini si è concessa molte sequenze per far notare al suo pubblico che non ha niente da invidiare alle colleghe più giovani (si esibisce anche con bravura in una danza del ventre) e la macchina da presa la asseconda generosamente.  Per fortuna tutto è bene quello che finisce bene e dopo un periodo di sbandamento i due non possono far a meno di constatare che sono proprio ben assortiti così come sono e non occorre invidiare nessuno.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

TUTTA LA VITA DAVANTI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/29/2010 - 11:33
Titolo Originale: TUTTA LA VITA DAVANTI
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Paolo Virzì
Sceneggiatura: Paolo Virzì, Francesco Bruni
Produzione: Motorino Amaranto
Durata: 129'
Interpreti: Isabella Ragonese, Elio Germano, Sabrina Ferilli, Masimo Ghini, Micaela Ramazzotti, Valerio Mastrandrea

Marta si è laureata con 110 e lode in filosofia. In attesa di partecipare a un concorso statale e rimasta sola (il suo compagno, un ricercatore, ha vinto una borsa di studio per gli Stati Uniti) accetta di entrare in un call center dedicato alla vendita a domicilio di un  elettrodomestico tanto inutile quanto costoso. Gli inizi sono buoni, lei impara in fretta i piccoli trucchi che servono per convincere ingenue casalinghe a comperare il  prodotto ma poi, anche con l'aiuto del sindacalista Giorgio, capisce cosa vuol dire avere un contratto a progetto: da un giorno all'altro si rischia di ritrovarsi senza un lavoro...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Forte tensione civica nel denunciare le deformazioni indotte dal lavorio precario ma nella gioventù che ci viene rappresentata diventa a termine anche il mondo degli affetti
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena prolungata di nudo integrale femminile, alcuni rapporti amorosi con nudità parziali
Giudizio Artistico 
 
La satira risulta brillante e surreale ma il racconto è sbilanciato sugli aspetti corali è manca l'approfondimento dei personaggi

Ne La bella vita -1994, suo film di esordio nella regia, Paolo Virzì ci raccontava della cassa integrazione degli operai della fabbrica di Piombino; ora, 14anni dopo, con Tutta la vita davanti il regista-sceneggiatore costruisce un film intorno   ai veri operai moderni: gli addetti ai call center.
Ultimamente stanno uscendo vari film che vertono sul tema del precariato: è bene che  se ne parli e che se ne parli molto. Il precariato è una forma di malattia che colpisce sopratutto i giovani, li pone a vivere sotto un cielo occluso,  ne mortifica le prospettive future (una volta avviatisi su questa via, è difficile uscirne), affievolisce  il desiderio di costruirsi una propria famiglia.


Paolo Virzì affronta il tema attraverso la lente deformata della satira, ma l'essenza della realtà resta rispettata: i giovani vivono sapendo che fra un mese o due saranno senza un lavoro, soggetti per questo a possibili forme intimidazioni implicite o esplicite mentre il datore di lavoro (anche se non certo nel modo tracotante  dei due personaggi interpretati da Sabrina Ferilli e Massimo Ghini) ha l'opportunità

 di costruire e/o a disfare progetti in modo disinvolto, non avendo, allo stato della legislazione attuale,  particolari vincoli da rispettare.
La descrizione dell'ambiente di lavoro e della varia umanità che ruota intorno ad esso assorbe buona parte del racconto ma è particolarmente evidente una non-presenza: manca in questo film una storia sentimentale. Una assenza strettamente collegata al primo tema. I giovani che ci vengono presentati nel film fanno  tanto sesso ma in realtà ognuno di loro  vive per sè, cerca di realizzare se stesso, aggrappandosi alle opportunità di lavoro che capitano (il fidanzato di Marta, appena riceve un'offerta una borsa di studio in America, parte immediatamente e anche Marta è d'accordo perché questa è la regola: il lavoro va posto sempre prima di tutto); non interviene mai la fusione di due anime, di due cuori. Non sarà certo la vita da lavoratore precario a determinare da solo questo non-amore, però sicuramente aiuta (come dice un personaggio di Riprendimi, un altro film sul precariato uscito in contemporanea: "in questa società liquida i legami affettivi non valgono niente").
Non ci fa una buona figura neanche il sindacato, rappresentato da Giorgio (Valerio Mastrandrea): non riesce a rompere il legame di dipendenza che i giovani, nonostante tutto, hanno nei confronti del call center, abbarbicati come sono alla loro unica fonte di reddito in questo periodo di recessione.

Virzì, anche se la storia è ambientata a Roma, mantiene il suo stile da toscano mordace (non mancano frecciate al degrado della televisione: anche i più piccoli mostrano di sapere tutto sui partecipanti del Grande Fratello).  Il film ricorda molto, sopratutto nel finale surreale, alcune commedie di satira sociale interpretate di Alberto Sordi. Occorre però dire che non ci appare come uno dei suoi lavori migliori: mancando una storia privata per quanto detto prima, il film finisce per annoiare sopratutto nella parte centrale; né aiuta  il personaggio della protagonista Marta che per il suo 110 e lode in filosofia e per il continuo riferirsi al mito della caverna di Platone, sembra perennemente fuori contesto rispetto alle coatte del call center; la  sua funzione appare quella di un mero collante della storia.

Virzì, come è accaduto in altri suoi film, carica le scene di sesso. C'è anche una scena di nudo integrale di Sonia, l'amica di Marta, mentre colloquia con il sindacalista Giorgio, che serve al registra per presentarla come una ragazza  "facile" con i ragazzi ma di buon cuore. La lunghezza della sequenza oltre il necessario finisce, a nostro avviso, per essere offensiva della dignità della donna.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

RIPRENDIMI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/29/2010 - 11:13
Titolo Originale: RIPRENDIMI
Paese: Italia
Anno: 2008
Regia: Anna Negri
Sceneggiatura: Anna Negri, Giovanna Mori Attori: Alba Rohrwacher, Marco Foschi, Valentina Lodovini, Alessandro Averone, Marina Rocco, Cristina Odasso
Durata: 93'
Interpreti: Alba Rohrwacher, Marco Foschi, Valentina Lodovini, Alessandro Averone, Marina Rocco, Cristina Odasso

Giovanni viene saltuariamente chiamato a recitare in qualche serial televisivo, Lucia fa la montatrice anche lei come precaria. Hanno un bambino di pochi mesi e due loro amici, uno regista, l'altro tecnico audio,  decidono di fare su di loro un documentario in presa diretta per raccontare come vive una coppia di oggi senza un lavoro fisso. Ben presto però anche la loro unione diventa precaria perché Giovanni decide di lasciare Lucia....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Racconti di una umanità sperduta, dove ognuno pensa a se stesso e nessuno è in grado di esprimere un gesto di solido affetto
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di incontri sessuali. Qualche breve nudità
Giudizio Artistico 
 
Buona recitazione di tutti, efficace regia ma il racconto sembra non approdare

Una giovane coppia si trastulla con il suo bimbo di pochi mesi. Lui (Marco Foschi) è appena arrivato dal lavoro e lei (Alba Rohrwacher) gli ha preparato con amore un bel pranzetto. Sembra un idillico quadretto familiare quando lui inizia un tipo di discorso che ormai si è già sentito troppe volte a cinema (e nella realtà) quando un uomo vuole abbandonare la famiglia: "ho voglia di pensare a me stesso, a quello che faccio, potrei rimettermi a scrivere.. da quando è nato Paolino non ci siamo fermati un attimo..." e subito dopo un'altra chicca: "Sono solo confuso. Mi debbo cercare". Lei volge lo sguardo al pubblico: "cos'è? Uno scherzo? Vi siete messi d'accordo?".

Scopriamo infatti che c'è una telecamera che sta riprendendo la scena: è quella di  un loro collega che, assieme a un tecnico audio, hanno deciso di fare un documentario-verità  sulla vita di una coppia che vive di lavoro precario. Le due storie ora iniziano a separarsi e anche la minitroupe si deve sdoppiare continuando instancabilmente a riprendere gli eventi che seguono: l'incontro di Lucia con le amiche che cercano di consolarla ("Giovanni ormai se ne è andato, ma è meglio non dirle subito la verità.."commentano fra loro); Giovanni che si organizza una interessante vita notturna e già alla prima serata trova Michela (Margherita Lodovini) che guarda caso è reduce da una delusione d'amore ed ha bisogno di venir consolata; i loro periodici incontri davanti all'asilo del bambino, dove lei alterna suppliche a minacce...la storia, innescata dalla separazione iniziale ondeggia fra alti e bassi, fra rappacificazioni e nuovi abbandoni, fra nuovi incontri e nuove delusioni. I protagonisti recitano bene, lo spunto del film nel film non è originale ma interessante, il tema del precariato nel lavoro e nei sentimenti è estremamente attuale ma alla fine del film ci resta poco o nulla.

I motivi sono molteplici: dopo gli interessanti spunti iniziali la storia non si evolve: ci sono delle oscillazioni intorno a punto di partenza, l'espediente di incrociare (sentimentalmente) i personaggi in vari modi possibili (quasi una soluzione da "Un posto al sole" per far durare il racconto il più a lungo possibile), ma alla fine Giovanni e Lucia restano gli stessi, forse un po' più rassegnati, come ingabbiati in una condizione senza sbocco. Il film inoltre è sbilanciato al femminile (regia e sceneggiatura) e si sente: alla fine i maschi sono i soliti irresponsabili infantili mentre alle donne resta il compito di accudire il bambino e restare in attesa che lui ritorni in perenne instabilità psicologica (fino all'estremo del plot parallelo dove la vicina di casa, tradita anch'essa, decide di suicidarsi).

Non che quanto raccontato non possa essere vero, ma non c'è nessuna proposta alternativa a uno stato sul quale non resta che commiserarsi. In questi stessi giorni è nelle sale il lavoro di un'altra sceneggiatrice: Diablo Cody, autrice di Juno: un'ottima sceneggiatura ma si percepisce anche in questo caso una certa semplificazione del genere maschile, il quale è o un vero ebete immaturo incapace di affrontare le situazioni (il ragazzo che mette incinta Juno) o un adulto anch'esso immaturo (il marito di Rebecca che alla notizia dell'arrivo di un bimbo in adozione decide di tagliare la corda) o un bonario technician (il padre di Juno) che passa le serate sul tavolo di cucina a riparare motori elettrici.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IN AMORE, NIENTE REGOLE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/29/2010 - 10:34
 
Titolo Originale: Leatherheads
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: George Clooney
Sceneggiatura: Duncan Brantley, Rick Reilly
Durata: 114'
Interpreti: George Clooney, Renée Zellweger, John Krasinski, Jonathan Pryce

Nel 1925 il football americano professionale è ancora agli albori: vengono seguite più le squadre dei college universitari che quelle degli stadi. Ma Jimmy 'Dodge' ormai giocatore sulla via del tramonto ha un'idea: reclutare per la sua squadra proprio Carter, l'idolo delle partite nei college e per di più eroe della I guerra mondiale. Tutto sembra andare per il meglio quando tra loro si intromette l'intraprendente giornalista Lexie, rendendoli rivali in amore. Come se non bastasse, scopriranno presto che Lexie    è stata mandata dal suo giornale per investigare sul probabilmente falso eroismo di Carter...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Cloney idealizza un mondo che probabilmente non è mai esistito, dove anche gli avversari nello sport e nell'amore sanno apprezzarsi a vicenda
Pubblico 
Adolescenti
Le schermaglie amorose potrebbero annoiare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ottima ricostruzione degli anni '20, sempre simpatico Cloney; la sceneggiatura non riesce a raggiungere la brillantezza dei film a cui si vuole ispirare

George Cloney non fa mistero di amare  il ventennio '40 - '50 e i film di quell'epoca. Lo ha già dimostrato raccontando l'epoca  del macchartismo in  Good Night, e Good Luck   e la Berlino del primo dopoguerra in Intrigo a Berlino (come protagonista) in pieno stile Terzo uomo. Anche Renée Zellweger si era prestata ad operazioni nostalgia riesumando le commedie alla Doris Day anni '60 di Abbasso l'amore.

Questa volta  Cloney regista-attore ha deciso di riesumare le romantic comedy, dove lui stesso  riveste i panni che furono di Gary Grant, elegante simpaticone  e Renée quelli di Rosalind Russel intraprendente giornalista ma sempre molto femminile in La signora del venerdì-1940 . A questo è stato aggiunto, per il piacere degli sportivi americani, il ricordo, ormai rivestito di leggenda, degli albori del football americano (tema molto meno interessante per un pubblico europeo).

Lo sviluppo contemporaneo delle vicende sportive della squadra con il dinamismo delle partite sempre incerte e le vicissitudini romantiche dei protagonisti costituiscono un cocktail ormai consolidato.  L'operazione si può dire riuscita? Forse a metà. Molto bella e rigorosa l'ambientazione d'epoca e sempre simpatico perché autoironico il nostro George (per fortuna il suo personaggio dichiara di avere 43 anni; sarebbe stato imbarazzante ormai ipotizzarlo più giovane). Meno riuscita la parte della Zellweger: le sue smorfiette non riescono a ricostruire il piglio volitivo e (occorre dirlo) la seduzione che sprigionava da Rosalind Russell  in La signora del venerdì.  I meno riusciti sono proprio i battibecchi fra i due, colpa anche di una difficile traduzione, che poco hanno a che fare con i dialoghi delle commedie di  George Cukor.  In alcune situazioni, sopratutto la scazzottata al bar con tanto di pianista che suona imperterrito e l'irruzione della polizia per ricordare che siamo nel periodo proibizionista, sembra  un modo un po' calligrafico di voler riesumare  gli anni venti-trenta.

La seconda domanda è più impegnativa: che senso ha e perché rifarsi a  quel periodo e a quelle commedie? Le commedie dell'epoca graffiavano certi vizi della società che le era contemporanea, ora questo effetto si è completamente dissolto; prevale il gusto favolistico del bel tempo che fu, un rifugiarsi nel passato ora che il presente appare così sgradevole.  L'epoca era d'oro perché bastavano poche buone idee per avere successo in un mondo pieno di opportunità, perché non "c'erano regole" e si era liberi di esprimersi con spontaneità e slancio in uno sport non ancora inquinato dal dollaro, ma sopratutto perché i cattivi non esistevano: se si faceva a cazzotti fra squadre avversarie era solo per apprezzarsi meglio; se si era rivali in amore ognuno in fondo non perdeva la stima dell'altro e la schermaglia era cavalleresca. Se infine ti chiedevano  di sposarti, anche la "dura" Lexie, finiva per sciogliersi come burro al sole. Inutile dire che si tratta di un passato che non è mai esistito. Questo modo un po' melanconico di vedere la nostra vita attraverso il filtro di un sostanziale fiducia nell'umanità, proiettandola in una dimensione che non è l'oggi ma non è neanche un reale passato, è forse la vena poetica più genuina dell'opera di Cloney.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Rete 4
Data Trasmissione: Domenica, 3. Luglio 2011 - 21:30


Share |

NOTTE BRAVA A LAS VEGAS

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/29/2010 - 09:53
 
Titolo Originale: What Happens in Vegas
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Tom Vaugham
Sceneggiatura: Tom Vaugham
Durata: 99'
Interpreti: Cameron Diaz, Ashton Kutcher, Queen Latifah, Dennis farina, Rob Corddry, Jason Sudeikis

Joy McNelly é una donna in carriera che lavora per una società finanziaria. Maniaca della precisione e gran pianificatrice, riceve un duro colpo quando il suo fidanzato le comunica che intende lasciarla.
Jack Fuller è un trentenne ancora immaturo, restio ad assumersi qualsiasi forma di responsabilità e di lavorare con impegno. Il padre, che è anche il padrone della fabbrica di mobili dove Jack lavora, decide di licenziarlo. Entrambi di New Jork, decidono di andare a Las Vegas per dimenticare i loro dispiaceri. Si incontrano occasionalmente e dopo una notte brava e molti alcolici, si ritrovano la mattina seguente nello stesso letto e già sposati...

 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due giovani imparano a superare il primo livello di un'intesa ancora superficiale e riescono a conoscersi più a fondo
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scurrilità e situazione volgare
Giudizio Artistico 
 
Commedia divertente che si appoggia sul sicuro mestiere di Cameron Diaz. Alcune ingenuità nella costruzione della storia

Cameron Diaz ha già dimostrato di dominare con piglio sicuro, grazie alla sua vivacità incontrollabile e a un visetto impertinente, un tipo di commedia romantica (Tutti pazzi per Mary-1998, Cose molto cattive-1998) dove si arriva al lieto fine solo attraverso una forma di comicità alquanto pecoreccia.
Caratteristica che ritroviamo, sia pur attenuata, anche in questa storia di educazione sentimentale sotto molti versi specchio dei nostri tempi: due giovani immaturi e intimamente insicuri che impiegano poche ore per conoscersi e concedersi una notte di sesso ma poi hanno bisogno di  sei difficilissimi mesi (tanti ne richiede il giudice prima che possano sciogliere il loro matrimonio-lampo) per guardarsi dentro e scoprire i loro veri sentimenti.
Una volta caricato il meccanismo sulla situazione alquanto paradossale di una coppia costretta a vivere forzatamente sotto lo stesso tetto, il film si  muove  su due binari: quello comico costituito  dai modi più impensabili con cui entrambi cercano di cogliere l'altro in flagrante infedeltà (condizione che consentirebbe al coniuge fedele di accaparrarsi per intero i tre milioni di dollari che  hanno congiuntamente vinto a Las Vegas) e quello sentimentale, dove a poco a poco ognuno insegna all'altro a superare le proprie insicurezze.
Come sentenzierà l'esperto matrimoniale ingaggiato dal giudice per testare la "tenuta" della coppia nell'udienza di chiusura del processo: "questi due hanno un sacco di problemi, molti problemi profondamente destabilizzanti;  come individui debbono lavorare seriamente ma insieme sono perfetti l'una per l'altro. E' un rapporto vero. Chi l'avrebbe detto".
Alla fine bisogna dare atto alla sceneggiatrice di aver saputo costruire una storia che pur cedendo ad alcuni facili soluzioni ad effetto (alcune volgarità e un linguaggio scurrile) ha saputo sottolineare come sia necessario,  superata la barriera del piacersi  più epidermico e dell'attrazione  sessuale, conquistare il vero amore nell'ordinaria quotidianità.
Resta da osservare l'impiego di soluzioni troppo semplicistiche con cui si é cercato di giungere al lieto fine (c'era bisogno che lei lasciasse il lavoro per dimostrare che ormai aveva scoperto cos'é il vero amore?)
Sempre brava Cameron Diaz (affiancata, con almeno dieci anni di meno,  da Ashton Kutcher, finora conosciuto solo come il marito giovane di Demi Moore) che si muove sicura su un cliché già collaudato; deve però state attenta e cercare di rinnovare il suo repertorio: la parte di giovane inesperta sta andando oltre  i tempi consentiti.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

NON PENSARCI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/28/2010 - 12:59
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Gianni Zanasi
Sceneggiatura: Gianni Zanasi, Michele Pellegrini
Durata: 110'
Interpreti: Valerio Mastrandrea, Anita Caprioli, Giuseppe Battiston, Caterina Murino, Paolo Briguglia

Stefano, suona senza molta convinzione in una band in localini off di Roma. Il successo che tanto attendeva non è arrivato, la sua ragazza lo ha tradito. Decide che è il momento di concedersi una pausa andando a trovare la sua famiglia, a Rimini. Ben presto si accorge però che invece di venir consolato, si dovrà preoccupare degli altri: suo fratello Alberto sta mandando in bancarotta l'azienda di famiglia, la sorella ha abbandonato l'università per lavorare con i delfini dell'acquario, la madre ha un terribile segreto da confessargli....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La famiglia è il luogo dove i problemi si affrontano insieme e proprio per questo finiscono per risolversi
Pubblico 
Tutti
Molte parolacce e una bestemmia
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione di Valerio Mastrandrea ma ugualmente bravi gli altri. Il film sembra muoversi senza una direzione, salvo convergere nel finale
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |