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4 META'

Inviato da Franco Olearo il Lun, 01/10/2022 - 21:29
Titolo Originale: 4 metà
Paese: ITALIA
Anno: 2022
Regia: Alessio Maria Federici
Sceneggiatura: Martino Coli
Durata: 100
Interpreti: Matteo Martari, Matilde Gioli, Giuseppe Maggio, Ilenia Pastorelli

Luca e Sara sono una giovane coppia da poco sposata che ha invitato quattro amici a una cena a casa loro. Iniziano a disquisire sulla teoria di Platone descritta nel Simposio, secondo la quale gli esseri umani erano all’inizio una unità di maschio e femmina ma a causa delle loro disubbidienze nei confronti degli dei erano stati separati. Da quel momento ogni metà cerca la sua anima gemella, quell’unica metà che si adatta perfettamente a se stessa. I loro amici non credono che esista per ognuno di noi un’unica persona che sia perfetta per una salda unione matrimoniale e a questo punto Luca e Sara raccontano le storia di due donne e due uomini loro amici: Chiara, un’anestesista in cerca del grande amore; Giulia, una ricercatrice in statistica, sicura di sé che ama venire al dunque senza troppe smancerie; Dario, un avvocato di bell’aspetto e donnaiolo impenitente; Matteo, collaboratore di una casa editrice, persona gentile, attento alle esigenze degli altri. Fra questi quattro, chi si unirà con chi? Lo scopriremo progressivamente attraverso la tecnica narrativa delle sliding doors , cioè lo sviluppo di varie ipotesi di relazione fra le quattro metà.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film mostra quattro giovani in cerca della propria metà e finisce per svelare alcune importanti verità sulla vita di coppia
Pubblico 
Adolescenti
Le problematiche young adult e certe scelte che vengono fatte, possono disorientare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film è ben recitato e ben realizzato; supera la trappola di uno sviluppo a tesi, grazie a un’ottima caratterizzazione dei personaggi. Sgradevole l’eccesso di product placement
Testo Breve:

Grazie alla tecnica narrativa delle sliding doors, assistiamo a vari modi con cui quattro singoli possono accoppiarsi nella ricerca della propria metà. Un film che ci stimola nel riflettere sull’essenza dell’amore coniugale.Su Netflix

Questo film è come il gioco degli scacchi. Sappiamo che ogni pezzo ha le sue caratteristiche e ad ogni partita ci sono tanti possibili modi di incontrarsi-scontrarsi con i pezzi del fronte opposto. Cosa succede se la fredda Giulia incontra il donnaiolo Dario? Inevitabilmente trascorrono, senza troppi preamboli, una notte assieme perché per entrambi il romanticismo non entra nelle loro corde. Ma questa intesa è sufficiente per costruire una unione stabile? Il gentile Matteo e la romantica Chiara si incontrano a una festa di matrimonio. La felicità degli sposi risulta contagiosa e Matteo e Chiara si danno un primo bacio.  Tutto a posto anche in questo caso?

Il film, per evitare di renderci la vita facile, ci mostra gli altri due possibili accoppiamenti, cioè Giulia con Matteo e Chiara con Dario, lasciando allo spettatore il compito di decidere quale, fra queste possibili unioni, possa risultare quella che porti all’altare. Il film prosegue ponendo le quattro metà, diversamente unite di fronte a tre eventi catartici: la scoperta che lei è rimasta incinta, l’opportunità, per Giulia/Chiara, di trascorrere uno stage di sei mesi a Lisbona e il tradimento di Dario/Matteo durante una trasferta di lavoro a Londra. Potrà resistere la doppia coppia incrociata a questi violenti scossoni?

Il film non ci porta verso un finale chiarificatore, ma stimola lo spettatore a porsi delle domande. E’ vero che per ognuno di noi c’è un’anima gemella che l’aspetta? Il film non dibatte teorie in astratto ma ci porta a scoprire, nello sviluppo delle storie incrociate, importanti verità.  E’ solo tempo perso cercare di scoprire in che modo i due pezzi di una mela tagliata possono ricomporsi, nessun meccanismo garantisce una unione duratura. E’ vero il contrario ognuno dei due deve “morire a se stesso”, rinunciare al proprio io, per trasformarsi e adattarsi a vivere in questa nuova realtà costituita da me, te e dai figli che verranno. E’ bello a questo proposito, la disponibilità che Matteo mostra nel lasciare che Giulia vada a Lisbona e decide di partire anche lui, rinunciando a una possibile promozione nella sua azienda. Un gesto molto generoso, in grado di trasformare l’insensibile Giulia. Anche Chiara e Dario, che giocano al “restiamo solo amici” perché entrambi hanno paura di tuffarsi interamente in un amore totalizzante, potranno sbloccarsi solo quando uno dei due riuscirà a mostrare all’altro che sa compiere importanti rinunce per amore del loro amore.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CANONICO

Inviato da Franco Olearo il Sab, 12/18/2021 - 21:36
 
Titolo Originale: Canonico
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Peppe Troia
Sceneggiatura: Mario Bellina, Adriano Bennicelli, Sara Lorenzini, Eros Tumbarello, Peppe Troia
Produzione: MapToTheStars, Morgana Studio
Durata: 20 puntate di 30 min
Interpreti: Michele La Ginestra, Federico Lima Roque, Mariateresa Pascale, Federico Perrotta,Andrea D’Andreagiovanni

Don Michele è appena tornato da una lunga missione in Sud America e il vescovo Valerio gli ha assegnato la parrocchia di un piccolo centro rurale. Può contare nell’aiuto di don Manolo, il viceparroco, di origine africana ma naturalizzato italiano, anzi romano, a giudicare dall’accento. Prestano un servizio volontario alla parrocchia anche due laici: Bruno, che si occupa di contabilità, di animo generoso ma sempre sospettoso e diffidente e Gianluca, affetto dalla sindrome di Asperger che svolge con puntiglio le funzioni di sacrestano. La lista dei possibili aiuti è presto finita: manca una perpetua ma ciò di cui la parrocchia è soprattutto carente, agli occhi di don Michele, è il gregge dei fedeli. Sa che con l’aiuto di Dio, bisogna assolutamente fare qualcosa…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Don Michele si impegna ad accogliere e comprendere tutti. “Bussate e vi sarà aperto”: ama ripetere
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Con l’ausilio di simpatici attori, il serial riesce a ricostruire la serena (perché piena di fede) quotidianità di un parroco e della sua parrocchia, con qualche eccesso retorico verbale
Testo Breve:

Don Michele aspira a riempire parrocchia di fedeli, con l’aiuto di Dio e del suo vescovo. Una banalità quotidiana trasfigurata da una salda fede che genera speranza. Su TV2000

La lista di film che hanno avuto come protagonista un sacerdote cattolico è molto lunga. Mi piace iniziare con Le chiavi del Paradiso (1944) dove un magnifico Gregory Peck è un missionario che dedica la sua esistenza a costruire una missione in Cina. Dopo il cupo: Il diario di un curato di campagna (1953), un film che soffre di un eccesso di autorialità,  arriviamo al 1955 con  un divertente intreccio fra fede e politica in  Don Camillo e l’onorevole Peppone e negli altri film della serie, dove sono state indimenticabili le chiacchierate-preghiere di don Camillo, dal carattere irruento, ai piedi del crocifisso, grazie alle quali riesce sempre a trovare il giusto compromesso con il sindaco socialista per il bene  della comunità. Arriviamo poi al parroco più famoso e longevo di tutti, Don Matteo (2000-oggi) dove l’intreccio è, in questo caso, fra fede e investigazione poliziesca. Don Matteo guarda dentro le anime e la sua indagine finisce per essere più accurata di quella dei carabinieri, cercando sempre di portare al pentimento il colpevole di turno.

In questo Canonico, la prima serie realizzata da TV2000, ci troviamo di fronte a un sacerdote che cerca di fare il sacerdote. A ogni puntata (20 in tutto di  circa 20 minuti) don Michele deve affrontare un problema tipico dei giorni di oggi (immigrazione, adolescenza, difficoltà matrimoniali, recupero degli ex carcerati,..) e lo fa dal vivo, nel senso che ad ogni puntata si trova di fronte a una persona che gli chiede un aiuto. Il canonico accoglie tutti con un sorriso, ascolta, cerca di comprendere, propone soluzioni. Il tono, ad ogni puntata, è sempre leggero né mancano battute ironiche che rendono ulteriormente lieve il racconto. Potrebbe apparire un difetto ma quel perenne sorriso sulle labbra vuole esprimere la fede, la fiducia e la speranza che sono incrollabili in quest’uomo di Dio. Don Michele non si limita a risolvere tanti problemi contingenti; affronta anche il tema della posizione della sua parrocchia nei confronti della comunità che deve servire; comprende che la porta deve restare sempre aperta e che bisogna accogliere ed aiutare tutti.

“Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle.” (Amoris Laetitia , 38)

Possiamo dire che don Michele è un sacerdote dei tempi di Papa Francesco: ancor prima che indottrinare o proporre comportamenti-obiettivo, cerca di comprendere e, partendo dalla posizione di colui che gli si  trova davanti, cerca di portarlo verso quella serenità e quella fiducia che può essere raggiunta solo da chi ha compreso la paterna misericordia del nostro Creatore.

Il serial, realizzato con mezzi chiaramente modesti, ruota tutto intorno alle mura della parrocchia (almeno nella prima settimana di trasmissione) e finisce talvolta per impiegare un linguaggio religiosamente aulico, come quando il vescovo dichiara che “la fontana si è trasformata in sorgente”, alludendo al fatto che un immigrato, lavorando da idraulico alla fontana nel giardino della parrocchia, è riuscito a portare a termine una positiva trasformazione. Oppure quando la perpetua si lamenta per non aver avuto l’opportunità di imparare l’inglese e don Michele è pronto a rispondere che “Il Signore ci ha dato risorse infinite”.

La formula di trenta minuti al giorno per ogni giorno feriale, ha il vantaggio di farci rendere familiari, come di casa, tutti i protagonisti, che è poi l’obiettivo di questo serial: non impegnarsi in grandiosi discorsi sulla condizione di un sacerdote di oggi, ma calarci nella “banalità” delle cose che possono capitare ogni giorno in parrocchia per poi elevarle a un significato trascendente.
Peccato che non sia al momento disponibile un servizio di replay per questo serial.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MARILYN HA GLI OCCHI NERI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/20/2021 - 20:42
 
Titolo Originale: Marilyn ha gli occhi neri
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Simone Godano
Sceneggiatura: Giulia Steigerwalt
Produzione: Groenlandia con Rai Cinema
Durata: 110
Interpreti: Stefano Accorsi, Miriam Leone, Thomas Trabacchi, Mariano Pirrello

Diego è un bravo cuoco ma ha la sindrome di Tourette, è irascibile e dopo che, ancora una volta, ha spaccato piatti e bicchieri, è stato mandato a un centro di riabilitazione. Qui incontra alcuni personaggi un po’ squilibrati come lui fra cui Clara, che dice sempre tante bugie e che ha dato fuoco alla casa dopo che è stata abbandonata dal marito. Lo psicologo con il quale i due sono in cura ha un’idea: impegnarli a gestire un punto di ristoro, approfittando della circostanza che Diego è un cuoco provetto. Clara, da tempo, sta facendo promozione, via Internet, di un ristorante che non è mai esistito e tanto vale farlo diventare una realtà ma le difficoltà, gli scontri caratteriali non sono pochi…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un gruppo di emarginati riesce a organizzarsi e ad aiutarsi a vicenda. Lui e lei riescono a staccarsi dai loro problemi per trascendere a livello di coppia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un’alternanza di momenti intimi ad altri di agitata confusione caratterizza la mano sicura del regista. Bravi i due protagonisti, anche perché sono ben diretti.
Testo Breve:

Lui e lei hanno problemi di stabilità psichica e si incontrano frequentando un centro di ascolto. Una sapiente costruzione secondo lo stile della grande tradizione della commedia americana. In Sala

Ci si potrebbe domandare quando la coppia artistica Simone Godano (regia) e Giulia Steigerwalt (sceneggiatrice), al suo terzo film, smetterà di proporci “coppie strane”. Non solo quelle che debbono scambiarsi di sesso per comprendersi (Moglie e marito) o addirittura modificare il proprio orientamento sessuale (Croce e delizia) ma, con quest’ultimo film, avere anche qualche rotella fuori posto.  In questo Marylin ha gli occhi neri, che consacra la maturità professionale di Simone, c’è però qualcosa di più profondo.  

I primi due film d’esordio sembrano quasi voler prestare ossequio ad alcune tendenze correnti del pubblico, come l’attenzione alle tematiche gender mentre ora, con maggiore libertà, si entra in profondità (ma sempre con il format della commedia) nel tema universale di un  lui e una lei che si conoscono, si comprendono, si amano. La presenza di un centro di riabilitazione sempre sullo sfondo si presta a sviluppare un racconto con forti connotati di denuncia sociale (“Quelli di fuori non ci comprendono”; “Non c’è nulla da perdere perché noi non abbiamo nulla)” e ognuno dei protagonisti porta nel cuore una storia di sofferenza (Diego può vedere sua figlia solo per trenta minuti alla settimana., Clara si porta il marchio di colei che “ha dato fuoco alla casa”, a un’altra paziente, da anni è stato impedito di vedere la propria nipotina) ma se il contesto degli emarginati è indubbiamente quello portante, l’attenzione è tutta rivolta al singolo, che soffre, che ha bisogno di rapporti umani, che non vuole restare  solo.  Di Diego conosciamo il padre, che con tanta amorevole pazienza da anni si prende cura di lui: Clara impiega il tempo libero per andare  a trovare una simpatica  signora che vive in un centro per anziani, forse un po’ svampita anche lei ma che le vuole tanto bene. Perfino lo psicologo che li segue, un inflessibile ragioniere della salute mentale, ha il suo minuto per raccontare nel film, la sua storia di riscatto. Nessuno è lasciato sullo sfondo.

Ma su tutto predomina la storia dei due protagonisti, che più diversi non potrebbero essere: Lui è rigido, provato dalla vita, si  attiene alle regole perché il suo cruccio maggiore è non esser  stimato da sua figlia. Clara e più istintiva, passionale, salvo poi cadere precipitosamente in stati di sfiducia.

Ognuno dei due parte con un pregiudizio nei confronti dell’altro ma poi, un gesto generoso da parte di lei che salva Diego da una situazione imbarazzante nei confronti della ex -moglie, il ghiaccio si rompe ed entrambi si aprono all’altro mostrandosi senza filtri per quello che sono, fino alla sigla di un patto:  “Facciamo i bravi tra di noi: tu smetti di dire cavolate e io smetto di sbroccare. Solo fra noi: ci proviamo.”. Ovviamente non tutto sarà facile perché sembra strano per entrambi, immersi nei loro problemi, che abbiano lo spazio per occuparsi  di qualcun altro ma è invece proprio in questo modo di trascendere da se stessi, di essere un noi, che si costituisce la loro salvezza.

Prima parlavamo della presenza, nei precedenti film di Godano- Steigerwalt di coppie decisamente insoliti , di racconti sopra le righe, ma in realtà la commedia progredisce con estrema precisione, intervallando sapientemente momenti intimi ad altri di agitata confusione, secondo i migliori modelli della commedia americana da Billy  Wilder (L’appartamento, Baciami stupido, ) a Howard Hawks   (Ero sposo di guerra, Gli uomini preferiscono le bionde).

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Il film è presente in Televisione
Canale: sky cinema 1
Data Trasmissione: Lunedì, 31. Gennaio 2022 - 21:15


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AFTERLIFE OF THE PARTY

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2021 - 11:04
 
Titolo Originale: Afterlife og the Party
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Stephen Herek
Sceneggiatura: Carrie Freedle
Produzione: Front Row Films, DAE Light Media
Durata: 109
Interpreti: Victoria Justice, Midori Francis, • Timothy Renouf

Cassie e Lisa sono amiche da quando erano ragazze e ora, da grandi, condividono lo stesso appartamento. Cassie è organizzatrice di eventi e lei stessa, carica di energia vitale, ama l’allegria delle feste, i vestiti sgargianti. Lisa è più riflessiva, si concentra sul proprio lavoro di paleontologa ed è in cerca di rapporti di amicizia seri e duraturi. La sera della festa del suo 25mo compleanno, Cassie vuole trascorrere la notte passando da un locale all’altro e ciò la mette in urto con l’amica, che si allontana rattristata. La mattina dopo, Cassie, ancora oppressa dalla sbornia della sera precedente, cade in bagno e muore. Al suo risveglio si ritrova davanti a Val, il suo “angelo custode provvisorio”: la informa che è passato ormai un anno dalla sua morte e che se vuole andare in Paradiso, ha solo cinque giorni per rappacificarsi con l’amica Lisa, con la madre Sofia, che l’ha abbandonata da piccola e con suo padre, che non ha più visto da tempo e che è rimasto angosciato per sua morte…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia, l’amore genitori-figli sono visti come fondanti non solo per una piena felicità ma anche per “guadagnarsi” il Paradiso
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film che si può definire leggero, con non pochi sviluppi incompiuti ma molto gradevole da vedere, grazie anche alla bravura di Victoria Justice, molto nella parte
Testo Breve:

Una ragazza molto amante della vita, muore prematuramente. Le viene concesso il Paradiso se saprà riconciliarsi con chi ha trascurato. Un film leggero ma molto gradevole. Su Netflix

Questo Afterlife of the Party è un fenomeno singolare che merita di venir analizzato. Lo sviluppo della storia è semplice e l’ironia impiegata dimostra che gli stessi autori non hanno avuto la pretesa di realizzare alcunché di impegnativo per lo spettatore. Però, dall’inizio di settembre, da quando è stato reso disponibile sulla piattaforma Netflix, si è posizionato saldamente ai primi posti (ora non più, perché è arrivato La casa di carta 5).

Cos’è che ha reso così gradevole questo film? Una risposta immediata può essere: mostra buoni sentimenti, tratta dell’importanza del perdono; temi ai quali, a dispetto di tutte previsioni, noi siamo ancora attaccati.

L’amicizia fra Cassie e Lisa viene analizzata nella felicità di comporre un puzzle assieme, dello scatenarsi in un  ballo sfrenato  ma anche nel litigare, perché mosse da interessi diversi anche se  pronte a rappacificarsi perché è troppo doloroso stare lontane. Sono oscillazioni inevitabili causate proprio da quei momenti nei quali Cassie si rinchiude in se stessa a cui seguono altri, dove ritrova pienamente il suo essere generoso e si preoccupa di aiutare l’amica nelle sfide più importanti della sua vita.

Qualcosa di analogo deve essere accaduto a Sofia, sua madre, quando ha desiderato scappare per provare nuove esperienze e vedere il mondo, trascurando gli affetti familiari.

Meno a fuoco la figura del padre, che non si è più ripreso dopo la morte della figlia. E’ maturato, come dice, quando ha dovuto accudire la figlia dopo la partenza della madre ma lo sviluppo del racconto non rende tangibile la sua affermazione. Alla fine sia che si  tratti di persone sempre attente al bene altrui, come Lisa oppure come Cassie e sua madre, che non possono esser definite egoiste ma piuttosto desiderose di affrontare la vita con un tocco leggero senza troppi pensieri, sono tutte persone che riconoscono che c’è sempre qualcosa di giusto da fare e di sbagliato da evitare.

Ovviamente nulla di nuovo nel gioco fra il prima e il dopo la morte ma più che far riferimento a Il paradiso può attendere (1978) dove il tema dello sport prende il sopravvento, è meglio tornare a Il cielo può attendere del 1943 del grande Ernst Lubitsch. Anche in quel caso un uomo si trovava in bilico, fra andare all’inferno o in paradiso, perché aveva avuto la leggerezza di pensare troppo al gentil sesso quando era in vita ma aveva anche provato un profondo amore per sua moglie che lo aveva trasformato. Anche in questo Afterlife c’è un chiaro problema etico da risolvere e forse, in modo più evidente degli altri, c’è l’impegno di comprendere e perdonare.

Un’altra caratteristica conferisce una leggerezza tutta particolare al film: quella voglia di Cassie di divertirsi e ballare (bravissima Victoria Justice), quella timidezza della “secchiona” Lisa così maldestra di fronte a un ragazzo che le piace, sembra far riferimento a delle adolescenti più che a delle Young adult, a cui occorre aggiungere la presenza di un ormai quasi dimenticato pudore riguardo a tematiche sessuali.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HE'S ALL THAT

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/07/2021 - 13:12
 
Titolo Originale: He's all that
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Mark Waters
Sceneggiatura: R. Lee Fleming Jr.
Produzione: Miramax Ethea Entertainment
Durata: 91
Interpreti: Addison Rae, Tanner Buchanan, Madison Pettis, Rachael Leigh Cook

Padgett è una influencer di successo che promuove prodotti cosmetici. Anche se la sua famiglia non è benestante (vive con la madre, divorziata, che è un’infermiera) grazie ai suoi introiti studia in una high school d’elite a Los Angeles e frequenta amiche altolocate. Il suo prestigio crolla quando viene ripresa mentre entra nella roulotte di Jordan, il suo boy-friend (ma anche la sua creatura artistica, visto che è stata lei a trasformarlo in divo dell’hip hop). Padgett scopre che Jordan ha una tresca con un’altra ragazza e le reazioni rabbiose di Padgett diventano virali in rete. Come immediata conseguenza, perde il contratto di sponsorizzazione ma non si perde d’animo e medita una rivalsa: vuole dimostrare di essere in grado di trasformare il più insignifiante dei suoi compagni di scuola in una star delle prossime feste e del ballo di fine anno a scuola. A rinforzare la sua decisione stabilisce una scommessa con le sue amiche. La sua scelta cade su Cameron...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film racconta la nascita di un amore adolescenziale con il giusto garbo e attenzione anche ai sentimenti familiari
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film fresco e semplice che raggiunge l’obiettivo di raccontare una storia romantica, con alcune incompiutezze nelle definizione dei protagonisti
Testo Breve:

Lei è una influencer di successo, concentrata sulle apparenze; lui un ragazzo serio con una ferita nel cuore. Le differenze si attraggono romanticamente, giusto in tempo per il prom, il ballo di fine anno scolastico. Su Netflix

Il film inizia subito mostrando Padgett al “lavoro” di prima mattina: davanti al suo cellulare acceso, mostra a tutte le fans come truccarsi prima di andare a scuola nel modo più attraente. E’ una sequenza che riesce molto bene perché Padgett è interpretata da Addison Rae, una vera tiktokker con migliaia di followers (è una tendenza che sta prendendo piede: anche nel nostro Genitori vs influencer la protagonista era una nostra affermata influencer: Giulia de Lellis). Si è trattato di un modo netto per distaccarsi, puntando su un contesto attuale, con il suo precedente film quasi omonimo (ma a sesso invertito: She’s all that ) del 1999 (titolo in italiano: Kiss me). Sarebbe però inutile impegnarsi in un confronto fra due film distanti fra loro di vent’anni; è importante piuttosto ricordare che l’onore di aver riesumato sul palco il mito di Pigmalione  nel 1913 è tutto di George Bernard Show, poi ripreso dal bellisssimo My Fair Lady di George Cukor del 1964 e riesumato ora, con questi due film, in un contesto adolescenziale.

Il desiderio di Padgett di scegliere un ragazzo qualunque e farlo diventare una stella delle feste mondane e del solito prom (la festa della fine dell’anno scolastico, il tormentone di tanti film americani) rispecchia quindi bene il contesto attualissimo di pura apparenza, di luccichio e abiti scintillanti, vita allegra e perfetta che traspare dalle esibizioni delle tante influencer che vivono in quel mondo virtuale che è la rete. Un’attualità marcata anche dalla presenza, quasi inevitabile, di due protagoniste lesbiche. Il contrasto rispetto a Padgett diventa prevedibile: è impersonato da Cameron, un ragazzo che ama la natura e i cavalli, ha la passione della fotografia di strada per cogliere il reale anche nei suoi momenti infelici e che nasconde nel cuore una vecchia ferita (vive con sua sorella dalla nonna, perché la madre è morta e il padre vive in Svezia). Nella prima parte del film lo svolgimento è prevedibile (le manovre di Padgett per attirare Cameron nelle feste delle sue amiche facoltose, con immancabile ballo intorno alla piscina) ma poi, quando scoppia la crisi (Cameron scopre di esser stato solo l’oggetto di una scommessa) il racconto acquista profondità perché la nascita dell’amore fra i due è raccontata con toni sinceramente appassionati. Padgett non si preoccupa dei problemi che sono sorti durante una festa (quindi a detrimento della sua immagine) per aver invitato Cameron ma è in pensiero sopratutto per lui e di come sia rimasto male per ciò che è accaduto: il primo segno di un amore che sta proiettando Padgett fuori dal suo egocentrismo. Molto bello anche il colloquio fra Cameron e la sorellina Brin. Lei può solo sperare in una rappacificazione fra Cameron e il fratello, perché non lo aveva più visto così felice dai tempi in cui la madre era ancora viva.

Si tratta quindi di una teen comedy forse senza pretese ma adatto al suo pubblico targhet, anche perché abbellito dalle movimentate coreografie dei ragazzi e delle ragazze, vestiti con i fascinosi abiti che si indossano per il  prom. Se bisogna fare un appunto, occorre dire che Addison Rae, nella parte di Padgett, indossa inevitabilmente bene gli abiti della influencer ma poi non riesce a cambiare tono nei momenti più gravi del racconto. Analogamente Cameron, serio e contenuto, è meno convincente nella sua versione di bravo ballerino.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA FELICITA' DEGLI ALTRI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/01/2021 - 09:07
Titolo Originale: LE BONHEUR DES UNS...
Paese: Francia
Anno: 2020
Regia: Daniel Cohen
Sceneggiatura: Daniel Cohen, Olivier Dazat
Durata: 100
Interpreti: Vincent Cassel, Bérénice Bejo, Florence Foresti

Léa e Marc, Karine e Francis, sono due coppie che si conoscono da molto tempo. Hanno la consuetudine di cenare insieme nel fine settimana e anche questa volta sono riuniti intorno al tavolo di un ristorante. Discutono del più e del meno, cercano di decidere se prendere il dessert; Léa si rifiuta di prendere il suo amato Ile Flottante se anche gli altri non ordinano qualcosa. Il marito Marc la sgrida bonariamente perché incapace, come sempre, di prendere una decisione in autonomia. A questo punto Léa informa gli altri che ha scritto il libro, sollecitato da un famoso scrittore che aveva letto un suo testo. I presenti sorridono simpaticamente: può mai, la commessa di un negozio, diventare una scrittrice?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In questa moderna favola moraleggiante, l’invidia rende infelici mentre l’attenzione, la cura verso l’altro è il segreto di una vita serena che può portare alla realizzazione di cose grandi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per la maturità necessaria per cogliere l'ironia e la satira impiegata
Giudizio Artistico 
 
Dialoghi vivaci e spiritosi, caratteri ben definiti ma bloccati all’interno di uno sviluppo a tesi
Testo Breve:

All’interno di quattro amici di lunga data, Léa, commessa di negozio, ha un successo strepitoso con il suo primo libro. Racconto morale sugli effetti deleteri dell’invidia che scatena il successo degli altri. In SALA

Ci troviamo di fronte a un film squisitamente francese. Innanzitutto, nel piacere per l’affabulazione, qui particolarmente evidente perché la sceneggiatura si ispira a un testo teatrale; nell’impiego di riferimenti colti (presi dalla letteratura, dall’arte), nella vivacità e nelle battute cariche di ironia, tipiche della commedia francese.

 Ma soprattutto nell’impostazione a tesi: c’è qualcosa riguardo alla realtà dell’uomo, che l’autore vuole dimostrare: una sorta di moderna favola morale, impiegando, diversamente da Jean de La Fontaine, gli uomini invece degli animali,

L’argomento della tesi è chiaro fin dall’inizio e lo sviluppo si mantiene coerente all’assunto fino alla fine: il successo imprevisto di un’amica, di una moglie, destabilizza i rapporti, genera gelosie, fa soffrire chi è corroso dall’invidia.

Le parti divertenti del film stanno tutte nel modo disinvolto con cui Karine e Francis reagiscono al successo dell’amica: se c’è riuscita lei, anche Karine non avrà problemi a scrivere un romanzo (salvo copiare pedissequamente Flaubert) e Francis non ha dubbi di poter raggiungere il successo, prima come cantante hard rock, poi come scultore,   coltivatore di Bonsai e infine come cuoco.

Lo sconvolgimento di Karine è profondo perché di quell’amica semplice e gentile, si è sempre considerata una sorta di confidente e guida e ora non riesce ad accettare lo svuotamento di questo suo ruolo. Per il marito di Léa, Marc, la situazione è diversa: uomo pratico, esperto solo del business dell’alluminio, riesce a stento a leggere la bozza del romanzo di Léa e considera quel racconto un’interferenza nella loro vita privata. Lui, il maschio di casa, sente che la moglie gli sta sfuggendo di mano, orientata verso nuovi sentieri a lui totalmente ignoti.

Gli attori sono tutti bravi, perfettamente nella parte, ma non poche recensioni sono state negative, probabilmente perché hanno visto questi personaggi ingabbiati nello sviluppo di una tesi da dimostrare.

In realtà, a mio avviso, il film è più profondo di quanto non appaia a un  primo sguardo. Perché Léa ha un successo così imprevisto (ogni riferimento a J.K. Rowling, l’autrice di Harry Potter, che quando ha scritto il primo libro era una donna sola, senza soldi, con un figlio a carico, non è puramente casuale)?

Non si tratta di doti fino a quel momento inespresse ma qualcosa di più. Non si tratta del caso, di una natura benevola con alcuni e arida con altri.

Fin dalle prime sequenze, quando vediamo Léa svolgere il suo mestiere di commessa in un negozio di abiti, impegnata a dare suggerimenti alle clienti, cogliamo la sua attenzione alle persone: lei comprende lo stato d’animo, le aspettative della persona che le sta davanti, e le dà  quel consiglio che lei ritiene sia il più giusto, anche se in quel momento può voler dire non comperare nulla.

Léa ha successo perché osserva le persone e le comprende. Non si cura di se stessa e quando riceve i primi introiti come frutto del suo libro, pensa innanzitutto a regalare al marito ciò che ha sempre sognato: una moto rombante. E’ proprio la sua generosità e l’attenzione agli altri che la rende superiore rispetto a coloro che pensano prima di tutto a se stessi. Solo chi gode della felicità altrui, anzi, contribuisce alla gioia e alla gloria dell'altro beneficia di libertà e felicità interiore, allora si è veramente persone grandi, «libere dall'egoismo, dalla viltà e dall'avidità», come amava dire Adam Ferguson.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GENITORI VS INFLUENCER

Inviato da Franco Olearo il Dom, 04/11/2021 - 19:45
Titolo Originale: Genitori vs influencer
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Michela Andreozzi
Sceneggiatura: Michela Andreozzi, Fabio Bonifacci
Produzione: Paco Cinematografica, Neo Art Producciones
Durata: 94
Interpreti: Fabio Volo, Ginevra Francesconi, Giulia De Lellis

Paolo è un professore di filosofia che si prende cura da solo (è vedovo) della figlia Simon. La ragazza è brava a scuola, è sempre stata ubbidiente ma ora ha raggiunto l’età dell’adolescenza e passa tutto il tempo incollata al cellulare. Paolo ce la mette tutta per ricostruire un rapporto armonioso con la figlia ma la distanza generazionale sembra incolmabile, soprattutto quando lei dichiara di voler diventare un’influencer. Paolo sbotta in una sfuriata che ripresa dalla figlia con il telefonino, diventa presto virale. Così senza volerlo, anche Paolo diventa un influencer e la figlia si offre di diventare il suo social media manager…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un padre e una figlia adolescente riescono a superare il salto generazionale che li separa e trovano il modo di impegnarsi nello stesso progetto
Pubblico 
Adolescenti
Qualche atteggiamento disinvolto e l’inserimento di un personaggio con inclinazioni omosessuali al solo scopo di ricavarne qualche battuta
Giudizio Artistico 
 
Qualche battuta va a segno ma il racconto avanza solo sotto la spinta di continui cambiamenti di prospettiva: un gioco che non sempre riesce e si determinano momenti di stallo
Testo Breve:

Simon è una ragazza adolescente che aspira a diventare una influencer famosa. Il padre è un austero professore di filosofia. Un continuo cambiamento di ruoli ci fa conoscere, divertendo, nuove frontiere e rischi nel mondo dei social

Social media manager, shitstorm, blastare, friendzonato, boomer, hater: per chi non è molto avvezzo al linguaggio dei social media, questo film potrebbe diventare l’occasione attesa per non restare indietro, tanto più che una delle protagoniste, Giulia de Lellis, è realmente un’influencer affermata che di fatto recita se stessa. Per chi invece conosca questo mondo, non può aspettarsi molte emozioni; la vicenda di come Paolo, da anti-influenzer riesca facilmente a trovare anche lui un pubblico che lo segua (con tutti i vantaggi commerciali che ne conseguono) è sviluppata in modo quasi didattico ad uso dei novizi.

Il film si espone su un tema così scottante e attuale, in modo bilanciato. Da una parte viene sottolineata la libertà di poter esprimere in rete tutto ciò che si desidera, dall’altra la grande volubilità dei simpatizzanti che possono presto compattarsi in una shitstorm, senza contare l’impiego di un’arma tipica per la vendetta che è il revenge porn.

Il film avanza ponendosi l’obiettivo di inanellare una serie di colpi di scena ma se all’inizio il meccanismo funziona (il compassato professore di filosofia che diventa un influencer, la figlia-antagonista che diventa la sua affiatata social media manager, l’influencer antagonista Ele-O-Nora che si trasforma in alleata e qualcosa di più, ..) alla fine perviene a un punto di stallo e a poco serve il recupero di una sottotrama che periodicamente viene ripresentata: il gruppo dei vicini di casa che conoscono il professore e Simon da quando era piccola. Essi rappresentano per contrasto, cosa sono i veri rapporti umani, quelli non virtuali,  che si sviluppano guardandosi in faccia.  Tra questi vicini troviamo, fra gli altri,  Paola Minaccioni e un impagabile Nino Frassica, che rappresentano persone che sono quello che sono, con i loro pregi e i loro difetti, diversamente dai personaggi monodimensionali che vengono costruiti per la rete. La ricerca di colpi di scena a tutti i costi ha fatto sì che venisse introdotto anche uno studente con inclinazioni omosessuali (o presunte tali) che ha un  interesse verso il professore di filosofia. Le battute che ne scaturiscono sono estremamente infelici e la sottotrama che si sviluppa è fuori contesto.

Alla fine il film, visto come commedia famigliare, fornisce un messaggio positivo: un padre e una figlia riescono a comprendere il punto di vista dell’altro e si impegnano insieme per raggiungere gli   stessi obiettivi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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YES DAY

Inviato da Franco Olearo il Dom, 03/28/2021 - 17:31
 
Titolo Originale: Yes Day
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Miguel Arteta
Sceneggiatura: Justin Malen
Produzione: Grey Matter Productions, Entertainment 360
Durata: 86
Interpreti: Jennifer Garner, Édgar Ramírez, Jenna Ortega

Allison e Carlos sono una coppia affiatata con tre figli scatenati: Katie ha ormai 14 anni e scalpita per andare quella sera a un evento musicale con le sue amiche; Nando si diletta a preparare waffle vulcanici con abbondanti dosi di carbonato e infine la piccola Ellie, che quando si mette in testa di fare una cosa…Le giornate scorrono in una normalità apparente: Carlos va in ufficio (è il legale di un’azienda), Allison porta i figli a scuola e ogni tanto cerca, senza successo finora, di trovare un posto di lavoro, ora che i figli sono abbastanza grandi. L’incontro con gli insegnanti della scuola, gettano Allison e Carlos in un grande imbarazzo: vengono a sapere che Katie e Nando hanno equiparato la loro mamma a Hitler o Mussolini, perché sa dire solo “no”. Allison alla fine trova una soluzione: propone, per tutta la famiglia uno “Yes day” dove papà e mamma non potranno dire di no alle richieste dei figli. I tre ragazzi e Carlos accettano con entusiasmo….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un padre una madre e tre figli, compiono esperimenti di affiatamento e di sostegno reciproco e ci riescono
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Jennifer Garner nella parte della madre, fornisce la giusta energia per un film che ha l’obiettivo di mettersi all’altezza dell’entusiasmo di ragazzi scatenati. Più opaca la figura del padre
Testo Breve:

Una mamma, accusata di dire sempre no dai suoi tre figli, accetta le regole dello  Yes Day: per un giorno  dovrà dire sempre si alle loro richieste.  Un film divertente che si trasforma in elogio dell’unità familiare.Su Netflix

Diciamo subito che questo family-film è molto divertente. Al di là dei messaggi di saggezza familiare che cerca di trasmettere, si susseguono alcune gags, situazioni particolarmente spassose che fanno sì che il film valga anche solo per questo: offre un momento di intrattenimento fruibile da tutta la famiglia insieme. Né bisogna pensare che questo Yes Day sia stata la trovata di qualche sceneggiatore: ci risulta che realmente, negli Stati Uniti, si stia diffondendo la consuetudine, da parte dei genitori, di concedere un giorno durante il quale i figli possono chiedere e ottenere tutto quello che vogliono. Resta solo da augurarsi che non chiedano, come accade nel film, di passare sotto un tunnel di lavaggio macchine con i finestrini aperti, partecipare a una gara di Gut Buster (schiantafegato) dove in mezz’ora bisogna ingurgitare una quantità assurda di gelato oppure partecipare in squadra a una specie di rubabandiera, dove gli avversari sono colpiti da palloncini ripieni di acqua colorata.

Qual è, per i genitori il senso da dare alla loro partecipazione a questa estenuante maratona? Indubbiamente è quello di ridurre le distanze rispetto ai figli per mostrare che anche loro sanno ancora divertirsi assieme ai propri figli. Se poi questo accade solo una volta all’anno, ciò è dovuto al fatto che i genitori debbo riprendersi la loro funzione autoritaria per educarli progressivamente a una autonomia responsabile. Ovviamente non tutto avanza in modo così rigorosamente razionale. Se ne accorge soprattutto Allison, che vorrebbe che il mondo si fermasse in quel momento di spensierata allegria, soprattutto nei confronti di Katie, perché non vorrebbe trovarsi di fronte un’adolescente ormai ribelle, ma ancora per un poco la piccolina che riusciva a far contenta con orsacchiotto di peluche.

Ma anche per i figli non tutto funziona secondo i piani: quella libertà assoluta tanto desiderata comporta responsabilità inaspettate e ora anche Katie e Nando comprendono che restare ancora un poco sotto l’ombrello protettivo dei genitori può essere vantaggioso.

Il lieto fine è scontato e l’affiatamento familiare ormai ritrovato è il frutto del più classico dei metodi: mettersi, per un momento, ognuno nei panni dell’altro.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA MAPPA DELLE PICCOLE COSE PERFETTE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/17/2021 - 11:15
 
Titolo Originale: The Map of Tiny Perfect Things
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Ian Samuels
Sceneggiatura: Lev Grossman
Produzione: FilmNation Entertainment, Weed Road Pictures, Wishmore Entertainment
Durata: 99
Interpreti: Kyle Allen, Kathryn Newton

Mark è un adolescente che, suo malgrado, si trova incastrato in un loop temporale di 24 ore. Inizialmente entusiasta della cosa, ogni giorno cerca di fare colpo sulla stessa ragazza. Un pomeriggio, però, incontra Margaret: anche lei bloccata nell’eterno ritorno della stessa giornata. Con il trascorrere di un tempo sempre uguale, i due stringono una forte amicizia, iniziano a fare cose utili per la società e si dedicano alla ricerca delle piccole cose perfette che ogni giorno succedono in maniera discreta, quasi nascosta. Svariati sono i tentativi di uscire dal loop, ma non sortiscono il risultato sperato. Diverse scoperte aiuteranno Mark a valorizzare i rapporti familiari e Margaret ad affrontare un grande dolore.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ragazzo e una ragazza scoprono insieme il valore delle piccole cose di ogni giorno e l’importanza di prendersene cura, che rimanda, indirettamente alla saggezza del creato e alla lode del suo Creatore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Uno sviluppo semplice e lineare, coerente con il messaggio che si vuol trasmettere, sul valore delle piccole cose di ogni giorno
Testo Breve:

Due adolescenti, Mark e Margaret, sono chiusi in un loop temporale e rivivono sempre lo stesso giorno. E’ l’occasione per conoscersi, amarsi e prestare più attenzione alle piccole belle cose di ogni giorno e alle esigenze degli altri. Su Prime Video

Quello che potrebbe sembrare quasi un genere cinematografico, ovvero un film ambientato in un time loop, trova in questa pellicola la sua declinazione nel mondo adolescenziale.

Dopo Ricomincio da capo, Edge of Tomorrow (peraltro più volte citati dai protagonisti stessi), Looper o il più recente Palm Springs, questo film riporta sulla scena una giornata di vita che si ripete ciclicamente in eterno. Non è dato sapere il perché questo succeda a Mark e Margaret, si può però assistere al maturare del loro rapporto in questa situazione surreale.

Se esteriormente il tempo non passa mai, i caratteri dei due protagonisti maturano: il loro essere consapevoli della strana situazione in cui si trovano, li porta a condividere scelte e momenti significativi, li mette alla ricerca di quelle piccole cose perfette che ogni giorno succedono per poterne tracciare una mappa, per poterle ritrovare e ammirare all’infinito. In fin dei conti, i due ragazzi vanno alla ricerca di quello che la routine di ogni giorno nasconde: da cose sciocche e divertenti, a momenti di meraviglia e gioia profonda. Come dice Mark alla sua amica Margaret: “Ci sono quei momenti quando la casualità si trasforma in qualcosa di perfetto, come se la vita potesse mostrarci di essere sempre meravigliosa”. Dall’essere vittime della situazione, i due giovani cercano di sfruttarne tutte le possibilità.

Si può parlare, sia pur in modo indiretto, di un atteggiamento di fede da parte dei protagonisti, perché, in fin dei conti, è come cercare la firma di un pittore in un'opera d'arte: nello stile vedi la mano dell'artista, poi cercando trovi anche la firma.

L’interpretazione molto convincente di Kyle Allen (Mark) e di Kathryn Newton (Margaret) rendono davvero godibile il film.

L’amicizia prima e l’innamoramento reciproco poi, la riscoperta dei rapporti familiari che quotidianamente vivono, l’empatia e la comprensione nei confronti delle persone, sono tutti aspetti che con delicatezza emergono e con un’intelligente regia vengono mostrati, senza mai scadere in un sentimentalismo sdolcinato. Anche la sofferenza e la morte trovano il loro spazio, sempre in modo delicato.

Il montaggio non particolarmente concitato conferisce un tono di riflessività alla storia: permette allo spettatore di gustare i sentimenti che via via si fanno spazio nell’interiorità dei due giovani, di ammirare con i protagonisti le piccole cose perfette di ogni giorno, di apprezzare i cambiamenti di carattere in una routine che si ripete sempre uguale a stessa.

Colori e luci, poi, conferiscono una notevole vivacità al tutto. Spazi aperti e ambientazione estiva rallegrano gli occhi.

La sceneggiatura, però, porta con sé un limite abbastanza evidente: la conclusione, forse un po’ scontata, dove l’amore è la soluzione per uscire di questo paradosso della fisica quantistica.

L’espediente del loop temporale costituisce solo una cornice alle vicende che caratterizzano questo teen movie: ogni elemento classico del genere viene trattato con tatto e rispetto (dal tema dell’innamoramento a quello della morte) e le relazioni (che costituiscono la parte fondamentale della vita, in particolare di quella di un adolescente) vengono ripresentante nella loro poliedrica varietà e coloritura emotiva, mentre gli ideali e l’entusiasmo di questa età sono portati sullo schermo con toni vivaci e divertenti.

Questo secondo lungometraggio del regista Ian Samuels è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Lev Grossman. Sicuramente non un’opera di grandi pretese ma un prodotto apprezzabile per la sua semplicità e per la leggerezza con cui ritrae alcune delle dimensioni peculiari dell’adolescenza.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MYTHIC QUEST - RAVEN'S BANQUET (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Sab, 02/13/2021 - 20:58
Titolo Originale: MYTHIC QUEST - RAVEN'S BANQUET
Paese: USA
Anno: 2020
Sceneggiatura: Charlie Day Megan Ganz Rob McElhenney
Produzione: RCG Productions, 3 Arts Entertainment, Ubisoft Film & Television, Lionsgate Television
Durata: 10 episodi di 30'
Interpreti: Rob McElhenney, Ashly Burch, Jessie Ennis, Imani Hakim, David Hornsby, Charlotte Nicdao

Siamo nello studio di sviluppo del videogioco The Mythic Quest . Lo dirige Ian Grimm, un uomo che ha un feeling speciale per carpire il successo con i videogiochi ma è vanitoso ed egocentrico. Poppy Li è responsabile della squadra dei programmatori: difende con aggressività e convinzione le proprie idee ma si considera sottovalutata, in un mondo dominato da maschi; David è il produttore esecutivo che, a dispetto della carica che ricopre, è perennemente ansioso e insicuro. Ci sono ancora: due ragazze addette al controllo qualità (Dana e Rachel); Brad, il responsabile della monetizzazione del gioco e C. W., l’anziano del gruppo, responsabile della struttura narrative dei giochi. Uno staff professionalmente preparato ma un po’ scombinato, che deve affrontare sfide quotidiane, prima fra tutte il giudizio di un quindicenne influencer molto apprezzato che con il suo giudizio è in grado di far crollare i guadagni del gioco così come farli salire

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Uomini e donne con personalità molto diverse si trovano a far parte della stessa azienda e pur tra opinioni diverse si rispettano e sanno esercitare la solidarietà, quando risulta necessaria
Pubblico 
Pre-adolescenti
Turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Il film finisce per diventare un accurato studio sociologico di un contesto di lavoro con protagonisti un po’ disfunzionali ma tutti intenzionati a fare il meglio per la società. Ottimo il quinto episodio
Testo Breve:

Il serial, pur mantenendo un tono leggero, ricostruisce con  fedeltà l’ambiente di lavoro di una società produttrice di videogiochi e le sfide che vanno affrontate

Negli anni ‘70 non erano ancora diffusi i computer ma c’erano le game machine  in tanti bar e  nelle sale da gioco, con le quali, inserendo un numero adeguato di monete, poter fare il gioco del momento.  A un certo punto gli incassi iniziarono a diminuire: gli utenti erano diventati esperti e avevano iniziato ad annoiarsi. E’ in quell’occasione che fu inventato il gioco a più livelli, in modo da spingere il giocatore in una spirale di sfide sempre più complesse.  Si era ancora alla preistoria del gaming (ma si guadagnava già tanto) mentre oggi si è arrivati a guadagni stratosferici grazie al  MMORPG (Massive Multiplayer Online Role-Playing Game) com’è appunto Mythic Quest, il vero protagonista di questa serie, dove migliaia di giocatori possono interagire interpretando personaggi che si evolvono in un contesto di circostanze sempre mutevoli e più complesse. Ma, ciò che conta per i produttori, più i giocatori sono coinvolti nel racconto, più sono costretti a comperare armi speciali per sconfiggere gli avversari. C’è un dato che forse non è chiaro a tutti: Il settore del gaming genera più incassi di tutto il settore  dell’entertainment (cinema, televisione, musica,..) e quindi bisogna parlarne, va fatto conoscere anche chi non si sente appassionato al tema.

Questo serial ha il format di una comedy e lavora sulle battute, crea situazioni comicamente imbarazzanti per i protagonisti, spesso congelati in una rigida stereotipizzazione ma nel fondo, è molto serio, mostrando con realismo strutture, funzioni e problemi di questa particolare realtà lavorativa.

Tutte le puntate si svolgono negli uffici della compagnia, (la fiction può senz’altro esser definita un serial di contesto) e le ambientazioni, le dinamiche relazionali sono oltremodo realistiche: la squadra dei programmatori tutti insieme in una stanza del sottosuolo come operai di una catena di montaggio, le ragazze del controllo qualità che passano l’intera giornata in un salottino insonorizzato davanti a un televisore che con il joistik in mano per scoprire i bugs del programma. Il tutto fra persone in dressing casual, in perfetto stile Silicon Valley.

Le giornate si susseguono nella tensione continua fra sviluppare qualcosa di innovativo e simpatico per migliorare il gioco e rispettare il vincolo stretto di perseguire il mandato primario di aumentare i giocatori e quindi gli incassi. Interessante, a questo proposito, la puntata dove si scopre che alcuni giocatori sono dei neonazisti che si sono raggruppati, all’interno di Mythic Quest, in una squadra d’assalto, sconfiggendo gli avversari: sorge il dilemma etico se annullare l’iscrizione di questa categoria di persone oppure seguire la logica della conservazione di guadagni.

Un discorso a parte merita il bellissimo capitolo 5: una novella sentimentale a se stante ambientata nel mondo dei videogiochi. I due protagonisti non compaiono nelle altre puntate, i dialoghi hanno una superiore qualità; raccontano di un lui e di un lei uniti dalla stessa passione: riuscire a raccontare con i videogiochi qualcosa che possa piacere ai giovani. Ben presto però il successo per uno solo di loro metterà a repentaglio questa bella love story.

Non possiamo aspettarci da questo serial spunti per aprire discussioni sul potenziale valore educativo (o diseducativo?) di questi gioch ma parla piuttosto  di esseri umani inseriti in un’organizzazione come tante, intese a fornire un servizio che genera profitti. E sotto questo aspetto  il serial risulta positivo perchè persone che vivono a stretto gomito tutta la giornata riescono a sviluppare solidrietà, aiuto quando serve e apprezzamento reciproco.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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