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YES DAY

Inviato da Franco Olearo il Dom, 03/28/2021 - 18:31
 
Titolo Originale: Yes Day
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Miguel Arteta
Sceneggiatura: Justin Malen
Produzione: Grey Matter Productions, Entertainment 360
Durata: 86
Interpreti: Jennifer Garner, Édgar Ramírez, Jenna Ortega

Allison e Carlos sono una coppia affiatata con tre figli scatenati: Katie ha ormai 14 anni e scalpita per andare quella sera a un evento musicale con le sue amiche; Nando si diletta a preparare waffle vulcanici con abbondanti dosi di carbonato e infine la piccola Ellie, che quando si mette in testa di fare una cosa…Le giornate scorrono in una normalità apparente: Carlos va in ufficio (è il legale di un’azienda), Allison porta i figli a scuola e ogni tanto cerca, senza successo finora, di trovare un posto di lavoro, ora che i figli sono abbastanza grandi. L’incontro con gli insegnanti della scuola, gettano Allison e Carlos in un grande imbarazzo: vengono a sapere che Katie e Nando hanno equiparato la loro mamma a Hitler o Mussolini, perché sa dire solo “no”. Allison alla fine trova una soluzione: propone, per tutta la famiglia uno “Yes day” dove papà e mamma non potranno dire di no alle richieste dei figli. I tre ragazzi e Carlos accettano con entusiasmo….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un padre una madre e tre figli, compiono esperimenti di affiatamento e di sostegno reciproco e ci riescono
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Jennifer Garner nella parte della madre, fornisce la giusta energia per un film che ha l’obiettivo di mettersi all’altezza dell’entusiasmo di ragazzi scatenati. Più opaca la figura del padre
Testo Breve:

Una mamma, accusata di dire sempre no dai suoi tre figli, accetta le regole dello  Yes Day: per un giorno  dovrà dire sempre si alle loro richieste.  Un film divertente che si trasforma in elogio dell’unità familiare.Su Netflix

Diciamo subito che questo family-film è molto divertente. Al di là dei messaggi di saggezza familiare che cerca di trasmettere, si susseguono alcune gags, situazioni particolarmente spassose che fanno sì che il film valga anche solo per questo: offre un momento di intrattenimento fruibile da tutta la famiglia insieme. Né bisogna pensare che questo Yes Day sia stata la trovata di qualche sceneggiatore: ci risulta che realmente, negli Stati Uniti, si stia diffondendo la consuetudine, da parte dei genitori, di concedere un giorno durante il quale i figli possono chiedere e ottenere tutto quello che vogliono. Resta solo da augurarsi che non chiedano, come accade nel film, di passare sotto un tunnel di lavaggio macchine con i finestrini aperti, partecipare a una gara di Gut Buster (schiantafegato) dove in mezz’ora bisogna ingurgitare una quantità assurda di gelato oppure partecipare in squadra a una specie di rubabandiera, dove gli avversari sono colpiti da palloncini ripieni di acqua colorata.

Qual è, per i genitori il senso da dare alla loro partecipazione a questa estenuante maratona? Indubbiamente è quello di ridurre le distanze rispetto ai figli per mostrare che anche loro sanno ancora divertirsi assieme ai propri figli. Se poi questo accade solo una volta all’anno, ciò è dovuto al fatto che i genitori debbo riprendersi la loro funzione autoritaria per educarli progressivamente a una autonomia responsabile. Ovviamente non tutto avanza in modo così rigorosamente razionale. Se ne accorge soprattutto Allison, che vorrebbe che il mondo si fermasse in quel momento di spensierata allegria, soprattutto nei confronti di Katie, perché non vorrebbe trovarsi di fronte un’adolescente ormai ribelle, ma ancora per un poco la piccolina che riusciva a far contenta con orsacchiotto di peluche.

Ma anche per i figli non tutto funziona secondo i piani: quella libertà assoluta tanto desiderata comporta responsabilità inaspettate e ora anche Katie e Nando comprendono che restare ancora un poco sotto l’ombrello protettivo dei genitori può essere vantaggioso.

Il lieto fine è scontato e l’affiatamento familiare ormai ritrovato è il frutto del più classico dei metodi: mettersi, per un momento, ognuno nei panni dell’altro.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA MAPPA DELLE PICCOLE COSE PERFETTE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/17/2021 - 12:15
 
Titolo Originale: The Map of Tiny Perfect Things
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Ian Samuels
Sceneggiatura: Lev Grossman
Produzione: FilmNation Entertainment, Weed Road Pictures, Wishmore Entertainment
Durata: 99
Interpreti: Kyle Allen, Kathryn Newton

Mark è un adolescente che, suo malgrado, si trova incastrato in un loop temporale di 24 ore. Inizialmente entusiasta della cosa, ogni giorno cerca di fare colpo sulla stessa ragazza. Un pomeriggio, però, incontra Margaret: anche lei bloccata nell’eterno ritorno della stessa giornata. Con il trascorrere di un tempo sempre uguale, i due stringono una forte amicizia, iniziano a fare cose utili per la società e si dedicano alla ricerca delle piccole cose perfette che ogni giorno succedono in maniera discreta, quasi nascosta. Svariati sono i tentativi di uscire dal loop, ma non sortiscono il risultato sperato. Diverse scoperte aiuteranno Mark a valorizzare i rapporti familiari e Margaret ad affrontare un grande dolore.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ragazzo e una ragazza scoprono insieme il valore delle piccole cose di ogni giorno e l’importanza di prendersene cura, che rimanda, indirettamente alla saggezza del creato e alla lode del suo Creatore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Uno sviluppo semplice e lineare, coerente con il messaggio che si vuol trasmettere, sul valore delle piccole cose di ogni giorno
Testo Breve:

Due adolescenti, Mark e Margaret, sono chiusi in un loop temporale e rivivono sempre lo stesso giorno. E’ l’occasione per conoscersi, amarsi e prestare più attenzione alle piccole belle cose di ogni giorno e alle esigenze degli altri. Su Prime Video

Quello che potrebbe sembrare quasi un genere cinematografico, ovvero un film ambientato in un time loop, trova in questa pellicola la sua declinazione nel mondo adolescenziale.

Dopo Ricomincio da capo, Edge of Tomorrow (peraltro più volte citati dai protagonisti stessi), Looper o il più recente Palm Springs, questo film riporta sulla scena una giornata di vita che si ripete ciclicamente in eterno. Non è dato sapere il perché questo succeda a Mark e Margaret, si può però assistere al maturare del loro rapporto in questa situazione surreale.

Se esteriormente il tempo non passa mai, i caratteri dei due protagonisti maturano: il loro essere consapevoli della strana situazione in cui si trovano, li porta a condividere scelte e momenti significativi, li mette alla ricerca di quelle piccole cose perfette che ogni giorno succedono per poterne tracciare una mappa, per poterle ritrovare e ammirare all’infinito. In fin dei conti, i due ragazzi vanno alla ricerca di quello che la routine di ogni giorno nasconde: da cose sciocche e divertenti, a momenti di meraviglia e gioia profonda. Come dice Mark alla sua amica Margaret: “Ci sono quei momenti quando la casualità si trasforma in qualcosa di perfetto, come se la vita potesse mostrarci di essere sempre meravigliosa”. Dall’essere vittime della situazione, i due giovani cercano di sfruttarne tutte le possibilità.

Si può parlare, sia pur in modo indiretto, di un atteggiamento di fede da parte dei protagonisti, perché, in fin dei conti, è come cercare la firma di un pittore in un'opera d'arte: nello stile vedi la mano dell'artista, poi cercando trovi anche la firma.

L’interpretazione molto convincente di Kyle Allen (Mark) e di Kathryn Newton (Margaret) rendono davvero godibile il film.

L’amicizia prima e l’innamoramento reciproco poi, la riscoperta dei rapporti familiari che quotidianamente vivono, l’empatia e la comprensione nei confronti delle persone, sono tutti aspetti che con delicatezza emergono e con un’intelligente regia vengono mostrati, senza mai scadere in un sentimentalismo sdolcinato. Anche la sofferenza e la morte trovano il loro spazio, sempre in modo delicato.

Il montaggio non particolarmente concitato conferisce un tono di riflessività alla storia: permette allo spettatore di gustare i sentimenti che via via si fanno spazio nell’interiorità dei due giovani, di ammirare con i protagonisti le piccole cose perfette di ogni giorno, di apprezzare i cambiamenti di carattere in una routine che si ripete sempre uguale a stessa.

Colori e luci, poi, conferiscono una notevole vivacità al tutto. Spazi aperti e ambientazione estiva rallegrano gli occhi.

La sceneggiatura, però, porta con sé un limite abbastanza evidente: la conclusione, forse un po’ scontata, dove l’amore è la soluzione per uscire di questo paradosso della fisica quantistica.

L’espediente del loop temporale costituisce solo una cornice alle vicende che caratterizzano questo teen movie: ogni elemento classico del genere viene trattato con tatto e rispetto (dal tema dell’innamoramento a quello della morte) e le relazioni (che costituiscono la parte fondamentale della vita, in particolare di quella di un adolescente) vengono ripresentante nella loro poliedrica varietà e coloritura emotiva, mentre gli ideali e l’entusiasmo di questa età sono portati sullo schermo con toni vivaci e divertenti.

Questo secondo lungometraggio del regista Ian Samuels è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Lev Grossman. Sicuramente non un’opera di grandi pretese ma un prodotto apprezzabile per la sua semplicità e per la leggerezza con cui ritrae alcune delle dimensioni peculiari dell’adolescenza.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MYTHIC QUEST - RAVEN'S BANQUET (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Sab, 02/13/2021 - 21:58
Titolo Originale: MYTHIC QUEST - RAVEN'S BANQUET
Paese: USA
Anno: 2020
Sceneggiatura: Charlie Day Megan Ganz Rob McElhenney
Produzione: RCG Productions, 3 Arts Entertainment, Ubisoft Film & Television, Lionsgate Television
Durata: 10 episodi di 30'
Interpreti: Rob McElhenney, Ashly Burch, Jessie Ennis, Imani Hakim, David Hornsby, Charlotte Nicdao

Siamo nello studio di sviluppo del videogioco The Mythic Quest . Lo dirige Ian Grimm, un uomo che ha un feeling speciale per carpire il successo con i videogiochi ma è vanitoso ed egocentrico. Poppy Li è responsabile della squadra dei programmatori: difende con aggressività e convinzione le proprie idee ma si considera sottovalutata, in un mondo dominato da maschi; David è il produttore esecutivo che, a dispetto della carica che ricopre, è perennemente ansioso e insicuro. Ci sono ancora: due ragazze addette al controllo qualità (Dana e Rachel); Brad, il responsabile della monetizzazione del gioco e C. W., l’anziano del gruppo, responsabile della struttura narrative dei giochi. Uno staff professionalmente preparato ma un po’ scombinato, che deve affrontare sfide quotidiane, prima fra tutte il giudizio di un quindicenne influencer molto apprezzato che con il suo giudizio è in grado di far crollare i guadagni del gioco così come farli salire

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Uomini e donne con personalità molto diverse si trovano a far parte della stessa azienda e pur tra opinioni diverse si rispettano e sanno esercitare la solidarietà, quando risulta necessaria
Pubblico 
Pre-adolescenti
Turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Il film finisce per diventare un accurato studio sociologico di un contesto di lavoro con protagonisti un po’ disfunzionali ma tutti intenzionati a fare il meglio per la società. Ottimo il quinto episodio
Testo Breve:

Il serial, pur mantenendo un tono leggero, ricostruisce con  fedeltà l’ambiente di lavoro di una società produttrice di videogiochi e le sfide che vanno affrontate

Negli anni ‘70 non erano ancora diffusi i computer ma c’erano le game machine  in tanti bar e  nelle sale da gioco, con le quali, inserendo un numero adeguato di monete, poter fare il gioco del momento.  A un certo punto gli incassi iniziarono a diminuire: gli utenti erano diventati esperti e avevano iniziato ad annoiarsi. E’ in quell’occasione che fu inventato il gioco a più livelli, in modo da spingere il giocatore in una spirale di sfide sempre più complesse.  Si era ancora alla preistoria del gaming (ma si guadagnava già tanto) mentre oggi si è arrivati a guadagni stratosferici grazie al  MMORPG (Massive Multiplayer Online Role-Playing Game) com’è appunto Mythic Quest, il vero protagonista di questa serie, dove migliaia di giocatori possono interagire interpretando personaggi che si evolvono in un contesto di circostanze sempre mutevoli e più complesse. Ma, ciò che conta per i produttori, più i giocatori sono coinvolti nel racconto, più sono costretti a comperare armi speciali per sconfiggere gli avversari. C’è un dato che forse non è chiaro a tutti: Il settore del gaming genera più incassi di tutto il settore  dell’entertainment (cinema, televisione, musica,..) e quindi bisogna parlarne, va fatto conoscere anche chi non si sente appassionato al tema.

Questo serial ha il format di una comedy e lavora sulle battute, crea situazioni comicamente imbarazzanti per i protagonisti, spesso congelati in una rigida stereotipizzazione ma nel fondo, è molto serio, mostrando con realismo strutture, funzioni e problemi di questa particolare realtà lavorativa.

Tutte le puntate si svolgono negli uffici della compagnia, (la fiction può senz’altro esser definita un serial di contesto) e le ambientazioni, le dinamiche relazionali sono oltremodo realistiche: la squadra dei programmatori tutti insieme in una stanza del sottosuolo come operai di una catena di montaggio, le ragazze del controllo qualità che passano l’intera giornata in un salottino insonorizzato davanti a un televisore che con il joistik in mano per scoprire i bugs del programma. Il tutto fra persone in dressing casual, in perfetto stile Silicon Valley.

Le giornate si susseguono nella tensione continua fra sviluppare qualcosa di innovativo e simpatico per migliorare il gioco e rispettare il vincolo stretto di perseguire il mandato primario di aumentare i giocatori e quindi gli incassi. Interessante, a questo proposito, la puntata dove si scopre che alcuni giocatori sono dei neonazisti che si sono raggruppati, all’interno di Mythic Quest, in una squadra d’assalto, sconfiggendo gli avversari: sorge il dilemma etico se annullare l’iscrizione di questa categoria di persone oppure seguire la logica della conservazione di guadagni.

Un discorso a parte merita il bellissimo capitolo 5: una novella sentimentale a se stante ambientata nel mondo dei videogiochi. I due protagonisti non compaiono nelle altre puntate, i dialoghi hanno una superiore qualità; raccontano di un lui e di un lei uniti dalla stessa passione: riuscire a raccontare con i videogiochi qualcosa che possa piacere ai giovani. Ben presto però il successo per uno solo di loro metterà a repentaglio questa bella love story.

Non possiamo aspettarci da questo serial spunti per aprire discussioni sul potenziale valore educativo (o diseducativo?) di questi gioch ma parla piuttosto  di esseri umani inseriti in un’organizzazione come tante, intese a fornire un servizio che genera profitti. E sotto questo aspetto  il serial risulta positivo perchè persone che vivono a stretto gomito tutta la giornata riescono a sviluppare solidrietà, aiuto quando serve e apprezzamento reciproco.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HOLIDATE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/04/2020 - 20:18
Titolo Originale: Holidate
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: John Whitesell
Sceneggiatura: Tiffany Paulsen
Produzione: Wonderland Sound and Vision
Durata: 103
Interpreti: Emma Roberts, Luke Bracey, Andrew Bachelor

Sloane è una ragazza che vive sola, pungolata continuamente dalla madre e dal resto della sua famiglia a cui dispiace vederla ancora “single e per questo cercano sempre di presentarle un “buon partito”. Jackson è un belloccio che si trova spesso insieme a ragazze (e relative famiglie) che pretendono da lui (un fidanzamento) più di quanto abbia intenzione di dare. Dopo una cena di Natale non andata particolarmente bene, entrambi si incontrano in megastore natalizio e decidono di diventare festamici: ovvero amici (senza ripercussioni sentimentali) per accompagnarsi reciprocamente alle feste dell’anno per non restare soli e per evitare discussioni con i parenti. Sembra andare tutto per il verso giusto, fino a quando……

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è antropologicamente incoerente: vuole parlare di palpiti da primo amore fra persone che invece hanno una navigata esperienza in termini di sesso da consumo
Pubblico 
Adolescenti
Non ci sono nudità ma un linguaggio ripetutamente esplicito e diretto su tematiche sessuali
Giudizio Artistico 
 
Uno sviluppo pieno di clichè e comportamenti prevedibili che fallisce il tentativo di costruire una commovente storia d’amore
Testo Breve:

Lui e lei sanno che non possono presentarsi alle feste come single; ecco che si ingaggiano a vicenda per una nuova professione: il festamici. Una commedia che vuole essere romantica ma che finisce per perdere il suo colore rosa per un atteggiamento (verbale) verso il sesso particolarmente disinvolto 

Una commedia romantica che sembra un film natalizio, ma che in realtà si dilata per tutta la durata di un anno (feste di Natale, Capodanno, Ringraziamento, San Valentino, San Patrizio, Indipendenza, Halloween, etc…) in un gioco fra il “siamo solo amici” e il “sento qualcosa per te”, a dire il vero fin troppo diluito.

Un film molto leggero (si potrebbe anche dire superficiale): sequenze romantiche e sequenze divertenti (forse addirittura demenziali) mescolate, personaggi molto prevedibili. Si potrebbe dire che il film non spicca per nessun aspetto (sorge infatti spontanea la domanda: perché è nella top ten di Netflix?).

Una storia già vista (anche se con leggere differenze): un ragazzo e una ragazza che si frequentano puramente per motivi di comodità (in questo caso “senza benefici”, come abitualmente si dice) e finiscono per innamorarsi. Protagonista è Sloane, interpretata da Emma Roberts, in perenne conflitto con i genitori perché loro la vorrebbero impegnata in una relazione e lei invece non ne sente l’esigenza. La zia di mezza età che lancia la moda dei festamici e porta, ad ogni festa a cui partecipa, un amico (giovane, “con benefici”). Jackson, il co-protagonista, è il personaggio meno riuscito, oscillante fra abulia e perenne indecisione.

La cosa che urta di più è il linguaggio molto volgare e svilente proprio nella sfera della sessualità. Non mancano battute, allusioni, discorsi espliciti apparentemente disinibiti. Pur essendo una commedia romantica, non si può non notare che proprio il romanticismo e l’amore ne vengono fuori distrutti. Un romanticismo ridotto ad un paio di discorsi/dichiarazioni d’amore (a dir poco smielate) fatte fuori tempo massimo. Amore che è unicamente un superficiale trasporto emotivo. La storia, lunga più di un anno, avrebbe dato la possibilità di raccontare la maturazione dei personaggi, evoluzione che però non è data a vedere.

Se si vuole salvare questo film (operazione comunque difficile) potremmo attribuirgli un messaggio sociologico, potrebbe cioè essere visto come una satira contro certe convenzioni collettive a cui è difficile sottrarsi; una sequenza di feste che ricorrono lungo l’anno che hanno perso il loro significato originario ma per le quali è d’obbligo divertirsi; allo stesso modo è ineludibile l’impegno di presentarsi in coppia e mostrarsi felici. Infine, c’è l’obbligo tassativo di esibire disinvoltura in tema di sesso, lasciando intendere che si è carichi di esperienza e che si è privi di inibizioni, liberi di usare un linguaggio diretto. Sotto questa dura scorza di convenzioni consolidate, si troverebbero anime candide come colombe, cuori palpitanti come nella sequenza nella quale lei, per la prima volta accarezza la mano di lui e inizia a sentire qualcosa. Si tratta di un’incoerenza antropologica perché chi ha declassato la propria sessualità a piacevole esercizio sportivo da praticare appena si incontra un partner adatto, ha perso il valore del dono di se stessa/o, anima e corpo, per un progetto di vita in comune.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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EMILY IN PARIS

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/14/2020 - 21:45
Titolo Originale: Emily in Paris
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: Alex Minnick, Laura Weinberg, Jesse Gordon, John Rafanelli
Produzione: Darren Star Productions, Jax Media, MTV Studios
Durata: 10 puntate di 30'
Interpreti: Lily Collins, Philippine Leroy-Beaulieu, Ashley Park, Lucas Bravo, Samuel Arnold

Emily Cooper è una social media manager, lavora per una grande azienda di marketing di Chicago. Il suo capo la sceglie per una crescita professionale: dovrà recarsi a Parigi per un anno in supporto ad una piccola azienda specializzata nell’ambito dei beni di lusso. Tra colleghi restii nei suoi confronti, nuove amicizie e nuovi amori, la protagonista si destreggia tra le strade i ristoranti e gli uffici della capitale francese sicura quando esercita la sua professione, molto meno quando si tratta di impegnare il cuore…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial, pur nel suo tono leggero e disimpegnato, valorizza il valore dell'amicizia ma configura una donna che non riesce a dare importanza determinante alla prospettiva di una vita coniugale e familiare e ha verso il sesso un approccio disinvolto e consumistico
Pubblico 
Adolescenti
Numerosi incontri sessuali senza nudità ma chiaramente indicati. Qualche dialogo esplicito su tematiche sessuali
Giudizio Artistico 
 
Un serial gradevole da guardare, ben confezionato, ottima l’interpretazione di Lily Collins. Da quanto è uscito, il serial è nella lista Top Ten di Netflix
Testo Breve:

Un’americana a Parigi è stata vista già tante volte a cinema. Quella di questo serial, gradevole nella sua leggerezza, è una donna che pensa soprattutto ad avere successo nel lavoro ma ogni tanto si concede anche qualche distrazione amorosa.Su NETFLIX

Un serial TV molto leggero e, proprio per questo godibile nella fruizione.

Per quel che riguarda il plot c’è poco da dire: trama molto lineare e semplice (a tratti anche prevedibile). C’è spazio per tresche e storie amorose, siparietti e battute divertenti. Le 10 puntate della durata di mezz’ora non richiedono particolare impegno, e si possono “consumare” velocemente. Semplicità e comicità decisamente sostenute dall’abbondante uso di stereotipi culturali: il pregiudizio francese rispetto a ciò che francese non è (tanto più per una giovane ragazza americana che lavora con i social media), il capo ufficio che si mostra cattiva (ma che in fondo in fondo è buona), Parigi come la città dell’amore dove è facilissimo avere incontri fortuiti e trovare amanti disponibili, uomini effeminati o omosessuali che lavorano nel campo della moda, il divario generazionale…

Rispetto a tanti film sullo stesso tema già visti nel passato, questo lavoro indossa due “capi di vestiario” particolarmente moderni: si tratta di un serial di contesto e si inserisce a pieno titolo nel filone del woman power.  Il serial si attarda a raccontare come si svolge il lavoro di Social Media Manager e come potrebbe essere la vita di un influencer: cogliere momenti e scatti significativi, trovare le parole per commentare le immagini in modo accattivante, come e perché i social sono diventati fonte di guadagno per chi li sa usare. Si può considerare quasi un serial tv istruttivo in quest’ambito. Resta antipatico, soprattutto per i francesi, lo stereotipo della ragazza americana che abbraccia in pieno le nuove tecniche di persuasione, mentre loro  sono rimasti un po’ all’antica.
La protagonista deve aver visto da piccola tutte le puntate di Sex and the City (non a caso fra i produttori di questo serial ritoviamo Darren Star, che fu a suo tempo lo sceneggiatore del precedente) e appare come l’archetipo della donna libera, indipendente che prende le redini della propria carriera  e che non ha paura di vivere in pieno la propria sessualità.

Se e in tutte le puntate viene evidenziato il valore dell’amicizia intesa come condivisione e complicità,  il valore del fidanzamento e del matrimonio ne escono con le ossa rotte: rapporti “usa e getta”, triangoli amorosi, persone sposate con l’amante stabile (accettato dal coniuge tradito). La protagonista, desiderosa di trovare un ragazzo che le piaccia in un ambiente per lei ancora sconosciuto, non trova altra soluzione che fare nuove conoscenze durante un party ma anche poche chiacchiere a un bar le sono sufficienti per decidere di "approfondire la conoscenza" in casa propria. Il cumine dell'ironia si ha quando una mamma, che ha saputo che suo figlio diciassettenne ha trascorso una notte con Emily, le chiede se è stato "performante": l'esercizio della sessualità visto come pratica sportiva.

Lily Collins nella parte di Emily rende molto bene l’immagine di una ragazza sicura di sé, che affronta ogni situazione in modo costruttivo, ma che conserva ancora qualche ingenuità. Parigi è molto ben fotografata ma il serial è stato ampiamente ridicolizzato dalla stampa francese per tutte le inesattezze che vengono dette e per aver proposto bar e ristoranti considerati "in" ma che in realtà sono ormai frequentati solo da turisti.

In conclusione si può dire che si tratta di una serie senza pretese, gradevole da guardare, ben confezionata. Non totalmente condivisibile nei valori trasmessi, ma capace di presentare una storia d’amore ambientata in una bellissima Parigi.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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7 ORE PER FARTI INNAMORARE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/07/2020 - 11:12
 
Titolo Originale: 7 ore per farti innamorare
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Giampaolo Morelli
Sceneggiatura: Giampaolo Morelli, Gianluca Ansanelli
Produzione: Italian International Film
Durata: 104
Interpreti: Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Massimiliano Gallo, Diana Del Bufalo

Giulio Manfredi è un giornalista affermato e competente ma tranquillo e remissivo nei confronti della sua fidanzata Giorgia (hanno già iniziato a frequentare i corsi prematrimoniali) che lo comanda a bacchetta. Tutto crolla quando Giulio, tornando anzitempo a casa, scopre la donna in intimità con il suo capufficio. Persi in un sol colpo il lavoro e la fidanzata, Giulio si adatta a fare l’articolista per una rivista online per soli uomini. E’ in questa veste che conosce Valeria, che gestisce un corso di “rimorchio” per uomini imbranati, promettendo loro di riuscire ad attirare a se' una donna nell’arco di sette ore. Giulio non apprezza il punto di vista di Valeria, che si concentra solo sugli aspetti fisiologici, quasi animaleschi, dell’attrazione fra uomo e donna ma pensa che in fondo potrebbe essere proprio Valeria ad aiutarlo a riconquistare Giorgia...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
“Io amo i pinguini: sono rigorosamente monogami e stanno insieme per sempre” è la frase che si scambiano Giulio e Valeria: entrambi alla ricerca di un amore per la vita
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La coppia Morelli – Rossi consolidano il loro affiatamento, già mostrato in precedenti film.
Testo Breve:

Lui è stato tradito dalla fidanzata alla vigilia delle nozze, lei gestisce un corso di “rimorchio” per maschi un po’ imbranati. Una commedia sentimentale divertente dove i protagonisti cercano l‘amore per sempre. AMAZON PRIME VIDEO, SKY CINEMA

Giulio Manfredi, che assume un atteggiamento di sudditanza remissiva ogni volta che si innamora, non può andare molto lontano. E Valeria, che semplicemente esclude l’amore dalla reazione di coppia perché ritiene che sia solo un fatto di “chimica” da studiare scientificamente, (la scienza del rimorchio, appunto),  si è infilata anche lei in un vicolo cieco.

Questo film ha il format di una commedia romantica e sappiamo dall’inizio come andrà a finire ma è bello vedere come in fondo entrambi abbiano catturato una parte di verità sull’amore e sentano così il bisogno di completare ciò che a loro manca, come è giusto che sia in una relazione di coppia. La gradevolezza del film sta proprio nel farci stare al gioco, grazie a due simpatici attori (Giampaolo Morelli, Serena Rossi) e così veniamo edotti su alcune basiche regole sul rimorchio. Occorre innanzitutto evitare di cedere di fronte al “test dello zerbino” che serve a comprendere se “lui” sia ormai totalmente soggiogato; oppure: “hai dello sporco sulla guancia”, un commento fatto ad arte che serve ad abbassare l’autostima della persona di nostro interesse. Ma soprattutto occorre “togliere l’audio” cioe non ascoltare quello che lei dice (potrebbe essere una mascheratura delle vere intenzioni) ma guardare ciò che realmente fa. Infine aggiungere sempre:  mistero, magia meraviglia.

Il racconto portante viene intervallato da scketch supportati da bravi caratteristi: Vincenzo Salemme come eccentrico capo redattore, Antonia Truppo nei panni di una cantante coatta di cui Giulio era stato innamorato da giovane e lo youtuber, imprestato dal team The Jackal, Fabio Balsamo in qualità di spalla comica.

Alla fine, anche se risultano piacevoli  le arguzie messe in atto per l’esercizio dell’arte del rimorchio, se sono divertenti gli inserti comici, potrebbe essere ancora troppo  poco per dare valore a questo film. Se invece si lascia guardare con piacere e alla fine risulta non banale, il merito va tutto alla coppia Morelli - Rossi che aveva già dato ottima prova di se' in altri film a sfondo napoletano dei fratelli Manetti come Song ‘e napule e Ammore e Malavita.  La chimica che agisce fra di loro è evidente. Non sarà forse che alla fine, per innamorarsi, non è vero che bisogna rivolgersi alla scienza del rimorchio o al contrario al puro abbandono sentimentale ma c’è bisogno prima di tutto di questo: una chimica immediata? Occorreranno altri film per esplorare questo eterno mistero dell’amore.

Il film costituisce l’esordio alla regia di Giampaolo Morelli, che ha adattato il suo romanzo omonimo; il  film sbarca direttamente sulle principali piattaforme streaming – Amazon Prime Video, Sky Cinema 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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EQUIPAGGIO ZERO - TROOP ZERO

Inviato da Franco Olearo il Dom, 05/03/2020 - 16:34
 
Titolo Originale: Troop Zero
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Bert & Bertie
Sceneggiatura: Lucy Alibar
Produzione: Big Indie Pictures Escape Artists Juvee Productions
Durata: 94
Interpreti: McKenna Grace, Viola Davis, Jim Gaffigan, Allison Janney

Wiggly (Georgia), 1977. La piccola Christmas Flint, orfana di madre e figlia di un avvocato delle cause perse, decide di partecipare a un talent show organizzato dal gruppo scout delle Birdies. Il premio consiste nella possibilità di registrare un disco che verrà inviato dalla Nasa nello spazio e che potrebbe quindi essere ascoltato dagli alieni (oltre che, come spera Christmas, dalla sua mamma). Per iscriversi al talent show, però, Christmas ha bisogno di un “equipaggio” composto da altri quattro bambini e di qualcuno che accetti di allenarli e di aiutarli a conquistare i distintivi che occorrono per essere ammessi alla gara...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film racconta una storia di riscatto e coraggio,e cinque ragazzi fino a quel momento abituati alla solitudine e alle continue prese in giro, imparano a conoscersi e a fidarsi gli uni degli altri.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film ha una struttura semplice, adatta al pubblico di riferimento e i protagonisti risultano tutti simpatici e Miss Rayleen (interpretata da Viola Davis) è molto materna
Testo Breve:

Cinque bambini che vivono in un contesto degradato partecipano a un talent show e in quel modo trovano amici e adulti che credono in loro. Una bella storia per tutti su Amazon Prime

Presentato al Sundance Film Festival nel 2019, Troop Zero è una simpatica commedia indipendente ora disponibile su Amazon Prime. Il film racconta una storia di riscatto e coraggio, che ha per protagonisti un gruppetto di bambini di una cittadina del profondo Sud degli Stati Uniti. Ciò che accomuna Christmas Flint e i suoi amici è il fatto di essere degli outsider, cioè degli emarginati, all’interno della comunità in cui vivono: a Christmas manca la mamma e per questo le capita di farsi la pipì addosso quando è emozionata, Hell-No è una ragazzina di colore piuttosto manesca e aggressiva, Anne-Claire è una predicatrice evangelica in erba a cui manca un occhio, Smash ricorda più un animaletto che una bambina, con la sua tendenza a distruggere e a smontare tutto quello che le capita sotto mano, e Joseph, unico maschio del gruppo, è un ragazzino molto sensibile e più effeminato di quanto l’epoca e il contesto in cui è ambientato il film fossero disposti ad accettare.

Insieme, i cinque bambini costituiscono l’Equipaggio Zero, non-numero che viene assegnato loro dalla preside della scuola e madrina di un altro gruppo, ma che, più in generale, evidenzia la stima che gli altri hanno di loro. Davanti a questo affronto, Christmas non si scompone, sottolineando come lo zero sia “il simbolo dell’infinito” e chiedendo a Miss Rayleen (interpretata da Viola Davis), segretaria tuttofare di suo padre piuttosto scorbutica e dai molti rimpianti, di allenare il gruppo. Perché il talent show non è che la tappa finale di un lungo percorso, che presuppone che ciascuno dei membri dell’equipaggio abbia dimostrato di essere una “Birdie”, conquistando almeno un distintivo (una piccola targhetta che viene attaccata alla fascia dei membri e che certifica l’ottenimento di una particolare abilità degli scout, come “vendere biscotti”, “saper aggiustare qualcosa” o “trascorre una notte nel bosco”).

Durante i giorni di preparazione, i membri dell’Equipaggio Zero, fino a quel momento abituati alla solitudine e alle continue prese in giro, imparano a conoscersi e a fidarsi gli uni degli altri. Da questo e dalla passione di Christmas per lo spazio nascerà il tema del loro numero per il talent show, destinato comunque a lasciare un segno (se positivo o negativo, lo scoprirà lo spettatore!). Quel che è certo è che, al di là di come andrà la gara, i cinque bambini avranno trovato non soltanto dei nuovi amici, ma anche degli adulti disposti a credere in loro. Perché – in un contesto povero e degradato come quello di Wiggly, dove la popolazione vive tra roulotte e baracche fatiscenti – i bambini rappresentano la speranza per un futuro e un mondo migliore. Speranza che la piccola Christmas manifesta ogni volta che alza gli occhi verso il cielo, alla ricerca degli alieni.

Autore: Cassandra Albani.
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LO STATO DELL'UNIONE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 03/16/2020 - 22:39
Titolo Originale: State of the Union
Paese: United Kingdom
Anno: 2019
Regia: Stephen Frears
Sceneggiatura: Nick Hornby
Produzione: See-Saw Films
Durata: 2 episodi di 501 su Sky
Interpreti: Rosamund Pike, Chris O'Dowd

Louise e Tom sono una coppia sulla quarantina, sposata da 15 anni con due figli ma qualcosa fra loro si è rotto. Lei lo ha tradito per un altro ma ora è pentita e hanno deciso di partecipare ogni settimana alle sedute di una terapeuta di coppia. Dieci minuti prima dell’incontro, hanno preso l’abitudine di incontrarsi in un pub lì vicino: è l’occasione per riorganizzare le proprie idee su cosa dire durante la seduta ma in realtà è l’occasione per misurare la temperatura del loro amore….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una coppia ha il dono del dialogo, ma entrambi mancano dello slancio necessario per compiere un gesto generoso e incondizionato verso l’altro
Pubblico 
Pre-adolescenti
riferimenti alla vita sessuale della coppia
Giudizio Artistico 
 
I protagonisti Rosamund Pike e Chris O’ Down hanno vinto due Emmy Awards nella categoria fiction short form, e sia il regista (Stephen Frears) che lo sceneggiatore (Nick Norby) hanno vinto o sono stati candidati ai premi Oscar
Testo Breve:

Lui e lei, una coppia in crisi, si incontrano ogni settimana in un pub prima di partecipare a una terapia di coppia. Sono dieci minuti nei quali esplorano i loro sentimenti e, ciò che più conta, non smettono mai di dialogare. Due premi agli Emmy Awards.

Louise e Tom guardano dalla finestra del pub una coppia uscire dallo studio della terapeuta: evidentemente la seduta ha avuto successo perché i due si stanno baciando pieni di passione. “Se sono così travolti dalla passione, che diavolo ci fanno dalla dottoressa Kanyon?” commenta lui. Poi subito si corregge perché capisce di aver commesso una gaffe nei confronti della moglie. “La passione non è come il petrolio che poi si esaurisce – cerca di correre ai ripari – la vedo più come qualcosa che si perde, come una chiave o una biro. “Le chiavi si trovano sempre, le biro mai – lo rintuzza lei- noi abbiamo perso una chiave o una biro?” Tom comprende che c’è una sola risposta possibile: “sono chiavi che stiamo cercando e dobbiamo trovarle. Chi perde tempo a cercare una biro? Meglio ricomprarla”. Un dialogo di questo genere rende bene lo spirito di questo serial short form, dove ogni episodio dura esattamente dieci minuti, il tempo che i due trascorrono al pub prima che inizi la seduta.  Si tratta di un lui e di una lei che hanno mantenuto un atteggiamento urbano fra loro, non alzano mai la voce, sanno che il loro amore non è morto, nascosto da qualche parte del loro animo, anche se è rimasto ferito dall’infedeltà di lei. C’è una tenue elettricità che scorre fra loro, ognuno dei due è in tensione, attento a quello che dice l’altro per riuscire a cogliere anche un piccolo accenno della volontà di tornare assieme come prima. Al contempo si tratta di un dialogo sofisticato, intelligente, scritto da Nick Hornby (An Education,  Brooklyn, About a Boy,  Wild, due volte candidato all’Oscar), che appare molto inglese nella sua sottile ironia e apparirebbe quasi freddo se non fosse per la bravura dei due protagonisti: Rosamund Pike e Chris O’ Down. Puntata dopo puntata, emergono le loro personalità: lei è più determinata, ha un comportamento lineare, mosso da alcuni principi di fondo da perseguire, incluso l’impegno di dire sempre la verità; lui si comporta in modo più circospetto, di volta in volta, circostanza per circostanza, riflette su cosa è opportuno dire o no. E’ un atteggiamento che fa arrabbiare lei, che lo rimprovera per non combattere per il suo matrimonio, per la sua stessa vita. Alla fine si tratta di una coppia perfettamente complementare, che dispone del bene preziosissimo del dialogo e indipendentemente da come finirà il serial, è evidente che sono fatti l’uno per l’altra.

Questa recensione vuole anche rendere omaggio a questo nuovo format, il serial short form, che sta diventando sempre più popolare proprio perché ha l’obiettivo di adattarsi ai dispositivi mobili, e non ha bisogno di molto tempo (il tempo di un percorso in metropolitana) per arrivare alla fine di un episodio (tipicamente dieci minuti). In particolare questo Stato dell’unione, per la regia del premio Oscar (The Queen, 2017) Stephen Frears  ha vinto nel 2019 due Emmy Awards nella categoria short form.

La fiction è disponibile su Sky

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA MIA BANDA SUONA IL POP

Inviato da Franco Olearo il Dom, 02/23/2020 - 21:26
Titolo Originale: La mia banda suona il pop
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Fausto Brizzi
Sceneggiatura: Fausto Brizzi, Marco Martani, Edoardo Falcone, Alessandro Bardani
Produzione: Casanova Multimedia
Durata: 95
Interpreti: Christian De Sica, Massimo Ghini, Angela Finocchiaro, Paolo Rossi, Diego Abatantuono,• Natasha Stefanenko

I POPCORN sono un gruppo musicale che ha avuto un suo fugace momento di gloria negli anni ’80. Caduti nell’oblio, Il frontman Tony (Christian De Sica) ora suona e canta per i matrimoni, Micky (Angela Finocchiaro), l’unica donna del gruppo, conduce un programma di cucina ma ha il vizio di alzare troppo il gomito; Lucky (Massimo Ghini) gestisce il negozio di ferramenta della moglie e infine Jerry (Paolo Rossi) raccoglie, suonando, qualche moneta sotto il Colosseo. Un giorno Franco (Diego Abatantuono), il vecchio manager della band, dà loro una lieta notizia: Ivanov un magnate russo, vuole che i Popocorn, di cui è un nostalgico appassionato, suonino nella sua casa a San Pietroburgo in occasione del suo compleanno. I quattro recuperano i vestiti di scena di un tempo e partono felici per questa promettente avventura. Non sanno che Franco si è accordato con Olga, sua vecchia conoscenza e ora capo della sicurezza del magnate, per svaligiare, durante la festa, il caveaux della villa….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Quattro cantanti in bancarotta si trasformano in ladri alla prima occasione di un loro rilancio nel mondo dello spettacolo
Pubblico 
Adolescenti
Molte batture e allusioni volgari
Giudizio Artistico 
 
Una scrittura con poca originalità e dialoghi che si ripetono. Buona la costruzione della nostalgia per gli anni ‘80
Testo Breve:

I componenti di un complesso musicale, un tempo famosi negli anni ’80, ora ridotti sul lastrico, ritornano in auge grazie a un magnate russo che li ha sempre apprezzati. Comicità e thriller insieme non bastano a fare un buon film

I Popcorn sono appena entrati nella sontuosa villa del magnate russo. Questi li accoglie con tutto il suo staff. “La mia casa è la vostra casa!”: esclama. “Magari!”: dice sottovoce Tony. “Vi presento –continua il padrone di casa indicando tre belle donne accanto a lui - la mia prima moglie Katiusha, mia moglie Natasha mentre lei è la mia bellissima amante”. “Bagascia?”: domanda Tony. “No, si chiama Erina”: risponde Ivanov che non ha compreso la battuta. “Avrei detto anch’io bagascia…” incalza perplesso Franco. Con battutacce di questo genere e altre più volgari e dirette è infarcito questo film e ci stupiamo, perché pensavamo che il tempo dei cinepanettoni, della comicità pecoreccia a zero cultura, fosse ormai terminato. Peccato, perché alcune premesse erano buone: attori comici con alta professionalità, alcune canzoni scritte apposta per il film da Bruno Zambrini (Non son degno di te, La fisarmonica e La bambola) che imitano molto bene le hit di quel tempo e in generale la nostalgia degli anni ’80 che ci viene trasmessa in modo particolarmente contagioso. Il punto debole è la sceneggiatura: questi vecchi cantanti recuperati per l’occasione dovrebbero far ridere ma invece risultano patetici, con battute interminabili su chi sia andato a letto con la disinvolta Micky e chi no. Si sviluppa poi la componente thriller del racconto ma questa risulta giustapposta e non integrata nel resto della trama che continua a giocare con le caratterizzazioni bloccate dei personaggi e dai continui battibecchi fra di loro. Quando Franco rivela ai quattro Popcorn il piano per svaligiare la cassaforte del ricco magnate, forse, qualcuno della banda avrebbe potuto sentire un po’ di rimorso, visto che proprio grazie a questo signore russo erano tornati a percepire l’ebbrezza del successo (incluso un lauto cachet) ma questo non avviene, e alla fine sono proprio i russi a esser seriamente presi in giro, non solo perché si fanno rapinare (facilmente) ma perché appaiono dei sempliciotti con non molta cultura, ancora legati alle canzoni italiane degli anni ’80.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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Inviato da Franco Olearo il Sab, 02/08/2020 - 19:52
 
Titolo Originale: Offline
Paese: BRASILE
Anno: 2020
Regia: César Rodrigues
Sceneggiatura: Renato Fagundes, Alice Name-Bomtempo, Alberto Bremer, Jonathan Davis
Produzione: A Fábrica
Durata: 95
Interpreti: Larissa Manoela, André Frambach, Erasmo Carlos

Ana è una giovane influencer di successo. Le sue apparizioni su Instagram, i suoi stessi “fidanzati” sono concordati con la casa di moda per la quale lavora. A causa dei troppi incidenti provocati per colpa del suo vizio di parlare al telefono mentre guida, gli viene ingiunto di non usare più il cellulare e di passare un periodo con il nonno Germano, che abita fra le montagne, dove non c’è campo. All’inizio Ana mal si adatta alla vita semplice di campagna ma grazie all’aiuto del nonno e di João,un simpatico ragazzo che ha conosciuto, riesce anche a trovare l’ispirazione per mettersi a disegnare lei stessa dei modelli...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film attribuisce grande valore alla coesione familiare, dove viene amorevolmete corretto chi commette degli eccessi
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La protagonista Larissa Manoela e il “nonno” Erasmo Carlos conferiscono al racconto il giusto brio intorno a una storia edificante facilmente prevedibile
Testo Breve:

Una influencer affermata usa continuamente il telefonino anche quando guida e per punizione viene spedita per qualche tempo a casa del nonno in montagna, dove non c’è campo. Un recupero forzato della verità sui rapporti umani e familiari

Cosa succederebbe se un’influencer fosse costretta a vivere senza Internet? Solo apparentemente è un tema al limite e quindi poco interessante perché riguarda tutti noi che non sappiamo più vivere senza una connessione in rete disponibile tutto il giorno ed è questo il problema che affronta questo film brasiliano, disponibile su Netflix. Bisogna riconoscere che il messaggio universale della favola di Esopo del topo di città e del topo di campagna ha una piena validità anche oggi, se consideriamo il numero di fiction e di serial TV che puntano ancora il dito contro la sofisticata complessità della società moderna, da contrapporre alla semplice vita delle piccole comunità: ricetta ideale per tornare ad essere più umani e per coltivare gli affetti familiari. Lo avevamo viso in Quando chiama il cuore (When calls the Heart) dove una ricca ereditiera scopre la bellezza di insegnare ai ragazzi di uno sperduto centro di minatori, oppure In Falling in Love – Ristrutturazione con Amore, dove una giovane architetta abbandona l’ambiente falso e competitivo di Los Angeles per trovare ispirazione e amore in un paesino della Nuova Zelanda. Ora con questo film brasiliamo siamo pienamente immersi in un mondo, espressione di perfetta e attualissima artificosità: le false vite delle influencer della moda, che fingono di esibire una loro ordinaria quotidianità, quando invece tutto è costruito ad arte per il sollazzo degli ingenui internauti. La protagonista Ana, pur avendo 19 anni, benificia di lucrosi guadagni non facendo altro che scattare selfie con sorrisi smaglianti, seguendo il copione che gli viene preparato dalla direttrice della casa di moda per cui lavora. Il problema, per Ana, non è quello di svolgere un lavoro come un altro, ma di annullare la propria personalità finendo per immedesimarsi in quell’avatar che sta impersonando davanti al cellulare. Ben venga quindi la punizione di recarsi sulle montagne, dove ancora vive suo nonno, ma sopratutto dove non c’è campo per i cellulari. In questo contesto chiuso ma vero, Ana fa riaffiorare il suo carattere solare e comunicativo. Non deve parlare più a persone che non vede ma un nonno che non vedeva da tanto tempo e a una simpatica famiglia con tre fratelli, uno dei quali, João, le appare particolarmente attraente. In questo contesto tranquillo Ana trova modo di recuperare la sua personalità più genuina e riscoprire la sua vocazione di creatrice di moda. La commedia prosegue con nuove e più complesse difficoltà ma verranno tutte affrontate grazie alla ritrovata unità di tutta la famiglia di Ana. Complessivamente ci troviamo di fronte a un’opera che trasmette messaggi positivi a favore dell’unità della famiglia, che è in grado di sostenere chi ha sbagliato e dove tutti i componenti sono pronti, quando è necessario, a chiedere perdono. Il film non attacca frontalmente i nuovi fenomeni sociali, come quello che ruota intorno agli influencer ma cerca di ricollocarlo all’interno di un più fermo codice etico, impostato sull verità e l’onestà. La fattura del film è tipica di un lavoro in classe B ma la protagonista, Larissa Manoela, riesce a trasferire una energia e un entusiasmo contagiosi.

Il film è disponibile su Netflix in lingua italiana

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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