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TOLO TOLO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 01/06/2020 - 18:15
 
Titolo Originale: Tolo Tolo
Paese: Italia
Anno: 2020
Regia: Checco Zalone
Sceneggiatura: Checco Zalone, Paolo Virzì
Produzione: Medusa Film, Taodue
Durata: 90
Interpreti: Checco Zalone, Souleymane Sylla, Touré: Idjaba, Arianna Scommegna

Checco sogna: crede nelle capacità di sviluppo della sua Puglia e nel suo paese di Spinazzola apre un locale Sushi. Travolto dai debiti, inseguito dal fisco, migra in Africa per fare il cameriere in un resort di lusso in Kenya. Qui si innamora della giovane Idiaba ma l’idillio dura poco: l’Isis distrugge tutto e a lui, Idiaba e altri amici, non resta che intraprendere un lungo viaggio fino in Libia, per rientrare in Europa (lui preferirebbe il Liechtenstein, che è esentasse) come clandestino…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Checco si avvicina con simpatia e partecipazione ai problemi di chi dall’Africa deve migrare a causa della violenza politica ma certe libertà che si prende nel rappresentare situazioni anche dolorose sfociano nel cattivo gusto
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Checco conferma la sua capacità di costruire battute e situazioni divertenti ma la narrazione manca di coesione e di focalizzazione su un unico tema portante
Testo Breve:

Checco emigra in Africa per debiti ma poi si imbarca anche lui come clandestino per tornare in Europa. Si ride e anche si canta ma a volte qualche nota risulta stonata

La genesi della comicità di Checco Zalone risiede nello spaesamento. Checco è un personaggio piccolo piccolo, legato alle tradizioni della sua terra del Sud, che diventa un pesce fuor d’acqua quando finisce per trovarsi in ambienti per lui troppo nuovi. Lui reagisce in modo rozzo e spontaneo, mostrando, in questo modo, che non tutto ciò che è nuovo non è perfettamente giusto e qualcosa di bello si sta perdendo.

In Cado dalle nubi, lui terrone-doc, si ritrova nella moderna Milano dove scopre il fanatismo (per lui) della Lega e che suo cugino, che ha inclinazioni omosessuali, vive tranquillamente la sua vita. Anche in Che Bella giornata il pugliese si ritrova a Milano ma questa volta la novità è costituita dalla sua fidanzata tunisina che in realtà è una terrorista. In Quo Vado? lui, che aspirerebbe solamente ad avere un posto fisso nel suo paesino, si ritrova in Norvegia e medita che in fondo, di fronte a tanta libertà sessuale, lui resta legato al vecchio amore romantico.

In questo Tolo Tolo, lo spaesamento non nasce dal confronto fra due aree geografiche diverse (in fondo anche in Africa, ci sono i resort per ricchi) ma fra un mondo che ruota intorno ai soldi, dove lo stato risulta particolarmente esoso (l’unico momento in cui Checco non è politically correct è proprio contro in fisco, l’Inps e tutto ciò che frena la libera imprenditorialità) ma alla fine governa, mantenendo ordine e giustizia e un altro, dove lo stato è corrotto, non c’è ordine  e i violenti, mostrati senza un nome né una movente, agiscono impunemente.

Ma insomma, Checco, è un razzista oppure no? E’ favorevole o contrario ad accogliere gli immigrati raccolti dalle navi ONG? L’inizio del film è significativo: con una voce di sottofondo Checco fa sapere che lui è nato in un paese del Sud più povero: “certo, avrei dovuto migrare come tanti miei concittadini ma io amavo la Puglia e volevo restare con i giovani che sapevano guardare oltre le colline di quelle squallide miserie…”. Checco sicuramente non è razzista: i personaggi di origine africana presenti nel film sono trattati con molta simpatia e alla fine del film, chi in un modo e chi in un altro, tutti trovano un lavoro in Italia. Al contempo però (quando la nave ONG sbarca a Vibo Valentia, oltre a quelli che accolgono gli immigrati, ci sono anche quelli che alzano cartelloni di protesta) Checco sembra, in modo silenzioso, sollevare un problema di priorità, portando la nostra attenzione sui secolari problemi del nostro Sud.

Ciò che pesa su questo film, è probabilmente la decisione di Checco Zalone di assumersi l’onere sia della sceneggiatura (con un contributo minore di Paolo Virzì) che della regia. Si è potuto così esprimere liberamente, senza il controllo di una persona terza, e ciò ha comportato l’inserimento di sequenze che non appaiono necessarie, come quella finale della cicogna nera che porta i neonati in Africa quando ormai il film era terminato o la sua trasformazione saltuaria e delirante in Benito Mussolini. Altre appaiono obiettivamente di cattivo gusto, prima fra tutte quella del balletto danzante nell’acqua, secondo lo stile Esther Williams (realizzato oltretutto male), proprio quando la barca degli immigrati affonda fra le onde ma anche la canzoncina “la gnocca salva l’Africa” e lo stesso video Immigrato, realizzato come trailer per promuovere il film, che oltretutto è ingiusto nel suo velato razzismo perché il film non lo è. A un certo punto compare una camionetta di pace keeping del contingente italiano e Checco riesce a liquidare  in pochi secondi, in modo sguaiato  (un soldato è impegnato a leggere i cruciverba, un altro lancia bombe a caso) tutto l'impegno dei nostri soldati nelle zone di conflitto.

Certamente non è nuova l’idea di scherzare parlando di temi seri (basterebbe ricordare Forrest Gump di Zemeckis, La vita è Bella di Benigni, La mafia uccide solo d’estate di Pif) ma in tutti questi lavori il protagonista è l’ingenuo, il semplice, l’ottimista ad oltranza, mentre il mondo fuori di lui resta reale e quindi rimane sostanzialmente rispettato nella sua tragicità. Checco ha invece un approccio totalizzate, deforma anche la realtà secondo i suoi criteri e in questo modo finisce spesso per non rispettarla.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL PRIMO NATALE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 12/11/2019 - 10:37
Titolo Originale: Il primo Natale
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Ficarra, Picone
Sceneggiatura: Ficarra, Picone, Fabrizio Testini
Produzione: Tramp Limited, Medusa Film
Durata: 100
Interpreti: Salvo Ficarra, Valentino Picone, Massimo Popolizio, Roberta Mattei, Giacomo Mattia

Don Valentino, parroco di un paesino della Sicilia, ha un’idea fissa: il presepe vivente. Ogni anno ingaggia alcuni suoi compaesani accuratamente selezionati per fare, chi i pastori, chi i soldati romani, impegnati a recitare i versi preparati da lui stesso. Salvo è invece un ladro di oggetti sacri e ha messo gli occhi sul bambinello che verrà utilizzato per il presepe di don Valentino, un’opera di grande valore. Il furto viene scoperto e Valentino insegue Salvo, fino a trovarsi all’interno di un fitto canneto. Ritornati all’aperto, ladro e inseguitore hanno una incredibile sorpresa: si trovano in Palestina, esattamente nell’anno zero, perché sentono che è stato indetto il censimento di Cesare Augusto…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un rapporto fruttuoso fra un sacerdote che dà prevalenza allo spirito e un altro più pragmatico che porterà il secondo a scoprire la fede e il primo a riconoscere il valore di gesti concreti. Qualche riferimento spiritoso ai dogmi cristiani rischia di sfociare nella derisione
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Ficarra e Picone confermano la loro verve comica ma la storia risulta troppo diluita
Testo Breve:

Un sacerdote e un ladro si ritrovano in Palestina proprio quando sta per nascere Gesù. Un racconto paradossale che genera gags non sempre pertinenti

Dopo il meritatissimo successo di L’ora Legale del 2017, ecco di nuovo Ficarra e Picone, sia attori che registi, ritrovarsi nel bel mezzo della Palestina proprio quando sta per nascere Gesù.

I due comici siciliani hanno sempre sviluppato una comicità priva di volgarità, impegnata a ironizzare su qualche vizietto nostrano, senza mai usare la frusta ma con garbati accenni, con lo spirito di “chi vuole intendere intenda”.  In L’ora legale, ci hanno ricordato la nostra tendenza a concepire il bene pubblico come qualcosa che deve solo servire agli interessi personali.  In Tutto a posto hanno ironizzato sulla voglia dei figli di sfruttare la sicura pensione dei genitori. In La matassa, hanno messo alla berlina il nostro pensiero spesso irrigidito in posizioni predefinite dal nostro clan di appartenenza.

E’ insolito quindi che Ficarra e Picone abbiano scelto di costruire una storia intorno alla nascita di Gesù. Con chi prendersela? In effetti una polemica viene espressa ma solamente all'inizio e alla fine del film, sul tema dell’immigrazione. “E’ assurdo che nel 2019 si debbono ancora vedere queste cose– dice Ficarra davanti a una televisione che mostra l’immagine di una nave ONG che fa salire a bordo degli immigrati dispersi in mare - l’immagine è sgranata, il colore del mare è sbiadito”. Verso la fine, quando i Ficarra e Picone si trovano su una barca, incrociano una motovedetta italiana e un ufficiale, alle sue richieste di aiuto, gli risponde: “noi vi faremmo anche salire ma dicono di non sapere dove mettervi…”. Si tratta di una brevissima incursione nella realtà di oggi che non sposta l’asse dell’interesse del film, che si concentra sul loro tempo passato in Palestina, ricostruita in Marocco. Ma allora dove possono “mordere” i due comici? Imbastiscono battute giocando sul contrasto fra loro due, provenienti dal 2019 e i palestinesi del tempo che non sanno certe cose (in una sequenza, entrambi stanno giocando a tombola con Erode: viene estratto il 33 e Picone esclama: “gli anni di Gesù” ma tutti rispondono: “chi?”. Una opportunità sfruttata più volte ma in effetti è ancora’ poco. Più frequentemente sono le tematiche religiose quelle che cadono sotto l’attenzione dei due ed è questo l’aspetto più delicato del film. Ovviamente stare in allegria, soprattutto nel tempo di Natale, con qualche scherzo bonario va benissimo ma in alcune battute ci si muove sul filo di una comicità che sfocia nelle derisione. Don Valentino, prigioniero dei romani, benedice il pasto ma subito dopo lo sputa perché è troppo cattivo. Sempre don Valentino, che sta per incontrare Maria, si domanda: “come la debbo chiamare? Sua altezza santissima?” “Chiamala come vuoi, sei tu il “tifoso” gli risponde Ficarra, nei panni di Salvo. Più pesante è il colloquio di Salvo con un ignaro palestinese al quale cerca di spiegare la nascita di Gesù: “il Figlio e il Padre sono la stessa cosa e quando uno dice: “papà!”, si rivoltano in tre perché c’è anche lo Spirito Santo”.

Un altro punto di debolezza è nella regia: il racconto si mostra complesso, articolato in tre capitoli (don Valentino e Salvo ai giorni d’oggi; alla ricerca di Giuseppe e Maria nella Palestina del tempo e infine in fuga verso il mare, inseguiti da Erode), non c’è un nodo risolutivo e la storia sembra incapace di trovare la fine.

In complesso Ficarra e Picone confermano la loro simpatia e riescono a spalleggiarsi bene come sempre (Picone più spirituale, Ficarra più pragmatico, ma poi entrambi sapranno imparare la lezione l’uno dall’altro) ma questa volta si sono mossi su un terreno che non li ha trovati a loro perfetto agio.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UN SOGNO PER PAPA'

Inviato da Franco Olearo il Lun, 12/09/2019 - 17:25
 
Titolo Originale: Fourmi
Paese: FRANCIA
Anno: 2019
Regia: Julien Rappeneau
Sceneggiatura: Julien Rappeneau
Produzione: M2 Pictures
Durata: 105
Interpreti: François Damiens, Maleaume Paquin, André Dussollie, Ludivine Sagnier,Laetitia Dosch

Il piccolo Theo è figlio di genitori separati. La mamma vive con un altro uomo mentre il padre Laurent, che ha perso il lavoro da ormai due anni a causa del fallimento dell’azienda, è ancora disoccupato, ha un carattere litigioso e alza troppo il gomito. Theo vuole bene a suo padre, è contento quando lui viene a vederlo giocare a calcio (anche se piccolo di statura, Theo è molto bravo) perché è l’unico momento nel quale lo vede sereno e suo tifoso appassionato. Quando sul campo arriva un allenatore dell’Arsenal inglese alla ricerca di nuovi talenti, Laurent non sta più in sé per l’emozione: il colloquio fra l’allenatore e il ragazzo avviene realmente e Theo comunica al papà che è stato selezionato. Per Laurent inizia una nuova vita: smette di bene, inizia a cercare un lavoro e a studiare l’inglese perché vuole ottenere l’autorizzazione, dall’assistente sociale, per esser lui ad accompagnare suo figlio in Inghilterra. Laurent però non sa che il figlio gli ha detto una bugia...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un magnifico rapporto figlio-padre dove è il figlio che trova il modo di risollevare il padre da una lunga depressione
Pubblico 
Pre-adolescenti
La presenza di un nerd computer-dipendente può disturbare quei ragazzi che hanno un simile comportamento
Giudizio Artistico 
 
La struttura del racconto è volutamente semplice per accontentare un vasto pubblico ma è impreziosita dalla caratterizzazione di molti simpatici personaggi
Testo Breve:

Il piccolo Theo, bravo a giocare a calcio, è desideroso di rendere il padre (disoccupato e ubriacone) orgoglioso di lui per dargli un motivo per tornare a essere se stesso. Un film semplice, per tutti, che esprime importanti valori

Il film, ricavato da una graphic novel di Artur Laperla et Mario Torrecillas, è apparentemente semplice nella struttura perché i parametri in gioco sono pochi (un padre divorziato e alcolizzato, un ragazzo giudizioso, la passione per il calcio) ma in realtà costruito con grande finezza e attenzione ai particolari e i valori posti in gioco sono tanti.

C’è un ragazzo che vuole bene a suo padre nonostante abbia commesso molti errori, si dimentichi spesso di portarlo al campo di calcio perché ubriaco, mentre la madre parla spesso male di lui. Come mai? Perché è suo padre (l’uomo che ora vive con sua madre non ha nessun ascendente sul ragazzo), perché quando lo difende contro l’arbitro che non ha visto un fallo a suo danno, comprende di essere il suo orgoglio, l’unica ragione per la quale c’è per lui un motivo per andare avanti. Per questo Theo osa dire una bugia: è l’unico mezzo per vederlo impegnato in un progetto che forse lo indurrà a smettere di bere. Sarà poi lui a prendersi la responsabilità della bugia ma corre questo rischio per il bene del padre.

Il film si muove lungo questo percorso in modo lineare, sempre con un tono divertente, senza prendere il tema troppo sul serio, ma è negli sviluppi e nei personaggi collaterali che il film mostra la preziosità della sua confezione. Ci sono i due amici di Theo, un ragazzo e una ragazza, che sanno aiutarlo e consigliarlo; in particolare la ragazza ha una profonda intesa con lui, scherzando lo chiama “formica” e non riesce a celare che ne è innamorata; l’assistente sociale, un po’ disordinata nella scrivania e nella vita ma che vive solo del piacere di aiutare gli altri; il contesto sociale, tipico di un’area depressa, che porta gli uomini a passare il tempo al bar a ubriacarsi. Ma prima di tutti, la figura del ragazzo Max (Pierre Gommé) un nerd duro e puro, che passa il tempo chiuso nella sua stanza davanti a un computer, con una faccetta smilza e un corpicino magro, che sembra proprio essere l’effetto di una vita passata nel chiuso di una stanza, personaggio-simbolo di tanti ragazzi come lui (per fortuna ci sarà un lieto fine anche per lui).

Si potrà sicuramente impiegare il terribile titolo di “film buonista” e in effetti alla fine ogni cosa si rimetterà a posto ma è proprio la semplicità dello sviluppo che consente la comprensione del film anche da parte di pre-adolescenti

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BELLE EPOQUE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 12/06/2019 - 22:20
Titolo Originale: Belle Epoque
Paese: FRANCIA
Anno: 2019
Regia: Nicolas Bedos
Sceneggiatura: Nicolas Bedos
Produzione: Pathé Films, Orange Studio, France 2 Cinéma, Hugar Prod, Fils, Umedia
Durata: 110
Interpreti: Daniel Auteuil, Guillaume Canet, Doria Tillier, Fanny Ardant, Pierre Arditi

Victor ha sessant’anni, un matrimonio ormai in declino, un figlio che non riesce a capire e troppi rimpianti nel cuore. Quando un ricco imprenditore, amico di suo figlio, gli regala la possibilità di rivivere un momento del suo passato, Victor chiede di poter tornare al 16 maggio 1974: il giorno in cui ha incontrato la donna della sua vita.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un film nostalgico sull’impossibilità di poter rinuncare d amarere
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene a contenuto sessuale
Giudizio Artistico 
 
E’ un film divertente, che regala molte risate ma che fa anche riflettere, e riesce a commuovere nel raccontare come a volte serva tornare indietro per poter andare avanti.
Testo Breve:

Un uomo di 60 anni ottiene di poter ricostruire in teatro il giorno che incontrò per la prima volta la sua futura moglie. Una commedia divertente ma melanconica, di ottima fattura

La Belle Èpoque è una versione originale e moderna di una tematica più volte usata nel mondo del cinema, che parte da un’idea stuzzicante per chiunque: poter tornare indietro nel tempo, e rivivere un momento preciso della propria vita (o della vita del mondo). In questo caso però, non c’è nulla di magico o di soprannaturale che permette di cambiare il corso del tempo: tutto infatti avviene su un set, come quelli del cinema o della tv, dove l’agenzia del ricco imprenditore Antoine ricostruisce alla perfezione l’epoca storica in cui i clienti chiedono di poter tornare. Per Victor, quel momento è l’istante in cui ha visto per la prima volta la donna della sua vita, l’istante in cui la sua vita è cambiata per sempre.

Inizia quindi il viaggio di Victor attraverso i ricordi, un viaggio costantemente alternato alle vicende degli altri personaggi del film, vicende che in qualche modo ricalcano e commentano quelle vissute da Victor. Il film si stende quindi su tre piani di racconto, che sembrano essere tre piani temporali differenti ma che invece avvengono tutti nel presente. E ogni piano racconta una storia d’amore: quello appena nato, quello appena finito, e quello che sembra incontrare troppi ostacoli per poter veramente fiorire.

Eppure, nonostante possa sembrare un film esclusivamente sull’amore, La Belle Èpoque è soprattutto un film sulla nostalgia. La nostalgia di quello che è stato e che non sarà più, o la nostalgia di quello che potrebbe essere ma forse non sarà mai. Allo stesso tempo però, la nostalgia de La Belle Èpoque ha in sé qualcosa di gioioso: muta infatti all’interno del film e prende consistenze diverse; se all’inizio è profondamente triste e ricca di rimpianti, nel corso della storia si colora di speranza, fino ad un finale commovente dove la nostalgia diventa il tramite per la possibilità di ricominciare.

Dal ritmo incalzante e coinvolgente, La Belle Èpoque è un film che non annoia ma anzi, trattiene fino all’ultimo fotogramma, che sintetizza perfettamente l’intera pellicola. E’ un film divertente, che regala molte risate ma che fa anche riflettere, e riesce a commuovere nel raccontare come a volte serva tornare indietro per poter andare avanti.

 

Autore: Elena Santoro
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UN GIORNO DI PIOGGIA A NEW YORK

Inviato da Franco Olearo il Sab, 11/30/2019 - 10:34
Titolo Originale: A Rainy Day in New York
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Woody Allen
Sceneggiatura: Woody Allen
Produzione: Gravier Productions, Perdido Productions
Durata: 92
Interpreti: Timothée Chalamet, Elle Fanning, Selena Gomez, Jude Law

Ashleigh e Gatsby frequentano lo stesso college universitario ed entrambi provengono da famiglie facoltose. I genitori di lui vivono nell’Upper East Side di New York mentre Ashleigh viene dall’Arizona, dove suo padre è un facoltoso banchiere. Lei scrive per il giornale scolastico ed è eccitata all’idea che il famoso regista Roland Pollard ha accettato di farsi intervistare a New York. Gatsby le propone di andare insieme nella Grande Mela: così le potrà far vedere gli angoli più suggestivi e romantici di questa città che lui tanto ama (per la spesa non ci sono problemi: lui continua a vincere sfacciatamente a poker). Arrivati a New York le cose non vanno come previsto: lei inizia a intervistare Pollard ma viene anche invitata a vedere il suo nuovo film e con l’occasione ha conosciuto anche lo sceneggiatore Ted Davidoff e il fascinoso attore Francisco Vega. Gatsby si trova tutto un pomeriggio libero e va a salutare il fratello e i suoi vecchi amici. Incontra in questo modo Shannon, una ragazza che ai tempi dell’high school si era presa una cotta per lui….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Woody Allen esprime toni meno fatalistici del solito ma i protagonisti sono sempre impegnati a cercare solo se stessi con una certa disinvoltura nei confronti del sesso e del gioco d’azzardo
Pubblico 
Adolescenti
Gioco d’azzardo. Linguaggio con riferimenti sessuali espliciti
Giudizio Artistico 
 
Woody Allen conferma la sua maestria da regista (battute spiritose, attori ben diretti, la fotografia di Storaro, romantici esterni) ma il tutto risulta molto leggero e viene presto dimenticato.
Testo Breve:

Un ragazzo e una ragazza lasciano il college per passare un romantico weekend a New York ma le cose non andranno come previsto. Woody Allen conferma il suo tocco leggero, è meno fatalista del solito ma fuori dalla sala l’opera è presto dimenticata

 “Io e mia madre andavamo sempre a vedere vecchi film: ti fanno evadere dalla realtà così bene” dice Shannon che sta passando un pomeriggio con Gatsby. “Cerca di immaginarti – incalza lui - manca un minuto alle sei. Tu passeggi su e giù, al Central Park, sotto l’orologio Delacorte. Comincia a cadere la pioggia mentre aspetti il tuo uomo. L’orologio suona, ma lui non arriva, ha scelto un’altra donna” Lei non è d’accordo: “e se invece si baciano sotto la pioggia? Sarebbe un finale perfetto”.

Woody ha cessato di essere anche attore nei suoi lavori, ci sono tre giovani come protagonisti in questo film ma si è mai vista ragazza che ama andare a vedere i vecchi film e un giovane come Gatsby che, come scopriremo dopo, ama i vecchi piano-bar di New York?  Si tratta ancora e sempre del vecchio Woody sotto mentite spoglie che esprime se stesso e in certi momenti, se si osserva il modo con cui si atteggia in protagonista interpretato da Timothée Chalamet sembra proprio di rivedere Woody.

La ricerca del bello (musica, pittura), cinefilia, psicologia, sesso, nostalgia, New York, ironia, filosofia

E’ certamente difficile e sbagliato schematizzare in questo modo i lavori di Woody Allen ma le basi del suo continuo colloquio con il pubblico sono sempre le stesse, magari mescolate in modo diverso. Sono ingredienti che gli servono per esprimere in gradevoli versi la sua filosofia di vita, in perenne oscillazione fra l’abbandonarsi all’illusione, a un piacere estetico pervaso dalla malinconia del sogno e una realtà che gli induce toni pessimistici. Ci sono film dove porta in primo piano la sua visione fatalista della vita, una ruota che gira senza un senso (Match Point, Basta che funzioni, La ruota delle meraviglie) In altri prevale la componente dell’abbandono al sogno, come in Midnight in Paris dove ricostruisce la Parigi di Francis Scott Fitzgerald, Ernest Hemingway, Salvator Dalì . Questo Un giorno di pioggia a New York si pone in mezzo, riuscendo a trovare toni inaspettatamente positivi, forse contagiato dalla giovinezza dei protagonisti. E’ sempre dominante la forza della fantasia, ci muoviamo sempre intorno a un atteggiamento esistenziale del tipo carpe diem ma questa volta è proprio la realtà che svela risvolti inaspettati:  il protagonista riesce a comprendere la direzione in cui vuole condurre la sua vita e la ragazza che fa per lui.

Un discorso a parte merita il personaggio di Ashleigh (Elle Fanning), frizzante, allegro ma caricaturale, poco profondo, svenevole (e disponibile) di fronte a registi, attori di Hollywood che sono i suoi idoli. Forse la sua funzione è quella di fare da contrasto rispetto a Gatsby: solare lei, lui più crepuscolare; impulsiva lei, lui più incerto e riflessivo.

Alla fine l’armonia che caratterizza le opere di Woody Allen è confermata (battute spiritose, attori ben diretti, la fotografia di Storaro, romantici esterni) ma il tutto risulta molto leggero e viene presto dimenticato.

Un discorso a parte merita l’ostracismo che ha subito questo film che non è stato ancora distribuito in patria.  Si è trattato dell’effetto del movimento Me Too che ha riesumato un’accusa di aggressione sessuale avvenuta nel 1992. Si tratta di pregiudizi scorretti perché la causa non ha raggiunto ancora un verdetto e in questo caso deve prevalere la presunzione di innocenza. I film debbono comunque venir giudicati per se stessi, non per i problemi personali degli autori. Non si condanna il film Il Vangelo secondo Matteo di Pasolini perché l’autore ha avuto una vita discutibile.  Risibili i comportamenti degli attori: per prendere le distanze dal loro regista ed evitare una eventuale caccia alle streghe nei loro confronti, Selena Gomez e Rebecca Hall hanno donato quando guadagnato per il film a Time’s Up Foundation, costituita dalle animatrici del #MeToo mentre  Timothée Chalamet ha donato il suo compenso al  Lesbian, Gay, Bisexual & Transgender Community Center

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SE MI VUOI BENE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/16/2019 - 09:21
Titolo Originale: Se mi vuoi bene
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Fausto Brizzi
Sceneggiatura: Herbert Simone Paragnani, Mauro Uzzeo, Martino Coli
Produzione: Eliseo Cinema
Durata: 100
Interpreti: Claudio Bisio, Sergio Rubini, Flavio Insinna, Lucia Ocone, Maria Amelia Monti, Dino Abbrescia, Susy Laude, Lorena Cacciatore, Elena Santarelli

L’avvocato Diego è depresso. Parenti e amici sono troppo indaffarati per occuparsi di lui. Dopo un suicidio fallito, entra in una locanda con uno strano nome: “Chiacchiere”, dove viene accolto da Massimiliano, il “commerciante di chiacchiere” e da Edoardo, un aspirante attore che non ha niente da fare perché non viene mai scritturato. Massimiliano è un po’ filosofo: gli spiega che il migliore modo di risolvere i propri problemi è quello di occuparsi degli altri. Diego si convince: con ‘aiuto dei suoi due nuovi amici, decide di fare del bene ai suoi parenti e amici. Per sua madre Olivia, divorziata, riesce a organizzare una cena a un ristorante dove sa che lei potrà trovare una sua vecchia fiamma; per suo padre Paolo, un tempo un tennista della nazionale, organizza una rivincita contro colui che gli fece perdere il titolo, tanti anni prima. Con simili stratagemmi riesce a regalare un momento di speranza e di serenità a suo fratello Alessandro, un artista incompreso, a sua figlia Laura, che è una workalcoholica, alla ex moglie Giulia, che gestisce una libreria sempre vuota, ai suoi amici Luca e Simona, una coppia litigarella i che non riesce a comprendere che il loro è vero amore. Non può neanche fare a meno di aiutare Loredana, una mamma single sua amica da sempre, desiderosa di trovare un uomo che si possa prendere cura di lei e di sua figlia. Tutte le sue iniziative sembrano avere successo ma c’è il rischio che abbia combinato più guai di quanti ne sia riusciti a risolvere…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film esordisce sottolineando l’importanza del fare del bene ma poi confonde il fare del bene con il fare contento qualcuno (tranne in un caso) e i mezzi adottati non possono definirsi un "bene"
Pubblico 
Adolescenti
Alcune battute sessualmente esplicite
Giudizio Artistico 
 
Il regista-sceneggiatore conferma la sua verve leggera ma sorvola con ironia e un certo cinismo su un tema che si prospetta importante e scivola troppo spesso nella tentazione della battutra volgare
Testo Breve:

Diego è depresso ma l’esercente di uno strano negozio dove si “vendono chiacchiere” lo convince a impegnarsi a fare del bene a tutti i suoi cari e amici. Si ride con leggerezza e con un po’ di volgarità ma il concetto di cosa sia il vero bene non è chiarito

“La febbre è la malattia più simpatica del mondo, quando il termometro segna 37,5 hai la giustificazione perfetta per non andare a scuola o al lavoro. La febbre odora di piccata dei nonni, di vix vaporub, di carta dei fumetti, di finestra con il formaggino, la febbre è la malattia più simpatica del mondo…” esordisce così il protagonista Diego (Claudio Bisio) guardando direttamente negli occhi gli spettatori in sala è lui la voce fuori campo che ci guida lungo tutto il film. Sono pensieri arguti che probabilmente sono già presenti nel libro da cui è tratto questo film, scritto dallo stesso regista Fausto Brizzi. In effetti, oltre a tante battute scoppiettanti, c‘è anche molta letteratura fra le conversazioni che si intrecciano, una tendenza facilitata dal fatto che lo stesso Massimiliano  (Sergio Rubini) si atteggia a filosofo: “le cose che non funzionano bisogna accettarle così come sono”; “per aggiustare le cose ci vuole amore, cura e attenzione”, ““le chiacchiere non invecchiano: esistono solo nel momento in cui le pronunci ma  se dette al momento giusto ti possono salvare la vita” e così via, che danno ugualmente al film un tono ironico come era nelle intenzioni dell’autore, ma  le riflessioni di cui è cosparso il film sembrano più adatte a una buona composizione sulla pagina stampata che in celluloide.

C’è però una frase di Massimiliano che da sola vale tutto il film: “non basta voler bene: fare del bene è un’altra cosa” . E’ la massima che realmente trasforma Diego, che cessa di considerarsi depresso e di colpo si trova con una missione da compiere. Diego sbaglia subito, perché confonde il “fare bene a qualcuno” con il “farlo contento” e il film evidenzia molto bene la falsità di questo approccio, che crea più guai di quanti riesca a risolverli. Solo con sua figlia riesce ad avere successo, proprio perché con lei, non costruisce una situazione falsamente consolatoria, ma le fa ritornare alla memoria qualcosa di vero: i suoi sogni di quando era bambina. Si arriva però a un limite oltre il quale il “fare del bene” non riesce a progredire, perché si scontra con una certa filosofia di vita che l’autore ha già manifestato in altri film. Prima di tutto il carpe diem (Notte prima degli esami) che sottende una sfiducia di fondo nelle capacità progettuali dell’essere umano e un certo fatalismo sugli accadimenti della vita (“quella sera sul Titanic ci sarà stata una signora che non ha ordinato il dolce e non si è presa una congestione ma poi a cosa è servito? E’ affondata come tutti gli altri”) Ne consegue che se non resta che cogliere l’attimo, la cosa più importante è il sesso (Come è bello far l’amore) mentre l’impegno per una fedeltà coniugale risulta quasi impossibile (maschi contro femmine). Sono atteggiamenti che ritroviamo tutti. Sono tutti atteggiamenti che ritroviamo puntualmente in questo film man mano che si dipanano i sette casi difficili che Diego deve affrontare ma non entriamo in altri dettagli per evitare lo spoiler.

Alla fine si tratta di un film contraddittorio: parte bene con un proposito di alto valore ma poi la conclusione è che il bene vero non si può fare: bisogna accontentarsi e comprendere lo status quo.

Ci sono molte battute spiritose e scoppiettanti nel film ma non si riesce ad evitare, in alcune situazioni, che si cada nel cattivo gusto, come il personaggio della la madre di Diego, divorziata, assatanata di sesso ed esplicita nel linguaggio o la frase pronunciata da Giulia, la sua ex moglie: “Dio onnipotente ed eterno, grazie per aver inventato il divorzio: amen”.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TUTTAPPOSTO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/02/2019 - 14:46
 
Titolo Originale: Tuttapposto
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Gianni Costantino
Sceneggiatura: Roberto Lipari, Ignazio Rosato, Paolo Pintacuda
Produzione: Tramp Ltd.
Interpreti: Roberto Lipari, Luca Zingaretti, Monica Guerritore, Sergio Friscia

Roberto arriva trafelato all’università: si è svegliato tardi. All’ingresso un gruppo sparuto di studenti (tre-quattro in tutto) esibisce cartelloni che inneggiano alla protesta e alla rivoluzione. Nell’attraversare i corridoi che portano all’aula dove deve sostenere l’esame, gli impiegati che incontra gli domandano ossequiosi come stia suo padre. Alla fine il professore si attarda oltre il dovuto per aspettarlo e quando finalmente si siede davanti a lui, gli bastano poche risposte sconnesse per prendere trenta e lode. C’è un motivo a tutto questo: il padre di Roberto è il preside dell’università e molti dei professori hanno con lui legami familiari…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Uno dei protagonisti ha il coraggio di riconoscere di esser stato corresponsabile nella costruzione di un ambiente universitario corrotto e ne accetta le giuste conseguenze
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Roberto Lipari, qui protagonista e sceneggiatore, trasferisce in questo film tutta la sua capacità di costruire sketch fulminanti ma è troppo poco per dare profondità a un film che affronta il problema della baronia universitaria
Testo Breve:

Roberto è figlio di papà (in particolare di un preside) e prende sempre buoni voti ma l’amore per una ragazza gli fa scoprire il valore dell’onestà. Un favola morale divertente ma troppo leggera

Questo Tuttapposto è una favola moderna in veste comica. Ci sarà sicuramente chi storcerà il naso nello scoprire che il tema della baronia universitaria venga trattato con leggerezza formale ma esistono anche le favole morali e Tuttapposto ha un tono decisamente edificante. Roberto Lipari è il protagonista indiscusso ma ne è anche sceneggiatore e ciò ha un influsso su tutto il racconto, che avanza in forma di sequenza di sketch e di battute spesso irresistibili anche se non perde mai di vista il cuore portante della storia che è soprattutto una conversione alla giustizia e alla verità da parte non solo di Roberto ma di altre persone a lui vicine.

La favola è moderna e alla fine sarà un’app a risolvere la situazione. Qui Internet è visto nel suo aspetto più positivo: la possibilità che tutti possano parlare con tutti in piena libertà, ma esiste anche il rovescio della medaglia e c’è l’ansia del “mi piace”: molto divertente la figura del venditore di arancini che fa tutto ciò che è richiesto perché Tripl Advisor conferisca al suo negozio una stellina in più.

La storia è ambientata in una università imprecisata di una città imprecisata (in realtà le riprese sono state realizzate a Catania) ma traspare dal film tutta la sicilianità di Roberto Lipari, non solo nelle ambientazioni, ma nelle calde e schiette relazioni fra le persone, fra parenti (deliziosa la figura della mamma premurosa e cuoca biologica) e fra studenti universitari. Indubbiamente la Sicilia ci sta regalando grandi comici: più impegnato e ironico Pif sul tema della mafia; Ficarra e Picone irresistibilmente scoppiettanti, pronti a sviluppare denunce morali di validità universale; ora Roberto Lipari alla sua prima sceneggiatura, predilige la lente deformante della satira. I vizi dei professori vengono tipizzati: c’è il professore che dà buoni voti in funzione delle scollature delle studentesse, un altro in funzione dei contanti che ha ricevuto, un altro ancora solo se gli studenti hanno comperato il suo costoso libro di testo.  Non sveliamo altri dettagli della trama ma alla fine sarà una conversione all’onestà di un personaggio importante che coronerà questa incursione nel microcosmo universitario italiano e non solo siciliano. Resta invece appena accennata la componente romantica del racconto: a far scattare l’interesse del siciliano  Roberto è una bionda svedese (il mito delle svedesi non compariva nei film italiani dagli anni ’60) che risulta anche tetragona nei confronti di ogni forma di raccomandazione. E’ la spinta per Roberto a comprendere che deve crescere, non fare il raccomandato per tutta la vita ma costruirsi un’esistenza tutta sua, emancipato dalle influenze familiari. Il tema però resta alla superficie; Irina, che dovrebbe costituire la chiave di ingresso verso questa nuova realtà, resta un valido campione della bellezza salva dotata di smaglianti sorrisi ma poco più. 

Niente da dire sulla comicità di Roberto Lipari ma è difficile sostenere la durata di un film con battute fulminee nella parte di un personaggio perennemente spiazzato che cerca sempre di essere ciò che non è.

Questo navigare leggeri sulla superficie dei fatti finisce per stancare e preferiamo, perché più profonde, le satire sociali di Ficarra e Picone.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NON CI RESTA CHE VINCERE

Inviato da Franco Olearo il Dom, 09/15/2019 - 15:53
 
Titolo Originale: Campeones
Paese: Spagna, Messico
Anno: 2018
Regia: Javier Fesser
Sceneggiatura: Javier Fesser, David Marqués
Durata: 124
Interpreti: Javier Gutiérrez, Athenea Mata, Luisa Gavasa

Marco Montes, vice allenatore di una squadra di basket, si fa trascinare dai nervi, prima con il suo “superiore”, poi con alcuni agenti di polizia che lo fermano in stato di ebbrezza. Pur di evitare il carcere, Marco accetta di impegnarsi in un lavoro socialmente utile: dovrà allenare per tre mesi una squadra di basket molto particolare, costituita da disabili mentali. Marco evita di far conoscere la sua condanna agli amici e alla fidanzata Sonia dalla quale si allontana ma l’impresa di allenare questa strana squadra gli appare impossibile: nessuno fa quel che chiede; occorre tanta pazienza e lui non ce l’ha. Ma poi, lo stimolo a gareggiare in un torneo, la mitezza disarmante di quei ragazzi, l’appoggio della fidanzata, lo convincono a continuare a tentare…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un magnifico scambio di doni fra una squadra di ragazzi con disabilità mentali, che trovano un padre nel loro allenatore e l’allenatore stesso che scopre la bellezza del dedicarsi generosamente a loro
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La trama è prevedibile, senza sorprese, ma il film punta tutto sulla simpatia dei personaggi. Candidato spagnolo come miglior film straniero agli Oscar 2019
Testo Breve:

Un allenatore di basket che alza troppo il gomito viene condannato ad allenare per tre mesi una squadra di ragazzi con disabilità mentale. Il film trasmette, con molte risate, importanti verità sul rispetto e l’attenzione verso persone che sembrano, solo in apparenza, avere più problemi di quanti, in realtà, ne abbiamo anche noi

“Mamma, se continui a tormentarmi così, vado a dormire in albergo” risponde Marco che in quel momento difficile, ha scelto di dormire in casa della madre che però si preoccupa continuamente di controllare se il figlio ha bevuto. “Figliolo, non mi dire queste cose – gli risponde la madre con la mano sul cuore facendo gli occhi dolci- ma poi cambia tono: “lo sai che poi mi illudo” ed esce seccata dalla camera.

Di battute di questo genere è costellato questo film grazie ad attori straordinari come Luisa Gavasa, la madre appunto e lo stesso protagonista, Javier Gutiérrez.

La particolarità di questo film, che ricorda, per analogia di tema, l’ italiano Si può fare, non sta nella storia in se’ (se un allenatore è costretto ad occuparsi, suo malgrado, di una squadra di disabili mentali sappiamo già a priori che ci stiamo avviando verso il lieto fine). Il tema portante non ha molte varianti né ci sono significativi colpi di scena. La storia è tutta interiore: il racconto di una trasformazione progressiva non solo dei diversamente dotati ma di lui, il normodotato che ha anche lui tanti problemi, proprio di tipo psicologico. Marco è irascibile, di fronte alle difficoltà preferisce fuggire, non desidera avere figli perché ciò comporterebbe troppa responsabilità e per di più soffre di claustrofobia e non prende ascensori.  Il regista è stato bravo perché non racconta una favoletta edificante e zuccherosa ma si cala in una realtà concreta. Ecco una donna che allontana il figlio quando incontra questi handicappati, ritenendoli pericolosi; i componenti della squadra di basket non interpretano ruoli da disabili ma 'sono' disabili. Lo stesso regista ha finito per rivedere più volte la sceneggiatura per inserire alcune sequenze, anche divertenti, che si sono sviluppate spontaneamente durante le riprese.

Alla fine la morale del film esce fuori ed è molto chiara: si è trattato di uno scambio di doni fra i ragazzi della squadra e Marco. I ragazzi hanno trovato in lui un padre e una persona che ha saputo valorizzarli, mentre Marco è uscito finalmente dal suo piccolo egoismo per aprirsi a un impegno più generoso nei confronti degli altri, inclusa la sua fidanzata

Il film ha avuto un successo clamoroso in Spagna (tre milioni di biglietti venduti) ed è stato candidato agli Oscar 2019 come miglior film straniero. Si tratta di performance che fanno riflettere. Com’era già accaduto per il film francese Quasi amici, che raccontava divertendo la storia di un tetraplegico,  il grande pubblico non trascura affatto film basati su buoni sentimenti ma li vuole proposti in una confezione serena e allegra, come dev’essere gioioso tutto ciò che prospetta amore alla vita e attenzione verso tutti.

Il film è disponibile su Youtube (a pagamento)

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE KISSING BOOTH

Inviato da Franco Olearo il Dom, 07/07/2019 - 21:29
Titolo Originale: The Kissing Booth
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Vince Marcello
Sceneggiatura: Vince Marcello
Produzione: Komixx Entertainment
Durata: 105
Interpreti: Joey King, Jacob Elordi, Joel Courtney

Elle e Lee sono nati nello stesso giorno a Los Angeles e hanno come madri due amiche carissime fin dai tempi del college. Sono quindi cresciuti come due gemelli, sempre assieme anche ora che frequentano il penultimo anno dell’high school. Sono abituati a confidarsi tutto e hanno stabilito delle regole di comportamento, una delle quali stabilisce che nessuno dei due si deve innamorare di un parente stretto dell’altro. A sedici anni, Elle non è mai stata baciata e non può negare che nei confronti di Noah, il fratello maggiore di Lee, un super atleta di mestiere rubacuori, percepisca una certa attrazione...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amore sbocciato fra lui e lei sembra alquanto epidermico, non molto di più di un’intesa fisica Pubblico
Pubblico 
Adolescenti
Uso abbondante di alcoolici durante i festini. Rapporti prematrimoniali senza nudità
Giudizio Artistico 
 
Brava e spontanea Joey King nella parte di Elle; molto ingessato il protagonista maschile Jacob Courtney
Testo Breve:

La sedicenne Elle è amica d’infanzia di Lee che ha come fratello il bel fusto Noah. Un triangolo trattato con molta allegria e qualche momento di malinconia. Un successo per un pubblico di adolescenti

Questo originale Netflix è stato trattato duramente dai critici ma al contempo è, fino ad ora, quello che ha riscosso il maggior successo fra i tanti film o fiction Tv che Netflix ha mandato in streaming nel settore delle teen comedies. E’ quindi interessante scoprire, non tanto le sue non-qualità artistiche, quanto il motivo che ha indotto il 30% delle persone che lo hanno visto a rivederlo una seconda volta, che corrisponde alla percentuale più alta mai riscontrata in questa piattaforma.

 Che il racconto abbia dei difetti ideologici è indubbio: se il personaggio di Elle (Joey King) è molto espressivo e divertente, Noah (Jacob Courtney) resta ingessato nello stereotipo del giovane macho (sono tante le sequenze in cui appare a torso nudo) e non resta, dal punto di vista dello spettatore, che stare molto attento a cosa dice, perchè quando deve esprimere i suoi sentimenti a Elle oppure, arrabbiato, sta per sferrare un pugno a qualcuno, ha esattamente la stessa espressione.

Lungo tutto il racconto si muove, sottotraccia, una corrente di sensualità, che punta tutto sull’ingenuità di Elle, che pur disponendo ormai delle forme da donna, si comporta ancora con molta spontanea ingenuità. Riguardo poi all’amore che sboccia fra Elle e Noah, non c’è da sperare in un dialogo-rivelazione, nella loro scoperta di essere fatti l’uno per l’altra ma semplicemente, a un certo punto, si piacciono e...basta.

Perché allora il film ha attirato così tanto il pubblico degli adolescenti? Penso che il motivo principale risieda nel fatto che il racconto esprime la vita che scorre con gioia, semplicemente. Esprime quell’energia vitale, tipica di quell’età, dove c’è tanta voglia di divertirsi, di fare stupidaggini, senza stare a riflettere molto e si affrontano i problemi per istinto, in base a ciò che si sente.
Certo, l’adolescenza è anche il tempo della malinconia, ma nessun personaggio in The Kissing Booth ha questa percezione se non quella, molto forte, del tempo che sta passando. Lo percepisce bene Elle, quando all’inizio del film, distesa su di una sdraio ai bordi della piscina della casa di Lee, mentre Noah e suo fratello scherzano fra loro buttandosi in acqua, commenta: “spero che le cose possano restare così per sempre”. Verso la fine invece, Elle di colpo prende coscienza del fatto che al termine dell’anno scolastico, Noah non sarà più vicino a lei perché lui dovrà partire per il college.

Interessante anche notare come la genesi di questo film sia identico a quello che ha portato nelle sale cinematografiche il molto deludente After. Beth Reekles, l’autrice di The Kissing Booth, aveva quindici anni (e l’anno era il 2011) quando iniziò a postare le prime pagine del suo libro su Wattpad. I lettori iniziarono subito a commentare con entusiasmo i capitoli che man mano lei scriveva, fino al successo del romanzo e poi del film. E’ probabile che i romanzi per adolescenti debbano venir scritti, da ora in poi, proprio così: in modo partecipato con altri coetanei.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TUTTE LE VOLTE CHE HO SCRITTO TI AMO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/03/2019 - 15:22
 
Titolo Originale: To All the Boys I've Loved Before
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Susan Johnson
Sceneggiatura: Sofia Alvarez
Produzione: Overbrook Entertainment, Awesomeness Films
Durata: 99
Interpreti: Lana Condor, Noah Centineo, John Corbett:

Lara Jean è una ragazza di sedici anni; la sua simpaticissima famiglia è costituita da altre due sorelle (Margot, la maggiore e Kity di11 anni) e un padre molto comprensivo (la madre è morta quando lei era piccola). Lara non ha un boy friend e vive in un mondo romantico tutto suo: legge romanzi rosa e scrive lettere appassionate ai ragazzi che le sono piaciuti, fin dai tempi delle elementari e delle medie, senza averle mai spedite. Quando Margot parte per il college in Irlanda, con gran dispiacere del suo ragazzo Josh, la piccola Kitty ha un’idea: spedisce di nascosto le lettere appassionate che Lara aveva scritto (cinque in tutto). Fra i destinatari c’è lo stesso Josh ma anche Peter, il bello della scuola. Le conseguenze sono immediate: Peter si avvicina a Lara per ringraziarla molto della lettera (anche se in quel momento ha già una ragazza: Genevieve) e lo stesso Josh resta positivamente colpito dalla sua appassionata dichiarazione. Lara non sa più dove nascondersi...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film sviluppa bene il tema della genesi di un amore fra un ragazzo e una ragazza , ponendo l’attrazione sessuale in stretta dipendenza dal primo
Pubblico 
Adolescenti
Qualche riferimento a tematiche sessuali
Giudizio Artistico 
 
Lo sviluppo della storia risulta particolarmente gradevole, grazie alla base letteraria su cui poggia. Ben svilippati i dialoghi fra i due protagonisti. Noah Centineo (Peter, nel film) sta diventando un vero e proprio divo delle teen comedies
Testo Breve:

Lara ha sedici anni e non ha ancora  un ragazzo se non nella sua fervida fantasia. Conosce Peter e fanno finta di avere una relazione al solo scopo di far ingelosire la ragazza di lui. Un bel racconto sulla genesi di un amore (e la sessualità in posizione subordinata)

Questo film originale Netflix, ricavato dall’omonimo best-seller per young adult della scrittrice  Jenny Han (si tratta in realtà di una trilogia e il sequel è stato già annunciato) ha un intreccio narrativo divertente ma certo non originale: il gioco dei malintesi che si creano a causa delle lettere spedite all’insaputa di Lara, il finto fidanzamemto che Lara e Peter imbastiscono per ingelosire i rispettivi aspiranti partner, salvo poi accorgersi che l’amore va in ben altre direzioni, è qualcosa di già visto in altre teen comedies; in effetti non è l’intreccio della trama, ancorché gradevole, il vero valore di questo film: il tema portante, molto ben sviluppato, è la genesi dell’amore.

Dopo tanti serial brutali su tematiche adolescenziali  (l’impulso al suicidio in Tredici, la tentazione della prostituzione in Baby, la sessualità come tema dominante in Sex Education) ecco un ragazzo e una ragazza che incontrandosi e parlando fra loro, giorno dopo giorno, scoprono improvvisamente che la conversazione fluisce spontanea, riescono facilmente a  confidarsi cose che non avevavo osato dire a nessun altro. Il loro cuore si è aperto, l’amore è in arrivo. Anche l’attrazione fisica, che sicuramente c’è, viene resa manifesta  in stretta dipendenza dal progresso dei loro sentimenti, l’uno per l’altra (fino alla fine del film si tratta comunque di baci e affettuosità generiche). Per Lara possiamo addirittura parlare di senso del pudore. Lei sa bene che le vacanze invernali sui campi di sci che farà tutta la classe sono state, per tante sue compagne, l’occasione per eccellenza per perdere la verginità e lei sta molto attenta ad evitare possibili tentazioni,  non perché non lo desideri ma perché lei e Peter non si sono ancora pienamente dichiarati. Ma il rapporto con Peter ha per Lara un significato ben più profondo: lei è afflitta da un’insicurezza esistenziale che non è solo attribuibile alla sua età ma alla perdita della madre in tenera età. Teme  che abbandonarsi pienamente all’amore verso un’altra  persona, dovrà, prima o poi, soffrire molto.  E’ proprio questo un altro aspetto, il potere trasformante dell’amore, che viene posto ben evidenza in questo racconto.

I rapporti familiari sono importanti per quell’età e veramente unica, nella produzione recente di film/serial sull’adolescenza,  è la perfetta intesa che hanno le tre sorelle (si percepisce che l’autore del racconto non poteva che essere una donna): tutte sono  sempre pronte ad immedesimarsi nei problemi delle altre e ad aiutarsi a vicenda.

I rapporti con i genitori sono altrettanto importanti per i due ragazzi, anche se vivono in famiglie ferite: Lara ha solo il padre mentre Peter solo la madre (il padre ha lasciato la famiglia per un’altra donna). Le espressioni di Peter sono severe nei confronti del genitore  e in nessun modo accetta la sua scelta, che lo ha molto ferito.

Molto bella è anche la figura del padre di Lara,che mantiene verso le tre figlie l’atteggiamento di un simpatico amico più che di un padre autoritario. Attento  osservatore delle sue figlie, riesce a cogliere cosa si cela dietro i loro cambiamenti di umore e si rallegra nel vedere Lara finalmente sorridente, ora che può aderire a un amore che è reale e non frutto di fantasia.

Un padre  risulta maldestro solo su temi come l’educazione sessuale (quando Lara parte per la sua settimana bianca con la scuola, non ha altra idea migliore che darle un pacco di preservativi). Ma su questo tema i genitori bravi sono pochi nella realtà e inesistenti nelle opere di fiction.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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