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AFTERLIFE OF THE PARTY

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2021 - 12:04
 
Titolo Originale: Afterlife og the Party
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Stephen Herek
Sceneggiatura: Carrie Freedle
Produzione: Front Row Films, DAE Light Media
Durata: 109
Interpreti: Victoria Justice, Midori Francis, • Timothy Renouf

Cassie e Lisa sono amiche da quando erano ragazze e ora, da grandi, condividono lo stesso appartamento. Cassie è organizzatrice di eventi e lei stessa, carica di energia vitale, ama l’allegria delle feste, i vestiti sgargianti. Lisa è più riflessiva, si concentra sul proprio lavoro di paleontologa ed è in cerca di rapporti di amicizia seri e duraturi. La sera della festa del suo 25mo compleanno, Cassie vuole trascorrere la notte passando da un locale all’altro e ciò la mette in urto con l’amica, che si allontana rattristata. La mattina dopo, Cassie, ancora oppressa dalla sbornia della sera precedente, cade in bagno e muore. Al suo risveglio si ritrova davanti a Val, il suo “angelo custode provvisorio”: la informa che è passato ormai un anno dalla sua morte e che se vuole andare in Paradiso, ha solo cinque giorni per rappacificarsi con l’amica Lisa, con la madre Sofia, che l’ha abbandonata da piccola e con suo padre, che non ha più visto da tempo e che è rimasto angosciato per sua morte…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia, l’amore genitori-figli sono visti come fondanti non solo per una piena felicità ma anche per “guadagnarsi” il Paradiso
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film che si può definire leggero, con non pochi sviluppi incompiuti ma molto gradevole da vedere, grazie anche alla bravura di Victoria Justice, molto nella parte
Testo Breve:

Una ragazza molto amante della vita, muore prematuramente. Le viene concesso il Paradiso se saprà riconciliarsi con chi ha trascurato. Un film leggero ma molto gradevole. Su Netflix

Questo Afterlife of the Party è un fenomeno singolare che merita di venir analizzato. Lo sviluppo della storia è semplice e l’ironia impiegata dimostra che gli stessi autori non hanno avuto la pretesa di realizzare alcunché di impegnativo per lo spettatore. Però, dall’inizio di settembre, da quando è stato reso disponibile sulla piattaforma Netflix, si è posizionato saldamente ai primi posti (ora non più, perché è arrivato La casa di carta 5).

Cos’è che ha reso così gradevole questo film? Una risposta immediata può essere: mostra buoni sentimenti, tratta dell’importanza del perdono; temi ai quali, a dispetto di tutte previsioni, noi siamo ancora attaccati.

L’amicizia fra Cassie e Lisa viene analizzata nella felicità di comporre un puzzle assieme, dello scatenarsi in un  ballo sfrenato  ma anche nel litigare, perché mosse da interessi diversi anche se  pronte a rappacificarsi perché è troppo doloroso stare lontane. Sono oscillazioni inevitabili causate proprio da quei momenti nei quali Cassie si rinchiude in se stessa a cui seguono altri, dove ritrova pienamente il suo essere generoso e si preoccupa di aiutare l’amica nelle sfide più importanti della sua vita.

Qualcosa di analogo deve essere accaduto a Sofia, sua madre, quando ha desiderato scappare per provare nuove esperienze e vedere il mondo, trascurando gli affetti familiari.

Meno a fuoco la figura del padre, che non si è più ripreso dopo la morte della figlia. E’ maturato, come dice, quando ha dovuto accudire la figlia dopo la partenza della madre ma lo sviluppo del racconto non rende tangibile la sua affermazione. Alla fine sia che si  tratti di persone sempre attente al bene altrui, come Lisa oppure come Cassie e sua madre, che non possono esser definite egoiste ma piuttosto desiderose di affrontare la vita con un tocco leggero senza troppi pensieri, sono tutte persone che riconoscono che c’è sempre qualcosa di giusto da fare e di sbagliato da evitare.

Ovviamente nulla di nuovo nel gioco fra il prima e il dopo la morte ma più che far riferimento a Il paradiso può attendere (1978) dove il tema dello sport prende il sopravvento, è meglio tornare a Il cielo può attendere del 1943 del grande Ernst Lubitsch. Anche in quel caso un uomo si trovava in bilico, fra andare all’inferno o in paradiso, perché aveva avuto la leggerezza di pensare troppo al gentil sesso quando era in vita ma aveva anche provato un profondo amore per sua moglie che lo aveva trasformato. Anche in questo Afterlife c’è un chiaro problema etico da risolvere e forse, in modo più evidente degli altri, c’è l’impegno di comprendere e perdonare.

Un’altra caratteristica conferisce una leggerezza tutta particolare al film: quella voglia di Cassie di divertirsi e ballare (bravissima Victoria Justice), quella timidezza della “secchiona” Lisa così maldestra di fronte a un ragazzo che le piace, sembra far riferimento a delle adolescenti più che a delle Young adult, a cui occorre aggiungere la presenza di un ormai quasi dimenticato pudore riguardo a tematiche sessuali.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HE'S ALL THAT

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/07/2021 - 14:12
 
Titolo Originale: He's all that
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Mark Waters
Sceneggiatura: R. Lee Fleming Jr.
Produzione: Miramax Ethea Entertainment
Durata: 91
Interpreti: Addison Rae, Tanner Buchanan, Madison Pettis, Rachael Leigh Cook

Padgett è una influencer di successo che promuove prodotti cosmetici. Anche se la sua famiglia non è benestante (vive con la madre, divorziata, che è un’infermiera) grazie ai suoi introiti studia in una high school d’elite a Los Angeles e frequenta amiche altolocate. Il suo prestigio crolla quando viene ripresa mentre entra nella roulotte di Jordan, il suo boy-friend (ma anche la sua creatura artistica, visto che è stata lei a trasformarlo in divo dell’hip hop). Padgett scopre che Jordan ha una tresca con un’altra ragazza e le reazioni rabbiose di Padgett diventano virali in rete. Come immediata conseguenza, perde il contratto di sponsorizzazione ma non si perde d’animo e medita una rivalsa: vuole dimostrare di essere in grado di trasformare il più insignifiante dei suoi compagni di scuola in una star delle prossime feste e del ballo di fine anno a scuola. A rinforzare la sua decisione stabilisce una scommessa con le sue amiche. La sua scelta cade su Cameron...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film racconta la nascita di un amore adolescenziale con il giusto garbo e attenzione anche ai sentimenti familiari
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film fresco e semplice che raggiunge l’obiettivo di raccontare una storia romantica, con alcune incompiutezze nelle definizione dei protagonisti
Testo Breve:

Lei è una influencer di successo, concentrata sulle apparenze; lui un ragazzo serio con una ferita nel cuore. Le differenze si attraggono romanticamente, giusto in tempo per il prom, il ballo di fine anno scolastico. Su Netflix

Il film inizia subito mostrando Padgett al “lavoro” di prima mattina: davanti al suo cellulare acceso, mostra a tutte le fans come truccarsi prima di andare a scuola nel modo più attraente. E’ una sequenza che riesce molto bene perché Padgett è interpretata da Addison Rae, una vera tiktokker con migliaia di followers (è una tendenza che sta prendendo piede: anche nel nostro Genitori vs influencer la protagonista era una nostra affermata influencer: Giulia de Lellis). Si è trattato di un modo netto per distaccarsi, puntando su un contesto attuale, con il suo precedente film quasi omonimo (ma a sesso invertito: She’s all that ) del 1999 (titolo in italiano: Kiss me). Sarebbe però inutile impegnarsi in un confronto fra due film distanti fra loro di vent’anni; è importante piuttosto ricordare che l’onore di aver riesumato sul palco il mito di Pigmalione  nel 1913 è tutto di George Bernard Show, poi ripreso dal bellisssimo My Fair Lady di George Cukor del 1964 e riesumato ora, con questi due film, in un contesto adolescenziale.

Il desiderio di Padgett di scegliere un ragazzo qualunque e farlo diventare una stella delle feste mondane e del solito prom (la festa della fine dell’anno scolastico, il tormentone di tanti film americani) rispecchia quindi bene il contesto attualissimo di pura apparenza, di luccichio e abiti scintillanti, vita allegra e perfetta che traspare dalle esibizioni delle tante influencer che vivono in quel mondo virtuale che è la rete. Un’attualità marcata anche dalla presenza, quasi inevitabile, di due protagoniste lesbiche. Il contrasto rispetto a Padgett diventa prevedibile: è impersonato da Cameron, un ragazzo che ama la natura e i cavalli, ha la passione della fotografia di strada per cogliere il reale anche nei suoi momenti infelici e che nasconde nel cuore una vecchia ferita (vive con sua sorella dalla nonna, perché la madre è morta e il padre vive in Svezia). Nella prima parte del film lo svolgimento è prevedibile (le manovre di Padgett per attirare Cameron nelle feste delle sue amiche facoltose, con immancabile ballo intorno alla piscina) ma poi, quando scoppia la crisi (Cameron scopre di esser stato solo l’oggetto di una scommessa) il racconto acquista profondità perché la nascita dell’amore fra i due è raccontata con toni sinceramente appassionati. Padgett non si preoccupa dei problemi che sono sorti durante una festa (quindi a detrimento della sua immagine) per aver invitato Cameron ma è in pensiero sopratutto per lui e di come sia rimasto male per ciò che è accaduto: il primo segno di un amore che sta proiettando Padgett fuori dal suo egocentrismo. Molto bello anche il colloquio fra Cameron e la sorellina Brin. Lei può solo sperare in una rappacificazione fra Cameron e il fratello, perché non lo aveva più visto così felice dai tempi in cui la madre era ancora viva.

Si tratta quindi di una teen comedy forse senza pretese ma adatto al suo pubblico targhet, anche perché abbellito dalle movimentate coreografie dei ragazzi e delle ragazze, vestiti con i fascinosi abiti che si indossano per il  prom. Se bisogna fare un appunto, occorre dire che Addison Rae, nella parte di Padgett, indossa inevitabilmente bene gli abiti della influencer ma poi non riesce a cambiare tono nei momenti più gravi del racconto. Analogamente Cameron, serio e contenuto, è meno convincente nella sua versione di bravo ballerino.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA FELICITA' DEGLI ALTRI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/01/2021 - 10:07
Titolo Originale: LE BONHEUR DES UNS...
Paese: Francia
Anno: 2020
Regia: Daniel Cohen
Sceneggiatura: Daniel Cohen, Olivier Dazat
Durata: 100
Interpreti: Vincent Cassel, Bérénice Bejo, Florence Foresti

Léa e Marc, Karine e Francis, sono due coppie che si conoscono da molto tempo. Hanno la consuetudine di cenare insieme nel fine settimana e anche questa volta sono riuniti intorno al tavolo di un ristorante. Discutono del più e del meno, cercano di decidere se prendere il dessert; Léa si rifiuta di prendere il suo amato Ile Flottante se anche gli altri non ordinano qualcosa. Il marito Marc la sgrida bonariamente perché incapace, come sempre, di prendere una decisione in autonomia. A questo punto Léa informa gli altri che ha scritto il libro, sollecitato da un famoso scrittore che aveva letto un suo testo. I presenti sorridono simpaticamente: può mai, la commessa di un negozio, diventare una scrittrice?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In questa moderna favola moraleggiante, l’invidia rende infelici mentre l’attenzione, la cura verso l’altro è il segreto di una vita serena che può portare alla realizzazione di cose grandi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per la maturità necessaria per cogliere l'ironia e la satira impiegata
Giudizio Artistico 
 
Dialoghi vivaci e spiritosi, caratteri ben definiti ma bloccati all’interno di uno sviluppo a tesi
Testo Breve:

All’interno di quattro amici di lunga data, Léa, commessa di negozio, ha un successo strepitoso con il suo primo libro. Racconto morale sugli effetti deleteri dell’invidia che scatena il successo degli altri. In SALA

Ci troviamo di fronte a un film squisitamente francese. Innanzitutto, nel piacere per l’affabulazione, qui particolarmente evidente perché la sceneggiatura si ispira a un testo teatrale; nell’impiego di riferimenti colti (presi dalla letteratura, dall’arte), nella vivacità e nelle battute cariche di ironia, tipiche della commedia francese.

 Ma soprattutto nell’impostazione a tesi: c’è qualcosa riguardo alla realtà dell’uomo, che l’autore vuole dimostrare: una sorta di moderna favola morale, impiegando, diversamente da Jean de La Fontaine, gli uomini invece degli animali,

L’argomento della tesi è chiaro fin dall’inizio e lo sviluppo si mantiene coerente all’assunto fino alla fine: il successo imprevisto di un’amica, di una moglie, destabilizza i rapporti, genera gelosie, fa soffrire chi è corroso dall’invidia.

Le parti divertenti del film stanno tutte nel modo disinvolto con cui Karine e Francis reagiscono al successo dell’amica: se c’è riuscita lei, anche Karine non avrà problemi a scrivere un romanzo (salvo copiare pedissequamente Flaubert) e Francis non ha dubbi di poter raggiungere il successo, prima come cantante hard rock, poi come scultore,   coltivatore di Bonsai e infine come cuoco.

Lo sconvolgimento di Karine è profondo perché di quell’amica semplice e gentile, si è sempre considerata una sorta di confidente e guida e ora non riesce ad accettare lo svuotamento di questo suo ruolo. Per il marito di Léa, Marc, la situazione è diversa: uomo pratico, esperto solo del business dell’alluminio, riesce a stento a leggere la bozza del romanzo di Léa e considera quel racconto un’interferenza nella loro vita privata. Lui, il maschio di casa, sente che la moglie gli sta sfuggendo di mano, orientata verso nuovi sentieri a lui totalmente ignoti.

Gli attori sono tutti bravi, perfettamente nella parte, ma non poche recensioni sono state negative, probabilmente perché hanno visto questi personaggi ingabbiati nello sviluppo di una tesi da dimostrare.

In realtà, a mio avviso, il film è più profondo di quanto non appaia a un  primo sguardo. Perché Léa ha un successo così imprevisto (ogni riferimento a J.K. Rowling, l’autrice di Harry Potter, che quando ha scritto il primo libro era una donna sola, senza soldi, con un figlio a carico, non è puramente casuale)?

Non si tratta di doti fino a quel momento inespresse ma qualcosa di più. Non si tratta del caso, di una natura benevola con alcuni e arida con altri.

Fin dalle prime sequenze, quando vediamo Léa svolgere il suo mestiere di commessa in un negozio di abiti, impegnata a dare suggerimenti alle clienti, cogliamo la sua attenzione alle persone: lei comprende lo stato d’animo, le aspettative della persona che le sta davanti, e le dà  quel consiglio che lei ritiene sia il più giusto, anche se in quel momento può voler dire non comperare nulla.

Léa ha successo perché osserva le persone e le comprende. Non si cura di se stessa e quando riceve i primi introiti come frutto del suo libro, pensa innanzitutto a regalare al marito ciò che ha sempre sognato: una moto rombante. E’ proprio la sua generosità e l’attenzione agli altri che la rende superiore rispetto a coloro che pensano prima di tutto a se stessi. Solo chi gode della felicità altrui, anzi, contribuisce alla gioia e alla gloria dell'altro beneficia di libertà e felicità interiore, allora si è veramente persone grandi, «libere dall'egoismo, dalla viltà e dall'avidità», come amava dire Adam Ferguson.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GENITORI VS INFLUENCER

Inviato da Franco Olearo il Dom, 04/11/2021 - 20:45
Titolo Originale: Genitori vs influencer
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Michela Andreozzi
Sceneggiatura: Michela Andreozzi, Fabio Bonifacci
Produzione: Paco Cinematografica, Neo Art Producciones
Durata: 94
Interpreti: Fabio Volo, Ginevra Francesconi, Giulia De Lellis

Paolo è un professore di filosofia che si prende cura da solo (è vedovo) della figlia Simon. La ragazza è brava a scuola, è sempre stata ubbidiente ma ora ha raggiunto l’età dell’adolescenza e passa tutto il tempo incollata al cellulare. Paolo ce la mette tutta per ricostruire un rapporto armonioso con la figlia ma la distanza generazionale sembra incolmabile, soprattutto quando lei dichiara di voler diventare un’influencer. Paolo sbotta in una sfuriata che ripresa dalla figlia con il telefonino, diventa presto virale. Così senza volerlo, anche Paolo diventa un influencer e la figlia si offre di diventare il suo social media manager…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un padre e una figlia adolescente riescono a superare il salto generazionale che li separa e trovano il modo di impegnarsi nello stesso progetto
Pubblico 
Adolescenti
Qualche atteggiamento disinvolto e l’inserimento di un personaggio con inclinazioni omosessuali al solo scopo di ricavarne qualche battuta
Giudizio Artistico 
 
Qualche battuta va a segno ma il racconto avanza solo sotto la spinta di continui cambiamenti di prospettiva: un gioco che non sempre riesce e si determinano momenti di stallo
Testo Breve:

Simon è una ragazza adolescente che aspira a diventare una influencer famosa. Il padre è un austero professore di filosofia. Un continuo cambiamento di ruoli ci fa conoscere, divertendo, nuove frontiere e rischi nel mondo dei social

Social media manager, shitstorm, blastare, friendzonato, boomer, hater: per chi non è molto avvezzo al linguaggio dei social media, questo film potrebbe diventare l’occasione attesa per non restare indietro, tanto più che una delle protagoniste, Giulia de Lellis, è realmente un’influencer affermata che di fatto recita se stessa. Per chi invece conosca questo mondo, non può aspettarsi molte emozioni; la vicenda di come Paolo, da anti-influenzer riesca facilmente a trovare anche lui un pubblico che lo segua (con tutti i vantaggi commerciali che ne conseguono) è sviluppata in modo quasi didattico ad uso dei novizi.

Il film si espone su un tema così scottante e attuale, in modo bilanciato. Da una parte viene sottolineata la libertà di poter esprimere in rete tutto ciò che si desidera, dall’altra la grande volubilità dei simpatizzanti che possono presto compattarsi in una shitstorm, senza contare l’impiego di un’arma tipica per la vendetta che è il revenge porn.

Il film avanza ponendosi l’obiettivo di inanellare una serie di colpi di scena ma se all’inizio il meccanismo funziona (il compassato professore di filosofia che diventa un influencer, la figlia-antagonista che diventa la sua affiatata social media manager, l’influencer antagonista Ele-O-Nora che si trasforma in alleata e qualcosa di più, ..) alla fine perviene a un punto di stallo e a poco serve il recupero di una sottotrama che periodicamente viene ripresentata: il gruppo dei vicini di casa che conoscono il professore e Simon da quando era piccola. Essi rappresentano per contrasto, cosa sono i veri rapporti umani, quelli non virtuali,  che si sviluppano guardandosi in faccia.  Tra questi vicini troviamo, fra gli altri,  Paola Minaccioni e un impagabile Nino Frassica, che rappresentano persone che sono quello che sono, con i loro pregi e i loro difetti, diversamente dai personaggi monodimensionali che vengono costruiti per la rete. La ricerca di colpi di scena a tutti i costi ha fatto sì che venisse introdotto anche uno studente con inclinazioni omosessuali (o presunte tali) che ha un  interesse verso il professore di filosofia. Le battute che ne scaturiscono sono estremamente infelici e la sottotrama che si sviluppa è fuori contesto.

Alla fine il film, visto come commedia famigliare, fornisce un messaggio positivo: un padre e una figlia riescono a comprendere il punto di vista dell’altro e si impegnano insieme per raggiungere gli   stessi obiettivi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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YES DAY

Inviato da Franco Olearo il Dom, 03/28/2021 - 18:31
 
Titolo Originale: Yes Day
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Miguel Arteta
Sceneggiatura: Justin Malen
Produzione: Grey Matter Productions, Entertainment 360
Durata: 86
Interpreti: Jennifer Garner, Édgar Ramírez, Jenna Ortega

Allison e Carlos sono una coppia affiatata con tre figli scatenati: Katie ha ormai 14 anni e scalpita per andare quella sera a un evento musicale con le sue amiche; Nando si diletta a preparare waffle vulcanici con abbondanti dosi di carbonato e infine la piccola Ellie, che quando si mette in testa di fare una cosa…Le giornate scorrono in una normalità apparente: Carlos va in ufficio (è il legale di un’azienda), Allison porta i figli a scuola e ogni tanto cerca, senza successo finora, di trovare un posto di lavoro, ora che i figli sono abbastanza grandi. L’incontro con gli insegnanti della scuola, gettano Allison e Carlos in un grande imbarazzo: vengono a sapere che Katie e Nando hanno equiparato la loro mamma a Hitler o Mussolini, perché sa dire solo “no”. Allison alla fine trova una soluzione: propone, per tutta la famiglia uno “Yes day” dove papà e mamma non potranno dire di no alle richieste dei figli. I tre ragazzi e Carlos accettano con entusiasmo….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un padre una madre e tre figli, compiono esperimenti di affiatamento e di sostegno reciproco e ci riescono
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Jennifer Garner nella parte della madre, fornisce la giusta energia per un film che ha l’obiettivo di mettersi all’altezza dell’entusiasmo di ragazzi scatenati. Più opaca la figura del padre
Testo Breve:

Una mamma, accusata di dire sempre no dai suoi tre figli, accetta le regole dello  Yes Day: per un giorno  dovrà dire sempre si alle loro richieste.  Un film divertente che si trasforma in elogio dell’unità familiare.Su Netflix

Diciamo subito che questo family-film è molto divertente. Al di là dei messaggi di saggezza familiare che cerca di trasmettere, si susseguono alcune gags, situazioni particolarmente spassose che fanno sì che il film valga anche solo per questo: offre un momento di intrattenimento fruibile da tutta la famiglia insieme. Né bisogna pensare che questo Yes Day sia stata la trovata di qualche sceneggiatore: ci risulta che realmente, negli Stati Uniti, si stia diffondendo la consuetudine, da parte dei genitori, di concedere un giorno durante il quale i figli possono chiedere e ottenere tutto quello che vogliono. Resta solo da augurarsi che non chiedano, come accade nel film, di passare sotto un tunnel di lavaggio macchine con i finestrini aperti, partecipare a una gara di Gut Buster (schiantafegato) dove in mezz’ora bisogna ingurgitare una quantità assurda di gelato oppure partecipare in squadra a una specie di rubabandiera, dove gli avversari sono colpiti da palloncini ripieni di acqua colorata.

Qual è, per i genitori il senso da dare alla loro partecipazione a questa estenuante maratona? Indubbiamente è quello di ridurre le distanze rispetto ai figli per mostrare che anche loro sanno ancora divertirsi assieme ai propri figli. Se poi questo accade solo una volta all’anno, ciò è dovuto al fatto che i genitori debbo riprendersi la loro funzione autoritaria per educarli progressivamente a una autonomia responsabile. Ovviamente non tutto avanza in modo così rigorosamente razionale. Se ne accorge soprattutto Allison, che vorrebbe che il mondo si fermasse in quel momento di spensierata allegria, soprattutto nei confronti di Katie, perché non vorrebbe trovarsi di fronte un’adolescente ormai ribelle, ma ancora per un poco la piccolina che riusciva a far contenta con orsacchiotto di peluche.

Ma anche per i figli non tutto funziona secondo i piani: quella libertà assoluta tanto desiderata comporta responsabilità inaspettate e ora anche Katie e Nando comprendono che restare ancora un poco sotto l’ombrello protettivo dei genitori può essere vantaggioso.

Il lieto fine è scontato e l’affiatamento familiare ormai ritrovato è il frutto del più classico dei metodi: mettersi, per un momento, ognuno nei panni dell’altro.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA MAPPA DELLE PICCOLE COSE PERFETTE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/17/2021 - 12:15
 
Titolo Originale: The Map of Tiny Perfect Things
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Ian Samuels
Sceneggiatura: Lev Grossman
Produzione: FilmNation Entertainment, Weed Road Pictures, Wishmore Entertainment
Durata: 99
Interpreti: Kyle Allen, Kathryn Newton

Mark è un adolescente che, suo malgrado, si trova incastrato in un loop temporale di 24 ore. Inizialmente entusiasta della cosa, ogni giorno cerca di fare colpo sulla stessa ragazza. Un pomeriggio, però, incontra Margaret: anche lei bloccata nell’eterno ritorno della stessa giornata. Con il trascorrere di un tempo sempre uguale, i due stringono una forte amicizia, iniziano a fare cose utili per la società e si dedicano alla ricerca delle piccole cose perfette che ogni giorno succedono in maniera discreta, quasi nascosta. Svariati sono i tentativi di uscire dal loop, ma non sortiscono il risultato sperato. Diverse scoperte aiuteranno Mark a valorizzare i rapporti familiari e Margaret ad affrontare un grande dolore.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ragazzo e una ragazza scoprono insieme il valore delle piccole cose di ogni giorno e l’importanza di prendersene cura, che rimanda, indirettamente alla saggezza del creato e alla lode del suo Creatore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Uno sviluppo semplice e lineare, coerente con il messaggio che si vuol trasmettere, sul valore delle piccole cose di ogni giorno
Testo Breve:

Due adolescenti, Mark e Margaret, sono chiusi in un loop temporale e rivivono sempre lo stesso giorno. E’ l’occasione per conoscersi, amarsi e prestare più attenzione alle piccole belle cose di ogni giorno e alle esigenze degli altri. Su Prime Video

Quello che potrebbe sembrare quasi un genere cinematografico, ovvero un film ambientato in un time loop, trova in questa pellicola la sua declinazione nel mondo adolescenziale.

Dopo Ricomincio da capo, Edge of Tomorrow (peraltro più volte citati dai protagonisti stessi), Looper o il più recente Palm Springs, questo film riporta sulla scena una giornata di vita che si ripete ciclicamente in eterno. Non è dato sapere il perché questo succeda a Mark e Margaret, si può però assistere al maturare del loro rapporto in questa situazione surreale.

Se esteriormente il tempo non passa mai, i caratteri dei due protagonisti maturano: il loro essere consapevoli della strana situazione in cui si trovano, li porta a condividere scelte e momenti significativi, li mette alla ricerca di quelle piccole cose perfette che ogni giorno succedono per poterne tracciare una mappa, per poterle ritrovare e ammirare all’infinito. In fin dei conti, i due ragazzi vanno alla ricerca di quello che la routine di ogni giorno nasconde: da cose sciocche e divertenti, a momenti di meraviglia e gioia profonda. Come dice Mark alla sua amica Margaret: “Ci sono quei momenti quando la casualità si trasforma in qualcosa di perfetto, come se la vita potesse mostrarci di essere sempre meravigliosa”. Dall’essere vittime della situazione, i due giovani cercano di sfruttarne tutte le possibilità.

Si può parlare, sia pur in modo indiretto, di un atteggiamento di fede da parte dei protagonisti, perché, in fin dei conti, è come cercare la firma di un pittore in un'opera d'arte: nello stile vedi la mano dell'artista, poi cercando trovi anche la firma.

L’interpretazione molto convincente di Kyle Allen (Mark) e di Kathryn Newton (Margaret) rendono davvero godibile il film.

L’amicizia prima e l’innamoramento reciproco poi, la riscoperta dei rapporti familiari che quotidianamente vivono, l’empatia e la comprensione nei confronti delle persone, sono tutti aspetti che con delicatezza emergono e con un’intelligente regia vengono mostrati, senza mai scadere in un sentimentalismo sdolcinato. Anche la sofferenza e la morte trovano il loro spazio, sempre in modo delicato.

Il montaggio non particolarmente concitato conferisce un tono di riflessività alla storia: permette allo spettatore di gustare i sentimenti che via via si fanno spazio nell’interiorità dei due giovani, di ammirare con i protagonisti le piccole cose perfette di ogni giorno, di apprezzare i cambiamenti di carattere in una routine che si ripete sempre uguale a stessa.

Colori e luci, poi, conferiscono una notevole vivacità al tutto. Spazi aperti e ambientazione estiva rallegrano gli occhi.

La sceneggiatura, però, porta con sé un limite abbastanza evidente: la conclusione, forse un po’ scontata, dove l’amore è la soluzione per uscire di questo paradosso della fisica quantistica.

L’espediente del loop temporale costituisce solo una cornice alle vicende che caratterizzano questo teen movie: ogni elemento classico del genere viene trattato con tatto e rispetto (dal tema dell’innamoramento a quello della morte) e le relazioni (che costituiscono la parte fondamentale della vita, in particolare di quella di un adolescente) vengono ripresentante nella loro poliedrica varietà e coloritura emotiva, mentre gli ideali e l’entusiasmo di questa età sono portati sullo schermo con toni vivaci e divertenti.

Questo secondo lungometraggio del regista Ian Samuels è l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Lev Grossman. Sicuramente non un’opera di grandi pretese ma un prodotto apprezzabile per la sua semplicità e per la leggerezza con cui ritrae alcune delle dimensioni peculiari dell’adolescenza.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MYTHIC QUEST - RAVEN'S BANQUET (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Sab, 02/13/2021 - 21:58
Titolo Originale: MYTHIC QUEST - RAVEN'S BANQUET
Paese: USA
Anno: 2020
Sceneggiatura: Charlie Day Megan Ganz Rob McElhenney
Produzione: RCG Productions, 3 Arts Entertainment, Ubisoft Film & Television, Lionsgate Television
Durata: 10 episodi di 30'
Interpreti: Rob McElhenney, Ashly Burch, Jessie Ennis, Imani Hakim, David Hornsby, Charlotte Nicdao

Siamo nello studio di sviluppo del videogioco The Mythic Quest . Lo dirige Ian Grimm, un uomo che ha un feeling speciale per carpire il successo con i videogiochi ma è vanitoso ed egocentrico. Poppy Li è responsabile della squadra dei programmatori: difende con aggressività e convinzione le proprie idee ma si considera sottovalutata, in un mondo dominato da maschi; David è il produttore esecutivo che, a dispetto della carica che ricopre, è perennemente ansioso e insicuro. Ci sono ancora: due ragazze addette al controllo qualità (Dana e Rachel); Brad, il responsabile della monetizzazione del gioco e C. W., l’anziano del gruppo, responsabile della struttura narrative dei giochi. Uno staff professionalmente preparato ma un po’ scombinato, che deve affrontare sfide quotidiane, prima fra tutte il giudizio di un quindicenne influencer molto apprezzato che con il suo giudizio è in grado di far crollare i guadagni del gioco così come farli salire

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Uomini e donne con personalità molto diverse si trovano a far parte della stessa azienda e pur tra opinioni diverse si rispettano e sanno esercitare la solidarietà, quando risulta necessaria
Pubblico 
Pre-adolescenti
Turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Il film finisce per diventare un accurato studio sociologico di un contesto di lavoro con protagonisti un po’ disfunzionali ma tutti intenzionati a fare il meglio per la società. Ottimo il quinto episodio
Testo Breve:

Il serial, pur mantenendo un tono leggero, ricostruisce con  fedeltà l’ambiente di lavoro di una società produttrice di videogiochi e le sfide che vanno affrontate

Negli anni ‘70 non erano ancora diffusi i computer ma c’erano le game machine  in tanti bar e  nelle sale da gioco, con le quali, inserendo un numero adeguato di monete, poter fare il gioco del momento.  A un certo punto gli incassi iniziarono a diminuire: gli utenti erano diventati esperti e avevano iniziato ad annoiarsi. E’ in quell’occasione che fu inventato il gioco a più livelli, in modo da spingere il giocatore in una spirale di sfide sempre più complesse.  Si era ancora alla preistoria del gaming (ma si guadagnava già tanto) mentre oggi si è arrivati a guadagni stratosferici grazie al  MMORPG (Massive Multiplayer Online Role-Playing Game) com’è appunto Mythic Quest, il vero protagonista di questa serie, dove migliaia di giocatori possono interagire interpretando personaggi che si evolvono in un contesto di circostanze sempre mutevoli e più complesse. Ma, ciò che conta per i produttori, più i giocatori sono coinvolti nel racconto, più sono costretti a comperare armi speciali per sconfiggere gli avversari. C’è un dato che forse non è chiaro a tutti: Il settore del gaming genera più incassi di tutto il settore  dell’entertainment (cinema, televisione, musica,..) e quindi bisogna parlarne, va fatto conoscere anche chi non si sente appassionato al tema.

Questo serial ha il format di una comedy e lavora sulle battute, crea situazioni comicamente imbarazzanti per i protagonisti, spesso congelati in una rigida stereotipizzazione ma nel fondo, è molto serio, mostrando con realismo strutture, funzioni e problemi di questa particolare realtà lavorativa.

Tutte le puntate si svolgono negli uffici della compagnia, (la fiction può senz’altro esser definita un serial di contesto) e le ambientazioni, le dinamiche relazionali sono oltremodo realistiche: la squadra dei programmatori tutti insieme in una stanza del sottosuolo come operai di una catena di montaggio, le ragazze del controllo qualità che passano l’intera giornata in un salottino insonorizzato davanti a un televisore che con il joistik in mano per scoprire i bugs del programma. Il tutto fra persone in dressing casual, in perfetto stile Silicon Valley.

Le giornate si susseguono nella tensione continua fra sviluppare qualcosa di innovativo e simpatico per migliorare il gioco e rispettare il vincolo stretto di perseguire il mandato primario di aumentare i giocatori e quindi gli incassi. Interessante, a questo proposito, la puntata dove si scopre che alcuni giocatori sono dei neonazisti che si sono raggruppati, all’interno di Mythic Quest, in una squadra d’assalto, sconfiggendo gli avversari: sorge il dilemma etico se annullare l’iscrizione di questa categoria di persone oppure seguire la logica della conservazione di guadagni.

Un discorso a parte merita il bellissimo capitolo 5: una novella sentimentale a se stante ambientata nel mondo dei videogiochi. I due protagonisti non compaiono nelle altre puntate, i dialoghi hanno una superiore qualità; raccontano di un lui e di un lei uniti dalla stessa passione: riuscire a raccontare con i videogiochi qualcosa che possa piacere ai giovani. Ben presto però il successo per uno solo di loro metterà a repentaglio questa bella love story.

Non possiamo aspettarci da questo serial spunti per aprire discussioni sul potenziale valore educativo (o diseducativo?) di questi gioch ma parla piuttosto  di esseri umani inseriti in un’organizzazione come tante, intese a fornire un servizio che genera profitti. E sotto questo aspetto  il serial risulta positivo perchè persone che vivono a stretto gomito tutta la giornata riescono a sviluppare solidrietà, aiuto quando serve e apprezzamento reciproco.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HOLIDATE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/04/2020 - 20:18
Titolo Originale: Holidate
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: John Whitesell
Sceneggiatura: Tiffany Paulsen
Produzione: Wonderland Sound and Vision
Durata: 103
Interpreti: Emma Roberts, Luke Bracey, Andrew Bachelor

Sloane è una ragazza che vive sola, pungolata continuamente dalla madre e dal resto della sua famiglia a cui dispiace vederla ancora “single e per questo cercano sempre di presentarle un “buon partito”. Jackson è un belloccio che si trova spesso insieme a ragazze (e relative famiglie) che pretendono da lui (un fidanzamento) più di quanto abbia intenzione di dare. Dopo una cena di Natale non andata particolarmente bene, entrambi si incontrano in megastore natalizio e decidono di diventare festamici: ovvero amici (senza ripercussioni sentimentali) per accompagnarsi reciprocamente alle feste dell’anno per non restare soli e per evitare discussioni con i parenti. Sembra andare tutto per il verso giusto, fino a quando……

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è antropologicamente incoerente: vuole parlare di palpiti da primo amore fra persone che invece hanno una navigata esperienza in termini di sesso da consumo
Pubblico 
Adolescenti
Non ci sono nudità ma un linguaggio ripetutamente esplicito e diretto su tematiche sessuali
Giudizio Artistico 
 
Uno sviluppo pieno di clichè e comportamenti prevedibili che fallisce il tentativo di costruire una commovente storia d’amore
Testo Breve:

Lui e lei sanno che non possono presentarsi alle feste come single; ecco che si ingaggiano a vicenda per una nuova professione: il festamici. Una commedia che vuole essere romantica ma che finisce per perdere il suo colore rosa per un atteggiamento (verbale) verso il sesso particolarmente disinvolto 

Una commedia romantica che sembra un film natalizio, ma che in realtà si dilata per tutta la durata di un anno (feste di Natale, Capodanno, Ringraziamento, San Valentino, San Patrizio, Indipendenza, Halloween, etc…) in un gioco fra il “siamo solo amici” e il “sento qualcosa per te”, a dire il vero fin troppo diluito.

Un film molto leggero (si potrebbe anche dire superficiale): sequenze romantiche e sequenze divertenti (forse addirittura demenziali) mescolate, personaggi molto prevedibili. Si potrebbe dire che il film non spicca per nessun aspetto (sorge infatti spontanea la domanda: perché è nella top ten di Netflix?).

Una storia già vista (anche se con leggere differenze): un ragazzo e una ragazza che si frequentano puramente per motivi di comodità (in questo caso “senza benefici”, come abitualmente si dice) e finiscono per innamorarsi. Protagonista è Sloane, interpretata da Emma Roberts, in perenne conflitto con i genitori perché loro la vorrebbero impegnata in una relazione e lei invece non ne sente l’esigenza. La zia di mezza età che lancia la moda dei festamici e porta, ad ogni festa a cui partecipa, un amico (giovane, “con benefici”). Jackson, il co-protagonista, è il personaggio meno riuscito, oscillante fra abulia e perenne indecisione.

La cosa che urta di più è il linguaggio molto volgare e svilente proprio nella sfera della sessualità. Non mancano battute, allusioni, discorsi espliciti apparentemente disinibiti. Pur essendo una commedia romantica, non si può non notare che proprio il romanticismo e l’amore ne vengono fuori distrutti. Un romanticismo ridotto ad un paio di discorsi/dichiarazioni d’amore (a dir poco smielate) fatte fuori tempo massimo. Amore che è unicamente un superficiale trasporto emotivo. La storia, lunga più di un anno, avrebbe dato la possibilità di raccontare la maturazione dei personaggi, evoluzione che però non è data a vedere.

Se si vuole salvare questo film (operazione comunque difficile) potremmo attribuirgli un messaggio sociologico, potrebbe cioè essere visto come una satira contro certe convenzioni collettive a cui è difficile sottrarsi; una sequenza di feste che ricorrono lungo l’anno che hanno perso il loro significato originario ma per le quali è d’obbligo divertirsi; allo stesso modo è ineludibile l’impegno di presentarsi in coppia e mostrarsi felici. Infine, c’è l’obbligo tassativo di esibire disinvoltura in tema di sesso, lasciando intendere che si è carichi di esperienza e che si è privi di inibizioni, liberi di usare un linguaggio diretto. Sotto questa dura scorza di convenzioni consolidate, si troverebbero anime candide come colombe, cuori palpitanti come nella sequenza nella quale lei, per la prima volta accarezza la mano di lui e inizia a sentire qualcosa. Si tratta di un’incoerenza antropologica perché chi ha declassato la propria sessualità a piacevole esercizio sportivo da praticare appena si incontra un partner adatto, ha perso il valore del dono di se stessa/o, anima e corpo, per un progetto di vita in comune.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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EMILY IN PARIS

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/14/2020 - 21:45
Titolo Originale: Emily in Paris
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: Alex Minnick, Laura Weinberg, Jesse Gordon, John Rafanelli
Produzione: Darren Star Productions, Jax Media, MTV Studios
Durata: 10 puntate di 30'
Interpreti: Lily Collins, Philippine Leroy-Beaulieu, Ashley Park, Lucas Bravo, Samuel Arnold

Emily Cooper è una social media manager, lavora per una grande azienda di marketing di Chicago. Il suo capo la sceglie per una crescita professionale: dovrà recarsi a Parigi per un anno in supporto ad una piccola azienda specializzata nell’ambito dei beni di lusso. Tra colleghi restii nei suoi confronti, nuove amicizie e nuovi amori, la protagonista si destreggia tra le strade i ristoranti e gli uffici della capitale francese sicura quando esercita la sua professione, molto meno quando si tratta di impegnare il cuore…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial, pur nel suo tono leggero e disimpegnato, valorizza il valore dell'amicizia ma configura una donna che non riesce a dare importanza determinante alla prospettiva di una vita coniugale e familiare e ha verso il sesso un approccio disinvolto e consumistico
Pubblico 
Adolescenti
Numerosi incontri sessuali senza nudità ma chiaramente indicati. Qualche dialogo esplicito su tematiche sessuali
Giudizio Artistico 
 
Un serial gradevole da guardare, ben confezionato, ottima l’interpretazione di Lily Collins. Da quanto è uscito, il serial è nella lista Top Ten di Netflix
Testo Breve:

Un’americana a Parigi è stata vista già tante volte a cinema. Quella di questo serial, gradevole nella sua leggerezza, è una donna che pensa soprattutto ad avere successo nel lavoro ma ogni tanto si concede anche qualche distrazione amorosa.Su NETFLIX

Un serial TV molto leggero e, proprio per questo godibile nella fruizione.

Per quel che riguarda il plot c’è poco da dire: trama molto lineare e semplice (a tratti anche prevedibile). C’è spazio per tresche e storie amorose, siparietti e battute divertenti. Le 10 puntate della durata di mezz’ora non richiedono particolare impegno, e si possono “consumare” velocemente. Semplicità e comicità decisamente sostenute dall’abbondante uso di stereotipi culturali: il pregiudizio francese rispetto a ciò che francese non è (tanto più per una giovane ragazza americana che lavora con i social media), il capo ufficio che si mostra cattiva (ma che in fondo in fondo è buona), Parigi come la città dell’amore dove è facilissimo avere incontri fortuiti e trovare amanti disponibili, uomini effeminati o omosessuali che lavorano nel campo della moda, il divario generazionale…

Rispetto a tanti film sullo stesso tema già visti nel passato, questo lavoro indossa due “capi di vestiario” particolarmente moderni: si tratta di un serial di contesto e si inserisce a pieno titolo nel filone del woman power.  Il serial si attarda a raccontare come si svolge il lavoro di Social Media Manager e come potrebbe essere la vita di un influencer: cogliere momenti e scatti significativi, trovare le parole per commentare le immagini in modo accattivante, come e perché i social sono diventati fonte di guadagno per chi li sa usare. Si può considerare quasi un serial tv istruttivo in quest’ambito. Resta antipatico, soprattutto per i francesi, lo stereotipo della ragazza americana che abbraccia in pieno le nuove tecniche di persuasione, mentre loro  sono rimasti un po’ all’antica.
La protagonista deve aver visto da piccola tutte le puntate di Sex and the City (non a caso fra i produttori di questo serial ritoviamo Darren Star, che fu a suo tempo lo sceneggiatore del precedente) e appare come l’archetipo della donna libera, indipendente che prende le redini della propria carriera  e che non ha paura di vivere in pieno la propria sessualità.

Se e in tutte le puntate viene evidenziato il valore dell’amicizia intesa come condivisione e complicità,  il valore del fidanzamento e del matrimonio ne escono con le ossa rotte: rapporti “usa e getta”, triangoli amorosi, persone sposate con l’amante stabile (accettato dal coniuge tradito). La protagonista, desiderosa di trovare un ragazzo che le piaccia in un ambiente per lei ancora sconosciuto, non trova altra soluzione che fare nuove conoscenze durante un party ma anche poche chiacchiere a un bar le sono sufficienti per decidere di "approfondire la conoscenza" in casa propria. Il cumine dell'ironia si ha quando una mamma, che ha saputo che suo figlio diciassettenne ha trascorso una notte con Emily, le chiede se è stato "performante": l'esercizio della sessualità visto come pratica sportiva.

Lily Collins nella parte di Emily rende molto bene l’immagine di una ragazza sicura di sé, che affronta ogni situazione in modo costruttivo, ma che conserva ancora qualche ingenuità. Parigi è molto ben fotografata ma il serial è stato ampiamente ridicolizzato dalla stampa francese per tutte le inesattezze che vengono dette e per aver proposto bar e ristoranti considerati "in" ma che in realtà sono ormai frequentati solo da turisti.

In conclusione si può dire che si tratta di una serie senza pretese, gradevole da guardare, ben confezionata. Non totalmente condivisibile nei valori trasmessi, ma capace di presentare una storia d’amore ambientata in una bellissima Parigi.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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7 ORE PER FARTI INNAMORARE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/07/2020 - 11:12
 
Titolo Originale: 7 ore per farti innamorare
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Giampaolo Morelli
Sceneggiatura: Giampaolo Morelli, Gianluca Ansanelli
Produzione: Italian International Film
Durata: 104
Interpreti: Giampaolo Morelli, Serena Rossi, Massimiliano Gallo, Diana Del Bufalo

Giulio Manfredi è un giornalista affermato e competente ma tranquillo e remissivo nei confronti della sua fidanzata Giorgia (hanno già iniziato a frequentare i corsi prematrimoniali) che lo comanda a bacchetta. Tutto crolla quando Giulio, tornando anzitempo a casa, scopre la donna in intimità con il suo capufficio. Persi in un sol colpo il lavoro e la fidanzata, Giulio si adatta a fare l’articolista per una rivista online per soli uomini. E’ in questa veste che conosce Valeria, che gestisce un corso di “rimorchio” per uomini imbranati, promettendo loro di riuscire ad attirare a se' una donna nell’arco di sette ore. Giulio non apprezza il punto di vista di Valeria, che si concentra solo sugli aspetti fisiologici, quasi animaleschi, dell’attrazione fra uomo e donna ma pensa che in fondo potrebbe essere proprio Valeria ad aiutarlo a riconquistare Giorgia...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
“Io amo i pinguini: sono rigorosamente monogami e stanno insieme per sempre” è la frase che si scambiano Giulio e Valeria: entrambi alla ricerca di un amore per la vita
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La coppia Morelli – Rossi consolidano il loro affiatamento, già mostrato in precedenti film.
Testo Breve:

Lui è stato tradito dalla fidanzata alla vigilia delle nozze, lei gestisce un corso di “rimorchio” per maschi un po’ imbranati. Una commedia sentimentale divertente dove i protagonisti cercano l‘amore per sempre. AMAZON PRIME VIDEO, SKY CINEMA

Giulio Manfredi, che assume un atteggiamento di sudditanza remissiva ogni volta che si innamora, non può andare molto lontano. E Valeria, che semplicemente esclude l’amore dalla reazione di coppia perché ritiene che sia solo un fatto di “chimica” da studiare scientificamente, (la scienza del rimorchio, appunto),  si è infilata anche lei in un vicolo cieco.

Questo film ha il format di una commedia romantica e sappiamo dall’inizio come andrà a finire ma è bello vedere come in fondo entrambi abbiano catturato una parte di verità sull’amore e sentano così il bisogno di completare ciò che a loro manca, come è giusto che sia in una relazione di coppia. La gradevolezza del film sta proprio nel farci stare al gioco, grazie a due simpatici attori (Giampaolo Morelli, Serena Rossi) e così veniamo edotti su alcune basiche regole sul rimorchio. Occorre innanzitutto evitare di cedere di fronte al “test dello zerbino” che serve a comprendere se “lui” sia ormai totalmente soggiogato; oppure: “hai dello sporco sulla guancia”, un commento fatto ad arte che serve ad abbassare l’autostima della persona di nostro interesse. Ma soprattutto occorre “togliere l’audio” cioe non ascoltare quello che lei dice (potrebbe essere una mascheratura delle vere intenzioni) ma guardare ciò che realmente fa. Infine aggiungere sempre:  mistero, magia meraviglia.

Il racconto portante viene intervallato da scketch supportati da bravi caratteristi: Vincenzo Salemme come eccentrico capo redattore, Antonia Truppo nei panni di una cantante coatta di cui Giulio era stato innamorato da giovane e lo youtuber, imprestato dal team The Jackal, Fabio Balsamo in qualità di spalla comica.

Alla fine, anche se risultano piacevoli  le arguzie messe in atto per l’esercizio dell’arte del rimorchio, se sono divertenti gli inserti comici, potrebbe essere ancora troppo  poco per dare valore a questo film. Se invece si lascia guardare con piacere e alla fine risulta non banale, il merito va tutto alla coppia Morelli - Rossi che aveva già dato ottima prova di se' in altri film a sfondo napoletano dei fratelli Manetti come Song ‘e napule e Ammore e Malavita.  La chimica che agisce fra di loro è evidente. Non sarà forse che alla fine, per innamorarsi, non è vero che bisogna rivolgersi alla scienza del rimorchio o al contrario al puro abbandono sentimentale ma c’è bisogno prima di tutto di questo: una chimica immediata? Occorreranno altri film per esplorare questo eterno mistero dell’amore.

Il film costituisce l’esordio alla regia di Giampaolo Morelli, che ha adattato il suo romanzo omonimo; il  film sbarca direttamente sulle principali piattaforme streaming – Amazon Prime Video, Sky Cinema 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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