Animazione

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PIRATI! BRIGANTI DA STRAPAZZO

Inviato da Franco Olearo il Sab, 04/14/2012 - 08:00
 
Titolo Originale: The Pirates! Band of Misfits
Paese: Gran Bretagna, USA
Anno: 2012
Regia: Peter Lord, Jeff Newitt
Produzione: AARDMAN ANIMATIONS, SONY PICTURES ANIMATION
Durata: 88

Il Capitano dei Pirati vuole vincere il concorso 'Pirata dell'anno' ma gli altri concorrenti sono molto più cattivi e determinati di lui. Il caso vuole che la sua ciurma abbia come mascotte un rarissimo esemplare di Dodo e il Capitano decide di andare a Londra, nonostante i rischi che potrenbbe correre, per cercare di vincere il primo premio indetto fra gli scienzaiti inglesi come migliore scoperta dell'anno...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ciò che conta per questi simpatici pirati non è arraffare più oro possibile ma la fedeltà e l’amicizia dei propri compagni di avventura
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film mostra non solo grande destrezza nella tecnica di animazione “stop motion” ma la capacità di divertire con inglese ironia tenendo desta l’attenzione dello spettatore con continui rovesciamenti di situazione
Testo Breve:

Gli autori di Wallace & Gromit e Galline in fuga ritornano ad affascinarci con un film di animazione secondo la tecnica "stop motion" con una storia di pirati molto poco temibili ma simpatici e bonacchioni

 Il film inizia mostrando uno skyline che ricorda molto la cattedrale di St Paul a Londra. Il delizioso Galline in fuga (2000) era ambientato in una fattoria in una ubertosa campagna e Wallace & Gromit- la maledizione del coniglio mannaro (2005) in una ideale cittadina, con le case monofamiliari, l'orticello sul retro e per le strade i lampioni che emanano una luce attutita dalla nebbia. 
Gli scenografi della Aardman Animation Studios di Bristol  non cessano mai di dirci, nei loro lavori: “niente Hollywood, siamo inglesi” ed hanno ragione perché di fronte al preponderante utilizzo della computer grafica nelle ricche produzioni oltre atlantico, risultano essere due volte originali: per l’impiego della tecnica dello “stop motion” e per  la presenza di un umorismo molto inglese.

La tecnica di impiegare pupazzi di plastilina che vengono poi animati riprendendo fotogramma per fotogramma i loro movimenti, ha un fascino particolare, dovuto alla comicità delle loro espressioni, al richiamo di un mondo  di puppets che ricorda a tutti la nostra infanzia  e non da ultimo, la gradevolezza di qualcosa di non tecnologico ma artigianale.

Tim Burton  ha impiegato la stessa tecnica per ottenere qualcosa di diverso, di più poetico:  in Nightmare before Christmas (1993) e  poi in La sposa cadavere (2005)  ha trovato il modo di raccontare  storie   in sottile e melanconico equilibrio fra realtà e fantasia.

A dire il vero  questa volta gli  Aardman Animation Studios  si sono concessi qualche apertura alle nuove tecnologie: non solo nel 3D ma nell’impiego della computer grafica per realizzare fondali e per movimentare il mare in tempesta. E’ indubbio che il racconto ne ha  guadagnato in profondità visiva,  grazie al più frequente impiego di campi lunghi e alle riprese panoramiche.

Il riferimento ai pirati non ci deve far pensare ad avventure strabilianti o a brutti ceffi con un uncino al posto della mano: il Capitano Pirata è un simpaticone bonario che si dedica sopratutto ad organizzare con la sua ciurma allegri pranzi a base di prosciutto. Certamente ha una ambizione: riuscire a vincere il concorso “il pirata dell’anno” organizzato in pieno stile da Oscar hollywoodiano  ma i suoi avversari sono realmente dei pirati rapaci e da venti anni il sogno non si realizza. C’è anche una cattiva nella storia, molto cattiva  e altri non è se non,  nientemeno, la regina Vittoria, che odia tutti i pirati e che vuole impossessarsi del prezioso pappagallo (che in realtà è un Dodo sopravvissuto alla preistoria) che il Capitano Pirata accudisce con molta cura. Non manca un  Charles Darwin giovane (reso molto somigliante a una scimmia) che  pur di acquisire fama di grande scienziato è disposto a rapire il famoso Dodo.

La storia è molto ben calibrata (quando tutto sembra perduto si innesca il momento dell’orgoglio personale e della riscossa) e, come c’è da aspettarsi  in un film per ragazzi, a metà e alla fine del racconto ci sono due sequenze comicamente concitate  con un susseguirsi ininterrotto di colpi di scena.

Il film non manca di trasmetterci un messaggio morale: ciò che conta non è arraffare più oro possibile ma la fedeltà e l’amicizia dei propri compagni di avventura

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: MTV 8
Data Trasmissione: Venerdì, 11. Dicembre 2015 - 21:05


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RATATOUILLE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 12/31/2011 - 12:39
 
Titolo Originale: Ratatouille
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Brad Bird
Sceneggiatura: Brad Bird
Produzione: Brad Lewis, John Lasseter e Andrew Stanton per Pixar Animation Studios/Walt Disney Pictures
Durata: 117

Remy sogna di diventare un grande chef e avrebbe tutte le doti necessarie per realizzare il suo sogno… non fosse che è un topo e la sua straordinaria capacità di distinguere odori e sapori tra i suoi simili non riceve l’apprezzamento che merita. Ma il destino ha qualcosa in serbo per lui: separato dalla sua famiglia e guidato dallo spirito del grande chef Gusteau, Remy giunge in uno dei più esclusivi ristoranti di Parigi, dove stringe un’improbabile alleanza con lo sguattero Linguini. Insieme i due ridanno lustro al ristorante di Gusteu, ma ad attenderli al varco c’è la prova più difficile: affrontare il terribile critico Anton Ego.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film sa affrontare, attraverso un racconto semplice e pieno di ritmo, argomenti molto profondi, come il conflitto tra il bisogno di essere fedeli a se stessi e la lealtà verso i legami (familiari, ma non solo) che ci costituiscono
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Ratatouille ha la grazia e la genialità dei migliori film della Pixar e sa affrontare, attraverso un racconto semplice e pieno di ritmo, argomenti molto profondi

Una caratteristica comune degli eroi della Pixar (da Nemo ai babau diMonsters  fino a Saetta McQueen diCars e alla famiglia di supereroi deGli Incredibili ) è quella di trovarsi (o di mettersi) in situazioni apparentemente in totale contrasto con la loro natura per poi riuscire a cavarsela scoprendo dentro di sé una sorgente di forza inaspettata.

Anche il topo Remy è a suo modo davvero un incredibile, dato che, diversamente da tutti i suoi simili, non riesce proprio ad accontentarsi di andare avanti a spazzatura ma, guidato da un gusto e da un olfatto sopraffini e spinto dal motto del celeberrimo (ma defunto) chef Gusteau, “Tutti possono cucinare”, è deciso a diventare a sua volta un cuoco.

Il sacro fuoco dell’arte culinaria non potrebbe, però, avere alcuno sbocco se il topino (a dir la verità proprio un ratto, anche se grazioso) non si imbattesse in un altro outsider disgraziato.

Si tratta dello sguattero Linguini, privo di qualunque talento gastronomico, ma figlio segreto del suo mentore Gusteau e neoassunto di quello che era stato il ristorante cinque stelle del maestro, che ora tira avanti riciclando all’infinito le ricette del suo fondatore senza che nessuno osi modificarle di una virgola.

Non ci vuole molto perché i due formino una società, con il topo a dirigere le operazioni manovrando il suo protetto come un burattino tirandogli i capelli e Linguini a cercare di gestire una fama improvvisa che presto gli fa perdere la testa.

Mentre Linguini trova l’aiuto (e forse anche l’amore) della bella cuoca Colette (lei pure, in quanto donna, un po’ un outsider delle cucine), a mettere i bastoni tra le ruote ai due il nuovo odioso chef del ristorante (che se ne frega delle stelle ma fa i soldi con i cibi preconfezionati) e un critico incontentabile che sembra avere un conto personale aperto con Gusteu.

A risolvere una situazione che, tra equivoci e imprevisti, si fa presto disperata sarà laratatouille del titolo, che dimostrerà di avere proprietà paragonabili alla famosa madeleinedi prustiana memoria.

Ratatouille ha la grazia e la genialità dei migliori film della Pixar (anche se forse l’inizio potrà risultare un po’ lento per una parte del pubblico) e sa affrontare, attraverso un racconto semplice e pieno di ritmo, argomenti molto profondi, come il conflitto tra il bisogno di essere fedeli a se stessi e la lealtà verso i legami (familiari, ma non solo) che ci costituiscono, il rapporto tra tradizione e creatività personale, il senso della creazione artistica e il coraggio necessario per riconoscere il bello e il buono.

Proprio quest’ultimo tema, niente affatto facile è affrontato nella recensione finale di Ego e diventa un grande inno alla dignità di ogni atto creativo e al rispetto che chiunque gli dovrebbe, ma è anche un sottile discorso metacinematografico sul valore e il ruolo della critica.

Il topo Remy è un vero artista, che sa “vedere” i sapori delle cose in modo più profondo degli altri, ma che nello stesso tempo desidera creare qualcosa di nuovo, arricchire il mondo attraverso accostamenti sorprendenti. Se questa non è poesia, cos’altro lo è? Ma come spesso accade per l’arte e la letteratura, il grande capolavoro nasce dall’incontro tra tradizione e novità: per far vivere le ricette di Gusteau non si può semplicemente riprodurle all’infinito nello stesso modo (anche quando si sono dimostrate evidentemente sbagliate), come fanno al ristorante, ma occorre farle rivivere aggiungendo il proprio contributo.

Nonostante l’ambientazione francese (che offre l’occasione per alcune indimenticabili gag ispirate alla proverbiale snobberia transalpina) il messaggio di Ratatouille è un democratico invito a far valere il proprio talento e costruirsi il proprio futuro in puro stile american dream e Remy è un autentico self made rat, anche se non manca nel finale un recupero non scontato del valore della famiglia (alla diserzione del personale del ristorante pone rimedio un esercito di ratti che neanche Cenerentola si sarebbe potuta sognare).

Come riconosce saggiamente Ego, è vero che forse non tutti siamo degli artisti, ma è anche vero che in ognuno di noi se può nascondere uno, se solo sappiamo rimanere fedeli a quello che siamo, zampe (lavate), pelo, gusto e tutto il resto.

  

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY Family
Data Trasmissione: Martedì, 25. Dicembre 2018 - 21:00


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IL GATTO CON GLI STIVALI 3D

Inviato da Franco Olearo il Gio, 12/22/2011 - 16:17
Titolo Originale: Puss in Boots
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Chris Miller (II)
Sceneggiatura: Tom Wheeler
Produzione: DREAMWORKS ANIMATION
Durata: 90

Il gatto degli stivali diventato famoso con la serie Shrek, ci racconta la sua genesi. Le sue prime avventure riguardano nientemeno che la ricerca dell'oca dalle uova d'oro assieme alla tenera Kitty e all'amico cervellone Humpty Dumpty il quale ha un caratteraccio ed è spesso invidioso e vendicativo...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un'amicizia ha la capacità di trasformare anche chi si è sempre mostrato invidioso e vendicativo
Pubblico 
Pre-adolescenti
Il tradimento di un amico, il doppio gioco, potrebbe disorientare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ottima computer grafica sopratutto nei paesaggi e nelle scene di ballo e di azione. Le fonti favolistiche della sceneggiatura sono un un po' troppo affastellate
Testo Breve:

Il gatto con gli stivali della serie Shrek ha fatto carriera ed ora ha un film tutto suo dove, novello Zorro, protegge i contadini del paese dove è nato ma non disdegna di cercare l'oca dalle uova d'oro. Le tematiche del tradimento, della falsità e del doppio gioco non lo rendono adatto ai più piccoli

Dunque, ricapitoliamo: Il gatto con gli stivali è all'inizio una favola di Charles Perrault (il quale a sua volta la rimaneggiò da versioni precedenti).  Ritorna alla ribalta con i film della serie Shrek : è un comprimario simpaticissimo che sa fare gli occhi ipnotico-dolci e che è molto lesto di spada.

Ora lo ritroviamo  in un film tutto per lui (dell'orco Shrek neanche l'ombra) per conoscere la genesi della sua fama e dei suoi stivali:adesso è diventato un po'  Zorro  (l'ambientazione è in effetti in Messico), un pò  il Jack della favola del fagiolo magico, intento a cercare l'oca dalle uova d'oro.

Niente paura: il film è sopratutto per ragazzi, e loro non si curano di problemi di sincretismo referenziale ma si godono il flamenco sfrenato fra il gatto e Kitty, l'abile "prelievo" da uno scrigno ben custodito dei fagioli d'oro (una replica perfetta di mission impossible) e la strepitosa crescita della pianta di fagioli, su, su in alto oltre le nuvole.

Particolarmente curata è l'ambientazione: un paesino messicano spazzato dal vento del deserto e poi i maestosi spazi del Grand Canyon.

Il progressivo affiatamento fra lo spavaldo e donnaiolo gatto e la morbida e furba Kitty non è il tema principale del film: sono più significativi i rapporti di amicizia  fra il gatto e Humphy Dumpty, uno strano uovo antropomorfo (un po' bruttino e sgradevole, a dire il vero). Orfani entrambi, si sono ritrovati a crescere in un orfanotrofio ed hanno imparato a spalleggiarsi a vicenda, soprattutto  quando qualche ragazzo cercava di prendere in giro l'uovo per la sua goffaggine. Il gatto è leale e generoso, mentre Humphy è molto intelligente ma invidioso del suo compagno d'avventure. Il carattere di Humpy è così ben tratteggiato (vendicativo, falso, opportunista) che finisce per prevalere sulla simpatia generosa del gatto (l'eterno confronto fra Paperino e Topolino).

Il finale sarà positivo, con il pieno, prevedibile riscatto di Humpy ma il film lascia qualcosa di amaro in bocca.

Indubbiamente questo film infrange una regola non scritta dei racconti per l'infanzia (almeno quelli per i più piccoli):. Fin dall'inizio i riferimenti debbono essere chiari e bisogna riconoscere chi sono i cattivi e chi sono i buoni. Un rapporto di forte amicizia rovinato dal doppio gioco e dal tradimento,  come avviene in questo film introduce realtà poco accettabili per i più piccoli.  A ciò occorre aggiungere l'apprendistato non gradevole dei due orfani (organizzano furti con destrezza), la loro voglia esclusiva di arricchirsi (Humpy  sogna per tutta la vita ci trovare l'oca dalle uova d'oro)  e l'atteggiamento spesso aggressivo del gatto. Per questi motivi non abbiamo dato al film l'attributo di FilmVerde.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: ITALIA 1
Data Trasmissione: Sabato, 16. Novembre 2013 - 21:10


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LE AVVENTURE DI TIN TIN: IL SEGRETO DELL'UNICORNO

Inviato da Franco Olearo il Dom, 10/30/2011 - 14:55
 
Titolo Originale: The Adventures of Tintin: The Secret of the Unicorn
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Steven Moffat, Edgar Wright, Joe Cornish
Produzione: AMBLIN ENTERTAINMENT, DREAMWORKS SKG, HERGE STUDIOS, THE KENNEDY/MARSHALL COMPANY, WINGNUT FILMS
Durata: 107

Il giovane e intrepido reporter Tintin è alle prese con un enigma legato a un antico tesoro appartenuto a Sir Francis Haddock, antenato di Capitan Haddock. Con l'aiuto di un carcerato in fuga - in passato già sulle tracce del tesoro - Tintin, l'inseparabile cagnolino Milù e il Capitano, insieme ai due Detective pasticcioni Thompson e Thomson e con il supporto scientifico del Professor Calculus, andranno così a caccia del Liocorno, una nave da tempo scomparsa che nasconde il tesoro segreto ed è la chiave di un'antica maledizione...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un film di pura avventura e intrattenimento, dove i cattivi vengono sconfitti e chi si credeva un fallito e un ubriacone riesce a trovare in se la forza per recuperare la propria dignità
Pubblico 
Pre-adolescenti
Un scena sanguinosa e un elevato attaccamento alla bottiglia da parte di uno dei protagonisti
Giudizio Artistico 
 
Con l'impiego di tecnologie grafiche all'avanguardia, Spielberg conferisce al film un ritmo impeccabile. Il protagonista Tin Tin è però troppo perfettino, tutto cervello e poche emozioni
Testo Breve:

Steven Spielger si è ispirato alle famose tavole di Ergé sulle avventure esotiche di Tin Tin ed ha costruito una pellicola di notevole qualità grafica ma il personaggio di Tin Tin appare troppo perfettino per risultare simpatico

Ci siamo. Ci siamo quasi. La tecnologia motion capture (far recitare, in ambientazioni ricostruite in CG, attori veri con sensori sul corpo e sul volto per poter poi ricostruire graficamente le loro espressioni) non ha avuto finora molta fortuna. Polar Express (2004) di Robert Zemeckis   era ancora rozzo e i personaggi sembravano poco più che pupazzi; ci riprova nel 2007 lo stesso regista con la Leggenda di Beowulf: la tecnologia si adatta meglio a un tema mitologico ma il risultato è cupo e freddo.
Un deciso salto di qualità si ha con  A Christmas Carol (2009 e) il terzo tentativo di Zemeckis va a segno: la computer grafica ci restituisce una magnifica Londra sotto la vene e il volto-caricatura di Mr. Scroog eeree co n        ee con fantasmi al seguito restituiscono bene lo spirito della novella di Dickens. Dopo la parentesi di Avatar che con l'impiego di telecamere, ha perfezionato la cattura delle espressioni del volto, arriviamo alle Avventure di Tin Tin e siccome chi dirige è  Spielberg  , c'era da aspettarselo, il livello di qualità raggiunto è veramente notevole: la cura degli interni e degli esterni è minuziosa (il 3D aiuta molto in questo tipo di rappresentazione) e una battaglia fra due navi a vela in mezzo alla tempesta non può esser dimenticata. 

Se la tecnologia adottata è di prim'ordine, Spielberg si è trovato di fronte ad altre sfide da superare: può un personaggio di fumetti squisitamente europeo, interessare gli americani? Il Tin Tin di Ergé  è nato nel 1926 e con la sua mise curiosa con scarponcini e pantaloni alla zuava mostra tutti gli anni che ha: può ancora interessare i giovani d'oggi? Spielberg ha puntato tutto sul gusto della scoperta e dell'avventura e certe scene di inseguimento, le ambientazioni esotiche sembrano proprio riversate in computer grafica direttamente dalle avventure di Indiana Jones ma, da quel professionista che è è riuscito a costruire una storia con un ritmo serrato e con molte sorprese.

Come sempre però,  la chiave del successo dell'opera si trova nella presa sul pubblico dei protagonisti e su questo punto siamo costretti a porre delle riserve soprattutto per quel che riguarda Tin Tin: freddo ragionatore, non ha mai paure né incertezze né difetti di alcun tipo. A poco valgono l'aggiunta di  caratteristiche guerriere (con i cazzotti riesce a stendere tutti e spara con precisione) volute forse da Spielberg per renderlo più americano.  Per fortuna, accanto a questa macchina perfetta, c'è il capitano Haddock: attaccato alla bottiglia, è alla continua ricerca di un riscatto dalle sue debolezze e con le sue continue intemperanze finisce per rubare spesso la scena a Tin Tin. Si tratta dell'eterno confronto fra Topolino e Paperino.

Alla fine comunque,  i ragazzi che non hanno modo di fare confronti con un l'Indiana Jones del 1994 o con il Tin Tin nato nel 1926, saranno ben lieti (sicuramente le ragazze molto meno, visto c he non c'è nessun personaggio femminile di rilievo) di godersi quasi due ore di divertenti avventure.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ARRIETTY

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/25/2011 - 21:26
 
Titolo Originale: Karigurashi Arrietty
Paese: Giappone
Anno: 2010
Regia: Hiromasa Yonebayashi
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Produzione: STUDIO GHIBLI, TOHO COMPANY, WALT DISNEY COMPANY, BUENA VISTA HOME ENTERTAINMENT, DENTSU, HAKUHODO DY MEDIA PARTNERS, MITSUBISHI SHOJI, NIPPON TELEVISION NETWORK CORPORATION (NTV), MINATO-KU
Durata: 94

La 14enne Arrietty fa parte della minuscola famiglia di 'Rubacchiotti' che vive sotto le tavole del pavimento di una vecchia casa di campagna, dove 'prende in prestito' tutto ciò di cui ha bisogno. Nella stessa casa vive Sho, un ragazzo affetto da una grave malattia al cuore, costretto al riposo in attesa del giorno dell'operazione. I due, così diversi, finiranno per aiutarsi a vicenda..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'incontro fra due persone di razze così diverse diventa prima comprensione, poi amicizia e occasione di crescita interiore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La gradevolezza del disegno e alla grande abilità di Miyazaki costituiscono la base per una toccante storia di crescita interiore
Testo Breve:

Hayao Miyazaki , Oscar 2003 per La città incantata, ci racconta una storia incantevole fra Arrietty, bambina del popolo dei piccoli Rubacchiotti e Sho, un ragazzo gravementeammalato di cuore. La nascita della loro amicizia darà a entrambi nuovo coraggio per affrontare le difficoltà della vita

Hayao Miyazaki  ci ha abituato al fascino del suo disegno e alle suggestioni fantasiose della sua sceneggiatura. Basti pensare a La città incantata, premio Oscar 2003 per l'animazione o a Il castello errante di Howl. Con Arrietty , Miyazaki ha mantenuto la sceneggiatura ma ha affidato la regia a Hiromasa Yonebayashi, il numero uno dei suoi disegnatori ed ha mantenuto l'eccellenza nel disegno dello Studio Ghibli.

Ancora una volta si resta incantati nel seguire questa nuova storia, ricavata dal racconto "The Borrowers",dell'inglese Mary Norton. Non si tratta solo della gradevolezza del disegno ma dell'arte di raccontare di Miyazaki  e dei suoi colleghi: la cura nei dettagli, il ritmo lento perché meditato ci fanno vivere in questa casa nel bosco alla periferia di Tokyo, più precisamente sotto gli assi del pavimento, dove vivono i rubachiotti, questi umani-gnomi che si alimentano con  cibo "preso in prestito" agli umani, poco per volta (a loro basta) per non farsi notare.

Da queste premesse si comprende che siamo lontani da  Arthur e il popolo dei minimei di Luc Besson: una storia simile sui rapporti fra un popolo minuto, molto valido come computer grafica, ma privo della magia che ci sanno restituire i lavori di Miyazaki.  

Il cuore pulsante del film si trova però altrove: nell'incontro fra Arrietty, la rubachiotta di 14 anni e Sho, il ragazzo ospite della casa in attesa di un importante intervento al cuore.
Come in tante le storie di amore o di amicizia, i due protagonisti sono presentati separatamente, prima del loro incontro.

Arrietty è una ragazza giudiziosa, che ama la sua famiglia, non le è estranea una  certa civetteria e si trova, secondo il giudizio del padre, nell'età giusta per imparare a uscire dal suo rifugio e andare a "prendere in prestito" ciò che le serve nelle case degli umani.
Sho ha acquisto, a causa dei suoi pesanti problemi di salute, una rassegnata passività, soffusa di malinconia.

L'incontro fra i due, prima caratterizzato da una certa diffidenza (sopratutto da parte di Arietty) si trasforma  ben presto in una complice solidarietà.

Rho è contento di essere utile, lui sempre posto ai margini da un eccesso di protezione, a quella piccola ragazzina. Lei, abituata a una lotta quotidiana per la sopravvivenza, ridona a Sho la voglia di  lottare per vivere.

 Quando i due amici si dovranno lasciare, entrambi sanno che grazie all'altro, il proprio futuro non sarà più come prima.

E' molto strano come oggi il film d'animazione sia il luogo privilegiato per la rappresentazione di buoni sentimenti, in questo caso di come l'incontro fra due persone possa diventare la fonte di una maturazione interiore. Sembra quasi che per esprimere sentimenti positivi sia necessario "nascondersi"dietro le forme di un racconto per bambini.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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KUNG FU PANDA 2

Inviato da Franco Olearo il Dom, 09/04/2011 - 13:47
 
Titolo Originale: Kung Fu Panda 2: The Kaboom of Doom
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Jennifer Yuh
Sceneggiatura: John Stevenson, Jonathan Aibel, Glenn Berger
Produzione: DreamWorks Animation
Durata: 90

Il goffo Panda Po, ormai consacrato Guerriero del Dragone, è chiamato a difendere la Cina da un nuovo temibile nemico, il pavone Lord Shen. Il malvagio pennuto si appresta a sconfiggere per sempre i maestri di kung fu con l’invenzione di micidiali cannoni. Per vincere il nemico d’acciaio il panda dovrà ritrovare l’arma infallibile della pace interiore, affrontando la verità sulle sue origini.
Po, infatti, dopo aver scoperto di essere stato adottato dal papà oca, intuisce che il malvagio pavone è coinvolto nella scomparsa dei suoi veri genitori.
Lord Shen, cui è stato profetizzato che sarà sconfitto da un panda, lo attende al varco per distruggerlo. Con l’aiuto dei Cinque Cicloni e del maestro Shifu, Po capirà che l’importante è chi si sceglie di essere, riconciliandosi con le sue tristi origini.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ancora una volta, Po può contare sull'aiuto e l'amicizia dei propri compagni
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Questo secondo episodio soffre di una minor profondità, attribuibile a una sceneggiatura meno riuscita. Molte gag, per quanto certo adatte a divertire i più piccoli, non presentano la ricca stratificazione di letture dell’animazione Pixar, godibili anche da un pubblico adulto
Testo Breve:

Si ride molto in questo secondo episodio del goffo panda Po, ora diventato un esperto di Kung Fu. Piacerà sicuramente ai più piccoli ma manca della simpatia del primo episodio, quando Po era ancora maldestro ma con un cuore generoso

“L’oggi è un dono, per questo si chiama presente” recitava il Maestro Oogway nel primo capitolo della saga, datato 2008. Il sequel raccoglie quest’eredità e ribadisce l’importanza del presente e della libertà: non si è determinati dalle ferite del proprio passato, ma ogni giorno si sceglie chi essere.

Nonostante la storia sia apparentemente più drammatica, rivisitando il tema classico della ricerca delle origini, questo secondo episodio soffre di una minor profondità, attribuibile a una sceneggiatura meno riuscita.

La narrazione si gioca su due versanti tradizionali: il mito occidentale della ricerca del padre e quello orientale del conflitto tra arti marziali e modernità, incarnata nelle armi meccaniche di Lord Shen. Il cuore della vicenda risiede nell’antagonismo, abilmente costruito, tra Po e Shen, personaggio sfaccettato e chiaroscurale, per nulla monolitico nella sua caratterizzazione di “cattivo”. La malvagità del pavone è, infatti, alimentata dalla ferita dell’abbandono da parte dei genitori a cui, a differenza di Po, rimane inchiodato.  Di fronte a uno stesso trauma antagonista e protagonista prendono due strade speculari: una condurrà verso il lato oscuro e la perdizione, l’altra verso la salvezza per sé e per tutta la Cina.

Meno riuscito, in questo episodio, il personaggio di Po che, ormai integrato nell’olimpo del kung fu, risulta talvolta troppo sicuro di sé, a scapito del potenziale empatico che ne costituiva la forza.

I personaggi secondari, in particolare i Cinque Cicloni e il Maestro Shifu, rimangono tristemente sullo sfondo: unica pregevole eccezione gli sprazzi di sincera amicizia con Tigre che ammaestra Po su cosa significhi davvero essere “tosti”, invitandolo ad accettare la debolezza.

Più spazio avrebbe meritato la capra indovina, voce tematica e oracolo che sostituisce il Maestro Oogway e ne ricorda la grazia e la vis comica.

In definitiva una storia meno originale e coesa del capitolo precedente, talvolta punteggiata da momenti di stanchezza che si tenta di risolvere con rocambolesche scene di azione, visivamente emozionanti ma poco integrate nel vivo della narrazione.

Anche la scrittura zoppica e manca di mordente: molte gag, per quanto certo adatte a divertire i più piccoli, non presentano la ricca stratificazione di letture di Shrek o dell’animazione Pixar, godibili anche da un pubblico adulto.

Più universalmente apprezzabile è invece l’estetica del prodotto. Le atmosfere orientali sono rese con tratto prezioso, sin dall’introduzione in 2D. La regista sceglie ambientazioni più rarefatte e “zen” rispetto al prequel, con un’attenzione alla fluidità aerea dei combattimenti che richiama film come La foresta dei pugnali volanti. Visualmente godibilissimo anche in due dimensioni, Kung Fu Panda 2 non presenta effetti tridimensionali di particolare rilievo.

In definitiva il film incontra alcuni dei classici rischi dei sequel (una certa mancanza di freschezza, una minor profondità, dialoghi meno folgoranti) mantenendo comunque una sua voce e soprattutto un notevole pregio estetico.

Da consigliarsi senza riserve ai bambini per il tenore semplice, mai volgare, delle gag e per la classica tematica formativa della ricerca della propria identità. 

Autore: Eleonora Recalcati
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: ITALIA 1
Data Trasmissione: Lunedì, 9. Settembre 2013 - 21:10


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CARS 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/22/2011 - 21:08
 
Titolo Originale: Cars 2
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: John Lasseter e Brad Lewis
Sceneggiatura: Ben Queen
Produzione: Pixar Animation Studios/ Walt Disney Pictures
Durata: 110

Saetta McQueen si gode il meritato riposo a Radiator Springs, quando la sfida lanciata da Francesco Bernulli, splendida monoposto di Formula 1, lo convince a partecipare al prestigioso World Granprix organizzato da Sir Alex Axelrod per lanciare il suo nuovo rivoluzionario carburante biologico. Per la prima volta Cricchetto accompagna l’amico in una serie di gare in giro per il mondo, ma per un errore viene scambiato per agente segreto e coinvolto in un intrigo internazionale…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Cars 2 riesce nello stesso tempo a offrire una semplice e verissima riflessione sulla natura dell’amicizia quanto sulla possibilità di ritrovare se stessi al di là dell’immagine che gli altri ci cuciono addosso
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La storia fila via liscia tra momenti esilaranti , spettacolari e commoventi, come le perle di saggezza offerte da Zio Topolino e Zia Topolino (Sophia Loren)
Testo Breve:

Saetta McQueen accetta la sfida lanciatagli da Francesco Bernulli, italiano su Ferrari e gareggiano nelle piste di tutto il mondo mentre Cricchetto viene ingaggiato a sua insaputa a fare lo 007...La storia fila via liscia e appassionante, sopratutto per i più piccoli 

Nonostante l’ottima prova di Toy Story 3, erano in molti a nutrire qualche dubbio sulla nuova tendenza Pixar a lanciarsi nel mondo dei sequel, una moda che spesso a Hollywood è il sintomo di una preoccupante mancanza di idee più che di affetto verso personaggi memorabili.

E invece ancora una volta Lasseter & C. non tradiscono le aspettative e questa nuova puntata delle avventure di Saetta McQueen, di Cricchetto e degli altri amici di Radiator Springs è un film godibilissimo per bambini a adulti, oseremmo dire addirittura superiore al suo predecessore, che soffriva forse di un avviamento un po’… diesel.

Cambiano gli scenari, cambia in un certo senso pure il protagonista: anche se è Saetta ad affrontare l’impegnativo World Granprix con un rivale (italiano, anche in omaggio ai centocinquanta anni dell’Unità d’Italia) nuovo di zecca, il vero eroe di questo secondo episodio è Cricchetto, impegnato in una spy story che cita bonariamente i film di James Bond (con la coppia di spie britanniche Finn McMissile e Holly Schiftwell, veterano saggio e sprezzante del pericolo e recluta tecnica e superaccessoriata), ma anche quegli scambi di persona di hitchcockiana memoria con l’uomo comune buttato in un’avventura più grande di lui.

E in più la Pixar porta a termine un’impresa che potrebbe appariere paradossale: avendo come protagoniste delle automobili, in un momento in cui l’ecologia è diventata la nuova religione mondiale, riesce a parlare di carburanti alternativi e ambiente senza risultare fastidiosamente predicatoria e senza perdere di vista il cuore umano che è la forza di tutte le storie che racconta.

Se l’amicizia tra Saetta e Cricchetto è una granitica certezza nel rassicurante paesaggio di Radiator Springs, infatti, le cose diventano più complicate quando il gioviale carro attrezzi deve affrontare il mondo “di fuori”, in cui le sue simpatiche eccentricità rischiano di diventare imbarazzanti per l’amico più mondano. Aggiungiamoci che nel frattempo il povero Cricchetto deve gestire inconsapevolmente la sua “doppia vita” di spia dilettante, e la crisi tra i due è inevitabile, soprattutto quando a far tradire un’amicizia non è una grande difficoltà, ma una più imbarazzante “distinzione” tra la dimensione privata e quella pubblica.

Cars 2 riesce nello stesso tempo a offrire una semplice e verissima riflessione sulla natura dell’amicizia quanto sulla possibilità di ritrovare se stessi al di là dell’immagine che gli altri ci cuciono addosso senza saper “grattare sotto la ruggine” e scoprire il valore prezioso che hanno anche  le ammaccature della vita.

A differenza dei “catorci” che complottano per sabotare il nuovo carburante per rifarsi del disprezzo che le auto normali riservano loro, Cricchetto porta con consapevolezza e orgoglio i segni delle sue avventure con Saetta e non è disposto a rinunciarci nemmeno in cambio di una bella carrozzeria nuova (anche se riuscirà a portarsi a casa, con esilaranti risultati, parte dello straordinario equipaggiamento da spia di cui lo riforniscono Holly e Finn).

La storia fila via liscia tra momenti esilaranti (come l’esperienza nelle toilette giapponesi di Cricchetto), spettacolari (corse su sfondi da favola, fughe in aeroporto, due agenti intrappolati nel Big Ben(tley!), una corsa contro il tempo con una bomba pronta a esplodere) e commoventi, come le perle di saggezza offerte da Zio Topolino a Saetta mentre Zia Topolino (Sophia Loren) da vera “mamma italiana” offre da mangiare a tutti.

Il film gioca anche con consapevole leggerezza su tutti i cliché del turista internazionale: il sushi, il wasabi, i mini alloggi, e le manie dei fan giapponesi, l’aplomb britannico, la regina, l’Italia tutta pizza, mandolino, famiglia e cibo buono (ma c’è anche il Papa in papamobile a bordo pista!) e nella puntata a Parigi si permette anche un’autocitazione del ristorante di Ratatouille.  Come a dire che ormai la Pixar ha in mano il mondo, e visti i risultati, non ci dispiace affatto di affidarlo a Cricchetto e ai suoi amici. 

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY FAMILY
Data Trasmissione: Martedì, 18. Dicembre 2012 - 21:00


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CATTIVISSIMO ME

Inviato da Franco Olearo il Sab, 05/07/2011 - 17:27
 
Titolo Originale: Despicable Me
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Pierre Coffin, Chris Renaud, Sergio Pablos
Sceneggiatura: Cinco Paul, Ken Daurio, Sergio Pablos
Produzione: Universal/ Illumination Entertainment
Durata: 95
Interpreti: Steve Carell, Jason Segel, Miranda Cosgrove, Dana Gaier, Elsie Fisher

Gru è un anti eroe, un mega cattivo che sogna di fare il colpo del secolo per entrare nella storia dei criminali: rubare niente meno che la Luna! Purtroppo, però, un altro giovane malvagio, Vector, lo ostacola nella realizzazione del suo magnifico piano, scalzandolo nella classifica e quindi nella scalata al potere. Gru decide quindi di riprendersi ciò che gli spetta in ogni modo possibile. L’occasione si presenta presto nelle persone di Margot, Edith e Agnes, tre orfanelle che fanno la vendita a domicilio di biscotti, le uniche che sembrano avere accesso alla fortezza iper-tecnologica di Vector. Ecco quindi trovata la soluzione: adottare le tre bambine per potersi introdurre indisturbato nel covo del nemico. Peccato che quello del padre non sia un mestiere che uno possa improvvisare…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il cattivo si converte grazie alla scoperta del calore della famiglia e dopo che ha conosciuto tre pestifere bambine
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per l'umorismo un po' crudo
Giudizio Artistico 
 
La scoperta avvenuta fin troppo presto del lato dolce e il cambiamento repentino (basta solo una giornata al luna park per creare un legame profondo con le bambine) mostrano un personaggio non del tutto approfondito. Alcuni passaggi eccessivamente semplificati e la percezione di una mancata occasione di approfondimento di un personaggio che vada "fino in fondo" nel proprio essere criminale, tolgono un po' di fascino al cartone e gli "impediscono" di essere un capolavoro.
Testo Breve:

Originale film di animazione che fa diventare protagonista un cattivissimo che poi tanto cattivo non è. Film godibile il quale non ha colto l'occasione per approfondire meglio il personaggio

Cattivissimo me è la risposta Universal ai cartoni Disney - Pixar. L’idea è ottima: rendere protagonista un anti eroe, un "cattivo per eccellenza", che ha come obiettivo la cosa più grandiosa (ma se ci pensiamo anche molto cattiva), che si possa fare: rubare la Luna, renderla un oggetto tascabile grazie ad un potentissimo raggio rimpicciolente e portarsela a casa, lasciando tutte le notti della Terra al buio.

Gru viene presentato immediatamente come cattivo, il maligno adulto che trae divertimento dal pianto dei bambini e che è pronto a sfruttare tre povere orfanelle per i suoi loschi piani. In realtà, però, in questa immagine da perfido genio del male, qualcosa immediatamente si incrina. Anzitutto come cattivo non è il massimo, dato che la più grande impresa fino ad allora realizzata, il furto di una delle grandi piramidi, non è stata compiuta da lui ma da Vector, il giovane criminale - la sintesi perfetta di un ragazzino appena uscito dalla pubertà e il classico “nerd” tecnologico e quarantenne. E poi, nonostante la casa lugubre, la collezione di animali rari, i raggi raggelanti per evitare le file negli Starbucks, Gru è un “grande capo” molto rispettoso dei suoi dipendenti. I Minion, infatti, piccoli operai gialli (e vere spalle comiche) che lo aiutano nelle sue imprese, lo adorano, e Gru, da parte sua, li conosce perfettamente uno ad uno, chiamandoli addirittura per nome. Quindi non l’immagine del padrone schiavista, con al seguito uno stuolo di servitori timorosi, ma un “dirigente d’azienda” rispettato e amato dai suoi lavoratori.

Così, capiamo immediatamente che il nostro protagonista non è il grandissimo cattivo finito in disgrazia, né il giovane dal cuore di pietra destinato ad una carriera nelle vie del male. È un uomo mediocre, che non è mai riuscito a compiere grandi imprese nemmeno come malvagio (ha rubato sì la Tour Eiffel e la Statua della Libertà, ma solo nelle copie in miniatura di Las Vegas). Sotto la veste del duro, Gru nasconde un cuore tenero e burroso, che ha bisogno solo che venga grattata la sua scorza per emergere più morbido che mai. Presto ci viene svelato che, in realtà, la sua “cattiveria” è solo un’autoaffermazione di sé nei confronti della severissima madre (e quindi del mondo intero), alla ricerca della dimostrazione del proprio valore e delle proprie capacità. L’arrivo in casa sua del tornado rappresentato dalle tre bambine pestifere diventerà così il pretesto per riscoprire quel mondo di sé e degli affetti che gli era stato negato da bambino e di cui sente l’impellente bisogno.

Per quanto assolutamente godibile, Cattivissimo me non riesce a raggiungere lo spessore dei lungometraggi della concorrente Pixar. Il personaggio di Gru, nonostante le premesse lo dessero come il peggiore dei cattivi, risente del fatto di non essere un vero e proprio antieroe, l’Antagonista per eccellenza bisognoso di redenzione, ma solo un adolescente troppo cresciuto che si trova a doversi scontrare con un altro adolescente, più giovane e più tecnologizzato, ma non per questo più maturo di lui. La scoperta avvenuta fin troppo presto del lato dolce e il cambiamento repentino (basta solo una giornata al luna park per creare un legame profondo con le bambine) mostrano un personaggio non del tutto approfondito.

Alcuni passaggi eccessivamente semplificati, e la percezione di una mancata occasione di approfondimento di un personaggio che vada "fino in fondo" nel proprio essere criminale - e quindi nel suo percorso di redenzione - tolgono un po' di fascino al cartone e gli "impediscono" di essere un capolavoro.    

Autore: Maurizia Sereni
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY Collection
Data Trasmissione: Domenica, 6. Settembre 2020 - 21:15


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RIO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 04/22/2011 - 13:57
 
Titolo Originale: RIO
Paese: USA, BRASILE, CANADA
Anno: 2011
Regia: Carlos Saldanha
Sceneggiatura: Don Rhymer, Joshua Sternin, Jeffrey Ventimilia, Sam Harper
Produzione: BLUE SKY STUDIOS, TWENTIETH CENTURY FOX ANIMATION
Durata: 96

Blu è un ara macao rapito da commercianti di animali dal suo natio Brasile che ora conduce una comoda vita con la sua padroncina Linda nel freddo Minnesota. Vengono raggiunti da Tullio, un ornitologo brasiliano in cerca proprio di Blu, unico maschio della sua specie: propone a Linda di raggiungerlo in Brasile per accoppiare Blu con Gioiel, ultima femmina della sua razza. Arrivati in Brasile proprio in concomitanza con il famoso carnevale, risulta ben presto che questo matrimonio "non s'ha da fare" perchè la coppia di pappagalli viene rapita da un gruppo di malfattori....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una bella stioria d'amore che matura fra i due protagonisti pennuti e i loro padroni; la solidarietà fra gli uccelli e la generostà di Linda e Tullio nel prendersi cura di un orfanello
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La storia mantiene alcune caratteristiche che hanno meritatamente decretato il successo di Sardanha, autore della trilogia su L'era glaciale : situazioni divertenti che coinvolgono un caleidoscopio di personaggi magnificamente caratterizzati e lo splendore della baia di Rio
Testo Breve:

I bambini non potranno che appassionarsi alla storia del pappagallo ben educato dalla sua padroncina che non sa volare perché ha vissuto troppo tempo in cattività: sarà la bellezza del  suo natio Brasile e il fascino di Gioiel, una femmina della sua razza, a farlo volare e a dargli il coraggio di aiutare i suoi amici pennuti 

Quando Tullio e Linda arrivano a Rio pochi giorni prima dell’inizio del suo famoso carnevale notano per strada una ragazza che indossa un coloratissimo (e succisnto) costume di carnevale. “E’ una ballerina?” domanda Linda (lei, ragazza del gelido Minnesota conosce ben poco delle costumi locali). “Ma no! E’ la mia dentista!” risponde l’ornitologo.
Con questa semplice sequenza il regista Carlos Saldanha di origine brasiliana riesce ad evitarci un carnevale di Rio da cartolina (così come terribilmente turistico era stato il Messico de I tre caballeros di Walt Disney) per evidenziarci la forte adesione popolare, dal singolo professionista ai ragazzi delle favelas  di cui si giova questo evento collettivo che non ha eguali nel resto del mondo.
Il regista, forte del successo ottenuto con i tre film della serie L’era glaciale  (L'era glaciale, L' era glaciale 2 - il disgelo, L'era glaciale 3- l'alba dei dinosauri ) cambia epoca e loca

tion raccontandoci una storia che mantiene alcune caratteristiche che hanno meritatamente decretato il suo successo: situazioni divertenti che coinvolgono un caleidoscopio di personaggi magnificamente caratterizzati: dal pauroso intellettuale macao Blu, alla selvaggia e impulsiva Gioel, all’entusiasta e imbranato Tullio e alla dolce e quieta Linda. Senza contare una pletora di compagni di avventura, dal bulldog amicone  e bavoso al furbo e paterno tucano.

Con questo ricco spartito di personaggi la storia non fa fatica ad andare avanti fra fughe rocambolesche sui tetti delle favelas a romantiche (ma imbranate) dichiarazioni d’amore sulla funicolare gialla che risale la città per approdare alla completa maturazione dei protagonisti: Blu trova il coraggio e l'audacia di aiutare i suoi compagni di penne nonché l’amore  verso Gioiel e l’intesa fra Tullio e Lucia, pronti ad assumersi la responsabilità di adottare un ragazzo  orfano.

Uscendo dal cinema  ciò che più resta impresso nella memoria è l’omaggio sentito di Saldanha al suo paese, non solo nel tripudio di colori e di musica, del resto scontati ma, approfittando del fatto che i protagonisti sono due uccelli e della tecnologia 3D, delle calme planate sul golfo di  Rio.  

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Italia 1
Data Trasmissione: Sabato, 24. Marzo 2018 - 21:10


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Rapunzel - L'intreccio della torre

Inviato da Anonymous il Sab, 12/18/2010 - 21:32
 
Titolo Originale: Tangled
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Nathan Greno, Byron Howard
Sceneggiatura: Dan Fogelman
Produzione: Walt Disney Animation Studios/Walt Disney Pictures
Durata: 94

Benché viva in una torre Rapunzel è una ragazza piena di energia e creatività. I suoi venti metri di biondi capelli magici hanno la virtù prodigiosa di donare gioventù e salute: per questo Madre Gothel la tiene prigioniera e la visita puntualmente per effettuare periodiche sedute di bellezza e impedirle la fuga con ricatti affettivi. Ma per i suoi diciotto anni Rapunzel desidera scoprire cosa sono le luci che da sempre appaiono nel cielo proprio il giorno del suo compleanno, ed ecco che Flynn Ryder, affascinante ladro, capita per caso nella torre. Vincolato al patto propostogli dalla ragazza, scorterà Rapunzel in un’avventura che tra agguati e incontri li condurrà a realizzare i propri sogni e scoprire la verità su se stessi.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due giovani scoprono di essersi innamorati sono pronti a sacrificarsi l'uno per l'altra
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un nuovo saggio della perfezione a cui è giunto il sodalizio Disney/Pixar nella computer grafica 3D, nella sceneggiatura, nella definizione dei personaggi
Testo Breve:

Rapunzel - L'intreccio della torre Una affascinante favola d'amore nella perfezione della Disney/Pixar: ottima sceneggiatura, eccezionale qualità grafica in 3D

Classicissima e moderna, la cinquantesima fiaba che la Disney regala quest’anno non ha come primo scopo aggiungere una principessa alla collezione di bambole da pettinare, ma allacciare un pubblico variegato che non escluda i maschietti. Così il narratore della storia diventa Flynn Ryder, nome d’arte non del principe senza macchia bensì del primo ricercato del regno, presuntuoso e vanesio. E il maggior spazio dato alle sue avventure atletiche e alle gag con Maximus, il cavallo reale che lo insegue con piglio da segugio, testimonia l’intento.

La fanciulla nella torre, dal canto suo, non passa il tempo a cantare e dormire come la Bella Addormentata, nell’attesa di essere salvata. Dinamica e vivace, Rapunzel ha vissuto al meglio la sua vita angusta dedicandosi alla pittura oltre che alle occupazioni domestiche ed è stretta non tanto dall’effettiva impossibilità di andarsene, quanto dalla paura del mondo esterno che la matrigna le ha instillato. Personaggio dotato di fascino e intelligenza, Madre Gothel ha rapito la ragazza da piccola per avere in esclusiva il beneficio dei capelli magici: la manipola col suo finto affetto iperprotettivo, schiava lei per prima dell’ossessione di perpetua giovinezza ma il tutto è rappresentato con una raffinata ironia che fino all’ultimo tiene lontano il rapporto matrigna/figliastra e la “strega” dalla cupezza, per esempio, dei toni di Biancaneve.

Ormai Rapunzel ha l’età per affrontare una domanda urgente, e l’amico Pascal, un delizioso camaleonte assai espressivo, la incoraggia a uscire per trovare le risposte che cerca. È una teenager che toccando terra per la prima volta si dibatte tra senso di colpa ed ebbrezza di libertà.

Gli autori si sono divertiti nel rimaneggiare con molto humour elementi della tradizione favolistica disneyana e generi diversi (dall’avventura alla commedia d’azione alla storia di formazione) senza scadere nel gusto beffardo di Shrek, ribaltando i ruoli classici pur nel solco della storia d’amore a lieto fine, che per coronarsi vive il momento cruciale del sacrificio estremo di ciascuno per il bene dell’altro. Flynn e Rapunzel sono compagni di viaggio, una coppia che cresce; anzi all’inizio è lei a tenere in scacco lui, a tirar spesso fuori dai guai entrambi servendosi della sua dolcezza con effetti sorprendenti (quando doma il cavallo Maximus, oppure quando affronta a cuore aperto un gruppo di briganti, risvegliando in ciascuno un sogno artistico inconfessato, in uno dei numeri musicali più spiritosi)… Ed è lei a guarire Flynn dalle ferite fisiche e dal suo continuo vagabondaggio senza meta, unica depositaria della vera storia e del vero nome del bandito. Di questa versatilità è ironico simbolo la padella, arnese di uso femminile per eccellenza, che brandita da Rapunzel diventa anche un’efficacissima arma.

Dopo tanto brio, risulta forse un po’ frettolosa l’agnizione finale, quando la fiaba confluisce nell’abbraccio collettivo con i genitori ritrovati.

Le canzoni, che come da tradizione trasformano la fiaba in musical, portano avanti la storia e rivelano i personaggi pur non essendo memorabili, e il 3D applicato per la prima volta a una fiaba classica si fa sentire nei momenti culminanti enfatizzando le emozioni (come quando Rapunzel raggiunge il suo obiettivo, e finalmente assiste dal vivo al meraviglioso spettacolo delle lanterne fluttuanti sul lago), oltre che per rendere in modo realistico la chioma fatale. Un film davvero godibile da tutti. 

Autore: Chiara Ferla Lodigiani
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI2
Data Trasmissione: Lunedì, 1. Gennaio 2018 - 21:20


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