Animazione

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SING

Inviato da Franco Olearo il Sab, 12/31/2016 - 11:43
 
Titolo Originale: Sing
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Garth Jennings
Sceneggiatura: Garth Jennings
Produzione: Durata 110' Colore C Genere ANIMAZIONE, MUSICALE Produzione ILLUMINATION ENTERTAINMENT
Durata: 110

Buster è un simpatico koala, che possiede un teatro, costruito anni addietro grazie ai sacrifici del padre, il quale, per poterlo realizzare, non ha mai disdegnato di lavorare per molte ore al giorno come lavavetri. Il teatro, però, si trova ora sotto il pignoramento di una banca e rischia di chiudere. Buster, infatti, ha accumulato molti debiti e non riesce a pagarli, dato che i suoi spettacoli si rivelano continuamente dei flop di pubblico. Non avendo nulla da perdere, Buster decide di giocarsi un’ultima carta: tenta di attirare le folle con una gara di canto, offrendo un montepremi di 1000 dollari. Per errore, però, si diffonde un volantino che reca un’informazione sbagliata: ovvero che il montepremi ammonta a 100.000 dollari. L’equivoco attirerà tantissimi abitanti della città, che si presenteranno in massa per l’audizione, ma farà finire ancora più nei guai il povero koala. I problemi di Buster si risolveranno solo quando gli aspiranti cantanti da lui selezionati per la gara accetteranno di mettere gratuitamente al servizio della cittadinanza le proprie doti artistiche: la generosità e la passione disinteressata di questi nuovi e talentuosi amici saranno la salvezza di Buster e del suo teatro…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il cartone animato mostra come il sacrificio, la perseveranza, la tenacia siano delle vie privilegiate per raggiungere obiettivi importanti e duraturi nella vita. Il film insiste poi sul valore della generosità, della gratuità e invita a coltivare le proprie passioni con amore e per amore, senza aspettarsi necessariamente un tornaconto.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film risulta originale, spiritoso, piacevole da seguire sia per i bambini che per i grandi. Il susseguirsi di incomprensioni, problemi, colpi di scena fanno sì che il cartone animato sia avvincente e scorra rapidamente. Il film risulta movimentato e simpatico anche perchè ha per protagonisti degli animali buffi, personificati, che interpretano e ballano brani musicali molto famosi: essi coinvolgono lo spettatore e suscitano ilarità.
Testo Breve:

Questo cartone animato, candidato al Golden Globe 2017 come miglior film animato e miglior canzone originale, diverte, ha belle musiche ma soprattutto insiste sul valore della generosità, della gratuità e invita a coltivare le proprie passioni con amore e per amore, senza aspettarsi necessariamente un tornaconto

Buster Moon è un tipo ottimista, forse persino utopista: fatica a guardare in faccia la realtà e ad arrendersi di fronte ad essa. Il suo teatro sembrerebbe senza speranze, ormai: gli affari vanno molto male e lui è messo alle strette dalla sua banca, eppure non smette di credere che quell’edificio costruito con il sudore del padre e così intriso di ricordi possa ritrovare il suo vecchio splendore.Buster si presenta come un esempio di tenacia, anche se a tratti si rivela un po’ ingenuo e sprovveduto. La sua qualità più spiccata resta, comunque, la capacità di lottare anziché lasciarsi andare. A dargli forza e determinazione nella ricerca di una soluzione che scongiuri il fallimento dell’impresa probabilmente sono proprio la stima e la riconoscenza che nutre nei confronti di suo padre: un grande sognatore e un instancabile lavoratore.

Il film ci mostra un bellissimo rapporto tra padre e figlio. Anche se il genitore è ormai venuto a mancare, per Buster continua ad essere importante non deluderlo e fare di tutto perché i suoi sacrifici non siano vanificati. Buster vede nel padre un modello cui ispirarsi e desidera comportarsi in modo tale che, se fosse vivo, potrebbe essere orgoglioso di lui. È proprio pensando a ciò che potrebbe rendere felice il padre che decide di indire una gara di canto, nel tentativo di ridare vita al teatro. Le audizioni del concorso faranno quindi emergere dei talenti, che si troveranno inizialmente a gareggiare gli uni contro gli altri, per aggiudicarsi il premio.

Veniamo allora a conoscenza delle storie dei vari personaggi: storie di persone comuni, che amano la musica, il canto e il ballo, ma faticano a coltivare la propria passione.

Il film mostra infatti come le passioni possono cozzare con delle difficoltà logistiche presentate dalla vita quotidiana.

È questo il caso di una simpatica maialina, sposata e madre di ben 25 figli, che vorrebbe fare la cantante ma ha una casa e una famiglia da accudire… Eppure, dimostra che con un po’ di ingegno e una discreta capacità organizzativa è possibile combinare impegni e divertimento, tempo da dedicare agli altri e tempo da dedicare a se stessi: pur cercando di non far mancare nulla ai suoi famigliari, decide quindi di coltivare il suo sogno. Il film mette in luce anche quanto possa essere difficile per dei ragazzi seguire le proprie aspirazioni, le proprie inclinazioni e non la strada imposta dai genitori. È così, ad esempio, per il giovane orango, che per soddisfare le aspettative del padre è tentato di mettere da parte la sua passione per la musica. Alla fine, tuttavia, riuscirà a fare ciò che ama e anche a rendere orgoglioso suo padre…

Il film propone anche la storia di una timida e fragile elefantina, piena di talento ma incapace di esprimerlo. Incoraggiata dai suoi amici, riuscirà ad essere se stessa, a superare le proprie paure e la propria insicurezza, a sciogliersi e darà vita ad un’esibizione da vera star. L’antagonista in tutta la vicenda è un topolino pieno di sé e narcisista, che non canta per passione, bensì per vanità. Egocentrico e spavaldo, egli fa credere a degli aguzzini di essere già in possesso del ricco montepremi (che in realtà neppure esiste). Ciò avrà delle conseguenze devastanti per il teatro, che sarà letteralmente distrutto.  Ma se la fine è segnata dalla presunzione di uno, la rinascita sarà possibile grazie all’impegno di tutti. Ciò che sembrava perduto per sempre, tornerà allora in piedi, ancora meglio di prima.Dapprima in gara gli uni contro gli altri, i vari personaggi si ritroveranno a collaborare per rimettere in piedi un teatro caduto in frantumi. Non ci sarà nessun vincitore, bensì un’unica vittoria condivisa: l’inaugurazione di una nuova primavera per l’impresa di Buster.

Il film insegna che la generosità, la collaborazione, il lavoro in team portano a dei successi inaspettati, molto più grandi di quelli che si sarebbero potuti ottenere se ciascuno avesse pensato solo per sé.

Autore: Cecilia Galatolo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: PREMIUM CINEMA
Data Trasmissione: Martedì, 12. Settembre 2017 - 21:15


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GGG- IL GRANDE GIGANTE GENTILE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 12/28/2016 - 11:58
Titolo Originale: The Big Friendly Giant
Paese: GRAN BRETAGNA, USA
Anno: 2016
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Melissa Mathison
Produzione: AMBLIN ENTERTAINMENT, DREAMWORKS SKG, WALDEN MEDIA
Durata: 115
Interpreti: Mark Rylance, Ruby Barnhill, Penelope Wilton

Sophie è una bambina che vive in un orfanatrofio di Londra. Soffre di insonnia e una notte scorge dalla finestra un uomo altissimo che attraversa silenziosamente la strada. Il gigante si accorge di essere stato scoperto e porta la bambina nella sua tana. Dopo i primi, comprensibili, timori, Sophie comprende che si tratta di un gigante buono che svolge un particolarissimo lavoro: immettere nei piccoli e nei grandi che dormono i sogni da lui stesso confezionati. Ora questo gigante gentile, chiamato dalla bambina GGG, ha un problema: nascondere Sophie dagli sguardi degli altri nove giganti che abitano l’isola: sono carnivori e non esiterebbero a fare della bambina un solo boccone… 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia e la solidarietà fra due persone a modo loro sole; la generosità della regina che mette subito a disposizione le risorse del regno per proteggere la bambina e il gigante buono
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Eccezionale realismo delle immagini in CG, abbinata all’estetica, molto curata di ogi singola inquadratura. Qualche eccesso di parole e la ripetizione di situazioni che non riescono più a stupire
Testo Breve:

Spielberg ritorna, dopo E.T. e Tin Tin, al mondo dei ragazzi con un film di alta qualità visiva ma incapace di riportarci lo stupore e le emozioni dei primi due

La mano di un grande regista si percepisce sempre. Lo si vede nella cura con cui vengono impostate tutte le sequenze, nello stupore di immagini che riproducono un  mondo di fantasia ma anche nella perfetta armonia dei chiari e dei scuri di una Londra notturna, simile, nella cura dei dettagli a un’altra grande città ritratta da un altro grande regista: la Parigi realizzata da Martin Scorsese in Hugo Cabret.  La perfezione della tecnica della performance capture che rendono il Gigante Gentile assolutamente credibile (grazie anche alla recitazione sensibile di Mark Rylance, già visto come protagonista nel precedente film di Spielberg: Il ponte delle spie). Eppure qui Spielberg non è più lo Spielberg che conosciamo: quell’abilissimo misuratore dei tempi del racconto, capace di stupire, emozionare al momento giusto.

Forse condizionato dall’impegno di restare aderente all’autore del libro da cui è tratto il film (si tratta di Roald Dahl, autore di opere famose come La Fabbrica di cioccolato, I Gremlin, Matilda, considerato uno dei più importanti scrittori per ragazzi del secolo scorso), il regista sviluppa la storia con ritmo tranquillo e trattenuto, quasi a rassicurare lo spettatore più piccolo che nulla di violentemente imprevisto o di drammatico potrà accadere. Il film gioca all’inizio sui timori che possono scaturire dall’ambiguità del comportamento del gigante rispetto alla bambina, ma quando si viene presto a scoprire che GGG è assolutamente innocuo e per di più vegetariano, le incursioni del giganti carnivori nella sua casa (situazione ripetuta due volte) non destano preoccupazione più di tanto perché sono troppo stupidi. Anche la seconda parte del film, che ha il suo baricentro nel pranzo di GGG e della piccola Sophie con la regina, gioca troppo sulle conseguenze delle dimensioni e delle consuetudini alimentari del gigante, quando ormai lo spettatore non le considera più delle novità.

Pur con questi difetti, il film ha pieno successo nel disegnare il rapporto fra i due protagonisti. Non certo nuovo a raccontare storie di ragazzi, Spielberg aveva già espresso la solitudine di E.T. – L’estraterrestre o di Jim, alla disperata ricerca dei suoi genitori in L’impero del sole; ora nell’orfana Sophie e in GGG, campione unico della sua specie, la malinconia della solitudine traspare e impernia di se tutto il film. Due esseri così diversi riescono, in un paio di sequenze, a parlarsi a cuore aperto e a rinsaldare progressivamente la loro amicizia. In un contesto così rassicurante non poteva che risultare assolutamente positiva la figura della Regina d’Inghilterra, una simpatica signora che non ha timore di incontrare un gigante, preoccupata solo che altri bambini non si facciano male.

Alla fine resta incerta la destinazione di questo lavoro: per dei ragazzi che vorrebbero soprattutto ridere o spaventarsi o stupirsi, il film ha pochi momenti di ilarità, le figure dei giganti sono più buffe che spaventose, ma soprattutto manca la magia di E.T. – L’extraterrestre.  Per i grandi resta comunque da ammirare, grazie alla perfetta confezione di tante immagini fantasiose, l’inesauribile potere incantatore del cinema.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: TIM VISION
Data Trasmissione: Domenica, 12. Maggio 2019 (Tutto il giorno)


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OCEANIA

Inviato da Franco Olearo il Sab, 12/24/2016 - 16:43
 
Titolo Originale: Moana
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Ron Clements, John Musker
Sceneggiatura: Jared Bush
Produzione: Walt Disney Pictures, Walt Disney Animation Studios
Durata: 107
Interpreti: Emanuela Ionica; Fabrizio Vidale; Angela Finocchiaro; Raphael Gualazzi

Vaiana è una vivace adolescente figlia del capo di un’isola del Pacifico. Il suo popolo ha smesso di navigare ormai da secoli, ma Vaian sente un’irresistibile attrazione verso l’oceano. Quando la sua isola comincia ad essere minacciata da un’ignota catastrofe la giovane decide di intraprendere una incredibile impresa oltre i confini della barriera corallina per salvare il suo popolo e per dimostrare di essere un'esperta navigatrice. Nel corso del viaggio Vaiana incontra il leggendario semidio Maui, con il quale affronterà creature e ostacoli che sembrano insormontabili

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
il desiderio di salvare il proprio popolo , la coscienza di dover compiere una speciale, anche se misteriosa missione per il bene di tutti, sono le motivazioni che spingono la protagonista ad agire con coraggio. Tuttavia la presenza del racconto di un oceano che si anima e che partecipa alle vicende della ragazza può suggerire un certo immanentismo, mentre la ossessiva ricerca di se stessi, come sta avvenendo nelle più recenti produzioni della Disney, senza che ciò voglia dire apertura verso l’amore, non conferisce il giusto calore umano alla storia.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Incredibili e sorprendenti immagini realizzate in computer grafica, alcuni passaggi incompiuti nello sviluppo della storia
Testo Breve:

Gli autori di La Sirenetta realizzano un nuovo cartone animato con una ragazza come protagonista, impegnata, come le più recenti eroine della Disney, a compiere importanti missioni, e non hanno tempo per innamorarsi. Divertente ma con dei limiti di sceneggiatura

Dopo La principessa e il ranocchio (2009) i registi Ron Clements e John Musker tornano a dirigere un lungometraggio animato, ma questa volta si tratta del loro primo film interamente realizzato in computer grafica 3D, Oceania. Il titolo originale dell’opera, nonché il nome stesso della protagonista, è Moana, che significa oceano, ma nella versione tradotta diversi paesi hanno scelto di modificarlo in Vaiana, che in tahitiano significa acqua di grotta.

Vaiana è infatti una principessa del Pacifico meridionale dotata di una misteriosa capacità di comunicare con l’oceano. Sin dall’infanzia vive nel villaggio di cui suo padre è il capo e cresce ascoltando i racconti e le leggende narrati dalla nonna paterna sul suo popolo. Diventata grande Vaiana intende scoprire perché la sua gente ha smesso di esplorare il mondo al di là della barriera corallina; anche l’oceano sembra averla scelta per compiere una missione che potrebbe salvare da una terribile minaccia il destino del suo popolo e quello di molte altre isole vicine. Vaiana così con coraggio e armata solo del suo entusiasmo parte alla ricerca di un semidio, Maui, il solo che potrebbe ristabilire l’equilibrio dell’oceano.

In Oceania, come spesso accade nelle produzioni Disney, il fascino delle antiche leggende maori si mischia e si lega a influenze più moderne come la ricerca di un equilibrio tra uomo e natura nel reciproco rispetto, la spinta a dare valore ai sogni e il desiderio di scoperta del nuovo come fonte di progresso per la comunità. Si tratta inoltre del secondo lungometraggio Disney con una protagonista di origine polinesiana dopo Lilo & Stitch.

Vaiana ha solo sedici anni, si trova a compiere un’impresa che è decisamente al di sopra delle sue possibilità e si lancia letteralmente verso l’ignoto. L’entusiasmo iniziale che la anima però si va presto spegnendo nella storia. Man mano che la protagonista si allontana dalla sua famiglia infatti sembra affievolirsi sempre di più la sua spinta motivazionale interna. La voglia di partire alla scoperta del mondo, la necessità di comprendere e affermare la propria identità e il desiderio di salvare il proprio popolo da una sconosciuta minaccia sono gli elementi che inducono Vania a sfidare le sue tradizioni e l’oceano ignoto, ma nel corso del racconto si vanno un po’ perdendo in favore della costruzione di un altro personaggio singolare e assai più divertente, Maui.

Maui non è proprio un dio, anzi non lo è affatto, è un esibizionista, arrogante ed egocentrico che è stato dotato dagli dei di un gigantesco arpione magico che gli consente di mutare forma in qualsiasi altro essere vivente. Questo personaggio, oltre ad essere l’unico in grado di salvare il suo mondo, è anche in realtà il vero colpevole della minaccia che incombe sull’isola di Vaiana. In questo risiede il vero problema del film. Perché la vicenda, anche quelle interiore, e le caratteristiche molto particolari del coprotagonista maschile rischiano di diventare forse anche più interessanti rispetto alla storia della vera protagonista.

Perciò mentre il pubblico è affascinato dalle divertenti performance di Maui, dei suoi tatuaggi animati e dalla scoperta del suo misterioso passato – una vicenda anche metaforicamente interessante sull’amore -, rimane poco avvinto dalla storia della protagonista Vaiana, che invece fa fatica ad emergere.

La computer grafica permette di realizzare anche in questo film un piccolo capolavoro che desta ammirazione soprattutto per la cura con cui sono resi i sorprendenti dettagli dei movimenti dell’acqua e dei capelli. Tuttavia la storia che veramente regge la vicenda, quella riguardante Maui e il cuore di Te Ká , una terribile e mostruosa strega di lava ispirata a Pele, la divinità del fuoco e dei vulcani nella mitologia hawaiana, avrebbe meritato un maggiore approfondimento. Soprattutto alla luce del fatto che si tratta di una storia assai poco corale e dunque molto più intima di quanto non sembri.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY CINEMA 1
Data Trasmissione: Lunedì, 27. Novembre 2017 - 21:15


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CICOGNE IN MISSIONE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/15/2016 - 19:24
Titolo Originale: Storks
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Nicholas Stoller, Doug Sweetland
Sceneggiatura: Nicholas Stoller
Produzione: Warner Bros. Animation
Durata: 90

Da qualche tempo le cicogne non portano più bambini. Sul picco del Monte Cicogna è stato impiantato un negozio per ordini online (Cornerstore.com) e le cicogne portano pacchi contenenti gadget, telefoni e oggetti per la casa. Tutto perché, qualche anno prima, una cicogna ha osato venir meno a una regola fondamentale: non innamorarsi del bambino da portare. Junior, la cicogna protagonista del film, lavora per Cornerstore.com e sarà lui a sostituire il boss Hunter alla guida del negozio. Ma prima deve licenziare Tulip, la ragazza umana 18enne e pasticciona, che ha vissuto sempre con le cicogne dopo che una di loro aveva deciso di non consegnarla. Non trovando il coraggio di farlo, Junior assegna Tulip al reparto smistamento lettere, ufficio ormai desueto e impolverato dallo scarso utilizzo. Nate, bambino e unico figlio di una coppia di instancabili lavoratori, desideroso di avere un fratellino con cui giocare, recupera un volantino delle cicogne e scrive una lettera a nome dei genitori con la sua personale richiesta. La lettera arriva a Tulip che esce dal suo ufficio per avvertire Junior. Questi, avendo saputo che la ragazza è uscita dall'ufficio, la raggiunge nel vecchio magazzino dove si creavano i bambini da spedire in tutto il mondo. Per un imprevisto, i due creano un bambino nuovo di zecca, da consegnare ai genitori di Nate prima che Hunter scopra il tutto. Così partono per un lungo viaggio pieno di peripezie con l’unico obiettivo di consegnare la sorellina di Nate alla sua famiglia..

Purtroppo però, proprio  nelle scene conclusive i bambini vengono consegnati a vari destinatari tra i quali non sfuggono una coppia di donne, almeno due coppie di uomini (e ho notato anche una donna single); confesso che ho perso il conto, le coppie sono proposte in rapidissima carrellata: è chiaro che sono scene studiate per restare impresse, più o meno consapevolmente, nella mente dei bambini, che si abituano alle famiglie finte.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film, che sembra riflette sulla bellezza della nascita di un bambino, in realtà, con la consegna dei pargoli, da parte delle cicogne, a due donne, a due coppie di uomini e a una donna single, diventa un inno alla fecondazione assistita e alla famiglia monosessuata
Pubblico 
Adolescenti
Occorre una certa maturazione per discernere il subdolo messaggio che vuol passare il film, con il pretesto di una favola innocente
Giudizio Artistico 
 
A volte, soprattutto nelle scene iniziali, sembra un po’ caotica la presentazione dei personaggi. Però non ci si annoia mai e, cosa importante per un cartone animato, ci sono molti spazi di comicità che rallentano la tensione della trama.
Testo Breve:

Le cicogne non portano più bambini ma pacchi di prodotti di consumo secondo l’ecommerce più moderno. Un cartone che  denuncia la drastica riduzione delle nascite ma che diventa, in modo subdolo, in alcune rapide scene finali, un inno alla  fecondazione assistita e alla famiglia monosessuata

Certo, se dovessi raccontare a mio figlio come nascono i bambini, non comincerei a discutere di cicogne e richieste per lettera. Parlare di cicogne a bambini piccoli alimenta solo una confusione che, prima o poi, si trasformerà in rabbia o delusione nella presa di consapevolezza di come stanno realmente i fatti (un po’ come con Babbo Natale). Però si può apprezzare lo sforzo dello sceneggiatore e regista Nicholas Stoller di contribuire, a suo modo, ad affrontare una tematica che spesso viene riportata in modo distratto dai quotidiani di tutto il mondo: ovvero il fatto che, specialmente in Occidente, nascono sempre meno bambini.

Stoller (regista di altri film come I Muppet, e di altri non animati, come Cattivi Vicini), pur senza affrontare in modo diretto le cause di questo problema, tratteggia nel film in modo lucido e spietato le cause di questo problema: l’attenzione tutta incentrata nella costruzione di una solida carriera professionale; l’impaccio dei primi mesi di un bambino che richiede molte attenzioni; una società che viaggia sempre a grande velocità e che trascura gli affetti familiari; la mancanza di generosità. Allo stesso modo, attraverso la figura delle cicogne che portano i bambini, si vuole però sottolineare come un bambino sia un dono elargito senza una precisa logica (le cicogne che sbagliano o che non consegnano è l’immagine di questa mancanza di logica) e che, come tale, va curato ed educato nel modo più attento possibile.

Il personaggio chiave del film è Tulip: la ragazza mostra di avere quello che le cicogne sembrano aver perso da tempo, ovvero l’attenzione e la gentilezza per il prossimo. Così, oltre al tema della famiglia, il film allarga l’orizzonte anche all’amicizia e all’importanza di sentirsi sempre figli, rispettosi e riconoscenti verso i propri genitori. Junior, l’altro personaggio principale, è l’immagine della “redenzione”, ovvero emblema del personaggio che comprende il vero senso della vita e del motivo che ci spinge a lavorare per il bene degli altri solo quando qualcuno glielo fa capire con la propria testimonianza. Insomma, nel film c’è un miscuglio di messaggi positivi che hanno la meglio sull’invenzione, ormai datata, delle cicogne che portano i bambini.

Il film è utile a far comprendere ai bambini l’importanza della famiglia unita e della bellezza di avere pochi (o tanti) fratelli e sorelle. La protezione che Junior e Tulip offrono alla neonata che devono consegnare è, forse, l’elemento in più che colpisce lo spettatore, bambino o adulto che sia. L’abbraccio tra genitori e figli che conclude il momento in cui una cicogna consegna il bambino ha il potere di far contemplare la scena ai più piccoli senza battere ciglio e di commuovere i più grandi, con lacrime che si credeva di aver ormai perso nella notte lontana della prima esperienza da genitori.

Autore: Danilo Gentilozzi
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TROLLS

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/02/2016 - 14:34
 
Titolo Originale: Trolls
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Mike Mitchell, Walt Dohrn
Sceneggiatura: Jonathan Aibel, Glenn Berger
Produzione: DREAMWORKS ANIMATION
Durata: 92

I trolls sono piccoli, coloratissimi e passano la giornata in allegria, cantando, ballando e abbracciandosi a ore stabilite. Purtroppo sono anche dolci al palato e vengono perseguitati dalla malagenia dei Bergen, dei brutti orchi che ritiengono di poter raggiungere la felicità solo mangiando un troll a testa nel giorno del Trolstizio. I trolls sono guidati dal re Peppy che è sempre riuscito a mettere al sicuro il suo popolo in nascondigli inaccessibili. A un certo punto qualcosa va storto: in una festa più chiassosa delle altre, i trolls vengono scoperti dalla cuoca dei Bergen incaricata di cucinarli e porta via un buon mazzetto di loro. Spetterà ora alla principessa Poppy cercare di salvarli. L’accompagna nella temeraria impresa il serioso Branch, un troll atipico che non canta mai ed è sempre pessimista…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Non ci sono, nonostante le apparenze, cattivi contro buoni, ma tutti cercano la loro felicità, che consiste nel valore dell’amicizia e dell’amore verso i propri simili. Un attacco a certi promotori di fedi religiose, bravi solo con le parole ma ipocriti nei fatti
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Alta professionalità nella realizzazione delle animazioni, belle musiche e convincente sviluppo della storia
Testo Breve:

I piccoli trolls passano il tempo a divertirsi mentre i brutti orchi Bergen sono sempre tristi, desiderosi di mangiarsi i trolls. Alla fine ognuno saprà trovare le ragioni della propria felicità, in un tripudio di musica e di colori

La Dreamworks, da cui era scaturito il divertente ma irriverente personaggio di Shreck ha spostato il suo target con questo Trolls, orientandosi verso i più piccoli con un formato tradizionale: un racconto in musica molto colorato (sicuramente con un occhio al merchandising che ne scaturirà). La tecnica di animazione è assolutamente impeccabile e si fa apprezzare per l’originalità dell’uso di costruire scenografie impiegando chiassosi feltri colorati. Il racconto si polarizza su due personaggi: la principessa Polly, che è sempre allegra e ottimista fino all’avventatezza e Branch, previdente in eccesso e pessimista fino a rischiare l’immobilità (un chiaro richiamo ai personaggi Gioia e Tristezza presenti nel capolavoro Inside Out della concorrente Pixar). Alla fine sarà proprio l’obiettivo condiviso di salvare i fratelli trolls in pericolo, a far scoprire loro che il coraggio va sempre abbinato alla prudenza, che la speranza va sempre abbinata alla cauta previsione dei rischi e alla fine si accorgeranno che l’uno non può fare a meno dell’altra.
La ricerca della felicità, come obiettivo primario di ognuno, è l’altro tema dominante del film, ma questa va scoperta nella sua vera essenza. “La felicità è dentro ognuno di noi ma ci vuole qualcuno che ci aiuti a trovarla” è la positiva conclusione a cui entrambi i popoli convergono. La morale preparata dal film per i bambini è chiara anche se un po’ troppo complessa: i Trolls comprendono che la felicità non coincide con la spensierata allegria di un carnevale senza interruzione mentre i Bergen scoprono che non si raggiunge mangiando i trolls ma cercandola nell’amicizia e nell’amore.
Dicevamo prima che questo film si discosta notevolmente dal mainstream della casa produttrice ma questa affermazione non è del tutto vera: in un piccolo cameo si ritrova uno scampolo della precedente cattiveria dissacrante di Shreck
Uno dei trolls è ritratto negli atteggiammeti di un seguace di Hare Krishna: si esprime sempre con parole profonde e sagge e probabilmente, nelle intenzioni degli autori, è stato posto come rappresentante di tutte le fedi religiose, che cerca di imbonire gli altri con impegni verso doveri assoluti ma che poi risulta un essere ambiguo e ipocrita. Sarà poi lui a tradire i compagni, giustificando il suo gesto attraverso sofismi discorsivi, elaborati quanto falsi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Italia 1
Data Trasmissione: Sabato, 3. Novembre 2018 - 21:25


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ALLA RICERCA DI DORY

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/13/2016 - 07:29
 
Titolo Originale: Finding Dory
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Andrew Stanton, Angus MacLane
Sceneggiatura: Andrew Stanton
Produzione: PIXAR ANIMATION STUDIOS, WALT DISNEY PICTURES
Durata: 90

Dory, il pesce chirurgo dalla memoria labile, dopo aver aiutato Marlin a salvare suo figlio Nemo (in Alla ricerca di Nemo), ha degli improvvisi flashback di quella che era la sua vita serena accanto ai genitori e desidera assolutamente ritrovarli. Convince quindi Marlin e Nemo ad accompagnarla nell’attraversamento dell’Oceano, perché ricorda vagamente che i suoi vivono sulle coste californiane. Per sua fortuna tanti altri amici l’aiuteranno in questa impresa: primo fra tutto il simpatico octopus Hank ma anche lo squalo-balena Destiny, il beluga Bailey e l’anatra Beckey…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film esprime la grande importanza dei genitori nella maturazione dei figli e l’amicizia come la soluzione ideale per incoraggiare chi è affetto da disabilità
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Grande qualità della computer grafica per sostenere un racconto che punta a meravigliare lo spettatore con acrobazie sempre nuove, anche se alla fine il gioco diventa ripetitivo
Testo Breve:

Dory, il pesce chirurgo dalla memoria labile che aveva aiutato a ritrovare Nemo, si mette in cerca dei suoi genitori in un mondo acquatico che beneficia di un grande solidarietà fra le diverse specie

Sia per chi ha visto tredici anni fa Alla ricerca di Nemo e desidera ritrovare lo stesso divertimento, sia per chi non l’ha visto, i colpi di scena si susseguono con ritmo incalzante e non c’è limite all’inventiva con cui questi pesci riescono a risolvere i loro problemi spostandosi in acqua, per terra ma anche per aria. L’obiettivo primario di Dory, il ritrovamento dei suoi genitori, viene ancora una volta ottenuto grazie alla solidarietà che si instaura fra i tanti amici delle specie più diverse e che diventa il tema dominante del racconto. La dinamica avventurosa subisce frequenti sospensioni che consente al film di testimoniare la particolare cura degli affetti che si instaura fra i protagonisti.

Sono numerose le scene idilliache (rivissute come flashback di Dory), dove i suoi genitori la incoraggiano ad affrontare la vita nonostante il suo handicap; anche Marlin, prima riluttante a impegnarsi con Dory, accetta di accompagnarla nel lungo viaggio, assieme a Nemo, proprio perché anche lui ha sperimentato il valore di una famiglia che ritorna unita. Alla fine sono proprio loro che cercheranno Dory, perché non possono fare a meno della sua presenza. Anche l’octopus Hank, i cui piani vengono sconvolti dall’irruenza di Dory, non potrà più dimenticare la sua nuova amica.

Dove il film eccelle è nell’attenzione che pone alla disabilità o meglio, per restare in linea con la giusta interpretazione che ne dà il film, alla “diversa abilità”. E’ particolarmente edificante vedere come Dory, che deve continuamente venir aiutata dagli altri a causa dei suoi vuoti di memoria, riesce a incidere sui suoi amici perché lei, come le dice Marlin nel ringraziarla, ha un modo unico, sempre positivo, di affrontare i problemi. Anche lo squalo-balena Destiny che non vede bene e il beluga Bailey che perde continuamene il suo potere di ecolocalizzare, hanno bisogno di essere aiutati ma una volta che qualcuno li guida, sanno essere particolarmente utili ai loro amici.

Si tratta quindi di un film che mostra una chiara valorizzazione delle virtù umane, un altro film del filone, più volte denunciato su queste colonne, della religione dell’umano”, cioè un approccio immanente, espressione di un comportamento che enfatizza l’empatia, la solidarietà fra gli esseri umani secondo la regola aurea della reciprocità, del “fare agli altri quello che vuoi sia fatto a te”. Un atteggiamento riscaldato da una particolare cura nello sviluppo degli affetti umani. Riguardo alla prospettiva che ci possa essere anche un senso soprannaturale alla nostra esistenza, il film risponde sostanzialmente di no: in un dialogo fra Dory e l’octopus, la pesce-chirurgo sentenzia che non si può fare della propria esistenza un progetto: “le cose migliori accadono per caso, perché la vita è così”.

Sui giornali americani il film ha innescato una nuova polemica.  Dopo il caso di Frozen, anche questo film sembra voler avvicinare i piccoli spettatori alla normalità di una famiglia LGBT, rafforzando il sospetto che esista una vera e propria strategia in questo senso della Disney-Pixar. Anche se la casa di produzione continua a non fare commenti su questo punto, è indubbio che dopo che, in Frozen, il bacio che riportava la vita era quello fra due sorelle, c’è stato un significativo push attraverso i media perché in Frozen 2 Elsa possa diventare la prima principessa lesbica. Ha destato quindi sospetto il fatto che nel trailer di Finding Dory si vedano Dory e Hank sequestrare di soppiatto un passeggino a una coppia di due donne.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Rai2
Data Trasmissione: Martedì, 24. Dicembre 2019 - 21:05


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ANGRY BIRDS - IL FILM

Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/16/2016 - 13:50
 
Titolo Originale: Anfry Birds Movie
Paese: USA, Finlandia
Anno: 2016
Regia: Clay Kaytis e Fergal Reilly
Sceneggiatura: Jon Vitti
Produzione: Sony Pictures Imageworks, Rovio Entertainment
Durata: 95

L'Isola degli Uccelli è un'isola in cui vivono in armonia pacifici uccelli incapaci di volare. Red è uno di loro ma a causa del suo cattivo carattere fatica a inserirsi nella comunità, fino a quando non incontrerà altri due singolari uccellini e con loro avrà l’occasione di mostrare a tutti che anche la rabbia è un sentimento che può avere il suo valore

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Si tratta di una storia fondata sul valore dell’amicizia, sull’importanza del non fermarsi alle apparenze e sulla necessità, non tanto di reprimere i sentimenti negativi come la rabbia, quanto di imparare a gestirli nella giusta maniera
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film è girato con una tecnica di animazione accattivante che riesce a catturare l’attenzione e il favore di un vasto pubblico. Nella sua semplicità resta godibile anche se si tiene presente che comunque si tratta di un’operazione commerciale
Testo Breve:

Il video game Angry Birds della finlandese Rovia, arriva sugli schermi, arricchendo, per il beneficio di tutti,  l’esile spunto del gioco

Finalmente i tantissimi appassionati del video gioco Angry Birds scopriranno come sono andate veramente le cose in questa buffa storia di variopinti uccellini e maialini dall’aspetto poco attraente. Il lungometraggio animato rappresenta infatti il presequel dell’omonimo gioco elettronico sviluppato da Rovio Mobile e nato nel 2009 come rompicapo in cui un gruppo di simpatici, teneri e coloratissimi uccellini si arrabbiano - appunto per questo sono angry - con dei maialini verdi che hanno rubato loro le uova per cibarsene. Sono diversi tra di loro ma ciascuno è dotato di un potere. La buffa combriccola di volatili si arma quindi di una fionda con cui ogni uccellino si lancia contro i nemici maialini per eliminarli.

Il film non si discosta molto dalla storia, dalle accattivanti immagini e dalle simpatiche ambientazioni del videogioco, un paesaggio a metà tra il nordico e il tropicale, semplicemente ne approfondisce vari aspetti e conferisce umanità ai personaggi già noti e molto amati dai giocatori.

Red è il protagonista. Lui è un uccellino rosso con due grosse sopracciglia nere che conduce una vita molto normale ma ha un problema enorme. È un volatile schivo e solitario, e sulla pacifica Isola degli Uccellini, dove tutti sono esageratamente amorevoli gli uni con gli altri, lui sembra essere l’unico che non riesce a gestire la propria rabbia.  Per questo vive isolato dalla comunità, fino a quando, dopo aver causato un piccolo incidente, viene condannato dal giudice locale a frequentare un corso di gestione della rabbia. Qui conoscerà altri due uccellini, Chuck e Bomb, dall’aspetto stravagante, persino per la bizzarra comunità di volatili in cui vivono, ma insieme riusciranno a compiere un’impresa eroica.

C’è un eroe in ognuno di noi, soprattutto in chi meno se lo aspetta e l’unione fa sempre la forza. Questi sono i due temi fondamentali su cui ruota tutta la storia, insieme naturalmente anche all’idea che l’apparenza inganna. La storia dunque è molto semplice: ci sono gli ingenui uccellini un po’ miopi ingannati dalle false lusinghe dei maialini cattivi, che si fingono buoni ma in realtà hanno trame disoneste, e ci sono gli esclusi, gli elementi problematici della comunità, che però alla fine riescono a salvare tutti. Invece l’elemento un po’ mitologico della grande aquila che veglia sulla comunità degli uccellini che non sanno volare resta solo il pretesto per aggiungere trovate divertenti e un po’ ridicole alla sceneggiatura della storia.

L’aspetto singolare di questo film sta principalmente nei colori variopinti dell’animazione, che crea paesaggi, ambienti e personaggi fatti, proprio come il gioco, per conquistare ogni tipo di pubblico. E, come nel video gioco, le scene d’azione del film ricostruiscono perfettamente le tattiche del rompicapo elettronico in cui il giocatore deve scegliere il giusto uccellino per effettuare il lancio migliore per raggiungere un determinato obiettivo.

Nel mezzo dei i titoli di coda del film, scopriamo che in realtà i maiali non sono stati del tutto sconfitti e il loro re sta lavorando a un nuovo piano per rubare di nuovo le uova.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY Cinema 1
Data Trasmissione: Mercoledì, 8. Febbraio 2017 - 21:15


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IL LIBRO DELLA GIUNGLA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/14/2016 - 07:04
 
Titolo Originale: The Jungle Book
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Jon Favreau
Sceneggiatura: Justin Marks
Produzione: WALT DISNEY PICTURES
Durata: 96

Mowgli è un cucciolo d’uomo che è stato allevato da una famiglia di lupi ed ha sempre avuto al suo fianco, come protettore, la pantera Bagheera. Mowgli sta crescendo e la terribile tigre Shere Khan non gradisce la sua presenza. Era rimasta bruciata dal fuoco di una torcia durante un combattimento con il padre di Mowgli (in quel combattimento il padre era rimasto ucciso) ed ora teme che Mowgli diventi anch’esso pericoloso. Il ragazzo, consigliato da Bagheera, decide di lasciare il branco dei lupi per preservali dall’ira di Shere Khan e si avvia, poco convinto, verso il villaggio degli uomini. Il viaggio è irto di pericoli ma per fortuna Mowgli è protetto, oltre che da Bagheera, anche dal simpatico orso Baloo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Viene sottolineata l’importanza dell’ubbidienza a una legge uguali per tutti, un insieme di valori positivi da rispettare
Pubblico 
Pre-adolescenti
L’elevato realismo di alcune sequenze di pericolo e di minaccia può impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Una superba realizzazione in Computer Grafica, la cui artificiosità ormai non più percepibile dallo spettatore. Ricostruzione fedele del racconto e dei messaggi contenuti nella raccolta di Rudyard Kipling
Testo Breve:

Dopo quasi cinquant’anni dall’ omonimo cartone animato, la Walt Disney ritorna su questo classico di Rudyard Kipling con un eccesso di realismo cruento che non lo rende adatto ai più piccoli

Gli ultimi progressi raggiunti dalla Computer Grafica (CG) sono veramente impressionanti. Si può dire che ormai tutti gli animali e i fenomeni naturali possono venir riprodotti con un realismo totale. Solo gli esseri umani sfuggono ancora alla completa clonazione.Nel film  Vita di Pi , dove i protagonisti erano un ragazzo e una tigre del Bengala, era già apparso evidente come nessun spettatore poteva essere in grado di accorgersi che l’animale era interamente ricostruito in CG. Il successivo Il Viaggio di Arlo è stato una specie di prova generale di Il Libro della giungla: Anche in quel caso c’era un piccolo orfano ma appariva chiaramente in forme stilizzate tramite CG, mentre gli animali e la natura erano così perfettamente ricostruiti da apparire reali.

Arriviamo quindi a questo Il libro della  giungla, cinquant’anni dopo la versione in 2D, sempre della Walt Disney Pictures, dove la soluzione adottata è stata quella di fare recitare un bambino in carne ed ossa mentre la giungla e gli animali sono riprodotti in CG con estremo realismo.

Se da una parte non possiamo che ammirare questi progressi, dall’altra dobbiamo domandarci che impatto possono avere queste tecnologie sul prodotto artistico in se’. Fra il film  del 1967 e questo del 2016 c’è un abisso.  Il libro della giungla, ricavato dall’omonima raccolta di racconti del Nobel per la Letteratura Rudyard Kipling, è indubbiamente un racconto per ragazzi e la tecnica cartoon è sempre risultata appropriata per dare il giusto tono favolistico. Quest’ultimo tipo di CG, così realistica, è utile per ricostruire artificialmente realtà complesse in racconti dal vivo, come la tigre in Vita di Pi oppure le onde minacciose in L’utima tempesta, ma applicata a Il libro della giungla, trasforma la narrazione in una drammatica lotta per la sopravvivenza e alcune scene sono così paurose e terrificanti che sconsigliamo la visione di questo film ai più piccoli.

La morte, le ferite sanguinose, entrano a far parte di una storia per ragazzi: la tigre Shere Khan uccide con una sola zampata il lupo capo-branco; la scena dove il pitone gigante avvolge lentamente il ragazzo cercando di distrarlo con una voce suadente e con l’ipnosi è realmente impressionante. La scimmia gigante che insegue Mowgli fra le colonne del tempio indù, abbattendo ogni ostacolo che gli si para davanti, è particolarmente paurosa.

Fra i racconti per ragazzi, diventati poi film, sono tante le storie dove si narra di cuccioli alla ricerca della famiglia di origine. In Alla ricerca di Nemo, il piccolo pesce pagliaccio Martin attraversa il Pacifico alla ricerca del padre, mentre il piccolo umano Arlo in Il viaggio di Arlo, attraversa un far west preistorico per scoprire qual è la sua vera famiglia. Mowgli si comporta in modo atipico: considera la sua vera famiglia quella dei lupi e non ha alcun interesse di conoscere i suoi veri parenti. Anche questo aspetto contribuisce a non rendere particolarmente simpatico questo racconto di Kipling.

E’ assente un altro elemento classico della narrativa dei ragazzi: il calore dell’amicizia fra coetanei. Se Arlo aveva come compagno di viaggio un timido cucciolo di dinosauro, giungeva in soccorso di Martin la simpatica ma smemorata Dory, un pesce chirurgo blu. Mowgli al contrario non ha coetanei di riferimento ma due mentori adulti, Bagheera,  e Baloo, che lo proteggono e che lo consigliano.

Alla fine, questo film per risultare troppo aderente al testo originale, ha finito per perdere alcuni elementi che avrebbero potuto sollecitare maggiormente l’interesse dei ragazzi, specialmente dei più piccoli. Il messaggio che prevale in questo film, come del resto nel racconto originale, è l’importanza della legge (in questo caso la legge della giungla):  un sistema di valori (coraggio, generosità, fedeltà, onore, obbedienza, rispetto per gli anziani) a cui tutti, uomini e animali, devono sottostare. Come traspare chiaramente dal film, gli animali sanno rispettare la loro legge e Mowgli finisce per preferire la giungla. Noi uomini non ci facciamo una bella figura.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY Cinema 1
Data Trasmissione: Martedì, 24. Gennaio 2017 - 21:15


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IL PICCOLO PRINCIPE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 12/29/2015 - 18:46
 
Titolo Originale: Le Petit Prince
Paese: Francia
Anno: 2015
Regia: Mark Osborne
Sceneggiatura: Bob Persichetti, Irena Brignull
Produzione: ORANGE STUDIO, M6 FILMS, LPPTV, ON ANIMATION STUDIOS, IN CO-PRODUZIONE CON LUCKY RED IN COLLABORAZIONE CON RTI
Durata: 108

Una bambina e sua madre vivono da sole: il padre è sempre in viaggio in paesi lontani, la mamma è una donna in carriera, che lavora molto e lascia tutto il giorno la bambina da sola a prepararsi per il difficile esame di ammissione a una prestigiosa High School. La bambina è incuriosita dal suo vicino di casa, un vecchietto che ha un vetusto e malandato aereo biplano in giardino. L’uomo inizia a raccontargli una storia: un aviatore era dovuto atterrare nel deserto del Sahara per un guasto al motore e si era imbattuto in un ragazzo, che gli aveva raccontato di esser arrivato sulla terra proveniente da un lontano asteroide…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’educazione di una bambina che scopre i valori dell’amicizia e della cura delle persone care, in un mondo che privilegia l’efficienza e la competizione
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Ottima tecnica di animazione ma la sceneggiatura, cerca di raggiungere troppi obiettivi e si avventura in una operazione non pienamente riuscita di agganciare il racconto allegorico di Saint-Exupéry, alla realtà del mondo contemporaneo
Testo Breve:

Le allegorie del più diffuso racconto per l’infanzia vengono utilizzate per illuminare i pericoli della disumanizzazione dell’efficientismo moderno. Un’operazione ardita, riuscita solo in parte

Finalmente un film che critica, senza mezze misure, la “società dei singoli” verso cui ci stiamo orientando: uomini che girano continuamente il mondo e sono troppo indaffarati per occuparsi della famiglia; donne in carriera che passano tutto il giorno fuori casa per lavorare e vedono i loro figli solo la mattina presto e la sera; una madre, quella che appare nel film, che cerca di impostare la vita della figlia secondo i parametri dell’efficienza, della competizione, del guadagno e  che trascura tutto ciò che è umano, poetico, fantasioso.

Nel cercare di portare sugli schermi “Il piccolo principe”, il capolavoro di Antoine de Saint-Exupéry, tradotto in 253 lingue, gli sceneggiatori hanno cercato di trasferire le “stranezze delle persone adulte” (il re solitario, desideroso solo di potere, il vanitoso, l’uomo d’affari che conta senza sosta ciò che ritiene di sua proprietà) al giorno d’oggi e hanno avuto buon gioco nel puntare il dito verso un tipo di società efficientista e disumanizzata. Il film si muove quindi lungo due percorsi paralleli, da una parte proponendo, con sufficiente fedeltà, il contenuto del libro, dall’altra sviluppando il racconto della bambina che cerca di sfuggire alla vita solitaria e arida in cui l’ha confinata la madre grazie all’incontro con il vecchio vicino, un po’ svampito, lo stesso Saint-Exupéry che racconta le sue avventure passate.

Tutto l’aspetto dell’educazione sentimentale del piccolo principe, il suo affezionarsi alla rosa (“siamo troppo giovani per sapere come si ama”) e poi alla volpe (“se tu mi addomestichi, poi avremo bisogno l’uno dell’altro”) viene riversato, nel parallelo mondo reale, sulla bambina che non vuole diventare adulta nel modo che la madre le ha prospettato, ma apprende, man mano che frequenta il vicino dalla barba bianca, la delicatezza di un’amicizia costruita giorno per giorno su piccole cose. 

Gli autori hanno dovuto tener conto anche della fama degli acquarelli originali, con i quali l’autore aveva corredato il suo racconto (famosi quasi più del testo) e la soluzione adottata appare convincente. Se i brani tratti dal libro sono realizzati tramite pupazzi con la tecnica della stop motion, in modo che, la fissità dei volti dalle pupille nere suggerisca i toni di un racconto fiabesco, le vicende della ragazza, della mamma e del vecchio sono sviluppate con il maggiore realismo che riesce a esprimere la tecnica d’animazione 3D.

Solo nella parte finale, il film si concede maggiore libertà rispetto allo spirito del testo originale introducendo un capitolo avventuroso (il volo della ragazza con il biplano alla ricerca del piccolo principe, divenuto ormai adulto) che sembra inserito quasi solo come un tributo doveroso al pubblico-target, quello dei ragazzi, che si aspettano più suspense e più azione.

Il risultato è un prodotto ibrido, poetico e sognante da un lato, avventuroso dall’altro, dove i personaggi immaginati da Antoine de Saint-Exupéry vengono calati in una società disumanizzata, dove i bambini non sono ammessi, ossessionata dal successo, il potere e la competizione.

Si perdono in questo modo il senso del mistero dell’ultraterreno, delle allegorie cristiane (il gigantesco baobab come una chiesa) presenti nel testo originale ma sarebbe stato troppo pretendere tutto questo da un unico film.

Resta alla fine un senso globale di solitudine, appena attenuato dall’incontro fra la piccola e il vecchio.

Studia sempre da sola in casa la bambina, senza giocare mai con nessun compagno; il vecchio vive solitario nella sua casa, chiuso nel suo mondo di fantasia. E’ sola anche la madre (con il marito lontano, forse divorziata) che vive in un mondo alienato.

Complessivamente si tratta di un film pieno di allegorie, fino a un certo punto adatte ai bambini e sembra quasi che sia stato avviato, con questo film e con il recente Inside out   un nuovo filone di cinema dell’animazione, che potremmo qualificare, con le stesse parole di  Saint-Exupéry,: “racconti per bambini che si rivolgono agli adulti”.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: PREMIUM CINEMA
Data Trasmissione: Mercoledì, 10. Maggio 2017 - 21:15


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IL VIAGGIO DI ARLO

Inviato da Franco Olearo il Sab, 11/28/2015 - 11:07
 
Titolo Originale: The Good Dinosaur
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Peter Sohn
Sceneggiatura: Meg LeFauve
Produzione: PIXAR ANIMATION STUDIOS, WALT DISNEY PICTURES
Durata: 100

Sessantacinque milioni di anni fa un meteorite colpì la terra provocando l’estinzione dei dinosauri… e se invece non fosse andata così? Qualche milione di anni dopo la sventata catastrofe i dinosauri ancora abitano la terra e si sono adattati. Il giovane Arlo è uno di loro e vive nella fattoria di famiglia con genitori e fratelli. Poi un giorno, per inseguire un fastidioso parassita (che altri non è che un piccolo umano), finisce per trovarsi catapultato lontanissimo da casa. Deve così intraprendere un viaggio pieno di pericoli per ritrovare la sua famiglia. E nel frattempo lui e il piccolo umano diventeranno amici…

 
Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un film sulla elaborazione del lutto, sul ruolo imprescindibile dei padri, sulla nascita dell’amicizia e sulla conquista della maturità
Pubblico 
Pre-adolescenti
qualche scena emotivamente impegnativa per gli spettatori più piccoli.
Giudizio Artistico 
 
Nonostante qualche inciampo e ingenuità di sceneggiatura, specie nella parte iniziale, nel finale raggiunge vette di poesia ed emozione
Testo Breve:

Un viaggio di ritorno alla casa paterna ai tempi dei dinosauri, in puro stile western, con momenti di autentica poesia ed emozione

Giunto, almeno in Italia, a poca distanza dall’acclamato e rivoluzionario Inside Out, questo Viaggio di Arlo è destinato a patire (negativamente) il confronto con il suo predecessore, intelligentissimo e brillante, un po’ come quei fratelli che arrivano dopo il genio di famiglia.

Ma sarebbe un peccato paragonare semplicisticamente gli ultimi due prodotti Pixar, anche perché la parabola innocente e semplice di Arlo sta alle peripezie sorprendenti di Gioia e Tristezza come Sentieri selvaggi sta a Woody Allen (quello dei bei tempi non del terzo millennio).

Nonostante qualche inciampo e ingenuità di sceneggiatura, specie nella parte iniziale (forse dovuto al cambio di regia in corsa), Il viaggio di Arlo si guadagna progressivamente l’affetto e il coinvolgimento del pubblico adulto e dei bambini (questo Pixar è decisamente, nonostante l’abituale ricchezza di rimandi cinematografici e letterari, rivolto al pubblico dei più piccoli, cui non nasconde però le brutali realtà della vita) e nel finale raggiunge vette di poesia ed emozione.

Il riferimento di genere, esplicito nella narrazione come nella “fotografia” spettacolare dei paesaggi, è il western più classico, con i suoi grandi spazi e le sfide necessarie a crescere, la natura selvaggia, spietata e bellissima, i nemici da affrontare, gli alleati inaspettati.

Non ci sono solo John Ford e John Wayne tra i rimandi del film di Peter Sohn, ma anche varia letteratura, da Cuore di tenebra (gli pterodattili predatori sono di pura conradiana memoria), Il cucciolo (da cui fu tratto un film con Gregory Peck) e le opere di Jack London, da Zanna Bianca a Il richiamo della foresta. L’idea geniale, qui, è che il cucciolo selvaggio non sia l’animale ma l’essere umano e il bello è che le dinamiche tra i due giovani esseri funzionano altrettanto bene.

Poi naturalmente la Pixar non si lascia scappare anche i rimandi Disneyani (da Il re leone a Dumbo) e anche una strizzatina d’occhio a Jurassic Park (inevitabile parlando di dinosauri, anche se qui i velociraptor, ladri di bestiame, sono filologicamente corretti e piumati) e pure a Lo squalo di spielbergiana memoria.

Tutto questo per dire che la semplicità accattivante de Il viaggio di Arlo è più apparente che reale e che se il superamento delle paure del piccolo Arlo, dinosauro imbranato e fifone, non è una parabola di particolare originalità, la storia è inframmezzata di momenti di autentica e inaspettata profondità, spesso affidati più a gesti e immagini che a parole, come quello del riconoscimento tra orfani nel ricordo delle famiglie perdute e quello dell’addio (per cui meglio preparare i fazzoletti).

Il viaggio di Arlo è, tra le altre cose, anche un film sulla elaborazione del lutto, sul ruolo imprescindibile dei padri, sulla nascita dell’amicizia e sulla conquista della maturità.

Una non tanto sorprendente chicca è costituita anche dal cortometraggio che come d’abitudine precede la pellicola, che in epoca di polemiche sulla religione e il suo rapporto con la contemporaneità, offre come al solito una prospettiva sorprendente.

 
Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Italia 1
Data Trasmissione: Sabato, 19. Maggio 2018 - 21:10


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