Animazione

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L'ORSO YOGHI

Inviato da Franco Olearo il Sab, 05/07/2011 - 17:57
 
Titolo Originale: Yoghi Bear
Paese: USA, NUOVA ZELANDA
Anno: 2010
Regia: Eric Brevig
Sceneggiatura: Brad Copeland, Joshua Sternin
Produzione: De Line Pictures
Durata: 80

Jellystone Park è minacciato dal sindaco Brown, talmente in crisi da essere costretto a far chiudere il parco per poterlo vendere ai privati. Yoghi e Bubu si ritrovano costretti ad allearsi al loro "nemico" ranger Smith per salvare il parco dalla chiusura...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il presenta una lezione di amicizia e lealtà, ma Yohi si è specializzato in una sola cosa: rubare i panini preparati dai turisti; non è prevista nessuna "conversione"
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per qualche battuta umoristica un po' cruda
Giudizio Artistico 
 
La trama è debole ma il film rimane un piacevole prodotto per i più piccini basato sulla semplice ironia di gag classiche
Testo Breve:

L'orso Yoghi si deve necessariamente alleare con il suo nemico, il ranger Smith per difendere il parco.  La trama è debole ma il film rimane un piacevole prodotto per i più piccini basato sulla semplice ironia di gag classiche 

Yoghi appare nuovamente sul grande schermo, questa volta in una combinazione di animazione digitale (per il protagonista e la sua spalla) e riprese dal vero (per l'ambiente e tutti gli altri personaggi). I due personaggi protagonisti risultano simpatici anche se non “sufficienti” a portare avanti da soli la trama di un intero film. Da questa debolezza deriva il principale limite del film. Per ovviare, infatti, al problema di un plot debole, si è scelto di introdurre e dare molto spazio all'elemento umano: il ranger Smith, a cui vengono affiancati altri elementi secondari, tra cui la sua spasimante ricercatrice interpretata da Anna Faris e un politico cattivo intenzionato a radere al suolo Jellystone. La loro presenza dilaga, limita le scene con Yoghi e Bubu, e fornisce al film un cattivo servizio: non è mai gradevole assistere all’interpretazione di attori impegnati a recitare come cartoon. E’ per questo motivo che il film sembra essere esclusivamente diretto ai più piccoli … forse esageratamente dedicatoa un target infantile. Questa affermazione trova la sua conferma nell’analisi dei personaggi: non esistono sfumature né spessore, le personalità sono nette e scolpite. Il cattivo è cattivo e basta; il sindaco è sbeffeggiatore, arrivista, cinico, gradasso e corruttore. Appare in auto nera, abbassa i vetri, palesa sghignazzando i suoi progetti rovinosi e si dissolve. In un periodo storico in cui il cinema d’animazione realizza prodotti di altissima qualità, sia dal punto di vista produttivo che contenutistico, ritrovarsi davanti personaggi così banali, caratterizzati in modo così netto e privi di qualsivoglia sfumatura, lascia abbastanza perplessi.

Paradossalmente, nonostante la realizzazione in 3D, il racconto e i personaggi risultano assolutamente bidimensionali. Gli effetti del 3D, invece, sono perfettamente accompagnati ed “esaltati” dalle scelta musicale della colonna sonora e offrono ai più piccoli uno spettacolo esilarante ed emozionante di razzi e getti d’acqua.

Nonostante la semplicità della trama e della realizzazione, il film rimane un piacevole prodotto per i più piccini basato sulla semplice ironia di gag classiche, quelle che hanno accompagnato l’infanzia di tutti noi con i cartoni di Hanna e Barbera. 

Autore: Maurizia Sereni
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ALADDIN

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/21/2019 - 18:48
 
Titolo Originale: Aladdin
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Guy Ritchie
Sceneggiatura: John August, Guy Ritchie, Vanessa Taylor
Produzione: WALT DISNEY ANIMATION STUDIOS
Durata: 128
Interpreti: Will Smith, Mena Massoud, Naomi Scott, Billy Magnussen

Aladdin, ladro e straccione, incrocia i suoi passi con quelli della bella principessa Jasmine, che vive chiusa nel suo palazzo e vorrebbe invece conoscere il mondo. Il ragazzo se ne innamora, ma si sente troppo povero e inadeguato per lei. L’occasione per conquistarla arriva quando il malvagio visir Jafar lo ingaggia per procurargli una misteriosa lampada magica da cui spunta un genio capace di esaudire tre desideri…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Accettabile il messaggio: “il potere alle donne” ma anziché integrare la storia originale la ingessa ingabbiandola in una morale preordinata
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Se l’estetica del film, a tutti gli effetti un musical, rimanda a quella dei film di Bollywood, convince meno, visto il livello tecnico a cui ormai hanno abituato gli ultimi adattamenti Disney, la CGI, impiegata per le strade e nel palazzo di Agraba e la resa italiana dei pezzi musicali, a dire il vero, non è sempre ottimale,
Testo Breve:

Aladdin, ladro e straccione, incrocia i suoi passi con quelli della bella principessa Jasmine, che vive chiusa nel suo palazzo e vorrebbe invece conoscere il mondo. Remake live-action di un classico Disney del 1992 con aggiornamenti di empowerment femminista

Ennesimo remake live-action di un classico Disney del 1992, questa volta affidato alla regia di Guy Ritchie, che ha un solido curriculum in film di azione con una vena di commedia irriverente, ma che qui non brilla particolarmente in una storia che segue abbastanza fedelmente l’originale, salvo l’immancabile (e in questo caso un po’ invadente) spruzzata di empowerment femminista.

Restano le canzoni che conoscevamo dai tempi del cartoon (dalla romantica Il mondo è mio alla scatenata presentazione del genio Un amico come me) con qualche aggiunta scritta appositamente per la principessa, che diventa la portavoce delle donne oppresse che non vogliono tacere. La resa italiana dei pezzi musicali, a dire il vero, non è sempre ottimale, non tanto nella scelta degli interpreti quanto nella mancata corrispondenza con il labiale originale, che potrebbe risultare qualche volta un po’ fastidiosa.

Se il giovane Aladdin, il “diamante grezzo” di cui l’ambizioso visir Jafar si serve per procurarsi la lampada magica, ha comprensibili problemi di autostima causati da un’infanzia difficile tra i vicoli di Agraba e pensa di dover essere un principe per poter conquistare l’amata, Jasmine è cresciuta reclusa tra le mura del palazzo del padre, che teme faccia una brutta fine come sua madre.

La Jasmine originale era uno spirito libero che anelava a scoprire il mondo (e infatti Aladdin la conquista più con un giro notturno in tappeto volante che con le ricchezze esibite a corte), qui la principessa ha mire più “politiche” e al passo con i tempi: invece di stare ad aspettare un principe da sposare vuole diventare lei il sultano e cambiare il destino del suo popolo, dicendo no alle mire espansionistiche e militaresche di Jafar e incentivando le politiche sociali in omaggio all’eredità materna .  

Non c’è niente di male, ovviamente, nel voler aggiornare una storia dopo trent’anni, se non si avesse l’impressione di un messaggio martellato più che suggerito, che anziché integrare la storia originale la ingessa ingabbiandola in una morale preordinata.

Funziona meglio, anche se non è sviluppato a dovere, l’accostamento tra Aladdin e il cattivo Jafar, lui pure uomo partito dal basso, divorato dall’ambizione e dal non volersi mai sentire secondo, e incapace di capire la semplice verità che nessuna ricchezza al mondo potrà placare la sua sete di riconoscimento. Una lezione che Aladdin, imbranato e insicuro con la ragazza che ama quanto spudorato e impudente nella sua attività ladresca, impara invece dall’amicizia con il genio (in questa nuova versione interpretato da Will Smith, che trova una chiave convincente rispetto all’indimenticabile Robin Williams che gli dava voce nel cartoon).

Se l’estetica del film, a tutti gli effetti un musical, rimanda a quella dei film di Bollywood, convince meno, visto il livello tecnico a cui ormai hanno abituato gli ultimi adattamenti Disney, la CGI, meglio impiegata nella zona della grotta della lampada che per le strade e nel palazzo di Agraba.

La mano del regista si sente probabilmente meno di quanto si sarebbe auspicato, ma questa forse è la condanna degli autori che decidono di prestare il loro talento alla multinazionale del Topolino, che, soprattutto in questi remake live-action, sembra decisa più a giocare sul sicuro con gioielli di famiglia (ripuliti e aggiornati ad un’agenda mainstream vagamente liberal che rischia di risultare un po’ moralista) che a creare un canone alternativo per le nuove generazioni.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GLI INCREDIBILI 2

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/24/2018 - 14:27
 
Titolo Originale: Incredibles 2
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Brad Bird
Sceneggiatura: Brad Bird
Produzione: PIXAR ANIMATION STUDIOS
Durata: 118

Mr Incredible (Bob), Elastigirl (Helen) e i loro figli sono sempre pronti a darsi da fare contro nuovi cattivi ma gli effetti indotti dalle loro azioni hanno finito per metterli legalmente al bando. Non è dello stesso parere il magnate della televisione Deavor che si offre di sostenere le loro prossime imprese purchè sia Elastigirl la frontwoman e lui abbia i diritti di ripresa esclusivi sulle loro imprese. Mr Incredible generosamente accetta e resta a casa a prendersi cura dell’adolescente Violet, del piccolo Dash e dell’infante Jack-Jack…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film costruisce un elogio alla famiglia. Prevale sempre la solidarietà fa i suoi componenti, ognuno è pronto a dare priorità al bene comune e i problemi vengono affrontati con il contributo di tutti
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Ottima sceneggiatura che riesce a delineare e a rendere vivi tutti i personaggi, eccellente tecnica di animazione
Testo Breve:

La famiglia degli Incredibili può tornare in azione contro i cattivi a patto che sia Helen e non Bob ad andare sotto i riflettori. Nuovi problemi familiari e nuovi nemici da combattere per una famiglia che resta saldamente unita

La famiglia degli Incredibili è seduta di sera a tavola, dopo che a fatica ha bloccato “il minatore” dallo svaligiare una banca. Il piccolo Dash sta per afferrare un wurstel ma è bloccato dalla madre: “ti sei lavato le mani?” Iniziano poi a discutere su come è andata la giornata: “i ragazzi avrebbero dovuto badare al piccolo Jack-Jack”, osserva Helen ma Violet  è pronta a ribattere, mettendo in imbarazzo Bob: “papà ci ha detto che eravamo abbastanza grandi per aiutare”. Passano poi a discutere su un altro punto cruciale: i supereroi sono ora considerati illegali. Ma bisogna rispettare la legge anche quando è ingiusta?

Sono questi i temi che affronta a tavola una famiglia di supereroi: sono molto speciali ma alla fine, ogni famiglia ha i suoi problemi che toccano un po’tutti e non è bello che vengano affrontati la sera a cena, facendo parlare grandi e piccoli?  E’ questa l’incredibile bellezza di questo film (che sta replicando il successo del primo della serie, 14 anni fa) la quotidianità di una famiglia che deve affrontare grandi sfide ma la cui arma segreta non sono in realtà i superpoteri ma la coesione e l’affiatamento al suo interno: il marito con moglie, i grandi con i piccoli. 

Un ritratto di famiglia che è ben lungi dal risultare stereotipato o fuori moda: in questo film è Bob a restare a casa per prendersi cura dei figli, mentre Helen si gode un giusto momento di notorietà anche se, appena ha un momento di pace dopo un’azione, telefona subito a casa per sapere se i bambini stanno bene. Allo stesso modo il pubblico non potrà non immedesimarsi nei problemi di un padre a cui sono venute delle occhiaie e un volto emaciato perché  il piccolo Jack-Jack non dorme mai e deve anche cercare di  comprendere e contenere le intemperanze della figlia adolescente.  Il film avanza così, alternando scene di action senza respiro, per accontentare il pubblico più giovane, a quadretti familiari per sintonizzarsi con la sensibilità dei genitori accompagnatori.

La sceneggiatura non ha timore di abbracciare altri temi di attualità: il grande potere dei media di influenzare le opinioni della gente, che possono facilmente cadere in mano di persone ciniche interessate solo al guadagno: “non importa cosa vendi: conta solo cosa compra la gente” ma anche la correttezza del potere giudiziario. Quando una “cattiva” viene finalmente catturata, la riflessione è amara: “andrà in prigione, ma siccome è ricca, avrà al massimo una tirata d’orecchi”

Complessivamente un altro successo annunciato della Pixar, ben diretto e sceneggiato, che piacerà ai piccoli ma anche ai grandi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY Famiy
Data Trasmissione: Sabato, 23. Novembre 2019 - 21:10


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L'ISOLA DEI CANI

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/07/2018 - 21:21
 
Titolo Originale: Isle of Dogs
Paese: GRAN BRETAGNA
Anno: 2018
Regia: Wes Anderson
Sceneggiatura: Wes Anderson
Produzione: AMERICAN EMPIRICAL PICTURES, INDIAN PAINTBRUSH, SCOTT RUDIN PRODUCTIONS, IN COPRODUZIONE CON STUDIO BABELSBERG
Durata: 101

Giappone, 2037. Una terribile influenza canina si è diffusa nella distopica città di Megasaki, rischiando di mettere a repentaglio anche la vita degli umani. Ecco così che il sindaco firma un decreto per l’espulsione di tutti i cani della città, destinati all’esilio sull’isola della spazzatura, una discarica a cielo aperto. Il primo cane a essere mandato in quarantena è Spots, il bastardino di Atari Kobayashi, nipote del sindaco stesso e sotto la tutela di questo da quando i genitori hanno perso la vita in un brutto incidente. Intenzionato a ricongiungersi con il suo amico a quattro zampe, Atari vola verso l’isola della spazzatura e qui stringe amicizia con Chief, Rex, King, Boss, Duke, cinque cani “maschi alfa”. I cani, dimenticati da tutti, anche dai loro padroni, e costretti a una nuova vita di risse, stenti e cibo andato a male, aiuteranno il piccolo umano a ritrovare il suo Spots.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’incontro con l’altro, specialmente se diverso, apre a interessanti percorsi di senso, generando l’inaspettato, che infine si rivela il miglior finale auspicabile.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Immagini violente all’interno del genere
Il film di Anderson è poetico, non solo nella tecnica animata, che ha il gusto del lavoro artigianale e la bellezza di una fotografia che fa da sfondo agli stati d’animo e alle emozioni del film, ma anche nelle infinite metafore a cui la lettura del testo apre e che lo rende fruibile attraverso diversi livelli di lettura, che lo rendono interessante, per complessità, soprattutto a un pubblico più adulto.
Testo Breve:

Nel Giappone del 2037, una terribile influenza canina convince il sindaco di una città a esiliare tutti i cane nell’isola “spazzatura” ma  il piccolo Atari si mette alla ricerca del suo cagnolino. Un racconto che valorizza l’incontro con il diverso

L’isola dei cani, ultimo lungometraggio animato del regista Wes Anderson, interamente girato in stop motion, senza l’ausilio della computer grafica, ha aperto quest’anno il Festival di Berlino, aggiudicandosi anche l’Orso d’Argento.

Secondo esperimento dopo Fantastic Mister Fox, basato su un romanzo breve di Roald Dahl, di cui il regista si dichiara un estimatore,  L’isola dei cani è un omaggio al cinema giapponese, Akira Kurosawa in primis e Hayao Miyazaki, ma anche alla lingua del Paese del Sol Levante dal momento che, come recitano i titoli iniziali, solo i latrati dei cani sono stati interamente tradotti (in inglese e, per le nostre sale, in italiano), mentre la lingua degli umani, il giapponese, è solo sporadicamente tradotta o dalla traduttrice simultanea del sindaco o da Tracy Walker, studentessa statunitense in scambio scolastico in Giappone. Non occorre del resto capire tutto, in quanto il film è girato proprio dalla parte dei cani, ritratti come animali fedeli oltremodo e ben più “umani” degli umani stessi, per lo meno di quelli adulti. La dicotomia tra il mondo degli adulti e quello dell’infanzia (di cui i cani si fanno protettori) è quasi di reminiscenza dahaliana: gli adulti sono ritratti come corrotti dal potere, mentre i bambini si rivelano coerenti e incorruttibili, come dimostra anche il personaggio di Tracy Walker, studentessa ribelle intenzionata ad opporsi alla dittatura e ad aiutare, da lontano, il piccolo Atari.

Il film di Anderson è poetico, non solo nella tecnica animata, che ha il gusto del lavoro artigianale e la bellezza di una fotografia che fa da sfondo agli stati d’animo e alle emozioni del film, ma anche nelle infinite metafore a cui la lettura del testo apre e che lo rende fruibile attraverso diversi livelli di lettura, che lo rendono interessante, per complessità, soprattutto a un pubblico più adulto.

Mentre la scienza, sostenuta dai pochi attivisti “pro cani”, si batte per trovare un antidoto al virus, i fedeli della dittatura al potere pensano che l’unica soluzione sia nell’esilio prima e nello sterminio poi degli animali. I problemi non si risolvono, per il bene comune, ma si eliminano nella maniera più semplice: l’imperfezione, la non funzionalità sono colpe inammissibile nel futuro distopico descritto da Anderson e che a tratti richiama, tristemente e per diversi aspetti, la nostra contemporaneità. Politica, ambientalismo, emarginazione, difficoltà dell’affetto familiare, amicizia e amore: sono tanti i temi più o meno “caldi” toccati dal film di Anderson. A differenza di altri film di genere distopico però, il lieto fine trova qui sviluppo proprio all’interno della relazione, che ha il potere di cambiare e trasformare positivamente uomini e cani. È quello che accade a Chief, unico cane randagio del gruppo dei maschi “alpha” e per questo restio ad aiutare il piccolo Atari: è solo nel rapporto e nella conoscenza con il piccolo che il cane si lascia “addomesticare” nel senso saint-exuperiano del termine, fino a diventarne la sua fedele guardia del corpo. Lo stesso accade al terribile zio sindaco (che ha le sembianze fisiche di un noto dittatore del passato), ma anche allo stesso Spots, che fino ad allora ha conosciuto e pertanto concepito un unico tipo di vita. L’incontro con l’altro, specialmente se diverso, apre invece a ulteriori percorsi di senso, generando l’inaspettato, che infine si rivela il miglior finale auspicabile.

Autore: Eleonora Fornasari
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: sky cinema 2
Data Trasmissione: Martedì, 26. Marzo 2019 - 21:15


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COCO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 01/01/2018 - 20:51
 
Titolo Originale: Coco
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Lee Unkrich
Sceneggiatura: di Lee Unkrich, Jason Katz, Matthew Aldrich, Adrian Molina
Produzione: PIXAR ANIMATION STUDIOS
Durata: 109

Il piccolo Miguel ama suonare e cantare. Peccato che i suoi siano calzolai e non sopportino la musica: tutta colpa del trisnonno, che abbandonò la famiglia per fare carriera come chitarrista. Ma è proprio vero che una scelta esclude l’altra? Scoprirlo sarà compito di Miguel, quando per realizzare il suo sogno dovrà guadagnarsi la benedizione dei suoi avi in un rocambolesco viaggio nell’Aldilà…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film riesce a parlare al cuore degli spettatori, usando il linguaggio delle emozioni per comunicare la gioia di invecchiare assieme e di mantenere viva, oltre il tempo e lo spazio, la memoria di chi ci ha amato.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Sul piano grafico, come sempre la Pixar confeziona un microcosmo impeccabile, tra ponti di petali e architetture fluorescenti, ma dà il meglio di sé quando cerca di ricostruire il mondo reale, avvicinandosi alla sensibilità del cinema dal vero. Il tutto corredato da una colonna sonora coinvolgente, orecchiabile e perfettamente integrata nei ritmi del racconto.
Testo Breve:

Il piccolo Miguel ama suonare e cantare ma è ostacolato dai suoi genitori. Compie quindi un viaggio nell’aldilà alla ricerca del nonno chitarrista. Un altro pregevole lavoro della Pixar ispirato alla festa . del  Dia de los Muertos messicana

Coco, ultima fatica della Pixar, è un film d’animazione che ha alle spalle una gestazione complessa. Già nel 2010 Lee Unkrich, regista di Toy Story 3, aveva lanciato l’idea di realizzare un lungometraggio che parlasse di crescita ed elaborazione del lutto, nella cornice della cultura messicana. Tuttavia, negli anni successivi, sarebbero fioccate le critiche da parte delle comunità latine, e persino le accuse di plagio nei confronti di un altro cartoon, Il Libro della Vita di Jorge Guitérrez (2014), storia d’amore e morte di un torero alle prese con le sue peggiori paure. Alla base delle polemiche c’era il riferimento, evidente nel film, alla festa dei defunti (Día de los muertos), che la Disney, distributrice della pellicola, venne incolpata di sfruttare a scopo commerciale. Nonostante ciò, le somiglianze con l’opera di Guitérrez si fermano in superficie, mentre il nucleo del film è un inno alla vitalità delle tradizioni messicane, ma soprattutto alla vita in generale, che cattura lo spettatore fin dal principio, trascinandolo in una girandola di avventure, in bilico tra fiaba e racconto di formazione.  
Coco è un musical, per cui non stupisce che sia una chitarra a dare il la alla trama: quella che Miguel ruba dalla cappella di Ernesto de La Cruz, leggendario cantante sepolto nel cimitero del paese. A dire il vero Miguel lo considera un prestito, convinto com’è di essere il pronipote del suo beniamino. Invece il furto provoca una maledizione che lo trasforma in fantasma, catapultandolo in un Oltretomba spumeggiante, popolato di scheletri animati (inclusa una spassosa Frida Kahlo) e coloratissimi alebrijes, spiriti erranti del folclore messicano. Le regole di questo mondo sono tante, e il film si prende tutto il tempo che gli serve per tradurle in azione, costruendo un intreccio lineare, ma non privo di colpi di scena. In particolare, il punto di svolta è sancito da una doppia rivelazione: Hector, la guida scavezzacollo di Miguel nel regno dei morti, è infatti il suo vero trisavolo, talentuoso musicista ucciso da De La Cruz per appropriarsi delle sue canzoni. Così, quello che sembrava il funny guy della situazione, e poi il mentore del protagonista, a sorpresa diventa il perno del dramma. 

Ma la vera forza del film sta nello spessore degli argomenti che affronta e nella sua grande intensità emotiva. La fatica di vivere secondo le proprie inclinazioni, il senso di essere una famiglia, il vuoto lasciato da una persona cara, sono temi che Coco riesce a toccare non tanto e non solo grazie all’efficacia della narrazione (a volte fin troppo abbondante), quanto alla vivacità di un cast corale. Un realismo umanissimo, ironico e allo stesso tempo struggente, caratterizza tutti i personaggi, a partire dalla bisnonna di Miguel—la Coco del titolo—a cui papà Hector aveva dedicato la sua canzone più dolce: Ripensa a me. Ecco allora che, di fronte al mistero del tempo che passa, Coco eleva il potere dei ricordi, come forma d’amore che unisce per sempre (evidente nella metafora delle foto, sorta di ‘passaporto’ per i trapassati in viaggio sulla Terra). 
Sul piano grafico, come sempre la Pixar confeziona un microcosmo impeccabile, tra ponti di petali e architetture fluorescenti, ma dà il meglio di sé quando cerca di ricostruire il mondo reale, avvicinandosi alla sensibilità del cinema dal vero. Il tutto corredato da una colonna sonora coinvolgente, orecchiabile e perfettamente integrata nei ritmi del racconto. 
Forse a Coco manca il tocco geniale di film come Up o Inside Out, ma ciò che lo rende un classico  moderno è la sua capacità di parlare al cuore degli spettatori, usando il linguaggio delle emozioni per comunicare, in un’epoca ossessionata dal mito dell’eterna giovinezza, la gioia di invecchiare assieme e di mantenere viva, oltre il tempo e lo spazio, la memoria di chi ci ha amato. 

 

Autore: Maria Chiara Oltolini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: NETFLIX
Data Trasmissione: Domenica, 1. Settembre 2019 (Tutto il giorno)


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GLI EROI DEL NATALE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 12/12/2017 - 10:40
 
Titolo Originale: The Star
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Timothy Reckart
Sceneggiatura: Carlos Kotkin, Simon Moore
Produzione: FRANKLIN ENTERTAINMENT, SONY PICTURES ANIMATION
Durata: 86

Bo, asinello da macina, ha un destino segnato: girare in tondo per schiacciare il grano in una buia stalla di Nazareth. Poi la comparsa di una nuova e luminosa stella nel cielo, che lui vede da un pertugio della stalla in cui vive e lavora, gli ispira un sogno: scappare da lì e diventare parte del corteo regale. A condividere lo stesso auspicio Dave, simpatico uccellino e suo migliore amico. Effettivamente assisteranno alla nascita di un Re, ma in una stalla di Betlemme, tra angeli, Re Magi e pastori

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Fin dalla sua genesi questo progetto mostra il suo intento divulgativo, quasi missionario per la più bella storia mai raccontata, anteposto a quello commerciale o di mero intrattenimento
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Animato in modo ineccepibile, con al suo interno gag divertenti, Gli eroi del Natale è una piacevole sorpresa che ha forse il solo difetto di rivolgersi prevalentemente a un pubblico di bambini non più grandi di otto anni
Testo Breve:

Bo, asinello da macina, ha un destino segnato: girare in tondo per schiacciare il grano in una buia stalla di Nazareth. La nascita di Gesù raccontata in modo coinvolgente e divertente ai più piccoli 

Raccontare la Natività di Gesù da un punto di vista inedito, quello degli animali che per tradizione animano il presepe natalizio, anche solo a riassumerla in una riga l’idea alla base di questo film mostra tutto il suo fascino, ma anche l’enorme rischio che si sono assunti gli autori. “Scherza con i fanti, ma lascia stare i Santi”, dice la saggezza popolare, per indicare che tutto ciò che è Santo non deve essere banalizzato, usato per meri scopi terreni. Ebbene su questo si può subito sgomberare il campo dagli equivoci, Gli eroi del Natale vince la sua sfida. Parafrasando la frase che compare alla fine del film, gli autori si sono infatti presi qualche licenza poetica, ma hanno cercato di rispettare nel profondo la più bella vicenda storica mai raccontata dall’uomo. Insomma sin dalla sua genesi questo progetto mostra il suo intento divulgativo, quasi missionario, anteposto a quello commerciale o di mero intrattenimento. Eppure, e qui sta il grande merito, il film risulta un cartone animato divertente e coinvolgente. 

Nel suo piano di fuga Bo finisce presto a casa di due neo sposi, Maria e Giuseppe e assiste al loro travaglio: Maria infatti è incinta, ma non dello sposo, bensì dello Spirito Santo. Giuseppe, in apparenza burbero e scontroso, è in realtà un uomo buono, che, nel momento della prova si affida alla preghiera. E lo stesso, più avanti nella storia, farà l’asinello, chiedendo scusa a Dio se lo disturba e specificando che forse gli animali non dovrebbero nemmeno farlo, ma affidandosi a Lui per aiutare quella famiglia che l’ha accolto e quel bambino che sta per nascere.

La parte riguardante gli umani è filologicamente rispettata, con anche la vicenda dei Magi e del terribile piano di Re Erode per uccidere il nuovo Re, piano che genera il cattivo della storia, un gigantesco soldato armato di due cani feroci che ha l’obiettivo di sopprimere il bambino. Bo, Dave e Ruth, la pecorella smarrita che incontrano nel corso del viaggio a Betlemme, dovranno sventare proprio questa minaccia, rinsaldando la loro amicizia e imparando a seguire la strada in apparenza più tortuosa e complicata, al posto di quella semplice e dritta del sogno iniziale.

Animato in modo ineccepibile, con al suo interno gag divertenti, Gli eroi del Natale è una piacevole sorpresa che ha forse il solo difetto di rivolgersi prevalentemente a un pubblico di bambini non più grandi di otto anni. 

Autore: Andrea Valagussa
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY Family
Data Trasmissione: Martedì, 5. Febbraio 2019 - 21:00


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VITA DA GiUNGLA ALLA RISCOSSA - IL FILM!

Inviato da Franco Olearo il Sab, 10/21/2017 - 20:00
Titolo Originale: Les as de la jungle
Paese: FRANCIA
Anno: 2017
Regia: David Alaux
Sceneggiatura: David Alaux, Eric Tosti, Jean-François Tosti
Produzione: AT PRODUCTIONS, SND-GROUPE M6, FRANCE 3 CINEMA, MASTER FILMS
Durata: 97

La tranquillità dei molti animali che abitano pacificamente nella giungla è ripetutamente minacciata dal cattivissimo Igor, un koala che ha deciso di distruggere tutto e tutti per vendicarsi di un antico torto. Anni prima, infatti, negatagli l’ammissione in una squadra di eroi giustizieri di cui era fan, decise di diventarne la nemesi. Dopo l’ennesima drammatica battaglia, al termine della quale il cattivo viene finalmente sconfitto ma in cui uno dei buoni ci rimette la pelle, la tigre Natasha – leader del gruppo – decide di sciogliere il team e dare l’addio alle armi. Suo figlio adottivo Maurice pensa che la giungla non possa restare senza difensori e crea così una nuova squadra di eroi più giovani, anche se parecchio più imbranati.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Si parla tanto di “famiglia” ma in questo film la catena di “adozioni” si protrae in modo stucchevole e un po’ straniante: da una parte, il tema dell’adozione non viene mai tematizzato; dall’altra, la paternità e maternità di cui parla il film comportano sempre un solo genitore
Pubblico 
Pre-adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Si tratta di prodotto di livello medio-basso e sono poche le gag e le battute che vanno a segno
Testo Breve:

Il film potrà interessare solo ai fan dell'omonima serie TV; per gli altri si tratta di un film modesto dove sono poche le gag e le battute che vanno a segno 

Si vis pacem para bellum. L’unione fa la forza. Non impedire a tuo figlio di seguire la sua strada. Ci sono almeno due o tre temi importanti in questo film francese di animazione, tratto da una serie tv andata in onda in Italia su Rai Yo Yo e all’origine di un precedente lungometraggio nel 2011 (il non memorabile Vita da giungla – Operazione Tricheco). Si tratta del classico prodotto di livello medio-basso destinato a uscire in sala in un momento in cui gli schermi non sono occupati dai grandi film per ragazzi destinati a sbancare al botteghino. Se i vostri figli sono fan sfegatati della serie tv, si divertiranno. Se no, potete risparmiare i soldi del biglietto.

Nei primi minuti del film, comunque, vengono date tutte le dritte necessarie a chi non conosce già i personaggi e apprendiamo così che durante una battaglia tra i paladini della giustizia e il cattivissimo “psico-koala” Igor, la tigre Natasha salva un uovo di pinguino (finito in mare cadendo da una lastra di ghiaccio staccatasi dal circolo polare) e decide di adottare il piccolo e chiamarlo Maurice. Il pennuto cresce con il mito di sua madre (per assomigliarle si dipinge delle strisce gialle diventando “tigrato”) ma non si scompone quando ella va in pensione, e decide di sostituirla nel ruolo di eroe mascherato. Se Natasha pensa di aver combattuto e sofferto abbastanza, e vorrebbe risparmiare al figlio le stesse grane, Maurice ritiene che il mondo abbia sempre bisogno di eroi, perché – pensa giustamente – il male non riposa mai.

Il koala, infatti, riesce a fuggire dall’isola deserta dove era stato esiliato, ingaggia dei babbuini cattivi quanto lui ma molto più stupidi (e quindi disposti a fargli da servitori) e dichiara guerra alla giungla. Il bene alla fine avrà la meglio, anche e soprattutto perché le due squadre di eroi – i vecchietti costretti a dissotterrare l’ascia di guerra e i giovani cresciuti ammirandoli ma decisi a superarli – dovranno unire le forze e mettere in comune i rispettivi talenti.

Date per buone le intenzioni, però, il film – ingenuamente in cerca di un posto al sole tra Madagascar e L’era glaciale – è parecchio modesto. Sono poche le gag e le battute che vanno a segno e le continue citazioni musicali e cinematografiche (la sequenza dell’ottovolante in miniera di Indiana Jones e il tempio maledetto è copiata quasi integralmente) sembrerebbero lì per strizzare l’occhio agli adulti accompagnatori ma denunciano soltanto un evidente vuoto creativo.

Talvolta questi prodotti di secondo piano hanno una loro grazia naif che li rende in qualche modo amabili. Non è questo il caso: ci sono un paio di gag “romantiche” tra una pipistrella e un tarsio (un minuscolo primate dalle dimensioni di un roditore) che ci sono parse inadatte ai piccoli spettatori. E poi si parla tanto di “famiglia” ma in questo film la catena di “adozioni” si protrae in modo stucchevole e un po’ straniante: da una parte, il tema dell’adozione non viene mai tematizzato; dall’altra, la paternità e maternità di cui parla il film comportano sempre un solo genitore: abbiamo una tigre che adotta un pinguino e un pinguino che adotta un pesciolino rosso (con l’assurdità che l’enorme felino si presenti come nonna del pesce…) . Certo, c’è la “tribù” – con tanti zii putativi – a sostituire la famiglia ma da questa giungla, oltre al koala cattivo, sembra sia stata bandita (alla faccia della natura…) anche la normale procreazione

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GATTA CENERENTOLA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/20/2017 - 16:36
Titolo Originale: Gatta Cenerentola
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone
Sceneggiatura: Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Alessandro Rak, Dario Sansone
Produzione: MAD ENTERTAINMENT, CON RAI CINEMA, IN PARTECIPAZIONE CON BIG SUR, IN COLLABORAZIONE CON SKYDANCERS, TRAMP LTD, O'GROOVE,
Durata: 86

Mia è la figlia di Vittorio Basile, ricco armatore della Megaride e scienziato. Quando suo padre viene ucciso, Cenerentola viene cresciuta, prigioniera nella sua stessa nave, dalla matrigna al servizio delle sue terribili sei sorellastre. Intanto 'o Re, un ambizioso trafficante di droga, d'accordo con la matrigna di Mia, intende sfruttare l'eredità dell'ignara Cenerentola per fare del porto di Napoli una capitale del riciclaggio.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un film dai tratti molto violenti, sia nello stile dell’animazione che nella storia e nel linguaggio, che riesce a dare importanza alla memoria come vero patrimonio umano e culturale da preservare e trasmettere sia per il bene del singolo che della comunità intera
Pubblico 
Adolescenti
Un film presenta momenti di violenza e un linguaggio fortemente allusivo e volgare
Giudizio Artistico 
 
Un film d’animazione originale che ha saputo coniugare, in anni di lavoro, arti figurative, musica, tradizione e tecnologia con coraggio e inventiva. Il film è stato inserito nella lista dei 14 da cui l'Anica individuerà l'opera italiana da candidare all'Oscar.
Testo Breve:

Tratto liberamente da una delle favole di Giambattista Basile, questo originalissimo film d’animazione, non destinato ai bambini, spicca per originalità visiva e musicale. Nella lista dei possibili candidati italiani all’Oscar 

Il gruppo di animatori della Mad Entertainment crea un film visionario e poetico, Gatta Cenerentola, ispirato alla novella di Giambattista Basile e alla famosa commedia musicale napoletana, presentato in concorso alla 74.ma edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica nella Sezione Orizzonti. Un film d’animazione certamente non rivolto ai bambini, ma che esprime un impegno artistico non indifferente in ogni campo e in cui memoria e tecnologia si fondono in modo creativo.

Musica, teatro, pittura e arte digitale si coniugano in un prodotto del tutto originale soprattutto per il cinema italiano. La storia risente di molte influenze, da quella della cultura e della tradizione napoletana, fortissima nelle musiche, nella caratterizzazione dei personaggi, nei dialoghi e in buona parte degli ambienti, a quella delle più moderne storie di fantascienza che immaginano cupi scenari futuristici.

In Gatta Cenerentola la luce colorata e il paesaggio fitto degli artistici edifici che si affacciano sul mare del Golfo di Napoli si trasformano piano piano in un fumoso ambiente, tossico, decadente e malsano a causa della corruzione in cui cade la città dopo la morte di una personalità illuminata e generosa.

Vittorio Basile è un ricco armatore e scienziato proprietario della Megaride, un'enorme nave tecnologicamente avanzata in grado di registrare qualsiasi cosa accada al suo interno e di riprodurla sotto forma di ologrammi, ormeggiata al porto di Napoli; la sua aspirazione è quella offrire alla gente di Napoli un grande polo tecnologico che diventi una sorta di archivio digitale che mantenga memoria di chiunque vi metta piede. Quando però Vittorio decide di sposare Angelica, una donna del popolo che ha già sei figlie, ogni suo sogno di rinascita della città fallisce e muore con lui. Vittorio viene infatti ucciso il giorno stesso delle sue nozze per mano dell’amante di Angelica, Salvatore Lo Giusto detto 'O Re, ambizioso trafficante di droga, che desidera impossessarsi di tutte le ricchezze della Megaride. La figlia di Vittorio, la piccola Mia Basile, da quel momento sarà costretta a vivere nascosta nella sua stessa nave all'ombra della temibile matrigna e delle sue perfide sei figlie trasformate in volgari e violente prostitute dalla madre stessa. Salvatore Lo Giusto fa precipitare il porto e la città nel degrado, ma per impossessarsi del tutto della Megaride deve attendere la maggiore età della piccola Mia. Solo un uomo ricorda la bellezza del sogno di Vittorio e spera ancora di salvare Mia e la sua nave dalla decadenza completa, l’agente Primo Gemito che riesce ad introdursi in incognito all’interno della nave.

Gatta Cenerentola è una fiaba noir dai tratti molti forti anche nello stile d’animazione che non nega momenti di violenza e un linguaggio fortemente allusivo e volgare. I suoi personaggi però riescono a trasmettere con poche pennellate emozioni e sentimenti molto intensi e vividi, con un realismo umano, per quanto spesso brutale, dal forte impatto che sorprende. Su tutti spicca il personaggio di Primo per la sua coerenza, il suo coraggio e il suo vero disinteresse nell’agire. Mentre la piccola Mia, la gatta, si trasforma nel frutto di un’educazione selvaggia e feroce. Gli ologrammi scomposti di un passato dorato, che si visualizzano casualmente all’interno della nave, costituiscono la sola risorsa di umanità a cui la ragazza possa attingere e la memoria che essi trasmettono rappresentano il vero patrimonio che il padre lascia alla figlia.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIplay
Data Trasmissione: Mercoledì, 11. Marzo 2020 (Tutto il giorno)


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CATTIVISSIMO ME 3

Inviato da Franco Olearo il Sab, 08/26/2017 - 10:09
 
Titolo Originale: Despicable Me 3
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Pierre Coffin, Kyle Balda, Eric Guillon
Sceneggiatura: Ken Daurio, Cinco Paul
Produzione: Illumination Entertainment
Durata: 96

: Gru e Lucy ora sono i Grucy, una coppia affiatata nel lavoro e nell’amore, e devono combattere contro un nuovo cattivo, un ex bambino prodigio, Balthazar Bratt, diventato “un criminale temibilissimo”, rimasto aggrappato in maniera inquietante agli Anni ’80. Dopo un primo fallimento Gru scopre però di avere anche un fratello gemello che gli aprirà nuove prospettive

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Contro la cattiveria, la frustrazione e il senso di solitudine c’è un solo rimedio: la famiglia e l’unità di affetti. Gru può sconfiggere il suo nemico proprio grazie al sostegno e all’affetto dei suoi cari, vecchi e nuovi
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
A dispetto di una struttura narrativa molto semplice e tecnicamente classica, questo nuovo capitolo della serie di Cattivissimo me si arricchisce di trovate dal sapore davvero spassoso, divertenti per grandi e piccini e garbate nella parodia. Anche i risvolti più sentimentali della vicenda restano sempre affrontati con delicatezza e giusto equilibrio
Testo Breve:

Al terzo episodio della serie, Gru deve affrontare un nuovo tipo di cattivo. Per fortuna può contare sull’unità di affetti della propria famiglia e sulla scoperta di avere un simpatico fratello gemello

Gru è un personaggio rude, poco incline alla gentilezza, scarsamente socievole e per niente affabile, però è tutt’altro che cattivo e questo è ormai chiaro. Il suo obiettivo in effetti non è compiere azioni malvage, con mezzi pericolosi, per raggiungere scopi puramente personali. A parte la sua, apparentemente, scarsa inclinazione ai rapporti umani, la sola cosa che rende Gru vagamente pericoloso è la sua innata aspirazione a compiere azioni dal forte impatto emotivo che nutrano il vitale entusiasmo di cui sente il bisogno. Ormai Gru lo ha compreso e anche questa volta in realtà non ha una vera tentazione a cui resistere. Il suo scopo non è malvagio e nemmeno i mezzi che usa, per quanto anticonvenzionali, lo sono veramente. Il suo è un gioco divertente ed eccitante con cui però persegue fini molto seri come salvare le persone dalla minaccia di un folle criminale.

La struttura della storia si fonda quindi sempre e comunque sulla classica lotta tra bene e male, un bene che all’apparenza sembra debolezza e un male che nasce dalla pura follia delirante di un pazzo psicopatico. E a ben vedere la cattiveria, il male, quello vero, nel film non ci sono affatto; ma ci sono parecchi buoni sentimenti, aspirazioni di animi gentili che devono lottare contro i propri limiti, contro le delusioni della vita e quel senso di inadeguatezza che coglie l’uomo di fronte al desiderio di dare e ricevere amore. Questa volta la latente sensibilità di Gru è alle prese con un legame familiare nuovo e sconosciuto, quello di sangue tra fratelli addirittura gemelli. Mentre la sua versatile e sorprendente compagna di vita e di lavoro, Lucy, come giovane donna in carriera si dovrà misurare con una missione a cui nessun agente speciale potrà mai essere preparato, quella di diventare una vera mamma. La soluzione naturalmente sta nell’unità, l’unità di intenti e l’unità d’affetti che permettono di superare ogni limite e ogni delusione.

La minaccia del bizzarro cattivo Balthazar Bratt è un espediente, il motore narrativo che dà avvio alla storia e che, insieme ai sempre verdi e spiritosissimi Minions, conferisce brio per ottenere un divertimento garantito. Un espediente narrativo però assai ben costruito che sorprende i più piccini con la sua stravaganza e incuriosisce gli adulti grazie ai ricorrenti ed espliciti riferimenti ai grandi cult degli anni ’80. Così questa volta anche i genitori possono tuffarsi di nuovo con ilarità nella loro infanzia quando imitavano i mitici passi del moonwalk di Michael Jackson e indossavano enormi spalline sproporzionate per sentirsi alla moda. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Italia n1
Data Trasmissione: Sabato, 13. Febbraio 2021 - 21:20


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BALLERINA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 03/02/2017 - 15:25
 
Titolo Originale: Ballerina
Paese: FRANCIA, CANADA
Anno: 2016
Regia: Eric Summer, Éric Warin
Sceneggiatura: Carol Noble, Eric Summer, Laurent Zeitoun
Produzione: Gaumont, Quad Productions, Caramel Film, Main Journey
Durata: 89

Félicie Milliner è una ragazzina di undici anni che sin da neonata ha vissuto in Bretagna, in un orfanotrofio col suo migliore amico Victor. Dopo essere scappata dall'orfanotrofio con Victor giunge a Parigi e, per riuscire a frequentare il corso di danza dell'Operà, ruba l’identità di Camille, ricca e saccente ragazzina che insegue i sogni della madre. Félicie subisce le cattiverie di Camille e di sua madre Règine ma grazie alla sua passione per la danza e alla grande bontà della serva Odette realizzerà il suo sogno

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una storia che spinge a credere nei propri sogni e a non abbattersi di fronte alle difficoltà e ai sacrifici necessari per realizzarli. E’ particolarmente pregevole la figura di Odette che grazie ad uno spirito di sacrificio disinteressato e generoso dopo aver visto arenare i propri sogni trova ancor più gioia nell’aiutare la sua amica.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una grafica molto curata si ispira ai grandi pittori di quel momento creativo che fu vissuto nella Parigi di fine ottocento. Purtroppo la sceneggiatura risulta un po’ debole nella parte centrale della storia, quella in cui l’antagonista dovrebbe prendere il sopravvento mentre la protagonista dovrebbe accettare e superare le difficoltà e imparare dai propri errori a lottare per difendere i propri affetti prima ancora che i propri sogni.
Testo Breve:

Nella Parigi della fine ottocento, due orfani cercano di realizzare le loro aspirazioni, la prima come ballerina, il secondo come inventore. Una storia deliziosa molto ben disegnata ma con una sceneggiatura debole

In uno dei momenti maggior fioritura dell’arte nella Parigi di fine ottocento è ambientata la deliziosa vicenda di Ballerina, film di animazione franco-canadese. Tenera e dolce storia fondata sul desiderio di realizzare le proprie aspirazioni e trovare il proprio posto nel mondo, che si sviluppa sullo sfondo di una città in grande fermento artistico in cui la danza, la musica, la poesia, la pittura, la scultura e l’architettura si sviluppano e si compenetrano a vicenda.

La protagonista di questa storia, che ha il potere di incantare soprattutto la fantasia delle bambine, è Félicie, una giovane orfana con l’innata passione per la danza che sogna di diventare una grande ballerina dell’Operà di Parigi. Per realizzare il suo sogno Félicie fugge dall’orfanotrofio in Bretagna in cui è cresciuta e, insieme al suo miglior amico Victor, giovane e bizzarro inventore in erba, raggiunge Parigi. Armati entrambi di grande passione e di un notevole spirito di sacrificio i due si dividono tra le strade di una splendida Parigi in fermento per cercare il luogo adatto a realizzare i propri sogni.

Dopo aver assistito di nascosto alla stupefacente performance di Rosita Mauri, prima ballerina dell’Operà, Félicie conosce la dolce Odette, una ragazza all’apparenza scontrosa ma dotata di un grande cuore, che si fa carico della piccola orfana e del suo sogno. Félicie e Victor procedono con determinazione verso la realizzazione delle loro aspirazioni ma le difficoltà e gli ostacoli non tardano a frapporsi lungo il loro percorso.

Le pittoresche strade di Parigi, la sorprendente costruzione della Torre Eiffel e della futura Statua della Libertà e i suggestivi panorami osservati dall’alto della cupola del teatro dell’Operà sono i dettagli che inseriscono questa storia semplice e delicata in un contesto storico e artistico assai significativo e peculiare. Anche i personaggi che rappresentano per i due giovani protagonisti l’ideale traguardo da raggiungere sono reali figure storiche. Uno è il famoso ingegnere Gustave Eiffel nel cui studio Victor impara come realizzare grandi opere architettoniche. L’altra è Rosita Mauri, ballerina dell’epoca assai nota in tutta Europa, la cui grazia nella danza ispirò non solo popolari balletti e poemi, ma anche grandi artisti del calibro di Edgar Degas, Auguste Renoir, Eduard Manet e molti altri che realizzarono sul suo soggetto numerosi famosi ritratti.

Le opere di questi importanti pittori sembrano in una certa misura aver anche ispirato la grafica e la composizione di alcune scene del film che nelle pose e negli ambienti ricordano i loro quadri; sebbene la nitidezza della grafica dell’animazione si discosti molto dai tratti sfumati e indefiniti tipici dell’impressionismo francese.

Tutti questi dettagli insieme alle musiche coinvolgenti fanno di Ballerina un piccolo lavoro d’animazione gradevole e ben riuscito, nonostante la storia in se stessa manchi di una struttura veramente del tutto avvincente. Fra tutti spicca il personaggio di Odette, giovane serva che a causa di un incidente ha dovuto abbandonare il proprio sogno ma che attraverso una grande generosità e pazienza riesce a ritrovare soddisfazione e gioia ancora più profonde nella sua piccola amica.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI3
Data Trasmissione: Sabato, 26. Dicembre 2020 - 20:30


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