Animazione

  • warning: Creating default object from empty value in /home/fctadmin/public_html/modules/taxonomy/taxonomy.pages.inc on line 33.
  • strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_validate() should be compatible with views_handler::options_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_submit() should be compatible with views_handler::options_submit($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter_boolean_operator::value_validate() should be compatible with views_handler_filter::value_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter_boolean_operator.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_style_default::options() should be compatible with views_object::options() in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_style_default.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_validate() should be compatible with views_plugin::options_validate(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_submit() should be compatible with views_plugin::options_submit(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.

ANOMALISA

Inviato da Franco Olearo il Mar, 02/23/2016 - 14:26
Titolo Originale: Anomalisa
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Charlie Kaufman, Duke Johnson
Sceneggiatura: Charlie Kaufman
Produzione: STARBURNS INDUSTRIES, SNOOT ENTERTAINMENT
Durata: 90

Michael Stone, atterra da solo a Cincinnati e si fa portare da un taxi all’albergo Fregoli. Michel è uno scrittore motivazionale di successo e il giorno dopo dovrà parlare del suo ultimo libro: “Come posso aiutarti ad aiutarli?". La sera è lunga e dopo una telefonata alla moglie e al figlio, decide di contattare Bella, un suo amore di 11 anni prima, terminato bruscamente per colpa sua. Inizialmente riluttante, Bella accetta di incontrarsi con lui al bar dell’albergo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista è malato di narcisismo e insensibile alle sofferenze degli altri
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena esplicita di rapporto sessuale, anche se realizzata con delle marionette
Giudizio Artistico 
 
L’esperimento di usare pupazzi animati per raccontare una storia per adulti si può dire pienamente riuscito: Michel Kaufman, affiancato dall’esperto in animazione Duke Johnson, riesce a presentarci una storia che è realista ma al contempo pervasa dalle straniati allucinazioni del protagonista
Testo Breve:

La tecnica dello stop-motion riesce a rendere con particolare efficacia una storia adulta di disagio esistenziale che in realtà è solo frutto dell’inguaribile narcisismo del protagonista e della sua insensibilità nei confronti degli altri

Raccontare non una favola ma una storia per adulti con pupazzi mossi con la tecnica della stop-motion, già adottata con successo da Tim Burton (La sposa cadavere, Frankenweenie)? L’esperimento ha avuto successo. La ricostruzione degli interni è rigorosa, l’espressione dei volti è convincente. Se la testa del pupazzo resta invariata, la maschera facciale viene continuamente sostituita per modificare le espressioni del volto (forme realizzate con una stampante 3D). Il regista e sceneggiatore Charlie Kaufman si è concesso inoltre il vezzo di non cancellare digitalmente la linea che separa la maschera dal resto del volto, quasi a dare quel senso di allucinazione, di confusione fra realtà e incubo che caratterizza tutto il racconto. Anche la soluzione di circondare il protagonista di camerieri, tassisti, direttori d’albergo con lo stesso volto (nella versione originale sono tutti doppiati dallo stesso attore che si è limitato a modificare l’intonazione della voce) serve a rendere palpabile la sindrome di Fregoli di cui è affetto Michael, che si sente ossessivamente perseguitato da una stessa persona.

La lunga sequenza iniziale, apparentemente banale, caratterizzata da colloqui di pura routine professionale fra Michael e il tassista che lo sta conducendo all’albergo, fra Michael e il facchino che gli mostra la stanza, offrono la falsa e fredda sicurezza di rapporti umani che si nascondono dietro una prassi di comunicazioni codificate. Non sfuggono alla stessa legge i primi approcci amorosi far Michael e Lisa, che ha accettato di esser ospitata nella sua camera. Non c’è lo slancio frutto di un  trasporto amoroso ma l’imbarazzata intimità di due persone che restano fra loro estranee e che agiscono con cautela, timorose di fare qualcosa di sbagliato o non gradito.

Kaufman ha indubbiamente trovato la forma espressiva più giusta per trasmettere una situazione di profondo disagio esistenziale e il film è candidato all’Oscar nella categoria dei film d’animazione.

Ma in cosa consiste questo angosciante disagio? In puro narcisismo e egoistica insensibilità nei confronti delle esistenze degli altri.

Apprendiamo che Michael ha una moglie premurosa e un figlio ma dopo aver speso con loro una sbrigativa telefonata, coglie l’occasione della trasferta a Cincinnati per riagganciare Bella, con cui ha avuto una relazione undici anni prima. Veniamo in questo modo a conoscere l’insensibilità di quest’uomo che l’aveva abbandonata improvvisamente, facendola soffrire per un anno intero. Ancora adesso, quando Bella gli chiede spiegazioni dopo tutti gli anni passati, lui si limita a rispondere con un: “non lo so”. Nei confronti di Lisa, la donna con cui riesce a intrattenersi più a lungo, Michael può agilmente giovarsi del vantaggio della differenza di classe e cultura: lui è uno scrittore affermato, lei una semplice telefonista che confessa candidamente di aver dovuto cercare sul vocabolario certe parole presenti nel suo libro.

Come era già accaduto in Se mi lasci ti cancello dove Charlie Kaufman era sceneggiatore, la forma risulta più interessante della sostanza e alla fine, ritengo che sia inutile cercare in questo film significati universali sul disagio dell’uomo moderno, quanto il banale racconto di un uomo che, trovandosi una sera da solo in un albergo lontano da casa, cerca il modo di passare la notte con una donna.

Anche la rappresentazione dell’universo femminile risulta sgradevole: tutte le donne ritratte risultano fragili, preoccupate soprattutto di non essere abbastanza attraenti nei confronti di un uomo che non merita neanche un secondo della loro attenzione. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IL MIO VICINO TOTORO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 12/14/2015 - 21:23
 
Titolo Originale: Tonari no Totoro
Paese: USA, GIAPPONE
Anno: 1988
Regia: Hayao Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Produzione: STUDIO GHIBLI, TOKUMA JAPAN COMMUNICATIONS CO. LTD., WALT DISNEY ANIMATION
Durata: 86

Satsuke e sua sorella Mei si trasferiscono in una casa di campagna, insieme al padre, per stare vicino alla madre ricoverata in ospedale. Le due ragazze scoprono che la foresta intorno alla loro abitazione è abitata da creature magiche tra cui lo spirito buono della foresta Totoro. Questi non è solo il guardiano della foresta ma si prende cura delle due bambine quando si trovano in pericolo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film invita al rispetto della natura e narra con semplicità e realismo il rapporto delle due sorelle con i loro genitori
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La poesia dei disegni si fonde perfettamente con il messaggio di amore per la natura e la vita semplice della campagna che vuole esprimere il racconto
Testo Breve:

Ritorna al cinema in versione rimasterizzata questo capolavoro del 1988 del maestro Hayao Miyazaki. Un racconto che, attraverso la figura di Totoro, guardiano della foresta, rende omaggio alla vita silente della natura.

 

La storia è incredibilmente semplice: due bambine, Satsuke  di 11 anni e Mei di 4, con il loro padre, traslocano in una vecchia casa di campagna per poter stare vicino alla mamma, che è ricoverata in una clinica poco distante.

Le bambine aprono con cautela le singole stanze, temendo di imbattersi in chissà quali spiriti (e in effetti ci sono dei piccoli e neri folletti, che amano insediarsi in tutto ciò che è stato abbandonato) ed  esplorano, piene di curiosità, il bosco circostante, impressionate dalla presenza di un possente quanto misteriso albero di canfora.

I vicini, intenti al lavoro nei campi, sono accoglienti e gentili (tranne il piccolo ragazzo Kanta, che ha poca confidenza con le femmine).

Eppure, nonostante la banalità della storia, il film cattura lo spettatore fin dall'inizio, immagine per immagine. Non si tratta solo per la bellezza dei disegni, che è comunque notevole, ma per il tipo particolare di narrazione adottata da Miyazaki, che è sopratutto contemplativa, capace di evocare sentimenti profondi in ogni imagine.

Il verde della natura appena smosso dal vento, la vecchia casa di campagna, piena di rimandi a una vita contadina, essenziale e austera,   la cortese bonomia dei vicini abituata a scandire il tempo con il lento alternarsi delle stagioni; la pioggia, ostile agli esseri umani ma fonte rigogliosa per la vita silente del bosco: non si tratta solo di graziosi quadri realizzati da  un artista sensibile, ma espressione di una precisa filosofia di vita. Non si può non ricordare Viaggio a Tokio (1953),  il film di un altro grande maestro giapponese, Yasujiro Ozu, dove il contrasto fra la saggezza millenaria degli abitanti dei villaggi e la vita frettolosa e superficiale della Tokio del dopoguerra era particolarmente evidente.

Il film è anche popolato da strani animaletti somiglianti a dei conigli e dal pacifico Totoro, il guardiano della foresta. Non sono stati inseriti solo per allietare la fantasia dei piccoli spettatori ma queste figure diventano, nel film, quasi espressione di una forma di religione della natura.

Particolarmente significativo è il momento in cui il padre invita le figlie, a inchinarsi davanti all' enorme albero di canfora, in segno di rispetto verso il custode della foresta, che si mostra solo a chi vuole lui.

E’ inutile preoccuparsi, ipotizzando in questa sequenza, una rinata forma di animismo; si tratta piuttosto di attribuire il giusto valore alla natura e il rispetto della vita silente, per nulla minacciosa, che vive nel suo grembo. Anche il gesto generoso del piccolo contadino Kanta, all’inizio così scontroso, nei confronti delle due bambine serve a ricordare quella nobiltà d’animo che non deve mai svanire nel popolo giapponese

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IL GIARDINO DELLE PAROLE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/20/2014 - 20:00
Titolo Originale: Koto no ha no niwa
Paese: Giappone
Anno: 2013
Regia: Makoto Shinkai
Sceneggiatura: Makoto Shinkai
Produzione: COMIX WAVE
Durata: 46

Takao ha 15 anni, frequenta la scuola con poca diligenza perché è un solitario sognatore che ama rifugiarsi, quando piove, sotto un gazebo nel parco della città. Anche Yukino, una misteriosa donna di 27 anni, ama rifugiarsi sotto quel gazebo quando piove. Anche lei non sembra molto preoccupata di assentarsi frequentemente dal lavoro. I due iniziano così a fare amicizia..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ragazzo e una ragazza, distanti fra loro come età, percepiscono un’intesa che si sta formando ma sanno anche comprendere l’impossibilità di una tale relazione
Pubblico 
Adolescenti
Un innamoramento un po' particolare per essere compreso dai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film si avvantaggia dell’incredibile fascino dei disegni di Makoto Shinkai e della sua equipe ma c’è un certo abuso nei toni languidi e melanconici
Testo Breve:

Takao e Yukino, lui di 15 anni, lei di 27, amano rifugiarsi sotto un gazebo che si trova al centro del parco della città, ogni volta che piove. Un incontro impossibile raccontato con struggente malinconia dalle bellissime immagini di Makoto Shinkai.

In Giappone la stagione delle piogge intense cade fra giugno e luglio.

Uno studente quindicenne si trova a suo agio solo quando piove; alla sua anima sensibile e melanconica sembra di sentire in quelle gocce l’odore del cielo e nelle giornate piovose preferisce, invece di andare a scuola, rifugiarsi sotto il gazebo del giardino pubblico della sua città. Qui, in tranquilla solitudine, si dedica alla sua passione: disegnare scarpe da fare a mano.

Un giorno scopre che una ragazza, più grande di lui, ama rifugiasi sotto lo stesso gazebo. Anche lei sembra cercare la solitudine e in quel luogo di pace si mette tranquilla a leggere, sorseggiando una lattina di birra e mangiando cioccolata.

Takao si comporta con molto rispetto e circospezione nei  confronti di lei perché teme di esser visto come un moccioso studente ma al contempo comprende, anche senza scambiare con lei molte parole, che c’è qualcosa che li accomuna nel loro cercare la solitudine e  nel quasi annullarsi in quella natura che sembra riprendere vita sotto le sferzate della pioggia.

Alla fine è lei a rompere il ghiaccio citando un famoso Haiku (un breve componimento poetico) che inneggia alla pioggia e senza che fra di loro si sia stabilito un accordo esplicito, prendono l’abitudine di incontrarsi sotto quel gazebo ogni volta che il cielo si rannuvola.

 I disegni di Makoto Shinkai e della sua equipe sono affascinanti, nelle scenografie come nel realismo del movimento dei personaggi. Si tratta di qualcosa di sostanzialmente diverso dalle opere del maestro, premio Oscar, Miyazaki : questo tende a raccontare storie immaginifiche orientate a bambini e ragazzi, mentre Shinkai  racconta storie per young adult ed ha un tratto più realistico, quasi fotografico ma si tratta pur sempre di un realismo trasfigurato, grazie a un uso sapiente della luce e del fluire continuo dell’acqua, la vera protagonista di questa storia.

 Takao e Yukino sono piccole formiche in una convulsa metropoli giapponese: stipati nei vagoni della metropolitana, rintanati in piccoli appartamenti di notte, come Yukino che vive all’ultimo piano di un palazzone popolare. Le problematiche rappresentate sono quelle dei giovani di oggi di qualsiasi parte del mondo: Takao lavora di sera e nelle vacanze in un fast food per guadagnarsi un po’ di autonomia; il fratello  lascerà presto la casa materna per andare a convivere con la sua ragazza; la vita fra i ragazzi e le ragazze del liceo è carica di tensioni causate da gelosie e rancori.

Il giardino delle parole non è quindi un’opera poetica, come il lirismo di certe immagini potrebbe far supporre  ma è piuttosto il racconto realista di un innamoramento adolescenziale che non può realizzarsi, con tutto quello che di rabbia, tristezza, senso di impotenza comporta.

L’intesa fra questi due giovani così distanti come età, così solitari e così confusi fra sogno e realtà si carica così di uno spleen struggente che trova nei disegni di Shinkai la sua perfetta realizzazione. Se c’è un appunto da fare a questo film è proprio quello di aver approfittato troppo della malinconia insita nelle immagini.

Il film è stato presentato per un solo giorno (film-evento del 21 maggio ‘14) e ci auspichiamo che esca presto in DVD.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

RIO 2: MISSIONE AMAZZONIA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/17/2014 - 15:03
 
Titolo Originale: Rio 2
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Carlos Saldanha
Sceneggiatura: Don Rhymer, Carlos Kotkin, Jenny Bicks, Yoni Brenner
Produzione: Blue Sky Studios
Durata: 102

Il famoso pappagallo Blu vive a Rio insieme alla moglie Jewel e ai suoi tre cuccioli, perfettamente adattati in un ambiente cittadino. Ma la scoperta dell’esistenza di altri esemplari della specie spinge Jewel a riportare tutta la famiglia nella selvaggia Amazzonia alla ricerca dei propri simili.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
“Moglie felice, vita felice” è lo slogan ripetuto più volte nel film, che vede nell’amore coniugale (in qualunque razza) e nella cura dei figli la fonte primaria della nostra felicità. Molta sensibilità sui problemi legati alla cura dell’ambiente
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Con l’incredibile vitalità delle immagini, delle musiche e dei colori Rio 2 riesce a trascinare gli spettatori in un turbine di allegria, direttamente sulle calde spiagge di Rio de Janeiro e nella foresta amazzonica.
Testo Breve:

Bue e Jewel, gli unici superstiti della razza macao blu, si sono sposati e hanno tre figli. Decidono di tornare in Amazzonia alla ricerca dei loro antenati. Il carnevale di Rio e l’Amazzonia sono l’occasione per un tripudio di danze e di colori che fa da contorno a una divertente storia ecologica

Con l’incredibile vitalità delle immagini, delle musiche e dei colori Rio 2 riesce a trascinare gli spettatori in un turbine di allegria, direttamente sulle calde spiagge di Rio de Janeiro. Il mix di energia e buonumore è indubbiamente la caratteristica distintiva di questo film di animazione che, se nello svolgersi della storia talvolta si appoggia a cliché fin troppo noti,  riesce comunque a divertire affrontando anche tematiche non banali.

Il protagonista Blu, dolce e impacciatissimo come sempre, è il vero perno comico della storia. Perfettamente adattato ad una tranquilla vita cittadina, non chiede altro che trascorrere le giornate guardando tv e mangiando pancakes. Viene però convinto dagli amici a seguire la moglie nell’avventuroso viaggio in Amazzonia, secondo il saggio principio “moglie felice, vita felice”. Peccato che vita felice non sia affatto sinonimo di vita comoda! E il povero Blu, armato di marsupio, coltellino e navigatore satellitare, si renderà ben presto conto che la felicità sua e della sua famiglia è molto di più che un egoistica ricerca della tranquillità.

Infatti i pericoli sono sempre dietro l’angolo: uno spietato trafficante di legname è disposto a sterminare la sua specie pur di continuare a disboscare la foresta, mentre il cacatua Nigel, seguito dalla velenosa ranocchia Gabi, è determinato ad attuare la sua vendetta. Blu sarà quindi costretto ad imparare a sopravvivere nella foresta, guadagnandosi il rispetto dei suoi simili, in particolare del suocero, fino rischiare la vita per salvare quella dei suoi cari.

La scoperta della felicità nella famiglia e negli altri, invece della solitaria assenza di problemi, non è l’unica tematica interessante. Anche la scoperta di se stesso e del proprio valore sarà una conquista per Blu, così impacciato agli occhi del mondo, ma capace di tutto pur di proteggere chi ama. Inoltre la sensibilizzazione ai problemi dell’ambiente, come la sopravvivenza di una specie, o l’importanza della vegetazione amazzonica, è sicuramente un punto importante del film. Un po’ fuori tono invece è l’amore segreto della ranocchia Gabi per il perfido Nigel, troppo trascinato tra musiche e citazioni teatrali e che porta davvero poco divertimento e sostanza alla storia. Molto carina infine la mini trama del tucano Rafael alla ricerca di una guest star per il carnevale di Rio, che regala momenti di grandi risate ed esplode con l’incredibile tripudio del concerto finale.

Autore: Ilaria Giudici
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

CAPITAN HARLOCK 3 D

Inviato da Franco Olearo il Sab, 01/04/2014 - 21:31
Titolo Originale: Space Pirate Captain Harlock
Paese: GIAPPONE
Anno: 2013
Regia: Shinji Aramaki
Sceneggiatura: Harutoshi Fukui tratta dal manga di Leiji Matsumoto
Produzione: Toei Animation Company, Capitan Harlock Production Committee
Durata: 115

Siamo in un lontano futuro, il genere umano ha colonizzato vari pianeti nell’universo ma quando ha cercato di tornare sulla terra ha scatenato una guerra alla fine della quale il pianeta natio è stato dichiarato un santuario inaccessibile per gli esseri umani dalla Coalizione di Gaia che con la sua potente flotta impedisce a chiunque di raggiungerla. Il misterioso pirata spaziale capitan Harlock con la sua nave Arcadia è l'unico a opporsi a Gaia e a cercare di riportare l’umanità sulla Terra. L’Arcadia si muove per l’universo, attacca le navi della flotta e persegue un piano misterioso. Il capo della flotta di Gaia, Ezra, manda suo fratello minore Yama a infiltrarsi sull'Arcadia per scoprirlo ed eliminare Harlock, ma il ragazzo rimane affascinato dal pirata e scopre che la sua missione potrebbe cambiare il destino dell’universo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film presenta diversi ed evidenti rimandi cristologici anche se poi li frulla molto liberamente con una concezione filosofica profondamente orientale, fatta di cicli inevitabili di morte e rinascita,
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di tensione e violenta, una scena di nudo
Giudizio Artistico 
 
Il film è dotato di un eccezionale 3D che non deluderà gli appassionati La trama non è particolarmente originale ma presenta numerosi colpi di scena e si può dire che il versante avventuroso della vicenda è assolutamente riuscito.
Testo Breve:

Coloro che da ragazzi si sono appassionati al manga di Capitan Harlock possono ora accompagnare i loro figli a vedere questa rivisitazione della sua storia. Un ottimo 3D per delle avventure che non tradiscono le attese

Realizzato in un eccezionale 3D che non deluderà gli appassionati, Capitan Harlock porta sul grande schermo il personaggio protagonista di un manga e poi di diversi cartoni animati che negli Anni Settanta anche in Italia incantarono ed esaltarono un’intera generazione di ragazzini.

Il pirata spaziale con il mantello svolazzante, la benda sull’occhio e la cicatrice, che guida la sua astronave Arcadia contro i nemici del genere umano, diventa qui il protagonista di un’avventura nuova di zecca (il che, tra l’altro, rende il film fruibile anche a coloro che non sono familiari con la complicata e talvolta contraddittoria mitologia del personaggio), che gioca abilmente con modelli disparati del cinema di fantascienza internazionale ma anche delle Sacre Scritture.

È innegabile, infatti, che questo Harlock, pur conservando fino in fondo le caratteristiche originarie di eroe anarchico e solitario, presenta anche diversi ed evidenti rimandi cristologici, dalla citazione quasi letterale di frasi evangeliche alla costruzione di certi personaggi (la giovane spia, amico e traditore, i nemici, un sinedrio ipocrita disposto a sacrificare il singolo per un bene generale, ecc.), anche se poi li frulla molto liberamente con una concezione filosofica profondamente orientale, fatta di cicli inevitabili di morte e rinascita, in cui la vita del singolo, sia esso un fiore delicato o un essere umano, è definita innanzitutto per il proprio carattere effimero.

La trama non è particolarmente originale ma presenta numerosi colpi di scena (alcuni dei quali non sempre del tutto comprensibili) e cambi di fronte fatti per lasciare spiazzato lo spettatore, tra armi di distruzione di massa spaziali, apocalissi planetarie, bombe gravitazionali capaci di rivoltare tempo e spazio come un calzino e viaggi oltre la velocità della luce.

La Terra, pianeta natio cui la razza umana sull’orlo dell’estinzione anela a tornare (foss’anche solo trascorrevi gli ultimi anni della sua esistenza, come dice uno dei personaggi) è insieme il paradiso perduto e l’eterna illusione che spinge l’uomo ad andare avanti, e la contrapposizione tra illusione (più o meno necessaria) e dolorosa realtà, è uno dei temi ricorrenti della storia.

I personaggi (a sorpresa abbastanza espressivi, considerata la tecnica di realizzazione) sono pensati e resi con una certa complessità, a partire dall’eroe titolare, il paladino della libertà caratterizzato da una immortalità che pare più una condanna (per un “peccato” passato la cui rivelazione svolge un ruolo essenziale nello sviluppo della storia), che un carattere divino, per continuare con il giovane Yama, spia recalcitrante e piena di dubbi, alla ricerca di una missione e di una ragione per vivere e morire. Il capitano è il simbolo contraddittorio e drammatico di una libertà che può anche diventare distruttiva, ma che è sempre e comunque preferibile a una pace fondata sull’illusione e il controllo, e in quanto tale non può mai davvero morire, ma è quasi “costretto” insieme alla sua ciurma di naufraghi spaziali ad andare avanti in nome di una ostinata speranza che è il tratto distintivo dell’uomo veramente tale.

Al di là del poderoso ancorché talvolta un poco contraddittorio portato filosofico della vicenda (un inno, comunque, alla speranza nell’uomo e nella realtà, e nel fondo, l’identificazione tra libertà e ricerca della verità), non c’è dubbio che il versante avventuroso della vicenda sia assolutamente riuscito.

Se per i fan del “vecchio” Harlock il film sarà lo spunto per ritrovare uno dei beniamini della loro giovinezza, per il pubblico a digiuno, infatti, è l’occasione di un’immersione fantastica in un universo che riecheggia da Star Wars all’ultimo Star Trek, ma che reinventa con grande fantasia ed efficacia visiva il design delle navi, dalla piratesca Arcadia con il vessillo con teschio e ossa incrociate che sventola anche nello spazio siderale (alla faccia dei puristi della fisica) alle imponenti corazzate della Flotta di Gaia, con battaglie navale, speronamenti e attacchi all’arma bianca come nei veri film di pirati. E alla fine il capitano, novella fenice dello spazio, continuerà a volare tra i pianeti con il mantello nero e il cuore bianco e il vessillo con il teschio “che vuol dire libertà”…

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

EPIC - IL MONDO SEGRETO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 05/23/2013 - 18:19
 
Titolo Originale: Epic
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: Chris Wedge
Sceneggiatura: Daniel Shere, William Joyce Tom, J. Astle, Matt Ember, James V. Hart
Produzione: BLUE SKY STUDIOS
Durata: 104

Mary Katherine, per gli amici MK, raggiunge una casetta in mezzo al bosco dove abita suo padre scienziato. Sua madre è morta da poco e MK cerca di riallacciare i rapporti con questo padre un po’ svitato che si ostina a fare ricerche con la pretesa di dimostrare che il bosco è abitato da un popolo di piccolissime creature. MK scopre che il padre ha ragione: ridotto anche lei a dimensioni minime, si accorge che nel bosco è in atto una battaglia fra le forze del bene e quelle del male per la sopravvivenza della natura…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
“Le foglie sono tante ma l’albero è uno”: è l’invito che proviene dal film alla solidarietà e all’unità di intenti fra chi si sente parte dello stesso popolo
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una storia piena di fascino grazie a una CG in 3D particolarmente riuscita e con protagonisti ben caratterizzati
Testo Breve:

Mary Katherine scopre che  il bosco è animato da piccolissime creature impegnate a combattere per la sopravvivenza della natura. Un film pieno di fascino realizzato con un ottimo 3D, adatto per piccoli ecologisti 

Sono tanti i film che ci hanno prospettato l’esistenza di minuscole creature che popolano i boschi e la semplice erba dei nostri giadini e alla fine bisognerà pur crederci. Luc Besson con Arthur e il popolo dei minimei ci aveva fatto scoprire un microcosmo di piccoli esseri che vivono nel giardino di Arthur come in quello di qualsiasi altro bambino. Anche Sho, il ragazzo affetto da una grave malattia al cuore che sta passando un periodo di riposo presso la casa di campagna della nonna, fa la conoscenza con Arrietty nel film omonimo dello Studio Ghibli: una dolce ragazza del popolo dei minuscoli Rubacchiotti che vivono prendendo “in prestito” dagli umnani ciò che loro serve.

Epic assomiglia di più al secondo, come storia di formazione di due adolescenti: se Sho e Arrietty, aiutandosi a vicenda, avevano scoperto il valore dell’amicizia e Sho aveva recuperato la voglia di  continuare a lottare per vivere,  Mary Katherine supera il lutto per la morte della madre ritrovando l’affetto paterno mentre l’indisciplinato e orfano Nod del popolo dei Leafmen diventa un guerriero degno di suo padre.

La storia potrebbe assomigliare alle tante già raccontate per un pubblico di giovani ma questo lavoro di Chris Wedge realizzato con la sua Blue Sky Studios di cui è co-fondatore, conferma il segreto del successo dei suoi precedenti lavori ed in particolare della quadrilogia dell’ Era glaciale: la puntuale e divertente caratterizzazione dei personaggi e la capacità di  non perdere mai il gusto, anche nei momenti che si profilano tragici, per la scenetta divertente e la battuta scherzosa, grazie in questo caso alle due spalle comiche costituite dalle due lumache Mub e Grub, doppiate nella versione italiana da Lillo e Greg.

E’ proprio dal confronto con i precedenti lavori che si resta ammirati dai progressi nell’animazione 3D compiuti   dalla Blue Sky Studios, che continua in questo modo a tener testa a giganti delle dimensioni della Disney-Pixar e Dreamworks: se l’Era Glaciale manifestava una certa semplificazione del disegno, in questo Epic lo stupore per la ricchezza e la complessità delle immagini costituisce l’elemento predominante: numerose e complesse scene di massa, grande ricchezza e fantasia nelle scenografie delle processioni del popolo dei Leafmen nel bosco incantato.

Il tema dominante è quello della difesa della natura: come in Avatar non viene esclusa una qual forma di religione della natura, Epic manifesta la presenza di una misteriosa forza che  regola l’armonia della natura e la rigenera continuamente. Se  Avatar aveva una visione decisamente panteista, in questo caso  prevale una visione dualista dove le forze del male e del bene  si fronteggiano senza esclusione di colpi.

Occorre riconoscere che film come Epic risultano molto stimolanti per i più piccoli perché li invitano ad osservare con curiosità la natura che ci circonda, anche quella più domestica, per abituarli a scoprire quella bellezza che a prima vista non si scorge.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

KIKI - CONSEGNE A DOMICILIO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 04/24/2013 - 16:44
 
Titolo Originale: Majo no takkyûbin
Paese: GIAPPONE
Anno: 1989
Regia: Hayao Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Produzione: STUDIO GHIBLI, NIPPON TELEVISION NETWORK, TOKUMA SHOTEN
Durata: 102

Kiki ha appena compiuto 13 anni e secondo le regole delle streghe, deve inforcare la sua scopa per fare apprendistato presso una città dove non ci sono altre “colleghe”. Saluta i genitori e inizia il viaggio finché decide di fermarsi in una città di mare. Qui incontra una simpatica panettiera che le offre alloggio ma non riesce a fare amicizia con altre ragazze della sua età perché lei è troppo mal vestita…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La generosità di alcune persone che incontra e l’amicizia con una giovane pittrice saranno determinanti per la formazione della giovane Kiki
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film conferma l’incanto dei disegni dello Studio Ghibli e una sceneggiatura particolarmente valida nel descrivere i turbamenti di una adolescente
Testo Breve:

La giovane strega Kiki cerca di essere utile, con la sua attitudine a volare su di una scopa, agli abitanti di una città dove non è conosciuta. Un film di formazione, di amicizia e di solidarietà giovanile

La Lucky Red ha deciso di regalarci, al ritmo di uno all’anno, i vecchi capolavori dello Studio Ghibli,  diretti e sceneggiati direttamente da Hayao Miyazaki.

Con Kiki – consegne a domicilio-1989, non ritroviamo la passione totalizzante per il volo presente  in Porco rosso-1992 o ne Il Castello del cielo-1986 (ma un dirigibile avrà una parte non secondaria verso la fine) né siamo trasportati in mondi di pura fantasia  come era accaduto ne La città incantata- 2001 o Il castello errante di Howl -2004 (ma la giovane protagonista è pur sempre una strega). Ci troviamo piuttosto sul crinale di passaggio dalla fanciullezza all’adolescenza  e due ragazzi sono protagonisti di un racconto di formazione e di amicizia come era già accaduto ne Il mio vicino Totoro-1988, in  Arrietty-2010 e ne La collina del papaveri – 2011.

Kiki ha tredici anni e secondo le regole delle streghe, è l’età giusta per iniziare l’anno di apprendistato; salutati quindi i suoi amati genitori e la sua deliziosa nonnina (come lo sono tutte le nonne nei film giapponesi, forse  specchio  di una cultura che rispetta particolarmente gli anziani, forse effetto dei film di Ozu) e inforca la sua scopa  con ancora qualche incertezza nella guida per  raggiungere una grande città, desiderosa di mostrarsi utile.

Una materna signora che gestisce con il marito una panetteria la ingaggia per le consegne a domicilio (ovviamente per via aerea) e le consente  di sistemarsi  in una  stanza ricavata nel solaio del negozio, con una bellissima vista sull’oceano.

Sono tante le componenti che contribuiscono a realizzare quel fascino così particolare delle opere di  Hayao Miyazaki.  Sicuramente il disegno, in questo caso una città di fantasia a metà fra le salite di S. Francisco e la old town di Edimburgo, animata da auto d’epoca e dal vento fresco che proviene dal porto. La natura è poco distante,  sempre presente nei suoi film: fitte boscaglie ma anche animali (in questo caso stormi di oche selvatiche compagne di viaggo di Kiki). Una natura saggia e benevola che  alimenta l’atteggiamento contemplativo di Miyazaki , espressione di un senso di meraviglia che è quasi ossequio verso qualcosa di divino.

Il racconto si sviluppa lento e ciò potrebbe risultare poco gradito ai giovani ma anche questo aspetto concorre a costituire lo stile dell’autore, che ha bisogno di tempo per mostrare le emozioni e le più lievi mutazioni nell’animo dei protagonisti adolescenti.

Sono note di stile che fanno da supporto alla principlale dote di  Miyazaki, vero esperto di umanità: raccontare in profondità  l’animo di un adolescente, in questo caso della tredicenne Kiki.

 Pochi tratti sono sufficienti per delineare le differenze fra i due protagonisti: Kiki è più riflessiva, incerta come tutte le adolescenti, sulla possibilità di essere considerata  carina, sugli abiti da indossare, sul come trattare i ragazzi; Tombo invece è un ragazzo schietto fino ad apparire maldestro, facile all’entusiasmo e incapace di stare fermo.  

Kiki oscilla fra lo slancio entusiasta e l’insicurezza paralizzante e in questa incertezza,  secondo la metafora imbastita dal film, finisce per  perdere  la capacità di volare.

Come era già successo in Arrietty, in Ponyo sulla scogliera, ne  La collina del papaveri, queste crisi di crescita non si superano da soli, ma con l’aiuto di un altro verso il quale si stabilisce un profondo senso di intesa e di amicizia. In questo caso sarà l’estrosa giovane pittrice che la ospita nella sua casa nella foresta a spingere Kiki  a trovare il suo stile personale con cui affrontare la vita, allo stesso modo con  cui anche lei aveva trovato la sua ispirazione artistica. 

Mentre fluiscono i titoli di coda, vediamo il gatto Gigi (amico inseparabile di Kiki) e la sua gatta con tanti gattini, la padrona della pasticceria che si coccola il  bambino appena nato, un finale che fa tornare inevitabilmente alla memoria quello, molto simile (ma in quel caso erano cuccioli di cane) , di un classico family-film della Walt Disney: Lilli e il vagabondo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

I CROODS

Inviato da Franco Olearo il Mer, 04/10/2013 - 17:21
 
Titolo Originale: The Croods
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: Chris Sanders, Kirk De Micco
Sceneggiatura: Kirk De Micco, Chris Sanders
Produzione: Dreamworks Animation
Durata: 90

simpatica famiglia preistorica abbandona la propria caverna per intraprendere un viaggio fantastico alla ricerca di una nuova vita

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Teneri e sinceri rapporti familiari, un bel racconto sul percorso educativo della protagonista
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una trama semplice, comprensibile anche dai più piccoli per un film divertente ed educativo
Testo Breve:

Una simpatica famiglia preistorica abbandona la propria caverna per intraprendere un viaggio che diventa anche un percorso di maturazione e di apertura alla speranza 

Una trama semplice, comprensibile anche dai più piccoli. Una famiglia di cavernicoli, padre madre nonna e tre figli, è l’unica sopravvissuta alle dure difficoltà di un mondo avverso. I vicini non ce l’hanno fatta: chi mangiato da un dinosauro, chi schiacciato da un mammut, ecc. Solo loro sono sopravvissuti. Come? Grazie alla paura. Il padre infatti insegna, per necessità, ai propri figli che solo guardandosi dai pericoli è possibile andare avanti.

Così la famigliola trascorre un’esistenza “tranquilla” tra le buie mura della propria caverna, uscendo esclusivamente per procacciarsi del cibo. Ma è evidente che questo non può bastare, e la prima ad accorgersene è la figlia maggiore, impavida e curiosa nonostante i dettami paterni. Ed è proprio quando lei si decide a rompere le regole avventurandosi nell’ignoto che tutto cambia. Grazie a lei, e all’incontro con un ragazzo, Guy, “diverso” perché pieno di fiducia nel futuro, tutta la famiglia impara a conoscere il nuovo, il bello, il buono che c’è nella realtà, riuscendo anche a scampare al terribile disastro ambientale che incombe su di loro.

Ed è quasi un percorso educativo quello che Guy fa compiere ai suoi buffi e trogloditi compagni di viaggio, un percorso di conoscenza a tutti gli effetti che permette di non porre la paura come unico orizzonte dell’esistenza. È la conoscenza di se stessi, degli altri, del mondo che permette il vero salto evolutivo e la possibilità di una vita più piena.

Altro aspetto interessante di questo viaggio fantastico sono i rapporti famigliari, in particolare quello tra padre e figlia che, seppur non nuovo per il grande schermo, è rappresentato in maniera tenera e sincera, oltre che con una grande dose di esilarante comicità. Il padre rozzo e primitivo per tutta la vita ha pensato solo a salvaguardare i propri cari, e ora si trova costretto a rischiare, ribaltando la propria visione del mondo, per assicurarne la sopravvivenza. Deve vincere la paura per abbracciare la speranza e, nella realtà come in un film di animazione, la cosa è più difficile di quanto sembri.

Con tanta allegria, freschezza e humor “I Croods” riesce nell’intento di divertire tutta la famiglia, insegnando qualcosa di profondo ai più piccoli e soprattutto ai loro genitori.

Autore: Ilaria Giudici
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

UN MOSTRO A PARIGI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/21/2012 - 20:51
 
Titolo Originale: Un monstre à Paris
Paese: FRANCIA
Anno: 2011
Regia: Bibo Bergeron
Sceneggiatura: Bibo Bergeron, Stéphane Kazandjian
Produzione: LUC BESSON PER EUROPA CORP., BIBO FILMS, FRANCE 3 CINÉMA, WALKING THE DOG
Durata: 82

Nel 1910 Parigi è sott’acqua perché la Senna ha superato gli argini. Emilie e Raoul sono due amici: il primo è un timido proiezionista mentre l’altro si occupa di consegnare pacchi per la città con il suo furgoncino. Entrambi hanno problemi sentimentali: Emilie vorrebbe tanto dichiararsi alla cassiera del suo cinema ma non trova mai il coraggio; Raoul è segretamente innamorato di Lucille, la prima cantante del cabaret l'"Oiseau rare" ma ormai lei è troppo famosa e non si occupa di lui.
A complicare la situazione una pulce gigante (effetto di un esperimento andato fuori controllo) terrorizza Parigi. Sarà Lucille a riconoscere l’animo mite della pulce e la sua bella voce tanto da convincerla a salire sul palcoscenico per cantare insieme. Intanto il prefetto di Parigi è alla ricerca del mostro…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film valorizza la preminenza della bellezza interiore a dispetto di qualsiasi apparenza e la generosa solidarietà per protagonisti nel confronti del “mostro”
Pubblico 
Pre-adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Molto belle le scenografie di Parigi; qualche carenza nella tenuta dell’intreccio narrativo
Testo Breve:

L’animatore francese Bibo  Bergeron, dopo aver lavorato molti anni alla Dreamworks, realizza un’opera interamente francese di grande qualità estetica senza paura di sfigurare con le grandi produzioni americane

 

Il cinema di animazione americano è sotto assedio? È troppo presto per dirlo.

Dall’Italia è partita la sfida con “I gladiatori di Roma” di Igino Staffi. Una sfida audace ma al contempo prudente (come sceneggiatore per i dialoghi è stato ingaggiato  un americano, Michael J. Wilson, autore di “L’era glaciale) con un occhio al mercato americano (quale giovane d’oltreoceano non conosce il Colosseo e i gladiatori?) e a quello nazionale (la voce inconfondibile di Belèn).

Adesso è la volta della Francia: Bibo  Bergeron,  diplomato presso la scuola per animatori CFT- Gobelins di Parigi e poi per otto anni presso la Dreamworks (è stato co-regista di Shark Tales), ha tutte le carte in regola per affrontare la sfida. Anche Bibo con i suo “Un mostro a Parigi”  ha avuto un occhio all’America (tutti conoscono i ponti sulla Senna e il profilo d Montmartre) e al mercato francese grazie al richiamo del duetto di Vanessa Paradis con  M. Chedid che è anche autore delle canzoni.

Parigi è sempre Parigi, soprattutto nell’immaginario americano che si è  cristallizzato grazie agli scrittori americani che la conobbero nell’immediato dopoguerra (ricordato molto intelligentemente da Woody Allen in Midnight in Paris) e già visitata dai film d’animazione della Walt Disney (Gli aristogatti e Ratatouille). Bibo Bergeson aveva come autorevole precedente nazionale la fantasiosa bellezza dei disegni di  Sylvain Chomet in Appuntamento a Belleville e nelle scenografie di questo film mostra tutto il suo estro: ha impiegato caldi colori pastello e un pizzico di nostalgia che richiama molto da vicino le strade  di Parigi di  Maurice Utrillo.  E’ sicuramente questa la parte più affascinante del suo lavoro, mentre iI disegno dei caratteri è simpatico ma non molto dettagliato, com era già accaduto per  “I gladiatori di Roma”.

Il racconto è sicuramente edificante perché sottolinea la preminenza della bellezza interiore rispetto alle apparenze e  la generosità di Lucille e dei suoi compagni che sanno difendere il mostro buono dai suoi nemici. Il film non è stato ritagliato sugli spettatori più piccoli (manca la spalla comica di qualche animaletto o la figura di un bambino) ma è  orientato alla prima adolescenza con le storie d’amore dei due protagonisti.

La struttura del racconto è forse la parte più debole, perché si limita a realizzare un collage di storie note e scene già viste: il fantasma dell’Opera, Frankestein, La bella e la bestia ma anche King Kong, quando il mostro sale in cima alla Torre Eiffel.

Complessivamente un’opera divertente e gradevole anche per le sue canzoni originali ma forse, volendo fare il punto sulla sfida lanciata agli americani, non sono le capacità tecniche che mancano in Itaia e in Francia (anche se perfezionabili) ma occorrerebbe più coraggio proprio nella struttura del racconto, senza rifugiarsi nel già visto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IL CASTELLO NEL CIELO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 04/27/2012 - 15:37
 
Titolo Originale: Tenkù no shiro Rapyuta
Paese: GIAPPONE
Anno: 1986
Regia: Hayao Miyazaki
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Produzione: STUDIO GHIBLI, TOKUMA SHOTEN
Durata: 124

Pazu è un ragazzo orfano: lavora in miniera e si ricorda spesso di suo padre, appassionato aviatore, l’unico che dice di aver visto una volta, sbucare fra le nuvole l’isola di Laputa. Una sera vede una ragazza scendere dolcemente dal cielo: è Sheeta che è riuscita a sfuggire dall’aereo dove era tenuta prigioniera. Pazu capisce che l’origine di tale prodigio è nella pietra che la ragazza porta al collo ma non fa a tempo a chiedere altre spiegazioni perché sono inseguiti dai pirati, desiderosi anch’essi di impossessarsi della pietra..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Come negli altri film di Miyazaki, fra i due protagonisti si stabilisce prima una solidarietà, poi un’amicizia che li spinge anche al sacrificio l’uno per l’altra
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Questo film del 1989, il primo di Miyasaki con lo Studio Ghibli definiva già le caratteristiche dei suoi lavori: il fascino del disegno, l’accuratezza nello sviluppo dei personaggi, il senso del magico e del fantastico
Testo Breve:

Questo  film del 1989, il primo di Miyasaki con lo Studio Ghibli definiva già le caratteristiche dei suoi lavori: il fascino del disegno, l’accuratezza nello sviluppo dei personaggi, il senso del magico e del fantastico

Nel 2003 Hayao Miyazaki vinse l’Oscar per il miglior film animato con La città incantata.  Da quel momento la Lucky Red ha avviato  la ammirabile  iniziativa di far conoscere al pubblico le precedenti opere del grande autore giapponese mentre in parallelo uscivano i nuovi lavori: Il castello errante di Howl (2004) e Ponyo sulla scogliera (2008)

Dopo Porco Rosso, arrivato nelle nostre sale nel 2010 (il film è del 1994, ambientato in Italia) ecco ora Il castello nel cielo del 1986, il primo lungometraggio realizzato da Miyazaki con il suo Studio Ghibli.

Mentre le grandi produzioni di animazione americane puntano ormai decisamente sulla computer grafica, questa ricca produzione giapponese conferma, se mai fosse stato necessario, che l’animazione in 2D è una espressione artistica a se stante, ancora pienamente valida.
Lo è in particolare per Miyazaki: con le sue opere restiamo incantati ad ammirare il cielo, le nuvole, i prati e le case e i castelli fra le colline: una visione armoniosa  della natura tipica di questo autore ma in generale di tutta la cultura giapponese.

I suoi film di animazione hanno sempre come protagonisti dei bambini che sono tali per la loro purezza ed innocenza ma sono grandi per le virtù di solidarietà e di coraggio che riescono ad esprimere. Anche se a volte il rapporto fra i due, un ragazzo e una ragazza, sembra sfiorare l’amore , si tratta pur sempre di amicizia che acquista profondità man mano che la storia si sviluppa.
Tipico di Miyazaki è  il gusto per la tecnica vintage,  in particolare gli aerei ad elica o addirittura fantasiosi  dirigibili, come in questo  film.  Se non è difficile individuare alcuni momenti costanti della sua poetica, i principali lavori di questo autore giapponese sono diversi nel loro approccio al mistero e al fantastico.

La città incantata, forse il più coinvolgente, è popolato di immagini oniriche che sembrano scaturire  dai nostri sogni, forse incubi, più profondii; in Ponyo sulla scogliera (ispirato alla favola della sirenetta) il punto di vista diventa molto piccolo, quello di bambini di 4-5 anni per i quali è assolutamente naturale mescolare la realtà con la fantasia; in il castello nel cielo la storia si carica di significati più ampi: l’avidità umana, l’abuso della autorità costituita. Non a caso il riferimento esplicito è al terzo Viaggio di Gulliver di Jonathan Swift, dove il naufrago si ritrova nella città di Laputa  sospesa nel cielo, simbolo secondo l’autore irlandese dell’insipienza umana e delle ricerche inutili della Royal Society.

Il castello nel cielo si incentra sulla storia di due ragazzi orfani: Pazu che lavora in una miniera e Sheeta che poi sapremo essere l’ultima principessa  del mondo di Laputa. Fra i due si stabilisce una forte solidarietà anche perché debbono da subito difendersi dagli adulti: sia i pirati che l’esercito, con tutto il suo apparato di distruzione, sono intenzionati a impossessarsi della pietra magica che ha intorno al collo Sheeta, la chiave per raggiungere il regno sospeso nel cielo.
Il film,  che si sviluppa per più di due ore, è una continua sequenza di eventi , un ribaltamento di situazioni con parentesi comiche ma anche liriche, come il percorso che i ragazzi fanno in una grotta, alla scoperta della magia delle pietre, anch’esse in grado di entrare in comunicazione con noi se le sappiamo ascoltare
Forse una minor ambizione avrebbe giovato alla semplificazione del racconto discorso che risulta comunque sempre appassionante ,senza un momento di cedimento.

Nell’ultimo film dello Studio Ghibli, Arrietty, Miyazaki figura solo come sceneggiatore. Forse , come aveva anticipato, sta realmente abbandonando un impegno diretto nella produzione, ma per fortuna la qualità del disegno è rimasta immutata, invariata la cura nella definizione di personaggi  e questo ci fa sperare che lo Studio Ghibli continuerà ad incantare i piccoli e i grandi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |