Animazione

  • warning: Creating default object from empty value in /home/fctadmin/public_html/modules/taxonomy/taxonomy.pages.inc on line 33.
  • strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_validate() should be compatible with views_handler::options_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_submit() should be compatible with views_handler::options_submit($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter_boolean_operator::value_validate() should be compatible with views_handler_filter::value_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter_boolean_operator.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_style_default::options() should be compatible with views_object::options() in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_style_default.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_validate() should be compatible with views_plugin::options_validate(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_submit() should be compatible with views_plugin::options_submit(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.

PLANET 51

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 10:00
Titolo Originale: Planet 51
Paese: Spagna, Gran Bretagna
Anno: 2009
Regia: Jorge Blanco, Javier Abad, Marcos Martinez
Sceneggiatura: Joe Stillman
Produzione: Ilion Animation/ Handmade Films/ Antena 3 Films/ Dea Planeta Home Entertainment
Durata: 91'
Interpreti: le voci originali di Jessica Biel, Justin Long, Gary Oldman, John Cleese

In un pianeta abitato da pacifici esseri verdi che vivono in una società stile Anni Cinquanta, piomba un alieno…che altri non è che un astronauta terrestre! Gli abitanti del luogo, troppo abituati ai loro terrorizzanti film di fantascienza e pronti a farsi guidare dall’esercito in una inutile crociata anti-mostro, si fanno prendere dal panico. Ma Lem, adolescente imbranato, dopo un incontro ravvicinato scopre che l’alieno non è poi tanto diverso da lui e decide di aiutarlo a fare ritorno a casa…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è una parabola sulla tolleranza e l’accettazione del diverso. Qualche gag spesso un po' volgare
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche battuta a doppio senso e umorismo scatologico
Giudizio Artistico 
 
Una storia semplicissima e spesso prevedibile, che purtroppo esplicita un po’ pesantemente nel finale il suo pur onorevole tema, invece di innestarlo in profondità nella storia. Il film mostra una capacità tecnica che può competere alla pari con i prodotti americani.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

LA PRINCIPESSA E IL RANOCCHIO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/14/2010 - 11:31
 
Titolo Originale: The Princess and the frog
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Ron Clements, John Musker
Sceneggiatura: Ron Clements, John Musker, Greg erb, Rob Edwards, Jason Oremland
Produzione: Walt disney Animation Studios
Durata: 97'
Interpreti: voci originali di Oprha Winfrey; Anika Noni Rose,Terrence Howard

New Orleans, anni Venti. Il principe Naveen, bello e appassionato di jazz ma senza un soldo, arriva in città con la speranza di sposare un’ereditiera, ma viene imbrogliato dallo stregone Facilier e trasformato in un ranocchio. Scambiandola per una principessa, convince Tiana, povera e volitiva cameriera di colore, a dargli un bacio: in cambio l’aiuterà ad aprire il ristorante che la ragazza sogna da una vita. Ma le cose non vanno come previsto dalla favola e i due si ritrovano entrambi ranocchi  in mezzo ai pericoli della palude della Louisiana. Per salvare la vita del principe e tornare umani dovranno affrontare mille pericoli, trovando finalmente quello di cui ha davvero bisogno il loro cuore…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La realtà si vede non con gli occhi ma con il cuore. Una lezione che non può essere imparata che attraverso il sacrificio, e che si apre ad una sorprendente e toccante dimensione di trascendenza.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene potenzialmente paurose rendono la visione consigliabile ai bambini dai 6 anni in su.
Giudizio Artistico 
 
Nel tratteggio dei personaggi sta uno dei pregi di questa pellicola, che riprende la grande tradizione dei musical disneyani

Dopo anni di animazione computerizzata la Disney torna al disegno manuale a due dimensioni con una rivisitazione molto libera di una fiaba tradizionale dei fratelli Grimm e aggiunge alla sua galleria di principesse la prima eroina di colore, Tiana, giovane e volitiva cameriera che persegue il sogno (ereditato dal padre morto prematuramente) di aprire un ristorante di lusso in un vecchio zuccherificio abbandonato.

A questa eroina decisamente contemporanea nelle sue aspirazioni di riuscita professionale (che rischiano però di farle dimenticare l’importanza degli affetti) gli autori contrappongono, in puro stile commedia classica, un principe straniero playboy e amante della bella vita, cui i genitori hanno tagliato i fondi e che pensa di risolvere i suoi problemi sposando un’ereditiera.

A New Orleans non avrebbe nemmeno molto da cercare: Charlotte, figlia del ricco Grand Papa LaBouff, con cui Tiana ha condiviso l’infanzia (la sua mamma era la sarta della piccola e capricciosa ereditiera) e le fiabe su principi e ranocchi, non sogna altro nella vita. Ora Charlotte è cresciuta e vuole sposare un principe a tutti i costi e suo padre, come al solito, non le può rifiutare nulla.

A complicare le cose ci si mette uno stregone voodoo Facilier, che coinvolge il principe, desideroso di una facile scappatoia ai suoi problemi, in un incantesimo che lo trasforma nell’anfibio del titolo.

La storia ci mette un po’ ad ingranare, forse perché non è così immediato calare gli stilemi della fiaba in un mondo quasi contemporaneo (e che all’epoca nel Sud degli Stati Uniti prevedeva ancora una rigida separazione tra bianchi e neri, anche se su questo la Disney astutamente sorvola), ma pure perché è difficile mantenersi ai livelli di profondità e raffinatezza cui ci hanno abituati le storie della Pixar.

Una volta che i due protagonisti giungono nella palude e incontrano i suoi strambi abitanti (Luis, un alligatore che vuole suonare la tromba, Ray, una lucciola innamorata della stella della sera, la vecchissima Mama Odie, cieca ma saggia), però, la storia prende il volo e si trasforma in una parabola commossa e coinvolgente su desideri, sogni e preghiere e quello che essi davvero implicano.

Entrambi i protagonisti devono imparare che quello di cui hanno bisogno non è necessariamente quello che desiderano (e questa è l’occasione per una sotterranea lezione di sceneggiatura) e che la realtà va cercata ben oltre le apparenze.

Sarà proprio lo strambo Ray ad impartire loro una lezione che è la stessa del Piccolo Principe di Saint-Exupéry, la realtà si vede non con gli occhi ma con il cuore.

Una lezione che non può essere imparata che attraverso il sacrificio, anche il più estremo (attenzione ai fazzoletti nel finale) e che si apre ad una sorprendente e toccante dimensione di trascendenza.

Mentre gli altri, con minore o maggiore convincimento, esprimono desideri alla stella della sera, Ray è l’unico che la chiama per nome (Evangeline) e quella che all’inizio può sembrare una stramberia alla fine diventa la chiave per rivedere tutto quanto è accaduto.

In questo e negli altri personaggi di contorno (anche nella capricciosa ma tutto sommato generosa Charlotte) sta uno dei pregi di questa pellicola, che riprende la grande tradizione dei musical disneyani (anche se nella traduzione le canzono un po’ ci perdono) regalando sul finale un significativo ruolo anche al matrimonio tra i protagonisti.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY FAMILY
Data Trasmissione: Sabato, 10. Settembre 2011 - 21:00


Share |

DRAGON TRAINER

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/09/2010 - 13:09
 
Titolo Originale: How to train your dragon
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Chris Sanders e Dean DeBlois
Sceneggiatura: Will Davies, Dean DeBlois e Chris Sanders
Produzione: DreamWorks Animation SKG/Paramount Pictures/Intru 3D-Movie
Durata: 98'
Interpreti: voci originali di Jat Baruchel, Gerald Butler, Craig Ferguson, America Ferrera

Il giovane vichingo Hic vive nella solitaria e ostile isoletta di Berk. Per il suo popolo combattere i draghi che infestano la zona è una tradizione e il ragazzino soffre per la sua totale incapacità in questo campo nonché per il pessimo giudizio che ha su di lui il padre, capo del villaggio, Stoik l’Immenso. Un giorno quasi per caso, grazie a un marchingegno di sua invenzione, Hic ferisce un drago rarissimo e sconosciuto, ma quando giunge il momento di ucciderlo non ci riesce e anzi ne diventa a poco a poco amico. Nel frattempo, però, è costretto ad addestrarsi con i suoi coetanei per diventare un uccisore di draghi. La sua doppia vita non tarderà a venire fuori e forse sarà l’occasione per tutti i vichinghi per imparare qualcosa sui loro nemici

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il fantasy, se affidato nelle mani giuste, è diventato ormai lo spazio migliore (se non quasi l’unico) per raccontare la crescita, il viaggio verso il mondo adulto, in termini costruttivi ed avvincenti, ma anche per affrontare temi morali importanti,
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il racconto, che riprende con sensibilità e ritmo un topos classico della narrativa per ragazzi (l’impegnativa amicizia uomo-animale) riesce nella sua seconda parte a raggiungere toni epici-avventurosi

Tratto da una serie di libri per bambini di Cressida Cowell (scrittrice scozzese cresciuta su un’isoletta del mare del nord pare non molto più civilizzata della sperduta Berk), il nuovo film 3D della Dreamworks sceglie la via, anziché dell’adattamento, del vero e proprio prequel. Se nelle opere della Cowell, infatti, era messo in scena un mondo fantastico in cui vichinghi e draghi vivono insieme, qui i due “popoli” sono ancora impegnati in una guerra aperta per la sopravvivenza.

Il protagonista, l’adolescente imbranato anche se intelligente (in un film di altro genere sarebbe definito un nerd) Hic, ha in comune con un altro personaggio della DreamWorks, il panda Po, grandi aspirazioni unite con un fisico e un carattere apparentemente inadatto per realizzarle, come pure un rapporto difficile con un padre incapace di vederlo per quello che è.

Qui la svolta arriva con l’incontro con un drago di una specie rarissima, la Furia Buia, così pericolosa, che nessuno è mai sopravvissuto per descriverla, ma che agli spettatori si presenta come un incrocio adorabile tra un felino, un pipistrello e un rettile. Il drago dovrebbe essere il nemico assoluto, ma il giovane scopre ben presto che è troppo simile a se stesso (nell’essere spaventato e solo) per ucciderlo. Di qui nasce un’amicizia (e ancor prima un addomesticamento che ha tratti di grande umorismo ma anche tenerezza) destinato a cambiare la vita dei due protagonisti.

L’amicizia con il drago, cui Hic con le sue intuizioni “tecniche” restituisce la capacità di volare (offrendo nel  contempo a se stesso la possibilità di farlo a cavallo della bestia), trasforma il ragazzino dalla pecora nera nell’allenamento anti-draghi nel primo della classe, scatenando la gelosia di Astrid, una fanciulla oggetto dell’amore di Hic ma anche fiera lottatrice che non tollera secondi posti.

Il racconto, che riprende con sensibilità e ritmo un topos classico della narrativa per ragazzi (l’impegnativa amicizia uomo-animale, che ha avuto nel passato declinazioni tragiche come ne Il cucciolo ma anche profonde e costruttive, come ne Il piccolo principe e altri) riesce nella sua seconda parte a raggiungere toni epici-avventurosi quando l’alleanza tra Hic e Sdentato (questo nome un po’ ossimorico dato al suo amico alato) si dimostra la chiave per dare la libertà non solo ai vichinghi ma anche al variegato popolo dei draghi in un grande scontro finale che mette in gioco la lealtà di uomini e bestie e la capacità di accettazione reciproca di tutti.

Proprio questa capacità di mescolare toni comici e commoventi, invenzione fantastica e approfondimento tematico non banale, rende questa nuova avventura animata della Dreamworks un gran bel film per ragazzi. Come per molti versi hanno già dimostrato le avventure di Harry Potter e compagni (ma quest’anno anche Percy Jackson), il fantasy, se affidato nelle mani giuste, è diventato ormai lo spazio migliore (se non quasi l’unico) per raccontare la crescita, il viaggio verso il mondo adulto, in termini costruttivi ed avvincenti, ma anche per affrontare temi morali importanti, come del resto aveva già fatto Il signore degli anelli per generazioni di lettori prima di approdare al cinema.

Che la vittoria finale di draghi e vichinghi sul “tiranno” che opprime entrambi avvenga a prezzo di un sacrificio anche “fisico” dell’eroe (che lo avvicina al suo drago), si inserisce perfettamente nella tradizione nordica che il film manipola con abilità, ma è anche un delicato accenno alle possibilità di realizzazione che attendono chiunque, anche chi parte apparentemente menomato o svantaggiato.

Il film sfrutta al massimo le potenzialità del 3D per offrire straordinario coinvolgimento nei voli di Hic e poi dei suoi amici in groppa alle creature e si sbizzarrisce con felice invenzione e con uno spirito che mescola umorismo e meraviglia nel creare le differenti specie di draghi volanti (di cui esiste apposito manuale) come pure nel tratteggiare i vichinghi, sempre in riuscito equilibrio tra eroismo e comicità.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: TV8
Data Trasmissione: Mercoledì, 23. Gennaio 2019 - 21:30


Share |

THE TWILIGHT SAGA - ECLIPSE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/07/2010 - 11:02
Titolo Originale: The Twilight Saga - Eclipse
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: David Slade
Sceneggiatura: Melissa Rosemberg dal romanzo di Stephenie Meyer
Produzione: Summit Entertainment
Durata: 117'
Interpreti: Kristin Stewart, Robert Pattinson, Taylor Lautner, Bryce Dallas Howard

Per Bella l’approssimarsi del diploma non segna un traguardo negli studi, ma il termine concordato con l’amato vampiro Edward per essere “trasformata”. Ma a contrastare la sua decisione, oltre alle incertezze dello stesso Edward (che non vuole condannarla a un’eternità senz’anima), ci si mette il licantropo Jakob, deciso a conquistare l’amore di Bella. A complicare le cose una catena di omicidi che scuote Seattle e preannuncia l’arrivo di un esercito di vampiri neonati che la crudele Victoria ha creato per uccidere Bella. Per difendere l’amata Edward e Jakob formeranno una forzata alleanza che metterà a nudo l’intreccio imprevedibile dei sentimenti che li lega.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La pellicola ha il suo punto di forza in una scelta di racconto molto precisa, che asseconda l’esasperazione dei sentimenti, rispetto ai quali non esistono ragioni da opporre né regole da seguire se non il puro sentire
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di violenza
Giudizio Artistico 
 
Una pellicola che non brilla certo per qualità artistiche; l’andamento è sempre piuttosto faticoso, con lunghe scene di chiacchiere sentimentali intervallate da sequenze d’azione neanche troppo spettacolari e una quasi totale mancanza di ironia

Il triangolo no…così diceva una volta una canzone. E invece è proprio questa figura geometrico-sentimentale a dominare il terzo capitolo della saga di Twilight creata da Stephenie Meyer, affidato a un nuovo regista (David Slade, esperto di vampiri dal precedente 30 giorni di buio) che ne amplificasse gli elementi di action, comunque sempre secondari rispetto ai tormenti amorosi dei tre protagonisti (riecheggiati dagli altri personaggi).

Tormenti che si attorcigliano intorno alla possibilità di “amare più di una persona” in modi diversi e a diverse condizioni, pasticciando con l’educazione dei sentimenti e le espressioni dell’affettività, lanciando qualche affondo sullo stato dell’anima del non morto, ma poi opportunamente dimenticandolo in nome di un romanticismo esasperato ed un po’ zuccheroso.

Così mentre Bella cerca di forzare le resistenze di Edward (ora apparentemente passato oltre l’irresistibile attrazione per il sangue di lei) per convincerlo a consumare il loro legame in un rapporto sessuale e lui invoca la sua educazione d’altri tempi per convincerla ad accettare prima di sposarlo (buone le intenzioni, peccato manchi un approfondimento delle ragioni…), il licantropo Jakob non si arrende all’evidenza e punta proprio sull’attrazione sessuale (e il senso di colpa)  per allontanare Bella dalla sua irrevocabile decisione.

Che però è, per l’appunto, irrevocabile e mai messa in discussione da un personaggio, Bella, che appare sempre più fastidioso nel suo narcisistico dibattersi in dilemmi che non sono mai veramente tali, e nonostante questo sono continuamente assecondati da chi la circonda.

La saga della Meyer (che si è rivelata un brand  potente benché, sospettiamo, effimero) ha saputo intercettare, in un’epoca di rapporti usa e getta, le fantasie di adolescenti in cerca di romanticismo (e non solo il loro), affascinate dalla promessa di un amore eterno e potentissimo, in cui la desiderata dose di trasgressione non è data da eccessi di natura sessuale, ma dal fatto di essere sempre sul filo di un pericolo mortale.

Un tema che qui viene in qualche modo esplicitato nel confronto tra Bella (decisa a unirsi a Edward prima di diventare vampira, mentre lui prima vuole che si sposino) e il suo amato, ma la cui soluzione viene poi rimandata senza che in merito si esprima un giudizio profondo, mentre il comportamento cavalleresco del vampiro rappresenta un modello maschile che potrebbe essere positivo se non rischiasse di apparire oggi forse poco realistico e quello del giovane licantropo, al contrario, esalta in modo semplicistico l’esuberanza di tanti adolescenti nostrani.

L’idea che esista una sorta di predestinazione che lega gli amanti, poi, costituisce l’ultimo ingrediente di una pellicola che non brilla certo per qualità artistiche; l’andamento è sempre piuttosto faticoso, con lunghe scene di chiacchiere sentimentali intervallate da sequenze d’azione neanche troppo spettacolari e una quasi totale mancanza di ironia che avrebbe invece alleggerito e movimentato l’insieme senza per forza di cose pregiudicare un approfondimento tematico, come hanno dimostrato negli ultimi anni pellicole come quelle della saga di X-Men.

Del resto Eclipse, come i suoi antecedenti, ha il suo punto di forza in una scelta di racconto molto precisa, che asseconda l’esasperazione dei sentimenti, rispetto ai quali non esistono ragioni da opporre né regole da seguire se non il puro sentire. A conferma di ciò lo spazio esiguo che è dedicato all’ambito scolastico che pure dovrebbe costituire il luogo e il pensiero dominante per una ragazza sulla soglia del diploma…

In ogni caso il discorso pronunciato dall’amica di Bella ai diplomati (che non abbiamo mai visto sudare sui libri…) è un invito a “fare scelte sbagliate” come modo di trovare la propria strada seguendo il proprio cuore (invito che Bella interpreta facendosi avanti con il, a suo avviso, troppo cavaliere Edward), e con questo si esaurisce ogni pretesa di giudizio sulle scelte dei personaggi, dato che le regole imposte dal padre di Bella, Charlie, vengono facilmente aggirate in nome di un interesse superiore…

Del resto con il recupero di altri personaggi della saga (gli altri vampiri del clan vegetariano dei Cullen) non fanno altro che riecheggiare il medesimo tema, legando a coppie i futuri compagni di strada di Bella decisa ad uscire dalla sua condizione di “anormale” abbracciando l’immortalità, resa un po’ malinconica dall’addio a mamma e papà, ma mai, proprio mai preoccupata della sua anima immortale…

È bizzarro pensare che nella morale mormona che la Meyer  traspone nei sui romanzi (e che viene trascritta abbastanza pedissequamente nei film) l’esercizio della virtù della continenza (quanto reggerà lo sanno i lettori, per ora non gli spettatori) si sostituisca ad una più integrale visione dell’essere umano e del suo destino, lasciando che questa saga così popolare tra giovani e non si nutra di una limitatante e limitata visione dell’essere umano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: SKY CINEMA 1
Data Trasmissione: Sabato, 23. Luglio 2011 - 21:10


Share |

TOY STORY 3 LA GRANDE FUGA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/06/2010 - 12:30
 
Titolo Originale: Toy Story 3
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Lee Unkrich
Sceneggiatura: Michel Arndt
Produzione: Walt Disney Pictures, Pixar Animation Studios
Durata: 109'

Andy ha ormai 17 anni; fra pochi giorni andrà al college. I giocattoli si sono rassegnati ad andare a finire in soffitta o ad venir regalati ad un asilo. Ques'ultima soluzione sembra essere la meno peggio ma ben presto si accorgono che sono andati a finire in una sorta di lager dal quale è difficile scappare. Ma il cowboby Woody ha architettato un piano per la fuga...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Attraverso le vicissitudini del gruppo dei giocattoli, il problema della fedeltà al loro "bambino" appare una metafora della fede che gli adulti debbono portare verso il loro Creatore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Impeccabili la sceneggiatura e la regia. La tecnologia è perfettamente funzionale al racconto

E’ incredibile: Lasseter ha fatto ancora una volta centro. Dopo il capolavoro Wall-E, e l’interessantissimo Up,   ora la Walt Disney e la Pixar presentanoToy Story 3: ultimo film della fortunata serie dei giocattoli di Andy, che ha inaugurato l'era del lungometraggio in computer grafica.

Arrivati al terzo episodio ci si  sarebbe potuti aspettare un esaurimento dell’inventiva ed ecco che invece Toy Story 3 risulta di gran lunga il migliore fra i suoi predecessori. Ovviamente è baricentrica la sceneggiatura di Michel Arndt (Little Miss Sunshine) , la regia di Lee Unkrich  (Alla ricerca di Nemo) e lo stesso doppiaggio (in USA hanno prestato la loro voce attori del calibro di Tom Hanks (Woody),  Tim Allen (Buzz)  ..) e solo in parte la qualità della computer grafica , molto migliorata dai tempi del primo Toy Story.
Ma è Lassetrer (qui come produttore e fra gli ideatori del soggetto) che sa dare il marchio di fabbrica della Pixar, che vuol dire racconti con appassionanti colpi di scena, personaggi ben delineati e una ricca tavolozza di sentimenti: gioia, paura, melanconia, tenerezza, indirizzati primariamente ai più piccoli ma dove è sempre possibile individuare in profondità messaggi che raggiungono anche gli adulti.

Se per caso qualche adulto storcesse ancora il naso dicendo che l’animazione è un’arte minore, che non si può riprodurre la ricchezza espressiva di un volto umano, guardi alcune scene memorabili di questo film: quando ormai tutto è perduto e il gruppo dei giocattoli sta per esser inghiottito dalla fornace di un inceneritore di rifiuti,  loro non si parlano ma con uno sguardo che dice tutto, si stringono le mani, formando una catena umana in attesa della fine.

O quando la madre di Andy, fino all'ultimo solerte e affaccendata  nell’aiutare il figlio a preparare i bagagli, si ritrova  nella sua stanza ormai svuotata e solo allora, di colpo, si accorge cosa realmente sta accadendo:  il suo “piccolo” da domani non  sarà più in quella stanza e un nodo di commozione le stringe la gola.

L’incipit del film è fantasioso, convulso e caotico come può esserlo la mente di un bambino: Woody con il suo inseparabile destriero Bulseye  e la romantica cowgirl Jessie debbono sventare una rapina al treno operata dai cattivi coniugi Potato: per fortuna, a risolvere la situazione arriva ancora una volta l’astronauta Buzz Lightyear e lo spaventoso  Tyrannosaurus Rex…

Scopriamo presto che si tratta in realtà di un ricordo dei bei tempi passati:  il destino dei giocattoli, ormai ammucchiati in un cassettone, si gioca tutto fra una scatola dove c’è scritto cantina, un'altra dove c’è descritto “asilo nido” e infine il sacco della  spazzatura.  Da questa complessa situazione nasco

no tutte le incertezze, le ansie dei giocattoli, che si interrogano su quale sia la loro vera funzione su  quale sia il destino che si sta preparando per loro.

Gli autori hanno costruito un microcosmo dei giocattoli non comunicante con gli umani (si animano solo quando non sono visti da loro) che è una chiara metafora di quello reale. O forse l'utopia di come dovrebbe essere.
I giocattoli, proprio come gli umani, vivono momenti di drammatici cambiamenti e sono incerti su quale sia la decisione più giusta da prendere, ma sono sicuri  sul metodo:  discutono tutto collegialmente e sanno che la decisione che andrà presa dovrà sempre implicare la solidarietà su tutti i componenti del gruppo: nessuno verrà lasciato solo.

I giocattoli discettano su quale sia la loro funzione, in altre parole quali debbano essere i loro principi etici: Woody non ha dubbi: loro sono legati indissolubilmente al loro unico "bambino" Andy, mentre gli altri si sentono traditi e ritengono giusto rendersi disponibili anche per altri bambini. "Se  il nostro bambino ci vuole al college o in soffitta, il nostro compito è essere li per lui" insiste Woody. Se gli altri  si sentono traditi da Andy, Woody ribadisce che bisogna sempre avere "fiducia" in lui, che non li abbandonerà mai.

In effetti,  chi è cattivo, come l’orsetto Lotso - grandi abbracci, lo è perché ha perso la fiducia nel suo bambino,  ha creduto possibile costruire un mondo governato solo dai giocattoli ma  non si può vivere senza l'amore per il proprio bambino e un mondo gestito dai soli giocattoli finisce per generare  tirannide e crudeltà.

Questa teologia spiegata ai bambini ha un solo difetto: manca il pentimento e il perdono ma forse ciò è dovuto a un'’impostazione di matrice protestante.

I momenti di comicità sono irresistibili: come quando Buzzz, la cui voce è stata commutata nella lingua spagnola, ingaggia un flamenco pieno di furore e passione con la cowgirl Jessie o quando Ken, davanti a Barbie, improvvisa una sfilata con i vestiti del suo illimitato guardaroba (l’accusa di omofobia rivolta a questo film è semplicemente ridicola: Ken non è la caricatura di un omosessuale ma è semplicemente un vanitoso, e la coppia Ken –Barby è stata animata in modo molto arguto, esattamente come ce li siamo da sempre immaginati).

Ovviamente non tutto è originale e i riferimenti sono tanti, dalla Fattoria degli animali di Orwell a momenti drammatici dell’affondamento del Titanic ma ogni allusione è perfettamente coerente con l'economia della narrazione.

In un punto forse un racconto costruito con animazione 3D riesce  ad avvantaggiarsi rispetto a un film con attori veri: nei passaggi commoventi (si pensi a quando Andy decide di donare tutti i suoi giocattoli alla piccola vicina di casa e per l'ultima volta costruisce un racconto di fantasia con i giocattoli di un tempo per interessare la nuova padroncina):  le corde della commozione vibrano senza che qualche critico possa  tirar fuori per l'occasione il terribile aggettivo di "zuccheroso".

Ma forse la differenza non sta nella tecnologia: forse gli autori sono realmente esperti di umanità, sanno che noi tutti siamo passati dalla fanciullezza all'adolescenza e sanno molto bene come farcelo rivivere.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI3
Data Trasmissione: Mercoledì, 28. Dicembre 2016 - 21:15


Share |