Animazione

PETS 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/12/2019 - 08:37
 
Titolo Originale: The Secret Life of Pets 2
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Chris Renaud
Sceneggiatura: Dean DeBlois
Produzione: Illumination Entertainment
Durata: 86

Pets 2 è il secondo capitolo dell’originale serie cinematografica che racconta le storie di alcuni animali da compagnia e come, nell’immaginario di molti, possano impiegare le loro giornate quando i loro padroni sono fuori casa. Max ed i suoi inseparabili amici tornano con una nuova appassionante avventura.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Anche questo capitolo, come il precedente, catapulta lo spettatore in un viaggio dove l’amicizia risulta essere sempre l’ingrediente che fa da collante alle singole vicende dei piccoli protagonisti. Ottimo spunto per i bambini per far capire loro quanto sia bella la vita a contatto con la natura e gli animali.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Illumination Entertainment (stesso studio dei Minions e di "Cattivissimo Me") si conferma, ancora una volta, una casa di produzione di ottima qualità sia dal punto di vista tecnico che dei contenuti regalando alle famiglie storie moderne e divertenti adatte a grandi e piccoli.
Testo Breve:

Tornano i simpatici animaletti domestici che questa volta debbono fare spazio a un nuovo arrivato: il bebè della loro padroncina. Un film per far amare ai bambini la natura e gli animali

Quando arriva un bimbo in una casa genera sempre un po’ di scompiglio, ma da quando la padroncina di Max si è sposata ed ha avuto un figlio la sua vita è completamente cambiata.

Sebbene il cucciolo non si annoi mai nella palazzina in cui vive dove si intrattiene e si confronta con tanti altri animali domestici, ora le giornate di Max sono ogni giorno diverse, piene di imprevisti e stressanti.

Il piccolo (una specie di Jack Russel Terrier) si ritrova improvvisamente ansioso con evidenti disturbi psicosomatici, vittima dell’allarmismo tipico del “neo genitore” che desidera proteggere il proprio figlio.

Nel frattempo Gidget, la bianca volpina di Pomerania intenta come sempre a compiacere Max, deve recuperare il giocattolo preferito che lui le aveva affidato, finito nella casa di una bizzarra anziana signora.

La cagnolina chiederà aiuto a Chloe per camuffarsi perfettamente in un gatto ed affrontare dei numerosi e dispettosi felini.

La trasformazione più incredibile rispetto al primo film è sicuramente quella di Nervosetto diventato, rispetto al primo film, il perfetto animale domestico di una tenera bambina che lo traveste da supereroe con un’attillatissima tutina blu con tanto di maschera.

Il piccolo coniglietto si trasformerà dal perfido cattivo di Pets vita da animali a vero eroe capace di salvare una tigre in pericolo in un circo dove viene maltrattata.

Grazie ad un linguaggio semplice, Pets 2 rende piacevole la visione trattando temi come il coraggio, la perseveranza, l’altruismo e la fiducia in sé stessi.

Tre storie che si sviluppano parallelamente incrociandosi solo alla fine, in un perfetto mix di musiche e azioni travolgenti.

Ricca di gag la parte in cui Max e Duke trascorrono qualche giorno in campagna. Non solo gli animali da fattoria fanno ridere a crepapelle con i loro luoghi comuni ma la saggezza di Rooster (Galletto in italiano doppiato in America da Michele Gammino, celebre doppiatore di Harrison Ford) fa riflettere su quanto la vita di città ci crei inconsciamente dei limiti che solo la serenità che si ottiene dal contatto con la natura ci aiuta a superare.

Così come Max, alle prese con i suoi limiti da superare, anche noi ci rendiamo conto di quante cose potremmo realizzare con un po’ più di coraggio.

Gli amanti degli animali troveranno certamente piacevole il film, soprattutto quando si prendono simpaticamente in giro alcune delle personalità tipiche di ogni razza tanto da sentire in sala esclamazioni come: “proprio come fa il mio cane!”

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ALADDIN

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/21/2019 - 19:48
 
Titolo Originale: Aladdin
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Guy Ritchie
Sceneggiatura: John August, Guy Ritchie, Vanessa Taylor
Produzione: WALT DISNEY ANIMATION STUDIOS
Durata: 128
Interpreti: Will Smith, Mena Massoud, Naomi Scott, Billy Magnussen

Aladdin, ladro e straccione, incrocia i suoi passi con quelli della bella principessa Jasmine, che vive chiusa nel suo palazzo e vorrebbe invece conoscere il mondo. Il ragazzo se ne innamora, ma si sente troppo povero e inadeguato per lei. L’occasione per conquistarla arriva quando il malvagio visir Jafar lo ingaggia per procurargli una misteriosa lampada magica da cui spunta un genio capace di esaudire tre desideri…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Accettabile il messaggio: “il potere alle donne” ma anziché integrare la storia originale la ingessa ingabbiandola in una morale preordinata
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Se l’estetica del film, a tutti gli effetti un musical, rimanda a quella dei film di Bollywood, convince meno, visto il livello tecnico a cui ormai hanno abituato gli ultimi adattamenti Disney, la CGI, impiegata per le strade e nel palazzo di Agraba e la resa italiana dei pezzi musicali, a dire il vero, non è sempre ottimale,
Testo Breve:

Aladdin, ladro e straccione, incrocia i suoi passi con quelli della bella principessa Jasmine, che vive chiusa nel suo palazzo e vorrebbe invece conoscere il mondo. Remake live-action di un classico Disney del 1992 con aggiornamenti di empowerment femminista

Ennesimo remake live-action di un classico Disney del 1992, questa volta affidato alla regia di Guy Ritchie, che ha un solido curriculum in film di azione con una vena di commedia irriverente, ma che qui non brilla particolarmente in una storia che segue abbastanza fedelmente l’originale, salvo l’immancabile (e in questo caso un po’ invadente) spruzzata di empowerment femminista.

Restano le canzoni che conoscevamo dai tempi del cartoon (dalla romantica Il mondo è mio alla scatenata presentazione del genio Un amico come me) con qualche aggiunta scritta appositamente per la principessa, che diventa la portavoce delle donne oppresse che non vogliono tacere. La resa italiana dei pezzi musicali, a dire il vero, non è sempre ottimale, non tanto nella scelta degli interpreti quanto nella mancata corrispondenza con il labiale originale, che potrebbe risultare qualche volta un po’ fastidiosa.

Se il giovane Aladdin, il “diamante grezzo” di cui l’ambizioso visir Jafar si serve per procurarsi la lampada magica, ha comprensibili problemi di autostima causati da un’infanzia difficile tra i vicoli di Agraba e pensa di dover essere un principe per poter conquistare l’amata, Jasmine è cresciuta reclusa tra le mura del palazzo del padre, che teme faccia una brutta fine come sua madre.

La Jasmine originale era uno spirito libero che anelava a scoprire il mondo (e infatti Aladdin la conquista più con un giro notturno in tappeto volante che con le ricchezze esibite a corte), qui la principessa ha mire più “politiche” e al passo con i tempi: invece di stare ad aspettare un principe da sposare vuole diventare lei il sultano e cambiare il destino del suo popolo, dicendo no alle mire espansionistiche e militaresche di Jafar e incentivando le politiche sociali in omaggio all’eredità materna .  

Non c’è niente di male, ovviamente, nel voler aggiornare una storia dopo trent’anni, se non si avesse l’impressione di un messaggio martellato più che suggerito, che anziché integrare la storia originale la ingessa ingabbiandola in una morale preordinata.

Funziona meglio, anche se non è sviluppato a dovere, l’accostamento tra Aladdin e il cattivo Jafar, lui pure uomo partito dal basso, divorato dall’ambizione e dal non volersi mai sentire secondo, e incapace di capire la semplice verità che nessuna ricchezza al mondo potrà placare la sua sete di riconoscimento. Una lezione che Aladdin, imbranato e insicuro con la ragazza che ama quanto spudorato e impudente nella sua attività ladresca, impara invece dall’amicizia con il genio (in questa nuova versione interpretato da Will Smith, che trova una chiave convincente rispetto all’indimenticabile Robin Williams che gli dava voce nel cartoon).

Se l’estetica del film, a tutti gli effetti un musical, rimanda a quella dei film di Bollywood, convince meno, visto il livello tecnico a cui ormai hanno abituato gli ultimi adattamenti Disney, la CGI, meglio impiegata nella zona della grotta della lampada che per le strade e nel palazzo di Agraba.

La mano del regista si sente probabilmente meno di quanto si sarebbe auspicato, ma questa forse è la condanna degli autori che decidono di prestare il loro talento alla multinazionale del Topolino, che, soprattutto in questi remake live-action, sembra decisa più a giocare sul sicuro con gioielli di famiglia (ripuliti e aggiornati ad un’agenda mainstream vagamente liberal che rischia di risultare un po’ moralista) che a creare un canone alternativo per le nuove generazioni.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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WONDER PARK

Inviato da Franco Olearo il Mar, 04/23/2019 - 14:36
Titolo Originale: Wonder Park
Paese: USA, SPAGNA
Anno: 2019
Regia: David Feiss
Sceneggiatura: Josh Appelbaum, André Nemec
Produzione: PARAMOUNT PICTURES, NICKELODEON MOVIES
Durata: 85

June è una bambina di otto anni che ha un grande talento per le costruzioni meccaniche ed è piena di fantasia. Con la mamma si diverte a ideare e a costruire macchinari-giocattolo per un parco di divertimenti con i quali riempie tutta la casa. Ogni buona idea è sussurrata all’orecchio di uno scimapnzè di pelusce: sarà lui a guidare il pubblico attraverso la sua Wonderland. Un giorno la mamma deve allontanarsi da casa perché gravemente ammalata e June perde la voglia di costruire e distrugge tutte le sue giostre. Il padre, per distrarla, la invita ad andare con i suoi compagni di scuola in gita in un bosco. Ma è proprio lì che June trova, fra il verde, i resti di un parco di divertimenti abbandonato....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una bambina trova, grazie alle parole di incoraggiamento della madre e dal sostegno del padre, il coraggio di superare un momento difficile
Pubblico 
Pre-adolescenti
Un eccesso di cinematismo sconsiglia la visione ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Notevole qualità tecnica delle animazioni in 3D. La sceneggiatura risulta discontinua, cambiando più volte il focus principale
Testo Breve:

Una bambina si ritrova in un parco di divertimenti simile a quelloche amava costruire per gioco con l’aiuto della madre. Un film di ottima fattura per quel che riguarda le animazioni 3D  ma che dà spazio a sparmodiche sequenze di azione  piuttoso che sviluppare la psicologia dei personaggi

La prima percezione  che si ha da questo film della 20th Century Fox è  l’alta qualità delle animazioni in 3D. Basta osservare il modo con cui sono stati realizzati i capelli di June e i sofisticati giochi di luce che accampagnano la narrazione. Ciò non può che farci piacere, visto che  la casa di animazione non è nè americana nè asiatica ma europea: si tratta della spagnola Ilion Animation.

Però non è un  film della Disney-Pixar. E’ indubbio che la casa di animazione dominante ci ha abituati (sopratutto dopo l’alleanza fra questi due grandi nomi dell’animazione ) a un modo di raccontare semplice ma al contempo  rigoroso che ha un “cuore caldo” costituito da essenziali affetti familiari o da un forte amicizia e  da personaggi ben delineati che esprimono  una ricca tavolozza di sentimenti come gioia, paura, melanconia, tenerezza, Una tavolozza che ha raggiunto la sua massima espressione in Inside Out, dove sono proprio i sentimenti a diventare i protagonisti di una complessa avventura dentro la mente e i ricordi di una ragazza di undici anni.  

In questo film è molto tenera la relazione fra la bambina e sua madre, che la incoraggia a non porre freno alla sua fantasia, ma a un terzo del film la madre esce di scena e l’interesse si sposta sulla ragazza, sulla  malinconia che la pervade, come se  una “nuvole oscura”le avesse  fatto perdere ogni stimolo creativo. E’ la stessa nuvola  che sovrasta il parco di divertimenti che June ha trovato nel bosco. Siamo quindi non di fronte a una favola ma dalle parti di un racconto psicologico, sulla scia di Inside Out,  film apripista e rivoluzionario, senza averne la stessa lucida complessità. Intervengono, al centro del film, i custodi  del parco: un ’orso blu che viene spesso colpito (quando gli fa più comodo) da sonno da letargo; una saggia cinghialessa, una coppia di scoiattoli sempre pronti a litigare, una scimmia di nome Peanuts (che riceveva all’orecchio i suggerimenti di June quando aveva ancora voglia di guiocare)  e un porcospino che si atteggia a erudito filosofo. Un gruppo simpatico che porta allegria al racconto, spesso impegnato in fughe rocambolesche per sfuggire all’esercito dei pupazzi di pezza-zombi che vogliono distrugggere il parco (altra personificazione del subconscio di June).

Il film, sopratutto gli occhi di un bambino, può apparire appasionante  e divertente ma sono troppi gli spunti tematici che si sovrappongonoe frequenti sono le imperfezioni che creano disarmonia all’insieme. Il porcospino si atteggia a erudito, ma non si sa bene che presa possano fare nei bambini frasi tipo:  “come dice il filosofo greco..” oppure: “Uscire” deriva dal latino  exitus che a sua volta deriva dal greco antico  exeim...i” . Le aspirazioni amorose del porcospino nei confronti della cinghialessa, sono sottolineate da frasi di attenzione nei confronti del suo fisico che non sembrano adatte a un cartole animato. Ma opratutto, ciò che può disturbare  un pubblico di piccoli, è l’elevato cinematismo. Molte scene sono realizzate attraverso montaggi velocissimi, quasi al limite dell’intellegibilità. Questa tendenza è aggravata dal fatto che le sequenze organizzate in questo modo sono tante, quasi che il film può esser  definito  un action movie, a scapito di una definizione più accurata dei personaggi. Occorre inoltre aggiungere che in una scena iniziale, June si trova su di una automobilina da lei costruita in mezzo a una strada piena di traffico e un camion sta per venirle addosso. Non si tratta di un buon esempio da imitare.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DRAGON TRAINER 3

Inviato da Franco Olearo il Ven, 03/08/2019 - 16:28
 
Titolo Originale: How to Train your Dragon: The Hidden world
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Dean DeBlois
Sceneggiatura: Dean DeBlois
Produzione: Dreamworks Animation/Mad Hatter Entertainment
Durata: 104

L’adolescente vichingo Hiccup vive sull’isola di Berk dove combattere i draghi è uno stile di vita. A differenza di suo padre Stoick l’Immenso, capo della tribù, il giovane ha idee progressiste e non crede che i draghi siano creature malvage. Quando Hic viene incluso nel “corso anti-drago” con gli altri giovani vichinghi Astrid, Moccicoso, Gambe di pesce, e i due gemelli Testa Bruta e Testa di Tufo, egli vede la possibilità di dimostrare il suo valore e di poter diventare un vero combattente. Quando incontra un drago ferito, una Furia Buia che soprannomina Sdentato, ne diventa amico. Ciò che inizialmente sembrava un’opportunità per dimostrare le sue qualità si trasformerà in un’occasione che segnerà il cambiamento per il suo popolo e le generazioni a venire.L’ultimo capitolo di una delle trilogie d’animazione più amate di tutti i tempi. I draghi buoni che affascinano e divertono grandi e piccoli sono tornati per un ultimo indimenticabile viaggio.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Anche questo capitolo, come i due precedenti, affronta i temi dell’amicizia e dell’amore in modo semplice e genuino. Inoltre viene introdotto il tema della crescita personale, del senso del sacrificio, dell’altruismo e della rinuncia a ciò che teniamo per il bene di chi amiamo.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Le sequenze dedicate all’innamoramento di Sdentato sono piccole pillole di risate contagiose che insegnano ai bambini il lato divertente dell’amore.
Testo Breve:

Al terzo film della serie, l'adolescente vichingo Hiccup è ormai cresciuto, è pronto per una grande impresa che porterà la pace nella sua isola ed è pronto anche..per l'amore 

Giunge al termine la straordinaria avventura di Hiccup e dei suoi amici. L’ultima parte della trilogia, iniziata nell’anno 2010 e tratta dai 12 libri di Cressida Cowel, soddisfa le aspettative regalando una storia che oltre al fantasy, racconta quanto sia difficile diventare adulti.

È trascorso un anno da quando il giovane Hiccup è divenuto capo di Berk realizzando finalmente il suo sogno: creare una città dove umani e draghi vivano pacificamente. Anzi, ora Berk è anche troppo popolata grazie al giovane re dopo le sue continue missioni di salvataggio dei draghi, sempre in sella al suo fidato Sdentato accompagnato dalla ritrovata madre e dai suoi migliori amici.

Ma quando si imbatte in una meravigliosa rarità di drago, la Furia Bianca, il destino di Hiccup e del suo amato destriero cambierà per sempre: il loro rapporto verrà messo in discussione ed il giovane capo comprenderà il peso delle responsabilità superando il contrasto con il padre, ricordandolo con nostalgia e facendo tesoro della sua saggezza.

Proprio per questo Hiccup si dedicherà alla ricerca del Mondo nascosto per salvare il suo popolo e proteggerlo dai pericoli che incombono; perfino le amicizie più profonde sono destinate a cambiare e talvolta ci si separa con la consapevolezza che il bene resta per sempre.

Anche in questo episodio ritroviamo gli amici affezionati che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare, nonostante le loro stravaganze: Gambe di pesce Ingerman, Moccioso Jorgenson ed i buffi gemelli combina guai, Testa di Tufo e Testa bruta Thortson.

Se i personaggi che fanno da contorno restano più o meno collocati nella stessa dimensione dei film precedenti, Hiccup è cresciuto. Nonostante l’handicap fisico (il ragazzo senza una gamba e il drago mancante di una parte dell’ala) entrambi capovolgono la propria situazione diventando ambedue leader man mano con il progredire della narrazione. Hiccup si dimostra intelligente e scaltro, rispetto al nemico (seppur più abile di quelli precedenti) ma soprattutto dimostra coraggio e umiltà chiedendo aiuto a chi lo circonda.

La lotta contro il male rappresentato da Grimmel il Grifagno, perfido cacciatore di draghi, in questo capitolo è quasi marginale, ciò che emerge è ben altro.

La paura di non essere all’altezza del padre, re Stoick, fa tentennare il giovane capo ma è qui che subentra l’amore, capace di consigliare senza mai scavalcare, e testimonia la crescita del personaggio di Astrid che dimostra di esser diventata la futura moglie perfetta per un giovane capo incoraggiandolo e facendogli ritrovare fiducia in sé stesso.

È così che l’amore rappresenta in questo epilogo la risposta tanto cercata. Astrid e la Furia Bianca segnano l’evoluzione, la fine di un’epoca ma, al tempo stesso, la crescita e il cambiamento.

Divertente e tenero il corteggiamento del drago Sdentato, più goffo che mai, alla ricerca dei consigli di Hic suo mentore ed amico. Straordinaria la sequenza del Mondo nascosto, residenza di nascita dei draghi fino a quel momento solo raccontata come leggenda, con una quantità di colori pastello e fluo arricchiti da magnifici dettagli che incantano e lasciano a bocca aperta.

Il tutto accompagnato dalla bellissima colonna sonora di John Powell, già compositore delle musiche dei primi due film per il quale aveva ricevuto la candidatura all’Oscar nel 2010.

Per i più affezionati alla saga, su Boomerang si può trovare la quinta stagione della serie ispirata ai film intitolata 'Dragons: oltre i confini di Berk'.

Il film si conclude facendoci emozionare e trasmette un chiaro messaggio: non sempre ciò che desideriamo e ciò che è giusto combaciano. Talvolta, nonostante la dedizione e l’impegno, siamo costretti a lasciare andare ciò che ci sta più a cuore.

È solo nel vero amore che risiede il motore per il miglioramento di sé.

 

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ALITA - L'ANGELO DELLA BATTAGLIA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 02/28/2019 - 16:24
 
Titolo Originale: Alita: Battle Angel
Paese: USA, Canada, Argentina
Anno: 2019
Regia: Robert Rodriguez
Sceneggiatura: James Cameron, Laeta Kalogridis
Produzione: Twenty Century Fox, Lightstorm Entertainment
Durata: 120

La giovane Alita si sveglia senza ricordi. Scoprirà il suo passato da combattente, con l’aiuto del Dott. Dyson, pronta a proteggere chi ama quando i padroni di Iron City le daranno la caccia.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Seppur un cyborg guerriero Alita è un’adolescente alla scoperta del mondo, delle sue gioie e dei suoi pericoli ma resta un animo buono, dove gli ideali e le sue intenzioni sono sempre ben chiare.
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza dovute allo scontro tra cyborg (anche un cane resta coinvolto) ma il tutto è reso fruibile e chiaramente appartenente ad un mondo fantastico.
Giudizio Artistico 
 
Un capolavoro di effetti speciali. Ma la sceneggiatura è un collage di racconti fantastici già visti
Testo Breve:

Il regista James Cameron (Titanic), in attesa di realizzare il sequel di Avatar, mette in pellicola il manga di Alita, una cyber-adolescente superdotata.  Eccezionale qualità di immagini per una storia poco interessante

Nell’ anno 2563 il pianeta Terra paga ancora le conseguenze dell'ultima grande guerra combattuta più di 300 anni prima.

L’unica a non averne risentito è Zalem, ultima delle città sospese ricca e prospera a discapito della sottostante “città di ferro” usata soprattutto come discarica dei rifiuti. È qui che il Dott. Dyson ritrova la testa di un cyborg, stranamente in ottime condizioni, gli dona un nuovo corpo e se ne prende cura come fosse una figlia.

Mentre cerca di ricordare il suo passato, Alita esplora la città in compagnia di Hugo, patito di Motorball, uno sport adrenalinico molto amato seppur pericoloso ma che rappresenta tra i giovani l'unica porta d'accesso per entrare a Zalem. È così che Alita scopre e fa scoprire le sue capacità nascoste poiché i ricordi affiorano ogni volta che combatte i pericoli incontrati per strada e riacquista la memoria ritornando ad essere una vera guerriera andando incontro al proprio destino.

Alita, adattamento del manga degli anni novanta,  come tutte le protagoniste dei cartoni orientali, ha occhi grandi ed espressivi resi scintillanti, sognanti, pieni di vita dalla tecnologia utilizzata ed è stato girato con la stessa combinazione di riprese dal vivo e CGI  e facial motion capture usata in Avatar.

In attesa del grande di ritorno di Avatar per fine 2020, Cameron produce un nuovo lungometraggio capace di stimolare l’immaginazione, come solo lui sa fare, di ragazzi e adulti affidando la regia al creatore di Sin City, Robert Rodriguez.

Il creatore di Terminator non poteva che innamorarsi del progetto, scritturato già 20 anni fa.

Il manga da cui è tratto il film, ha catturato l’attenzione di milioni di adolescenti in tutto il mondo forse perché è facile immedesimarsi nella protagonista, paragonabile ad una bambina che si ritrova improvvisamente in un corpo da ragazza, alla ricerca di sé stessa, una metafora sempre attuale.

Alita ci tiene sempre al suo fianco mentre pian piano scopre la città intorno a sé facendoci immergere in un viaggio alla scoperta delle cose belle che può offrire il mondo. Se il suo creatore, Yukito Kishiro, l’aveva immaginata in un contesto post apocalittico e oscuro, il film rende il personaggio coraggioso, elegante facendoci scordare che  si tratta di un cyborg.

I movimenti sinuosi, le animazioni perfette regalano allo spettatore scene d’azione ben riuscite e coreografate oltre a degli effetti speciali clamorosi.

Per chi sa cogliere qualcosa in più oltre la sinossi, Alita – L’angelo della Battaglia racconta ben altro. Perché ci ritroviamo adolescenti nel riscoprire la gioia dei sapori provati per la prima volta come accade a lei in compagnia di Hugo, dei giri in moto insieme e l’incertezza dello scoprirsi innamorati. Quando si mette alla prova sui roller, quando viene sfidata e derisa, quando ha paura e si sente persa ma soprattutto quando comprende di essere abile nel Panzer Kuntz, un’arte marziale dimenticata e invincibile.

Come tutte le eroine, Alita sconfigge il male anche se questo significa far preoccupare i suoi cari.

Zalem non viene mai svelata né ai personaggi né allo spettatore lasciandoci curiosi di vedere nel prossimo film cosa nasconde e creando ancora più empatia con la protagonista, tifando per lei dall’inizio alla fine.

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RALPH SPACCA INTERNET

Inviato da Franco Olearo il Mer, 01/09/2019 - 07:07
 
Titolo Originale: Ralph breaks the Internet
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Phil Johnstone, Rich Moore
Sceneggiatura: Phil Johnstone, Pamela Ribon
Produzione: WALT DISNEY ANIMATION STUDIOS, WALT DISNEY PICTURES
Durata: 112

Nel mondo parallelo dei videogiochi in cui vivono Ralph Spaccatutto e la piccola Vanellope, le giornate scorrono come sempre, anche in maniera fin troppo prevedibile. A movimentare le vite dei due amici, sarà però un rocambolesco viaggio nello sterminato mondo del web, alla ricerca di un elemento mancante per salvare Sugar Rush, il gioco di piste go-kart di Vanellope, che rischia di essere staccato per sempre dalla presa di corrente e buttato.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una delicata storia di amicizia tra il gigante buono Ralph e la sua piccola amica pilota Vanellope e sull’importanza di volere il bene dell’altro e di lasciarlo libero di trovare la propria strada, anche se questo può significare un distacco, perché l’amicizia è un dono, non un possesso
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film si muove continuamente tra positivo e negativo, alla ricerca di una riproduzione bilanciata e oggettiva della realtà virtuale, terra di infinite possibilità, ma gli spunti che offre il film sono davvero tanti, forse troppi
Testo Breve:

Ralph spacca Internet trasporta lo spettatore nel magico mondo del World Wide Web, fatto non solo di tecnologia, ma anche di pubblicità, spam, pop-up, video “acchiappa-clic” e noti personaggi animati, alle prese con le loro nuove identità transmediali

A differenza di Ralph Spaccatutto (2012), che aveva un retrogusto nostalgico anni Ottanta, essendo incentrato sui primi videogiochi, Ralph spacca Internet trasporta lo spettatore nel magico mondo del World Wide Web, fatto non solo di tecnologia, ma anche di pubblicità, spam, pop-up, video “acchiappa-clic” e noti personaggi animati, alle prese con le loro nuove identità transmediali.

Internet si presenta come grande città ultratecnologica e caotica, dove i palazzi sono quelli delle grandi corporation come Google, Amazon, Ebay e dove i pericoli sono rappresentati dai virus spacciati illegalmente nei bassifondi.

Per Ralph e Vanellope, Internet è un mondo tutto nuovo, di cui non conoscono le regole. L’asta per aggiudicarsi su Ebay il volante di Sugar Rush è per loro un gioco divertente e quasi nonsense, ma presto scopriranno che per ritirare il loro ordine hanno bisogno di soldi veri. È a questo punto che entreranno in contatto con le opportunità e le insensatezze del web, che consente a chiunque di raggiungere la notorietà in pochi secondi grazie a video spesso demenziali, ma che vengono cliccati e condivisi migliaia di volte, creando al tempo stesso guadagni.

Anche Ralph diventa ben presto una star della piattaforma di condivisione BuzzTube: i suoi video però non attirano solo migliaia di like, ma anche commenti di odio e insulti personali. L’impatto con i post degli haters è per Ralph sorprendente e doloroso. Mentre Ralph si scopre vulnerabile, Vanellope rimane affascinata da un nuovo gioco di macchine da corsa, che la fa sentire viva e felice come mai prima.

Il viaggio all’interno del web è quindi per Ralph e Vanellope l’occasione per uscire dai propri confini, ampliare le proprie vedute e sognare in grande, con tutto quanto di positivo ne può conseguire; al tempo stesso, i due si troveranno ad affrontare situazioni che li porranno di fronte ai problemi della privacy e della sicurezza online, due temi tuttora molto controversi.

Il film si muove quindi continuamente tra positivo e negativo, alla ricerca di una riproduzione bilanciata e oggettiva della realtà virtuale, terra di infinite possibilità, ma anche di qualche pericolo.

Non mancano momenti particolarmente divertenti, conditi di una certa ironia autoreferenziale (con tanto di battuta sulla Pixar!), come quando Vanellope si trova a contatto con le principesse Disney e le invita a dismettere gli abiti principeschi a favore di un abbigliamento più casual.

Gli spunti che offre il film sono davvero tanti, forse troppi, quasi a voler riflettere la complessità e l’abbondanza di stimoli propria del mondo virtuale. I più piccoli probabilmente non coglieranno tutti i sottotesti, ma capiranno di certo la tenera e delicata storia di amicizia tra il gigante buono Ralph e la sua piccola amica pilota Vanellope. La linea narrativa che riguarda il rapporto tra i due fa riflettere proprio sull’importanza di volere il bene dell’altro e di lasciarlo libero di trovare la propria strada, anche se questo può significare un distacco, perché l’amicizia è un dono, non un possesso. Per fortuna allora che c’è Internet, che quando è bene usato, può far sentire vicine anche le persone fisicamente lontane: tramite una videochiamata le distanze si accorciano e i rapporti si alimentano.

Autore: Eleonora Fornasari
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CAPITAN MUTANDA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/06/2017 - 23:23
Titolo Originale: Captain Underpants: The First Epic Movie
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: David Soren
Sceneggiatura: Nicholas Stoller, dall’omonima serie di libri per bambini di Dav Pilkey
Durata: 89

In una scuola elementare due bambini pestiferi, George e Harold si divertono a scrivere fumetti sul mitico Capitan Mutanda. Un giorno ipnotizzano il preside trasformandolo nel buffo super eroe delle loro storie.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un film sull'amicizia fra due ragazzi delle elementari con qualche battuta infelice sul matrimonio e qualche cenno dissacrante
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film sicuramente divertente e anche lo stile del racconto riesce ad acchiappare il pubblico: agile, con salti temporali e interazione con lo spettatore
Testo Breve:

In una scuola elementare due bambini pestiferi si divertono a scrivere fumetti sul mitico Capitan Mutanda. Un racconto divertente sull'amicizia di due ragazzi con qualche parentesi irriverente sul matrimonio e  la fede

La scuola non può essere più noiosa per due bambini di quarta elementare, costretti quotidianamente a seguire lezioni asettiche con maestri monotono, mangiare in una mensa terrificante e giocare in corridoi degni di un carcere di massima sicurezza.

George e Harold con i loro scherzi sono gli unici a portare un po’ di buon umore in un ambiente a dir poco terribile, ma ovviamente sono perseguitati dal preside Grugno che ha come unica intenzione quello di incastrarli e mettere fine alla loro eterna amicizia.

I due compagni inseparabili sono un’esplosione di creatività. Uno scrive, l’altro disegna, e insieme danno vita all’esilarante fumetto sulle incredibili avventure di Capitan Mutanda, super eroe sui generis vestito solo di un paio di mutandoni e un mantello di tenda rossa.

Battute sciocche, situazioni imbarazzanti e doppi sensi divertenti sono alla base del racconto dei due protagonisti, che ridono di qualsiasi cosa (pannolini, toilette, carta igienica, peti, rutti, mutande ecc.), incarnando l’umorismo tipico di quell’età che puntualmente fa saltare i nervi agli adulti, descritti come tristi e ingrigiti perché incapaci di farsi una sana risata.

Il contrasto tra il mondo degli adulti e dei bambini viene fin troppo accentuato nel film, e forse più che nel fumetto (totalmente inutile la frecciatina contro il matrimonio e gli accenni dissacranti).

Ma questo conflitto è evidentemente enfatizzato per esigenze di sceneggiatura, così come la storia d’amore tra il preside e la signora della mensa o il terrore dei due bambini di finire in due classi separate e crescere così tristi e soli, proprio come Grugno, che non è poi così cattivo quanto terribilmente solo.

Linee narrative utili per dare sostanza ma su cui forse si poteva lavorare un po’ di più.

Il cuore della storia, invece, è molto divertente: l’idea che il peggior nemico di due scolari tremendi, il preside, diventi niente meno che il loro eroe preferito, Capitan Mutanda, è geniale. Attraverso l’anello ipnotico George e Harold non fanno altro che risvegliare il lato bambinesco di Grugno, e così il trio diventa imbattibile, contro i nemici più buffi che minacciano l’umanità intera.

Tutti i cattivi sono tali solo perché hanno perso la capacità di ridere. Il perfido prof. Pannolino è semplicemente offeso perché è stato deriso per il suo cognome, e allora il consiglio di George e Harold è quello di imparare a ridere di tutto, anche di se stessi. Che problema c’è ad avere un cognome buffo? Se impari a sorridere diventerà la tua forza.

E così il valore dell’amicizia, degli affetti, e del divertimento infantile si impone come tema profondo del film.

Infine, oltre al mitico Capitan Mutanda, protagonista dipinto con toni esilaranti, anche ,lo stile del racconto riesce ad acchiappare il pubblico: agile, con salti temporali e interazione con lo spettatore trovate para-testuali già presenti nel libro, tra cui il filp-o-rama, riprodotte sullo schermo con una resa ottima. 

Autore: ILARIA GIUDICI
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA FORMA DELLA VOCE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/30/2017 - 23:22
Titolo Originale: Koe no katachi
Paese: Giappone
Anno: 2016
Regia: Yamada Naoko
Sceneggiatura: Yoshida Reiko
Produzione: A SILENT VOICE-THE MOVIE PRODUCTION COMMITTEE, PONY CANYON, ABC ANIMATION, QUARAS, SHOCHIKU, KODANSHA
Durata: 130

La vita di Ishida, un bulletto di undici anni, è destinata a cambiare quando nella sua classe arriva Nashimiya, una ragazzina sorda. Incuriosito dall’handicap di Nashimiya, Ishida inizia a prenderla di mira con i suoi dispetti. Ma quando la situazione gli sfugge di mano e Nashimiya è costretta a lasciare la scuola, Ishida finisce per isolarsi sempre più…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un racconto di formazione coinvolgente, capace di parlare di handicap e bullismo giovanile senza pietismi, e di insegnare agli adolescenti valori importanti, come la fiducia negli altri e il rispetto per la vita.
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio occasionalmente scurrile, scene drammatiche e di bullismo, una scena di tentato suicidio.
Giudizio Artistico 
 
Il film fa del suo meglio per comprimere i sette volumi del fumetto originale, ma non sempre ci riesce in modo chiaro e convincente.
Testo Breve:

In questo adattamento cinematografico del manga A Silent Voice, vincitore di numerosi premi racconta  con crudo realismo una bella storia di crescita—quella di un ex teppista e di una ragazzina non udente

Adattamento cinematografico del manga A Silent Voice, vincitore di numerosi premi, La forma della voce è un film d’animazione toccante e coraggioso, che usa la formula del teen drama per affrontare temi impegnativi come il bullismo e la disabilità. La trama ruota attorno al rapporto tra l’irrequieto Ishida e la dolce Nishimiya, due ragazzi che, nonostante le differenze, cercano di diventare amici e aiutarsi a vicenda.

Se in Occidente ‘cartone animato’ è spesso sinonimo di ‘prodotto per bambini’, in Giappone quello degli anime per i teenager è un mercato florido, esperto nell’intercettare i gusti del pubblico, e capace, almeno nelle sue prove più riuscite, di tratteggiare le ansie, i timori e i desideri di una generazione, con una sensibilità che gli permette di varcare i confini nazionali. Lo ha dimostrato lo scorso anno il successo planetario di Your Name, fantasy sentimentale firmato da Shinkai Makoto, e lo conferma la buona accoglienza di questa pellicola, che racconta una bella storia di crescita—quella di un ex teppista e di una ragazzina non udente, ma anche dei loro nuovi compagni—e, nel farlo, riflette sulle barriere, fisiche e psicologiche, che impediscono ai giovani di comunicare. Il tutto supportato da un variegato cast di personaggi, tanti e tutti ben caratterizzati, animazioni fluide e una grafica gradevolissima, che si adatta perfettamente allo stile delicato di Yamada Naoko, una delle rare donne giapponesi a essersi affermate nel campo della regia.

Il film, che sposa il punto di vista di Ishida, si articola in due parti. Nella prima, Ishida è un bambino un po’ troppo vivace, che fa il prepotente con Nashimiya perché aizzato dal resto della classe. Nella seconda, ambientata al liceo, è lui l’emarginato, e la vergogna per ciò che ha fatto lo porta a meditare il suicidio. A fare da cerniera tra il primo e il secondo tempo, innescando l’arco di trasformazione dei due ragazzi, è il quaderno su cui Nishimiya scriveva alle elementari, e che Ishida anni dopo le riporta per riparare ai suoi errori. Mentre i protagonisti di Your Name si cercano senza essersi mai incontrati, uniti dai loro smartphone e dal ricordo di un sogno, Ishida e Nishimiya imparano a conoscersi grazie al linguaggio dei segni, scoprendo che la voce può avere varie ‘forme’, ma l’unico modo per comprenderla è aprirsi all’altro e ascoltare. Così, quella che sembrava un’amicizia impossibile si fa, al contrario, reale e sincera, in grado di abbattere qualsiasi ostacolo (la difficoltà ad accettarsi, il senso di colpa, la tentazione di mollare tutto) e di guardare al futuro. 

Le lacrime non mancano in questa lunga (per i parametri italiani) trasposizione animata, che fa del suo meglio per comprimere i sette volumi del fumetto originale, ma non sempre ci riesce in modo chiaro e convincente. In particolare, è evidente un’asimmetria tra il realismo della prima parte, scritta benissimo e con una ricchezza di dettagli davvero ammirevole, in cui si percepisce l’amore della regista per le piccole cose quotidiane (la presentazione dei protagonisti nei titoli di testa, osservati in vari momenti della loro giornata, è emblematica di questo stile ‘in punta di piedi’), e i ritmi più sincopati della seconda, che in alcune scene mette a dura prova l’incredulità dello spettatore (il salvataggio di Nashimiya) e vira bruscamente verso il finale, puntando tutto su un’emotività struggente e dolorosa. L’impressione è che il materiale di partenza fosse troppo per un solo film, cui forse avrebbe giovato, data la freschezza della narrazione, una dose inferiore di drammi ed ellissi temporali.

Al netto di qualche difetto, La forma della voce resta un’opera complessivamente ben congegnata, che alla gradevolezza della resa visiva somma un racconto di formazione coinvolgente, capace di parlare di handicap e bullismo giovanile senza pietismi, e di insegnare agli adolescenti valori importanti, come la fiducia negli altri e il rispetto per la vita. 

Autore: Maria Chiara Oltolini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MONSTER FAMILY

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/20/2017 - 17:17
Titolo Originale: Happy family
Paese: Germania
Anno: 2017
Regia: Holger Tappe
Sceneggiatura: David Safier, Catharina Junk
Produzione: Ambient Entertainment GmbH
Durata: 96

A dispetto del nome, la famiglia Wishbone (dal desiderio nelle ossa) è ben lungi dall'essere felice. Nel tentativo di riunire tutti i membri insieme per un evento piacevole, la mamma, Emma, progetta una serata divertente, ma il suo piano le si ritorce contro quando una strega malvagia li maledice e tutti vengono trasformati in mostri.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Nonostante l’idea di famiglia felice e unita trionfi, la storia manca della capacità di creare empatia nel pubblico. L’idea di felicità familiare è assai poco esplorata
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Per quanto godibile per la sua grafica e le piccole simpatiche trovate, il Monster family nella sostanza sembra un insieme di convenzionali stereotipi sulla famiglia felice che denotano una scarso approfondimento dei temi.
Testo Breve:

Una tranquilla coppia con due bambini,  vengono trasformati in mostri da Dracula che concupisce la donna. Una comicità scurrile e infantile cerca di sostenere questo film con ambizioni familiari che affonda invece negli stereotipi piu scontati

Tratto da un bestseller di David Safier, La mia Famiglia e altri Orrori, e diretto dal primo regista tedesco ad utilizzare la CGI in Germania, Holger Tappe (Gaya, 2004, e Animals United, 2010), Monster family è un film di animazione ben realizzato, divertente e adatto a tutta la famiglia ma nella sostanza piuttosto povero. Un misto tra Hotel Transylvania (2012) e Gli Incredibili, quest’opera tedesca però non riesce a raggiungere il realismo nella fantasia e lo spasso che gli altri due film presentano.

Ricco di azione e di simpatici personaggi, Monster family cattura l’attenzione per la stravagante avventura che una famiglia piuttosto ordinaria si trova a vivere. Emma e suo marito hanno due figli, Fay, una ragazza nel pieno della sua adolescenza, e Max, bimbo dotato di una grande intelligenza ma bullizzato a scuola. Presi dalle quotidiane occupazioni e dalle ordinarie dinamiche familiari, i membri della famiglia Wishbone ormai da tanto tempo non hanno più occasione di condividere dei bei momenti insieme. Così Emma decide di trascinare tutti a quello che crede essere un party sul tema dei mostri per trascorrere del tempo insieme. Ma nella vita di Emma si è intromessa un’improbabile figura, Dracula, che desidera strapparla dalla sua famiglia per farla diventare la sua sposa.

Se da un lato l’idea di infelicità, o forse sarebbe più corretto dire di scontento, di una famiglia comune è ben rappresentata, dall’altro il film non riesce a coinvolgere perché i personaggi non vengono approfonditi e il loro percorso di crescita resta superficiale e non ben giustificato. Per questo anche il momento topico della presa di coscienza da parte di ciascuno del vero, prezioso valore dei legami familiari è poco appassionante e assolutamente poco convincente.

Sebbene si tratti di un film di animazione e di una storia di fantasia, l’intervento di un personaggio come Dracula, che mette definitivamente in crisi il precario e grigio equilibrio della famiglia Wishbone, sembra quasi scollato e fittizio. Il racconto è ben costruito e segue il classico andamento narrativo delle storie per ragazzi, ma ciò non costituisce una garanzia rispetto ai contenuti e alla chiarezza. Nel complesso, per quanto godibile per la sua grafica e le piccole simpatiche trovate, il Monster family nella sostanza sembra un insieme di convenzionali stereotipi sulla famiglia felice che denotano una scarso approfondimento dei temi. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL GRANDE MIRACOLO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/09/2017 - 11:46
 
Titolo Originale: The Greatest Miracle, El Gran Miraglo
Paese: Messico
Anno: 2011
Regia: Bruce Morris
Sceneggiatura: Luis De Velasco
Produzione: Dos Corazones Films
Durata: 70

Monica è una giovane vedova, costretta a lavorare anche di domenica per mantenere se stessa e il  figlio ma al contempo ha il rammarico di non potersi dedicare di più a lui.  Chema è un autista di autobus che, in quella domenica non riesce concentrarsi alla guida perché è in ansia per suo figlio, gravemente malato. Dona Cata è un’anziana signora che vive da sola nel suo appartamento; si sente inutile e di peso per gli altri. Tutti e tre vengono avvicinati da altrettanti giovani che li ascoltano, li incoraggiano e li invitano a entrare nella grande chiesa che sta davanti a loro. I tre giovani sono in realtà i loro angeli custodi e la messa sta per iniziare…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film si presta ad essere un ottimo strumento per spiegare il significato e le varie fasi dell’Eucarestia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La sceneggiatura, combinandosi con le immagini, riesce ad essere particolarmente efficace. Molto bello il commento musicale anche se non si può dire lo stesso delle animazioni
Testo Breve:

Tre persone, afflitte da problemi personali o familiari, assistono alla celebrazione eucaristica. I loro angeli custodi insegnano loro come pregare e come accostarsi nel modo più opportuno all’Eucarestia. Un’ottima catechesi sulla Santa Messa.

Monica, Chema, e dona Cata sono tre persone tristi o addirittura angosciate perché non riescono più a  ridare un senso e un equilibrio alla loro vita.  Tutti e tre sono avvicinate da un giovane premuroso che si preoccupa del loro stato. Nessuna di loro vuole  confidarsi con questo intruso, anche se è gentile e simpatico e dice cose sagge, come: “il dolore deve essere condiviso per essere compreso” oppure suggerisce loro che a volte “le risposte giuste sono proprio davanti a noi”.

In effetti, davanti a loro c’è una grande chiesa e loro entrano, giusto in tempo per l’inizio della celebrazione eucaristica.

Inginocchiati ai banchi, ritrovano nuovamente quel giovane accanto a loro. Chema ha la senzazione che il volto della Madonna posto su di un altare laterale, stia guardando proprio lui. “Lei ti ascolta- gli suggerisce il giovane -affidati al suo cuore di madre;  non aver paura Lei:  è tua madre e ti comprende” .

Monica è più incerta: perché pregare? “Offrigli Il tuo lavoro, la tua allegria, la tua tristezza, la salute di tuo figlio, la tua vita, il tuo servizio. Chiedigli in silenzio ciò che desideri di più e poi prega per chi ne ha più bisogno”: e la risposta che riceve dal giovane. Solo quando i tre iniziano a pregare con convinzione, i  giovani rivelano la loro identità: sono i loro angeli custodi. Al momento dell’offertorio, le loro preghiere (simboleggiate da tre sfere luminose) vengono raccolte dai loro angeli che si librano in aria per portarle al Signore, raffigurato sulla volta della chiesa.

Dos Corazones Films, la stessa casa di produzione che ha realizzato Cristiada, ha avuto il “coraggio” (è il caso di dirlo) di realizzare questo film d’animazione interamente dedicato a spiegare il miracolo dell’Eucarestia. Si tratta di un lavoro particolarmente ispirato, orientato sopratutto a spiegare a dei ragazzi i vari momenti della Santa Messa. Quando il sacerdote pronuncia: “riconosciamo i nostri peccati”, vediamo i fedeli accostarsi al confessionale e al momento dell’assoluzione, il sacerdote assume il volto di Cristo. Durante l’Offertorio gli angeli custodi dei partecipanti raccolgono le loro preghiere e le portano in cielo. All’epiclesi, tutti gli angeli si radunano intorno all’altare assieme all'enorme moltitudine dei santi. Al momento in cui l’ostia viene elevata, il sacerdote assume lo stesso  volto di Cristo.

Attraverso la guida degli angeli, non mancano alcune osservazioni pratiche, come l’opportunità di raccogliersi in meditazione prima dell’inizio della messa (spegnendo i cellulari) e alla fine della celebrazione, l’importanza di congedarsi non con un segno della croce frettoloso ma compiuto con rispetto.

Il film è disponibile nelle lingue spagnola, inglese e francese mentre in italiano si trova solo una versione spagnola con sottotitoli in italiano (su Youtube).

La qualità dell’animazione non è eccelsa ma molto bello il commento musicale, per il quale il film ha vinto l’ Hollywood Music In Media Awards (HMMA).

Il film si presta ad essere un ottimo strumento per la catechesi sull’Eucarestia e la scena dove tutti gli angeli si librano verso il cielo per portare a Dio le offerte dei fedeli, non potrà esser facilmente dimenticata dai ragazzi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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