Animazione

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FROZEN II - Il segreto di Arendelle

Inviato da Franco Olearo il Mar, 12/03/2019 - 17:00
 
Titolo Originale: FRozen II
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Chris Buck
Sceneggiatura: Jennifer Lee, Allison Schroeder
Durata: 103

Dopo l’incoronazione, Elsa ed Anna vivono felici ad Arendelle. Ma una notte una voce melodiosa richiama Elsa e, nonostante le sue resistenze, la convincerà a partire alla scoperta di un misterioso segreto.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Elsa sembra aver acquietato le turbe esistenziali mentre gli altri apprenderanno che solo l’amore dura per sempre, anche se cosa questo significhi nella dinamica dei rapporti umani rimane ancora tutto da scoprire.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Per gli effetti visivi, la grafica e soprattutto gli splendidi abiti delle due eroine non ha nulla da invidiare al primo Frozen, ma si dimostra molto carente sull’intreccio, i personaggi e le musiche
Testo Breve:

Elsa è ormai regina ma una voce melodiosa la invita a partire alla scoperta di un misterioso segreto. Ottimi gli effetti visivi i costumi ma il secondo Frozen non si pone alla parti del primo per l’intreccio e le musiche

Il sequel del fortunatissimo Frozen soffre da subito il paragone con il primo film, meglio riuscito da tanti punti di vista. Se per gli effetti visivi, la grafica e soprattutto gli splendidi abiti delle due eroine non ha nulla da invidiare, si dimostra molto carente sull’intreccio, i  personaggi e le musiche. Questo non significa che non sarà apprezzato da grandi e piccini, come già dimostrano gli ottimi incassi della prima settimana. Gli ingredienti per stupire e intrattenere ci sono tutti e, rispetto a tanti altri film di animazione degli ultimi tempi, non ha nessuna controindicazione: si dimostra delicato e in qualche modo profondo, in perfetto stile Disney. Ma sicuramente non resterà nella storia. Le musiche che, come spesso accade, in traduzione italiana perdono tanto della loro potenza, sono troppe e ridondanti, con testi scontati e ripetitivi, fatto salvo i buffi siparietti di Olaf e la canzone finale, cantata da Giuliano Sangiorgi, che per questa ragione potrebbe forse avere una qualche maggior fortuna locale.

Riguardo all’intreccio, il film parte settando, in modo esageratamente esplicito, un problema del passato che riguarda la famiglia reale: il nonno delle principesse aveva stabilito un trattato di pace con la tribù dei Northuldri, costruendo una diga, ma, per ragioni sconosciute, era scoppiata la guerra e una fitta nebbia era scesa sulla foresta incantata, dove la magia dei quattro elementi da allora tiene prigionieri gli abitanti. Con queste premesse poco rassicuranti la storia riparte ad Arendelle, in una situazione calma, ma che già lascia prevedere una catastrofe imminente che, essendo annunciata in maniera esagerata, arriva senza un reale colpo di scena. Mentre Kristoff vorrebbe chiedere ad Anna di sposarlo, Anna non sembra intenzionata a cambiare una situazione che sembra darle finalmente una stabilità emotiva, Olaf è alle prese con serie domande esistenziali ed Elsa comincia a sentire una strana voce che lei rifiuta inizialmente di ascoltare, temendo di mettere in pericolo l’equilibrio del paese. Tutti i personaggi sono come paralizzati dall’idea che qualcosa possa cambiare, e preferiscono ritrovarsi ogni sera a giocare ai mimi piuttosto che affrontare la realtà. Ma il richiamo è troppo forte, Elsa risveglia gli elementi e parte alla ricerca della verità sulla sua vita e sul suo passato. Anna le correrà appresso e con lei Kristoff, Olaf e la renna Sven. Da qui una serie infinita di personaggi  e situazioni verranno scaraventati sul loro cammino: il popolo, i trolls, le guardie, i northuldri, i quattro elementi, la foresta, il fiume Ahtohallan, e poi il passato, il presente. Troppi luoghi, troppe personalità, troppe storie, e tutto resta superficiale e quindi debole, soprattutto l’antagonista che è quasi completamente inesistente. Elsa è sola a compiere il suo viaggio e troppo facilmente arriva alla soluzione, gli altri la seguono affannati senza sapere bene cosa cercare, né qual è la loro vera missione.

Anna è in preda alle nevrosi più disparate, morbosamente attaccata alla sorella e quasi noncurante dell’amato Kristoff che fa di tutto per farsi notare da lei, incapace di imporsi  e annullandosi ad ogni suo capriccio fino a disperarsi esageratamente quando lei sembra dimenticarsi di lui. Olaf abbandona le sue domande esistenziali tornando il giocherellone di sempre, e il suo timore sul diventare grande si scioglie insieme a lui. Le figure maschili insomma sono quasi inesistenti in questo film, mentre prevalgono figure femminili fragili, egoiste e problematiche, forse fin troppo contemporanee.

E così i personaggi, sinceramente interrogati da principio su cosa regga veramente l’urto del tempo e cosa voglia dire essere se stessi, non fanno un vero percorso di crescita per trovare una risposta. Gli viene calata dall’alto senza tanto effetto sullo spettatore. E così, mentre Elsa sembra aver acquietato le turbe esistenziali trovando il suo senso nella foresta incantata, gli altri apprenderanno che solo l’amore dura per sempre, anche se cosa questo significhi nella dinamica dei rapporti umani rimane ancora tutto da scoprire.

Autore: Ilaria Giudici
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SHAUN, VITA DA PECORA: FARMAGEDDON

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/15/2019 - 16:42
 
Titolo Originale: A Shaun the Sheep Movie: Farmageddon
Paese: Regno Unito
Anno: 2019
Regia: Will Becher, Richard Phelan
Sceneggiatura: Mark Burton, Jon Brown
Produzione: Aardman Animations, StudioCanal
Durata: 87

Shaum e le sue compagne pecore hanno sempre qualche motivo di attrito con il cane pastore Bitzer: lei è una pecora esuberante che ogni giorno ha qualche nuova idea per la testa mentre Bitzer, sempre sospettoso, ha disseminato il cortile di cartelli di divieti. C’è però un evento che trasforma la loro semplice vita di campagna: Lu-La, una ragazzina extra-terreste con poteri speciali è atterrata proprio nella fattoria Mossy Bottom. I giornali dicono che è stato avvistato un UFO, corpi speciali dell’esercito sono sulla sua traccia e Shaun è ben lieta di ambientare Lu-La sul nostro pianeta: di sicuro ci sarà da divertitsi…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In questo racconto, nessuno è veramente cattivo: ognuno cerca di venir compreso nei suoi problemi, ma poi tutti sono disponibili ad aiutare gli altri
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film conferma la simpatia della tecnica stop-motion, ora perfezionata con la CG e la capacità degli autori di caratterizzare con pochi tratti visivi (manca il parlato) i personaggi della storia
Testo Breve:

La pecora Shaun ma anche gli altri animali della fattoria, debbono fronteggiare una grossa novità: è arrivata una ragazzina extra-terreste che vuole tornare dai suoi mamma e papà. Il divertimento è garantito anche se il film è inferiore al primo  della serie Shaun

La tecnica di animazione stop-motion, dove pupazzi di plastilina vengono animati riprendendo fotogramma per fotogramma i loro movimenti, può ancora affascinare i ragazzi di oggi? Indubbiamente la tecnica della computer grafica utilizzata per i blockbuster della Disney ha fatto passi da gigante e costituisce ormai lo standard per questo tipo di film ma così come c’è qualcuno che sente la nostalgia dei cartoni 2D, non si può negare la poesia che emana da queste produzioni dell’inglese Aardman Animations, StudioCanal. Anche se ormai anche loro utilizzano, per i fondali, la 3D, si percepisce ancora la piacevolezza di un lavoro artigianale e la presenza di un’ironia molto inglese. Il timore però resta perché c’è il rischio che questi lavori risultino troppo sofisticati per un pubblico di ragazzi smaliziati dal telefonino e da altre tecnologie: mi riferisco in particolare al fatto che i personaggi non parlino (emettono suoni volutamente incomprensibili) e tutto viene narrato con le immagini, in omaggio alla migliore tradizione della comicità slapstick del film muto, soprattutto quella di Buster Keaton. Alla fine non c’è che una risposta: il film potrà piacere soprattutto ai più piccoli che si divertiranno comunque e non stanno ad andare per il sottile sulla tecnica adottata e ai genitori, che apprezzeranno i tanti riferimenti al grande cinema del passato.

La casa di Bristol, produttrice di Galline in fuga, tutta la serie di Wallace & Gromit, e il precedente Shaun, vita da pecora, ha da sempre privilegiato l’ambiente della fattoria, dove gli animali prendono vita propria e rendono complicata quella degli umani; un magnifico esempio di poesia incentrata sulle piccole, care cose di un mondo fuori dalla frenesia delle metropoli. Questa volta, anche se la storia ha nuovamente, come baricentro, la fattoria Mossy Bottom l’orizzonte si allarga a un contesto addirittura planetario e il richiamo alle grandi produzioni hollywoodiane, in particolare a ET L’Extraterrestre e a Incontri ravvicinati del terzo tipo è evidente.

Ancora una volta saranno solo gli adulti ad apprezzare la divertente parodia confezionata dagli sceneggiatori Mark Burton, Jon Brown  su questi  capolavori di Steven Spielberg  (ma c’è anche un robottino che ricorda tanto Wall-E) mentre i più piccoli si commuoveranno nel vedere come la piccola Lu-La si che ha nostalgia di “casa” e desidera tornare da  mamma e papà.

Forse meno riuscito del primo Shaun – vita da pecora per aver voluto muoversi in contesti più internazionali, perdendo l’elegia del mondo agreste, il film conferma la grande capacità di caratterizzare i personaggi della squadra della Aardman Animations. Bastano pochi tratti (non dimentichiamo che i personaggi non parlano) per disegnare il fattore, un omino con occhiali spessi e baffoni giallo stoppa, irascibile, lento a capire le situazioni a meno che si tratti di guadagnare dei soldi, oppure   la donna comandante dell’agenzia governativa incaricata di scovare gli UFO, rigida e inflessibile nel compiere la sua missione che nasconde però un doloroso segreto della sua infanzia.

Alla fine e non è cosa da poco, il film vuole dimostrare che nessuno è veramente cattivo: ognuno cerca di venir compreso nei suoi problemi, ma poi tutti sono disponibili ad aiutare gli altri.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL RE LEONE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 08/26/2019 - 15:48
 
Titolo Originale: The Lion King
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Jon Favreau
Sceneggiatura: Jeff Nathanson
Produzione: Walt Disney Pictures, Fairview Entertainment
Durata: 118

Il cucciolo Simba viene unto come principe erede da Rafiki, il babbuino sciamano. Suo padre Mufasa, il re delle Terre del Branco e la regina madre Sarabi si occupano di educarlo alle sue future responsabilità ma Simba interpreta male il suo ruolo, ritenendo il coraggio e l’audacia più importanti della saggezza. Istigato da Scar, il fratello di Mufasa che ha perso il diritto al trono dopo la sua nascita, si avventura, assieme alla sua amica Nala nel Cimitero degli elefanti, nonostante l’esplicito divieto del padre. I due cuccioli si trovano così in un altro mondo, dominato dalle iene, che non rispettano l’autorità di suo padre. Simba e Nala vengono salvati solo in extremis da Mufasa. Si è trattato di un trabocchetto escogitato da Scar, che si è alleato con le iene per uccidere l’erede al trono. Dopo questo primo insuccesso Scar non si dà per vinto e mette in atto un tranello ancora più insidioso…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un figlio si riscatta aderendo ai valori che il padre gli ha insegnato; il potere di governo visto come un servizio agli altri; l’amicizia e la solidarietà per superare uniti le difficoltà.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Poco adatto ai più piccoli per alcune scene ad alta tensione
Giudizio Artistico 
 
Il film recupera la bella sceneggiatura e le musiche dell’edizione del 1994; La tecnica dell’animazione fotonaturalista mostra la sua piena maturità ma presenta anche dei limiti espressivi
Testo Breve:

Con la stessa sceneggiatura e le stesse musiche dell’edizione animata del 1994, ritroviamo il piccolo leone che riconquista il suo regno facendo tesoro dei valori e dei saggi principi che gli ha trasmesso suo padre

Quando a capo della Walt Disney c’era  il suo fondatore e non era ancora nato il mercato dei VHS né dei DVD, ogni 5-7 anni i suoi capolavori tornavano nelle sale (Biancaneve, Cenerentola, Peter Pan,..) per allietare le nuove generazioni di bambini-spettatori. Oggi, nell’epoca dei DVD e dello streaming non ha più senso un’iniziativa di questo genere e assistiamo invece a dei veri e propri rifacimenti com’è già accaduto in Il ritorno di Mary Poppins, Il libro della Jungla,  e ora questo Il Re Leone.  Si può dire che la Walt Disney production stia provando tutte le strade: Con  Il ritorno di Mary Poppins ha cercato di costruire un sequel del premio Oscar ma il risultato è stato modesto, soprattutto perché si è sentita la mancanza di belle musiche orecchiabili; con Il libro della Jungla e con questo nuovo Re leone, abbandonata la classica (e poetica) animazione 2D, si sta puntando su di un’animazione iperrealista degli animali protagonisti. A noi appaiono come veri animali (in realtà sono generati con il computer) che però parlano come degli esseri umani. La terza direzione nella quale si sta muovendo la Disney è quella di riproporre i suoi cartoni con l'impiego di attori in carne ed ossa (Aladdin, prossimamente Mulan). Si potrebbe obiettare che non ha senso confrontare la precedente con la nuova edizione del film, visto che nella grande maggioranza dei casi le sale vengono riempite da nuovi giovani spettatori; il problema riguarda al più i genitori che li accompagnano, ma c’è comunque qualcosa di importante da segnalare: queste nuove edizioni, così realistiche, risultano poco adatte ai più piccoli. La scena più drammatica del film, la mandria degli gnu che travolge prima Simba e poi il padre Mufasa spinto verso la morte dalla mano di Scar, risulta particolarmente impressionante. L’animazione 2D aveva un altro vantaggio per i più piccoli: le espressioni del volto (rabbia, commozione, tenerezza) erano codificate in modo semplice (stupore: sopracciglia alzate, occhi sgranati, bocca aperta) mentre ora, cercare di comunicare una simile reazione attraverso il volto simil-vero di un leone, è impresa veramente ardua; occorre affidarsi solo al tono della voce e ho visto in sala i bambini più piccoli chiedere al genitore cosa stesse accadendo, visto che non riuscivano a decifrare la situazione.

Per il resto il film ricalca con precisione il capolavoro del 1994, nelle musiche (con la sola aggiunta di Spirit di Beyoncé) e nella sceneggiatura con poche varianti che hanno avuto l’obiettivo di dare più spazio ai personaggi femminili (Nala, l’amica di Simba e sua madre Sarabi) e aggiungere profondità al cattivo Scar, (mellifluo, scivoloso, ipocrita, livoroso) che finisce proprio per questo, per dominare la scena.

Per il resto il nocciolo del racconto è rimasto intatto, in parte ispirato all’Amleto di Shakespeare: il fratello cattivo che uccide e spodesta il re, il giovane leone che vive con il senso di colpa finché non scopre,  sentendo nella notte la voce di suo padre, che il suo riscatto passa proprio nel continuare la sua missione; l’amicizia con i due simpaticoni Timon e Pumbaa (un suricate e un facocero) e la solidarietà che diventa amore con Nala.

In questa versione risulta marcato il contrasto fra i tre approcci alla vita che si contrappongono: quello del re Mufasa, che presenta al figlio l’armonia di un mondo (il “cerchio della vita”) dove ogni essere e ogni cosa ha una sua funzione predefinita e chi lo governa ha l’obbligo di rispettarne le leggi (“mentre gli altri cercano ciò che possono prendere, un vero re cerca ciò che può dare”; “un vero re deve saper comprendere”). Al polo opposto c’è Scar coadiuvato dalle iene, che ubbidisce solo alla legge della rapina, fino a devastare tutto ciò che riesce a raggiungere.  Come terza soluzione esistenziale c’è quella proposta da Timon e Pumbaa e riassunta nella canzone Hakuna Matata: nessuna regola, nessuna responsabilità, si nasce e si muore senza alcun senso (“la vita è una retta”) ma in compenso si vive tutti in amicizia (anche perché gli animali carnivori si nutrono esclusivamente di larve).

Questa riedizione ha conservato intatto il valore di questa potente storia e la qualità tecnica impiegata è eccezionale, pur con i limiti espressivi che abbiamo indicato. Il successo al botteghino (in USA come nel resto del mondo) lo sta a dimostrare.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TOY STORY 4

Inviato da Franco Olearo il Ven, 06/28/2019 - 19:50
 
Titolo Originale: Toy Story 4
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Josh Cooley
Sceneggiatura: Stanton, Stephany Folsom, da un soggetto di John Lasseter
Produzione: PIXAR ANIMATION STUDIOS, WALT DISNEY PICTURES
Durata: 100

Dopo che l’amato Andy è andato al college Woody e i suoi amici hanno vissuto una seconda giovinezza affidati alla piccola Bonnie. Anche lei però sta crescendo, ma Woody, anche se finisce sempre più spesso nell’armadio, non rinuncia alle responsabilità nei suoi confronti e la segue anche al primo giorno di asilo. Sarà l’arrivo di un nuovo giocattolo, Forky, che Bonnie si costruisce, a lanciare Woody e gli altri in una nuova avventura e a fargli rincontrare una vecchia amica…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Più ancora che negli altri capitoli, Toy Story parla agli adulti ancora più che ai bambini, esplorando le contraddizioni del desiderio di essere genitori e le difficoltà del mestiere più bello del mondo, della gratuità che richiede e della gioia che può dare abbracciarlo fino in fondo.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una rapida sequenza, poco percettibile, di due mamme che portano a scuola un bambino e poi lo vanno a riprendere
Giudizio Artistico 
 
Questo quarto episodio della serie riesce nel difficile compito di riprendere i fili di questa strana vita da giocattoli, confermando la sua funzione di metafora di tante problematiche umane
Testo Breve:

Dopo che l’amato Andy è andato al college, Woody e i suoi amici giocattoli si mettono a disposizione della piccola Bonnie, conducendo ancora una volta gli spettatori attraverso un lungo viaggio che è anche una riflessione sull’amore e la lealtà, sulla vocazione, sul crescere e invecchiare.

Cosa fa di un giocattolo un giocattolo? L’amore unico e irripetibile che il “suo” bambino prova per lui? O la sua “vocazione” di renderlo felice ed aiutarlo a crescere? E cosa succede di un giocattolo quando un bambino cresce e la missione giunge inevitabilmente a una fine?

La nuova avventura di Woody e degli altri giocattoli ci conduce ancora una volta ad esplorare queste domande e la risposta sarà diversa per ciascuno di loro.

Da più di una generazione, ormai, la saga di Toy Story, partendo da un presupposto piccolo e geniale (la vita dei giocattoli in assenza dei loro proprietari) ha condotto gli spettatori attraverso un lungo viaggio che è anche una riflessione sull’amore e la lealtà, sulla vocazione, sul crescere e invecchiare. Il terzo capitolo della serie sembrava avere in un certo senso chiuso un cerchio con la partenza di Andy, ormai cresciuto, per il college e il passaggio di testimone ad una nuova bambina.

Questo quarto episodio della serie, invece, riesce nel difficile compito di riprendere i fili di questa riflessione aggiungendo spunti nuovi e interessanti e recuperando alcuni vecchi amici, prima tra tutti Bo Peep, la pastorella della lampada per cui Woody aveva un debole e che era sparita tanto tempo prima.

Diversamente da Woody, che si aggrappa alla sua responsabilità nei confronti del suo bambino, Bo ha saputo accettare l’inevitabile, cioè che il bisogno di un bambino nei confronti dei suoi giocattoli non sia eterno e, a sorpresa, pur essendo un “giocattolo perduto”, si è rifatta una vita quasi da avventuriera, sfuggendo a un negozio di antiquariato e progettando di scoprire il mondo aggregandosi a un lunapark viaggiante.

Woody, con la sua testarda lealtà al “suo” bambino, e Bo con la sua voglia di avventura sembrano agli antipodi, ma sapranno allearsi per mettere in salvo Forky (metà forchetta e metà cucchiaio), il giocattolo che non si sente un giocattolo e anzi cerca continuamente di tornare al cesto della spazzatura da cui proviene. Solo condividendo la sua esperienza e ammettendo di essere forse un po’ spazzatura anche lui, Woody riuscirà a persuaderlo della sua missione. Meno presente che negli scorsi episodi, Buzz Lightyear offre, insieme a un paio di spassose new entries, il necessario alleggerimento comico alle situazioni.

Il grande avversario di questo episodio è Gabby Gabby, la bambola mai usata perché difettosa, che sogna di diventare la preferita di un bambino ed è disposta a tutto per mettersi nella condizione di esserlo, anche a rubare a Woody il suo riproduttore vocale.

È attraverso Gabby, per molti versi più complessa del terribile Lotso del terzo capitolo, che Toy Story riesce a dire qualcosa di straordinariamente importante e molto attuale: “avere” un bambino significa innanzitutto venire incontro a un bisogno prima ancora che rispondere al proprio di essere amati. È l’inizio di un’avventura spaventosa e bellissima in cui bisogna accettare il rischio dell’abbandono ma che vale la pensa di essere vissuta.

Più ancora che negli altri capitoli, Toy Story parla agli adulti ancora più che ai bambini, esplorando le contraddizioni del desiderio di essere genitori e le difficoltà del mestiere più bello del mondo, della gratuità che richiede e della gioia che può dare abbracciarlo fino in fondo.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PETS 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/12/2019 - 07:37
 
Titolo Originale: The Secret Life of Pets 2
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Chris Renaud
Sceneggiatura: Dean DeBlois
Produzione: Illumination Entertainment
Durata: 86

Pets 2 è il secondo capitolo dell’originale serie cinematografica che racconta le storie di alcuni animali da compagnia e come, nell’immaginario di molti, possano impiegare le loro giornate quando i loro padroni sono fuori casa. Max ed i suoi inseparabili amici tornano con una nuova appassionante avventura.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Anche questo capitolo, come il precedente, catapulta lo spettatore in un viaggio dove l’amicizia risulta essere sempre l’ingrediente che fa da collante alle singole vicende dei piccoli protagonisti. Ottimo spunto per i bambini per far capire loro quanto sia bella la vita a contatto con la natura e gli animali.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Illumination Entertainment (stesso studio dei Minions e di "Cattivissimo Me") si conferma, ancora una volta, una casa di produzione di ottima qualità sia dal punto di vista tecnico che dei contenuti regalando alle famiglie storie moderne e divertenti adatte a grandi e piccoli.
Testo Breve:

Tornano i simpatici animaletti domestici che questa volta debbono fare spazio a un nuovo arrivato: il bebè della loro padroncina. Un film per far amare ai bambini la natura e gli animali

Quando arriva un bimbo in una casa genera sempre un po’ di scompiglio, ma da quando la padroncina di Max si è sposata ed ha avuto un figlio la sua vita è completamente cambiata.

Sebbene il cucciolo non si annoi mai nella palazzina in cui vive dove si intrattiene e si confronta con tanti altri animali domestici, ora le giornate di Max sono ogni giorno diverse, piene di imprevisti e stressanti.

Il piccolo (una specie di Jack Russel Terrier) si ritrova improvvisamente ansioso con evidenti disturbi psicosomatici, vittima dell’allarmismo tipico del “neo genitore” che desidera proteggere il proprio figlio.

Nel frattempo Gidget, la bianca volpina di Pomerania intenta come sempre a compiacere Max, deve recuperare il giocattolo preferito che lui le aveva affidato, finito nella casa di una bizzarra anziana signora.

La cagnolina chiederà aiuto a Chloe per camuffarsi perfettamente in un gatto ed affrontare dei numerosi e dispettosi felini.

La trasformazione più incredibile rispetto al primo film è sicuramente quella di Nervosetto diventato, rispetto al primo film, il perfetto animale domestico di una tenera bambina che lo traveste da supereroe con un’attillatissima tutina blu con tanto di maschera.

Il piccolo coniglietto si trasformerà dal perfido cattivo di Pets vita da animali a vero eroe capace di salvare una tigre in pericolo in un circo dove viene maltrattata.

Grazie ad un linguaggio semplice, Pets 2 rende piacevole la visione trattando temi come il coraggio, la perseveranza, l’altruismo e la fiducia in sé stessi.

Tre storie che si sviluppano parallelamente incrociandosi solo alla fine, in un perfetto mix di musiche e azioni travolgenti.

Ricca di gag la parte in cui Max e Duke trascorrono qualche giorno in campagna. Non solo gli animali da fattoria fanno ridere a crepapelle con i loro luoghi comuni ma la saggezza di Rooster (Galletto in italiano doppiato in America da Michele Gammino, celebre doppiatore di Harrison Ford) fa riflettere su quanto la vita di città ci crei inconsciamente dei limiti che solo la serenità che si ottiene dal contatto con la natura ci aiuta a superare.

Così come Max, alle prese con i suoi limiti da superare, anche noi ci rendiamo conto di quante cose potremmo realizzare con un po’ più di coraggio.

Gli amanti degli animali troveranno certamente piacevole il film, soprattutto quando si prendono simpaticamente in giro alcune delle personalità tipiche di ogni razza tanto da sentire in sala esclamazioni come: “proprio come fa il mio cane!”

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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WONDER PARK

Inviato da Franco Olearo il Mar, 04/23/2019 - 13:36
Titolo Originale: Wonder Park
Paese: USA, SPAGNA
Anno: 2019
Regia: David Feiss
Sceneggiatura: Josh Appelbaum, André Nemec
Produzione: PARAMOUNT PICTURES, NICKELODEON MOVIES
Durata: 85

June è una bambina di otto anni che ha un grande talento per le costruzioni meccaniche ed è piena di fantasia. Con la mamma si diverte a ideare e a costruire macchinari-giocattolo per un parco di divertimenti con i quali riempie tutta la casa. Ogni buona idea è sussurrata all’orecchio di uno scimapnzè di pelusce: sarà lui a guidare il pubblico attraverso la sua Wonderland. Un giorno la mamma deve allontanarsi da casa perché gravemente ammalata e June perde la voglia di costruire e distrugge tutte le sue giostre. Il padre, per distrarla, la invita ad andare con i suoi compagni di scuola in gita in un bosco. Ma è proprio lì che June trova, fra il verde, i resti di un parco di divertimenti abbandonato....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una bambina trova, grazie alle parole di incoraggiamento della madre e dal sostegno del padre, il coraggio di superare un momento difficile
Pubblico 
Pre-adolescenti
Un eccesso di cinematismo sconsiglia la visione ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Notevole qualità tecnica delle animazioni in 3D. La sceneggiatura risulta discontinua, cambiando più volte il focus principale
Testo Breve:

Una bambina si ritrova in un parco di divertimenti simile a quelloche amava costruire per gioco con l’aiuto della madre. Un film di ottima fattura per quel che riguarda le animazioni 3D  ma che dà spazio a sparmodiche sequenze di azione  piuttoso che sviluppare la psicologia dei personaggi

La prima percezione  che si ha da questo film della 20th Century Fox è  l’alta qualità delle animazioni in 3D. Basta osservare il modo con cui sono stati realizzati i capelli di June e i sofisticati giochi di luce che accampagnano la narrazione. Ciò non può che farci piacere, visto che  la casa di animazione non è nè americana nè asiatica ma europea: si tratta della spagnola Ilion Animation.

Però non è un  film della Disney-Pixar. E’ indubbio che la casa di animazione dominante ci ha abituati (sopratutto dopo l’alleanza fra questi due grandi nomi dell’animazione ) a un modo di raccontare semplice ma al contempo  rigoroso che ha un “cuore caldo” costituito da essenziali affetti familiari o da un forte amicizia e  da personaggi ben delineati che esprimono  una ricca tavolozza di sentimenti come gioia, paura, melanconia, tenerezza, Una tavolozza che ha raggiunto la sua massima espressione in Inside Out, dove sono proprio i sentimenti a diventare i protagonisti di una complessa avventura dentro la mente e i ricordi di una ragazza di undici anni.  

In questo film è molto tenera la relazione fra la bambina e sua madre, che la incoraggia a non porre freno alla sua fantasia, ma a un terzo del film la madre esce di scena e l’interesse si sposta sulla ragazza, sulla  malinconia che la pervade, come se  una “nuvole oscura”le avesse  fatto perdere ogni stimolo creativo. E’ la stessa nuvola  che sovrasta il parco di divertimenti che June ha trovato nel bosco. Siamo quindi non di fronte a una favola ma dalle parti di un racconto psicologico, sulla scia di Inside Out,  film apripista e rivoluzionario, senza averne la stessa lucida complessità. Intervengono, al centro del film, i custodi  del parco: un ’orso blu che viene spesso colpito (quando gli fa più comodo) da sonno da letargo; una saggia cinghialessa, una coppia di scoiattoli sempre pronti a litigare, una scimmia di nome Peanuts (che riceveva all’orecchio i suggerimenti di June quando aveva ancora voglia di guiocare)  e un porcospino che si atteggia a erudito filosofo. Un gruppo simpatico che porta allegria al racconto, spesso impegnato in fughe rocambolesche per sfuggire all’esercito dei pupazzi di pezza-zombi che vogliono distrugggere il parco (altra personificazione del subconscio di June).

Il film, sopratutto gli occhi di un bambino, può apparire appasionante  e divertente ma sono troppi gli spunti tematici che si sovrappongonoe frequenti sono le imperfezioni che creano disarmonia all’insieme. Il porcospino si atteggia a erudito, ma non si sa bene che presa possano fare nei bambini frasi tipo:  “come dice il filosofo greco..” oppure: “Uscire” deriva dal latino  exitus che a sua volta deriva dal greco antico  exeim...i” . Le aspirazioni amorose del porcospino nei confronti della cinghialessa, sono sottolineate da frasi di attenzione nei confronti del suo fisico che non sembrano adatte a un cartole animato. Ma opratutto, ciò che può disturbare  un pubblico di piccoli, è l’elevato cinematismo. Molte scene sono realizzate attraverso montaggi velocissimi, quasi al limite dell’intellegibilità. Questa tendenza è aggravata dal fatto che le sequenze organizzate in questo modo sono tante, quasi che il film può esser  definito  un action movie, a scapito di una definizione più accurata dei personaggi. Occorre inoltre aggiungere che in una scena iniziale, June si trova su di una automobilina da lei costruita in mezzo a una strada piena di traffico e un camion sta per venirle addosso. Non si tratta di un buon esempio da imitare.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DRAGON TRAINER 3

Inviato da Franco Olearo il Ven, 03/08/2019 - 15:28
 
Titolo Originale: How to Train your Dragon: The Hidden world
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Dean DeBlois
Sceneggiatura: Dean DeBlois
Produzione: Dreamworks Animation/Mad Hatter Entertainment
Durata: 104

L’adolescente vichingo Hiccup vive sull’isola di Berk dove combattere i draghi è uno stile di vita. A differenza di suo padre Stoick l’Immenso, capo della tribù, il giovane ha idee progressiste e non crede che i draghi siano creature malvage. Quando Hic viene incluso nel “corso anti-drago” con gli altri giovani vichinghi Astrid, Moccicoso, Gambe di pesce, e i due gemelli Testa Bruta e Testa di Tufo, egli vede la possibilità di dimostrare il suo valore e di poter diventare un vero combattente. Quando incontra un drago ferito, una Furia Buia che soprannomina Sdentato, ne diventa amico. Ciò che inizialmente sembrava un’opportunità per dimostrare le sue qualità si trasformerà in un’occasione che segnerà il cambiamento per il suo popolo e le generazioni a venire.L’ultimo capitolo di una delle trilogie d’animazione più amate di tutti i tempi. I draghi buoni che affascinano e divertono grandi e piccoli sono tornati per un ultimo indimenticabile viaggio.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Anche questo capitolo, come i due precedenti, affronta i temi dell’amicizia e dell’amore in modo semplice e genuino. Inoltre viene introdotto il tema della crescita personale, del senso del sacrificio, dell’altruismo e della rinuncia a ciò che teniamo per il bene di chi amiamo.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Le sequenze dedicate all’innamoramento di Sdentato sono piccole pillole di risate contagiose che insegnano ai bambini il lato divertente dell’amore.
Testo Breve:

Al terzo film della serie, l'adolescente vichingo Hiccup è ormai cresciuto, è pronto per una grande impresa che porterà la pace nella sua isola ed è pronto anche..per l'amore 

Giunge al termine la straordinaria avventura di Hiccup e dei suoi amici. L’ultima parte della trilogia, iniziata nell’anno 2010 e tratta dai 12 libri di Cressida Cowel, soddisfa le aspettative regalando una storia che oltre al fantasy, racconta quanto sia difficile diventare adulti.

È trascorso un anno da quando il giovane Hiccup è divenuto capo di Berk realizzando finalmente il suo sogno: creare una città dove umani e draghi vivano pacificamente. Anzi, ora Berk è anche troppo popolata grazie al giovane re dopo le sue continue missioni di salvataggio dei draghi, sempre in sella al suo fidato Sdentato accompagnato dalla ritrovata madre e dai suoi migliori amici.

Ma quando si imbatte in una meravigliosa rarità di drago, la Furia Bianca, il destino di Hiccup e del suo amato destriero cambierà per sempre: il loro rapporto verrà messo in discussione ed il giovane capo comprenderà il peso delle responsabilità superando il contrasto con il padre, ricordandolo con nostalgia e facendo tesoro della sua saggezza.

Proprio per questo Hiccup si dedicherà alla ricerca del Mondo nascosto per salvare il suo popolo e proteggerlo dai pericoli che incombono; perfino le amicizie più profonde sono destinate a cambiare e talvolta ci si separa con la consapevolezza che il bene resta per sempre.

Anche in questo episodio ritroviamo gli amici affezionati che abbiamo imparato a conoscere e apprezzare, nonostante le loro stravaganze: Gambe di pesce Ingerman, Moccioso Jorgenson ed i buffi gemelli combina guai, Testa di Tufo e Testa bruta Thortson.

Se i personaggi che fanno da contorno restano più o meno collocati nella stessa dimensione dei film precedenti, Hiccup è cresciuto. Nonostante l’handicap fisico (il ragazzo senza una gamba e il drago mancante di una parte dell’ala) entrambi capovolgono la propria situazione diventando ambedue leader man mano con il progredire della narrazione. Hiccup si dimostra intelligente e scaltro, rispetto al nemico (seppur più abile di quelli precedenti) ma soprattutto dimostra coraggio e umiltà chiedendo aiuto a chi lo circonda.

La lotta contro il male rappresentato da Grimmel il Grifagno, perfido cacciatore di draghi, in questo capitolo è quasi marginale, ciò che emerge è ben altro.

La paura di non essere all’altezza del padre, re Stoick, fa tentennare il giovane capo ma è qui che subentra l’amore, capace di consigliare senza mai scavalcare, e testimonia la crescita del personaggio di Astrid che dimostra di esser diventata la futura moglie perfetta per un giovane capo incoraggiandolo e facendogli ritrovare fiducia in sé stesso.

È così che l’amore rappresenta in questo epilogo la risposta tanto cercata. Astrid e la Furia Bianca segnano l’evoluzione, la fine di un’epoca ma, al tempo stesso, la crescita e il cambiamento.

Divertente e tenero il corteggiamento del drago Sdentato, più goffo che mai, alla ricerca dei consigli di Hic suo mentore ed amico. Straordinaria la sequenza del Mondo nascosto, residenza di nascita dei draghi fino a quel momento solo raccontata come leggenda, con una quantità di colori pastello e fluo arricchiti da magnifici dettagli che incantano e lasciano a bocca aperta.

Il tutto accompagnato dalla bellissima colonna sonora di John Powell, già compositore delle musiche dei primi due film per il quale aveva ricevuto la candidatura all’Oscar nel 2010.

Per i più affezionati alla saga, su Boomerang si può trovare la quinta stagione della serie ispirata ai film intitolata 'Dragons: oltre i confini di Berk'.

Il film si conclude facendoci emozionare e trasmette un chiaro messaggio: non sempre ciò che desideriamo e ciò che è giusto combaciano. Talvolta, nonostante la dedizione e l’impegno, siamo costretti a lasciare andare ciò che ci sta più a cuore.

È solo nel vero amore che risiede il motore per il miglioramento di sé.

 

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ALITA - L'ANGELO DELLA BATTAGLIA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 02/28/2019 - 15:24
 
Titolo Originale: Alita: Battle Angel
Paese: USA, Canada, Argentina
Anno: 2019
Regia: Robert Rodriguez
Sceneggiatura: James Cameron, Laeta Kalogridis
Produzione: Twenty Century Fox, Lightstorm Entertainment
Durata: 120

La giovane Alita si sveglia senza ricordi. Scoprirà il suo passato da combattente, con l’aiuto del Dott. Dyson, pronta a proteggere chi ama quando i padroni di Iron City le daranno la caccia.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Seppur un cyborg guerriero Alita è un’adolescente alla scoperta del mondo, delle sue gioie e dei suoi pericoli ma resta un animo buono, dove gli ideali e le sue intenzioni sono sempre ben chiare.
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza dovute allo scontro tra cyborg (anche un cane resta coinvolto) ma il tutto è reso fruibile e chiaramente appartenente ad un mondo fantastico.
Giudizio Artistico 
 
Un capolavoro di effetti speciali. Ma la sceneggiatura è un collage di racconti fantastici già visti
Testo Breve:

Il regista James Cameron (Titanic), in attesa di realizzare il sequel di Avatar, mette in pellicola il manga di Alita, una cyber-adolescente superdotata.  Eccezionale qualità di immagini per una storia poco interessante

Nell’ anno 2563 il pianeta Terra paga ancora le conseguenze dell'ultima grande guerra combattuta più di 300 anni prima.

L’unica a non averne risentito è Zalem, ultima delle città sospese ricca e prospera a discapito della sottostante “città di ferro” usata soprattutto come discarica dei rifiuti. È qui che il Dott. Dyson ritrova la testa di un cyborg, stranamente in ottime condizioni, gli dona un nuovo corpo e se ne prende cura come fosse una figlia.

Mentre cerca di ricordare il suo passato, Alita esplora la città in compagnia di Hugo, patito di Motorball, uno sport adrenalinico molto amato seppur pericoloso ma che rappresenta tra i giovani l'unica porta d'accesso per entrare a Zalem. È così che Alita scopre e fa scoprire le sue capacità nascoste poiché i ricordi affiorano ogni volta che combatte i pericoli incontrati per strada e riacquista la memoria ritornando ad essere una vera guerriera andando incontro al proprio destino.

Alita, adattamento del manga degli anni novanta,  come tutte le protagoniste dei cartoni orientali, ha occhi grandi ed espressivi resi scintillanti, sognanti, pieni di vita dalla tecnologia utilizzata ed è stato girato con la stessa combinazione di riprese dal vivo e CGI  e facial motion capture usata in Avatar.

In attesa del grande di ritorno di Avatar per fine 2020, Cameron produce un nuovo lungometraggio capace di stimolare l’immaginazione, come solo lui sa fare, di ragazzi e adulti affidando la regia al creatore di Sin City, Robert Rodriguez.

Il creatore di Terminator non poteva che innamorarsi del progetto, scritturato già 20 anni fa.

Il manga da cui è tratto il film, ha catturato l’attenzione di milioni di adolescenti in tutto il mondo forse perché è facile immedesimarsi nella protagonista, paragonabile ad una bambina che si ritrova improvvisamente in un corpo da ragazza, alla ricerca di sé stessa, una metafora sempre attuale.

Alita ci tiene sempre al suo fianco mentre pian piano scopre la città intorno a sé facendoci immergere in un viaggio alla scoperta delle cose belle che può offrire il mondo. Se il suo creatore, Yukito Kishiro, l’aveva immaginata in un contesto post apocalittico e oscuro, il film rende il personaggio coraggioso, elegante facendoci scordare che  si tratta di un cyborg.

I movimenti sinuosi, le animazioni perfette regalano allo spettatore scene d’azione ben riuscite e coreografate oltre a degli effetti speciali clamorosi.

Per chi sa cogliere qualcosa in più oltre la sinossi, Alita – L’angelo della Battaglia racconta ben altro. Perché ci ritroviamo adolescenti nel riscoprire la gioia dei sapori provati per la prima volta come accade a lei in compagnia di Hugo, dei giri in moto insieme e l’incertezza dello scoprirsi innamorati. Quando si mette alla prova sui roller, quando viene sfidata e derisa, quando ha paura e si sente persa ma soprattutto quando comprende di essere abile nel Panzer Kuntz, un’arte marziale dimenticata e invincibile.

Come tutte le eroine, Alita sconfigge il male anche se questo significa far preoccupare i suoi cari.

Zalem non viene mai svelata né ai personaggi né allo spettatore lasciandoci curiosi di vedere nel prossimo film cosa nasconde e creando ancora più empatia con la protagonista, tifando per lei dall’inizio alla fine.

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RALPH SPACCA INTERNET

Inviato da Franco Olearo il Mer, 01/09/2019 - 06:07
 
Titolo Originale: Ralph breaks the Internet
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Phil Johnstone, Rich Moore
Sceneggiatura: Phil Johnstone, Pamela Ribon
Produzione: WALT DISNEY ANIMATION STUDIOS, WALT DISNEY PICTURES
Durata: 112

Nel mondo parallelo dei videogiochi in cui vivono Ralph Spaccatutto e la piccola Vanellope, le giornate scorrono come sempre, anche in maniera fin troppo prevedibile. A movimentare le vite dei due amici, sarà però un rocambolesco viaggio nello sterminato mondo del web, alla ricerca di un elemento mancante per salvare Sugar Rush, il gioco di piste go-kart di Vanellope, che rischia di essere staccato per sempre dalla presa di corrente e buttato.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una delicata storia di amicizia tra il gigante buono Ralph e la sua piccola amica pilota Vanellope e sull’importanza di volere il bene dell’altro e di lasciarlo libero di trovare la propria strada, anche se questo può significare un distacco, perché l’amicizia è un dono, non un possesso
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film si muove continuamente tra positivo e negativo, alla ricerca di una riproduzione bilanciata e oggettiva della realtà virtuale, terra di infinite possibilità, ma gli spunti che offre il film sono davvero tanti, forse troppi
Testo Breve:

Ralph spacca Internet trasporta lo spettatore nel magico mondo del World Wide Web, fatto non solo di tecnologia, ma anche di pubblicità, spam, pop-up, video “acchiappa-clic” e noti personaggi animati, alle prese con le loro nuove identità transmediali

A differenza di Ralph Spaccatutto (2012), che aveva un retrogusto nostalgico anni Ottanta, essendo incentrato sui primi videogiochi, Ralph spacca Internet trasporta lo spettatore nel magico mondo del World Wide Web, fatto non solo di tecnologia, ma anche di pubblicità, spam, pop-up, video “acchiappa-clic” e noti personaggi animati, alle prese con le loro nuove identità transmediali.

Internet si presenta come grande città ultratecnologica e caotica, dove i palazzi sono quelli delle grandi corporation come Google, Amazon, Ebay e dove i pericoli sono rappresentati dai virus spacciati illegalmente nei bassifondi.

Per Ralph e Vanellope, Internet è un mondo tutto nuovo, di cui non conoscono le regole. L’asta per aggiudicarsi su Ebay il volante di Sugar Rush è per loro un gioco divertente e quasi nonsense, ma presto scopriranno che per ritirare il loro ordine hanno bisogno di soldi veri. È a questo punto che entreranno in contatto con le opportunità e le insensatezze del web, che consente a chiunque di raggiungere la notorietà in pochi secondi grazie a video spesso demenziali, ma che vengono cliccati e condivisi migliaia di volte, creando al tempo stesso guadagni.

Anche Ralph diventa ben presto una star della piattaforma di condivisione BuzzTube: i suoi video però non attirano solo migliaia di like, ma anche commenti di odio e insulti personali. L’impatto con i post degli haters è per Ralph sorprendente e doloroso. Mentre Ralph si scopre vulnerabile, Vanellope rimane affascinata da un nuovo gioco di macchine da corsa, che la fa sentire viva e felice come mai prima.

Il viaggio all’interno del web è quindi per Ralph e Vanellope l’occasione per uscire dai propri confini, ampliare le proprie vedute e sognare in grande, con tutto quanto di positivo ne può conseguire; al tempo stesso, i due si troveranno ad affrontare situazioni che li porranno di fronte ai problemi della privacy e della sicurezza online, due temi tuttora molto controversi.

Il film si muove quindi continuamente tra positivo e negativo, alla ricerca di una riproduzione bilanciata e oggettiva della realtà virtuale, terra di infinite possibilità, ma anche di qualche pericolo.

Non mancano momenti particolarmente divertenti, conditi di una certa ironia autoreferenziale (con tanto di battuta sulla Pixar!), come quando Vanellope si trova a contatto con le principesse Disney e le invita a dismettere gli abiti principeschi a favore di un abbigliamento più casual.

Gli spunti che offre il film sono davvero tanti, forse troppi, quasi a voler riflettere la complessità e l’abbondanza di stimoli propria del mondo virtuale. I più piccoli probabilmente non coglieranno tutti i sottotesti, ma capiranno di certo la tenera e delicata storia di amicizia tra il gigante buono Ralph e la sua piccola amica pilota Vanellope. La linea narrativa che riguarda il rapporto tra i due fa riflettere proprio sull’importanza di volere il bene dell’altro e di lasciarlo libero di trovare la propria strada, anche se questo può significare un distacco, perché l’amicizia è un dono, non un possesso. Per fortuna allora che c’è Internet, che quando è bene usato, può far sentire vicine anche le persone fisicamente lontane: tramite una videochiamata le distanze si accorciano e i rapporti si alimentano.

Autore: Eleonora Fornasari
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CAPITAN MUTANDA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/06/2017 - 22:23
Titolo Originale: Captain Underpants: The First Epic Movie
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: David Soren
Sceneggiatura: Nicholas Stoller, dall’omonima serie di libri per bambini di Dav Pilkey
Durata: 89

In una scuola elementare due bambini pestiferi, George e Harold si divertono a scrivere fumetti sul mitico Capitan Mutanda. Un giorno ipnotizzano il preside trasformandolo nel buffo super eroe delle loro storie.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un film sull'amicizia fra due ragazzi delle elementari con qualche battuta infelice sul matrimonio e qualche cenno dissacrante
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un film sicuramente divertente e anche lo stile del racconto riesce ad acchiappare il pubblico: agile, con salti temporali e interazione con lo spettatore
Testo Breve:

In una scuola elementare due bambini pestiferi si divertono a scrivere fumetti sul mitico Capitan Mutanda. Un racconto divertente sull'amicizia di due ragazzi con qualche parentesi irriverente sul matrimonio e  la fede

La scuola non può essere più noiosa per due bambini di quarta elementare, costretti quotidianamente a seguire lezioni asettiche con maestri monotono, mangiare in una mensa terrificante e giocare in corridoi degni di un carcere di massima sicurezza.

George e Harold con i loro scherzi sono gli unici a portare un po’ di buon umore in un ambiente a dir poco terribile, ma ovviamente sono perseguitati dal preside Grugno che ha come unica intenzione quello di incastrarli e mettere fine alla loro eterna amicizia.

I due compagni inseparabili sono un’esplosione di creatività. Uno scrive, l’altro disegna, e insieme danno vita all’esilarante fumetto sulle incredibili avventure di Capitan Mutanda, super eroe sui generis vestito solo di un paio di mutandoni e un mantello di tenda rossa.

Battute sciocche, situazioni imbarazzanti e doppi sensi divertenti sono alla base del racconto dei due protagonisti, che ridono di qualsiasi cosa (pannolini, toilette, carta igienica, peti, rutti, mutande ecc.), incarnando l’umorismo tipico di quell’età che puntualmente fa saltare i nervi agli adulti, descritti come tristi e ingrigiti perché incapaci di farsi una sana risata.

Il contrasto tra il mondo degli adulti e dei bambini viene fin troppo accentuato nel film, e forse più che nel fumetto (totalmente inutile la frecciatina contro il matrimonio e gli accenni dissacranti).

Ma questo conflitto è evidentemente enfatizzato per esigenze di sceneggiatura, così come la storia d’amore tra il preside e la signora della mensa o il terrore dei due bambini di finire in due classi separate e crescere così tristi e soli, proprio come Grugno, che non è poi così cattivo quanto terribilmente solo.

Linee narrative utili per dare sostanza ma su cui forse si poteva lavorare un po’ di più.

Il cuore della storia, invece, è molto divertente: l’idea che il peggior nemico di due scolari tremendi, il preside, diventi niente meno che il loro eroe preferito, Capitan Mutanda, è geniale. Attraverso l’anello ipnotico George e Harold non fanno altro che risvegliare il lato bambinesco di Grugno, e così il trio diventa imbattibile, contro i nemici più buffi che minacciano l’umanità intera.

Tutti i cattivi sono tali solo perché hanno perso la capacità di ridere. Il perfido prof. Pannolino è semplicemente offeso perché è stato deriso per il suo cognome, e allora il consiglio di George e Harold è quello di imparare a ridere di tutto, anche di se stessi. Che problema c’è ad avere un cognome buffo? Se impari a sorridere diventerà la tua forza.

E così il valore dell’amicizia, degli affetti, e del divertimento infantile si impone come tema profondo del film.

Infine, oltre al mitico Capitan Mutanda, protagonista dipinto con toni esilaranti, anche ,lo stile del racconto riesce ad acchiappare il pubblico: agile, con salti temporali e interazione con lo spettatore trovate para-testuali già presenti nel libro, tra cui il filp-o-rama, riprodotte sullo schermo con una resa ottima. 

Autore: ILARIA GIUDICI
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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