Serial TV

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A.D. - LA BIBBIA CONTINUA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 03/23/2016 - 17:26
Titolo Originale: A.D. The Bible Continues
Paese: USA
Anno: 2015
Sceneggiatura: Roma Downey, Mark Burnett
Produzione: LightWorkers Media
Durata: !n quattro puntate su Canale 5 dal 21 febbraio 2016
Interpreti: Adam Levy, Babou Ceesay, Chipo Chung, Emmett J. Scanlan, Juan Pablo Di Pace, Vincent Regan,

Pilato cerca con intelligenza di non andare in contrasto con il potere romano per salvare le tradizioni del popolo ebraico, prima fra tutte la frequentazione del tempio. Pilato è convinto che solo con la forza i romani potranno mantenere l’ordine in Giudea e ubbidisce al volere del neo imperatore Caligola di installare una statua pagana all'interno del tempio. Pietro è incerto sul da farsi ma dopo il giorno di Pentecoste invita i neoconvertiti a trasferirsi in una vallata fuori Gerusalemme per evitare le persecuzioni..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli Atti degli Apostoli usati come pretesto per raccontare gli intrighi di potere in Palestina mentre la presenza divina si riduce a qualche fenomeno sfolgorante, degno di un film fantasy
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena violenta. Allusione a situazioni di sesso estremo
Giudizio Artistico 
 
Ben sviluppati i personaggi di Caifa e Pilato assieme alle loro mogli contestatrici
Testo Breve:

Dalla morte di Gesù alla conversione di Paolo: gli Atti degli Apostoli usati come pretesto per raccontare gli intrighi di potere in Palestina

Come si fa a raccontare la Bibbia, alle nuove generazioni? Il problema si ripropone a intervalli regolari di tempo.

Per lungo tempo lo stile "DeMille" ha prevalso: un sapiente mix di storie tratte dalla Sacra Scrittura  raccontate con un stile spettacolare (il suo primo I dieci Comandamenti  è del 1923) con l'innesto di una tormentata storia d'amore non aliena da una certa sensualità (il famoso bagno nel latte di Claudette Colbert in Il segno della croce-1932).

Ai tempi della contestazione hippie, oltre al musical Jesus Christ Super Star-1970 ,  il Gesù di Il re dei re-1961, interpretato da Jeffrey Hunter,  era un bel ragazzo con gli occhi azzurri e gli immancabili capelli lunghi che fece sognare non poche adolescenti di quel tempo.

Infine arrivò La Bibbia della Lux Vide ", con ventuno prime serate prodotte fra il 1994 e il 2002 per Rai Uno vendute in 140 paesi, che trovò una formula che fosse in grado di raggiungere un vasto pubblico ispirandosi allo stile dei serial TV all’epoca in grande ascesa.

Il Gesù di Nazaret-1977  di Franco Zeffirelli e  La passione di Cristo-2004 di Mel Gibson furono due importanti espressioni autoriali, il primo per la sua capacità di inserire, in un prodotto televisivo, la magnificenza estetica di un kolossal cinematografico, il secondo per aver  voluto eliminare ogni residuo oleografico alla crocifissione di Cristo, restituendoci la Sua sofferenza nella carne.

Arrivando ai giorni nostri, la situazione risulta alquanto confusa. Se Noah – 2014 risulta un fantasy catastrofista di impronta ambientalista, non disgiunto da una certa idea di misericordia, Exodus- dei e re -2014 punta tutto sulla spettacolarità che garantisce la storia di Mosè per sorvolare sui rapporti con Jhwh, che sembra comportarsi come un bimbetto capriccioso. Si incaglia anche Risorto – 2015 che si appassiona al mistero del sepolcro rimasto vuoto di Gesù ma riduce il messia al rango di demiurgo che compie miracoli su richiesta.

La serie televisiva La Bibbia, ideata da History Channel (10 milioni di spettatori solo negli Stati Uniti) sembra essersi posta seriamente il problema di come presentare la Sacra Scrittura in una forma accettabile dalle nuove generazioni. Uno spinoff di questa serie, Anno Donini - la Bibbia continua,  è andato in onda sul canale 5 dal 21 febbraio 2016.

Le regole applicate appaiono abbastanza semplici. Prima di tutto lo spettacolo dev'essere politically correct.: pertanto non bisogna farsi scrupoli a ipotizzare che gli apostoli Giovanni, Filippo (con una magnifica capigliatura rasta) e  Maria Maddalena  siano di origine africana.

In secondo luogo occorre tener conto che violenza e sesso sono ormai di casa nei più recenti serial americani (primo fra tutti Il trono di spade):le fustigazioni, i combattimenti,  sono particolarmente realistici e l'arrivo in Giudea del depravato prossimo imperatore Caligola è l' occasione  per alludere a pratiche di sesso estremo.

Un altro obiettivo importante è cercare di attirare l'attenzione degli young-adult: per questo hanno fatto in modo che san Pietro avesse un figlia la quale, secondo i pur collaudati stereotipi, pur nell'affetto, contesta il padre.

Non si può negare che gli eventi più significativi presenti negli Atti degli Apostoli non vengano rispettati: la miracolosa apertura del sepolcro di Cristo, l'effusione dello Spirito Santo sugli apostoli a Pentecoste, la conversione di san Paolo sulla via di Damasco. Semplicemente.....hanno un'importanza secondaria. Sono come una sottotraccia che serve per portare avanti il racconto; in realtà, ciò che conta, sono gli intrighi di potere che si sviluppano nei palazzi di chi conta, una sorta di House of cards di 2000 anni fa. Ponzio Pilato saprà mantenere l'ordine in Palestina? Il sommo sacerdote Caifa verrà spodestato a causa degli intrighi del sinedrio? Pietro riuscirà a sfuggire alle persecuzione di Paolo (in una scena riesce astutamente a fuggirgli creando una barriera, novello Archimede, con il fuoco greco)?  In questo modo si alternano conflitti interpersonali, combattimenti, momenti di drammatico pericolo, con l’intenzione evidente di attirare le nuove generazioni, ma manca totalmente il sacro. Esso viene sicuramente rappresentato con lampi, sconvolgimenti metereologici (alla morte di Gesù o a Pentecoste) e quando il sepolcro viene aperto compare un guerriero gigante con la corazza scintillante (ricorda molto gli dei di Gods of Egypt). Sono tutte rappresentazioni che possono al massimo ricordare qualche film fantasy ma è totalmente assente l'annuncio del Vangelo, la proclamazione del Regno di Dio.

Si tratta di un'iniziativa che potrebbe esser guardato con bonomia, visto che sono presenti i lineamenti essenziali della Storia Sacra ma in realtà è talmente assente il messaggio cristiano da fuorviare lo spettatore più sprovveduto. Alla fine di ogni puntata interessa di più sapere se Caifa (il personaggio più riuscito, grazie al suo intelligente spirito moderato che rifugge la violenza) riuscirà a restare in carica come sommo sacerdote piuttosto che preoccuparsi del destino dei primi cristiani.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DON MATTEO 10

Inviato da Franco Olearo il Gio, 01/14/2016 - 21:20
 
Titolo Originale: Don Matteo 10
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Jan Michelini
Produzione: Lux Vide e Rai Fiction
Durata: Inizio trasmissioni dal 7 gennaio, due puntate contigue a settimana
Interpreti: Terence Hill, Nino Frassica, Simone Montedoro, Natalie Guetta, Francesco Scali, Nadir Caselli, Laura Glavan, Andres Gil, Gabriele De Pascalio, Raniero Monaco di Lapio

A Spoleto ci sono delle novità: Lia è tornata dal corso per sottoufficiali dei carabinieri e agli occhi del capitano Tommasi appare più bella che mai. Peccato che Lia ha fatto venire in città il suo ultimo fidanzato, un ragazzo bello, ricco e nobile. Intanto il maresciallo Cecchini si preoccupa di far accasare nuovamente il vedovo Tommasi e fa pressioni perché conosca la maestra elementare di sua figlia Martina. In canonica, Laura e Tomas continuano a bisticciare ma tutti capiscono che fra loro, in fondo, c’è del tenero…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Per chi ha confessato le proprie colpe, don Matteo ricorda che non mancherà mai l’abbraccio della misericordia divina e di fronte a tante tensioni familiari, don Matteo ha la capacità di far ricordare il valore degli affetti che durano nel tempo
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un rigido, prevedibile format ingabbia le puntate della serie ma si tratta di un format ormai collaudato dall’esperienza e che riesce a valorizzare la simpatia dei protagonisti e la vis comica di Nino Frassica
Testo Breve:

La decima stagione della serie Don Matteo attira ancora una volte gli ascolti di un vasto pubblico fedele, non solo per la simpatia dei personaggi ma per il coraggio di promuovere valori cristiani

La fiction di Don Matteo, arrivata alla sua decima edizione, non dà cenni di stanchezza anzi, gli ascolti hanno superato, nella serata di debutto, tutte le edizioni precedenti, raggiungendo i dieci milioni di spettatori e, cosa forse ancora più interessante, è il fatto che si tratta di una audience giovanile:  30% fino a 14 anni , 27% nella fascia 25-54 anni.

Molti critici hanno collegato questo successo alla performance nelle sale, negli stessi giorni,  di Checco Zalone con il suo Quo Vado? tacciando il primo di buonismo e il secondo di qualunquismo e  mettendosi le mani nei capelli sul livello culturale del pubblico italiano. Si tratterebbe di lavori che non “educano” e non stimolano il pubblico ma che sfruttano la scia del più retrivo gusto comune.

E’ indubbio che il pubblico accende la televisione e va in sala sull’onda della simpatia umana: non è interessato a conoscere in anticipo la trama ma sa che vedrà nuovamente Terence Hill nelle parte di don Matteo e quel simpatico di Checco Zalone. Ma ciò non basta a giustificare un successo di tale portata.

Concentrandoci su Don Matteo 10, bisogna riconoscere che, come era già accaduto nella versione precedente, viene rispettato un format particolarmente rigido. E’ confermata la struttura triangolare, con tre narrazioni che avanzano in parallelo: quella poliziesca, che inizia e si chiude nell’ambito della puntata, quella comica, che ha come fulcro il maresciallo Cecchini e il capitano Tommasi e quella sentimentale, che si articola per ora su due love story, in modo da stimolare gli interessi sia dei ventenni che degli over trenta. Quella poliziesca ha, a sua volta, una struttura predefinita, che rischia spesso di vanificare qualsiasi sorpresa. A fronte di un delitto c’è sempre un indiziato principale che sicuramente non sarà lui il vero colpevole ma un personaggio minore, che lo spettatore assiduo non tarda a individuare. Quando, alla fine della puntata, don Matteo riesce a scoprire il colpevole appena un minuto prima che arrivino i carabinieri, in realtà lo spettatore sa già tutto. Possibile che milioni di persone si facciano incantare da storie che, tranne poche varianti, sono sempre uguali? Possibile che gradiscano racconti romantici contrastati (con l’evidente proposito di diluire il racconto) nei quali c’è così tanta poca originalità dal ricorre all’abusato escamotage della ragazza che resta incinta dell’altro?

In realtà, chi guarda la lunga serialità, non lo fa solo perché attratto dalla gradevolezza del racconto e dalla simpatia dei personaggi (sempre comunque importanti) ma dalla filosofia di vita che propongono. E’ proprio ciò in cui don Matteo risulta rivoluzionario: non ci sono altre fiction, in Italia e in Europa, che ci risulti, che in modo così manifesto, prospettino, non per dei santi, né per dei religiosi né per dei sacerdoti ma per uomini e donne laiche, comportamenti ispirati al Vangelo. In base al format che è stato impostato, colui o colei che risulta colpevole alla fine di ogni puntata riceve conforto da don Matteo, il quale cita ogni volta uno specifico brano del Vangelo, riuscendo a dare un segno tangibile della misericordia di Dio. Anche le situazioni di tensione familiari che si rendono manifeste nel corso della puntata trovano una positiva soluzione grazie alla presenza di don Matteo, non perché risolva fattivamente le situazioni, ma perché riesce a entrare con dolcezza e discrezione nel cuore di tutti per far ricordare loro i veri valori che danno felicità e pace.

Le ragioni del successo di Checco Zalone vanno cercate in altre direzioni. Per lui il tema della fede non è significativo ma mostra una chiara nostalgia verso quelli che lui considera i genuini valori italiani, a dispetto di tante modernità. Per lui il massimo dell’offesa, come apparve in Che bella giornata, consiste nel veder buttate nella spazzatura, da un milanese leghista, le orecchiette pugliesi fatte amorevolmente a mano, e il massimo dell’italica soddisfazione è il poter suonare il clacson un secondo dopo che il semaforo è diventato verde quando la macchina davanti si attarda a partire, perfino nella compassata Norvegia.

Pur riconoscendo l’indubbio successo della formula utilizzata dalla serie di Don Matteo, non si può non notare la dicotomia che si instaura fra il sacerdote e la gente comune. A lui tutta la sensibilità di una profonda spiritualità e la conoscenza del vangelo; agli altri tutte le debolezze, le contraddizioni, che scaturiscono dal vivere in mezzo al mondo. E mancata finora la figura intermedia di un laico che sia anche lui sinceramente cattolico e che si comporti in modo conseguente. Attendiamo di vedere cosa succede nelle prossime puntate.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE WHISPERS

Inviato da Franco Olearo il Sab, 09/19/2015 - 20:10
Titolo Originale: The Whispers
Paese: USA
Anno: 2015
Sceneggiatura: Soho Hugh
Produzione: Steven Spielberg
Durata: 42 min a episodio dall' 8 settembre 2015 su Fox
Interpreti: Lily Rabe, Barry Sloane, Milo Ventimiglia, Derek Webster

Una forza paranormale, invisibile e silenziosa, inizia il suo piano di dominio sulla Terra utilizzando i bambini. Attraverso l'utilizzo di poteri mentali questa forza riesce ad entrare nella testa di bambini innocenti, comandandoli per scopi misteriosi e inquietanti.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un racconto negativo di bambini indotti a uccidere perché sedotti da misteriose forze aliene ma molto istruttivo se visto come metafora dei condizionamenti che subiscono i piccoli nativi digitali
Pubblico 
Adolescenti
Occorre escludere dalla visione i più piccoli perché potrebbero impressionarsi
Giudizio Artistico 
 
Steven Spielberg torna a interessarsi di televisione producendo un serial intelligente dove però la recitazione e la regia sono di livello medio
Testo Breve:

I bambini sentono la voce di un amico che li induce a fare cose terribili. Un thriller  fantascientifico che diventa metafora dei condizionamenti che subiscono i piccoli nativi digitali

Drill è l’amico immaginario, che i bambini sentono ma che non possono vedere. È una presenza abbastanza discreta ed è lui che muove le fila di questo gioco.

I bambini possono interagire con lui solo quando sono in presenza di una fonte elettrica e quando è lui a decidere, sostanzialmente. Drill si palesa, infatti, con la luce che è l’unico vettore di comunicazione, una comunicazione molto persuasiva, incisiva ma subdola allo stesso tempo. Non a caso, drill in inglese vuole dire trapano, trivella, la punta che fa breccia nella psicologia del bambino, attraverso i sussurri (whisper) che non sono altro che subdole illusioni.

Ma non tutti i bambini ne sono coinvolti, anche se quelli che lui sceglie come amici ne seguono le sue direttive. Drill è molto abile, attira la piccola vittima – dopo averne studiato le caratteristiche psicologiche e familiari – si insinua nella sua testa con l’attivazione di connessioni elettriche propriamente cerebrali (del resto la realtà è fatta di segnali elettrici interpretati dal cervello, racconta Matrix) e propone dei giochi che fanno parte di un unico grande gioco di potere: manipolare i bambini allo scopo di ottenere il suo tornaconto.

Drill non va d’accordo con gli adulti, non riesce a comunicare con loro salvo rare eccezioni, perché maturo e consapevole, pertanto non gli piace quando un bambino cresce.

La scelta di un’umanità piccola e indifesa non è infatti un caso. Questa misteriosa entità si ciba della vulnerabilità e della sensibilità dei bambini a scopo personale. Data l’immaturità cognitiva del bambino che non sa ancora riconoscere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, il bambino è il bersaglio perfetto per agire indisturbato.

L’influenza sui bambini agisce in forma persuasoria come nelle pubblicità o in politica, attraverso relazioni comunicative suggestive ed ipnotiche tra l’emittente (leader carismatico) e i destinatari che ricevono il messaggio passivamente, come accade nelle folle. thewhisper7connessione drill e bambino

La massa “è influenzabile incredula e acritica”, e “chi desidera agire su di essa, non ha bisogno di coerenza logica fra i propri argomenti; deve dipingere nei colori più violenti, esagerare e ripetere sempre la stessa cosa” (Le Bon G., La psicologia delle folle, 1895; Freud S., La psicologia delle masse e l’analisi dell’Io, 1921).                                 

Drill non sceglie a caso così come la televisione e la pubblicità fa breccia in quei bambini soli e problematici: la presentazione di ambienti familiari accoglienti e positivi, negli spot, va a colmare una mancanza ma al tempo stesso confermando una certezza, quella di essere inadeguati, e la necessità di aumentarne la richiesta.

Drill c’è là dove le famiglie mancano, là dove le coppie si tradiscono o si separano. Colma i bisogni primari, ma chiede molto in cambio. Giocando con lui, i bambini ricevono in dono ciò che desiderano, ma devono pagare il pegno di soddisfare le sue assurde richieste.

Io do una cosa a te e tu la dai a me, funziona così tra bambini.

Ma questo è anche il modo che alimenta l’illusione di tanti altri giochi, primo fra tutti il gioco d’azzardo che seda gli animi turbati, donando sicurezze ma togliendo gli affetti.

whisper3-distanza genitori figliGli adulti non sono manipolabili, conoscono la differenza tra la realtà e la fantasia e per giustificare questa conoscenza, Drill restituisce ai figli l’immagine di genitori inetti, incapaci di esserci nel momento del bisogno, presuntuosi di sapere come vanno le cose.

Da una parte, il silenzio degli adulti, dall’altra lo smarrimento dei figli.

Drill in questo modo non fa che creare la distanza tra loro, ad annullare quasi definitivamente la relazione tra gli uomini. Lui solo crea una sorta di relazione, una connessione nel senso del termine che lega un bambino ad un altro.

La connessione si sostituisce alla relazione che è fugace e illusoria. È la connessione che genera la relazione e la definisce in quanto tale. Sono gli attacchi al legame che si esaurisce nell’improprio legame tra l’uomo e la macchina, in un rapporto di possessività.

I bambini prescelti sono, quindi, accomunati da questo filo invisibile che si muove sottotraccia e che li rende apparentemente vittime, in realtà carnefici, capaci di distruggere la vita delle proprie famiglie o direttamente la propria.

Drill come allegoria della grande Rete delle reti, che mette in comunicazione i piccoli utenti, i nativi digitali, già completamente immersi nel mare della virtualità e che trovano in essa la giustificazione dei loro bisogni. Ecco come fanno breccia i videogiochi nel mondo dei giovani: in una sorta di autismo informatico, diventano padroni dei suoi contenuti emotivi e cognitivi, quindi padroni del mondo che governano a suo modo e piacere.

La Rete opera con una forma particolare di autoritarismo, la seduzione commerciale, la seduzione tecnologica. Se tutto è possibile allora niente è più reale, nemmeno il futuro, una volta vissuto come attesa, ora percepito come timore. La Rete quindi si sostituisce alle speranze creando l’illusione di un futuro prevedibile e modellabile. Si chiama nichilismo psicologico che si insinua nell’anima dei giovani, dando vita all’epoca della passioni tristi, come le intendeva Spinoza. Eppure, il progresso delle scienze si lega contemporaneamente alla sfiducia e alla delusione delle stesse. Quello che avrebbe dovuto facilitare e rendere felici, sta gettando l’uomo nell’incertezza totale. Non tanto un’incertezza della ragione, quanto l’incertezza delle emozioni e delle relazioni.

Ma è grazie a Sean, marito dell’agente FBI esperta in comportamento infantile, che questa connessione sembra volgere alla fine.

Sean sembra essere il prescelto (come Neo in Matrix) per liberare i bambini da questo strano gioco. Sean è il liberatore che si risveglia da una sorta di trance (l’amnesia) in cui ciò che riteneva reale era solo una proiezione della sua mente. Presto scopre che l’uomo è schiavo della macchina e che le cose sono prodotti di imitazione o partecipazione imperfetta delle primitive potenze; è in quel momento che decide di percorrere questo labirinto alla ricerca della luce. Come accade nel mito della caverna di Platone.

All’interno di una caverna, alcuni prigionieri incatenati alla roccia sono costretti a guardare il fondo della grotta. All’esterno, dietro un muretto, camminano nascosti altri uomini che portano le forme che rappresentano le cose esistenti. Dietro di loro arde un fuoco imponente che proietta sul fondo della caverna le ombre delle cose. I prigionieri sono impossibilitati a voltarsi e scambiano le ombre per la vera realtà. Nel mondo della caverna infatti la conoscenza è prodotta e distribuita in maniera monologica e autoritaria da persone invisibili ai prigionieri che, proiettando l’ombra delle cose, creano una cultura comune.

I prigionieri sono incatenati e passivi, vivono immersi in uno spazio pubblico circoscritto nel quale la realtà viene creata dalla persuasione occulta (come nella pubblicità) di una minoranza. Se un prigioniero riuscisse a scappare – dice Platone – inizialmente sarebbe accecato dalla luce del sole ma poi riuscirebbe a vedere chiaramente la verità, di cui le ombre sono solo una pallida copia. Se poi volesse tornare nella caverna per rivelare la verità non sarebbe creduto e anzi ucciso. whisper5 mito caverna

All’inizio anche Sean è accecato dal lucore esterno ma poi si abitua e decide di liberare i bambini. Il simbolismo della luce del sole rispetto a quella artificiale (il fuoco/l’entità elettrica) di cui si nutrono i prigionieri è ben chiaro: la realtà percepita rispetto a quella immaginata. 

La luce blu dell’entità elettrica acceca, affascina, ipnotizza. È il noumeno, l’ignoto, l’inconscio a partire dal quale si può risalire per riscoprire la luce naturale della propria identità.

In questo cammino verso la riscoperta della propria esistenza e cultura, l’uomo del XXI secolo è sempre più lo specchio imperfetto della mutazione antropomorfizzata del replicante. Uomini decadenti, psicologicamente e fisicamente sani che, al contatto delle tecnologie, ne escono addestrati per uccidere se stessi e gli altri in questo pericoloso gioco.

Primitivi moderni, pieni di tanto ma poveri di tutto: delle emozioni, delle relazioni, della vita in sé.

Internet è solo uno dei tanti cambiamenti della rivoluzione digitale per cui la tecnologia non è solo uno strumento ma un ambiente da abitare, un’estensione della mente umana un mondo che si intreccia con la realtà creando sfumature tra il vero e il virtuale e che determina vere e proprie ristrutturazioni cognitive, emotive e sociali dell’esperienza.

Per gentile concessione di www.istantv.it 

Autore: Francesca Orlando
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TRANSPARENT

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/15/2015 - 12:25
Titolo Originale: Transparent
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Jill Soloway
Sceneggiatura: Jill Soloway
Produzione: Amazon Studios
Durata: dal 9 luglio su SKY ATLANTIC
Interpreti: Jeffrey Tambor,Amy Landecker, Gaby Hoffmann, Jay Duplass, Judith Light

Morton L.Pfefferman, un docente universitario di scienze politiche in pensione nonché divorziato da anni, convoca i figli Sarah, Josh e Ali per rivelare il suo segreto, vuole finalmente vivere come una donna. I Pfefferman si riuniscono intorno a una tavola. Singolare il loro modo di mangiare, si sporcano di salsa e di cibo faccia e abiti, non regna certo il galateo in casa loro.

Nel linguaggio non verbale del film tutto ha un significato che scopriremo dopo:

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film rappresenta un’interpretazione inappuntabile dell'ideologia gender e della cultura post umana in cui la nostra società sta scivolando. Non sembra esserci null’altro di importante da fare se non il sesso
Pubblico 
Sconsigliato
Uso di droghe, scene di orge, un aborto compiuto con molta leggerezza, turpiloquio
Giudizio Artistico 
 
Questo Serial TV rientra in quelle alte prove stilistiche a cui siamo abituati con le produzioni d’oltreoceano anche se non c’è grande valore nell’attirare scandalizzando. Vincitore di due Golden Globe nel 2015
Testo Breve:

Un padre di tre figli, sulla soglia dei settant’anni decide di rivelare il suo segreto: vuole vivere da donna ma i figli hanno una vita molto più confusa e disordinata del  padre. Il serial rappresenta un’interpretazione inappuntabile dell'ideologia gender e della cultura post umana

 

Transparent 2Morton L.Pfefferman, un docente universitario di scienze politiche in pensione nonché divorziato da anni, convoca i figli Sarah, Josh e Ali per rivelare il suo segreto, vuole finalmente vivere come una donna. I Pfefferman si riuniscono intorno a una tavola. Singolare il loro modo di mangiare, si sporcano di salsa e di cibo faccia e abiti, non regna certo il galateo in casa loro.

Nel linguaggio non verbale del film tutto ha un significato che scopriremo dopo:

Cominciamo con Sarah. Sposata con Len, lascia il marito per tornare con la sua vecchia fiamma,Tam, la compagna del college. Con lei, tra morbosità e gelosia si consuma sesso lesbico, sembra non esserci altro tra loro. Josh, molestato dalla babysitter nel periodo della pubertà, senza che i genitori intervenissero, ha problemi gravi di relazione con le donne, non riesce a creare un rapporto stabile. La più giovane delle figlie, Ali, è una creatura “ della terra di mezzo”, per citare il commento della commessa di una boutique.Transparent 3

Ali passa dal sesso perverso, a una relazione con un trans che gioca con lei con un pene artificiale perché è biologicamente una donna, successivamente lo lascia e alterna il suo vestire da donna provocante a quello da uomo in giacca e cravatta. Non sa chi sia, non lavora. Eppure è una persona che fa tenerezza, è l’unica che provi compassione per l’attuale marito di Shelly, malato terminale, al quale non vuole venga praticata l’eutanasia. Nei flash back la vediamo adolescente e sola, abbandonata a se stessa in una famiglia disgregata dove la comunicazione non esiste. Mort prova un affetto particolare per Ali, dice “che condivide con lui il gene della depressione”. La coccola, le da i soldi, non la esorta a trovare un lavoro. Una volta che Mort decide di vivere come una donna, le cose sembrano “aggiustarsi” nella sua famiglia.

Nell’ultima puntata, per la prima volta alza la voce contro la figlia, e quel rimprovero duro a lei fa bene, inconsciamente lo desiderava da tempo. Mort fa finalmente il padre, sebbene ora sia vestito da donna e i figli lo chiamino “mapa’”. Josh si innamora seriamente di una rabbina, e nell’ultima puntata appare un figlio già adolescente, nato anni prima dalla relazione tra lui e la babysitter, che prega in nome di Gesù prima di mangiare.

giasoneSarah decide di sposarsi con Tam e questo è ritenuto positivo perché almeno ha un progetto di vita. C’è veramente di tutto in “Transparent” che rientra in quelle alte prove stilistiche a cui siamo abituati con le serie d’oltreoceano.

La vicenda personale di Mort sembra tuttavia marginale e, di per sé, è mostrata con garbo. Le vite dei personaggi di contorno dominano molto di più, in tutta la loro sconfortante realtà. Mentre per Mort il sesso non è così enfatizzato, per i figli viene vissuto come un’autentica ossessione.

Il film rappresenta un’interpretazione inappuntabile dell'ideologia gender e della cultura post umana in cui la nostra società sta scivolando. “Siamo solo corpi, alcuni hanno il pene altri no” è quanto dice a Camp Camellia, un villaggio trans, la moglie di uno di loro che ha deciso di accettare la transessualità del marito. I vari personaggi hanno bisogno di perdere i loro confini culturali e biologici per essere se stessi e per dar voce al bisogno di conformità con il mondo che li circonda. Tutto questo a scapito dei sentimenti e delle emozioni. Ogni aspetto della realtà viene vissuto con fredda indifferenza, anche i traumi originari, che hanno potuto causare l'orientamento sessuale, vengono disconosciuti. Le dinamiche relazionali e quelle psicodinamiche, come la forzata simbiosi con le figure femminili e i traumi edipici, non vengono neppure accennati. Eppure tutto accade in una famiglia ebrea, della borghesia, in un ambiente quasi freudiano. Ma nessun riferimento alle dinamiche scoperte dal fondatore della psicoanalisi, che in effetti sono alla base delle scelte sessuali dei protagonisti. Individuare la causa di tutto ciò nel disagio di Mort, che ha dovuto reprimere la sua transessualità , è semplicistico. La risoluzione dei vissuti dolorosi poi avviene sulla scia di espedienti tesi a superare ogni limite imposto. Non esiste il desiderio, non esiste l'amore, non esiste la relazione con l'altro, non esiste l'altro. Solo io senza un tu o un noi, solo l'assenza di un limite e la morte, come unico limite reale. La scena più toccante è la morte della trans nel quartiere gay dove il protagonista è andato a trovare il collega della terapia di gruppo nel centro LGBT, e quella che segue il funerale dell’attuale marito di Shelly nell’ultima puntata. Come abbiamo già messo in evidenza, nel finale appare un miglioramento, una prospettiva affettiva più alta nei giovani Pfefferman, ma non è poi così credibile. La rabbina non vuole Josh, non si fida, e Tam sembra troppo egocentrica alla maniera dei maschi per innamorarsi. Infine Ali che farà?

Le immagini che fanno da sfondo ai titoli di testa mostrano scene di vita familiare collocabili intorno agli anni ’90, girate da una telecamera amatoriale: feste di compleanni, raduni generazionali, balli, commemorazioni, sorrisi, gioia. Come a dire che la famiglia tradizionale ormai non esiste più, che il mondo se ne faccia una ragione. Rimane l’uomo solo, smarrito, infelice, tutto il resto è superato o in realtà era solo un inganno culturale, dipende dai punti di vista.

“Essere vivi è essere tristi” dice il tassista ad Ali.

Su gentile concessione di www.istantv.it

 

Autore: Alessandra Caneva
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GOTHAM

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/13/2015 - 21:01
Titolo Originale: Gotham
Paese: USA
Anno: 2014
Regia: Bruno Heller, Danny Cannon, John Stephens
Sceneggiatura: Bruno Heller
Produzione: DC Entertainment, Primrose Hill Productions, Warner Bros. Television
Durata: dal 20 ottobre 2014 su Premium Action
Interpreti: Benjamin McKenzie, Donal Logue, David Mazouz, Sean Pertwee, Robin Taylor.Jada Pinkett Smith

Gotham, è una città simile a una New York o a una Boston dei nostri tempi, in cui ogni aspetto criminale della società è estremizzato. Il cuore stesso dell’ambientazione è corrotto da governanti e mafiosi che logorano l’animo di ogni cittadino. La criminalità è presente in ogni angolo, lasciata scorrere tra le vene della metropoli da una polizia anch’essa corrotta o inadeguata. Solo James Gordon, detective del dipartimento di polizia di Gotham e Bruce Wayne, il piccolo orfano aristocratico, cercheranno di cambiare in tutti i modi il volto criminale della città in cui vivono.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La serie è sostanzialmente ambigua: se i buoni sono buoni, i cattivi sono cattivi e vengono sconfitti, c’è una chiara preferenza degli autori a mettere a fuoco le personalità più perverse e ambigue.
Pubblico 
Maggiorenni
Eccesso di violenza splatter. Rare scene di sesso.
Giudizio Artistico 
 
Ottima ’ambientazione dark di una Gotham dominata dal male ma l’interpretazione di Benjamin McKenzie nella parte di James Gordon non risulta convincente.
Testo Breve:

Gotham city prima di Batman, prima del Pinguino e prima di Batwoman: la serie è vista come un presequel dei famosi fumetti. Uno spunto interessante che non riesce a sottrarsi alla propensione attuale delle fiction statunitensi verso la violenza estrema

Gotham, nei fumetti della DC di Batman, è una città immaginaria simile a una New York degli anni ’50 in chiave molto dark, maestosa nei suoi skylight notturni ma insidiosa nei suoi stretti vicoli dove prospera ogni genere di criminalità.

“Gotham” ora è anche il titolo della serie poliziesca, trasmessa a partire dal 12 ottobre 2014 su Italia 1 (solo i primi due episodi), poi proseguita in prima visione sul canale Premium Action, concepita come un prequel della famosa serie a fumetti. I produttori esecutivi sono di tutto rispetto: Bruno Heller (Roma), Danny Cannon e John Stephens (O.C., Una mamma per amica) e distribuita dalla DC Entertainment. La seconda serie è già in preparazione.

Mancano solo tre episodi alla fine della prima stagione e Batman non è ancora comparso: è probabile che costituirà la novità della prossima annata e i suoi famosi antagonisti, che popolano ormai da anni l’immaginario collettivo come il Pinguino o lo Spaventapasseri, stanno ancora affinando la loro mente malvagia, mentre viene messa in risalto una figura che nella serie a fumetti è solo in secondo piano: James Gordon.  

La serie, infatti, non si concentra solo su come il piccolo aristocratico Bruce Wayne (David Mazouz), dopo l’uccisione dei genitori, trovi la forza e il coraggio di diventare il giustiziere Batman, ma è anche il racconto della vita del giovane detective James (Benjamin McKenzie), matricola del dipartimento di polizia di Gotham.

Intorno ad entrambi ruota la vera trama. Tutti e due sono caratterizzati da un forte senso della giustizia, dalla volontà di voler cambiare le sorti di una città corrotta a tutti i livelli.

 James Gordon ha perso il padre a causa della guida scellerata di un irresponsabile rimasto ignoto; Bruce Wayne ha visto uccidere i suoi genitori da un misterioso criminale. Ma tra le due personalità, è solo quella del piccolo aristocratico ad essere ben tratteggiata. Anche grazie agli insegnamenti di Alfred, il suo maggiordomo, il “signorino Bruce” attraversa un vero e proprio cambiamento. Dal bambino più ricco della città, che viveva nell’ambiente protetto di Casa Wayne, a un uomo responsabile delle proprie azioni, che crede nei valori del bene e dellonestà, seppur ancora non profondamente convinto della superiorità della giustizia sulla vendetta come nel Batman Begins di Nolan. La personalità di James rimane al contrario incompiuta. Forse McKenzie fa fatica a scrollarsi di dosso l’immagine del bravo ragazzo Ryan di O.C. per indossare gli abiti di un pugnace e deciso detective.

Quasi tutte le puntate si concludono con un caso risolto, nato all’inizio dell’episodio. Solo quello della morte dei genitori di Bruce rimane sullo sfondo, in orizzontale su tutte le puntate.

“Gotham” si discosta dall’orientamento serial degli ultimi anni, dove spesso è la figura di un antieroe ad essere protagonista. L’autore ci trasmette un messaggio: il coraggio e la determinazione vincono sempre, anche quando sembra impossibile. Nella serie è ben chiara la differenza tra bene e male. I “cattivi” sono tali e non è possibile giustificare i loro comportamenti malvagi e violenti.

Sono però proprio i “cattivi”, gli antagonisti, a esercitare un fascino sinistro. Se James Gordon è certamente geniale e scaltro, risolve i fitti intrighi e scopre i più insospettabili colpevoli, sono più telegenici l’aggressivo Pinguino con il suo ombrello, il passo inconfondibile e la sua strana gestualità, la sensuale Fish e il potente Don Falcone.  Le loro personalità estremizzate, le caratteristiche ben delineate, da una parte incutono timore, dall’altra, allo stesso tempo, stabiliscono una sinistra sintonia con lo spettatore, che impara a conoscerli e a subirne il fascino malvagio.

In questa prima stagione di Gotham mancano ancuna strana relazione sentimentale con la nemica più temuta.

Per chi ama il genere poliziesco e il mondo di Batman troverà qualcosa che fa per lui, ma si dovrà aspettare una serie decisamente più violenta rispetto ai precedenti film o ai fumetti (piccolo spoiler: Fish arriverà a cavarsi un occhio pur di non lasciarli entrambi sani ai folli esperimenti di uno scienziato criminale.)

I sentimenti e i valori, come l’amore, il coraggio, il bene, la verità, la determinazione dei protagonisti sono presenti ma eclissati dal ripetersi di atti brutali dettati dal solo gusto per la malvagità.  Il serial porta avanti un’ambiguità di fondo, dove ai due eroi vengono attribuiti gli onori che si meritano ma ai personaggi malvagi va tutta la simpatia degli autori, che non sanno rinunciare al gusto dello splatter.

Chissà se nella seconda stagione Bruce indosserà la maschera di Batman. Forse a quel punto potremo veder trionfare i valori che l’eroe incarna perché per ora il piccolo Wayne e il detective Gordon seppur vincenti, appaiono sovrastati dall’universo criminale in cui Gotham è immersa.ora gli altri grandi villain di Batman, come Joker e Mr Freeze, ma i produttori hanno già confermato che saranno presenti nella prossima stagione.

Oltre agli antagonisti, gli altri personaggi che ruotano attorno a James e Bruce, seppur tendenti al bene, celano sempre un lato oscuro, come Barbara, la compagna di Gordon, depressa e squilibrata psicologicamente e come Bullok, partner del detective, che nasconde 

Autore: Saverio Caruso
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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Francesco (2014)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 12/11/2014 - 15:23
 
Titolo Originale: Francesco
Paese: ITALIA
Anno: 2014
Regia: Liliana Cavani
Sceneggiatura: Liliana Cavani, Mario Falcone, Gianmario Pagano, Monica Zapelli
Produzione: Rai Fiction, Ciao Ragazzi!,in collaborazione con Bayerischer Rundfunk
Durata: RaiUno, 8 e 9 dicembre 2014
Interpreti: Matieusz Kosciukiewics, Sara Serraiocco, Vinicio Marchioni, Rutger Hauer

Francesco, pur di non lavorare nella bottega del padre, ricco commerciante di stoffe di Assisi, decide di arruolarsi come cavaliere ma poi, riflettendo su alcune pagine del Vangelo che gli aveva dato l’amica Chiara e dopo aver conosciuto lo stato di abbandono in cui vivono tanti lebbrosi, decide di rinunciare ai sui diritti di famiglia per vivere di elemosina e predicare il vangelo nelle piazze e le chiese delle città. Il suo esempio è contagioso: intorno a lui si aggrega una vasta comunità di giovani ma Francesco fatica a fare in modo che i suoi seguaci mantengano viva la spiritualità originaria…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un Francesco che pratica la povertà e predica la pace viene utilizzato come icona di una contestazione giovanile contro tutte le autorità
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La regista compie un’operazione ideologica raccontando un “suo” Francesco molto particolare che manca di coerenza stilistica
Testo Breve:

Francesco ritorna in televisione con scarsa veridicità storica, trasformato in icona della contestazione giovanile contro tutte le autorità

Il fatto che la vita di San Francesco d’Assisi continui a venir riproposta sia al cinema che alla televisione vuol dire sicuramente qualcosa. Questo Francesco della Liliana Cavani esce sul piccolo schermo, sempre su Raiuno,  appena sette  anni dopo Chiara e Francesco, la versione prodotta dalla Lux Vide e la stessa regista totalizza ormai tre diverse versioni dello stesso soggetto, dopo il film del 1966 con Lou Castel e quello del 1989 con Mickey Rourke.

Vuol dire che la figura di questo santo continua a interpellarci con il suo messaggio scomodo e affascinante al contempo ma vuol anche dire che le maglie del profilo storico del santo sono sufficientemente larghe da lasciar spazio a quegli  autori  che vogliono  presentare  il “loro” Francesco. Se Chiara Francesco, pur in una forma necessariamente romanzata, cercava di restare aderente ai tratti essenziali degli  eventi noti della sua vita, Liliana Cavani realizza il profilo di un giovane contestatore, un hippie fuori tempo massimo che porta  il suo messaggio di pace, povertà e solidarietà verso gli ultimi richiamandosi a un Dio misericordioso. Questi nobilissimi propositi sembrano però esprimere un radicalismo senza pietas,  impiegato dalla regista come arma contundente per attaccare la nascente  borghesia  bramosa di guadagno e le ottuse regole  di una Chiesa autoritaria.

Anche Fratello sole, sorella luna (1971) di Franco Zeffirelli era il risultato di una trasfigurazione estetizzante della figura di Francesco ma almeno potevamo  attribuirgli il pregio della coerenza stilistica. Il Francesco della Cavani è si, vestito di stracci per vivere in mezzo ai poveri ma i suoi capelli hanno sempre una messa in piega perfetta, una sorta di ragazzo dei quartieri alti che si diletta ideologicamente a intrattenersi con i più sfortunati.

Lo si può vedere  già dalle prime sequenze, nel noto contrasto fra Francesco (l’attore polacco Mateuz Kosciukiewicz) e suo padre (Rutger Hauer).  Nella versione della Cavani il padre: non è il personaggio ruvido e collerico che era stata tratteggiato in Chiara e Francesco ma una persona molto umana, che cerca di risolvere al meglio la situazione in cui lo ha trascinato il figlio.  Alla fine, nella famosa scena del giudizio davanti al vescovo, Francesco non chiede neanche perdono a suo padre e quando, tempo dopo, questi lo incontra mentre sta elemosinando per le strade e cerca di dargli almeno una moneta, Francesco sdegnosamente rifiuta. Non si può che parteggiare decisamente per questo padre infelice..

Anche Chiara (Sara Serraiocco) sembra affetta dallo stesso radicalismo astratto: la vediamo impegnata, quasi un Pannella ante litteram,  a digiunare per ottenere dal Papa l’autorizzazizone perché il nascente ordine delle Clarisse possa vivere senza alcuna rendita terriera, diversamente dalle usanze del tempo. L’autorizzazione poi arriva ma la fiction trascura di dire che Chiara e le sue sorelle vissero, com’era naturale, oltre che di elemosina, dei proventi ricavati dalla vendita dei lavori realizzati in convento, in piena contaminazione quindi con le odiate regole del mercato.

I rapporti tesi fra Francesco e la Chiesa del tempo finiscono per far assomigliare  in modo antistorico, le idee del santo ai tanti movimenti pauperisti di quel tempo. Liliana Cavani trascura di sottolineare la peculiarità del suo messaggio: la volontà di non fare nulla che fosse al di fuori del mantello di Madre Chiesa e il suo modo di esaltare la natura (niente prediche agli uccelli, niente colloquio con il lupo in questa versione), segno tangibile della generosità del suo Creatore. Quest’ultimo aspetto era particolarmente significativo perché si poneva in palese contrasto con i movimenti dualisti del tempo, come i Catari, che vedevano un conflitto irrisolvibile fra la materia e lo spirito.

La fede del Francesco della Cavani sembra costituire un anticipo del protestantesimo: il vero messaggio di Cristo va scoperto non nella dottrina della Chiesa ma nel Vangelo e nel “vento”. Espressione generica che più che far riferimento allo Spirito Santo sembra l’invito a obbedire a una forma di sentimentalismo del subconscio. La scena in cui Francesco parla a un gruppo di giovani  sembra il sermone di uno dei tanti predicatori d’oltre Oceano di oggi:  ogni frase  che Francesco dice viene intercalata  dal pubblico:con dei:  “si!” ,“giusto!”, “siamo con te!”.

Come chicca finale ci viene presentato un Francesco fautore della teoria dell’inferno vuoto; conclusione necessaria, secondo lui, perché Dio è misericordioso. E’ un modo di confondere la misericordia con il buonismo e di negare la reale libertà dell’uomo, pienamente responsabile dei suoi atti, nel bene come nel male.

Ben tratteggiato l’incontro con il sultano (d’altronde non abbiamo informazioni su cosa si dissero realmente i due uomini): Francesco beneficia della famosa ospitalità araba e viene anche curato agli occhi in omaggio alla fama della medicina mediorientale del tempo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BREAKING BAD - REAZIONI COLLATERALI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/25/2014 - 15:47
Titolo Originale: Breaking Bad
Paese: USA
Anno: 2008
Sceneggiatura: Vince Gilligan, Mark Johnson, Michelle MacLaren
Produzione: High Bridge Entertainment Gran Via Productions Sony Pictures Television
Durata: Rai4 dal 4 ottobre 2010 al 30 ottobre 2014
Interpreti: Bryan Cranston, Aaron Paul, Anna Gunn, Dean Norris

Un insegnante di chimica appena cinquantenne, scopre di avere un cancro ai polmoni in stato avanzato. Si chiama Walter White, è sposato, ha una bella moglie e un figlio handicappato. E’ una persona per bene, possiede quelle virtù borghesi che lo mostrano come un padre affettuoso e un marito fedele. Ma la notizia della sua malattia, che si manifesta in concomitanza con la seconda gravidanza della moglie, sconvolge completamente i suoi parametri morali. Infatti decide di sfruttare la sua conoscenza della chimica per produrre cristalli di metanfetamina, aiutato da un suo ex-studente, Jesse Pinkman, produttore e spacciatore di quella sostanza. Walter ruba gli strumenti necessari dal laboratorio e compra un camper che diviene il loro primo laboratorio. Ma i due spacciatori ai quali si rivolge Jesse tentano di ucciderli così Walt commette il suo primo, raccapricciante omicidio che, in un primo momento sembra portarlo a decidere di smettere...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’etica si fa “etica nomade”, espressione che oggi viene usata per affermare che il bene o il male dipendono dalle circostanze e non sono valori assoluti. La coscienza è frutto di condizionamenti sociali e non esprime le esigenze profonde della nostra umanità. La legge diventa una linea labile
Pubblico 
Maggiorenni
Storia moralmente ambigua. Scene di violenza anche efferata, uso di droghe, turpiloquo. Alcune scene sensuali
Giudizio Artistico 
 
La serie, che ha conosciuto già cinque stagioni, ha ricevuto premi prestigiosi come cinque Emmy.Awards ed la Writers Guild of America l’ha giudicata tredicesima fra le serie meglio scritte di tutti i tempi
Testo Breve:

Un insegnante di chimica, padre affettuoso e marito fedele, di fronte alla prospettiva di morire presto di cancro, inizia a produrre e vendere droga. Una fiction ben realizzata ma che è espressione di una profonda crisi morale  della società occidentale

Un insegnante di chimica appena cinquantenne, scopre di avere un cancro ai polmoni in stato avanzato. Si chiama Walter White, è sposato, ha una bella moglie e un figlio handicappato. E’ una persona per bene, possiede quelle virtù borghesi che lo mostrano come un padre affettuoso e un marito fedele. Ma la notizia della sua malattia, che si manifesta in concomitanza con la seconda gravidanza della moglie, sconvolge completamente i suoi parametri morali. Infatti decide di sfruttare la sua conoscenza della chimica per produrre cristalli di metanfetamina, aiutato da un suo ex-studente, Jesse Pinkman, produttore e spacciatore di quella sostanza. Walter ruba gli strumenti necessari dal laboratorio e compra un camper che diviene il loro primo laboratorio. Ma i due spacciatori ai quali si rivolge Jesse tentano di ucciderli così Walt commette il suo primo, raccapricciante omicidio che, in un primo momento sembra portarlo a decidere di smettere.

Questo l’antefatto che dà vita a una lunghissima serie che ha conosciuto già ben cinque stagioni e ha ricevuto premi prestigiosi come cinque Emmy. Usando le parole di Amleto di Shakespeare, “la coscienza rende l’uomo vile”, individuiamo uno dei sottotesti più forti della serie. Walt vive il suo breaking bad, espressione che nello slang del sud est americano significa “rompendo le regole, andando contro l’autorità”, nel momento in cui scopre di essere malato e senza mezzi economici. Diventa un criminale, (come può definirsi altrimenti una persona che produce droghe pesanti?), ma crea empatia, non è un cattivo ripugnante, lo comprendiamo, parteggiamo per lui quando la legge diventa un ostacolo per il raggiungimento dei suoi obiettivi, perché è malato, perché ha un figlio handicappato, perché la società non ha valorizzato il suo talento relegandolo in una scuola superiore di una sperduta cittadina del New Messico, perché la sua assicurazione sanitaria non è in grado di coprire le spese per la cura. Walter somiglia a molti di noi, è questa una chiave di interpretazione del suo successo.

La legge diventa una linea labile, quello che oggi non è legale domani lo sarà, come gli alcolici e i sigari cubani che fuma Hanks, il cognato. Si dimentica che la vita umana non è un sigaro cubano o una bottiglia di whisky. L’etica naturale, quella condivisibile da tutti perché iscritta nella nostra umanità, crolla come un castello di carte, si fa “etica nomade”, espressione che oggi viene usata per affermare che il bene o il male dipendono dalle circostanze e non sono valori assoluti. Sconcertante è riconoscere che un vasto pubblico mondiale abbia “eletto” questa serie come una tra le preferite.

“Breaking bad” è l’espressione di una crisi profonda soprattutto morale della società occidentale, una crisi che non indica più dove risiede il male per combatterlo anche in favore dei più deboli, ma che porta a individuare in Walter un personaggio che compie una sorta di redenzione liberandosi dalla legge di Dio e degli uomini, liberandosi dalla coscienza. Se si empatizza si ammira, e questo sembra il dato più triste, come se il bene non fosse liberante, come se la libertà e la coscienza fossero due termini antitetici, come se la coscienza fosse frutto di condizionamenti sociali e non esprimesse le esigenze profonde della nostra umanità.

Tuttavia la serie cade poi in contraddizione, perché dopo un atteggiamento da super uomo, che rifiuta affetto e solidarietà dai parenti e dagli amici, Walt è costretto a continuare a cucinare metanfetamina se non vuole morire. E’ considerato, per il suo talento, una autentica pepita d’oro, e, sebbene le leggi spietate degli spacciatori lo vorrebbero già morto per una serie di sgarbi di cui si è reso colpevole, sopravvive. Aspettiamo il finale di questa serie costruita con mani molto esperte, ma che finisce con il ridurre l’uomo a niente più di un personaggio dei videogames dove la sospensione del giudizio morale è d’obbligo, dove la pietas risulta ridicola. Walter non è un vile perché si è liberato dalla coscienza, per parafrasare la citazione shakesperiana. Saul Goodman, il cinico avvocato a cui Walter si rivolge, darà vita, a quanto pare, a uno spin off della serie. 

Per gentile concessione di Istantv
 

Autore: Alessandra Caneva
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE KNICK

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/18/2014 - 21:29
Titolo Originale: The Knick
Paese: USA
Anno: 2014
Produzione: Produttore esecutivo: Gregory Jacobs, Steven Soderbergh, Michael Sugar, Clive Owen
Durata: Dall'11 novembre 2014 su Sky Atlantic
Interpreti: Clive Owen, André Holland, Jeremy Bobb, Juliet Rylance, Eve Hewson

Dopo l’inaspettato suicidio del suo mentore, il dottor John Thackery diventa primario di chirurgia del Knickerbocker Hospital di New York. Siamo nell’anno 1900. Nonostante la sua opposizione, la figlia del principale finanziatore dell’ospedale, Cornelia Robertson, fa assumere nell’equipe di chirurgia il medico di colore Algernon Edwards, figlio della domestica di famiglia e i cui studi sono stati pagati da suo padre, ricco finanziere. Geniale medico di fama che opera con tecniche innovative, Thackery ha una penosa dipendenza dalla cocaina che rischia di distruggerlo come uomo e come scienziato

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista, non riuscendo a trovare un senso al dolore, finisce col negare Dio dopo averlo maledetto per i crimini che commetterebbe e finisce per sprofondare in una sorta di selvaggio e disperato nichilismo.
Pubblico 
Sconsigliato
Scioccanti scene dei corpi sventrati nel corso delle operazioni Pratiche abortive. Uso di oppio e cocaina
Giudizio Artistico 
 
La recitazione del protagonista, e non solo, è straordinaria. Professionisti di talento hanno realizzato un’ottima ricostruzione storica
Testo Breve:

All’inizio del ‘900 un chirurgo sperimenta tecniche innovative. Steven Soderbergh e Clive Owen mettono i loro talenti al servizio di un serial TV per sembra avere il solo scopo perverso di scoccare lo spettatore con i dettagli delle operazioni chirurgiche

Il prodotto eccelle da ogni punto di vista, un genere medical che è anche un period drama nel quale la ricostruzione storica è affidata a dei professionisti di talento. La recitazione del protagonista, e non solo, è straordinaria. Per questa ragione si può affermare che The Knick sembra un prodotto da cinema non da televisione. Le scioccanti scene dei corpi sventrati nel corso delle operazioni chirurgiche danno voce all’angoscia del protagonista che scaturisce dall’impatto di un grande genio che deve confrontarsi con le limitate tecnologie mediche del tempo. Il contatto quotidiano con la morte inevitabile, la sofferenza degli innocenti, dei bambini, portano il personaggio a sprofondare in una sorta di selvaggio e disperato nichilismo. Thackery è un eroe che non riuscendo a trovare un senso al dolore, finisce col negare Dio dopo averlo maledetto per i crimini che, nel caso in cui esistesse, commetterebbe uccidendo bambini e accanendosi contro i poveri (puntata 8).
Si parla di un paragone tra Thackery e il dottor House, un accostamento che personalmente trovo non inaccettabile ma riduttivo perché tra i due c’è una differenza importante: House è dipendente dagli antidolorifici principalmente per un handicap fisico che gli impedisce di vivere come gli altri, Thackery usa la cocaina per soffocare la sua disperata visione dell’esistenza. Personaggi meschini e sinistri animano la scena spesso corale di questa serie, approfittatori come Barrow, delinquenti spietati che cercano di guadagnare denaro intorno al business dell’ospedale, donne filantrope come Cornelia, che dopo aver spinto Algernon, il medico di colore, ad intrecciare una relazione con lei, abortisce e sposa un ricco pretendente, suor Harriet che pratica aborti guadagnando denaro per aiutare le donne più povere della città, ma che non si tira indietro di fronte la richiesta della ricca Cornelia che non vuole rinunciare al suo status privilegiato mettendo al mondo un mulatto.
L’ospedale si alterna ai bui bordelli cinesi della città dove l’oppio si consuma in quantità smisurate. Personaggi più umani sembrano essere l’infermiera Elkins, che si adopera per aiutare Thackery a disintossicarsi, e il medico di colore dottor Algernon.

Per gentile concessione di Istantv

Autore: Alessandra Caneva
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HOUSE OF CARDS

Inviato da Franco Olearo il Lun, 07/07/2014 - 22:34
Titolo Originale: House of Cards
Paese: USA
Anno: 2013
Regia: David Fincher, Eric Roth
Sceneggiatura: David Fincher, Eric Roth
Produzione: Media Rights Capital Trigger, Street Productions, Wade/Thomas Productions
Durata: 46
Interpreti: Kevin Spacey, Robin Wright, Kate Mara, Corey Stoll

Francis J. Underwood, portavoce del partito democratico, viene informato che il nuovo Presidente non lo ha selezionato per la carica di Segretario di Stato. Decide quindi di mettere in atto tutti i sotterfugi le manipolazioni mediatiche necessarie per screditare i suoi avversari e risalire in vetta. Sono sue indispensabili alleate la moglie Claire, che si aspetta anch’essa dei vantaggi dal successo del marito e la giornalista Zoe Barnes, disposta a pubblicare tutto ciò che lui vorrà, pur di far carriera con gli scoop che gli fornirà….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I protagonisti agiscono per motivazioni esclusivamente personali e non hanno scrupoli di utilizzare gli altri per raggiungere propri fini
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio, espressioni esplicite su tematiche sessuali, uso di droga, qualche scena di nudo
Giudizio Artistico 
 
La sceneggiatura, con una ricostruzione rigorosa dell’ambiente politico statunitense e con l’impiego di dialoghi particolarmente efficaci, fornisce un valido supporto all’ottima interpretazione di Kevin Spacey e Robin Wright
Testo Breve:

La conquista dl potere politico realizzata con il cinico presupposto che ognuno è ricattabile perché impegnato a soddisfare le proprie ambizioni. Un thriller politico molto ben realizzato che porta alle estreme conseguenze la non-etica della situazione  

 

C’erano una volta, un po’ di decenni fa, film di Hollywood e serial televisivi americani che parlavano soprattutto di amore. Il racconto poteva svolgersi nell’ambiente giornalistico o magari nel periodo della guerra di Corea ma alla fine il tema portante era una solo: un lui e un lei che si conoscevano e dopo varie vicissitudini scoprivano di essersi innamorati l’uno  dell’altra, pronti al matrimonio. In effetti, sembrava che non ci fosse nient’altro di più bello e attraente da raccontare.

Ora  arrivano sempre più spesso dagli Stati Uniti, fiction di contesto. Se si svolgono in ambiente ospedaliero come E.R , o all’interno di una rete televisiva come The News Room o nel mondo della politica come The West Wing o questo The House of Cards, ciò che viene portato in primo piano  è il lavoro professionale in sé, descritto nei suoi meccanismi con il massimo possibile dei dettagli. Certamente si sviluppano anche delle relazioni amorose fra colleghi ma in questa nuova single society, uomini e donne si realizzano soprattutto con il proprio lavoro; i rapporti amorosi servono per ottenere un po’ di compagnia, provare il piacere di stare insieme e non sono mai duraturi. In House of Cards il sesso è spesso usato come mero strumento di baratto per ottenere qualcosa in cambio. L’amore, quello che impegna e coinvolge per tutta la vita, deve essere stato dimenticato in qualche cassetto della scrivania.

Nella sesta puntata della prima stagione di House of Cards,  il presidente deve firmare la nuova legge sull’educazione. Nello stretto spazio della stanza ovale, i tecnici segnano sul tappeto la posizione esatta dove si dovranno posizionare le varie personalità: le più importanti accanto al Presidente, le altre più lontano. Sono provate le inquadrature delle telecamere: nessuno spettatore si accorgerà di questi segni fatti sul tappeto. Questo, come tanti altri particolari che si apprendono man mano che le puntate di House of Cards avanzano, come i retroscena prima degli incontri con il Presidente o le manovre delle lobby in occasione di importanti votazioni al congresso, conferiscono alla fiction un alto tasso di credibilità. E’ uno dei motivi del successo di questa serie  (tre Emmy Awards e  il Golden Globe a Robin Wright); gli altri sono costituiti dalla presenza di due bravissimi attori come Kevin Spacey nel ruolo del protagonista Frank Underwood e Robin Wright nella parte di sua moglie Claire e una sceneggiatura impeccabile, che episodio dopo episodio, mantiene alta la tensione puntando tutto su dialoghi raffinati e spesso manipolativi,  come ci si aspetta  da persone che non dicono mai la verità ma solo ciò che è più opportuno.

Alcune critiche americane hanno aggiunto un altro elemento, particolarmente significativo, che giustifica il successo della fiction:la serie piace perché, fatta la tara su certe situazioni sicuramente eccessive, lo spettatore è convinto che  il mondo della politica si muova proprio secondo le logiche descritte. Lo stesso ex-presidente Bill Clinton ha commentato: “Il 99% delle cose in quella fiction sono vere, l'1% è falso”

Tutto il racconto si regge su di un unico, fondamentale presupposto: ognuno, politico, imprenditore  o giornalista, brama di ottenere qualche cosa, quindi è ricattabile; in questo modo è possibile ottenere in cambio dei favori, garantirsi la fedeltà incondizionata di qualcuno oppure assicurarsi il silenzio di qualche scomodo testimone. Tutto il racconto ruota intorno a  Francis J. Underwood, portavoce del partito democratico che decide di tessere  una trama complessa e insidiosa per vendicarsi della mancata nomina a Segretario di Stato. E’ freddo e sempre lucido nella stesura delle sue trame e il suo cinismo senza limiti gli consente di sfruttare per i suoi scopi, tutte le persone che incrociano la sua strada. Sono molto istruttive le strette correlazioni che vengono evidenziate fra politica e informazione: anche i messaggi giornalistici debbono venir adeguatamente condizionati.

Si  badi bene che non ci troviamo di fronte a un’opera di denuncia: non viene  evidenziato ciò che è male per poi portare avanti l’azione di una persona onesta che riesce a stabilire la giustizia. Viene al contrario descritto un sistema omogeneo dove nessuno è interessato al bene comune (i politici) o alla verità (i giornalisti) ma ognuno agisce al solo scopo di avanzare nel successo personale e se poi solo alcuni vinceranno e tanti perderanno ciò è  l’effetto di una selvaggia  legge di selezione: sarà premiato solo chi saprà essere più spregiudicato e abile degli altri.

L’America è la patria del pragmatismo, ma qui ci troviamo di fronte a un ruthless pragmatism,un pragmatismo spietato. La soluzione di adottare per la messa in scena la quarta dimensione (a intervalli regolari Spacey parla direttamente al pubblico per spiegare le sue trame), se all’inizio può dare fastidio, in realtà è un altro metodo per guadagnarsi la complicità e quindi l’implicita approvazione da parte dello spettatore. 

SKY Atlantic ha terminato la trasmissione della prima serie. In autunno è stata programmata la seconda serie.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DON MATTEO 9

Inviato da Franco Olearo il Mer, 01/22/2014 - 17:09
 
Titolo Originale: Don Matteo 9
Paese: Italia
Anno: 2014
Regia: Monica Vullo, Luca Ribuoli, Jan Michelini
Sceneggiatura: ALESSANDRO BENCIVENNI, ENRICO OLDOINI, DOMENICO SAVERNI con la collaborazione di ALESSANDRO JACCHIA, ALESSANDRA CANEVA, adattamento soggetto di serie MARIO RUGGERI UMBERTO GNOLI, ELENA BUCACCIO, CARLO MAZZOTTA
Produzione: Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction
Durata: 60' su RAI1 a partire dal 6 gennaio 2014
Interpreti: TERENCE HILL, NINO FRASSICA, SIMONE MONTEDORO, NADIR CASELLI,ANDRES GIL, LAURA GLAVAN, GIORGIA SURINA

In questa nuova serie il capitano Tommasi e il maresciallo Cecchini sono stati trasferiti da Gubbio a Spoleto. Anche don Matteo li raggiunge nella nuova sede, sulla “spinta” delle raccomandazioni di Cecchini. Il capitano ora è vedovo e si prende cura di Martina, sua figlia di quattro anni. Sono arrivate a Spoleto altre due donne: il Pubblico Ministero Bianca che conosce Tommasi dai tempi di scuola e la svagata e un po’ leggera Lia, che ha raggiunto lo zio Cecchini dopo aver studiato negli Stati Uniti…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Don Matteo è espressione di un’ottima compenetrazione fra un atteggiamento molto umano nei confronti del prossimo e un'ispirazione soprannaturale, che sfocia in atteggiamenti di misericordia verso chi ha sbagliato
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un’ottima sceneggiatura sincronizza come un orologio, senza perdita di tensione, gli avvenimenti polizieschi e familiari anche se in questa serie è più evidente il “meccanismo” che sottende il racconto. Manca ancora all’appello una storia d’amore portante che consenta di approfondire la psicologia dei personaggi.
Testo Breve:

Matteo 9 è partito da subito con grande apprezzamento da parte del pubblico. Viene confermata la simpatia molto umana di don Matteo e degli altri personaggi mentre  vengono maggiormente evidenziate le tematiche cristiane.

E così, ridendo e indagando, si è arrivati a Don Matteo 9.

Rispetto a Don Matteo 8 ci sono delle indubbie novità: il trasferimento della location da Gubbio a Spoleto, la “morte improvvisa” di Patrizia, la moglie del capitano Tommasi che è rimasto solo con la figlia  Martina di 4 anni (espediente narrativo probabilmente necessario per costruire nuove vicende sentimentali), ma gli elementi chiave che hanno decretato il successo della serie ci sono tutti a partire da Don Matteo (un Terenche Hill sempre più scatenato in bicicletta)  e dal maresciallo Cecchini (Nino Frassica).

Serie vincente non si cambia (i dati di ascolto lo confermano: le puntate oscillano fra gli 8 e i 9 milioni di spettatori). L’alchimia della serie è quella di giocare su più piani e di tenerli armoniosamente collegati. C’è la componente poliziesca (ad ogni puntata viene risolto un caso, o meglio, è don Matteo che risolve i casi un momento, prima dei carabinieri), la componente comica, tutta sulle spalle di Nino Frassica, con il capitano Tommasi in funzione di appoggio. Trasversalmente alle puntate si sviluppano le vicende dei singoli personaggi, con varie età in modo da interessare un po’ tutte le fasce di telespettatori. Si va dalle piccole Ester e Martina ai giovani ribelli  Tomàs e Laura, entrambi sotto le ali protettive di don Matteo. Ci sono anche due nuove entry, foriere di prossimi sviluppi: la giovane Lia, nipote di Cecchini, maldestra e incasinata e il Pubblico Ministero Bianca, amica d’infanzia del capitano.

Ad avvolgere tutto e tutti c’è don Matteo, paziente, molto umano, sempre attento a vedere ogni persona per quello che è realmente, al di là di ciò che appare. Ogni puntata ha una saggezza da trasmettere: di fronte a certi fatti che avvengono si fronteggiano due modi diversi di reagire: quello della legge, dell’analisi dei fatti obiettivi, della logica del contrappasso secondo cui chi sbaglia va punito e quello di Don Matteo: lui fa le indagini a modo suo, guardando le persone negli occhi per cercar di comprendere il loro reale stato d’animo e se qualcuno ha sbagliato, lo aiuta a comprendere le sue debolezze e a porvi rimedio, perché per ognuno c’è sempre speranza. Contribuisce a sostenere questa impostazione il fatto che i crimini sono quasi tutti di tipo preterintenzionale e la vittima spesso non muore ma c’è la speranza di una ripresa. Quella di don Matteo è una fede viva, fattiva che parte da un atteggiamento molto umano per poi sfociare nel soprannaturale, un don Matteo che cerca di essere mediatore della Misericordia Divina. Fin dalle prime puntate della serie appare più deciso l’impegno di trasmettere messaggi cristiani: vediamo don Matteo riflettere sul Vangelo o parlare direttamente di Gesù a persone che hanno bisogno di speranza. Se ad ogni puntata c’è un caso poliziesco da risolvere, viene anche affrontato, ad ogni puntata un tema eticamente sensibile: giovani ribelli e irrequieti, madri che hanno abbandonato i loro figli, convivenze, la cura verso le persone in stato vegetativo.

Tutto bene quindi salvo qualche incrinatura che si percepisce nelle prime puntate: il successo della serie è stato decretato per la vivacità e profondità dei personaggi a cui ci si affeziona puntata dopo puntata, non certo dall’intreccio narrativo in sé. Ora il  “meccanismo” e la ripetitività della struttura narrativa appare  più scoperto: le parti comiche non sono irresistibili, la componente gialla non riserva troppe sorprese ma sopratutto manca finora il calore degli incontri/scontri fra  personaggi: la serie 8 era risultata vivace  proprio dal rapporto fra il capitano e Patrizia, in un loro continuo (molto moderno) cercare di stare uniti ma al contempo cercare di progredire nella propria carriera. In Matteo 9 vere storie d’amore non sono ancora sbocciate e il capitano Tommasi si limita per ora a fare da spalla comica a Nino Frassica. E’ ancora troppo poco. La sua bonomia, il suo facile cedere a ricatti familiari, finiscono per fargli perdere perfino la sua dignità di capitano dell’Arma.  

Siamo fiduciosi che le prossime puntate ci riserveranno nuove sorprese.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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