Serial TV

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THIS IS US (Stagione 3)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 02/14/2019 - 20:08
Titolo Originale: This is us
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Dan Fogelman
Sceneggiatura: Dan Fogelman
Produzione: hode Island Ave. Productions, Zaftig Films, 20th Century Fox Television
Durata: 18 episodi di 40 minuti su Fox Life

Continuiamo a seguire, in questa terza stagione di This is us le vicende dei tre fratelli (due naturali: Kate e Nick e uno adottato: Randall, un afroamericano) nati da Jack e Rebecca, ma anche di questi ultimi continuiamo a ricevere informazioni, attraverso dei flash-back, per quel che riguarda la prima volta che si sono conosciuti. Nella terza stagione, Kate e Toby, ormai sposati, non riescono ad avere bambini a causa el sovrappeso di Kate. Decidono quindi di procedere alla fecondazione in vitro, nonostante siano stati informati dei rischi e delle probabilità molto basse che l’intervento abbia successo. Randall è ormai un professionista affermato, sente l’impegno morale di adottare anche lui una bambina e fa la sua proposta all’adolescente Deja, abbandonata da entrambi i genitori. Kevin si accorge di sapere ben poco del passato di suo padre Jack, morto nell’incendio della loro casa, soprattutto del periodo che lo ha visto coinvolto nella guerra in Vietnam. Viene così a scoprire che suo padre aveva un fratello, Nick, che era stato costretto, pur considerandosi un pacifista, ad andare in guerra secondo la logica del reclutamento per estrazione a sorte che veniva applicata a quei tempi. Jack, di fronte allo sconforto del fratello minore, aveva deciso di arruolarsi come volontario per non lasciarlo solo...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial esalta ad ogni puntata il valore degli affetti familiari anche se evita di concepire l’amore come ragione ma solo l’amore-sentimento
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche tematica potrebbe non essere adatta ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
I dialoghi, i litigi e poi le richieste di perdono fra familiari sono ben costruite ma alcuni personaggi tendono a venir definiti solo in base ai loro complessi.
Testo Breve:

La terza stagione continua a raccontare storie di famiglia che potrebbero accadere a tutti noi e lo fa ribadendo il valore assoluto e determinante, per la nostra felicità, dei valori familiari

Jack va dal suo medico curante e gli chiede di tenere in sordina alcune sue imperfezioni fisiche per potersi così arruolare e cercare di raggiungere il fratello in Vietnam. “Voglio stargli vicino: è in difficoltà. Voglio andare dove sta lui: è il mio fratellino. Il mio compito è prendermi cura di lui. Anzi, e’ il mio unico compito. Anni prima, vediamo Jack bambino in braccio al papà, intenti a guardare dai vetri della nursery il fratellino Nick, appena nato. In quell’occasione il padre gli dice “Tuo compito sarà prenderti cura del tuo fratello minore”.

Questo episodio, assieme a tanti altri presenti in questa terza stagione, mette ben in chiaro qual è il tema dominante che porta avanti il serial e che coinvolge indistintamente tutti i personaggi: i legami familiari sono al primo posto e le radici che ci siamo costituiti per nascita dai nostri genitori fanno parte della nostra essenza, di ciò che va assolutamente preservato o ricostituito, se è necessario. Ogni azione e ogni sacrificio è pienamente giustificato quando c’è da aiutare un fratello, un genitore, il coniuge, un figlio.
In altri episodi, che vedono coinvolti Randall e Kevin, viene loro detto che debbono sentirsi orgogliosi di somigliare ai loro padri. Si sviluppa in questo modo una vera e propria religione della famiglia, perché ciò che viene percepito come affetto familare ha valore assoluto al di sopra di tutti gli altri. In questo modo gli affetti familiari costituiscono una sana vocazione alla trascendenza rispetto agli egoismi personali ma non si tratta di trascendenza assoluta, di tipo religioso. Sono rivelatrici di questo atteggiamento gli episodi che raccontano, con toni drammatici, le difficoltà di Kate di restare incinta a causa del suo sovrappeso e la sua decisione di ricorrere alla fecondazione in vitro. I fratelli, la madre, sono contrari a causa dei rischi che l’operazione comporta. Il più diretto è Randall: val la pena correre dei rischi elevati, spendere migliaia di dollari, quando ci sono tanti ragazzi che aspettano di avere una famiglia?  La reazione di Kate è rabbiosa: lei vuole un figlio che abbia le fattezze di lei e di suo marito Toby. Desidera moltissimo avere un figlio suo e questo basta per chiudere il discorso. Randall e gli altri fratelli chiederanno poi scusa e faranno di tutto per aiutarla nel suo proposito. In questo episodio è chiarito cosa si intende per amore familiare: stare sempre vicino e sostenere la persona cara, anche se non si è d’accordo ed è sintomatico che non si cercano categorie di verità superiori che trascendano noi stessi (come sarebbe accaduto se Kate avesse optato per una adozione): conta solo ciò che si sente con forza nel proprio cuore. 
Questo atteggiamento ci porta vicino a un’altra peculiarità di questo serial che finisce per diventare un manifesto dell’emotivismo. Ciò che caratterizza i personaggi di questo serial è ciò che sentono, non ciò che pensano. Prima di tutto sono importanti gli affetti familiari ma però loro “sentono” tante altre cose: complessi dovuti al sovrappeso, instabilità emotive, malinconici ricordi del passato, la mancanza di radici familiari: sono tutte situazioni che influenzano, determinano il loro comportamento. Questa tendenza influenza anche lo stile del racconto, che scivola a volte nel patetismo. Unica significativa eccezione è Randall. Randall è una persona equilibrata, presente a se stesso, non ha vizi, riesce a vedere se stesso e gli altri con lucidità. Nel tentativo di convincere Deja di accettare l’adozione, si era preparato un bel discorso ricordandole che anche lui a sua volta era stato adottato; quando Kate aveva pensato di ricorrere alla fecondazione in vitro, come abbiamo già visto, Randall aveva cercato di farla riflettere sul valore superiore dell’adozione. In entrambi i casi la ragione aveva perso contro le emozioni. A questo punto Randall si era limitato a confermare il suo affetto per loro e, almeno nel primo caso, aveva vinto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DERRY GIRLS

Inviato da Franco Olearo il Mar, 02/05/2019 - 22:32
 
Titolo Originale: Derry Girls
Paese: United Kindom
Anno: 2018
Regia: Michael Lennox
Sceneggiatura: Lisa McGee
Produzione: Hat Trick Productions
Durata: sei ountate di 22' su Netflix
Interpreti: Saoirse-Monica Jackson, Nicola Coughlan, Louisa Harland , Jamie-Lee O'Donnell, Dylan Llewellyn

Erin è una ragazza di 16 anni che negli anni ’90 vive a Derry, nel Nord dell’Irlanda e frequenta assieme a sua cugina Orla un liceo retto da suore cattoliche. E’ il primo giorno di scuola e l’amica Michelle presenta loro suo cugino James, appena arrivato dall’Inghilterra che frequenterà, unico maschio, il oro collegio femminile, per evitare problemi con altri ragazzi irlandesi. Al gruppo si unisce anche Clare, che sta digiunando tutto il giorno in segno di solidarietà con i poveri bambini dell’Africa. La giornata inizia con un’ottima notizia: nella notte c’è stato un attentato sul ponte che porta in città è c’è una seria possibilità che lo scuolabus non possa arrivare a destinazione....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Delle brave insegnanti suore e dei simpatici genitori sanno tenere a bada quattro ragazze un po’ irrequiete
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio sboccato
Giudizio Artistico 
 
Le sei puntate scivolano veloci, sostenute da un fuoco d’artificio di battute, malintesi, imprevisti
Testo Breve:

Nella cattolica Derry durante il confitto nordirlandese quattro ragazze trascorrono la loro adolescenza con un po’ di incoscienza ma tanta allegria e sempre con grande spirito di solidarietà fra di loro

“Il mio nome è Erin Quinn, ho sedici anni e vengo da un posto chiamato Derry o Londonderry, dipende dalle vostre convinzioni; un angolino problematico del nordovest dell’Irlanda. E’ giusto dire che ho un rapporto piuttsto complicato con la mia città natale. Vedete, il problema di vivere a Derry è che non c’è un posto dove nascondersi. Tutti conoscono tutti e conoscono tutto di tutti”. E’ questo il commento di sottofondo con cui inizia questa fiction in sei puntate disponibile su Netflix, mentre scorrono le immagini dall’alto di Derry e di camionette dell’esercito inglese che percorrono le sue strade.

Continua la nostra indagine sui serial TV del 2018 che descrivono il mondo degli adolescenti ma è meglio chiarire subito che questa fiction inglese ha una particolarità: fa morire dal ridere. L’autrice, Lisa McGee ha realmente vissuto la sua adolescenza a Derry negli anni ’90, cioè ai tempi del cosidetto The Troubles (il conflitto nordirlandese) e ricostruisce il suo passato con il filtro dell’affetto che ha conservato per le sue compagne, per le suore del collegio, la sua famiglia. Anche le tensioni del conflitto sono state rilette alla luce dello spirito goliardico di una ragazza che a quel tempo aveva sedici anni: un attentato al ponte viene subito visto come occasione per evitare di andare a scuola e i posti di blocco dei soldati inglesi sono pretesti fra le compagne per discutere su quale soldato sia il più carino.

Il serial ha una struttura a Sit Com, ogni puntata è di venti munuti e le le battute fra i protagonisti costituiscono un fuoco di artificio che porta avanti con brio la spirale di pasticci che le ragazze riescono a combinare (sono dei Gianburrasca in gonnella). Sembra ogni volta che la situazione sia andata completamente fuori controllo ma alla fine grazie anche alla burbera suor Michael, che sembra essere l’unica che abbia la testa a posto e conosca le sue ragazze, tutto si sistema. C’è in effetti da sperare poco di buono da una ragazza come Michelle, sempre pronta a lanciarsi con irruenza in una nuova avventura mentre Erin proclama con forza i suoi diritti di adolescente davanti a sua madre salvo poi tornare subito indietro (“oggi giorno anche i figli possono divorziare dai propri genitori!”). Clare, spaventata sempre di tutto, finisce per venir inesorabilmente trascinata dalle altre mentre James ha problemi più prosaici: nel college non c’è una toilette per i maschi. Le quattro ragazze hanno un linguaggio sboccato che serve loro per lasciare intendere che sono esperte del mondo ma in realtà i loro amori sono solo frutto di fantasia e di sospiri per il ragazzo della porta accanto.

Ma il serial vuole raccontare qualcosa di più che le avventure di quattro adolescenti un po’ irrequiete: ogni puntata mette in luce temi dolorosi che sono ancora attuali e li affronta con un’ironia dissacratoria che non vuol sottovalutare certi problemi ma sembra piuttosto volerli, porre nella giusta dimensione, dal momento che ciò che conta realmente è l’amicizia, gli affetti familiari e la solidarietà sociale.

Ecco quindi che forse non è umano dividersi per dei conflitti religiosi, scegliere la soluzione della resistenza terroristica, proclamare subito un miracolo perché una statuetta sembra lacrimare, perdere un’amica perché ha inclinazioni omosessuali.

Il serial è disponibile sulla piattaforma Netfix in lingua inglese con sottotitoli in italiano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA COMPAGNIA DEL CIGNO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 01/22/2019 - 21:54
Titolo Originale: La compagnia del cigno
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Ivan Cotroneo
Sceneggiatura: van Cotroneo, Monica Rametta
Produzione: Indigo Film, Rai Fiction
Durata: 12 puntate di 50 min su RaiUno e RaiPaly
Interpreti: Alessio Boni, Anna Valle, Leonardo Mazzarotto, Fotinì Peluso

Matteo è ancora sconvolto dal terremoto che ha devastato la sua città, Amatrice, che ha causato la morte di sua madre e decide di iscriversi, a metà anno, al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Molto presto fa la conoscenza con il professore direttore d’orchestra Luca Marioni, detto anche il “bastardo” per i suoi modi rudi di trattare i ragazzi. Il professore comprende subito le grandi doti del ragazzo e sollecita i suoi migliori allievi a fare esercitazioni extra assieme a Matteo in modo che possa integrarsi pienamente nell’orchestra. Matteo inizia così a conoscere i suoi nuovi compagni e presto amici e scopre che ognuno di loro ha, come lui, da superare qualche grave problema…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Sette ragazzi, ognuno con il suo problema, riescono a trovare conforto dalla solidarietà degli altri e a impegnarsi nella loro vocazione musicale
Pubblico 
Adolescenti
Una rapida scena di rapporrto intimo coniugale, affettuosità fra persone con inclinazione omosessuale. Una sottile ironia sulla volubilità e precarietà dei rapporti fra omosessuali.
Giudizio Artistico 
 
Il serial beneficia della freschezza di ragazzi e ragazze esordienti davanti alla telecamera e bravi a suonare ma la sceneggiatura tradisce i suoi meccanismi volti a creare drammi e problemi che debbono continuamente esser superati.
Testo Breve:

Sette ragazzi del conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, un professore arcigno che nasconde un segreto, sono i protagonisti di questo serial che attrae grazie alla spontaneità dei giovani ma eccede nell’uso di risvolti drammatici per alimentare il racconto

Matteo ha perso la madre durante il terremoto ad Amatrice e a causa di  quel trauma è rimasto psicologicamente instabile; il professor Marioni, ha perso la figlia ancora bambina in un incidente d’auto (ma c’è dietro qualche mistero) e ciò lo ha reso duro con i ragazzi, un vero “bastardo” mentre  sua moglie Irene ha abbandonato il suo lavoro al conservatorio e non è più riuscita a tornare a casa; Robbo e la sua sorellina apprendono con dolore che i loro genitori si stanno per separare; Rosario, di quindici anni, il più piccolo della compagnia, vive con dei  genitori adottivi perché sua madre è una tossicodipendente; Sara è una ipovedente e per questo può suonare solo come solista senza far parte dell’orchestra; Barbara è costretta a frequentare sia il liceo classico che il conservatorio per soddisfare le ambizioni di sua madre; Sofia soffre per  le sue taglie ampie, che sono oggetto di derisione da parte delle sue compagne; solo Domenico sembra un ragazzo senza problemi (ma vive solo con suo padre e questa situazione potrebbe avere degli sviluppi..). A questi ragazzi occorre aggiungere Giacomo, intorno al quale si cela un mistero: pare che sia stato il maestro Marioni a procurargli un tracollo nervoso e da quel momento non si è fatto più vivo in conservatorio…

Con questo accumulo di disgrazie, di problemi, più un paio di segreti da svelare, dodici puntate di un serial possono benissimo venir imbastite; è sufficiente che ogni puntata si focalizzi su uno dei ragazzi. Nascono anche, com’è naturale, delle attrazioni amorose fra ragazzi e ragazze del conservatorio ma neanche a dirlo, sono attrazioni che non si incrociano e occorre del tempo perché si indirizzino nella prevedibile direzione.

A questa debolezza strutturale, che riduce la credibilità del racconto, si contrappongono alcuni atout importanti: l’ambientazione nel solido conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, che esprime un contesto dove bravi ragazzi sentono di avere una precisa vocazione e si impegnano a realizzarla; la bellezza della musica classica ma anche di quella moderna, perché a ogni puntata uno dei ragazzi si esibisce in un a solo secondo lo stile instaurato in Glee. Non da ultimo molte belle inquadrature di Milano, non solo del centro storico ma del gettonatissimo albero verticale e i tre grattacieli di City life. 

Potrebbe apparire un bilancio alla pari ma gli ottimi indici di ascolto denotano che c’è qualcos’altro che gli spettatori hanno colto; è prevedibile che si tratti proprio della simpatia dei giovani protagonisti, scelti abilmente fra ragazzi che sanno realmente suonare, la maggioranza dei quali si sono trovati per la prima volta davanti a una telecamera.

Il messaggio che si vuole trasmettere con questo serial è molto chiaro ed è lo stesso che è stato trasmesso in Braccialetti rossi: fra ragazzi uniti da una grave malattia, o hanno in comune la passione per la musica,  i drammi personali vengono affrontati  proprio con il  confrontarsi, il condividere, con l’aiutarsi a vicenda.

Si tratta di un messaggio sicuramente positivo ma resta il dispiacere che per sviluppare questa tesi è stato necessario avviare un meccanismo che si alimenta con un accumulo di sventure e con personaggi stereotipati. Siamo lontani dalla fattura di Un’amica geniale, dove si partecipa alla maturazione progressiva (ma anche alle cadute) di due ragazze complesse quanto lo sono quelle reali, che reagiscono di volta in volta alle situazioni della vita con sfumature sempre diverse.  Gli ultimi serial intorno agli adolescenti non sembrano aver  trovato la formula giusta: come sono stati eccessivi quelli di Baby, di Tredici e di Elite nell’occuparsi in modo irressponsabile del qui e ora senza aver voglia di costruirsi un futuro, i ragazzi di La Compagnia del cigno eccedono nella direzione opposta: cupi e seriosi restano schiacciati dai loro problemi  e non hanno quel guizzo, che è loro caratteristico, di sentirsi  a volte felici e un po’ pazzi semplicemente perché sono giovani.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MANIAC

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/02/2018 - 08:50
Titolo Originale: Maniac
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Cary Fukunaga
Sceneggiatura: Cary Fukunaga, Patrick Somerille
Produzione: Paramount Television, Anonymous Content
Durata: 10 puntate di 43 minuti
Interpreti: Emma Stone, Jonah Hill, Sally Field, Justin Theroux

Annie ha una vita disordinata e non è felice. Usa spesso una pillola sperimentale che la porta a rivivere un passato dal quale non si vuole staccare. Alla fine prende una decisione: si reca nel quartier generale di una importante industria farmaceutica offrendosi di venir utilizzata come cavia per sperimentare un nuovo cocktail di farmaci che consente, a chi soffre di disturbi mentali, di cancellare il passato e ritrovare il proprio equilibrio. Owen è figlio di una ricca famiglia di industriali che viene tenuto sempre da parte negli eventi ufficiali perché è instabile mentalmente e soffre di allucinazioni. La famiglia ora ha bisogno di lui e gli sta facendo pressione perché testimoni in favore del fratello, mentendo, al processo in cui è implicato. Owen finge di accettare ma poi scompare, per offrirsi anche lui come cavia dell’azienda farmaceutica. Annie e Owen assieme ad altri vengono invitati a ingerire pillole allucinogene, che li proiettano in mondi irreali. In queste situazioni sognate, sempre molto avventurose, Annie e Owen si trovano stranamente insieme come alleati…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial affronta un tema poco frequentato: quello dell’amicizia, vista come aiuto reciproco nei momenti di difficoltà e capacità di ascoltare e comprendere
Pubblico 
Adolescenti
Il serial è stato classificato da Netflix come VM14 per via della presentazione, sia pur veloce, di alcune futuribili pratiche sessuali
Giudizio Artistico 
 
Il serial, che si sviluppa secondo una stile difficilmente classificabile, si avvantaggia di ottimi attori e pur adottando toni narrativi diversi (dramma, parodia, fantasy), non li confonde fra loro
Testo Breve:

Un uomo e una donna, non stabili psichicamente, si sottopongono a un esperimento farmacologico che li fa immergere in mondi fantastici frutto dei loro desideri e delle loro paure. Un racconto che diverte e che manifesta il valore dell’amicizia

E’ indubbio che il moltiplicarsi delle opportunità con le quali può venir raggiunto un vasto pubblico mediante una narrazione seriale (non più solo tramite la televisione ma anche via Internet) sta fornendo agli autori grande libertà creativa e non si sentono più vincolati a dover rispettare canoni predefiniti. Questo Maniac, ora disponibile sulla piattaforma Netflix, preannunciato con grande impegno pubblicitario, è di difficile classificazione. Un film di fantascienza? L’ambientazione ci mostra una New York di oggi, così come lo sono anche i vestiti e le automobili che passano. Però lungo le strade ci sono robottini che puliscono, a Washington Square un tizio perde a scacchi contro uno scimpanzé-robot, la stessa Annie intrattiene una conversazione intima con la macchina che si prende cura del suo giardino.

Il serial vuole essere una seria denuncia contro l’abuso di psicofarmaci oppure i sogni che fanno i protagonisti, che impegnano una metà abbondante della fiction, sono solo un pretesto per realizzare divertenti parodie di famosi film e serial televisivi? Non c’è nessuna risposta che possa essere formulata a questa e ad altre domande che scaturiscono dalla visione del serial che è volutamente un miscuglio di generi diversi e di toni narrativi che oscillano fra il drammatico, il surreale, la parodia. Per fortuna lo sceneggiatore Patrick Somerville e il regista Cary Fukunaga sono riusciti a mantenere una sostanziale unità narrativa.  Lo stile adottato, nonostante le apparenze, è di grande razionalità: a momenti di felice libertà creativa si alternano altri dove i protagonisti e i dottori coinvolti nell’esperimento riflettono su quanto sta accadendo e riescono a trovarne una spiegazione logia. Tutto torna a posto, tutto alla fine risulta chiaro, come in un giallo di Hitchcock.

Alla fine, al di là delle soluzioni narrative adottate, la storia finisce per attirare l’attenzione del pubblico perché in fondo è una bella ma insolita storia di un sentimento che non è propriamente amore (anche questa è un’originalità del serial) ma una salda amicizia.

L’incipit del serial, molto ambiziosamente, stabilisce un collegamento fra  la storia che sta per narrare, con il tempo del Big Bang, quando tutto è iniziato,  per dimostrare che l’universo in cui viviamo è stato costruito grazie a una serie infinita di connessioni e conclude che tutto ciò  “si estende anche al cuore umano”. Cosi,  il fatto che i due protagonisti finiscano per trovarsi insieme nei loro sogni, è espressione dell’esistenza di anime gemelle che si cercano nonostante tutto, frutto di una predisposizione che esiste fin dalle origini del mondo, una specie di rivisitazione aggiornata del mito dell’androgino, raccontata da Platone.

E’ indubbio che c’è molta psicologia nel racconto, quasi tutti i personaggi che ci vengono presentati stanno subendo qualche condizionamento dal modo con cui sono stati trattati dai loro genitori o dai rapporti con i loro fratelli/sorelle. Sembra che una famiglia felice che non si separi sia ormai un mito del passato.  Per fortuna, nel finale che non raccontiamo c’è la riscoperta e il recupero dei veri sentimenti, quelli che durano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NON DIRLO AL MIO CAPO 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/26/2018 - 09:19
Titolo Originale: Non dirlo al mio capo 2
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Giulio Manfredonia
Produzione: Lux Vide, Rai Fiction
Durata: 12 puntate di 50'
Interpreti: Vanessa Incontrada, Lino Guanciale, Chiara Francini, Sara Zanier, Ludovica Coscione, Aurora Ruffino, Giammarco Saurino

Lisa, vedova trentacinquenne, continua a lavorare nello studio dell’avvocato Enrico Vinci, confortata dal fatto che a badare ai suoi due figli, l‘adolescente Mia e il piccolo Giuseppe, c’è a casa Perla, l’amica in veste di tata che, da quando ha il marito in prigione, non ha più modo di passare il tempo comperando vestiti. L’ambiente d’ufficio si scalda subito perché arriva Nina, avvocato e moglie di Enrico, intenzionata a recuperare il consorte che, cinque anni prima, aveva tradito. Sono arrivati anche due praticanti, Cassandra e Massimo, che iniziano subito a farsi la guerra per ottenere un posto stabile nello studio. Anche sul fronte degli adolescenti ci sono novità: Mia si sente molto vicina al compagno di liceo Rocco, ma non ha fatto i conti con Aurora, la sorellastra di 17 anni di Lisa, che ha intenzione di rubargli il ragazzo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Uomini e donne commettono spesso degli errori ma hanno l’onestà di riconoscerli e chiedere perdono.
Pubblico 
Adolescenti
Rapidi riferimenti a rapporti sessuali extra coniugali
Giudizio Artistico 
 
I personaggi risultano simpatici e divertenti ma ci sono difficoltà ad armonizzare ii toni da commedia con i risvolti drammatici della storia
Testo Breve:

Lo studio dell’avvocato Vinci è impegnato a risolvere interessanti casi giudiziari mentre i conflitti amorosi che si sviluppano al suo interno sembrano irrisolvibili. La simpatia dei personaggi attenua alcune fragilità della trama

Sembra proprio che Vanessa Incontrada costituisca una garanzia di successo per ogni fiction TV, almeno in quelle dove sostiene la parte di una madre che da sola deve badare ai figli e lavorare (nelle prime due settimane la fiction si è tenuta sopra il 20% di share). Ma anche la simpatia degli altri protagonisti presenti riesce a porre le condizioni perché si costruisca quell’affetto di un pubblico interessato a vedere “come si comportano” nelle situazioni più disparate, che è la base per costruire una lunga serialità.  La struttura è rimasta invariata rispetto alla prima stagione: a ogni puntata ci sono dei casi legali che vengono affrontati e risolti mentre trasversalmente agli episodi si evolvono le relazioni fra i protagonisti. Questa volta le complicazioni assumono la forma di triangolo: Lisa, che avevamo lasciata con un nascente amore verso Enrico, deve ora fronteggiare il ritorno della moglie di lui, Nina; Mia si ritrova a coabitare con la coetanea Aurora, diventata la sua maggiore antagonista nei confronti di Rocco. Si tratta di situazioni conflittuali che vengono volutamente tenute irrisolte (almeno fino alla quarta puntata) per mantenere alta l’attenzione dello spettatore ma si tratta di una soluzione con degli inconvenienti: i due protagonisti maschili restano come imbalsamati, soprattutto Enrico, nella loro inespressività, proprio perché non possono rivelare troppo presto le loro preferenze; a ciò si aggiunge una insolita contrapposizione fra i sessi: le donne molto maschio-dipendenti, mentre gli uomini risultano indifferenti dominatori delle situazioni.  Occorre inoltre aggiungere che la sceneggiatura, nel definire i comportamenti dei protagonisti new entry, trova troppo facilmente una giustificazione di non responsabilità dei loro atti: Aurora ruba i ragazzi delle altre perché ha un disturbo della personalità mentre Cassandra ha facii relazioni sessuali perché è una ninfomane. La seconda stagione ha attenuato il tono da commedia leggera ed ha alzato il livello drammatico del racconto: sono molti i casi che lo studio deve affrontare che contemplano la morte tragica di qualcuno. E’ questo il punto più delicato di questa stagione che non sempre riesce a calibrare i due elementi. Quando si presenta all’avvocato Vinci una donna a cui è morto un figlio per un gesto di bullismo, si determina, davanti a questa infelice, una sgradevole contesa fra Lisa e Nina, per accaparrarsi il caso. In un’altra sequenza un ginecologo confida a Lisa la sua angoscia per la morte di tre partorienti affidate alle sue cure a causa di una scarsa igiene in sala parto, ma Lisa lo ascolta poco, distratta dal vedere, attraverso la porta a vetri, le avances di Nina nei confronti di Enrico. Si tratta di una sequenza che sfiora il cattivo gusto. Se in generale, nella stagione precedente, i casi trattati dallo studio, servivamo a sottolineare come fosse importante, al di là dello stretto esercizio della professione, prendersi cura dei loro risvolti umani, ora prevale l’abilità dell’avvocato di parte che trova il modo di minimizzare le responsabilità del suo cliente. Un' importante eccezione arriva nel quinto episodio, dove finalmente una delicata situazione che si era determinata a danno di alcuni ragazzi viene risolta in loro favore, al di là della stretta giustizia legale. 

Il serial resta ricco, come nella precedente stagione, di casi umani che mettono in causa la coscienza dei protagonisti, che risultano essere sempre sufficientemente onesti dal riconoscere le proprie colpe e  capaci di chiedere perdono.

Alla fine tutti i protagonisti sono antropologicamente molto simili: non c’è nessuno che agisca mosso da solidi principi (l’unico potrebbe essere Enrico ma il suo comportamento è indecifrabile):  sono persone fragili che commettono spesso errori spinti dalle loro passioni e anche se chiedono perdono finiscono per sbagliare ancora (e la serie continua...)

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SILICON VALLEY

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/17/2018 - 09:15
Titolo Originale: Silicon Valley
Paese: USA
Anno: 2014
Sceneggiatura: Mike Judge, John Altschuler, Dave Krinsky
Produzione: HBO
Durata: 30 min a episodio 5 stagioni su Sky Atlantic
Interpreti: Thomas Middleditch, T. J. Miller, Josh Brener, Martin Starr, Kumail Nanjiani

Richard è un tecnico informatico che sta lavorando a Pied Piper, una piattaforma che consente a un musicista di confrontare la propria musica con tutte quelle già disponibili in giro per il mondo, per controllare in anticipo se la sua creazione rischia di essere accusata di plagio. Lo sta facendo all’interno di una startup gestita da Erlich che si trattiene il 10% di tutti i ricavi ottenuti dal software prodotto, non solo da Richard ma anche da Nelson, detto capoccione anche se non ha molto talento, da Bertram, un canadese molto sicuro di sé, Dinesh, un immigrato dal Pakistan. Ben presto si viene a scoprire che Il software di Richard non è tanto importante per l’applicazione in sé ma perché si basa su di un algoritmo di compattamento di musica e video realmente innovativo. La scoperta innesca l’interesse di Peter, capo della società Raviga , che si offre di finanziare lo sviluppo del Pied Piper e di Gavin capo della Hooli, che offre dieci milioni di dollari a Richard per diventare proprietario del suo software….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ritratto onesto anche se ironico, su come si vive nella Silicon Valley. Non è detto che vincano sempre i più furbi.
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio crudo, uso di allucinogeni
Giudizio Artistico 
 
Nel 2005 la serie ha vinto due premi Emmy: miglior montaggio e miglior scenografia e il premio miglior serie commedia al Critic's Choice Television Award
Testo Breve:

Un nerd ha l’opportunità di guadagnare un milione di dollari grazie al suo software innovativo ma non sa muoversi fra i tanti competitor-squali. Una storia divertente ma molto verosimile  sul nuovo sogno americano della  Silicon Valley  

In una delle sequenze iniziali Richard viene rimproverato da Elrich: il suo software Pied Piper non sembra avere alcun appeal commerciale e lo invita ad avere idee più brillanti, come il grande Steve Jobs. Per tutta risposta Richard afferma che preferisce imitare Wozniak, l’amico di Steve che, in silenzio, ha realizzato il software della Apple, piuttosto che Jobs, che non ha scritto una riga di codice. Elrich sgrana gli occhi: ha appena sentito, da parte di un californiano,  una terribile bestemmia.

In effetti sono tempi duri per i nerd: se in The big bang theory   si sono rivelati alquanto maldestri  negli affari di cuore, in questo Silicon Valley Richard e i suoi amici si trovano totalmente impreparati nel gestire la ricchezza che sta loro piombando addosso: non sanno nulla di business plan, di marketing, delle furbizie necessarie per debellare i loro avversari.

Questa serie TV, disponibile su Sky Atlantic, può essere definita una “fiction di contesto”. Mentre in molte fiction, ci si concentra sulle vicende dei protagonisti e il loro ambiente di lavoro appare sfocato sullo sfondo, altri lavori non hanno paura di entrare nei dettagli di come si svolge l’attività lavorativa giorno per giorno, anzi, in un certo senso, è il contesto il vero protagonista, che fa mostra di se, mentre i vari personaggi che si muovono nel suo ambito, cercano di comprenderne la logica, impegnati  a trovare il modo giusto per ricavarne il massimo vantaggio.

Basterebbe pensare a The News Room creata da Aaron Sorkin, che si svolge all’interno di una canale televisivo di News; o alla stesso House of Card, dove erano evidenziate le alleanze di comodo, le corruzioni necessarie per salire alla Presidenza. In fondo lo stesso Molly’s Game, sempre di Aaron Sorkin, entrava nei minimi dettagli su come si gestiscono dei tavoli di gioco d’azzardo. Silicon Valley ha appunto quest’obbiettivo: raccontare il sogno di progettare un software che ti faccia diventare miliardario da un giorno all’altro. Il contesto è squisitamente californiano e il suo autore, Mike Judge, che ha lavorato per un certo tempo in una startup della Silcon Valley, non mancano di prenderlo in giro con feroce sarcasmo. Ecco quindi l’uso, da parte di alcuni protagonisti, delle meditazioni Yoga (a imitazione di Steve Jobs), l’impiego di allucinogeni per trovare una soluzione a problemi difficili, gli inviti frequenti a dei party organizzati dal fortunato di turno che ha lanciato il suo software. Il venir fermati, come accade a Richard uscendo da un supermercato, dal cassiere che gli racconta che anche lui ha sviluppato la sua app dalle funzionalità strabilianti. Ma è soprattutto nei dialoghi che si manifesta lo “stile californiano”. Tutti sono pronti a chiamarti per nome fin dal primo incontro, a “battere il cinque” con chi incontri per la prima volta, salvo poi, sempre con frasi zuccherose, mostrare quanto siano precisi nell’individuare quali siano gli affari che vanno a proprio vantaggio o a dirti che sei stato licenziato.

In questo contesto si muove Richard, che puntata dopo puntata, impara a vivere in quel mondo non da semplice “secchione davanti a un computer” ma da manager con vari milioni di dollari in tasca.

Ecco finalmente la rivincita dei nerd, raccontato con molti dettagli tecnici, per rendere il contesto realistico, ma per fortuna anche con grande ironia che mostra come una fiction sia capace, divertendo, di svelare delle realtà significative del mondo di oggi.  Peccato la storia appare priva di  qualche interessante intreccio romantico.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TREDICI (Prima Stagione)

Inviato da Franco Olearo il Sab, 06/02/2018 - 21:19
Titolo Originale: 13 Reasons Why
Paese: USA
Anno: 2017
Sceneggiatura: Brian Yorkey
Produzione: July Moon Productions, Kicked to the Curb Productions, Anonymous Content, Paramount Television
Durata: 13 puntate di 50' su Netflix
Interpreti: Dylan Minnette, Katherine Langford, Alisha Boe, Christian Navarro:

Una high school è sconvolta dalla notizia che Hannah Baker, una ragazza dell’ultimo anno, si è suicidata. Gli insegnanti cercano di aiutare gli studenti a superare lo shock e a tornare alla normalità delle attività scolastiche ma i genitori di Hannah decidono di intentare una causa contro la scuola perché ritengono che la loro figlia sia stata vittima di bullismo. Intanto Clay, un ragazzo timido e introverso, da sempre innamorato di Hannah, riceve una scatola con tredici audiocassette. Sono state incise dalla ragazza per spiegare i motivi del suo suicidio. Ogni lato della cassetta è dedicato a uno dei suoi compagni/compagne di scuola che non hanno saputo aiutarla nel momento in cui più ne aveva bisogno. Clay inizia ad ascoltare le cassette ma ne resta sconvolto anche perché viene a sapere che altri hanno ascoltato le registrazioni e si stanno organizzando per evitare che certe responsabilità che Hannah ha denunciato non vengano rese note....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un cupo pessimismo sull’uomo e sul mondo pervade la fiction : tutti i protagonisti sono chiusi in se stessi, privi di un minimo di generosità e di coraggio, i violenti hanno la meglio e la decisione di suicidarsi non trova adeguate controargomentazioni
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di violenza con dettagli splatter, stupro di due ragazze adolescenti, alcool e droga. Il suicidio è presentato come una soluzione che viene impiegata per riscattare le incomprensioni subite senza che vengano prospettate soluzioni che aprano all'alternativa della speranza
Giudizio Artistico 
 
Una sceneggiatura modesta genera dialoghi spesso poco interessanti e una certa lentezza e ripetitività caratterizza ogni puntata
Testo Breve:

In un liceo, il suicidio di una ragazza genera un senso di colpa in tutti i compagni che l’hanno conosciuta. Un serial dai toni cupi che cerca di attirare l’attenzione con scene particolarmente crude

La fiction TV Tredici (in originale: Thirteen Reasons Why) ha avuto un buon successo e la piattaforma Netflix, che la rende disponibile, ha organizzato una campagna di promozione sulla qualità dei suoi programmi puntando su questo serial. Lo stesso Alessandro D’Avenia, in un suo articolo apparso sul Corriere della Sera del 21 maggio 2018, pur criticando, ovviamente, l’insensatezza di avere tredici ragioni per suicidarsi, ha colto il pretesto di questo successo per sottolineare come la narrazione sia uno strumento insostituibile per gli adolescenti perché “la finzione narrativa è la basilare realtà virtuale che simulando problemi, paure, paradossi, ci prepara ad affrontarli”. Se ciò è vero per la narrazione in generale, nel caso di Tredici ci sono dei problemi da tenere in conto e non sono pochi. 

Iniziamo con il pubblico a cui la fiction è destinata. Netflix, prima dell’inizio di ogni puntata, avvisa a chiare lettere che la fiction è vietata ai minori di 14 anni (violenza, linguaggio, alcool, droga, due scene di stupro) ed è da sconsigliare  a   persone inclini alla depressione. Si tratta di avvisi che all'atto pratico hanno ben poco effetto, anzi probabilmente quello opposto e come ha sottolineato lo stesso D’Avenia “saranno proprio loro (i minori), a guardarla”, perché un programma che tratta dei loro problemi e che può essere visto anche con l’ausilio di un semplice cellulare, sfugge facilmente a qualsiasi (eventuale) controllo. La scena nella quale Hannah si suicida dentro la vasca da bagno tagliandosi le vene poteva essere accennata: non era necessario che si vedesse la lametta da rasoio penentrare nella carne facendo uscire sangue a fiotti: si è dato in questo modo alimento alle curiosità più morbose. Il problema del pubblico a cui è rivolto va comunque al di là delle immagini che vengono mostrate e riguarda anche la sfera psicologica: la struttura stessa del racconto (una ragazza che si suicida lasciando una testimonianza registrata su tutte le volte in cui non è stata aiutata)  lascia spazio a quello che è un tipico atteggiamento delle persone più fragili psicologicamente: chi si sente trascurato o poco ascoltato potrebbe vedere il suicidio come un metodo per riuscire, finalmente, ad attirare su di sé l’attenzione di tutti.

Un altro problema che traspare da questa fiction è la cupa immanenza. La vicenda si svolge all’interno di un circuito chiuso casa-scuola e per i  ragazzi esiste un solo mondo, quello costituito dalle loro relazioni reciproche: gli adulti (i genitori, gli insegnanti) sono pressoché inutili e perfino patetici, quando chiedono ai ragazzi di confidarsi con loro e di raccontare qualcosa di loro stessi. Un altro film ambientato in una High School, High School Musical, pur rientrando nel genere di puro intrattenimento, finisce per risultare più realistico perché pone l’accento  su due tipiche tendenze del periodo adolescenziale che aiutano i ragazzi a uscire da se stessi e dal loro piccolo mondo: la necessità di capire cosa “faranno da grandi” e la scoperta dell’amore. L’amore è quel processo misterioso dove si scopre che la propria felicità dipende da un altro e questo fatto ci costringe a uscire da noi stessi e a prendersi cura dell’altro. Al contrario, nessuna di queste due trascendenze è rilevante in Tredici. La scuola appare l’unico universo possibile e delle due relazioni sentimentali presenti (quella di Jessica con Justin e di Hannah con Clay), la prima ha una forte caratterizzazione sessuale (sopratutto da parte di lei, che cede anche al vizio di bere) mentre la seconda, che non va oltre le parole e un bacio, non raggiunge mai il livello della generosa  apertura di sé all’altro perchè entrambi soffrono di pesanti blocchi psicologici.

Il terzo problema che manifesta questa serie è di tipo antropologico: i personaggi che sono stati costruiti appaiono alla fine poco realistici, tanto da far supporre un difetto di sceneggiatura più che una voluta scelta di rappresentare una definita tipologia di persone. C’è in loro sempre qualcosa che li trattiene, anche nei i ragazzi e nelle ragazze migliori, dall’avere un grammo di generosità e di coraggio. Sono tutti dei pusillanimi rispetto agli avvenimenti che accadono. Perchè, quando due ragazzi si picchiamo di santa ragione davanti alla scuola e uno dei due è ormai a terra e l’altro infierisce sul suo corpo inerte senza pietà, nessuno dei compagni che fanno pannello intorno a loro interviene? Perché Zach, un ragazzo con cui Hannah è entrata in confidenza, quando riceve da lei un biglietto con la richiesta di aiuto e comprensione, lo getta via senza prendere altre iniziative? “Anch’io sono un ragazzo solo e ho avuto paura”: così si giusticherà in seguito. Perché la stessa Hannah, quando si trova, per puro caso, nella stessa camera da letto nella quale un ragazzo inizia a violentare Jessica che giace sul letto ubriaca, non interviene, non inizia a strillare come farebbe qualsiasi ragazza per attirare l’attenzione delle altre persone presenti alla festa, ma anzi scappa via?  Possibile che in quella scuola non esista un solo essere umano, adulto o adolescente, che abbia il coraggio di affrontare quelle situazioni che si stanno deteriorando?

Nel blog del Parental Television Council americano, oltre ai tanti commenti contrari alla fiction, un solo genitore (un insegnante) ha dichiarato di averla vista assieme alla figlia 14-enne. Egli conferma  la necessità, durante la visione, della presenza di un genitore ma al contempo ritiene giusto che questo serial abbia avuto il coraggio di denunciare la consuetudine al bullismo che si è ormai radicata anche nelle scuole più rispettabili, come quella frequentata da sua figlia e gli attribuisce un valore educativo.

In realtà una denuncia in se’ non è sufficiente. Se un ragazzo/una ragazza è oggetto di bullismo, deve sapere che può rivolgersi ai genitori o agli insegnanti e il conforto che può ricevere da una fiction  di questo genere, è lo scoprire che c' è la speraza di uscire dalla sua sgradevole situazione.

Nulla di tutto ciò traspare da Tredici: i violenti continuano  a picchiare, gli stupratori trovano nuove ragazze  per i loro fini, le vittime non hanno il coraggio di denunciare le angherie subite per timore di esser ulteriormente prese in giro, i genitori sembrano vivere in un altro mondo e gli insegnanti preferiscono dimenticare quel poco che hanno capito per non avere seccature e tornare alla tranquilla routine quotidiana.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL MIRACOLO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/28/2018 - 08:31
Titolo Originale: Il Miracolo
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Niccolò Ammaniti, Francesco Munzi, Lucio Pellegrini
Sceneggiatura: Niccolò Ammaniti, Stefano Bises, Francesca Manieri, Francesca Marciano
Produzione: Sky Italia, Wildside, Arte France, Kwaï
Durata: 8 puntate di 50' su Sky Atlantic dall'8 maggio 2018
Interpreti: Guido Caprino, Elena Lietti, Sergio Albelli, Alba Rohrwacher, Tommaso Ragno

Le forze speciali fanno incursione nel bunker del boss Molocco. Lo trovano sul pavimento, coperto di sangue. In cucina, una piccola statua della Madonna. Il Primo Ministro Pietromarchi viene portato in una piscina dismessa dove è stata trasferita la statuina. Qui il generale dei Carabinieri Votta gli fa vedere come dagli occhi della Madonnina sgorghi senza interruzione sangue umano e non ci sono trucchi: si tratta di un fenomeno che va contro ogni legge della fisica. Si decide di mantenere segreta la scoperta e viene costituita una equipe di specialisti incaricata di analizzare il fenomeno. Fra i loro c’è Sandra, un’ematologa dell’Arma, che ne raccoglie un campione e lo somministra alla madre, gravemente malata. Intanto Marcello, un prete di periferia, conduce una vita disordinata, si indebita al gioco e frequenta prostitute ma è un vecchio amico del Primo Ministro, che lo convoca per aiutarlo a decifrare il fenomeno della statua che piange…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial cerca di attirare lo spettatore con pseudo tematiche di fede che in realtà sono espressione di superstizione e fanatismo settario
Pubblico 
Adolescenti
Nudità, comportamenti estremi diseducativi
Giudizio Artistico 
 
L’autore usa troppo spesso l’espediente di stupire lo spettatore con comportamenti fuori norma ma poi si trova in difficoltà a ridare coesione al racconto nella sua globalità. Ottima recitazione da parte di tutti
Testo Breve:

Una statua della Madonna lacrima abbondantemente sangue. Si tratta di un miracolo o di qualche sconosciuto fenomeno fisico? I protagonisti coinvolti reagiscono in modo diverso ma Ammanniti ha difficoltà a tirare le fila di questo  giallo del dubbio e della superstizione che lui 

Come sono realizzati i serial delle Pay TV? Sono orientati a un pubblico più selezionato rispetto alla più ampia audience delle TV generaliste e sono in genere “strani”.  Rompono gli schemi più ovvi, anzi amano scioccare gli spettatori con comportamenti insoliti, presentare personaggi eccentrici come The Young Pope di Paolo Sorrentino, per limitarsi alle fiction di produzione italiane, e porsi spesso in un’aristocratica posizione al di sopra del bene e del male. Questo serial TV Il Miracolo di Niccolò Ammaniti, qui sceneggiatore e regista, chiaramente progettato da SKY per un mercato internazionale, non è da meno. La first lady italiana, impegnata ad accompagnare suo marito a un ricevimento ufficiale, non disdegna di accoppiarsi nella toilette delle signore con un uomo appena conosciuto; l’uomo con i capelli lunghi che vediamo, quella stessa notte,  girovagare per le strade in cerca di una prostituta e che si mostra totalmente dipendente dal vizio del gioco, lo scopriamo, la mattina successiva, indossare l’abito talare e celebrare la messa, perché si tratta di un sacerdote.  Non si tratta solo di un gioco al mistero, con colpi di scena che pur ci sono, ma di destabilizzare i riferimenti dello spettatore, per portarlo, quasi una forma di catarsi, su terreni inesplorati, come la scoperta di una statua della Madonna che piange ininterrottamente sangue umano, al di là di qualsiasi legge fisica.  Forse Ammanniti ha voluto invitarci a indagare angoli inesplorati del mistero della fede cristiana?  Ovviamente no. Chi ha una fede ben coltivata, sa bene che il miracolo, se ufficialmente riconosciuto, è espressione della misericordia divina nei confronti di chi l’ha invocata con cuore sincero, non si tratta del fenomeno da baraccone come quello di una statua che “piange” nove litri di sangue all’ora (ma la sigla iniziale dove sono presenti immagini prese dal vivo di processioni di devozione alla Madonna, sembrano polemicamente far riferimento a un presunto eccessso di superstizione in certi riti cattolici).

Si tratta piuttosto di un’altra fiction TV basata sul principo del “what if”, del  “cosa accadrebbe se” in voga in molti lavori, sopratutto stranieri. Basterebbe citare Leftover (che iniziava raccontandoci che il 2% della popolazione mondiale era inspiegabilmemte sparita) oppure il francese Les Revenants, dove alcune persone morte da qualche tempo ritornano in vita, accompagnate da strani fenomeni fisici. Ammanniti era la persona giusta per un racconto del genere, perchè spesso nei suoi romanzi (Che la festa cominci, Anna) ci aveva già raccontato eventi staordinari che sconvolgevano persone ordinarie.

In questo Il Miracolo veniamo a conoscere personaggi con atteggiamenti diversi: il più controllato e razionale è  il primo ministro Pietromarchi (Giulio Caprino) che di fronte a un fenomeno inspiegabile e a una crisi politica che si sta profilando, riesce ancora a dominare gli eventi; anche il generale dei Carabinieri Votta (Sergio Albelli) è pronto ad applicare tutte le classiche metodologie investigative per far luce sulla genesi del mistero, pur presentando un saggio rispetto verso un fenomeno che, se interpretato in forma di miracolo, finirebbe per portare uno scossone in un’Italia che mantiene, nonostante tutto, tradizioni di fede. Una figura totalmente fuori registro  è padre Marcello (Tommaso Ragno), che passa dalla schiavitù nei confronti di una sensualità incontrollata, alla ricerca di mortificazioni di stampo medioevale. Sbiadita anche la figura di Sandra (interpretata da  Alba Rohrwacher, qui fuori della parte, forse perché mal diretta) che si muove incerta fra scienza e superstizione e alla quale, per inserire anche lei nella tipologia della personaggi “strani”, è stata associata una inclinazione lesbica. Molto più interessante è la figura di Sole (Elena Lietti) alla ricerca di una sua caratterizzazione che possa andare al di là della sua funzione di moglie del Premier, anche se alla fine non riesce neanche lei a sfuggire all’obbligo si stupire lo spettatore e si mostra incline a dare sfogo alle sue voluttà anche quando si tratta di un semplice portapacchi che ha bussato alla sua porta.

In conclusione, a metà dello sviluppo del serial, l’evento originario, che avrebbe dovuto scatenare l’interesse dello spettatore, il presunto miracolo, resta posizionato ai margini dei flussi narrativi principali, che si concentrano invece sui percorsi, spesso insoliti, dei singoli personaggi e sarà forse solo il finale (speriamo) che porterà a un ricongiungimento dei vari filoni.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA MAFIA UCCIDE SOLO D'ESTATE - CAPITOLO 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/16/2018 - 13:50
Titolo Originale: La mafia uccide solo d'estate - Capitolo 2
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Luca Ribuoli
Sceneggiatura: Pif, Stefano Bises, Michele Astori
Produzione: Wildside, Rai Cinema
Durata: 12 episodi di 50min su RaiUno a partire dal 26 aprile 2018
Interpreti: Claudio Gioè, Anna Foglietta, Nino Frassica, Francesco Scianna, Angela Curri

Palermo 1979. Mentre la mafia continua a eliminare chiunque sia di ostacolo ai propri affari, Lorenzo Giammaresi non si sente affatto tranquillo e comunica alla sua famiglia che ha chiesto il trasferimento. Questa notizia getta tutti nello sconforto. La moglie Pia, che da anni attende un incarico di ruolo come insegnante, rompe ogni indugio e chiede a suo fratello Massimo, che ha legami con la mafia, di ottenere una cattedra. La figlia adolescente Angela, si stringe più vicino al suo fidanzato Marco, forse anche troppo. Solo il piccolo Salvatore ha ben altro a cui pensare: continua a soffrire per la partenza di Alice che si è trasferita in Svizzera o almeno così crede lui..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è permeato di un forte senso civico e manifesta il grande valore di una lotta decisa contro la mafia ma nella cronaca familiare che si sviluppa in parallelo non traspare il valore della vita che sta per nascere
Pubblico 
Adolescenti
Alcune rapide nudità e un caso di aborto procurato
Giudizio Artistico 
 
Il regista sa abilmente alternare fatti derivati dalla cronaca vera a movimenti da commedia nello sviluppo della storia della famiglia Giammaresi. Buona l’interpretazione di tutti ma in particolare di Anna Foglietta.
Testo Breve:

La famiglia Giammaresi si trova a risolvere i tanti problemi di ogni giorno mentre a Palermo pochi eroi solitari cercano di contrastare l’efficiente  organizzazione mafiosa. Cronaca e commedia convivono in un racconto spesso divertente

Dopo il film omonimo del 2013, il primo diretto, sceneggiato e interpretato da Francesco Diliberto e dopo la prima stagione del serial televisivo, RaiUno trasmette ora la seconda annata. Potrebbe sembrare un po’ troppo ma la formula trovata da Pif risulta particolarmente indovinata. La serie si appoggia su di un forte senso civile: mentre partecipiamo alle vicende della famiglia Giammaresi, veniamo a conoscere più da vicino tanti grandi uomini che hanno avuto il coraggio di contrastare la mafia, pagando con la morte. Primo fra tutti il governatore della regione Piersanti Mattarella ma anche, in quell’anno, i magistrati Rocco Chinnici e Cesare Terranova, il maresciallo Lenin Mancuso. Sullo sfondo compaiono anche i più importanti capi mafiosi del tempo (Totò Riina, Leoluca Bagarella, Tommaso Buscetta) e originale è la rappresentazione che Pif ha voluto fare di loro: i mafiosi sono quasi sempre colti in incontri collettivi, dove di comune accordo decidono  le nuove opportunità di guadagno e come eliminare gli ostacoli che si pongono davanti al loro cammino, in forte contrasto con i rappresentanti  del diritto e dell’ordine, che sembrano esser stati lasciati in drammatica solitudine.

In primo piano resta la cronaca familiare dei Giammaresi, raccontata con ironia e qualche spunto veramente divertente, che alleggerisce la cronaca dei fatti realmente accaduti. Non si tratta però di due piani paralleli non comunicanti ma cronaca vera e fiction familiare si intrecciano. Se è molto bello il ricordo della visita del Presidente della Repubblica Pertini alla regione per mostrare un sostegno visibile a Piersanti Mattarella, le difficoltà di ogni giorno rendono facile la tentazione di risolverle come fanno tutti. E’ quello che succede alla signora Pia, che accetta di farsi raccomandare attraverso i canali mafiosi per ottenere il posto da insegnante. E’ la stessa fragilità, anche più grave, che colpisce Massimo, il fratello di Pia, che aspirando a vantaggi personali, si lega a filo stretto con Tommaso Buscetta, anche se non ha assolutamente l’animo per venir utilizzato come killer. Si crea così una racconto a due piani, costituito da esseri umani fragili, sempre in bilico fra l’aderenza ai principi e l’urgenza di risolvere problemi contingenti. e  da coloro  che non tentennano: gli eroi del coraggio civile da una parte e i mafiosi dall’altra.

Anche le vicende personali della famiglia Giammaresi hanno risvolti drammatici: la figlia Angela, di 17 anni, resta incinta (quando, in un qualunque serial televisivo che vediamo oggi, ci accorgiamo che uno dei protagonisti è un’adolescente, l’unico dubbio che possiamo avere è se resterà incinta fin dalla prima puntata o in quelle successive). Per la giovane, la notizia che le ha dato il dottore assume i caratteri di una vera e propria tragedia e assieme al suo ragazzo, Marco, decide di abortire. Si tratta di una delle sequenza più drammatiche: Angela, completamente sola, si trova in sala operatoria circondata da uomini sconosciuti in camice bianco, senza sapere esattamente cosa le sta per succedere. Solo a cose fatte ha il coraggio di confidarsi con la madre. Nel dialogo che intercorre fra loro due, traspare il pensiero dell’autore. “Perché non me lo hai detto subito?” “Perché mi vergognavo: mi avevi detto di stare attenta. E poi ho avuto paura che mi avreste costretta a tenerlo”. “Sei pentita?”  “Moltissimo: di non essere stata più attenta e poi di averlo fatto senza di voi”.  Questo dialogo sembra esprimere la visione dell'aborto come un male necessario, in alcune circostanze.   Non c’è nessun segno di attenzione verso quell’essere umano che stava per nascere. Le cose che non hanno funzionato in questa vicenda, secondo Angela, sono non aver preso le adeguate precauzioni e aver dovuto affrontare l’intervento senza il sostegno dei genitori.

Particolarmente negativa è anche la figura di fra Giacinto verso il quale Pif lascia trasparire tutto il suo disprezzo. Non si tratta solo di descrivere un frate sacerdote colluso con la mafia ma sono particolarmente sgradevoli i momenti in cui il frate mostra di manipolare il messaggio cristiano, per creare forse, nelle intenzioni dell’autore, una situazione spiritosa. Quando Pia si rivolge in confidenza a lui, tormentata dalla decisione se accettare una raccomandazione per il posto da insegnante oppure no, fra Giacinto risponde che la raccomandazione deve essere intesa come un segno della provvidenza.  Se è verosimile che a quell’epoca un frate dalla coscienza debole possa essere entrato in collusione con i capi della mafia, lo è molto di meno pensare che abbia perso tutto il suo bagaglio di credenze che hanno alimentato la sua vocazione. Più verosimile è scorgere, in questo e in altri episodi simili, l’indifferenza verso la fede dello stesso autore.

In complesso il serial appare ben recitato ma una menzione speciale va data ad Anna Foglietta per quel suo modo sensibile e appassionato di aver costruito la figura di Pia, come madre, moglie e insegnante.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LAURA, UNA VITA STRAORDINARIA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 02/22/2018 - 09:48
 
Titolo Originale: Laura, una vida extraordinaria
Paese: Colombia
Anno: 2015
Regia: María Isabel Paramo, Linda Lucía Callejas
Sceneggiatura: Marisol Galindo
Produzione: Caracol Televisión
Durata: Dal 28 gennaio 2018 su TV2000 ogni domenica e lunedì
Interpreti: Julieth Restrepo,

Laura Montoya Upegui nasce nel 1874 a Jerocó nella regione meridionale del dipartimento di Antioquia (Colombia). A soli due anni perde suo padre, che viene ucciso mentre cerca di proteggere la chiesa da un assalto di rivoluzionari. Accolta, assieme alla madre, in casa dei nonni, a 16 anni inizia a frequentare il collegio “Normale de Institutoras" di Medellín, riuscendo a superare il suo handicap iniziale (non sapeva nè leggere nè scrivere) e conseguendo il diploma di maestra a soli 16 anni. Laura sente la vocazione per la vita consacrata ma non viene ritenuta idonea. Dopo un viaggio nella foresta dove incontra delle tribù indios, scopre la sua vocazione definitiva: evangelizzare gli indigeni della Colombia, che fino a quel momento avevano conosciuto solo bianchi avidi di conquiste. Dopo lunghi anni spesi a superare i molti ostacoli che trova davanti sia da parte della Chiesa (che considera l’attività missionaria un compito solo per uomini) che dalla società del tempo che vede la donna destinata al matrimonio oppure alla vita di clausura) trova la comprensione di monsignor Maximiliano Crespo, vescovo di Santa Fe de Antioquia e dello stesso Papa. Nel 1914 viene fondata la famiglia religiosa Hermanas Misioneras de María Inmaculada y Santa Catalina de Sena. Quello stesso anno Laura parte per una missione presso gli indios catios. Insieme a Laura partono la sua mamma, ormai settantenne e alcune amiche, che abbinano all’eroismo un pizzico di follia e che dal nome della loro fondatrice, verranno poi conosciute come “Laurite”....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Santa Laura Montoya, sostenuta dalla grazia divina, trova tutto il coraggio per portare a compimento un’iniziativa all’epoca rivoluzionaria: organizzare delle missioni presso gli indios costituite da sole donne
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il serial racconta in modo ordinato e coinvolgente i tanti ostacoli superati dalla santa, ottima interpretazione della protagonista che ha vinto il premio come migliore attrice al Premios India Catalina 2016.
Testo Breve:

Il racconto esaustivo della vita di Laura Montoya, la prima santa colombiana, che ebbe il coraggio soprannaturale di organizzare delle missioni presso gli indios costituite da sole donne

Nel quarto episodio di questo serial Tv di origine colombiana attualmente in onda la domenica e il lunedì su TV2000 (iniziata il 28 gennaio 2018), Laura è pronta per partire per i territori degli indios catios: ha ricevuto la benedizione dello stesso Santo Padre e ha trovato il sacerdote e le sorelle con le quali iniziale questa coraggiosa opera missionaria. Le difficoltà  però, ancor prima che dagli indios, arrivano dai colombiani bianchi: Laura con le sue compagne deve attraversare le ultime città di confine prima di addentrarsi nella foresta ma non risulta gradita. Le lauritas bussano alle porte di varie case per ottenere qualcosa da mangiare e da dormire ma queste restano sbarrate. Nessuno, gradisce questa tipo di missione basato su sole donne: a loro spetta solo sposarsi o andare in convento; non possono permettersi di sostituirsi agli uomini. Si trattò di  una delle tante, innumerevoli difficoltà che Laura Montoya dovette superare, sorretta dalla ferma convinzione che Dio voleva da lei il compimento di quella missione.

I fatti le diedero ragione: gli indios erano prevenuti nei confronti dei colonizzatori bianchi, che li consideravano degli esseri inferiori e che avevano cercato di sfruttare in tutti i modi loro e le loro terre. Sarà proprio il loro essere donne, a facilitare un avvicinamento senza pregiudizi e a renderli più accessibili al messaggio evangelico.

Il serial procede in modo sistematico, dal giorno della nascita di Laura e dalle difficoltà che sua madre prima e poi lei stessa, debbono affrontare. Dalla morte di suo padre, accoltellato per aver voluto difendere la chiesa dall’assalto di anticlericali e la confisca di tutti loro beni, alla vita di  stenti che sua madre con i suoi tre figli deve sostenere.  Intanto Laura bambina inizia a  sviluppare una forte vita interiore, sostenuta da mortificazioni corporali. Il racconto evidenzia lo sviluppo del suo amore per la natura, le piante e gli animali: un amore verso il  Creatore attraverso le creature, che le renderà spontaneo pensare che proprio gli indigeni della sua terra, abituati a una vita immersa in una natura intatta, fossero i più disponibili ad accogliere il messaggio cristiano.

La fiction riproduce con discrezione (una luce appare dall’alto, senz’altro chiarimento) quello che è stato il momento cruciale, a sette anni della vita della santa, raccontato da lei stessa nel suo diario: in una delle sue tante giornate nei campi, mentre è intenta a  guardare la vita delle formiche, riceve la definitiva certezza dell’esistenza di Dio, che sosterrà tutta la sua vita.

Irto di difficiltà fu anche il riconoscimento della validità di una missione tutta al femminile da parte della gerarchia ecclesiastica.  Il problema si sbloccò più per un’iniziativa proveniente dall’alto (il Papa) che finì per sostenere le idee, fortemente innovatrici e profetiche di  Laura Montoya. Nel giugno 1912 Pio X pubblicò l’enciclica Lacrimabili statu indorum, in cui esortava  i vescovi d’America a interessarsi degli indigeni e facilitare il loro inserimento nel resto della società. Nel 1919 Benedetto XV con la sua  enciclica Maximum Illud, affermò, senza mezzi termini, che era urgente “bandire una certa mentalità fra certi missionari che invece di essere animati dallo zelo di estendere il Regno di Dio, appare evidente il desiderio di allargare l’influenza del proprio paese”. Laura, dopo molte disillusioni, riusci a vedere riconsciuta la sua iniziativa anche dalle gerarchie locali: mons. Maximiliano Crespo, vescovo di Santa Fé de Antioquiache  garantì il suo sostegno.   Il 12 maggio 2013 Papa Francesco l’ha proclamata santa.

Le varie puntate della fiction hanno una struttura omogenea: in ognuna di esse viene evidenziato uno dei tanti ostacoli che senza interruzione, anche all’interno della sua stessa famiglia, Laura dovette sostenere , a cui contrappose la sua ferma volontà di portare a compimento ciò che lei sentiva come missione divina.

I molti dialoghi e i primi piani, secondo lo stile delle telenovela, caratterizzano la regia; buoe le interpretazioni di tutti i protagonisti e Julieth Restrepo ha vinto  nel 2016 il premio come migliore attrice al  Premios India Catalina.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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