Serial TV

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AMORE PENSACI TU

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/07/2017 - 15:24
Titolo Originale: Amore pensaci tu
Paese: Italia
Anno: 2017
Regia: FRANCESCO PAVOLINI, VINCENZO TERRACCIANO
Sceneggiatura: GIULIO CALVANI, SIMONA GIORDANO, FRANCESCA PRIMAVERA, FEDERICO FAVOT, MASSIMO RUSSO, FABRIZIO CESTARO
Produzione: RTI e PUBLISPEI
Durata: Dal 17 febbraio 2017 per 10 puntate su Canale 5
Interpreti: Luigi Cordaro - Emilio Solfrizzi; Marco Pellegrini - Filippo Nigro; Jacopo La Neve - Carmine Recano; Anna Moscati - Giulia Bevilacqua; Francesco Moscati - Fabio Troiano; Tommaso Carofiglio - Giulio Forges Davanzati; Gemma Ragosi - Valentina Carnelutti;

Luigi, Marco, Francesco e Jacopo sono quattro uomini alle prese con i problemi della vita quotidiana e con la gestione delle loro particolari situazioni famigliari. Luigi convive con Gemma, dalla quale ha avuto una bambina, ma ha anche altre due figlie, frutto di due relazioni precedenti. Una delle due, Camilla, adolescente, è ora incinta di un ragazzo poco più grande di lei e molto immaturo. Il padre, dapprima totalmente assente nella vita della figlia, accetta di farsi carico della ragazza in quella nuova, delicata condizione. Marco è sposato con Paola e fa “il mammo”, ovvero gestisce la casa e i figli per permettere alla moglie di fare carriera, tuttavia si trova in bilico tra il desiderio di accontentare la moglie e quello di tornare a lavorare. Poi c’è Jacopo, calciatore molto noto, che per via dei suoi impegni ha vissuto molto tempo lontano da casa e, anche a causa del suo scarso senso di responsabilità, ha sempre trascurato la famiglia. Tornato da Londra per riallacciare i rapporti con la moglie e i suoi tre bambini – due gemellini di sei anni e una neonata -, scopre che la donna si è accompagnata con quello che lui riteneva il suo migliore amico. Con l’aiuto di Chiara, figlia di Luigi - che con il padre lavora per il cantiere che ha preso a carico i lavori di ristrutturazione della nuova casa di Jacopo -, quest’ultimo cercherà di riconquistare la moglie, ma finirà, invece, per innamorarsi di Chiara. Infine c’è Francesco, accompagnato con un uomo, Tommaso. Ai due è stata affidata la nipote di Tommaso, figlia della sorella defunta. La fiction presenta questa coppia gay e la bimba che accudiscono a tutti gli effetti come una “famiglia”…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Non si propone un’idea chiara di famiglia: la famiglia è concepita come somma di relazioni più o meno stabili, che mutano al cambiare di fattori esterni, sentimenti, desideri personali. La serie, seguendo la scia del relativismo post-moderno, mostra che il valore più importante in una società è la libertà e non ci sono parametri oggettivi per scegliere.
Pubblico 
Sconsigliato
Per l'deologia sottesa nella fiction, che propone amori egoistici senza responsabilità mentre la famiglia è un puro costrutto culturale
Giudizio Artistico 
 
La fiction non è particolarmente accattivante, scorre lentamente e propone dei cliché scontati. Le famiglie e le figure genitoriali sono perlopiù stereotipate: sembrano costruite su misura sulla base dei luoghi comuni più ricorrenti nella nostra società
Testo Breve:

Quattro uomini si trovano a fare i padri, i mariti, i conviventi nelle modalità più disparate. Un serial ideologico costruito sugli stereotipi più retrivi dove conta solo la libertà individuale mentre la famiglia è un puro costrutto individuale

Il tema principale della fiction è la famiglia, ma non la famiglia vista come istituzione naturale e sociale, con delle caratteristiche precise e ben definite… bensì la famiglia concepita come somma di relazioni più o meno stabili, che mutano al cambiare di fattori esterni, sentimenti, desideri personali.

La serie rispecchia, infatti, la mentalità diffusa secondo cui “la famiglia” non esiste in quanto tale, ma è un costrutto culturale: perciò si può creare, modificare o rifare completamente a proprio piacimento, senza con ciò snaturarla.

Ecco allora che gli autori, in perfetta sintonia con questa visione tipicamente post-moderna, ci presentano – mettendoli sullo stesso livello - modelli famigliari molto differenti tra loro: accanto alla famiglia tradizionale (marito, moglie, figli), c’è la famiglia allargata (compagno, compagna, figli in comune e figli di precedenti relazioni). Accanto alla famiglia tradizionale divisa (due divorziati alle prese coi figli da gestire insieme), c’è la “famiglia gay” unita (due uomini che si trovano ad accudire una bimba).

Anche per quanto riguarda le figure genitoriali ce n’è per tutti i gusti.

L’uomo “all’antica” potrà ritrovarsi in Luigi, che si dedica al lavoro, mentre a casa e con i figli non muove neppure un dito. Lui stesso, nella prima puntata, si definisce il classico “maschio latino”, il cui compito è procacciare i viveri per la famiglia, non fare faccende domestiche o accudire la prole. Tuttavia, la serie ci mostra che questo tipo di uomo non è più ben accetto dalle mogli e dalle compagne odierne, che vogliono “più spazio per se stesse”. E infatti la compagna di Luigi, Gemma, lo mette alle strette e lo minaccia di lasciarlo se non accetta di prendersi più cura delle figlie.

L’uomo “moderno”, invece, potrà ammirare la disponibilità di Marco, che ha messo da parte per molto tempo le sue ambizioni lavorative per permettere alla moglie di rincorrere il successo professionale. Mentre lei, medico, insegue i suoi sogni personali, lui sta a casa a gestire la vita dei figli, a preparare pranzo e merende, con tanto di grembiule avvolto alla vita. E quando, dopo anni, decide di tornare a lavorare per contribuire anche lui al mantenimento della famiglia (perchè dentro di sé inizia a sentire la frustrazione di quella situazione), ecco che la moglie ottiene un lavoro extra (che la porterà a stare più tempo fuori casa), con conseguente aumento di stipendio: “Sono 2200 euro in più netti al mese… – gli dice entusiasta, senza comprendere l’esigenza del marito – Questo significa che puoi tornare a stare a casa”. È lei, insomma, almeno all’inizio della serie, quella che mantiene tutti; è lei che dal punto di vista economico “manda avanti la baracca”, senza comprendere, però, che il marito inizia a sentirsi umiliato per quella condizione.

Un padre immaturo e irresponsabile, che vuole riscattarsi dai suoi errori, simpatizzerà per Jacopo, che, dopo anni di disinteresse, si impegna per riconquistare la ex moglie e per meritare la fiducia e la stima dei figli. Egli diventa così affidabile, dolce, premuroso che invece di far innamorare nuovamente la moglie, finisce per fare colpo sulla sua amica Chiara, la quale afferma di trovare gli uomini con figli particolarmente interessanti.

La persona omosessuale che avverte il desiderio di paternità potrà rispecchiarsi in Francesco o in Tommaso, i quali, nonostante i loro scrupoli, sentono di non far mancare nulla alla bambina che accudiscono per il fatto di essere una coppia gay. La fiction ci presenta questi due uomini nelle vesti di due papà qualsiasi: alle prese con astucci, merende, quaderni, compiti… ce li mostra intenti a giocare con la piccola, a raccontarle delle fiabe, a preoccuparsi che mangi. Ce li presenta così bravi, premurosi e affidabili che la sorella di Tommaso, in punto di morte, ha deciso di lasciare la bambina a loro, anziché alla nonna, ancora giovane e in salute.

Il messaggio che la serie vuole far passare è evidente: non importa se la coppia è formata da genitori uniti o separati, sposati o accompagnati. E non importa neppure se i genitori sono un uomo e una donna, due uomini, o due donne: l’importante è voler bene ai bambini. Tanto è vero che, nel discorso di apertura del primo giorno di scuola, la preside afferma: “Questo, per voi, mamme e papà, mamme e mamme, papà e papà, è un giorno speciale”.

La fiction non si cura del fatto che nel mondo della medicina, della psichiatria, della pediatria è in atto un acceso dibattito in merito alla questione delle adozioni da parte di coppie gay, non si cura del fatto che specialisti di un certo spessore affermano che “non basta l’affetto”, perché il bambino ha bisogno tanto di un papà, quanto di una mamma per crescere bene. Non si cura nemmeno del fatto che in Italia è illegale l’adozione in senso stretto da parte delle coppie formate da persone dello stesso sesso.

La fiction prende una scorciatoia: scavalca la scienza, la discussione legislativa ancora in atto e si serve del potere delle immagini per mostrarci che una “famiglia gay” è una famiglia come tutte; anzi, forse, anche meglio delle altre.

In comune, comunque, queste famiglie e queste figure genitoriali così diverse tra loro hanno il fatto di essere perlopiù stereotipate: sembrano costruite su misura sulla base dei luoghi comuni più ricorrenti nella nostra società.

Gli sceneggiatori, lungi dal proporre un’idea chiara di famiglia e una concezione univoca di paternità, cercano di “accontentare tutti”: ognuno può scegliere qual è il suo ideale di famiglia… D’altronde, tutto può essere considerato famiglia, anche se in questo modo, seguendo l’opinione del sociologo Pierpaolo Donati, nulla in fondo lo è più.

Ma ciò non è importante, per gli autori di “Amore pensaci tu”. Ciò che conta, per loro, è che ognuno sia libero di fare ciò che vuole.

D’altronde, è ancora la preside, nel suo discorso di inaugurazione, che si fa portavoce di questo messaggio, affermando che a scuola non si limiteranno ad insegnare le diverse materie, ma si preoccuperanno di trasmettere il “valore più importante”.

Il rispetto? L’amore? La giustizia? La solidarietà? No… la libertà.

Purtroppo, però, non si sta parlando qui di una libertà autentica, ovvero rispettosa dei limiti, della natura, degli altri… ma di una libertà assoluta, priva di vincoli e restrizioni. Una libertà che vede i desideri del soggetto come unico metro di misura di ciò che è giusto e sbagliato…

Ma questo tipo di libertà difficilmente conduce alla felicità, ad una vera realizzazione di sé e alla costruzione di un progetto famigliare solido, raggiungibili solo con costanza, spirito di sacrificio, fedeltà. E, forse, uno dei pochi pregi della serie è proprio quello di riuscire a mostrare come quelle relazioni in cui il soggetto - e non la coppia – si trova al centro siano tremendamente fragili e inclini alla rottura.

  

Autore: Cecilia Galatolo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BRACCIALETTI ROSSI 3 (episodi 1-3)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 11/06/2016 - 11:10
Titolo Originale: Braccialetti Rossi 3
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Giacomo Campiotti
Sceneggiatura: Giacomo Campiotti, Sandro Petraglia
Produzione: Palomar, Rai Fiction,
Durata: Su RaiUno 8 episodi dal 16 ottobre 2016
Interpreti: Carmine Buschini, Aurora Ruffino, Brando Pacitto, Denise Tantucci, Carlotta Natoli

Leo, protagonista indiscusso della serie “Braccialetti Rossi 3”, spinto dai suoi amici e dalla fidanzata Cris, è tornato in ospedale per curarsi, per combattere, tra momenti di fiducia e di cedimento, con un cancro al cervello molto aggressivo, che non gli lascia molte speranze di vita. Ma Leo non è il solo a rischiare di morire: in stanza con lui, ora, c’è Roberto, detto Bobo, un ragazzo chiuso, malinconico e un po’ cinico, affetto da una grave malformazione cardiaca. Il nuovo cardiochirurgo sopraggiunto in ospedale ha preso subito a cuore il suo caso e ora cerca in tutti i modi di salvargli la vita. Anche Nina, malata già nella scorsa stagione, si trova ancora a lottare contro un cancro al seno, che tiene nascosto ai genitori per non arrecare loro dolore. In ospedale si trova anche Flam, bambina non vedente, che attende di poter essere operata per riavere la vista, ma, dal momento che i genitori non hanno cellule staminali compatibili, non le resta che un’unica speranza: Margherita, la sorella maggiore che non ha ancora conosciuto… Accanto a questi ragazzi sofferenti restano gli altri componenti del gruppo Braccialetti Rossi: Cris, Tony, Rocco, Vale e la sua nuova ragazza Bella… e a vegliare su di loro c’è sempre Davide, il ragazzo venuto a mancare nella prima stagione.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Valori: Si mostra che la vita è davvero piena se vissuta per gli altri e che la vita va amata in qualunque modo si presenti e che va difesa in ogni suo stadio. La fiction fa vedere anche che in situazioni di grande sofferenza possono nascere occasioni di condivisione e di crescita. Disvalori: La fiction presenta una sessualità vissuta in modo poco responsabile e in tempi non maturi. Nella serie non si mostra l’anelito dell’uomo all’eternità: la bellezza della vita si esaurisce nei rapporti con gli altri, come se si potesse fare a meno di Dio. Non si accenna neppure all’importanza della famiglia: l’amicizia sembra essere tutto ciò di cui i ragazzi hanno bisogno.
Pubblico 
Adolescenti
La fiction presenta una sessualità vissuta in modo poco responsabile e in tempi non maturi
Giudizio Artistico 
 
La fiction funziona. Alcuni passaggi risultano un po’ forzati e irreali, ma la storia è avvincente e gli attori riescono a calarsi bene nella propria parte
Testo Breve:

La terza stagione di questa fortunata serie giovanile si apre con un inno alla vita e al valore fondante della solidarietà, che da’ un senso pieno alla nostra esistenza

In questa stagione, il dramma di Leo è senza dubbio l’evento centrale: lui, leader del gruppo e sempre pronto a porgere la mano a chi si trova in difficoltà, si trova ora a un passo dalla morte. Alla fine della scorsa stagione avevamo lasciato Leo con un male dal quale, nel 92% dei casi, non c’è guarigione.

Le probabilità di farcela, ora, sono anche diminuite… nessun segno di miglioramento a dargli speranza, nessuna buona notizia da parte dei medici, che pure stanno facendo di tutto per salvarlo.

Significativa è tuttavia la scelta consapevole di Leo di accettare la sua esistenza così com’è.

Davide, il ragazzo defunto nella prima stagione, vedendo Leo in un momento di rabbia e sconforto ottiene dall’aldilà il permesso di concedere all’amico, come per miracolo, un’altra vita: una vita senza malattia, una vita “normale”, con problemi e interessi “normali”.

Per averla, però, Leo deve rinunciare ai suoi amici e alla sua ragazza, deve lasciar andare il suo passato, dimenticarlo. Deve vivere, cioè, come se non fosse mai stato malato e quindi come se non avesse mai conosciuto le persone a cui ora tiene.

Leo, inizialmente entusiasta della proposta, si accorge poi di non voler cambiare nulla della sua vita, si accorge che essa ha valore esattamente così com’è. La sua permanenza in ospedale gli ha permesso, infatti, di aiutare tanti e di stringere amicizie che hanno reso la sua esistenza più piena.

Così, decide di accettare la sua condizione, decide di accettare la sua malattia, la sua storia.

La scelta di Leo di rinunciare alla “vita da sano” per salvare dei legami importanti evidenzia come l’uomo abbia bisogno di amore e di relazioni autentiche ancor più che della salute.

Una volta destatosi da quello che crede essere stato un “sogno”, Leo decide anche di creare una radio, per spiegare come l’amicizia possa aiutare ad affrontare il dolore, per raccontare come il suo gruppo di amici gli dia forza e sostegno.

Da apprezzare il fatto che questa fiction abbia scelto di mostrare il valore della sofferenza e la dignità di una vita logorata da una malattia, in una società che tenta di espellere ad ogni costo ogni forma di dolore.

Lodevole anche la scelta degli autori di mostrare la dignità della vita umana in ogni suo stadio.

In questa stagione, infatti, Cris scopre di essere incinta di Leo. Pur non sapendo cosa sarà del suo futuro e soprattutto non sapendo se Leo guarirà, desidera custodire la vita che porta nel grembo, supportata anche dall’amica Nina che quasi commossa afferma: “Lì dentro c’è una vita: la stessa vita per cui io, Leo, Bobo stiamo lottando”.

Accanto a questi bei messaggi, a sostegno della solidarietà e del rispetto della vita, ve ne sono altri meno positivi: ad esempio, la sessualità viene vissuta dai personaggi in modo poco responsabile e in tempi prematuri. La vita che Cris porta in pancia rischia di venire al mondo al di fuori del contesto di una famiglia, che dovrebbe essere garantita ad ogni bambino. Ammirevole la forza e l’amore che spingono la ragazza a tenere il bambino in una società che induce ragazze in simili condizioni ad abortire, ma va detto che non ci troviamo di fronte ad un caso di maternità e paternità responsabili.

Anche Vale e la sua ragazza Bella vivono l’intimità in modo precoce, senza prima aver verificato la solidità del loro rapporto e senza aver preso l’impegno di amarsi qualunque cosa accada.

Non viene mostrata, poi, la bellezza e l’importanza della famiglia: stando alla visione proposta da questa serie, tutto ciò di cui hanno bisogno dei ragazzi sono dei coetanei pronti a sostenerli. Gli amici possono prendere il posto della famiglia.

Manca, infine, come nelle serie precedenti, l‘apertura alla trascendenza: Leo è considerato da tutti una specie di supereroe, un salvatore: senza di lui, tutti si perdono… sembra non esserci spazio per un Dio, Padre di tutti, che assume su di sé le sofferenze dell’Uomo.

Ciò detto non toglie che la forza, la tenacia, l’unione dei protagonisti possano essere motivo di sprone e di conforto per chi si trova in condizioni simili alle loro; “Braccialetti Rossi”, con tutti i suoi limiti, resta una delle poche serie in grado di presentare la ricchezza e la dignità della vita umana, in ogni stadio e condizione.  

Autore: Cecilia Galatolo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIGULP
Data Trasmissione: Sabato, 5. Giugno 2021 (Tutto il giorno)


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THE AFFAIR - UNA RELAZIONE PERICOLOSA (stagioni 1 e 2)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/04/2016 - 08:52
Titolo Originale: The Affair
Paese: USA
Anno: 2014
Sceneggiatura: Sarah Treem e Hagai Levi
Produzione: Showtime Networks
Durata: Su Sky Atlantic dal 7 settembre 2016
Interpreti: Dominic West, Ruth Wilson, Maura Tierney, Joshua Jackson, Jake Siciliano

Noah Solloway, di 45 anni, sua moglie Helen e i loro quattro figli, vivono a Brooklyn. Fanno i bagagli per andare, come ogni anno, a passare le vacanze estive nella villa dei genitori di lei a Montauk, una piccola cittadina di pescatori vicino a Long Island. Nessuno dei Solloway è contento di questa soluzione ma per loro non ci sono alternative. Noah porta a casa il misero stipendio di un professore di liceo statale e ha bisogno di un periodo di tranquillità per riuscire a scrivere il suo secondo libro sperando di aver maggior successo del primo. Al contrario il padre di Helen è uno scrittore di successo che non perde occasione di rinfacciare a Noah i generosi aiuti che elargisce alla sua famiglia. Durante il viaggio, mentre stanno pranzando in un selfservices, il piccolo dei Solloway rischia di morire soffocato; solo il pronto intervento di Alison, una cameriera del locale, riesce a sventare il pericolo. Noah si reca personalmete a ringraziare Alison ma da subito nasce fra loro una misteriosa attrattiva anche se Alison è sposata con Cole…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial traccia con realismo gli effetti deleteri del tradimento coniugale, sia nei confronti dei figli e del coniuge innocente, che sulla stessa persona che opera il tradimento. Non c’è però una volontà di recupero, ma una rassegnata accettazione della situazione. Il caso di una adolescente che, rimasta incinta, risolve il problema con l’aborto, è trattato sbrigativamente come fatto di routine.
Pubblico 
Maggiorenni
Frequenti amplessi con nudità anche totale. La pratica dell’aborto trattata come una scelta fra le tante. Uso di droghe
Giudizio Artistico 
 
Vincitore di due Golden Globe nel 2015, il film beneficia di un’ottima sceneggiatura che sa scavare nelle motivazioni interiori dei quattro protagonisti. Gli attoni hanno saputo pienamente immedesimarsi nei loro ruoli complessi e Ruth Wilson si è meritatamente conquistata il Golden Globe 2015 come migliore attrice.
Testo Breve:

Noah ed Alison sono entrambi sposati ma sentono che è nata fra loro una forte attrazione. Una storia sulle conseguenze inevitabili di un tradimento raccontate con molto realismo

Quando si vedono serial televisivi ben fatti come questo The Affair (due Golden Globe nel 2015 ), si resta colpiti dal percorso di crescita che questa forma narrativa ha compiuto negli ultimi decenni. La si può collocare a metà fra il film e il romanzo. Se il racconto scritto resta lo strumento per eccellenza per raccontare una storia che può svilupparsi su più anni, può esplorare in dettaglio il pensiero e i sentimenti dei personaggi, anche il serial televisivo riesce a fare in modo che lo spettatore si affezioni ai protagonisti, li segua, puntata dopo puntata, nel lento evolversi del loro destino.

The Affair, racconta la storia di un tradimento coniugale e dei suoi effetti distruttivi. Un uomo e una donna, già sposati, sentono fra loro una forte attrazione e gli autori, Sarah Treem and Hagai Levi, ci raccontano con realismo l’impatto che la loro infedeltà ha sui figli e sui coniugi traditi. I quattro figli di Noah ed Helen urlano al loro padre tutta la sua crudeltà per averli abbandonati; Helen e Cole, rimasti soli, hanno perso il loro equilibrio; la loro vita è allo sbando e cercano di lasciare aperta la porta alla speranza che chi se ne è andato possa ritornare.

Anche i due amanti Noah e Alison, danno conferma dell’ovvia verità che il tradimeto danneggia prima di tutto loro stessi. La loro vità è diventata fragile, vengono squassati da continue incertezze, colti da repentini pentimenti e altrettanti, mai definitivi, recuperi di speranza per un futuro più stabile.

Lo stesso racconto non ha un andamento lineare ma circolare in funzione del comportamento dei due amanti, che a volte sembrano voler andare avanti sulla loro strada, a volte vorrebbero che nulla fra loro fosse accaduto.

Originale è anche la forma narrativa adottata: ogni puntata è divisa in due parti: ciò che accade viene raccontato dal punto di vista di lui e poi di quello di lei. Una soluzione originale che tiene anche conto della diversa sensibilità, maschile e femminile.
Si tratta di una soluzione che migliora la profondità dell’analisi e pone gli eventi che accadono in soggettiva, in modo molto simile a quello che accade anche a noi, impegnati continuamente a cercar di interpretare la realtà esterna attraverso le nostre percezioni soggettive.

Sono tantissimi i libri, film o serial televisivi che hanno trattato il tema del tradimento ma questa serie costituisce un ultimo aggiornamento su come queste situazioni si possano evolvere al giorno d’oggi.  Ci sono alcuni aspetti della fiction che sembrano costituire un segno dei tempi.

Il primo, molto evidente, è l’importanza che viene attribuita alla psicologia. Due coniugi sono in crisi? Si va dalla terapeuta di coppia. Una adolescente si comporta in modo ribelle? A nessuno dei due genitori viene in mente di starle pù vicino e di cercare di comprendere l’origine dei suoi problemi ma la mandano da una psicologa. Quando poi questa stessa ragazza resta incinta, la madre non si domanda se per caso ha mancato nell’educarla all’affettività, ma esclama sconsolata: “e dire che l’avevamo anche mandata in terapia!”.

Il serial non trascura comunque lo strumento classico della saggezza umana e alla fine  sono proprio gli amici e le amiche che hanno la capacità di dire la dura verità ai due amanti.

Quando Noah confida a sua cognata il proposito di ottenere dal tribunale, l’affido totale dei figli, lei gli fa notare, arrabbiata, che se veramente ama i suoi figli non può privarli di sua madre: ”anch’io amo Brad Pitt ,ma non posso vivere con lui!”.

Quando Alison racconta a una sua amica il momento, che lei considera magico, del primo bacio con Noah, e che da quel momento in poi ha cercato sempre di riviverlo, l’amica commenta che notare questo non succederà mai, perché quel momento non è stato reale: è stato frutto di una fantasia rimasta a livello adolescenziale.

Un altro aspetto che segna il tempo attuale, riguarda la sfera sessuale. Il serial è molto “generoso“ sulle sequenze amorose, quasi una scelta d’obbligo, dopo che altre fiction di successo, come Il trono di spade, hanno alzato l’assicella di ciò che può essere mostrato in TV. Al contempo però, si può intravvedere, in questa scelta, la volontà degli autori, di sottolineare il peso che la sfera sessuale manifesta nella vita di uomini e donne nella fascia 35-45 anni, come i protagonisti. Al di là infatti di essere l’espressione più intima e profonda che ci possa essere fra una donna e un uomo che si amano, in questo serial la sua funzione si estende e viene usata come palliativo per superare momenti di solitudine, ritrovare, nelle attenzioni di un altro/a, la fiducia in se stessi che si è persa, oppure diventa, obbligatoriamente, la forma di un “primo contatto” nei confronti di una persona che si ritiene potenzialmente interessante per la nascita di un nuovo amore.

Quale sia il senso generale del fluire degli avvenimenti, le motivazioni delle certezze e le incertezze che i protagonisti percepiscono nella loro esistenza è spiegato abbastanza bene nell’episodio 8 della seconda stagione.

Noah sta presentando il suo libro in una lbreria e un’ascoltatrice chiede se crede nell’amore che dura e se crede che Dio esista. Noah risponde unificando le due domande: secondo lui per entrambi gli aspetti è una questione di fede. Se due persone credono l’uno nell’altra, saranno in grado di sostenersi a vicenda di fronte a qualsiasi sfida. Qualcosa di simile accade nella fede in Dio. “Se credi che Dio esista realmente, Dio allora esiste. La tua fede e le tue azioni portano la Sua presenza nel mondo. Lo stesso vale per l’amore fra un uomo e una donna: se credi nella sua forza e vivi la tua vita nel rispetto della sua sacralità, allora sarà sempre lì per te”.

Noah ha rinchiuso in questo modo entrambe le tematiche in un livello esclusivamente soggettivo. Se noi le pensiamo, allora esistono. Non a caso, in tutto il serial, l’unico filosofo che viene espressamente citato è Hegel.

Al contempo però, indipendentemente dal fatto che ciò che sentiamo sia collegato con la realtà o sia il parto della nostra mente, gli sceneggiatori ci trasmettono, attraverso le parole di Noah, il rimpianto per un equilibrio che è giusto preservare ma che si è rotto.

In fondo The Affair è proprio questo: la tragedia di quattro personaggi che hanno perso la bussola perché sono state infrante le regole del buon vivere.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA FAMIGLIA NELLA FICTION ITALIANA CONTEMPORANEA

Inviato da Franco Olearo il Mar, 12/15/2015 - 21:20
Paese: ITA
Anno: 2015

VIENE ATTACCATA LA FAMIGLIA O LA CAPACITA' DELLA COPPIA DI DURARE NEL TEMPO?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La famiglia, come agglomerato intimo di persone che hanno legami di sangue, non è il vero bersaglio della cultura contemporanea ma è il legame coniugale che ha invece perso completamente quella sacralità che invece gli spetterebbe di diritto. L’amore che dura nel tempo non è neanche più considerato oggetto d’interesse, lo si scarta a priori e vengono sopratutto esaltati i momenti iniziali di una relazione amorosa,
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il difetto principale di queste fiction è che mentono per motivi ideologici, tradendo non solo la realtà, ma lo spirito stesso della commedia che è quello di dire la verità sia pure in modo scherzoso.
Testo Breve:

Nella recente produzione italiana di fiction, non sono i legami di sangue presenti nella famiglia a venir  attaccati, ma il credere che una relazione uomo-donna possa durare tutta una vita. Vengono mostrate come salde solo le coppie omossesuali, per motivi ideologici

La famiglia, come agglomerato intimo di persone che hanno legami di sangue, non è il vero bersaglio della cultura contemporanea.

La narrazione televisiva, non solo quella italiana, ne è una controprova piuttosto inconfutabile. La famiglia è una realtà ineludibile,e, sebbene a volte vissuta come una prigione culturale, non può essere soppressa, l’individuo si sentirebbe smarrito in una società sempre più aggressiva, e incapace di sussidiarietà. La famiglia è il luogo dove qualcuno ti ascolta sempre, dove sei amato, dove ci si riunisce intorno a una tavola, dove si desidera tornare dopo delusioni cocenti. Chiariamoci, si tratta di una famiglia quasi sempre allargata, dove le generazioni continuano a vivere insieme in modo assolutamente anomalo ( Un medico in famiglia ), dove l’angoscia dei distacchi necessari alla maturazione, i lutti dovuti al trascorrere del tempo vengono colmati dalla convivenza caotica dettata pur sempre da quei legami di sangue che sono considerati prioritari: genitori e figli, nonni e genitori, nonni nipoti ex suoceri.
“La famiglia è il luogo che a volte ti soffoca, ti stritola ti inchioda sempre alla stessa immagine di te, e non si accorge quanto sei cambiato , quanto sei diverso,per questo la famiglia è il luogo dal quale vuoi scappare, ma è anche il luogo ove si torna, è la casa, che ti accoglie, dove si torna tutte le volte che la vita sembra averti lasciato solo…” ( Una Grande Famiglia ). 
Se sono considerati intoccabili i legami di sangue, il legame coniugale ha invece perso completamente quella sacralità che invece gli spetterebbe di diritto. E la domanda sorge spontanea: di quale famiglia parliamo, senza una coppia che genera la vita e dura nel tempo? Sembra una contraddizione, e in fondo lo è, ma la sfiducia profonda che l’amore tra un uomo e una donna possa durare nel tempo è ormai un comune denominatore di tutte le narrazioni televisive sia italiane che estere, di generi e di livelli artistici differenti. L’amore che dura nel tempo non è neanche più considerato oggetto d’interesse, lo si scarta a priori, nelle lunghe serie l’esigenza di dare un o una partner nuovi a un attore o a una attrice principale spinge a creare espedienti drammaturgici bizzarri come vedovanze per esempio, o fughe per missioni umanitarie. Perché il pubblico, soprattutto femminile, secondo i produttori, vuole immedesimarsi nei protagonisti nel momento magico dell’innamoramento, quello che fa sentire “ le farfalle nello stomaco, che ci fa sognare, che ci aiuta a evadere da una quotidianità opprimente perché sempre uguale a se stessa, lasciandoci sperare che possa succedere anche a noi di innamorarci di nuovo, di sentirci leggeri e felici come quando eravamo molto giovani. 
Vengono esaltati i momenti iniziali di una relazione amorosa, così gli approdi alla celebrazione delle nozze svuotata, tuttavia, di quell’onorevole impegno alla fedeltà che garantisca all’altro la propria vicinanza nel futuro , qualsiasi cosa accada. Le parole del rito diventano un momento di forte emozione, ma nessuno pensa che possa esserci bellezza e poesia nel lottare ogni giorno per mantenere quanto promesso. Non lo si crede affatto, altrimenti qualcuno penserebbe a raccontare una storia d’amore che dura nel tempo. Le conseguenze poi sono sotto gli occhi di tutti. Scardinata la coppia di genitori, alleggerita del suo compito di essere il principale riferimento affettivo ed educativo della prole, l’agglomerato famiglia prevede l’inclusione senza limiti di nonni, suoceri, ex nonni, ex suoceri, zie,zii, tate e quant’altro. Il modello esistenziale più appetibile è quello dell’adulto soddisfatto del proprio lavoro, che esercita senza limiti imposti dai doveri nei confronti dei figli, e, da un punto di vista affettivo quello dell'eterno adolescente ( I Cesaroni, Provaci ancora prof. , E’ arrivata la felicità). Tutto ciò è riflesso di una crisi reale, ma che non viene considerata tale, cioè un’anomalia. Diventa un assioma: vivere bene significa non negare che tutto ciò sia vero, l’amore tra uomo e donna non può durare nel tempo se non accontentandosi di essere infelice.
Earrivataimages"E’arrivata la felicità", fiction che attualmente va in onda su Rai Uno , ha poi oltrepassato ogni limite. Come abbiamo già messo in evidenza dai due articoli pubblicati su questo sito, le coppie etero vengono addirittura additate come quelle veramente problematiche. Gli etero di per sé vengono raccontati come individui nevrotici, immaturi, bugiardi, instabili, cinici. E la coppia di lesbiche ? Due donne assolutamente equilibrate, mature, sincere, premurose, con qualche debolezza, ma pronte a perdonarsi, a progettare una vita affettiva stabile, duratura. Essere etero rappresenta una sorta di condanna che non risparmia neanche i primi amori degli adolescenti già in preda alle contraddizioni.
Il difetto principale di queste fiction è che mentono tradendo non solo la realtà, ma lo spirito stesso della commedia che è quello di dire la verità sia pure in modo scherzoso. Riaffermarlo è tutto ciò che possiamo fare, sperando che il pubblico si ribelli a quella che consideriamo la più grande e dannosa manipolazione della realtà.

Per gentile concessione di www.Istantv.it

 

Autore: Alessandra Caneva
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BETTER CALL SAUL

Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/11/2015 - 12:34
Titolo Originale: Better Call Saul
Paese: USA
Anno: 2015
Regia: Vince Gilligan Peter Gould
Durata: 45 minuti a puntata
Interpreti: Bob Odenkirk, Jonathan Banks, Rhea Seehorn.

Better Call Saul, l’attesissimo spin-off di Breaking Bad è la storia di come Jimmy McGill, un modesto avvocato, diventa un criminale senza scrupoli come risposta ad una vita che gli aveva riservato solo  delusioni. Jimmy, dopo la laurea, sperava di lavorare in una grande Law Firm, ma si trova invece ad aprire il suo primo studio nello scantinato di un centro di bellezza asiatico, ad accontentarsi di piccole cause e a contare i centesimi ogni sera, prima di andare a letto. Tuttavia, proprio come il protagonista della serie originaria, a causa delle tante insoddisfazioni e delle  troppe delusioni , scoprirà di avere anche lui un lato oscuro da poter utilizzare a proprio vantaggio 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In questo spin-off di Breaking Bad, trova piena giustificazione, come era già accaduto nella serie-madre, la banalità del relativismo etico. Si cessa di essere onesti quando non c’è più convenienza ad esserlo
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio, diverse scene di violenza
Giudizio Artistico 
 
La serie eccelle stilisticamente , proprio come la serie originaria. La caratterizzazione dei personaggi è molto accurata
Testo Breve:

Questa serie, per ora uscita solo negli U.S.A, è uno spin-off del pluripremiato Breaking Bad, mantenendosi all’altezza della serie-madre: sia perché eccellente nella realizzazione, sia perché è assolutamente immorale nel  promuovere un’etica utilitarista

Qual è la differenza tra un cattivo e un criminale?

Better Call Saul, l’atteso spin-off di Breaking Bad, si pone questa domanda e riesce a darne una risposta.

Breaking Bad,  serie premiatissima, è finita con la quinta stagione nel 2013, ottenendo un consenso planetario. Il pilot poteva non convincere: un professore di chimica (Walter White) conduce una vita da padre amorevole e da marito fedele, quando, alla notizia di avere un cancro in fase avanzata, decide di produrre e di vendere metamfetamina e lasciare i soldi alla famiglia dopo la morte; il risultato è stato invece notevole: la serie si è guadagnata finora 14 Emmy Awards  grazie a una storia intrigante, ai dialoghi molto ben costruiti, alla fotografia, alle musiche.

Walter White, il protagonista di breaking Bad,  si assicurato fin da subito l’empatia del pubblico con la frase “lo faccio per la mia famiglia”, ma dopo aver compiuto più di un omicidio, qualcosa era cambiato: il professore di chimica aveva scoperto con il passare del tempo un suo lato oscuro che si chiamava Heisenberg, dal nome di copertura che usava nel mondo della droga. Un lato che sembra aver potenziato la sua intelligenza e la sua astuzia, finora rimaste celate sotto gli abiti del grigio professore di chimica.  Puntata dopo puntata inizieranno ad albergare nella stessa persona due anime, fino all’ultima stagione, quando Heisenberg prende completamente il possesso di Walter, che finisce per dichiarare alla moglie, nell’ultima puntata:  “L’ho fatto per me”.

Breaking Bad è la prova di come la figura dell’antieroe sia diventata ormai l’archetipo di riferimento nel panorama della serialità americana.  Lo spettatore, che nelle prime puntate si trova a parteggiare per la giusta causa di Walter White, nelle ultime si trova di fronte a un vero criminale. Il messaggio è chiaro: è giusto reagire a una vita colma di insoddisfazioni diventando cinici e spietati.

In  Breaking Bad  Walter si rivolgeva ad un avvocato, Jimmy McGill, non tanto per motivi legali, quanto per l’esigenza di avere una persona al suo fianco senza scrupoli. “Conosco una persona, che conosce una persona che conosce un’altra persona che ti potrebbe aiutare”, dice spesso. Jimmy, che si  fa chiamare con lo pseudonimo di Saul Goodman. E’ questo il nome con cui si è fatto conoscere nella città di Albuquerque (città del New Mexico, dove è ambientata la serie) grazie a dei cartelloni pubblicitari sui quali aveva fatto scrivere: “Better Call Saul!”.  

Better Call Saul è quindi la storia di come Jimmy (Bob Odenkirk), un modesto avvocato, scopre in Saul Goodman   il suo lato malvagio ma anche quello più ingegnoso, prima dei fatti raccontati in Breaking Bad. Ne’ Walter White, ne’ Jesse (il giovane assistente del chimico) compaiono in questa prima stagione. 

Prodotta dalla Sony Pictures Television, la serie è distribuita negli Stati Uniti su AMC che ha già rinnovato la seconda stagione. La prima puntata (andata in onda l’8 febbraio 2015) ha registrato il più alto ascolto di sempre nella storia della TV via cavo.  La serie non è ancora arrivata in Italia; probabilmente sarà disponibile in autunno.

Vedendo tutti gli episodi della prima stagione diventa chiaro come Jimmy McGill si è avviato su una strada  che, come sa lo spettatore che ha già visto Breaking Bad,  lo farà diventare spietato e senza scrupoli. Le due linee parallele bianche sul rettilineo stradale alla fine dell’ultima puntata dimostrano come i protagonisti dell’una e dell’altra serie viaggiano affiancati verso un’unica direzione: il male, anche se le motivazioni iniziali potevano essere differenti:  per Walter l’urgenza di aiutare la propria famiglia, per Jmmy  l’ambizione di sentirsi una persona rispettata per il suo potere.

Il messaggio che ci vuole trasmettere Vince Gilligan, già ideatore e produttore esecutivo di Breaking Bad, assieme a Peter Gould  è chiaro: l’etica del comportamento è un valore  relativo, subordinato agli obiettivi utilitaristici che si vogliono conseguire. La loro abilità, nella prima come nella seconda serie, sta tutta nell’ esser riusciti a giustificare questo relativismo etico, a fare in modo che  lo spettatore sia  portato a parteggiare per il cattivo, perché la sua è presentata come  una reazione a tutto ciò che di ingiusto la vita gli ha procurato..

I ritmi sono volutamente lenti, proprio perché lento deve essere il coinvolgimento dello spettatore nell'evolversi della coscienza dei personaggi.

Better Call Saul eccelle stilisticamente, proprio come la serie originaria; la caratterizzazione dei personaggi è minuziosa, ma in realtà è la loro mutazione morale il tema dominante del racconto.

Abbiamo visto in Breaking Bad quanto cinico diventerà l’impacciato avvocaticchio di oggi. Tuttavia la prima puntata di Better Call Saul inizia con un piccolo flash anni dopo i fatti narrati in Breaking Bad (per poi tornare subito ai precedenti). Scopriamo che l’avvocato si è rifugiato nel New Hampshire, sotto falsa identità.  Che possa redimersi un giorno, quando rimarrà davvero solo con se stesso? Ipotesi improbabile, se si pensa che in Breaking Bad sono i cattivi a vincere..  Ma forse gli autori ci vogliono riservare nuove, insolite sorprese.

Tornando alla  domanda iniziale, su quale sia la differenza tra un cattivo e un criminale, è proprio Mike, l’assistente di Saul, a rispondere. Il criminale, a differenza del cattivo, è uno specialista in quello che fa. Peccato che Mike non spieghi che un criminale è pur sempre un cattivo.  

Autore: Saverio Caruso
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ANNA KARENINA (Miniserie TV)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 12/03/2013 - 15:19
 
Titolo Originale: Anna Karenina
Paese: ITALIA
Anno: 2013
Regia: Christian Duguay
Sceneggiatura: FRANCESCO ARLANCH
Produzione: Lux Vide
Durata: 100' x 2
Interpreti: VITTORIA PUCCINI, SANTIAGO CABRERA, BENJAMIN SADLER, MAX VON THUN LOU DE LAAGE, CARLOTTA NATOLI, PIETRO SERMONTI LEA BOSCO

Anna vive a San Pietroburgo con il marito Aleksei Aleksandrovič Karenin, un alto funzionario del governo e il figlio Serëža. Si reca a Mosca invitata da suo fratello Stiva per aiutarlo a convincere la moglie Dolly a restare con lui, nonostante le sue frequenti infedeltà. Durante il viaggio conosce il nobile e affascinante ufficiale dell’esercito Aleksej Kirillovič Vronskij che inizia a manifestarle tutto il suo interesse. Intanto Kitty, la sorella di Dolly, rifiuta l’offerta di matrimonio ricevuta da Konstantin Dmitrič Levin, un aristocratico che vive nella sua tenuta di campagna perché innamorata del conte Vronskij. Mentre Levin torna disilluso nei suoi possedimenti intenzionato a modificare la condizione dei suoi braccianti visti ancora come servi della gleba, Anna, tornata a S. Pietroburgo, finisce per accettare la corte di Aleksej Vronskij…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Tutti i personaggi sono persone sensibili e si preoccupano di non far del male agli altri, pronti a riconoscere i propri errori e a perdonare
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena sensuale
Giudizio Artistico 
 
Ricostruzione molto curata della Russia di fine ‘800, intensa la recitazione di Vittoria Puccini e degli altri comprimari mentre la sceneggiatura porta molto bene in evidenza la ricca umanità di tutti i personaggi. Il difficile compromesso di conciliare la necessità di un racconto il più possibile completo con quello di rinchiuderlo all’interno di due sole puntate televisive ha costretto il montaggio a compattare i molti accadimenti con poco spazio per momenti di riflessione
Testo Breve:

Il romanzo di Tolstoj ritorna sul piccolo schermo in una versione più fedele allo spirito dell’originale: la ricerca della felicità coniugale vista attraverso le vicende di tre storie d’amore

C’era bisogno di un nuovo adattamento televisivo del romanzo di Lev Tolstoj Anna Karenina? La risposta è assolutamente si. Avevamo già lodato il recente film Anna Karenina del 2012 di Joe  Wright con Keira  Knightley e Jude Law per aver fatto piazza pulita delle precedenti versioni che si erano concentrate esclusivamente sulla figura di Anna, vittima fragile di una società rigida e bigotta e per aver recuperato lo spirito originario dell’autore: la ricerca della felicità coniugale. Una ricerca portata avanti attraverso l’osservazione di tre coppie: quella di Levin e Kitty che la trovano nella ordinarietà del vivere insieme giorno per giorno, quella di Stiva e Dolly che la ricostruiscono faticosamente attraverso il perdono e infine la ricerca senza sbocchi di Anna,  incapace di scegliere fra  desiderio e amore materno, fra ragione e sentimento.  La versione in forma di miniserial TV della coproduzione LuxVide-Rai Fiction (ed altre emittenti estere) ha compiuto lo stesso percorso in qualche modo accentuandolo, guidata dalla mano esperta e sensibile dello sceneggiatore Francesco Arlanch, con la regia di Christian Duguay (Coco Chanel, Sant'Agostino).

Fin dall’inizio il racconto annoda i destini delle tre coppie e le segue fino al finale, così diverso dai lavori precedenti, che focalizzavano l’acme della tensione narrativa intorno al suicidio di Anna a cui seguiva una rapida dissolvenza. In questo nuovo lavoro, se Anna conclude la sua infelice esistenza, Kevin e Kitty si godono la felicità del loro primo figlio, Dolly e Stiva ritrovano la loro serenità, circondati da una prole che continua ad aumentare, Kevin si avvicina alla fede, Vronskij, indossata nuovamente la divisa parte per il  fronte dei Balcani, Karenin si prende responsabilmente cura dei due orfani. Si tratta di una visione equilibrata e provvidenziale della vita che va avanti: “il poco che so l’ho imparato dalla vita stessa, che nonostante tutto continua” dice Kevin in commento finale fuori campo e che ora ha coscienza di un Dio forse ancora misterioso ma che pur esiste.

Non è facile ridurre un romanzo così complesso in un racconto di 200 minuti (la precedente versione televisiva del 1974 di Sandro Bolchi con Lea Massari durava sei puntate). Arlanch ha dovuto fare delle scelte ed anche delle aggiunte. Come lui stesso racconta, ha dovuto sviluppare l’inizio e lo sbocco della passione fra Anna e Vronskij che naturalmente Tolstoj non poteva approfondire secondo i costumi dell’epoca, dandoci meglio il senso della nascita di una passione sensuale e totalizzante. Ha inoltre reso visibile la crescita spirituale di Kitty (nel romanzo è dovuta all’incontro con la  giovane Varen'ka, dedita alla cura dei malati in una stazione balneare) attraverso il suo prendersi cura di un ufficiale ferito in un ospedale militare; ha brillantemente sostituito il modo con cui Kevin e Kitty  si dichiarano il loro amore (nel romanzo e nel film del 2012 è un progressivo disvelamento di parole attraverso il gioco dello Scarabeo, soluzione forse un po’ troppo letteraria)  con il loro toccarsi imprevisto e il ritrovarsi durante un gioco a mosca cieca.

La miniserie mostra fin dall’inizio grande cura nelle scenografie e nei costumi. Qualche perplessità suscita la colonna sonora: si è voluto innestare in un commento musicale classico anche “One day I’ll fly”  in un paio di momenti del racconto, ma se il mescolare classico e moderno diventava un tutt’uno con lo stile narrativo scelto da  Joe Wright  nel film del 2012, qui la soluzione viene percepita come una anomala discontinuità. Vittoria Puccini da’ il meglio di sé nei momenti di maggiore fragilità di Anna, quando non riesce a dominare gli eventi e non sa quale direzione far prendere alla sua vita. Bravi gli  altri coprotagonisti tutti considerati di eguale importanza, coerentemente con il difficile stile di Tolstoj che non privilegia mai nessuno ma si prende cura di tutti con incredibile realismo psicologico. Non c’è alcun modo, nei suoi lavori di schematizzare l’umanità dividendola fra buoni cattivi; in Anna Karenina tutti, indipendentemente dalla loro posizione nella storia, sono persone che sanno riflettere e appoggiarsi a un senso del divino più o meno definito. In questa prospettiva risulta carente il personaggio del principe Karenin, forse la figura più complessa proprio perché è colui che più di tutti si sforza di uscire da se stesso per cercare di capire, appellandosi alla sua fede, come è meglio comportarsi nella circostanze in cui si è trovato suo malgrado. In questo serial Tv è stato descritto soprattutto come persona anaffettiva i cui cambiamenti di atteggiamento nei confronti della moglie Anna appaiono poco motivati e non tradiscono i tormenti interiori di una persona che cerca di essere  giusta.

Alla fine il pubblico ha pienamente apprezzato la miniserie con più di 5 milioni di spettatori in entrambe le serate. Resta quindi ancora una volta da domandarsi perché le vicende di Anna Karenina continuano ad affascinare, al di là della grande perizia di Tolstoj nel raccontare storie appassionanti. Forse il segreto del continuo successo sta probabilmente nel fatto che il romanzo non dà risposte. Tutti i tentativi di delineare  Anna come una donna libera vittima di una società opprimente, Vronskj come  un fatuo dongiovanni, Kenin come un uomo tranquillo che approda a un matrimonio tranquillo, sono tentativi inutili di ingabbiare l’incredibile complessità dell’animo dei personaggi, che ci appaiono reali proprio perché complessi. Ma anche del senso di una vita che ti consente di approdare a parziali certezze ma che subito dopo ti pone davanti a nuove sfide.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIPREMIUM
Data Trasmissione: Sabato, 20. Marzo 2021 - 19:00


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UN PASSO DAL CIELO 2

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/30/2012 - 12:04
 
Titolo Originale: Un passo dal cielo 2
Paese: ITALIA
Anno: 2012
Regia: Riccardo Donna, Salvatore Basile
Sceneggiatura: Salvatore Basile, Francesca De Michelis, Enrico Oldoini, Mario, Ruggeri, Andrea Valagussa, Luisa Cotta Ramosino
Produzione: Rai Fiction, Lux Vide
Durata: 50 minuti ogni giovedì su RaiUno dal 14 ottobre 2012
Interpreti: Terence Hill, Francesco Salvi, Enrico Ianniello, Gaia Bermani Amaral, Katia Ricciarelli, Claudia Gaffuri

Pietro è un ispettore forestale della Val Pusteria, tutto dedito al suo lavoro da quando ha perso la moglie. Cerca sempre di collaborare con il commissario di polizia Nappi (i due hanno gli uffici contigui) appena si presenta un caso difficile. Pietro ha una grande conoscenza della natura e delle persone che vivono nella valle: solo lui riesce con la sua esperienza e il suo acume a risolvere i molti casi difficili che si presentano

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial presenta una comunità di persone unite da un forte senso di solidarietà e dall’amore per la natura
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il serial poggia su una struttura narrativa già ben collaudata con Don Matteo ed è incentrato sulla simpatia dei personaggi e sul carisma di Terence Hill
Testo Breve:

Terence Hill ha dismesso per la seconda volta gli abiti di Don Matteo per indossare quelli di Pietro, un ispettore forestale della Val Pusteria ma conserva tutta la sua capacità di guardare dentro le persone e gli avvenimenti più a fondo degli altri 

La simpatia dei personaggi. Potrebbe essere questa la sintesi della prima impressione che si ha guardando la seconda serie di “Un passo dal Cielo”, iniziata dal 14 ottobre 2012  ed in onda ogni giovedì su RaiUno.  

Simpatia certamente di Terence Hill: si percepisce chiaramente come per lui, il trovarsi immerso nella natura e aver cura degli animali  vuol dire assecondare le sue più segrete passioni.
Simpatici  anche gli altri personaggi  perché mostrano  tutti tratti molto umani. Anche se fra di loro possono nascere differenze di interessi e di vedute , sono  capaci di riflettere e sanno trovare il modo giusto per  riconciliarsi o riconoscere di avere sbagliato.  Enrico Ianniello (il commissario di  polizia) e Gianmarco Pozzoli  (l’assitente di polizia) hanno anche il compito di sviluppare gag comiche che alleggeriscono l’intrigo poliziesco che si sviluppa in ogni puntata.

Accanto alla simpatia c’è la bellezza dei luoghi delle riprese: è stata un’ottima e quasi audace scelta quella di ambientare gli episodi in Alta Val Pusteria,  vicino al paese di San Candido. Non sono molti i film di ambientazione montana;  le cime delle Alpi o delle Dolomiti  sono state quasi sempre sfruttate perché idonee a sviluppare  il pathos  che scaturisce da loro aspetto  minaccioso e  inaccessibile. In questo serial la montagna e le sue valli sono  al contrario un luogo di pace, un ambiente  che cela i suoi segreti  ma che si fa scoprire solo da chi la ama. Ad ogni puntata si fa la conoscenza con un nuovo animale selvaggio e le sue abitudini: sia esso il lupo vicino di casa di Pietro o un gufo reale o un orso.

La struttura  portante del racconto è stata ereditata dall’ormai veterana serie di Don Matteo: ogni puntata inizia con la scoperta di  un omicidio o un furto che viene risolto all’interno della puntata stessa; in questa serie si è cercato di metter a fuoco temi attuali: la tratta delle donne, l’inquinamento radioattivo, lo spionaggio industriale . Trasversalmente alle puntate si evolvono le vicende private dei protagonisti:, in particolare due  storie d’amore che faticano a realizzarsi. 
Una, fra il commissario Vincenzo e la veterinaria Silvia, ha la dinamica classica dell’insidia che proviene da un terzo incomodo (invero molto scomodo, visto che ha le belle sembianze di Raniero Monaco di Lapio); l'altra è più interessante e riguarda il rapporto fra Chiara, che è non vedente e Giorgio.

 

In questo caso  gli  sceneggiatori  hanno  osato veramente tanto,  configurando una dialettica fra una ragazza che ha una visione alta dell’amore che non vuole intaccare con un rapporto prematrimoniale  e Giorgio, più debole ed instabile.

Su tutto e su tutti sovrasta la figura Terence Hill e anche se ha dismesso la tonaca, conserva  l’abitudine di parlare poco, riflettere con calma, essere un saggio punto di riferimento per tutti.  Il suo dono esclusivo resta, come in Don Matteo, quello  di saper guardare dentro le persone e quindi di comprendere la dinamica delle situazioni meglio degli altri.

La figura di Pietro, da lui interpretata, ha delle nuove sfumature:  è più  carica di malinconia (spesso è sovrastato dal ricordo della moglie morta) ma al contempo è meno distaccata di Don Matteo: ora che non ha più la tonaca, quando s’imbatte in una persona che non gli piace (tipicamente un bracconiere) è pronto anche a menar le mani.

Gli ottimi indici di ascolto confermano che vi è un vasto pubblico in grado di apprezzare la positività dei protagonisti  così come la bellezza degli scenari.
Unica osservazione: nel finale viene presentato, come chiosa conclusiva, un versetto preso da qualche poeta. Ci sembra  una scivolata emotiva non necessaria che sa troppo di cartiglio dei Baci Perugina.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GIRLS

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/29/2012 - 12:40
Titolo Originale: Girls
Paese: USA
Anno: 2012
Produzione: Apatow Productions
Durata: 30 minuti su MTV dal 10 ottobre 2012
Interpreti: Lena Dunham, Jemima Kirke, Allison Williams, Zosia Mamet:

La serie segue le vicende di quattro amiche, poco più che ventenni che hanno finito gli studi e cercando di dipendere il meno possibile dai genitori, vivono a New York passando da fallimenti lavorativi a relazioni sentimentali senza futuro.
Hannah dovrebbe scrivere un libro che non termina mai, non riesce a trovare un lavoro, i genitori gli hanno tagliato i fondi e più che una relazione, ha incontri occasionali con Adam.
Marnie condivide l’appartamento con Hannah, con la quale è stata in collegio. Lavora in una galleria d’arte. Ha un boyfriend, Charlie ma sono entrambi incerti sul destino della loro relazione
Shoshanna che è ancora studentessa alla New York University, passa le ore navigando sui Social Network ed ha un grosso problema: è ancora vergine
Jessa è la cugina inglese di Shoshanna; è tornata dalla Francia per abitare nell’appartamento della cugina ed è incinta. Si organizza per abortire ma all’ultimo momento scopre che si tratta di un falso allarme.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial mostra la vita desolante di ragazze ventenni (probabilmente caricata ad arte), prive di sentimenti e di passioni ma baricentrate esclusivamente sul sesso
Pubblico 
Sconsigliato
Sequenze amorose esplicite e crude nei dettagli
Giudizio Artistico 
 
La regista-sceneggiatrice-produttrice mostra un sicuro talento nel ricostruire i dialoghi ironici di una generazione di ventenni alla ricerca della propria autonomia
Testo Breve:

Girls è un nuovo serial televisivo che parla di quattro ragazze ventenni di New York. Il racconto è crudo e furbamente scandaloso trasmesso  infelicemente in chiaro su MTV

Costituisce ormai una realtà diffusa il fatto che gli adolescenti e le adolescenti non trovino i loro riferimenti comportamentali nella scuola e spesso neanche in famiglia ma la loro fonte di ispirazione principale sia costituita dalle figure-leader del  gruppo a cui appartengono e da quanto apprendono dalla televisione e dal cinema.

Lo confessa anche Lena Dunham, regista, sceneggiatrice e protagonista della serie Girls: da adolescente la sua vita e le sue esperienze si sono rispecchiate  nei teen-drama  My so-called life e Felicity (trasmesso da Rai2 nel periodo 2002-2004). In seguito Lena, dopo il college, non ha avuto un serial a cui ispirarsi: Gossip Girl  (dal 2009 su Italia1) riproduce un mondo troppo  esclusivo ed elitario di New York mentre  Sex and the City (dal 2000 su LA7) fa riferimento a donne già in carriera nel lavoro e nell’amore. Era evidente quindi che c’era un vuoto, proprio riguardo alle ragazze nella fascia 20-25 anni e a quel momento delicato in cui  hanno finito il college, vogliono  rendersi indipendenti dalla famiglia andando a vivere da sole,magari  coabitando con altre amiche  e cercando di inserirsi nel mondo del lavoro. 
Girls cerca di ricostruire proprio questa situazione e a detta dei produttori, lo ha fatto nel modo più realistico possibile, baricentrando il racconto intorno a un quartiere di New York e un appartamento –tipo che rispetta le scelte di queste ragazze  e prendendo   gli abiti delle protagoniste  dalle boutique giovanili della zona.

Arrivati alla terza puntata, l’autrice si mostra indubbiamente  brava nella costruzione dei dialoghi, nel raccontare le storie delle quattro ragazze con tono fresco e giovanile; la comicità è costruita sull’ironia delle situazioni, a volte virate sul lunatico, sui loro complessi e debolezze.

L e ragazze parlano di lavoro, quello trovato ma soprattutto quello cercato, si preoccupano del loro look ma sicuramente il tema dominante, che occupa i loro pensieri e le loro giornate è il sesso.  Non si tratta di amore, di innamoramento ma sesso nella sua pura fisicità. Nei loro dialoghi non si parla mai di amore perché nella precarietà dei rapporti di una single society si tratta di  qualcosa di troppo impegnativo, di ormai estraneo al loro orizzonte. Non c’è neanche passione fisica nei loro incontri:  la sessualità è degradata al livello di gradevole intrattenimento, dove ognuno dei due partner ricava dall’altro ciò che vuole ricavare restando rigorosamente se stesso. 

Anche tutto ciò che gira intorno a questo tema dominante è routine,  come la cortesia  di non lasciare sola ma accompagnare in ambulatorio l’amica che deve abortire oppure  scoprire di aver contratto una malattia venerea e cercare di ritrovare tutti i partner che si sono avuti negli ultimi due anni per capire chi è il responsabile del contagio.  Nel loro appartamento in affitto le ragazze riescono anche a organizzare simpatiche cenette con degli amici; sono brave a cucinare ma  soprattutto riescono ad organizzare la sorpresa finale: una bevanda a base di oppio che faccia “sballare” tutte quante.

 Lena Dunham insiste (e le critiche americane lo confermano) nell’affermare che con questa serie ha voluto presentare  le ragazze ventenni di oggi di New York esattamente come sono nella realtà. C’è motivo di pensare invece che si tratti di un prodotto furbo, che cerca di attirare con qualcosa che potrebbe ancora risultare pruriginoso anche se questo obiettivo è sempre più difficile perché l’asticella, serial dopo serial, è posizionata ormai troppo in alto.

Ciò che è grave è il fatto che il serial sia trasmesso in chiaro su MTV, il canale degli adolescenti per antonomasia anche se viene preceduta da un autoassolutorio “Il programma è per ragazzi accompagnati dai  genitori e la trasmissione è alle 23,20

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TOUCH

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/21/2012 - 17:33
Titolo Originale: Touch
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Tim Kring
Sceneggiatura: Tim Kring
Produzione: Twentieth Century Fox Film Production
Durata: 45 minuti a puntata
Interpreti: Kiefer Sutherland, David Mazouz, Gugu Mbatha-Raw:

Martin , dopo la morte della moglie negli attacchi terroristici dell'11 settembre, si ritrova a dover prendersi cura da solo del figlio Jake undicenne, autistico e muto e deve continuamente mostrare di esserne idoneo all'assistenza sociale che vorrebbe portarlo in un istituto specializzato. . La vita di Martin cambia quando casualmente scopre la propensione del figlio per i numeri, grazie ai quali riesce a vedere cose che nessun altro può vedere e prevedere così eventi futuri..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial si agita in uno stagno New Age che ci vede tutti parte di un complesso meccanismo retto da regole matematiche che solo pochi eletti riescono a decifrare. Una scena odiosa dove due donne si decidono per una fecondazione eterologa
Pubblico 
Adolescenti
Ci vuole una certa maturità per vagliare criticamente le dottrine che il serial propone
Giudizio Artistico 
 
Il film riesce a incuriosire con le sue trovate originali ma è facile scoprire il meccanismo che si ripete puntata dopo puntata. Manca una storia d’amore portante
Testo Breve:

Un bambino di 11 anni, autistico dalla nascita sa  interpretare   le leggi matematiche che regolano l’universo  e  i loro significati più profondi .  Una suggestione New Age che ci vede tutti parte di un complesso meccanismo impersonale che predetermina  i nostri destini

 “Molte cose ci appaiono caotiche: in realtà seguono leggi sofisticate. Gli schemi matematici non mentono mai ma solo alcuni di noi riescono ad interpretarli. Secondo una antica leggenda cinese esiste un filo rosso che unisce tutte le caviglie di coloro che sono destinati  ad incontrarsi. Il filo può allungarsi, può arrotolarsi ma non si rompe mai. E’ tutto predeterminato dalle probabilità matematiche. Il mio compito è individuare quei numeri per collegare le persone i cui destini devono incrociarsi”.

E’ questa la voce fuori campo che costituisce l’incipit della prima puntata della serie. Chi parla è un ragazzo di 11 anni, autistico che non parla dalla nascita ma che dispone di una dote particolare: percepisce le connessioni numeriche che sono alla base dell’apparente casualità degli eventi che ci capitano, del nostro incontrarsi.

Ha un padre molto premuroso, soprattutto da quando la madre è morta sotto le macerie  delle torri gemelle. Non riesce a farlo uscire dal proprio silenzio (almeno nella prima serie) ma ha compreso che deve fare tesoro delle indicazioni che il figlio gli fornisce in modo che le profezie che sono racchiuse nei suoi messaggi numerici possano avverarsi.

Ecco che due gemelle che sono state separate dalla nascita  riescono a conoscersi; un uomo che ha un passato da dimenticare decide di rendersi utile per  ristrutturare una chiesa; una figlia e un padre che avevano cessato i loro rapporti riescono ad incontrarsi; due soldati in Irak dispersi nel deserto vengono ritrovati grazie all’illuminazione provvidenziale che si crea per un corto circuito, a sua volta causato da un errore provvidenziale…

Si potrebbe continuare ma la mancanza di qualsiasi comprensibilità umana sulla coincidenza di eventi altamente eterogenei rende difficile concedere un credito di credibilità razionale a ciò che si sta vedendo, se non abbandonandosi  a latenti suggestioni inconsce.

Ogni puntata è sufficientemente ricca di sorprese da mantenere alto l’interesse del pubblico, grazie anche alla presenza di Kiefer Sutherland; c’è però il sospetto che lo spettatore finisca presto per  accorgersi della ripetitività del meccanismo che, puntata dopo puntata, sottende il racconto: si inizia sempre con il piccolo Jake che comunica in modo silente dei numeri, in base ai quali il padre si sposta per la città,  telefona, incontra persone senza all’inizio sapere quale sia il motivo . Discretamente l’assistente sociale Clea lo comprende e lo supporta. . Sicuramente non aiuta la mancanza di una storia d’amore portante che si sviluppi trasversalmente alle puntate e non rallegra certo il vedere il piccolo Jake perennemente con la stessa espressione e incapace di parlare.
In una delle puntate due lesbiche decidono di "far famiglia" e grazie all'alchimia dei numeri di Jake scoprono, commosse, di aver trovato il donatore del seme che fa per loro (per la cronaca il donatore doveva essere della bilancia, perché una delle due donne è molto superstiziosa). Ovviamente in questa storia si dimentica che in questo modo si stanno gravemente violando i diritti del nascituro, che viene privato della certezza della sue radici.

Resta da comprendere perché, almeno per il mercato americano, si sia sentita la necessità di produrre una storia così esoterica. Una lettura  superficiale potrebbe portare alla conclusione che si tratti di un invito a percepire la provvidenza che guida in modo misterioso la vita di noi tutti. Nell’ incipit di una puntata si parla anche della necessità di pregare, ma ciò porta solo fuori strada.

Dobbiamo subito sgomberare il campo dall’ipotesi che si voglia far riferimento ad una delle tre religioni monoteiste: ciò porterebbe a ipotizzare l’esistenza di un dio personale, con il quale si può parlare, pregare appunto.

Siamo in realtà molto più vicini a religioni induiste, a un Brahman, una forza impersonale che causa l’universo e che tutto sorregge. Non a caso nell’episodio 4 uno dei protagonisti parla del Karma: la legge di causa ed effetto a cui siamo  vincolati e che ci premia e punisce a seconda di come ci siamo comportati.

Il serial  sembra esprimere una delle tante varianti della New Age, e sicuramente mostra di aver  abbandonato le religioni tradizionali occidentali. Lascia intendere che solo dalla scienza potremo avere una risposta alle nostre domande sul senso della nostra esistenza (qualcosa di simile era stato espresso in Hereafter di Clint Eastwood). Nel frattempo, in attesa che il mistero venga svelato, non resta che puntare sulla solidarietà umana, come sembrano suggerire gli incipit programmatici presenti in ogni puntata: tollerarsi a vicenda e lasciare che ognuno segua la propria strada, le proprie aspirazioni.  
In una delle puntate due lesbiche decidono di "far famiglia" e grazie all'alchimia dei numeri di Jake scoprono, commosse, di aver trovato il donatore del seme che fa per loro (per la cronaca il donatore doveva essere della bilancia, perché una delle due donne è molto superstiziosa). Ovviamente in questa storia si dimentica che in questo modo si stanno gravemente violando i diritti del nascituro, che viene privato della certezza della sue radici.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MODERN FAMILY - Seconda stagione

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/09/2011 - 19:28
Titolo Originale: Modern Family
Paese: USA
Anno: 2009
Sceneggiatura: Christopher Lloyd e Steven Levitan
Produzione: 20th Century Fox
Durata: dal 2010 in Italia sul canale Fox
Interpreti: Ed O'Neill, Sofia Vergara, JUlie Bowen, Ty Burrell, Jesse Tyler Ferguson, Eric Stonestreet

La serie televisiva ruota attorno a tre distinti nuclei familiari: Jay Pritchett non più giovane, sposato con la esuberante colombiana Gloria, entrambi al loro secondo matrimonio; Claire, sua figlia, è sposata con Phil ed hanno tre figli, fra cui due scatenate adolescenti. Infine ci sono Mitchell, il figlio di Jay e il suo compagno Cameron che convivono con Lily, la bambina vietnamita adottata.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Molto affetto circola fra i componenti delle tre famiglie fra di loro però non c'è il vero cercare il bene dell'altro, quanto piuttosto il cercare di non urtarlo, di non offenderlo nei suoi condizionamenti caratteriali. La psicoanalisi è l'unico metodo interpretativo dei nostri atti
Pubblico 
Pre-adolescenti
Può destare una certa perplessità da parte dei più piccoli la situazione di Lily, una piccola bambina vietnamita adottata da due uomini. L'ipotesi presentata nella sit com è comunque irreale, perché il governo vietnamita vieta l'adozione di bambini ai singoli o alle coppie omosessuali
Giudizio Artistico 
 
La sceneggiatura riesce sempre a trovare spunti umoristi nelle situazione più ordinarie di una famiglia, grazie anche alla bravura di tutti i protagonisti
Testo Breve:

Questa sit com americana si pone l'obiettivo di dimostrare sorridendo che le modern family (famiglie allargate, coppie di omosessuali) poco o nulla hanno da invidiare alla solidità e alla ricchezza di affetti di quelle clasiche. I comportamenti dei vari protagonisti non sono infatti visti nelle categorie del bene e del male, perchè sono come imprigionati nei loro aspetti caratteriali e l'interpretazione psicoanalitica sembra essere l'unico modo valido per giustificare i nostri atti.

Perché il titolo di Modern Family? In che cosa le tre famiglie di questa sit com della Twenty Century Fox sono moderne?

Se Claire e Phil con i loro tre figli appaiono assolutamente normali,  Jay e la colombiana Gloria, più giovane di lui di più di dieci anni, sono entrambi al loro secondo matrimonio e infine Mitchell e Cameron sono una coppia gay che ha adottato una bambina vietnamita.

Si potrebbe pensare che queste “moderne particolarità” sono state inserite per avere spunti di tensione, alti e bassi utili per per trovare nuovi motivi di interesse puntata dopo puntata, ma niente di tutto questo.

Le tre famiglie sono colte nelle piccole cose di ogni giorno e gli eventi intorno ai quali si sviluppano le puntate fanno parte del più ordinario calendario familiare: la festa di Natale, il Thanks Giving day, Halloween, il primo ballo a scuola, il compleanno ora di Claire ora della piccola Lily, la vendita della vecchia macchina…

Con grande abilità, intorno a questi eventi, grazie anche alla bravura dei personaggi, si creano situazioni di tensione o di incomprensione iniziale (mai drammatiche, anzi piene di spunti comici) che poi si concludono a fine episodio con un abbraccio e con il rinnovo degli affetti familiari.

La dialettica fra i personaggi è costruita intorno a particolarità caratteriali ben definite. Phil è un uomo non particolarmente dotato, un insicuro maldestro che cerca sempre di farsi coraggio; Claire è una donna decisa e fattiva che ci tiene a dare un’educazione severa alle sue due figlie adolescenti, salvo poi scoprire che proprio lei da ragazza non si è comportata in modo particolarmente esemplare; Gloria è una colombiana dal sangue caliente, sempre pronta a prendere fuoco, mentre Jay suo marito, che è anche il padre di Claire e di Mitchell, ha la compostezza della sua età e fa del suo meglio per stare dietro all’esuberanza della giovane moglie.

In tutti gli episodi Freud la fa da padrone: ogni personaggio ha qualche insicurezza contratta nel periodo giovanile, qualche fragilità che riemerge periodicamente ma che poi si appiana solo grazie all’aiuto dei familiari.

L’obiettivo della serie, che ha vinto finora 11 Emmy Award su 31 candidature,  sembra proprio quello di dimostrare che le modern family poco o nulla hanno da invidiare alla solidità e alla ricchezza di affetti di quelle passate.

In modo simile un’altra serie, Glee, attualmente pervenuta alla sua terza stagione, sta cercando di imporre un nuovo standard di comportamento familiare e adolescenziale ma la sua posizione è decisamente più ideologica e distruttiva.

Se Glee non mostra di credere al valore della fedeltà coniugale, Modern Family la difende espressamente: nell’ottava puntata Mitchel e Cameron aiutano ad avvicinare due anziani che sembrano desiderosi di incontrarsi ma quando scoprono che uno dei due è già sposato, desistono dall’iniziativa. Alla festa di Halloween (puntata 6) Claire e Phil si ritrovano dopo aver litigato e quando Claire gli esprime la certezza che resteranno sempre insieme, Phil domanda: “è una promessa?” Claire risponde: “lo lo voglio”, dando una bella dimostrazione dell’aspetto volitivo e progettuale dell’amore.

Un discorso specifico merita il tema dell’omosessualità: nei molteplici episodi in cui il tema è trattato, Glee si mostra infarcito della disumana teoria dei generi: in una puntata della seconda stagione di Modern Family, Mitchel confida al padre il dilemma che ha con il suo compagno: debbono decidere chi dei due continuerà a lavorare e chi resterà a casa, con funzioni più femminili, a badare alla bambina. Jay ricorda al figlio che qualunque sia la decisione che prenderanno, entrambi restano comunque degli uomini.

I due omosessuali sono ritratti nello loro piccole manie, a volte nevrastenie, probabilmente per rendere le situazioni più comiche ma ciò ha innescato le reazioni delle comunità gay americane che hanno considerato il personaggio di Cameron troppo caricaturalmente affettato. Si sono inoltre lamentate del fatto che Mitchel e Cameron non vengono mai ritratti mente si scambiamo affettuosità (ad essere onesti anche i baci fra gli etero sono molto rari in questa fiction): in seguito a queste polemiche è stata prodotta la seconda puntata della seconda stagione, intitolata appunto the kiss, dove tutti i parenti al completo invitano il timido Mitchel ad avere il coraggio a dare un bacio in pubblico al suo compagno.

Il tema della fede è trattato nella terza puntata: se Glee aveva una posizione apertamente atea, Modern Family ha un atteggiamento che potremmo definire bipartisan: Jay decide di non andare più in chiesa perché preferisce “pregare Dio nella natura” e invita il suo figliastro Manny a fare altrettanto. Il sodalizio dura poco perché alla dichiarazione di Jay: “l’inferno non esiste” il ragazzo lo incalza con estremo rigore logico e quando Jay si arrende confessando che la sua è solo una teoria, Manny ritorna dalla mamma ormai convinto che bisogna andare a messa.

I rapporti di Claire e Phil con Haley, la loro irrequieta figlia adolescente, sembrano al contrario improntati alla “modernità”: Phil sa che la figlia riceve il fidanzato di sera al piano di sopra in camera sua ma preferisce non intervenire.

Possiamo concludere che la rassicurante proposta di riconoscimento delle nuove forme di unione familiare risulta valida e convincente?
Andando un po’ indietro nel tempo torniamo per un momento a un’altra famiglia televisiva, quella dei Cunningham di Happy Days (iniziata nel 1974): si parlava, soprattutto nelle prime serie, della progressiva maturazione dell’adolescente Richie. Fra molti errori e ingenuità ma sempre con il sostegno della famiglia e la solidarietà dei compagni, Richie, puntata dopo puntata, scopriva valori importanti: a volta imparava che bisogna sempre dire la verità, a volte che ha la forza di rinunziare al sabato sera per dare una mano al padre in negozio…

Anche Happy days ci proponeva una famiglia ritratta nei piccoli avvenimenti di ogni giorno ma venivano posti in evidenza alcuni valori oggettivi, essenziali per la maturazione di un adolescente.

In Modern Family ci viene invece presentata una umanità sostanzialmente fragile, sempre pronta ad andare su lettino dello psicanalista; dove ognuno cerca non il bene ma quello che ritiene sia il proprio bene secondo criteri personali; non ci sono valori assoluti da condividere se non il rispetto degli altri verso il proprio comportamento e la vicinanza affettuosa e acritica dei propri familiari.  Non ci sono comportamenti giusti o sbagliati perchè ogni nostro atto trova giustificazione nella psicoanalisi.  La psicoanalisema

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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