Serial TV

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RISED BY WOLVES - UNA NUOVA UMANITA' (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 03/15/2021 - 18:47
Titolo Originale: Rised by Wolves
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Sceneggiatura: Aaron Guzikowski
Produzione: Film Afrika, Lit Entertainment, Shadycat Productions, Scott Free Productions
Durata: 10 episodi di 50'
Interpreti: Amanda Collin, Abubakar Salim, Travis Fimmel, Niamh Algar, • Winta McGrath

Nel XXII secolo, la terra è stata devastata dalla guerra fra le fazioni degli atei e i mitraici, fedeli alla divinità Sol. Due androidi, chiamati Madre e Padre, si sono imbarcati su una navicella spaziale per raggiungere il lontano pianeta Kepler – 22b. Portano con sé 12 embrioni umani con cui iniziare una nuova, pacifica civiltà. Dopo dodici anni, solo un ragazzo, Champion, è sopravvissuto. Nel frattempo un’altra astronave ha raggiunto il pianeta: è costituita da fedeli dei dio Sol e intendono anche loro sviluppare una colonia di aderenti alla loro fede. Fra l’equipaggio c’è una coppia, Marcus e Sue, che hanno militato nel partito degli atei, ma che pur di lasciare la terra, hanno assunto, tramite plastica facciale, le sembianze di una coppia di mitraici…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Vengono ben evidenziate le virtù della genitorialità e dell’amicizia, quest’ultima soprattutto fra i più giovani, ma su tutto pervade un atteggiamento scettico verso l’uomo e sulla sua incapacità di correggere i propri errori
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene risultano impressionanti
Giudizio Artistico 
 
L’interpretazione di Amanda Collin nella sua ambiguità di donna robot che lascia trapelare sentimenti molto umani, è straordinaria e fa perdonare molte incompiutezze della serie
Testo Breve:

Kelerr-22b è il pianeta verso il quale sono approdati scampoli di umanità dopo che la terra è stata distrutta dalla lotta senza quartiere di fazioni avverse ma la speranza per un futuro migliore è offuscata dal mai spento istinto di sopraffazione. Un Ridley Scott in versione serial che non convince pienamente. Su Sky

La Madre ha intorno a se Champion e gli altri giovani umani che è riuscita a sottrarre alla navicella mitraica da poco atterrata. E’ il momento di far loro un importante discorso. La missione per la quale si debbono sentire fortemente coinvolti – spiega Madre,- è quella di fondare su quel pianeta una nuova, pacifica e atea civiltà. A tutti quei ragazzi che ha davanti a sè che, tranne Champion, sono cresciuti nella fede nel dio Sol, ricorda loro che: “La fede nel non reale dona conforto alla vita umana ma la indebolisce al tempo stesso. La civiltà che state seminando qui sarà fondata sulla fede nel genere umano in se stesso. Non in una divinità immaginata”. Quando uno dei ragazzi le fa notare che la preghiera dona conforto, lei ribatte con gentilezza: “Magari una preghiera può far star meglio lo spirito; in realtà solo la scienza può farlo.  Non progrediremo mai se non ci opponiamo all’urgenza di cercare sollievo nella fantasia”.

Con questo lavoro Ridley Scott ha deciso, anche lui, di inserirsi nel settore emergente dei serial televisivi e lo fa da produttore (anche da regista ma solo per le prime due puntate).

Conosciamo tutti questo poderoso costruttore di atmosfere, ambientazioni, capaci di proiettarci in mondi futuribili e scuoterci con le nostre paure ataviche (Blade Runner, Alien) o portarci indietro in un tempo ancora per noi carico di significato (Il Gladiatore, Le Crociate, Robin Hood).

Le tematiche a lui care, nei film di fantascienza, ci sono tutte: fuggire con un’astronave dalla terra ormai distrutta alla ricerca di nuovi pianeti; androidi come protagonisti della storia; scene raccapriccianti dove esseri misteriosi prima si contorcono e poi “esplodono” al di fuori del corpo umano che li ospitava.

Ma Ridley Scott ha un’altra peculiarità: ci tiene a sottolineare come le varie religioni tuttora presenti nel mondo siano la causa di tutti i mali che hanno afflitto e affliggono il mondo. Tema chiaramente sviluppato in Le crociate e in parte in Robin Hood e che ora mette subito in chiaro, con il discorso che abbiamo riportato, fin dal primo episodio. Le frecciate che lancia Ridey Scott sono indirizzate prevalentemente al cristianesimo: in I crociati il “buono” era il feroce saladino; in Robin Hood venivano evidenziati i soprusi dei conventi-imprenditori e ora, in Rised by Woves, anche se i fanatici fedeli sono chiamati mitraici, si vede chiaramente che si fa riferimento a una religione dove ci si comunica con l’acqua e con il vino.

Alla fine, polemiche o no, il grande mago avrebbe potuto nuovamente incantarci con le sue magiche visioni/allucinazioni, eppure qualcosa, in questo serial, non ha funzionato. A iniziare dalla trama stessa, che forse sente il peso dell’impegno di prolungare il suo sviluppo su più episodi e su più stagioni. Ogni puntata cerca di portare una novità, una sorpresa inaspettata, ma ciò finisce per  causare una perdita del focus portante. I grandiosi scenari che sarebbe stato logico aspettarsi ancora una volta, sono qui ridotti all’essenziale, semplificati in zone aride costellate di profondi crateri. Ciò che maggiormente affievolisce la vis narrativa è la frequente perdita di identità dei protagonisti. La Madre ha notizie sconvolgenti su chi le ha impresso la sua identità; Marcus, ateo convinto, si converte a una forma estrema di mitraismo a causa di voci misteriose e segni che lo hanno turbato; anche il giovane Champion riceve continue rivelazioni. Questi fenomeni, più che accrescere il fascino del mistero, disorientano lo spettatore che finisce per perdersi nell’individuazione del proprio eroe.   La stessa vis polemica sulla contrapposizione fra ragione e fede, che poteva essere uno spunto interessante, si infrange proprio perché non si sa più bene chi stia dalla parte di chi. Solo l’istinto materno, negli umani come negli androidi, costituisce una forza  che unisce tutti e che non si affievolisce lungo il racconto. Ma noi percepiamo, grazie alla prodigiosa bravura di Amanda Collin che l’istinto di Madre è metallico, inculcato dal suo costruttore e quello paterno di Marcus si è trasformato in un’ossessione malata.  

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BORGEN - IL POTERE (prima stagone)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/08/2020 - 20:46
Titolo Originale: Borgen
Paese: Danimaca
Anno: 2010
Regia: Adam Price
Sceneggiatura: Adam Price
Produzione: DR Fiktion
Durata: 10 putate di 60' su NEFLIX
Interpreti: Sidse Babett Knudsen, Mikael Birkkjær, Birgitte Hjort Sørensen

Copenaghen oggi. Birgitte Nyborg è capogruppo dell’area dei moderati del parlamento danese e alle ultime elezioni ha avuto un successo inaspettato, senza però diventare partito di maggioranza. Riesce ugualmente a essere nominata primo ministro grazie all’imbastitura di un abile equilibrio di alleanze. Diventa così il primo ministro-donna nella storia della Danimarca e si impegna nel difficile compito di conciliare il suo incarico politico con la sua vita privata. E’ sposata con due figli e ha stabilito un patto con il marito: lui si occupa per cinque anni in priorità della famiglia (per questo motivo ha lasciato un posto di prestigio in una industria nazionale per dedicarsi all’insegnamento universitario) mentre la moglie porta avanti il suo impegno politico. Ma la nomina a primo ministro arriva proprio quando Birgitte ha esaurito i cinque anni a sua disposizione...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un primo ministro donna gestisce la complessa situazione politica del suo paese cercando di attenersi sempre a principi di correttezza e di giustizia. Ma è presente un episodio di aborto e uno di suicidio visti in modo acritico, come opzioni possibili
Pubblico 
Pre-adolescenti
Non ci sono nudità ma ci sono numerosi episodi che risultano espressione di una società sessualmente disinvolta
Giudizio Artistico 
 
Puntate avvincenti, costruite con grande senso drammatugico, personaggi molto ben tratteggiati e interpretati
Testo Breve:

Una donna per la prima volta alla carica di primo ministro di Danimarca. Una lucida descrizione dei meccanismimi, nel bene e nel male, che pilotano le democrazie occidentali e del valore della libertà di stampa. Su NETFLIX

E’ una gradevole sorpresa questo serial danese che segue le vicende della prima donna diventata primo ministro in Danimarca (solo recemente questa ipotesi  è diventata realtà).  “La democrazia è la peggior forma di governo eccezion fatta per tutte le altre forme sperimentate finora” – W Churchill. Ogni puntata inizia con un’epigrafe e questa dello statista inglese si adatta perfettamente al serial che mostra con grande realismo i meccanismi della politica di qualsiasi democrazia europea. Precarie alleanze fra i partiti, ricatti di chi cerca il potere per il potere, compromessi che bisogna accettare. Il tutto sotto la pressione della stampa e della televisione (felicemente libera), sempre pronta a catturare degli scoop che stimolino la curioistà degli spettatori, pur nel rigoroso vaglio delle fonti. In questo contesto il serial ben evidenzia come il mestiere di spin doctor sia diventato di importanza cruciale.

 In questa prospepttiva House of Cards,  risulta troppo cinico, West Wing bello ma un po’ idealista, l’italiano 1992 sbilanciato sugli scandali a fondo sessuale. Questo Borgen – Il Potere mette a nudo con precisione sartoriale molti meccanismi della politica pur conservando un ottimo ritmo narrativo. Le mosse e contro mosse si susseguono e la vicenda si evolve quasi sempre in modo imprevedibile, ogni azione ha in nuce la sua controreazione, in una spirale molto simile a ciò che accade nella realtà,  una virtù narrativa che ricorda molto le opere di Vice Gilligan  (Breaking Back e Better Call Saul).  I vari episodi non mancano di coprire tematiche di attualità che sono in comune con altri paesi europei (le pari opportunità per le donne, le interferenze degli Stati Uniti quando si tratta di forniture militari o di spionaggio,..)  a qui si aggiunge qualche problema tipicamente danese come i difficili rapporti con la Groenlandia. Non abbiamo ancora finito di tessere le doti di questo serial perchè bisogna riconoscere che tutti i personaggi, anche quelli di appoggio sono ben disegnati e interpretati da ottimi attori. Brigitte Nyborg, la protagonista, merita però un discorso a se’: è il personaggio più complesso ma anche quello in cui rifulgono molte virtù umane. E’ determinata a raggiungere gli obiettivi politici che si è prefissata ma si trova quasi sempre imbottigliata in veti incrociati e ricattata  da prepotenti che agiscono al  solo scopo di mantenere o aumentare la propria posizione di potere. In  questi contesti difficil Brigitte rende manifeste le sue  doti alle quali non si può negare un’impronta femminile: non perde la calma, se la situazione è complessa preferisce dilazionare per affrontare il problema sotto una diversa angolatura. In nessun caso accetta di compiere azioni “sporche” o sleali. Quando il problema viene risolto, lei non conserva rancore. Un bell’episodio si svolge nell’episodio 5 della stagione 1, quando si accorge che una sua collaboratrice ha detto il falso sul suo curriculum di studi. Lei cerca ancora di recuperarla, la invita a parlare onestamente, senza tema di ritorsioni, ma quando lei continua a nascondere la verità, non le resta che licenziarla. Alla fine, episodio dopo episodio, lei riesce a vincere quasi sempre ma non si è trattato dell’abilità di un scacchisa: le sue vittorie hanno radici più profonde. Lei agisce ubbidendo a dei principi e rispettando un’etica professionale. Gli altri agiscono per opportunismo personale e sono quindi “comprabili”.Adam Price ha disegnato il ritratto del “principe” ideale, molto diverso da quello di Macchiavelli.

Forse un po’ troppo semplice è il rapporto con il marito nella prima stagione: rientro di lei tardi la sera, scambio di affettuosità, richiesta di perdono da parte di Brigitte per non aver avuto tempo per dedicarsi ai figli.  Ma il seguito della storia mostrerà dei risvolti anche nella sfera privata..

Se molti sono i pregi di questo serial, dobbiamo anche evidenziare alcuni aspetti poco felici. Ci si riferisce al tema della vita e della morte. Il passaggio da uno stato all’altro rientra fra le opzioni possibili e viene gestito in prima persona da alcuni personaggi della serie. Ecco che una ragazza decide di abortire appena questa opzione, nel suo schema mentale, diventa conveniente; lo stesso, per un altro personaggio, riguardo all’opzione  del suicido.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LUCIFER (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 06/29/2020 - 13:35
Titolo Originale: Lucifer
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Tom Kapinos
Sceneggiatura: Scott Chambliss
Produzione: Aggressive Mediocrity, DC Entertainment, Jerry Bruckheimer Television, Warner Bros. Television
Durata: 4 stagioni , 83 episodi di 45-55,
Interpreti: Tom Ellis, Lauren German, Kevin Alejandro, D. B. Woodside, Lesley-Ann Brandt

Lucifero, stufo della vita all’inferno, decide di venire sulla terra per conoscere più da vicino l’umanità. Arrivato a Los Angeles, apre un locale notturno, il Lux, e diventa famoso per i favori che è in grado di fornire. Per diverse vicende arriva a fare conoscenza della detective della Polizia di Los Angeles, Chloe Decker e ne diventa collaboratore. La vita terrena lo porta a dover gestire situazioni mai vissute prima, eventi che lo portano a farsi aiutare dalla psicoterapeuta Linda Martin. Anche suo fratello, l’angelo Amenadiel, e la sua alleata Mazikeen (un diavolo torturatore dell’inferno), sono al fianco di Lucifer nelle varie traversie che affronta.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Dietro le gradevoli vesti di un serial poliziesco e la presenza di molte persone positive (incluso un sacerdote che in S1 E9 si sacrifica per salvare un ragazzo) gli autori si divertono a beffeggiare alcuni elementi portanti della vita cristiana (il sacramento della confessione) e ipotizzano un Padre Divino insensibile alle invocazioni degli uomini. Viene inoltre patrocinata la libertà sessuale e poca rilevanza viene data ai legami coniugali
Pubblico 
Maggiorenni
Occorre una certa maturità per cogliere la malizia con la quale gli autori presentano la fede cristiana e più propriamente cattolica. Nessuna nudità ma molte allusioni sessuali. La danza di ballerine da cabaret vestite da suore
Giudizio Artistico 
 
Sceneggiatura tipica di un crime, con scansione temporale classica (scoperta del primo omicidio, indagine, ritrovamento di arma del delitto e presunto colpevole, colpo di scena, scoperta e cattura/morte del vero colpevole). Interpretazione degli attori convincente e credibile
Testo Breve:

Il serial di genere crime dove un’abile poliziotta è coadiuvata da un investigatore d’eccezione: nientemeno che Lucifero. Dietro una narrazione sempre ironica gli autori colgono il pretesto per beffeggiare alcuni pilastri della fede cattolica e patrocinare la libertà sessuale. Su NETFLIX

Un serial TV iniziato nel 2016 e tornato all’onore delle cronache dopo la conferma dell’uscita della quinta stagione. Ogni puntata prevede la soluzione un caso di omicidio (singolo o plurimo): sceneggiatura tipica di un crime, con scansione temporale classica (scoperta del primo omicidio, indagine, ritrovamento di arma del delitto e presunto colpevole, colpo di scena, scoperta e cattura/morte del vero colpevole). Ogni stagione presenta anche una storia che attraversa le diverse puntate aggiungendo piccoli indizi di volta in volta nel finale dell’episodio.

Nelle 83 puntate i personaggi principali vengono ben delineati nei loro caratteri e nelle loro personalità. C’è anche un minimo di indagine della loro psicologia (aiutati anche dalle sedute di psicoterapia che praticamente tutti i protagonisti fanno con Linda). Il protagonista, anche attraverso la sua spiccata ironia, non fa mancare momenti divertenti all’interno delle puntate. I pochi effetti speciali presenti (forse più trucco, che computer grafica) sono accettabili e funzionali alla storia, quindi non ostentati.

L’interpretazione degli attori è convincente e credibile, mai sopra le righe. Formalmente si presenta come un serial TV piacevole.

Forse è sul piano valoriale il tasto più dolente. Tante sono le sottolineature da fare a riguardo.

Innanzitutto la forzatura più grande: un diavolo che emerge come buono, collaborativo e comprensivo. Dio, per contro, un “padre” cattivo e permaloso, che costringe i suoi figli (gli angeli, secondo il serial) a fare quel che dice Lui: per esempio, l’idea di fondo è che Lucifer sta a capo dell’inferno perché Dio gli ha imposto questo compito (nulla a che fare con gli angeli decaduti e la disobbedienza all’Onnipotente). Durante tutto il serial emerge più volte la parola di sfida che Lucifer manda a colui che definisce “mio padre”. Parole che nascono da rabbia e rancore, ma in qualche modo giustificate dalla situazione (lo spettatore viene condotto ad immedesimarsi nella figura del protagonista, fino a quasi condividere le parole del diavolo). Troviamo anche numerose ed esplicite allusioni ad episodi della Bibbia (tra i personaggi, per esempio, compaiono Caino, Abele, Eva), senza nessun riferimento alla rivelazione ebraico-cristiana da cui i riferimenti culturali sono estrapolati, anzi stravolgendo le cose ancora una volta (Caino è il vero fratello buono dei due, per esempio). È difficile non pensare ad una denigrazione, seppure presentata in maniera soft, della fede cristiana. Il fatto che il collaboratore della polizia sia il diavolo, non aggiungendo un gran che al serial (non si contano, ormai, i serial TV con collaboratori della polizia perlomeno curiosi: The mentalist, Elementary, Dexter, Numb3rs, …), rischia di diventare grottesco.

Altra considerazione: sembra che i peccati siano solo quelli legati all’ambito affettivo. Le varie battute, allusioni e doppi sensi pronunciati da Lucifer hanno a che fare quasi sempre con l’ambito sessuale. Pur avendo il pregio di non mostrare nudità, però la promiscuità amorosa (detta ed esercitata) fa da sottotrama a tutto il resto: da relazioni (più o meno stabili) a rapporti occasionali, rapporti di gruppo, qualche allusione a relazioni omosessuali…

Tutto questo, purtroppo, confezionato in maniera leggera e divertente, tale da sembrare quasi innocua. Se non mancano i valori positivi della collaborazione, del sostengo reciproco per affrontare anche lutti e distacchi, sono però diluiti tra le criticità già elencate.

Pur essendo molto diffuso tra gli adolescenti, la visione è da consigliare solo per adulti (o, alla peggio, a degli adolescenti accompagnati da adulti) perché occorre una certa maturità per cogliere la malizia applicata dagli autori nei confronti della fede cristiana e più propriamente cattolica

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HEARTLAND (stagione 1)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 05/03/2020 - 15:19
 
Titolo Originale: Heartland
Paese: Canada
Anno: 2007
Produzione: Bell Broadcast and New Media Fund, Rescued Horse Season One, Seven24 Films
Durata: 10 eoisodi da 40'
Interpreti: Amber Marshall, Michelle Morgan, Shaun Johnston, Graham Wardle

Nelle montagne rocciose di Alberta, in Canada, Heartland è un ranch che alleva cavalli e funge da “clinica” per quei quadrupedi che sono diventati ribelli per qualche shock che hanno subito, grazie alle abilità della signora Marion. In un grave incidente Marion muore: il ranch continua a essere gestito dal nonno materno Jack, dalla quindicenne Amy, che ha ereditato le doti “curative” della madre e dalla sua sorellina Katie. Arriva anche Lou, la sorella maggiore di Amy, che ha lasciato il suo lavoro a New York per dare una mano, come amministratrice, per rimettere in piedi gli affari del ranch. Si unisce a loro anche Tyler un ragazzo che è stato condannato dal tribunale a svolgere un periodo di lavori utili sotto tutela. Il suo compito è quello di aiutare nonno Jack a tenere in ordine le stalle…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Nella fattoria di Heartland ci si occupa di curare le relazioni familiari con affetto e solidarietà, prendendo anche premurosa attenzione verso chi ne ha bisogno, uomini o animali che siano.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il serial ha una struttura semplice, adatta a venir compresa anche dai piccoli e punta tutto sulla simpatia dei protagonisti
Testo Breve:

Nel ranch Heartland, dopo la morte improvvisa della madre, due sorelle e il loro nonno cercano di portare avanti quella che è stata una caratteristica unica della loro fattoria: un luogo dove cavalli che hanno subito traumi possano ritrovare il loro equilibrio. Storie di uomini, donne e cavalli nella serie più longeva della televisione canadese

Heartland, disponibile su RaiPlay, arrivata alla tredicesima stagione, è la serie televisiva più longeva della televisione canadese ed è stata finora venduta alle reti di altri 25 paesi, fra cui l’Italia. Non è da escludere l’arrivo di nuove stagioni.

E’ indubbio il fascino (e anche quel po’ di invidia) che nasce nel vedere questa famiglia che vive tutto il giorno all’aperto, in contatto con una natura intatta, il cui principale impegno è prendersi cura di quel magnifico animale che è il cavallo. Il cavallo è stato da sempre un argomento preferenziale per la letteratura giovanile: i film che sono stati realizzati si sono sempre rifatti a libri di successo (Black Beauty , Black Stallion, War Horse, Seabiscuit,…) fino a quello forse più famoso di tutti: L’uomo che sussurrava ai cavalli. “Io non sussurro ai cavalli, io li ascolto!” esclama Amy un po’ infastidita quando le chiedono qual è il suo segreto nel comprenderli e guarirli, sapendo che è proprio quello il confronto più prossimo, anche per gli spettatori, che ricordano l’incipit tragico di quella storia e l’abilità particolare di Tom (Robert Redford) di calmare i cavalli che sono diventati ribelli.

La struttura tipica della serie è semplice: ogni episodio comporta la risoluzione del caso difficile di un cavallo che è diventato indomito mentre sullo sfondo si dipanano le vicende dei componenti della famiglia Flaming: le tre sorelle, il nonno, il padre che tanti anni prima si è allontanato, fra espressioni di affetto, occasionali contrasti e immancabili innamoramenti.

La storia si sviluppa con calma, un po’ sullo stile delle soap opera, nessun personaggio è veramente cattivo, né ci sono contrasti che non si possano sanare e che si chiudono con una sincera espressione di pentimento.

E’ indubbio che il longevo successo della serie è da attribuire alla calda simpatia dei protagonisti, che diventano degli “amici di famiglia” per lo spettatore che vuole gustarsi l’evolversi delle loro storie giorno per giorno (anno per anno) ma c’è forse qualcosa di più.

La famiglia Flaming è paladina di un codice morale che potremmo sintetizzare con lo slogan: “prendersi cura di”. Prendersi cura dei cavalli senza badare a quanto tempo ci vorrà, dando loro il nutrimento e le cure migliori, ponendo sempre il denaro al secondo posto.  Ma vuol dire anche prendersi cura delle persone, come è stato accettare Tyler, condannato dal tribunale a un periodo di lavoro sotto tutela.  Si determina in questo modo un circuito virtuoso dove prendendosi cura dei cavalli, si progredisce anche nell’attenzione alle persone.

E’ esemplare, come effetto di contrasto, il sesto episodio, quando arriva nella fattoria, non atteso, Carl, il fidanzato newyorkese di Lou. Già dal suo arrivo viene caratterizzato come un “diverso”, colui che è “il topo di città”, abituato a non sprecare un secondo del suo tempo, che tiene sempre all’orecchio l’auricolare del suo cellulare perché nessuna chiamata vada persa. Le sue intenzioni appaiono serie: chiede a Lou di sposarlo ma lei scopre ben presto che Carl si è già dato da fare per procurare per lei un colloquio di lavoro a Chicago nella stessa azienda dove si è già trasferito lui, lasciando New York. Forse in lui c’è dell’affetto ma si è comportato nei suoi confronti in modo strumentale agendo secondo il proprio vantaggio, senza trattarla come persona sua pari, chiedendo previamente la sua opinione. Per la morale che si pratica in  Heartland, si tratta di una posizione inaccettabile. Interessante anche l’etica sessuale praticata nella famiglia Flaming: a Carl, durante il suo soggiorno a Heartland, viene assegnata una stanza diversa da quella della fidanzata e quando lui, di notte,  cerca furtivamente di raggiungerla, viene bloccato da oche starnazzanti poste strategicamente davanti alla stanza di lei.

La funzione di Heartland può esser assimilabile a quella di un monastero, posto in un luogo lontano dalla vita convulsa delle metropoli di oggi, dove vengono curate le relazioni familiari e le attenzioni verso chi ha bisogno di curare le ferite dell’intimità, uomini o animali che siano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE HANDMAID'S TALE (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/09/2020 - 15:04
Titolo Originale: The Handmaid's Tale
Paese: Italia
Anno: 2017
Sceneggiatura: Bruce Miller
Durata: 10 puntate di 55' su TimVision
Interpreti: Elisabeth Moss, Joseph Fiennes, Yvonne Strahovski, O. T. Fagbenle

In un futuro non molto lontano, l’inquinamento ha causato un’infertilità diffusa e sono pochissime le donne che riescono a partorire un bambino sano. Un colpo di stato negli Stati Uniti instaura un regime dittatoriale chiamato Gilead, dove le donne in grado di procreare sono inquadrate in una categoria particolare, le “ancelle”, riconoscibili dall’abito di colore rosso scuro che vengono prima addestrate da delle “zie” e poi assegnate a una delle famiglie dei “comandanti” (quelli che detengono il potere) perché partecipino a un rituale, “la cerimonia” che consiste nell’unirsi al padrone di casa, sotto la supervisione della moglie, sulla falsariga di quanto descritto in Genesi 30,4. June Osborne, mentre cercava di fuggire in Canada con il marito e la figlia, viene catturata e ora si chiama Difred cioè “ancella di Fred”, destinata a fungere da organo riproduttore per risolvere i problemi di sterilità della moglie di questo comandante…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial istiga all’odio contrapponendo ciò che non va contrapposto: la libertà professionale delle donne alla gioia della procreazione, la libertà di innamorarsi e la responsabilità di accudire dei figli; la religione vista come fanatismo impositivo
Pubblico 
Sconsigliato
Numerose scene di mutilazioni e di omicidi. Visione contorta della fede e della famiglia
Giudizio Artistico 
 
Il film mantiene bene quel senso di ansia da perdita della libertà che è l’obiettivo del film ,ma scivola nel cattivo gusto di rappresentare troppe scene cruente
Testo Breve:

In un futuro irrimediabilmente inquinato c’è una grave crisi di fertilità e un regime dispotico costringe le ragazze sane a fungere da “riproduttrici” per le famiglie dei dominatori. Un racconto scritto con molta polemica e molte immagini violente

Se il mondo raggiungesse livelli di inquinamento intollerabili, se la sterilità delle donne e degli uomini arrivasse a livelli allarmanti, come ci comporteremmo? Fra i film/fiction TV  che si proiettano nel futuro e che ipotizzano il “cosa accadrebbe se..”, stanno aumentando quelli che affrontano il tema della riproduzione umana. Gattaca,del 1997 ipotizzava una società dove veniva imposto di concepire figli solo in provetta per un miglior controllo della “qualità” dei nascituri. Tragico è stato invece I figli degli uomini (2006), dove in una terra ormai distrutta, squassata da una guerra senza quartiere, si fa di tutto perché l’ultima donna fertile possa far nascere un bambino. Questo The Handmaid’s Tale  sviluppa invece un racconto molto complesso perché solo apparentemente è un serial  distopico sul tema della sterilità umana ( che in fondo finisce per diventare secondario) ma l’eterno tema della funzione della donna nella società. Tema molto sentito da Margaret Atwood, l’autrice del libro omonimo, femminista convinta.

“Si sono concentrate talmente sulle carriere accademiche e sulle ambizioni lavorative che hanno dimenticato il loro vero scopo” Dice un comandante all’altro, quando stavano ancora organizzando il colpo di stato. Ma qual è secondo questi uomini la missione della donna? Lo dicono altri comandanti: “la fertilità è una risorsa nazionale e la riproduzione è un obbligo morale”.  Certo, la morale. L’ideologia di questo regime è intrisa di fede, una fede strana, che si ispira (trasfigurandolo)  soprattutto all’Antico Testamento e sporadicamente alle lettere di san Paolo. Una fede a cui tutti debbono attenersi ed applicata con il massimo dell’ipocrisia perché diventa di fatto uno strumento per punire con terribili mutilazioni chi è dissidente (viene cavato un occhio, tagliato un braccio, viene praticata la mutilazione genitale per le donne lesbiche). “Beati i mansueti, perché di essi è il regno dei cieli” esclama la zia Lydia, mentre una ragazza disubbidiente viene portata via per subire una mutilazione. Non bisogna però pensare che la serie si limiti a una contrapposizione uomini-donne. Molte donne aderiscono al nuovo regime, non solo perché mogli sterili dei comandanti, che hanno bisogno delle ancelle per poter avere un “loro figlio” ma perché è stata instaurata una forma di purezza fanatica, dove ogni espressione di sessualità è da intendersi come peccaminosa. Ecco quindi che durante la cerimonia, i mariti debbono astenersi da ogni tipo di carezze, è loro vietato incontrarsi privatamente con le ancelle. Il divorzio è vietato; un uomo che ha violentato una donna viene linciato a morte, a un altro, denunciato dalla stessa moglie per lussuria, viene tagliato un braccio. Non c’è nessuna clemenza da parte della moglie che considera la punizione salutare, perché in questo modo potrà salvare l’anima.

Ma allora se tutto questo è terribilmente sbagliato, qual è la controproposta della serie? E’ difficile dirlo. C’è un colloquio significativo fra Difred e lo stesso comandante Fred in un momento che sono soli. “Siete protette potete compiere il vostro destino biologico in santa pace. – le dice il comandante per tranquillizzarla - Per cos’altro si dovrebbe vivere?” “Per l’amore” è la sintetica risposta di June-Difred.  “L’amore è lussuria con una buona campagna pubblicitaria”: incalza Fred.  

L’amore, quindi. Durante le dieci puntate del serial assistiamo a dei flash-back dove veniamo informati sui primi incontri fra June e il suo prossimo marito, Luke. Ma Luke è sposato, padre di quattro figli e questa circostanza pare non comporti nessun problema per i due amanti (“sono innamorato di te, cos’altro dovrei fare?” esclama Luke). Si tratta di una grossa lacuna in un racconto così carico di dettagli sulle malefatte dei “cattivi”. Sembra di dover concludere che ciò che ci deve muovere è la pura spontaneità affettiva, come sembra fare June.

Nessun personaggio del serial sembra arrivare alla conclusione più semplice e naturale: libera scelta, attrazione sessuale, affetto, generazione di figli, responsabilità per la loro crescita, sono elementi che debbono svilupparsi in un’unica armoniosa unità. Molto, molto indirettamente il serial sembra apprezzare questa impostazione quando mette i preti cattolici fra i condannati a morte dal regime, che in questo contesto, è un vero onore. Siamo informati che la cattedrale di st Patrick è stata rasa al suolo e vediamo alcune suore far parte della resistenza.

Alla fine si tratta di un racconto complesso, pieno di spunti a volte contraddittori. Si vede chiaramente che le parole della Bibbia sono usate con malizia ma se è per pochi avere una conoscenza della Sacra Scrittura tale da contrastare l’interpretazione data, ai più resta impresso il classico binomio: fede = un insieme di leggi intolleranti che soffocano la spontaneità umana (Il libro è stato scritto nel 1985, quando sembrava, durante la presidenza Reagan, che certi movimenti di destra cristiani minacciassero la liceità della legge sull’aborto).

Dopo i contenuti, occorre parlare della forma di questo serial. In ogni puntata veniamo a scoprire nuove crudeltà perpetrate da questo fanatico regime. Crudeltà che servono a istigare l’odio dello spettatore contro di loro. Ma le crudeltà sono tante e c’è da domandarsi se era necessario cavare un occhio a una ragazza che contestava la “zia”, se era necessario assistere all’impiccagione di una ragazza lesbica,  vedere, nei minimi dettagli, come si fa a tagliare il braccio di un uomo. Sono immagini eccessive che servono solo per stimolare la curiosità morbosa dello spettatore (o a farlo disgustare).

Il serial ha raccolto una messe di premi: nel 2018 che nel 2019 come miglior serie e come miglior attrice protagonista.

Il serial è disponibile su TimVision

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SKAM ITALIA (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 01/30/2019 - 18:55
Titolo Originale: Skam Italia
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Ludovico Bessegato
Sceneggiatura: Ludovico Bessegato, Anita Rivaroli
Durata: 19 - 37 minuti per episodio su TIM VISION
Interpreti: Ludovica Martino, Ludovico Tersigni, Federico Cesari, Benedetta Gargari,Beatrice Bruschi, Greta Ragusa

Eva ha sedici anni ed è una studentessa del liceo Kennedy di Roma. All'inizio del terzo anno viene spostata dalla succursale alla sede principale, perdendo così la maggior parte delle sue amicizie. L'unica compagnia che le rimane è Giovanni, il suo fidanzato e Martino, il migliore amico di Giovanni. Giovanni trascura spesso la sua fidanzata e questo porta Eva a frequentare alcune ragazze della scuola che diventano le sue migliore amiche. Silvia ha una cotta per Edoardo, il bello della classe e si fa aiutare dalle amiche per affrontare la prima volta con lui; Federica, detta Fede, è sempre allegra e spiritosa e non si preoccupa di essere sovrappeso; Sana è una ragazza musulmana, fiera è decisa, viene spesso emarginata per la sua fede; Eleonora è la più orgogliosa: ma non cede facilmente alle avances dei ragazzi (in particolare Eduardo) delle classi superiori che vorrebbero uscire con lei….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli adolescenti di questa fiction hanno un forte senso della solidarietà fra amici ma l’esercizio della sessualità è vista come semplice strumento relazionale senza che venga abbinata la responsabilità di un impegno duraturo
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di rapporti sessuali prematrimoniali con accenni di nudità
Giudizio Artistico 
 
A questo serial TV va dato il merito, pur con l’impiego di mezzi limitati, di aver rappresentato in modo particolarmente realistico il mondo degi adolescenti. Qualche eccesso, nella parte finale, si nota nella ricerca di colpi di scena causati da un uso sovrabbondante di maldicenze e pettegolezzi
Testo Breve:

Eva ha sedici anni ed è stata trasferita in un nuovo liceo. Amicizie, amori, tradimenti si incrociano in questo universo di adolescenti raccontato con molta aderenza alla realtà dei comportamenti tipici di quell’età

Gli adolescenti sono una razza a parte, riescono a sfuggire a ogni facile schema narrativo perché loro stessi si trasformano da un anno all’altro, da una stagione all’altra.

Il 2018 è stato un anno ricco di fiction TV con adolescenti come protagonisti: sono apparse su Netflix (Tredici, Elite, Baby, Black Mirror: Bandernatch, Sex Education, Derry Girls,...) alla Rai (L’amica geniale, La compagnia del cigno, ,…). Molte di queste produzioni sono risultate strumentali, orientate ad attirare il pubblico su temi pruriginosi oppure il contesto scolastico costituiva  un’ambientazione-pretesto per sviluppare l’emozione di un thriller .

In questo vasto panorama non si può trascurare SKAM Italia trasmesso da TIM Vision, edizione nostrana di un serial norvegese di successo del quale sono state già realizzate anche le versioni francese e tedesca. E’ proprio a SKAM Italia che ci sentiamo di dare la palma del serial che meglio di tutti gli altri è stato capace di rappresentare nel 2018 lo spirito di quell’età così particolare. Debitore del parente norvegese solo nel formato, è stato radicalmente inserito in una realtà italiana (è ambientata al liceo Kennedy di Roma) ed è stata preceduta da una nutrita serie di interviste rivolte ad adolescenti per capire come parlano, a cosa sono interessati, come passano le giornate. Non si tratta di adulti che guardano dal buco della serratura un mondo che non è il loro, ma è un racconto sui giovani rivolto ai giovani

Ecco quindi che si sviluppano degli amori ma a quell’età la compagnia degli amici ha spesso un peso equivalente.  A scuola ci si organizza in gruppi, maschili o femminili, cappeggiati da un/una leader, colui/colei che appare più determinato/a a prendere decisioni.   I protagonisti sono spesso insicuri, conta molto il giudizio che gli altri danno su di loro. Un giorno si scherza facendo o dicendo cose stupide, il giorno dopo si cade in depressione e allora è importante venir consolati da quello che nel gruppo appare il più calmo, il più saggio. I pettegolezzi stanno a mille: basta che lui e lei si parlino lungo i corridoi della scuola che si sparga la voce che quei due stanno assieme e che magari sono già andati a letto. “Chi te lo ha detto?” è la frase che più frequentemente viene pronunciata. Ci vuole poco perché si sviluppino maldicenze intorno a una lei che resta così isolata e la poverina entra in paranoia. La concentrazione in una conversazione dura pochi istanti: si può parlare con una persona e contemporaneamente mandare un messaggio su Whatsup. Non si è ancora completamente padroni dei propri comportamenti, si mente per paura, si dice una cattiveria per rabbia e si finisce per chiedere tante volte scusa.

Non succede niente di particolarmente eclatante in questo SKAM Italia: non si calca la mano sul bullismo, la droga o sulle baby prostitute come hanno fatto altri serial ma le giornate scorrono fra qualche weekend un po’ noioso, tanti messaggi e foto Instagram, l’uscire e l’entrare a scuola, mentre negli intervalli ogni gruppo ha il suo punto d’incontro definito (una panchina, un balcone) per scambiarsi le ultime novità.

Per converso neanche SKAM Italia sfugge ad alcune regole non scritte ma rispettate da tutti gli sceneggiatori: i genitori o non ci sono perché separati o se ci sono non comprendono i problemi dei loro ragazzi; non esistono insegnanti in grado di influenzare positivamente questi adolescenti, aiutandoli a scoprire la loro vocazione; la prima volta nei rapporti sessuali avviene fra i quindici e i sedici anni. A diciassette-diciotto anni si formano delle vere convivenze senza fissa dimora: ci si incontra in casa quando i genitori escono o nelle gite organizzate nei weekend. Quando i personaggi sono molti, come in questi serial per adolescenti, è presente sempre fra loro almeno una coppia di omosessuali.

Se abbiamo riconosciuto a SKAM Italia un maggiore realismo nel raccontare il mondo degli adolescenti, il quadro che emerge, ancora una volta, non è positivo: sono giovani che appaiono chiusi in un mondo tutto loro, sono incapaci di farsi "grandi domande" sulla loro vita, gli adulti sono drasticamente assenti o incapaci di trasmettere loro l’entusiasmo verso progetti che impegnino positivamente le loro capacità. Da questo punto di vista La compagnia del cigno costituisce una valida eccezione. Di positivo c’è la piena consapevolezza del valore dell’amicizia che non può in alcun modo venir tradita, più importante delle stesse relazioni sentimentali. Ancora una volta si parla molto di sesso e poco di affettività. La “prima volta” per le ragazze è vista come un doveroso passaggio alla maturità per il quale è sufficiente che il partner piaccia, sia “carino”. In una sequenza un po’ squallida una ragazza va in un consultorio ASL per venir informata sui metodi contraccettivi e la dottoressa, con un sorriso compiaciuto, le presenta varie tecniche cose se si trattasse di imparare a giocare a tennis. Un amore c’è in questo SKAM Italia ed è quello fra Eva e Giovanni. Il loro legame sembra intenso ma è pur sempre fragile. C’è una crepa che non viene colmata: fra un loro rapporto fisicamente coniugale e l’assenza di un progetto proiettato al futuro: con il loro amore non stanno costruendo niente ma solo trascorrendo piacevolmente dei weekend.
La seconda stagione ha come tema dominante il rapporto omosessuale fra due ragazzi. 
La prima e la seconda stagione possono esser viste sul sito http://skamitalia.timvision.it/ Ogni personaggio del serial è presente anche su Instagram

 

 

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BABY (Prima Stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 12/26/2018 - 20:30
Titolo Originale: Baby
Paese: Italia
Anno: 2018
Regia: Andrea De Sica, Anna Negri
Sceneggiatura: Isabella Aguilar, Giacomo Durzi, Antonio Le Fosse, Giacomo Mazzariol, Marco Raspanti, Romolo Re Salvador, Eleonora Trucchi
Produzione: Fabula Pictures
Durata: la Prima stagione è costituita da 6 puntate di 50 min su NETFLIX
Interpreti: Benedetta Porcaroli, Alice Pagani, Riccardo Mandolini, Chabeli Sastre Gonzalez,

Il serial ci fa conoscere alcuni ragazzi che frequentano un rinomato liceo privato dei Parioli. Chiara è bionda, è sportiva, si allena con costanza nella corsa veloce e spera che i suoi genitori la mandino per un anno in una scuola negli Stati Uniti assieme alla sua migliore amica Camilla (ma non ha il coraggio di rivelarle che il fratello di lei, Niccolò, è il suo amante segreto); Ludovica è bruna, dallo spirito ribelle e molto libera perché la madre, divorziata, è sempre impegnata a trovare, senza successo, un uomo che resti con lei. Damiano, dopo la morte della madre, è stato iscritto a quello stesso dal padre, ambasciatore di un paese arabo. Sempre molto impegnato, il padre trascura Damiano, che viene presto preso di mira da Niccolò perché gli fa concorrenza nello spaccio della droga a scuola ed è diventato il suo rivale per la conquista di Chiara. Fabio, il figlio del preside, è un ragazzo tranquillo, bloccato dall’educazione rigida impostagli dal padre e fa fatica a trovare un vero amico nella scuola.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film cerca di indagare con serietà sulla genesi di certi comportamenti adolescenziali ma il contesto che descrive è degradato senza speranza, dove genitori distratti di famiglie sfasciate lasciano che i loro figli vadano alla deriva e scelgano metodi sbrigativi (vendita di droga, prostituzione) per conseguire la loro indipendenza
Pubblico 
Maggiorenni
Il serial non approfitta del tema scabroso per inanellare scene audaci ma il tema trattato non risulta adatto a minorenni
Giudizio Artistico 
 
Lo sviluppo della storia ha un andamento oscillante, a volte non si comprende dove si stia dirigendo ma probabilmente è proprio questo fluttuare che diventa espressione genuina dell’instabilità adolescenziale
Testo Breve:

In un liceo privato dei Parioli si intrecciano storie di ragazze e ragazzi che godono di grande autonomia a causa dell’indifferenza dei genitori e finiscono per scegliere soluzioni pericolose per raggiungere una loro apparente indipendenza

Nel 2018 Netflix ha confezionato, con i suoi serial, un specie di trilogia sugli adolescenti agli ultimi anni della high school. Non tanto una trilogia intesa come sequenza temporale ma come collocazione geografica: in Tredici gli adolescenti degli Stati Uniti, in Elite quelli spagnoli, in Baby quelli Italiani. Non si può negare che queste fiction siano arrivate sull’onda di qualche pruriginosa curiosità (per Tredici il dramma dei suicidi in età adolescenziale, per Baby lo scandalo delle baby-squillo ai Parioli del 2013, per Elite la insaziabile curiosità del pubblico sulle scuole di elite) ma occorre anche riconoscere che c’è un grande bisogno di opere narrative che siano in grado di costituire una finestra credibile sul mondo degli adolescenti, sempre in continua evoluzione.

E’ indubbio che nella fotografia che fanno questi tre lavori sul mondo degli adolescenti ci siano delle costanti (uso compulsivo del cellulare per mandarsi messaggi, selfish anche nei momenti intimi che diventano spesso uno strumento di vendetta, ragazzi e ragazze che praticano rapporti sessuali completi, uso di droga che viene spacciata da un ragazzo direttamente all’interno della scuola, ampio uso di alcool durante i festini) ma in generale, a mio avviso, sono utili al nostro scopo in modo molto limitato.

Scartiamo subito Elite: un giallo fra le mura di una prestigiosa scuola privata (una ragazza è stata uccisa) dove il tema prevalente è lo scontro fra ragazzi di classi sociali e religioni diverse. La caratterizzazione dei personaggi cambia frequentemente in funzione delle sorprese necessarie a rendere viva l’aspettativa del giallo e alla fine può esser definito come un serial porno-soft, visto che quasi a ogni puntata viene garantita una scena di sesso di varia tipologia (eterosessuale, omosessuale, a tre).

Più approfondita nei caratteri e nell’ambientazione la serie Tredici che estende la sua analisi ai genitori dei ragazzi e ai loro professori su due temi dolorosi, quello del bullismo e della melanconia esistenziale che porta al suicidio. Restano molte perplessità  sull’interpretazione che  dà il serial dei ragazzi di quella età: tutti i protagonisti sono chiusi in se stessi, privi di un minimo di generosità e di coraggio, i violenti hanno la meglio e la decisione di suicidarsi non trova adeguate controargomentazioni.

Parliamo ora di Baby e chiariamo subito che lo scandalo delle baby-squillo ai Parioli non ha alcun riferimento, neanche larvato, con la storia raccontata. La realtà dei fatti del 2013 è risultata molto più squallida, incluso il consenso interessato di una delle madri delle ragazze e si è trattato di un fenomeno ben consolidato; nella fiction il tema della prostituzione è inquadrato nello scenario più vasto del percorso evolutivo che hanno le due protagoniste e interviene solo a metà stagione.

La premessa alle storie dei quattro protagonisti è univoca: vivono tutti in famiglie sfasciate. Ludovica vive da sola con una madre psicologicamente fragile mentre il padre, che sta per risposarsi, ha poca stima per lei; Chiara vive in un clima di ipocrisia perché i suoi genitori sono separati in casa; Damiano ha perso la madre e ciò per lui costituisce una dolorosa mancanza, mentre il padre non ha tempo per comprenderlo nè per prendersi cura dei suoi problemi.

Se occorre riconoscere a Baby un punto in più rispetto ai serial citati perché approfondisce i rapporti dei ragazzi con i loro genitori, ciò significa anche aver costruito con queste fragili situazioni familiari, un facile alibi nei confronti di queste ragazze che possono muoversi senza controlli e che si trovano sempre sole a prendere decisioni importanti. Ecco infatti che Ludovica, di fronte a un padre che si rifiuta di pagarle la retta della scuola privata, si affida a un ragazzo che si dichiara pronto ad aiuarla presentandole persone disposte a pagare per avere incontri speciali; Chiara, più instabile ed emotiva, sconvolta da un ambiente familiare che non riesce più a sostenere e da una vita sentimentale che non la soddisfa, vede un suo riscatto nei locali notturni dove uomini adulti la corteggiano e la desiderano.

La sceneggiatura del serial è stata scritta dal collettivo di giovanissimi del GRAMS, con la direzione di Andrea De Sica e l’affiancamento di Isabella Aguilar e Giacomo Durzi. Si può quindi imputare alla gioventù degli scrittori l’horror vacui che caratterizza la storia caricata di sub plot: un ragazzo ha difficoltà a dichiararsi omosessuale (è il figlio del preside, esattamente come succede in Elite); si stabilisce  un’intesa fra uno dei ragazzi e la madre di un suo  conpagno; un incidente d’auto diventa l’escamotage narrativo che consente di risolvere un po’ di nodi che si erano formati nel racconto.

Al contempo è forse proprio grazie alla giovinezza degli scrittori che va riconosciuto allo sceneggiato una significativa aderenza al mondo adolescenziale. Quella loro instabilità che fa avere sempre poca pazienza, sopratutto nelle relazioni con gli altri; quei passaggi bruschi dalla voglia di fare cose un po’ pazze all’improvvisa malinconia, quel movimento sinuoso della storia, apparentemente senza una meta, che in realtà rispecchia la vita di chi non si muove in base a progetti definiti ma oscilla continuamente perché ogni giorno è un mondo a se stante; quella insicurezza tipica di persone sempre in cerca di comprendere chi siano veramente. Appare anche molto credibile la reazione delle due ragazze dopo le loro prime prestazioni a pagamento: percepiscono un senso di potenza, perchè vedono degli uomini che le desiderano con galanteria (non ci sono casi di violenza nel serial)  e da questo possono ricavare quella indipendenza, quella autonomia economica da tempo desiderata.

Questo Baby, come gli altri due serial, hanno un grosso limite: sono racconti costruiti intorno a conflitti fra egoismi contrastanti, alla ricerca della soddisfazione dei propri desideri e dell’affermazione di se stessi. Manca fra questi giovani un ideale positivo che li trascenda, una figura di riferimento che possa aprire loro panorami più ampi del qui e ora nel piccolo ambiente scolastico, l’ambizione di applicare le proprie doti per costruire un affascinante progetto di vita.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE BIG BANG THEORY (stagioni prima, seconda e terza)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/12/2018 - 16:53
Titolo Originale: The Big Bang Theory
Paese: USA
Anno: 2007
Sceneggiatura: Chuck Lorre, Bill Prady
Durata: 22 minuti a puntata, 255 episodi, 11 stagioni
Interpreti: Johnny Galecki, Jim Parsons, Kaley Cuoco, Simon Helberg, • Kunal Nayyar

Leonard, Sheldon, Howard e Raj sono quattro giovani e brillanti ricercatori che lavorano al California Institute of Technology. Leonard e Sheldon condividono lo stesso appartamento e si radunano spesso assieme agli altri due amici per una partita di videogame o per vedere serie TV di fantascienza. Espertissimi sulle ultime scoperte di fisica o di astrofisica, lo sono molto meno nelle faccende di cuore. Ecco perché l’arrivo di una nuova vicina, Penny, giunta dalla provincia per cercare di diventare attrice, sconvolge le loro abitudini quotidiane. Penny, una ragazza semplice che non riesce a capire il parlare circonvoluto con il quale si esprimono i quattro, sa capire molto prima di loro quando una relazione amorosa sta per sbocciare…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Quattro ragazzi e una ragazza stringono una solida amicizia, trovando il modo di aiutarsi fra loro. Ma per loro la sessualità sembra costituire solo un simpatico esercizio per momenti di svago o come strumento di consolazione. Per fortuna, dopo ben dieci stagioni, qualcuno mette la testa a posto e qualcosa inizia a cambiare
Pubblico 
Adolescenti
Comportamenti sessuali disinvolti senza nudità
Giudizio Artistico 
 
Brillante costruzione dei dialoghi, personaggi pienamente nella parte, 21 minuti realizzati con un ritmo incalzante e sorpresa finale
Testo Breve:

Quattro irriducibili nerd che vivono di ricerche scientifiche e giocando a videogame, incontrano una ragazza che fa loro scoprire turbamenti inesplorati. La fiction Tv più amata nella fascia young adult

Un recente sondaggio fra giovani europei ha rivelato che questa sitcom è stata la più amata, negli ultimi anni, nella fascia degli young adult. Anche in U.S.A. dove si sono registrati, durante la terza stagione, quella più seguita, una media di 14,8 milioni di telespettatori, è risultata la serie più vista nella fascia 18-49 anni. A ogni puntata il mondo di questi quattro nerd che vivrebbero dei loro avanzati esperimenti e di giochi di ruolo, si trovano continuamente spiazzati dal richiamo verso l’altro sesso, rappresentato da Penny e da altre ragazze che via via si affacciano all’orizzonte.

Sono state finora realizzate 11 stagioni ed è in preparazione la dodicesima. Quali possono essere le ragioni di tanto successo? La sit com induce alla claustrofobia perché quasi tutte le puntate si svolgono nella living room dell’appartamento di Leonard e Sheldon e nell’arco delle prime tre stagioni ( ritenute dai critici le più interessanti) la vita dei protagonisti non si evolve sostanzialmente.

Non resta che una risposta: la grande simpatia che sprigionano i protagonisti e che crea fedeltà da parte di un pubblico che non desidera altro che loro continuino a essere se stessi.

I quattro ragazzi sono irrimediabilmente dei nerd che si esprimono con un linguaggio esclusivo, la vera originalità della serie e  fonte di tante risate, costituito da un misto di cognizioni di fisica, di astronomia e di cultura mediatica alimentata dalla visione di fiction TV di fantascienza del presente come del glorioso passato. Il professore di fisica e astronomia David Saltzberg della University of California si è impegnato a scrivere i loro dialoghi a ogni puntata così come di aggiornare la lavagna, piena di formule complicatissime, che è sempre presente nel loro salotto. La dinamica di ogni puntata poggia su due grossi contrasti: la mostruosa, discostante, intelligenza dei quattro ragazzi che si contrappone all’istintiva umanità di Peggy e la loro inesperienza in fatto di sentimenti e di sesso, che li costringe a fronteggiare, impreparati, la controparte femminile (non solo Peggy ma anche altre ragazze) che dimostrano su questo tema un’insolita disinvoltura e aggressività.

Gli episodi sono ben organizzati: avanzano grazie a  uno scoppiettio di dialoghi spiritosi che riescono sempre a imbarazzare qualcuno dei protagonisti (i molti giochi di parole, i doppi sensi,  riferimenti a fiction TV (che da noi non sono arrivati, perché hanno finito per perdersi nella versione in lingua italiana). A ogni puntata si creano delle aspettative, delle decisioni da prendere ma poi tutto ritorna come prima. I quattro scienziati sono tutt’altro che freddi e asociali: quando uno di loro o la stessa Peggy è in difficoltà o attraversa un momento di malinconia sono pronti a darsi da fare per risollevarne il morale (sempre in modo originale). Anche Peggy, che ha le sue precise preferenze in fatto di uomini (sempre atletici e muscolosi) sente molta tenerezza per loro (ma non solo) e cerca di esser loro utile.  Se l’amicizia, sempre sollecita verso l’altro è l’aspetto positivo della loro umanità, essi  mostrano una radicale carenza in termini di affettività: gli incontri intimi che avvengono sono motivati da ubriachezza (espediente usato troppe volte nella serie), dal bisogno di scacciare la malinconia, dall’usare l’altro come giocattolo sessuale (così si lamenta Leonard in una puntata) oppure dall’incontro con una ragazza ninfomane (nella terza stagione).

Questo serial che vede degli amici e delle amiche abitare nello stesso pianerottolo rimanda inevitabilmente al glorioso Friends (1994-2004). Anche a quel tempo il matrimonio era proposto come soluzione valida per la propria esistenza (non senza difficoltà: il personaggio Ross si sposa tre volte) ora, con questo The big bang theory viene confermato il forte condizionamento ambientale che porta a concepire una società costituita da soli single. Solo nelle ultime stagioni (una correzione di rotta degli sceneggiatori?) potremo assistere alla maturazione dei protagonisti fino alla loro assunzione di responsabilità familiari.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: 20
Data Trasmissione: Venerdì, 22. Gennaio 2021 - 20:15


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LA CASA DI CARTA (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/12/2018 - 18:13
Titolo Originale: La casa del papel
Paese: Spagna
Anno: 2017
Sceneggiatura: Álex Pina
Produzione: Vancouver Media, Atresmedia
Durata: 22 episodi di 55' su Netflix
Interpreti: Úrsula Corberó, Itziar Ituño, Álvaro Morte, Pedro Alonso, Paco Tous, Jaime Lorente, Esther Acebo

Otto persone vengono reclutate per una rapina ambiziosa: irrompere nella Fábrica Nacional de Moneda y Timbre, la zecca nazionale spagnola di Madrid e stampare 2.400 milioni di euro per poi sparire senza colpo ferire. Un progetto così geniate è stato concepito da un uomo che si è attribuito lo pseudonimo di professore e che ha anche la perspicacia di associare al suo piano le persone giuste, competenti nel mondo del furto ma anche disperati, che in quest’avventura non hanno nulla da perdere A ciascun componente della banda viene dato il nome di una città (Tokyo, Mosca, Berlino, Nairobi, Rio, Denver, Helsinly e Oslo) perchè le identità di ognuno devono rimanere segrete ed è proibito instaurare relazioni personali o sentimentali. I protagonisti si nascondono per cinque mesi in una tenuta nelle campagne di Toledo per prepararsi adeguatamente: il piano è stato concepito in modo che non ci siano vittime. L’entrata dei rapiratori nella Zecca ha successo e i funzionari della banca vengono presi in ostaggio, inclusa una classe di studenti in visita in quel momento. La polizia manda sul posto l’ispettrice Raquel Murillo, esperta in negoziazioni. Il professore ha escogitato un piano particolarmente valido: i giorni passano e la polizia non riesce a fare irruzione. Ma all’interno del palazzo non tutto va secondo i piani.....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I rapinatori-sequestratori sembrano spesso dotati di buoni sentimenti soprattutto per quel che riguarda i valori familiari; resta la negatività di tenere prigionieri, a servizio della propria volontà, degli ostaggi
Pubblico 
Maggiorenni
Il serial è marcato VM14 per un linguaggio crudo con molti riferimenti sessuali, rapporti intimi (con nudità limitate), e violenza nei limiti del genere
Giudizio Artistico 
 
Ben caratterizzati tutti i personaggi nelle loro aspirazioni e nelle loro debolezze. La componente thriller è gestita con abilità, in modo che ogni puntata abbia la sua buona dose suspence.
Testo Breve:

Una banda guidata da un geniale professore  riesce ad entrare nella Zecca di Stato e a stampare impunemente nuove banconote. Un thriller dove tutti i personaggi sono ben disegnati e i colpi di scena sono garantiti

Diciamo subito che questo serial tv di Netflix è molto ben fatto. Al di là di qualsiasi analisi dettagliata del come abbia ottenuto questo risultato (sceneggiatura, regia, recitazione) conta l’impatto sullo spettatore: chi inizia a vedere le prime puntate desidera andare avanti fino alla fine. Si tratta di un’empatia che si innesca non solo per la componente thriller in sé, che è comunque generosa di colpi di scena a ogni puntata ma per l’interesse che si prova nei confronti dei vari personaggi (che sono davvero tanti e così diversi ma proprio per questo ognuno finisce per inmedesimarsi con uno di loro). Di essi conosciamo il presente ma anche il passato, il loro coinvolgimento nella rapina ma anche i loro affetti familiari, i loro innamoramenti, i loro momenti di malinconia. Ecco che Mosca, che ha coinvolto nella rapina anche il figlio Denver, resta sconvolto dalla notizia che il figlio ha soppresso un ostaggio (notizia che poi si rivelerà falsa) e desidera costituirsi. Dell’ispettrice Raquel conosciamo i suoi problemi familiari (divorziata da un marito violento, deve occuparsi della figlia e della madre svampita). Siamo anche al corrente del dramma di Nairobi, esperta in falsificazione di banconote, ai cui è stata tolta la figlia per darla in adozione a un’altra famiglia; Rio, esperto informatico, resta sconvolto quando viene a sapere dalla televisione che i suoi genitori non lo riconoscono più come figlio dopo che hanno saputo che anche lui è nella lista dei sequestratori. Ci sono dei momenti molto belli quanto insoliti in un serial TV: in risposta all’ostaggio Monica, segretaria e amante di Arturo, direttore della Zecca e uomo sposato, che chiede una pillola per abortire, Denver si slancia in una difesa appassionata del diritto di tutti i bambini di nascere e riesce a far cambiare idea alla donna. Addirittura unica è la conversazione fra uno dei rapitori e Arturo, criticato per la sua doppia vita sentimentale, durante la quale viene sviluppata una difesa del “santo matrimonio”. Evidentemente si tratta di una frase che può ancora esser inserita in un serial spagnolo senza destare problemi, mentre in uno italiano sarebbe stato inconcepibile, se non in bocca a un sacerdote.

Si comprende ben presto che non ci troviamo di fronte al classico schema dove ci sono i cattivi da una parte e i bravi poliziotti che sventano il colpo dall’altra: i rapitori sono spesso tratteggiati come carichi di umanità, pronti ad aiutare chi ne ha bisogno mentre i poliziotti non sono esenti da pecche e da debolezze. Siccome ogni puntata corrisponde circa a un giorno trascorso, è come se poliziotti e delinquenti firmassero ogni mattina il cartellino, pronti a fare con scrupolo il loro mestire su fronti diversi, quasi non ci fosse alcuna distinzione fra chi si trova dalla parte giusta e chi dalla parte sbagliata.

Si tratta di una tendenza che ormai ha preso un’ampia diffusione: il film La truffa dei Logan, uscito da poco nelle sale, prospetta una situazione simile: un bravo padre di famiglia, rimasto disoccupato, suo fratello, che ha perso il braccio per servire la partia in Irak, si mettono insieme ad altri specialisti dello scasso per rapinare il giro di commessee di una corsa automobilistica. La polemica sociale sottesa dal film da parte del regista Sodergergh è chiara: di fronte a una situazione sociale, negli Stati uniti, marcata sempre di più dalle disuguaglianze, rubare soldi sprecati nelle scommesse appare un gesto alla Robin Hood. La casa del papel si pone con un atteggiamento molto simile, personaggi spinti ai margini della società non compiono in fondo neanche un furto nel puro senso della parola perché non tolgono il denaro a nessuno ma si mettono a fabbricarlo. In Spagna è ancora vivo il movimento degli Indignados del 2011 che fece scendere nelle piazze migliaia di persone oppresse dalla grave crisi economica ed è su questo atteggiamento che punta il professore, sperando di avere l’opinione pubblica dalla propria parte.

Come hanno chiaramente sottolineato Armando Fumagalli e Paolo Braga in un loro saggio (P. Braga, G. Gavazza, A. Fumagalli -The Dark Side - 2016 - Dino Audino Editore), nella nuova serialità (almeno nei canali a pagamento), i protagonisti sono molto spesso degli antieroi. Gli antieroi hanno il vantaggio di poter  venir disegnati con un chiaro-scuro più marcato e  non si tratta in genere di lavori con un approccio nichilista: in fondo il male è tratteggiato come male perché non vengono nascoste le conseguenze negative di un comportamento criminale. Nel caso di questo serial la situazione è più ambigua: è vero che tutti i personaggi di La casa di carta sembrano brave persone che vivono per un sogno segreto che deve servire per riscattare il loro passato ma il principio che il male finisce per far pagare dolorosamente la scelta fatta non è particolarmente rispettato: forse per esigenze di copione il confronto sequestratori – polizia sembra improntato a uno meticoloso bilanciamento politically correct fra le due parti.

Occorre inoltre aggiungere che le situazioni amorose che si sviluppano all’interno e all’esterno della Zecca hanno ben poco di romantico. Si avviano dei rapporti perché una donna ha bisogno di venir consolata, oppure un’altra deve ringraziare il rapitore che le ha salvato la vita o un’altra ancora si offre nella speranza di poter venir liberata.  Anche la relazione che instaura l’ispettrice Raquel sembra una forma di fuga dalla propria solitudine.

Alla fine, fra un errore della polizia, una contromossa del professore, la situazione è di completo stallo e, terminata la prima stagione, è in onda in questo periodo la seconda sulla piattaforma Netflix, mentre sono iniziate le riprese della terza.  Non importa in fondo scoprire quando la Zecca verrà liberata o se gli scassinatori si porteranno realmente via milioni di euro; è molto più interessante seguire le vicende, le alleanze, i litigi, gli amori dei protagonisti...

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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STRANGER THINGS (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 03/26/2018 - 20:59
Titolo Originale: Stranger Things
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Matt e Ross Duffer
Produzione: Matt e Ross Duffer
Durata: disponibile su Netflix
Interpreti: Winona Ryswr, David Harbour, Millie Bobby Brown, Natalia Dyer, Charlie Heaton, MIchael Wheeler, Matthew Modine

Nel 1983, nella cittadina di Hawkins, nell’Indiana, quattro inseparabili amici di dodici anni trascorrono la giornata fra la scuola, le scorribande in bici e giocando a Dungeons & Dragons ma in rapida successione accadono due eventi incomprensibili: uno di loro, Will, scompare senza lasciare traccia e mentre i tre amici si apprestano a cercarlo, si presenta  loro una ragazza, loro coetanea, che non parla, si fa chiamare solo Undici e si rifugia nel loro scantinato perché ha paura di venire rintracciata. La ragazza è infatti  fuggita da un laboratorio top secret del governo statunitense. La madre di Will riceve delle strane telefonate; si convince che il ragazzo stia cercando di mettersi in contatto con lei e chiede aiuto allo sceriffo della contea, Jim Hopper. Anche i ragazzi si convincono che Will non è morto e che Undici può aiutarli nella ricerca, perché dotata di poteri psichici eccezionali….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial sviluppa la sua trama horror in una comunità dove fra gli adulti le relazioni familiari sono fragili e fra i giovani si sviluppano frequenti casi di bullismo. Solo i tre ragazzi danno il buon esempio di un’amicizia che si esprime attraverso una concreta solidarietà
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Il serial presenta scene spaventose e angoscianti che coinvolgono una ragazza dodicenne. Situazioni di conflitto familiare. Un rapporto prematrimoniale fra adolescenti. Netflix: VM14
Giudizio Artistico 
 
Buona recitazione da parte di tutti i coprotagonisti, anche i più piccoli. Efficace disvelamento progressivo del mistero
Testo Breve:

In una cittadina che ricorda tanto quella del film ET-l’Extraterrestre, accadono eventi misteriosi e scompare un dodicenne. Un Serial ben realizzato ma troppo spaventoso per un pubblico che si potrebbe identificare con i protagonisti

Quando i gemelli Matt e Ross Duffer, ideatori e produttori di Stanger Things, nacquero nel 1984, E.T. – l’Extraterrestre di Steven Spielberger era uscito due anni prima;  Halloween - la notte della streghe di John Carpenter, nel ’78  e Aliens di James Cameron del 1979.  Nelle loro interviste i gemelli non hanno fatto mistero di aver voluto omaggiare i classici del cinema e della letteratura fantastica degli anni ottanta, cercando di trasmettere agli spettatori quello stimolo all'immaginazione e il desiderio di avventura che anche loro avevano provato.

A ciò occorre aggiungere la nostalgia per un mondo dove non si usavano i cellulari (i ragazzi in molte sequenze impugnano dei walkie talkie) e c’era più tempo per stare insieme. Al contempo si era ancora nel periodo della Guerra fredda e circolavano strane notizie su sinistri esperimenti portati avanti dalla CIA sulla psiche umana (nostalgia artisticamente ricercata anche di recente, dal premio Oscar La forma dell’acqua).

In effetti i richiami a ET sono molti: anche il film di Spielberg iniziava mostrandoci i ragazzi intenti a giocare a Dungeons and Dragons, a correre in bicicletta fra una loro casa e l’altra, tutte di tipo monofamiliare immerse nel verde. Anche nel serial c’è un’apparizione misteriosa: questa volta non si tratta di ET ma di una ragazza che si fa chiamare Undici, che parla pochissimo e che loro nascondono in cantina. Ma anche lei, come ET, fa levitare gli oggetti.

I riferimenti al film di Spielberg finiscono qui. ET- L’Extraterrestre era un capolavoro di poesia, l’esaltazione dei sogni dell’infanzia, della purezza e della fantasia dei bambini, Stranger Things appartiene invece al genere horror, non solo per il timore di quella “cosa aliena” che ogni tanto compare e rapisce dei ragazzi, ma per le sequenze dove una bambina viene sottoposta a esperimenti sempre più pericolosi e traumatizzanti. Anche le trame di contorno presentano situazioni che poco hanno a che fare con il mondo innocente di Spielberg. Gli ambienti familiari in cui vivono i ragazzi non sono sereni. Sono molte le separazioni e i conflitti fra coniugi e quando finalmente ci viene presentata una coppia tranquilla, quella dei genitori di Nancy, è lei la prima a costatare che si è trattato di un matrimonio di pura convenienza. E’ proprio Nancy, un’adolescente irrequieta, incapace di relazionarsi in modo sereno con sua madre, che si organizza la sua prima notte con un ragazzo che le piace. Si tratta quindi di un serial disarmonico, di genere horror, che tratta tematiche da maggiorenni ma pone come protagonisti dei dodicenni ed è stato questo il motivo per cui il lavoro è stato respinto da tutti i principali canali televisivi. Alla fine solo Netflix ha accettato di programmarlo vietandolo però in Italia, ai minori di 14 anni.

Il racconto si sviluppa, nella prima stagione, su otto puntate e gli autori sono stati abili nel diluire il disvelamento della verità lungo tutto l’arco narrativo, mantenendo sempre alta la curiosità dello spettatore. I personaggi sono tutti ben caratterizzati con una certa preferenza verso i nerd posti ai margini per la loro sensibilità: fra tutti Jonathan, il fratello del ragazzo scomparso, cresciuto senza un padre che si è allontanato presto da casa e Mike, il ragazzo che più degli altri riesce a comprendere e a stare vicino alla “diversa” Undici. In contrasto con loro ci sono i seguaci della pura ragione: Jim, il capo della polizia, che non ha alcun pregiudizio e avanza diritto verso la verità, meticoloso nel cercare prove e indizi, forse il personaggio più riuscito. Simile a lui è Lucas, il ragazzino afroamericano, che non fa passi avanti nella ricerca finché non riconosce l’esistenza di solide garanzie di credibilità.

Brava anche Wynona Rider (un altro omaggio agli anni ’80) anche se la parte di madre addolorata di Will la porta spesso a recitare sopra le righe.

Il serial ha vinto nel 2017 il Golden Globe come miglior serie televisiva drammatica e fra gli Emmy Awards ha raccolto cinque premi: miglior casting, miglior tema musicale e miglior montaggio sia audio che video.

Il serial (sia nella prima che nella seconda stagione) è disponibile sulla piattaforma Netflix

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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