Serial TV

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GOOD OMENS

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/06/2019 - 11:42
Titolo Originale: Good Omens
Paese: UK, USA
Anno: 2019
Regia: Douglas Mackinno
Sceneggiatura: Neil Gaiman
Durata: 6 puntate su PRIME VIDEO
Interpreti: David Tennan, Michael Sheen, Anna Maxwell Martin, Jon Hamm

Il demone Crowley e l’angelo Azraphel vivono da troppi millenni sulla terra e si sono affezionati a essa. Apprendono quindi con tristezza la notizia che ormai l’Apocalisse è vicina e che sta per arrivare l’Anticristo nei panni di un bambino che avvierà la devastazione del mondo al suo undicesimo compleanno. Crowley e Azraphel stipulano un patto che non deve essere conosciuto dai loro “superiori”: cercheranno di boicottare l’Anticristo in modo da poter continuare a vivere in pace sulla terra. I loro tentativi sembrano fallire perché all’undicesimo compleanno del bambino, si accorgono che c’è stato uno scambio delle culle. Così, mentre i quattro cavalieri dell’Apocalisse (guerra, carestia, inquinamento, morte) si stanno apprestando a scatenare la fine del mondo, l’angelo e il demone si danno da fare per ritrovare il vero Anticristo. Non sono però soli nella ricerca perché anche la giovane Anatema lo sta cercando, grazie al libro delle profezie scritto da una sua prozia strega, di nome Agnes Nutter…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Con l’aiuto di un po’ dell’epicureismo greco ma molto più dell’empirismo inglese, risulta che l’uomo deve badare al presente, coltivare le amicizie e l’amore uomo-donna, lasciando perdere certe fantasiose ipotesi soprannaturali provenienti da libri come la Bibbia
Pubblico 
Adolescenti
Pur in un contesto scherzoso e senza la presenza di scene disturbanti, occorre una certa maturità per interpretare correttamente i messaggi del serial.
Giudizio Artistico 
 
Ottimo e divertente il duetto costituito dal diavolo Crowley (David Tennant) e dall’angelo Aziraphael (Michael Sheen). Ma lo sviluppo della storia è confuso e viene messa troppa carne al fuoco
Testo Breve:

L’anticristo, nelle forme di un bambino, è nato e al suo undicesimo compleanno scatenerà la fine del mondo. Un diavolo e un angelo, amici fra loro e affezionati alla terra, cercheranno di evitarlo. Molto umorismo all’inglese per prendere un po’ in giro quanto è scritto in certe pagine della Bibbia.

Neil Gaiman, già autore di altri lavori dove cielo e terra si incontrano o si scontrano (Doctor Who, American Gods) è  sceneggiatore di questa miniserie in sei puntate disponibile su Amazon Prime tratta dal suo libro omonimo . La sua caratteristica dominante è quella di mostrare un umorismo così fastidiosamente inglese e questo costituisce già un filtro sul tipo di spettatore che può apprezzare quest’opera, come accade anche nei lavori dei Monty Python. Si tratta di un umorismo dissacrante, ironico che a volte fa ridere (Crowley afferma di aver contribuito poco a far scatenare le continue guerre nel mondo: sono gli uomini che hanno fatto tutto da soli), altre vote stride rispetto al contesto e scivola nel cattivo gusto, proprio per la caparbia volontà di ridere su tutto (e quindi, in qualche modo, sentirsi superiori a tutto) anche nei momenti in cui si stanno trattando tematiche serie.

Il racconto è sostenuto interamente dal duetto formato dall’angelo buono (ha donato la sua spada fiammeggiante ad Adamo ed Eva quando sono stati scacciati dal Paradiso Terrestre, per la loro difesa),  amante della buona tavola e dal demone dal cuore in fondo buono, che ama correre all’impazzata sulla sua Bentley del 1926 e ascoltare i Queen. I loro battibecchi costituiscono la nota più originale della storia, sempre in bilico fra il ricordarsi di militare su fronti opposti ma anche accomunati da uno stesso destino che li ha portati a vivere per millenni su questa nostra terra. Per il resto gli altri personaggi risultano debolmente caratterizzati e la trama è alquanto confusa: un calderone un po’ folle dove   vengono gettati un’ alla rifusa vari subplot e personaggi che appaiono e altrettanto velocemente scompaiono.

Negli Stati Uniti, l’associazione cristiana Return to Order  ha raccolto 20.000 firme per intimare Netflix a cancellare  la programmazione di questo serial accusato di far apparire il satanismo “normale, simpatico e accettabile”. Un intervento di questo genere è stato rozzo, sbagliato e controproducente.

Rozzo perché se è vero che le firme sono state 20.000, nessuno di loro si è accorto che il serial viene trasmesso dalla piattaforma Amazon Video e non Netflix  e ciò ha scatenato risposte ironiche e divertite da entrambe le piattaforme.  Sbagliato perché non c’è il pericolo da loro denunciato, in quanto tutto il serial ridicolizza sull’esistenza dei puri spiriti, concentrandosi sul valore dell’uomo in se’.  Infine controproducente perché se l’obiettivo del serial era quello di fare dell’ironia su tutti quelli che credono in ciò che racconta la Bibbia, quell’associazione maldestra ha finito per tirare l’acqua al mulino dell’autore. Forse, più che prendersela con i film come questo, sarebbe opportuno promuovere e auspicare la produzione di film che trattano il tema dell'aldilà, anche nelle forme leggere della commedia: sono tanti i film dove compare simpaticamente  un angelo che scende sulla terra.

Il film accumula le classiche accuse contro il cristianesimo: i roghi per le streghe, la crudeltà di un Dio che con il diluvio universale uccide tutti, anche i bambini (stranamente non vengono citate le crociate), accenna rapidamente a Gesù,  un “uomo buono” che si era limitato a proclamare l’amore verso il prossimo; e infine, a mo’ di provocazione,  la voce di Dio è femminile.  Il tema portante è l’armageddon che appare solo come la battaglia finale fra le forze del bene e quelle del male, non certo come una forma di giustizia finale che porterà i buoni alla beatitudine del Paradiso.  Alla fine sarà l’uomo a trionfare: nasceranno nuovi amori fra un uomo e una donna, verrà confermata la forte amicizia fra il diavolo e l’angelo, si proverà il piacere di godersi la vita qui e ora, senza preoccuparsi troppo del futuro, verranno combattute la carestia, l’inquinamento e le guerre. Tutto viene compiuto ad opera del libero arbitrio dell’uomo, unico essere titolato per discernere fra il bene e il male senza che vengano imposte dall’esterno concezioni precostituite, magare da libri fantasiosi come la Bibbia.  

Alla fine si tratta pur sempre di un film inglese e l’influenza dell’empirismo di David Hume si fa sentire.

La miniserie è disponibile sulla piattaforma PRIME VIDEO

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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EUPHORIA (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/02/2019 - 22:38
Titolo Originale: Euphoria
Paese: USA
Anno: 2019
Sceneggiatura: Sam Levinson
Produzione: HBO
Durata: 8 puntate di 50 minuti su SKY Atlantic
Interpreti: Zendaya, Barbie Ferreira, Hunter Schafer, Sydney Sweeney, • Eric Dane

Otto ragazzi e ragazze hanno diciassette anni e vanno alla stessa high school. Rue, afroamericana, vive con la madre (il padre è morto dopo una lunga malattia), soffre di attacchi di panico e ha trovato un modo di sfuggire alla realtà con la tossicodipendenza; Jules, appena arrivata alla scuola, è una transgender al femminile, soffre di autolesionismo e cerca di annullarsi accettando appuntamenti con uomini adulti contattati via Internet. Maddy, di origine messicana, ha una relazione passionale con Nate, quarterback della squadra di football ma deve nascondere le sue ferite a causa delle tendenze sadiche di lui. Kat soffre per essere una ragazza oversize ma ha trovato un modo virtuale di vivere, scrivendo romanzi porno che pubblica online e intrattenendo, con una maschera da catwoman sul viso, video-telefonate erotiche con uomini interessati. Christofer, un afroamericano giocatore di football, ha un incontro amoroso, durante una festa, con Cassie, incuriosito dal fatto che lei abbia postato su Internet alcune sue foto senza veli….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial racconta di ragazzi che cercano se stessi nella cattura del maggior numero possibile di piaceri da cogliere, dove anche l’amore diventa passione distruttiva e l’amicizia è bella nella misura in cui giova a noi stessi
Pubblico 
Sconsigliato
Turpiloquio, Rapporti sessuali fra adolescenti e con adulti, nudità maschili e femminili, pornografia, droga, esibizionismo via internet, aborto, una violenza sessuale di gruppo
Giudizio Artistico 
 
Ottimo approfondimento psicologico dei vari protagonisti impersonati da attori tutti nella parte, abile regia che riesce al alternare momenti di alta tensione ad altri più intimi e riflessivi
Testo Breve:

Otto ragazzi e ragazze di diciassette anni della generazione Z fanno ampio consumo di sesso, pornografia e stupefacenti, simbolo, agli occhi del regista, di una generazione ripiegata su se stessa

Dalla breve sintesi che abbiamo fatto dei personaggi della fiction si può proprio dire che non manchi nulla, in termini di comportamenti scorretti da parte di adolescenti; manca forse il suicidio ma questo tema era stato già “scippato” dalla serie di Netflix Tredici. Oltre alle “inclinazioni “specifiche dei singoli protagonisti, c’è qualcosa che accomuna tutti questi rappresentanti della Generazione Z: un consumo compulsivo di pornografia via Internet, uso di varie forme di allucinogeni, tendenza a farsi le confidenze più intime solo con Whatsapp, il primo rapporto sessuale consumato intorno ai 15 anni e poi, a diciassette, una vita di coppia con il permesso per passare delle notti fuori di casa. Altra caratteristica è l’assoluta mancanza di rapporti confidenziali con i genitori (quasi sempre si tratta di uno solo) che hanno la funzione di semplici portinai: chiedono “dove vai?” al figlio o alla figlia che esce e si accontentano della bugia che viene loro detta. Il padre di Jules, durante una cena con la figlia, le propone di invitare la sua nuova amica Rue, a una cena in casa ma lei lo ferma subito; genitori e amici (o amanti) costituiscono due mondi a parte.

Ci si può domandare perché un serial con questa “overdose” di trasgressioni sia stato prodotto, oltre al banale obiettivo di alzare l’assicella dell’attenzione con racconti sempre più morbosi. Si intravede quasi una divertimento a provocare lo spettatore, come in quell'episodio dove si contano trenta (sono stati contati da qualche pignolo) organi maschili eretti, in foto o “live”. Formalmente il serial è destinato solo ai maggiorenni (si può immaginare quanto possa essere facile trasgredire questo divieto, oggi che i serial sono visibili anche dal cellulare) e SKY ha aggiunto, molto ipocritamente, alla fine di ogni puntata, in modo simile a quanto aveva già fatto Netflix per Thirteen, il riferimento a degli indirizzi ai quali chiedere aiuto in caso di tossicodipendenza o problemi di disagio. Dispiace soprattutto, a parte le immagini esplicite, che venga citato con entusiasmo, in una puntata, il nome di un analgesico che se usato in quantità, può avere la funzione di droga.

Rispondere alla ragione di questa “overdose” non è semplice. Siccome il serial è formalmente destinato agli adulti e volendo assumere un atteggiamento bonario, si può ritenere che è destinato a dei genitori per avvisarli su tutte le possibili deviazioni comportamentali che possono assumere i loro figli quando l’istinto sessuale raggiungerà l’apice, se non vengono sostenuti da genitori sempre presenti e da buoni esempi. Come seconda ipotesi si può ritenere che il serial, cerchi di trovare, delle giustificazioni ambientali al comportamento di questi ragazzi: com’è apparso nel sommario, molti di loro hanno devianze psichiche, hanno vissuto il dolore di un genitore morto o di una separazione; in modo chiaramente simbolico la protagonista Rue, è nata “tre giorni dopo l’attacco dell’11 settembre” e nella prima puntata lei stessa dice: “Non l’ho creato io questo mondo, né l’ho mandato io a puttane”. Un genitore che ha una doppia vita (si incontra periodicamente con dei prostituti) si domanda se questo suo comportamento ipocrita non abbia in qualche modo influenzato suo figlio, perché “la nuova generazione è così ribelle”. Si tratta di giustificazioni sociologiche che convincono poco e lasciano il tempo che trovano: Si fanno anche sporadici cenni alla fede cristiana ma sono fatti solo per sottolineare che si tratta di qualcosa di inutile. 

Non si può negare che serial di questo genere finiscano facilmente per affascinare proprio i più giovani, perché finalmente si parla (e si vedono) senza molti tabù, esempi di comportamenti liberi da ogni impedimento o controllo e le due attrici protagoniste, Zendaya e Hunter Shafer hanno tutti i requisiti per diventare  dive-icone per questi teen drama. E' quindi indubbio che Euphoria "rischia" di costituire un nuovo standard nei racconti che riguardano gli adolescenti, anche perché, bisogna riconoscerlo, è fatto molto bene. Siamo sopra di un palmo rispetto ai serial sulla stessa tematica proposti da Netflix in grande quantità: i personaggi sono ben approfonditi nelle loro ansie, nelle loro passioni, nei loro timori, nei loro momenti melanconici; la regia è molto abile nell’alternare scene “forti” a momenti intimi di riflessione e di calda amicizia. 

C’è però qualcosa di profondamente falso e sbagliato in questo serial, nonostante la sua “facciata” di realismo. Ragazze e ragazzi che cambiano facilmente partner in funzione dell'ultimo desiderio o semplicemente per ripicca, maschi violenti, ragazze tossicodipendenti, finiscono inevitabimente per corrodere la loro sensibilità, diventano ruvidi e intolleranti, in preda alle loro passioni e in quell’alternanza di situazioni, presenti nel serial, dove la sessualità prende le sue forme più selvagge, ad altre dove c’è tenerezza, affettuosa amicizia, c’è in realtà molta letteratura. Questa terza interpretazione del serial è probabilmente quella giusta. Questo andare sopra le righe, queste trasgressioni esagerate, sono volute dall'autore, che non si pone problemi morali ma solo artistici,  per cercare di cogliere quella che è l'essenza, secondo lui, dell'essere adolescenti. Vuole esprimere una sensibilità fragile ed eccitata, dove malinconia, abbandono nel nulla, stordimento, tenerezza, sono presenti tutti nello stesso momento. E' proprio in questo tipo di rappresentazione che il serial dà il meglio di se'. Ma si tratta comunque di letteratura pericolosa perché lascia intendere che questi ragazzi riescano a mantenere il controllo di loro stessi in queste situazioni estreme e possano dire "smetto quando voglio". La realtà è ben diversa: l'uomo e la donna sono fatti di creta malleabile e vengono trasformati dalle loro stesse azioni. L’adolescenza è il momento della costruzione di se stessi, di tenersi pronti ad affacciarsi nel mondo degli adulti. Al contrario, nei ragazzi della fiction, non c’è alcuna progettualità ima conta solo il presente da "sentire" usando gli altri come strumenti, in un soggettivismo assoluto.

Esemplare è la storia di Kat, a ragazza extra-large che per molto tempo ha sofferto per non esser oggetto di interesse da parte dei ragazzi. L’offerta di se stessa come cam girl a dei maschi interessati alle sue esibizioni la rende più sicura, decide di andare a scuola con vestiti provocanti e alla fine qualche ragazzo la desidera, ma solo in un certo modo. Lei dice di aver finalmente realizzato se stessa, considera i ragazzi ormai solo degli sciocchi. Ma cosa ha ottenuto in cambio? Di essere usata solo come passatempo per una serata.

Il serial è disponibile su SKY Atlantic

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GOOD WITCH (stagione uno)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/23/2019 - 18:55
 
Titolo Originale: Good Witch
Paese: Canada, Stati Uniti
Anno: 2019
Sceneggiatura: Craig Pryce, Sue Tenney
Produzione: Whizbang Films
Durata: 4 stagioni su Netflix
Interpreti: Catherine Bell, James Denton, Bailee Madison, DAn Jeannotte, Martha Tinsdale

Cassie Nightingale vive nella cittadina di Middleton assieme alla figlia sedicenne Grace. Lei è vedova di Jake, il coraggioso capitano della polizia della città morto, in un combattimento a fuoco e spesso riceve la visita dei suoi figliastri (anche Jake era un vedovo): Brandon, che aspira a fare il poliziotto seguendo le orme del padre e Lori, di mestiere giornalista. Cassie cerca di sbarcare il lunario gestendo un bed &breakfast nella sua casa e un negozio di candele e oggetti di regalo in città. La sua vita scorre serena, stimata da tutti perché sa sempre dire la giusta parola di conforto a chi glielo chiede e sa preparare infusi di erbe nei cui benefici lei crede molto. Una sera scopre che ha un nuovo vicino: si tratta di Sam, di professione dottore e di suo figlio Nick. Sam ha lasciato New York perché ha divorziato e desidera iniziare una nuova vita con il figlio..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ben delineati gli affetti e la solidarietà all’interno dei nuclei familiari. Il perdono come valore fondante per ogni situazione di contrasto
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Tutti i personaggi risultano simpatici e non esiste il classico “cattivo” Lo sviluppo del racconto è alquanto lento e rinchiuso in un format ben definito
Testo Breve:

La vedova Carrie deve badare a una figlia e a due figliastri ma ha sempre tempo per aiutare gli altri. Un serial particolarmente edificante ad uso famiglia

La buona strega è uno di quei serial televisivi che hanno tutta l’intenzione di raggiungere l’immortalità.

Il canale Hallmark ha prima trasmesso 7 film televisivi (Cassie arriva a Middleton, si costituisce una famiglia sposando il poliziotto Jake Russell ma alla fine lui muore), poi ha iniziato una serie sempre incentrata sulla stessa protagonista per quattro stagioni (disponibili in Italia su Netflix) ed è stata già annunciata la quinta stagione per il 2019.  Si tratta di una fedeltà da parte del pubblico che quasi avvicina questa serie al nostro Un posto al sole (23 anni). L’accostamento non è causale perché quando Mike Hale, il giornalista del NY Times ha confessato tutto il suo sconcerto per il successo (numero due negli ascolti dei canali privati per molto tempo) di questa serie che non ha mai vinto né è stata candidata ad alcun Emmy o altro premio televisivo, ha fatto un’indagine che l’ha portato a concludere (e quindi a tranquillizzarsi) che il serial è visto soprattutto da un pubblico di età medio-alta, insomma è roba per nonni. Ci sarebbe molto da dire su una conclusione così semplicistica intorno a un successo così consolidato ed è quindi opportuno fare una radiografia della fiction, per cercare di scoprirne la magia.

Iniziamo dalla protagonista. Cassie non è certo Kim Novak in La strega in paradiso (anche se Bell, Book and Candle, il titolo originale del film del 1958, è il nome che Cassie ha dato al suo negozio): la sua non è vera magia né gli intrugli di erbe che prepara hanno poteri misteriosi ma sa cogliere le situazioni, gli umori degli altri e sa dire sempre la parola giusta al momento giusto. In fondo non è lei la protagonista. Cassie funge da perno intorno al quale ruotano parenti e conoscenti (ogni puntata introduce un nuovo personaggio) e lei è sempre generosa in sorrisi e consigli ma è come se fosse super partes. “Tu metti un po’ di soggezione, sei così perfetta” le dice Sam in un momento di verità fra i due. In effetti è un po’ il rovescio della medaglia, che si manifesta nella realtà come in questa finzione, per le persone che sanno essere sempre disponibili per tutti: gli altri immaginano che abbiano una vita monotona e grigia, mentre loro comprendono gli altri proprio perché sono loro ad aver affrontato per primi difficili situazioni ed ora sono in grado di aiutare gli altri.

Le storie si sviluppano nel contesto chiuso di una cittadina dove tutti si conoscono. “A Middleton tutti gli affari sono personali” commenta Cassie rivolta alla signora sindaco, che voleva avviare alcuni affari spregiudicati in città. Non c’è l’anonimato delle grandi città come New York (citata più volte come il luogo “diverso”) né si sviluppano situazioni scandalose come in Gossip Girl. Ci sono persone che sbagliano ma prima o poi, grazie ai consigli di Cassie, sono loro stesse ad accorgersi di aver commesso un errore e spesso sentiamo la parola “scusa”. Cassie non forza mai le situazioni ma lascia che ogni persona scopra da sola la propria strada. Si tratta di un’etica facile in un mondo poco realistico, quasi di favola? Può darsi ma è molto bella, anche nei casi più difficili, la speranza che ripone sempre Cassie in quella persona, anche quando tutti gli altri hanno perso la pazienza. Bisogna riconoscere che in queste situazioni il serial mostra il valore universale del “nulla è perduto” e che qualsiasi persona può trovare in se’ la forza per rialzarsi.

“Con l’età arriva la saggezza”; “abbiamo il pieno controllo solo su ciò che facciamo noi”; “di fronte alla realtà fingiamo di non vedere”; “uno sbaglio è come una buca sulla strada”; “le epifanie sono regali dall’universo”. Cassie “spara” ad ogni puntata un numero incredibile di pillole di filosofia.

Si può dire che Good Whitch sia un christian film?   Non si parla di fede cristiana in nessuna puntata ma i valori umani che vengono evidenziati sono notevoli. Viene chiarita molto bene l’importanza del perdono: continuare a odiare è solo sofferenza mentre il perdono comporta il recupero della pace e della serenità. Evidenti i valori familiari: i fratelli si aiutano a vicenda nelle loro aspirazioni, la porta di casa resta aperta incondizionatamente, anche nei confronti di chi ha sbagliato, le poltrone del salotto sono sempre pronte ad accogliere figlia e mamma, fratello e sorella, per parlare in confidenza e chiedere consiglio. L’educazione dei figli è rigorosa: Cassie non permette che la figlia si vesta in un certo modo, né che vada, sia pur con un adulto, a vedere film che sono vietati.

Sarà probabilmente questo il segreto del successo di questa serie: “la banalità del bene”, nel senso della facilità per raggiungerlo quando lo si coltiva realmente.

Il serial è ben recitato ed è molto semplice da seguire (è stato fatto così perché anche i nonni possano comprendere?) perché non ci sono sequenze complesse e concitate ma tipicamente ci sono due persone che si incontrano e si parlano con calma a cuore aperto; nella sequenza successiva troviamo altre due che iniziano a parlare, e così via

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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QUANDO CHIAMA IL CUORE - WHEN CALLS THE HEART (Prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 08/11/2019 - 15:45
 
Titolo Originale: When Calls The Heart
Paese: Canada, Stati Uniti
Anno: 2014
Regia: Neill Fearnley
Produzione: Believe Pictures, Brad Krevoy Television, Jordan Films
Durata: 6 stagioni, ora su Netflix, in precedenza sui canali HallMark, Rai1 e Rai2
Interpreti: Erin Krakow, Daniel Lissing, Lori Loughlin

1910. Canada orientale. Elizabeth Thatcher, giovane rampolla di una ricca famiglia di Hamilton, vuole dimostrare le sue qualità senza l’aiuto della famiglia e accetta l’incarico di insegnante a Coal Valley, una città nata intorno a una miniera di carbone. Appena arrivata apprende che un terribile incidente ha causato la morte di quaranta minatori, lasciando vedove e mamme sconsolate. E’ proprio Abigail Stanton, una signora che ha perso il marito e il figlio, che l’accoglie nella sua casa, rendendole più agevole ‘ingresso in quella piccola comunità. Arriva a Coal Valley anche il nuovo conestabile, Jack Thornton, delle giubbe rosse. La presenza di Elisabeth rivela a Jack il vero motivo per cui è stato trasferito in quella cittadina sperduta fra le montagne: è stato il padre di Elisabeth che ha mosso le sue pedine per fare in modo che qualcuno si preoccupasse dell’incolumità di sua figlia. Una scoperta che rende subito burrascosi i loro primi incontri….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In un ambiente di minatori, fra povertà e molte difficoltà, uomini e donne trovano un modo civile di vivere e sviluppano fra loro una forte solidarietà
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona la costruzione del contesto, la vita dura di uomini e donne totalmente dipendente dal lavoro in miniera ma il racconto sembra perdere mordente proprio nello sviluppo del rapporto romantico fra i due protagonisti
Testo Breve:

Una ragazza di una ricca famiglia, un giovane ambizioso ufficiale delle giubbe rosse, si ritrovano a vivere in uno sperduto paese di minatori dell’Ovest canadese. Impareranno a conoscersi ma soprattutto scopriranno  la calda umanità di quelle persone buone e semplici

Un pregio significativo di questo serial di produzione Canada-USA, ricavato dal romanzo della canadese Janette Oke, è la sua compattezza. Tutto avviene fra il saloon, le case ben allineate dei minatori costruite e date in affitto dallo stesso padrone della miniera, secondo la formula industriale del tempo e la chiesa (che dalla prima puntata risulta bruciata da un malintenzionato) con il suo parroco. Una compattezza che consente di concentrare l’attenzione sui rapporti fra i protagonisti e i coprotagonisti che  conosciamo sempre meglio puntata dopo puntata. Un altro aspetto originale del racconto è l’attenzione verso i bambini e gli adolescenti che spesso costituiscono il baricentro della puntata, rivelando  una grande sensibilità alla psicologia dei ragazzi. Fin dalla prima puntata vediamo Elisabeth impegnata a catturare l’interesse dei suoi alunni, ancora sconvolti dalla recente tragedia e già rassegnati a non vedere altro nel proprio destino se non  diventare anche loro minatori. Nella terza puntata cerca di aiutare una sua alunna a scoprire le vere ragioni del mutismo che l’ha colta  dopo che ha perso il padre; nel quinto episodio, l’interessamento  di un uomo, nuova recluta della miniera, nei confronti della madre, crea la rabbiosa reazione del figlio ancora troppo legato all’immagine del padre; nel settimo  ci troviamo agli albori della psicologia infantile: di fronte a un alunno che appare a tutti gli effetti normale ma ha difficoltà a leggere, Elisabeth si fa spedire gli ultimi studi sulla materia, riuscendo a risolvere il problema.

Sopra queste solide basi si sviluppa il racconto con micro storie che si completano all’interno di ogni singola puntata e che hanno chiari riferimenti ad alcuni valori fondamentali: non ci sono protagonisti cattivi che si contrappongono a quelli buoni ma persone che si trovano ad affrontare delle difficoltà che vengono risolte con attenzione da parte di tutti per i problemi degli altri e gli episodi si concludono con gesti di solidarietà collettiva e solidi affetti familiari. Si tratta in effetti di un prodotto del canale Hallamark che trasmette serie e film adatti per tutta la famiglia, in questo particolare caso disponibile anche su Netflix. Ciò può indurre un certo sospetto di “buonismo”, sempre sgradito ai critici perché inteso come qualcosa di falso e di precostituito.

Possiamo dire che questo rischio viene evitato perché i personaggi sono tratteggiati con una calda umanità e la miglior prova della simpatia che hanno riscosso è il fatto che si è già completata la quinta stagione. Se è  vero che i cattivi sono, di volta in volta  dei ladri, o persone animate da spirito di vendetta (tutti uomini comunque, mai donne), non è presente nessuna irregolarità familiare (separazioni, convivenze), tipiche dei serial ambientati al giorno di oggi).

Vi sono comunque alcuni aspetti che non sono stati messi ben a fuoco o che semplicemente non hanno funzionato.

Il fatto che Elisabeth venga da una famiglia benestante e che accetti di fare la maestrina in uno sperduto paese di minatori, viene risolto con alcune situazioni comiche (lei che non sa cucinare, cucire, che sporca nel fango le belle scarpine) ma non si riflette nella sua psicologia. Già dopo il primo episodio si mostra perfettamente integrata nell’ambiente, semplice come le altre e non percepiamo nessuno ostentazione, sia pur indiretta, per la vita immersa nel lusso e piena di eventi mondani che deve sicuramente aver vissuto in precedenza (siamo lontani dalla caratterizzazione di Kitty, la giovane donna del romanzo Il Velo Dipinto di William Somerset Maugham). Ciò che diventa difficile da interpretare è proprio lo sviluppo del progressivo avvicinamento fra lei e il bel conestabile Jack.  I palpiti di lei al loro primo ballo, il suo confidarsi sotto le sollecitazioni della sorella che l’aveva attesa ansiosa al suo ritorno, il confessare che per lei è stato il più bel giorno della sua vita, appaiono atteggiamenti recuperati da qualche romanzo d’appendice che mal si prestano al contesto da Far West di Coal Walley e rendono poco credibile la personalità di Elisabeth,, sicuramente abituata ai balli e alle feste vissute nella casa paterna.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SUITS (Prima Serie)

Inviato da Franco Olearo il Sab, 06/29/2019 - 17:41
Titolo Originale: Suits
Paese: USA
Anno: 2011
Sceneggiatura: Aaron Korsh
Produzione: Netflix
Durata: 12 puntate di 45'
Interpreti: Gabriel Macht, Patrick J. Adams, Rick Hoffman, Gina Torres, Meghan Markle, Sarah Rafferty

La Pearson Hardman è uno degli studi legali più importanti di New York. Harvey Spencer ne è la punta di diamante: abile, risoluto, opera sempre ai limiti della legge perché per lui l’importante è vincere. Jessica Pearson, a capo dello studio, lo costringe a procurarsi un aiutante e Harvey alla fine sceglie Mike Ross, un giovane che ha una prodigiosa memoria fotografica, è preparato riguardo alla legge ma non è laureato. Harvey lo assume comunque accordandosi con lui per tenere segreta l’iilegittimità della scelta. Mike fa presto amicizia con Rachel, affascinante paralegale, che lo aiuta a introdursi nello studio...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un gruppo di avvocati svolge con competenza il proprio lavoro, ai limiti della legalità ma sono solidali fra loro e sanno impiegare i loro talenti per aiutare chi ne ha bisogno. E’ presente un esempio negativo di quanto sia facile guadagnare soldi con il commercio della droga. I rapporti uomo-donna sono caratterizzati da precarietà e dall’assenza di figli
Pubblico 
Adolescenti
Alcune situazioni di incontri amorosi per una notte, senza nudità
Giudizio Artistico 
 
Un'ottima sceneggiatura imbastisce dialoghi brillanti e situazioni avvincenti. I protagonisti tutti nella parte, risultano, nonostante alcune ruvidezze professionali, molto umani e simpatici. Solo Trevor, l'amico di Mike, è un cattivo troppo cattivo, sembra inserito nel racconto al solo scopo di procurare problemi a Mike
Testo Breve:

In uno dei più prestigiosi studi di New York, un brillante avvocato e una promettente matricola risolvono casi difficili riuscendo sempre a trovare un giusto equilibrio fra le parti. Una serie ben scritta che non trascura gli aspetti umani dei rapporti fra i colleghi di lavoro

Questa fiction TV sulla piattaforma Netflix è ormai arrivata all’ottava stagione. Segno dell’apprezzamento che ha ricevuto dalla parte del pubblico; un apprezzamento ben meritato perché quando si guarda una qualsiasi puntata di questa fiction, l’entertainment è assicurato. Si parte sempre con una causa legale che è stata affidata allo studio e i nostri sue eroi partono bene ma poi tutto sembra essere perduto: è proprio in quel momento che c’è il guizzo, il cambiamento di prospettiva, l’intuizione geniale di uno dei due e viene raggiunta la vittoria o quantomeno un onorevolte compromesso. I dialoghi sono scoppiettanti, il ritmo del racconto è vivace.

Questa serie può essere inserita a pieno titolo nella categoria delle fiction di contesto. Viene descritto un mondo lavorativo chiuso, analizzato con molta cura nei dettagli, com’era già avvenuto  in altri con la stessa impostazione (ER, Mad Man, Thr Newsroom, West Wing, House of Card,...). E’ il contesto il vero protagonista della vicenda, che impone le sue regole e richiede ruoli ben disegnati. I protagonisti si muovono in questo universo all’interno del quale debbono avere successo, ma ben sapendo che chi vince è la squadra al completo. Anche in Suits i dialoghi sono secchi, perché sono operativi, mirano a fare qualcosa e prendere rapidamente delle decisioni. Negli scontri con gli avvocati avversari non mancano colpi bassi, bugie spudorate, bluff e un po’ di teatratlità per enfatizzare la propria posizione. Si potrebbe osservare che questo gusto per il lavoro che ha successo, per una realizzazione brillante, sia effetto di una impostazione etica di tipo calvinista, che privilegia la professionalità ben esercitata, sorvolando su certi comportamenti personali non completamente onesti ma il serial sta attento a inserire, fra tante cause miliardarie, anche qualche patrocinio gratuito dello studio.  In una forma o nell’altra, c’è sempre una giustizia di fondo che viene raggiunta: si inizia sempre con uno scontro frontale e aggressivo fra le parti che difendono la loro posizione con colpi bassi, ma alla fine viene fuori la verità sulla reale situazione, le pretese eccessive debbono venir abbandonate e si perviene a un giusto equlibrio fra i contendenti. Anche i rapporti fra i componenti dell’ufficio, nonostante invidie e spiriito di competizione, vengono mantenuti nell’ambito della correttezza ma ci sono anche gesti di vera solidarietà. Lo vediamo da parte dello stesso Harvey che difende gratuitamente il suo autista in una causa e ha aiutato Donna, la sua assistente, alloggiando i suoi genitori per un certo tempo nel suo appartamento, in una situazione difficile. Ma anche Donna saprà aiutarlo in un momento difficile.

Un altro aspetto che gioca un ruolo tracurabile per la caratterizzazione di Suits è l’immagine patinata di questi business men che lavorano con successo, guadagnano molto e si concedono ogni vezzo consumistico. Il riferimento è indubbiamente Harvey, sempre con un  completo blu di gran sartoria, un taglio di capelli da 500 dollari, un parco di macchine sportive anche se preferisce spostarsi con un autista privato. Quando vediamo entrare una bionda appariscente nella sua decapottabile sembra proprio che quella ragazza faccia parte del “pacchetto” di beni di lusso che Harvey si può concedere.

In effetti il ruolo delle donne in questo serial non è paritetico rispetto agli uomini. Si tratta di donne indipendenti, pienamente integrate nel business system, ma non sono protagoniste e hanno un ruolo di generoso supporto rispetto agli uomini: Jessica, Donna, e Rachel sono come le vestali di quel mondo e se gli uomini a volte scantonano, è Jessica che ricorda le regole da seguire, in particolare la deontologià della professione; Donna supporta in tutto, anche psicologicamente, Harvey nel suo impegno quotidiano e Rachel aiuta Mike a introdursi in quel mondo.

Resta da domandarsi: e l’amore? E la famiglia? Suits si allinea agli altri serial di contesto dove il lavoro ha una funzione totalizzante e gli incontri fra i sessi sono o la compagnia di una notte o una relazione più stabile, magari siglata con un matrimonio, ma destinata a terminare. Solo Jessica, nella terza puntata ha avuto, sul tema, un momento di riflessione: “finché morte non ci separi: ci credevo veramente” ma sta parlando una donna divorziata. E i figli? E’ come se non esistessero: in effetti farebbero perdere tempo. In questo serial, immagine non troppo irreale della società americana e prosimamemte europea, si è single oppure dei D.I.N.K. (Double income, no kids).

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL MATRICOMIO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/12/2019 - 09:25
 
Titolo Originale: Il matricomio
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Jack Alvino, Valentina Aurino
Sceneggiatura: Jack Alvino, Valentina Aurino
Durata: 6 stagioni su Facebook/ilmatricomio e su Youtube
Interpreti: Jack Alvino, Valentina Aurino

Jack è un ingegnere, Vale una donna di casa (forse). Lui è appassionato di moto, lei sta molto attenta alla pulizia e all’ordine in casa. Lui è un flemmatico, lei è molto dinamica, a volte esplosiva. Ci sono tutti gli ingredienti per realizzare divertenti scenette sulla vita di coppia e mostrare come l’intesa si rafforzi proprio nel modo con cui tutto viene sempre riportato a unità

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Lui e lei sono pienamente se stessi con i loro desideri, con i loro caratteri ma lo sono all’interno di una unità di coppia, dove tutto può essere affrontato, purché venga risolto per il bene di quella vita in comune nella quale essi trovano la ragione della loro esistenza.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Jack e Vale recitano benissimo (hanno fatto per anni teatro) e le sceneggiature sono sapientemente costruite. La qualità degli sketch è assolutamente professionale
Testo Breve:

In questa web serie, Jack e Vale sono marito e moglie che ci mostrano come possano venir felicemente superate le mille discussioni di ogni giorno tipiche di una vita in due

E’ tempo che il nostro giornale si dedichi anche alle Web Serie, soprattutto quando, come nel caso di Matricomio, il tema sviluppato è quello del matrimonio e della famiglia.

Si tratta di rapidi sketch di due-quattro minuti dove si fronteggiano un marito e una moglie, Jack e Vale, nella divertente e ricca banalità di ogni giorno. Le puntate più cliccate si trovano su Youtube: una serie più ampia è reperibile su facebook/ilmatricomio (in tutto sono 90 puntate, dal 2016 a oggi).

Jack e Vale sono realmente marito e moglie da 14 anni, recitano molto bene (hanno fatto per anni teatro) e le sceneggiature sono sapientemente costruite. Ovviamente tutto questo non basta per dare ragione del loro successo (una loro puntata, La massaia estrema, ha avuto più di 12.000 visualizzazioni e 600 like): ciò che riescono a trasmetterci è il loro affiatamento: riescono realmente a farci entrare nella vita di una coppia che affronta problemi quotidiani che ognuno di noi può incontrare, ne nascono vivaci discussioni perché i punti di vista sono diversi ma poi viene sempre trovata la soluzione che soddisfa entrambi.

I temi trattati in prevalenza sono le diverse sensibilità, quella maschile e quella femminile con le quali viene percepita la realtà e gli incontri/scontri in tema di economia domestica. Ecco quindi che Vale non riesce ad attirare l’attenzione di Jack neanche quando ha cambiato pettinatura mentre lei nota subito che lui ha ridotto il pizzo. Un momento di cattivo umore di lei viene risolto da Jack con un complimento al vestito che lei indossa (ma questa scenetta potrebbe irritare le femministe più incallite). Scontati i battibecchi in termini di cura domestica: l’assunzione di una colf si risolve in un fallimento perché lei è molto scrupolosa e in fondo ci tiene a esser solo lei la responsabile della cura della casa. Non mancano puntate sulla loro intesa anche fisica: assistiamo, in una puntata, alla furba retorica con la quale lui convince lei ad indossare, per una serata, dei tacchi a spillo, molto più femminili delle solite ballerine o i metodi che riesce a escogitare lei quando non si sente disponibile a rispondere alle effusioni di Jack.

E’ chiara la filosofia di fondo di questi sketch: un lui e un lei che sono pienamente se stessi con i loro desideri, con i loro caratteri ma lo sono all’interno di una unità di coppia, dove tutto può essere affrontato, purché venga risolto per il bene di quella vita in comune nella quale essi trovano la ragione della loro esistenza.

Dalla visione del loro lavoro, ormai triennale, dispiacciono un pochino solo due cose: che la vita di coppia non viene estesa alle problematiche della gestione di figlio (ma questo sarebbe un ciclo di puntate sostanzialmente differente) e che nei loro contrasti, che si risolvono sempre con una riappacificazione, non ci siano a volte gesti di affetto, conferme del loro reciproco amore (ma forse un po’ di pudore giova a ricordare che la coppia è reale e che l’amore è vero, non costruito per l’occasione)

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE SOCIETY (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Ven, 05/17/2019 - 12:04
Titolo Originale: The Society
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Marc Webb
Sceneggiatura: Christopher Keyser
Produzione: Netflix
Durata: dieci puntate
Interpreti: Kathryn Newton, Gideon Adlon, Sean Berdy, Natasha Liu Bordizzo, Jacques Colimon

In West Ham, una cittadina del Connecticut, l’aria emana un odore pestilente di origine sconosciuta e il sindaco decide di mandare tutti i ragazzi dell’ High School fuori dalla città, in un campeggio attrezzato nei boschi limitrofi. I pullman scolastici debbono però tornare indietro a causa di un ponte che ha ceduto per il maltempo. E’ ormai sera e quando i ragazzi tornano a casa si accorgono che qualcosa di misterioso è avvenuto: non c’è più nessuno a West Ham e loro sono gli unici abitanti. Le strade verso l’uscita della città sono boccate. Questi 240ragazzi e ragazze sono ora gli unici componenti di una minisocietà isolata dal resto del mondo e dovranno cercare di organizzarsi, altrimenti si troveranno nel caos....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ci sono ragazzi buoni e altri cattivi in questo serial ma di fronte a una sfida che li costringe a maturare prima del tempo, non si stabiliscono valori in comune, ognuno resta se stesso agendo secondo il suo temperamento, non ci sono riflessioni che trasformano
Pubblico 
Adolescenti
Uso di droga, violenze domestiche, rapporti di convivenza senza nudità. Netflix: VM14
Giudizio Artistico 
 
La fiction risulta stimolante come metafora di una umanità che deve riuscire a organizzarsi come società. Buona la caratterizzazione dei personaggi ma solo quelli femminili
Testo Breve:

Duecento ragazzi dell’ high school tornano da una gita nei boschi ma nella loro cittadina non c’è più nessuno. Una storia interessante sul conflitto fra l’inclinazione all’individualismo e la necessità di organizzarsi in una società ordinata

E’ ormai chiaro: Netflix vuole diventare leader indiscussa dei teen drama e di racconti destinati agli young adult, a giudicare dal ritmo con cui sforna fiction TV e film destinati a questa fascia di utenza. Originale questa volta è il tema di fondo: per questi ragazzi agli ultimi anni della high school, non si tratta di trovare il partner per il prom (il ballo di fine anno), i soldi necessari per andare all’università, organizzare la vacanza più spensierata della loro vita; ora non debbono più andare a scuola, giustificare i loro comportamenti ribelli con le incomprensioni dei genitori ma sono pienamente in balia di loro stessi. Si trovano in una sorta di nuovo mondo, un tema tipico della letteratura americana, dalle caratteristiche particolari: possono entrare in qualsiasi negozio e prendere ciò che vogliono senza pagare ma sono anche coscienti che alla fine tutto si esaurirà.

Sono molti i protagonisti di questa storia, tutti giovani che non hanno perso la voglia di ballare, di ubriacarsi, cercare la/il proprio partner, sul fare gruppo facendo pettegolezzi sulla ex compagna di classe che sta troppo sulle sue ma al contempo sono due le nuove sfide, più grandi di loro che si trovano ad  affrontare: decidere se organizzare una minisocietà civile o lasciare che prevalgano i più prepotenti e trovare un nuovo senso da dare alla propria vita, con l’aiuto della fede cristiana o con altri credo.
Il primo tema è ben sviluppato, una metafora di come la società umana ha cercato nel tempo di organizzarsi, con successi ma anche tante sconfitte. Il primo esperimento che i ragazzi applicano è il socialismo: per quei ragazzi che possono contare solo sulle scorte presenti nei supermercati, non si intravede altra soluzione che raccogliere e distribuire equamente le derrate alimentari e per far questo non resta che assegnare il monopolio della forza a delle guardie che hanno il compito di sequestrare tutte le armi ed esercitare metodi coercitivi su chi trasgredisce. Nessuno sente la necessità di seguire le tradizioni che loro, bene o male hanno ereditato dai genitori: ci si trova piuttosto di fronte a una costruzione rivoluzionaria e, come in tutte le rivoluzioni della storia, la radicalizzazione e la repressione è dietro l’angolo fomentata dai più prepotenti. “Non dobbiamo chiedere il potere, dobbiamo prendercelo” dice uno dei ragazzi. Né manca il terrorismo indiscriminato. “Il terrorismo serve per generare insicurezza”: conclude un altro. Il secondo aspetto, il senso sovrannaturale di tutto ciò che sta accadendo, è meno sviluppato e diventa la riflessione privata di qualche ragazza che si chiede perché Dio abbia voluto tutto questo, se c’è un Dio, oppure si sia piuttosto vittima di un destino senza senso. Alla fine non c’è nessuna intesa collettiva su questo punto e ognuno finisce  per comportarsi in base alla propria natura: chi è buono si comporta da buono, chi è malvagio si comporta come tale. Non ci sono “conversioni” in questo serial.

I personaggi sono ben caratterizzati ma la preferenza va chiaramente a favore di quelli femminili: sono loro che fanno proposte, riflettono saggiamente sul da farsi, hanno momenti di malinconia ma poi sono capaci di affrontare la realtà a testa alta (I co-sceneggiatori sono tutte donne). I maschi vengono ritratti soprattutto come espressione di energie naturali: energie che esprimono pulsioni sessuali, forza atletica come quella dei “ragazzi-guardie” e anche, in un caso, il gusto per la violenza.

L’ossequio al genere teen ha inevitabilmente spinto gli sceneggiatori ad inserire alcuni subplot prevedibili come l’adolescente che resta incinta e la presenza di un ragazzo gay. Originale invece la presenza di una ragazza che si sente cristiana e vuole arrivare vergine al matrimonio, anche se si tratta di un personaggio descritto con una certa ironia, visto che, si mostra molto fantasiosa nei modi con cui esprime affettuosità nei confronti del suo fidanzato

Il serial ha il chiaro obiettivo di raggiungere un vasto pubblico: non ci sono nudità ne violenze esplicite ma gli incontri amorosi appaiono chiari nelle loro intenzioni e alla fine queste coppie, senza che ci siano più i genitori a controllare, finiscono tutti per convivere. Netflix lo ha classificato come VM14 anche per l’abuso di droga e la presenza di violenza domestica.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL MOLO ROSSO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 05/02/2019 - 11:28
Titolo Originale: El embarcadero
Paese: Spagna
Anno: 2019
Regia: Jesús Colmenar, Álex Rodrigo, Jorge Dorado, Eduardo Chapero-Jackson
Sceneggiatura: Álex Pina, Esther Martínez Lobato
Produzione: Movistar+, Atresmedia Studios, Vancouver Media, Beta Film
Interpreti: Alvaro Morte, Verónica Sánchez, Irene Arcos

Alejandra è una donna architetto di Valencia che ha ricevuto una bellissima notizia: il progetto per un grattacielo, disegnato da lei assieme alla sua collega e amica Katia, ha trovato un importante acquirente. Mentre torna a casa, riceve dal marito Oscar, che si trova in Germania, una calorosa telefonata di congratulazioni. Ma quella stessa sera stessa viene informata dalla polizia che suo marito è stato trovato morto, probabilmente suicida, dentro una macchina nel parco naturale di Albufera, non lontano da Valencia. Alejandra inizia a capire che il marito ha condotto per anni una doppia vita. Raggiunge Albufera e scopre che lì viveva con un’altra donna, Verònica, che ha avuto da lui una bambina ....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film cerca di teorizzare la validità di un amore libero privo di alcun impegno definitivo. La sessualità vista come strumento per esprimere la propra simpatia anche a persone dello stesso sesso
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo e riprese di incontri amorosi senza molti dettagli ma le tematiche sessuali sembrano costituire il tema prevalente
Giudizio Artistico 
 
I numerosi personaggi risultano tutti ben delineati, ad eccezione del protagonista Oscar. Le otto puntate hanno comportato una eccessiva diluizione del racconto
Testo Breve:

La morte improvvisa del marito, probabilmente un suicidio, fanno scoprire alla moglie la sua doppia vita con un’altra donna. Un thriller psicologico riuscito parzialmente di Alex Pina, già autore del famoso La casa di carta.

Verònica si trova di fronte a un Oscar sconcertato: ha scoperto, proprio ora che la loro relazione si è consolidata, che lei continua ad avere rapporti sessuali con altri ragazzi di Albufera che lei conosce dall’infanzia. Per rasserenarlo, traccia su un foglio due cerchi che si sovrappongono parzialemente.   In quell’area in comune fra i due cerchi – spiega Veranica – vive la loro relazione: lì c’è dedizione completa, l’uno per l’altra. Ma fuori da quella zona, c’è piena libertà, anche di avere incontri con altre persone.  Oscar non può che acconsentire a quello schema, perché anche lui non ha mai abbandonato sua moglie nè le ha mai rivelato la sua relazione con Verònica.

Da quando è iniziata la fase del post-matrimonio, da quando cioè il cinema e la fiction TV hanno perso ogni interesse verso il diamante a quattro punte (amore fra un uomo e una donna, che genera un impegno per la vita, che sviluppa una unione sessuale esclusiva, che genera fecondità) hanno avviato da tempo, una fase di “ricerca sperimetale” senza che se ne intraveda una conclusione in breve tempo, alla scoperta di nuove forme di unione e di impiego della sessualità. Se sono  preponderanti, in questa tendenza,  film e fiction TV che parlano di unioni fra persone dello stesso sesso (ad es: Modern Family, Carol,... ), non vengono trascurati i  L.A.T. (Leave apart together, ad es: Tra le nuvole),  ma anche espressioni di affettuosità sessuata fra persone dello stesso sesso che non hanno alcuna inclinazione omosessuale. E’ il caso di  Chiamami col tuo nome, che sviluppava la storia di un rapporto pederastico fra un alunno e il suo insegnante, oppure Croce e delizia, dove due uomini già sposati e con figli, desiderano convivere secondo le usanze dell’antica Grecia. Ora, con questo Il molo rosso, si teorizza la sessualità come espressione di simpatia naturale che può esser rivolta contemporaneamente a più persone, dell’altro o dello stesso sesso.

L’autore del serial è Alex Pina che, cavalcando il successo, meritato, di La casa di Carta, si è ora riproposto con questo thriller psicologico dove una donna cerca di comprendere la doppia vita che ha vissuto suo marito prima del supposto suicidio. Vengono riproposte le formule narrative che hanno decretato il successo del precedente serial: ogni puntata si chiude con un mistero che resta ancora irrisolto e i tanti personaggi, quelli principali come quelli secondari, sono delineati con cura. Il più riuscito è quello di Verònica, una moderna maga Circe, in grado di attirare a sé, nell’incanto nella sua isola-riserva naturale, gli uomini e di trattenerli con le sue grazie e con la piacevolezza di una vita immersa nella natura.  Più complesso ma comunque interessante è quello di Alejandra: la razionalità e l’armonia con cui progetta le sue forme architettoniche sono espressione di un’attitudine mentale che finisce per respingere a priori, se non per motivi etici, almeno per linearità di comportamento, il tradimento del marito. La sua evoluzione, frutto della sua tensione nel cercare di comprendere come sia potuto accadere, finiranno per avvicinarla alla sensibilità di Verònica e a disegnare nuove forme architettoniche in continua tensione dinamica. Il meno riuscito è proprio il personaggio di Oscar (interpretato da quell’ Álvaro Morte che era stato così determinante per il successo di La casa di carta): sembra una persona senza coerenza interna, che insegue ciò che nell’immediato risulta per lui più piacevole.

Altri serial hanno trattato di recente il tema del tradimento, come The Affair. Questo mostrava in modo molto realistico come il tradimeto danneggi non solo il coniuge tradito e i figli, ma anche il coniuge colpevole: la sua vita diventa fragile, i due amanti vengono squassati da continue incertezze, colti da repentini pentimenti e altrettanti, mai definitivi, recuperi di speranza per un futuro più stabile. Al contrario, In questo Il molo rosso, il tema viene sviluppato come un mito: da una parte c’è Alejandra, espressione della modernità: è una donna emancipata, che si realizza con il suo lavoro di architetto, che risolve sempre a proprio vantaggio eventuali problemi (quando resta incinta proprio quando sta completando un importante progetto, abortisce senza tentennamenti, nonostante le perplessità del marito). Dall’altra c’è una Dea della Natura (Verònica) che vive di agricoltura e pesca, si offre generosamente agli uomini che la desiderano e se resta incinta, accoglie serena il frutto della sua fecondità. Anche i colori contribuiscono a sottolineare questo cotrasto: se l’acqua e le terre della riserva di Albufera vengono riprese con le luci calde dell’alba o del tramonto, la figura di Alejandra si staglia spesso sullo sfondo delle opere di Calatrava a Valencia

Se il baricentro del racconto è costituito sulla contrapposizione fra le due donne, poste a simbolo di due diverse forme di amore e di impiego della sessualità, l’interesse dello spettatore viene disturbato dal fatto che il tema della sessualità finisce per venire abusato (episodio dopo episodio, abbiamo  amore fra persone di diverso o dello stesso sesso, amore a tre, masturbazioni, una giovane ragazza che vende su Internet le proprie nudità,..). Il risultato netto è che l’autore non sembra volerci proporre seriamente nuove forme di vita libertina ma più prosaicamente, tenere desto l’interesse dello spettatore, con continui risvolti pruriginosi.

Resta piacevole la forte intesa fra quattro donne (Alejandra, sua madre, l’amica Katia e sua figlia): spesso litigano fra loro ma le tiene unite una forte solidarietà, pronte ad aiutarsi a vicenda. Spetta proprio a Katia la decisione più saggia di tutta la fiction: divenuta l’amante del suo capo, decide di lasciarlo per non arrecare sofferenza alla moglie di lui.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RIVERDALE (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Sab, 03/30/2019 - 11:11
Titolo Originale: Riverdale (season 1)
Paese: USA
Anno: 2017
Produzione: Warner Bros, CBS
Durata: 13 episodi, ora su Netflix
Interpreti: KJ Apa, Camila Mendes, Lili Reinhart, Cole Sprouse, Luke Perry,

Una tranquilla cittadina americana viene sconvolta dal misterioso omicidio del ragazzo più popolare della città, Jason Blossom. La vita di tutti i suoi compagni di scuola e dei abitanti di Riverdale cambierà per sempre.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In questa serie, priva dei toni foschi e morbosi di tanti altri teen drama, degli adolescenti coltivano salde amicizie e sviluppano i primi amori. I cattivi sono i genitori. Esperienze sessuali prematrimoniali anche omosessuali
Pubblico 
Adolescenti
Inclinazione al suicidio, rapporti prematrimoniali anche fra un minorenne e una maggiorenne ma attraverso scene solo allusive
Giudizio Artistico 
 
Un teen drama, che è anche un buon giallo caratterizzato da un continuo orientarsi verso il mistery. I colpi di scena sono ben inseriti e la serie, non prevedibile, tiene continuamente con il fiato sospeso
Testo Breve:

Una tranquilla città di provincia si scopre non essere più tale quando un ragazzo dell’high school viene ucciso e i suoi amici cercano di scoprire cosa è successo.  Riverdale è la serie più vista dai giovani nel 2018 dopo Thirteen ma è più romanzata e meno cupa di altri teen drama di successo

Ogni generazione ha la sua serie icona: dai ‘90 di Beverly Hills, ai 2000 di Dawson’s Creek. Dalle vite degli adolescenti ricchi di Orange County a quelle sconclusionate e ribelli di Gossip Girl. I teen drama rappresentano non solo una moda ma esprimono da sempre, per la storia della tv, esempi e modelli di vita in cui identificarsi.

Nell’era di Netflix, dove le produzioni risultano essere a basso costo ma di migliore qualità, è necessario comprendere che la scelta di cosa vedere è amplificata a dismisura rispetto a qualche anno fa. Infatti, se Thirteen Reason Why racconta la realtà cruda dei pericoli che incontrano talvolta gli adolescenti, Riverdale è una serie decisamente più romanzata. I personaggi, come nei migliori film Warner Bros, seguono un percorso che li porta a delle scelte, bene e male che siano, imparano a riconoscere le amicizie, provano le prime esperienze dell’innamoramento, affrontano i pericoli e conoscono sé stessi mettendosi alla prova.

In questo Riverdale rappresenta un cambiamento decisamente positivo rispetto al decennio passato dove i protagonisti delle serie mentivano, rubavano, talvolta facevano uso di droghe solo per sentirsi parte di un gruppo. Il messaggio che veniva percepito per la maggiore era quello di una realtà ben lontana, con il conseguente desiderio di evasione.

Guardando Riverdale si respira quasi l’aria del piccolo paese in cui tutti si conoscono. Una misteriosa cittadina medio borghese, che ha costruito la propria economia sullo sciroppo d’acero, dove il passato incide spesso sul presente. I cittadini sono preoccupati di mantenere spesso le apparenze, non mancano i gruppi dove c’è chi si impone sull’altro, liti familiari, ma senza eccessivi drammi.

Così, se inizialmente può sembrare un semplice teen drama, già dalla puntata pilota ci rendiamo conto che si tratta di un vero e proprio thriller: che fine ha fatto Jason Blossom?

La storia racconta di un gruppo di ragazzi della Riverdale High School, Jughead Jones, Betty Cooper, Archie Andrews Veronica Lodge, che indagano su misteri, omicidi e intrecci amorosi.

La voce narrante è del sarcastico e introverso Jughead Jones, costantemente alla tormentosa ricerca della verità che tenta di portare a galla attraverso i suoi articoli pubblicati sul giornale studentesco.

Jughead condivide la passione per le indagini e il giornalismo con la compagna Betty Cooper che in apparenza sembra la tipica ragazza acqua e sapone della porta accanto; solo con lo svilupparsi delle vicende mostrerà un lato più oscuro. Il protagonista, Archie Andrews, è il classico giocatore di football del college che si divide tra la passione per la musica e lo sport. L’ultima del gruppo, Veronica Lodgericca ed elegante ragazza appena trasferita da New York con la madre, dopo che uno scandalo finanziario ha travolto la sua famiglia.

In Italia non è così conosciuto, ma Archie Andrews è uno dei personaggi più vecchi nella storia dei fumetti negli Stati Uniti.  La serie, adattamento televisivo dei fumetti Archie Comics, è prodotta da Warner Bros e Netflix ed ha vinto 22 premi tra cui 16 Teen Choice Award.

Riverdale si presenta come un teen drama, ma è anche come un buon giallo caratterizzato da un continuo orientarsi verso il mistery. I colpi di scena sono ben inseriti e svelati non tutti sul finale delle puntate rendendo così la serie non prevedibile, tiene continuamente con il fiato sospeso e non annoia: episodio dopo episodio, si mantiene viva la tensione. Ogni puntata racconta qualcosa del passato che si ripercuote sul presente facendo emergere un netto contrasto tra tradizione e innovazione. Le strade illuminate da luci al neon sotto il cielo nuvoloso, ci presentano un’ambientazione, fatta di pub e automobili anni ’50 che ci riportano alle dinamiche tipiche della provincia americana mescolate ai temi attuali più discussi tra i giovani come la competizione femminile, il suicidio il disagio ai tempi del liceo e l’omosessualità.

Come gran parte delle serie tv d’oltreoceano lo spazio è sempre ristretto alla piccola cittadina, un piccolo ma intenso mondo tra milk-shake condivisi con gli amici, storie d’amore e strane e misteriose scomparse che rappresentano il giusto mix di ingredienti per il successo di una serie.

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL NOME DELLA ROSA (serial)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 03/14/2019 - 16:44
Titolo Originale: Il nome della rosa
Paese: ITALIA, GERMANIA
Anno: 2019
Regia: Giacomo Battiato
Sceneggiatura: Giacomo Battiato, Andrea Porporati, John Turturro, Nigel Williams
Produzione: Rai Fiction, Tele München
Durata: 8 puntate di 50 minuti su RAIUno
Interpreti: John Turturro, Damian Hardung, Rupert Everett, Michael Emerson, Greta Scarano

1327, in un monastero benedettino sulle Alpi italiane. Sta per aver luogo una disputa fra i rappresentanti dei francescani (appoggati dall’imperatore Ludovico di Baviera), che avevano  proclamato l’assoluta povertà di Cristo e  quindi dei suoi successori, e i rappresentanti di papa Giovanni XXII che aveva dichiarato eretica questa posizione. A rappresentare i francescani arriva al convento il frate Guglielmo da Baskerville, con al seguito il giovane novizio Adso da Melk. Abbone, l’abate del monastero, incarica immediatamente Baskerville di un grave compito, in nome della sua precedente esperienza di inquisitore: scoprire  chi ha ucciso il monaco Adelmo che è stato trovato morto ai piedi della torre della biblioteca. Il mistero deve venir risolto al più presto perché sta per arrivare la delegazione papale, guidata dal severo inquisitore domenicano Bernardo Gui...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il valore anche culturale degli ordini dei mendicanti nel medioevo viene trasfigurato in una caricatura di uomini viziosi con fede ottusa
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di stupri e violenze su donne, nudità femminili integrali
Giudizio Artistico 
 
John Turturro riesce a farci rimpiangere Sean Connery nel suo stesso ruolo nel film del 1987; la componente thriller dimostra, già a metà del percorso del serial, di avere il fiato corto. Modesta la computer grafica impiegata
Testo Breve:

Le indagini del francescano Baskerville, promotore della supremazia della ragione contro l’oscurantismo medioevale, presenti nel famoso libro di Umberto Eco, sono state diluite nelle otto puntate di questo serial con poco rispetto sia della storia che del testo originale

Ha senso realizzare un serial in otto puntate su Il nome della Rosa, il romanzo di Umberto Eco del 1980 che è stato venduto in 50 milioni di copie, tradotto in 40 lingue e dopo che il film omonimo del 1987  ha vinto un premio Oscar e 5 David di Donatello?

Il senso deriva ovviamente dalla facilità di ricavare vantaggi dalla fama conquistata dai due lavori precedenti (la fiction è una coproduzione internazionale, già prenotata per andare in onda in 130 paesi) ma si pone un impegno che è quello tipico di un serial: mantenere alta l’attenzione sulla lunga durata e cercare di privilegiare la simpatia dei personaggi più che puntare sull’evoluzione della storia, per garantirsi l’auspicata fedeltà dello spettatore.

Dalle prime puntate si individuano due operazioni che sono state compiute: un certo impegno esplicativo, didattico, per tener conto di una audience molto vasta e una radicalizzazione, semplificazione quasi brutale dei contrasti.  In una delle prime sequenze, Baskerville, di fronte al padre di Adso, deve spiegare chi è san Francesco, il fondatore del suo ordine.  Il contrasto fra il papa e l’imperatore diventa molto sbrigativamente, nella presentazione di apertura, colpa di un papa che si oppone all’indipendenza del potere politico (in realtà per il papa era il tempo della cattività avignonese).

In riferimento alla disputa con i francescani, in merito alla necessità di una chiesa povera (nella realtà questa posizione era stata già dichiarata eretica  dall’Inquisizione), il papa si esprime molto “nobilmente” apostrofandoli come  “quei dannati francescani”. Il serial sviluppa  una sottotrama non compresa nel libro: le azioni di fra Dolcino, e di sua figlia che porta avanti la sua opera, in modo da aggiornare Il nome della Rosa agli  appetiti di un pubblico contemporaneo: infiammare gli spettatori di fronte a un novello Robin Hood (in realtà i Dolciniani furono condannati perché volevano imporre la povertà con la forza, saccheggiando e uccidendo) e poter introdurre una combattente donna, in singolare sincronia di tempo con una simile operazione condotta dalla Marvel con il suo ultimo film: Captain Marvel.

C’è però qualcosa di realmente deformato nel serial: sono alcune figure di frati, fuori e dentro il convento. Un'operazione che si può comprendere solo con il fatto che il serial è orientato a paesi di prevalente cultura protestante, dai quali notoriamente la vita di clausura non viene compresa (bisogna ricordare che sia il libro che il film hanno avuto successo soprattutto in Europa e ben poco negli Stati Uniti). L’ipocrisia è la loro caratteristica dominante oltre all’attrattiva verso il sesso (in entrambe le direzioni). Ecco che il priore del monastero prega davanti alla statua della Madonna che lui adorna con preziosi gioielli ma in realtà continua a peccare. Chi è proprio cattivo, anzi cattivissimo (dispiace che l’attore Rupert Everett, che lo impersona, sia stato imprigionato in una parte così insulsa) è l’inquisitore Bernardo Gui che da una parte dice: “chi sono io per giudicare una persona?” e bacia il crocifisso ma poi impiega un secondo a condannare al rogo chi considera eretico. Il fatto che durante un viaggio, scopra in una capanna una coppia di adulteri e in due secondi decida di condannarli al rogo, a mo’ di rappresaglia nazista, non è semplicemente una forzatura storica ma è un insulto alla serietà e alle procedure rigorose dei tribunali ecclesiastici del tempo. Il fatto che ripetutamente si sottolinei come le donne siano solo delle pericolose tentazioni opera del diavolo, serve solo a perpetuare la favola nera del medioevo, l’epoca antecedente alla riforma protestante.

Da un punto di vista artistico si nota troppo che il monastero e la sua inaccessibile torre-biblioteca siano stati realizzati in computer grafica, nulla a che vedere con le scenografie di Dante Ferretti del film (che si guadagnò uno dei 5 David di Donatello) e John Turturro non regge in alcun modo il confronto con l’ironia del personaggio interpretato da Sean Connery.

La componente investigativa della trama segue abbastanza bene il testo originale ma su questo punto sorgono due domande: come farà il serial a prolungare la suspense fino all’ottava puntata? E possiamo veramente parlare di suspense quando la maggior parte del pubblico sa già chi è l’assassino e come ha ucciso?

In conclusione un’operazione  furba che ha il respiro corto,  altamente antistorica e che ha approfittato della fama guadagnata dal libro nel tentativo di trasformarlo in una sorta di Trono di spade medioevale.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
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