Serial TV

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CHIAMAMI ANCORA AMORE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/03/2021 - 14:35
Titolo Originale: Chiamami ancora amore
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Gianluca Maria Tavarelli
Sceneggiatura: Giacomo Bendotti, Sofia Assirelli
Produzione: Indigo Film, Rai Fiction
Durata: 6 puntate di 50'
Interpreti: Greta Scarano, Simone Liberati, Claudia Pandolfi

Enrico e Anna, una coppia sposata da undici anni, sembra essere arrivata al capolinea. Hanno un figlio, Pietro. Anna è stufa della routine familiare, si sente irrealizzata per non aver potuto seguire il suo sogno di diventare un medico. Enrico, invece, è contento della situazione perché può seguire le sue due passioni: il lavoro, ovvero il bar di famiglia ereditato, e l’attività calcistica del figlio che mostra un certo talento. Una separazione che sembra facile, ma che si rivela travagliata e all’insegna di vendette e rancori. A farne le spese, ancora una volta, è Pietro: il suo disagio, infatti, richiama l’attenzione dell’assistente sociale Rosa, che segue il caso.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Sono presenti non pochi comportamenti antropologicamente sbagliati. Vengono violati i diritti fondamentali dei bambini e dei nascituri, non solo per l’indifferenza con cui viene affrontato il tema dell’aborto ma per il ritenere che la decisione di una donna di avere un figlio tramite fecondazione eterologa possa essere superiore al diritto di un bambino di avere un padre e una madre che lo generano e lo educano
Pubblico 
Sconsigliato
Trattazione superficiale e sbagliata di tematiche eticamente sensibili. Numerose scene di incontri sessuali. Violenza verbale
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione dei tre protagonisti e la sceneggiatura lascia lo spazio necessario per approfondirne i caratteri e i loro risvolti interiori. Un certo sovraffollamento di eventi, incluso un colpo di scena finale
Testo Breve:

Lui e lei sposati con un figlio, meditano la separazione. Un dramma familiare ben recitato che però sembra trasmormarsi in un bignamino frettoloso  di importanti temi eticamente sensibili. Su Raiplay

Una fiction RAI con ottimi protagonisti, ma complessa e sovraffollata di risvolti e colpi di scena, pur essendo di sole 6 puntate di 50 minuti l’una.

Innanzitutto la costruzione della storia. Fin dai primi minuti ci si trova in medias res: Anna ha già le valigie pronte e sta per uscire di casa abbandonando marito e figlio. Però numerosi sono i flashback che mettono lo spettatore nelle condizioni di vedere come e perché si è arrivati a quel punto: il fidanzamento, il matrimonio, il rapporto con gli amici, le bevute eccessive di Enrico, i tradimenti vicendevoli. Soprattutto nelle ultime puntate, diventa necessario il ricorso a sovrimpressioni che esplicitino i tempi degli accadimenti. Lo sguardo dell’assistente sociale, poi, fornisce un’interessante chiave di lettura di ciò che sta accadendo: la sua indagine approfondita diventa l’espediente narrativo per scandagliare in profondità gli eventi e i caratteri dei personaggi.

In secondo luogo, i tre protagonisti. Non solo l’ottima interpretazione è da porre in rilievo, ma anche lo spazio dato loro per approfondirne i caratteri e i risvolti interiori più profondi. I numerosi dialoghi con amici, familiari e colleghi; le discussioni a volte anche molto accese e violente (verbalmente, non fisicamente); il grande affetto che diventa desiderio di rivalsa e rancore… numerosi elementi che forniscono un ritratto poliedrico di Enrico (Simone Liberati), Anna (Greta Scarano) e Rosa (Claudia Pandolfi). Non profili stereotipati ma realistici e in continua evoluzione. Anche Pietro (Federico Lelapi), nonostante la giovanissima età, bene mostra il disagio e l’impotenza di un figlio di fronte alla separazione dei genitori.

Elemento che si fa molto notare è la colonna sonora. Consapevoli del fatto che la fiction non è una commedia, forse il commento musicale pone troppo in risalto i toni drammatici: in alcuni tratti la sensazione è quella di assistere ad un thriller o ad un giallo, nonostante non  vengano compiuti omicidi.

Alcuni tasti dolenti, purtroppo, non sfuggono allo spettatore.

Le scene di rapporti sessuali che, pur non mostrando nudità, sono molto esplicite. Che siano rapporti coniugali oppure scene di tradimento, in più di qualche occasione vengono portate sullo schermo.

La violenza verbale, data non soltanto dal linguaggio volgare, ma proprio dalla cattiveria con cui le parole vengono dette così come i numerosi litigi esasperati nei toni. Ritratto di una situazione di crisi che la coppia sta vivendo, ma così accentuato da risultare quasi urtante.

La trattazione abbastanza superficiale che viene fatta di tematiche eticamente sensibili.

L’aborto, ricercato spasmodicamente dai protagonisti, rivendicato come diritto sia nei tempi che nelle modalità. Motivato superficialmente e poco discusso, occupa però diverso spazio sulla scena.

La fecondazione assistita eterologa. Nella fattispecie: il desiderio di maternità diventa diritto ad essere madre single, ricorrendo all’inseminazione artificiale. Il tutto presentato come cosa buona: la volontà di donare affetto ad un figlio, diventa diritto di poter avere quel figlio ricorrendo ad una tecnica che lo permette. Con il forte contrasto posto dalla storia: due genitori che hanno avuto un figlio “normalmente” non sono buoni genitori perché vivono questa separazione. Una donna che decide di diventare madre single compie qualcosa di buono a prescindere perché desidera solamente donare affetto a qualcuno.

La depressione post-parto che, nella sua drammaticità, viene appena accennata.

Sicuramente non adatta a ragazzi o adolescenti, ma capace di far riflettere i più grandi anche su argomenti delicati.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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POV - I PRIMI ANNI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/18/2021 - 21:48
Titolo Originale: Pov - I primi anni
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Davide Tosco
Sceneggiatura: Francesco Bigi, Nicola Conversa e Erica Gallesi
Produzione: Showlab, Rai Ragazzi
Durata: 52 episodi di 12'
Interpreti: Ludmilla Ciobaniuc, Christian Carere, ZAckari Delmas. AmieMadih, Stefano marseglia

La vita di una classe del primo anno di liceo a Torino. Katia si sente impegnata ad arricchire le sue pagine sui social intervistando le nuove compagne e i nuovi compagni, sempre alla ricerca di qualcosa di malizioso da dire; Bea ha la testa fra le nuvole e non sa decidersi fra il corteggiamento di Manu (sempre molto impacciato) e il biondo Leo. Come se non bastasse, a scuola è arrivata sua sorella Sabrina nelle vesti di insegnante supplente di italiano e questa è una situazione imbarazzante che nessuno deve sapere. Anna si deve scrollare di dosso un po’ di complessi a causa delle sue rotondità e si angustia perché non è stata ancora baciata. Per fortuna il bidello è un tipo strano ma simpatico e i professori sanno prenderla con un po’ d’ironia quando i ragazzi si arrampicano sugli specchi per giustificare la loro impreparazione….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
A scuola si sviluppano amicizie, nascono i primi amori (quindi anche le prime gelosie) ma i ragazzi e le ragazze vivono in un mondo chiuso, senza prospettive che trascendano la micro-realtà quotidiana
Pubblico 
Pre-adolescenti
Le problematiche trattate non possono interessare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il serial ha saputo trovare una formula indubbiamente originale per calarsi in una tipica realtà adolescenziale riuscendo, grazie anche alla bravura di attori e attrici in erba, a restituirci il microcosmo di una classe di prima liceo
Testo Breve:

In una classe di primo liceo a Torino si evita di venir interrogati, ci si confida in gabinetto, si tessono i primi amori mentre l’onnipresente cellulare annulla ogni riservatezza e ogni segreto. Su Raiplay

POV è l’acronimo di Point of View, video realizzati con il proprio cellulare per esprimere opinioni personali su ciò che sta accadendo. E’ una componente del format, sicuramente originale, che ha scelto il regista Davide Tosco alla ricerca di autenticità per questo serial dedicato ad alunni del primo liceo. Se due ragazzi o ragazze parlano fra loro, il montaggio ci mostra una rapida sequenza di primi piani classici, di selfie e di POV in tempo reale per scoprire magari che in quello che stanno dicendo nessuno dei due ci crede veramente. L’autenticità è stata ricercata anche nella scelta del cast: si tratta di 25 ragazzi di età fra i 13 e i 16 anni, scelti dopo un’accurata selezione e bisogna riconoscere che se la sono cavata benissimo. In questo microcosmo si intrecciano vari tipi di rapporti interpersonali. Dalla semplice richiesta di poter copiare il compito, ai primi timidi approcci di un ragazzo nei confronti di una ragazza ma anche tanti incontri in gabinetto, il posto per eccellenza scelto dalle ragazze per poter confidare alle amiche le proprie pene d’amore o le proprie incertezze. Gelosie o al contrario liete sorprese si sviluppano nell’unico evento fuori scuola: la festa in casa di Ciccio dove immancabilmente si organizza il gioco della bottiglia nella speranza che quel bacio dato per penitenza non sia affatto tale. Qualche siparietto comico è dedicato al ragazzo che vuole assolutamente diventare un prestigiatore ma fallisce nelle sue magie o all’ambizioso Silvio che vuole acquistare popolarità candidandosi come rappresentante di scuola ma poi si sente male per la paura ogni volta che deve parlare in pubblico.

Il serial si sviluppa in ben 52 episodi ma molto corti, di 10-12 minuti. Si è trattato sicuramente di un altro metodo per agganciare l’interesse dei più giovani, predisposti per un consumo veloce ma questa soluzione finisce per diventare un vincolo per la narrazione. E’ indubbio che la giornata di un liceale trascorra proprio nel modo in cui è stato rappresentato: micro-eventi, incontri veloci per confrontarsi fra una lezione e l’altra, come se ogni giorno bastasse a se stesso. Bisogna però riconoscere che nella realtà,  nei  ragazzi e nelle ragazze c’è sicuramente dell’altro: esperienze anche piccole, stati d’animo che debbono venir superati per riconquistare la serenità, si accumulano, fanno esperienza, trasformano. Si tratta di un aspetto è poco rappresentato in questo serial, che si concentra su una giornata scoppiettante di micro-episodi che si chiudono in se stessi e un nuovo giorno serve per iniziare tutto da capo come in quei film dove il protagonista si sveglia ogni mattina nello stesso giorno (La mappa delle piccole cose perfette, Ogni giorno, Prima di domani, 50 volte il primo bacio).

Il serial non sfugge alla regola del tre: quando si sviluppa una storia con più protagonisti e iniziano a formarsi coppie eterosessuali, almeno uno dei personaggi deve essere omosessuale. E’ il caso di Rami che a dire il vero è un indeciso. E’ Katia a fargli sospettare un motivo diverso dalla sfortuna per le sue difficoltà a mettersi con una ragazza ma lo fa in un modo terribile, indubbiamente indottrinata dalla propaganda LGBT. Lo invita a non vergognarsi, a gridare con sicurezza a tutto il mondo che ha inclinazioni omosessuali. In realtà Rami è incerto, una situazione comprensibile a quell’età. Come ha così ben raccontato il film Tutto sua madre: non bisogna sbrigativamente attribuire delle etichette a un ragazzo solo perché è più timido o sensibile degli altri: bisogna lasciargli il tempo e la calma necessari per scoprire se stesso.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MARTA & EVA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/17/2021 - 09:34
 
Titolo Originale: Marta & Eva
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Claudio Norza
Sceneggiatura: Nicola Alvau, Sergio Basso, Mara Perbellini e Dario Rodino
Produzione: 3xero2 e Rai ragazzi
Durata: 20 episodi si 20'
Interpreti: Giulia Fazzini, Audrey Mballa, Ludovica Longhini, Giulia D'Aloia

Due ragazze quattordicenni, Marta ed Eva sono molto diverse come carattere e come origine ma diventano presto amiche. Marta, che fa parte della Milano bene, è una pattinatrice di ghiaccio titolata grazie anche ai rigorosi allenamenti a cui la sottopone la madre, che gestisce il palazzetto dello sport dove si esercita. Eva, di origini africane, è figlia di Ben, il custode del palazzetto del giaccio. Padre e figlia hanno una comune passione: cantare e il padre ha messo in piedi una scuola serale di canto, dove anche Eva si esibisce. Marta ed Eva, che frequentano la stessa scuola, stabiliscono un’alleanza: Marta insegnerà Eva a pattinare mentre Eva aiuterà Marta nei suoi esercizi di canto. In questo modo entrambe potranno seguire la loro vera passione. Questa loro decisione finisce per indispettire i rispettivi genitori e, come se non bastasse, la madre di Marta non gradisce che la figlia sia interessata a Andrea, il ragazzo che fa da deejay al palazzetto del ghiaccio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ragazze e ragazzi di sanno impegnarsi a fondo per seguire la propria passione, sono rispettosi della volontà dei genitori, coltivano l’amicizia e sanno perdonare senza rancore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona caratterizzazione di tutti i personaggi, belle canzoni e sequenze di pattinaggio artistico; alcune sequenze (il coach che stimola sena tregua le pattinatrici a migliorare ) sono ripetute troppe volte ma il racconto si sviluppa lungo un percorso molto lineare, comprensibile a tutti. I protagonisti sono poco realisticamente indicati come quattordicenni (ne hanno sicuramente di più) e il personaggio di Andrea è quello meno convincente
Testo Breve:

Due ragazze di 14 anni, di diversa estrazione sociale, sanno aiutarsi nelle loro rispettive passioni: il pattinaggio artistico e il canto. Un racconto lineare, semplice da seguire dove viene risaltata l’amicizia e il saper perdonare senza rancore. Su Raiplay

 

La prima impressione che lascia questo serial è di bellezza. La bellezza delle armoniose evoluzioni di chi esercita il pattinaggio sul ghiaccio, la bellezza di tante canzoni originali cantate con passione dai ragazzi e dalle ragazze. Si tratta di una solida piattaforma su cui è stata poggiata questa storia di prima adolescenza, dove lo scoprire quale sia la propria vera vocazione costituisce il tema dominante. E’ questo forse un modo con cui possiamo dividere i tanti racconti teen che abbiamo visto negli ultimi tempi: se in questo, (ma anche La compagnia del Cigno, High School Musical,..) gli adolescenti appaiono più veri perché è proprio quella la stagione  nella quale  si interrogano su chi siano  e quale sia la loro vocazione, in altri (Summertime, Skam,  Euphoria,..) i ragazzi e le ragazze, verso la fine dell’epoca teen  e quasi young adult, sembrano impegnati solo a cogliere il piacere del presente, dove la componente sessuale diventa preponderante.

La bellezza si estende anche alle loro anime: hanno a volte opinioni contrastanti con i loro genitori ma finiscono per obbedire. Non c’è mai grande tensione in famiglia, perché   i genitori, quando comprendono ciò che rende veramente felice la propria figlia, sono pronti ad assecondarla. Ma ciò che colpisce maggiormente è il modo con cui ragazze e ragazzi, in diverse circostanze, sanno perdonare e non serbano rancore quando chi ha compiuto una scorrettezza, per invidia o per gelosia, è pronta a chiedere scusa.

Troppo ideale? Troppo bello? In realtà il serial appare più aderente alla realtà di tanti altri. E’ realistico il modo con cui questi ragazzi interrogano continuamente se stessi per cogliere ciò che costituisce la loro vocazione; non si tratta solo di scegliere la professione che eserciteranno da grandi: stanno cercando qualcosa che appaghi pienamente la loro personalità, dove possono dare il meglio di loro stessi per la loro felicità ma anche per quella degli altri. Le vocazioni che sono state poste in primo piano (il pattinaggio artistico, il cantare) comportano un impegno e una esercitazione continua, che è il modo migliore, per queste ragazze, di esercitarsi a cercar di raggiungere, con determinazione, i loro obiettivi. In parallelo nascono i primi amori, mai passionali ma per loro è un modo di sentirsi vicini (i protagonisti hanno 14 anni), provare il piacere esser compresi da qualcuno per quello che si è. Sono anche amori che nascono ma che si possono sciogliere senza troppi drammi (sono simpatie, non si tratta ancora di donazione totale e al massimo queste unioni vengono suggellate con un bacio). Molto forte è anche l’amicizia fra le ragazze del trio Marta, Eva, Sofia (appassionata di ecologia). Si confidano su tutto: le pene d’amore come le ansie da prestazione prima di una gara e cercano di incoraggiarsi a vicenda e dare saggi consigli.

Le difficoltà, i contrasti sono molti durante le dieci puntate: raggiungere i propri traguardi professionali (Marta per il canto, Eva per il pattinaggio) non è mai facile per loro due non solo per l’impegno necessario (i doveri scolastici sono solo sottintesi, non vengono mai rappresentati) ma perché il successo raccolto solleva l’invidia delle colleghe o dello stesso ragazzo che con molto affetto l’aveva aiutata a crescere. Anche la mamma di Marta (che fine ha fatto il marito? Non è chiaro) avrà i suoi momenti difficili perché si è esposta troppo finanziariamente per continuare a gestire il palazzetto dello sport ma le difficoltà più interessanti sono quelle relative ai flirt che nascono e che a volte si sciolgono. Il ragazzo e la ragazza si interrogano su quell’affetto che è appena nato ma per entrambi le priorità sono chiare: è giusto dare la priorità, proprio per la loro età, a perseguire quella passione che fa essere realmente se stessi; non si possono fare delle rinunce per dare priorità all’amore che è nato, semplicemente perché non si sarebbe più se stessi. In tutte le situazioni, anche difficili,  i ragazzi e le ragazze mostrano sempre buone doti di autocontrollo: cercano   di ragionare su ciò che è accaduto e non scivolano mai in gesti incontrollati. E se qualcuno lo fa, è poi in grado di chiedere perdono.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NUDES

Inviato da Franco Olearo il Gio, 05/06/2021 - 15:33
Titolo Originale: Nudes
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Laura Luchetti
Sceneggiatura: Emanuela Canonico
Produzione: NRK, Barbosa Film
Durata: 10 puntate di 20'
Interpreti: Fotin Peluso, Anna Agio,

Vittorio, di diciotto anni, è un ragazzo vincente. Di famiglia agiata, aspirante architetto, è stato nominato direttore di un progetto scolastico e guida con grande carisma i suoi compagni di scuola e ha un ottimo rapporto con la fidanzata. Un giorno viene convocato dal commissariato di polizia: è accusato di aver registrato e diffuso in rete, un rapporto sessuale dove era implicata una minorenne… Sofia ha sedici anni e a una festa incontra Tommaso, il ragazzo che da tempo le piace. In un casolare isolato nel giardino della villa dove si svolge la festa, hanno un rapporto amoroso ma il giorno dopo la loro intima relazione è sui cellulari di tutti i compagni di classe…. Ada ha quattordici anni: soffre per non essere spigliata e disinvolta come le sue compagne e accetta di iniziare una chat con un ragazzo conosciuto in un sito di appuntamenti. Sedotta dalle lusinghe del ragazzo, finisce per aderire alla richiesta di fotografarsi senza vestiti ma il giorno dopo quella foto fa il giro della rete…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial svolge molto bene il compito di evidenziare le deleterie conseguenze del revenge porn anche se si pone in modo acritico verso altri comportamenti leggeri
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Una scena di unione sessuale con nudità. Abuso di alcool, turpiloquio.
Giudizio Artistico 
 
Alla sceneggiatrice e alla regista va il merito di aver ricostruito personaggi che ci appaiono veri nella loro sensibilità ferita in diverse realtà adolescenziali e aver ben sviluppato le conseguenze psicologiche che debbono sostenere le vittime ma anche i carnefici
Testo Breve:

Tre storie dove le riprese di incontri intimi o di nudità portano alla distruzione del rispetto verso la vittima. Un ottimo strumento per approfondire gli effetti deleteri del revenge porn. Su Raiplay

Tre storie fra loro non collegate, dieci puntate di venti minuti su Raiplay per parlare di Revenge Porn e mostrare le sue devastanti conseguenze.

Anche se nel primo racconto c’è la convocazione in questura di Vittorio perché maggiorenne, utile per ricordare che ci sono anche conseguenze penali,  in tutte e tre le storie l’attenzione è posta sugli effetti devastanti che subisce la vittima, nella perdita della stima dei compagni, nella perdita di stima in se stessa, ma anche la presa di coscienza del male compiuto da parte di chi ha commesso quel gesto.  Un gesto facile da compiere: in fondo tutti hanno sempre un cellulare a portata di mano e basta un impulso di invidia, di ripicca, di incosciente esibizione per trasformare una persona in un corpo da guardare.

Nelle tre storie vengono ricostruiti con molto realismo tre ambienti di adolescenti che vivono nella periferia bolognese: c’è il giro di amici, compagni di progetto, intorno al carismatico Vittorio e alla sua ragazza; quattro amiche un po’ pazzerelle, fra cui Sofia, che cercano solo di trovare motivi di divertimento; infine Ada e Claudia, più piccole, ancora in bilico fra il dare valore prioritario all’amicizia fra compagne e l’interesse crescente verso i ragazzi. Per tutti, la tragedia è progressiva: Vittorio di fronte allo sgretolarsi del piedistallo che si è costruito sopra gli altri, cerca all’inizio di difendersi mentendo e forse accettando, come gli propone il padre e l’avvocato, di gettare discredito sulla ragazza di cui ha violato l’intimità ma poco a poco, man mano che le persone a lui più care si allontanano, riesce ad abbattere le mura difensive che si è ricostruito. Comprende quello che è realmente: un bambino viziato che vuole tutto e si dispiace quando non l’ottiene. Cos’ spogliato di ogni sovrastruttura, riesce a mettere a nudo la propria coscienza: riesce così a dire la verità e chiedere perdono ma il male che ha compiuto è ormai entrato troppo in profondità.

Il racconto di Sofia è più privato, si muove all’interno del circuito delle amiche e dei compagni di scuola e mentre per lei, fra battute e sguardi maliziosi, entrare ogni mattina in aula è diventato un inferno, la sua vicenda (in effetti è la meno interessante) si colora di giallo e si concentra sulle indagini che lei svolge per comprendere chi sia stato e quale sia il movente.

Infine c’è l’episodio di Ada, molto ben interpretata da Anna Agio, forse il meglio riuscito, dove cogliamo le incertezze di una ragazza naturalmente schiva e onesta ma che al contempo non vuole restare indietro alle sue amiche più disinvolte. Dopo che il fatto è accaduto, partecipiamo al suo discendere lungo una spirale negativa pur di  evitare di rilevare la sua debolezza: sembrano non aver fine le bugie che deve continuamente dire, il suo abbassarsi a rubare soldi  per rispondere a un ricatto, fino a trasfigurare la sua originale identità.

C’è un aspetto che unifica questi racconti: il rapporto dei ragazzi e delle ragazze con i loro genitori, gli insegnanti e il modo con cui vogliono divertirsi. Siamo abituati, dopo tanti teen drama d’oltreoceano, a vedere nei genitori-tappezzeria, marginali alla storia, sempre troppo distratti o disinteressati. In questi racconti al contrario i genitori e gli insegnanti sono presenti, intuiscono che i figli stanno attraversando momenti difficili ma il risultato è sempre lo stesso: questa volta sono i ragazzi che non vogliono confidarsi e le due generazioni restano, anche in questi racconti italiani, in spazi non comunicanti. Nei primi due episodi, dove i ragazzi e le ragazze sono più grandi, sono descritte feste serali caratterizzate da grandi bevute di alcolici, facendo passare le bottiglie di mano in mano e, come nel caso di Sofia, è sufficiente un primo bacio avuto in un precedente incontro per poi appartarsi e avere un rapporto sessuale. Questo tipo di comportamento non viene approfondito nei suoi coinvolgimenti emotivi  ma resta appiattito sul fondale del racconto, assunto come un dato di fatto.

E’ questo forse l’aspetto più spiacevole di questa serie: non viene stabilita una correlazione fra la facilità con cui si decide di offrire il proprio corpo allo sguardo o a un incontro sessuale e il livello di profondità con cui si è stabilita una relazione con l’altro o l’altra. Se manca questa profondità, questo rispetto della persona nella sua totalità, può essere facile che il rapporto, l’intimità concessa, si riduca a un un piacevole intrattenimento che a questo punto può anche essere ripreso con un cellulare. Anche se le cause posso essere diverse (invidia, vendetta, desiderio di emancipazione) il comportamento è simile: si pensa soprattutto a come vendicarsi ed è così facile usare uno strumento come il cellulare, che sembra costruito apposta per essere un velocissimo convertitore da realtà privata a spettacolo  pubblico. Il serial può dire con orgoglio di aver evitato ogni atteggiamento moraleggiante ma in realtà descrivere vuol dire di fatto giudicare e come è stato severamente giudicato, mostrandone gli effetti, il revenge porn, altri comportamenti disinvolti sembrano rientrare nelle consuetudini acquisite. Suona in modo sinistro il colloquio fra Sofia e una sua amica: Sofia si dispera perché è cosciente di aver compiuto una leggerezza, ma la risposta dell’amica è immediata: “l’unico sesso che si rimpiange è quello che non si fa. Te la sei goduta e non c’è nessuna colpa”.

In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ANNA

Inviato da Franco Olearo il Sab, 05/01/2021 - 18:40
Titolo Originale: Anna
Paese: ITALIA, FRANCIA
Anno: 2021
Regia: Niccolò Ammaniti
Sceneggiatura: Niccolò Ammaniti, Francesca Manieri
Produzione: Sky Studios, Wildside, Arte France, Fremantle, Kwaï, The New Life Company
Durata: 6 puntate di 40'
Interpreti: Giulia Dragotto, Alessandro Pecorella, Giovanni Mavilla, Elena Lietti, Roberta Mattei

Anche in Sicilia è arrivata La rossa, un’epidemia letale, che colpisce solo gli adulti e risparmia i piccoli e gli adolescenti, finché anch’essi non diventano grandi. Anna ha tredici anni, vive da sola con il fratellino Astor di nove nella casa di campagna di quella che è stata la sua famiglia. Sua madre, prima di morire, quattro anni prima, (il padre, divorziato, aveva lasciato la casa da tempo) ha lasciato alla figlia un quaderno: il Libro delle cose importanti, una sorta di manuale di sopravvivenza, con il solenne impegno, da parte di Anna, di prendersi cura di Astor. Un giorno Anna esce di casa per procurarsi del cibo ma tornando si accorge che Astor è stato rapito dai Blu, una banda di bambini selvaggi che vivono al seguito di Angelica, una sorta di regina malefica, che li trattiene con la promessa che con lei non si ammaleranno mai ma anche con terribili punizioni…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una quattordicenne si impegna, fino al rischio della vita, per salvare il suo fratellino. Su tutta la serie prevale una visione pessimistica dell’umano, soprattutto nella sua possibilità di esprimere solidarietà e aiuto di fronte a un male comune
Pubblico 
Maggiorenni
Scene multiple di eutanasia tramite soffocamento anche in presenza di bambini. Messa in schiavitù, amputazioni senza dettagli. Decomposizione di cadaveri
Giudizio Artistico 
 
Niccolò Ammaniti ha successo nel creare un mondo fiabesco ma tragico con paesaggi e palazzi suggestivi, moderni orchi e streghe e una eroina che supera con coraggio tutte le prove. Personaggi ben caratterizzati
Testo Breve:

Il serial riproduce un mondo desolato e fiabesco al contempo, con orchi, streghe ed eroine ma prevale una visione cupa non solo per il futuro del nostro mondo  ma per l’incapacità dell’uomo di solidarizzare nel bene. Su Sky

Negli anni ’50 ’60 molti film rappresentavano le paure di quel tempo: un disastro nucleare o alieni venuti dallo spazio a distruggere la terra. Oggi i timori si orientano verso una terra divenuta inabitabile a causa di un disastro ecologico o di una epidemia che lascia pochi sopravvissuti. Solo per citare gli ultimi: Rised by wolves, Midnight Sky, Interstellar. In questi film/serial TV, fra i vecchi e i nuovi timori, c’è una differenza di fondo: nei primi c’era una società compatta, un governo organizzato con un’organizzazione militare pronta ad agire.  Nelle opere di oggi il dramma viene affrontato a livello personale o di piccoli gruppi: si è sfaldata ogni sovrastruttura sociale e il mondo o è vuoto o è in balia di bande violente. Si tratta di un aspetto che appare evidente in questo serial dove singole persone come Anna, finiscono vittime di violenza da parte o di singoli o di bande a cui piace torturare o ridurre in schiavitù chiunque passi per il loro territorio.  E’ inutile sorvolare sulla particolare coincidenza fra l’uscita del film e la pandemia che stiamo affrontando; i paralleli appaiono evidenti ma c’è una profonda differenza; noi, che siamo immersi nella realtà, possiamo apprezzare l’abnegazione del personale sanitario e, tranne inevitabili eccezioni, tutti noi ricaviamo conforto dal sentirci un popolo compatto che sta affrontando un problema comune. Questo racconto di Ammanniti si posiziona invece agli antipodi: in una tavolozza bianco/nero vediamo pochi buoni (Anna, sua madre, Pietro) contrastare dei cattivi sadici che non hanno altra soddisfazione che far soffrire gli altri. Le conseguenze della epidemia vengono risolte in modo sbrigativo con la pratica dell’eutanasia per soffocamento, soluzione che si presenta come procedura standard da parte dei cattivi come dei buoni.

In questo contesto doloroso Anna è una eroina senza macchia e senza paura, che assolve risoluta il suo impegno: prendersi cura del fratellastro Astor. Come per Pinocchio, il suo peregrinare è suddiviso in stazioni, durante le quali incontra nuovi e strani personaggi. Fra questi però c’è anche Pietro, il bel ragazzo verso il quale non si può escludere una certa attrazione ma con il quale è in conflitto caratteriale: è tanto resoluta lei quanto lui cerca di evitare ogni situazione di pericolo.  E’ l’aspetto più piacevole della storia per la felice caratterizzazione dei personaggi,  per la tenerezza che contrasta con il resto del contesto per ci parla continuamente di morte e di soprusi dei più forti verso i più deboli. L’aspetto peculiare della presenza largamente prevalente di bambini e di adolescenti fa si che la loro cattiveria non si esprima attraverso uccisioni ma mediante punizioni che possono comportare la messa in schiavitù fino ad arrivare alle amputazioni. Fra i tanti personaggi a umanità deformata c’è anche un adulto prossimo ad ammalarsi che sviluppa una parodia della religione, perché giustifica il suo insolito stato di salute con la convinzione di esser pervaso dalla grazia.

Il racconto, com’è caratteristico quando Ammanniti è anche regista, è di avanzare con pause di contemplazione ammirata per la natura e se in Io non ho paura ci si perdeva nel biondo di sterminati campi di grano, qui sono i boschi della valle del Belice, le pendici dell’Etna, le antiche dimore della Sicilia, fra cui spicca villa Valguarneri; una esplorazione del bello della Sicilia ma anche gli interni hanno le loro suggestioni pittoriche, grazie a un’abile gestione delle luci.  Sono aspetti  che invitano a interpretare la serie come una favola un po’ cupa, dove ci sono orchi e streghe ma alla fine l’innocenza dei fanciulli trionferà. Si tratta di un approccio ben diverso da quello asssunto da The Society dove, in un mondo dove solo gli adolesenti erano sopravvissuti, questi cercavano di strutturare una società organizzata che puniva ogni forma dii violenza. 

Quella della favola triste è sicuramente l’interpretazione più corretta e i riferimenti ad avvenimenti contemporanei sono puramente casuali. Resta il dispiacere di constatare come  il racconto risulti troppo sbilanciato e prevalga il gusto estetico della crudeltà gratuita. E se il finale apre alla speranza, si tratta di una speranza di salvezza dalla malattia ma non è ancora speranza umana.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DEUTSCHLAND 89

Inviato da Franco Olearo il Dom, 03/21/2021 - 15:34
Titolo Originale: Deutschland 89
Paese: Germania, Stati Uniti d'America
Anno: 2020
Regia: Florian Cossen
Sceneggiatura: Anna Winger e Jörg Winger
Produzione: UFA Fiction
Durata: 8 puntate di 50'
Interpreti: Jonas Nay, Maria Schrader, Lavinia Wilson, Sylvester Groth

Berlino Est, 8 novembre 1989, 36 ore prima della caduta del muro. Egon Rudi Ernst Krenz, segretario generale del SED (il Partito di Unità Socialista della DDR), sta promettendo sostanziali riforme. Quanto basta per mettere in allarme l’HVA (i servizi segreti della Germania dell’Est) che richiama in servizio Martin Rauch, a cui viene affidato il compito di uccidere Krenz, qualora portasse avanti le sue idee troppo liberali. Martin è costretto ad accettare l’incarico perché diversamente suo figlio verrebbe spedito dal KGB a Mosca da sua madre, anche lei una spia, con il rischio di non poterlo più rivedere. Martin finge di accettare ma si presenta a Günter Schabowski, responsabile dell'informazione della SED che sta per presenziare una conferenza stampa con i giornalisti della stampa tedesca e internazionale  passandogli l’ultima bozza sulla legge degli spostamenti, dichiarando che è stata già approvata da Mosca. Si arriva quindi alla famosa conferenza stampa, ripresa in tempo reale dalla televisione nazionale, dove il portavoce della DDR afferma che la nuova legge sui permessi per passare all’altra Germania è operativa “da subito”. Ciò scatena il tumultuoso, incontrollato, passaggio di migliaia di berlinesi dell’Est oltre il muro. Martin sa che ora verrà ricercato dalla HVA e teme soprattutto per suo figlio ma trova una inaspettata alleata nella maestra Nicole….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I protagonisti sono tutte delle spie con licenza di uccidere e di organizzare interrogatori-tortura e lo fanno veramente. Solo il protagonista Martin esce dal coro, preoccupato soprattutto per suo figlio.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene violente di uccisioni e di torture (senza dettagli) consigliano la visione a partire dagli adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Con un’abile caratterizzione dei personaggi e dialoghi ben costruiti, si sviluppa un’avvincente spy-story e una interessante ricostruzione di fatti che hanno segnato la storia recente della Germania, riuscendo a gestire un intreccio di storie e personaggi forse un po’ eccessivo
Testo Breve:

Il muro di Berlino è ormai caduto e le spie che un tempo prosperavano si trovano senza lavoro. Un serial ben realizzato che unisce al rigore storico la tensione tipica di una spy-story. Su Sky

L’apertura del muro di Belino nella notte del 9 novembre 1989 ha gettato tutte le istituzioni della DDR nel panico. Fuchs, il capo dell HVA (controspionaggio della Germani dell’Est) vede già le truppe della Nato invadere la DDR; bisogna salvare il salvabile. Bisogna evitare che gli occidentali si impossessino dell’oro della Banca Centrale. Occorre inviare un agente esperto che si infiltri nella struttura della Deutsche Bank per controllare le loro prossime mosse. La persona ideale è Walter, pensa Fucks e gli organizza una falsa identità che gli consentirà di venire ingaggiato come consulente della banca.  Walter è quindi convocato nella sede della HVA e informato della missione ma lui rifiuta impacciato. “Perché mai?” – gli domanda sorpreso Fucks. “Perché oggi è venerdì e ho la consueudine di andare a cinema con mio nipote”. Questo serial tedesco è fatto proprio così: segue, attraverso personaggi di fantasia, le vicende che hanno portato alla riunificazione delle due Germanie e in effetti molti risvolti della storia sono drammatici ma gli autori hanno aggiunto anche un po’ di ironia paradossale, per alleggerire il tutto. Uno stile già usato nel precedente Good Bye Lenin!, un racconto divertente e paradossale sugli stessi eventi storici.

Bisogna riconoscere che per ricostruire determinati momenti storici, la realizzazione di un serial TV è probabilmente la soluzione migliore. Non si tratta solo di riassumere, come farebbe un libro di saggistica, gli eventi pubblici che hanno determinato certe trasformazioni storiche ma piuttosto ricostruire le atmosfere, gli umori, le apprensioni della gente comune rispetto a quegli eventi. E’ quanto fa egregiamente questo Deutschland 89 che ricostruisce i momenti decisivi della caduta del muro di Berlino, dopo che nelle due stagioni precedenti aveva ricreato i momenti più acuti della guerra fredda (Deutschland 83) e il terrorismo internazionale del tempo con Deutschland 86.

La formula è collaudata: i fatti pubblici descritti sono quelli realmente accaduti (ci sono anche spezzoni TV originali di quel tempo) che in questo caso sono la caduta del muro di Berlino, l’omicidio, di matrice terroristica di Alfred Herrhausen, CEO di Deutsche Bank e infine l’iniziativa di Helmut Kohl di prospettare un’audace e immediata unificazione delle due Germanie. E’ intorno a questi fatti che si sviluppano le storie private dei protagonisti. Si dà spazio a una spy story dove abbondano il doppio gioco, sparatorie e colpi di scena in modo che l’entertainment sia garantito.  Ma non è questo l’aspetto caratterizzante di questo serial che si trova invece nei momenti in cui racconta cosa accade quando un intero stato si dissolve, come struttura e come cultura e non si sa cosa accadrà dopo.  Tutte le spie, che prosperavano grazie al conflitto Est-Ovest, si debbono riciclare: Walter si offre come mediatore per allenze fra le banche dei due paesi; Fuchs cerca il proprio tornaconto appropriandosi dei capitali segreti della HVA; Fritz Hartmann, un collega di Martin, si trasforma in imprenditore per prodotti di consumo sperando di riuscire ancora a impostare un’azienda che si ispiri agli ideali socialisti (i guadagni equamente ripartiti far imprenditori, impiegati e operai).
C’è anche chi non si arrende a vedere la caduta del comunismo e si avvia sulla strada del terrorismo.  C’è infine Nicole, la giovane maestra fidanzata di Martin che ha timore del nuovo.  Il regime socialista le dava molte sicurezze (il lavoro, l'educazione dei figli, l’assistenza sanitaria) che le consentivano di vivere una vita tranquilla mentre ora tutto è stato trasferito alla responsabilità personale. Emblema di questa situazione è proprio il protagonista, Martin (Jonas Nay): come uno dei tanti personaggi dei film di Hitchcock, ha tutta l’aria di essere un uomo tranquillo, preoccupato solo di far crescere bene suo figlio e stare con la donna che ama ma le varie oorganizzazioni spionistiche sanno che lui è molto bravo nel suo mestiere e lo tirano ora da una parte ora dall’altra. A Walter Schweppenstette (Sylvester Groth) spetta il compito di alleggerire il racconto. Esilarante è la sequenza dove presenta al consiglio di amministrazione di una banca occidentale, fingendosi un illustre sociologo: mostra di esser  capace di riconoscere da una semplice fotografia il carattere e le doti dei potenziali candidati per la banca, guadagnandosi  l’ammirazione dei presenti (in realtà sta inventando tutto).

In una delle sequenze finali, Martin e Nicole si guardano in faccia: “La guerra fredda è finita; capitalismo e democrazia hanno vinto. Non c’è più un’alternativa. Chi ha più bisogno delle spie?” dice Martin e a Nicole non resta che annuire.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL COMPLOTTO CONTRO L'AMERICA (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/09/2020 - 10:10
Titolo Originale: The Plot Against America (S1)
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: Minkie Spiro, Thomas Schlamme
Sceneggiatura: David Simon, Ed Burns
Produzione: RK Films, Annapurna Television, , Blown Deadline Productions
Durata: 6 puntate di 60' su Sky
Interpreti: Morgan Spector, Zoe Kazan: Elizabeth, John Turturro, Winona Ryder

Newark, New Jersey, estate del 1940. I Levin sono una tranquilla famiglia medio-borghese: il padre Herman è un assicuratore apprezzato nel suo lavoro, la moglie Bess è casalinga e accudisce i due figli: Sandy che ha una vocazione per il disegno e il più piccolo Philip che ama collezionare francobolli. Entrambi i genitori sono di origine ebraica e sono preoccupati perché si è candidato alle prossime elezioni presidenziali Lindbergh, il trasvolatore atlantico che propone il non intervento U.S.A. e simpatizza per la Germania di Hitler che sta mettendo a ferro e fuoco l’Europa, perseguitando gli ebrei. Bess ha una sorella, Evelyn, che si è fidanzata con il rabbino Lionel Bengelsdorf. Ciò getta i Levin in grande sconcerto: il rabbino ha deciso di sostenere la campagna di Lindbergh, minimizzando il rischio che venga scatenata una campagna antisemita…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Grande senso della famiglia, in base al quale nessun membro va lasciato solo e va protetto qualunque cosa abbia fatto. Una buona intesa, dettata da grande affetto, fra marito e moglie.
Pubblico 
Adolescenti
Qualche situazione carica di tensione
Giudizio Artistico 
 
Il serial mostra grande attenzione alle coreografie che realizzano una perfetta ricostruzione degli anni ’40, bravi gli attori (in particolar modo John Turturro) ma il racconto è lento a prendere il decollo e la storia appare diluita, sicuramente in previsione di una seconda sagione.
Testo Breve:

Nelle presidenziali del 1940, il presidente Roosewelt è contrastato da Charles Lindbergh che propone la neutralità degli Stati Uniti e un atteggiamento filonazista.  Un serial distopico ben realizzato ma lento nello sviluppo. Su SKY

La vita della famiglia Levin si svolge come all’interno di cerchi concentrici. Nel primo  resta inclusa tutta la famiglia, non solo i genitori con i figli ma anche i fratelli e i nipoti  (Herman cerca di prendersi cura del nipote Alvin, orfano già in tenera età, ma l’impresa non è facile perché è un ragazzo con una natura violenta). A questo primo livello gli affetti e la solidarietà sono massimi (“E’ pur sempre un membro della famiglia”: dice Herman, quando deve tirar fuori Alvin dai guai in cui si è cacciato).

Nel cerchio più esterno ci sono i vari quartieri della città e in questo caso occorre muoversi con prudenza perché in alcune zone c’è un forte antisemitismo. Infine a livello nazionale, c’è un presidente filo-nazista i cui atteggiamenti antisemiti sono maldestramente celati e ciò  autorizza i singoli cittadini a comportarsi con tracotanza se non con ostilità nei loro confronti.

Ovviamente Charles Lindbergh, nella realtà, non si candidò mai alla presidenza anche se fu fautore della neutralità degli Stati Uniti ma questo racconto distopico, ricavato dall’omonimo libro di Philip Roth, può vantare un credito di elevata verosimiglianza non tanto nelle vicende politiche quanto nel modo con cui partecipiamo alle ansie di una famiglia di origine ebraica che reagisce di fronte a una progressiva discriminazione. Se il padre insiste caparbiamente nel combattere civilmente per i propri diritti credendo nella stabilità della democrazia americama, Bess pensa sia opportuno emigrare in Canada; il figlio Sandy crede nelle novità che la presidenza Lindbergh ha portato mentre il piccolo Philip, che fa tante domande ricevendo risposte elusive, comprende solo che i tempi sono cupi e si rinchiude in se’stesso. Solo il nipote Alvin fa una scelta più radicale: emigra in Canada per combattere contro i nazisti.

Nel serial, nonostante si facciano frequenti riferimenti alla Germania nazista, non si parla di totalitarismo negli Stati Uniti. Nel totalitarismo esiste un tutto, un uno, impersonato dallo Stato, mentre   l’individuo non ha diritti nè dignità proprie ma è puramente funzionale a questo tutto. Siamo lontani da The man in The High Castle dove si ipotizza che tedeschi e giapponesi abbiano conquistato gli Stati uniti, o da The Handmaid’s Tale dove in un mondo pesantemente inquinato e con un alto tasso di sterilità, le poche donne feconde debbono soggiacere ai voleri di una classe dominante; in questo serial  parliamo invece dell’America di sempre: un crogiolo di razze e di nazionalità diverse dove, nel contesto di una democrazia instabile e di fronte al tentativo sempre incerto di determinare l’american way of life,  si muovono forti correnti disgregatrici che decidono chi sia un vero americano e chi no. Il film si concentra sulle vessazioni subite da componenti della comunità ebraica ma sappiamo che è di dimensioni ben maggiori, come continuiamo a constatare ancora oggi, la forte discriminazione che sussiste nei confronti degli afroamericani, come tantissimi film e serial continuano a ricordarci (da Il buio oltre la siepe a 12 anni schiavo).  Vengono anche citate le azioni violente degli aderenti al  Ku Klux Klan che, come cita il protagonista del film:“odiano i negri, gli ebrei e i cattolici”. In seguito, ai tempi del dopoguerra, non possiamo dimenticare le persecuzioni a cui furono soggetti i  sospetti simpatizzanti del comunismo organizzate dal senatore Joseph McCarthy (Good night e good luck)  e neanche i 110.000 americani giapponesi internati nei cosidetti campi di reinsediamento durante la seconda guerra mondiale ( Il club delle babysitter, Midway).

In un contesto così incerto il baricentro del racconto (grazie anche alla magnifica interpretazione di John Turturro) cade sulla figura del rabbino Lionel Bengelsdorf che si è assunto il delicato compito di conciliare il filonazismo di Lindbergh con la salvaguardia degli ebrei d’America. C’è molta modernità espressa in questo personaggio, perché è oggi, come allora che la costruzione del consenso popolare viene raggiunta con toni concilianti, con discorsi manipolatori ma sopratutto con la costruzione di opinioni politically correct in forza delle quali si può imbastire una autorizzata  denigrazione verso chi la pensa diversamente.

Complessivamente il serial mostra grande attenzione alle coreografie che realizzano una perfetta ricostruzione degli anni ’40: bravi gli attori (in particolare John Turturro) ma il racconto è lento a prendere il decollo e la storia appare diluita, sicuramente in previsione di una seconda sagione.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BORGEN - IL POTERE (prima stagone)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/08/2020 - 21:46
Titolo Originale: Borgen
Paese: Danimaca
Anno: 10
Regia: Adam Price
Sceneggiatura: Adam Price
Produzione: DR Fiktion
Durata: 10 putate di 60' su NEFLIX
Interpreti: Sidse Babett Knudsen, Mikael Birkkjær, Birgitte Hjort Sørensen

Copenaghen oggi. Birgitte Nyborg è capogruppo dell’area dei moderati del parlamento danese e alle ultime elezioni ha avuto un successo inaspettato, senza però diventare partito di maggioranza. Riesce ugualmente a essere nominata primo ministro grazie all’imbastitura di un abile equilibrio di alleanze. Diventa così il primo ministro-donna nella storia della Danimarca e si impegna nel difficile compito di conciliare il suo incarico politico con la sua vita privata. E’ sposata con due figli e ha stabilito un patto con il marito: lui si occupa per cinque anni in priorità della famiglia (per questo motivo ha lasciato un posto di prestigio in una industria nazionale per dedicarsi all’insegnamento universitario) mentre la moglie porta avanti il suo impegno politico. Ma la nomina a primo ministro arriva proprio quando Birgitte ha esaurito i cinque anni a sua disposizione...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un primo ministro donna gestisce la complessa situazione politica del suo paese cercando di attenersi sempre a principi di correttezza e di giustizia. Ma è presente un episodio di aborto e uno di suicidio visti in modo acritico, come opzioni possibili
Pubblico 
Pre-adolescenti
Non ci sono nudità ma ci sono numerosi episodi che risultano espressione di una società sessualmente disinvolta
Giudizio Artistico 
 
Puntate avvincenti, costruite con grande senso drammatugico, personaggi molto ben tratteggiati e interpretati
Testo Breve:

Una donna per la prima volta alla carica di primo ministro di Danimarca. Una lucida descrizione dei meccanismimi, nel bene e nel male, che pilotano le democrazie occidentali e del valore della libertà di stampa. Su NETFLIX

E’ una gradevole sorpresa questo serial danese che segue le vicende della prima donna diventata primo ministro in Danimarca (solo recemente questa ipotesi  è diventata realtà).  “La democrazia è la peggior forma di governo eccezion fatta per tutte le altre forme sperimentate finora” – W Churchill. Ogni puntata inizia con un’epigrafe e questa dello statista inglese si adatta perfettamente al serial che mostra con grande realismo i meccanismi della politica di qualsiasi democrazia europea. Precarie alleanze fra i partiti, ricatti di chi cerca il potere per il potere, compromessi che bisogna accettare. Il tutto sotto la pressione della stampa e della televisione (felicemente libera), sempre pronta a catturare degli scoop che stimolino la curioistà degli spettatori, pur nel rigoroso vaglio delle fonti. In questo contesto il serial ben evidenzia come il mestiere di spin doctor sia diventato di importanza cruciale.

 In questa prospepttiva House of Cards,  risulta troppo cinico, West Wing bello ma un po’ idealista, l’italiano 1992 sbilanciato sugli scandali a fondo sessuale. Questo Borgen – Il Potere mette a nudo con precisione sartoriale molti meccanismi della politica pur conservando un ottimo ritmo narrativo. Le mosse e contro mosse si susseguono e la vicenda si evolve quasi sempre in modo imprevedibile, ogni azione ha in nuce la sua controreazione, in una spirale molto simile a ciò che accade nella realtà,  una virtù narrativa che ricorda molto le opere di Vice Gilligan  (Breaking Back e Better Call Saul).  I vari episodi non mancano di coprire tematiche di attualità che sono in comune con altri paesi europei (le pari opportunità per le donne, le interferenze degli Stati Uniti quando si tratta di forniture militari o di spionaggio,..)  a qui si aggiunge qualche problema tipicamente danese come i difficili rapporti con la Groenlandia. Non abbiamo ancora finito di tessere le doti di questo serial perchè bisogna riconoscere che tutti i personaggi, anche quelli di appoggio sono ben disegnati e interpretati da ottimi attori. Brigitte Nyborg, la protagonista, merita però un discorso a se’: è il personaggio più complesso ma anche quello in cui rifulgono molte virtù umane. E’ determinata a raggiungere gli obiettivi politici che si è prefissata ma si trova quasi sempre imbottigliata in veti incrociati e ricattata  da prepotenti che agiscono al  solo scopo di mantenere o aumentare la propria posizione di potere. In  questi contesti difficil Brigitte rende manifeste le sue  doti alle quali non si può negare un’impronta femminile: non perde la calma, se la situazione è complessa preferisce dilazionare per affrontare il problema sotto una diversa angolatura. In nessun caso accetta di compiere azioni “sporche” o sleali. Quando il problema viene risolto, lei non conserva rancore. Un bell’episodio si svolge nell’episodio 5 della stagione 1, quando si accorge che una sua collaboratrice ha detto il falso sul suo curriculum di studi. Lei cerca ancora di recuperarla, la invita a parlare onestamente, senza tema di ritorsioni, ma quando lei continua a nascondere la verità, non le resta che licenziarla. Alla fine, episodio dopo episodio, lei riesce a vincere quasi sempre ma non si è trattato dell’abilità di un scacchisa: le sue vittorie hanno radici più profonde. Lei agisce ubbidendo a dei principi e rispettando un’etica professionale. Gli altri agiscono per opportunismo personale e sono quindi “comprabili”.Adam Price ha disegnato il ritratto del “principe” ideale, molto diverso da quello di Macchiavelli.

Forse un po’ troppo semplice è il rapporto con il marito nella prima stagione: rientro di lei tardi la sera, scambio di affettuosità, richiesta di perdono da parte di Brigitte per non aver avuto tempo per dedicarsi ai figli.  Ma il seguito della storia mostrerà dei risvolti anche nella sfera privata..

Se molti sono i pregi di questo serial, dobbiamo anche evidenziare alcuni aspetti poco felici. Ci si riferisce al tema della vita e della morte. Il passaggio da uno stato all’altro rientra fra le opzioni possibili e viene gestito in prima persona da alcuni personaggi della serie. Ecco che una ragazza decide di abortire appena questa opzione, nel suo schema mentale, diventa conveniente; lo stesso, per un altro personaggio, riguardo all’opzione  del suicido.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MODERN LOVE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 08/20/2020 - 21:44
Titolo Originale: Modern Love
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: John Carney
Durata: 8 episodi di 30 minuti
Interpreti: Anne Hathaway, Dev Patel, Cristin Milioti, Olivia Cooke

Otto racconti su tutte le sfaccettature dell’amore ambientati a New York e ispirati agli articoli che settimanalmente compaiono sulla rubrica Modern Love del New York Times. I protagonisti sono, nella maggior parte dei casi, degli young adult che hanno un lavoro in città, abitano in una casa propria e cercano di costruirsi una storia d’amore tramite incontri occasionali  o siti di appuntamento. Non manca la crisi di una coppia già sposata con due figli (quarto episodio) mentre un altro, l’ottavo, affronta il tema dell’amore fra persone anziane e nel settimo i protagonisti sono due omosessuali che vorrebbero diventare padri

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli otto racconti che compongono il serial sono alquanto vari e meritano giudizi diversi. Complessivamente viene descritta la vita di uomini e donne espressione di una single society, bloccati nei loro principi di libertà assoluta, impegnati a coprire le proprie carenze affettive, impossibilitati a compiere gesti di donazione incondizionata come avviene in un vero amore coniugale.
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di situazioni eticamente sensibili, comportamenti sessuali disinvolti, violazione dei diritti dei bambini
Giudizio Artistico 
 
Un racconto solidamente costruito, interpretazioni eccellenti
Testo Breve:

Storie ambientate a New York di giovani ma non solo, alla ricerca di amore, amicizia, paternità: un quadro, molto ben disegnato, di una moderna single society. Su PRIME VIDEO

Quindi Modern Love. Ma l’amore non è universale e fuori del tempo? A dire il vero qualcosa di specifico, appunto di moderno, c’è che accomuna queste storie: i personaggi e le vicende che si sviluppano sono espressione di una forma ormai consolidata di single society. Singoli uomini e donne, che lavorano, che hanno una casa propria a New York (questo aspetto è stato ridicolizzato dalla recensione al serial fatta dallo stesso NYT:  si tratta di case troppo belle per degli impiegati al loro primo lavoro), genitori e parenti che non compaiono mai, forse perché sono rimasti nello stato da dove i ragazzi sono partiti. La sera questi giovani cercano di trovare, in qualche locale, un partner simpatico e attraente e dopo il primo bacio si chiedono, come fa il ragazzo del primo episodio: “E’ questo il momento di: a casa tua o a casa mia?”. Il giorno dopo potranno solo dire che hanno passato qualche piacevole ora insieme: non vogliono e non possono abbandonarsi alla speranza di un amore in formazione. I loro gesti, le loro  parole sono come trattenuti perché per esperienza sanno che quella storia appena nata potrebbe finire quella stessa notte. Singoli in una società di singoli, immersi nei ritmi di una grande metropoli, sarebbe riduttivo concludere che stanno cercando l’amore: in senso più ampio cercano un’intesa, la comprensione di qualcuno, una persona che faccia loro compagnia. Significativo è il terzo episodio, interpretato da una brava Anne Hathaway: il suo personaggio è affetto da una grave forma di bipolarismo, non riesce ad avere relazioni stabili con un ragazzo ma  proprio verso la fine assistiamo a una bellissima dichiarazione di amicizia fra due donne, intesa proprio come il dirsi tutto e il sostenersi a vicenda. Anche nel quinto episodio, dopo una tentata prima notte d’amore andata a male per un incidente imprevedibile, il ragazzo si rivolge a lei che si è assopita sulle sue ginocchia: “So che ci siamo appena conosciuti, che non c’è stato niente, che sei appena uscita da un’intensa relazione e io non sono il candidato ideale per una storia a lungo termine. Ma qualunque cosa accada, questo incontro ha significato qualcosa…“. Sono i toni struggenti di chi cerca bricioli di umanità, scampoli di affetto, per sfuggire a una solitudine forse all’inizio coscientemente voluta come segno di una  libertà e una indipendenza orgogliosamente conquistate. E’  proprio l’obbligo percepito di una rapida emancipazione che porta ancora  a desiderare la figura paterna, la mancanza della saggezza di un uomo maturo e affettuoso. Accade nel primo episodio, forse quello più riuscito e più originale. Una ragazza, Maggie, vive in un lussuoso condominio dotato di portiere. Il portiere è un portiere, non deve fare altro che controllare chi entra e chi esce   ma proprio questa funzione lo ha allenato a giudicare le persone a prima vista. Grazie a questa dote si permette, con doveroso rispetto, di dire a Maggie che l’ultimo ragazzo che ha portato in camera, sicuramente non le telefonerà più. Maggie si indispettisce ma in fondo sa che il portiere è l’unica persona che le vuole bene,  che può darle utili consigli e ne avrà sicuramente bisogno, quando alla fine di uno di questi incontri che non hanno seguito, resterà incinta. Anche nel sesto episodio ci troviamo di fronte a una protagonista di 21 anni che sente che le è mancata la figura paterna e cerca di ritrovarla nel suo capoufficio. E’ l’episodio meno riuscito perché, di fronte a una ragazza chiaramente immatura, gioca troppo ambiguamente e in modo poco realistico fra desiderio di paternità da parte di lei e attrazione sessuale da parte dell’uomo. Anche nel settimo c’è desiderio di paternità ma da parte di una coppia di omosessuali. Per fortuna hanno il buon senso di scartare a priori l’orribile idea di “ordinare un figlio” tramite la pratica dell’utero in affitto e decidono invece di ricorrere all’adozione. Spunta quindi una ragazza, Karla, una homeless che si sposta sempre con uno zaino sulle spalle e un cane a guinzaglio ed è rimasta incinta in una delle tante volte che ha dovuto chiedere un letto dove dormire. L’episodio è ben costruito, approfondisce, con una certa ironia, questo strano rapporto che si viene a creare fra due uomini molto abitudinari e una ragazza ribelle. Alla fine, al momento del parto, è Karla a riflettere: “Sono stata irresponsabile tutta la vita e questa è la prima cosa responsabile che faccio”. E’ il punto centrale della storia. Riuscirà la ragazza a comprendere fino in fondo che è lei la madre di questo bambino e il suo allontanamento non potrà mai venir coperto da due o da quattro padri adottivi, perché ogni bambino ha diritto a un padre e a una madre e a venir cresciuto ed educato da un padre e da una madre? Ovviamente non raccontiamo l’evoluzione della storia.

Dobbiamo infine commentare l’episodio secondo, perché a nostro giudizio è antropologicamente scorretto. Racconta di due amori che sono nati e poi improvvisamente interrotti. Il primo, quello di Joshua, perché la sua ragazza aveva commesso la debolezza di tradirlo per una notte con un suo vecchio amore; l’altro della giornalista Julie, che non poté più sproseguire un amore intenso ma appena sbocciato per un infelice disguido. Dopo 15 anni, Joshua e Julie ritrovano le loro vecchie fiamme, quando tutti e quattro i protagonisti si sono ormai sposati, alcuni anche con figli. Inevitabilmente nasce in loro una forte nostalgia per “le rose che non colsero” ma non possiamo giustificare che pensino di lasciare coniuge e figli per inseguire un amore che sarebbe potuto essere e che non è stato. La sceneggiatura prova a giustificare questo comportamento facendo dire a Julie: “L’amore che abbiamo avuto in passato, quello non compiuto, quello non vissuto, l’amore perduto, ….è in realtà è la forma d’amore più pura, più concentrata”. In realtà la frase detta è invece solo pura, seducente, letteratura. Il sentimento alimenta l’innamoramento ma l’amore invece è un’altra cosa, è progetto in atto, fusione progressiva fra un uomo e una donna che. hanno deciso di costruirsi una famiglia.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL CLUB DELLE BABYSITTER

Inviato da Franco Olearo il Gio, 08/13/2020 - 16:43
 
Titolo Originale: The Baby-Sitters Club
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: Lucia Aniello
Produzione: Walden Media, Paulilu Productions
Durata: 10 episodi di 25' su NETFLIX
Interpreti: Sophie Grace, Malia Baker, Momona Tanada, Xochitl Gomez

Christy è al secondo anno delle scuole medie a Stoneybrook, nel Connecticut: ha un piglio deciso e determinato, l’opposto della sua amica carissima, Marie Anne timida e insicura. Claudia, di origini giapponesi, non è molto brava a scuola ma disegna bene e spera che sia questa la professione che eserciterà da grande. Stacey è arrivata da poco dai quartieri alti di New York, veste sempre elegante ma ha un problema: soffre di diabete e una mamma apprensiva la tiene sotto controllo. Più tardi si unirà a loro anche Dawn di origini sudamericane, una ragazza solare e sempre pronta a smussare i contrasti del gruppo. Come tenere impegnato il gruppo? E' Christy ad avere una idea geniale: costituiranno un club di baby sitter per le signore e del vicinato, un mestiere da esercitare quando loro non hanno compiti o impegni familiari e naturalmente l’incarico da presidentessa del Club verrà coperto da Christy…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial è un limpido elogio dell’amicizia in un contesto moderno, privato del sostegno di una famiglia unita
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Sono ben caratterizzate le cinque ragazze, nelle loro aspirazioni e nelle loro delusioni. La serie, nel suo complesso, non ha sorprese o colpi di scena ma è lo sviluppo chiaro e razionale della tesi che si vuole proporre
Testo Breve:

Cinque ragazze del secondo anno delle medie, molto diverse per origine e temperamento, si riuniscono per fondare un club di babysitter. Un’esperienza di vita che le metterà alla prova all’insegna del valore irrinunciabile dell’amicizia. Su NETFLIX

Forte enfasi sul valore dell’amicizia; capacità di fronteggiare le difficoltà con atteggiamento controllato, incluso il riconoscimento dei propri errori quando necessario; inserimento anticipato in un contesto lavorativo e scoperta a dei suoi parametri etici; genitori (quando ci sono) in grado di dare tanto affetto ma privi della capacità di influenzare e di educare i propri figli. E’ questo, in estrema sintesi, il messaggio che ci viene trasmesso dalle 10 puntate di questo serial dove tutte le protagoniste sono ragazze di 12-13 anni.

Christy non ha più visto suo padre da quando era piccola e ha appena saputo che la madre intende risposarsi. La ragazza reagisce mostrando tutta la sua contrarietà. “Fin da piccola mia madre mi ha detto quanto sia importante essere indipendenti e andare avanti con le proprie gambe. Non voglio che mia madre sia infelice ma vorrei che bastassimo a noi stesse”: è questa la sua riflessione quando riesce a trovare la calma per ragionare. Il caso di Christy è emblematico: essere adolescenti nella realtà di oggi vuol dire maturare prima del tempo, proprio perché è venuto meno il guscio protettivo e formativo della famiglia e la sua idea di costituire un Club delle Baby Sitter diventa una palestra per assumersi gli impegni e le responsabilità tipiche di un contesto lavorativo, incluso l’impegno di sviluppare delle strategie di marketing per contrastare la concorrenza. Per fortuna le ragazze non sono semplicemente degli adulti in miniatura ma hanno anche tutte le incertezze (è l’aspetto meglio realizzato del serial) tipiche di una personalità in formazione. Christy aspira a essere il leader del gruppo ma poi scopre che a volte agisce spinta da motivazioni personali e alla fine riconosce che la cosa migliore sia chiedere scusa; Marie Anne, sempre incerta perché condizionata da un padre vedovo, troppo apprensivo/oppressivo, finisce progressivamente per sciogliersi grazie all’intervento  delle amiche; succederà lo stesso con Stacey, troppo impulsiva nell’assecondare le sue “cotte” un po’ epidermiche nei confronti di qualche ragazzo ma alla fine riconosce di non sapere ancora cosa sia l’amore, grazie anche all’aiuto di Marie Anne che riesce dolcemente a farle recuperare lucidità di giudizio.

Alla fine, le dieci puntate sono un pragmatico elogio dell’amicizia: dieci esempi di come, a fronte di un problema da affrontare, a un malinteso che si è formato, all’insicurezza che può sopraffare chi ha ancora dodici anni, è solo la solidarietà delle amiche del gruppo che consente di superare le difficoltà.  L’amore coniugale ha invece un potere limitato: “un matrimonio è amore e impegno che unisce due persone e due famiglie per sempre…a meno che qualcuno cambi idea, cosa che succede di frequente” è la sintesi che ne fa Christy a due bambini figli di divorziati come lei e la stessa Stacey che dichiara di non sapere cosa è l‘amore, conclude che “le persone che meritano il tuo amore sono quelle che ci hanno sempre amato”. Pertanto c’è un solo amore degno di questo nome: quello materno-filiale e viceversa.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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