Serial TV

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LA CASA DI CARTA (quinta stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/22/2021 - 07:40
Titolo Originale: La casa del papel
Paese: Spagna
Anno: 2021
Sceneggiatura: Álex Pina
Produzione: Netflix
Durata: 5 episodi di 40-50 '
Interpreti: Úrsula Corberó, Álvaro Morte, Itziar Ituño, Miguel Herrán, Esther Acebo, Najwa Nimri

La banda del professore, asserragliata nella Banca di Spagna, protetta dagli ostaggi catturati, deve attuare il piano Roma, cioè fondere l’oro per trasportarlo fuori dall’edificio. Ma il loro capo, il professore, è stato catturato dalla ex ispettrice Alice Sierra e tenuto prigioniero nel suo rifugio, ormai non più segreto, centro operativo dell’operazione, mentre il comandante Tamayo ha deciso di ricorrere ai metodi forti e ha chiamato un contingente di truppe scelte dell’Esercito per fare irruzione nello storico edificio. La situazione peggiora ulteriormente quando un gruppo di ostaggi riesce a impossessarsi delle armi e inizia a sparare contro i loro rapitori, creando così un doppio fronte…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I protagonisti della storia manifestano la loro scelta esistenziale di vivere momenti esaltanti, costruiti intorno ad amori appassionati oppure, con i loro comportamenti fuorilegge, carichi di pericolo, con la morte sempre dietro l’angolo
Pubblico 
Adolescenti
Viene confermato il VM14 per un linguaggio crudo e scene di battaglia e ferite impressionanti anche se non ci sono scene raccapriccianti
Giudizio Artistico 
 
Nonostante una certa inevitabile ripetizione del già visto, questa quinta stagione conferma l’alta qualità di questa serie, sia per il ritmo sostenuto con il quale sono condotti i singoli episodi, sia per il grande impatto indotto dai personaggi più noti, ormai cari al pubblico
Testo Breve:

Nella quinta stagione le tute rosse,  asserragliate nella Banca di Spagna, vivono momenti di alta tensione, circondati da un contingente  di truppe speciali dell’esercito, pronte a  fare irruzione nell’edificio. La morte sempre dietro l'angolo, sembra il sale della loro esistenza. Su Netflix

Adrenalina e amori appassionati sono gli ingredienti forti di questa serie. Un aspetto che ci viene ricordato da subito, all’inizio della quinta stagione, quando Tokyo ci racconta la sua vita prima dell’incontro con il professore. L’amore della sua vita era René: realizzavano insieme furti a mano armata in locali di lusso e a lei piaceva, in mezzo a tutta quella confusione: “Guardarlo negli occhi e capire che sei terribilmente felice”. Anche dopo la fuga: “Ti fermi dove capita perché non riesci più a trattenere la voglia di lui”. “Ogni momento era magico”: conclude Tokyo. Subito dopo assistiamo a un colloquio altrettanto significativo, meno passionale, ma egualmente espressione di un puro esistenzialismo. In una sequenza di  flash back Berlino, il fratello maggiore del “professore”, ha invitato in un bar suo figlio Rafael, che ha da poco completato gli studi di informatica negli Stati Uniti. Berlino rivela subito le sue intenzioni: vuole che il figlio applichi le sue conoscenze per aiutarlo in furti clamorosi. Alla reazione disgustata del figlio, Berlino esprime la sua filosofia di vita: “Ti sto offrendo il tuo salvacondotto per la tua libertà; Noi ladri siamo i veri combattenti per la libertà anche se a volte dobbiamo pagare un prezzo per questo”.

Arrivato alla sua quinta stazione, questo serial ideato da Alex Pina rinnova i suoi meccanismi di suspence ben collaudati: le tute rosse asserragliate all’interno della Banca di Spagna, debbono ora fronteggiare le squadre speciali dell’esercito che riescono a fare irruzione nel palazzo.  Tra mosse e contro-mosse la tensione è sempre alta perché, anche quando la situazione sembra disperata, che c’è sempre chi ha una trovata geniale per superare l’impasse e far ripartire un confronto alla pari. Le due forze in contrasto sono decisamente disomogenee: la banda dei ladri e delle ladre si muove compatta, unita dal prestigio del professore e nessuno si sottrae da un conflitto che sembra ormai disperato perché tutti abbracciano l’approccio esistenzialista prima detto: vogliono vivere la loro vita fino in fondo, in modo tanto più intenso in quanto sanno che la morte violenta arriverà presto. Al contrario, sul fronte opposto le squadre di polizia e dell’esercito, coordinate da Luis Tamayo, sono viste dall’autore con ironia corrosiva: litigano spesso fra loro, Tamayo è un uomo corrotto e facilmente influenzabile, molti di loro sono solo assetati di sangue.

Non sarebbe sufficiente una buona regia nelle sequenze di action se il film non fosse costellato di personaggi difficili da dimenticare: prima fra tutte Tokio: Úrsula Corberó è pienamente nella parte di una donna piena di vitalità, pronta a iniziare ogni volta daccapo ma pienamente cosciente, da quando il suo uomo è morto e lei ha ucciso un poliziotto, che il suo destino è segnato e la morte non tarderà ad arrivare. L’altro personaggio che spicca, è la “cattiva”, l’ispettrice Alice Sierra, che ha avuto la capacità di catturare il professore ma è priva di qualsiasi giusto riconoscimento.  In una delle scene più intense di questa stagione, per Alice inizia il tempo del parto e dovrà chiedere aiuto proprio a chi è riuscita a catturare. Ancora una volta questo serial mostra grande rispetto per la vita nascente.

In questo momento sono disponibili su Netflix le prime cinque puntate della quinta stagione, che verrà completata a dicembre 2021. Anche quest’ultima stagione conferma l’alta qualità di questa serie ma è bene sottolineare che si tratta di un prodotto di pura letteratura, non può, in qualche modo, rimandare o farci riflettere su situazioni del mondo reale.

I nostri eroi, belli, appassionati e dannati, sono pur sempre dei fuorilegge, in ottemperanza alla moda corrente, iniziata con il serial Breaking Back, di rendere protagonista chi delinque, secondo motivazioni più o meno giustificate di rivalsa nei confronti della società. In questo La casa di carta, per la maggior parte dei protagonisti, non c’è nessuna rivalsa da portare in atto ma il puro piacere del brivido e il gusto di un furto compiuto con destrezza. Loro però sono dei cattivi generosi, pronti a portare in salvo chiunque di loro sia rimasto ferito e a battersi per il loro amato (o amata) mentre le forze dell’ordine sono iraconde e vendicative. Anche le molte scene di combattimento con mitra e bombe a mano sono molto edulcorate e i morti sono molto rari.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DIARIO DI UNA NERD SUPERSTAR (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/27/2021 - 17:19
Titolo Originale: Awkward
Paese: U.S.A.
Anno: 2011
Sceneggiatura: Lauren Iungerich
Produzione: Mosquito Productions
Durata: 12 puntate di 20'
Interpreti: Ashley Rickards, Beau Mirchoff, Nikki DeLoach, Jillian Rose Reed, Brett Davern

Jenna ha15 anni e ha iniziato le scuole superiori non certo nel modo che avrebbe voluto. Invece di presentarsi come ragazza simpatica è carina, ha dovuto fare il suo primo ingresso a scuola con il braccio ingessato a causa di una sfortunata caduta in casa a cui nessuno dei nuovi compagni crede, pensando che si sia trattato di un tentativo di suicidio andato a male. Pesa anche una lettera anonima che ha ricevuto a casa e che la giudica una “ragazza invisibile”; come se non bastasse, Matty il bel ragazzo che ha conosciuto l’estate precedente e con il quale ha avuto il suo primo rapporto sessuale, non vuole farsi vedere con lei come coppia fissa, perché, a suo dire, non si sente pronto. Per fortuna riceve l’appoggio da due care amiche di vecchia data, Tamara e la cinese Ming: tutte e tre non hanno segreti fra loro

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ragazze liceali aspirano a trovare un ragazzo con il quale poter saziare il loro desiderio di amore ma scendono spesso a compromessi nell’esercizio della sessualità e sono prive di riferimenti adulti che possano esser loro di esempio
Pubblico 
Adolescenti
Per un linguaggio eccessivamente disinvolto su tematiche sessuali
Giudizio Artistico 
 
Il serial ha avuto significativi riconoscimenti che hanno sottolineato l’apprezzamento ricevuto presso un pubblico giovane: 2013 People's Choice Awards Favorite Cable TV Comedy, Teen Choice Awards TV Breakout Star per Beau Mirchoff
Testo Breve:

Una quindicenne inizia il suo primo anno alle superiori sognando un amore appassionante e la conquista della stima dei propri compagni ma nulla avviene come sperato. Una teencomedy che rivela, con molta ironia, alcune verità sulle ansie  di un cuore adolescente. Su Tim Vision e Sky

 

I filoni  teendrama e  teencomedy  sono ormai ricchissimi di opere (film e serial TV) che hanno cercato di esplorare quell’universo finito (tre soli anni) e chiuso (il contesto delle scuole superiori) dove tutto sembra accadere a somiglianza del mondo degli adulti e tuttavia non è che un’ombra di quello che accadrà quando, senza più reti di protezione, quei ragazzi si troveranno ad affrontare il mondo reale.

In questa prospettiva non si può evitare di vedere questo Diario di una Nerd Superstar (titolo originale: Awkward) arrivato alla sua quinta stagione (su Tim Vision; su Sky   la prima stagione) e che ha riscosso l’apprezzamento proprio di quel pubblico che ha cercato di descrivere.

Quale formula narrativa è stata adottata per avvicinarsi al mondo degli adolescenti? Innanzitutto, un ossequio alle tante regole mai scritte da nessuno ma applicate di fatto in tutte le opere teen realizzate nell’emisfero occidentale: la “prima volta” accade fra i 14 e i 15 anni, in modo che durante il periodo dell’high school questo “problema” sia ormai alle spalle e il tema dominante diventi il riuscire a far coppia fissa con un lui/un lei in forma di proto-convivenza. E’ quanto accade fin dal primo episodio di questo serial, dove apprendiamo che  Jenna, nell’estate che precede l’ingresso alle superiori, scopre, ora che si è potuta togliere il ferretto dai denti, di non essere più invisibile, soprattutto agli occhi di Matty, il più affascinante di tutti. Con arguzia, l'autrice Lauren Lungerich sottolinea quanto quella "prima volta" si sia ormai trasformato in un atto convenzionale: c'è attrazione fisica fra Jenna e Matty  ma lei non si abbandona con spontaneità  a quel momento così significativo; cerca invece di  nascondere il suo stato di vergine, perché “ciò avrebbe rovinato tutto”.

L’autrice presta il necessario tributo al mondo degli adolescenti anche usando un linguaggio diretto, privo di tabù  soprattutto in riferimento al sesso, né manca di esercitare la sua ironia nei confronti di quell'unica ragazza che vuole arrivare vergine al matrimonio, che finisce per adottare metodi insoliti per non disilludere il suo ragazzo. Bisogna però sottolineare che, nonostante quanto detto fino a questo punto, siamo lontani da altri serial a contenuto scandalistico, come Euphoria, Elite, Sex Education, perché dietro questo necessario contributo alle tendenze di fatto, agli obblighi sociali da high school (incluso quello di ubriacarsi a ogni festa e il revenge porn) emerge in Jenna e nelle sue amiche, un animo sensibile e ancora in formazione.

Nel blog a cui confida i suoi più intimi pensieri, Jenna si domanda quando  quell’ io e tu che  scambia con Matty  potrà finalmente diventare un noi.  Jenna annota: “fin dalla tenera età, tutte le ragazze sognano incondizionatamente una vita romantica; forse io non sono una di quelle ragazze che riesce a realizzare il suo sogno alle superiori, forse dovrei aspettare” E così, pagato il necessario tributo alla modernità, il serial mostra il suo cuore delicato, le aspirazioni di Jenna a poter essere apprezzata per quello che è e di poter manifestare liberamente, la sua “ubriacatura di amore appiccicoso” verso un  ragazzo che abbia  finalmente pronunciato la parola “ti amo”.

Ma in questa età di passaggio c’è anche molta incompiutezza, provvisorietà. Lo si vede nei ragazzi che non sanno decidersi a impegnarsi in un amore vero (Matty) o a decidersi verso chi voler veramente bene (Matty, incerto fra Lissa e Jenny). Anche la “cattiva” Sadie, che non perde occasione per gettare discredito su Jenna, ha un cuore debole, perché soffre per la sua pinguedine e per non riuscire ad essere come le altre.

Un’altra significativa adesione allo standard presente in queste teencomedy si trova nell’insignificanza dei genitori quando si tratta di prendere alcune decisioni chiave: la madre di Jenna (che era rimasta incinta quando si trovava ancora al liceo) è ancora troppo concentrata sulla realizzazione di se stessa; Valerie, la psicologa della scuola, a cui Jenna dovrebbe confidare le sue ansie, è una curiosa donna eccentrica e poco affidabile. Solo il padre riesce a scambiare con Jenna qualche parola piena di buon senso.

La storia avanza con un tono sempre ironico ma brutalmente sincero che in fondo è il modo migliore per non prender troppo sul serio quei drammi o gioie che avranno inesorabilmente una fine.

Nelle stagioni successive la storia segue il ritmo degli anni passano fino ad arrivare al famoso ballo di fine corso ma resta un rammarico: corrisponde forse alla verità il vivere in modo così disgiunto le proprie esperienze sessuali rispetto alla progressiva molto, graduale conoscenza dell’altro/a  e il lasciar maturare, nel proprio cuore, un amore che possa durare tutta una vita?

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GENERAZIONE 56K

Inviato da Franco Olearo il Lun, 07/12/2021 - 21:56
Titolo Originale: Generazione 56k
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Sceneggiatura: Francesco Ebbasta
Produzione: Cattleya
Durata: 8 puntate di 25'
Interpreti: Angelo Spagnoletti, Cristina Cappelli, Gianluca Fru, Fabio Balsamo

Daniel e Matilda visti in momenti diversi della loro vita: nel 1998 quando avevano 12 anni e vivevano a Procida e ora, a Napoli dove si sono nuovamente incontrati. Sono passati i tempi nei quali facevano assieme i compiti davanti al grande monitor del computer e il modem 56k cinguettava allegro appena stabiliva il collegamento; ora Daniel è la mente creativa di una società che sviluppa applicazioni per cellulari, assieme ai suoi amici d’infanzia Luca e Sandro mentre Matilda fa la restauratrice, vive con Enea in attesa del giorno delle nozze, già programmato. Eppure, confida Matilda a Ines, la sua inseparabile amica fin dall’infanzia, vorrebbe rivedere Daniel ancora una volta….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il tempo passa, si cresce, ma resta un certo pudore nell’esternare i propri sentimenti anche perché il passo verso il matrimonio viene visto in tutta la sua serietà
Pubblico 
Adolescenti
Il racconto di alcuni aspetti coniugali intimi, un comportamento truffaldino di alcuni adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Il serial riesce pienamente nel suo obiettivo di raccontare una storia romantica e gentile, anche se un po’ diluita nelle 8 puntate
Testo Breve:

Daniel e Matilda si conoscono dai tempi delle medie e ora si sono ritrovati dopo vent’anni. Un racconto romantico e gradevole intorno alla generazione dei millennials, rimasti degli eterni adolescenti. Su Netflix

Nel vedere su Netflix un serial con i Jackal come protagonisti e da loro stessi ideato (un meritatissimo traguardo per questo gruppo di attori napolitani che si sono fatti conoscere con i loro irresistibili sketch su Youtube) ci si aspetta due cose: sicuramente di divertirsi ma anche di scoprire gli umori, il sentire della generazione (forse sono inquadrabili come millennials ma non ne sono sicuro) che essi rappresentano. Quella che ha visto i primi balbettii di Internet (il modem 56k appunto) e che ora condiziona pesantemente tutta la loro vita.

Sul fondale della storia d’amore dei due protagonisti, l’ideatore Francesco Ebbasta colloca con una certa ironia paradossale certi “segni dei tempi”: in una delle prime sequenze Daniel sta parlando in un bar con una ragazza che ha agganciato tramite uno dei tanti siti di incontri. Lei a un certo punto ritiene che quel ragazzo che gli sta di fronte non sia il suo tipo ma poi si fa prendere da scrupoli e pensa: “sembrerebbe scortese non passare la notte a casa sua”. In un’altra un gruppo di amiche stanno festeggiando la separazione di una di loro da suo marito: la coreografia è quella tipica dell’addio allo scapolato: brindisi, coriandoli mentre “la festeggiata” sfoggia una coroncina da regina della serata: tutto secondo le regole della woman Independence. Un’allegria “costruita” che si infrange subito quando lei scoppia in pianto perché vorrebbe tornare con suo marito.  Anche il racconto del tempo dell’adolescenza, intorno al 1998 non è esente da certe crudezze e che i tempi passati non sono stati addolciti dal ricordo: il santarellino Daniel, dal volto così pulito, riesce a organizzare a scuola la vendita di foto osé, catturate da videocassette porno e che ciò scatena l’ira del bullo della scuola che chiede per quel commercio una cospicua percentuale.

Se questo è lo sfondo, la caratterizzazione dei personaggi svela un altro “segno dei tempi” : stiamo assistendo a un racconto sulla generazione degli eterni adolescenti. Non sono avvenute in loro profonde trasformazioni dal 1998 al 2021: sono per lo più single anche se magari hanno avuto più di una relazione, gestiscono ancora con impaccio i loro sentimenti; tutto fluisce velocemente e ben poco si consolida. C’è come una voglia romantica di “fermare l’ascensore”, come racconta Daniel, perché l’ascensore ti fa passare velocemente da un piano all’altro e non c’è modo di godersi il singolo momento. E’ particolarmente significativo la storia dell’amico Sandro (Fabio Balsamo), l’unico sposato del gruppo. Lui ritiene che probabilmente sia tempo di “fare i grandi”, di metter su famiglia, ma la moglie non si “sente pronta” e propone piuttosto di comprarsi un cane. Surreale, secondo lo stile Jackal, è invece l’altro amico, Luca (Gianluca Fru) che vede nel continuo, moderno, parlarsi a distanza (con il telefonino, con whatsapp) una fuga nell’indeterminatezza, una protezione dal rischio di un serio impegno sentimentale.

Complessivamente la storia fra Daniel (Angelo Spagnoletti) e Matilda (Cristina Cappelli) fa molta simpatia e tenerezza, in questo lungo arco di tempo che va dal pudore di rilevare i propri sentimenti, all’incertezza del primo bacio fino al dunque finale quando, ormai grandi, debbono decidersi a tracciare il solco definitivo della loro vita.

Un racconto che non è romantico ma iper-romantico, in quel non guardare avanti per definire come costruire il proprio destino ma guardare indietro, felici della preziosità di aver colto l’altro nella verità del suo incerto sbocciare ai sentimenti, ma lo abbiamo già detto: questa è una storia di eterni adolescenti.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SWEET TOOTH

Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/24/2021 - 21:47
 
Titolo Originale: Sweet Tooth
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Sceneggiatura: Jim Mickle
Produzione: Team Downey Warner Bros. Television Nightshade
Durata: 8 episodi
Interpreti: Nonso Anozie, Christian Convery, Adeel Akhtar

In un futuro post apocalittico, l’umanità è stata in gran parte sterminata da un virus (chiamato l’Afflizione) che provoca febbre, tremolio alle mani e quindi la morte. Con la comparsa del virus, iniziano a nascere anche bambini in parte umani e in parte animali: gli ibridi. La paura e la superstizione hanno portato a sterminarli perché considerati colpevoli del morbo. Alcuni, nascosti dai genitori, sono sopravvissuti alla caccia. Gus, un ragazzo con le orecchie e le corna da cervo, vive con il padre in un bosco. Quando vengono scoperti, il padre viene ucciso e Gus parte alla ricerca della madre. Lo fa accompagnato da Jeppered, un uomo grande e grosso incontrato per sbaglio lungo il cammino.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia e la solidarietà diventano il valore condiviso che serve per fronteggiare una società diventata crudele, che elimina il malato e il diverso
Pubblico 
Adolescenti
Per i toni un po’ cupi e alcune scene di violenza ma viene evitato ogni dettaglio cruento. Per i più piccoli solo se accompagnati da un adulto
Giudizio Artistico 
 
Ottima recitazione e suggestiva fotografia che riesce a ricostruire un mondo fiabesco a cui non mancano toni cupi e paurosi
Testo Breve:

In un mondo colpito da un virus muoiono in tanti ma nascono dei ragazzi ibridi, in parte uomini e in parte animali. Un tema distopico (e attuale) che si trasforma in fiaba e in racconto di formazione. Su Netflix

Prodotto da Robert Downey Jr. e dalla moglie Susan, sceneggiato a partire dal fumetto della DC Comics disegnato da Jeff Lemire, Sweet Tooth è un serial che smarcandosi dalla matrice distopica del fumetto da cui è tratto, diventa un delicato racconto di formazione.

Il primo elemento che si impone allo spettatore è la fotografia. Le città vuote e desolate, gli spazi verdi (in particolare i boschi) floridi e in espansione. Portate sullo schermo con grande maestria, riescono a suggestionare e coinvolgere.

Il racconto beneficia anche di ottime interpretazioni: Christian Covery nei panni di Gus, il giovane protagonista di dieci anni, vissuto sempre e soltanto con il padre, isolato dal mondo, che ha conservato un’innocenza e uno sguardo sulle persone senza malizia; il padre (Will Forte) che diventa anche suo precettore e  addestratore per garantire a suo figlio la sopravvivenza in un mondo che, fuori da quel bosco, è a lui ostile; Jeppered (Nonso Anozie), il grosso uomo che, segnato da una dolorosa storia personale, si trova a prendere le difese del piccolo ragazzo ibrido. Disposto anche a grandi sacrifici per lui, non gli fa mai mancare la protezione durante il viaggio alla ricerca della madre.

Nella costruzione del racconto trovano ampio spazio alcuni flashback: com’è avvenuta la diffusione iniziale del morbo, la storia di Gus e dei suoi genitori, la vita di Jeppered prima dell’Afflizione. Brevemente anche la storia di alcuni personaggi minori presenti nel plot  (un medico sposato che cerca di salvare sua moglie che ha contratto il virus, una psicologa che ha trovato rifugio in uno zoo,..): si tratta di storie che espandono il racconto per raggiungere sensibilità più adulte. Se, come digressioni, risultano funzionali ai fini della comprensione dei personaggi, la loro lunghezza (in alcuni casi) le rende un po’ ridondanti senza conferire loro un maggiore spessore psicologico.

Numerosi i contenuti positivi.

Il tema dell’amicizia percorre tutto il serial. Quella che Gus riesce ad instaurare con diversi personaggi: non solo con il già citato Jeppered, ma anche con Bear (una ragazza che ha unito attorno a sé una banda di coetanei per difendere gli ibridi). Amicizia che si esprime nel sostegno reciproco, nella disponibilità anche al sacrificio per gli altri, nel supporto quando le cattive notizie fanno capolino.

È tratteggiata una critica ad una società che elimina il malato e il diverso. Tutti coloro che hanno i sintomi del virus vengono eliminati. Lo stesso vale per gli ibridi. Non resta nascosta la brutalità di queste uccisioni: non tanto per la violenza rappresentata (che peraltro è minima in tutto il serial: si assiste solo a qualche lotta tra i personaggi), quanto piuttosto per il fatto che quella agli ibridi è una vera caccia, un desiderio di eliminazione lucido e pianificato. Così come per i malati: una violenza irrazionale e dettata dalla paura, porta anche le persone normali a fare da giustizieri come forma di “autodifesa”.

Un aspetto forse un po’ ambiguo è il rapporto con la natura. La scelta di mostrare foreste in rigogliosa crescita potrebbe indurre a pensare che, il vero virus, sia l’umanità che con la cementificazione ha distrutto tutto, costringendo la natura a “vendicarsi” dell’uomo attraverso l’Afflizione.

Una seconda sottolineatura critica. Nel serial sembra ripresentarsi rediviva il mito del buon selvaggio. Gli ibridi sarebbero buoni a prescindere e la loro bontà viene riconosciuta e coltivata dai genitori. È la società a “rovinare” le persone. Un’antropologia superata e poco aderente alla realtà, perché sottovaluta (o meglio, non considera per niente) il libero arbitrio e la capacità dell’uomo di compiere anche il male a prescindere dalla formazione ricevuta.

Ne risulta, comunque, un serial molto gradevole e, a tratti, quasi poetico. Per alcune scende di violenza, sarebbe bene i più piccoli lo vedessero accompagnati dai loro genitori.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CHIAMAMI ANCORA AMORE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/03/2021 - 14:35
Titolo Originale: Chiamami ancora amore
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Gianluca Maria Tavarelli
Sceneggiatura: Giacomo Bendotti, Sofia Assirelli
Produzione: Indigo Film, Rai Fiction
Durata: 6 puntate di 50'
Interpreti: Greta Scarano, Simone Liberati, Claudia Pandolfi

Enrico e Anna, una coppia sposata da undici anni, sembra essere arrivata al capolinea. Hanno un figlio, Pietro. Anna è stufa della routine familiare, si sente irrealizzata per non aver potuto seguire il suo sogno di diventare un medico. Enrico, invece, è contento della situazione perché può seguire le sue due passioni: il lavoro, ovvero il bar di famiglia ereditato, e l’attività calcistica del figlio che mostra un certo talento. Una separazione che sembra facile, ma che si rivela travagliata e all’insegna di vendette e rancori. A farne le spese, ancora una volta, è Pietro: il suo disagio, infatti, richiama l’attenzione dell’assistente sociale Rosa, che segue il caso.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Sono presenti non pochi comportamenti antropologicamente sbagliati. Vengono violati i diritti fondamentali dei bambini e dei nascituri, non solo per l’indifferenza con cui viene affrontato il tema dell’aborto ma per il ritenere che la decisione di una donna di avere un figlio tramite fecondazione eterologa possa essere superiore al diritto di un bambino di avere un padre e una madre che lo generano e lo educano
Pubblico 
Sconsigliato
Trattazione superficiale e sbagliata di tematiche eticamente sensibili. Numerose scene di incontri sessuali. Violenza verbale
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione dei tre protagonisti e la sceneggiatura lascia lo spazio necessario per approfondirne i caratteri e i loro risvolti interiori. Un certo sovraffollamento di eventi, incluso un colpo di scena finale
Testo Breve:

Lui e lei sposati con un figlio, meditano la separazione. Un dramma familiare ben recitato che però sembra trasmormarsi in un bignamino frettoloso  di importanti temi eticamente sensibili. Su Raiplay

Una fiction RAI con ottimi protagonisti, ma complessa e sovraffollata di risvolti e colpi di scena, pur essendo di sole 6 puntate di 50 minuti l’una.

Innanzitutto la costruzione della storia. Fin dai primi minuti ci si trova in medias res: Anna ha già le valigie pronte e sta per uscire di casa abbandonando marito e figlio. Però numerosi sono i flashback che mettono lo spettatore nelle condizioni di vedere come e perché si è arrivati a quel punto: il fidanzamento, il matrimonio, il rapporto con gli amici, le bevute eccessive di Enrico, i tradimenti vicendevoli. Soprattutto nelle ultime puntate, diventa necessario il ricorso a sovrimpressioni che esplicitino i tempi degli accadimenti. Lo sguardo dell’assistente sociale, poi, fornisce un’interessante chiave di lettura di ciò che sta accadendo: la sua indagine approfondita diventa l’espediente narrativo per scandagliare in profondità gli eventi e i caratteri dei personaggi.

In secondo luogo, i tre protagonisti. Non solo l’ottima interpretazione è da porre in rilievo, ma anche lo spazio dato loro per approfondirne i caratteri e i risvolti interiori più profondi. I numerosi dialoghi con amici, familiari e colleghi; le discussioni a volte anche molto accese e violente (verbalmente, non fisicamente); il grande affetto che diventa desiderio di rivalsa e rancore… numerosi elementi che forniscono un ritratto poliedrico di Enrico (Simone Liberati), Anna (Greta Scarano) e Rosa (Claudia Pandolfi). Non profili stereotipati ma realistici e in continua evoluzione. Anche Pietro (Federico Lelapi), nonostante la giovanissima età, bene mostra il disagio e l’impotenza di un figlio di fronte alla separazione dei genitori.

Elemento che si fa molto notare è la colonna sonora. Consapevoli del fatto che la fiction non è una commedia, forse il commento musicale pone troppo in risalto i toni drammatici: in alcuni tratti la sensazione è quella di assistere ad un thriller o ad un giallo, nonostante non  vengano compiuti omicidi.

Alcuni tasti dolenti, purtroppo, non sfuggono allo spettatore.

Le scene di rapporti sessuali che, pur non mostrando nudità, sono molto esplicite. Che siano rapporti coniugali oppure scene di tradimento, in più di qualche occasione vengono portate sullo schermo.

La violenza verbale, data non soltanto dal linguaggio volgare, ma proprio dalla cattiveria con cui le parole vengono dette così come i numerosi litigi esasperati nei toni. Ritratto di una situazione di crisi che la coppia sta vivendo, ma così accentuato da risultare quasi urtante.

La trattazione abbastanza superficiale che viene fatta di tematiche eticamente sensibili.

L’aborto, ricercato spasmodicamente dai protagonisti, rivendicato come diritto sia nei tempi che nelle modalità. Motivato superficialmente e poco discusso, occupa però diverso spazio sulla scena.

La fecondazione assistita eterologa. Nella fattispecie: il desiderio di maternità diventa diritto ad essere madre single, ricorrendo all’inseminazione artificiale. Il tutto presentato come cosa buona: la volontà di donare affetto ad un figlio, diventa diritto di poter avere quel figlio ricorrendo ad una tecnica che lo permette. Con il forte contrasto posto dalla storia: due genitori che hanno avuto un figlio “normalmente” non sono buoni genitori perché vivono questa separazione. Una donna che decide di diventare madre single compie qualcosa di buono a prescindere perché desidera solamente donare affetto a qualcuno.

La depressione post-parto che, nella sua drammaticità, viene appena accennata.

Sicuramente non adatta a ragazzi o adolescenti, ma capace di far riflettere i più grandi anche su argomenti delicati.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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POV - I PRIMI ANNI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/18/2021 - 21:48
Titolo Originale: Pov - I primi anni
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Davide Tosco
Sceneggiatura: Francesco Bigi, Nicola Conversa e Erica Gallesi
Produzione: Showlab, Rai Ragazzi
Durata: 52 episodi di 12'
Interpreti: Ludmilla Ciobaniuc, Christian Carere, ZAckari Delmas. AmieMadih, Stefano marseglia

La vita di una classe del primo anno di liceo a Torino. Katia si sente impegnata ad arricchire le sue pagine sui social intervistando le nuove compagne e i nuovi compagni, sempre alla ricerca di qualcosa di malizioso da dire; Bea ha la testa fra le nuvole e non sa decidersi fra il corteggiamento di Manu (sempre molto impacciato) e il biondo Leo. Come se non bastasse, a scuola è arrivata sua sorella Sabrina nelle vesti di insegnante supplente di italiano e questa è una situazione imbarazzante che nessuno deve sapere. Anna si deve scrollare di dosso un po’ di complessi a causa delle sue rotondità e si angustia perché non è stata ancora baciata. Per fortuna il bidello è un tipo strano ma simpatico e i professori sanno prenderla con un po’ d’ironia quando i ragazzi si arrampicano sugli specchi per giustificare la loro impreparazione….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
A scuola si sviluppano amicizie, nascono i primi amori (quindi anche le prime gelosie) ma i ragazzi e le ragazze vivono in un mondo chiuso, senza prospettive che trascendano la micro-realtà quotidiana
Pubblico 
Pre-adolescenti
Le problematiche trattate non possono interessare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il serial ha saputo trovare una formula indubbiamente originale per calarsi in una tipica realtà adolescenziale riuscendo, grazie anche alla bravura di attori e attrici in erba, a restituirci il microcosmo di una classe di prima liceo
Testo Breve:

In una classe di primo liceo a Torino si evita di venir interrogati, ci si confida in gabinetto, si tessono i primi amori mentre l’onnipresente cellulare annulla ogni riservatezza e ogni segreto. Su Raiplay

POV è l’acronimo di Point of View, video realizzati con il proprio cellulare per esprimere opinioni personali su ciò che sta accadendo. E’ una componente del format, sicuramente originale, che ha scelto il regista Davide Tosco alla ricerca di autenticità per questo serial dedicato ad alunni del primo liceo. Se due ragazzi o ragazze parlano fra loro, il montaggio ci mostra una rapida sequenza di primi piani classici, di selfie e di POV in tempo reale per scoprire magari che in quello che stanno dicendo nessuno dei due ci crede veramente. L’autenticità è stata ricercata anche nella scelta del cast: si tratta di 25 ragazzi di età fra i 13 e i 16 anni, scelti dopo un’accurata selezione e bisogna riconoscere che se la sono cavata benissimo. In questo microcosmo si intrecciano vari tipi di rapporti interpersonali. Dalla semplice richiesta di poter copiare il compito, ai primi timidi approcci di un ragazzo nei confronti di una ragazza ma anche tanti incontri in gabinetto, il posto per eccellenza scelto dalle ragazze per poter confidare alle amiche le proprie pene d’amore o le proprie incertezze. Gelosie o al contrario liete sorprese si sviluppano nell’unico evento fuori scuola: la festa in casa di Ciccio dove immancabilmente si organizza il gioco della bottiglia nella speranza che quel bacio dato per penitenza non sia affatto tale. Qualche siparietto comico è dedicato al ragazzo che vuole assolutamente diventare un prestigiatore ma fallisce nelle sue magie o all’ambizioso Silvio che vuole acquistare popolarità candidandosi come rappresentante di scuola ma poi si sente male per la paura ogni volta che deve parlare in pubblico.

Il serial si sviluppa in ben 52 episodi ma molto corti, di 10-12 minuti. Si è trattato sicuramente di un altro metodo per agganciare l’interesse dei più giovani, predisposti per un consumo veloce ma questa soluzione finisce per diventare un vincolo per la narrazione. E’ indubbio che la giornata di un liceale trascorra proprio nel modo in cui è stato rappresentato: micro-eventi, incontri veloci per confrontarsi fra una lezione e l’altra, come se ogni giorno bastasse a se stesso. Bisogna però riconoscere che nella realtà,  nei  ragazzi e nelle ragazze c’è sicuramente dell’altro: esperienze anche piccole, stati d’animo che debbono venir superati per riconquistare la serenità, si accumulano, fanno esperienza, trasformano. Si tratta di un aspetto è poco rappresentato in questo serial, che si concentra su una giornata scoppiettante di micro-episodi che si chiudono in se stessi e un nuovo giorno serve per iniziare tutto da capo come in quei film dove il protagonista si sveglia ogni mattina nello stesso giorno (La mappa delle piccole cose perfette, Ogni giorno, Prima di domani, 50 volte il primo bacio).

Il serial non sfugge alla regola del tre: quando si sviluppa una storia con più protagonisti e iniziano a formarsi coppie eterosessuali, almeno uno dei personaggi deve essere omosessuale. E’ il caso di Rami che a dire il vero è un indeciso. E’ Katia a fargli sospettare un motivo diverso dalla sfortuna per le sue difficoltà a mettersi con una ragazza ma lo fa in un modo terribile, indubbiamente indottrinata dalla propaganda LGBT. Lo invita a non vergognarsi, a gridare con sicurezza a tutto il mondo che ha inclinazioni omosessuali. In realtà Rami è incerto, una situazione comprensibile a quell’età. Come ha così ben raccontato il film Tutto sua madre: non bisogna sbrigativamente attribuire delle etichette a un ragazzo solo perché è più timido o sensibile degli altri: bisogna lasciargli il tempo e la calma necessari per scoprire se stesso.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MARTA & EVA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/17/2021 - 09:34
 
Titolo Originale: Marta & Eva
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Claudio Norza
Sceneggiatura: Nicola Alvau, Sergio Basso, Mara Perbellini e Dario Rodino
Produzione: 3xero2 e Rai ragazzi
Durata: 20 episodi si 20'
Interpreti: Giulia Fazzini, Audrey Mballa, Ludovica Longhini, Giulia D'Aloia

Due ragazze quattordicenni, Marta ed Eva sono molto diverse come carattere e come origine ma diventano presto amiche. Marta, che fa parte della Milano bene, è una pattinatrice di ghiaccio titolata grazie anche ai rigorosi allenamenti a cui la sottopone la madre, che gestisce il palazzetto dello sport dove si esercita. Eva, di origini africane, è figlia di Ben, il custode del palazzetto del giaccio. Padre e figlia hanno una comune passione: cantare e il padre ha messo in piedi una scuola serale di canto, dove anche Eva si esibisce. Marta ed Eva, che frequentano la stessa scuola, stabiliscono un’alleanza: Marta insegnerà Eva a pattinare mentre Eva aiuterà Marta nei suoi esercizi di canto. In questo modo entrambe potranno seguire la loro vera passione. Questa loro decisione finisce per indispettire i rispettivi genitori e, come se non bastasse, la madre di Marta non gradisce che la figlia sia interessata a Andrea, il ragazzo che fa da deejay al palazzetto del ghiaccio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ragazze e ragazzi di sanno impegnarsi a fondo per seguire la propria passione, sono rispettosi della volontà dei genitori, coltivano l’amicizia e sanno perdonare senza rancore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona caratterizzazione di tutti i personaggi, belle canzoni e sequenze di pattinaggio artistico; alcune sequenze (il coach che stimola sena tregua le pattinatrici a migliorare ) sono ripetute troppe volte ma il racconto si sviluppa lungo un percorso molto lineare, comprensibile a tutti. I protagonisti sono poco realisticamente indicati come quattordicenni (ne hanno sicuramente di più) e il personaggio di Andrea è quello meno convincente
Testo Breve:

Due ragazze di 14 anni, di diversa estrazione sociale, sanno aiutarsi nelle loro rispettive passioni: il pattinaggio artistico e il canto. Un racconto lineare, semplice da seguire dove viene risaltata l’amicizia e il saper perdonare senza rancore. Su Raiplay

 

La prima impressione che lascia questo serial è di bellezza. La bellezza delle armoniose evoluzioni di chi esercita il pattinaggio sul ghiaccio, la bellezza di tante canzoni originali cantate con passione dai ragazzi e dalle ragazze. Si tratta di una solida piattaforma su cui è stata poggiata questa storia di prima adolescenza, dove lo scoprire quale sia la propria vera vocazione costituisce il tema dominante. E’ questo forse un modo con cui possiamo dividere i tanti racconti teen che abbiamo visto negli ultimi tempi: se in questo, (ma anche La compagnia del Cigno, High School Musical,..) gli adolescenti appaiono più veri perché è proprio quella la stagione  nella quale  si interrogano su chi siano  e quale sia la loro vocazione, in altri (Summertime, Skam,  Euphoria,..) i ragazzi e le ragazze, verso la fine dell’epoca teen  e quasi young adult, sembrano impegnati solo a cogliere il piacere del presente, dove la componente sessuale diventa preponderante.

La bellezza si estende anche alle loro anime: hanno a volte opinioni contrastanti con i loro genitori ma finiscono per obbedire. Non c’è mai grande tensione in famiglia, perché   i genitori, quando comprendono ciò che rende veramente felice la propria figlia, sono pronti ad assecondarla. Ma ciò che colpisce maggiormente è il modo con cui ragazze e ragazzi, in diverse circostanze, sanno perdonare e non serbano rancore quando chi ha compiuto una scorrettezza, per invidia o per gelosia, è pronta a chiedere scusa.

Troppo ideale? Troppo bello? In realtà il serial appare più aderente alla realtà di tanti altri. E’ realistico il modo con cui questi ragazzi interrogano continuamente se stessi per cogliere ciò che costituisce la loro vocazione; non si tratta solo di scegliere la professione che eserciteranno da grandi: stanno cercando qualcosa che appaghi pienamente la loro personalità, dove possono dare il meglio di loro stessi per la loro felicità ma anche per quella degli altri. Le vocazioni che sono state poste in primo piano (il pattinaggio artistico, il cantare) comportano un impegno e una esercitazione continua, che è il modo migliore, per queste ragazze, di esercitarsi a cercar di raggiungere, con determinazione, i loro obiettivi. In parallelo nascono i primi amori, mai passionali ma per loro è un modo di sentirsi vicini (i protagonisti hanno 14 anni), provare il piacere esser compresi da qualcuno per quello che si è. Sono anche amori che nascono ma che si possono sciogliere senza troppi drammi (sono simpatie, non si tratta ancora di donazione totale e al massimo queste unioni vengono suggellate con un bacio). Molto forte è anche l’amicizia fra le ragazze del trio Marta, Eva, Sofia (appassionata di ecologia). Si confidano su tutto: le pene d’amore come le ansie da prestazione prima di una gara e cercano di incoraggiarsi a vicenda e dare saggi consigli.

Le difficoltà, i contrasti sono molti durante le dieci puntate: raggiungere i propri traguardi professionali (Marta per il canto, Eva per il pattinaggio) non è mai facile per loro due non solo per l’impegno necessario (i doveri scolastici sono solo sottintesi, non vengono mai rappresentati) ma perché il successo raccolto solleva l’invidia delle colleghe o dello stesso ragazzo che con molto affetto l’aveva aiutata a crescere. Anche la mamma di Marta (che fine ha fatto il marito? Non è chiaro) avrà i suoi momenti difficili perché si è esposta troppo finanziariamente per continuare a gestire il palazzetto dello sport ma le difficoltà più interessanti sono quelle relative ai flirt che nascono e che a volte si sciolgono. Il ragazzo e la ragazza si interrogano su quell’affetto che è appena nato ma per entrambi le priorità sono chiare: è giusto dare la priorità, proprio per la loro età, a perseguire quella passione che fa essere realmente se stessi; non si possono fare delle rinunce per dare priorità all’amore che è nato, semplicemente perché non si sarebbe più se stessi. In tutte le situazioni, anche difficili,  i ragazzi e le ragazze mostrano sempre buone doti di autocontrollo: cercano   di ragionare su ciò che è accaduto e non scivolano mai in gesti incontrollati. E se qualcuno lo fa, è poi in grado di chiedere perdono.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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NUDES

Inviato da Franco Olearo il Gio, 05/06/2021 - 15:33
Titolo Originale: Nudes
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Laura Luchetti
Sceneggiatura: Emanuela Canonico
Produzione: NRK, Barbosa Film
Durata: 10 puntate di 20'
Interpreti: Fotin Peluso, Anna Agio,

Vittorio, di diciotto anni, è un ragazzo vincente. Di famiglia agiata, aspirante architetto, è stato nominato direttore di un progetto scolastico e guida con grande carisma i suoi compagni di scuola e ha un ottimo rapporto con la fidanzata. Un giorno viene convocato dal commissariato di polizia: è accusato di aver registrato e diffuso in rete, un rapporto sessuale dove era implicata una minorenne… Sofia ha sedici anni e a una festa incontra Tommaso, il ragazzo che da tempo le piace. In un casolare isolato nel giardino della villa dove si svolge la festa, hanno un rapporto amoroso ma il giorno dopo la loro intima relazione è sui cellulari di tutti i compagni di classe…. Ada ha quattordici anni: soffre per non essere spigliata e disinvolta come le sue compagne e accetta di iniziare una chat con un ragazzo conosciuto in un sito di appuntamenti. Sedotta dalle lusinghe del ragazzo, finisce per aderire alla richiesta di fotografarsi senza vestiti ma il giorno dopo quella foto fa il giro della rete…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial svolge molto bene il compito di evidenziare le deleterie conseguenze del revenge porn anche se si pone in modo acritico verso altri comportamenti leggeri
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Una scena di unione sessuale con nudità. Abuso di alcool, turpiloquio.
Giudizio Artistico 
 
Alla sceneggiatrice e alla regista va il merito di aver ricostruito personaggi che ci appaiono veri nella loro sensibilità ferita in diverse realtà adolescenziali e aver ben sviluppato le conseguenze psicologiche che debbono sostenere le vittime ma anche i carnefici
Testo Breve:

Tre storie dove le riprese di incontri intimi o di nudità portano alla distruzione del rispetto verso la vittima. Un ottimo strumento per approfondire gli effetti deleteri del revenge porn. Su Raiplay

Tre storie fra loro non collegate, dieci puntate di venti minuti su Raiplay per parlare di Revenge Porn e mostrare le sue devastanti conseguenze.

Anche se nel primo racconto c’è la convocazione in questura di Vittorio perché maggiorenne, utile per ricordare che ci sono anche conseguenze penali,  in tutte e tre le storie l’attenzione è posta sugli effetti devastanti che subisce la vittima, nella perdita della stima dei compagni, nella perdita di stima in se stessa, ma anche la presa di coscienza del male compiuto da parte di chi ha commesso quel gesto.  Un gesto facile da compiere: in fondo tutti hanno sempre un cellulare a portata di mano e basta un impulso di invidia, di ripicca, di incosciente esibizione per trasformare una persona in un corpo da guardare.

Nelle tre storie vengono ricostruiti con molto realismo tre ambienti di adolescenti che vivono nella periferia bolognese: c’è il giro di amici, compagni di progetto, intorno al carismatico Vittorio e alla sua ragazza; quattro amiche un po’ pazzerelle, fra cui Sofia, che cercano solo di trovare motivi di divertimento; infine Ada e Claudia, più piccole, ancora in bilico fra il dare valore prioritario all’amicizia fra compagne e l’interesse crescente verso i ragazzi. Per tutti, la tragedia è progressiva: Vittorio di fronte allo sgretolarsi del piedistallo che si è costruito sopra gli altri, cerca all’inizio di difendersi mentendo e forse accettando, come gli propone il padre e l’avvocato, di gettare discredito sulla ragazza di cui ha violato l’intimità ma poco a poco, man mano che le persone a lui più care si allontanano, riesce ad abbattere le mura difensive che si è ricostruito. Comprende quello che è realmente: un bambino viziato che vuole tutto e si dispiace quando non l’ottiene. Cos’ spogliato di ogni sovrastruttura, riesce a mettere a nudo la propria coscienza: riesce così a dire la verità e chiedere perdono ma il male che ha compiuto è ormai entrato troppo in profondità.

Il racconto di Sofia è più privato, si muove all’interno del circuito delle amiche e dei compagni di scuola e mentre per lei, fra battute e sguardi maliziosi, entrare ogni mattina in aula è diventato un inferno, la sua vicenda (in effetti è la meno interessante) si colora di giallo e si concentra sulle indagini che lei svolge per comprendere chi sia stato e quale sia il movente.

Infine c’è l’episodio di Ada, molto ben interpretata da Anna Agio, forse il meglio riuscito, dove cogliamo le incertezze di una ragazza naturalmente schiva e onesta ma che al contempo non vuole restare indietro alle sue amiche più disinvolte. Dopo che il fatto è accaduto, partecipiamo al suo discendere lungo una spirale negativa pur di  evitare di rilevare la sua debolezza: sembrano non aver fine le bugie che deve continuamente dire, il suo abbassarsi a rubare soldi  per rispondere a un ricatto, fino a trasfigurare la sua originale identità.

C’è un aspetto che unifica questi racconti: il rapporto dei ragazzi e delle ragazze con i loro genitori, gli insegnanti e il modo con cui vogliono divertirsi. Siamo abituati, dopo tanti teen drama d’oltreoceano, a vedere nei genitori-tappezzeria, marginali alla storia, sempre troppo distratti o disinteressati. In questi racconti al contrario i genitori e gli insegnanti sono presenti, intuiscono che i figli stanno attraversando momenti difficili ma il risultato è sempre lo stesso: questa volta sono i ragazzi che non vogliono confidarsi e le due generazioni restano, anche in questi racconti italiani, in spazi non comunicanti. Nei primi due episodi, dove i ragazzi e le ragazze sono più grandi, sono descritte feste serali caratterizzate da grandi bevute di alcolici, facendo passare le bottiglie di mano in mano e, come nel caso di Sofia, è sufficiente un primo bacio avuto in un precedente incontro per poi appartarsi e avere un rapporto sessuale. Questo tipo di comportamento non viene approfondito nei suoi coinvolgimenti emotivi  ma resta appiattito sul fondale del racconto, assunto come un dato di fatto.

E’ questo forse l’aspetto più spiacevole di questa serie: non viene stabilita una correlazione fra la facilità con cui si decide di offrire il proprio corpo allo sguardo o a un incontro sessuale e il livello di profondità con cui si è stabilita una relazione con l’altro o l’altra. Se manca questa profondità, questo rispetto della persona nella sua totalità, può essere facile che il rapporto, l’intimità concessa, si riduca a un un piacevole intrattenimento che a questo punto può anche essere ripreso con un cellulare. Anche se le cause posso essere diverse (invidia, vendetta, desiderio di emancipazione) il comportamento è simile: si pensa soprattutto a come vendicarsi ed è così facile usare uno strumento come il cellulare, che sembra costruito apposta per essere un velocissimo convertitore da realtà privata a spettacolo  pubblico. Il serial può dire con orgoglio di aver evitato ogni atteggiamento moraleggiante ma in realtà descrivere vuol dire di fatto giudicare e come è stato severamente giudicato, mostrandone gli effetti, il revenge porn, altri comportamenti disinvolti sembrano rientrare nelle consuetudini acquisite. Suona in modo sinistro il colloquio fra Sofia e una sua amica: Sofia si dispera perché è cosciente di aver compiuto una leggerezza, ma la risposta dell’amica è immediata: “l’unico sesso che si rimpiange è quello che non si fa. Te la sei goduta e non c’è nessuna colpa”.

In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ANNA

Inviato da Franco Olearo il Sab, 05/01/2021 - 18:40
Titolo Originale: Anna
Paese: ITALIA, FRANCIA
Anno: 2021
Regia: Niccolò Ammaniti
Sceneggiatura: Niccolò Ammaniti, Francesca Manieri
Produzione: Sky Studios, Wildside, Arte France, Fremantle, Kwaï, The New Life Company
Durata: 6 puntate di 40'
Interpreti: Giulia Dragotto, Alessandro Pecorella, Giovanni Mavilla, Elena Lietti, Roberta Mattei

Anche in Sicilia è arrivata La rossa, un’epidemia letale, che colpisce solo gli adulti e risparmia i piccoli e gli adolescenti, finché anch’essi non diventano grandi. Anna ha tredici anni, vive da sola con il fratellino Astor di nove nella casa di campagna di quella che è stata la sua famiglia. Sua madre, prima di morire, quattro anni prima, (il padre, divorziato, aveva lasciato la casa da tempo) ha lasciato alla figlia un quaderno: il Libro delle cose importanti, una sorta di manuale di sopravvivenza, con il solenne impegno, da parte di Anna, di prendersi cura di Astor. Un giorno Anna esce di casa per procurarsi del cibo ma tornando si accorge che Astor è stato rapito dai Blu, una banda di bambini selvaggi che vivono al seguito di Angelica, una sorta di regina malefica, che li trattiene con la promessa che con lei non si ammaleranno mai ma anche con terribili punizioni…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una quattordicenne si impegna, fino al rischio della vita, per salvare il suo fratellino. Su tutta la serie prevale una visione pessimistica dell’umano, soprattutto nella sua possibilità di esprimere solidarietà e aiuto di fronte a un male comune
Pubblico 
Maggiorenni
Scene multiple di eutanasia tramite soffocamento anche in presenza di bambini. Messa in schiavitù, amputazioni senza dettagli. Decomposizione di cadaveri
Giudizio Artistico 
 
Niccolò Ammaniti ha successo nel creare un mondo fiabesco ma tragico con paesaggi e palazzi suggestivi, moderni orchi e streghe e una eroina che supera con coraggio tutte le prove. Personaggi ben caratterizzati
Testo Breve:

Il serial riproduce un mondo desolato e fiabesco al contempo, con orchi, streghe ed eroine ma prevale una visione cupa non solo per il futuro del nostro mondo  ma per l’incapacità dell’uomo di solidarizzare nel bene. Su Sky

Negli anni ’50 ’60 molti film rappresentavano le paure di quel tempo: un disastro nucleare o alieni venuti dallo spazio a distruggere la terra. Oggi i timori si orientano verso una terra divenuta inabitabile a causa di un disastro ecologico o di una epidemia che lascia pochi sopravvissuti. Solo per citare gli ultimi: Rised by wolves, Midnight Sky, Interstellar. In questi film/serial TV, fra i vecchi e i nuovi timori, c’è una differenza di fondo: nei primi c’era una società compatta, un governo organizzato con un’organizzazione militare pronta ad agire.  Nelle opere di oggi il dramma viene affrontato a livello personale o di piccoli gruppi: si è sfaldata ogni sovrastruttura sociale e il mondo o è vuoto o è in balia di bande violente. Si tratta di un aspetto che appare evidente in questo serial dove singole persone come Anna, finiscono vittime di violenza da parte o di singoli o di bande a cui piace torturare o ridurre in schiavitù chiunque passi per il loro territorio.  E’ inutile sorvolare sulla particolare coincidenza fra l’uscita del film e la pandemia che stiamo affrontando; i paralleli appaiono evidenti ma c’è una profonda differenza; noi, che siamo immersi nella realtà, possiamo apprezzare l’abnegazione del personale sanitario e, tranne inevitabili eccezioni, tutti noi ricaviamo conforto dal sentirci un popolo compatto che sta affrontando un problema comune. Questo racconto di Ammanniti si posiziona invece agli antipodi: in una tavolozza bianco/nero vediamo pochi buoni (Anna, sua madre, Pietro) contrastare dei cattivi sadici che non hanno altra soddisfazione che far soffrire gli altri. Le conseguenze della epidemia vengono risolte in modo sbrigativo con la pratica dell’eutanasia per soffocamento, soluzione che si presenta come procedura standard da parte dei cattivi come dei buoni.

In questo contesto doloroso Anna è una eroina senza macchia e senza paura, che assolve risoluta il suo impegno: prendersi cura del fratellastro Astor. Come per Pinocchio, il suo peregrinare è suddiviso in stazioni, durante le quali incontra nuovi e strani personaggi. Fra questi però c’è anche Pietro, il bel ragazzo verso il quale non si può escludere una certa attrazione ma con il quale è in conflitto caratteriale: è tanto resoluta lei quanto lui cerca di evitare ogni situazione di pericolo.  E’ l’aspetto più piacevole della storia per la felice caratterizzazione dei personaggi,  per la tenerezza che contrasta con il resto del contesto per ci parla continuamente di morte e di soprusi dei più forti verso i più deboli. L’aspetto peculiare della presenza largamente prevalente di bambini e di adolescenti fa si che la loro cattiveria non si esprima attraverso uccisioni ma mediante punizioni che possono comportare la messa in schiavitù fino ad arrivare alle amputazioni. Fra i tanti personaggi a umanità deformata c’è anche un adulto prossimo ad ammalarsi che sviluppa una parodia della religione, perché giustifica il suo insolito stato di salute con la convinzione di esser pervaso dalla grazia.

Il racconto, com’è caratteristico quando Ammanniti è anche regista, è di avanzare con pause di contemplazione ammirata per la natura e se in Io non ho paura ci si perdeva nel biondo di sterminati campi di grano, qui sono i boschi della valle del Belice, le pendici dell’Etna, le antiche dimore della Sicilia, fra cui spicca villa Valguarneri; una esplorazione del bello della Sicilia ma anche gli interni hanno le loro suggestioni pittoriche, grazie a un’abile gestione delle luci.  Sono aspetti  che invitano a interpretare la serie come una favola un po’ cupa, dove ci sono orchi e streghe ma alla fine l’innocenza dei fanciulli trionferà. Si tratta di un approccio ben diverso da quello asssunto da The Society dove, in un mondo dove solo gli adolesenti erano sopravvissuti, questi cercavano di strutturare una società organizzata che puniva ogni forma dii violenza. 

Quella della favola triste è sicuramente l’interpretazione più corretta e i riferimenti ad avvenimenti contemporanei sono puramente casuali. Resta il dispiacere di constatare come  il racconto risulti troppo sbilanciato e prevalga il gusto estetico della crudeltà gratuita. E se il finale apre alla speranza, si tratta di una speranza di salvezza dalla malattia ma non è ancora speranza umana.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DEUTSCHLAND 89

Inviato da Franco Olearo il Dom, 03/21/2021 - 15:34
Titolo Originale: Deutschland 89
Paese: Germania, Stati Uniti d'America
Anno: 2020
Regia: Florian Cossen
Sceneggiatura: Anna Winger e Jörg Winger
Produzione: UFA Fiction
Durata: 8 puntate di 50'
Interpreti: Jonas Nay, Maria Schrader, Lavinia Wilson, Sylvester Groth

Berlino Est, 8 novembre 1989, 36 ore prima della caduta del muro. Egon Rudi Ernst Krenz, segretario generale del SED (il Partito di Unità Socialista della DDR), sta promettendo sostanziali riforme. Quanto basta per mettere in allarme l’HVA (i servizi segreti della Germania dell’Est) che richiama in servizio Martin Rauch, a cui viene affidato il compito di uccidere Krenz, qualora portasse avanti le sue idee troppo liberali. Martin è costretto ad accettare l’incarico perché diversamente suo figlio verrebbe spedito dal KGB a Mosca da sua madre, anche lei una spia, con il rischio di non poterlo più rivedere. Martin finge di accettare ma si presenta a Günter Schabowski, responsabile dell'informazione della SED che sta per presenziare una conferenza stampa con i giornalisti della stampa tedesca e internazionale  passandogli l’ultima bozza sulla legge degli spostamenti, dichiarando che è stata già approvata da Mosca. Si arriva quindi alla famosa conferenza stampa, ripresa in tempo reale dalla televisione nazionale, dove il portavoce della DDR afferma che la nuova legge sui permessi per passare all’altra Germania è operativa “da subito”. Ciò scatena il tumultuoso, incontrollato, passaggio di migliaia di berlinesi dell’Est oltre il muro. Martin sa che ora verrà ricercato dalla HVA e teme soprattutto per suo figlio ma trova una inaspettata alleata nella maestra Nicole….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I protagonisti sono tutte delle spie con licenza di uccidere e di organizzare interrogatori-tortura e lo fanno veramente. Solo il protagonista Martin esce dal coro, preoccupato soprattutto per suo figlio.
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene violente di uccisioni e di torture (senza dettagli) consigliano la visione a partire dagli adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Con un’abile caratterizzione dei personaggi e dialoghi ben costruiti, si sviluppa un’avvincente spy-story e una interessante ricostruzione di fatti che hanno segnato la storia recente della Germania, riuscendo a gestire un intreccio di storie e personaggi forse un po’ eccessivo
Testo Breve:

Il muro di Berlino è ormai caduto e le spie che un tempo prosperavano si trovano senza lavoro. Un serial ben realizzato che unisce al rigore storico la tensione tipica di una spy-story. Su Sky

L’apertura del muro di Belino nella notte del 9 novembre 1989 ha gettato tutte le istituzioni della DDR nel panico. Fuchs, il capo dell HVA (controspionaggio della Germani dell’Est) vede già le truppe della Nato invadere la DDR; bisogna salvare il salvabile. Bisogna evitare che gli occidentali si impossessino dell’oro della Banca Centrale. Occorre inviare un agente esperto che si infiltri nella struttura della Deutsche Bank per controllare le loro prossime mosse. La persona ideale è Walter, pensa Fucks e gli organizza una falsa identità che gli consentirà di venire ingaggiato come consulente della banca.  Walter è quindi convocato nella sede della HVA e informato della missione ma lui rifiuta impacciato. “Perché mai?” – gli domanda sorpreso Fucks. “Perché oggi è venerdì e ho la consueudine di andare a cinema con mio nipote”. Questo serial tedesco è fatto proprio così: segue, attraverso personaggi di fantasia, le vicende che hanno portato alla riunificazione delle due Germanie e in effetti molti risvolti della storia sono drammatici ma gli autori hanno aggiunto anche un po’ di ironia paradossale, per alleggerire il tutto. Uno stile già usato nel precedente Good Bye Lenin!, un racconto divertente e paradossale sugli stessi eventi storici.

Bisogna riconoscere che per ricostruire determinati momenti storici, la realizzazione di un serial TV è probabilmente la soluzione migliore. Non si tratta solo di riassumere, come farebbe un libro di saggistica, gli eventi pubblici che hanno determinato certe trasformazioni storiche ma piuttosto ricostruire le atmosfere, gli umori, le apprensioni della gente comune rispetto a quegli eventi. E’ quanto fa egregiamente questo Deutschland 89 che ricostruisce i momenti decisivi della caduta del muro di Berlino, dopo che nelle due stagioni precedenti aveva ricreato i momenti più acuti della guerra fredda (Deutschland 83) e il terrorismo internazionale del tempo con Deutschland 86.

La formula è collaudata: i fatti pubblici descritti sono quelli realmente accaduti (ci sono anche spezzoni TV originali di quel tempo) che in questo caso sono la caduta del muro di Berlino, l’omicidio, di matrice terroristica di Alfred Herrhausen, CEO di Deutsche Bank e infine l’iniziativa di Helmut Kohl di prospettare un’audace e immediata unificazione delle due Germanie. E’ intorno a questi fatti che si sviluppano le storie private dei protagonisti. Si dà spazio a una spy story dove abbondano il doppio gioco, sparatorie e colpi di scena in modo che l’entertainment sia garantito.  Ma non è questo l’aspetto caratterizzante di questo serial che si trova invece nei momenti in cui racconta cosa accade quando un intero stato si dissolve, come struttura e come cultura e non si sa cosa accadrà dopo.  Tutte le spie, che prosperavano grazie al conflitto Est-Ovest, si debbono riciclare: Walter si offre come mediatore per allenze fra le banche dei due paesi; Fuchs cerca il proprio tornaconto appropriandosi dei capitali segreti della HVA; Fritz Hartmann, un collega di Martin, si trasforma in imprenditore per prodotti di consumo sperando di riuscire ancora a impostare un’azienda che si ispiri agli ideali socialisti (i guadagni equamente ripartiti far imprenditori, impiegati e operai).
C’è anche chi non si arrende a vedere la caduta del comunismo e si avvia sulla strada del terrorismo.  C’è infine Nicole, la giovane maestra fidanzata di Martin che ha timore del nuovo.  Il regime socialista le dava molte sicurezze (il lavoro, l'educazione dei figli, l’assistenza sanitaria) che le consentivano di vivere una vita tranquilla mentre ora tutto è stato trasferito alla responsabilità personale. Emblema di questa situazione è proprio il protagonista, Martin (Jonas Nay): come uno dei tanti personaggi dei film di Hitchcock, ha tutta l’aria di essere un uomo tranquillo, preoccupato solo di far crescere bene suo figlio e stare con la donna che ama ma le varie oorganizzazioni spionistiche sanno che lui è molto bravo nel suo mestiere e lo tirano ora da una parte ora dall’altra. A Walter Schweppenstette (Sylvester Groth) spetta il compito di alleggerire il racconto. Esilarante è la sequenza dove presenta al consiglio di amministrazione di una banca occidentale, fingendosi un illustre sociologo: mostra di esser  capace di riconoscere da una semplice fotografia il carattere e le doti dei potenziali candidati per la banca, guadagnandosi  l’ammirazione dei presenti (in realtà sta inventando tutto).

In una delle sequenze finali, Martin e Nicole si guardano in faccia: “La guerra fredda è finita; capitalismo e democrazia hanno vinto. Non c’è più un’alternativa. Chi ha più bisogno delle spie?” dice Martin e a Nicole non resta che annuire.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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