Serial TV

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STORIES OF A GENERATION con Papa Francresco

Inviato da Franco Olearo il Sab, 01/08/2022 - 15:02
 
Titolo Originale: Stories of a Generation – with Pope Francis
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Simona Ercolani, Rupert Clague, Omer Shamir, Elias
Durata: 4 puntate di 45 min

Questa docu-serie in 4 puntate può essere vista come una sintesi filmica del libro-intervista a papa Francesco curato da padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, dal titolo “ La saggezza del tempo. In dialogo con papa Francesco sulle grandi questioni della vita” (Edizioni Marsilio, 2018). Il senso generale di questa riflessione è quello di invitare a svolgere un dialogo costruttivo fra anziani e giovani, fra chi può dare testimonianza di positive esperienze vissute, e chi deve avere il coraggio di costruire un mondo migliore. Vengono intervistati ultrasettantenni di tutte le parti del mondo che raccontano ai loro nipoti le loro molteplici esperienze vissute intorno a quattro temi fondamentali: amore, sogno, lotta, lavoro.  A ogni puntata papa Bergoglio in persona commenta e chiarisce il senso di ciò che si sta vedendo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questa ricerca sull’uomo, che si sviluppa nei cinque continenti, ci ricorda quante ingiustizie e discriminazioni sono ancora presenti nel mondo e una chiave risolutiva può essere il non dimenticare, sollecitando uno scambio fruttuoso di esperienze fra nonni e nipoti.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune tematiche antropologiche e filosofiche richiedono una certa preparazione culturale
Giudizio Artistico 
 
Ricostruzione accurata ed efficace dei contesti e dei personaggi. Il montaggio, organizzato in modo da passare velocemente da un caso all’altro, rende a volte difficile seguire il racconto e non tutti i casi restano in linea con le proposte del film.
Testo Breve:

Papa Francesco commenta il comportamento virtuoso di alcune persone per sottolineare l’importanza della lotta contro l’ingiustizia, dell’amore gratuito verso il prossimo e del recupero dell’esperienza dei nonni: Su Netflix

Il 3 ottobre 2013, la vita di Vito Fiorino, un gelataio di Lampedusa, cambia per sempre. Riesce a salvare con la sua barca 47 naufraghi immigrati ma ricorda anche con angoscia quelli che ha visto morire perché per loro non c’era più posto. Divorziato da anni, lontano dai figli, ora è tornato a vivere prendendosi cura dei ragazzi e delle ragazze che ha salvato, seguendo la loro progressiva integrazione. A Port Royal in Virginia, assistiamo all’abbraccio fra Phoebe, figlia di schiavi e Betty Fischer, figlia dei proprietari della tenuta dove avevano lavorato i genitori di Phoebe. Un abbraccio che significa perdono ma Phoebe non può dimenticare che a 14 anni, quando era riuscita a frequentare una scuola di bianchi grazie alla sentenza di un giudice, era stata imbavagliata e violentata per vendetta dai suoi compagni bianchi. Danilo Mena Hernandez vive in una piccola fattoria isolata nella foresta di Costa Rica dove alleva maiali. Sua moglie è morta e spetta ora solo a lui prendersi cura dei due figli gemelli non vedenti e con handicap mentale. Danilo ha superato i settant’anni e si angoscia pensando a cosa succederà quando lui non ci sarà più: chi si occuperà dei gemelli; chi li aiuterà anche solo per andare in bagno? Si tratta di solo tre esempi, forse i più intensi, delle inteviste-confessioni a cui possiamo assistere nei quattro episodi.

E‘ indubbio che le brevi riflessioni di papa Francesco, inserite fra un racconto e l’altro, hanno l’obiettivo di dare un senso a tutto ciò che stiamo vedendo. Occorre però chiarire che i riferimenti impiegati non sono quelli del Vangelo, della fede cattolica  (a dire il vedro sono presenti, nei casi presentati, altri tipi di fede, come il cuoco israeliano che prega davanti al muro del pianto o la stilista nigeriana che ossequia la dea del fiume Osum), né possiamo concludere che Papa Francesco si sia riferito alle virtù teologali  o alle virtù cardinali  ma possiamo pensare piuttosto a una sorta di saggezza del “nonno” Francesco, che si appella a una legge naturale di validità universale.
E’ indubbio che il tema prevalente che traspare dalle parole di papa Francesco, sia quello della collaborazione fra generazioni. I giovani non debbono fare rivoluzioni distruttive del passato ma costruire usando come base le tradizioni ricevute dai nonni. Un tema riproposto anche nel suo  messaggio in occasione della LV giornata mondiale della Pace: “Da un lato, i giovani hanno bisogno dell’esperienza esistenziale, sapienziale e spirituale degli anziani; dall’altro, gli anziani necessitano del sostegno, dell’affetto, della creatività e del dinamismo dei giovani”. Allo stesso modo, nel capitolo sul lavoro, non ci sono espressioni che possano far riferimento all’obiettivo di raggiungere la santità mediante il lavoro, ma piuttosto il lavoro viene visto come modo migliore per acquisire dignità, realizzare se stessi (“nel lavoro occorre metterci l’anima”: dice il papa) e in questo modo costruire qualcosa che vada a beneficio del prossimo.

La docu-serie ci fa spostare in tutti e cinque i continenti, ricordandoci quanti paesi soffrano tuttora per una giustizia non ancora raggiunta o acquisita da poco. Viene citato il caso di Betha Flores in Honduras, la cui figlia Bertita è stata uccisa per difendere gli indigeni contrari alla costruzione di una diga che avrebbe reso arido il fiume Gualcarque, fonte della loro sussistenza. Vengono citati due casi di giovani che hanno scelto la lotta armata: in Argentina ai tempi della dittatura militare e in Sud Africa ai tempi dell’apartheid e che sono stati uccisi. Giudicare questi eventi come richiamo alla teologia della liberazione appare eccessivo: gli esempi citati non intendono avvallare la scelta armata di questi giovani ma evidenziare l’impegno di tante madri nel chiedere giustizia per loro figlie uccise o, nel caso del Sud Africa, fare memoria di colui che non c’è più. Di interesse è sicuramente la presenza del regista Martin Scorsese con la descrizione, quasi a consuntivo, della sua vita familiare e professionale. Il regista ricorda la sua giovinrìezza nel Bowery di New York: la vocazione iniziale per il sacerdozio e poi la definitiva preferenza per il cinema, proprio grazie a un sacerdote della sua parrocchia che gli aveva fatto scoprire il fascino del racconto. Intervistato dalla sua ultimogenita, il regista esprime rammarico per non aver potuto seguire la crescita delle sue figlie, tranne proprio lei, l’ultima (rammarico comprensibile: Scorsese si è sposato cinque volte e ha avuto tre figlie da donne diverse).

Ciò che lascia perplessi è l’inserimento in questo serial di due personaggi dello sport estremo: Montserrat, campionessa di tuffo e poi di lancio con il paracadute, che ha sempre cercato l’ebbrezza di prove estreme (confessa di aver divorziato proprio perchè il marito l’aveva trovata interessata solo alle sue prestazioni). Aveva avviato anche suo figlio alla pratica di sport estremi ma questi era morto durante una immersione subaquea.

Anche il peruviano Felipe, vincitore del primo campionato di surf, ha dedicato la sua vita a cavalcare onde sempre più alte. Sono due casi difficili da giustificare in questo contesto. Si tratta di impegni volti a soddisfare le proprie passioni personali, per misurarsi con sfide sempre più difficili con ben poche ricadute a beneficio di  altri, anzi tali da causare. come nel caso di Montserrat, lutti familiari. In questi casi si vedono i limiti di impostazione di questa docu-fiction: è’ giusto parlare di sfida, di cimento, ma all’interno di  una visione unitaria della propria vita, in grado da convogliare le proprie passioni nelle giusta priorità. Una risposta adeguata avrebbe potuto essere la fede cattolica ma  la scelta fatta è stata proprio quella di non porla in evidenza.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UN PROFESSORE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 12/20/2021 - 11:00
Titolo Originale: Un professore
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Alessandro D'Alatri
Sceneggiatura: Sandro Petraglia
Durata: 12 puntate di 50 -60 min
Interpreti: Alessandro Gassmann, Claudia Pandolfi, Nicolas Maupas, Damiano Gavino, Pia Engleberth

Il professore Dante Balestra è tornato a Roma dopo otto anni di assenza e ha ottenuto l’incarico di insegnante di filosofia presso il liceo Leonardo Da Vinci. Un ritorno indispensabile perché la sua ex moglie sta per trasferirsi a Glasgow per motivi di lavoro e dovrà essere lui a prendersi cura del figlio Simone, che frequenta lo stesso liceo. Si tratta di un compito non facile perché Simone non perdona al padre di averlo abbandonato da quando era bambino ma per fortuna a mediare c’è la nonna Virginia, che è venuta ad abitare con loro. Dante si rivela un professore anticonformista, insegna la filosofia non come dottrina astratta ma come scuola di vita e riesce anche a prendersi cura dei problemi e delle incertezze dei ragazzi e delle ragazze. Scopre quindi che Manuel, uno dei sui alunni, figlio di Anita, una ragazza-madre che è stata anche una sua fiamma di gioventù, è sospettato di frequentare un personaggio della malavita locale,....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli autori vogliono tracciare, in modo discutibile, un ritratto-tipo degli adolescenti di oggi, caratterizzati da fragilità emotiva, disinvoltura nei rapporti sessuali, comportamenti egoisti e adulti single, altrettanto instabili. Uno sbrigativo lieto fine cerca di raddrizzare un po’ tutte le situazioni
Pubblico 
Adolescenti
Turpiloquio, banalizzazione della consuetudine a relazioni amorose etero e omosessuali.
Giudizio Artistico 
 
Sandro Petraglia conferma la sua grande professionalità come sceneggiatore, soprattutto nel disegnare i tanti personaggi da cui è popolato il serial. L’intreccio risente invece dei più ovvi luoghi comuni dei teen drama
Testo Breve:

Seguiamo in 12 puntate le vicende dei ragazzi e delle ragazze di una classe di liceo romano e del loro professore di filosofia attento ad aiutarli nelle loro incertezze adolescenziali. Giovani e adulti si comportano in modo egoistico e irresponsabile verso gli altri, seguendo il loro istinto, salvo un frettoloso lieto fine. Su RaiPlay

Bisogna riconoscere allo sceneggiatore Sandro Petraglia, la capacità di interpretare i segni dei tempi e di coglierne le continue evoluzioni. La sua opera sicuramente più conosciuta è stata La meglio Gioventù (2003), co-sceneggiata con Stefano Rulli, un grandioso affresco, attraverso le vicende di una famiglia, della storia d’Italia dagli anni ’60 agli anni ’90. Ma anche in opere successive come Mio fratello è figlio unico (2006) o Prima Linea (2009) ci ha raccontato storie dove dei giovani, nel loro maturare, consideravano un loro obbligo imprescindibile il prendere posizione rispetto alle scelte ideologiche che la società in quel momento forniva: il sindacalismo, la destra estrema o il terrorismo. Anche in questo Un professore ritroviamo l’ambizione di non voler raccontare la storia di un singolo protagonista ma di disegnare un affresco più ampio, in grado di inquadrare i tempi di oggi, dove gli adolescenti che ci presenta sono a 180 gradi rispetto a quelli delle opere citate.  Agli alunni del prof. Dante del 2021 non interessa assolutamente nulla di dove stia andando la società e della necessità di prendere posizione sui dilemmi della contemporaneità: conta per loro una privatissima realizzazione di sé stessi, meglio se arricchita da una esaltante passione amorosa.

Nel suo ingresso al filone dei teen drama, Petraglia mostra di adeguarsi con facilità ai temi più abusati: il revenge porn, il hikikomori, l’omosessualità, la vendita di droga, il bullismo, ragazze ingravidate al primo incontro; si adegua anche in alcune tecniche tipiche degli ultimi serial: quella di creare un mistero, non di tipo poliziesco ma familiare, che verrà risolto solo nelle ultime puntate.

Ci sono però due importanti eccezioni: le vicende dei genitori hanno in questo serial lo stesso peso di quelle dei ragazzi; inoltre le ragazze, stranamente, non sono state inserite nell’ultima ondata del woman power ma ancora si innamorano e poi piangono e si disperano quando vengono lasciate mentre i ragazzi sono i soliti “mascalzoni” che cambiano compagna con disinvoltura. Attenzione però: le storie dei  genitori sono ugualmente importanti ma non nel modo che ci si potrebbe aspettare: non abbiamo davanti genitori ponderati e solidali che insieme cercano il meglio per il loro figlio ma uomini e donne soli che hanno commesso tanti errori quanti ne stanno commettendo i figli e il risultato è solo uno: hanno perso qualsiasi forma di autorità, ogni loro consiglio si perde nel vuoto e alla fine non resta loro che concedere ai figli la massima libertà, incapaci di sapere dove vanno quando escono.

Ma allora la salvezza viene dalla filosofia? Sembra volerci suggerire il serial.

Le lezioni del professore (a ogni puntata viene presentato, in formato super-bignamino, il pensiero di un filosofo che viene proposto come un reagente che possa aiutare  i ragazzi a  riflettere sul senso che stanno dando alla loro esistenza). sono una chiara espressione del pensiero dello stesso sceneggiatore. Un pensiero sicuramente laico e radicale,  contro ogni conformismo (Foucault), a favore dell’impegno di essere padroni del proprio destino grazie a una visione  libertaria ed utilitarista  (Staurt Mill), mediante affermazione del proprio io (Nietzsche)  e via discorrendo.

Sicuramente la fede cristiana, ai suoi occhi non è la soluzione: lo dimostra ricordando la morte di Giordano Bruno, reo di aver lottato per la libertà di pensiero e inoltre, parlando di evoluzione, ricorda che la scoperta di questo fenomeno della natura aveva mandato a gambe all’aria precedenti  credenze come l’esistenza del Paradiso Terrestre.

A questo punto bisogna dare atto a Sandro Petraglia di aver applicato con onestà, nel comportamento dei ragazzi, le conseguenze pratiche della sua riduttiva impostazione teorica.

Questi adolescenti, che secondo il professore, debbono cercare dentro se stessi le ragioni del proprio esistere trascurando l’esistenza di riferimenti esterni validi per tutti, si comportano in modo impulsivo e con poca sensibilità per le conseguenze che arrecano agli altri.  Manuel non ha alcun problema a vendere droga a giovani come lui per il semplice motivo che sua madre non guadagna abbastanza, né a lasciare la sua ragazza perché ha avuto la soddisfazione di sedurre una donna che potrebbe essere sua madre. Per questi ragazzi e ragazze innamorarsi e coronare questo sentimento con un rapporto sessuale è tutt’uno e altrettanto impulsivamente le ragazze urlano di gelosia, i maschi lottano fra loro, usano violenza vendicativa verso le loro ex, in una estrema fragilità emotiva. Se poi, progressivamente, si va verso un finale positivo (che non riveliamo) le ragioni sono quelle classiche suggerite dal cristianesimo: il potere trasformante del bene che si sviluppa quando qualcuno si sacrifica in favore degli altri e quando si ha il coraggio di pentirsi delle colpe commesse e di chiedere perdono.  E’ come se si dicesse che alla fine tanta riflessione filosofica serva a ben poco; conta la scoperta empirica che siamo felici quando non facciamo del male e viviamo in armonia con gli altri

E il professore? E’ l’esempio di riferimento che salverà il mondo? E’ certamente bravo quando si avvicina agli alunni che si trovano in piena crisi esistenziale: sa ascoltare, comprendere, proporre senza imporre ma alla fine, otre a predicare teorie infruttuose, razzola anche male. Approfittando del suo innegabile fascino (si tratta di Alessandro Gassmann, non so se mi spiego), “piroetta” fra colleghe professoresse, madri dei suoi alunni e ex fiamme di gioventù

Petraglia conferma la sua indubbia, notevole abilità nel costruire personaggi vivi, che bucano lo schermo, esprimendo tutte le loro passioni e le loro incertezze. Magnifici i colloqui a tu per tu, dove sembra che i personaggi rivelino il loro essere più intimo. ma è in dubbio che Alessandro Gassmann con la sua esperienza professionale sovrasti tutti gli altri e dia “peso” non solo al suo personaggio e all'intero serial. Per converso, alquanto scomposta la trama: misteri che poi non sembrano così misteriosi, scivolate nel melodramma più lacrimoso, snodi non ben spiegati.

Il serial ha avuto, nelle settimane di programmazione, un pubblico costante intorno ai cinque milioni.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BLANCA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 12/06/2021 - 14:50
Titolo Originale: Blanca
Paese: Italia
Anno: 2021
Regia: Jan Maria Michelini, Giacomo Martelli
Sceneggiatura: Francesco Arlanch, Mario Ruggeri, Luisa Cotta Ramosino, Lea Tafuri
Produzione: Lux Vide, Rai Fiction
Durata: S1 6 episodi di 100 min
Interpreti: Maria Chiara Giannetta,Giuseppe Zeno, Enzo Paci, Pierpaolo Spollon

Blanca è ipovedente ma riesce comunque a realizzare un’aspirazione a lungo coltivata: essere assunta presso il commissariato di Polizia di S Teodoro a Genova. Per il momento è solo una stagista e il commissario Bacigalupo l’ha spedita al centralino, pensando che nelle sue condizioni è il massimo che possa fare. Blanca al contrario ha una dote che gli altri non hanno: una particolare sensibilità nell’udito, la sua principale finestra sul mondo, che può risultare molto utile, come di fatto avviene, nel decodage. Riesce in questo modo a venir coinvolta fin dalle prime indagini, aiutata in questo dall’ispettore Liguori che ha compreso le sue potenzialità e non sembra totalmente disinteressato a lei….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La protagonista, ipovedente, diventa un esempio positivo di conquista del proprio posto nel mondo grazie al suo atteggiamento sempre costruttivo e al sostegno di amiche e di amici che le vogliono bene. I colleghi intorno a lei appaiono più dinvolti in termini di relazioni affettive
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di tensione e di morti violente potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Molto ben delineato il personaggio della brava Maria Chiara Giannetta; così come quello del commissario Bacigalupo interpretato da Enzo Paci. Ancora in formazione in queste prime puntate il personaggio dell’ispettore Liguori, che appare al traino di Blanca e incerto nei suoi sentimenti. Ottima fotografia di una Genova spesso notturna.
Testo Breve:

La giovane Blanca è ipovedente ma con la sua simpatica ostinazione riesce a fare ciò che desidera: porsi in aiuto della Polizia nelle sue indagini investigative. Una serie gialla simpatica e originale. Su RaiUno e su Raiplay

La serie Don Matteo, arrivata ormai alla dodicesima stagione (e che molto probabilmente non sarà l’ultima) ha molti atout a suo favore (la simpatia dei protagonisti innanzitutto) ma gioca sempre una carta molto particolare: mentre i carabinieri portano avanti le loro indagini secondo i metodi classici che abbiamo appreso da tanti film polizieschi che abbiamo visto, don Matteo ne svolge un’altra del tutto particolare. Indaga nel cuore delle persone, cogliendo ciò che ognuno ama, ciò che desidera e anche le sue pene segrete. Questa capacità di penetrazione nei cuori, questa “marcia in più” di cui dispone è strettamente legata alla sua fede. Anche i cattivi sono esseri umani e molto spesso, grazie a Don Matteo riescono ad approdare a un sincero pentimento. Questa tecnica della voce fuori dal coro è stata ora applicata alla serie  Blanca: nel commissariato genovese si interrogano testimoni, si seguono degli indizi ma Blanca si affianca a loro e ha quell’ascolto in più che fa la differenza, quel modo di percepire le presenze e di riconoscerle. Partecipiamo così a un poliziesco originale che sottende un significato umano molto importante: la frase “diversamente abile” con la quale etichettiamo quelle persone che apparentemente sembrano avere qualcosa in meno rispetto a noi, sono invece come noi e il personaggio di Blanca, egregiamente interpretato da Maria Chiara Giannetta, è quello che ci si può aspettare da una giovane donna: buon umore, desiderosa di rendersi utile, di avere un uomo che le voglia bene. C’è solo una sottile differenza: quando qualcosa che lei desidera non accade, lei non si incupisce. C’è come una consolidata consuetudine con le difficoltà, qualcosa di già sperimentato, che lei supera andando comunque avanti per la sua strada. E’ proprio questa pennellata in più che fa di Blanca un ritratto credibile, per nulla lacrimoso, sicuramente attraente.

L’originalità della formula e la simpatia della protagonista sono state già premiate: la fiction di RaiUno ha esordito con ben il 26% di ascolto, tallonata da Un professore, sempre su RaiUno con il suo 25%. Un po' più distante resta Cuori , ambientata nella Torino degli anni ’60 (ancora una volta su RaiUno).

Il serial Blanca si preoccupa, come aveva già fatto quella di Don Matteo, di inserire personaggi giovani o comunque di allargare lo spettro generazionale: se fin dalla prima puntata veniamo a conoscenza della dodicenne Lucia, nella seconda abbiamo a che fare con un gruppo di sedicenni che ha problemi con la droga ma anche con lo zio di Liguori, una originale figura di nobile decaduto, un anziano un po’ svagato che ci tiene a restare testimone vivente di una famiglia genovese di antichissime tradizioni. Ed è’ proprio Genova con i suoi dintorni una protagonista non secondaria, con le immagini dell'antico borgo marinaro di Boccadasse, il centro storico, i suoi carrugi, splendidamente fotografata.

La componente investigativa non è particolarmente originale, non c’è l’analisi psicologica del colpevole come avveniva in Don Matteo e sono state innescate nel racconto alcune bombe a orologeria (la morte della sorella di Blanca, il cui colpevole è ancora non pienamente individuato e il suicidio del padre di Liguori) allo scopo di prolungare la suspence lungo le prossime puntate.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RESERVATION DOGS

Inviato da Franco Olearo il Mer, 11/17/2021 - 16:43
Titolo Originale: Reservation Dogs
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Sterlin Harjo, Sydney Freeland, Blackhorse Lowe
Sceneggiatura: Taika Waititi e Sterlin Harjo
Produzione: FX Productions, Piki Films, Film Rites
Durata: 8 episodi di 30 min
Interpreti: Devery Jacobs, D’Pharaoh Woon-A-Tai, Lane Factor, Paulina Alexis

Elora, Bear, Cheese e Willie sono quattro amici, nativi americani che abitano in una riserva dell’Oklahoma. Sono degli adolescenti, insieme compongono una banda e, come ogni banda, si dedicano a piccoli crimini, fanno i conti con gruppi rivali a suon di pugni e fucili per paintball. Coltivano sogni e progetti per il futuro, ricordano momenti felici e tristi delle loro vite. Cercano, in maniera a volte goffa, di concretizzare il loro desiderio più grande: trasferirsi in California.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Quattro adolescenti nativi americani costituiscono una banda che si dedica a piccoli crimini, fanno i conti con gruppi rivali a suon di pugni e fucili per paintball. Espressione dolorosa di ragazzi disadattati che cercano una loro identità
Pubblico 
Maggiorenni
Linguaggio volgare, alcuni omicidi, violenza, uso di droghe, un suicidio
Giudizio Artistico 
 
Un po’ un racconto di formazione, un po’ un teen movie: momenti drammatici che si alternano a episodi di vera comicità. Un serial che non può essere incasellato facilmente in un genere convenzionale. Tutti i personaggi sono ben delineati. Il racconto scivola via veloce senza momenti di pesantezza
Testo Breve:

Quattro adolescenti nativi americani di una riserva dell’Oklahoma sognano di trasferirsi in California e per raccogliere i soldi necessari compiono piccoli furti. Un prodotto molto originale e di qualità ma non adatto ai minori. Su Disney+

Un po’ un racconto di formazione, un po’ un teen movie: momenti drammatici che si alternano a episodi di vera comicità. Un serial che non può essere incasellato facilmente in un genere convenzionale. Sterlin Harjo e Taika Waititi sono riusciti a produrre qualcosa di davvero originale.

Le otto puntate della durata di circa mezz’ora ciascuna scivolano via una dopo l’altra senza momenti di pesantezza. Doveroso sottolineare che Disney + stessa segnala il serial come adatto dai 18 anni in su: il linguaggio molto volgare, alcuni omicidi, uso di droghe, un suicidio rendono il racconto non adatto ai ragazzi. Pur intravvedendo tra i valori portati avanti quello della tutela delle minoranze culturali, non mancano numerosi omaggi alla cultura dominante del politicamente corretto.

Una prima originalità la si può riscontare fin dal titolo. La citazione indiretta del capolavoro di Q. Tarantino Reservoir Dogs (Le Iene, del 1992). Citazione che, nelle prime sequenze, trova anche un riscontro nella storia: i quattro ragazzi, infatti, si ritrovano per il primo anniversario della morte di uno del gruppo (e fratello maggiore di uno dei quattro protagonisti) vestiti in abito nero, camicia bianca, colletto aperto e cravatta aperta. Non solo, ma anche la loro ambiguità morale li rende molto simili ai protagonisti dell’opera prima del regista americano, nonché il loro desiderio di soldi per realizzare il desiderio del trasferimento in California.

Un secondo elemento che lo rende diverso è il modo in cui vengono rappresentati i nativi americani. Il cast, nella quasi totalità degli attori, è composto di diversi nativi appartenenti a diverse tribù (Sioux, Lakota, Seminole solo per citarne alcune) ma nella storia tutti i personaggi fanno parte della comunità Muscogee, sono uomini e donne normali, ben lungi dalle figure già viste sullo schermo in tanta filmografia precedente dove gli indiani sono depositari di una saggezza che altri non hanno e alla quale attingono i bianchi quando si trovano in momenti particolari della loro vita. Anche le figure di adulti, presenti nella storia, non brillano per sapienza: Uncle Brownie (zio di Elora) dovrebbe insegnare a combattere ai ragazzi, Rita (madre di Bear) infermiera molto occupata alla ricerca di un uomo ricco in compagnia del quale risolvere i suoi problemi (economici), Big lo sceriffo locale, per niente arguto e incapace di risolvere i piccoli crimini del paese.

Gli elementi di cultura hip-hop mescolati ad aspetti più ancestrali (e magici come fatture, portafortuna, … ) delle credenze dei nativi americani creano un mix molto interessante e curioso, che conferisce ulteriore originalità al serial.

La narrazione, pur non essendo lineare, non ostacola in nessun modo la comprensione, anzi. I numerosi flashback, così come le sequenze che mostrano i progetti e i desideri dei ragazzi permettono al pubblico di approfondire la conoscenza  dei personaggi che danno vita agli eventi, le loro storie spesso complesse che hanno lasciato il segno. Gioie e drammi che permettono al pubblico di provare empatia con questi adolescenti desiderosi di crescere.

Finalmente qualcosa di davvero nuovo sulla scena dei Serial TV, pur non essendo adatto a tutti per le criticità già rilevate, Disney ha realizzato un altro prodotto di qualità.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MAID

Inviato da Franco Olearo il Lun, 11/08/2021 - 10:22
Titolo Originale: Maid
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Sceneggiatura: Molly Smith Metzler
Durata: 10 episodi di 45-60 min
Interpreti: Margaret Qualley, Nick Robinson, Andie MacDowell

Alex e Sean, poco più che ventenni, convivono con la loro figlia Maddy di due anni in una modesta abitazione in mezzo ai boschi: Lui è un barista e lei ha dovuto rinunciare al suo sogno, andare al college, per accudire alla figlia. Una sera lei prende la bimba e scappa di casa. Non sopporta più che Sean torni spesso ubriaco e la minacci urlando. Ha con se’ pochi soldi, non può contare su di una madre psicologicamente instabile, nè sul padre che ha abbandonato entrambe da tempo. Alex inizia la sua lotta per la sopravvivenza, tra strutture sociali, notti passate sulla panchina di una stazione, sussidi statali e lavori sottopagati. Ma lei è determinata, nonostante tutto, a proteggere sua figlia e a costruirsi quel futuro che ha sempre sognato…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial è una lucida rappresentazione della forza e della bellezza dell’amore materno. Molto meno vittorioso risulta l’amore coniugale
Pubblico 
Adolescenti
Situazioni di tensione e violenza famigliare vanno risparmiate ai preadolescenti
Giudizio Artistico 
 
Il racconto è stato imbastito con grande forza e ogni puntata apporta la sua buona dose di emozioni. Ottima performance della protagonista Margaret Qualley e prova magistrale di Andie MacDowell, madre della protagonista nel racconto come nella vita
Testo Breve:

La storia appassionante di una giovane donna che fugge con sua figlia da un convivente alcoolista. Senza un soldo e una casa, persegue il suo obiettivo di indipendenza sorretta dalla forza che le dà essere una madre. Su Netflix

Alex incontra suo padre che più volte si era offerto di aiutarla ma lei gli aveva negato qualsiasi interferenza con la propria vita perché non gli perdonava che lui, alcoolista e violento, aveva costretto la madre, con lei piccola, ad andar via di casa. Ora la situazione è diversa. Hank è sobrio da anni e Alex ha estremo bisogno di aiuto: è stata accettata dall’Università del Montana e vuole trasferirsi in quello stato con la figlia. Ha bisogno per questo dell’affido totale di Maddy ma Sean si oppone ed entrambi sono stati convocati davanti a un giudice. Alex chiede al padre il favore di testimoniare che Sean è stato un violento e che l’ha picchiata. Hank si rifiuta di dire il falso. Sean non si è mai comportato in questo modo  e inoltre sta passando una fase delicata di recupero dall’alcoolismo: Hank ha dovuto lottare per vincere la stessa battaglia e non vuole che una simile falsità danneggi irrimediabilmente quel giovane. Per raggiungere il suo scopo Alex cerca di alimentare il senso di colpa che prova il padre, ricordandogli che non è stato mai capace di far parte della sua vita ma alla fine desiste giurando di non rivederlo più.

In questa sequenza la protagonista raggiunge il suo momento eticamente più buio. Pur di conseguire il suo doppio obiettivo di frequentare l’università e di tenersi la figlia tutta per se’ cerca di far accusare ingiustamente Sean di violenza sulla sua persona. Una sequenza che però assieme alle tante altre presenti in questo serial di dieci puntate, mostra la chiave con cui è stata raccontata questa storia vera e che ne costituisce l’aspetto più affascinante: tutti i personaggi risultano assolutamente reali, nessuno è definitivamente cattivo e nessuno è definitivamente buono ma tutti sono persone fragili, che perdono facilmente il controllo ma al contempo sono in grado anche di compiere gesti di sincero altruismo.  Altra emozione che regala  questo serial, grazie al fatto che vengono narrati eventi realmente vissuti, è l’ansia per la sopravvivenza che viviamo assieme alla protagonista, sempre costretta a contare i pochi spiccioli che ha in borsa, a dover conciliare la necessità di lavorare con quella di badare alla sua bambina.

Alex, interpretata da un’ottima Margaret Qualley, è una eccellente espressione del potere trasformante della maternità. Lei ha una vita difficile, contrassegnata da una famiglia dissestata (un padre che se ne è andato, una madre affetta da disturbo bipolare), un convivente alcoolista,  dal quale dipende economicamente ma lei ha una figlia. La figlia è un essere puro, nella quale lei ritrova il senso da dare alla sua vita, la voglia di lottare.
Si può pensare che accanto all’istinto materno ci siano in lei anche giuste ambizioni di affermazione personale (la voglia di scrivere e di frequentare una università). Due spinte che in altri film troviamo in conflitto fra loro, soprattutto quelli dove viene prospettato l’aborto come decisione legittima, ma in questa storia possiamo pensare esattamente il contrario. E’ proprio la maternità, la cura per una vita che è venuta al mondo e che si deve sviluppare,  che ha dato luce all’esistenza di Alex e le ha fornito quella speranza che le fa dire che ancora tutto è possibile. Così seguiamo Alex che va sempre avanti, non si arrende mai, sia quando  dimostra la sua onestà (si rifiuta di compiere un facile furto), sia la sua umana attenzione nei confronti del suo ex compagno quando questi attraversa un momento di depressione, ma anche la fredda ostinazione, quando chiede al padre di testimoniare il falso (la sequenza che abbiamo descritto all’inizio).

Abbiamo detto che non ci sono persone completamente buone o completamente cattive e una menzione speciale merita proprio Sean che ha avuto una infanzia travagliata (ha iniziato a bere a 9 anni) e se ha la debolezza di cedere all’alcool, è proprio lui, per ben due volte, che asseconda i desideri di lei, con generoso altruismo. Se abbiamo parlato molto del potere dell’affetto materno, non possiamo dire lo stesso degli affetti coniugali: ci vengono presentate tante famiglie dissestate e Alex non sembra particolarmente interessata a questo aspetto (quando si sente sola ricorre a Tinder, il sito di incontri per una serata). Sono invece due uomini che mostrano di aspirare a una unione più stabile: il gentile  Nate che si è innamorato di lei ma viene respinto e lo stesso Sean, che l’ ama sinceramente, pur cosciente di tutti i suoi limiti.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TED LASSO (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 11/02/2021 - 20:08
Titolo Originale: Ted Lasso
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Sceneggiatura: Brendan Hunt, Joe Kelly, Bill Lawrence
Produzione: Ruby's Tuna Inc., Doozer, Universal Television, Warner Bros. Television Studios
Durata: 10 episodi di 30 min
Interpreti: Jason Sudeikis, Hannah Waddingham, Nick Mohammed

Ted Lasso, un allenatore di football amatoriale del Kansas, viene ingaggiato da una squadra della Primiere League inglese. Ted accetta pur essendo all’oscuro delle regole del calcio inglese: sta attraversando un periodo di crisi coniugale e ritiene che sia opportuno allontanarsi da casa. .Al suo arrivo, si accorge, assieme suo vice Beard che lo ha seguito, di trovarsi di fronte a una squadra disunita. Jamie Tartt , giovane talento in crescita, mal sopporta il capitano Roy Kent, non più giovane e avviato sul viale del tramonto. C’è anche Sam Obisanya, giocatore nigeriano che non riesce a inserirsi nella squadra. Ugualmente disadattato è il tuttofare Nathan, molto timido e spesso bullizzato dai giocatori. L’inesperienza di Ted, la disorganizzazione della squadra, portano subito a una sonora sconfitta. E’ ciò che si aspettava Rebecca, la manager della squadra. Abbandonata dal marito, sta pianificando una terribile vendetta nei suoi confronti, distruggendo quella squadra che il suo ex ha sempre considerato una sua creatura…..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questo serial può esser definito un elogio all’amicizia, per il modo come ogni persona viene valorizzata, aiutata e i conflitti sedati. Peccato che in alcune situazioni la sessualità venga esercitata come pura espressione di intrattenimento.
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio scurrile. Disinvolti comportamenti sessuali
Giudizio Artistico 
 
La formula di puntare su di un personaggio che rompe gli schemi con il suo inguaribile ottimismo risulta vincente anche se un maggior approfondimento del contesto sportivo in cui la storia si svolge avrebbe dato un maggiore tocco di realismo
Testo Breve:

Ted Lasso, un coach americano viene mandato oltreoceano a dirigere una squadra inglese. La sua inesperienza per il calcio europeo, le diversità di cultura sono all’origine di molte situazioni divertenti ma sono solo la base su cui si costruisce un elogio all’amicizia. Su Apple+

Era doveroso che anche noi ci interessassimo di questo serial presente sulla piattaforma Apple+, proprio per il successo che ha avuto grazie a Ted Lasso, il suo protagonista, sempre pronto a cogliere gli aspetti divertenti di ciò che capita, a incoraggiare chi è affranto, a cercare di metter pace fra coloro che non si sopportano. Ma chi è Ted Lasso? Forse un Candide di Voltaire? Certamente no, perché Ted  è un buono ma non un ingenuo. Si approccia sempre in modo positivo nei confronti delle persone anche se si presentano come suoi detrattori ma poi cerca di risolvere al meglio le situazioni. Potrebbe essere Michael Scott, il capoufficio della serie The Office? Qualche somiglianza c’è fra i due serial  perché entrambi si sviluppano in un ambiente chiuso (l’ufficio nell’uno, gli spogliatoi nell’altro) e i personaggi, puntata dopo puntata,  sono sempre gli stessi ma Scott ha un problema che Ted non ha: è semplicemente maldestro, compie varie sgradevoli gaffe mentre Ted sta molto attento a interagire con delicatezza, quasi con leggerezza, con tutte le persone con cui ha a che fare.

Il serial è un elogio dell’amicizia, della benevolenza con cui vanno approcciati tutti i propri colleghi di lavoro(di squadra, in questo caso). Ted ha un obiettivo primario, ancora superiore a quello di vincere le partite: l’armonia del gruppo e la valorizzazione di tutti. Ecco che Ted cerca di sedare le ostilità fra Jamie e il capitano Roy: non lo fa con autorità ma spinge entrambi a parlarsi con sincerità, a trovare i punti di unione fra loro. Incoraggia e ridà fiducia al giovane nigeriano e valorizza Nathan, anche lui un immigrato, rassegnato a vivere nel suo piccolo angolo ma che invece finirà, su sostegno di Ted e di Rebecca,  per diventare lo stratega delle partite. Ma Ted non è solo. Anche Keeley, la PR della squadra, sta attenta a stare vicino a Rebecca, ancora ferita dal tradimento del marito e la stessa Rebecca saprà aiutare proprio Ted quando anche lui sarà sopraffatto dal rischio di un prossimo divorzio. Si è  creato quindi un  cerchio virtuoso, del tutti per uno e uno per tutti, che culmina nella fondazione dei Diamond Dogs. Si tratta di un terzetto costituito da Ted, la sua spalla Bears e  Leslie Higgins (il braccio destro di Rebecca, felicemente sposato con 4 figli, di cui il più grande è diventato sacerdote)  che ha il compito di dare giusti consigli a chi si trova di fronte a qualche incertezza, soprattutto negli aspetti sentimentali.  Ted, puntata dopo puntata, svela la sua filosofia di vita, che si regge su simpatici aforismi. Il primo è che bisogna avere la memoria dei pesci rossi, cioè 10 minuti. E’ un modo per non serbar rancore e per risollevarsi presto da una delusione. Un altro suo suggerimento è quello di essere sempre curiosi verso gli altri: serve per non restare indifferente ai destini altrui. Infine Believe: “credete voi  ai miracoli?” domanda Ted alla squadra che rischia di perdere la partita. Non fa certo riferimento ad alcuna religione ma all’impegno di ognuno di loro, nello sperare oltre ogni speranza.  In mezzo a tutte queste buone intenzioni, resta qualcosa di incompiuto in questo serial: forse, prima di tutto, l’ambientazione calcistica: ci si poteva aspettare una maggior messa a  fuoco dell’impegno della squadra nel vincere, non solo l’attenzione  ai rapporti personali.

Occorre notare inoltre, in contrasto con la sensibilità mostrata dai principali protagonisti, una eccessiva disinvoltura in fatto di sesso (sono contemplate anche notti di puro intrattenimento con persone appena incontrate). Anche i termini della crisi matrimoniale di Ted sono eccessivamente semplificati;: appare come un problema che riguarda i due coniugi e non si affronta il tema cruciale della crescita di un figlio in una famiglia spezzata.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SQUID GAME

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/28/2021 - 13:16
Titolo Originale: Squid Game
Paese: Corea del Sud
Anno: 2021
Sceneggiatura: Hwang Dong-hyuk
Produzione: Siren Pictures Inc
Durata: 9 puntate di 50'
Interpreti: Lee Jung-jae, Park Hae-soo, Jung Ho-yeon, Oh Yeong-su

Seong Gi-hun è un uomo coperto di debiti per la sua dipendenza patologica dal gioco d’azzardo. Kang Sae-byeok vuole salvare la propria famiglia. Cho Sang-woo, per scelte di imprenditoria errate, si trova inseguito dai creditori. Loro, come altri 453 caduti in disgrazia economica accettano di partecipare a sei giochi su un’isola: in palio una cifra in grado di risolvere tutti i loro problemi finanziari. Divertimenti come quelli dei bambini in strada, con un’unica differenza: che l’eliminazione dal gioco avviene in modo letterale.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In un mondo dove il denaro è l’unica cosa che conta e anche la vita di un uomo ha il suo prezzo, non vengono mostrate valide alternative per impostare un’esistenza fondata su valori umani e tantomeno soprannaturali
Pubblico 
Maggiorenni
Molte scene di uccisioni compiute con meccanica freddezza e di lotta disperata per la sopravvivenza. Si tratta di pornografia della morte. Nessuna prospettiva di vita fondata su valori umani se non parvenze di affetti familiari
Giudizio Artistico 
 
Gli autori sono molto bravi nel giocare sulle emozioni che lo spettatore prova nel vedere un personaggio che lotta per la propria sopravvivenza e riescono a diluirlo sapientemente su nove puntate. Ma è un modo di “giocare sporco”: troppo facile puntare sulle nostre emozioni vitali
Testo Breve:

Un pugno di uomini e donne disperati perché carichi di debiti o di colpe da espiare, accettano di partecipare a un gioco dove chi perde muore. Il serial reso affascinante dalla “pornografia della morte” Su Netflix

La domanda che in quest’ultimo periodo ha assillato molti produttori di contenuti audiovisivi per piattaforme è stata: come ha potuto riscontare così grande successo un serial TV coreano, molto violento e neanche doppiato in italiano? Non ci sono, però, molte risposte convincenti in grado di motivare un vero e proprio successo commerciale internazionale (prodotto più visto in più di 70 Paesi).

Su uno sfondo filosofico di matrice occidentale (l’Homo homini lupus emerso dalle riflessioni del filosofo inglese Hobbes), e su quello orientale, sia del suicidio come pratica accettata (la Corea del Sud è al secondo posto nella classifica mondiale dei suicidi) sia del  culto per i combattimenti (basti pensare ai manga e ai cartoni animati giapponesi), si sviluppa una storia che costringe lo spettatore a fare i conti con numerosissime tematiche rilevanti.

Da una parte considerazioni su scala macro-sociale. La differenza tra le classi, cara al cinema coreano recente (basti pensare al film Premio Oscar Parasite o Snowpiercer): ricchi che si possono permettere ogni lusso, poveri disposti a mettere in gioco anche la vita nella speranza di migliorare la loro situazione. Dall’altra l’individualismo ormai diffuso nelle società occidentali così come in quelle orientali, che uccide ogni spirito di solidarietà nelle difficoltà (i capponi di Renzo di buona memoria) per trasformare l’istinto di autopreservazione in attacco preventivo, volto ad eliminare gli altri per la propria salvezza. Non mancano infine alcuni accenni al commercio internazionale di organi.

Evidente anche la polemica per il capitalismo di per sè. Il possesso del denaro come unico valore che caratterizza l’esistenza di una persona mentre chi non ne ha perde ogni dignità,  “Che cosa hanno in comune una persona senza soldi e una che ne ha troppi?- riflette l’ideatore di questo gioco. - Per entrambi vivere non è divertente: se hai troppi soldi non importa quello che compri, mangi o bevi tutto alla fine diventa noioso e non si prova più gioia nella propria vita”. Non a caso gli spettatori di questo gioco perverso, che si divertono a scommettere sul prossimo giocatore che morirà, non sono coreani ma Nord americani.

Nello svolgersi delle nove puntate di quasi un’ora ciascuna, vengono presentate sullo schermo anche problematiche non meno importanti, di scala microsociale.

Il protagonista è un giocatore compulsivo, ha rovinato per questo la sua famiglia (la moglie lo ha lasciato e ha portato la figlia con sé e con il nuovo compagno) e non riesce a prendersi cura della madre con cui è tornato a vivere dopo il fallimento del suo matrimonio. Una ragazza che fa di tutto per poter dare una vita dignitosa al fratellino, dopo che i due sono rimasti orfani e che si è trovata costretta a mettere il piccolo in un istituto. Un terzo che, schiacciato dalle leggi del mercato, vede fallire i propri progetti ed è alla ricerca disperata di soldi per estinguere i debiti contratti. Altri disadattati di vario tipo che non riescono a sbarcare il lunario. E tuttavia alcuni valori restano intatti: quelli familiari, innanzitutto, per i quali si è pronti a sacrificarsi; il rispetto per le persone anziane e infine anche il sacrificio per l’altro, anche se non certo secondo criteri cristiani ma in base a principi di utilità, in funzione di chi ha motivazioni più valide per vivere.

La violenza, che rasenta lo splatter, viene erogata in grandi quantità: esecuzioni dei perdenti ai giochi, ribellioni interne tra i giocatori… il tutto irrorato da sangue in abbondanza. Carrellate sui campi di gioco coperti di persone agonizzanti o cadaveri, casse da morto che somigliano a pacchi regalo. Sfide che diventano lotte fratricide, pur di sopravvivere e di portare a casa  i soldi del premio. Una ricerca del dettaglio, anche scabroso, che rende la serie, per alcune sequenze, difficilmente sopportabile sicuramente per i minori ma anche per non pochi adulti.

L’assenza quasi totale di fiducia nel prossimo. In perfetta continuità con la concezione che fa da sottofondo alla storia, l’individualismo che caratterizza tutti i personaggi (dalle guardie, ai giocatori, agli organizzatori del gioco e committenti) porta con sé la logica conseguenza che nessuno può cambiare. Anche quando i giochi di squadra sembrano far iniziare rapporti di amicizia e solidarietà all’interno del gruppo, ecco che la morte arriva inesorabile e chiude ogni minimo spiraglio di positività nella storia.

Morte e constatazione di un’umanità inesorabilmente segnata e votata al male altrui, che inducono a pensare che non ci sia spazio per la speranza. Non uno sguardo su un possibile futuro diverso, piuttosto un ricorrere al male (a danno altrui) per evitare altri mali (a nostro vantaggio).

Un serial che, una volta terminato, lascia con l’amaro in bocca: non principalmente per la violenza fisica a cui si assiste, ma più per il ritratto triste e negativo dell’essere umano che ne emerge puntata dopo puntata.

Nota di Franco Olearo

Potremmo pensare che il film occidentale che più si avvicina, nella tematica, a questo serial coreano sia Il Cacciatore di Michael Cimino, del 1978, 5 premi Oscar. In quel caso un gruppo di amici si dilettava con la caccia al cervo. Era già un modo di mettersi contatto con la morte ma si restava ancora nel contesto di una lotta ancestrale e quasi sportiva, dell’uomo nei confronti della natura. Poi la guerra in Vietnam: adesso sono gli uomini a morire ma per una causa ritenuta giusta, un pericolo attenuato da una forte solidarietà fra commilitoni. Poi la prigionia e solo ora, con il macabro gioco della roulette russa, gli uomini sono divisi in due categorie: quelli che giocano e gli altri la cui vita vale solo il tempo di un breve divertimento. Al ritorno in patria, i protagonisti non sono più gli stessi e Mike (Robert Deniro) non riesce più a uccidere i cervi. Ma uno di loro, Nick, è rimasto in Vietnam. Continua a partecipare ai tornei di roulette russa: l’esperienza con la morte sempre molto vicina, provata durante la guerra, gli ha fatto scoprire  il gusto intenso del giocare a vivere o  morire. In Squid Game, quella che è stata ne Il Cacciatore la scelta di uno solo, viene ora moltiplicata per 456 e non possiamo dimenticarci che i giocatori sono tutti volontari: ritengono che la vita non sia un valore assoluto ma abbia un suo prezzo, quello delle banconote che si accumulano in un gigantesco salvadanaio alla fine di ogni partita.

La gravità di questa serie TV non sta primariamente nella violenza esplicita (che può esser filtrata con efficaci divieti ai minori), non sta solo in quelli che mentono, tradiscono, uccidono pur di sopravvivere (la malvagità è sempre presente) ma nella relativizzazione della vita, il cui valore non è infinito ma può essere oggetto di trattativa commerciale. Per noi italiani che siamo prossimi a un referendum sull’eutanasia, questo film orienta sicuramente a dare “un peso finito” alla vita.

Sono presenti diverse visioni dell’esistenza umana? Nella parte finale del serial (piccolo spoiler) quando il gioco è ormai terminato, l’unico vincitore vive da barbone, non ritira i soldi guadagnati: è un modo di ritirarsi dal mondo, sembra quasi cercare forme di mistica orientale Non è trovare un senso per vivere ma allontanarsi dalla vita stessa. Una cosa è certa: la fede cristiana, secondo gli autori, merita il massimo disprezzo. Uno dei giocatori che si è messo a pregare per esser riuscito a sopravvivere in un turno di gioco, viene deriso dai compagni di squadra perché secondo loro il merito sta unicamente nella loro bravura. Una ragazza che ha ucciso suo padre perché picchiava continuamente sua madre,  ci informa che il padre era un pastore protestante e che ogni volta che compiva quella volenza, poi pregava ipocritamente per chiedere perdono. Infine, in un gioco che si svolge su un ponte sospeso, un concorrente che rallentava l’avanza degli altri perché pregava continuamente, viene brutalmente spinto con un calcio nel vuoto. Chi è credente non è degno di nessun rispetto nè  considerazione.  

Autore: Francesco Marini, Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA CASA DI CARTA (quinta stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/22/2021 - 06:40
Titolo Originale: La casa del papel
Paese: Spagna
Anno: 2021
Sceneggiatura: Álex Pina
Produzione: Netflix
Durata: 5 episodi di 40-50 '
Interpreti: Úrsula Corberó, Álvaro Morte, Itziar Ituño, Miguel Herrán, Esther Acebo, Najwa Nimri

La banda del professore, asserragliata nella Banca di Spagna, protetta dagli ostaggi catturati, deve attuare il piano Roma, cioè fondere l’oro per trasportarlo fuori dall’edificio. Ma il loro capo, il professore, è stato catturato dalla ex ispettrice Alice Sierra e tenuto prigioniero nel suo rifugio, ormai non più segreto, centro operativo dell’operazione, mentre il comandante Tamayo ha deciso di ricorrere ai metodi forti e ha chiamato un contingente di truppe scelte dell’Esercito per fare irruzione nello storico edificio. La situazione peggiora ulteriormente quando un gruppo di ostaggi riesce a impossessarsi delle armi e inizia a sparare contro i loro rapitori, creando così un doppio fronte…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I protagonisti della storia manifestano la loro scelta esistenziale di vivere momenti esaltanti, costruiti intorno ad amori appassionati oppure, con i loro comportamenti fuorilegge, carichi di pericolo, con la morte sempre dietro l’angolo
Pubblico 
Adolescenti
Viene confermato il VM14 per un linguaggio crudo e scene di battaglia e ferite impressionanti anche se non ci sono scene raccapriccianti
Giudizio Artistico 
 
Nonostante una certa inevitabile ripetizione del già visto, questa quinta stagione conferma l’alta qualità di questa serie, sia per il ritmo sostenuto con il quale sono condotti i singoli episodi, sia per il grande impatto indotto dai personaggi più noti, ormai cari al pubblico
Testo Breve:

Nella quinta stagione le tute rosse,  asserragliate nella Banca di Spagna, vivono momenti di alta tensione, circondati da un contingente  di truppe speciali dell’esercito, pronte a  fare irruzione nell’edificio. La morte sempre dietro l'angolo, sembra il sale della loro esistenza. Su Netflix

Adrenalina e amori appassionati sono gli ingredienti forti di questa serie. Un aspetto che ci viene ricordato da subito, all’inizio della quinta stagione, quando Tokyo ci racconta la sua vita prima dell’incontro con il professore. L’amore della sua vita era René: realizzavano insieme furti a mano armata in locali di lusso e a lei piaceva, in mezzo a tutta quella confusione: “Guardarlo negli occhi e capire che sei terribilmente felice”. Anche dopo la fuga: “Ti fermi dove capita perché non riesci più a trattenere la voglia di lui”. “Ogni momento era magico”: conclude Tokyo. Subito dopo assistiamo a un colloquio altrettanto significativo, meno passionale, ma egualmente espressione di un puro esistenzialismo. In una sequenza di  flash back Berlino, il fratello maggiore del “professore”, ha invitato in un bar suo figlio Rafael, che ha da poco completato gli studi di informatica negli Stati Uniti. Berlino rivela subito le sue intenzioni: vuole che il figlio applichi le sue conoscenze per aiutarlo in furti clamorosi. Alla reazione disgustata del figlio, Berlino esprime la sua filosofia di vita: “Ti sto offrendo il tuo salvacondotto per la tua libertà; Noi ladri siamo i veri combattenti per la libertà anche se a volte dobbiamo pagare un prezzo per questo”.

Arrivato alla sua quinta stazione, questo serial ideato da Alex Pina rinnova i suoi meccanismi di suspence ben collaudati: le tute rosse asserragliate all’interno della Banca di Spagna, debbono ora fronteggiare le squadre speciali dell’esercito che riescono a fare irruzione nel palazzo.  Tra mosse e contro-mosse la tensione è sempre alta perché, anche quando la situazione sembra disperata, che c’è sempre chi ha una trovata geniale per superare l’impasse e far ripartire un confronto alla pari. Le due forze in contrasto sono decisamente disomogenee: la banda dei ladri e delle ladre si muove compatta, unita dal prestigio del professore e nessuno si sottrae da un conflitto che sembra ormai disperato perché tutti abbracciano l’approccio esistenzialista prima detto: vogliono vivere la loro vita fino in fondo, in modo tanto più intenso in quanto sanno che la morte violenta arriverà presto. Al contrario, sul fronte opposto le squadre di polizia e dell’esercito, coordinate da Luis Tamayo, sono viste dall’autore con ironia corrosiva: litigano spesso fra loro, Tamayo è un uomo corrotto e facilmente influenzabile, molti di loro sono solo assetati di sangue.

Non sarebbe sufficiente una buona regia nelle sequenze di action se il film non fosse costellato di personaggi difficili da dimenticare: prima fra tutte Tokio: Úrsula Corberó è pienamente nella parte di una donna piena di vitalità, pronta a iniziare ogni volta daccapo ma pienamente cosciente, da quando il suo uomo è morto e lei ha ucciso un poliziotto, che il suo destino è segnato e la morte non tarderà ad arrivare. L’altro personaggio che spicca, è la “cattiva”, l’ispettrice Alice Sierra, che ha avuto la capacità di catturare il professore ma è priva di qualsiasi giusto riconoscimento.  In una delle scene più intense di questa stagione, per Alice inizia il tempo del parto e dovrà chiedere aiuto proprio a chi è riuscita a catturare. Ancora una volta questo serial mostra grande rispetto per la vita nascente.

In questo momento sono disponibili su Netflix le prime cinque puntate della quinta stagione, che verrà completata a dicembre 2021. Anche quest’ultima stagione conferma l’alta qualità di questa serie ma è bene sottolineare che si tratta di un prodotto di pura letteratura, non può, in qualche modo, rimandare o farci riflettere su situazioni del mondo reale.

I nostri eroi, belli, appassionati e dannati, sono pur sempre dei fuorilegge, in ottemperanza alla moda corrente, iniziata con il serial Breaking Back, di rendere protagonista chi delinque, secondo motivazioni più o meno giustificate di rivalsa nei confronti della società. In questo La casa di carta, per la maggior parte dei protagonisti, non c’è nessuna rivalsa da portare in atto ma il puro piacere del brivido e il gusto di un furto compiuto con destrezza. Loro però sono dei cattivi generosi, pronti a portare in salvo chiunque di loro sia rimasto ferito e a battersi per il loro amato (o amata) mentre le forze dell’ordine sono iraconde e vendicative. Anche le molte scene di combattimento con mitra e bombe a mano sono molto edulcorate e i morti sono molto rari.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DIARIO DI UNA NERD SUPERSTAR (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/27/2021 - 16:19
Titolo Originale: Awkward
Paese: U.S.A.
Anno: 2011
Sceneggiatura: Lauren Iungerich
Produzione: Mosquito Productions
Durata: 12 puntate di 20'
Interpreti: Ashley Rickards, Beau Mirchoff, Nikki DeLoach, Jillian Rose Reed, Brett Davern

Jenna ha15 anni e ha iniziato le scuole superiori non certo nel modo che avrebbe voluto. Invece di presentarsi come ragazza simpatica è carina, ha dovuto fare il suo primo ingresso a scuola con il braccio ingessato a causa di una sfortunata caduta in casa a cui nessuno dei nuovi compagni crede, pensando che si sia trattato di un tentativo di suicidio andato a male. Pesa anche una lettera anonima che ha ricevuto a casa e che la giudica una “ragazza invisibile”; come se non bastasse, Matty il bel ragazzo che ha conosciuto l’estate precedente e con il quale ha avuto il suo primo rapporto sessuale, non vuole farsi vedere con lei come coppia fissa, perché, a suo dire, non si sente pronto. Per fortuna riceve l’appoggio da due care amiche di vecchia data, Tamara e la cinese Ming: tutte e tre non hanno segreti fra loro

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ragazze liceali aspirano a trovare un ragazzo con il quale poter saziare il loro desiderio di amore ma scendono spesso a compromessi nell’esercizio della sessualità e sono prive di riferimenti adulti che possano esser loro di esempio
Pubblico 
Adolescenti
Per un linguaggio eccessivamente disinvolto su tematiche sessuali
Giudizio Artistico 
 
Il serial ha avuto significativi riconoscimenti che hanno sottolineato l’apprezzamento ricevuto presso un pubblico giovane: 2013 People's Choice Awards Favorite Cable TV Comedy, Teen Choice Awards TV Breakout Star per Beau Mirchoff
Testo Breve:

Una quindicenne inizia il suo primo anno alle superiori sognando un amore appassionante e la conquista della stima dei propri compagni ma nulla avviene come sperato. Una teencomedy che rivela, con molta ironia, alcune verità sulle ansie  di un cuore adolescente. Su Tim Vision e Sky

 

I filoni  teendrama e  teencomedy  sono ormai ricchissimi di opere (film e serial TV) che hanno cercato di esplorare quell’universo finito (tre soli anni) e chiuso (il contesto delle scuole superiori) dove tutto sembra accadere a somiglianza del mondo degli adulti e tuttavia non è che un’ombra di quello che accadrà quando, senza più reti di protezione, quei ragazzi si troveranno ad affrontare il mondo reale.

In questa prospettiva non si può evitare di vedere questo Diario di una Nerd Superstar (titolo originale: Awkward) arrivato alla sua quinta stagione (su Tim Vision; su Sky   la prima stagione) e che ha riscosso l’apprezzamento proprio di quel pubblico che ha cercato di descrivere.

Quale formula narrativa è stata adottata per avvicinarsi al mondo degli adolescenti? Innanzitutto, un ossequio alle tante regole mai scritte da nessuno ma applicate di fatto in tutte le opere teen realizzate nell’emisfero occidentale: la “prima volta” accade fra i 14 e i 15 anni, in modo che durante il periodo dell’high school questo “problema” sia ormai alle spalle e il tema dominante diventi il riuscire a far coppia fissa con un lui/un lei in forma di proto-convivenza. E’ quanto accade fin dal primo episodio di questo serial, dove apprendiamo che  Jenna, nell’estate che precede l’ingresso alle superiori, scopre, ora che si è potuta togliere il ferretto dai denti, di non essere più invisibile, soprattutto agli occhi di Matty, il più affascinante di tutti. Con arguzia, l'autrice Lauren Lungerich sottolinea quanto quella "prima volta" si sia ormai trasformato in un atto convenzionale: c'è attrazione fisica fra Jenna e Matty  ma lei non si abbandona con spontaneità  a quel momento così significativo; cerca invece di  nascondere il suo stato di vergine, perché “ciò avrebbe rovinato tutto”.

L’autrice presta il necessario tributo al mondo degli adolescenti anche usando un linguaggio diretto, privo di tabù  soprattutto in riferimento al sesso, né manca di esercitare la sua ironia nei confronti di quell'unica ragazza che vuole arrivare vergine al matrimonio, che finisce per adottare metodi insoliti per non disilludere il suo ragazzo. Bisogna però sottolineare che, nonostante quanto detto fino a questo punto, siamo lontani da altri serial a contenuto scandalistico, come Euphoria, Elite, Sex Education, perché dietro questo necessario contributo alle tendenze di fatto, agli obblighi sociali da high school (incluso quello di ubriacarsi a ogni festa e il revenge porn) emerge in Jenna e nelle sue amiche, un animo sensibile e ancora in formazione.

Nel blog a cui confida i suoi più intimi pensieri, Jenna si domanda quando  quell’ io e tu che  scambia con Matty  potrà finalmente diventare un noi.  Jenna annota: “fin dalla tenera età, tutte le ragazze sognano incondizionatamente una vita romantica; forse io non sono una di quelle ragazze che riesce a realizzare il suo sogno alle superiori, forse dovrei aspettare” E così, pagato il necessario tributo alla modernità, il serial mostra il suo cuore delicato, le aspirazioni di Jenna a poter essere apprezzata per quello che è e di poter manifestare liberamente, la sua “ubriacatura di amore appiccicoso” verso un  ragazzo che abbia  finalmente pronunciato la parola “ti amo”.

Ma in questa età di passaggio c’è anche molta incompiutezza, provvisorietà. Lo si vede nei ragazzi che non sanno decidersi a impegnarsi in un amore vero (Matty) o a decidersi verso chi voler veramente bene (Matty, incerto fra Lissa e Jenny). Anche la “cattiva” Sadie, che non perde occasione per gettare discredito su Jenna, ha un cuore debole, perché soffre per la sua pinguedine e per non riuscire ad essere come le altre.

Un’altra significativa adesione allo standard presente in queste teencomedy si trova nell’insignificanza dei genitori quando si tratta di prendere alcune decisioni chiave: la madre di Jenna (che era rimasta incinta quando si trovava ancora al liceo) è ancora troppo concentrata sulla realizzazione di se stessa; Valerie, la psicologa della scuola, a cui Jenna dovrebbe confidare le sue ansie, è una curiosa donna eccentrica e poco affidabile. Solo il padre riesce a scambiare con Jenna qualche parola piena di buon senso.

La storia avanza con un tono sempre ironico ma brutalmente sincero che in fondo è il modo migliore per non prender troppo sul serio quei drammi o gioie che avranno inesorabilmente una fine.

Nelle stagioni successive la storia segue il ritmo degli anni passano fino ad arrivare al famoso ballo di fine corso ma resta un rammarico: corrisponde forse alla verità il vivere in modo così disgiunto le proprie esperienze sessuali rispetto alla progressiva molto, graduale conoscenza dell’altro/a  e il lasciar maturare, nel proprio cuore, un amore che possa durare tutta una vita?

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GENERAZIONE 56K

Inviato da Franco Olearo il Lun, 07/12/2021 - 20:56
Titolo Originale: Generazione 56k
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Sceneggiatura: Francesco Ebbasta
Produzione: Cattleya
Durata: 8 puntate di 25'
Interpreti: Angelo Spagnoletti, Cristina Cappelli, Gianluca Fru, Fabio Balsamo

Daniel e Matilda visti in momenti diversi della loro vita: nel 1998 quando avevano 12 anni e vivevano a Procida e ora, a Napoli dove si sono nuovamente incontrati. Sono passati i tempi nei quali facevano assieme i compiti davanti al grande monitor del computer e il modem 56k cinguettava allegro appena stabiliva il collegamento; ora Daniel è la mente creativa di una società che sviluppa applicazioni per cellulari, assieme ai suoi amici d’infanzia Luca e Sandro mentre Matilda fa la restauratrice, vive con Enea in attesa del giorno delle nozze, già programmato. Eppure, confida Matilda a Ines, la sua inseparabile amica fin dall’infanzia, vorrebbe rivedere Daniel ancora una volta….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il tempo passa, si cresce, ma resta un certo pudore nell’esternare i propri sentimenti anche perché il passo verso il matrimonio viene visto in tutta la sua serietà
Pubblico 
Adolescenti
Il racconto di alcuni aspetti coniugali intimi, un comportamento truffaldino di alcuni adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Il serial riesce pienamente nel suo obiettivo di raccontare una storia romantica e gentile, anche se un po’ diluita nelle 8 puntate
Testo Breve:

Daniel e Matilda si conoscono dai tempi delle medie e ora si sono ritrovati dopo vent’anni. Un racconto romantico e gradevole intorno alla generazione dei millennials, rimasti degli eterni adolescenti. Su Netflix

Nel vedere su Netflix un serial con i Jackal come protagonisti e da loro stessi ideato (un meritatissimo traguardo per questo gruppo di attori napolitani che si sono fatti conoscere con i loro irresistibili sketch su Youtube) ci si aspetta due cose: sicuramente di divertirsi ma anche di scoprire gli umori, il sentire della generazione (forse sono inquadrabili come millennials ma non ne sono sicuro) che essi rappresentano. Quella che ha visto i primi balbettii di Internet (il modem 56k appunto) e che ora condiziona pesantemente tutta la loro vita.

Sul fondale della storia d’amore dei due protagonisti, l’ideatore Francesco Ebbasta colloca con una certa ironia paradossale certi “segni dei tempi”: in una delle prime sequenze Daniel sta parlando in un bar con una ragazza che ha agganciato tramite uno dei tanti siti di incontri. Lei a un certo punto ritiene che quel ragazzo che gli sta di fronte non sia il suo tipo ma poi si fa prendere da scrupoli e pensa: “sembrerebbe scortese non passare la notte a casa sua”. In un’altra un gruppo di amiche stanno festeggiando la separazione di una di loro da suo marito: la coreografia è quella tipica dell’addio allo scapolato: brindisi, coriandoli mentre “la festeggiata” sfoggia una coroncina da regina della serata: tutto secondo le regole della woman Independence. Un’allegria “costruita” che si infrange subito quando lei scoppia in pianto perché vorrebbe tornare con suo marito.  Anche il racconto del tempo dell’adolescenza, intorno al 1998 non è esente da certe crudezze e che i tempi passati non sono stati addolciti dal ricordo: il santarellino Daniel, dal volto così pulito, riesce a organizzare a scuola la vendita di foto osé, catturate da videocassette porno e che ciò scatena l’ira del bullo della scuola che chiede per quel commercio una cospicua percentuale.

Se questo è lo sfondo, la caratterizzazione dei personaggi svela un altro “segno dei tempi” : stiamo assistendo a un racconto sulla generazione degli eterni adolescenti. Non sono avvenute in loro profonde trasformazioni dal 1998 al 2021: sono per lo più single anche se magari hanno avuto più di una relazione, gestiscono ancora con impaccio i loro sentimenti; tutto fluisce velocemente e ben poco si consolida. C’è come una voglia romantica di “fermare l’ascensore”, come racconta Daniel, perché l’ascensore ti fa passare velocemente da un piano all’altro e non c’è modo di godersi il singolo momento. E’ particolarmente significativo la storia dell’amico Sandro (Fabio Balsamo), l’unico sposato del gruppo. Lui ritiene che probabilmente sia tempo di “fare i grandi”, di metter su famiglia, ma la moglie non si “sente pronta” e propone piuttosto di comprarsi un cane. Surreale, secondo lo stile Jackal, è invece l’altro amico, Luca (Gianluca Fru) che vede nel continuo, moderno, parlarsi a distanza (con il telefonino, con whatsapp) una fuga nell’indeterminatezza, una protezione dal rischio di un serio impegno sentimentale.

Complessivamente la storia fra Daniel (Angelo Spagnoletti) e Matilda (Cristina Cappelli) fa molta simpatia e tenerezza, in questo lungo arco di tempo che va dal pudore di rilevare i propri sentimenti, all’incertezza del primo bacio fino al dunque finale quando, ormai grandi, debbono decidersi a tracciare il solco definitivo della loro vita.

Un racconto che non è romantico ma iper-romantico, in quel non guardare avanti per definire come costruire il proprio destino ma guardare indietro, felici della preziosità di aver colto l’altro nella verità del suo incerto sbocciare ai sentimenti, ma lo abbiamo già detto: questa è una storia di eterni adolescenti.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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