Serial TV

IL MATRICOMIO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/12/2019 - 09:25
 
Titolo Originale: Il matricomio
Paese: ITALIA
Anno: 2016
Regia: Jack Alvino, Valentina Aurino
Sceneggiatura: Jack Alvino, Valentina Aurino
Durata: 6 stagioni su Facebook/ilmatricomio e su Youtube
Interpreti: Jack Alvino, Valentina Aurino

Jack è un ingegnere, Vale una donna di casa (forse). Lui è appassionato di moto, lei sta molto attenta alla pulizia e all’ordine in casa. Lui è un flemmatico, lei è molto dinamica, a volte esplosiva. Ci sono tutti gli ingredienti per realizzare divertenti scenette sulla vita di coppia e mostrare come l’intesa si rafforzi proprio nel modo con cui tutto viene sempre riportato a unità

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Lui e lei sono pienamente se stessi con i loro desideri, con i loro caratteri ma lo sono all’interno di una unità di coppia, dove tutto può essere affrontato, purché venga risolto per il bene di quella vita in comune nella quale essi trovano la ragione della loro esistenza.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Jack e Vale recitano benissimo (hanno fatto per anni teatro) e le sceneggiature sono sapientemente costruite. La qualità degli sketch è assolutamente professionale
Testo Breve:

In questa web serie, Jack e Vale sono marito e moglie che ci mostrano come possano venir felicemente superate le mille discussioni di ogni giorno tipiche di una vita in due

E’ tempo che il nostro giornale si dedichi anche alle Web Serie, soprattutto quando, come nel caso di Matricomio, il tema sviluppato è quello del matrimonio e della famiglia.

Si tratta di rapidi sketch di due-quattro minuti dove si fronteggiano un marito e una moglie, Jack e Vale, nella divertente e ricca banalità di ogni giorno. Le puntate più cliccate si trovano su Youtube: una serie più ampia è reperibile su facebook/ilmatricomio (in tutto sono 90 puntate, dal 2016 a oggi).

Jack e Vale sono realmente marito e moglie da 14 anni, recitano molto bene (hanno fatto per anni teatro) e le sceneggiature sono sapientemente costruite. Ovviamente tutto questo non basta per dare ragione del loro successo (una loro puntata, La massaia estrema, ha avuto più di 12.000 visualizzazioni e 600 like): ciò che riescono a trasmetterci è il loro affiatamento: riescono realmente a farci entrare nella vita di una coppia che affronta problemi quotidiani che ognuno di noi può incontrare, ne nascono vivaci discussioni perché i punti di vista sono diversi ma poi viene sempre trovata la soluzione che soddisfa entrambi.

I temi trattati in prevalenza sono le diverse sensibilità, quella maschile e quella femminile con le quali viene percepita la realtà e gli incontri/scontri in tema di economia domestica. Ecco quindi che Vale non riesce ad attirare l’attenzione di Jack neanche quando ha cambiato pettinatura mentre lei nota subito che lui ha ridotto il pizzo. Un momento di cattivo umore di lei viene risolto da Jack con un complimento al vestito che lei indossa (ma questa scenetta potrebbe irritare le femministe più incallite). Scontati i battibecchi in termini di cura domestica: l’assunzione di una colf si risolve in un fallimento perché lei è molto scrupolosa e in fondo ci tiene a esser solo lei la responsabile della cura della casa. Non mancano puntate sulla loro intesa anche fisica: assistiamo, in una puntata, alla furba retorica con la quale lui convince lei ad indossare, per una serata, dei tacchi a spillo, molto più femminili delle solite ballerine o i metodi che riesce a escogitare lei quando non si sente disponibile a rispondere alle effusioni di Jack.

E’ chiara la filosofia di fondo di questi sketch: un lui e un lei che sono pienamente se stessi con i loro desideri, con i loro caratteri ma lo sono all’interno di una unità di coppia, dove tutto può essere affrontato, purché venga risolto per il bene di quella vita in comune nella quale essi trovano la ragione della loro esistenza.

Dalla visione del loro lavoro, ormai triennale, dispiacciono un pochino solo due cose: che la vita di coppia non viene estesa alle problematiche della gestione di figlio (ma questo sarebbe un ciclo di puntate sostanzialmente differente) e che nei loro contrasti, che si risolvono sempre con una riappacificazione, non ci siano a volte gesti di affetto, conferme del loro reciproco amore (ma forse un po’ di pudore giova a ricordare che la coppia è reale e che l’amore è vero, non costruito per l’occasione)

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE SOCIETY (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Ven, 05/17/2019 - 12:04
Titolo Originale: The Society
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Marc Webb
Sceneggiatura: Christopher Keyser
Produzione: Netflix
Durata: dieci puntate
Interpreti: Kathryn Newton, Gideon Adlon, Sean Berdy, Natasha Liu Bordizzo, Jacques Colimon

In West Ham, una cittadina del Connecticut, l’aria emana un odore pestilente di origine sconosciuta e il sindaco decide di mandare tutti i ragazzi dell’ High School fuori dalla città, in un campeggio attrezzato nei boschi limitrofi. I pullman scolastici debbono però tornare indietro a causa di un ponte che ha ceduto per il maltempo. E’ ormai sera e quando i ragazzi tornano a casa si accorgono che qualcosa di misterioso è avvenuto: non c’è più nessuno a West Ham e loro sono gli unici abitanti. Le strade verso l’uscita della città sono boccate. Questi 240ragazzi e ragazze sono ora gli unici componenti di una minisocietà isolata dal resto del mondo e dovranno cercare di organizzarsi, altrimenti si troveranno nel caos....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Ci sono ragazzi buoni e altri cattivi in questo serial ma di fronte a una sfida che li costringe a maturare prima del tempo, non si stabiliscono valori in comune, ognuno resta se stesso agendo secondo il suo temperamento, non ci sono riflessioni che trasformano
Pubblico 
Adolescenti
Uso di droga, violenze domestiche, rapporti di convivenza senza nudità. Netflix: VM14
Giudizio Artistico 
 
La fiction risulta stimolante come metafora di una umanità che deve riuscire a organizzarsi come società. Buona la caratterizzazione dei personaggi ma solo quelli femminili
Testo Breve:

Duecento ragazzi dell’ high school tornano da una gita nei boschi ma nella loro cittadina non c’è più nessuno. Una storia interessante sul conflitto fra l’inclinazione all’individualismo e la necessità di organizzarsi in una società ordinata

E’ ormai chiaro: Netflix vuole diventare leader indiscussa dei teen drama e di racconti destinati agli young adult, a giudicare dal ritmo con cui sforna fiction TV e film destinati a questa fascia di utenza. Originale questa volta è il tema di fondo: per questi ragazzi agli ultimi anni della high school, non si tratta di trovare il partner per il prom (il ballo di fine anno), i soldi necessari per andare all’università, organizzare la vacanza più spensierata della loro vita; ora non debbono più andare a scuola, giustificare i loro comportamenti ribelli con le incomprensioni dei genitori ma sono pienamente in balia di loro stessi. Si trovano in una sorta di nuovo mondo, un tema tipico della letteratura americana, dalle caratteristiche particolari: possono entrare in qualsiasi negozio e prendere ciò che vogliono senza pagare ma sono anche coscienti che alla fine tutto si esaurirà.

Sono molti i protagonisti di questa storia, tutti giovani che non hanno perso la voglia di ballare, di ubriacarsi, cercare la/il proprio partner, sul fare gruppo facendo pettegolezzi sulla ex compagna di classe che sta troppo sulle sue ma al contempo sono due le nuove sfide, più grandi di loro che si trovano ad  affrontare: decidere se organizzare una minisocietà civile o lasciare che prevalgano i più prepotenti e trovare un nuovo senso da dare alla propria vita, con l’aiuto della fede cristiana o con altri credo.
Il primo tema è ben sviluppato, una metafora di come la società umana ha cercato nel tempo di organizzarsi, con successi ma anche tante sconfitte. Il primo esperimento che i ragazzi applicano è il socialismo: per quei ragazzi che possono contare solo sulle scorte presenti nei supermercati, non si intravede altra soluzione che raccogliere e distribuire equamente le derrate alimentari e per far questo non resta che assegnare il monopolio della forza a delle guardie che hanno il compito di sequestrare tutte le armi ed esercitare metodi coercitivi su chi trasgredisce. Nessuno sente la necessità di seguire le tradizioni che loro, bene o male hanno ereditato dai genitori: ci si trova piuttosto di fronte a una costruzione rivoluzionaria e, come in tutte le rivoluzioni della storia, la radicalizzazione e la repressione è dietro l’angolo fomentata dai più prepotenti. “Non dobbiamo chiedere il potere, dobbiamo prendercelo” dice uno dei ragazzi. Né manca il terrorismo indiscriminato. “Il terrorismo serve per generare insicurezza”: conclude un altro. Il secondo aspetto, il senso sovrannaturale di tutto ciò che sta accadendo, è meno sviluppato e diventa la riflessione privata di qualche ragazza che si chiede perché Dio abbia voluto tutto questo, se c’è un Dio, oppure si sia piuttosto vittima di un destino senza senso. Alla fine non c’è nessuna intesa collettiva su questo punto e ognuno finisce  per comportarsi in base alla propria natura: chi è buono si comporta da buono, chi è malvagio si comporta come tale. Non ci sono “conversioni” in questo serial.

I personaggi sono ben caratterizzati ma la preferenza va chiaramente a favore di quelli femminili: sono loro che fanno proposte, riflettono saggiamente sul da farsi, hanno momenti di malinconia ma poi sono capaci di affrontare la realtà a testa alta (I co-sceneggiatori sono tutte donne). I maschi vengono ritratti soprattutto come espressione di energie naturali: energie che esprimono pulsioni sessuali, forza atletica come quella dei “ragazzi-guardie” e anche, in un caso, il gusto per la violenza.

L’ossequio al genere teen ha inevitabilmente spinto gli sceneggiatori ad inserire alcuni subplot prevedibili come l’adolescente che resta incinta e la presenza di un ragazzo gay. Originale invece la presenza di una ragazza che si sente cristiana e vuole arrivare vergine al matrimonio, anche se si tratta di un personaggio descritto con una certa ironia, visto che, si mostra molto fantasiosa nei modi con cui esprime affettuosità nei confronti del suo fidanzato

Il serial ha il chiaro obiettivo di raggiungere un vasto pubblico: non ci sono nudità ne violenze esplicite ma gli incontri amorosi appaiono chiari nelle loro intenzioni e alla fine queste coppie, senza che ci siano più i genitori a controllare, finiscono tutti per convivere. Netflix lo ha classificato come VM14 anche per l’abuso di droga e la presenza di violenza domestica.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL MOLO ROSSO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 05/02/2019 - 11:28
Titolo Originale: El embarcadero
Paese: Spagna
Anno: 2019
Regia: Jesús Colmenar, Álex Rodrigo, Jorge Dorado, Eduardo Chapero-Jackson
Sceneggiatura: Álex Pina, Esther Martínez Lobato
Produzione: Movistar+, Atresmedia Studios, Vancouver Media, Beta Film
Interpreti: Alvaro Morte, Verónica Sánchez, Irene Arcos

Alejandra è una donna architetto di Valencia che ha ricevuto una bellissima notizia: il progetto per un grattacielo, disegnato da lei assieme alla sua collega e amica Katia, ha trovato un importante acquirente. Mentre torna a casa, riceve dal marito Oscar, che si trova in Germania, una calorosa telefonata di congratulazioni. Ma quella stessa sera stessa viene informata dalla polizia che suo marito è stato trovato morto, probabilmente suicida, dentro una macchina nel parco naturale di Albufera, non lontano da Valencia. Alejandra inizia a capire che il marito ha condotto per anni una doppia vita. Raggiunge Albufera e scopre che lì viveva con un’altra donna, Verònica, che ha avuto da lui una bambina ....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film cerca di teorizzare la validità di un amore libero privo di alcun impegno definitivo. La sessualità vista come strumento per esprimere la propra simpatia anche a persone dello stesso sesso
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo e riprese di incontri amorosi senza molti dettagli ma le tematiche sessuali sembrano costituire il tema prevalente
Giudizio Artistico 
 
I numerosi personaggi risultano tutti ben delineati, ad eccezione del protagonista Oscar. Le otto puntate hanno comportato una eccessiva diluizione del racconto
Testo Breve:

La morte improvvisa del marito, probabilmente un suicidio, fanno scoprire alla moglie la sua doppia vita con un’altra donna. Un thriller psicologico riuscito parzialmente di Alex Pina, già autore del famoso La casa di carta.

Verònica si trova di fronte a un Oscar sconcertato: ha scoperto, proprio ora che la loro relazione si è consolidata, che lei continua ad avere rapporti sessuali con altri ragazzi di Albufera che lei conosce dall’infanzia. Per rasserenarlo, traccia su un foglio due cerchi che si sovrappongono parzialemente.   In quell’area in comune fra i due cerchi – spiega Veranica – vive la loro relazione: lì c’è dedizione completa, l’uno per l’altra. Ma fuori da quella zona, c’è piena libertà, anche di avere incontri con altre persone.  Oscar non può che acconsentire a quello schema, perché anche lui non ha mai abbandonato sua moglie nè le ha mai rivelato la sua relazione con Verònica.

Da quando è iniziata la fase del post-matrimonio, da quando cioè il cinema e la fiction TV hanno perso ogni interesse verso il diamante a quattro punte (amore fra un uomo e una donna, che genera un impegno per la vita, che sviluppa una unione sessuale esclusiva, che genera fecondità) hanno avviato da tempo, una fase di “ricerca sperimetale” senza che se ne intraveda una conclusione in breve tempo, alla scoperta di nuove forme di unione e di impiego della sessualità. Se sono  preponderanti, in questa tendenza,  film e fiction TV che parlano di unioni fra persone dello stesso sesso (ad es: Modern Family, Carol,... ), non vengono trascurati i  L.A.T. (Leave apart together, ad es: Tra le nuvole),  ma anche espressioni di affettuosità sessuata fra persone dello stesso sesso che non hanno alcuna inclinazione omosessuale. E’ il caso di  Chiamami col tuo nome, che sviluppava la storia di un rapporto pederastico fra un alunno e il suo insegnante, oppure Croce e delizia, dove due uomini già sposati e con figli, desiderano convivere secondo le usanze dell’antica Grecia. Ora, con questo Il molo rosso, si teorizza la sessualità come espressione di simpatia naturale che può esser rivolta contemporaneamente a più persone, dell’altro o dello stesso sesso.

L’autore del serial è Alex Pina che, cavalcando il successo, meritato, di La casa di Carta, si è ora riproposto con questo thriller psicologico dove una donna cerca di comprendere la doppia vita che ha vissuto suo marito prima del supposto suicidio. Vengono riproposte le formule narrative che hanno decretato il successo del precedente serial: ogni puntata si chiude con un mistero che resta ancora irrisolto e i tanti personaggi, quelli principali come quelli secondari, sono delineati con cura. Il più riuscito è quello di Verònica, una moderna maga Circe, in grado di attirare a sé, nell’incanto nella sua isola-riserva naturale, gli uomini e di trattenerli con le sue grazie e con la piacevolezza di una vita immersa nella natura.  Più complesso ma comunque interessante è quello di Alejandra: la razionalità e l’armonia con cui progetta le sue forme architettoniche sono espressione di un’attitudine mentale che finisce per respingere a priori, se non per motivi etici, almeno per linearità di comportamento, il tradimento del marito. La sua evoluzione, frutto della sua tensione nel cercare di comprendere come sia potuto accadere, finiranno per avvicinarla alla sensibilità di Verònica e a disegnare nuove forme architettoniche in continua tensione dinamica. Il meno riuscito è proprio il personaggio di Oscar (interpretato da quell’ Álvaro Morte che era stato così determinante per il successo di La casa di carta): sembra una persona senza coerenza interna, che insegue ciò che nell’immediato risulta per lui più piacevole.

Altri serial hanno trattato di recente il tema del tradimento, come The Affair. Questo mostrava in modo molto realistico come il tradimeto danneggi non solo il coniuge tradito e i figli, ma anche il coniuge colpevole: la sua vita diventa fragile, i due amanti vengono squassati da continue incertezze, colti da repentini pentimenti e altrettanti, mai definitivi, recuperi di speranza per un futuro più stabile. Al contrario, In questo Il molo rosso, il tema viene sviluppato come un mito: da una parte c’è Alejandra, espressione della modernità: è una donna emancipata, che si realizza con il suo lavoro di architetto, che risolve sempre a proprio vantaggio eventuali problemi (quando resta incinta proprio quando sta completando un importante progetto, abortisce senza tentennamenti, nonostante le perplessità del marito). Dall’altra c’è una Dea della Natura (Verònica) che vive di agricoltura e pesca, si offre generosamente agli uomini che la desiderano e se resta incinta, accoglie serena il frutto della sua fecondità. Anche i colori contribuiscono a sottolineare questo cotrasto: se l’acqua e le terre della riserva di Albufera vengono riprese con le luci calde dell’alba o del tramonto, la figura di Alejandra si staglia spesso sullo sfondo delle opere di Calatrava a Valencia

Se il baricentro del racconto è costituito sulla contrapposizione fra le due donne, poste a simbolo di due diverse forme di amore e di impiego della sessualità, l’interesse dello spettatore viene disturbato dal fatto che il tema della sessualità finisce per venire abusato (episodio dopo episodio, abbiamo  amore fra persone di diverso o dello stesso sesso, amore a tre, masturbazioni, una giovane ragazza che vende su Internet le proprie nudità,..). Il risultato netto è che l’autore non sembra volerci proporre seriamente nuove forme di vita libertina ma più prosaicamente, tenere desto l’interesse dello spettatore, con continui risvolti pruriginosi.

Resta piacevole la forte intesa fra quattro donne (Alejandra, sua madre, l’amica Katia e sua figlia): spesso litigano fra loro ma le tiene unite una forte solidarietà, pronte ad aiutarsi a vicenda. Spetta proprio a Katia la decisione più saggia di tutta la fiction: divenuta l’amante del suo capo, decide di lasciarlo per non arrecare sofferenza alla moglie di lui.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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RIVERDALE (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Sab, 03/30/2019 - 11:11
Titolo Originale: Riverdale (season 1)
Paese: USA
Anno: 2017
Produzione: Warner Bros, CBS
Durata: 13 episodi, ora su Netflix
Interpreti: KJ Apa, Camila Mendes, Lili Reinhart, Cole Sprouse, Luke Perry,

Una tranquilla cittadina americana viene sconvolta dal misterioso omicidio del ragazzo più popolare della città, Jason Blossom. La vita di tutti i suoi compagni di scuola e dei abitanti di Riverdale cambierà per sempre.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
In questa serie, priva dei toni foschi e morbosi di tanti altri teen drama, degli adolescenti coltivano salde amicizie e sviluppano i primi amori. I cattivi sono i genitori. Esperienze sessuali prematrimoniali anche omosessuali
Pubblico 
Adolescenti
Inclinazione al suicidio, rapporti prematrimoniali anche fra un minorenne e una maggiorenne ma attraverso scene solo allusive
Giudizio Artistico 
 
Un teen drama, che è anche un buon giallo caratterizzato da un continuo orientarsi verso il mistery. I colpi di scena sono ben inseriti e la serie, non prevedibile, tiene continuamente con il fiato sospeso
Testo Breve:

Una tranquilla città di provincia si scopre non essere più tale quando un ragazzo dell’high school viene ucciso e i suoi amici cercano di scoprire cosa è successo.  Riverdale è la serie più vista dai giovani nel 2018 dopo Thirteen ma è più romanzata e meno cupa di altri teen drama di successo

Ogni generazione ha la sua serie icona: dai ‘90 di Beverly Hills, ai 2000 di Dawson’s Creek. Dalle vite degli adolescenti ricchi di Orange County a quelle sconclusionate e ribelli di Gossip Girl. I teen drama rappresentano non solo una moda ma esprimono da sempre, per la storia della tv, esempi e modelli di vita in cui identificarsi.

Nell’era di Netflix, dove le produzioni risultano essere a basso costo ma di migliore qualità, è necessario comprendere che la scelta di cosa vedere è amplificata a dismisura rispetto a qualche anno fa. Infatti, se Thirteen Reason Why racconta la realtà cruda dei pericoli che incontrano talvolta gli adolescenti, Riverdale è una serie decisamente più romanzata. I personaggi, come nei migliori film Warner Bros, seguono un percorso che li porta a delle scelte, bene e male che siano, imparano a riconoscere le amicizie, provano le prime esperienze dell’innamoramento, affrontano i pericoli e conoscono sé stessi mettendosi alla prova.

In questo Riverdale rappresenta un cambiamento decisamente positivo rispetto al decennio passato dove i protagonisti delle serie mentivano, rubavano, talvolta facevano uso di droghe solo per sentirsi parte di un gruppo. Il messaggio che veniva percepito per la maggiore era quello di una realtà ben lontana, con il conseguente desiderio di evasione.

Guardando Riverdale si respira quasi l’aria del piccolo paese in cui tutti si conoscono. Una misteriosa cittadina medio borghese, che ha costruito la propria economia sullo sciroppo d’acero, dove il passato incide spesso sul presente. I cittadini sono preoccupati di mantenere spesso le apparenze, non mancano i gruppi dove c’è chi si impone sull’altro, liti familiari, ma senza eccessivi drammi.

Così, se inizialmente può sembrare un semplice teen drama, già dalla puntata pilota ci rendiamo conto che si tratta di un vero e proprio thriller: che fine ha fatto Jason Blossom?

La storia racconta di un gruppo di ragazzi della Riverdale High School, Jughead Jones, Betty Cooper, Archie Andrews Veronica Lodge, che indagano su misteri, omicidi e intrecci amorosi.

La voce narrante è del sarcastico e introverso Jughead Jones, costantemente alla tormentosa ricerca della verità che tenta di portare a galla attraverso i suoi articoli pubblicati sul giornale studentesco.

Jughead condivide la passione per le indagini e il giornalismo con la compagna Betty Cooper che in apparenza sembra la tipica ragazza acqua e sapone della porta accanto; solo con lo svilupparsi delle vicende mostrerà un lato più oscuro. Il protagonista, Archie Andrews, è il classico giocatore di football del college che si divide tra la passione per la musica e lo sport. L’ultima del gruppo, Veronica Lodgericca ed elegante ragazza appena trasferita da New York con la madre, dopo che uno scandalo finanziario ha travolto la sua famiglia.

In Italia non è così conosciuto, ma Archie Andrews è uno dei personaggi più vecchi nella storia dei fumetti negli Stati Uniti.  La serie, adattamento televisivo dei fumetti Archie Comics, è prodotta da Warner Bros e Netflix ed ha vinto 22 premi tra cui 16 Teen Choice Award.

Riverdale si presenta come un teen drama, ma è anche come un buon giallo caratterizzato da un continuo orientarsi verso il mistery. I colpi di scena sono ben inseriti e svelati non tutti sul finale delle puntate rendendo così la serie non prevedibile, tiene continuamente con il fiato sospeso e non annoia: episodio dopo episodio, si mantiene viva la tensione. Ogni puntata racconta qualcosa del passato che si ripercuote sul presente facendo emergere un netto contrasto tra tradizione e innovazione. Le strade illuminate da luci al neon sotto il cielo nuvoloso, ci presentano un’ambientazione, fatta di pub e automobili anni ’50 che ci riportano alle dinamiche tipiche della provincia americana mescolate ai temi attuali più discussi tra i giovani come la competizione femminile, il suicidio il disagio ai tempi del liceo e l’omosessualità.

Come gran parte delle serie tv d’oltreoceano lo spazio è sempre ristretto alla piccola cittadina, un piccolo ma intenso mondo tra milk-shake condivisi con gli amici, storie d’amore e strane e misteriose scomparse che rappresentano il giusto mix di ingredienti per il successo di una serie.

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL NOME DELLA ROSA (serial)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 03/14/2019 - 16:44
Titolo Originale: Il nome della rosa
Paese: ITALIA, GERMANIA
Anno: 2019
Regia: Giacomo Battiato
Sceneggiatura: Giacomo Battiato, Andrea Porporati, John Turturro, Nigel Williams
Produzione: Rai Fiction, Tele München
Durata: 8 puntate di 50 minuti su RAIUno
Interpreti: John Turturro, Damian Hardung, Rupert Everett, Michael Emerson, Greta Scarano

1327, in un monastero benedettino sulle Alpi italiane. Sta per aver luogo una disputa fra i rappresentanti dei francescani (appoggati dall’imperatore Ludovico di Baviera), che avevano  proclamato l’assoluta povertà di Cristo e  quindi dei suoi successori, e i rappresentanti di papa Giovanni XXII che aveva dichiarato eretica questa posizione. A rappresentare i francescani arriva al convento il frate Guglielmo da Baskerville, con al seguito il giovane novizio Adso da Melk. Abbone, l’abate del monastero, incarica immediatamente Baskerville di un grave compito, in nome della sua precedente esperienza di inquisitore: scoprire  chi ha ucciso il monaco Adelmo che è stato trovato morto ai piedi della torre della biblioteca. Il mistero deve venir risolto al più presto perché sta per arrivare la delegazione papale, guidata dal severo inquisitore domenicano Bernardo Gui...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il valore anche culturale degli ordini dei mendicanti nel medioevo viene trasfigurato in una caricatura di uomini viziosi con fede ottusa
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di stupri e violenze su donne, nudità femminili integrali
Giudizio Artistico 
 
John Turturro riesce a farci rimpiangere Sean Connery nel suo stesso ruolo nel film del 1987; la componente thriller dimostra, già a metà del percorso del serial, di avere il fiato corto. Modesta la computer grafica impiegata
Testo Breve:

Le indagini del francescano Baskerville, promotore della supremazia della ragione contro l’oscurantismo medioevale, presenti nel famoso libro di Umberto Eco, sono state diluite nelle otto puntate di questo serial con poco rispetto sia della storia che del testo originale

Ha senso realizzare un serial in otto puntate su Il nome della Rosa, il romanzo di Umberto Eco del 1980 che è stato venduto in 50 milioni di copie, tradotto in 40 lingue e dopo che il film omonimo del 1987  ha vinto un premio Oscar e 5 David di Donatello?

Il senso deriva ovviamente dalla facilità di ricavare vantaggi dalla fama conquistata dai due lavori precedenti (la fiction è una coproduzione internazionale, già prenotata per andare in onda in 130 paesi) ma si pone un impegno che è quello tipico di un serial: mantenere alta l’attenzione sulla lunga durata e cercare di privilegiare la simpatia dei personaggi più che puntare sull’evoluzione della storia, per garantirsi l’auspicata fedeltà dello spettatore.

Dalle prime puntate si individuano due operazioni che sono state compiute: un certo impegno esplicativo, didattico, per tener conto di una audience molto vasta e una radicalizzazione, semplificazione quasi brutale dei contrasti.  In una delle prime sequenze, Baskerville, di fronte al padre di Adso, deve spiegare chi è san Francesco, il fondatore del suo ordine.  Il contrasto fra il papa e l’imperatore diventa molto sbrigativamente, nella presentazione di apertura, colpa di un papa che si oppone all’indipendenza del potere politico (in realtà per il papa era il tempo della cattività avignonese).

In riferimento alla disputa con i francescani, in merito alla necessità di una chiesa povera (nella realtà questa posizione era stata già dichiarata eretica  dall’Inquisizione), il papa si esprime molto “nobilmente” apostrofandoli come  “quei dannati francescani”. Il serial sviluppa  una sottotrama non compresa nel libro: le azioni di fra Dolcino, e di sua figlia che porta avanti la sua opera, in modo da aggiornare Il nome della Rosa agli  appetiti di un pubblico contemporaneo: infiammare gli spettatori di fronte a un novello Robin Hood (in realtà i Dolciniani furono condannati perché volevano imporre la povertà con la forza, saccheggiando e uccidendo) e poter introdurre una combattente donna, in singolare sincronia di tempo con una simile operazione condotta dalla Marvel con il suo ultimo film: Captain Marvel.

C’è però qualcosa di realmente deformato nel serial: sono alcune figure di frati, fuori e dentro il convento. Un'operazione che si può comprendere solo con il fatto che il serial è orientato a paesi di prevalente cultura protestante, dai quali notoriamente la vita di clausura non viene compresa (bisogna ricordare che sia il libro che il film hanno avuto successo soprattutto in Europa e ben poco negli Stati Uniti). L’ipocrisia è la loro caratteristica dominante oltre all’attrattiva verso il sesso (in entrambe le direzioni). Ecco che il priore del monastero prega davanti alla statua della Madonna che lui adorna con preziosi gioielli ma in realtà continua a peccare. Chi è proprio cattivo, anzi cattivissimo (dispiace che l’attore Rupert Everett, che lo impersona, sia stato imprigionato in una parte così insulsa) è l’inquisitore Bernardo Gui che da una parte dice: “chi sono io per giudicare una persona?” e bacia il crocifisso ma poi impiega un secondo a condannare al rogo chi considera eretico. Il fatto che durante un viaggio, scopra in una capanna una coppia di adulteri e in due secondi decida di condannarli al rogo, a mo’ di rappresaglia nazista, non è semplicemente una forzatura storica ma è un insulto alla serietà e alle procedure rigorose dei tribunali ecclesiastici del tempo. Il fatto che ripetutamente si sottolinei come le donne siano solo delle pericolose tentazioni opera del diavolo, serve solo a perpetuare la favola nera del medioevo, l’epoca antecedente alla riforma protestante.

Da un punto di vista artistico si nota troppo che il monastero e la sua inaccessibile torre-biblioteca siano stati realizzati in computer grafica, nulla a che vedere con le scenografie di Dante Ferretti del film (che si guadagnò uno dei 5 David di Donatello) e John Turturro non regge in alcun modo il confronto con l’ironia del personaggio interpretato da Sean Connery.

La componente investigativa della trama segue abbastanza bene il testo originale ma su questo punto sorgono due domande: come farà il serial a prolungare la suspense fino all’ottava puntata? E possiamo veramente parlare di suspense quando la maggior parte del pubblico sa già chi è l’assassino e come ha ucciso?

In conclusione un’operazione  furba che ha il respiro corto,  altamente antistorica e che ha approfittato della fama guadagnata dal libro nel tentativo di trasformarlo in una sorta di Trono di spade medioevale.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THIS IS US (Stagione 3)

Inviato da Franco Olearo il Gio, 02/14/2019 - 20:08
Titolo Originale: This is us
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Dan Fogelman
Sceneggiatura: Dan Fogelman
Produzione: hode Island Ave. Productions, Zaftig Films, 20th Century Fox Television
Durata: 18 episodi di 40 minuti su Fox Life

Continuiamo a seguire, in questa terza stagione di This is us le vicende dei tre fratelli (due naturali: Kate e Nick e uno adottato: Randall, un afroamericano) nati da Jack e Rebecca, ma anche di questi ultimi continuiamo a ricevere informazioni, attraverso dei flash-back, per quel che riguarda la prima volta che si sono conosciuti. Nella terza stagione, Kate e Toby, ormai sposati, non riescono ad avere bambini a causa el sovrappeso di Kate. Decidono quindi di procedere alla fecondazione in vitro, nonostante siano stati informati dei rischi e delle probabilità molto basse che l’intervento abbia successo. Randall è ormai un professionista affermato, sente l’impegno morale di adottare anche lui una bambina e fa la sua proposta all’adolescente Deja, abbandonata da entrambi i genitori. Kevin si accorge di sapere ben poco del passato di suo padre Jack, morto nell’incendio della loro casa, soprattutto del periodo che lo ha visto coinvolto nella guerra in Vietnam. Viene così a scoprire che suo padre aveva un fratello, Nick, che era stato costretto, pur considerandosi un pacifista, ad andare in guerra secondo la logica del reclutamento per estrazione a sorte che veniva applicata a quei tempi. Jack, di fronte allo sconforto del fratello minore, aveva deciso di arruolarsi come volontario per non lasciarlo solo...

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il serial esalta ad ogni puntata il valore degli affetti familiari anche se evita di concepire l’amore come ragione ma solo l’amore-sentimento
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche tematica potrebbe non essere adatta ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
I dialoghi, i litigi e poi le richieste di perdono fra familiari sono ben costruite ma alcuni personaggi tendono a venir definiti solo in base ai loro complessi.
Testo Breve:

La terza stagione continua a raccontare storie di famiglia che potrebbero accadere a tutti noi e lo fa ribadendo il valore assoluto e determinante, per la nostra felicità, dei valori familiari

Jack va dal suo medico curante e gli chiede di tenere in sordina alcune sue imperfezioni fisiche per potersi così arruolare e cercare di raggiungere il fratello in Vietnam. “Voglio stargli vicino: è in difficoltà. Voglio andare dove sta lui: è il mio fratellino. Il mio compito è prendermi cura di lui. Anzi, e’ il mio unico compito. Anni prima, vediamo Jack bambino in braccio al papà, intenti a guardare dai vetri della nursery il fratellino Nick, appena nato. In quell’occasione il padre gli dice “Tuo compito sarà prenderti cura del tuo fratello minore”.

Questo episodio, assieme a tanti altri presenti in questa terza stagione, mette ben in chiaro qual è il tema dominante che porta avanti il serial e che coinvolge indistintamente tutti i personaggi: i legami familiari sono al primo posto e le radici che ci siamo costituiti per nascita dai nostri genitori fanno parte della nostra essenza, di ciò che va assolutamente preservato o ricostituito, se è necessario. Ogni azione e ogni sacrificio è pienamente giustificato quando c’è da aiutare un fratello, un genitore, il coniuge, un figlio.
In altri episodi, che vedono coinvolti Randall e Kevin, viene loro detto che debbono sentirsi orgogliosi di somigliare ai loro padri. Si sviluppa in questo modo una vera e propria religione della famiglia, perché ciò che viene percepito come affetto familare ha valore assoluto al di sopra di tutti gli altri. In questo modo gli affetti familiari costituiscono una sana vocazione alla trascendenza rispetto agli egoismi personali ma non si tratta di trascendenza assoluta, di tipo religioso. Sono rivelatrici di questo atteggiamento gli episodi che raccontano, con toni drammatici, le difficoltà di Kate di restare incinta a causa del suo sovrappeso e la sua decisione di ricorrere alla fecondazione in vitro. I fratelli, la madre, sono contrari a causa dei rischi che l’operazione comporta. Il più diretto è Randall: val la pena correre dei rischi elevati, spendere migliaia di dollari, quando ci sono tanti ragazzi che aspettano di avere una famiglia?  La reazione di Kate è rabbiosa: lei vuole un figlio che abbia le fattezze di lei e di suo marito Toby. Desidera moltissimo avere un figlio suo e questo basta per chiudere il discorso. Randall e gli altri fratelli chiederanno poi scusa e faranno di tutto per aiutarla nel suo proposito. In questo episodio è chiarito cosa si intende per amore familiare: stare sempre vicino e sostenere la persona cara, anche se non si è d’accordo ed è sintomatico che non si cercano categorie di verità superiori che trascendano noi stessi (come sarebbe accaduto se Kate avesse optato per una adozione): conta solo ciò che si sente con forza nel proprio cuore. 
Questo atteggiamento ci porta vicino a un’altra peculiarità di questo serial che finisce per diventare un manifesto dell’emotivismo. Ciò che caratterizza i personaggi di questo serial è ciò che sentono, non ciò che pensano. Prima di tutto sono importanti gli affetti familiari ma però loro “sentono” tante altre cose: complessi dovuti al sovrappeso, instabilità emotive, malinconici ricordi del passato, la mancanza di radici familiari: sono tutte situazioni che influenzano, determinano il loro comportamento. Questa tendenza influenza anche lo stile del racconto, che scivola a volte nel patetismo. Unica significativa eccezione è Randall. Randall è una persona equilibrata, presente a se stesso, non ha vizi, riesce a vedere se stesso e gli altri con lucidità. Nel tentativo di convincere Deja di accettare l’adozione, si era preparato un bel discorso ricordandole che anche lui a sua volta era stato adottato; quando Kate aveva pensato di ricorrere alla fecondazione in vitro, come abbiamo già visto, Randall aveva cercato di farla riflettere sul valore superiore dell’adozione. In entrambi i casi la ragione aveva perso contro le emozioni. A questo punto Randall si era limitato a confermare il suo affetto per loro e, almeno nel primo caso, aveva vinto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DERRY GIRLS

Inviato da Franco Olearo il Mar, 02/05/2019 - 22:32
 
Titolo Originale: Derry Girls
Paese: United Kindom
Anno: 2018
Regia: Michael Lennox
Sceneggiatura: Lisa McGee
Produzione: Hat Trick Productions
Durata: sei ountate di 22' su Netflix
Interpreti: Saoirse-Monica Jackson, Nicola Coughlan, Louisa Harland , Jamie-Lee O'Donnell, Dylan Llewellyn

Erin è una ragazza di 16 anni che negli anni ’90 vive a Derry, nel Nord dell’Irlanda e frequenta assieme a sua cugina Orla un liceo retto da suore cattoliche. E’ il primo giorno di scuola e l’amica Michelle presenta loro suo cugino James, appena arrivato dall’Inghilterra che frequenterà, unico maschio, il oro collegio femminile, per evitare problemi con altri ragazzi irlandesi. Al gruppo si unisce anche Clare, che sta digiunando tutto il giorno in segno di solidarietà con i poveri bambini dell’Africa. La giornata inizia con un’ottima notizia: nella notte c’è stato un attentato sul ponte che porta in città è c’è una seria possibilità che lo scuolabus non possa arrivare a destinazione....

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Delle brave insegnanti suore e dei simpatici genitori sanno tenere a bada quattro ragazze un po’ irrequiete
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio sboccato
Giudizio Artistico 
 
Le sei puntate scivolano veloci, sostenute da un fuoco d’artificio di battute, malintesi, imprevisti
Testo Breve:

Nella cattolica Derry durante il confitto nordirlandese quattro ragazze trascorrono la loro adolescenza con un po’ di incoscienza ma tanta allegria e sempre con grande spirito di solidarietà fra di loro

“Il mio nome è Erin Quinn, ho sedici anni e vengo da un posto chiamato Derry o Londonderry, dipende dalle vostre convinzioni; un angolino problematico del nordovest dell’Irlanda. E’ giusto dire che ho un rapporto piuttsto complicato con la mia città natale. Vedete, il problema di vivere a Derry è che non c’è un posto dove nascondersi. Tutti conoscono tutti e conoscono tutto di tutti”. E’ questo il commento di sottofondo con cui inizia questa fiction in sei puntate disponibile su Netflix, mentre scorrono le immagini dall’alto di Derry e di camionette dell’esercito inglese che percorrono le sue strade.

Continua la nostra indagine sui serial TV del 2018 che descrivono il mondo degli adolescenti ma è meglio chiarire subito che questa fiction inglese ha una particolarità: fa morire dal ridere. L’autrice, Lisa McGee ha realmente vissuto la sua adolescenza a Derry negli anni ’90, cioè ai tempi del cosidetto The Troubles (il conflitto nordirlandese) e ricostruisce il suo passato con il filtro dell’affetto che ha conservato per le sue compagne, per le suore del collegio, la sua famiglia. Anche le tensioni del conflitto sono state rilette alla luce dello spirito goliardico di una ragazza che a quel tempo aveva sedici anni: un attentato al ponte viene subito visto come occasione per evitare di andare a scuola e i posti di blocco dei soldati inglesi sono pretesti fra le compagne per discutere su quale soldato sia il più carino.

Il serial ha una struttura a Sit Com, ogni puntata è di venti munuti e le le battute fra i protagonisti costituiscono un fuoco di artificio che porta avanti con brio la spirale di pasticci che le ragazze riescono a combinare (sono dei Gianburrasca in gonnella). Sembra ogni volta che la situazione sia andata completamente fuori controllo ma alla fine grazie anche alla burbera suor Michael, che sembra essere l’unica che abbia la testa a posto e conosca le sue ragazze, tutto si sistema. C’è in effetti da sperare poco di buono da una ragazza come Michelle, sempre pronta a lanciarsi con irruenza in una nuova avventura mentre Erin proclama con forza i suoi diritti di adolescente davanti a sua madre salvo poi tornare subito indietro (“oggi giorno anche i figli possono divorziare dai propri genitori!”). Clare, spaventata sempre di tutto, finisce per venir inesorabilmente trascinata dalle altre mentre James ha problemi più prosaici: nel college non c’è una toilette per i maschi. Le quattro ragazze hanno un linguaggio sboccato che serve loro per lasciare intendere che sono esperte del mondo ma in realtà i loro amori sono solo frutto di fantasia e di sospiri per il ragazzo della porta accanto.

Ma il serial vuole raccontare qualcosa di più che le avventure di quattro adolescenti un po’ irrequiete: ogni puntata mette in luce temi dolorosi che sono ancora attuali e li affronta con un’ironia dissacratoria che non vuol sottovalutare certi problemi ma sembra piuttosto volerli, porre nella giusta dimensione, dal momento che ciò che conta realmente è l’amicizia, gli affetti familiari e la solidarietà sociale.

Ecco quindi che forse non è umano dividersi per dei conflitti religiosi, scegliere la soluzione della resistenza terroristica, proclamare subito un miracolo perché una statuetta sembra lacrimare, perdere un’amica perché ha inclinazioni omosessuali.

Il serial è disponibile sulla piattaforma Netfix in lingua inglese con sottotitoli in italiano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SKAM ITALIA (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 01/30/2019 - 19:55
Titolo Originale: Skam Italia
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Ludovico Bessegato
Sceneggiatura: Ludovico Bessegato, Anita Rivaroli
Durata: 19 - 37 minuti per episodio su TIM VISION
Interpreti: Ludovica Martino, Ludovico Tersigni, Federico Cesari, Benedetta Gargari,Beatrice Bruschi, Greta Ragusa

Eva ha sedici anni ed è una studentessa del liceo Kennedy di Roma. All'inizio del terzo anno viene spostata dalla succursale alla sede principale, perdendo così la maggior parte delle sue amicizie. L'unica compagnia che le rimane è Giovanni, il suo fidanzato e Martino, il migliore amico di Giovanni. Giovanni trascura spesso la sua fidanzata e questo porta Eva a frequentare alcune ragazze della scuola che diventano le sue migliore amiche. Silvia ha una cotta per Edoardo, il bello della classe e si fa aiutare dalle amiche per affrontare la prima volta con lui; Federica, detta Fede, è sempre allegra e spiritosa e non si preoccupa di essere sovrappeso; Sana è una ragazza musulmana, fiera è decisa, viene spesso emarginata per la sua fede; Eleonora è la più orgogliosa: ma non cede facilmente alle avances dei ragazzi (in particolare Eduardo) delle classi superiori che vorrebbero uscire con lei….

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Gli adolescenti di questa fiction hanno un forte senso della solidarietà fra amici ma l’esercizio della sessualità è vista come semplice strumento relazionale senza che venga abbinata la responsabilità di un impegno duraturo
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di rapporti sessuali prematrimoniali con accenni di nudità
Giudizio Artistico 
 
A questo serial TV va dato il merito, pur con l’impiego di mezzi limitati, di aver rappresentato in modo particolarmente realistico il mondo degi adolescenti. Qualche eccesso, nella parte finale, si nota nella ricerca di colpi di scena causati da un uso sovrabbondante di maldicenze e pettegolezzi
Testo Breve:

Eva ha sedici anni ed è stata trasferita in un nuovo liceo. Amicizie, amori, tradimenti si incrociano in questo universo di adolescenti raccontato con molta aderenza alla realtà dei comportamenti tipici di quell’età

Gli adolescenti sono una razza a parte, riescono a sfuggire a ogni facile schema narrativo perché loro stessi si trasformano da un anno all’altro, da una stagione all’altra.

Il 2018 è stato un anno ricco di fiction TV con adolescenti come protagonisti: sono apparse su Netflix (Tredici, Elite, Baby, Black Mirror: Bandernatch, Sex Education, Derry Girls,...) alla Rai (L’amica geniale, La compagnia del cigno, ,…). Molte di queste produzioni sono risultate strumentali, orientate ad attirare il pubblico su temi pruriginosi oppure il contesto scolastico costituiva  un’ambientazione-pretesto per sviluppare l’emozione di un thriller .

In questo vasto panorama non si può trascurare SKAM Italia trasmesso da TIM Vision, edizione nostrana di un serial norvegese di successo del quale sono state già realizzate anche le versioni francese e tedesca. E’ proprio a SKAM Italia che ci sentiamo di dare la palma del serial che meglio di tutti gli altri è stato capace di rappresentare nel 2018 lo spirito di quell’età così particolare. Debitore del parente norvegese solo nel formato, è stato radicalmente inserito in una realtà italiana (è ambientata al liceo Kennedy di Roma) ed è stata preceduta da una nutrita serie di interviste rivolte ad adolescenti per capire come parlano, a cosa sono interessati, come passano le giornate. Non si tratta di adulti che guardano dal buco della serratura un mondo che non è il loro, ma è un racconto sui giovani rivolto ai giovani

Ecco quindi che si sviluppano degli amori ma a quell’età la compagnia degli amici ha spesso un peso equivalente.  A scuola ci si organizza in gruppi, maschili o femminili, cappeggiati da un/una leader, colui/colei che appare più determinato/a a prendere decisioni.   I protagonisti sono spesso insicuri, conta molto il giudizio che gli altri danno su di loro. Un giorno si scherza facendo o dicendo cose stupide, il giorno dopo si cade in depressione e allora è importante venir consolati da quello che nel gruppo appare il più calmo, il più saggio. I pettegolezzi stanno a mille: basta che lui e lei si parlino lungo i corridoi della scuola che si sparga la voce che quei due stanno assieme e che magari sono già andati a letto. “Chi te lo ha detto?” è la frase che più frequentemente viene pronunciata. Ci vuole poco perché si sviluppino maldicenze intorno a una lei che resta così isolata e la poverina entra in paranoia. La concentrazione in una conversazione dura pochi istanti: si può parlare con una persona e contemporaneamente mandare un messaggio su Whatsup. Non si è ancora completamente padroni dei propri comportamenti, si mente per paura, si dice una vattiveria per rabbia e si finisce per chiedere tante volte scusa.

Non succede niente di particolarmente eclatante in questo SKAM Italia: non si calca la mano sul bullismo, la droga o sulle baby prostitute come hanno fatto altri serial ma le giornate scorrono fra qualche weekend un po’ noioso, tanti messaggi e foto Instagram, l’uscire e l’entrare a scuola, mentre negli intervalli ogni gruppo ha il suo punto d’incontro definito (una panchina, un balcone) per scambiarsi le ultime novità.

Per converso neanche SKAM Italia sfugge ad alcune regole non scritte ma rispettate da tutti gli sceneggiatori: i genitori o non ci sono perché separati o se ci sono non comprendono i problemi dei loro ragazzi; non esistono insegnanti in grado di influenzare positivamente questi adolescenti, aiutandoli a scoprire la loro vocazione; la prima volta nei rapporti sessuali avviene fra i quindici e i sedici anni. A diciassette-diciotto anni si formano delle vere convivenze senza fissa dimora: ci si incontra in casa quando i genitori escono o nelle gite organizzate nei weekend. Quando i personaggi sono molti, come in questi serial per adolescenti, è presente sempre fra loro almeno una coppia di omosessuali.

Se abbiamo riconosciuto a SKAM Italia un maggiore realismo nel raccontare il mondo degli adolescenti, il quadro che emerge, ancora una volta, non è positivo: sono giovani che appaiono chiusi in un mondo tutto loro, sono incapaci di farsi "grandi domande" sulla loro vita, gli adulti sono drasticamente assenti o incapaci di trasmettere loro l’entusiasmo verso progetti che impegnino positivamente le loro capacità. Da questo punto di vista La compagnia del cigno costituisce una valida eccezione. Di positivo c’è la piena consapevolezza del valore dell’amicizia che non può in alcun modo venir tradita, più importante delle stesse relazioni sentimentali. Ancora una volta si parla molto di sesso e poco di affettività. La “prima volta” per le ragazze è vista come un doveroso passaggio alla maturità per il quale è sufficiente che il partner piaccia, sia “carino”. In una sequenza un po’ squallida una ragazza va in un consultorio ASL per venir informata sui metodi contraccettivi e la dottoressa, con un sorriso compiaciuto, le presenta varie tecniche cose se si trattasse di imparare a giocare a tennis. Un amore c’è in questo SKAM Italia ed è quello fra Eva e Giovanni. Il loro legame sembra intenso ma è pur sempre fragile. C’è una crepa che non viene colmata: fra un loro rapporto fisicamente coniugale e l’assenza di un progetto proiettato al futuro: con il loro amore non stanno costruendo niente ma solo trascorrendo piacevolmente dei weekend.
La seconda stagione ha come tema dominante il rapporto omosessuale fra due ragazzi. 
La prima e la seconda stagione possono esser viste sul sito http://skamitalia.timvision.it/ Ogni personaggio del serial è presente anche su Instagram

 

 

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA COMPAGNIA DEL CIGNO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 01/22/2019 - 21:54
Titolo Originale: La compagnia del cigno
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Ivan Cotroneo
Sceneggiatura: van Cotroneo, Monica Rametta
Produzione: Indigo Film, Rai Fiction
Durata: 12 puntate di 50 min su RaiUno e RaiPaly
Interpreti: Alessio Boni, Anna Valle, Leonardo Mazzarotto, Fotinì Peluso

Matteo è ancora sconvolto dal terremoto che ha devastato la sua città, Amatrice, che ha causato la morte di sua madre e decide di iscriversi, a metà anno, al conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Molto presto fa la conoscenza con il professore direttore d’orchestra Luca Marioni, detto anche il “bastardo” per i suoi modi rudi di trattare i ragazzi. Il professore comprende subito le grandi doti del ragazzo e sollecita i suoi migliori allievi a fare esercitazioni extra assieme a Matteo in modo che possa integrarsi pienamente nell’orchestra. Matteo inizia così a conoscere i suoi nuovi compagni e presto amici e scopre che ognuno di loro ha, come lui, da superare qualche grave problema…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Sette ragazzi, ognuno con il suo problema, riescono a trovare conforto dalla solidarietà degli altri e a impegnarsi nella loro vocazione musicale
Pubblico 
Adolescenti
Una rapida scena di rapporrto intimo coniugale, affettuosità fra persone con inclinazione omosessuale. Una sottile ironia sulla volubilità e precarietà dei rapporti fra omosessuali.
Giudizio Artistico 
 
Il serial beneficia della freschezza di ragazzi e ragazze esordienti davanti alla telecamera e bravi a suonare ma la sceneggiatura tradisce i suoi meccanismi volti a creare drammi e problemi che debbono continuamente esser superati.
Testo Breve:

Sette ragazzi del conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, un professore arcigno che nasconde un segreto, sono i protagonisti di questo serial che attrae grazie alla spontaneità dei giovani ma eccede nell’uso di risvolti drammatici per alimentare il racconto

Matteo ha perso la madre durante il terremoto ad Amatrice e a causa di  quel trauma è rimasto psicologicamente instabile; il professor Marioni, ha perso la figlia ancora bambina in un incidente d’auto (ma c’è dietro qualche mistero) e ciò lo ha reso duro con i ragazzi, un vero “bastardo” mentre  sua moglie Irene ha abbandonato il suo lavoro al conservatorio e non è più riuscita a tornare a casa; Robbo e la sua sorellina apprendono con dolore che i loro genitori si stanno per separare; Rosario, di quindici anni, il più piccolo della compagnia, vive con dei  genitori adottivi perché sua madre è una tossicodipendente; Sara è una ipovedente e per questo può suonare solo come solista senza far parte dell’orchestra; Barbara è costretta a frequentare sia il liceo classico che il conservatorio per soddisfare le ambizioni di sua madre; Sofia soffre per  le sue taglie ampie, che sono oggetto di derisione da parte delle sue compagne; solo Domenico sembra un ragazzo senza problemi (ma vive solo con suo padre e questa situazione potrebbe avere degli sviluppi..). A questi ragazzi occorre aggiungere Giacomo, intorno al quale si cela un mistero: pare che sia stato il maestro Marioni a procurargli un tracollo nervoso e da quel momento non si è fatto più vivo in conservatorio…

Con questo accumulo di disgrazie, di problemi, più un paio di segreti da svelare, dodici puntate di un serial possono benissimo venir imbastite; è sufficiente che ogni puntata si focalizzi su uno dei ragazzi. Nascono anche, com’è naturale, delle attrazioni amorose fra ragazzi e ragazze del conservatorio ma neanche a dirlo, sono attrazioni che non si incrociano e occorre del tempo perché si indirizzino nella prevedibile direzione.

A questa debolezza strutturale, che riduce la credibilità del racconto, si contrappongono alcuni atout importanti: l’ambientazione nel solido conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, che esprime un contesto dove bravi ragazzi sentono di avere una precisa vocazione e si impegnano a realizzarla; la bellezza della musica classica ma anche di quella moderna, perché a ogni puntata uno dei ragazzi si esibisce in un a solo secondo lo stile instaurato in Glee. Non da ultimo molte belle inquadrature di Milano, non solo del centro storico ma del gettonatissimo albero verticale e i tre grattacieli di City life. 

Potrebbe apparire un bilancio alla pari ma gli ottimi indici di ascolto denotano che c’è qualcos’altro che gli spettatori hanno colto; è prevedibile che si tratti proprio della simpatia dei giovani protagonisti, scelti abilmente fra ragazzi che sanno realmente suonare, la maggioranza dei quali si sono trovati per la prima volta davanti a una telecamera.

Il messaggio che si vuole trasmettere con questo serial è molto chiaro ed è lo stesso che è stato trasmesso in Braccialetti rossi: fra ragazzi uniti da una grave malattia, o hanno in comune la passione per la musica,  i drammi personali vengono affrontati  proprio con il  confrontarsi, il condividere, con l’aiutarsi a vicenda.

Si tratta di un messaggio sicuramente positivo ma resta il dispiacere che per sviluppare questa tesi è stato necessario avviare un meccanismo che si alimenta con un accumulo di sventure e con personaggi stereotipati. Siamo lontani dalla fattura di Un’amica geniale, dove si partecipa alla maturazione progressiva (ma anche alle cadute) di due ragazze complesse quanto lo sono quelle reali, che reagiscono di volta in volta alle situazioni della vita con sfumature sempre diverse.  Gli ultimi serial intorno agli adolescenti non sembrano aver  trovato la formula giusta: come sono stati eccessivi quelli di Baby, di Tredici e di Elite nell’occuparsi in modo irressponsabile del qui e ora senza aver voglia di costruirsi un futuro, i ragazzi di La Compagnia del cigno eccedono nella direzione opposta: cupi e seriosi restano schiacciati dai loro problemi  e non hanno quel guizzo, che è loro caratteristico, di sentirsi  a volte felici e un po’ pazzi semplicemente perché sono giovani.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BABY (Prima Stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 12/26/2018 - 21:30
Titolo Originale: Baby
Paese: Italia
Anno: 2018
Regia: Andrea De Sica, Anna Negri
Sceneggiatura: Isabella Aguilar, Giacomo Durzi, Antonio Le Fosse, Giacomo Mazzariol, Marco Raspanti, Romolo Re Salvador, Eleonora Trucchi
Produzione: Fabula Pictures
Durata: la Prima stagione è costituita da 6 puntate di 50 min su NETFLIX
Interpreti: Benedetta Porcaroli, Alice Pagani, Riccardo Mandolini, Chabeli Sastre Gonzalez,

Il serial ci fa conoscere alcuni ragazzi che frequentano un rinomato liceo privato dei Parioli. Chiara è bionda, è sportiva, si allena con costanza nella corsa veloce e spera che i suoi genitori la mandino per un anno in una scuola negli Stati Uniti assieme alla sua migliore amica Camilla (ma non ha il coraggio di rivelarle che il fratello di lei, Niccolò, è il suo amante segreto); Ludovica è bruna, dallo spirito ribelle e molto libera perché la madre, divorziata, è sempre impegnata a trovare, senza successo, un uomo che resti con lei. Damiano, dopo la morte della madre, è stato iscritto a quello stesso dal padre, ambasciatore di un paese arabo. Sempre molto impegnato, il padre trascura Damiano, che viene presto preso di mira da Niccolò perché gli fa concorrenza nello spaccio della droga a scuola ed è diventato il suo rivale per la conquista di Chiara. Fabio, il figlio del preside, è un ragazzo tranquillo, bloccato dall’educazione rigida impostagli dal padre e fa fatica a trovare un vero amico nella scuola.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film cerca di indagare con serietà sulla genesi di certi comportamenti adolescenziali ma il contesto che descrive è degradato senza speranza, dove genitori distratti di famiglie sfasciate lasciano che i loro figli vadano alla deriva e scelgano metodi sbrigativi (vendita di droga, prostituzione) per conseguire la loro indipendenza
Pubblico 
Maggiorenni
Il serial non approfitta del tema scabroso per inanellare scene audaci ma il tema trattato non risulta adatto a minorenni
Giudizio Artistico 
 
Lo sviluppo della storia ha un andamento oscillante, a volte non si comprende dove si stia dirigendo ma probabilmente è proprio questo fluttuare che diventa espressione genuina dell’instabilità adolescenziale
Testo Breve:

In un liceo privato dei Parioli si intrecciano storie di ragazze e ragazzi che godono di grande autonomia a causa dell’indifferenza dei genitori e finiscono per scegliere soluzioni pericolose per raggiungere una loro apparente indipendenza

Nel 2018 Netflix ha confezionato, con i suoi serial, un specie di trilogia sugli adolescenti agli ultimi anni della high school. Non tanto una trilogia intesa come sequenza temporale ma come collocazione geografica: in Tredici gli adolescenti degli Stati Uniti, in Elite quelli spagnoli, in Baby quelli Italiani. Non si può negare che queste fiction siano arrivate sull’onda di qualche pruriginosa curiosità (per Tredici il dramma dei suicidi in età adolescenziale, per Baby lo scandalo delle baby-squillo ai Parioli del 2013, per Elite la insaziabile curiosità del pubblico sulle scuole di elite) ma occorre anche riconoscere che c’è un grande bisogno di opere narrative che siano in grado di costituire una finestra credibile sul mondo degli adolescenti, sempre in continua evoluzione.

E’ indubbio che nella fotografia che fanno questi tre lavori sul mondo degli adolescenti ci siano delle costanti (uso compulsivo del cellulare per mandarsi messaggi, selfish anche nei momenti intimi che diventano spesso uno strumento di vendetta, ragazzi e ragazze che praticano rapporti sessuali completi, uso di droga che viene spacciata da un ragazzo direttamente all’interno della scuola, ampio uso di alcool durante i festini) ma in generale, a mio avviso, sono utili al nostro scopo in modo molto limitato.

Scartiamo subito Elite: un giallo fra le mura di una prestigiosa scuola privata (una ragazza è stata uccisa) dove il tema prevalente è lo scontro fra ragazzi di classi sociali e religioni diverse. La caratterizzazione dei personaggi cambia frequentemente in funzione delle sorprese necessarie a rendere viva l’aspettativa del giallo e alla fine può esser definito come un serial porno-soft, visto che quasi a ogni puntata viene garantita una scena di sesso di varia tipologia (eterosessuale, omosessuale, a tre).

Più approfondita nei caratteri e nell’ambientazione la serie Tredici che estende la sua analisi ai genitori dei ragazzi e ai loro professori su due temi dolorosi, quello del bullismo e della melanconia esistenziale che porta al suicidio. Restano molte perplessità  sull’interpretazione che  dà il serial dei ragazzi di quella età: tutti i protagonisti sono chiusi in se stessi, privi di un minimo di generosità e di coraggio, i violenti hanno la meglio e la decisione di suicidarsi non trova adeguate controargomentazioni.

Parliamo ora di Baby e chiariamo subito che lo scandalo delle baby-squillo ai Parioli non ha alcun riferimento, neanche larvato, con la storia raccontata. La realtà dei fatti del 2013 è risultata molto più squallida, incluso il consenso interessato di una delle madri delle ragazze e si è trattato di un fenomeno ben consolidato; nella fiction il tema della prostituzione è inquadrato nello scenario più vasto del percorso evolutivo che hanno le due protagoniste e interviene solo a metà stagione.

La premessa alle storie dei quattro protagonisti è univoca: vivono tutti in famiglie sfasciate. Ludovica vive da sola con una madre psicologicamente fragile mentre il padre, che sta per risposarsi, ha poca stima per lei; Chiara vive in un clima di ipocrisia perché i suoi genitori sono separati in casa; Damiano ha perso la madre e ciò per lui costituisce una dolorosa mancanza, mentre il padre non ha tempo per comprenderlo nè per prendersi cura dei suoi problemi.

Se occorre riconoscere a Baby un punto in più rispetto ai serial citati perché approfondisce i rapporti dei ragazzi con i loro genitori, ciò significa anche aver costruito con queste fragili situazioni familiari, un facile alibi nei confronti di queste ragazze che possono muoversi senza controlli e che si trovano sempre sole a prendere decisioni importanti. Ecco infatti che Ludovica, di fronte a un padre che si rifiuta di pagarle la retta della scuola privata, si affida a un ragazzo che si dichiara pronto ad aiuarla presentandole persone disposte a pagare per avere incontri speciali; Chiara, più instabile ed emotiva, sconvolta da un ambiente familiare che non riesce più a sostenere e da una vita sentimentale che non la soddisfa, vede un suo riscatto nei locali notturni dove uomini adulti la corteggiano e la desiderano.

La sceneggiatura del serial è stata scritta dal collettivo di giovanissimi del GRAMS, con la direzione di Andrea De Sica e l’affiancamento di a Isabella Aguilar e Giacomo Durzi. Si può quindi imputare alla gioventù degli scrittori l’horror vacui che caratterizza la storia caricata di sub plot: un ragazzo ha difficoltà a dichiararsi omosessuale (è il figlio del preside, esattamente come succede in Elite); si stabilisce  un’intesa fra uno dei ragazzi e la madre di un suo  conpagno; un incidente d’auto diventa l’escamotage narrativo che consente di risolvere un po’ di nodi che si erano formati nel racconto.

Al contempo è forse proprio grazie alla giovinezza degli scrittori che va riconosciuto allo sceneggiato una significativa aderenza al mondo adolescenziale. Quella loro instabilità che fa avere sempre poca pazienza, sopratutto nelle relazioni con gli altri; quei passaggi bruschi dalla voglia di fare cose un po’ pazze all’improvvisa malinconia, quel movimento sinuoso della storia, apparentemente senza una meta, che in realtà rispecchia la vita di chi non si muove in base a progetti definiti ma oscilla continuamente perché ogni giorno è un mondo a se stante; quella insicurezza tipica di persone sempre in cerca di comprendere chi siano veramente. Appare anche molto credibile la reazione delle due ragazze dopo le loro prime prestazioni a pagamento: percepiscono un senso di potenza, perchè vedono degli uomini che le desiderano con galanteria (non ci sono casi di violenza nel serial)  e da questo possono ricavare quella indipendenza, quella autonomia economica da tempo desiderata.

Questo Baby, come gli altri due serial, hanno un grosso limite: sono racconti costruiti intorno a conflitti fra egoismi contrastanti, alla ricerca della soddisfazione dei propri desideri e dell’affermazione di se stessi. Manca fra questi giovani un ideale positivo che li trascenda, una figura di riferimento che possa aprire loro panorami più ampi del qui e ora nel piccolo ambiente scolastico, l’ambizione di applicare le proprie doti per costruire un affascinante progetto di vita.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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