Serial TV

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IL COMPLOTTO CONTRO L'AMERICA (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/09/2020 - 10:10
Titolo Originale: The Plot Against America (S1)
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: Minkie Spiro, Thomas Schlamme
Sceneggiatura: David Simon, Ed Burns
Produzione: RK Films, Annapurna Television, , Blown Deadline Productions
Durata: 6 puntate di 60' su Sky
Interpreti: Morgan Spector, Zoe Kazan: Elizabeth, John Turturro, Winona Ryder

Newark, New Jersey, estate del 1940. I Levin sono una tranquilla famiglia medio-borghese: il padre Herman è un assicuratore apprezzato nel suo lavoro, la moglie Bess è casalinga e accudisce i due figli: Sandy che ha una vocazione per il disegno e il più piccolo Philip che ama collezionare francobolli. Entrambi i genitori sono di origine ebraica e sono preoccupati perché si è candidato alle prossime elezioni presidenziali Lindbergh, il trasvolatore atlantico che propone il non intervento U.S.A. e simpatizza per la Germania di Hitler che sta mettendo a ferro e fuoco l’Europa, perseguitando gli ebrei. Bess ha una sorella, Evelyn, che si è fidanzata con il rabbino Lionel Bengelsdorf. Ciò getta i Levin in grande sconcerto: il rabbino ha deciso di sostenere la campagna di Lindbergh, minimizzando il rischio che venga scatenata una campagna antisemita…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Grande senso della famiglia, in base al quale nessun membro va lasciato solo e va protetto qualunque cosa abbia fatto. Una buona intesa, dettata da grande affetto, fra marito e moglie.
Pubblico 
Adolescenti
Qualche situazione carica di tensione
Giudizio Artistico 
 
Il serial mostra grande attenzione alle coreografie che realizzano una perfetta ricostruzione degli anni ’40, bravi gli attori (in particolar modo John Turturro) ma il racconto è lento a prendere il decollo e la storia appare diluita, sicuramente in previsione di una seconda sagione.
Testo Breve:

Nelle presidenziali del 1940, il presidente Roosewelt è contrastato da Charles Lindbergh che propone la neutralità degli Stati Uniti e un atteggiamento filonazista.  Un serial distopico ben realizzato ma lento nello sviluppo. Su SKY

La vita della famiglia Levin si svolge come all’interno di cerchi concentrici. Nel primo  resta inclusa tutta la famiglia, non solo i genitori con i figli ma anche i fratelli e i nipoti  (Herman cerca di prendersi cura del nipote Alvin, orfano già in tenera età, ma l’impresa non è facile perché è un ragazzo con una natura violenta). A questo primo livello gli affetti e la solidarietà sono massimi (“E’ pur sempre un membro della famiglia”: dice Herman, quando deve tirar fuori Alvin dai guai in cui si è cacciato).

Nel cerchio più esterno ci sono i vari quartieri della città e in questo caso occorre muoversi con prudenza perché in alcune zone c’è un forte antisemitismo. Infine a livello nazionale, c’è un presidente filo-nazista i cui atteggiamenti antisemiti sono maldestramente celati e ciò  autorizza i singoli cittadini a comportarsi con tracotanza se non con ostilità nei loro confronti.

Ovviamente Charles Lindbergh, nella realtà, non si candidò mai alla presidenza anche se fu fautore della neutralità degli Stati Uniti ma questo racconto distopico, ricavato dall’omonimo libro di Philip Roth, può vantare un credito di elevata verosimiglianza non tanto nelle vicende politiche quanto nel modo con cui partecipiamo alle ansie di una famiglia di origine ebraica che reagisce di fronte a una progressiva discriminazione. Se il padre insiste caparbiamente nel combattere civilmente per i propri diritti credendo nella stabilità della democrazia americama, Bess pensa sia opportuno emigrare in Canada; il figlio Sandy crede nelle novità che la presidenza Lindbergh ha portato mentre il piccolo Philip, che fa tante domande ricevendo risposte elusive, comprende solo che i tempi sono cupi e si rinchiude in se’stesso. Solo il nipote Alvin fa una scelta più radicale: emigra in Canada per combattere contro i nazisti.

Nel serial, nonostante si facciano frequenti riferimenti alla Germania nazista, non si parla di totalitarismo negli Stati Uniti. Nel totalitarismo esiste un tutto, un uno, impersonato dallo Stato, mentre   l’individuo non ha diritti nè dignità proprie ma è puramente funzionale a questo tutto. Siamo lontani da The man in The High Castle dove si ipotizza che tedeschi e giapponesi abbiano conquistato gli Stati uniti, o da The Handmaid’s Tale dove in un mondo pesantemente inquinato e con un alto tasso di sterilità, le poche donne feconde debbono soggiacere ai voleri di una classe dominante; in questo serial  parliamo invece dell’America di sempre: un crogiolo di razze e di nazionalità diverse dove, nel contesto di una democrazia instabile e di fronte al tentativo sempre incerto di determinare l’american way of life,  si muovono forti correnti disgregatrici che decidono chi sia un vero americano e chi no. Il film si concentra sulle vessazioni subite da componenti della comunità ebraica ma sappiamo che è di dimensioni ben maggiori, come continuiamo a constatare ancora oggi, la forte discriminazione che sussiste nei confronti degli afroamericani, come tantissimi film e serial continuano a ricordarci (da Il buio oltre la siepe a 12 anni schiavo).  Vengono anche citate le azioni violente degli aderenti al  Ku Klux Klan che, come cita il protagonista del film:“odiano i negri, gli ebrei e i cattolici”. In seguito, ai tempi del dopoguerra, non possiamo dimenticare le persecuzioni a cui furono soggetti i  sospetti simpatizzanti del comunismo organizzate dal senatore Joseph McCarthy (Good night e good luck)  e neanche i 110.000 americani giapponesi internati nei cosidetti campi di reinsediamento durante la seconda guerra mondiale ( Il club delle babysitter, Midway).

In un contesto così incerto il baricentro del racconto (grazie anche alla magnifica interpretazione di John Turturro) cade sulla figura del rabbino Lionel Bengelsdorf che si è assunto il delicato compito di conciliare il filonazismo di Lindbergh con la salvaguardia degli ebrei d’America. C’è molta modernità espressa in questo personaggio, perché è oggi, come allora che la costruzione del consenso popolare viene raggiunta con toni concilianti, con discorsi manipolatori ma sopratutto con la costruzione di opinioni politically correct in forza delle quali si può imbastire una autorizzata  denigrazione verso chi la pensa diversamente.

Complessivamente il serial mostra grande attenzione alle coreografie che realizzano una perfetta ricostruzione degli anni ’40: bravi gli attori (in particolare John Turturro) ma il racconto è lento a prendere il decollo e la storia appare diluita, sicuramente in previsione di una seconda sagione.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BORGEN - IL POTERE (prima stagone)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/08/2020 - 21:46
Titolo Originale: Borgen
Paese: Danimaca
Anno: 10
Regia: Adam Price
Sceneggiatura: Adam Price
Produzione: DR Fiktion
Durata: 10 putate di 60' su NEFLIX
Interpreti: Sidse Babett Knudsen, Mikael Birkkjær, Birgitte Hjort Sørensen

Copenaghen oggi. Birgitte Nyborg è capogruppo dell’area dei moderati del parlamento danese e alle ultime elezioni ha avuto un successo inaspettato, senza però diventare partito di maggioranza. Riesce ugualmente a essere nominata primo ministro grazie all’imbastitura di un abile equilibrio di alleanze. Diventa così il primo ministro-donna nella storia della Danimarca e si impegna nel difficile compito di conciliare il suo incarico politico con la sua vita privata. E’ sposata con due figli e ha stabilito un patto con il marito: lui si occupa per cinque anni in priorità della famiglia (per questo motivo ha lasciato un posto di prestigio in una industria nazionale per dedicarsi all’insegnamento universitario) mentre la moglie porta avanti il suo impegno politico. Ma la nomina a primo ministro arriva proprio quando Birgitte ha esaurito i cinque anni a sua disposizione...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un primo ministro donna gestisce la complessa situazione politica del suo paese cercando di attenersi sempre a principi di correttezza e di giustizia. Ma è presente un episodio di aborto e uno di suicidio visti in modo acritico, come opzioni possibili
Pubblico 
Pre-adolescenti
Non ci sono nudità ma ci sono numerosi episodi che risultano espressione di una società sessualmente disinvolta
Giudizio Artistico 
 
Puntate avvincenti, costruite con grande senso drammatugico, personaggi molto ben tratteggiati e interpretati
Testo Breve:

Una donna per la prima volta alla carica di primo ministro di Danimarca. Una lucida descrizione dei meccanismimi, nel bene e nel male, che pilotano le democrazie occidentali e del valore della libertà di stampa. Su NETFLIX

E’ una gradevole sorpresa questo serial danese che segue le vicende della prima donna diventata primo ministro in Danimarca (solo recemente questa ipotesi  è diventata realtà).  “La democrazia è la peggior forma di governo eccezion fatta per tutte le altre forme sperimentate finora” – W Churchill. Ogni puntata inizia con un’epigrafe e questa dello statista inglese si adatta perfettamente al serial che mostra con grande realismo i meccanismi della politica di qualsiasi democrazia europea. Precarie alleanze fra i partiti, ricatti di chi cerca il potere per il potere, compromessi che bisogna accettare. Il tutto sotto la pressione della stampa e della televisione (felicemente libera), sempre pronta a catturare degli scoop che stimolino la curioistà degli spettatori, pur nel rigoroso vaglio delle fonti. In questo contesto il serial ben evidenzia come il mestiere di spin doctor sia diventato di importanza cruciale.

 In questa prospepttiva House of Cards,  risulta troppo cinico, West Wing bello ma un po’ idealista, l’italiano 1992 sbilanciato sugli scandali a fondo sessuale. Questo Borgen – Il Potere mette a nudo con precisione sartoriale molti meccanismi della politica pur conservando un ottimo ritmo narrativo. Le mosse e contro mosse si susseguono e la vicenda si evolve quasi sempre in modo imprevedibile, ogni azione ha in nuce la sua controreazione, in una spirale molto simile a ciò che accade nella realtà,  una virtù narrativa che ricorda molto le opere di Vice Gilligan  (Breaking Back e Better Call Saul).  I vari episodi non mancano di coprire tematiche di attualità che sono in comune con altri paesi europei (le pari opportunità per le donne, le interferenze degli Stati Uniti quando si tratta di forniture militari o di spionaggio,..)  a qui si aggiunge qualche problema tipicamente danese come i difficili rapporti con la Groenlandia. Non abbiamo ancora finito di tessere le doti di questo serial perchè bisogna riconoscere che tutti i personaggi, anche quelli di appoggio sono ben disegnati e interpretati da ottimi attori. Brigitte Nyborg, la protagonista, merita però un discorso a se’: è il personaggio più complesso ma anche quello in cui rifulgono molte virtù umane. E’ determinata a raggiungere gli obiettivi politici che si è prefissata ma si trova quasi sempre imbottigliata in veti incrociati e ricattata  da prepotenti che agiscono al  solo scopo di mantenere o aumentare la propria posizione di potere. In  questi contesti difficil Brigitte rende manifeste le sue  doti alle quali non si può negare un’impronta femminile: non perde la calma, se la situazione è complessa preferisce dilazionare per affrontare il problema sotto una diversa angolatura. In nessun caso accetta di compiere azioni “sporche” o sleali. Quando il problema viene risolto, lei non conserva rancore. Un bell’episodio si svolge nell’episodio 5 della stagione 1, quando si accorge che una sua collaboratrice ha detto il falso sul suo curriculum di studi. Lei cerca ancora di recuperarla, la invita a parlare onestamente, senza tema di ritorsioni, ma quando lei continua a nascondere la verità, non le resta che licenziarla. Alla fine, episodio dopo episodio, lei riesce a vincere quasi sempre ma non si è trattato dell’abilità di un scacchisa: le sue vittorie hanno radici più profonde. Lei agisce ubbidendo a dei principi e rispettando un’etica professionale. Gli altri agiscono per opportunismo personale e sono quindi “comprabili”.Adam Price ha disegnato il ritratto del “principe” ideale, molto diverso da quello di Macchiavelli.

Forse un po’ troppo semplice è il rapporto con il marito nella prima stagione: rientro di lei tardi la sera, scambio di affettuosità, richiesta di perdono da parte di Brigitte per non aver avuto tempo per dedicarsi ai figli.  Ma il seguito della storia mostrerà dei risvolti anche nella sfera privata..

Se molti sono i pregi di questo serial, dobbiamo anche evidenziare alcuni aspetti poco felici. Ci si riferisce al tema della vita e della morte. Il passaggio da uno stato all’altro rientra fra le opzioni possibili e viene gestito in prima persona da alcuni personaggi della serie. Ecco che una ragazza decide di abortire appena questa opzione, nel suo schema mentale, diventa conveniente; lo stesso, per un altro personaggio, riguardo all’opzione  del suicido.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MODERN LOVE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 08/20/2020 - 21:44
Titolo Originale: Modern Love
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: John Carney
Durata: 8 episodi di 30 minuti
Interpreti: Anne Hathaway, Dev Patel, Cristin Milioti, Olivia Cooke

Otto racconti su tutte le sfaccettature dell’amore ambientati a New York e ispirati agli articoli che settimanalmente compaiono sulla rubrica Modern Love del New York Times. I protagonisti sono, nella maggior parte dei casi, degli young adult che hanno un lavoro in città, abitano in una casa propria e cercano di costruirsi una storia d’amore tramite incontri occasionali  o siti di appuntamento. Non manca la crisi di una coppia già sposata con due figli (quarto episodio) mentre un altro, l’ottavo, affronta il tema dell’amore fra persone anziane e nel settimo i protagonisti sono due omosessuali che vorrebbero diventare padri

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli otto racconti che compongono il serial sono alquanto vari e meritano giudizi diversi. Complessivamente viene descritta la vita di uomini e donne espressione di una single society, bloccati nei loro principi di libertà assoluta, impegnati a coprire le proprie carenze affettive, impossibilitati a compiere gesti di donazione incondizionata come avviene in un vero amore coniugale.
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di situazioni eticamente sensibili, comportamenti sessuali disinvolti, violazione dei diritti dei bambini
Giudizio Artistico 
 
Un racconto solidamente costruito, interpretazioni eccellenti
Testo Breve:

Storie ambientate a New York di giovani ma non solo, alla ricerca di amore, amicizia, paternità: un quadro, molto ben disegnato, di una moderna single society. Su PRIME VIDEO

Quindi Modern Love. Ma l’amore non è universale e fuori del tempo? A dire il vero qualcosa di specifico, appunto di moderno, c’è che accomuna queste storie: i personaggi e le vicende che si sviluppano sono espressione di una forma ormai consolidata di single society. Singoli uomini e donne, che lavorano, che hanno una casa propria a New York (questo aspetto è stato ridicolizzato dalla recensione al serial fatta dallo stesso NYT:  si tratta di case troppo belle per degli impiegati al loro primo lavoro), genitori e parenti che non compaiono mai, forse perché sono rimasti nello stato da dove i ragazzi sono partiti. La sera questi giovani cercano di trovare, in qualche locale, un partner simpatico e attraente e dopo il primo bacio si chiedono, come fa il ragazzo del primo episodio: “E’ questo il momento di: a casa tua o a casa mia?”. Il giorno dopo potranno solo dire che hanno passato qualche piacevole ora insieme: non vogliono e non possono abbandonarsi alla speranza di un amore in formazione. I loro gesti, le loro  parole sono come trattenuti perché per esperienza sanno che quella storia appena nata potrebbe finire quella stessa notte. Singoli in una società di singoli, immersi nei ritmi di una grande metropoli, sarebbe riduttivo concludere che stanno cercando l’amore: in senso più ampio cercano un’intesa, la comprensione di qualcuno, una persona che faccia loro compagnia. Significativo è il terzo episodio, interpretato da una brava Anne Hathaway: il suo personaggio è affetto da una grave forma di bipolarismo, non riesce ad avere relazioni stabili con un ragazzo ma  proprio verso la fine assistiamo a una bellissima dichiarazione di amicizia fra due donne, intesa proprio come il dirsi tutto e il sostenersi a vicenda. Anche nel quinto episodio, dopo una tentata prima notte d’amore andata a male per un incidente imprevedibile, il ragazzo si rivolge a lei che si è assopita sulle sue ginocchia: “So che ci siamo appena conosciuti, che non c’è stato niente, che sei appena uscita da un’intensa relazione e io non sono il candidato ideale per una storia a lungo termine. Ma qualunque cosa accada, questo incontro ha significato qualcosa…“. Sono i toni struggenti di chi cerca bricioli di umanità, scampoli di affetto, per sfuggire a una solitudine forse all’inizio coscientemente voluta come segno di una  libertà e una indipendenza orgogliosamente conquistate. E’  proprio l’obbligo percepito di una rapida emancipazione che porta ancora  a desiderare la figura paterna, la mancanza della saggezza di un uomo maturo e affettuoso. Accade nel primo episodio, forse quello più riuscito e più originale. Una ragazza, Maggie, vive in un lussuoso condominio dotato di portiere. Il portiere è un portiere, non deve fare altro che controllare chi entra e chi esce   ma proprio questa funzione lo ha allenato a giudicare le persone a prima vista. Grazie a questa dote si permette, con doveroso rispetto, di dire a Maggie che l’ultimo ragazzo che ha portato in camera, sicuramente non le telefonerà più. Maggie si indispettisce ma in fondo sa che il portiere è l’unica persona che le vuole bene,  che può darle utili consigli e ne avrà sicuramente bisogno, quando alla fine di uno di questi incontri che non hanno seguito, resterà incinta. Anche nel sesto episodio ci troviamo di fronte a una protagonista di 21 anni che sente che le è mancata la figura paterna e cerca di ritrovarla nel suo capoufficio. E’ l’episodio meno riuscito perché, di fronte a una ragazza chiaramente immatura, gioca troppo ambiguamente e in modo poco realistico fra desiderio di paternità da parte di lei e attrazione sessuale da parte dell’uomo. Anche nel settimo c’è desiderio di paternità ma da parte di una coppia di omosessuali. Per fortuna hanno il buon senso di scartare a priori l’orribile idea di “ordinare un figlio” tramite la pratica dell’utero in affitto e decidono invece di ricorrere all’adozione. Spunta quindi una ragazza, Karla, una homeless che si sposta sempre con uno zaino sulle spalle e un cane a guinzaglio ed è rimasta incinta in una delle tante volte che ha dovuto chiedere un letto dove dormire. L’episodio è ben costruito, approfondisce, con una certa ironia, questo strano rapporto che si viene a creare fra due uomini molto abitudinari e una ragazza ribelle. Alla fine, al momento del parto, è Karla a riflettere: “Sono stata irresponsabile tutta la vita e questa è la prima cosa responsabile che faccio”. E’ il punto centrale della storia. Riuscirà la ragazza a comprendere fino in fondo che è lei la madre di questo bambino e il suo allontanamento non potrà mai venir coperto da due o da quattro padri adottivi, perché ogni bambino ha diritto a un padre e a una madre e a venir cresciuto ed educato da un padre e da una madre? Ovviamente non raccontiamo l’evoluzione della storia.

Dobbiamo infine commentare l’episodio secondo, perché a nostro giudizio è antropologicamente scorretto. Racconta di due amori che sono nati e poi improvvisamente interrotti. Il primo, quello di Joshua, perché la sua ragazza aveva commesso la debolezza di tradirlo per una notte con un suo vecchio amore; l’altro della giornalista Julie, che non poté più sproseguire un amore intenso ma appena sbocciato per un infelice disguido. Dopo 15 anni, Joshua e Julie ritrovano le loro vecchie fiamme, quando tutti e quattro i protagonisti si sono ormai sposati, alcuni anche con figli. Inevitabilmente nasce in loro una forte nostalgia per “le rose che non colsero” ma non possiamo giustificare che pensino di lasciare coniuge e figli per inseguire un amore che sarebbe potuto essere e che non è stato. La sceneggiatura prova a giustificare questo comportamento facendo dire a Julie: “L’amore che abbiamo avuto in passato, quello non compiuto, quello non vissuto, l’amore perduto, ….è in realtà è la forma d’amore più pura, più concentrata”. In realtà la frase detta è invece solo pura, seducente, letteratura. Il sentimento alimenta l’innamoramento ma l’amore invece è un’altra cosa, è progetto in atto, fusione progressiva fra un uomo e una donna che. hanno deciso di costruirsi una famiglia.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL CLUB DELLE BABYSITTER

Inviato da Franco Olearo il Gio, 08/13/2020 - 16:43
 
Titolo Originale: The Baby-Sitters Club
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: Lucia Aniello
Produzione: Walden Media, Paulilu Productions
Durata: 10 episodi di 25' su NETFLIX
Interpreti: Sophie Grace, Malia Baker, Momona Tanada, Xochitl Gomez

Christy è al secondo anno delle scuole medie a Stoneybrook, nel Connecticut: ha un piglio deciso e determinato, l’opposto della sua amica carissima, Marie Anne timida e insicura. Claudia, di origini giapponesi, non è molto brava a scuola ma disegna bene e spera che sia questa la professione che eserciterà da grande. Stacey è arrivata da poco dai quartieri alti di New York, veste sempre elegante ma ha un problema: soffre di diabete e una mamma apprensiva la tiene sotto controllo. Più tardi si unirà a loro anche Dawn di origini sudamericane, una ragazza solare e sempre pronta a smussare i contrasti del gruppo. Come tenere impegnato il gruppo? E' Christy ad avere una idea geniale: costituiranno un club di baby sitter per le signore e del vicinato, un mestiere da esercitare quando loro non hanno compiti o impegni familiari e naturalmente l’incarico da presidentessa del Club verrà coperto da Christy…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial è un limpido elogio dell’amicizia in un contesto moderno, privato del sostegno di una famiglia unita
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Sono ben caratterizzate le cinque ragazze, nelle loro aspirazioni e nelle loro delusioni. La serie, nel suo complesso, non ha sorprese o colpi di scena ma è lo sviluppo chiaro e razionale della tesi che si vuole proporre
Testo Breve:

Cinque ragazze del secondo anno delle medie, molto diverse per origine e temperamento, si riuniscono per fondare un club di babysitter. Un’esperienza di vita che le metterà alla prova all’insegna del valore irrinunciabile dell’amicizia. Su NETFLIX

Forte enfasi sul valore dell’amicizia; capacità di fronteggiare le difficoltà con atteggiamento controllato, incluso il riconoscimento dei propri errori quando necessario; inserimento anticipato in un contesto lavorativo e scoperta a dei suoi parametri etici; genitori (quando ci sono) in grado di dare tanto affetto ma privi della capacità di influenzare e di educare i propri figli. E’ questo, in estrema sintesi, il messaggio che ci viene trasmesso dalle 10 puntate di questo serial dove tutte le protagoniste sono ragazze di 12-13 anni.

Christy non ha più visto suo padre da quando era piccola e ha appena saputo che la madre intende risposarsi. La ragazza reagisce mostrando tutta la sua contrarietà. “Fin da piccola mia madre mi ha detto quanto sia importante essere indipendenti e andare avanti con le proprie gambe. Non voglio che mia madre sia infelice ma vorrei che bastassimo a noi stesse”: è questa la sua riflessione quando riesce a trovare la calma per ragionare. Il caso di Christy è emblematico: essere adolescenti nella realtà di oggi vuol dire maturare prima del tempo, proprio perché è venuto meno il guscio protettivo e formativo della famiglia e la sua idea di costituire un Club delle Baby Sitter diventa una palestra per assumersi gli impegni e le responsabilità tipiche di un contesto lavorativo, incluso l’impegno di sviluppare delle strategie di marketing per contrastare la concorrenza. Per fortuna le ragazze non sono semplicemente degli adulti in miniatura ma hanno anche tutte le incertezze (è l’aspetto meglio realizzato del serial) tipiche di una personalità in formazione. Christy aspira a essere il leader del gruppo ma poi scopre che a volte agisce spinta da motivazioni personali e alla fine riconosce che la cosa migliore sia chiedere scusa; Marie Anne, sempre incerta perché condizionata da un padre vedovo, troppo apprensivo/oppressivo, finisce progressivamente per sciogliersi grazie all’intervento  delle amiche; succederà lo stesso con Stacey, troppo impulsiva nell’assecondare le sue “cotte” un po’ epidermiche nei confronti di qualche ragazzo ma alla fine riconosce di non sapere ancora cosa sia l’amore, grazie anche all’aiuto di Marie Anne che riesce dolcemente a farle recuperare lucidità di giudizio.

Alla fine, le dieci puntate sono un pragmatico elogio dell’amicizia: dieci esempi di come, a fronte di un problema da affrontare, a un malinteso che si è formato, all’insicurezza che può sopraffare chi ha ancora dodici anni, è solo la solidarietà delle amiche del gruppo che consente di superare le difficoltà.  L’amore coniugale ha invece un potere limitato: “un matrimonio è amore e impegno che unisce due persone e due famiglie per sempre…a meno che qualcuno cambi idea, cosa che succede di frequente” è la sintesi che ne fa Christy a due bambini figli di divorziati come lei e la stessa Stacey che dichiara di non sapere cosa è l‘amore, conclude che “le persone che meritano il tuo amore sono quelle che ci hanno sempre amato”. Pertanto c’è un solo amore degno di questo nome: quello materno-filiale e viceversa.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DARK

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/23/2020 - 22:18
Titolo Originale: DARK
Paese: Germania
Anno: 2017
Regia: Baran bo Odar
Sceneggiatura: Baran bo Odar, Jantje Friese, Martin Behnke, Ronny Schalk, Marc O. Seng
Produzione: Wiedemann & Berg Television
Durata: 3 stagioni, 26 episodi di 45-73 min
Interpreti: Louis Hofmann, Andreas Pietschmann, Oliver Masucci, Jördis Triebel, Karoline Eichhorn

In una città (immaginaria) tedesca di nome Winden ci sono alcune grotte in un bosco e una centrale nucleare. Misteriosamente un ragazzo scompare, strani fenomeni elettrici provocano sbalzi di corrente apparentemente senza causa, in alcuni momenti gli uccelli cadono dal cielo morti. Le indagini della polizia riguardo al ragazzo scomparso conducono ad un caso analogo di 33 anni precedente. Tutto questo si incrocia con la torbida storia di quattro famiglie che abitano la piccola città: i Kahnwald, i Nielsen, i Doppler e i Tiedemann. Gli strani fenomeni e le sparizioni, nella realtà, sono legati a viaggi nel tempo che i protagonisti si trovano a fare nei 33 anni dei cicli temporali. Di stagione in stagione, poi, si amplia l’arco temporale dei viaggi: se nella prima i viaggi cominciano nel 2019 e poi coinvolgono il 1986 e il 1953, nella seconda arretrano fino al 1921. Nella terza alcuni dei protagonisti finiscono nel 1888 e, novità rispetto alle altre due stagioni, viene introdotto un mondo parallelo (su una diversa linea temporale) dove gli eventi si sono svolti in maniera differente da quando visto in tutte le precedenti puntate.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Emergono in maniera positiva i valori dell’amicizia e della famiglia, il desiderio di ricomporre una frattura familiare dopo un tradimento, la tentazione di eseguire un aborto viene sventata. Ma la concezione del tempo prospettata dal serial priva l'uomo del libero arbitrio e l’ineluttabilità della predestinazione induce a commettere atti aberranti come l’omicidio
Pubblico 
Maggiorenni
Linguaggio a volte scurrile. Sono presenti alcune scene esplicite di rapporti sessuali. Per Netflix: VM14
Giudizio Artistico 
 
Il serial si presenta come un prodotto ottimamente confezionato, godibile pur nella sua complessità, capace di suscitare nello spettatore molte riflessioni e domande
Testo Breve:

Se potessimo tornare indietro nel tempo, potremmo cambiare a nostro favore il corso degli eventi? E’ la domanda chiave di questo serial tedesco molto ben realizzato che vede personaggi impegnati a modificare ciò che, secondo gli autori è inamovibile: la loro predestinazione. Su Netflix

Ha fatto molto parlare di sé questo serial TV tedesco. L’attesissima terza stagione, che ha concluso il serial, ha confermato l’esistenza di un pubblico di affezionati diventato con il tempo sempre più numeroso.

Una sceneggiatura per niente semplice. I personaggi sono molti e i numerosi viaggi nel tempo, dove i protagonisti arrivano a conoscere loro stessi nel passato o nel futuro, creano un complesso intrigo di rivelazioni e di nuovi misteri.  I protagonisti vengono approfonditi nella loro personalità e nella loro storia e ciò permette allo spettatore di empatizzare sempre più con loro nell’arco delle tre stagioni. L’ottima regia e la recitazione, molto convincente, aiutano ulteriormente in questo coinvolgimento del pubblico nonostante la complessità delle relazioni che li legano (sia familiari che amorose). Un aspetto che aumenta il pregio di questo serial è la scelta fatta, da parte dei produttori (nonché ideatori e sceneggiatori del serial: Baran Bo Odar e Jantje Friese), di non cedere a semplificazioni di trama per “venire incontro alle esigenze del pubblico”: non sono presenti momenti in cui viene ricapitolata la storia, non c’è spazio per “soluzioni grossolane” ai misteri complicati che i personaggi devono affrontare. Ciò ha scatenato su Youtube e su Internet in generale, una pletora di appassionati pronti a spiegare ai più distratti, i risvolti chiave della trama e a svelare (secondo loro) i significati nascosti di ciò che accade.

La fotografia, spesso con tinte noir, aiuta a rendere il serial una commistione di diversi generi: non è definibile con un serial puramente fantascientifico, ma non può nemmeno essere definito nei termini di un thriller/giallo. Le musiche della colonna sonora sono molto cupe, sottolineano ulteriormente il tono tetro della storia.

Il tempo è il grande protagonista del serial.

I viaggi temporali vengono fatti inizialmente attraversando un tunnel, poi attraverso un particolare marchingegno: niente a che vedere con la celeberrima Delorian dei tre film Ritorno al futuro (peraltro citata nella seconda stagione) o con i viaggi nel mondo quantico dell’universo Marvel. Forse, pur senza l’impiego di grandi effetti speciali, il modo di concepite i viaggi nel tempo si avvicina maggiormente al bellissimo film Interstellar, dove i buchi neri e i ponti di Einstein Rosen come corridoi di passaggio lungo la linea spazio-temporale.

Un assioma fondamentale sottostante ogni puntata è che il passato non può essere cambiato, quindi nonostante gli spostamenti possibili, gli eventi storici sono ineluttabili. Se nel serial TV DC Legends of Tomorrow i protagonisti devono viaggiare nel tempo per riparare i paradossi creati attraverso l’intromissione in diversi momenti storici, qui i paradossi sono ciò che strutturano la trama stessa. Lo stesso personaggio del futuro che incontra sé stesso nel passato, genera quanto vediamo accadere nel presente. In pratica, il presente che i personaggi vivono è tale proprio perché precedentemente ci sono stati i viaggi nel tempo e gli incontri con loro stessi o con altri personaggi di altre epoche.

La logica conseguenza di questa concezione del tempo è che non esiste il libero arbitrio. Questa, infatti, è l’altra grande domanda che accompagna i protagonisti: siamo liberi? I vari tentativi messi in opera per scongiurare gli esiti catastrofici di alcuni avvenimenti, in realtà portano proprio all’accadimento di quegli avvenimenti. Se da una parte sembra non esserci via d’uscita, quindi i protagonisti si sentono quasi ingranaggi di un grande meccanismo dove tutto è predeterminato, tuttavia non si arrendono a questo: il loro desiderio di cambiare le cose e l’amore fanno da spinta a tutte le scelte messe in atto.

Anche la teoria dell’eterno ritorno del filosofo tedesco Nietzsche viene messa sullo schermo: lo spostamento temporale, infatti, avviene nell’arco di 33 anni nel futuro o nel passato perché quella è la durata di tempo di ogni ciclo temporale che inesorabilmente si ripete.

Per quel che concerne i contenuti alcune semplici sottolineature. Il linguaggio, a volte, è un po’ scurrile. Sono presenti alcune scene di rapporti sessuali coniugali, extraconiugali e tra giovani fidanzati. Emergono in maniera positiva i valori dell’amicizia e della famiglia, il desiderio di ricomporre una frattura familiare dopo un tradimento.

In alcuni passaggi l’amore o la predestinazione vengono usati per deresponsabilizzare i personaggi nel momento in cui commettobo atti aberranti come, per esempio, omicidi, quasi a giustificare le loro scelte, vittime di loro stessi e degli eventi.

Complessivamente il serial si presenta come un prodotto ottimamente confezionato, godibile pur nella sua complessità, capace di suscitare nello spettatore molte riflessioni e domande. Richiede non poca concentrazione e attenzione al momento della visione, perché se si perde il filo bisogna rivedere intere puntate per rimettere in ordine i tasselli della storia.

 

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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OZARK (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Ven, 07/17/2020 - 09:30
Titolo Originale: Ozark
Paese: U.S.A.
Anno: 2017
Sceneggiatura: Bill Dubuque, Mark Williams
Produzione: Aggerate Films, Media Rights Capital, Zero Gravity Management, Headhunter Films Man, Woman & Child Productions
Durata: 10 episodi di 50' tre stagioni realizzate
Interpreti: Jason Bateman, Laura Linney, Sofia Hublitz, Julia Garner

Marty Byrde, un abile consulente finanziario di Chicago, sposato con due figli (l’adolescente Charlotte e il ragazzo Jonah) può godersi una vita agiata perché segretamente, assieme al suo socio Bruce, ricicla denaro sporco per un cartello messicano. La situazione precipita quando Del Rio, il boss del cartello, si accorge che qualcuno ha sottratto otto milioni di dollari dal contante che periodicamente consegna loro per il riciclaggio. Del Rio uccide brutalmente Bruce e coloro che hanno trasportato il denaro e risparmia Marty solo perché lui gli promette che sarà in grado di lavare 500 milioni di dollari in cinque anni a Ozark, una località turistica frequentata da persone facoltose. Del Rio lo mette alla prova: dovrà andare a Ozark con tutta la famiglia e con 8 milioni di dollari in contanti che dovrà riuscire a riciclare nel giro di tre mesi…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un abile contabile non trova niente di male a guadagnare molti soldi riciclando il denaro di un cartello della droga. L’etica dell’opportunità è quella che prevale in questa prima stagione del serial, senza alcuna redenzione
Pubblico 
Maggiorenni
Rapporti sessuali etero e omosessuali con nudità parziali, scene con nudità in un locale di strip tease, uccisioni violente con mutilazioni ma senza dettagli cruenti
Giudizio Artistico 
 
La serie ha ricevuto diversi premi e nomination tra cui una nomination ai Golden Globe come Miglior Attore in una serie drammatica a Jason Bateman, un Premio Emmy a Julia Garner come miglior attrice non protagonista in una serie drammatica e molte altre nomination
Testo Breve:

Se un cartello della droga messicano ti ha concesso un’ultima opportunità prima della tua esecuzione, è meglio darsi da fare assieme a tutta la famiglia. Un serial ad alta tensione senza eroi, dove tutti sono chiusi nel loro egoistico opportunismo. Su NETFLIX

Marty sa far valere i soldi che gli vengono affidati. Se ne accorge Del Rio che gli prospetta guadagni strepitosi se accetta di prendersi cura del lavaggio dei soldi del cartello.  Marty risponde che sua moglie non sarebbe d’accordo. Quella sera, Marty e Wendy sono seduti sul sofà del salotto. Marty la informa dell’ottima offerta che ha ricevuto ma anche che l’ha rifiutata. Però sorride, mentre glielo dice, quasi a cercare una sua complicità. Lei accetta di parlarne tanto per parlarne (le è stata da poco rifiutata una opportunità di lavoro). I vantaggi sarebbero molti: tanti soldi quanto basta per sistemarsi per tutta la vita. E gli svantaggi? Forse la prigione, forse la vendetta della mafia ma non potrà mai succedere, dice Marty. In fondo lui non ruba a nessuno: si limita a “muovere il mouse su di un computer”. Alla fine la frase decisiva: “se va bene a te, va bene anche a me”. E’ Wendy che toglie la maschera a quella conversazione un po’ ipocrita: “lo desideriamo entrambi”. Tra un sorriso malizioso e l’altro, i coniugi decidono di lavorare per un cartello della droga, così,  semplicemente, valutando vantaggi e rischi in un’ottica esclusivamente soggettiva. Alla loro coscienza non ci sono lr categorie superiori del bene e del male ma è solo una questione di convenienza. In effetti, una sorta di insensibilità, di apatia del vivere pervade tutti i personaggi di questo serial. i coniugi Byrde si presentano  come una coppia affiatata ma a un certo punto della storia lei lo tradisce (non ci viene spiegato il motivo di questo comportamento); il piccolo Jonah sembra un ragazzo giudizioso ma poi veniamo a scoprire che si guarda siti pornografici (in realtà lo fa anche il padre); Charlotte, adolescente irrequieta, approda alla perdita della verginità in un modo sbrigativo e anaffettivo con un ragazzo che poi non vedrà più. Ci sono non poche scene di incontri sessuali, sia etero che omosessuali, ma senza passione, quasi lo sfogo di una natura malata. Lo stesso protagonista non risulta particolarmente simpatico: ha un elevato controllo delle situazioni che sfiora la freddezza. Quando qualche familiare cerca di conoscere la sua opinione su cosa sta accadendo, lui preferisce il silenzio. Il serial richiama inevitabilmente il più famoso Breaking Bad: anche in quel caso un tranquillo professore di chimica che scopre di avere il cancro e deve mantenere un figlio handicappato, segue rigorosamente il principio di utilità: decide di produrre anfetamine e di scalare la piramide dei narcotrafficanti, incurante delle conseguenze. I serial sono simili nel meccanismo dei colpi di scena (entrambi i protagonisti vivono in perenne stato di pericolo e affrontano i loro avversari solo con la loro superiore intelligenza e lo strumento della parola) ma le similitudini finiscono qui. Marty e Walter (il protagonista di Breaking Bad) sono entrambi dei delinquenti ma lo spettatore finisce per comprendere meglio, quasi per simpatizzare per il secondo che sta fronteggiando una società ingiusta (si può rileggere la bella recensione di Alessandra Caneva su questo sito) che non per il primo, che utilizza i suoi talenti solo per disporre di maggiore benessere materiale. Gli stessi delinquentelli di Ozark che Marty finisce per disturbare con le sue attività o  il proprietario dello squallido strip club del luogo sono caratterizzati da una palese mediocrità. Il serial stesso, nell’ottavo episodio, provvede a farci conoscere la filosofia di vita del protagonista che utilizza come paravento dei suoi comportamenti. E’ seduto al tavolo di un bar assieme all’amico Bruce che cerca di consolarlo perché Wendy, incinta, ha perso il bambino in un incidente d’auto. “Non puoi incolparti di ciò che è successo: tutto accade per un motivo” dice Bruce. Marty non è d’accordo: “non c’è nessuno che sta scrivendo il nostro destino: le cose accadono perché la gente fa delle scelte, compiamo degli atti che producono fatti. E questo crea un effetto valanga. Poi altre persone prendono decisioni e il ciclo continua, la valanga prosegue.  E quando gli eventi della vita non dipendono dalle azioni delle persone, come quando un bambino di 5 anni muore di tumore, non puoi dire a quelle famiglie, che tutto accade per una ragione.  Noi decidiamo cosa far succedere e poi strisciamo in un buco a morire “. Marty avrebbe potuto liberamente fare scelte opposte, ribaltare la scala dei valori e puntare sugli affetti familiari e sulla solidarietà verso gli altri; cercare cosa ci accomuna come esseri umani piuttosto che vederci  come tante monadi isolate che pensano al proprio interesse e che collidono, rimbalzano fra loro secondo un rigido determinismo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UNDONE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/02/2020 - 21:08
Titolo Originale: Undone
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Hisko Hulsing
Sceneggiatura: Raphael Bob-Waksberg, Kate Purdy
Produzione: The Tornante Company, Boxer vs. Raptor, Submarine, Minnow Mountain
Durata: 8 episodi
Interpreti: Rosa Salazar, Bob Odenkirk

Alma è una ragazza di 28 anni di origine messicana che ha una vita apparentemente normale: ha rapporti con una madre troppo apprensiva e opprimente, una sorella minore a cui vuol bene ma con la quale ha sempre qualcosa da discutere e vive con il fidanzato Sam, un ragazzo buono e comprensivo, proprio quello che ci vuole per una ragazza irrequieta come Lei. Alma infatti non è soddisfatta della sua vita: odia tutto quello che è normale come lo sposarsi e avere figli: lo dice chiaramente al suo fidanzato e alla sorella che ha già fissato la data delle sue nozze. Pesa su di lei la morte del padre, un fisico teorico, avvenuta misteriosamente venti anni prima. Un giorno, dopo una lite più accesa delle altre con la sorella, ha un incidente d’auto e nel coma incontra suo padre. Anche quando può tornare a casa, ha come delle allucinazioni che le consentono di parlare con lui. E’ proprio il padre che le spiega come lei stia beneficiando dei risultati delle sue ricerche e che ora è in grado di spostarsi lungo l’asse temporale. Alma sta sognando o sta vivendo una nuova realtà?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film esprime un forte elogio alla famiglia perchè i suoi componenti , ognuno con delle virtù ma anche tanti difetti, sanno che possono perseguire i propri sogni solo aiutandosi a vicenda.
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di scene impressionanti, uso spesso eccessivo di alcool
Giudizio Artistico 
 
Ottima la scelta di utilizzre la tecnica del rotoscope che non penalizza affatto l’epressività degli attori, conferendo un alone di mistero alla narrazione. Eccellente sceneggiatura
Testo Breve:

La giovane Alma uscita dal coma dopo un incidente, “vede” suo padre morto 20 anni prima in circostanze misteriose. Un fantathriller con un’ottima sceneggiatura che esalta il valore della famiglia. Su PrimeVideo

Questo serial è piaciuto molto ai critici (su Rotten Tomatoes  ha ottenuto un voto di 8,28/10 e su Metacritic di 90/100) e ciò non può che destare preoccupazione. Sarà forse il solito prodotto molto intellettaule, sofisticato, che alla fine raccoglie poco pubblico e che viene presto dimenticato? In effetti le premesse per una conclusione del genere ci sono tutte: il serial è stato realizzato con la tecnica del rotoscope (le immagini degli attori che recitano sono convertite in simil-disegno e i fondali sono disegnati a olio o con altre tecniche)  e la trama esplora suggestioni oscure, muovendosi con disinvoltura, in base al potere in dotazione ai due protagonisti, nel presente e nel passato,  modificando così  il destino delle persone.

Se ci fermiamo a questi aspetti, possiamo parlare di un simpatico serial di fanta-fiction (le immagini sono molto suggestive) e nulla di più. In realtà la forza di questo lavoro sta nella qualità della scrittura. In un racconto che si svolge per lo più all’interno di una famiglia (due sorelle, un padre, una madre, un fidanzato) i personaggi emergono in tutta la loro forza e veridicità. Come nella realtà infatti, si litiga spesso moltissimo ma si soffre finchè non si ritrova la pace;  si è subito pronti a soccorrere l’altra quando si trova in difficoltà o semplicemente ha bisogno di venir consolata. Nessuno primeggia sugli altri ma tutti, a turno, nel loro percorso di vita, commettono degli errori e chiedono perdono, trovando nella famiglia quell’alveo sicuro dove tutte hanno la sicurezza di venir sempre accettate.  Alma, la protagonista, crede di poter vivere in contestazione permanente senza bisogno di niente e di nessuno, ma poi scopre che non può fare a meno del suo paziente fidanzato Sam, che la riconduce su binari più prosaicamente realisti. La sorella minore Becca non ha altre pretese che sposarsi con quel ragazzo che la ama e che è anche ricco: sarà poi Anna con malizia, a ricordarle ciò che le piace veramente. C’è poi la madre Camila, opprimente con le sue manie di controllo,  salvo poi scoprire che non ha tutti i torti. Infine il padre Jacob, che fa sempre il simpatico e affettuoso con le figlie ma poi si scopre che ciò a cui tiene sopra ogni cosa è il risultato delle sue ricerche.

Si determina in questo modo una seconda lettura del serial e si può scegliere quale preferire ma la seconda, quella più umana, è di ottima fattura perché ci mostra dei caratteri fragili, con pregi e difetti, che nonostante tutto possono andare avanti proprio perchè sono una unica famiglia e si sostengono a vicenda all’interno di essa.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LUCIFER

Inviato da Franco Olearo il Lun, 06/29/2020 - 14:35
Titolo Originale: Lucifer
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Tom Kapinos
Sceneggiatura: Scott Chambliss
Produzione: Aggressive Mediocrity, DC Entertainment, Jerry Bruckheimer Television, Warner Bros. Television
Durata: 4 stagioni , 83 episodi di 45-55,
Interpreti: Tom Ellis, Lauren German, Kevin Alejandro, D. B. Woodside, Lesley-Ann Brandt

Lucifero, stufo della vita all’inferno, decide di venire sulla terra per conoscere più da vicino l’umanità. Arrivato a Los Angeles, apre un locale notturno, il Lux, e diventa famoso per i favori che è in grado di fornire. Per diverse vicende arriva a fare conoscenza della detective della Polizia di Los Angeles, Chloe Decker e ne diventa collaboratore. La vita terrena lo porta a dover gestire situazioni mai vissute prima, eventi che lo portano a farsi aiutare dalla psicoterapeuta Linda Martin. Anche suo fratello, l’angelo Amenadiel, e la sua alleata Mazikeen (un diavolo torturatore dell’inferno), sono al fianco di Lucifer nelle varie traversie che affronta.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Dietro le gradevoli vesti di un serial poliziesco e la presenza di molte persone positive (incluso un sacerdote che in S1 E9 si sacrifica per salvare un ragazzo) gli autori si divertono a beffeggiare alcuni elementi portanti della vita cristiana (il sacramento della confessione) e ipotizzano un Padre Divino insensibile alle invocazioni degli uomini. Viene inoltre patrocinata la libertà sessuale e poca rilevanza viene data ai legami coniugali
Pubblico 
Maggiorenni
Occorre una certa maturità per cogliere la malizia con la quale gli autori presentano la fede cristiana e più propriamente cattolica. Nessuna nudità ma molte allusioni sessuali. La danza di ballerine da cabaret vestite da suore
Giudizio Artistico 
 
Sceneggiatura tipica di un crime, con scansione temporale classica (scoperta del primo omicidio, indagine, ritrovamento di arma del delitto e presunto colpevole, colpo di scena, scoperta e cattura/morte del vero colpevole). Interpretazione degli attori convincente e credibile
Testo Breve:

Il serial di genere crime dove un’abile poliziotta è coadiuvata da un investigatore d’eccezione: nientemeno che Lucifero. Dietro una narrazione sempre ironica gli autori colgono il pretesto per beffeggiare alcuni pilastri della fede cattolica e patrocinare la libertà sessuale. Su NETFLIX

Un serial TV iniziato nel 2016 e tornato all’onore delle cronache dopo la conferma dell’uscita della quinta stagione. Ogni puntata prevede la soluzione un caso di omicidio (singolo o plurimo): sceneggiatura tipica di un crime, con scansione temporale classica (scoperta del primo omicidio, indagine, ritrovamento di arma del delitto e presunto colpevole, colpo di scena, scoperta e cattura/morte del vero colpevole). Ogni stagione presenta anche una storia che attraversa le diverse puntate aggiungendo piccoli indizi di volta in volta nel finale dell’episodio.

Nelle 83 puntate i personaggi principali vengono ben delineati nei loro caratteri e nelle loro personalità. C’è anche un minimo di indagine della loro psicologia (aiutati anche dalle sedute di psicoterapia che praticamente tutti i protagonisti fanno con Linda). Il protagonista, anche attraverso la sua spiccata ironia, non fa mancare momenti divertenti all’interno delle puntate. I pochi effetti speciali presenti (forse più trucco, che computer grafica) sono accettabili e funzionali alla storia, quindi non ostentati.

L’interpretazione degli attori è convincente e credibile, mai sopra le righe. Formalmente si presenta come un serial TV piacevole.

Forse è sul piano valoriale il tasto più dolente. Tante sono le sottolineature da fare a riguardo.

Innanzitutto la forzatura più grande: un diavolo che emerge come buono, collaborativo e comprensivo. Dio, per contro, un “padre” cattivo e permaloso, che costringe i suoi figli (gli angeli, secondo il serial) a fare quel che dice Lui: per esempio, l’idea di fondo è che Lucifer sta a capo dell’inferno perché Dio gli ha imposto questo compito (nulla a che fare con gli angeli decaduti e la disobbedienza all’Onnipotente). Durante tutto il serial emerge più volte la parola di sfida che Lucifer manda a colui che definisce “mio padre”. Parole che nascono da rabbia e rancore, ma in qualche modo giustificate dalla situazione (lo spettatore viene condotto ad immedesimarsi nella figura del protagonista, fino a quasi condividere le parole del diavolo). Troviamo anche numerose ed esplicite allusioni ad episodi della Bibbia (tra i personaggi, per esempio, compaiono Caino, Abele, Eva), senza nessun riferimento alla rivelazione ebraico-cristiana da cui i riferimenti culturali sono estrapolati, anzi stravolgendo le cose ancora una volta (Caino è il vero fratello buono dei due, per esempio). È difficile non pensare ad una denigrazione, seppure presentata in maniera soft, della fede cristiana. Il fatto che il collaboratore della polizia sia il diavolo, non aggiungendo un gran che al serial (non si contano, ormai, i serial TV con collaboratori della polizia perlomeno curiosi: The mentalist, Elementary, Dexter, Numb3rs, …), rischia di diventare grottesco.

Altra considerazione: sembra che i peccati siano solo quelli legati all’ambito affettivo. Le varie battute, allusioni e doppi sensi pronunciati da Lucifer hanno a che fare quasi sempre con l’ambito sessuale. Pur avendo il pregio di non mostrare nudità, però la promiscuità amorosa (detta ed esercitata) fa da sottotrama a tutto il resto: da relazioni (più o meno stabili) a rapporti occasionali, rapporti di gruppo, qualche allusione a relazioni omosessuali…

Tutto questo, purtroppo, confezionato in maniera leggera e divertente, tale da sembrare quasi innocua. Se non mancano i valori positivi della collaborazione, del sostengo reciproco per affrontare anche lutti e distacchi, sono però diluiti tra le criticità già elencate.

Pur essendo molto diffuso tra gli adolescenti, la visione è da consigliare solo per adulti (o, alla peggio, a degli adolescenti accompagnati da adulti) perché occorre una certa maturità per cogliere la malizia applicata dagli autori nei confronti della fede cristiana e più propriamente cattolica

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MERLIN

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/25/2020 - 17:18
 
Titolo Originale: Merlin
Paese: U.K.
Anno: 2008
Sceneggiatura: Julian Jones, Jake Michie, Johnny Capps, Julian Murphy
Produzione: Shine Limited, BBC Drama
Durata: stagioni 5 episodi 65 di 45 min
Interpreti: Colin Morgan, Bradley James, Angel Coulby, Katie McGrath, Anthony Head

Il re Uther Pendragon governa con polso fermo su Camelot ma affranto per un tragico evento che ha colpito la sua famiglia, ha bandito ogni forma di magia dal suo regno, pena la morte. Quando Gaius, il medico di corte, accetta di ospitare il giovane Merlino, figlio di una sua parente e si accorge che il ragazzo è dotato di straordinari poteri magici, lo avvisa di non rendere manifesta in nessuna occasione, questa sua dote, se vuole restare vivo. Merlino inizia la sua vita a Camelot come assistente di Gaius ma un giorno ha un battibecco con un giovane spavaldo che ha incontrato per strada e che fa sfoggio della sua destrezza con le armi. Merlino comprende di essere stato incauto: il suo antagonista non è altri che il principe Arturo, l’erede al trono di Camelot...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due giovani sono pronti anche al sacrificio per salvare l’amico e hanno un animo generoso e leale
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Questo serial, visto in 113 paesi, ha una struttura semplice, una CG limitata ma è espressione limpida di slancio e generosità giovanile
Testo Breve:

Melino e Artù sono giovani ventenni, uno è l’erede al trovo, l’altro un potente mago che deve tener nascoste le sue doti. La leggenda di re Artù rivisitata in versione giovanile, con pochi amori ma molto generoso ardimento. Il serial, sviluppato in  5 stagioni, è stato visto in 113 paesi ed ora è disponibile su Netflix

Questa serie TV  della BBC ha un biglietto da visita di tutto rispetto. Si è sviluppata in 5 stagioni con un totale di 65 episodi ed è stata acquistata da 112 paesi; in Italia da Italia1 (st 1-4) e da Joi (st 5). La serie completa è ora disponibile su Netflix.
Non è la prima volta che per il grande o per il piccolo schermo si realizzano dei presequel, che ci raccontano com’erano, da giovani, degli eroi di successo, ricavati da  leggende del passato o dai fumetti Marvel.

Il questo caso Artù, Merlino, Ginevra, Morgana, hanno un po’ tutti vent’anni e si muovo in un mondo ricostruito secondo la più classica iconografia medioevale :castelli (quello molto suggestivo  di Pirrefonds), tornei, foreste impenetrabili, grotte con draghi, spade prodigiose) e gli eventi si ispirano molto liberamente  alla saga di Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda.

Ogni puntata racconta una vicenda che si apre e si chiude ll’interno di se stessa, mentre i rapporti fra i protagonisti subiscono una lenta evouzione lungo tutta la stagione.

C’è sempre una minaccia per il regno di Camelot che il giovane Artù deve sventare: a volte è una strega malefica, altre volte un mostro spaventoso, altre volte un infido avversario che si nasconde dietro vesti rassicuranti. Ci sono momenti rammatici, tutto sembra perduto ma poi Merlino riesce con discrezione, senza che nessuno se ne accorga, a dare un aiuto ad Artù che risulterà risolutivo.

La cosa più interessante di questa serie è proprio scoprire le ragioni del  suo successo. Qualunque critico  potrà sottolineare, a ragione, che la sceneggiatura, sopratutto nei dialoghi, è elementare e  con non poche incongruenze. Le scene realizzate in CG sono ben poca cosa (sopratutto quando appaiono mostri che dovrebbero essere terrificanti) rispetto ai livelli qualitativi che sono stati raggiunti oggi. Ma allora, qual’è il suo segreto?

Sicuramente un punto di forza è il sodalizio fra Merlino e Artù. Due giovani totalmente diversi, il primo un po’ maldestro e impacciato nelle relazioni umane ma con un’attitudine alla magia prodigiosa; il secondo è spaccone e temerario, che segue rigorosamente il codice d’onore dei cavalieri. Entrambi però sono simili quando si tratta di affrontare un’avversario, un’avversità che minaccia Camelot o l’amico: non tentennano e sono pronti a qualsiasi sacrificio. Si tratta di una amicizia (senza secondi significati) tanto forte proprio perché i due giovani risultano complementari: uno ha bisogno dell’altro. Resta insolito il fatto che  Merlino riesca sempre a tener nascoste le sue doti magiche ma fra i due si stabilisce una forma di sodalizio inossidabile, come avevano già visto a Ratatouillie dove il topo Remy, esperto cuoco, vive in incognito e lascia tutto il merito allo sguattero Linguini. ripetto a questo bromance, le figure femminili vanno in secondo piano e le storie d’amore, che pur si sviluppano nel serie, non costituiscono una componente rilevante.

Un punto di forza è lo sviluppo della relazione adulto-giovane,  dove la prima categoria è rappresentata dal medico Gaius e il re Uther. C’è un continu confronto fra di Gaius,  che si appella sempre alla prudenza e all’esercizio del metodo scientifico e  Merlino, è pronto a lancarsi oltre l’ostacolo, senza fare troppi ragionamenti. Allo stesso modo Artù cerca di mitigare, con uno sguardo più umano, il punto di vista inflessibile e a volte crudele del padre. E’ un bel confronto generazionale, dove la gioventù porta il suo contributo di energia e di speranza, mentre chi è maturo, se da una parte mostra di avere una visione più vera e disincantata della realtà a causa dell’esperienza accumulata, è privo dello slancio necessario per voltare pagina.

Alla fine deve essere proprio questo il successo della serie Merlin: un lavoro , rivolto a un pubblico  giovanile  che esalta  la bellezza della gioventù e se la  sceneggiatura può esser considerata molto semplice, perchè va sempre diritto al punto, senza troppe giravolte,,  in realtà va intesa come magistrale armonia fra linguaggio adottato e pubblico target.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE OFFICE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/25/2020 - 16:57
Titolo Originale: The Office
Paese: USA
Anno: 2005
Sceneggiatura: Ricky Gervais, Stephen Merchant, Greg Daniels
Produzione: NBC
Durata: Stagioni 9, episodi 201 di 30 min
Interpreti: Steve Carell, Rainn Wilson, John Krasinski, Jenna Fischer

Il direttore della filiale di Scranton (Pennsylvania) della Dunder Miffin (un’azienda che produce carta) è Michael Scott, che cerca di fare sempre lo spiritoso con i suoi impiegati ma non ride mai nessuno; cerca di essere l’amico e confidente di tutti ma ottiene quasi sempre l’effetto contrario. Dwight è il suo assistente: un po’ lecchino, pedante, aspira a diventare lui il capo. Pam è segretaria e centralinista: perennemente malinconica, è indecisa negli affari di cuore. La giornata scorre senza troppo stress da lavoro e gli impiegati hanno tempo di fare due chiacchiere (per lo più pettegolezzi), andare a prendere il caffe al distributore automatico o venir convocati tutti in sala riunioni per ricevere qualche ramanzina dal capo...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Con molta ironia, il serial cerca non solo spunti comici nella vita ordinaria di un gruppo di impiegati, ma anche di dare significato umano alla normalità di tante persone che non sono e non diventeranno famose
Pubblico 
Adolescenti
Vite sentimentali spesso disordinate
Giudizio Artistico 
 
Personaggi molto ben caratterizzati, sopratutto quello interpretato da Steve Carrel. Una sceneggiatura arguta alla ricerca di situazioni paradossali all’interno di vite molto ordinarie
Testo Breve:

La vita da impiegato in una piccola filiale in una piccola cittadina. Vite ordinarie trasformate in spunti comici grazie all’ottima interpretazione dei protagonisti e a una brillante sceneggiatura. Su Prime Video

 

C’è un motivo concreto per vedere o rivedere questo classico serial (2 Emmy Awards e altri 18 premi, incluso Golden Globe Awards nel 2006 a Steve Carrel) proprio adesso: in Italia le nove stagioni sono state trasmesse da reti diverse ma ora  Prime Video ci consente di vederle tutte insieme. Occorre premettere che per apprezzare pienamente l’ironia, la comicità demenziale con cui Stephen Mercant e Greg Daniels (che abbiamo di recente apprezzato per il serial Upload) hanno spalmato su tutte le 201 puntate, bisognerebbe aver vissuto un’esperienza da impiegato in un’azienda.  In questi microcosmi si finisce per vivere insieme molto più che con i propri familiari ma se in famiglia, il ritrovarsi insieme costituisce  sempre una fonte di gioia (o ci si rattrista quando si litiga, che è poi lo stesso sentimento), all’interno di un  ufficio il tema dominante è la difesa della propria posizione, che scatena uno spirito aggressivo quando viene minacciato o di repulsione quando viene richiesto di fare più del dovuto. Per il resto c’è chi desidera solo essere lasciato in pace, chi è mosso da ansia da competizione e, ogni tanto ma senza grande passione, si sviluppano relazioni sentimentali.

La grandezza di questo serial sta nell’ aver messo a nudo, con ironia, la mediocrità di questi ambienti e delle persone che lo frequentano. Ma si tratta anche di un elogio alla mediocrità perché non è colpa loro   se nessuno è un eroe e nonostante i loro limiti, riescono a restare uniti e solidali, nonostante la disgrazia di avere  un capo come Michael Scott.

La fiction non evita di affrontare temi eticamente  sensibili già a quel tempo (è stata trasmessa dal 2005 al 2013) come l’omosessualità (St 3,E1) e la disabilità (St 2, E12). Di fronte alla scoperta che il latinoamericano contabile Oscar è gay, Michael si manifesta ancora una volta maldestro; fa fatica a trattiene espressioni gergali di irrisione a quel tipo di inclinazione radicate nel tempo ma sa che come capo deve invitare tutti i dipendenti alla massima tolleranza. Alla fine fa del suo meglio, cioè qualcosa di pessimo, sollecitando Oscar a fare coming out davanti ai suoi colleghi e dandogli anche un forzatissimo bacio (pare che l’idea di concludere la scena in questo modo sia venuta spontaneamente a Steve Carrel mentre facevano le riprese).
E’ interessante notare come il tema sia stato affrontato con ironia e libertà, senza soggiacere alle ingessature di pura convenienza a cui sono costretti i film/serial di oggi schiacciati dall’obbligo del politically correct. Divertente anche l’altro episodio, dove il boss si fa male a un piede, arriva in ufficio con le stampelle  e si lamenta per la mancanza di sensibilità dei suoi dipendenti alle problematiche dei disabili. Convoca tutti nella solita meeting room per incontrare un vero disabile sulla sedie a rotelle e Michael viene ancora una volta smascherato, perché l’invitato vuole venir trattato come qualsiasi altra persona, non certo con la commiserazione degli altri.

Il successo non sarebbe comunque arrivato, così pieno, se non fosse stato creato il personaggio di Michael, interpretato magistralmente da Steve Carrel. Michael è nella sua essenza un bravo venditore, che una volta diventato capo di una filiale, risulta privo del realismo e dell’autocontrollo necessari  e ha continuato a “vendere” sogni ai suoi collaboratori, trasferendo ottimismo spesso fuori posto. L’episodio  S6, E12, è terribile da questo punto di vista. Dieci anni prima, in uno slancio di ottimismo abbinato a leggerezza, aveva promesso a una classe  di ragazzi di colore poveri che avrebbe pagato loro le spese del college.  Perché lo ha fatto? Nel suo ottimismo senza freni aveva ipotizzato che sarebbe diventato presto ricco. Prossimi alla maturità, la classe invita il benefattore alla loro scuola perché gli allievi hanno organizzato una festa in suo onore. E’ in questa occasione che solo Michael poteva prendere il microfono e orchestrare scuse che sono un misto di candore irresponsabile e faccia tosta nel prospettare misere alternative.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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