Serial TV

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LUCIFER

Inviato da Franco Olearo il Lun, 06/29/2020 - 14:35
Titolo Originale: Lucifer
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Tom Kapinos
Sceneggiatura: Scott Chambliss
Produzione: Aggressive Mediocrity, DC Entertainment, Jerry Bruckheimer Television, Warner Bros. Television
Durata: 4 stagioni , 83 episodi di 45-55,
Interpreti: Tom Ellis, Lauren German, Kevin Alejandro, D. B. Woodside, Lesley-Ann Brandt

Lucifero, stufo della vita all’inferno, decide di venire sulla terra per conoscere più da vicino l’umanità. Arrivato a Los Angeles, apre un locale notturno, il Lux, e diventa famoso per i favori che è in grado di fornire. Per diverse vicende arriva a fare conoscenza della detective della Polizia di Los Angeles, Chloe Decker e ne diventa collaboratore. La vita terrena lo porta a dover gestire situazioni mai vissute prima, eventi che lo portano a farsi aiutare dalla psicoterapeuta Linda Martin. Anche suo fratello, l’angelo Amenadiel, e la sua alleata Mazikeen (un diavolo torturatore dell’inferno), sono al fianco di Lucifer nelle varie traversie che affronta.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Dietro le gradevoli vesti di un serial poliziesco e la presenza di molte persone positive (incluso un sacerdote che in S1 E9 si sacrifica per salvare un ragazzo) gli autori si divertono a beffeggiare alcuni elementi portanti della vita cristiana (il sacramento della confessione) e ipotizzano un Padre Divino insensibile alle invocazioni degli uomini. Viene inoltre patrocinata la libertà sessuale e poca rilevanza viene data ai legami coniugali
Pubblico 
Maggiorenni
Occorre una certa maturità per cogliere la malizia con la quale gli autori presentano la fede cristiana e più propriamente cattolica. Nessuna nudità ma molte allusioni sessuali. La danza di ballerine da cabaret vestite da suore
Giudizio Artistico 
 
Sceneggiatura tipica di un crime, con scansione temporale classica (scoperta del primo omicidio, indagine, ritrovamento di arma del delitto e presunto colpevole, colpo di scena, scoperta e cattura/morte del vero colpevole). Interpretazione degli attori convincente e credibile
Testo Breve:

Il serial di genere crime dove un’abile poliziotta è coadiuvata da un investigatore d’eccezione: nientemeno che Lucifero. Dietro una narrazione sempre ironica gli autori colgono il pretesto per beffeggiare alcuni pilastri della fede cattolica e patrocinare la libertà sessuale

Un serial TV iniziato nel 2016 e tornato all’onore delle cronache dopo la conferma dell’uscita della quinta stagione. Ogni puntata prevede la soluzione un caso di omicidio (singolo o plurimo): sceneggiatura tipica di un crime, con scansione temporale classica (scoperta del primo omicidio, indagine, ritrovamento di arma del delitto e presunto colpevole, colpo di scena, scoperta e cattura/morte del vero colpevole). Ogni stagione presenta anche una storia che attraversa le diverse puntate aggiungendo piccoli indizi di volta in volta nel finale dell’episodio.

Nelle 83 puntate i personaggi principali vengono ben delineati nei loro caratteri e nelle loro personalità. C’è anche un minimo di indagine della loro psicologia (aiutati anche dalle sedute di psicoterapia che praticamente tutti i protagonisti fanno con Linda). Il protagonista, anche attraverso la sua spiccata ironia, non fa mancare momenti divertenti all’interno delle puntate. I pochi effetti speciali presenti (forse più trucco, che computer grafica) sono accettabili e funzionali alla storia, quindi non ostentati.

L’interpretazione degli attori è convincente e credibile, mai sopra le righe. Formalmente si presenta come un serial TV piacevole.

Forse è sul piano valoriale il tasto più dolente. Tante sono le sottolineature da fare a riguardo.

Innanzitutto la forzatura più grande: un diavolo che emerge come buono, collaborativo e comprensivo. Dio, per contro, un “padre” cattivo e permaloso, che costringe i suoi figli (gli angeli, secondo il serial) a fare quel che dice Lui: per esempio, l’idea di fondo è che Lucifer sta a capo dell’inferno perché Dio gli ha imposto questo compito (nulla a che fare con gli angeli decaduti e la disobbedienza all’Onnipotente). Durante tutto il serial emerge più volte la parola di sfida che Lucifer manda a colui che definisce “mio padre”. Parole che nascono da rabbia e rancore, ma in qualche modo giustificate dalla situazione (lo spettatore viene condotto ad immedesimarsi nella figura del protagonista, fino a quasi condividere le parole del diavolo). Troviamo anche numerose ed esplicite allusioni ad episodi della Bibbia (tra i personaggi, per esempio, compaiono Caino, Abele, Eva), senza nessun riferimento alla rivelazione ebraico-cristiana da cui i riferimenti culturali sono estrapolati, anzi stravolgendo le cose ancora una volta (Caino è il vero fratello buono dei due, per esempio). È difficile non pensare ad una denigrazione, seppure presentata in maniera soft, della fede cristiana. Il fatto che il collaboratore della polizia sia il diavolo, non aggiungendo un gran che al serial (non si contano, ormai, i serial TV con collaboratori della polizia perlomeno curiosi: The mentalist, Elementary, Dexter, Numb3rs, …), rischia di diventare grottesco.

Altra considerazione: sembra che i peccati siano solo quelli legati all’ambito affettivo. Le varie battute, allusioni e doppi sensi pronunciati da Lucifer hanno a che fare quasi sempre con l’ambito sessuale. Pur avendo il pregio di non mostrare nudità, però la promiscuità amorosa (detta ed esercitata) fa da sottotrama a tutto il resto: da relazioni (più o meno stabili) a rapporti occasionali, rapporti di gruppo, qualche allusione a relazioni omosessuali…

Tutto questo, purtroppo, confezionato in maniera leggera e divertente, tale da sembrare quasi innocua. Se non mancano i valori positivi della collaborazione, del sostengo reciproco per affrontare anche lutti e distacchi, sono però diluiti tra le criticità già elencate.

Pur essendo molto diffuso tra gli adolescenti, la visione è da consigliare solo per adulti (o, alla peggio, a degli adolescenti accompagnati da adulti) perché occorre una certa maturità per cogliere la malizia applicata dagli autori nei confronti della fede cristiana e più propriamente cattolica

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MERLIN

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/25/2020 - 17:18
 
Titolo Originale: Merlin
Paese: U.K.
Anno: 2008
Sceneggiatura: Julian Jones, Jake Michie, Johnny Capps, Julian Murphy
Produzione: Shine Limited, BBC Drama
Durata: stagioni 5 episodi 65 di 45 min
Interpreti: Colin Morgan, Bradley James, Angel Coulby, Katie McGrath, Anthony Head

Il re Uther Pendragon governa con polso fermo su Camelot ma affranto per un tragico evento che ha colpito la sua famiglia, ha bandito ogni forma di magia dal suo regno, pena la morte. Quando Gaius, il medico di corte, accetta di ospitare il giovane Merlino, figlio di una sua parente e si accorge che il ragazzo è dotato di straordinari poteri magici, lo avvisa di non rendere manifesta in nessuna occasione, questa sua dote, se vuole restare vivo. Merlino inizia la sua vita a Camelot come assistente di Gaius ma un giorno ha un battibecco con un giovane spavaldo che ha incontrato per strada e che fa sfoggio della sua destrezza con le armi. Merlino comprende di essere stato incauto: il suo antagonista non è altri che il principe Arturo, l’erede al trono di Camelot...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due giovani sono pronti anche al sacrificio per salvare l’amico e hanno un animo generoso e leale
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Questo serial, visto in 113 paesi, ha una struttura semplice, una CG limitata ma è espressione limpida di slancio e generosità giovanile
Testo Breve:

Melino e Artù sono giovani ventenni, uno è l’erede al trovo, l’altro un potente mago che deve tener nascoste le sue doti. La leggenda di re Artù rivisitata in versione giovanile, con pochi amori ma molto generoso ardimento. Il serial, sviluppato in  5 stagioni, è stato visto in 113 paesi ed ora è disponibile su Netflix

Questa serie TV  della BBC ha un biglietto da visita di tutto rispetto. Si è sviluppata in 5 stagioni con un totale di 65 episodi ed è stata acquistata da 112 paesi; in Italia da Italia1 (st 1-4) e da Joi (st 5). La serie completa è ora disponibile su Netflix.
Non è la prima volta che per il grande o per il piccolo schermo si realizzano dei presequel, che ci raccontano com’erano, da giovani, degli eroi di successo, ricavati da  leggende del passato o dai fumetti Marvel.

Il questo caso Artù, Merlino, Ginevra, Morgana, hanno un po’ tutti vent’anni e si muovo in un mondo ricostruito secondo la più classica iconografia medioevale :castelli (quello molto suggestivo  di Pirrefonds), tornei, foreste impenetrabili, grotte con draghi, spade prodigiose) e gli eventi si ispirano molto liberamente  alla saga di Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda.

Ogni puntata racconta una vicenda che si apre e si chiude ll’interno di se stessa, mentre i rapporti fra i protagonisti subiscono una lenta evouzione lungo tutta la stagione.

C’è sempre una minaccia per il regno di Camelot che il giovane Artù deve sventare: a volte è una strega malefica, altre volte un mostro spaventoso, altre volte un infido avversario che si nasconde dietro vesti rassicuranti. Ci sono momenti rammatici, tutto sembra perduto ma poi Merlino riesce con discrezione, senza che nessuno se ne accorga, a dare un aiuto ad Artù che risulterà risolutivo.

La cosa più interessante di questa serie è proprio scoprire le ragioni del  suo successo. Qualunque critico  potrà sottolineare, a ragione, che la sceneggiatura, sopratutto nei dialoghi, è elementare e  con non poche incongruenze. Le scene realizzate in CG sono ben poca cosa (sopratutto quando appaiono mostri che dovrebbero essere terrificanti) rispetto ai livelli qualitativi che sono stati raggiunti oggi. Ma allora, qual’è il suo segreto?

Sicuramente un punto di forza è il sodalizio fra Merlino e Artù. Due giovani totalmente diversi, il primo un po’ maldestro e impacciato nelle relazioni umane ma con un’attitudine alla magia prodigiosa; il secondo è spaccone e temerario, che segue rigorosamente il codice d’onore dei cavalieri. Entrambi però sono simili quando si tratta di affrontare un’avversario, un’avversità che minaccia Camelot o l’amico: non tentennano e sono pronti a qualsiasi sacrificio. Si tratta di una amicizia (senza secondi significati) tanto forte proprio perché i due giovani risultano complementari: uno ha bisogno dell’altro. Resta insolito il fatto che  Merlino riesca sempre a tener nascoste le sue doti magiche ma fra i due si stabilisce una forma di sodalizio inossidabile, come avevano già visto a Ratatouillie dove il topo Remy, esperto cuoco, vive in incognito e lascia tutto il merito allo sguattero Linguini. ripetto a questo bromance, le figure femminili vanno in secondo piano e le storie d’amore, che pur si sviluppano nel serie, non costituiscono una componente rilevante.

Un punto di forza è lo sviluppo della relazione adulto-giovane,  dove la prima categoria è rappresentata dal medico Gaius e il re Uther. C’è un continu confronto fra di Gaius,  che si appella sempre alla prudenza e all’esercizio del metodo scientifico e  Merlino, è pronto a lancarsi oltre l’ostacolo, senza fare troppi ragionamenti. Allo stesso modo Artù cerca di mitigare, con uno sguardo più umano, il punto di vista inflessibile e a volte crudele del padre. E’ un bel confronto generazionale, dove la gioventù porta il suo contributo di energia e di speranza, mentre chi è maturo, se da una parte mostra di avere una visione più vera e disincantata della realtà a causa dell’esperienza accumulata, è privo dello slancio necessario per voltare pagina.

Alla fine deve essere proprio questo il successo della serie Merlin: un lavoro , rivolto a un pubblico  giovanile  che esalta  la bellezza della gioventù e se la  sceneggiatura può esser considerata molto semplice, perchè va sempre diritto al punto, senza troppe giravolte,,  in realtà va intesa come magistrale armonia fra linguaggio adottato e pubblico target.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE OFFICE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/25/2020 - 16:57
Titolo Originale: The Office
Paese: USA
Anno: 2005
Sceneggiatura: Ricky Gervais, Stephen Merchant, Greg Daniels
Produzione: NBC
Durata: Stagioni 9, episodi 201 di 30 min
Interpreti: Steve Carell, Rainn Wilson, John Krasinski, Jenna Fischer

Il direttore della filiale di Scranton (Pennsylvania) della Dunder Miffin (un’azienda che produce carta) è Michael Scott, che cerca di fare sempre lo spiritoso con i suoi impiegati ma non ride mai nessuno; cerca di essere l’amico e confidente di tutti ma ottiene quasi sempre l’effetto contrario. Dwight è il suo assistente: un po’ lecchino, pedante, aspira a diventare lui il capo. Pam è segretaria e centralinista: perennemente malinconica, è indecisa negli affari di cuore. La giornata scorre senza troppo stress da lavoro e gli impiegati hanno tempo di fare due chiacchiere (per lo più pettegolezzi), andare a prendere il caffe al distributore automatico o venir convocati tutti in sala riunioni per ricevere qualche ramanzina dal capo...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Con molta ironia, il serial cerca non solo spunti comici nella vita ordinaria di un gruppo di impiegati, ma anche di dare significato umano alla normalità di tante persone che non sono e non diventeranno famose
Pubblico 
Adolescenti
Vite sentimentali spesso disordinate
Giudizio Artistico 
 
Personaggi molto ben caratterizzati, sopratutto quello interpretato da Steve Carrel. Una sceneggiatura arguta alla ricerca di situazioni paradossali all’interno di vite molto ordinarie
Testo Breve:

La vita da impiegato in una piccola filiale in una piccola cittadina. Vite ordinarie trasformate in spunti comici grazie all’ottima interpretazione dei protagonisti e a una brillante sceneggiatura. Su Prime Video

 

C’è un motivo concreto per vedere o rivedere questo classico serial (2 Emmy Awards e altri 18 premi, incluso Golden Globe Awards nel 2006 a Steve Carrel) proprio adesso: in Italia le nove stagioni sono state trasmesse da reti diverse ma ora  Prime Video ci consente di vederle tutte insieme. Occorre premettere che per apprezzare pienamente l’ironia, la comicità demenziale con cui Stephen Mercant e Greg Daniels (che abbiamo di recente apprezzato per il serial Upload) hanno spalmato su tutte le 201 puntate, bisognerebbe aver vissuto un’esperienza da impiegato in un’azienda.  In questi microcosmi si finisce per vivere insieme molto più che con i propri familiari ma se in famiglia, il ritrovarsi insieme costituisce  sempre una fonte di gioia (o ci si rattrista quando si litiga, che è poi lo stesso sentimento), all’interno di un  ufficio il tema dominante è la difesa della propria posizione, che scatena uno spirito aggressivo quando viene minacciato o di repulsione quando viene richiesto di fare più del dovuto. Per il resto c’è chi desidera solo essere lasciato in pace, chi è mosso da ansia da competizione e, ogni tanto ma senza grande passione, si sviluppano relazioni sentimentali.

La grandezza di questo serial sta nell’ aver messo a nudo, con ironia, la mediocrità di questi ambienti e delle persone che lo frequentano. Ma si tratta anche di un elogio alla mediocrità perché non è colpa loro   se nessuno è un eroe e nonostante i loro limiti, riescono a restare uniti e solidali, nonostante la disgrazia di avere  un capo come Michael Scott.

La fiction non evita di affrontare temi eticamente  sensibili già a quel tempo (è stata trasmessa dal 2005 al 2013) come l’omosessualità (St 3,E1) e la disabilità (St 2, E12). Di fronte alla scoperta che il latinoamericano contabile Oscar è gay, Michael si manifesta ancora una volta maldestro; fa fatica a trattiene espressioni gergali di irrisione a quel tipo di inclinazione radicate nel tempo ma sa che come capo deve invitare tutti i dipendenti alla massima tolleranza. Alla fine fa del suo meglio, cioè qualcosa di pessimo, sollecitando Oscar a fare coming out davanti ai suoi colleghi e dandogli anche un forzatissimo bacio (pare che l’idea di concludere la scena in questo modo sia venuta spontaneamente a Steve Carrel mentre facevano le riprese).
E’ interessante notare come il tema sia stato affrontato con ironia e libertà, senza soggiacere alle ingessature di pura convenienza a cui sono costretti i film/serial di oggi schiacciati dall’obbligo del politically correct. Divertente anche l’altro episodio, dove il boss si fa male a un piede, arriva in ufficio con le stampelle  e si lamenta per la mancanza di sensibilità dei suoi dipendenti alle problematiche dei disabili. Convoca tutti nella solita meeting room per incontrare un vero disabile sulla sedie a rotelle e Michael viene ancora una volta smascherato, perché l’invitato vuole venir trattato come qualsiasi altra persona, non certo con la commiserazione degli altri.

Il successo non sarebbe comunque arrivato, così pieno, se non fosse stato creato il personaggio di Michael, interpretato magistralmente da Steve Carrel. Michael è nella sua essenza un bravo venditore, che una volta diventato capo di una filiale, risulta privo del realismo e dell’autocontrollo necessari  e ha continuato a “vendere” sogni ai suoi collaboratori, trasferendo ottimismo spesso fuori posto. L’episodio  S6, E12, è terribile da questo punto di vista. Dieci anni prima, in uno slancio di ottimismo abbinato a leggerezza, aveva promesso a una classe  di ragazzi di colore poveri che avrebbe pagato loro le spese del college.  Perché lo ha fatto? Nel suo ottimismo senza freni aveva ipotizzato che sarebbe diventato presto ricco. Prossimi alla maturità, la classe invita il benefattore alla loro scuola perché gli allievi hanno organizzato una festa in suo onore. E’ in questa occasione che solo Michael poteva prendere il microfono e orchestrare scuse che sono un misto di candore irresponsabile e faccia tosta nel prospettare misere alternative.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HEARTLAND (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/20/2020 - 07:33
 
Titolo Originale: Heartland
Paese: Canada
Anno: 2007
Produzione: CBC
Durata: 13 stagioni, 214 episodi, in produzione
Interpreti: Amber Marshall, Michelle Morgan, Shaun Johnston, Chris POtter, Graham Wardle

Nelle montagne rocciose di Alberta, in Canada, Heartland è un ranch che alleva cavalli e funge da “clinica” per quei quadrupedi che sono diventati ribelli per qualche shock che hanno subito, grazie alle abilità della signora Marion. In un grave incidente Marion muore: il ranch continua a essere gestito dal nonno materno Jack, dalla quindicenne Amy, che ha ereditato le doti “curative” della madre. Arriva anche Lou, la sorella maggiore di Amy, che ha lasciato il suo lavoro a New York per dare una mano, come amministratrice, per rimettere in piedi gli affari del ranch. Si unisce a loro anche Tyler un ragazzo che è stato condannato dal tribunale a svolgere un periodo di lavori utili sotto tutela. Il suo compito è quello di aiutare nonno Jack a tenere in ordine le stalle…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Nella fattoria di Heartland ci si occupa di curare le relazioni familiari, anche quelle che si sono incrinate, prestando sempre premurosa attenzione a chi ne ha bisogno, uomini o animali che siano
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il serial ha una struttura semplice e chiara, adatta a venir compresa anche dai piccoli e punta tutto sulla simpatia dei protagonisti
Testo Breve:

Nel ranch Heartland, due sorelle e il loro nonno cercano di portare avanti quella che è una caratteristica unica della loro fattoria: un luogo dove cavalli che hanno subito traumi possano ritrovare il loro equilibrio. Storie di uomini, donne e cavalli nella serie più longeva della televisione canadese. Su Raiplay

Heartland, disponibile su RaiPlay, arrivata alla tredicesima stagione, è la serie televisiva più longeva della televisione canadese ed è stata finora venduta alle reti di altri 25 paesi, fra cui l’Italia. Non è da escludere l’arrivo di nuove stagioni.

E’ indubbio il fascino (e anche quel po’ di invidia) che nasce nel vedere questa famiglia che vive tutto il giorno all’aperto, in contatto con una natura intatta, il cui principale impegno è prendersi cura di quel magnifico animale che è il cavallo. Il cavallo è stato da sempre un argomento preferenziale per la letteratura giovanile: i film che sono stati realizzati si sono sempre rifatti a libri di successo (Black Beauty , Black Stallion, War Horse, Seabiscuit,…) fino a quello forse più famoso di tutti: L’uomo che sussurrava ai cavalli. “Io non sussurro ai cavalli, io li ascolto!” esclama Amy un po’ infastidita quando le chiedono qual è il suo segreto nel comprenderli e guarirli, sapendo che è proprio quello il confronto più prossimo nella memoria collettiva. 

La struttura della serie è semplice: ogni episodio comporta la risoluzione del caso difficile di un cavallo che è diventato indomito mentre sullo sfondo si dipanano le vicende dei componenti della famiglia Flaming: le tre sorelle, il nonno, il padre che tanti anni prima si è allontanato, fra espressioni di affetto, occasionali contrasti e immancabili innamoramenti.

La storia si sviluppa con calma, un po’ sullo stile delle soap opera, nessun personaggio è veramente cattivo, né ci sono contrasti che non si possano sanare e che si chiudono con una sincera espressione di pentimento.

E’ indubbio che il longevo successo della serie è da attribuire alla calda simpatia dei protagonisti, che diventano degli “amici di famiglia” per lo spettatore che vuole gustarsi l’evolversi delle loro storie giorno per giorno (anno per anno) ma c’è forse qualcosa di più.

La famiglia Flaming è paladina di un codice morale che potremmo sintetizzare con lo slogan: “prendersi cura di”. Prendersi cura dei cavalli senza badare a quanto tempo ci vorrà, dando loro il nutrimento e le cure migliori, ponendo sempre il denaro al secondo posto.  Ma vuol dire sopratutto prendersi cura delle persone, come è stato accettare Tyler, condannato dal tribunale a un periodo di lavoro sotto tutela.  Si determina in questo modo un circuito virtuoso dove prendendosi cura dei cavalli, si progredisce anche nell’attenzione alle persone.

E’ esemplare, come effetto di contrasto, il sesto episodio, quando arriva nella fattoria, non atteso, Carl, il fidanzato newyorkese di Lou. Già dal suo arrivo viene caratterizzato come un “diverso”, colui che è “il topo di città”, abituato a non sprecare un secondo del suo tempo, che tiene sempre all’orecchio l’auricolare del suo cellulare perché nessuna chiamata vada persa. Le sue intenzioni appaiono serie: chiede a Lou di sposarlo ma lei scopre ben presto che Carl si è già dato da fare per procurare per lei un colloquio di lavoro a Chicago nella stessa azienda dove si è già trasferito lui, lasciando New York. Forse in lui c’è dell’affetto ma si è comportato nei suoi confronti in modo strumentale agendo secondo il proprio vantaggio, senza trattarla come persona sua pari, chiedendo previamente la sua opinione. Per la morale che si pratica in  Heartland, si tratta di una posizione inaccettabile. Interessante anche l’etica sessuale praticata nella famiglia Flaming: a Carl, durante il suo soggiorno a Heartland, viene assegnata una stanza diversa da quella della fidanzata e quando lui, di notte,  cerca furtivamente di raggiungerla, viene bloccato da oche starnazzanti poste strategicamente davanti alla stanza di lei.

La funzione di Heartland può esser assimilabile a quella di un monastero, posto in un luogo lontano dalla vita convulsa delle metropoli di oggi, dove viene posta grande attenzione alle relazioni familiari e alla cura di chi ha bisogno di rimarginare le ferite fisiche o dell’animo, uomini o animali che siano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UPLOAD (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 05/17/2020 - 09:03
Titolo Originale: Upload
Paese: USA
Anno: 2020
Sceneggiatura: Greg Daniels
Produzione: 3 Arts Entertainment
Durata: 10 puntate da 50' su Prime Video
Interpreti: Robbie Amell, Andy Allo, Allegra Edwards

Los Angeles, anno 2033. Le cose vanno bene per il giovane programmatore Nathan Brown: c’è interesse intorno al suo progetto software ed è fidanzato con Ingrid, una bella ragazza che è anche molto ricca. Ma una notte, dopo aver lasciato la fidanzata, cambia tutto: la sua auto a guida automatica va a sbattere contro un camion e Nathan viene portato in fin di vita all’ospedale. La fidanzata lo convince ad aderire al programma Upload: il suo “io” privo del corpo ma con la memoria e i cinque sensi intatti, verrà portato in un mondo virtuale, pieno di comfort, dove potrà vivere per l’eternità. Il programma è costoso ma per tutte le spese ci penserà Ingrid. Detto fatto: Nathan si ritrova a Lakeview, in un lussuoso albergo in mezzo al verde, libero di praticare qualsiasi sport. Ma la nostalgia per il corpo perduto arriva presto e a confortarlo ci pensa Nora, l’operatrice (reale) del progetto Upload che si deve occupare di lui…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questa serie ci stimola a pensare a cosa dobbiamo aspettarci nel “dopo” e se le soluzioni proposte non sono soddisfacenti, si continua almeno a coltivare ciò che è più importante: le relazioni umane
Pubblico 
Adolescenti
Alcune situazioni, sia pur scherzose di rapporti sessuali frettolosi. Nudità parziali
Giudizio Artistico 
 
L’autore Greg Daniels ci descrive con molta ironia e cura dei dettagli, un mondo prossimo futuro. Il suo racconto è lineare, senza puntare troppo nei colpi di scena se non nel finale, come anticipo per una prossima stagione
Testo Breve:

In un futuro non troppo lontano, i defunti potranno accedere all’eternità, vivendo in un mondo virtuale. Uno stimolo interessante che ci fa riflettere senza prendersi troppo sul serio. Su Netflix

La quarantena imposta dal Coronavirus ci ha proiettato in un mondo che non conoscevamo, ci ha portato a virtualizzare la nostra esistenza. Non più riunioni di lavoro nella stessa stanza a discutere animatamente, ma da soli davanti a quel mosaico di volti che compare sullo schermo del computer; non più aule dove i ragazzi si scambiano battute sottovoce mentre il professore spiega, ma la cameretta dove in mezzo a tanti giochi, si vede un insegnante che cerca di dire cose interessanti da un tablet; non più baci e abbracci con i parenti e le/i fidanzate/i  ma graziosi saluti con la mano verso quel volto che compare sul  cellulare. Sarà piaciuto a pochi ma questa virtualizzazione dei rapporti umani è una realtà in crescita che si sta diffondendo in tanti altri settori: dagli occhiali 3D con i quali possiamo vedere com’era durante il Medioevo la strada che stiamo percorrendo o la domestica-robot che ti pulisce casa. La stessa visione compulsiva di serial TV, scelti dall’abbondante offerta da tante piattaforme streaming, non è un modo, già adesso, di rifugiarsi in un paradiso che sembra costruito esattamente secondo i nostri gusti? Ecco perché questo Upload non ci stupisce più di tanto e il futuro ipotizzato (2033) non è poi tanto lontano. Quest’anima elettronica che vive in un corpo che non è nient’altro che il nostro avatar “caricato” con tutta la memoria pregressa, in grado di ricevere stimoli simulati dai cinque sensi e di elaborare giudizi, desideri, affetti, consente finalmente di realizzare l’eterna aspirazione all’immortalità? Può fornire una nuova prospettiva a quanti, anche quelli animati da una forte fede, si sono arresi al fatto che la costituzione reale dell’Aldilà sia un mistero non risolvibile? Sarebbe pretendere un po’ troppo da questo serial sviluppato con molta ironia da Greg Daniels, già autore del divertente The Office. In realtà si tratta di un paradiso creato dagli uomini con una mentalità molto terrena, orientata a immaginare tutto ciò che di meglio ci piacerebbe avere su questa terra, incluse anche tutte le sue imperfezioni, come la divisione di Lakeview in classi sociali (più soldi si hanno e più lussuoso è il paradiso a cui si può aspirare).

Puntata dopo puntata Daniels si diverte a guidarci in questo nuovo mondo, sempre più automatizzato, impersonale, dove i rapporti umani, lavorativi o affettivi, si misurano in Like, dove possiamo continuare a conversare con i nostri cari defunti che hanno fatto upload e con il marito trapassato è ancora possibile condividere le intimità di un tempo indossando tute speciali.

All’interno di questo universo del futuro, è stata inserita una componente thriller (la morte di Nathan è stata accidentale o è stato ucciso?), una storia romantica e tematiche sociali (i luddisti sono quelli che vogliono distruggere questi paradisi artificiali per ricchi) ma sono sotto-temi che hanno poco mordente e in alcune puntate si nota poca originalità; alla fine ciò che più attira l’attenzione dello spettatore è l’arguzia con cui è stato immaginato questo nostro prossimo futuro.

L’autore è invece bravo nel mostrare come l’uomo e la donna, nella loro immutabile essenza, esprimano sempre se stessi, anche in queste situazioni così particolari.

Nathan, forzato a occuparsi solo di ciò che potrebbe piacergli, sente acuta la mancanza delle sfide, nelle continue difficoltà della vita reale. Anche ora, nel suo nuovo stato, percepisce dentro di se’ l’impegno a praticare virtù importanti come la giustizia (sente la necessità di risolvere i problemi dei “due Giga”, di coloro che hanno fatto Upload ma che non hanno soldi sufficienti per condurre una vita dignitosa) e l’onestà (non può mentire alla sua fidanzata, anche se è lei che lo mantiene nel Lakeview) ma anche lui è debole e deve chiedere perdono.  Le relazioni umane continuano a essere la cosa più importante: vuole stringere amicizie sincere con quell’unica donna con la quale può abbandonarsi alle confidenze e forse qualcosa di più. Infine c’è il padre di Nora che è gravemente ammalato e che viene invitato dalla figlia a fare Upload ma lui cortesemente rifiuta questo paradiso artificiale: crede ancora in un mondo ultraterreno dove potrà finalmente ritrovare la sua amata moglie.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CHIAMATEMI ANNA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/13/2020 - 15:36
Titolo Originale: Anne with an "E"
Paese: CANADA
Anno: 2017
Sceneggiatura: Moira Walley-Beckett
Durata: tre stagioni, 27 episodi di 45' su Netflix
Interpreti: Amybeth McNulty, Geraldine James, R.H. Thomson, Dalila Bela, Lucas Jade Zumann

Nuova Scozia (Canada), fine '800. A tre mesi dalla sua nascita Anna Shirley resta orfana di entrambi i genitori. Da allora vive in diverse famiglie finché, giunta ai 13 anni arriva, per sbaglio, nella cittadina di Avonlea, sull’isola del Principe Edoardo, in casa di due anziani fratelli, Marilla e Matthew Cuthbert. Dopo l’iniziale diffidenza, causata dalla grande immaginazione della bambina nonché dalla sua parlantina, i due fratelli decidono di adottarla. Entrando a far parte della loro famiglia, inizia a fare i conti con la scuola, con le amiche, con il lavoro nella fattoria dei suoi genitori adottivi. Anche lì, il pregiudizio le gioca a sfavore e dovrà conquistarsi la fiducia di molte persone del vicinato e delle compagne di studi. Situazioni che l'accompagneranno sempre durante la sua crescita, i primi amori, la ricerca delle proprie origini. Tre stagioni molto movimentate.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial ci trasmette il valore dell’amicizia, il saper trasformare la sofferenza in empatia e accoglienza degli altri, tutto già presente nel romanzo originale ma vengono aggiunte altre tematiche tipiche del mondo moderno, presentate secondo ideologie a senso unico.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune tematiche non adatte ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ben scelta e nella parte Amybeth McNulty, che interpreta la protagonista. Ottima la fotografia e la ricostruzione dell’ambiente rurale del Canada dell’800
Testo Breve:

Il famoso romanzo di formazione Anna dai capelli rossi viene riproposto in questo serial Netflix. Brava la protagonista, ottima la ricostruzione dell’ambiente rurale di fine ‘800 ma vengono aggiunte arbitrariamente tematiche moderne (femminismo, unioni omosessuali) che falsano lo spirito originale. Su Netflix

Dopo le numerose trasposizioni cinematografiche, televisive e animate, è arrivata una nuova versione televisiva del romanzo Anna dai capelli rossi (tit. or. Anne of Green Gables) della scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery. Le tre stagioni del serial sviluppano tre stagioni agricole: dalla primavera all’inverno di tre anni consecutivi (uno per stagione). Un vero e proprio “serial” di formazione, come è stato romanzo di formazione il testo di cui il serial è adattamento.

Uno dei pregi più grandi della serie è la fotografia: paesaggi molto belli e una sapiente scelta delle inquadrature che aiutano a metterli in risalto. Ambientata sull’Isola del Principe Edoardo (anche se girata in Ontario, sulla terraferma canadese), offre scorci stupendi della terra canadese in diverse stagioni: dai colori autunnali al bianco inverno, dalle fioriture primaverili ai vivaci colori estivi. Una bellezza che viene  amplificata dalle descrizioni fantasiose che la protagonista ama costruire. 

La vita, le consuetudini della realtà contadina sono ben ricostruite, viste attraverso lo sguardo innocente  di una tredicenne di fine ottocento, con tutte le fatiche, le gioie, le soddisfazioni che la terra può dare.

La recitazione dei giovani attori è credibile. La protagonista (interpretata da Amybeth McNulty) si presenta fin da subito come molto chiacchierona e ricca di immaginazione: aspetti che spesso infastidiscono il mondo degli adulti (e, a volte, anche lo spettatore), ma che permettono di scandagliare a fondo la sua personalità e aiutano a percepire quella sua innocenza che è rimasta intatta nonostante le prove a cui la vita l’ha sottoposta. Puntata dopo puntata e stagione dopo stagione se ne può apprezzare la maturazione nella personalità e nel carattere.

Gli anziani genitori adottivi, i compagni di scuola che poi diventano suoi amici e amiche, maturano insieme con lei. La narrazione procede senza fretta, consentendoci di apprezzare una definizione dei personaggi molto approfondita e articolata. Sono 27 episodi in tre stagioni che permettono allo spettatore di assistere al processo di uscita dall’infanzia e dall’adolescenza di Anna, Diana, Gilbert e gli altri loro amici per entrare nel mondo degli adulti.

Nonostante sia ben realizzato, il prodotto presenta alcuni punti critici. Si tratta di situazioni e di tematiche non presenti nel romanzo originale e che sono state aggiunte per effettuare una dubbia operazione di “modernizzazione” di questa storia che ha accompagnato la crescita di tante generazioni di ragazze.

Nella prima stagione, in più puntate, viene affrontato il tema della sessualità. Se la modalità e il linguaggio possono sembrare infantili, alludono di fatto a rapporti tra adulti (Anna racconta alle sue amiche quanto ha sentito in alcune famiglie adottive precedenti ai Cuthbert) ai quali non è estraneo l’esercizio della violenza. Vengono dedicate parti importanti di alcune puntate anche al menarca. Se fisicamente segna una tappa importante per la crescita del corpo femminile, la trattazione così come viene fatta nel serial, unitamente alle relative discussioni tra amiche, oltre a non aggiungere nulla al testo originale,  rende  il serial non più adatto al pubblico dei più piccoli.

Lascia, infine, un po’ sconcertati la scelta di utilizzare Anna per proporre riflessioni sui cosiddetti diritti civili (chiamati proprio così nella terza stagione). Se risultano inserite nel giusto contesto storico le considerazioni sul razzismo e sui diritti degli afro-americani (nella seconda stagione) o dei nativi americani (nella terza stagione), si possono considerare un po’ esagerati i toni su altre tematiche.

Anna sembra una femminista ante litteram (in particolare dalla seconda stagione in poi): dialoghi con le amiche (o con gli adulti che fanno parte del suo ambiente), qualche piccola “protesta organizzata”, una sorta di manifesto pubblicato sul giornalino della scuola. Un’aggiunta poco significativa perché  la storia originale già diceva molto riguardo all’energia, all’intelligenza, all’iniziativa femminile.

Infine, ciò che non manca mai in una serie originale Netflix, evidenti accenni all’omosessualità in diverse sfumature (nella seconda e nella terza stagione). Una coppia di donne ha vissuto per lungo tempo felice insieme, nascondendo la loro relazione ai rispettivi parenti;  un ragazzo che soffre perché la sua omosessualità non è accettata dagli altri, è vittima di bullismo e non potendo fare coming out con i suoi genitori,  ancora sedicenne, va a vivere per conto suo; infine, un altro giovane, non accettando la sua omosessualità, tenta di sposarsi per mascherare il suo disagio nei confronti di sé stesso e lo stigma sociale. Sono tutte sottotrame non presenti nel romanzo originale e se non possiamo che condannare ogni mancanza d rispetto nei confronti di queste persone, l’esito finale di questi racconti è sempre lo stesso: love is love, se c’è l’amore c’è tutto quello che serve per una vita felice (e chi non lo capisce è gretto e di mentalità ottusa).

Questi elementi, disseminati qua e là, presentati in modo apparentemente innocente perché mediati dallo sguardo sempre stupito di Anna, rendono il serial (in modo particolare la seconda e la terza stagione) abbastanza problematico per il pubblico di preadolescenti e adolescenti a cui dovrebbe essere indirizzato. Diventa quasi un sunto delle varie ideologie moderne da presentare alle nuove generazioni. Disponibile su Netflix

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DIAVOLI (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 05/10/2020 - 20:51
Titolo Originale: Devils
Paese: ITALIA. U.K., FRANCIA
Anno: 2020
Regia: Nick Hurran, Jan Maria Michelini
Sceneggiatura: Alessandro Sermoneta, Mario Ruggeri, Elena Bucaccio, Guido Maria Brera, Christopher Lunt, Michael A. Walker
Produzione: Sky Italia, Lux Vide, Sky Studios, Orange Studio, OCS
Durata: 10 puntate di 50' su SKY Atlantic
Interpreti: Alessandro Borghi, Patrick Dempsey, Kasia Smutniak, •Laia Costa

2011, City di Londra. Nella sede della American New York – London Bank (NYL), Massimo, un italiano venuto dalla gavetta, brillante head of trading, ha appena fatto guadagnare alla banca, con l’aiuto della sua squadra di traders, chiamata “I Pirati”, 250 milioni di dollari scommettendo sul ribasso dei titoli greci, prevedendo in anticipo il collasso di quel paese. Massimo è stato sempre sostenuto dal CEO Dominic Morgan e ora si attende ragionevolmente la promozione alla carica di vice-CEO, anche se per quel posto è in concorrenza con Edward Steward, un banchiere della vecchia scuola che non approva i metodi spregiudicati delle nuove generazioni. In quello stesso giorno tutto accade velocemente: Morgan comunica a Massimo che non può più aspirare a una promozione, ora che è stato scoperto che sua moglie Carrie esercita la prostituzione; un corpo senza vita, precipitato dall’alto è trovato nell’atrio della banca. Si tratta proprio di Steward ed è inevitabile che i sospetti ricadano su Massimo che a questo punto decide di indagare per scoprire chi lo stia incastrando. Per raggiungere questo obiettivo ingaggia Sofia Flores, una giovane donna che lavora per Subterranea, un’agenzia clandestina di hackers , abile nel raccogliere informazioni sensibili nell’ambito della finanza….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questo serial ha il pregio, sotto l’intrigante veste di un thriller, di rendere palese al vasto pubblico il potere della finanza e i suoi frequenti rapporti con la politica, che fanno sì che pochi prepotenti decidano le sorti dei paesi più deboli. Non ci sono eroi positivi in questo serial e un po’ tutti agiscono per opportunismo, in base alla logica dello scambio di favori, anche illeciti
Pubblico 
Adolescenti
Alcuni incontri amorosi con nudità parziali. Una scena di tentata violenza su di una donna
Giudizio Artistico 
 
Il meccanismo del thriller è ben calibrato, con il rilascio, puntata dopo puntata, di una giusta dose di rivelazioni e nuovi misteri. Ottima la fotografia. A volte le puntate risultano sovraccariche per un eccesso di subplot
Testo Breve:

Vivendo all’interno di una banca di investimenti, lo spettatore passa in rassegna dieci anni di crisi finanziarie mondiali e scopre gli stretti legami fra finanza e politica. I diavoli di oggi sono quei prepotenti che per il proprio vantaggio finiscono per mettere in crisi i paesi più deboli. Interessante e avvincente. Su Sky Atlantic

Massimo partecipa alla lezione universitaria di un suo professore amico, che sta ricostruendo la crisi del canale di Suez del 1957. Francia e Inghilterra, che si erano già impadronite militarmente del canale, furono costrette a fare marcia indietro perché il presidente Eisenhower, che non voleva ulteriormente peggiorare i rapporti con la Russia, usò un’arma nuovissima: iniziò a vendere le riserve statunitensi della sterlina provocando il crollo della valuta britannica. “La più potente arma del mondo è la finanza”: conclude il professore. Il serial è sostanzialmente un thriller, dove ci sono complotti e colpevoli da scoprire ma il sottofondo storico, si intreccia indissolubilmente con le vicende personali dei protagonisti, perché premere il tasto di un computer di una merchant bank per acquisire/vendere titoli può scatenare reazioni, spesso incontrollate, in interi paesi. E’ questo il messaggio forte della fiction: ricordare la crisi di Suez vuol dire ricordare l’inizio, nell’epoca moderna (in fondo, non erano stati proprio dei banchieri, i Fugger, a esser determinanti per la nomina a imperatore di Carlo V?) della crescita a dismisura del potere della finanza, in grado di influenzare pesantemente le scelte politiche di interi stati.

Puntata dopo puntata, vengono passate in rassegna le principali crisi economico-finanziarie che si sono sviluppate in tempi recenti (Argentina, 2001; Irlanda, 2007; Subprime USA 2008; Grecia, 2009; Italia 2011; che ci mostrano come si è formato, con il tempo, uno stretto incrocio di interessi  fra finanza e politica. E se le banche concedono prestiti (più o meno esosi) quando un paese rischia il collasso, i governi sono pronti a impiegare il denaro pubblico per salvare banche private, senza impegnarsi a emanare leggi più severe per porre sotto controllo il loro comportamento. Non sono trascurate le crisi politiche, come la fine di Gheddafi in Libia, per la quale Guido Maria Brera, autore del libro omonimo e co-sceneggiatore della serie, non si perita di far intendere che le crudeltà del leader libico siano state gonfiate ad arte per giustificare un goloso intervento dell’Occidente.  In tutte queste situazioni, l’head trader Massimo segue una regola precisa, come lui stesso dichiara: ““sentire l’odore del sangue, attaccare i deboli e fare i soldi”. I Diavoli del titolo sono proprio gli speculatori affamati di denaro, che operano silenziosamente e spesso nell’anonimato.

Che la sceneggiatura sia stata scritta da chi conosce bene ciò che sta raccontando, lo si vede  dal realismo con cui è stata ricostruito il contesto in cui si muove il mondo della finanza: il  floor della banca, dove il team di Massimo compra e vende titoli; l’ufficio del CEO, dove si prendono rapidissime decisioni e non mancano trasferte in locali accoglienti dove vengono invitati clienti che debbono essere incoraggiati a firmare con tanto di corteo di hostess. Fa parte dello stesso scenario anche la Ferrari di Massimo, un fringe benefit che è utile per ostentare il suo status di privilegiato. Questo Diavoli si inserisce nella categoria dei serial di contesto che è sempre stata una prerogativa dei serial americani, dove il lavoro, profilato con abbondanza di dettagli tecnici, non è più un semplice sottofondo a una storia d’amore ma costituisce la vita stessa dei protagonisti e i rapporti sentimentali, se non inquinati anch’essi per motivi d’interesse o ridotti a incontri di una notte, sono inesorabilmente scivolati  in secondo piano. Le dosi di suspense vengono rilasciate sapientemente, puntata dopo puntata, così come riusciamo a conoscere sempre meglio, attraverso dei flashback, i retroscena della vita di ogni personaggio. Fra questi, primeggiano   Massino e il suo boss Dominic.

Dominic è il personaggio più conturbante, un vero genio del male, con un poderoso autocontrollo, abile manipolatore di persone e di situazioni a suo vantaggio. Per il suo cinismo, è quello che si avvicina di più a Frank Underwood, il protagonista del serial di contesto forse più famoso: House of Cards. La figura di Massimo è più complessa: è un decisionista che segue anche lui il principio ”il fine giustifica i mezzi” anche quando questi sono illeciti ma non è una macchina inflessibile come Dominic; subisce, per sua fortuna, crisi di coscienza e a volte usa le sue competenze a fin di bene. Tutti comunque, capi o gregari, giovani o meno giovani (dispiace che il giovane team di Massimo si comporti allo stesso modo), conoscono un solo modo di interagire con gli altri: lo scambio di favori, il “do ut des,” se non direttamente il ricatto.

Più deboli sono le figure femminili a iniziare dalla moglie di Massimo, Carrie, uno strano miscuglio di estrosità artistica, debolezza caratteriale e ideologia marxista ma forse è proprio grazie a lei che riusciamo a cogliere un sincero momento di dolore in Massimo, che sente di non riuscire a prendersi pienamente cura, lui così forte, di quell’unica donna che ama veramente.  Si nota  anche un eccesso di sottotrame, che a volte finiscono per intasare il racconto. In particolare la parentesi italiana, nell’episodio ottavo, fra i pescatori del salernitano, finisce per allentare la tensione sulla trama portante. Il montaggio è molto veloce, il linguaggio adottato è spesso specifico della tecnica finanziaria (shortare, VAR, CDS, cartolizzare,..) che rendono questo serial particolarmente adatto alla categoria degli  young adult professionisti. Per chi resta comunque appassionato da questo intrigo fra finanza e politica, Sky ha messo a disposizione un’appendice al serial dove viene spiegato il significato dei termini professionali utilizzati.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SUMMERTIME (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/04/2020 - 15:18
Titolo Originale: Summertime
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Francesco Lagi, Lorenzo Sportiello
Sceneggiatura: Mirko Cetrangolo e Anita Rivaroli
Produzione: Cattleya
Durata: 8 puntate di 50' su Netflix
Interpreti: Ludovico Tersigni, Rebecca Coco Edogamhe, Amanda Campana, Andrea Lattanzi

Cesenatico. L’ultimo anno di liceo è finito e dopo i gavettoni di rito, i ragazzi si riversano sulla spiaggia. Fra loro non c’è Summer, una ragazza che dice di odiare l’estate (è il tempo nel quale il padre, un musicista, lascia la famiglia per il suo tour) e che ha trovato lavoro presso un albergo della città. Non c’è neanche Ale, che si deve allenare per le prossime gare come motociclista professionista, sotto la severa guida di suo padre e l’aiuto, come meccanico, dell’amico Dario. Edo e Sofia sono i migliori amici di Summer:Edo è da sempre segretamente innamorato di lei ma sa di non esser corrisposto, mentre Sofia ha inclinazioni lesbiche che sfoga con incontri occasionali con persone trovate in rete. L’estate lascia molto più tempo libero e si sviluppano nuovo incontri: Dario fa amicizia con Sofia, Summer incontra Ale, mentre fra gli adulti, Isabella, la madre di Summer, non riesce a dimenticare di aver abbandonato, per prendersi cura della famiglia, la vocazione di cantante e Maurizio, il padre di Ale, deve affrontare la rinuncia del figlio a gareggiare, dopo aver speso tanti anni ad allenarlo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ragazzi e ragazze adolescenti hanno fretta di diventare grandi: vivono nel presente senza progettare il futuro e i più si abbandonano a una sessualità di consumo o a una sessualità di prima conoscenza
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio, incontri sessuali con nudità fra donne;uso sporadico di alcool e di spinelli, rapporti prematrimoniali
Giudizio Artistico 
 
Il cast tecnico e i protagonisti, tutti giovani alle prime esperienze, tradiscono qualche fragilità nella costruzione del ritmo narrativo e di certi dialoghi ma alla distanza riescono a rendere credibili e coinvolgenti i personaggi principali
Testo Breve:

Un gruppo di ragazzi termina l’ultimo anno di scuola e si riversa sulle spiagge di Cesenatico: si formano amori e amicizie ma i legami sono fragili, il futuro è incerto e nella fretta di crescere commettono degli errori. Su Netflix

Netflix torna ad arricchire uno dei suoi filoni preferiti, quello che esplora il mondo degli adolescenti, con una serie tutta italiana ambientata durante un'estate a Cesenatico, un tipico momento di trasformazione e di primi (o non primi) amori. Forse per complementare il precedente serial adolescenziale italiano di Netflix, Baby, non ci troviamo di fronte a dei ragazzi dell’alta borghesia, né le loro famiglia hanno entrate sufficienti per conceder loro una favolosa vacanza all’estero, come nel film  L’estate addosso di Gabriele Muccino ma  le loro spiagge sono quelle stesse della loro città e un po’ tutti, tranne Summer, hanno scarsa propensione agli studi, visto che sia Edo che Blue sono risultati respinti agli scrutini di fine anno.  A somiglianza di Baby però, Netflix ha puntato, ancora una volta, su un cast giovanissimo per la sceneggiatura e la regia, e anche i protagonisti del serial sono ai loro primi ciack (ad eccezione di Lodovico Tersigni che avevamo già conosciuto in Slam, L’estate addosso e Skam Italia) con il chiaro obiettivo di riuscire ad impiegare un linguaggio che risultasse in sintonia con il  pubblico target.

Le aspettative della serie vengono rispettate: finalmente non si tratta di un lavoro che vuole attirare lo spettatore intorno a temi e ambienti in odore di scandalo (come in Baby, Thirteen, Elite, Sex Education) ma, in un certo senso è più ambizioso, perché vuole proporci  un ritratto di ragazzi e  ragazze d’oggi, quelli che non sono più teenager ma non ancora young-adult (Summer compie diciott’anni proprio a metà della serie) i quali, arrivata l’estate, “semplicemente” intrecciano amicizie e amori (inclusi quelli omosessuali, secondo i canoni narrativi attuali).

I primi episodi possono scoraggiare: il ritmo è lento, i dialoghi fra i ragazzi sono banali. Man mano però che la storia prende forma, i vari personaggi vengono approfonditi nei loro desideri, nella sofferenza di innamorarsi senza venire ricambiati, nei loro momenti di malinconia e in quel senso di stordimento che scaturisce dal trovarsi davanti a un futuro vuoto (come per Dario), che non è stato ancora riempito né di progetti concreti ma neanche di sogni. La love story estiva non appare dominante, ma anche altre relazioni sono equamente rappresentate: l’amicizia con i coetanei e i rapporti, sempre oscillanti fra affetto e ribellione, con i genitori.

Ben sottolineata è l’aspirazione a definire se stessi, che può portare a un coraggioso distacco da quei legami che ne bloccano lo sviluppo, come accade ad Ale, che cerca di liberarsi da un padre-istruttore-dominatore e anche a Dario, che ha legato per troppo tempo il suo destino alle fortune professionali dell’amico.  Interessanti anche quelle annotazioni che appaiono, quasi in sordina, sulla fenomenologia dell’amore. Summer, una ragazza che non perde un solo minuto, si concede, ora che è innamorata, di “perdere tempo”, distesa al sole, accanto a lui mentre allo stesso Ale riaffiorano alla memoria, piacevoli ricordi del passato, ora che il suo l’animo è più disteso, meno angosciato per il futuro.

Restano tuttavia due aspetti che disorientano e stimolano la necessità di comprendere se si tratti di forzature della sceneggiatura oppure di una rappresentazione amara ma vera della realtà di oggi: i rapporti con i genitori e la gestione della propria sessualità.

Questo serial è coerente con i precedenti già citati, nel mostrare genitori (quasi tutti in crisi coniugale) troppo impegnati a puntellare il loro equilibrio instabile per dedicarsi pienamente ai propri figli. C’è sicuramente affetto reciproco: chi può negare che la madre di Ale non si dia da fare per riconciliare il padre con il figlio, che la madre di Summer con minimizzi i rapporti tesi con il marito per costruire un ambiente sereno in famiglia? E’ un modo per manifestare vicinanza ma poi non ci sono altre parole da dire. Non c’è saggezza da trasmettere, non c’è travaso di esperienza da comunicare, non ci sono confidenze  da condividere. Se Summer decide di passare la notte con Ale, è sufficiente che lasci un bigliettino sul comodino della madre. Su questi comportamenti non c’è nulla da dire.

Accanto a situazioni di innamoramento sincero, in questo serial ci sono troppi casi di sessualità da consumo. Una ragazza che è venuta in campeggio a Cesenatico con i genitori, ha la sua tenda personale, in modo da poter ospitare per la notte il ragazzo che in quel momento è di suo gradimento; Sofia, che ha inclinazioni lesbiche, organizza incontri di una notte tramite siti per appuntamento; la simpatica collega di Summer che lavora nello stesso albergo,  cerca avventure che si consumino velocemente, perché a lei interessa “una sola cosa”.

Forse è proprio per questi aspetti che il sentimento prevalente che traspare dagli otto episodi e quello della malinconia. Non c‘è gioia, quella anche un po’ sciocca e incontrollata dell’adolescenza ma quell’amaro in bocca che scaturisce dal sentire le aspirazioni più profonde che scaturiscono dal proprio animo ma non si ha la pazienza di attendere che maturino e che trovino il loro giusto compimento; si preferisce vivere ora, nel presente, consumando tutto ciò che c'è da consumare.  Non è certo una vita felice quella di Sofia, come lei stessa confessa lucidamente a Dario, in quel suo vivere di incontri di una notte ma neanche è felicità quella di Summer e di Ale, che compiono i gesti di una donazione completa ma che non è ancora amore perché se amare vuol dire fondere le proprie vite, è proprio la loro vita che è ancora in fase di definizione. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SARA E MARTI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 04/21/2020 - 12:20
 
Titolo Originale: Sara e Marti
Paese: Italia
Anno: 2018
Regia: Maria Sorrentino Prima stagione Emanuele Pisano Seconda stagione Emanuele Pisano Terza stagione
Sceneggiatura: Stefania Colletta, Angelo Pastore, Olimpia Sales
Produzione: The Walt Disney Company Italia e Stand by Me
Durata: 3 stagioni di 10 episodi su Disney Channel e RaiPlay
Interpreti: Aurora Moroni, Chiara del Francia

Sara e Marti sono due sorelle che hanno solo dieci mesi di differenza e per questo frequentano insieme l’ultima classe delle medie. Per l’inizio dell’anno scolastico si sono trasferite da Londra a Bevagna, perché il padre ha deciso, rimasto vedovo, di tornare nel suo paese d’origine per scrivere un libro. Se Marti accetta di buon grado il trasferimento, Sara, la più grande, ha nostalgia della grande metropoli e il piccolo centro umbro gli sta stretto. Il suo inserimento nella nuova realtà viene comunque facilitato dal ritrovare in classe Serena, una sua cara amica d’infanzia e nello scoprire che Ludovico, il bello della classe, la guarda con interesse. Ciò fa innervosire Benedetta, anche lei innamorata di Ludovico che decide di vendicarsi cercando di far in modo che Sara non vinca alla gara di ginnastica ritmica alla quale entrambe si sono iscritte…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Fra i banchi di una scuola si sviluppano amicizie, invidie, innamoramenti ma si tratta globalmente di bravi ragazzi che maturano anno per anno, sostenendosi a vicenda
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il racconto si sviluppa in modo semplice e lineare, privilegiando la spontaneità e la simpatia dei protagonisti
Testo Breve:

Sara e Marti lasciano Londra con il loro padre per stabilirsi a Bevagna. Dalle medie alle scuole superiori, partecipiamo alla crescita di queste due ragazze nella realistica semplicità della tranquilla vita di un piccolo borgo. Su Disney+ e su Raiplay (stagioni 21 e 2)

Questa serie è disponibile su Disney Channel fino alla terza stagione, mentre su RaiPlay si possono trovare le prime due stagioni.

Bevagna è un bellissimo borgo umbro, presso il quale sono state girate alcune scene di  Fratello sole, sorella luna (2006) e di  Don Matteo 6 e  ora è la località esclusiva per questo simpatico serial adolescenziale interamente italiano. I microcosmi delle aule delle medie e delle classi liceali sono state esplorate in tanti modi diversi, ma sembra quasi che si fronteggino due scuole e viene spontaneo domandarsi se siano più vere le storie a tinte forti (soprattutto in termini sessuali) che troviamo su certe piattaforme (i più recenti: Thirteeen, Euphoria, Elite, Sex Education,  Baby, Skam,..) oppure i racconti più tranquilli , che potremmo definire familiari, tipici della produzione italiana (Jams, Il collegio,  ). In posizione intermedia far i due poli si trova High School Musical: The Musical – la serie: allude senza mostrare, come quando Nini dichiara a Ricki il suo amore e lo fa in una camera da letto dove sono soli ma con i vestiti.

Si potrebbe rispondere molto semplicemente che i primi serial citati hanno la classificazione VM14 e quindi, di fatto solo i secondi sono delle storie di adolescenti fatte per essere viste da adolescenti.

Si può invece dire di più: i personaggi che animano questo Sara e Marti (ma anche Jams e Il Collegio) ci appaiono come dei veri adolescenti, mentre i serial americani citati sembrano il frutto di progetti scritti per cercare di attirare il pubblico con un p’ di scandalo.

Sara e Marti frequentano la scuola di Bevagna, fanno conoscenza con i loro compagni di scuola, alcuni sono simpatici, altri meno, nascono amicizie ma anche delle antipatie e, qualche volta, degli innamoramenti mentre ognuna/o di loro cerca di realizzarsi attraverso ciò che piace, cercando di individuare la propria vocazione

Tutto quindi banale e prevedibile ma realistico, perché alla fine parliamo di ragazzi di 14-16 anni, se consideriamo che la serie è ormai arrivata alla terza stagione, corrispondenti quindi a tre anni scolastici.

Il piccolo segreto del serial che dà ragione a  questo successo prolungato non sta nei fatti che avvengono, tutti facilmente prevedibili, ma dalla simpatia che scaturisce dai personaggi, ben caratterizzati. Sara è più spigolosa, reagisce d’istinto e si infiamma subito ma è anche pronta a calmarsi e a chiedere scusa; Marti è più dolce e riflessiva (legge molti libri), comprensiva verso tutti e irrimediabilmente buona. Fra i ragazzi, indubbiamente il più simpatico è Nicola, “il re degli scherzi”, che sotto la sua aria scanzonata e burlona nasconde un animo gentile. Un vero spasso sono i due gemelli, Luigi e Guido, che studiano poco ma sono sempre pronti a darsi una mano. Ludovico, il “bello” della classe è purtroppo solo bello, mentre le “cattive” di turno, come sempre succede in questi serial, sono i personaggi meno riusciti (Benedetta nella prima stagione, Virginia nella seconda): non si comprende mai da dove origina il livore che manifestano, questo dare colpi bassi alle loro presunte avversarie, probabilmente segno di grande insicurezza.

Il successo dei personaggi beneficia anche dello stile narrativo adottato. Viene sfruttato al massimo il format del mockumentary (ogni volta che un/a ragazzo/a parla, veniamo a sapere anche a cosa sta pensando) che sta diventando quasi uno standard per le teen-comedy e ha l’indubbio vantaggio di una narrazione semplice e chiara; inoltre il copione è stato ridotto al minimo e i giovani protagonisti sono stati invitati a esprimersi spontaneamente.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GOD FRIENDED ME (seconda stagione)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 04/13/2020 - 11:43
Titolo Originale: God Friended Me
Paese: USA
Anno: 2019
Sceneggiatura: Steven Lilien, Bryan Wynbrandt
Produzione: Berlanti Productions, I Have an Idea! Entertainment, CBS Television Studios, Warner Bros. Television
Durata: 2 stagioni di 10 episodi cascuna per 50' su SKY
Interpreti: Brandon Micheal Hall, Violett Bean, Suraj Sharma, Joe Morton

New York al giorno d’oggi. Miles , nonostante sia figlio di Arthur Finer, un pastore della chiesa episcopale destinato a diventare cardinale, gestisce un podcast sull’ateismo. Un giorno riceve su Facebook una richiesta di amicizia. Il nome del richiedente è Dio in persona. Miles è molto scettico all’inizio ma si accorge ben presto che accettare i suggerimenti di “Dio” vuol dire aiutare persone in difficoltà. Decide quindi di assecondare le richieste che arrivano da questo misterioso mittente ma non da solo: è con lui Cara, una scrittrice/giornalista in difficoltà e Rakesh, un hacker molto bravo a trovare in rete informazioni utili per aiutare la persona segnalata…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
A ogni puntata si compie un’opera buona a favore di una persona che ne ha bisogno, ma la rappresentazione di Dio è generica e impersonale, e l’etica famigliare è piuttosto rilassata
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Buona la dinamica dei eventi, ricchi di colpi di scena, ma la rappresentazione dei protagonisti è piatta, quasi fossero tutti varianti della stessa tipologia di persona.
Testo Breve:

Il figlio di un pastore episcopale, ateo convinto, riceve via Facebook una richiesta di amicizia nientemeno che da Dio. Una serie di opere buone vengono compiute verso chi ne ha bisogno, ma questa divinità sconosciuta si limita ad essere  una sorta di datore di lavoro senza volto. Su Netflix

Forse, per partire dall’inizio, dovremmo risalire a La vita è meravigliosa di Franck Capra (1947) in quel caso era un angelo che dissuadeva il protagonista da un gesto irreparabile, mostrandogli quante volte il suo intervento era stato determinante per quelle persone alle quali aveva fatto del bene. Ma probabilmente è meglio riferirsi alla fiction in due stagioni Joan of  Arcadia (2006) dove è Dio stesso che parla con Joan, una  liceale un po’ ribelle, proponendole buone azioni. Ora sotto le sembianze di un coetaneo in jeans, ora sotto quelle di una bimba incontrata per caso al parco giochi, Dio provocava Joan con ironia, inducendola a cimentarsi in piccole grandi sfide che la facevano avanzare sulla strada della virtù. In quel magnifico serial era ben sottolineato il valore non solo umano ma trascendente di quegli eventi. “Vedi – diceva Dio a Joan- io lavoro attraverso il libero arbitrio di ciascuno, attraverso lo stralcio di realtà che ne nasce e la lego a quella degli altri, fino in fondo, sempre per il meglio. Stai tranquillo: il meglio è assicurato con me, un bene infinito in un universo infinito”.  Dopo Joan of Arcadia, le uscite di film/serial che ipotizzavano il diretto intervento divino nelle cose terrene non si sono mai interrotte:  Dead Like Me (2004), Being Erica (2009),  An Interview with God (2018), Kevin (Probably) Saves the World (2018), Miracle Workers, (2019), Good Omens (2019), Messiah (2020)  fino a quando non arriviamo al Dio molto moderno di questa fiction, che chiede amicizia attraverso Facebook.

Bisogna scandalizzarsi di questi modi insoliti di rappresentare l’intervento di Dio nel mondo? Probabilmente no: in fondo sono rappresentazioni pittoriche di come la coscienza di ognuno si senta spinta a fare del bene verso gli altri o a correggere i propri errori del passato. Bisogna vedere piuttosto che peculiarità ha questo Dio che ci viene rappresentato. In Joan of Arcadia era un Dio che parlava direttamente e dava bene il senso dell’interazione fra provvidenza e responsabilità personale. In questo God Friended me, c’è un Dio molto più impersonale, che non parla ma manda messaggi, limitandosi a dare il nome delle prossima persona da aiutare. Si tratta quindi di un Dio dalla personalità indefinita e di sicuro non abbinabile a nessuna forma particolare di religione. Non a caso i personaggi che vengono salvati sono fedeli di varie religioni (indù,  cattolici, ebrei..).  Si potrebbe ipotizzare una sorta di “religione dell’umano”, un invito alla solidarietà fra gli esseri umani e in effetti ogni episodio racconta un generoso gesto di salvezza dei tre “amici di Dio” verso una persona che ne ha bisogno, ma il rapporto con l’Autore della missione è freddo- Occorre solo obbedire ai suoi ordini e sono totalmente assenti le categorie della preghiera e dell’abbandono fiducioso alla sua Provvidenza. Al contrario lo stimolo principale in questa fiction va verso l’efficienza esecutiva (si ha sempre poco tempo per portare a compimento le sue richieste) ed è sempre necessaria una fase investigativa iniziale perché le richieste del Mandante sono sempre un po’ oscure e bisogna capire chi c’è da salvare, puntata per puntata. Interviene sempre in questa fase Rackesh, un hacker prodigioso (non si capisce bene se è più “divino” lui o Dio stesso) perché via Internet riesce a sapere sempre tutto di tutti (ma ormai non c’è più da meravigliarsi). Altra figura-chiave per comprendere la serie è il reverendo episcopale Arthur. La serie mostra una approccio all’etica familiare molto liberale, in linea con questa chiesa degli Stati Uniti: che accetta il divorzio, le unioni fra omosessuali e prevede l’ordinazione di sacerdotI-donne. Arthur, appena nominato vescovo, si accorge che nel consiglio c’è un sacerdote ostile a lui proprio a causa della sua vita privata (Arthur ha una relazione con una donna divorziata e sua figlia, che ha inclinazioni lesbiche, convive con un’altra donna). ll contestatore, un sacerdote anziano, quindi legato a “tradizioni obsolete” ,viene subito espulso sbrigativamente dal consiglio fra l’approvazione generale.

Complessivamente gli episodi sono ben strutturati mostrando un elevato numero di imprevisti e di colpi di scena, alla stessa stregua di un thriller. I personaggi sono visti tutti come persone ragionevoli, pronti ai portare conforto ai loro amici e pronti a chiedere scusa se hanno reagito impulsivamente. E’ come se l personaggio fosse uno solo, sotto molteplici sembianze. Ciò finisce per appiattire la narrazione, che rimane priva del contrasto fra psicologie diverse.

La seconda stagione della serie sta andando in onda sulla piattaforma  Sky.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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