Sentimentale

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In the mood for love

Inviato da Franco Olearo il Gio, 11/18/2010 - 11:30
 
Titolo Originale: In the mood for love
Paese: Hong Kong/Francia
Anno: 1999
Regia: Wong Kar-wai
Sceneggiatura: Chang Suk-Ping
Durata: 98'
Interpreti: Maggie Cheung , Tony Leung

Nella Hong Kong degli anni sessanta un uomo e una donna si frequentano, lentamente si conoscono, lentamente si innamorano e altrettanto lentamente rinunciano alla possibilità di vivere pienamente il loro amore.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il pudore nei sentimenti. La coerenza con gli impegni già presi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per le tematiche amorose che ai più piccoli non interessano
Giudizio Artistico 
 
Grande eleganza formale, grande cura nella composizione delle immagini

Un racconto elegante, girato magnificamente, interpretato con grazia e maestria dai due protagonisti, bellissimi e intensi. Un'ambientazione interessante, per gli usi che scopriamo essere ad Hong Kong così diversi dai nostri, come comprare il cibo invece di cucinarlo, o vivere in stanze affittate presso altre famiglie non perché si sia poveri ma solo per la cronica mancanza di spazio. Ma soprattutto la descrizione di un rapporto umano ed amoroso la cui costruzione non passa attraverso la passione e il sesso ma attraverso la lenta scoperta delle affinità e l'intimità profonda che ne deriva.

Un film che parli d'amore con tanto pudore e tanta formale eleganza é un'occasione rara. Ogni gesto e parola che i protagonisti si scambiano acquista il senso particolare, denso e doppio, dell'amore pudico e timoroso che molti adolescenti provano, magari vergognandosene. Per la malinconia e anche, in fondo, l'inspiegabilità della scelta di non sceglierlo, infine, l'amore, risultano un po' ostici, forse un po' troppo per degli adolescenti. Alle ragazze piacerà comunque, anche perché i vestiti di lei sono fantastici.

Autore: Stefania Portaccio
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI5
Data Trasmissione: Martedì, 5. Marzo 2013 - 21:15


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LA MUSICA NEL CUORE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/28/2010 - 09:31
 
Titolo Originale: August Rush
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Kirsten Sheridan
Sceneggiatura: Nick Castle, Paul Castro, James Van Hart, Kirsten Sheridan e Richard Barton Lewis
Produzione: Richard Barton Lewis per Southpaw Entertainment
Durata: 100'
Interpreti: Freddie Highmore, Jonathan Rhys Meyers, Robin Williams, Kery Russel

L’undicenne Evan, orfanello con uno straordinaria sensibilità per la musica che “sente” in ogni cosa, decide di abbandonare l’istituto in cui ha sempre vissuto per cercare i genitori, convinto, contro tutto e tutti, che la sua musica li farà incontrare. Finisce a New York, dove uno strano tipo, specializzato nello sfruttare ragazzini sulla strada, riconosce il suo talento unico, gli dà un nuovo nome e lo addestra nella speranza di cavarne un sacco di soldi. Intanto i genitori del piccolo genio, separati anni prima dalle circostanze avverse, ritornano per strade diverse proprio nel luogo che li aveva fatti incontrare la prima volta…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
E' una pellicola “strana” nel panorama cinematografico di oggi, percorsa com’è da un sincero afflato religioso, che trova nella musica il filo impalpabile eppure saldissimo che percorre le cose e le esistenze,.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La presenza dominante della musica serve a far dimenticare al pubblico di farsi domande su alcune svolte un po’ disinvolte nella trama. Il finalone al Central Park, sulle note della rapsodia composta e diretta dal piccolo August che tira i fili di eventi e personaggi, è davvero strappalacrime.

ue musicisti (lei una violoncellista classica dalle fattezze angelicate, lui un rocker dall’aspetto stropicciato ma con il cuore di poeta) si incontrano in una notte di luna piena newyorkese e sulle note di una chitarra lontana, si amano ma la mattina dopo vengono crudelmente separati. Il frutto di questa notte d’amore è un bambino, che viene però sottratto con l’inganno alla madre ignara e, come nei migliori romanzi d’appendice, viene affidato da un fato ignoto nelle mani, per la verità un po’ sprovvedute, del Servizio Sociale americano, che ha la faccia volonterosa di Terrence Howard (Crush, Il buio nell’anima) ma tra adozioni dubbie e bambini persi non fa proprio una bella figura.

August Rush, presentato con gran successo alla Festa del Cinema di Roma 2007, è una pellicola “strana” nel panorama cinematografico di oggi, percorsa com’è da un sincero afflato religioso, che trova nella musica il filo impalpabile eppure saldissimo che percorre le cose e le esistenze, indicando senz’ombra di dubbio l’esistenza di un ordine armonico e pino di significato, quasi un Provvidenza fatta di accordi e note.

Una realtà così evidente che viene riconosciuta anche dall’unico vero “cattivo” del film, il Mago, sfruttatore di talenti musicali in erba sulle strade della Grande Mela (ma con quello che si sente oggi a proposito di minori si tratta tutto sommato di un buon diavolo) e primo a riconoscere le straordinarie capacità musicali del protagonista.

Il bello è che la storia del piccolo orfano prodigio dalle doti musicali mozartiane non si ferma ad una visione pitagorica di armonie universali, ma suggerisce esplicitamente un’idea di Provvidenza di chiara matrice cristiana. Non sarà un caso che il piccolo Evan-August in fuga trovi rifugio in una Chiesa e nel finale è proprio il pastore di colore che lo ha accolto che affida l’esito felice delle sue avventure ad un padre (terreno o celeste, l’ambiguità è d’obbligo) che certo non può volere il suo male.

Detto questo, bisogna ammettere che la storia dell’orfanello che va alla ricerca dei genitori perduti armato solo del suo talento musicale (come i protagonisti delle favole lo sono di un gingillo d’oro o di una scarpetta di cristallo) inanella, per arrivare alla sua conclusione strappalacrime, un’impressionante serie di coincidenze (positive e negative), che nemmeno l’impianto fiabesco giustifica fino in fondo e che richiedono ad uno spettatore minimamente accorto una notevole sospensione dell’incredulità.

La musica, che in una pellicola come questa è un ingrediente addirittura imprescindibile, funziona sia da motore dell’azione che da collante di accadimenti a volte un po’ sconclusionati, infondendo emozione a sufficienza per far dimenticare al pubblico di farsi domande su alcune svolte un po’ disinvolte nella trama. C’è da dire che il finalone al Central Park, sulle note della rapsodia composta e diretta dal piccolo August che tira i fili di eventi e personaggi, è davvero strappalacrime.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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