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LOVE ACTUALLY L'AMORE DAVVERO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/25/2010 - 10:49
Titolo Originale: Love Actually
Paese: UK
Anno: 2003
Regia: Richard Curtis
Sceneggiatura: Richard Curtis

Il trascorrere frenetico delle settimane di Avvento a Londra scandisce il ritmo delle   vicende sentimentali di alcuni amici in cerca di amore e divisi dalle infedeltà. Sarà infine nella Santa Notte che  le loro avventure arriveranno al compimento.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'amore vero è attrazione fisica e infatuazione del momento
Pubblico 
Sconsigliato
Banalizzazione della pornografia. Scene di amplesso. Frequenti nudi alla parete. Idee fuorvianti
Giudizio Artistico 
 
Qualche battuta di umorismo all'inglese riscatta a malapena un film non all'altezza di ""quattro matrimoni e un funerale"
Autore: Stefano Mastrobuoni
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA DONNA PERFETTA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/14/2010 - 10:24
Titolo Originale: The Stepford Wives
Paese: USA
Anno: 2004
Regia: Frank Oz
Sceneggiatura: Ira Levin, Paul Rudnik
Durata: 90'
Interpreti: Nicole Kidman, Matthew Broderik, Glenn Close, Bette Midler, Christofer Walken

Joanna è una donna in carriera, potente producer TV di reality show, ma un giorno commette un errore e si ritrova improvvisamente  senza lavoro. Suo marito,una persona modesta ma fedele, si preoccupa di farle cambiare completamente città ed ambiente, portandola in un villaggio da cartolina natalizia, pieno di aiuole ben curate e di confort. Ma non tutto appare normale, sopratutto quelle premurose mogliettine che sembrano quasi dei robot....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Accettare di amare una persona per quello che è vale più della ricerca di una perfezione frutto di una nostra visione utopistica
Pubblico 
Adolescenti
Per le tematiche sessuali e alcuni riferimenti verbali a incontri amorosi che non vengono mostrati
Giudizio Artistico 
 
Incoerenza nel soggetto e proposta di tematiche non più attuali

Il preambolo del  film è  ottimo: il regista riesce a tratteggiare in pochi, intensi minuti, gloria e caduta di una producer televisiva (dalla convention trionfante con tutte le reti acquirenti al colloquio con il direttore che le dà un mellifluo benservito). Nicole Kidman è bravissima a tratteggiare una donna tutta lavoro ed efficienza; in un primo piano che dura qualche minuto, passa dall'autocompiacimento, al sospetto, alla realizzazione della sconfitta ed infine al  recupero di un sorriso di circostanza.

Poi il film cambia direzione: ci porta nel villaggio suburbano  ed esclusivo di Stepford; qui coppie ben affiatate  vivono in un paradiso terrestre dove ordine, serenità, cortesia  sembrano prevalere  sotto lo sguardo vigile e premuroso dei coniugi Wellington,  i  fondatori  di questa isola dell' utopia. Mentre gli uomini si divertono a giocare con le macchinine telecomandate nel loro circolo esclusivo, le donne si premurano di render la casa splendente e leccata come una bomboniera,  di preparare deliziose torte alla crema e la sera, se i mariti lo desiderano, essere disponibili per amori infuocati.

Il film è un remake de "la fabbrica delle mogli",  realizzato nel 1975. Lo schema  tipico di un  thriller-horror  (la protagonista scopriva che le altre mogli non erano altro che delle copie-robot costruiti secondo i desideri dei mariti) veniva impiegato per convogliare un messaggio di  satira sociale  sull'allora emergente femminismo e sulla tendenza di costruire esclusivi quartieri middle-class dove la gente di colore restava esclusa.
Frank Oz ha cercato  di riportare la storia ai giorni nostri (il tema dell'esclusione dei neri  viene sostituito con quello, molto più attuale,  dell'accettazione di una coppia gay)  impiegando questa volta il tasto della commedia surreale ma l'operazione fallisce per una sostanziale incoerenza nella storia e per non aver saputo trovare un nuovo bersaglio da colpire che possa realmente interessare il pubblico di oggi.

Non si capisce perché da  una ambientazione attualissima  nel mondo dei media televisivi , si salti in  un'epoca di donne cotonate  e con i vestitini a fiori, tipiche  dell'era Eisenhower, tutte  entusiaste per i provvidenziali  elettrodomestici frutto  del boom dei consumi di massa. Quando vediamo la signora Wellington invitare le altre donne a fare ginnastica con un balletto che imita i movimenti della lavatrice, ci domandiamo se sia mai esistito, o se sia mai stato desiderato se non appunto dalla mente malata di qualche marito complessato,   un mondo di donne di plastica, solo cucina e letto (la tematica della cura dei figli è praticamente assente)  . Anche il tema degli uomini preoccupati dal prepotente carrierismo delle donne  si può considerare  oggi, se non superato, almeno assorbito.

Altri film si sono interessati a mondi utopistici :  The Truman Show (1998) preservava l'innocenza di un giovane relegandolo in un mondo artificiale in un reality show che durava quanto la sua vita, costruito secondo i canoni perbenisti dei serial televisivi anni '50, ai soli fini commerciali di tener alto l'audience televisiva. Ancor più chiaramente  Pleasantville (1998) avevano affrontato il tema chiave: "per realizzare un mondo  buono ed onesto, è giusto costruire delle microsocietà chiuse e protette con barriere dalle influenze esterne, dal cambiamento? La risposta era stata, in entrambi i casi, un no: meglio affrontare la complessità e l'imperfezione del mondo reale che rinchiudersi in un algido, statico,  mondo artificiale. In effetti le utopie   tradiscono un difetto di origine: sono fatte ad immagine di chi le ha ideate e non prevedono  contestazioni da parte di chi le dovrebbe applicare.

 Gli sceneggiatori di La donna perfetta avrebbero potuto caricare di maggior pathos il dilemma realtà/utopia  (solo in una occasione Johanna contrasta le idee del marito, ricordandogli che amare  veramente vuol dire  voler bene ad una persona esattamente per quello che è, con tutti i suoi pregi e  difetti, invece di  cercare di vedere in lei solo ciò che ci piace o ci fa più comodo vedere) ma si sono invece limitati cercare di  divertirci raccontandoci  le conseguenze  paradossali di un presupposto che è risultato poco credibile. 

Nonostante l'ottimo cast , il film resta un'occasione mancata di satira sociale ed il tono da  commedia brillante è  dai noi poco apprezzabile   perché molte battute fanno riferimento a fatti e personaggi tipicamente americani.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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