Drammatico

  • warning: Creating default object from empty value in /home/fctadmin/public_html/modules/taxonomy/taxonomy.pages.inc on line 33.
  • strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_validate() should be compatible with views_handler::options_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_submit() should be compatible with views_handler::options_submit($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter_boolean_operator::value_validate() should be compatible with views_handler_filter::value_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter_boolean_operator.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_style_default::options() should be compatible with views_object::options() in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_style_default.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_validate() should be compatible with views_plugin::options_validate(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_submit() should be compatible with views_plugin::options_submit(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.

PADRE VOSTRO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/12/2014 - 22:26
Titolo Originale: Svecenikova djeca
Paese: CROAZIA
Anno: 2013
Regia: Vinko Bresan
Sceneggiatura: Mate Matisic
Produzione: IVAN MALOCA PER INTERFILM, CON CROATIAN RADIOTELEVISION (HRT), ZILLION FILM
Durata: 93
Interpreti: Kresimir Mikic, Niksa Butijer, Drazen Kühn

Don Fabjan, è un prete cattolico che raggiunge, al suo primo incarico, una piccola ed amena isola della Dalmazia. Preoccupato della scarsa natalità della comunità e desideroso di far rispettare le indicazioni della Chiesa cattolica riguardo alla non leicità dell’uso dei profilattici, decide, con l’aiuto del giornalaio del luogo, di bucare con uno spillo tutte le confezioni che vengono vendute nell’isola. Le conseguenze sono subito liete: aumentano le nascite e i matrimoni ma l’iniziativa genera effetti collaterali imprevedibili…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli autori si scagliano con questo lavoro contro la Chiesa cattolica, rea di opporsi all’uso di metodi anticoncezionali, di vietare la pratica dell’aborto e di esser infestata da preti pedofili
Pubblico 
Sconsigliato
Le tematiche scabrose affrontate, il linguaggio esplicito, le conclusioni a cui si perviene sconsigliano la visione di questo film
Giudizio Artistico 
 
Attori simpatici e nella parte per questo film che mantiene un tono da commedia surreale per buona parte del suo sviluppo ma che poi vira verso un’astiosa denuncia generando una disarmonia e una perdita di senso che pesa su tutto il racconto
Testo Breve:

Si tratta di un film croato  a due facce: il tono è quello di commedia surreale che scherza sul disinvolto uso dei profilattici in un'isola della Dalmazia ma alla fine si trasforma con una accusa senza appello verso la Chiesa cattolica 

Il film si avvia in modo simpatico e accattivante. In una piccola e luminosa isola della Dalmazia, una comunità convive serenamente, si ritrova riunita in chiesa (sono tutti cattolici) per la messa domenicale, le nascite, i funerali e tutte le altre ricorrenze. Il parroco è un uomo simpatico e amato da tutti: abile nell’organizzare partite di calcio fra i ragazzi e a preparare il coro femminile. Sbarca sull’isola Don Fabjan,  un sacerdote di prima nomina che desideroso di essere utile alla comunità in qualche modo, approfittando degli scrupoli di coscienza del giornalaio locale che vende profilattici a tutti gli isolani, cerca di rimediare alla ormai nulla natalità dell’isola bucando con uno spillo tutte le confezioni poste in vendita. Si sviluppa in questo modo una situazione surreale: l’esplosione delle nascite fa guadagnare al luogo l’appellativo di “isola dell’amore”: le sue acque acquistano fama di essere miracolose  e si innesca un florido turismo di coppie sterili. Ma ogni medaglia ha il suo rovescio e  avvengono anche tante nascite non previste, dovute all’atteggiamento particolarmente disinvolto delle ragazze e dei ragazzi del luogo che finiscono per mettere in luce insospettabili relazioni.

La  sceneggiatura  non manca di arricchire il racconto con divertenti allusioni ai mai sopiti pregiudizi fra le diverse etnie della ex-Jugoslavia, non esenti da pesanti dosi di xenofobia. Poi, sul finale, quasi improvvisamente, il film mostra il suo vero volto. Alcune avvisaglie si hanno con l’episodio dell’approdo sull’isola di un vescovo che scende da un lussuoso motoscafo, messo sull’avviso da lettere anonime, preoccupato soprattutto che non si creino scandali che coinvolgono dei bambini; per il resto è disposto a chiudere un occhio.

A due terzi dalla fine, il tono scanzonato si trasforma in gelido livore; la satira sferzante ma costruttiva si trasforma in odio e disprezzo verso tutte le “imposizioni” della Chiesa, rea di scoraggiare l’uso del profilattico e  di vietare l’aborto.  Una ragazza incinta a cui il padre aveva impedito di abortire, muore per pratiche maldestre; un’adolescente si suicida perché violentata dal parroco.  Non manca una presa in giro del sacramento della riconciliazione perché i sacerdoti coinvolti sono pronti a  confessarsi fra di loro, facendosi scudo della segretezza che impone il sacramento, ma  evitano di denunciarsi pubblicamente. 

Questa improvvisa virata dal comico al tragico genera una situazione di non-senso e sembra quasi che gli autori abbiano perso la conduzione del racconto,  abbandonandosi a manifestazioni incontrollate del loro odio.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IL MONDO DI ARTHUR NEWMAN

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/04/2013 - 06:50
Titolo Originale: Arthur Newman
Paese: USA
Anno: 2012
Regia: Dante Ariola
Sceneggiatura: Becky Johnston
Produzione: VERTEBRA FILMS, CROSS CREEK PICTURES
Durata: 101
Interpreti: Emily Blunt, Colin Firth Arthur, Anne Heche

Wallace Avery non riesce a gestire la sua crisi di mezza età: è separato dalla moglie, trascura il figlio adolescente, ha perso interesse per il il lavoro alla FedEx. Decide quindi di risolvere i suoi problemi alla radice: simula una morte per annegamento e con un nuovo passaporto lascia la Florida per dirigersi verso l’Indiana dove conta di sviluppare la sua vera passione: il gioco del golf. Nel suo viaggio si imbatte in Mikaela, una ragazza instabile, di mestiere ladruncola. Decidono di continuare la strada insieme, entrambi in cerca di nuove soluzioni ai loro vecchi problemi…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Se è positiva la ricerca, da parte dei due protagonisti, del coraggio necessario per affrontare le loro responsabilità familiari, non può esser considerato un innocuo diversivo quello di violare l’intimità delle case altrui
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di incontri sessuali senza nudità
Giudizio Artistico 
 
Bravi Colin Firth ed Emily Blunt che sorreggono un film con una sceneggiatura modesta
Testo Breve:

Lui alla ricerca di una nuova identità, lei, ladruncola sbandata, in cerca qualcuno a cui appoggiarsi. Un road movie con bravi interpreti ma con una inconcludente sceneggiatura

Questo film è l’opera prima dell'apprezzato regista pubblicitario Dante Ariola. E’ difficile capire se la sua abitudine a guardare da “fuori” ciò che viene ripreso sia uno dei motivi del modesto successo di questa pellicola. 

Lo spunto è interessante: un lui e una lei che fuggono da loro stessi, dalle proprie responsabilità familiari ma che proprio in questo modo trovano fra loro una insolita solidarietà, un modo di giocare continuamente ad essere altri da loro stessi ma anche di trovare il coraggio di mettersi a nudo, uno di fronte all’altra, in un modo che non avevano mai osato fare. I due attori, Colin Firth ed Emily Blunt sono indovinatissimi: lui è un timido ben educato che fa fatica a rompere gli argini che si è imposto; lei è una ragazza piena di slanci ma in precario equilibrio, sul precipizio della schizofrenia. Alcuni momenti di dialogo intimo fra loro sono particolarmente intensi.

Al di fuori di questo aspetto, c’è il vuoto.  La storia è un road movie potenzialmente interessante fra autogrill, stazioni di autobus, villaggi per ricchi intorno a un campo di golf, ma il regista non è all’altezza di tanti altri film che hanno affrontato questa specialità tutta americana e che sono riusciti a rendere la ricchezza di un viaggio fra mondi  e tipologie umane continuamente diversi.

Anche quel loro  pedinare coppie insolite, entrare nelle loro case quando non ci sono e simulare nella camera da letto le loro presunte passioni, oltre a richiamare fin troppo sfacciatamente Ferro 3 del coreano Kim Ki-Duk,  è costruito senza il pathos dell’imprevisto e scivola rapidamente in una sorta di routine, come freddi e fuori posto sono le sequenze dei loro incontri amorosi.

Arthur/Wallace ha lasciato una famiglia e una amante ma a quanto pare tutti riescono a gestire benissimo la nuova situazione con la stessa elegante disinvoltura con cui lui aveva deciso di abbandonarli. Solo la figura de figlio adolescente attira l'attenzione, impegnato nella ricerca del vero volto di suo padre.

Il difetto del film sta evidentemente nella sceneggiatura, come se l’eleganza composta e timida del protagonista rivelasse l’atteggiamento dello stesso autore, incapace di esprimersi con generosa sincerità.  

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IL VILLAGGIO DI CARTONE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 10/08/2011 - 17:01
Titolo Originale: IL VILLAGGIO DI CARTONE
Paese: ITALIA
Anno: 2011
Regia: Ermanno Olmi
Sceneggiatura: Ermanno Olmi con considerazioni di Gianfranco Ravasi e Claudio Magris
Produzione: Cinema Undici e Raicinema
Durata: 87
Interpreti: Michael Lonsdale, Rutger Hauer, Alessandro Haber

Nei primi dieci minuti del film assistiamo allo smantellamento silenzioso ma inarrestabile di una Chiesa cattolica: vengono tolti il crocifisso, le immagini sacre, il tabernacolo, ecc. Il parroco è anziano, va in pensione e (ma il film non lo dice) sembra che non ci sia nessuno per sostituirlo. Sembra (ma il film non lo spiega) che non ci siano più neanche i fedeli. Aleggia su tutto un senso di desolazione e di vuoto, quando lo spazio vuoto si rianima per l’arrivo di un gruppo di extracomunitari africani, impauriti e in fuga dalle forze di polizia (identificate soprattutto dal sonoro delle sirene e dei camion) che li stanno inseguendo. Il sacerdote darà loro rifugio, si opporrà a quella che nel film appare l’ottusa crudeltà di chi vuole arrestarli e in questa attività sembra che torni anche un senso della sua vita.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Qualche persona sensibile e ben disposta potrà trarre qualche spunto per un rinnovamento della genuinità del suo essere cristiano ma il film esprime un vago spiritualismo intriso di generica buona volontà che si oppone per partito preso e in modo qualunquista e generico a ogni forma storica della religione e della fede, compresa –in primis- quella cattolica. Di Cristo non si parla mai
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
A parte le indubbie capacità di messa in scena e direzione degli attori, risulta sul piano dei contenuti enormemente superficiale. La rappresentazione delle forze dell’ordine è macchiettistica al limite dell’insulto; la rappresentazione dei poveri immigrati è poco elaborata e rimane in superficie; non viene approfondito nessuno dei personaggi
Testo Breve:

Nelle recensioni di Armando Fumagalli e Claudio Siniscalchi il film di Ermanno Olmi conferma la sua visione  già data in Centochiodi: conta più  fare del bene che la fede: si oppone qualunquisticamete a ogni forma storica della fede e di Cristo non si parla mai. 

Chi scrive è rimasto profondamente perplesso di fronte a questo film di Olmi. Perplesso ancora di più di fronte a recensioni entusiaste che fanno dire al film quello che il film non dice. Il film non è un canto alla carità cristiana e al ritorno al Vangelo sine glossa, ma –a nostro parere- il manifesto (non il primo, in Olmi, e l’ennesimo nel cinema contemporaneo) di un vago spiritualismo intriso di generica buona volontà che si oppone per partito preso e in modo qualunquista e generico a ogni forma storica della religione e della fede, compresa –in primis- quella cattolica. Sorprende che due persone intelligenti e profonde come il card. Ravasi e Claudio Magris abbiano dato l’avallo a questa operazione, che a parte le indubbie capacità di messa in scena e direzione degli attori (soprattutto qui il Lonsdale del francese Uomini di Dio), risulta sul piano dei contenuti enormemente superficiale.

Abbiamo di nuovo (quanti ne abbiamo visti?) la messa in scena di un sacerdote senza fede, che “sentiva un vuoto dentro anche quando la chiesa era piena” e che arriva a dire che “fare del bene” (non si parla mai di carità, come invece qualche recensore ha scritto, non si parla neanche del “bene”, ma solo di “fare del bene”, quindi in modo del tutto esteriore) è più importante della fede. Come ha scritto acutamente Marina Corradi su Avvenire, di Cristo invece non si parla mai. Di quel Cristo a cui invece, nella realtà della vita, si richiamano come fonte prima tutti coloro che poi agli altri fanno del bene davvero, da Madre Teresa in giù.

E a proposito del “fare del bene” e dei recensori che parlano del fatto che la carità avrebbe il primato sulla fede, basterebbe ricordare che nel capitolo 13 della Lettera ai Corinzi, san Paolo dice che anche se desse tutti i suoi averi ai poveri e desse il suo corpo per essere bruciato, ma non avesse la carità “a niente gli giova”. Sembra un commento ante litteram a proposte come quelle di Olmi, che nelle dichiarazioni ai giornali, se avessimo avuto ancora qualche dubbio sulla sua posizione di un umanesimo generico e qualunquista, ce li toglie proprio tutti.

Per il resto la rappresentazione delle forze dell’ordine è macchiettistica al limite dell’insulto; la rappresentazione dei poveri immigrati è poco elaborata e rimane in superficie: ci sono sicuramente dei bei volti e delle belle inquadrature, ma non viene approfondito nessuno dei personaggi, che invece sembrano descritti per categorie (la prostituta “buona”, il giovane, il terrorista, ecc.).

Aleggia sul film un senso un po’ oppressivo di teatralità e di artificiosità della messa in scena.

Ora, in quanto cattolici, va bene prendere sul serio ogni critica minimamente ponderata, e forse anche dal film di Olmi, qualche persona sensibile e ben disposta potrà trarre qualche spunto per un rinnovamento della  genuinità del suo essere cristiano, ma da qui a fare di questo film, tutto sommato banale, un capolavoro o anche un mezzo capolavoro, ne corre davvero. 

Autore: Armando Fumagalli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

ORO VERDE . C'ERA UNA VOLTA IN COLOMBIA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 04/15/2019 - 14:27
Titolo Originale: Pájaros de verano
Paese: COLOMBIA, DANIMARCA
Anno: 2018
Regia: Ciro Guerra, Cristina Gallego
Sceneggiatura: María Camila Arias, Jacques Toulemonde Vidal
Produzione: BLOND INDIAN FILMS
Durata: 125

Negli anni ’60 il popolo dei Wayúu viveva ancora di pastorizia nella terra arida del Guajira (Colombia) e manteneva intatta la propria cultura. A quei tempi Rapayet, un meticcio, chiede di sposare Zaida, la giovane figlia del capo della famiglia Pushaina. Ma Ursula, la madre di Zaida, non vede di buon occhio un matrimonio con un alijuna (un meticcio) e chiede, per il consenso della famiglia, un pegno notevole:30 capre, 20 mucche, 2 muli e 5 collane. Rapayet ha un’idea: ha scoperto che i giovani americani presenti nella regione, appartenenti ai Peace Corps, sono in cerca di marijuana e si è ricordato che suo cugino Anìbal è in grado di coltivarla nella sua tenuta. L’accordo è fatto: gli americani comprano da lui la marijuana e i soldi iniziano ad arrivare…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film racconta con insolito rigore sociologico, gli effetti devastanti della sete di guadagni facili che finiscono per sradicare tradizioni centenarie
Pubblico 
Adolescenti
Situazioni di violenza più alluse che presentate. Alcune rapide scene di nudo
Giudizio Artistico 
 
I registi Ciro Guerra e Cristina Gallego riescono a raccontare, con grande potenza poetica un piccola storia familiare che ha risonanza nazionale per il destino di violenza a cui è stata condannata la Colombia a causa del commercio della droga
Testo Breve:

Alla fine degli anni ’60, il nordovest della Colombia vive di pastorizia. Un giovane non ha i soldi per ottenere in sposa la donna che ama e risolve il problema vendendo marijuana agli americani. Una storia privata ben raccontata che mostra la spirale di conflitti e violenze generato dal commercio della droga.

Ursula deve preparare sua figlia Zaida, per il giorno in cui si esibirà nella danza dell’amore, che la qualificherà come donna da marito. Le indica le dita della mano, che rappresentano “La famiglia, la nonna, il nipote dello zio, il nipote del nonno”. Il messaggio è chiaro: la famiglia, il clan, l’appartenenza al popolo wayúu è tutto ciò che conta.  “Se c’è famiglia c’è rispetto. Se c’è il rispetto c’è l’onore, se c’è l’onore c’è la parola. Se c’è la parola, c’è la pace”. Veniamo introdotti, fin dall’inizio del film, in una società retta da regole tribali. Chi fa parte della famiglia viene protetto sempre e comunque dal suo clan, anche se commette degli errori. Le figlie si sposano solo con il consenso dei familiari. Se ci sono degli screzi fra le famiglie del clan, viene stabilita una riparazione. La trattativa viene condotta da i “messaggeri della parola” che sono sacri e non possono essere toccati. Se la trattativa fallisce, si apre una guerra fra le famiglie rivali. Chi è a capo della famiglia, in questo caso Ursula, deve controllare che le regole del clan vengano rispettate da tutti e ha il compito di custodire accuratamente il talismano che costituisce la fonte della fortuna e della prosperità di tutta la comunità. Suo è anche il compito di vaticinare, interpretando il volo degli uccelli (da qui il titolo originale del film: Birds of Passage )

Si tratta di una struttura sociale molto forte e collaudata, se è vero che i Wayùu “hanno resistito ai pirati, agli inglesi e agli spagnoli. E ai governi che hanno cercato di dirci come avremmo dovuto vivere”.

Prima ancora delle vicende dei protagonisti, anzi proprio per mezzo di questi, il film si concentra sul tema centrale della storia: la “tenuta” di un’organizzazione sociale che ha resistito per secoli, di fronte all’impatto con un’altra società, quella americana; un impatto devastante non perché l’altra è ricca e potente ma perché è edonista e consumista. Il regista non riesce a trattenere il suo disprezzo verso i giovani hippies americani (siamo alla fine degli anni ’60) che con il pretesto di far parte dei Peace Corps sono venuti in Colombia con le loro ragazze, una forma di vacanza sulle coste del Pacifico, alla ricerca di marijuana.   Se un’organizzazione tribale era sopravvissuta a pirati, agli spagnoli, agli inglesi, perché dovrebbe cedere proprio ora? Ora la minaccia è più subdola: non si tratta di una potenza straniera che vuole imporsi con la forza ma è proprio il paradigma etico dei Wayùu a entrare in crisi. Non è la vendita di marijuana a degli stranieri a generare crisi di coscienza ma è la scoperta della spirale del guadagno e del potere del denaro che rompe quell’ equilibrio fondato sull’orgoglio familiare che sapeva però riconoscere anche i diritti delle altre famiglie. A uno a uno, in una spirale drammatica, vengono violate tutte le sue leggi: prima quelle che definivano i rapporti con le donne, poi il vincolo più sacro: il rispetto dei “messaggeri della parola”. Le scene iniziali di tranquilla vita agreste di trasformano verso la fine del film in battaglie fra clan rivali degne dei miglior film hollywoodiani di gangster. La sceneggiatura inserisce momenti di riflessione intima fra i protagonisti: si interrogano sui vaticini espressi dai voli degli uccelli ma non c’è nessun fatalismo in loro: piuttosto la coscienza che stanno tutti perdendo la loro anima: quella personale e quella del loro popolo. Il personaggio più interessante è proprio Rapayet: è l’unico che non si lascia travolgere dall’avidità ma neanche imprigionare dalla camicia stretta delle leggi della famiglia. Riconosce valori superiori come quelli di non uccidere e di cercare sempre la pace. In fondo, questo Oro verde non esprime solo la potenza corruttrice del consumismo americano ma anche l’incapacità di una società tribale di esprimere valori universali.

Il film ha la struttura di una tragedia greca (è diviso in canti e il racconto è preceduto e concluso da un cantore che anticipa e commenta le tristi vicende) e sviluppa bene la psicologia dei singoli personaggi. Solo i cattivi, che sono irrimediabilmente cattivi, sembrano ossequiare schemi astratti di malvagità senza speranza.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

A UN METRO DA TE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/04/2019 - 21:21
Titolo Originale: Five feet apart
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Justin Baldoni
Sceneggiatura: Mikki Daughtry, Tobias Iaconis
Produzione: CBS Films, Wayfarer Entertainment
Durata: 116

Un inno alla vita. La storia di come si possa amare e odiare la nostra ordinaria quotidianità e di come un incontro inaspettato possa insegnarci e vedere le cose da un’altra prospettiva. Le infermiere svolgono nel modo migliore il loro servizio,consci che dietro i problemi fisici dei pazienti ci sono sempre degli esseri umani

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il messaggio è positivo: l’amore vince su tutto anche sulla distanza, la paura e la morte.
Pubblico 
Adolescenti
Non ci sono scene disturbanti ma l'ambiente ospedaliero, il rischio di morire da un giorno all'altro, non rendono il film adatto ai pre-adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Regia accurata e delicata di Justin Baldoni, buona la colonna sonora. La storia è raccontata con molta delicatezza e i personaggi sono ben delineati. Cole Sprouse, dopo tante serie televisive, dimostra di essere maturato per il cinema interpretando un ruolo complesso per la sua giovane età.
Testo Breve:

Un inno alla vita. La storia di come si possa amare e odiare la nostra ordinaria quotidianità e di come un incontro inaspettato possa insegnarci e vedere le cose da un’altra prospettiva.

A diciassette anni, quando il mondo apre infinite possibilità ad un adolescente, Stella è costretta a guardare scorrere la sua vita soltanto fuori dalla finestra della sua camera d’ospedale.

Se Belle di La bella e la bestia usa lo specchio magico per ammirare ciò che accade fuori dalle mura del castello dove è rinchiusa prigioniera, Stella si avvale del suo tablet per: seguire le vacanze delle sue amiche, raccontarsi in video chat storie travagliate con il migliore amico Poe (che continua a respingere chiunque lo ami per non far soffrire chi si affeziona a lui) e scoprire il vicino scorbutico della porta accanto.

Circondata dall’affetto degli infermieri, ormai sua seconda famiglia, Stella affronta con grande coraggio e incredibile forza d’animo la sua condizione: prova a tenersi impegnata tutto il giorno per quanto possibile, è ordinata fino ad essere manicale, organizzata e precisa cercando di guardare con positività al suo futuro.

E così, quando Stella incontrerà Will, disordinato arrendevole e negativo, le sarà assolutamente impossibile non insegnargli a vivere a modo suo.

Il ragazzo non potrebbe essere meno interessato a curarsi anche se gli viene data la possibilità di provare la più innovativa e costosa terapia sperimentale. Stella, esattamente l’opposto, controlla tutto quello che può visto che, non può gestire altro per colpa della sua malattia. Prende le medicine in perfetto orario, segue le indicazioni dei medici creando addirittura un’app che aiuta a tenere traccia dei medicinali da prendere.

Will e Stella si innamorano senza mai avere alcun tipo di contatto fisico, costretti ad una distanza di sicurezza di almeno un metro. Un sentimento speciale non solo perché nato tra le mura di un ospedale, ma perché, per il bene dell’altro, sono entrambi consapevoli di essere destinati ad un amore platonico, ma non per questo meno intenso e coinvolgente.

Stella, dopo tutto ciò che ha perso, è normale che voglia rischiare il tutto per tutto per riprendersi almeno un po’ di quella felicità che le è stata portata via dalla vita.

Tratto dal romanzo di Rachael Lippincott l’adattamento cinematografico risulta una storia raccontata con delicatezza, con personaggi ben descritti, affrontando un problema importante di cui si parla troppo poco.

Le scene si svolgono quasi interamente all’interno dell’ospedale ma senza dare l’impressione claustrofobica che ci si aspetterebbe.

Una storia, purtroppo vera come tante, coinvolgente e commuovente come poche viste fino ad oggi che prova quanto sia possibile cambiare noi stessi quando una persona ci coinvolge al punto tale da mettere in discussione tutte le nostre certezze.

Soprattutto dimostra come l’amore sia capace della più grande magia: infondere speranza a chi l’ha persa da tempo.

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Il film è presente in Televisione
Canale: Rai2
Data Trasmissione: Martedì, 19. Ottobre 2021 - 21:20


Share |

IL PRIMO RE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 02/07/2019 - 10:55
Titolo Originale: Il primo re
Paese: Italia, Belgio
Anno: 2019
Regia: Matteo Rovere
Sceneggiatura: Filippo Gravino, Francesca Manieri, Matteo Rovere
Produzione: Rai Cinema, Groenlandia, Gapbusters
Durata: 127
Interpreti: Alessandro Borghi, Alessio Lapice, Fabrizio Rongione, Massimiliano Rossi

La storia di Romolo e Remo come mai raccontata prima. Travolti, in senso non solo metaforico, da una valanga che cambierà per sempre il loro destino e quello del mondo intero.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Unico valore va attribuito al protagonista che fa davvero di tutto per mantenere la promessa fatta alla madre e proteggere costi quel che costi suo fratello
Pubblico 
Maggiorenni
Sebbene i giovani d’oggi siano abituati a film di guerra, gran parte delle scene sono molto violente e sanguinarie.
Giudizio Artistico 
 
Il film costituisce un vero spettacolo grazie alla magistrale fotografia di Daniele Crispì e all’ottima realizzazione delle sequenze in computer grafica. Il film inoltre conferma la bravura di Alessandro Borghi, recentemente molto apprezzato dalla critica anche per il suo ruolo come protagonista in Sulla mia pelle
Testo Breve:

La leggenda del primo re di Roma riproposta in un contesto  epico, violento e brutale. Un film d’autore originale e ambizioso, molto ben realizzato

753 A.C., regioni laziali. Due fratelli, orfani già da tenera età di entrambi i genitori, vengono travolti dopo l’inondazione del Tevere e fatti schiavi dalle genti di Alba.

Romolo e Remo, affiatati e inseparabili, escogitano un piano improvvisato per salvarsi, scatenando una rivolta, coinvolgendo gli altri prigionieri e riuscendo a fuggire.

Facendo loro schiava la vestale portatrice del fuoco sacro Remo si assicura, secondo lui, il volere degli dei; un sostegno indispensabile, proprio ora che per fuggire durante la sommossa è stato ferito gravemente.

Sebbene risulti agli occhi di tutti solo un peso viste le condizioni disperate del fratello, Remo lo difende costi quel che costi, sacrificandosi e portandolo in braccio, caccia per lui e dimostra chi è al suo seguito il suo coraggio, la sua intelligenza e il diritto di essere riconosciuto da tutti come capo.

Un lungo viaggio alla scoperta dei propri limiti, una sfida con sé stesso e contro i suoi nemici fino a quando il destino non gli mostra che dovrà scegliere tra il potere e l’amore per suo fratello.

Aspetti tecnici notevoli con un budget da 9 milioni di euro. Da valutare certamente un capolavoro considerando l’attuale scenario del cinema italiano. Girato completamente in esterni utilizzando prettamente luci naturali. Un vero spettacolo grazie alla magistrale fotografia di Daniele Crispì.

Alla base può sembrare semplicemente qualcosa di già visto e sentito. La storia mitologica più conosciuta da tutti gli italiani ma raccontata diversamente dai libri di scuola, per farci conoscere il lato più umano della vicenda.

Un’avventura terrena, in cui il divino si insinua tra il volere di due fratelli portandoli alla loro separazione. Non una semplice lotta del bene contro il male, del sacro e del profano ma semplicemente cosa l’amore spinge a fare, come sentimento più puro e nobile già dalla preistoria.

Niente a che fare con le sequenze eleganti di The Revenant, a cui si richiama per la cruda brutalità dei conflitti o del Gladiatore che celebrava l’antica gloria di Roma.

Il primo re è da considerare il film che segna l’inizio di qualcosa di nuovo in Italia. L’impossibile che diventa possibile. La più antica storia del mondo narrata con i mezzi moderni diventa una vicenda tutta nuova; senz’altro resa interessante grazie alla straordinaria interpretazione di Alessandro Borghi, recentemente molto apprezzato dalla critica per il suo ruolo come protagonista in Sulla mia pelle che ha  magistralmente raccontato la vicenda di Stefano Cucchi.

Nonostante ciò il film risulta essere, dopo i primi 20 minuti di conflitto e azioni rapidissime che si susseguono come quello stesso fiume che travolge i protagonisti, monotono e lento.

Probabilmente perché il contesto barbaro e la realistica brutalità delle scene si ripete per un’ora senza sosta, senza favorire nessuna identificazione particolare o lasciare un messaggio positivo allo spettatore.

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIMOVIE
Data Trasmissione: Martedì, 1. Giugno 2021 - 21:10


Share |

HOSTILES - OSTILI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/27/2018 - 18:14
Titolo Originale: hostiles
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Scott Cooper
Sceneggiatura: Scott Cooper e Donald Steward
Produzione: WAYPOINT ENTERTAINMENT, IN COLLABORAZIONE CON BLOOM, LE GRISB
Durata: 127
Interpreti: : Christian Bale, Rosamund Pike, Wes Studi, Adam Beach, Ben Foster, Jesse Plemons, Rory Cochrane, Q'orianka Kilcher

Ambientato nel 1892, HOSTILES - Ostili di Scott Cooper racconta la storia di un capitano dell'esercito, Joseph Blocker (Christian Bale), che accetta con riluttanza di scortare un capo guerriero Cheyenne, un tempo sanguinario e violento, ora anziano e in punto di morte, (Wes Studi) e la sua famiglia fino alle loro terre natie. I due rivali affrontano un viaggio lungo e faticoso da Fort Berringer, un isolato accampamento nel Nuovo Messico, alle praterie del Montana. Durante il viaggio incontrano una giovane vedova, Rosalee Quaid (Rosamund Pike), colpita e spezzata nell’intimo da una tragedia causata dalla brutalità delle ostili tribù Comanche.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ottima riflessione sul valore degli affetti, dei legami familiari, dell’amicizia e delle tradizioni. Interessante analisi delle diverse componenti implicate nella questione dell’integrazione razziale
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza
Giudizio Artistico 
 
Scott Cooper narra una storia sfaccetta e complessa, a volte lunga, ma nel complesso ben raccontata e chiara soprattutto nella descrizione degli aspetti emotivi del racconto. Splendida fotografia e ottima interpretazione soprattutto dei protagonisti
Testo Breve:

Un film al tramonto dell’epopea western, quando gli indiani, ormai sconfitti, debbo venir trasferiti nelle riserve a loro destinate. Un film duro che è un viaggio che trasforma l'ostilità fra bianchi e nativi americani in reciproca comprensione

Un western ma rivisitato con la mentalità dei giorni nostri in cui il tema della discriminazione razziale è percepito con rinnovata sensibilità e implica sfumature sottili e considerazioni non semplici. Cooper propone una storia carica di aspetti controversi, in cui i personaggi escono dai classici schemi.

La tempra vigorosa e forte della protagonista, la vedova Rosalee, è uno dei primi aspetti che salta agli occhi. Rosalee trova la forza di superare la paura e il dolore più grande in cui una donna possa incorrere attraverso un rinnovato coraggio e una lucida determinazione. Il suo è un viaggio oltre che materiale anche interiore che parte dalla sofferenza più oscura a profonda e arriva a riscoprire il valore umano della vita, anche della propria, anche quando privata di tutto sia al livello materiale che morale.

Attraverso l’esperienza del capitano Blocker invece Cooper trova la chiave giusta per raccontare un sentimento sfaccettato e complesso come l’odio. Anni di violenza feroce, di lotte e battaglie hanno forgiato in questo personaggio un animo duro, severo e quasi spietato. Eppure il contatto umano con il dolore, tanto quello della vedova quanto quello delle famiglie delle tribù indiane piagate da una guerra selvaggia e crudele, riesce ad aprire un varco nella sensibilità del capitano.

Tra violenza, affetti, tradizioni e riscoperta di comuni virtù umane, il viaggio dei soldati bianchi al fianco di una famiglia indiana e di una vedova porterà a riflettere sulla complessità della questione razziale, che vendette, morti e prevaricazioni non potranno mai risolvere, e sull’importanza di riuscire a trovare un punto di incontro tra civiltà e culture differenti. Al tempo stesso Cooper riesce trovare nei sentimenti umani e nei valori più semplici dell’amicizia e della famiglia quel comune denominatore che avvicina ogni uomo all’altro, qualunque sia la sua apparenza razziale.

Una fotografia stupefacente impreziosisce il film di colori, luci, ombre e panorami affascinanti, nonostante l’impiego di numerose scene di esplicita e a volte atroce violenza. Su tanti pregi del film solo il finale, che giunge in modo un po’ esasperato e scontato, lascia una certa delusione.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI3
Data Trasmissione: Sabato, 5. Settembre 2020 - 21:15


Share |

BELLE&SEBASTIEN - AMICI PER SEMPRE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 02/26/2018 - 22:17
 
Titolo Originale: Belle et Sébastien 3, le dernier chapitre
Paese: FRANCIA
Anno: 2017
Regia: Clovis Cornillac
Sceneggiatura: Juliette Sales, Fabien Suarez
Produzione: RADAR FILMS, EPITHÈTE FILMS, IN COPRODUZIONE CON GAUMONT, M6 FILMS, RHÔNE-ALPES CINÉMA
Durata: 90
Interpreti: Félix Bossuet, Tchéky Karyo, Anne Benoît, Clovis Cornillac, Thierry Neuvic, André Penvern

Sébastien ha ora 12 anni e vive ancora a Saint-Martin con il nonno César, il ritrovato padre Pierre e la fidanzata Angelina, e naturalmente la sua inseparabile amica a quattro zampe, Belle, che ha da poco dato alla luce tre cuccioli teneri e dispettosi. Tutto sembra andare per il meglio finché alcuni eventi turbano la tranquillità famigliare. Nel corso del matrimonio tra Pierre e Angelina, Sébastien scopre che i due vogliono trasferirsi in Canada. Il ragazzino non vorrebbe però separarsi dal nonno. E mentre i neosposi sono via per la luna di miele, un uomo di nome Joseph si presenta in paese: è proprietario di Belle e vuole avere indietro il cane e i suoi cuccioli. Sébastien e suo nonno si oppongono e il ragazzino cerca in tutti i modi di proteggere i suoi cani. E quando Joseph sembrerà avere la meglio, l’aiuto inatteso di nuovi personaggi permetterà a Sébastien di salvare Belle e i cuccioli

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il dodicenne Sébastien finisce per accettare che le separazioni fanno parte della vita e che per crescere bisogna andare incontro a nuove opportunità
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Questo terzo film della serie ha un andamento molto semplice e le svolte non sono troppo approfondite, tanto che i momenti di presa di coscienza di Sébastien si chiariscono spesso attraverso i dialoghi e sono meno legati alle azioni.
Testo Breve:

Lo spettacolare paesaggio delle Alpi invernali fa da sfondo al terzo film della serie Belle &Sébastien. Un film per i più piccoli, dove non è difficile individuare chi è buono e chi è cattivo

Terzo e ultimo capitolo della saga, Belle&Sebastien - Amici per sempre racconta una nuova avventura dell’amicizia tra Sébastien, ora ragazzino di dodici anni, e Belle, una straordinaria femmina di patou.

La famiglia si è allargata e Sébastien vorrebbe vivere per sempre con Belle e i suoi tre cuccioli, ma fin da subito è chiaro che questo non sarà possibile. Il nonno César cerca di far capire al nipote che ogni cagnolino dovrà trovare un nuovo padrone. Ma Sébastien non vuole sentir parlare di separazione, né dai suoi cani né, successivamente, da César, che è l’uomo che lo ha cresciuto. Il ragazzino scopre infatti che il padre Pierre e Angelina, appena sposati, hanno deciso di costruirsi una nuova vita in Canada. Sarà quindi questo il percorso che dovrà affrontare Sébastien: accettare che le separazioni fanno parte della vita e che per crescere bisogna andare incontro a nuove opportunità.

Sébastien è costretto a far fronte a tutto questo anche a causa della minaccia di Joseph, reduce della seconda guerra mondiale, abitante di un villaggio vicino, che si presenta come vero proprietario di Belle e pretende la restituzione del cane e dei cuccioli. A nulla servirà la fuga di Sébastien, che cercherà di nascondersi insieme ai cani. Joseph, crudele e spietato, li troverà e rapirà i quattro esemplari di patou. Il ragazzino, grazie all’incontro con i nuovi personaggi e alla provvidenziale visione della madre, morta anni prima dandolo alla luce, capirà che la separazione, per quanto dolorosa, non nega la possibilità di trovare nuove fonti di felicità, come del resto è già capitato a lui stesso, che ha trovato in César un nonno amorevole e una famiglia.

La trama si dispiega in questo terzo film con un andamento molto semplice e le svolte non sono troppo approfondite, tanto che i momenti di presa di coscienza di Sébastien si chiariscono spesso attraverso i dialoghi e sono meno legati alle azioni. I personaggi hanno una caratterizzazione molto elementare. I “buoni” si distinguono molto facilmente dai “cattivi”. L’antagonista Joseph è un personaggio quasi fiabesco. Dietro la sua pretesa non ci sono particolari ragioni, se non il riappropriarsi di ciò che, a detta sua, gli appartiene. È un malvagio senza un passato che l’ha reso tale e senza possibilità di redenzione. Inoltre, l’ambientazione nelle alpi francesi ha uno spazio notevole e spesso si lascia il posto alla spettacolare esplorazione del paesaggio.

Il film dunque presenta un racconto che interesserà più facilmente i bambini piccoli, facilitati anche dalla possibilità di identificarsi in un protagonista per lo più mosso dall’amicizia con un animale straordinario.

 

Autore: Jessica Quacquarelli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIMOVIE
Data Trasmissione: Domenica, 24. Maggio 2020 - 21:10


Share |

CRUXMAN

Inviato da Franco Olearo il Mar, 01/16/2018 - 18:12
 
Titolo Originale: Cruxman
Paese: ITALIA
Anno: 2017
Regia: Filippo Grilli
Sceneggiatura: Filippo Grilli, Tommaso Vergani, Matteo Cascio
Produzione: GPG Film
Durata: 122
Interpreti: Luigi Vitale, Stefania Zamperi, Fabrizio Grassi, Paolo Posa, Claudio Aloise

In una cittadina del Nord Italia arriva don Giuseppe, un sacerdote consacrato da pochi mesi. Simpatico e comunicativo, resta un prete sui generis: si sposta solo con una potente moto e il suo portamento atletico tradisce la sua precedente appartenenza ai corpi speciali dell’Esercito. Don Beppe si inserisce molto bene nella comunità parrocchiale a cui è stato assegnato ma subito dopo il suo arrivo avvengono nella cittadina, soprattutto di notte, fatti insoliti. Alcune persone che rischiavano di restare vittime della malavita locale sono state misteriosamente salvate da un uomo mascherato con una vistosa croce cucita sul petto e che si sposta velocemente con una moto. La giornalista della televisione locale non tarda a soprannominarlo Cruxman e a diffondere i sospetti che questo misterioso supereroe non sia altri che don Giuseppe….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un sacerdote si occupa di alimentare la vita spirituale dei suoi parrocchiani ma comprende anche i loro problemi materiali e la comunità lo sostiene con convinzione
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un prodotto di buona fattura che riesce anche a creare momenti di suspence, recitato con molta naturalezza
Testo Breve:

Un giovane sacerdote dal fisico atletico è al servizio di una parrocchia dove, da quando è arrivato, i delinquenti locali vengono sgominati da un uomo mascherato che presenta sul costume  una croce. Questo Cruxman sarà forse lo stesso sacerdote?

Questo Cruxman è ormai il quinto lavoro della GPG Film, scritto e diretto da Filippo Grilli (Se non in fotografia, Voglio essere profumo, La sabbia nelle tasche e KZ) e, come gli altri, ha avuto la stessa impostazione: attori e tecnici volontari hanno lavorato impiegando il loro tempo libero mentre il ricavato verrà destinato a sostenere progetti di solidarietà in Italia e all’estero. Cruxman mostra una pregevole unità di stile: si parla di supereroi quindi di fantasia e il film ha la correttezza di non prendersi troppo sul serio (pur trasmettendo messaggi profondi): lo si vede nel come viene preso in giro il “terribile” boss che ha sempre bisogno della sua mammina e dei velocissimi combattimenti corpo a corpo che si risolvono sempre a favore del personaggio con il costume rosso. Il film riesce inoltre a destare la curiosità dello spettatore  che si deve preparare a un imprevisto, insolito, colpo di scena finale.  

E’ abbastanza fuori luogo farsi domande più serie del necessario: è lecito ipotizzare un sacerdote che invece di usare la preghiera e la predicazione per sostenere nella fede i propri parrocchiani, impegna i suoi muscoli per fare giustizia? Il film appare orientato soprattutto ai giovani che si imbevono continuamente delle storie mirabolanti dei supereroi della Marvel ed è proprio a loro che si vuol ricordare che ognuno di noi può diventare un supereroe nella vita quotidiana, impegnandosi sempre in ciò che è buono e giusto. Il riferimento più prossimo può essere proprio il film del 2004 della Pixar: Gli incredibili-una normale famiglia di supereroi : dove due genitori con i loro figli vorrebbe tanto vivere una vita tranquilla ma quando si sentono minacciati, sono pronti a impegnare i loro superpoteri. D’altronde non è forse vero che santa Teresa d’Avila, da bambina, si riempiva la testa di racconti di prodi cavalieri e aveva tramato, all’insaputa dei genitori, di partire per la Terra Santa?

Il tema della missione dei sacerdoti viene trattato seriamente a metà film in un incontro fra don Giuseppe e il suo parroco. “Predicare il Vangelo, occuparmi delle anime” è ciò che don Giuseppe ritiene giusto fare come sacerdote, anche perché è stato proprio Gesù a sgridare Pietro perché aveva sguainato la spada nell’Orto degli Ulivi. Il parroco è d’accordo con lui ma gli ricorda che Gesù è anche colui che si arrabbia di fronte allo scandalo e all’ingiustizia e butta in aria le cianfrusaglie dei venditori davanti al tempio. Gesù, vero Dio e vero uomo, è colui che rimette i peccati allo storpio ma lo guarisce anche.

Il film ha un buon ritmo, è recitato con molta naturalezza, buona la regia (qualche combattimento si risolve forse troppo frettolosamente) ed è stato patrocinato dall’Ispettoria Salesiana di Milano e dal Sermig Fraternità della Speranza di Torino.

C’è un valore molto particolare in questo film, che si pone discretamente, come di sottofondo al racconto principale ma che ne costituisce la vera “anima”.  Si tratta di come è stata rappresentata la vita di una parrocchia: i ragazzi che fanno catechismo, gli adolescenti e i giovani che vanno ai ritiri con don Giuseppe, le messe domenicali dove partecipano famiglie al completo. Questa immagine molto serena, gioiosa e propositiva della vita di parrocchia è il vero “messaggio forte” che traspare dal film.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

LOVING - L'AMORE DEVE NASCERE LIBERO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 03/14/2017 - 10:49
Titolo Originale: Loving
Paese: Gran Bretagna, USA
Anno: 2016
Regia: Jeff Nichols
Sceneggiatura: Jeff Nichols
Produzione: RAINDOG FILMS, BIG BEACH FILMS, IN ASSOCIAZIONE CON AUGUSTA FILMS, TRI-STATE PICTURES
Durata: 123
Interpreti: Joel Edgerton, Ruth Negga, Marton Csokas, Nick Kroll

Richard e Mildred, cresciuti e vissuti a Central Point, un cittadina rurale della Virginia, si sono conosciuti, si sono innamorati e si sono sposati nel 1958. Le loro famiglie non hanno nulla da obiettare al loro matrimonio (la cerimonia si è svolta a Washington D.C.) ma lo stato della Virginia si, perché lui è bianco e lei è di colore. Condannati all’esilio, si trasferiscono nello stato di Washington fra molte difficoltà. Di loro finisce per interessarsi la Lega per i diritti civili e il loro caso arriva fino alla Corte Suprema degli Stati Uniti...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un tenero e forte amore coniugale caratterizza questa vicenda realmente accaduta
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Ottimi attori e una regia sensibile che registra anche i minimi risvolti psicologici, anche se il film, per raggiungere l’obiettivo di risultare antiretorico, finisce per appiatture troppo la narrazione
Testo Breve:

La storia vera di due semplici americani, colpevoli di essersi sposati pur essendo di razza diversa, che creano, quasi loro malgrado, una crisi di coscienza nella società americana, che porta la Corte Suprema  a dichiarare il matrimonio un diritto personale inalienabile. 

Richard e Mildred sono delle persone semplici. Lui è un muratore; il suo unico divertimento è quello di modificare le automobili per farle gareggiare in corse rionali di velocità. Sua madre è una levatrice. E’ un tipo di poche parole, che al massimo dice si o no.  Mildred è una donna dolce, non fa niente senza l’approvazione del marito, si occupa delle faccende di casa e dei quattro figli che hanno avuto dopo il matrimonio. La loro intesa è profonda e a lui piace poggiare la testa sulle sue ginocchia quando, la sera, guardano la televisione, esattamente come sono stati ritratti, in incognito, dal fotografo di Life che era andato a trovarli, dopo che il loro caso era assurto a interesse nazionale.

E’ ormai vasta la produzione di film che hanno ricostruito casi realmente accaduti di battaglie per la conquista de diritti civili degli afroamericani ma questo si discosta in modo considervole dagli altri. Se pensiamo solo ai lavori di Spielberg (Lincoln, Amistad) il culmine del racconto si svolge sempre nell’aula del parlamento o di una corte di giustizia, dove due visioni della legge si fronteggiano, con ampio sfoggio di retorica da entrambe le parti.  

In questo film, al contrario, la coppia non vuole neanche andare ad assistere al dibattito che si svolge alla Corte Suprema; sono persone troppo semplici e schive per sentirsi coinvolti in tematiche che sembrano più grandi di loro. Le sequenze che rievocano il dibattito in aula sono ridotte al minimo, mentre l’attenzione del regista si concentra sulla vita familiare della coppia: il loro trasferimento nella caotica periferia di Washington, il loro ritorno in campagna, in Virginia,e il  faticoso commuting di Richard, per evitare di esser sorpresi dalla polizia  a dormire sotto lo stesso tetto; lo sconforto di lui dopo più di dieci anni di attesa da quando era stata avviata la causa legale.

Molti critici hanno accusato il film di minimalismo eccessivo, l’uso di un registro intimista che contrasta con i tanti film che ci hanno infiammato con il calore di battaglie legali. In realtà il film risulta efficace proprio perché non pone in contrasto due leggi ma svuota di significato la causa razziale proprio mettendola a confronto con la più nuda verità: l’amore tenero e intenso fra i due coniugi che risulta più forte di qualsiasi avversità.

Solo in alcune, sintetiche frasi, vendono presentate le ragioni della parte avversa e sempre facendo riferimento a presunte leggi divine. Il poliziotto che mette in cella i due coniugi ricorda che: “è un problema di legge divina: un passero è un passero e un pettirosso è un pettirosso. Se sono diversi c’è un motivo”. Anche la sentenza del tribulale della Virginia contro di loro è chiara: “l’amore interrazziale contravviene l’ordine, la pace e la dignità sociale; Dio non ha certo messo gialli, bianchi e neri in continenti diversi perchè si mischiassero le razze". Gli “effetti spuri” di questo matrimonio (i figli) sarebbero solo dei bastardi.

Naturalmente non occorre dare troppo credito al film nella sua contrapposizione fra “pregiudizi religiosi “ e laicità delle leggi, dal momento che tanti cristiani di fede, a partire da Martin Kuther King si sono espressi e hanno lottato contro le discriminazini dell’epoca.

E’ utile osservare come l’esercizio di raccontare sul grande schermo tante storie di segregazione razziale, felicemente risolte con nuove leggi, è servita come palestra per raccontare, con lo stesso stile, nuove lotte, in particolare il diritto al matrimonio omosessuale, ormai sancito dalla Corte Suprema U.S.A. Ma questo è un altro argomento.

Il film, grazie all’ottima interpretazione dei due protagonisti, Joel Edgerton e Ruth Negg, , quest’ultima candidata all’Oscar 2017, ha un suo valore particolare perché ci racconta, al di là della tematica razziale, una tenerissima stooria di affetto coniugale, che resta saldo di fronte a tutte le avversità.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: sky cinema 2
Data Trasmissione: Mercoledì, 8. Settembre 2021 - 21:15


Share |