Drammatico

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ANCHE LIBERO VA BENE (F.Olearo)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/05/2010 - 11:46
Titolo Originale: ANCHE LIBERO VA BENE (F.Olearo)
Paese: Italia
Anno: 2005
Regia: Kim Rossi Stuart
Sceneggiatura: Linda Ferri, Domenico Starnone, Francesco Giammusso, Kim Rossi Stuart
Durata: 108'
Interpreti: Kim Rossi Stuart, Barbora Bobulova, Alessandro Morace, Marta Nobili

Renato (Kim Rossi Stuart) vive in modo precario del suo lavoro di cameramen in una casa modesta assieme ai suoi figli Tommi (Alessandro Morace) di 11 anni e Viola (Marta Nobili), appena adolescente.  Renato cerca di fare del proprio meglio per portare avanti una famiglia senza una madre, alternando momenti di tenero affetto a scatti d'ira  quando i figli non seguono i semplici schemi mentali che  si è costruito per loro. Una sera arriva in casa Stefania  (Barbora Bobulova) , la mamma dei due ragazzi, che supplica di venir perdonata e di poter esser di nuovo accolta in casa.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La grande sensibilità mostrata nel delineare il dramma di un bambino fra due genitori troppo fragili viene soffocata da una visione della famiglia cupa e senza speranza
Pubblico 
Maggiorenni
Un linguaggio pesantemente scurrile e una bestemmia detta in un momento di grande disperazione
Giudizio Artistico 
 
L'attore più bravo è il piccolo Morace; sceneggiatura e regia sono essenziali e neo-realiste ma la storia è tanto semplice da apparire disadorna
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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alexander

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/05/2010 - 11:38
Titolo Originale: alexander
Paese: Germania/GB/Olanda/USA
Anno: 2004
Regia: Oliver Stone
Sceneggiatura: Oliver Stone, Christopher Kyle, Laeta Kalogridis
Durata: 173'
Interpreti: Vincent Cassel, Monica Bellucci, André Dussollier

Nella libreria di Alessandria d'Egitto Tolomeo, luogotenente di Alessandro, ormai vecchio, inizia a dettare la vita del condottiero macedone. Racconta di vittorie gloriose, di avventurose spedizioni fino ai confini dell'India ma anche delle  ribellioni dei suoi generali, delle trame di sua madre Olimpia, dell'ingombrante ricordo  di suo padre Filippo, molto amato dal suo popolo.

 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La ricerca della gloria in battaglia contro i nemici, le cospirazioni degli alleati e dei familiari, le passioni che ci dominano, la cinica ineluttabilità del fato fanno della vita umana una orgogliosa lotta senza speranza
Pubblico 
Adulti
Per la cruenza delle battaglie, incluse le ferite agli animali. Una scena intima con nudità femminili La rappresentazione della "amicizia" greca
Giudizio Artistico 
 
Alcune disarmonie nel montaggio ed un eccesso di parole offuscano i molti pregi del film: la bellezza visiva delle battaglie, delle scenografie orientali, la bravura di tutti i protagonisti

Si racconta che Oliver Stone sia stato da sempre  affascinato dal personaggio e dal mito di Alessandro Magno e che per  anni abbia meditato di farne un film. Alla fine ci è riuscito, sulla spinta del rinnovato successo del filone Swords & Sandals (che si traduce in italiano Peplum)  riuscendo ad impegnare un budget di oltre 150 milioni di dollari, a mobilitare per le scene di battaglia fino a 1.500 comparse, trasferendo tutta la troupe in Marocco, in Thailandia e a Londra. Il regista-sceneggiatore era pronto anche professionalmente a tale sfida: aveva già descritto  battaglie cruente (Platoon-1986), il peso schiacciante del potere (Gli intrighi del potere - Nixon-1996) e aveva affinato il suo modo tutto personale di costruire dialoghi-scontro fra uomo e donna (Fra cielo e terra -1993).
Diciamo subito che per serietà di impostazione questo film si distacca nettamente dai suoi cugini di genere Il gladiatore e Troy : se questi  sono stati un esempio di saccheggio della cultura classica per realizzare, in piena libertà storica  un facile prodotto per il grande pubblico, Alexander riproduce fedelmente, sia pure in modo romanzato i passi salienti della  breve epopea del re condottiero morto a 32 anni e si intravede un impegno sincero del regista di ricostruirne la  vera personalità.
Non ci troviamo di fronte al classico eroe senza macchia e senza paura che uccide in battaglia  due  nemici con un colpo solo (senza allusioni a Russel Crowe ne il gladiatore) ma una personalità complessa, audace e brillante in battaglia,   visionario sognatore di un mondo unificato dalla cultura greca,  ambizioso esploratore per poter misurare prima di tutto i suoi limiti ("dobbiamo andare avanti finché troveremo la fine") ma fragile emotivamente, esasperato dalle ossessioni  (il confronto/scontro con suo padre Filippo e il  rapporto esclusivo ed opprimente con la madre). Si può dire che la ricostruzione della sua personalità costituisca l'invenzione più libera dell'autore; licenza lecita, date le scarse informazioni storiche a riguardo, ma è indubbio che Stone abbia voluto aggiungere alla sua collezione un'altro dei suoi personaggi tragici e dannati che non vogliono (Jim Morrison in The Doors-1991, Gli intrighi del potere - Nixon-1996, Natural born killers-1994) o non possono (Nato il 4  luglio-1989) condurre una vita ordinaria.
E' toccato al giovane Colin Farrell mettere in scena una personalità così complessa e bisogna dire che di meglio non poteva fare;  brava anche la madre Anjolina Jolie, fredda cospiratrice ed il selvaggio ma affettuoso padre,Val Kilmer.

E' giunto però il momento di parlare delle lacune del film. La prima è sicuramente la la tendenza a raccontare fuori campo e a spiegare invece che mostrare, prima regola di qualsiasi film. E' indubbio che Stone si è dovuto porre il problema di come inquadrare un'importante passaggio della storia greca a chi probabilmente non dispone neanche di una pallida reminiscenza scolastica; per questo Tolomeo (Antony Hopkins) è l'io narrante che interviene spesso per spiegare e narrare il passaggi che vengono saltati .  Più gravi sono i dialoghi meditativi sulle sorti degli esseri umani e sulla grandezza che sta imprigionando Alessandro ("si resta soli quando si diventa un mito"): è il racconto stesso che dovrebbe suggerirci  quello che sta avvenendo in lui, senza "note di redazione".  
 Infine, fatto molto molto strano per un maestro del montaggio come Oliver Stone, ci sono alcune disarmoniche aperture di parentesi che spezzano la continuità del racconto: proprio al culmine della spedizione in India si innesta  un flash back in Macedonia su di un episodio che lo spettatore aveva già assorbito, creando una fastidiosa perdita di attenzione. E'come se la passione per il tema, l'ansia di cercare di dire tutto,  abbia distolto il regista dall'obbligo di guardare con freddezza la sua opera e controllarne l'armonia complessiva.

Fra i pregi dobbiamo annoverare invece il  travolgente impatto visivo delle scene di combattimento  (l'attacco dei carri persiani con le ruote a falce contro la falange macedone; la cavalleria greca contro gli elefanti indiani); la risolutiva battaglia di Gaugalela  vista con gli occhi di un'aquila che plana sui combattenti;  una Babilonia che ci appare nel pieno del suo antico splendore; la ricostruzione di una fastosa corte orientale, con gli stessi colori dei pittori  orientalistes francesi.

Stone, nel parlarci del mondo greco, non può non fare riferimento a  quello che all'epoca si intendeva come "amicizia" maschile: spetta ad Aristotele (Christoper Plummer) , spiegare ad Alesandro adolescente come, in un mondo sostanzialmente misogino, dove le donne erano degli esseri petulanti utili solo per generare figli, "l'amore fra gli uomini è possibile per scambiarsi conoscenze". Bisogna dare atto al regista che questi riferimenti sono coerenti con il tentativo di ricostruire un'epoca, senza che traspaia il tentativo far passare un messaggio indiretto agli uomini d'oggi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RETE4
Data Trasmissione: Giovedì, 24. Luglio 2014 - 21:15


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LO SCAFANDRO E LA FARFALLA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/30/2010 - 11:34
 
Titolo Originale: Le scaphandre et le papillon
Paese: Francia, USA
Anno: 2007
Regia: Julian Schnabel
Sceneggiatura: Ronald Harwood
Durata: 112'
Interpreti: Mathieu Amalric, Emmanuelle Seigner, Marie-Josèe Croze, Anne Consigny

Jean-Dominique a soli 43 anni è un uomo affermato: caporedattore di una famosa rivista femminile, con tre figli avuti dalla sua convivente, vive nel lusso e si concede spesso avventure sentimentali. Un giorno, dopo un malore in macchina, si ritrova totalmente paralizzato, capace solo di sentire e di vedere da un occhio. Ma il suo cervello è perfettamente attivo...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La voglia di vivere del protagonista, la tenacia e la pazienza dei paramedici, l'affetto dei familiari, ridanno piena dignità all'esistenza di un uomo totalmente paralizzato
Pubblico 
Adolescenti
Un paio di rapidi nudi parziali femminili. Una scena di palpebre che vengono cucite che potrebbe impressionare
Giudizio Artistico 
 
Il regista gradua bene il materiale narrativo, mantenendo alta la tensione senza scivolare nel patetico; ottima la sceneggiatura dello stesso autore de Il pianista
Testo Breve:

 Cosa fare se a 43 anni, con una brillante carriera di redattore alle spalle e una gran voglia di godersi la vita, ci si trova completamente paralizzati, in grado solo di sentire e di vedere da un occhio solo? Una grande storia di coraggio e speranza per tutti  Una grande storia di coraggio   

Jean-Dominique, presa ormai piena coscienza di essere un "locked-in” cioè un sano di mente che vive in un corpo che non gli appartiene più se non per la capacità di udire e di vedere da un solo occhio, ha imparato, con l’aiuto di una graziosa e paziente ortofonista, a esprimersi di nuovo (lei recita l’alfabeto, mentre lui batte le ciglia per indicare quale lettera vuole utilizzare).
La prima frase che riesce a comunicare  è “voglio morire”. "Lei vuole morire!- risponde la ragazza, trattenendo a stento la delusione  - Ci sono persone che l’amano. Io la conosco appena ma lei già conta molto per me. Lei è vivo, quindi non mi dica che vuole morire. E’ una mancanza di rispetto, è osceno!"  Per fortuna è lo sconforto di un momento: Jaen-Dominique riprenderà gli esercizi per potersi esprimere sempre meglio e comunica alla ragazza:"ho deciso di non compiangermi più" .

"Ho scoperto che oltre al mio occhio ci sono altre due cose che non sono paralizzate:  la mia immaginazione e la mia memoria: posso immaginare qualunque cosa, qualunque persona, qualunque luogo; farmi accarezzare dalle onde della Martinica, andare a trovare la donna che amo..oppure ricordarmi di me giovane e affascinante; questo sono io!"  è la scoperta semplice e prodigiosa di Jean che da quel momento sente il bisogno imperioso di trasmetterla agli altri e concepisce l’idea quasi folle di scrivere un libro autobiografico.

Sono questi i due passaggi chiave che ci raccontano la storia tutta intima, senza eventi esterni di un essere che qualcuno dei suoi amici vorrebbe considerare un "vegetale" ma che invece è e si manifesta come un uomo a pieno titolo.

Il regista bilancia in modo perfetto la cruda descrizione dello stato in cui si trova Jean, ai feed-back della sua esuberante vita passata. Nella parte iniziale noi vediamo tutto attraverso il suo unico occhio, ora appannato ora no e ascoltiamo la sua voce che ci guida nei suoi pensieri, cosciente di non poter esser udito da nessuno.

Solo nella parte finale del film, quando Jean è ormai riuscito a ridare un senso rinnovato alla sua esistenza, aumentano i flash back: quelli di un invidiabile  capo redattore di una prestigiosa rivista francese di moda, una vita passata nel lusso e nelle belle cose, tre simpatici figli avuti dalla sua convivente e le molte avventure amorose che delineano  un quarantenne, non certo un santo, ma un uomo con tanta voglia di vivere.

Questo film può essere considerato una magnifica risposta a Mare dentro (2004) che in modo molto più ideologico sviluppava la sua  tesi a favore dell’eutanasia.

Certo, ci sarà chi vorrà commentare che per Jean, un intellettuale di professione e di passione, sarà stato più facile rifondare la propria esistenza  intorno al  solo frutto del pensiero, ma si tratta di una conclusione  non sostenibile: Jean aveva impostato la sua esistenza su i piaceri della vita,  sulla bellezza femminile che traspare dalle foto della sua rivista  e dalle sue donne: significativo è il  sogno nel quale immagina di trovarsi in un ristorante a gustare ostriche, vino d’annata e ogni altro piacere del palato, lui che ora vive alimentato artificialmente. Il film sottolinea molto bene che per ottenere questo “miracolo della normalità” in una situazione così eccezionale non è sufficiente l’impegno del paziente: sono decisivi  quasi quanto la sua voglia di vivere  le operatrici che si prodigano intorno a lui per ridargli con costanza e pazienza una parvenza di vita normale (con il supporto di attrezzature ospedaliere eccezionali: saranno state pubbliche?) e l’affetto della madre dei suoi figli, che passa lunghe giornate con lui, parlandogli come se nulla fosse accaduto.

Il regista allarga il tema della sofferenza o meglio cerca di indagare sul senso che si può dare alla sofferenza, accostando quella di Jean al lento declino della vecchiaia (un bell’incontro con il padre  smemorato, due diverse menomazione che si incoraggiano a vicenda, un Max von Sydow da ricordare, degno delle sue prime interpretazioni) ai pellegrinaggi di speranza e di fede verso Lourdes..
Il magnifico spettacolo dei tanti volontari che spingono le carrozzelle dei malati è visto con l’occhio disincantato e scettico di lui, ma resta sempre di grande  efficacia. Si è forse trattato di un doveroso omaggio al politically correct, che ha consentito a questo film di venire ammirato da quasi tutta la critica; ciò che conta, sembrano dire questi critici,  è che la storia e le decisioni di continuare a vivere di Jean siano assolutamente personali e che, come tali, hanno pari dignità  della scelta in senso opposto di Ramon, protagonista di Mare dentro.
Non penso assolutamente che sia stato questo il modo di pensare del Jean reale: lo sforzo eroico di raccontare in un libro la sua esperienza testimonia al contrario la voglia di comunicare agli altri la felicità del suo continuare ad esistere. 

Dieci giorni dopo l’uscita del suo libro, quando ormai Jean iniziava a pronunciare con le labbra le prime parole e stava per ordinare un camper speciale con il quale  potersi muovere per la Francia, una polmonite troncava  definitivamente la sua esistenza.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIMOVIE
Data Trasmissione: Martedì, 31. Gennaio 2017 - 0:55


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