Drammatico

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A PROPOSITO DEI RICARDOS

Inviato da Franco Olearo il Sab, 01/22/2022 - 16:43
Titolo Originale: Being the Ricardos
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Aaron Sorkin
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Produzione: Amazon Studios, Escape Artists
Durata: 131
Interpreti: Nicole Kidman, Javier Bardem, J. K. Simmons, Nina Arianda

Nel 1953 Lucille e Desi sono la coppia più famosa d’America perché protagonisti della seguitissima sitcom televisiva I love Lucy (Lucy ed io). Marito e moglie nella finzione come nella realtà, li vediamo al lavoro per registrare negli studios della CBS una nuova puntata, discutendo animatamente con il regista e gli sceneggiatori davanti al copione e poi recitare davanti alle telecamere. La normale routine viene interrotta da due importanti novità che rischiano di mettere in crisi la sitcom: Lucille è incinta (non si è mai vista in TV una donna incinta) e su alcuni giornali, a caratteri cubitali, è apparsa la notizia che Lucille si era iscritta al partito comunista, in pieno periodo maccartista…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una coppia cerca il successo ma anche l’affiatamento al suo interno. Una troupe televisiva discute animatamente per ottenere il meglio dal programma ma è salda la stima reciproca
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene intime fra i coniugi senza nudità, saltuario linguaggio scurrile
Giudizio Artistico 
 
Aaron Sorkin, questa volta regista oltre che sceneggiatore, ricostruisce speranze, tensioni e sostegni reciproci fra i due coniugi nella vita e nella finzione ma i suoi dialoghi, sempre troppo arguti, tradiscono la personalità dell’autore a discapito di quella dei protagonisti. Probabile candidatura all’Oscar 2022.
Testo Breve:

Lucy e io, la più famosa sitcom americana degli anni ’50, esplorata dal suo interno nella vita della troupe e dei due protagonisti. Su Prime Video

Finita la guerra, le industrie americane convertono le loro produzioni sfornando beni di consumo, si moltiplicano i supermercati, ogni famiglia mira ad avere l’automobile, il televisore, il frigorifero e la lavatrice. Grande importanza viene data alla famiglia e tanti film romantici si concludono con la scena del neo-marito che prende in braccio la sposa per solcare la soglia di casa.  Anche la televisione sforna programmi da vedere per tutta la famiglia riunita, grandi e piccoli. Lucy ed io è proprio una di queste trasmissioni, grazie alle quali la gente ride dei piccoli fatti quotidiani di questa piacevole coppia, giocando sulla loro diversa origine ( lui è un cubano) e sull’aspirazione di Lucy a non volersi limitare a fare la casalinga.

Lo sceneggiatore e regista Aaron Sorkin non è interessato a ricostruire la società e il mood del tempo (al contrario il film Pleasantville ha fatto delle sitcom del tempo una satira feroce, considerandole figlie di un mondo ingenuo e buonista), non si domanda perché la gente del tempo rideva di quelle semplici situazioni domestiche ma persegue ancora una volta la sua grande passione: descrivere nei minimi dettagli le logiche interne di un contesto lavorativo. Non ci troviamo questa volta all’interno di una redazione televisiva (The Newsroom) né tanto meno nella stanza ovale del Presidente degli Stati Uniti (The West Wing) o addirittura negli incontri segreti di una bisca clandestina (Molly’s Game) ma negli studi della rete CBS, in un lunedì mattina, quando attori e staff commentano il copione del prossimo episodio per arrivare al venerdì, il giorno delle riprese dal vero davanti al pubblico. Il film è la cronaca di una settimana di lavoro di un team televisivo e della vita di una coppia, Lucille e Desi, strettamente intrecciate fra loro.

A Lucy non va bene una scena, vuole cambiarla, discute con il regista, con il produttore esecutivo, con gli sceneggiatori, con gli altri due attori-spalla, Ethel e Fred, vuole avere sempre l’ultima parola, ben conscia di essere l’attrazione principale dello spettacolo. Desi è sempre pronto a mediare e a calmare le acque. Si tratta comunque di discussioni esclusivamente professionali: in privato davanti a un bicchiere di vino o in un camerino, assistiamo a numerosi colloqui a due a due fra Lucy e i suoi colleghi o colleghe, pronti a comprendersi e ad aiutarsi a vicenda.

Più complesso il rapporto fra Lucille e Desi. Si amano realmente, lui smuove con abilità tutte le sue conoscenze quando vorrebbero sospendere le registrazioni perché lei è incinta o peggio, quando lei viene accusata di essere una comunista; lei si adopera perché a lui venga attribuito il titolo di vice direttore esecutivo ma è come se, in privato le loro parti fossero invertite. Se Lucy è insofferente per una vita che trascorre fra le mura domestiche, Lucille vorrebbe un po’ di vita privata con il figlio che sta arrivando e se Ricky Ricardo è un personaggio con la testa sulle spalle, il vero Desi passa le serate (le notti) in modi che Lucille non dovrebbe sapere.

Il pezzo forte di ogni sceneggiatura di Aaron Sorkin   è sempre stato costituito dai dialoghi a due, un’abilità che in questo serial viene confermata. Conosciamo così le intime ansie della coppia, lui costretto sempre a far dimenticare agli altri la sua origine cubana e a ricordare che è andato in guerra anche lui, come ogni bravo cittadino americano; lei ha visto crollare il suo sogno di diventare una diva del cinema e si è dovuta accontentare della radio per poi approdare alla televisione.

In conclusione, sono tanti gli interessi che questo serial riesce a suscitare: il gusto di vedere dall’interno come la televisione abbia compiuto la sua scalata al successo, il ricordo dei tempi oscuri del maccartismo, la contrastata storia d’amore fra due personaggi famosi.  Non c’è nessuno di questi elementi che prevalga se non un altro: Aaron Sorkin stesso. I dialoghi sono troppo elaborati, troppo intelligenti e la personalità dell’autore predomina, spostando in secondo piano quelle  dei protagonisti.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ONE SECOND

Inviato da Franco Olearo il Gio, 12/16/2021 - 20:39
 
Titolo Originale: Yi miao zhong
Paese: CINA
Anno: 2020
Regia: Zhang Yimou
Sceneggiatura: Geling Yan, Zhang Yimou
Durata: 104
Interpreti: Zhang Yi, Liu Haocun, Fan Wei

Liu è un’orfana, Zhang un evaso. Le loro vite si incontrano e si scontrano sulla strada deserta che conduce in uno sperduto villaggio della provincia cinese di Gansu, durante gli anni della Rivoluzione Culturale. Ambedue stanno cercando disperatamente una pizza (di quelle da cinema) e sono disposti a tutto pur di entrarne in possesso: ognuno di loro, infatti, sa che in quella pellicola può trovare qualcosa in grado di dare un po’ di pace alla loro tormentata esistenza. Bisogna però fare i conti con Mr. Film, il proiezionista del villaggio il destinatario del film tanto conteso…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è espressione di intensi affetti familiari e del piacere di un lavoro ben fatto al servizio della comunità
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena più drammatica potrebbe spaventare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Shang Yimou costruisce un altro ottimo film, dove simbolo e realtà si intrecciano sostenuto da un’eccellente fotografia
Testo Breve:

Un uomo, una ragazza e un proiezionista si contendono la pellicola di un film che assume per loro un significato speciale. Un omaggio al cinema del grande regista cinese Shang Yimou. Un film simbolico e realista al contempo. Ovviamente in Sala

One Second di Shang Yimou che, prima di arrivare in sala ha vissuto numerose traversie ad opera della censura cinese, è un bellissimo omaggio al cinema, alla sua storia, ai suoi spettori e agli esercenti. Alcuni lo hanno definito Il nuovo Cinema Paradiso cinese, perché numerose sono le similitudini: la considerazione di cui gode nel villaggio colui che può attivare il proiettore dei sogni, la capacità aggregativa della visione su grande schermo (anche lì dove lo schermo è un semplice lenzuolo), l’emozione che la sala è in grado di dare anche se si tratta di un film già visto più volte… e si potrebbe andare ancora avanti a lungo.

L’inizio lascia un po’ spaesati: sembra di trovarsi in una commedia ricca di gag e dispetti tra due personaggi che si contendono una bobina del cinegiornale , quasi fosse un oggetto di rara bellezza e di inestimabile valore. Litigi, tafferugli, dispetti anche molto pericolosi… sembra che tutto sia consentito pur di entrare in possesso di quella pellicola. Bisogna però aspettare la seconda metà del film per scoprire quanto sia preziosa. Una scoperta che segna, quasi, un giro di boa: per il crescendo di emozioni che è in grado di dare.

Quel che sembrava essere una storia di cinema, si trasforma in una storia di affetti. Il regista ci fa conoscere la storia di Liu, del suo fratellino, della loro vita da orfani, soli e costretti ad arrangiarsi in tutto: non da ultimo, a vivere nascosti per difendersi da un gruppo di bulli.

Così come il dramma di Zhang, costretto ai campi di lavoro ed evaso per poter rivedere la sua famiglia. Un padre che sta facendo tutto il possibile per poter ritrovare la cara figlia dopo anni di lontananza.

Tra i due c’è un terzo contendente: Mr. Film, che ha a cuore quella pellicola perché ama il suo lavoro, perché vede l’impatto che l’illusione cinematografica riesce a dare con gli spettatori, perché desidera che ogni cosa nel suo lavoro sia fatta con meticolosa precisione. Le scene che mostrano la pulizia di una pellicola giunta malconcia in città, rivelano la cura che questo personaggio ha nel far vivere agli altri l’esperienza del grande schermo. Frammenti che rivelano, attraverso la finzione filmica, quasi la nostalgia del regista per la concretezza del cinema su pellicola.

Sono tanti  i volti di questo film: una comicità che è quasi un omaggio alla slapstick comedy, un’intima indagine dei sentimenti familiari, un tono drammatico per i tanti dolori con cui nella vita bisogna fare i conti, una passione grande per il cinema e la sua storia, l’oppressione di un regime.

Una fotografia, tra l’altro, che dona una grande luce alla storia. Le numerose scene in ambienti desolati e desertici, le giornate luminose e soleggiate quasi ad esaltare il contrasto con il buio della sala.

Davvero un ottimo film, capace di stupire, di emozionare, di far conoscere un pezzetto di storia del cinema, di mostrare che in sala, nonostante le diversità geografiche e culturali, la pellicola ci rimanda a quella dimensione umana che ci accomuna.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TRE PIANI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/28/2021 - 16:32
Titolo Originale: Tre piani
Paese: Italia
Anno: 2021
Regia: Nanni Moretti
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Federica Pontremoli, Valia Santella
Produzione: Sacher Film, Fandango, Rai Cinema, Le Pacte
Durata: 119
Interpreti: Margherita Buy (Dora), Riccardo Scamarcio (Lucio), Alba Rohrwacher (Monica), Denise Tantucci (Charlotte), Nanni Moretti (Vittorio)

Un condominio del quartiere Prati di Roma. Una coppia di genitori, Lucio e Sara, hanno una bambina Francesca, che spesso affidano agli anziani vicini, Giovanna e Renato. In una di queste circostanze accade l’imprevedibile: Renato, sempre più smemorato, esce con la bambina senza più riuscire a ricordare la strada del ritorno e solo a sera Lucio riesce a trovarli in un parco. Il padre ha un sospetto: che sia accaduto qualcosa di brutto alla bambina, un sospetto che si trasforma presto in ossessione. In un altro appartamento, Monica ha partorito da poco ma si trova sola in casa, perché il marito è impegnato in lavori che lo costringono a stare per lungo tempo all’estero. Monica soffre di solitudine e teme di avere la stessa fragilità psichica di sua madre, oppressa da manie di persecuzione. Dora e Vittorio sono entrambi giudici. Una notte il loro figlio ventenne, ubriaco, investe una donna e la uccide. La situazione è grave ed è questo l’ennesimo dispiacere che Vittorio riceve da suo figlio: gli rammenta che per ciò che ha commesso, non c’è modo di sfuggire a una condanna. Intanto arriva nel condominio Charlotte, la giovane nipote di Giovanna e Renato che da sempre è stata innamorata del vicino Lucio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Uomini e donne coinvolti in eventi dolorosi, sono incapaci di generosità; solo due di loro riusciranno ad accedere alla forza del perdono
Pubblico 
Adolescenti
Una scena di incontro amoroso con nudità totale. Una situazione di forte apprensione che coinvolge una minorenne
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione di Riccardo Scamarcio e Margherita Buy ma la credibilità dello sviluppo del racconto è minata dalla presenza di troppe circostanze fortuite o non comprensibili
Testo Breve:

In un condominio, quattro famiglie subiscono traversie che destabilizzano il normale corso della loro esistenza. Una struttura complessa rende poco evidente il messaggio che ci vuole trasmettere Nanni Moretti, per la prima volta alle prese con un soggetto non suo. In Sala

Nelle prime sequenze del film sembra che Nanni Moretti ci voglia trasportare in un particolare stato d’animo, quello delle apprensioni che tutti noi percepiamo, quando portiamo avanti i banali impegni quotidiani pur sapendo che c’è qualcosa che può andare storto, che il pericolo è sempre dietro l’angolo. Ecco che l’aver affidato, come spesso accadeva, la figlia ai vicini di casa per concedersi un’ora in palestra,  diventa un incubo per Lucio che sembra non trovare uno sbocco; una donna che attraversa la strada, viene investita e uccisa da un automobilista ubriaco; una madre e moglie, costretta a restare per lunghi periodi  da sola a casa, con pochi rapporti umani, teme l’apparire di ossessioni che hanno già travagliato sua madre. Dove ci vuole condurre Nanni Moretti con questa “banalità dell’incidente”, così strettamente connessa a una ineludibile fragilità umana?  Ovviamente Nanni non è Woody Allen, non conclude che siamo tutti vittime di un caso che  indifferente ai nostri destini, perché in tanti altri film ci ha mostrato (La stanza del figlio, Caos Calmo, Mia Madre)come abbia sempre visto gli affetti familiari come rifugio sicuro per affrontare i risvolti più dolorosi della nostra vita, in particolare la morte di una persona cara).

In questo film la situazione è più articolata, non procede linearmente in un’unica direzione: gli affetti coniugali sono presenti e le crisi da affrontare non sono interne ma causate da fatti esogeni, tuttavia sufficienti a destabilizzare la coppia fino a dividerla in merito alla giusta posizione da prendere. Nessun protagonista è capace di un gesto generoso, di pace ma sarà solo il tempo (la storia si sviluppa nell’arco di 10 anni) che consentirà non a tutti, ad alcuni, di rivedere il passato con un animo ormai aperto alla pace e al perdono.

Questa complessità è resa più fragile dal modo con cui il film è stato articolato: c’è un eccesso di eventi e troppe causali coincidenze. L’episodio di Monica, la moglie sola con problemi di equilibrio mentale, non sembra portare valore aggiunto alla storia. Il racconto che ruota intorno a Lucio, coinvolto per due volte nella vita dei suoi vicini (prima per l’irresponsabile affidamento della figlia al troppo instabile Renato, poi per la seduzione da lui subita per opera di Charlotte, nipote dello stesso Renato), sembra un troppo facile meccanismo di contrappasso fra i danni ricevuti e quelli procurati. Senza contare l’inspiegabile comportamento della stessa Charlotte, che prima dichiara di esser stata da sempre innamorata di Lucio ma poi  lo trascina in tribunale con  l’accusa di violenza carnale.

Occorre aggiungere l’odioso e troppo caricato comportamento del giudice Vittorio (interpretato dallo stesso Nanni Moretti): gelido e inflessibile nei confronti del figlio, senza che traspaia un grammo di segreta, umana partecipazione al suo dramma. Si può dire che si è voluto costruire una sorta di giudice-caricatura, se si vuole evitare di parlare di una troppo legnosa interpretazione del regista-attore.  

Molto bravo Riccardo Scamarcio, nella posizione del padre che decide di affrontare con risoluzione, ma anche violenza tutta maschile, la ricerca della verità su sua figlia; brava anche Margherita Buy, l’unico  personaggio che risulta positivo dall’inizio alla fine: peccato che sia stata coinvolta in una messa in scena un po’ teatrale,  quando inizia a parlare via telefono con il marito defunto.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ADORAZIONE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 03/06/2021 - 11:47
Titolo Originale: Adoration
Paese: Belgio, Francia
Anno: 2019
Regia: Fabrice Du Welz
Sceneggiatura: Fabrice Du Welz, Vincent Tavier, Romain Protat
Produzione: Savage Film, One Eyed, Scope
Durata: 1,36
Interpreti: Thomas Gioria, Fantine Harduin, Benoît Poelvoorde

Paul è un ragazzo di 12 che vive in una casa immersa in un bosco delle Ardenne, nei pressi di una clinica psichiatrica dove lavora sua madre. Ama la natura, conosce tutti i tipi di uccelli che incontra nelle sue passeggiate solitarie ma un giorno si imbatte una ragazza che corre urlando: è Gloria, una paziente della clinica, inseguita da due infermieri. Dopo quel primo incontro ne seguono altri. Paul si prende una cotta per lei e quando Gloria gli propone di fuggire insieme, lui accetta. Si incamminano nel bosco, vivendo di frutti selvatici, sapendo di essere inseguiti…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Paul è un bravo ragazzo che ha l'unico difetto di essersi innamorato. Un amore che si è trasformato in adorazione, per la quale ha perso ogni capacità di discernimento
Pubblico 
Adolescenti
Qualche situazione carica di tensione. Una breve scena di nudo
Giudizio Artistico 
 
Il regista ha trovato la giusta forma espressiva per comunicarci il lirismo che promana da una natura incontaminata e la forza travolgente di un amore adolescente. Ha raccolto molti premi: miglior film per l'Associazione belga dei critici cinematografici, miglior regia per il Festival Internazionale del Cinema di Odessa. premio Wanted Cinema al Tertio Millennio Film fest 2021
Testo Breve:

Paul è un ragazzo solitario, Gloria una ragazza internata in una clinica psichiatrica. Fuggono entrambi alla ricerca di un mondo solo per loro. Un film dove si fondono lirica, passione, tragedia. Fra i vincitori del Tertio Millennio Film Fest 2021

E’ indubbio che abbiamo visto tanti road-movie con una coppia in fuga, dal più classico Gangster Story  al più recente Queen & Slim ma anche Green Book può rientrare in questa categoria. Sono film carichi di tensione per la presenza di una minaccia incombente ma con una dinamica molto particolare; le varie tappe del viaggio costituiscono altrettanti momenti in cui i due protagonisti riescono ad approfondire la loro conoscenza così come quella di un mondo a loro sconosciuto e spesso ostile. Per Paul e Gloria possiamo parlare di perfetta complementarietà che viene progressivamente a svelarsi: lei è decisa, aggressiva, impulsiva quanto lui è riflessivo e incerto. Se Gloria ha per lui una simpatia istintiva e sensuale, per Paul si tratta di un amore che finisce per diventare l’essenza del suo vivere, al di là di ogni ragionevolezza (lei è indubbimente malata), diventa adorazione.  Se il pericolo di venir ritrovati dal personale della clinica risulta prevalente nella prima parte, in seguito la minaccia dell’ignoto viene più genericamente dal mondo degli adulti, non perché siano realmente pericolosi (la coppia olandesi in barca, il contadino solitario, anche se Gloria, nella sua paranoia, li crede tali), ma perché si contrappongono a quel mondo che i due adolescenti si sono costruiti, dove ci sono solo loro due e  una superba natura selvaggia. Così il loro amore diventa sempre più esclusivo e malato, mentre il racconto di tinge progressivamente di tinte horror (specialità nella quale il regista Fabrice du Welz aveva già manifestato le sue particolari doti con Calvaire , 2004), a causa soprattutto della natura oscura di Gloria.

E’ facile dare un giudizio artistico a questo lavoro: i due giovani protagonisti sono praticamente perfetti nella loro complementarietà, il regista ha lavorato molto sulla fotografia della luce, dell’acqua, dei tramonti, degli stormi di uccelli aquatici che solcano il cielo, una sinfonia  lirica intorno a una natura incontaminata.  Non mancano riferimenti espliciti a un desiderio panteista di immersione nella natura, espresso dal personaggio interpretato dal sempre bravo  Benoît Poelvoorde.

Da un punto di vista valoriale/educativo  non c’è molto da dire. Non si tratta propriamente di un racconto ma di una pittura. Una pittura che ci vuole comunicare i colori della natura, sensazioni, pulsioni emotive, non ci sono messaggi da recepire. Dispiace che quell’amore così puro che Paul sente per Gloria, che non riesce mai a negarle l’aiuto che gli chiede, invece di diffondersi all’esterno per effetto della felicità che porta con se, imploda e si rinchiuda fra le pareti oscure della mente di Gloria, partecipando incondizionatamente alla sua follia

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SULLE ALI DELL'AVVENTURA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/02/2020 - 13:37
 
Titolo Originale: Donne-moi des ailes
Paese: Francia, Norvegia
Anno: 2019
Regia: Nicolas Vanier
Sceneggiatura: Christian Moullec, Matthieu Petit
Produzione: Radar Films, SND Groupe M6
Durata: 113
Interpreti: Jean-Paul Rouve, Mélanie Doutey, Louis Vazquez:

Christian si è separato da Paola e si è trasferito lontano dalla città, in Camargue. Suo figlio adolescente Thomas, costretto a passare le vacanze con lui, lontano dai videogiochi, si annoia moltissimo. Non gli resta che seguire il lavoro del padre ornitologo e viene così a scoprire il suo progetto segreto. Vuole guidare delle oche selvagge a rischio estinzione fino in Norvegia, con l’ausilio di un ultraleggero. Anche Thomas si appassiona al progetto e ciò avrà risvolti imprevedibili….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
: La famiglia prima di tutto, ricostruita, ripensata, riconquistata. Ogni occasione può essere buona per ripartire al meglio e per rimarginare le ferite accumulate con il tempo e ritrovare un rapporto nuovo tra padre-figlio, marito-moglie
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Nicholas Vanier, già autore della trilogia Belle & Sebastien e di Il Grande Nord, sfoggia le sue doti di attento documentarista. Più semplici è un po’ schematici gli sviluppi delle vicende umane
Testo Breve:

Ispirato alla storia vera dell'ornitologo Christian Moullec, il film di Nicolas Vanier, abile documentarista, ci fa partecipare al salvataggio di uno stormo di oche selvatiche e al recupero degli affetti all’interno di una insolita famiglia. In DVD

Molte delle nostre famiglie si sono spezzate a causa di litigi, incomprensioni e incompatibilità. I divorzi sono diventati una pratica frequente, un effetto considerato inevitabile conseguenza di queste rotture. Non fa eccezione la famiglia protagonista di questo film, dove il padre ha seguito le sue ambizioni (o ossessioni) lavorative sacrificando ogni relazione con la moglie e con il figlio, la madre si è buttata a capofitto in un’altra relazione apparentemente di opportunità più che affettiva mentre il figlio che si è chiuso nel dolore di questa situazione rifugiandosi nei videogames.

Un audace progetto faunistico del padre porta però nuovo entusiasmo nel figlio, non abituato a fare una vita a contatto con la natura e nella fatidica estate in cui i due si frequentano, inizialmente da perfetti estranei, nasce un rapporto nuovo tra loro di grande intesa. A questo punto ci si aspetta che il film continui nei soliti cliché del padre divorziato e del figlio incattivito che diventano poi migliori amici. Ovviamente la vita non è un film e anche in questo caso le cose sono più complesse e realistiche, tanto che anche la madre ritorna al centro della vicenda in maniera preponderante. In conclusione la storia mostra la forza della speranza che ci mostra come nulla debba esser considerato irrecuperabile. Non si può dire mai cosa la vita ci metta davanti, come in questo caso dove un'avventura al limite del credibile (a detta dell'autore ispirata a fatti realmente accaduti) ribalta e supera completamente quell’intiepidimento della vita che si era creata nei protagonisti.
Un film che ci regala diversi spunti di riflessione e Vanier continua a trasmetterci quel messaggio già presente nei suoi lavori precedenti: la natura come lezione di vita, una lezione che si riverbera in modo benefico anche nelle relazioni umane. Il film è adatto come intrattenimento non solo perché si lascia guardare volentieri, ma perché risulta utile per quei genitori che vogliono usarlo come spunto per far riflettere i figli sulle relazioni coniugali, sulla paternità/maternità e per quei ragazzi sensibili, come tanti, ai temi ecologici presenti nella pellicola, ad aver fiducia nei genitori ma anche ad osare, quando si tratta di compiere il bene, di fronte agli ostacoli che si incontrano.

Autore: Ambrogio Mazzai
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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I DUE PAPI

Inviato da Franco Olearo il Mer, 12/25/2019 - 15:42
Titolo Originale: The Two Popes
Paese: U.S.A., U.K., Italia, Argentina
Anno: 2019
Regia: Fernando Meirelles
Sceneggiatura: Anthony McCarten
Produzione: Netflix
Durata: 125
Interpreti: Anthony Hopkins, • Jonathan Pryce:

Nell’aprile del 2005 viene convocato il conclave dopo la morte di Giovanni Paolo II. Alla fine viene eletto colui che sceglie di chiamarsi Benedetto XVI ma il cardinale Bergoglio raggiunge un numero significativo di preferenze. Nel 2012 Bergoglio chiede udienza al papa: intende dare le sue dimissioni ma nel colloquio privato che avviene a Castengandolfo, il papa rifiuta e rivela a Bergoglio una notizia riservatissima...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film esprime molta simpatia nei confronti degli ultimi due papi ma è approssimativo nell’affrontare tematiche dottrinali
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Performance di alto livello da parte dei due protagonisti, Jonathan Pryce e Anthony Hopkins e ottima ricostruzione della Cappella Sistina e di altri ambienti in Vaticano.
Testo Breve:

Si immagina che papa Benedetto XVI e il cardinale Bergoglio si incontrino poco prima delle dimissioni del papa. Un ritratto affettuoso del precedente e dell’attuale vicario di Cristo ma approssimativo negli aspetti dottrinali

Realizzare un’opera narrativa che cerchi di ricostruire cosa avviene dietro le mura vaticane è cosa molto difficile e finisce per scontentare sempre qualcuno. Non si potrà mai parlare di rigore storico perché le notizie a disposizione, per chi non è addetto ai lavori, saranno sempre limitate  e ciò che trasparirà dall’opera sarà il pensiero dell’autore e la sua fantasia creativa.  Le reazioni del pubblico finiranno per essere di parte e se trasparirà dall’opera un atteggiamento apologetico, verranno scontentati tutti gli scettici; se invece il Papa verrà visto come espressione di un potere politico, secondo le classiche contrapposizioni fra destra e sinistra, conservatori e innovatori, riceverà il disappunto di tutti gli spettatori sinceramente cattolici.

Quest’opera del regista Fernando Meirellese e dello sceneggiatore Anthony McCarten si pone proprio nel mezzo e quindi i contenti e gli insodisfatti saranno equamente distribuiti, a parte l’elogio, che andrebbe riconosciuto da tutti, per l’ottima performance  di  Jonathan Pryce (Cardinale Bergoglio) e di Anthony Hopkins (Benedetto XVI) e per gli interni della Città del Vaticano magnificamente ricostruiti.

Il film inizia decisamente con il secondo atteggiamento, quello politico, di contrapposizione fra conservatori e riformisti.  “La sua missione è stata chiara, rovesciare anni di liberalismo;  ha detto un no deciso a omosessualità, aborto, contraccezione e sacerdozio femmimnile”. Con questa frase lapidarie un cronista inglese, nel giorno del funerale di san Giovanni Paolo II , liquida sbrigativamente 27 anni di pontificato.

Nelle prime fasi dell’incontro fra il cardinale Bergoglio, che è arrivato a Castengandolfo per incontrare Benedetto XVI, la contrapposizione fra un papa conservatore e un “quasi rivoluzionario” è altrettanto netta, oltre che ingiusta. Dibattono sul sacramento della comunione da dare ai divorziati risposati, dissentono sulla visione di una  Chiesa narcisista che non appartiene più a questo mondo e che è capace solo di costruire steccati. Il Papa come difensore di una verità divina che è sempre se stessa, il cardinale che propugna invece una Chiesa che si evolve, assieme al mondo esterno.

Dopo questa contrapposizione frontale, inizia la seconda fase, che non prende posizione riguardo a tutti i temi aperti ma che sviluppa una forma di ”umanizzazione” del loro rapporto. Ratzingher mostra di essere ancora bravo a suonare il pianoforte e ama vedere in TV la serie austriaca Commissario Rex; Bergoglio segue con passione le  partite di calcio e confessa di apprezzare il tango.

Inizia anche la fase della “simmetria” fra i due uomini: entrambi si domandano quando sono riusciti a cogliere i “segni” della presenza divina nella loro vita, entrambi, per motivi diversi, desiderano dimettersi ed entrambi confessano di aver commesso degli errori. Ingiusta, sotto quest’ultimo aspetto, l’implicita accusa rivolta a Benedetto XVI di non esser stato abbastanza severo con il sacerdote  pedofilo Marcial Maciel Degollado, dal momento  che è stato proprio questo papa  a inaugurare la “tolleranza zero” per questi casi.

Alla fine il film riesce ad esprimere grande simpatia umana nei confronti dei due papi, ognuno espressione  di due diversi momenti storici della Chiesa. Bisogna però sottolineare che  non ci troviamo di fronte a due simpatici  amici che si sono ritrovati: stiamo parlando della funzione del successore di san Pietro e gli aspetti dottrinali che sorreggono la fede non possono esser ridimensionati  ad amabili  discussioni da salotto dove ognuno la pensa come crede.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FALLING INN LOVE - RISTRUTTURAZIONE CON AMORE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/21/2019 - 13:43
 
Titolo Originale: Falling Inn Love
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Roger Kumble
Sceneggiatura: Elizabeth Hackett, Hilary Galanoy
Produzione: MarVista Entertainment
Durata: 98 su Netflix
Interpreti: Christina Milian, Adam Demos, Jeffrey Bowyer-Chapman

Gabriela è un architetto di San Francisco, appassionata alla nuova edilizia ecologica ma proprio quando sta per proporre il suo progetto per un palazzo fortemente innovativo, il suo studio fallisce. Le cose si mettono male: non riesce a trovare un nuovo studio che la assuma e siccome non può più permettersi l’appartamento dove è vissuta finora, chiede al suo ragazzo Dean di andare a vivere con lui. Dean rifiuta perché non vuole rinunciare alle sue comodità da scapolo e a questo punto Gabriela accetta di prendersi cura di una villa in Nuova Zelanda che ha vinto con un concorso. Dopo aver attraversato il Pacifico, scopre con orrore che la villa è in rovina, abbandonata da anni. A questo punto decide di ristrutturarla, venderla e poi tornare a S Francisco. Per fortuna gli abitanti della cittadina vicina sono tutti gentili, incluso Jake, un ragazzo del posto tuttofare…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film sviluppa bene il valore delle relazioni umane fra coniugi, amici, cittadini e l’importanza di contesti tranquilli dove ci sia tempo per esse. Anche chi è "il cattivo" si accorge di aver sbagliato
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Non ci sono molti colpi di scena ma il racconto ha la forma di un cono che converge verso il prevedibile lieto fine. Ci si poteva aspettare un migliore sviluppo della relazione amorosa
Testo Breve:

Lei è una esuberante architetta in carriera di San Francisco, lui un artigiano edile della Nuova Zelanda poco espansivo. Il contrasto sarà molto fecondo.

Questa storia è una storia d’amore (di quelle nelle quali entrambi cercano l’altra metà con cui trascorrere insieme il resto della loro vita) ma una storia moderna. Moderna nel senso che viene affrontato un tema molto attuale: che lui e lei lavorano e provengono da ambienti culturali diversi. Strano a dirsi, questo film non è ricavato da un romanzo di Nicholas Sparks; eppure le caratteristiche ci sarebbero tutte. I protagonisti sono due bravi ragazzi abituati a riflettere, padroni dei se stessi e, stranamente rispetto al panorama della produzione attuale, senza vizi o dipendenze da droga.  C’è anche qui qualcosa che li separa (in Dear John è la guerra in Afganistan, in La memoria del cuore è la perdita della memoria da parte di lei; in La risposta è nelle stelle lui è un agricoltore mentre lei ha vocazioni artistiche) ma anche, incredibile a dirsi, proprio come nell’ultimo film citato, c’è un “effetto  confronto” verso  un amore vissuto da una coppia della generazione precedente, ricostruita attraverso la scoperta di un epistolario amoroso, né manca la frase simbolo per questa tipologia di film: “tutto accade per una ragione” che non è il fatalismo pessimista di Woody Allen ma è quella fiducia provvidenziale così presente nei film ricavati dai romanzi di Nicholas Sparks.

Siamo insomma dalle parti dello stesso tipo di amore ma ci sono anche significative differenze: in questo Falling Inn Love prevale la componente comica, giocata sulle spalle della metropolitana Gabriela che poco si adatta alla vita di una piccola cittadina sperduta nella verde campagna neozelandese. Il racconto sviluppa inoltre due possibili amori soggetti a una lunga gestazione perché difficili da maturare: quello fra lui e lei, (continuerà Gabriela a tener saldo il suo proposito di tornare a San Francisco? e quello fra la cittadina Gabriela e la gente che vive in una piccola realtà rurale. Il film sviluppa molto i risvolti di quest’ultimo tema, sottolineando come il piccolo è bello: come tutti conoscano tutti, sappiano tutto di tutti ma anche come siano pronti a riunire le forze quando c’è qualcuno di loro in difficoltà. Se la tematica delle professioni differenti era già presente in La risposta è nelle stelle e veniva risolta in modo pragmatico, qui la scelta è radicale: lei deve decidere se vivere in un contesto sicuramente meno stimolante professionalmente. Questa seconda scelta finisce per diventare predominante rispetto allo sviluppo dell’amore fra i due, anche perché la progressione del loro rapporto non è ben sviluppata (e questo è indubbiamente un difetto) e il bel Jake (Adam Demos) sembra irrigidito nella parte. Per converso il dilemma fra San Francisco e la Nuova Zelanda finisce per assumere i toni di una vera scelta di vita, fra il vivere alla ricerca della carriera e la propria affermazione oppure considerare più importante il coltivare con calma le relazioni umane.

Alla fine il film, da love story, si trasforma in una elegia bucolica.

Il film è disponibile su Netflix

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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FIRE SQUAD - INCUBO DI FUOCO

Inviato da Franco Olearo il Sab, 07/13/2019 - 19:54
 
Titolo Originale: Only the Brave
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Joseph Kosinski
Sceneggiatura: Ken Nolan, Eric Warren Singer
Produzione: Black Label Media, Conde Nast Entertainment, Di Bonaventura Pictures
Durata: 133 su PRIMEVIDEO
Interpreti: Josh Brolin, Miles Teller, Jennifer Connelly, Jeff Bridges

La squadra antincendio del municipio di Preston, Arizona, guidata da Eric Marsh, era determinata da anni a farsi certificare come unità “hotshot”, unità speciale dei Servizi Forestali incaricata di spegnere gli incendi delle foreste. Eric ha una vera passione per il suo mestiere ma il suo stare per lungo tempo fuori casa ha finito per creare non pochi atriti con la moglie Amanda. Entrambi si amano profondamente ma lei ha preferito non avere figli, perché sa che la vita del marito è legata a un filo. Sarà anche per questo che Eric finisce per accettare come recluta, contro ogni logica, il giovane Brendan, tossicodipendente, arrestato in passato per furto, che ora è deciso a cambiar vita perché ha avuto una bambina dalla sua ex ragazza e finalmente sente di avere uno scopo nella vita....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un forte cameratismo pervade i componenti della la squadra, sempre pronti ad aiutarsi l’uno con l’altro, sia al lavoro che nella vita privata. L’amore coniugale e la famiglia sono i veri valori, insieme allo spirito di squadra, che danno un senso alla propria vita
Pubblico 
Adolescenti
Linguaggio scurrile, una situazione (superata) di dipendenza dalla droga.
Giudizio Artistico 
 
Molto vera la coppia costituita da Josh Brolin e Jennifer Connelly; particolarmente efficaci le sequenze del fuoco che divampa nei boschi; un po’ di retorica nell’esaltare il valori del cameratismo e della famiglia
Testo Breve:

Eric è un appassionato capo squadra compiere impegnato a spegnere il fuoco nei boschi. Dirige un’ottima squadra che ha accumulato molti meriti ma i rapporti con la moglie, che lo vede troppo poco, sono molto tesi. Una storia di eroismo e di affetti familiari

Il telefono squilla. C’è un incendio sulle montagne vicine. Tutta la squadra si raduna in poco tempo, indossa la pesante attrezzatura e con le jeep raggiunge il punto di raccolta. Il comandante dell’operazione, di fronte a una mappa, fa un breve breafing della situazione, assegna a ogni squadra un compito preciso e subito dopo tutti si incamminano verso i punti assegnati. Questo modo di procedere rimanda inevitabilmente ai tanti film di guerra americani che avevano invaso le nostre sale negli anni ‘50-’60, come quelli sui piloti delle portaerei impegnate nella guerra del Pacifico: appena il comandante, nella sala strategica, aveva finito di illustrare su di una mappa gli obiettivi della missione, gli eroici piloti scattavano verso i loro aerei e in pochi minuti, con l’aiuto di potenti catapulte, venivano lanciati nel blu del cielo e del mare. Scene in zona di guerra si alternavano a parentesi private: chi andava a trovare la moglie e i figli, chi la fidanzata. Se poi qualcuno tornava sulla portaerei raggiante perché la sua ragazza aveva accettato di sposarlo, allora lo spettatore iniziava a tremare: sicuramente sarebbe morto nella missione successiva.
Non si può negare che un po’ di enfasi ci sia anche in questo film ora disponibile su PRIMEVIDEO ma è ben poca cosa rispetto ai tanti suoi pregi: innanzitutto la storia è assolutamente vera e ogni commozione che suscitano le gesta di questi veri eroi è pienamente giustificata; il contesto in cui vivono, Il modo in cui parlano, risulta molto realistico, frutto della consulenza dei testimoni dei fatti narrati. I dialoghi sono spesso scurrili, da caserma, tipici di chi vive a lungo fianco a fianco e qualche battuta divertente serve ad allentare la tensione di fronte a un pericolo sempre in agguato. Il nonnismo che viene esercitato sulle reclute ancora incerte, ha la funzione di forgiarli per un mestiere dove ogni disattenzione può risultare fatale. Quando poi si trovano di fronte al fuoco affiora il valore del loro cameratismo; nessuno è lasciato, solo nessuno è lasciato indietro.
Il fuoco è il vero, silenzioso, onnipresente, protagonista della storia,: imprevedibile nella direzione che prende, avanza minaccioso (magnifiche le sequenze sulle montagne) a una velocità elevatissima e distrugge tutto quello che trova. L’immagine-simbolo dell’orso diventato una torcia vivente che corre all’impazzata, è impressionante.
La famiglia è l’altro valore esaltato dal film. Lo riconosce lo stesso Eric che ha organizzato una festa in casa sua con tutti i compagni di squadra e le loro famiglie per festeggiare la nomina a Hotspot: “sono grato a tutti voi; la squadra, le famiglie: e’ importante che tutti noi restiamo uniti e che ci si aiuti a vicenda. Senza il vostro aiuto (lo dice rivolto ai familiari) non possiamo farcela”. Le scene che ci mostrano la forte intesa fra Eric e Amanda, nonostante le continue incertezze che debbono affrontare, sono forse fra le migliori sequenze di amore coniugale che sono apparse al cinema degli ultimi anni. Non riveliamo certo il finale ma la commozione che inevitabilmente ci colpirà sarà pienamente giustificata. Ci resta solo  un po’ l’amaro in bocca di fronte a quel senso di impotenza che ci trasmette il film, di fronte all’imperscrutabilità del fato, come quando il vento  cambia improvvisamente la direzione del fuoco.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL RAGAZZO CHE CATTURO' IL VENTO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 07/12/2019 - 19:51
 
Titolo Originale: The boy who harnessed the wind
Paese: Regno Unito
Anno: 2019
Regia: Chiwetel Ejiofor
Sceneggiatura: Chiwetel Ejiofor, William Kamkwamba
Produzione: Netrflix
Durata: 113
Interpreti: Chiwetel Ejiofor, Maxwell Simba, Felix Lemburo

Malawi, 2001. In un villaggio di questo paese fra i più poveri dell’Africa vive William, un quindicenne che ha un’ottima propensione agli studi e il padre Trywell gli paga volentieri la retta scolastica, anche se ciò incide pesantemente sulle loro modeste entrate, legate alla cultura del tabacco. In quello stesso anno si abbatte sul paese una pesante carestia: il governo non riesce a fornire sufficienti aiuti e Trywell non è più in grado di pagare la retta scolastica del figlio. William non si dà per vinto e riesce ad ottenere il permesso di frequentare la biblioteca scolastica: la sua ambizione è costruire un mulino a vento che fornisca l’energia elettrica necessaria per estrarre l’acqua dei pozzi, indispensabile per non perdere i raccolti...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è un ottimo spunto di riflessione per l’educazione dei figli ricordando loro quanto sia importante studiare e avere i mezzi per potenziare le proprie capacità. Un modello di famiglia esemplare dove ognuno, con sensibilità diverse e nell’ambito del proprio ruolo, contribuisce al bene di tutti. Il padre di famiglia, profondamente buono e onesto, non si lamenta per le calamità che colpiscono la famiglia ma ripone la sua fiducia nella provvidenza divina.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Una scena dove due donne rischiano di subire un atto di violenza, potrebbe impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Straordinaria e commovente l’interpretazione di Chiwetel Ejiofor e del giovane Maxwell Simba. Al su primo lungometraggio, il regista e sceneggiatore Ejiofor mostra di essersi attenuto alla solida, classica, scuola di Hollywood: ogni scena ha una sua precisa funzione, momenti intimi si alternano a concitate scene di massa e i personaggi si trasformano progressivamente in seguito alle esperienze che debbono affrontare
Testo Breve:

La storia vera di un ragazzo di quindici anni del Malawi, che riesce a progettare un mulino a vento, indispensabile per superare la carestia che affligge il suo villaggio, diventa un bellissimo racconto di solidarietà, di intraprendenza e del potere di riscatto dell’istruzione

Il film è tratto dal libro The boy who harnessed the wind di William Kamkwamba. È stato proiettato per la prima volta durante il Sundance Film Festival ed è disponibile su Netflix. Dopo 12 anni schiavo (Oscar e Golden Globe per miglior film), Chiwetel Ejiofor (candidato agli Academy Award come miglior attore protagonista per il medesimo film) fa il suo esordio alla regia e alla sceneggiatura con questo film che costituisce una felicissima sorpresa sotto molti aspetti. Innanzitutto fa molto bene a noi occidentali, abituati a sprecare e a scartare, perché con il suo elevato realismo, ci fa ricordare che ancora oggi, non troppo lontani da noi, esistono paesi dove è sufficiente che non piova nella stagione giusta per portare un’intera popolazione alla fame; dove bisogna pagare una pesante retta per mandare i figli alle elementari, dove la bicicletta è un mezzo di locomozione prezioso e rovistare nelle discariche diventa un’attività essenziale per la propria sopravvivenza. Anche le democrazie sono fragili e di pura facciata: è sufficiente fare quanche commento non positivo nei confronti del presidente in carica per venire picchiati a sangue dalle sue guardie del corpo.

Inoltre il film, come se ne vedono ben pochi ormai, soprattutto sul grande schermo, racconta dell’enorme potere dell’istruzione, e del sistema scolastico, ma soprattutto dell’importanza in alcuni contesti dell’educazione alla cultura. Il maschilismo che persiste in troppe realtà e della necessità, non solo come possibilità ma come diritto, che spetta a ogni essere umano,  al desiderio di affermarsi. Un’avventura che insegna e ricorda come le comunità solidali siano importanti ancora oggi per il progresso in una società dove si lavora insieme per le pari opportunità e per guardare al futuro.

La famiglia è al centro di questa storia, come unica ancora di salvezza nei momenti difficili; il nido dove rifugiarsi e sentirsi protetti ma nello stesso tempo il punto di partenza da cui spiccare il volo. Molto bella è la sequenza in cui, Trywell, un uomo molto onesto che, ha ben vivo il senso del dovere e dell’autorità paterna, si fa convincere dalla dolcezza di sua moglie, che conosce il suo cuore, a tentare l’impensabile: edificare quel mulino a vento che suo figlio ha concepito solo leggendo dei libri in biblioteca.

A una prima lettura, il racconto potrebbe apparire come uno scontro fra scienza e fede. Un buon numero di critici ha interpretato in questo modo il senso del film. La vittoria di William, che riesce a risolvere il problema del suo villaggio grazie a un’appassionata messa in opera di nozioni tecniche, sembra contrastare con le credenze tribali che ancora persistono nel villaggio e con la fede cristiana praticata dalla famiglia del ragazzo.

E’ una conclusione che non appare giustificata: al contrario è molto bella la preghiera che Trywell recita prima che la famiglia inizi il suo pranzo, che esprime bene la loro fiducia nella Provvidenza: sanno che Dio non li abbandonerà anche nei frangenti difficili. Se in un’altra sequenza marito e moglie riconoscono che da tempo hanno smesso di pregare perché la pioggia arrivi, la frase sembra piuttosto riferirsi alle danze propiziatorie ancora in uso nel villaggio. Tutti i personaggi sembrano mossi da virtù umane che risaltano il valore dell’uomo e il primato della solidarietà, in linea con la visione cristiana. La storia di William serve a mostrare il grande potenziale di crescita che è racchiuso in ogni persona; il padre ha l’umiltà di ascoltare  opinioni diverse dalle sue e pone, alla fine, piena fiducia nel figlio; la madre sa leggere nei cuori di tutti e costruire la conciliazione e la pace in famiglia. Alla fine è determinante la frase detta dal vero  William che si legge nei titoli di coda: “Dio è come il vento che tocca ogni cosa”

Autore: Sabrina Guarino, Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE PERFECT DATE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/08/2019 - 21:15
 
Titolo Originale: the perfect date
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Chris Nelson
Sceneggiatura: Steve Bloom, Randall Green
Produzione: Ace Entertainment
Durata: 90 su Netflix
Interpreti: Noah Centineo, Laura Marano, Matt Walsh, • Odiseas Gerorgiadis

Brooks Rattigan è all’ultimo anno dell’high school, ha buoni voti e desidera il meglio per se: essere accettato all’università di Yale pur non disponendo dei soldi necessari (suo padre, un tempo uno scrittore famoso, è in attesa di un rilancio) e avere come ragazza Shelby, la più carina e ricca della classe. Per raggiungere i suoi obiettivi si inventa un nuovo lavoro: essere l’accompagnatore a pagamento di ragazze che non vogliono presentarsi sole alle feste. In una delle prime uscite incontra Celia, una ragazza ribelle e anticonformista e la serata si prospetta molto difficile...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Bisogna sempre essere onesti e sinceri con se stessi e con gli altri. Si scopre il vero amore solo quando si e capaci di parlarsi e comprendersi in profondità
Pubblico 
Adolescenti
Giudizio Artistico 
 
La sceneggiatura, troppo impegnata a costruire una storia positiva, finisce per risultare didascalica ma c’è un’ ottima intesa fra i due protagonisti
Testo Breve:

Brooks vuole essere ammesso all’università di Yale e conquistare la ragazza più interessante e ricca della classe. Per raggiungere i suoi obiettivi  finge di essere ciò che non è. Ma poi incontra la selvaggia Celia e qualcosa succede...

Già dalle prime scene si comprende che lo spettatore si può rilassare: in questo teen-movie non ci sono scene di bullismo, uso di droga o alcool, prostituzione giovanile, festini dove ci si apparta ai piani superiori, convivenze  (Tredici, Elite, Baby, After, ...) ma si parla “banalmente” di ragazzi e ragazze dell’ultimo anno  di liceo che debbono scegliere a quale università iscriversi  ma sopratutto affrontano il problema centrale dell’adolescenza : cercar di capire chi siano e cosa vogliano realmente.

E’ il problema centrale che assilla Brooks e cerca di risolverlo in modo pragmatico: prova a essere varie persone (ciò che gli riesce molto bene, nel mestiere che si è inventato, di accompagnatore a pagamento) sperando, con lo stesso metodo di raggiungere quelli che appaiono essere i suoi due principali obiettivi: venir accettato a Yale (finge di avere l’hobby dell’apicultura, la stessa del preside che lo sta intervistando) e conquistare la bella Shelby (fingendosi un ragazzo di origini altolocate).
Il tema, in sè  interessante, è trattato in modo un po’ didascalico: “In questo modo la tua felicità dipende solo da fattori esterni e che gli altri ti accettino, piuttosto che accettarti da solo”: lo rimprovera Celia.  Una volta accettata l’evidenza che il film si muove programmaticamente verso un lieto fine, bisogna riconoscere che si rivela gradevole sopratutto grazie ai due protagonisti: Noah Centineo e Laura Marano. Entrambi riescono a rivelarci quello che non ci avevano mostrato i tanti tee-movie o teen-serial più recenti: come si fa a scoprire il vero amore. Non si tratta di un grande mistero ma è semplicemente l’accorgersi che solo con l’altro/a si riesce a parlare di tutto e spontaneamente, riuscendo ad essere realmente se stessi.   Il film evidenzia bene questa verità, mostrandoci i dibattiti vivaci e sinceri fra Brooks e Celia, che contrastano con quelli, più distaccati, che intrattengono con quella lei e quel lui verso i quali  avevano percepito una prima, iniziale,  attrazione.
Ma anche questa volta la sceneggiatura scivola nel didascalico: “Sai come capisci quando hai trovato l’anima gemella? - domanda una saggia signora a Brooks -  basta solo sedersi a chiacchierare e quando ti  sembrerà di ascoltare una sinfonia di Beethoven...”.
Alla fine il film risulta troppo programmaticamente edificante ma si salva proprio per la chimica che si stabilisce  fra i due protagonisti.
Il film non riesce ad evitare l’obbligo del politically correct e mentre assistiamo allo sviluppo dell’intesa fra Brooks e Celia, il suo miglior amico afroamericano ha inclinazioni omosessuali, una sottotrama parallela che non incide sul plot principale se non per ribadire il valore dell'amicizia

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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