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Il film non fa parte di nessuna categoria

MIDNIGHT MASS

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/26/2021 - 22:08
Titolo Originale: Midnight Mass
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Mike Flanagan
Sceneggiatura: Mike Flanagan
Interpreti: Zach Gilford, Kate Siegel, Samantha Sloyan, Hamish Linklater

Riley Flynn, in stato di ubriachezza, travolge e uccide con la sua macchina una giovane donna. Un evento che trasforma la sua vita. Ora, dopo quattro anni trascorsi in carcere, ritorna dai suoi genitori che vivono nella piccola isola di Crockett Island (127 abitanti) ma non è più lo stesso. Ha perso la fede che aveva coltivato da ragazzo, ogni fiducia in se stesso e nella possibilità di rifarsi una vita. Torna nell’isola anche Erin, sua amica d’infanzia (e forse qualcosa di più): anche lei si era trasferita nel continente per cercare fortuna ma ora è tornata. Si accontenta di prendersi il posto da insegnante che è stato di sua madre ora defunta. E’ incinta e non si aspetta molto dal suo soggiorno nell’isola. Un terzo personaggio è arrivato da poco: il giovane reverendo Padre Paul che sostituisce l’anziano monsignor Pruitt, vittima di un malore durante un pellegrinaggio a Gerusalemme. Riley e Erin, restano perplessi nel seguire di nuovo le consuetudini dell’isola caratterizzate da una forte fede cattolica: ogni mattina tutta la comunità si riunisce per la messa mattutina ma è indubbio che Padre Paul stia portando nuovo fervore ai fedeli dell’isola con i suoi sermoni infiammati. Ancora più sconvolgente il fatto che una ragazza paralitica inizia a camminare, una anziana signora torna giovane e strani fenomeni soprannaturali iniziano ad accadere…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’autore denuncia i rischi della fede cristiana che a suo giudizio può trasformarsi in pericoloso fanatismo con perdita di ogni umana saggezza
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene angoscianti e per la preparazione culturale necessaria per interpretare criticamente i messaggi trasmessi
Giudizio Artistico 
 
Giudicato da molti critici come il miglior serial del 2021, occorre riconoscere la maestria dell’autore nella costruzione dei dialoghi, nella definizione dei personaggi e di ambientazioni inquietanti. Le componenti più fantasiose presenti soprattutto negli episodi finali, allo scopo di pigiare l’acceleratore sulla componente horror, finiscono per offuscare la razionalità con cui erano state portate avanti suggestive sfide alla fede cattolica
Testo Breve:

In una piccola isola vivono 127 persone, tutti cattolici ferventi che seguono un sacerdote arrivato da poco. Un horror ben realizzato che prevede anche strane presenze soprannaturali. Una stimolante provocazione per i credenti . Su Netflix

Riley e Flyn hanno ripreso a frequentarsi; le loro non felici esperienze sul continente contribuiscono a riaccendere un’intesa forse mai sopita. Sono ancora giovani ma non è più il tempo delle passioni, piuttosto quello delle riflessioni. “Cosa ci accadrà dopo la morte?” Si domandano a vicenda. Lui ha perso la fede, lei è rimasta credente e si scambiano le loro percezioni su questo tema. Inizia lui: “Quando muoio, il mio corpo smette di funzionare e si arresta. All’improvviso, gradualmente, il mio cuore smette di battere: è la morte clinica. E poco dopo, direi 5 minuti dopo, le cellule del cervello muoiono. E nel frattempo, sempre in questi minuti, forse il mio cervello produce una certa quantità di DNT, la sostanza psichedelica che viene prodotta quando sogniamo e io sogno, sogno più di quanto abbia mai fatto prima, perché viene prodotta l’ultima scarica di DNT tutta insieme. I miei neuroni sono molto attivi e vedo lo spettacolo dei miei ricordi e della mia immaginazione e così la mia mente ripercorre i suoi ricordi a lungo e breve termine; i sogni si mischiano con i ricordi e.. cala il sipario. Il sogno che pone fine a tutti i sogni, un ultimo sogno e poi…non esisto più. Nessuna consapevolezza di chi ero, se ho fatto male a qualcuno, se ho ucciso qualcuno e tutto rimane esattamente com’era. Finisco a pezzi, tutti i miei pezzetti vengono riciclati, i miei atomi finiscono in piante, insetti, animali ..io sono come le stelle che sono nel cielo.  Sono lì un momento e poi sono sparso per tutto il cosmo”

Tocca ora a Erin che non vuole parlare di sé stessa ma della bambina che stava nel suo grembo e che non è mai nata: “Quando è scesa in questo corpicino in formazione, lei dormiva. Quindi ha conosciuto solo i sogni. Ha sempre solo sognato. Non aveva un nome. E poi nel sonno, quel piccolo spirito perfetto si è innalzato perché Dio non l’ha mandata per soffrire su questa terra. Questa piccola anima speciale è stata mandata quaggiù da Dio a dormire. A fare un rapido sogno. E poi l’ha richiamata, l’ha voluta indietro. E così lei è tornata. …Ha superato le anime nell’atmosfera e le stelle in cielo e poi è entrata in una luce luminosissima e alla fine, per la prima volta, lei ha iniziato a svegliarsi. E’ avvolta in un sentimento di amore, puro amore straordinario perché lei è pura, non ha mai peccato. Non ha mai fatto del male a nessuno e lei non è sola. E’ a casa. ..Lei è perfetta. E’ amata e non è mai sola. Questo intendiamo quando diciamo Paradiso. Noi siamo amati e non siamo soli. Dio è questo. Ecco perché sopportiamo tutto il dolore in questa roccia blu, triste e grossa”.

Abbiamo riportato questo brano non breve dell’episodio 4 per far toccare con mano le peculiarità di questo serial: ottima sceneggiatura soprattutto nei dialoghi, personaggi ben delineati, una intensa e profonda storia d’amore fra Flynn ed Erin ma anche la voglia di stimolarci continuamente su quelle domande imbarazzanti che puntano dritto al senso da dare alla nostra esistenza.

Il confronto/scontro è diretto con la fede cattolica, i rimandi ai passi della Bibbia sono continui, i sermoni del reverendo Paul sono riprodotti integralmente, ai sette episodi della serie sono stati assegnati i nomi dei capitoli più significativi della Bibbia. Mike Flanagan costruisce un’opera impegnativa, per nulla rilassante, perché stimola lo spettatore al confronto fra fede-ragione, alle speranze a cui appoggiarsi così come alle  angosce da cui ritrarsi. Fino a che punto la fede, anche se accettata dalla grande maggioranza degli abitanti, può diventare cultura totalizzante anche in una scuola che si proclama pubblica? E’ il dibattito a cui assistiamo in un incontro con i genitori nell’unica scuola dell’isola, in polemica  con l’unico cittadino di fede mussulmana (lo sceriffo). Di fronte a fenomeni inspiegabili, fino a che punto gridare al miracolo o ritirarsi scetticamente dietro certe poco sperimentate ipotesi scientifiche? E’ questo l’aspetto su cui punta maggiormente l’autore, perché diventa il punto di divisione fra i protagonisti e perché costituisce l’appiglio per sviluppare la componente thriller della storia, senza dubbio definibile come un Catholic Horror.

Non deve stupire questo tipo di collegamento fra thriller e fede: Il thriller crea turbamento per ciò che potrebbe accadere mentre la fede è speranza per ciò che non si può vedere ma anche timore nei confronti di una realtà soprannaturale dai contorni non definibili.

Sarà proprio l’apparizione di un essere soprannaturale (non vogliamo svelare altro) che spingerà gli isolani a credere o a non credere di più. Da una parte del fronte si trova la fanatica  diacona Bev, pronta a citare quel brano della Bibbia per rendere cinicamente giustificabile la sofferenza “per guadagnarsi la vita eterna”, nella prospettiva  di un’Apocalisse ormai arrivata. Dall’altra c’è Flynn, anima sofferente per l’omicidio commesso ma ancorato tenacemente all’uso della ragione,  che di fronte all’invito  insistente del reverendo Paul per diventare uno strumento del Signore, di abbandonarsi integralmente, acriticamente alla Sua volontà come tutti gli altri abitanti del villaggio, preferisce piuttosto un estremo gesto di ribellione. L’autore (che ha studiato in un liceo cattolico) pur maneggiando con abilità il materiale religioso, finisce per far trasparire il suo scetticismo in materia di fede (qualcosa di molto smile era accaduto in Silence: Martin Scorsese, anche lui educato in scuole cattoliche, rende manifesto il suospirito critico con il racconto dell’abiura di due gesuiti). Lo manifesta per bocca di Flynn che sentenzia che “In tutto il mondo ci sono villaggi che muoiono di fame con grandi chiese sfarzose.. Chiese ben pasciute che risucchiano i cittadini”. A questo occorre aggiungere una sgradevole versione vampiresca della nota frase del Vangelo: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue avrà vita eterna”.

Ci sono sicuramente, in questo serial, personaggi positivi che sanno ben distinguere il bene dal male in base a una coscienza umana ben formata ma ci troviamo ancora una volta nel dominio della religione dell’umano: l’uomo è sovrano nell’intendere ciò che il bene è ciò che è il male mentre chi si affida a “credenze soprannaturali”, degenera inevitabilmente nel fanatismo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UN ALTRO GIRO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/15/2021 - 11:33
Titolo Originale: Druk
Paese: Danimarca, Svezia, Paesi Bassi
Anno: 2020
Regia: Thomas Vinterberg
Sceneggiatura: Tobias Lindholm, Thomas Vinterberg
Produzione: Zentropa Entertainments, Film i Väst, Zentropa Sweden, Topkapi Films, Zentropa Netherlands
Durata: 117
Interpreti: Mads Mikkelsen, Thomas Bo Larsen, Magnus Millang, Lars Ranthe

Martin, Tommy, Nicolaj e Peter sono amici e colleghi: tutti e quattro insegnano in una scuola superiore. Nicolaj, professore di psicologia, condivide con i suoi colleghi la (presunta) teoria dello psichiatra norvegese Finn Skarderud secondo la quale un tasso alcolemico dello 0,5 g/L sarebbe salutare per la vita relazionale e professionale. I quattro amici decidono di provare sperimentalmente su loro tessi la veridicità di questo studio. Si organizzano, così, per arrivare sempre leggermente brilli al lavoro e in famiglia. La cosa sembra funzionare veramente: le loro vite rifioriscono su tutti i versanti (matrimoni che ripartono dopo un periodo di stanchezza, l’insegnamento che diventa più brillante, …). Volendo procedere con l’esperimento, i quattro amici si trovano a dover fare in conti con il rischio di scoprirsi dipendenti dall’alcol con tutte le conseguenze negative del caso.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Film mostra sani rapporti familiari e di amicizia. Affronta il tema dell’alcoolismo mostrandone gli effetti deleteri
Pubblico 
Adolescenti
Il tema dominate è l’uso dell’alcool e i protagonisti sono visti bere frequentemente. Una adolescente beve alcool a scuola
Giudizio Artistico 
 
Premio Oscar 2021 come miglior film straniero e per la regia. Premio Golden Globe 2021 come miglior film straniero. European Film Awards 2021: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura
Testo Breve:

Di fonte a una vita grigia, senza slanci, qualche bicchierino in più potrebbe essere utile? E’ il tema portante di questo pluripremiato film danese,  complesso ma ricco di spunti di discussione. Su AmazonPrime

Vincitore del Premio Oscar come miglior film straniero nel 2021, l’opera del regista danese Thomas Vinterberg affronta un tema spinoso e problematico: l’alcool. Lo fa tra due orizzonti filosofici: l’esistenzialismo di Kierkegaard e il dionisiaco de La nascita della tragedia di Nietzsche.

Pur nei suoi tratti stilisticamente di pregio, non è un film di semplice visione né tantomeno di immediata comprensione.

Il tema della dipendenza non affiora neppure. L’intento è quello di condividere la vita intricata di quattro amici e colleghi di lavoro. Intricata non perché i protagonisti si trovino ad affrontare particolari ostacoli o difficoltà presentati dalla vita ma perché ormai adulti sperimentano la discrepanza tra ciò che sono e ciò che dovrebbero/vorrebbero essere. Un lavoro in cui non sono più particolarmente brillanti, rapporti familiari e amicali stanchi e trascinati, a volte quasi osservatori passivi della loro stessa vita.

La scelta di provare sperimentalmente (in modo artigianale e poco scientifico) sulle loro persone l’esperienza descritta da Skarderud è possibile proprio a motivo di quella stanchezza mista a noia con cui stanno facendo i conti. La possibilità di essere un po’ più spontanei, di abbassare alcuni filtri nei rapporti con gli altri per risultare più bravi e più socievoli esercita un’attrattiva tale da portarli fin sulle soglie dell’alcolismo. L’elemento dionisiaco di nietzschiana memoria, se lasciato però al libero sfogo, conduce al nichilismo, alla distruzione di tutto: ecco che abbandonarsi all’alcool andando ben oltre l’esperimento di partenza (ovvero iniziando a cercare il quantitativo massimale, non più solo lo 0,5) li porterà a compromettere i loro rapporti familiari, il loro lavoro con il rischio di distruggere tutto.

Per contro, scena dopo scena l’empatia con i protagonisti cresce: non si riesce a restare distaccati dalle loro storie, a sentire quasi come proprio il disagio di queste vite stanche e in qualche modo immerse in una crisi di mezza età, a sentire compassione per questo desiderio di vivere senza trascinarsi. Una ricerca di qualcosa di intenso che si trova a fare i conti con i limiti e le fatiche dell’esistenza umana. Diverse storie come diversi sono gli esiti dell’esperimento nel momento in cui, di comune accordo, giungono alla decisione di farlo terminare.

Emerge in maniera forte il valore dell’amicizia, non nel senso a volte un po’ superficiale o banalizzato presente in tanti film.. Premettendo che l’esperimento eticamente è almeno dubbio così come discutibile la scelta di condividerlo, però bisogna prendere atto che il rapporto consolidato tra i quattro protagonisti emerge come sincero, maturo fino a renderli capaci di dirsi la verità anche quando potrebbe essere dolorosa. Il coprirsi le spalle a vicenda diventa sempre correzione (in separata sede) dei comportamenti scorretti di chi ha esagerato: insomma, una complicità che non è da intendersi come condivisione di un comune progetto cattivo.

Anche i rapporti familiari emergono nella loro bellezza: non perché facili (gestione dei figli piccoli, della casa, …), ma perché un luogo dove poter crescere e aiutare a crescere. Belle, a riguardo, le figure dei personaggi delle mogli che si rendono conto del comportamento strano dei mariti, ma cercano di tenere al sicuro loro stesse e i figli senza per questo far saltare il matrimonio.

Un film tanto ricco di spunti quanto di argomenti di discussione. Complesso e capace di far pensare. Forse è proprio il sottofondo filosofico, pur non essendo troppo invadente o accentuato, che lascia lo spettatore con l’amaro in bocca.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA SCUOLA CATTOLICA

Inviato da Franco Olearo il Dom, 10/10/2021 - 21:41
Titolo Originale: La scuola cattolica
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Stefano Mordini
Sceneggiatura: Massimo Gaudioso, Luca Infascelli, Stefano Mordini
Produzione: Warner Bros. Entertainment Italia, Picomedia
Durata: 106
Interpreti: Benedetta Porcaroli, Giulio Pranno, Leonardo Ragazzini, Luca Vergoni, Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Valentina Cervi, Valeria Golino

Roma, 1975, In una scuola privata cattolica esclusivamente maschile un gruppo di ragazzi sta frequentando gli ultimi anni di liceo. La violenza è di casa fra i ragazzi e il film si sofferma su episodi di bullismo accaduti a scuola e sul comportamento indifferente o esclusivamente punitivo di alcuni genitori. Due ragazze, Donatella (17 anni) e Rosaria (19 anni) chiedono un passaggio in macchina a uno dei ragazzi del liceo: vivono in una zona di borgata e hanno perso l’autobus. Dopo questo primo incontro occasionale si ritrovano giorni dopo al ristorante della torre Fungo dell’EUR. Alle ragazze vengono presentati Izzo e Guido che le invitano alla villa di un loro amico, Ghira, a san Felice Circeo. Verso sera, le ragazze vorrebbero tornare a casa ma vengono invece trattenute e minacciate con una pistola. Dopo una notte di violenza continua le due ragazze, credute morte, vengono caricate nel portabagagli di una FIAT 127. Verso sera, un poliziotto sente delle urla che provengono dal cofano della 127 lasciata parcheggiata in strada. Aperto il cofano, viene trovata Donatella ancora viva..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film non denuncia mantenendosi distaccato dai fatti ma fa in modo che lo spettatore si immedesimi nella tragedia con lo sguardo sadico e assassino di Izzo e degli altri carnefici. In nessun momento viene sottolineata la dignità della donna ma piuttosto la sua inguaribile ingenuità
Pubblico 
Maggiorenni
Scene prolungate di nudo integrale e di violenza difficilmente sostenibili anche da parte degli adulti. Occorre maturità per filtrare criticamente alcune ipotesi demenziali sull'equivalenza fra il bene e il male
Giudizio Artistico 
 
Gli autori mancano l’obiettivo di disegnare un contesto sociale che possa aver giustificato i fatti del Circeo e raccontano in modo acritico, non filtrato dalla loro interpretazione, privo di qualsiasi pietà, quella notte di violenze .Bravi tutti gli attori giovani
Testo Breve:

Il racconto della tragedia del Circeo viene riproposta in modo cronachistico, troppo sbilanciato dalla parte dello sguardo dei carnefici . Mancano segni di rispetto nei confronti della dignità della donna. In sala

Il delitto del Circeo è dolorosamente noto a tutti. Il regista Stefano Mordini ha potuto attingere al racconto dettagliato che ne ha fatto Edoardo Albinati (a quel tempo compagno di classe degli stessi assassini) nel suo romanzo omonimo, che ha vinto il Premio Strega nel 2016. Il film è uscito con il VM18 scatenando le reazioni rabbiose degli autori, dell’Anica , dello scrittore e degli stessi familiari delle vittime.

La motivazione “ambientale” del delitto del Circeo

Perché riportare nuovamente sugli schermi questo orribile episodio? Nella prima parte il regista si concentra nel presentarci i ragazzi, mostrarci la loro vita nelle aule del liceo  e i loro rapporti con i genitori. Il suo scopo appare chiaro: evidenziare il contesto malato che ha generato quel terribile episodio.  Si tratta però di un traguardo che non viene adeguatamente raggiunto. Sono tanti i personaggi che ci vengono presentati, giovani e adulti, ma non sono sufficientemente approfonditi. Le presunte radici del male sono tante e  accennate con una certa discrezione: gli anni ‘70 indicati genericamente come violenti (era il tempo del Clan dei Marsigliesi, poco prima dell’arrivo della banda della Magliana); un liceo privato dove basta pagare la retta per mettere a posto ogni indisciplina; genitori violenti, genitori distratti, genitori apprensivi.

La onnipresente voce di sottofondo dovrebbe commentare, con l’obiettività frutto di una distanza di quasi cinquant’anni, i fatti accaduti ma le sentenze sono generiche e  volte anche poco comprensibili: “Nascere maschi è una malattia incurabile”;  “I tre pilastri educativi erano persuasione, minaccia e punizione”; “Tutto ciò che è transitorio è insopportabile e siccome tutto è transitorio tutto è insopportabile”;  “Il segreto della nostra educazione era di sfogare la nostra aggressività, altrimenti si accumulava ma non si poteva neanche esagerare altrimenti venivamo considerati fascisti”. Sarebbe stato meglio dimostrare attraverso il racconto piuttosto che cercare di dare definizioni. Tutto poi culmina nel discorso senza senso del professore d’arte, che di fronte a un quadro che mostra Gesù flagellato, cerca di dimostrare agli alunni che: “Quando ci comportiamo bene stiamo seguendo i suggerimenti del diavolo (a causa, secondo lui, della nostra superbia) e quindi non c’è più nessuna differenza fra il santo e i suoi aguzzini”. Una frase citata anche nel documento finale della Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche, perché il film in questo modo finisce per porre sullo stesso livello vittime e carnefici.

In conclusione la tesi di una società malata che genera mostri viene portata avanti in modo frammentario e quindi non convincente. E bisogna anche comprendere fino a che punto si tratti di una pista valida per giustificare quello che è accaduto.  Il film trascura di ricordare che Ghira e Izzo avevano precedenti penali: nel 1973 avevano compiuto insieme una rapina a mano armata per la quale avevano scontato venti mesi nel carcere di Rebibbia; inoltre Izzo, un anno dopo, aveva violentato due ragazzine insieme a due amici (era stato condannato a due anni e mezzo ma la pena gli era stata poi condonata). Come se non bastasse Izzo, rimesso in libertà nel 2005, pochi mesi dopo rapì e uccise due donne. Si tratta quindi di delinquenti e assassini seriali: non occorre addentrarsi troppo in complessi studi sociologici.  

Il divieto ai minori di 18 anni

Altro tema scottante è il VM18 attribuito a quest’opera.  In fondo il film riproduce fatti dolorosi ma realmente accaduti. E’ bene quindi non dimenticare ciò che potrebbe accadere di nuovo. Noi seguiamo spesso durante l’anno il principio di “ricordare per non dimenticare”: l’impegno più importante è quello di non dimenticare l’orrore dell’olocausto e in quelle occasioni intere scolaresche vengono portate a cinema per vedere documentari dove si vedono cadaveri ridotti a scheletro interrati in fosse comuni. Quindi, in questo caso, dove sta il problema? Il problema, cercando di sintetizzare, sta nello “sguardo”. Bisogna mostrare immagini, vere o di finzione,  che ricordino quei fatti ma bisogna anche conservare quel distacco che consenta allo spettatore di indignarsi per riconoscere esattamente dove sta il bene e dove sta il male. E’ in fondo il principio della catarsi di Aristotele secondo il quale, anche se allo spettatore viene rappresentato il male, non ne è direttamente coinvolto e così può riflettere più serenamente su quanto ha visto. Un esempio positivo è il recente: Sulla mia pelle (2018) un film di denuncia sulla tragica morte di Stefano Cucchi. Il film ricostruisce con rigore il calvario di questo ragazzo, il suo passaggio da diverse carceri all’ospedale, sempre guardato con quel minimo di frettolosa attenzione che viene data a chi è pur sempre un delinquente. Ma, significativamente, il momento più delicato del racconto, il pestaggio compiuto dai carabinieri, non viene rappresentato. Avrebbe con la sua crudezza, sbilanciato l’attenzione dello spettatore. Esempi negativi sono stati il film Student Services (2010) dove, con il pretesto di denunciare un fenomeno sociale, quello delle studentesse francesi che per pagarsi la retta all’università di prostituiscono, di fatto è stato imbastito un film in stile pornografico. Oppure Mignonnes  (2020) dove per denunciare la ipersessualizzazione delle pre-adolescenti, di fatto si mostrano balletti provocanti di queste ragazze, per la gioia dei pedofili.

In questo La Scuola cattolica, dove nell’ultima mezzora ci viene raccontato, con dovizia di particolari, cosa avvenne in quella notte in quella casa al Circeo, lo sguardo è proprio quello degli aguzzini, non dell’autore che ci vuole invitare a riflettere.

“Pezzi di carne erano e pezzi di carne sono rimaste” dice Izzo mentre i tre stanno tornando in macchina a Roma con nel bagagliaio le due donne. Ed è proprio così .che queste ragazze ci vengono  mostrate. Integralmente nude, restano in balia dei loro piaceri e poi del loro gusto di imprimere loro continue, ininterrotte sevizie, fino alla morte di una di loro. Oggetti da consumare e poi da buttare via.

Ho visto personalmente, durante lo spettacolo, signore che si coprivano gli occhi per non vedere.

Come se non bastasse anche gli episodi mi ori collaterali  raccontati in questo film, non si curano di dare un minimo di dignità alle figure femminili.

Un’ adolescente, com’è naturale a quell’età, mostra di essersi presa una cotta per il bello della comitiva. Alla fine si incontrano: ma non ci sono tenerezze: solo uno sbrigativo atto sessuale consumato durante una festa. La ragazza si accorge in seguito che lui ha una un’altra fidanzatina ma appena lui la invita a salire in camera sua, finisce per accettare, totalmente passiva e soggiogata dai suoi stessi desideri.

Complessivamente questo film è una cronaca non solo di un delitto ma di una disumanità generalizzata. In questa prospettiva il VM18 non solo non è sbagliato ma diventa una benedizione perché evita a tanti spettatori giovani , ragazzi e ragazze,  che credono ancora nell’amore, di interpretare la realtà con lo sguardo marcio di Izzo e dei suoi compagni.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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TRE PIANI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 09/28/2021 - 17:32
Titolo Originale: Tre piani
Paese: Italia
Anno: 2021
Regia: Nanni Moretti
Sceneggiatura: Nanni Moretti, Federica Pontremoli, Valia Santella
Produzione: Sacher Film, Fandango, Rai Cinema, Le Pacte
Durata: 119
Interpreti: Margherita Buy (Dora), Riccardo Scamarcio (Lucio), Alba Rohrwacher (Monica), Denise Tantucci (Charlotte), Nanni Moretti (Vittorio)

Un condominio del quartiere Prati di Roma. Una coppia di genitori, Lucio e Sara, hanno una bambina Francesca, che spesso affidano agli anziani vicini, Giovanna e Renato. In una di queste circostanze accade l’imprevedibile: Renato, sempre più smemorato, esce con la bambina senza più riuscire a ricordare la strada del ritorno e solo a sera Lucio riesce a trovarli in un parco. Il padre ha un sospetto: che sia accaduto qualcosa di brutto alla bambina, un sospetto che si trasforma presto in ossessione. In un altro appartamento, Monica ha partorito da poco ma si trova sola in casa, perché il marito è impegnato in lavori che lo costringono a stare per lungo tempo all’estero. Monica soffre di solitudine e teme di avere la stessa fragilità psichica di sua madre, oppressa da manie di persecuzione. Dora e Vittorio sono entrambi giudici. Una notte il loro figlio ventenne, ubriaco, investe una donna e la uccide. La situazione è grave ed è questo l’ennesimo dispiacere che Vittorio riceve da suo figlio: gli rammenta che per ciò che ha commesso, non c’è modo di sfuggire a una condanna. Intanto arriva nel condominio Charlotte, la giovane nipote di Giovanna e Renato che da sempre è stata innamorata del vicino Lucio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Uomini e donne coinvolti in eventi dolorosi, sono incapaci di generosità; solo due di loro riusciranno ad accedere alla forza del perdono
Pubblico 
Adolescenti
Una scena di incontro amoroso con nudità totale. Una situazione di forte apprensione che coinvolge una minorenne
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione di Riccardo Scamarcio e Margherita Buy ma la credibilità dello sviluppo del racconto è minata dalla presenza di troppe circostanze fortuite o non comprensibili
Testo Breve:

In un condominio, quattro famiglie subiscono traversie che destabilizzano il normale corso della loro esistenza. Una struttura complessa rende poco evidente il messaggio che ci vuole trasmettere Nanni Moretti, per la prima volta alle prese con un soggetto non suo. In Sala

Nelle prime sequenze del film sembra che Nanni Moretti ci voglia trasportare in un particolare stato d’animo, quello delle apprensioni che tutti noi percepiamo, quando portiamo avanti i banali impegni quotidiani pur sapendo che c’è qualcosa che può andare storto, che il pericolo è sempre dietro l’angolo. Ecco che l’aver affidato, come spesso accadeva, la figlia ai vicini di casa per concedersi un’ora in palestra,  diventa un incubo per Lucio che sembra non trovare uno sbocco; una donna che attraversa la strada, viene investita e uccisa da un automobilista ubriaco; una madre e moglie, costretta a restare per lunghi periodi  da sola a casa, con pochi rapporti umani, teme l’apparire di ossessioni che hanno già travagliato sua madre. Dove ci vuole condurre Nanni Moretti con questa “banalità dell’incidente”, così strettamente connessa a una ineludibile fragilità umana?  Ovviamente Nanni non è Woody Allen, non conclude che siamo tutti vittime di un caso che  indifferente ai nostri destini, perché in tanti altri film ci ha mostrato (La stanza del figlio, Caos Calmo, Mia Madre)come abbia sempre visto gli affetti familiari come rifugio sicuro per affrontare i risvolti più dolorosi della nostra vita, in particolare la morte di una persona cara).

In questo film la situazione è più articolata, non procede linearmente in un’unica direzione: gli affetti coniugali sono presenti e le crisi da affrontare non sono interne ma causate da fatti esogeni, tuttavia sufficienti a destabilizzare la coppia fino a dividerla in merito alla giusta posizione da prendere. Nessun protagonista è capace di un gesto generoso, di pace ma sarà solo il tempo (la storia si sviluppa nell’arco di 10 anni) che consentirà non a tutti, ad alcuni, di rivedere il passato con un animo ormai aperto alla pace e al perdono.

Questa complessità è resa più fragile dal modo con cui il film è stato articolato: c’è un eccesso di eventi e troppe causali coincidenze. L’episodio di Monica, la moglie sola con problemi di equilibrio mentale, non sembra portare valore aggiunto alla storia. Il racconto che ruota intorno a Lucio, coinvolto per due volte nella vita dei suoi vicini (prima per l’irresponsabile affidamento della figlia al troppo instabile Renato, poi per la seduzione da lui subita per opera di Charlotte, nipote dello stesso Renato), sembra un troppo facile meccanismo di contrappasso fra i danni ricevuti e quelli procurati. Senza contare l’inspiegabile comportamento della stessa Charlotte, che prima dichiara di esser stata da sempre innamorata di Lucio ma poi  lo trascina in tribunale con  l’accusa di violenza carnale.

Occorre aggiungere l’odioso e troppo caricato comportamento del giudice Vittorio (interpretato dallo stesso Nanni Moretti): gelido e inflessibile nei confronti del figlio, senza che traspaia un grammo di segreta, umana partecipazione al suo dramma. Si può dire che si è voluto costruire una sorta di giudice-caricatura, se si vuole evitare di parlare di una troppo legnosa interpretazione del regista-attore.  

Molto bravo Riccardo Scamarcio, nella posizione del padre che decide di affrontare con risoluzione, ma anche violenza tutta maschile, la ricerca della verità su sua figlia; brava anche Margherita Buy, l’unico  personaggio che risulta positivo dall’inizio alla fine: peccato che sia stata coinvolta in una messa in scena un po’ teatrale,  quando inizia a parlare via telefono con il marito defunto.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL BALLO DELLE PAZZE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 09/25/2021 - 21:17
Titolo Originale: Le bal des folles
Paese: FRANCIA
Anno: 2021
Regia: Mélanie Laurent
Sceneggiatura: Mélanie Laurent, Christophe Deslandes
Produzione: Légende Entreprises
Durata: 121
Interpreti: Lou de Laâge, Mélanie Laurent

Eugènie è una giovane donna di elevata classe borghese che vive a Parigi alla fine del XIX secolo. E’ una ragazza sensibile e appassionata che vorrebbe avere molta più libertà di movimento e perfezionare la sua istruzione di quanto le viene concesso dal severo padre. E’ compresa solo dal fratello minore, con il quale condivide un suo pesante segreto: lei riesce a parlare con i defunti. Alla fine questa sua particolare dote viene scoperta dal padre che con l’inganno la fa internare presso l’ospedale psichiatrico La Salpètriere, diretto dal prestigioso neurologo Charcot. Eugènie subisce una lunga serie di vessazioni e solo la capo-infermiera Geneviève si convince che lei riesce realmente a mettersi in contatto con i defunti….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il valore di questo film sta in un’accusa realistica e senza appello ai comportamenti disinvolti di certi dottori che nel nome della scienza trattavano le pazienti come cavie
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene forti, inclusa una violenza tentata (senza nudità) su di una donna
Giudizio Artistico 
 
La regista-sceneggiatrice-attrice Mélanie Laurent mostra polso fermo e convincente nel narrarci una realtà complessa, coadiuvata dall’ottima protagonista Lou de Laâge
Testo Breve:

Nella Parigi della fine ‘800 una giovane donna dallo spirito ribelle deve subire i trattamenti di una nuova branca medica, la psichiatria, secondo lo spirito positivista nel tempo. Un film ben realizzato ma crudo nei contenuti. Su Amazon Prime

Victor Hugo muore il 22 maggio 1885 ed è da quella data che inizia il film, mostrando una folla imponente che  partecipa alle esequie del sommo esponente del romanticismo francese. Con la sua morte inizia l’eclissi  del romanticismo stesso e si affaccia prepotentemente il pensiero positivista, che crede nella scienza e nel progresso scientifico, espressione della nascente borghesia. Una rivoluzione culturale molto ben descritta in questo film di Melanie Laurent (regista, sceneggiatrice e attrice). Lo si vede dalla decisione del padre di Eugènie che decide di affidarla alle cure del dott Charcot, vate della nuova scienza della neurologia, (a cui si ispirò lo stesso Sigmund Freud), così come dalla reazione rabbiosa del dottore che visita Eugènie in ospedale: quando lei sostiene la possibilità di una realtà soprannaturale (le apparizioni Bernadette di Lourdes  erano al tempo oggetto di un dibattito nazionale) o l’ira del padre di Geneviève che non tollera l’ipotesi che la figlia possa entrare in contatto con la sorella defunta. In effetti quel tempo ribolliva di tante idee fra loro contrastanti: non a caso Eugènie e il fratello si intrattengono a leggere Il libro degli spiriti, scritto nel 1857 da Alla Kardec, fondatore e codificatore della corrente filosofica dello spiritismo.

Questo complesso di pensieri e di eventi fanno da sfondo al tema portante del film, che è la condizione della donna a quel tempo. Un’accusa a tutto tondo: dal modo di vivere all’interno della famiglia secondo una sequenza di eventi preordinata (il ballo delle debuttanti, la scelta del marito da parte del padre,..) al modo con cui vengono trattate, come oggetto di esperimento e di spettacolo, da parte del dottor  Cracot alla Salpetrière (che è rimasto un ospedale solo femminile fino al 1968). Cracot era solito invitare allievi e ospiti ai suoi “spettacoli” che consistevano nel provocare, tramite ipnosi, attacchi isterici alla paziente di turno. Anche le cosiddette cure, a cui erano sottoposte, con indifferenza scientifica, queste donne assomigliavano spesso a delle torture. Decisamente gli uomini non ci fanno buona figura e durante il ballo annuale che l’ospedale era solito organizzare, invitando uomini “normali” a ballare con le pazienti (anche questo evento è storicamente accertato), siamo costretti ad assistere a un tentativo di violenza nei confronti di una di queste ragazze, paralizzata alle gambe.

L’autrice Mélanie Laurent è riuscita a guidare con polso fermo la complessa materia del film, aiutata dall’ottima performance della protagonista Lou de Laâge: si percepisce bene il suo sdegno civile per certi comportamenti del tempo ma non trasborda mai da una rigorosa narrazione storica.

Resta qualche dubbio riguardo allo sviluppo della storia nel suo complesso. L’autrice non ci lesina scene forti (la scena nella quale Eugènie viene fatta scendere a forza dalla carrozza da due uomini per portarla dentro la Eugènie mentre lei urla disperata chiedendo aiuto al fratello e il padre che non muovono un dito, è realmente straziante) e anche all’interno dell’ospedale ci sono troppe sequenze dove ci vengono presentati i metodi dolorosi (sicuramente veri) con i quali le pazienti venivano trattate.  Anche se alla fine arriva il lieto fine, questo ci appare troppo sbrigativo e non ci ripaga della visione di tanta indifferenza umana. Manca quindi una sorta di bilancio finale (anche lo spiritismo viene accettato come reale, senza commenti)  e si è incerti se aver visto una sorta di film horror (comunque molto ben realizzato) o uno squarcio quasi documentaristico di un tempo dove non tutti gli esseri umani erano trattati con uguale rispetto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA CASA DI CARTA (quinta stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/22/2021 - 07:40
Titolo Originale: La casa del papel
Paese: Spagna
Anno: 2021
Sceneggiatura: Álex Pina
Produzione: Netflix
Durata: 5 episodi di 40-50 '
Interpreti: Úrsula Corberó, Álvaro Morte, Itziar Ituño, Miguel Herrán, Esther Acebo, Najwa Nimri

La banda del professore, asserragliata nella Banca di Spagna, protetta dagli ostaggi catturati, deve attuare il piano Roma, cioè fondere l’oro per trasportarlo fuori dall’edificio. Ma il loro capo, il professore, è stato catturato dalla ex ispettrice Alice Sierra e tenuto prigioniero nel suo rifugio, ormai non più segreto, centro operativo dell’operazione, mentre il comandante Tamayo ha deciso di ricorrere ai metodi forti e ha chiamato un contingente di truppe scelte dell’Esercito per fare irruzione nello storico edificio. La situazione peggiora ulteriormente quando un gruppo di ostaggi riesce a impossessarsi delle armi e inizia a sparare contro i loro rapitori, creando così un doppio fronte…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I protagonisti della storia manifestano la loro scelta esistenziale di vivere momenti esaltanti, costruiti intorno ad amori appassionati oppure, con i loro comportamenti fuorilegge, carichi di pericolo, con la morte sempre dietro l’angolo
Pubblico 
Adolescenti
Viene confermato il VM14 per un linguaggio crudo e scene di battaglia e ferite impressionanti anche se non ci sono scene raccapriccianti
Giudizio Artistico 
 
Nonostante una certa inevitabile ripetizione del già visto, questa quinta stagione conferma l’alta qualità di questa serie, sia per il ritmo sostenuto con il quale sono condotti i singoli episodi, sia per il grande impatto indotto dai personaggi più noti, ormai cari al pubblico
Testo Breve:

Nella quinta stagione le tute rosse,  asserragliate nella Banca di Spagna, vivono momenti di alta tensione, circondati da un contingente  di truppe speciali dell’esercito, pronte a  fare irruzione nell’edificio. La morte sempre dietro l'angolo, sembra il sale della loro esistenza. Su Netflix

Adrenalina e amori appassionati sono gli ingredienti forti di questa serie. Un aspetto che ci viene ricordato da subito, all’inizio della quinta stagione, quando Tokyo ci racconta la sua vita prima dell’incontro con il professore. L’amore della sua vita era René: realizzavano insieme furti a mano armata in locali di lusso e a lei piaceva, in mezzo a tutta quella confusione: “Guardarlo negli occhi e capire che sei terribilmente felice”. Anche dopo la fuga: “Ti fermi dove capita perché non riesci più a trattenere la voglia di lui”. “Ogni momento era magico”: conclude Tokyo. Subito dopo assistiamo a un colloquio altrettanto significativo, meno passionale, ma egualmente espressione di un puro esistenzialismo. In una sequenza di  flash back Berlino, il fratello maggiore del “professore”, ha invitato in un bar suo figlio Rafael, che ha da poco completato gli studi di informatica negli Stati Uniti. Berlino rivela subito le sue intenzioni: vuole che il figlio applichi le sue conoscenze per aiutarlo in furti clamorosi. Alla reazione disgustata del figlio, Berlino esprime la sua filosofia di vita: “Ti sto offrendo il tuo salvacondotto per la tua libertà; Noi ladri siamo i veri combattenti per la libertà anche se a volte dobbiamo pagare un prezzo per questo”.

Arrivato alla sua quinta stazione, questo serial ideato da Alex Pina rinnova i suoi meccanismi di suspence ben collaudati: le tute rosse asserragliate all’interno della Banca di Spagna, debbono ora fronteggiare le squadre speciali dell’esercito che riescono a fare irruzione nel palazzo.  Tra mosse e contro-mosse la tensione è sempre alta perché, anche quando la situazione sembra disperata, che c’è sempre chi ha una trovata geniale per superare l’impasse e far ripartire un confronto alla pari. Le due forze in contrasto sono decisamente disomogenee: la banda dei ladri e delle ladre si muove compatta, unita dal prestigio del professore e nessuno si sottrae da un conflitto che sembra ormai disperato perché tutti abbracciano l’approccio esistenzialista prima detto: vogliono vivere la loro vita fino in fondo, in modo tanto più intenso in quanto sanno che la morte violenta arriverà presto. Al contrario, sul fronte opposto le squadre di polizia e dell’esercito, coordinate da Luis Tamayo, sono viste dall’autore con ironia corrosiva: litigano spesso fra loro, Tamayo è un uomo corrotto e facilmente influenzabile, molti di loro sono solo assetati di sangue.

Non sarebbe sufficiente una buona regia nelle sequenze di action se il film non fosse costellato di personaggi difficili da dimenticare: prima fra tutte Tokio: Úrsula Corberó è pienamente nella parte di una donna piena di vitalità, pronta a iniziare ogni volta daccapo ma pienamente cosciente, da quando il suo uomo è morto e lei ha ucciso un poliziotto, che il suo destino è segnato e la morte non tarderà ad arrivare. L’altro personaggio che spicca, è la “cattiva”, l’ispettrice Alice Sierra, che ha avuto la capacità di catturare il professore ma è priva di qualsiasi giusto riconoscimento.  In una delle scene più intense di questa stagione, per Alice inizia il tempo del parto e dovrà chiedere aiuto proprio a chi è riuscita a catturare. Ancora una volta questo serial mostra grande rispetto per la vita nascente.

In questo momento sono disponibili su Netflix le prime cinque puntate della quinta stagione, che verrà completata a dicembre 2021. Anche quest’ultima stagione conferma l’alta qualità di questa serie ma è bene sottolineare che si tratta di un prodotto di pura letteratura, non può, in qualche modo, rimandare o farci riflettere su situazioni del mondo reale.

I nostri eroi, belli, appassionati e dannati, sono pur sempre dei fuorilegge, in ottemperanza alla moda corrente, iniziata con il serial Breaking Back, di rendere protagonista chi delinque, secondo motivazioni più o meno giustificate di rivalsa nei confronti della società. In questo La casa di carta, per la maggior parte dei protagonisti, non c’è nessuna rivalsa da portare in atto ma il puro piacere del brivido e il gusto di un furto compiuto con destrezza. Loro però sono dei cattivi generosi, pronti a portare in salvo chiunque di loro sia rimasto ferito e a battersi per il loro amato (o amata) mentre le forze dell’ordine sono iraconde e vendicative. Anche le molte scene di combattimento con mitra e bombe a mano sono molto edulcorate e i morti sono molto rari.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LUCIFER (quinta stagione)

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2021 - 17:41
Titolo Originale: Lucifer
Paese: USA
Anno: 2016
Sceneggiatura: Tom Kapinos
Produzione: Aggressive Mediocrity, DC Entertainment, Jerry Bruckheimer Television, Warner Bros. Television
Durata: 6 stagioni, 93 episodi di 40-60'
Interpreti: Tom Ellis, Lauren German, Kevin Alejandro, D. B. Woodside, Lesley-Ann Brandt

Lucifer, nella sua permanenza terrena, inizia ad “umanizzarsi”: la sua vicinanza con Chloe Decker diventa ben presto amore. Ma l’amore lo rende un angelo buono e vulnerabile. Di questo, ne approfitta Michael, gemello del protagonista, che arriva sulla terra per compiere le sue scorribande. Per cercare di porre fine a questo litigio tra fratelli, Dio in persona scende sulla terra: conoscerà meglio Lucifer, la sua amata, i suoi amici e colleghi. Dopo una breve permanenza annuncia il suo desiderio di pensionamento, scatenando così una guerra tra fratelli per contendersi la successione sul trono di Dio stesso.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Alla quinta stagione questo serial continua a beffeggiare il Dio cristiano che ora assomiglia di più a una divinità greca, con tanto di moglie e di figli-angeli
Pubblico 
Adolescenti
Occorre una buona maturità per interpretare l'ironia corrosiva e dissacrante della storia
Giudizio Artistico 
 
Qualche spunto originale (la decima puntata trasformata in un musical) ma di fatto la storia si trasforma da crime drama a family drama
Testo Breve:

Dio è ormai stanco e si diverte a far gareggiare i suoi figli, gli angeli Lucifer e Micheal nel contendersi il suo posto. Il serial insiste su la sua unica originalità: beffeggiare il credo cristiano Su NETFLIX

L’arrivo della quinta e sesta stagione dicono la fortuna che questo serial ha conosciuto tra il pubblico. Rispetto a quanto già scritto nella recensione delle prime quattro stagioni, sono doverose alcune integrazioni.

Continua lo stravolgimento dell’insegnamento cristiano. Da una parte l’inversione dei ruoli: Michael è l’arcangelo cattivo e dispettoso, assetato di potere, senza scrupoli e senza rimorsi. Lucifer quello buono, capace di innamorarsi, davvero comprensivo nei confronti degli esseri umani.

Angeli e arcangeli sono figli di Dio, anche nel senso naturale del termine. Parlano di lui e si rivolgono a lui come padre e lui li chiama figli. Somigliano più ad un pantheon greco/romano che ad altro: sia per i “servizi” angelici (l’angelo combattente, l’angelo messaggero, etc…) sia per l’abbigliamento coi cui entrano sulla scena.

Dio, come già nel film Una settimana da Dio, è un afroamericano (anche se l’interpretazione di Dennis Haysbert non può neanche lontanamente competere con quella di Morgan Freeman). Era felicemente sposato, ma ora separato dalla moglie, anche se ne è ancora molto innamorato. Lei, poiché ha un po’ troppe smanie di potere e di comando, esercita la sua divinità in un universo parallelo (un esilio edulcorato). Dio, siccome è stanco e inizia a perdere colpi, decide di ritirarsi in pensione e lasciare che gli angeli suoi figli decidano chi è degno della successione. Il suo essere onnisciente, ma misterioso per non influenzare l’esito degli eventi, risulta non poche volte cinico. Nei suoi numerosi dialoghi con Lucifer, Amenadiel e gli altri angeli vengono alla luce le divergenze di vedute, le fatiche di un padre nell’educazione dei propri figli (anche se lui è divino e loro sono creature angeliche). Sulla terra ha modo di conoscere anche il suo nipotino Charlie, figlio di Amenadiel e della psicoterapeuta Linda, coinvolti in una relazione amorosa.

Se nelle precedenti quattro stagioni c’era stato modo di vedere l’inferno (e i loop infernali delle anime dannate), in questa stagione non poteva mancare una brevissima escursione in paradiso (una sorta di prolungamento felice della vita terrena).

Come in quasi ogni serie Netflix, non mancano personaggi con tendenze omosessuali: pur confermando la scelta (come nelle precedenti quattro stagioni) di non mostrare scene di nudo, numerosi sono i baci saffici.

Puntata dopo puntata, i casi di assassinio perdono di importanza: sono sempre presenti (per rispondere ai cliché del genere filmico), ma diventano lo sfondo davanti al quale si svolgono le vicende familiari, amicali e amorose dei personaggi. In pratica, una stagione che comincia come crime e finisce come family drama.

L’esito finale della stagione è abbastanza scontato nel contenuto, la curiosità dello spettatore è solo nel sapere come avverrà tutto quello che ci si attende dall’ultimo episodio.

Degna di nota, per numerosi motivi, la decima puntata: strutturata come un musical, è particolarmente originale, bella per la colonna sonora e le coreografie. Un notevole guizzo artistico capace di portare avanti la trama, uscendo però dallo schema ripetitivo delle puntate precedenti.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BLACK WIDOW

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/28/2021 - 22:10
Titolo Originale: Black Widow
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Cate Shortland
Sceneggiatura: Eric Pearson
Produzione: Marvel Studios
Durata: 133
Interpreti: Scarlett Johansson, Florence Pugh, Rachel Weisz, David Harbour

Natasha Romanoff, la vedova nera, sta scappando dopo la violazione degli Accordi di Sokovia. Questa fuga la costringe a fare i conti con il suo passato e una famiglia alquanto particolare. La sorella Yelena, anche lei vedova nera; il padre Alexei (in battaglia Red Guardian, il contraltare russo di Captain America). Sottoposta ad un programma di rieducazione (comprensivo di sterilizzazione) per donne atto a renderle abili alla battaglia chiamato Stanza rossa, si trova a fronteggiare il suo ideatore e creatore: Dreykov. Uomo cattivo e senza scrupoli che ha il controllo assoluto su tutte le vedove nere sparse per il mondo e le utilizza per esercitare il suo dominio.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un film dai toni cupi incentrato sulla violenza e l'abuso nei confronti dei minori. La dimensione dei rapporti familiari è quella che più di ogni altra trova spazio nel film ma pur essendo presente una minima dimensione di affetto tra i suoi membri, quello che tiene unite le persone è un mero tornaconto personale fra adulti che condividono lo stesso compito speciale
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Turpiloquio, numerose scene di violenza, contrassegnate anche da spietata crudeltà. Impressionante, per i minori, la sequenza dove delle bambine vengono sottratte con la forza dai loro genitori. Una madre viene uccisa in presenza dei suoi figli. Una donna che rimane storpiata alle gambe dopo una caduta, viene invitata a uccidersi
Giudizio Artistico 
 
Un lungometraggio sicuramente godibile (in particolare per i cultori del genere) con sfoggio (se non ostentazione vera e propria) di effetti speciali e di duelli concitati ma non sicuramente tra i migliori prodotti dagli Studios del compianto Stan Lee. Il cast è ottimo ma non c’è approfondimento psicologico per i protagonisti
Testo Breve:

Fra gli Avengers, era tempo di conoscere meglio Natasha Romanoff, la vedova nera. La sua infanzia privata dei  veri genitori, sua sorella Yelena, il padre adottivo Red Guardian. Spettacolari scene di azione arricchiscono un film che segna l’uscita dalla saga della brava Scarlett Johansson. In sala

Un altro film al femminile (regista e protagoniste, infatti, sono donne) prodotto dalla casa Disney (che ha acquisito Marvel Studios nel 2009). Una pellicola attesa per far conoscere agli spettatori la storia della vedova nera, Natasha Romanoff, “quota rosa” del gruppo degli Avengers. Uno spin off che, nella cronologia del Marvel Cinematic Universe, si situa tra Captain America: Civil War e Avengers: Endgame.

Sembra un prodotto realizzato per due motivi: il primo, far conoscere al grande pubblico Yelena Belova, “sorella” di Natasha, anche lei cresciuta come vedova nera, probabile sostituta della Romanoff nei prossimi film sui vendicatori. E, in secondo luogo, per mostrare (anche se a volte sembra un’ostentazione un po’ forzata) effetti speciali e inseguimenti rocamboleschi, alcuni dei quali a dir poco esagerati anche per un film di fantascienza.

Un lungometraggio sicuramente godibile (in particolare per i cultori del genere), ma non sicuramente tra i migliori prodotti dagli Studios del compianto Stan Lee.

Tutta la narrazione si regge su numerosi flashback, creati per mettere lo spettatore a conoscenza della storia passata del personaggio interpretato da Scarlett Johansson. Poteva essere un’occasione per dare uno spessore psicologico alla Vedova Nera in questa sua ultima comparsa nella saga Marvel (visto che muore in Avengers: Endgame), diventano invece uno spazio ulteriore per fare sfoggio (se non ostentazione vera e propria) di effetti speciali e di duelli concitati. Insomma, alla possibilità di scandagliare la psicologia della donna, si è preferito optare per l’adrenalina.

Un altro dato rilevante è quello della violenza. Le lotte, infatti, non passano inosservate in particolare per la violenza che viene mutuata dai combattimenti. Impressionante, per i minori, la sequenza dove delle bambine vengono sottratte con la forza dai loro genitori.

Forse la dimensione dei rapporti familiari è quella che più di ogni altra trova spazio nelle due ore di proiezione. Apparentemente, quella in cui vivono Natasha e Yelena, è una famiglia. Nella realtà, però, si tratta di un gruppo di persone messe insieme dal governo comunista russo nell’ambito dei progetti sperimentali legati alla guerra fredda per fronteggiare, nella finzione cinematografica, gli esperimenti di super soldati messi in atto dagli americani (il cui risultato migliore è Captain America). Su questo dato si possono fare diverse considerazioni. Pur essendo presente una minima dimensione di affetto tra i suoi membri, quello che tiene unite le persone è un mero tornaconto personale fra adulti che condividono un compito speciale da parte dei servizi segreti. Diventa logico, di conseguenza, che la ribellione tipica dell’adolescenza diventi una ribellione totale ai “genitori”, un disaccordo che si protrae per tutta la vita delle due ragazze. Essendo state trattate da oggetti (e non da persone) durante tutta la loro infanzia, diventa chiaro che non riescono più a fidarsi di loro.

Per contro, nel momento in cui Natasha fa esperienza di un luogo dove si sente accolta e ben voluta (nel gruppo degli Avengers) non ne fa più a meno: sarà, anzi, disposta a sacrificarsi per loro (come accadrà in Avengers: Endgame). Nel confronto con Yelena, tra l’altro, emerge in modo forte questa contrapposizione: la sorella più piccola non ha mai conosciuto qualcosa di meglio della sua famiglia e la difende in ogni circostanza, Natasha invece si scontra con la sorella perché possa aprire gli occhi e accorgersi che ci può essere qualcosa di meglio.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DIARIO DI UNA NERD SUPERSTAR (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/27/2021 - 17:19
Titolo Originale: Awkward
Paese: U.S.A.
Anno: 2011
Sceneggiatura: Lauren Iungerich
Produzione: Mosquito Productions
Durata: 12 puntate di 20'
Interpreti: Ashley Rickards, Beau Mirchoff, Nikki DeLoach, Jillian Rose Reed, Brett Davern

Jenna ha15 anni e ha iniziato le scuole superiori non certo nel modo che avrebbe voluto. Invece di presentarsi come ragazza simpatica è carina, ha dovuto fare il suo primo ingresso a scuola con il braccio ingessato a causa di una sfortunata caduta in casa a cui nessuno dei nuovi compagni crede, pensando che si sia trattato di un tentativo di suicidio andato a male. Pesa anche una lettera anonima che ha ricevuto a casa e che la giudica una “ragazza invisibile”; come se non bastasse, Matty il bel ragazzo che ha conosciuto l’estate precedente e con il quale ha avuto il suo primo rapporto sessuale, non vuole farsi vedere con lei come coppia fissa, perché, a suo dire, non si sente pronto. Per fortuna riceve l’appoggio da due care amiche di vecchia data, Tamara e la cinese Ming: tutte e tre non hanno segreti fra loro

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ragazze liceali aspirano a trovare un ragazzo con il quale poter saziare il loro desiderio di amore ma scendono spesso a compromessi nell’esercizio della sessualità e sono prive di riferimenti adulti che possano esser loro di esempio
Pubblico 
Adolescenti
Per un linguaggio eccessivamente disinvolto su tematiche sessuali
Giudizio Artistico 
 
Il serial ha avuto significativi riconoscimenti che hanno sottolineato l’apprezzamento ricevuto presso un pubblico giovane: 2013 People's Choice Awards Favorite Cable TV Comedy, Teen Choice Awards TV Breakout Star per Beau Mirchoff
Testo Breve:

Una quindicenne inizia il suo primo anno alle superiori sognando un amore appassionante e la conquista della stima dei propri compagni ma nulla avviene come sperato. Una teencomedy che rivela, con molta ironia, alcune verità sulle ansie  di un cuore adolescente. Su Tim Vision e Sky

 

I filoni  teendrama e  teencomedy  sono ormai ricchissimi di opere (film e serial TV) che hanno cercato di esplorare quell’universo finito (tre soli anni) e chiuso (il contesto delle scuole superiori) dove tutto sembra accadere a somiglianza del mondo degli adulti e tuttavia non è che un’ombra di quello che accadrà quando, senza più reti di protezione, quei ragazzi si troveranno ad affrontare il mondo reale.

In questa prospettiva non si può evitare di vedere questo Diario di una Nerd Superstar (titolo originale: Awkward) arrivato alla sua quinta stagione (su Tim Vision; su Sky   la prima stagione) e che ha riscosso l’apprezzamento proprio di quel pubblico che ha cercato di descrivere.

Quale formula narrativa è stata adottata per avvicinarsi al mondo degli adolescenti? Innanzitutto, un ossequio alle tante regole mai scritte da nessuno ma applicate di fatto in tutte le opere teen realizzate nell’emisfero occidentale: la “prima volta” accade fra i 14 e i 15 anni, in modo che durante il periodo dell’high school questo “problema” sia ormai alle spalle e il tema dominante diventi il riuscire a far coppia fissa con un lui/un lei in forma di proto-convivenza. E’ quanto accade fin dal primo episodio di questo serial, dove apprendiamo che  Jenna, nell’estate che precede l’ingresso alle superiori, scopre, ora che si è potuta togliere il ferretto dai denti, di non essere più invisibile, soprattutto agli occhi di Matty, il più affascinante di tutti. Con arguzia, l'autrice Lauren Lungerich sottolinea quanto quella "prima volta" si sia ormai trasformato in un atto convenzionale: c'è attrazione fisica fra Jenna e Matty  ma lei non si abbandona con spontaneità  a quel momento così significativo; cerca invece di  nascondere il suo stato di vergine, perché “ciò avrebbe rovinato tutto”.

L’autrice presta il necessario tributo al mondo degli adolescenti anche usando un linguaggio diretto, privo di tabù  soprattutto in riferimento al sesso, né manca di esercitare la sua ironia nei confronti di quell'unica ragazza che vuole arrivare vergine al matrimonio, che finisce per adottare metodi insoliti per non disilludere il suo ragazzo. Bisogna però sottolineare che, nonostante quanto detto fino a questo punto, siamo lontani da altri serial a contenuto scandalistico, come Euphoria, Elite, Sex Education, perché dietro questo necessario contributo alle tendenze di fatto, agli obblighi sociali da high school (incluso quello di ubriacarsi a ogni festa e il revenge porn) emerge in Jenna e nelle sue amiche, un animo sensibile e ancora in formazione.

Nel blog a cui confida i suoi più intimi pensieri, Jenna si domanda quando  quell’ io e tu che  scambia con Matty  potrà finalmente diventare un noi.  Jenna annota: “fin dalla tenera età, tutte le ragazze sognano incondizionatamente una vita romantica; forse io non sono una di quelle ragazze che riesce a realizzare il suo sogno alle superiori, forse dovrei aspettare” E così, pagato il necessario tributo alla modernità, il serial mostra il suo cuore delicato, le aspirazioni di Jenna a poter essere apprezzata per quello che è e di poter manifestare liberamente, la sua “ubriacatura di amore appiccicoso” verso un  ragazzo che abbia  finalmente pronunciato la parola “ti amo”.

Ma in questa età di passaggio c’è anche molta incompiutezza, provvisorietà. Lo si vede nei ragazzi che non sanno decidersi a impegnarsi in un amore vero (Matty) o a decidersi verso chi voler veramente bene (Matty, incerto fra Lissa e Jenny). Anche la “cattiva” Sadie, che non perde occasione per gettare discredito su Jenna, ha un cuore debole, perché soffre per la sua pinguedine e per non riuscire ad essere come le altre.

Un’altra significativa adesione allo standard presente in queste teencomedy si trova nell’insignificanza dei genitori quando si tratta di prendere alcune decisioni chiave: la madre di Jenna (che era rimasta incinta quando si trovava ancora al liceo) è ancora troppo concentrata sulla realizzazione di se stessa; Valerie, la psicologa della scuola, a cui Jenna dovrebbe confidare le sue ansie, è una curiosa donna eccentrica e poco affidabile. Solo il padre riesce a scambiare con Jenna qualche parola piena di buon senso.

La storia avanza con un tono sempre ironico ma brutalmente sincero che in fondo è il modo migliore per non prender troppo sul serio quei drammi o gioie che avranno inesorabilmente una fine.

Nelle stagioni successive la storia segue il ritmo degli anni passano fino ad arrivare al famoso ballo di fine corso ma resta un rammarico: corrisponde forse alla verità il vivere in modo così disgiunto le proprie esperienze sessuali rispetto alla progressiva molto, graduale conoscenza dell’altro/a  e il lasciar maturare, nel proprio cuore, un amore che possa durare tutta una vita?

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AMONG THE BELIEVERS

Inviato da Franco Olearo il Dom, 07/18/2021 - 10:50
Titolo Originale: Among the Believers
Paese: Pakistan, United States
Anno: 2017
Regia: Hemal Trivedi, Mohammed Ali Naqvi
Sceneggiatura: Jonathan Goodman Levitt
Produzione: Changeworx Films LLC Manjusha Films LLC
Durata: 84'

Maulana Abdul Aziz Ghazi dirige la Moschea Rossa, una rete di migliaia di masada (convitti per lo studio del Corano) disseminati nel territorio Pakistano. La Moschea Rossa ha un grande seguito nel paese e i genitori mandano i loro figli e le figlie alla masada perché lì ricevono vitto, alloggio e una istruzione religiosa che punta a instaurare la sharia, a costruire cioè una società rispettosa, nella condotta morale, religiosa e giuridica, della legge del corano. Il progetto di Aziz è contrastato da Pervez Hoodbhoy, un fisico nucleare che propone un islamismo moderato e aperto all’Occidente. Questo documentario intervista e segue nei loro impegni quotidiani i due personaggi che propongono sviluppi diversi per il Pakistan; in parallelo segue anche il ragazzo Talha di 12 anni, che viene indottrinato in una masada e Zarina, una ragazza di 12 anni che è riuscita a fuggire da una masada femminile, è tornata in famiglia e ora frequenta la scuola del suo paese. Il documentario ricorda alcuni riferimenti alla storia recente di un Pakistan senza pace: l’assedio alla Moschea Rossa del 2007 ordinato dal Musharraf, l’allora capo di governo filo-occidentale che causò 150 morti e il massacro di 132 studenti in Peshawar nel 2014 operato dai talebani

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il documentario ha il pregio di farci conoscere la realtà di un paese a noi poco conosciuto e di quanto siano devastanti gli effetti del fanatismo religioso
Pubblico 
Adolescenti
Le tematiche affrontate sono sicuramente istruttive a partire da ragazzi adolescenti
Giudizio Artistico 
 
I registi Hemal Trivedi e Mohammed Ali Naqvi riescono a raccontarci, con sensibilità ed efficacia, la realtà del loro paese senza pace
Testo Breve:

Il documentario ci racconta di un Pakistan dilaniato da due forze avverse: gli estremisti islamici che vogliono instaurare la sharia e un islamismo più moderato che punta alla ragione e alla comprensione.  Un documentario utilissimo per noi occidentali. Su I Wonderfull

Aziz incontra un ragazzo di circa 8-9 anni al quale ha offerto rifugio dopo che il padre ha abbandonato la famiglia. Rivolgendosi alle persone presenti, commenta con un sorriso: “abbiamo già 5000 allievi ma c’è sempre spazio per un numero maggiore; cosa vuoi fare da grande?”. “Il mujahid”.(combattente per la Jihad) risponde il ragazzo. Poi si alza e inizia a declamare, alzando e abbassando il braccio come se dovesse colpire qualcuno: “Io cerco la protezione di Allah contro Satana. Io mi rivolgo ad Allah il più misericordioso: guarda il sacrificio dei martiri della Moschea Rossa. Noi vi distruggeremo se ci attaccherete! Voi non potete entrare qui! Se oserete entrare qui noi vi distruggeremo nel nome della Jihad!”

Le riprese all’interno della Moschea Rossa proseguono: un gruppo di ragazzi leggono brani del corano per impararli a memoria mandando continuamente su e già la testa. Aziz lo aveva detto: “Una volta che li abbiamo addestrati, non cambieranno idea finché moriranno”. L’ideale per quei ragazzi è il martirio per Allah: a loro spetterà il paradiso con la corona degli eroi.  Bisogna sottolineare che le riprese all’interno della Moschea Rossa non sono ricostruite né fatte di nascosto. Tutto avviene con il permesso di Aziz, che è sicuro del seguito che ha in Pakistan e non teme i mezzi mediatici moderni. Nel documentario vediamo che si presta tranquillamente a un confronto televisivo con il suo “antagonista” politico: il fisico Pervez Hoodbhoy. Si tratta ovviamente di un dialogo fra sordi: Pervez vuole essere cittadino di un paese islamico “normale” come tanti altri paesi del mondo e accusa Aziz perché “i vostri allievi hanno armi da fuoco, sono stati addestrati a essere pieni di odio, intolleranti e miopi”.  Ma Aziz non sente ragioni: “L’Islam ci dà il diritto di combattere gli infedeli che ci invadono: noi vogliamo la legge islamica: la Sharia”.

Il documentario alleggerisce, umanizza questa tensione raccontandoci la storia di una ragazza e un ragazzo, entrambi di 12 anni. Zarina, una simpatica e vivace ragazza che è riuscita a fuggire da una masada femminile, è tornata dai genitori ed è felice di frequentare una scuola dove apprende materie che le piacciono come la matematica, la fisica, la chimica. Una felicità che durerà poco: i genitori hanno deciso quando e con chi si dovrà sposare. Anche Talha studia in una masada ma quando il padre cerca di riprenderselo per fargli frequentare una scuola normale, lui rifiuta. Ritiene che nelle altre scuole si insegni solo il male. Quando gli viene chiesto come fa ad avere questo sospetto,  lui risponde laconicamente: “lo so e basta”. E’ terribilmente istruttivo scoprire, per noi Occidentali, i problemi di un paese pur sempre evoluto come il Pakistan che detiene armi nucleari. E’ impressionante toccare con mano la diffusione di un fanatismo religioso che propugna la violenza contro gli infedeli e di come si cerchi di indottrinare in modo massiccio le nuove generazioni facendo leva sulla povertà di tante famiglie.

Il documentario non manca di inquadrare storicamente le origini di questa situazione. E’ Aziz stesso a raccontare come fin dagli anni ’80, quando i sovietici minacciavano di prendere il controllo  sull’Afghanistan e sul Pakistan, a fornire aiuti perché la Moschea Rossa reclutasse e addestrasse giovani atti a combattere gli “infedeli” russi. Sconfitti i russi, abbandonati dagli americani, i militanti della Moschea Rossa guidati, dal padre di Aziz, hanno trovato un nuovo formidabile alleato: Osama Bin Laden. Il padre di Aziz fu ucciso subito dopo, Aziz  prese il suo posto e la guerra fra i due fronti è continuata sempre più sanguinosa, coinvolgendo anche i minori (la strage alla Mosche Rossa nel 2007 e poi, per rappresaglia, la strage di Peshawar nel 2014). Non c’è niente che possa fermare il radicalismo di questa guerra fratricida. Aziz ha avuto il suo unico figlio di 20 anni ucciso nella strage del 2014 (oltre a suo fratello e a sua madre). Lui stesso racconta che uno dei poliziotti assalitori, suo amico, si era offerto di salvare il figlio. La risposta fu negativa: “sono disposto a sacrificarlo per Allah; io stesso rimpiango di non esser morto per Allah. Ho risposto a quel poliziotto che avrei sacrificato 100 figli per Allah”.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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