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Il film non fa parte di nessuna categoria

AMONG THE BELIEVERS

Inviato da Franco Olearo il Dom, 07/18/2021 - 10:50
Titolo Originale: Among the Believers
Paese: Pakistan, United States
Anno: 2017
Regia: Hemal Trivedi, Mohammed Ali Naqvi
Sceneggiatura: Jonathan Goodman Levitt
Produzione: Changeworx Films LLC Manjusha Films LLC
Durata: 84'

Maulana Abdul Aziz Ghazi dirige la Moschea Rossa, una rete di migliaia di masada (convitti per lo studio del Corano) disseminati nel territorio Pakistano. La Moschea Rossa ha un grande seguito nel paese e i genitori mandano i loro figli e le figlie alla masada perché lì ricevono vitto, alloggio e una istruzione religiosa che punta a instaurare la sharia, a costruire cioè una società rispettosa, nella condotta morale, religiosa e giuridica, della legge del corano. Il progetto di Aziz è contrastato da Pervez Hoodbhoy, un fisico nucleare che propone un islamismo moderato e aperto all’Occidente. Questo documentario intervista e segue nei loro impegni quotidiani i due personaggi che propongono sviluppi diversi per il Pakistan; in parallelo segue anche il ragazzo Talha di 12 anni, che viene indottrinato in una masada e Zarina, una ragazza di 12 anni che è riuscita a fuggire da una masada femminile, è tornata in famiglia e ora frequenta la scuola del suo paese. Il documentario ricorda alcuni riferimenti alla storia recente di un Pakistan senza pace: l’assedio alla Moschea Rossa del 2007 ordinato dal Musharraf, l’allora capo di governo filo-occidentale che causò 150 morti e il massacro di 132 studenti in Peshawar nel 2014 operato dai talebani

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il documentario ha il pregio di farci conoscere la realtà di un paese a noi poco conosciuto e di quanto siano devastanti gli effetti del fanatismo religioso
Pubblico 
Adolescenti
Le tematiche affrontate sono sicuramente istruttive a partire da ragazzi adolescenti
Giudizio Artistico 
 
I registi Hemal Trivedi e Mohammed Ali Naqvi riescono a raccontarci, con sensibilità ed efficacia, la realtà del loro paese senza pace
Testo Breve:

Il documentario ci racconta di un Pakistan dilaniato da due forze avverse: gli estremisti islamici che vogliono instaurare la sharia e un islamismo più moderato che punta alla ragione e alla comprensione.  Un documentario utilissimo per noi occidentali. Su I Wonderfull

Aziz incontra un ragazzo di circa 8-9 anni al quale ha offerto rifugio dopo che il padre ha abbandonato la famiglia. Rivolgendosi alle persone presenti, commenta con un sorriso: “abbiamo già 5000 allievi ma c’è sempre spazio per un numero maggiore; cosa vuoi fare da grande?”. “Il mujahid”.(combattente per la Jihad) risponde il ragazzo. Poi si alza e inizia a declamare, alzando e abbassando il braccio come se dovesse colpire qualcuno: “Io cerco la protezione di Allah contro Satana. Io mi rivolgo ad Allah il più misericordioso: guarda il sacrificio dei martiri della Moschea Rossa. Noi vi distruggeremo se ci attaccherete! Voi non potete entrare qui! Se oserete entrare qui noi vi distruggeremo nel nome della Jihad!”

Le riprese all’interno della Moschea Rossa proseguono: un gruppo di ragazzi leggono brani del corano per impararli a memoria mandando continuamente su e già la testa. Aziz lo aveva detto: “Una volta che li abbiamo addestrati, non cambieranno idea finché moriranno”. L’ideale per quei ragazzi è il martirio per Allah: a loro spetterà il paradiso con la corona degli eroi.  Bisogna sottolineare che le riprese all’interno della Moschea Rossa non sono ricostruite né fatte di nascosto. Tutto avviene con il permesso di Aziz, che è sicuro del seguito che ha in Pakistan e non teme i mezzi mediatici moderni. Nel documentario vediamo che si presta tranquillamente a un confronto televisivo con il suo “antagonista” politico: il fisico Pervez Hoodbhoy. Si tratta ovviamente di un dialogo fra sordi: Pervez vuole essere cittadino di un paese islamico “normale” come tanti altri paesi del mondo e accusa Aziz perché “i vostri allievi hanno armi da fuoco, sono stati addestrati a essere pieni di odio, intolleranti e miopi”.  Ma Aziz non sente ragioni: “L’Islam ci dà il diritto di combattere gli infedeli che ci invadono: noi vogliamo la legge islamica: la Sharia”.

Il documentario alleggerisce, umanizza questa tensione raccontandoci la storia di una ragazza e un ragazzo, entrambi di 12 anni. Zarina, una simpatica e vivace ragazza che è riuscita a fuggire da una masada femminile, è tornata dai genitori ed è felice di frequentare una scuola dove apprende materie che le piacciono come la matematica, la fisica, la chimica. Una felicità che durerà poco: i genitori hanno deciso quando e con chi si dovrà sposare. Anche Talha studia in una masada ma quando il padre cerca di riprenderselo per fargli frequentare una scuola normale, lui rifiuta. Ritiene che nelle altre scuole si insegni solo il male. Quando gli viene chiesto come fa ad avere questo sospetto,  lui risponde laconicamente: “lo so e basta”. E’ terribilmente istruttivo scoprire, per noi Occidentali, i problemi di un paese pur sempre evoluto come il Pakistan che detiene armi nucleari. E’ impressionante toccare con mano la diffusione di un fanatismo religioso che propugna la violenza contro gli infedeli e di come si cerchi di indottrinare in modo massiccio le nuove generazioni facendo leva sulla povertà di tante famiglie.

Il documentario non manca di inquadrare storicamente le origini di questa situazione. E’ Aziz stesso a raccontare come fin dagli anni ’80, quando i sovietici minacciavano di prendere il controllo  sull’Afghanistan e sul Pakistan, a fornire aiuti perché la Moschea Rossa reclutasse e addestrasse giovani atti a combattere gli “infedeli” russi. Sconfitti i russi, abbandonati dagli americani, i militanti della Moschea Rossa guidati, dal padre di Aziz, hanno trovato un nuovo formidabile alleato: Osama Bin Laden. Il padre di Aziz fu ucciso subito dopo, Aziz  prese il suo posto e la guerra fra i due fronti è continuata sempre più sanguinosa, coinvolgendo anche i minori (la strage alla Mosche Rossa nel 2007 e poi, per rappresaglia, la strage di Peshawar nel 2014). Non c’è niente che possa fermare il radicalismo di questa guerra fratricida. Aziz ha avuto il suo unico figlio di 20 anni ucciso nella strage del 2014 (oltre a suo fratello e a sua madre). Lui stesso racconta che uno dei poliziotti assalitori, suo amico, si era offerto di salvare il figlio. La risposta fu negativa: “sono disposto a sacrificarlo per Allah; io stesso rimpiango di non esser morto per Allah. Ho risposto a quel poliziotto che avrei sacrificato 100 figli per Allah”.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MAI RARAMENTE A VOLTE SEMPRE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/13/2021 - 15:12
Titolo Originale: Never Rarely Sometimes Always
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Regia: Eliza Hittman
Sceneggiatura: Eliza Hittman
Produzione: Pastel Productions
Durata: 101
Interpreti: Sidney Flanigan, Talia Ryder, Théodore Pellerin

Autumn è una ragazza di 17 anni che vive in una cittadina rurale della Pennsylvania. Sospettando qualcosa, si reca da un consultorio familiare e lì si accorge di essere incinta. La ragazza esprime con chiarezza la sua volontà di abortire, scartando soluzioni alternative come dare il bambino in adozione. Consultando Internet, scopre che nel suo stato l’aborto per le minorenni è consentito solo con il permesso dei genitori mentre lei desidera che sua madre non sappia nulla (la donna è divorziata e ora convive con un altro uomo). Decide quindi di recarsi a New York dove c’è una legislazione più liberale. L’accompagnarla Skylar, sua cugina. Entrambe lavorano come cassiere in un supermercato e riescono a recuperare i soldi necessari per il viaggio sottraendo contanti dall’incasso della giornata…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’autrice si pone dalla parte di tante adolescenti che sono rimaste incinte e che non riescono ad accettare un loro destino di ragazza-madre. Di fronte a questa pesante situazione il film prospetta l'aborto come unica soluzione da parte di una ragazza che cresce priva di affetti familiari e prospetta un femminismo radicale in perenne lotta contro i soprusi dell'uomo
Pubblico 
Sconsigliato
Per una visione del mondo senza speranza, senza sensibilità umana, in un vuoto di affetti e di perenne conflitto fra i sessi, dove quell'essere umano che sta crescendo è un "coso" da eliminare
Giudizio Artistico 
 
Orso d’argento al festival di Berlino 2020, premio speciale della giuria al Sundance Film Festival 2020 migliore sceneggiatura al National Society of Film Critics Awards
Testo Breve:

Autumn ha 17 anni, è rimasta incinta e desidera assolutamente abortire. La cronaca  dei suoi tre giorni a New York per trovare una soluzione. Un racconto desolato senza affetti, senza umanità, senza futuro. Su Youtube/Prime Video  a pagamento

Diceva (ricordo a memoria) il compianto cardinale  Carlo Caffarra durante una conferenza: “Del concetto di matrimonio, di famiglia, è stato fatto uno spezzatino. L’amore è stato separato dal matrimonio, il sesso è stato separato dal suo potere generativo”. Da questo spezzatino sono scaturiti tanti “diritti civili” individuali e tra questi quello del diritto all’aborto. E’ questo il tema del film: l’autrice Eliza Hittman si pone dalla parte di tante adolescenti che sono rimaste incinte e che non riescono ad accettare un loro destino di ragazza-madre, sottolineando quanti ostacoli occorre ancora oggi superare perché una donna, soprattutto se minorenne, sia pienamente padrona del suo corpo (e di colui che sta crescendo nel suo grembo). Si tratta quindi di un film a tesi e tutti i personaggi descritti, tutti gli eventi che accadono, sono orientati a questo obiettivo.

Non conosciamo chi è il ragazzo, l’uomo che l’ha messa incinta (nascono nello spettatore solo dei sospetti), né perché Autumn non  voglia confidarsi con la madre.

Ciò  è stato ritenuto non rilevante dall’autrice, proprio perché lo spettatore non venisse sviato da eventuali risvolti romantici della storia ma si concentrasse sulla decisione della ragazza che deve esser considerata insindacabile. Nel primo consultorio familiare che visita, lei dichiara di non sentirsi pronta a essere madre e rifiuta comunque l’idea di dare il bimbo in adozione, senza che ci sia data, anche di fronte a questa prospettiva che almeno avrebbe salvato il bimbo, alcuna motivazione. Subito dopo aver ricevuto la notizia, Autumn, insolitamente, si concentra su qualcosa di diverso: con una sequenza alquanto impressionante, si buca il naso con una spilla da balia in modo da poterci infilare una piccola perla. Si tratta di una scena simbolica, che serve ad evidenziare come la ragazza si consideri piena amministratrice del suo corpo.

Le sequenze dove Autumn visita i due consultori (il primo, orientato pro-life, nella sua città,  il secondo a New York presso Planned Parentood, una clinica per aborti) sono organizzate per mostrare due realtà opposte: il consultorio pro-life risulta manipolatorio ( aumenta, falsificando la verità, i mesi di gravidanza della ragazza, per convincerla a non abortire) e intimidatorio (mostra ad Autumn alcuni filmati sulla brutalità delle pratiche abortive); in Planned Parenthood la ragazza trova tutto il sostegno psicologico e materiale possibile (l’aiutano, con dei donativi ricevuti, a sostenere le spese dell’intervento), mentre fuori dei battenti della clinica loschi figuri pregano, tenendo alte delle immagini della Madonna (siano a 180 gradi rispetto a Unplanned). Il diritto all’aborto conclamato dalla ragazza risulta parallelo a una libertà sessuale già conquistata: lei stessa dichiara, nella clinica, di aver avuto il primo rapporto a 15 anni, di aver avuto due ragazzi nell’ultimo anno e quando lei e Skylar sono invitate a una festa a New York, la cugina le allunga un preservativo, nel caso lei non se lo fosse portato.

Nel femminismo radicale che l’autrice vuole esprimere con questo film, tutti i maschi adulti sono delle figure odiose: il compagno della madre  tratta Autumn con fastidiosa sopportazione; il proprietario del supermercato dove lei e sua cugina lavorano, allunga continuamente e mani; perfino in una brevissima sequenza (e quindi totalmente inutile) dove le due ragazze si trovano da sole in metropolitana, si imbattono in un maniaco sessuale e debbono scendere alla prima fermata. Anche il simpatico ragazzo che hanno incontrato a New York di fronte a una richiesta di soldi delle due, chiede di esser ricambiato con un “affettuoso strofinamento” con Skylar.

L’autrice è molto brava a mettersi nei panni di queste due ragazze che cercano di perseguire testardamente il loro obiettivo, rifiutando qualsiasi aiuto da parenti o da adulti, facendoci immedesimare nelle loro ansie mentre  cercano di vivere alla giornata come possono, senza sapere dove dormire,  come trovare i soldi per tornare a casa. Intensa l’empatia fra Autumn e la cugina Skylar: si percepisce che hanno un’intesa di lunga data anche se è difficile considerarla una vera amicizia: in nessun momento Autumn si confida per spiegarle le vere motivazioni della sua decisione; è piuttosto Skylar che si limita, passivamente e acriticamente, ad assecondare e facilitare in tutto Autumn. Da una vera amicizia ci si aspetterebbe molto di più.

In una sequenza finale, quando tutto è compiuto, Skylar chiede a Autumn: “Cos’hai provato?”-  la risposta: “Niente di particolare”. Skylar insiste, “Ora come ti senti?”. Spera che finalmente Autumn apra il suo cuore all'amica e cugina,  dopo tutto quello che ha fatto per lei, ma la risposta è:   “Sono stanca”.

Così, fra la massima indifferenza emotiva, il problema è risolto, Quel “coso” è stato eliminato. Tutto può tornare com’era prima.

E’ comprensibile che l’autrice si sia impegnata a promuovere una causa in cui lei crede fermamente ma se il prezzo da pagare è l’annullamento di ogni sentire umano, una vita vissuta in conflitto perenne fra donne e uomini, come può pensare di convincerci che sia questo un mondo migliore?

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GENERAZIONE 56K

Inviato da Franco Olearo il Lun, 07/12/2021 - 21:56
Titolo Originale: Generazione 56k
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Sceneggiatura: Francesco Ebbasta
Produzione: Cattleya
Durata: 8 puntate di 25'
Interpreti: Angelo Spagnoletti, Cristina Cappelli, Gianluca Fru, Fabio Balsamo

Daniel e Matilda visti in momenti diversi della loro vita: nel 1998 quando avevano 12 anni e vivevano a Procida e ora, a Napoli dove si sono nuovamente incontrati. Sono passati i tempi nei quali facevano assieme i compiti davanti al grande monitor del computer e il modem 56k cinguettava allegro appena stabiliva il collegamento; ora Daniel è la mente creativa di una società che sviluppa applicazioni per cellulari, assieme ai suoi amici d’infanzia Luca e Sandro mentre Matilda fa la restauratrice, vive con Enea in attesa del giorno delle nozze, già programmato. Eppure, confida Matilda a Ines, la sua inseparabile amica fin dall’infanzia, vorrebbe rivedere Daniel ancora una volta….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il tempo passa, si cresce, ma resta un certo pudore nell’esternare i propri sentimenti anche perché il passo verso il matrimonio viene visto in tutta la sua serietà
Pubblico 
Adolescenti
Il racconto di alcuni aspetti coniugali intimi, un comportamento truffaldino di alcuni adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Il serial riesce pienamente nel suo obiettivo di raccontare una storia romantica e gentile, anche se un po’ diluita nelle 8 puntate
Testo Breve:

Daniel e Matilda si conoscono dai tempi delle medie e ora si sono ritrovati dopo vent’anni. Un racconto romantico e gradevole intorno alla generazione dei millennials, rimasti degli eterni adolescenti. Su Netflix

Nel vedere su Netflix un serial con i Jackal come protagonisti e da loro stessi ideato (un meritatissimo traguardo per questo gruppo di attori napolitani che si sono fatti conoscere con i loro irresistibili sketch su Youtube) ci si aspetta due cose: sicuramente di divertirsi ma anche di scoprire gli umori, il sentire della generazione (forse sono inquadrabili come millennials ma non ne sono sicuro) che essi rappresentano. Quella che ha visto i primi balbettii di Internet (il modem 56k appunto) e che ora condiziona pesantemente tutta la loro vita.

Sul fondale della storia d’amore dei due protagonisti, l’ideatore Francesco Ebbasta colloca con una certa ironia paradossale certi “segni dei tempi”: in una delle prime sequenze Daniel sta parlando in un bar con una ragazza che ha agganciato tramite uno dei tanti siti di incontri. Lei a un certo punto ritiene che quel ragazzo che gli sta di fronte non sia il suo tipo ma poi si fa prendere da scrupoli e pensa: “sembrerebbe scortese non passare la notte a casa sua”. In un’altra un gruppo di amiche stanno festeggiando la separazione di una di loro da suo marito: la coreografia è quella tipica dell’addio allo scapolato: brindisi, coriandoli mentre “la festeggiata” sfoggia una coroncina da regina della serata: tutto secondo le regole della woman Independence. Un’allegria “costruita” che si infrange subito quando lei scoppia in pianto perché vorrebbe tornare con suo marito.  Anche il racconto del tempo dell’adolescenza, intorno al 1998 non è esente da certe crudezze e che i tempi passati non sono stati addolciti dal ricordo: il santarellino Daniel, dal volto così pulito, riesce a organizzare a scuola la vendita di foto osé, catturate da videocassette porno e che ciò scatena l’ira del bullo della scuola che chiede per quel commercio una cospicua percentuale.

Se questo è lo sfondo, la caratterizzazione dei personaggi svela un altro “segno dei tempi” : stiamo assistendo a un racconto sulla generazione degli eterni adolescenti. Non sono avvenute in loro profonde trasformazioni dal 1998 al 2021: sono per lo più single anche se magari hanno avuto più di una relazione, gestiscono ancora con impaccio i loro sentimenti; tutto fluisce velocemente e ben poco si consolida. C’è come una voglia romantica di “fermare l’ascensore”, come racconta Daniel, perché l’ascensore ti fa passare velocemente da un piano all’altro e non c’è modo di godersi il singolo momento. E’ particolarmente significativo la storia dell’amico Sandro (Fabio Balsamo), l’unico sposato del gruppo. Lui ritiene che probabilmente sia tempo di “fare i grandi”, di metter su famiglia, ma la moglie non si “sente pronta” e propone piuttosto di comprarsi un cane. Surreale, secondo lo stile Jackal, è invece l’altro amico, Luca (Gianluca Fru) che vede nel continuo, moderno, parlarsi a distanza (con il telefonino, con whatsapp) una fuga nell’indeterminatezza, una protezione dal rischio di un serio impegno sentimentale.

Complessivamente la storia fra Daniel (Angelo Spagnoletti) e Matilda (Cristina Cappelli) fa molta simpatia e tenerezza, in questo lungo arco di tempo che va dal pudore di rilevare i propri sentimenti, all’incertezza del primo bacio fino al dunque finale quando, ormai grandi, debbono decidersi a tracciare il solco definitivo della loro vita.

Un racconto che non è romantico ma iper-romantico, in quel non guardare avanti per definire come costruire il proprio destino ma guardare indietro, felici della preziosità di aver colto l’altro nella verità del suo incerto sbocciare ai sentimenti, ma lo abbiamo già detto: questa è una storia di eterni adolescenti.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL GIORNO E LA NOTTE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 07/02/2021 - 09:18
Titolo Originale: Il giorno e la notte
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Daniele Vicari
Sceneggiatura: Andrea Cedrola, Daniele Vicari
Produzione: Kon-Tiki Film
Durata: 98
Interpreti: Isabella Ragonese e Francesco Acquaroli, Vinicio Marchioni, Elena Gigliotti,

A Roma, la radio e la televisione informano che è in atto un attacco chimico-batteriologico e tutti i romani hanno l‘obbligo di restare in casa. Ida riporta indietro la valigia che aveva preparato per raggiungere Luca, un ricercatore universitario che si trova in un agriturismo nel Veneto, con il quale ha avviato da poco una relazione. Marco sta lavorando nel suo laboratorio di falegnameria quando viene raggiunto da Marcella che ha deciso di lasciare Sergio, suo marito infedele per rifugiarsi da lui. La situazione che si crea è carica di ambiguità perché Marco è da tanto tempo innamorato di lei. Anna fa l’attrice e vive con il fidanzato Manfredi, anche lui attore ma già affermato e ciò crea in Anna un’ansiosa ricerca di affermazione. Andrea e Beatrice vivono separati in casa perché dopo la morte del figlio non hanno più trovato la serenità e l’affiatamento di un tempo….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Cinque personaggi hanno problemi sentimentali da risolvere e il dovere affrontare, tutti insieme una situazione di pericolo non sviluppa nessuna solidarietà fra loro ma rende solo più difficile la situazione che stanno affrontando
Pubblico 
Adolescenti
Presenza di un nudo integrale femminile
Giudizio Artistico 
 
Tutti bravi gli attori coinvolti in problemi/conflitti di coppia, un tema che finisce per diventare predominante, venendo meno l’obiettivo di ricostruire le trasformazione che tutti abbiamo subito durante la pandemia
Testo Breve:

Quattro coppie si trovano relegate in casa, a causa di un attacco terroristico. Il film cerca di ricostruire la claustrofobia dei momenti più cupi della pandemia. Un tema interessante ma sviluppato a metà. Su RaiPlay

Il cinema non può cessare di essere un osservatorio, un momento di riflessione su ciò che è accaduto e su ciò che sta accadendo anche quando, come in questo lungo tempo di Covid 19, la sala cinematografica è stata così pesantemente penalizzata. Ecco che il regista Daniele Vicari, che si è sempre mostrato pronto a cercare di interpretare   l’attualità italiana, come aveva fatto in Diaz – Non pulire questo sanguenon si è spaventato delle difficoltà che doveva superare per girare un film in piena pandemia e ha realizzato questo Il giorno e la notte,  dove si intrecciano quattro storie che si svolgono, inevitabilmente, solo all’interno di quattro case. Cosa accade ai nostri sentimenti, se viviamo in cattività? Come ci comportiamo se non ci troviamo di fronte a chi amiamo o a chi odiamo? Daniele Vicari ha messo in piedi una sorta di laboratorio umano (ogni attore, chiuso nella sua stanza con un cellulare trasformato in telecamera, veniva diretto a distanza dal regista) che finisce per toccarci molto da vicino. Il film risulta essere soprattutto una prova attoriale perché i protagonisti sono sicuramente bravi ma anche perché, nel chiuso di una stanza, non ci sono moltealtre meraviglie della settima arte da mettere in campo. Molto brava innanzitutto Isabella Ragonese, nella sofferta situazione di vivere un amore appena nato e che adesso si può alimentare solo comunicando con un telefonino, un mezzo ben poco adatto per dire ciò che è molto difficile da dire. Marco, al contrario, si trova troppo vicino a chi non avrebbe voluto esserci, visto che Marcella è la moglie del suo migliore amico e ha deciso di passare con lui i giorni di isolamento forzato. Andrea, in piena depressione (da due mesi non va a lavorare) e sua moglie Beatrice si trovano ora a dover affrontare ciò che hanno rinviato da troppo tempo, a causa della sofferenza che creava: avere la forza di accettare ciò che è accaduto e il coraggio di dare un senso al loro futuro. I giovani Anna e Manfredi sviluppano il racconto più debole: il loro rapporto è già fragile fin dall’inizio, quasi una vicinanza conveniente solo per affinità lavorative e inevitabilmente  il loro rapporto finisce per esplodere in modi fin troppo teatrali.

E’ riuscito, Daniele Vicari,  a riprodurre l’atmosfera della pandemia, che tutti abbiamo vissuto? Naturalmente non si parla di Covid 19; non si voleva, come ha commentato il regista, che ci fossero riferimenti troppo diretti a una realtà che faceva ancora soffrire tanta gente, proprio in quei momenti ancora insicuri nei quali si realizzavano le riprese. Sono state indubbiamente ben sviluppate le relazioni di coppia, pronte a esplodere o a confermarsi di fronte a una prova così claustrofobica ma indubbiamente, rispetto al clima che abbiamo vissuto, mancano tante altre realtà che avrebbero potuto venir esplorate: mi riferisco soprattutto alla prova che hanno affrontato i  ragazzi e le ragazze, per i quali restare in casa, senza interagire con i propri compagni e compagne è stata una vera tortura. Ma anche l’alienazione del lavoro a distanza, che ha pesantemente trasformato il modo di vivere in famiglia. Alla fine, l’ipotizzare una forma di attacco terroristico è risultata una soluzione posticcia, che non fa giustizia delle trasformazioni psicologiche che tanta gente ha subito. Qualcuno ha parlato di “sindrome della grotta”: il timore di uscire dal proprio rifugio dopo tanto tempo, che si è manifestato anche nel modo con cui ancora tanti indossano ancora adesso la mascherina all’aperto nonostante  non sia più vietato.

Tutti bravi gli attori ma forse il fatto di aver insistito soprattutto sui rapporti di coppia ha fatto ricordare qualcosa di antico, come i racconti a episodi della classica commedia italiana

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA FELICITA' DEGLI ALTRI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/01/2021 - 10:07
Titolo Originale: LE BONHEUR DES UNS...
Paese: Francia
Anno: 2020
Regia: Daniel Cohen
Sceneggiatura: Daniel Cohen, Olivier Dazat
Durata: 100
Interpreti: Vincent Cassel, Bérénice Bejo, Florence Foresti

Léa e Marc, Karine e Francis, sono due coppie che si conoscono da molto tempo. Hanno la consuetudine di cenare insieme nel fine settimana e anche questa volta sono riuniti intorno al tavolo di un ristorante. Discutono del più e del meno, cercano di decidere se prendere il dessert; Léa si rifiuta di prendere il suo amato Ile Flottante se anche gli altri non ordinano qualcosa. Il marito Marc la sgrida bonariamente perché incapace, come sempre, di prendere una decisione in autonomia. A questo punto Léa informa gli altri che ha scritto il libro, sollecitato da un famoso scrittore che aveva letto un suo testo. I presenti sorridono simpaticamente: può mai, la commessa di un negozio, diventare una scrittrice?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In questa moderna favola moraleggiante, l’invidia rende infelici mentre l’attenzione, la cura verso l’altro è il segreto di una vita serena che può portare alla realizzazione di cose grandi
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per la maturità necessaria per cogliere l'ironia e la satira impiegata
Giudizio Artistico 
 
Dialoghi vivaci e spiritosi, caratteri ben definiti ma bloccati all’interno di uno sviluppo a tesi
Testo Breve:

All’interno di quattro amici di lunga data, Léa, commessa di negozio, ha un successo strepitoso con il suo primo libro. Racconto morale sugli effetti deleteri dell’invidia che scatena il successo degli altri. In SALA

Ci troviamo di fronte a un film squisitamente francese. Innanzitutto, nel piacere per l’affabulazione, qui particolarmente evidente perché la sceneggiatura si ispira a un testo teatrale; nell’impiego di riferimenti colti (presi dalla letteratura, dall’arte), nella vivacità e nelle battute cariche di ironia, tipiche della commedia francese.

 Ma soprattutto nell’impostazione a tesi: c’è qualcosa riguardo alla realtà dell’uomo, che l’autore vuole dimostrare: una sorta di moderna favola morale, impiegando, diversamente da Jean de La Fontaine, gli uomini invece degli animali,

L’argomento della tesi è chiaro fin dall’inizio e lo sviluppo si mantiene coerente all’assunto fino alla fine: il successo imprevisto di un’amica, di una moglie, destabilizza i rapporti, genera gelosie, fa soffrire chi è corroso dall’invidia.

Le parti divertenti del film stanno tutte nel modo disinvolto con cui Karine e Francis reagiscono al successo dell’amica: se c’è riuscita lei, anche Karine non avrà problemi a scrivere un romanzo (salvo copiare pedissequamente Flaubert) e Francis non ha dubbi di poter raggiungere il successo, prima come cantante hard rock, poi come scultore,   coltivatore di Bonsai e infine come cuoco.

Lo sconvolgimento di Karine è profondo perché di quell’amica semplice e gentile, si è sempre considerata una sorta di confidente e guida e ora non riesce ad accettare lo svuotamento di questo suo ruolo. Per il marito di Léa, Marc, la situazione è diversa: uomo pratico, esperto solo del business dell’alluminio, riesce a stento a leggere la bozza del romanzo di Léa e considera quel racconto un’interferenza nella loro vita privata. Lui, il maschio di casa, sente che la moglie gli sta sfuggendo di mano, orientata verso nuovi sentieri a lui totalmente ignoti.

Gli attori sono tutti bravi, perfettamente nella parte, ma non poche recensioni sono state negative, probabilmente perché hanno visto questi personaggi ingabbiati nello sviluppo di una tesi da dimostrare.

In realtà, a mio avviso, il film è più profondo di quanto non appaia a un  primo sguardo. Perché Léa ha un successo così imprevisto (ogni riferimento a J.K. Rowling, l’autrice di Harry Potter, che quando ha scritto il primo libro era una donna sola, senza soldi, con un figlio a carico, non è puramente casuale)?

Non si tratta di doti fino a quel momento inespresse ma qualcosa di più. Non si tratta del caso, di una natura benevola con alcuni e arida con altri.

Fin dalle prime sequenze, quando vediamo Léa svolgere il suo mestiere di commessa in un negozio di abiti, impegnata a dare suggerimenti alle clienti, cogliamo la sua attenzione alle persone: lei comprende lo stato d’animo, le aspettative della persona che le sta davanti, e le dà  quel consiglio che lei ritiene sia il più giusto, anche se in quel momento può voler dire non comperare nulla.

Léa ha successo perché osserva le persone e le comprende. Non si cura di se stessa e quando riceve i primi introiti come frutto del suo libro, pensa innanzitutto a regalare al marito ciò che ha sempre sognato: una moto rombante. E’ proprio la sua generosità e l’attenzione agli altri che la rende superiore rispetto a coloro che pensano prima di tutto a se stessi. Solo chi gode della felicità altrui, anzi, contribuisce alla gioia e alla gloria dell'altro beneficia di libertà e felicità interiore, allora si è veramente persone grandi, «libere dall'egoismo, dalla viltà e dall'avidità», come amava dire Adam Ferguson.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CRUDELIA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/09/2021 - 09:47
Titolo Originale: Cruella
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Craig Gillespie
Sceneggiatura: Dana Fox, Tony McNamara, Aline Brosh McKenna, Kelly Marcel, Steve Zissis
Produzione: Walt Disney Pictures, Gunn Films, Marc Platt Productions
Durata: 134
Interpreti: Emma Stone, Emma Thompson, Paul Walter Hauser

Estella è una bambina con i capelli per metà bianchi e per metà neri. Ha un carattere molto vivace (la madre chiama Crudelia questo suo lato del carattere), desidera diventare una stilista famosa. Vive con la madre Catherine, in più occasioni viene espulsa da diverse scuole. Una sera, mentre è con la madre, si intrufola ad una festa organizzata dalla proprietaria di una grande casa di moda: Baronessa. Per un incidente di cui si sente responsabile, Catherine muore ed Estella resta orfana. Conosce due ragazzi della sua età, Jasper e Horace, e cresce con loro sbarcando il lunario con piccoli furti. Diventata grande, continua a coltivare il sogno di diventare stilista, proprio nella casa di moda di Baronessa.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli amici Jasper e Orazio accusano giustamente Crudelia di cedere all'egoismo e all'ingratitudine. Eppure, per tutto il tempo, c'è la sensazione che il pubblico sia destinato a vedere un crescendo di malvagità. Il film contiene valori distorti, tra cui una visione benevola del travestimento, un tema di vendetta, un po' di violenza stilizzata e un paio di blandi giuramenti (riferimento: recensione dell’ US Bishop Movie Review)
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene violente e alcune tematiche trattate. In U.S.A.: PG13. Associazione dei Vescovi cattolici U.S.A. : Adulti
Giudizio Artistico 
 
L’interpretazione delle protagoniste Emma Stone ed Emma Thompson è magistrale. I costumi fantasiosi sono da Oscar. La regia sostiene una incontrollabile esplosione di fantasia. Il racconto al contrario riesce ad appassionare poco perché risulta un collage di storie Disney e non Disney già viste
Testo Breve:

Un film sfavillante per i costumi e per le superbe interpretazioni di Emma Stone e Emma Thompson ma il gusto per la crudeltà può divertire i grandi ma non risultare adatto per i più piccoli. In sala e poi su Disney+

Finalmente arrivato in sala il tanto atteso spin off firmato Disney, dedicato alla storia di uno dei villain per antonomasia dei racconti d’animazione: Crudelia De Mon de La carica dei 101.

Un altro film di grande qualità artistica.

L’interpretazione delle protagoniste (ambedue premi oscar) Emma Stone (nei panni di Crudelia) ed Emma Thompson (nei panni di Baronessa) è magistrale. Prima una complice collaborazione nella realizzazione di capi di alta moda, poi uno scontro senza esclusione di colpi: il cambio di atteggiamento vicendevole tra le due emerge in maniera a dir poco prorompente

I costumi di fine bellezza (realizzati dalla due volte Premio Oscar Jenny Beavan) diventano il mezzo per esprimere il carattere e lo stato d’animo dei personaggi.

Una regia che riesce a far risaltare tanto le attrici quanto i loro vestiti.

La musica (quasi onnipresente) va a riarrangiare anche alcuni brani degli anni ’70 per contestualizzare il film in quel periodo e per dare un’ambientazione che spazia, in qualche modo, tra il rock e il punk.

Una confezione che, però, sembra (o forse cerca di) nascondere alcuni punti deboli.

Nello scorrere del tempo ci si sente quasi in preda ad alcuni dejavu cinematografici.

Baronessa e Crudelia che sembrano essere la versione Disney di Andrea Sachs e Miranda Priestly nel famoso film del 2006 Il diavolo veste Prada.

La protagonista che, vittima delle scelte di altri, si trova a percorrere la strada del male quasi alla stregua di un riscatto sociale quasi come Joaquin Phoenix nel pluripremiato film del 2019 Joker.

Uno scontro molto duro tra due donne, segnato da invidie e rancori, proprio come ne La favorita (che condivide con Crudelia il regista, Craig Gillespie).

Emma Thompson che, perfettamente a suo agio nel ruolo di Baronessa, mostra di essere la vera cattiva della storia: egoista, narcisista, disposta davvero a tutto pur di raggiungere il proprio scopo. Emma Stone che, invece, è una cattiva solo a metà: sembra più desiderosa di riscatto e di giustizia che spinta a compiere il male agli altri per trarne vantaggio.

Un intreccio che è incentrato sulla moda, incapace però di rendere ragione fino in fondo della malvagità del personaggio Disney che desidera farsi una pelliccia con il pelo dei Dalmata.

Non da ultimo, le figure maschili presenti (ad eccezione di John, il valletto di Baronessa) praticamente inconsistenti e, per la maggior parte, effeminate: sembrano quasi vittime dello stereotipo per cui un uomo nell’ambito della moda ha tendenze omosessuali.

Questa pellicola conferma una perplessità sorta nei due precedenti Maleficent e Maleficent: signora del male, spin off dedicati alla strega cattiva de La bella addormentata nel bosco: perché il desiderio da parte di Disney di riscattare i cattivi dei loro film di animazione? O meglio, perché ci dovrebbe essere la necessità di giustificarli, mostrandoli come vittime del sistema e quindi non responsabili delle loro scelte malvage?

Complessivamente, comunque, davvero molto godibile (almeno per gli adulti). Non adatto ai più piccoli per alcune scene un po’ violente, ma sicuramente potrebbe essere apprezzato dai 12 anni in su.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'AMICO DEL CUORE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 06/07/2021 - 11:42
Titolo Originale: Our Friend
Paese: U.S.A.
Anno: 2019
Regia: Gabriela Cowperthwaite
Sceneggiatura: Brad Ingelsby
Produzione: Black Bear Pictures, STX International, Scott Free Productions
Durata: 124
Interpreti: Casey Affleck, Dakota Johnson, Jason Segel, Isabella Kai,

A Fairhope in Alabama, Matt ha un posto come articolista per il giornale locale mentre la moglie Nicole è un’attrice di teatro. Nel 2013 lei è a letto davanti a Matt che l’ascolta. Dopo un anno da quando a lei è stato diagnosticato il cancro, sono stati informati che la malattia è terminale e forse le restano sei mesi di vita. I coniugi discutono su come dare la notizia alle loro due figlie, Mollie ed Evie. Decidono, per il momento, di costruire una pietosa bugia. Dane è amico di lunga data di entrambi ed è quasi un zio per le bambine. Ha qualche settimana libera e si offre restare da loro per aiutarli; Matt finisce per accettare ma Dave non ci resterà solo qualche settimana…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un forte affetto familiare, una calda amicizia, consentono di sostenere l’impatto di una tragedia che non trova spiegazione ma che viene gestita al meglio
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per alcune scene cariche di tensione
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione dei tre protagonisti, nessuno dei quali prevale sugli altri; una regia sensibie ai risvolti umani anche se la storia appare un po’ complessa nei suoi continui flash back/forward
Testo Breve:

Matt e Nicole sono sposati con due figlie ma vengono informati che lei ha un cancro terminale. Un loro grande amico decide di dedicarsi interamente al loro sostegno. Un storia vera molto umana e ben raccontata , che non  eccede nel patetico. Su Prime Video

La storia è assoluamente vera, basata sull’articolo scritto da Matthew Teague nel 2015 su Esquire. E’ accaduto proprio quanto viene descritto: di fronte a una famiglia che deve affrontare un lungo, doloroso periodo, l’amico comune Dave si offre di supportarli vivendo con loro fino a quando sarebbe stato necessario. Nella sequenza iniziale, quando Nicole e Matt si trovano a discutere come gestire al meglio gli ultimi sei mesi di vita di lei, c’è il rischio che si arrivi troppo rapidamente a una conclusione sbagliata: che si stia assistendo a un altro film strappalacrime sugli ultimi mesi di una persona malata di cancro. In realtà il tema della malattia non è quello portante ma è l’amicizia. Significativamente il titolo originale è Our friend, l’amico di entrambi. Sempre allo scopo di allentare la tensione, il film avanza con continui flashback, per evitare che il dramma si concentri tutto alla fine, in modo di aver tempo di raccontare come l’amicizia si sia progressivamente formata, non solo di Dave con Matt ma anche con Nicole. 

Il tema di come l’amicizia possa essere un potente lenitivo di fronte alla morte imminente, è stato già esplorato in opere recenti.  Nel francese Il meglio deve ancora venire (2019) due amici dai tempi del college fanno cose pazze, sempre desiderate ma mai portate a compimento, perché è probabile che uno dei due sia un malato terminale; una situazione molto simile si trova nell’americano Non è mai troppo tardi (2008). Anche in quest’ultimo film, Nicole porta a compimento una serie di desideri non ancora realizzzati ma le motivazioni dell’amico che compie un gesto così generoso sono più complesse.  Molte recensioni scritte su giornali americani hanno tenuto a sottolineare che non ci si trova davanti a un santo, non si tratta di un Cristian Film. Dave aspira a diventare un comico ma poi fallisce e si adatta a fare il commesso di un negozio; anche la ragazza con cui stava avviando una relazione finisce per lasciarlo perché non comprende come lui “perda tempo” ad aiutare un amico invece di pensare a costruire il suo futuro. Sono per Dave momenti di grande depressione e lo vediamo vagare solitario per il grand canyon con lo zaino in spalla (notevoli le affinità con il recente Nomadland: sembra che in U.S.A. quando si attraversano momenti di incertezza e sbandamento, una soluzione sia quella di vagare solitari per il deserto). E’ proprio partendo da un vuoto di vita assoluto che Dave trova un appiglio nel sentirsi utile nei confronti di chi si fida di lui, ha per lui affetto). Le motivazioni sarebbero state quindi soprattutto psicologiche, niente religione, niente ideologia umanitaria. Tuttavia, possiamo parlare lo stesso di religione anche se un po’ particolare: possiamo definirla religione del’umano.  Cioè il credere che l’uomo sia al centro di tutto e che trovi le giuste risposte in se stesso, nel momento in cui si trova intimamente appagato. Un appagamento che può anche voler dire desiderare di sentirsi utile verso gli altri. Nel caso narrato non si è trattato di adesione a principi assoluti di solidarietà umana ma di una positiva coincidenza fra una famiglia che aveva biogno di aiuto e di una persona che aveva in se’ un vuoto da riempire. Il racconto, proprio per evitare che il film sottintendesse motivazioni ideologiche, ci tiene a sottolineare le imperfezioni dei tre protagoniti (Matt troppo concentrato a fare carriera a discapito della famiglia, Nicole che si concede un’avventura amorosa) proprio per porci davanti a persone qualunque, come noi, ma colpite da una terribile malasorte, che comunque cercano di affrontare con il meglio della loro umanità.

La regista Gabriela Cowperthwaite è brava proprio in questo: nel caratterizzare i tre protagonisti, nei loro momenti di abbracci, di rabbia, di pianto, nei momenti allegri. Molto bravi i tre protagonisti, in particolare, Casey Affleck, che dopo il Manchester by the sea si è come specializzato nel trattare, con sensibilità, crisi familiari.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CHIAMAMI ANCORA AMORE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 06/03/2021 - 14:35
Titolo Originale: Chiamami ancora amore
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Gianluca Maria Tavarelli
Sceneggiatura: Giacomo Bendotti, Sofia Assirelli
Produzione: Indigo Film, Rai Fiction
Durata: 6 puntate di 50'
Interpreti: Greta Scarano, Simone Liberati, Claudia Pandolfi

Enrico e Anna, una coppia sposata da undici anni, sembra essere arrivata al capolinea. Hanno un figlio, Pietro. Anna è stufa della routine familiare, si sente irrealizzata per non aver potuto seguire il suo sogno di diventare un medico. Enrico, invece, è contento della situazione perché può seguire le sue due passioni: il lavoro, ovvero il bar di famiglia ereditato, e l’attività calcistica del figlio che mostra un certo talento. Una separazione che sembra facile, ma che si rivela travagliata e all’insegna di vendette e rancori. A farne le spese, ancora una volta, è Pietro: il suo disagio, infatti, richiama l’attenzione dell’assistente sociale Rosa, che segue il caso.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Sono presenti non pochi comportamenti antropologicamente sbagliati. Vengono violati i diritti fondamentali dei bambini e dei nascituri, non solo per l’indifferenza con cui viene affrontato il tema dell’aborto ma per il ritenere che la decisione di una donna di avere un figlio tramite fecondazione eterologa possa essere superiore al diritto di un bambino di avere un padre e una madre che lo generano e lo educano
Pubblico 
Sconsigliato
Trattazione superficiale e sbagliata di tematiche eticamente sensibili. Numerose scene di incontri sessuali. Violenza verbale
Giudizio Artistico 
 
Ottima interpretazione dei tre protagonisti e la sceneggiatura lascia lo spazio necessario per approfondirne i caratteri e i loro risvolti interiori. Un certo sovraffollamento di eventi, incluso un colpo di scena finale
Testo Breve:

Lui e lei sposati con un figlio, meditano la separazione. Un dramma familiare ben recitato che però sembra trasmormarsi in un bignamino frettoloso  di importanti temi eticamente sensibili. Su Raiplay

Una fiction RAI con ottimi protagonisti, ma complessa e sovraffollata di risvolti e colpi di scena, pur essendo di sole 6 puntate di 50 minuti l’una.

Innanzitutto la costruzione della storia. Fin dai primi minuti ci si trova in medias res: Anna ha già le valigie pronte e sta per uscire di casa abbandonando marito e figlio. Però numerosi sono i flashback che mettono lo spettatore nelle condizioni di vedere come e perché si è arrivati a quel punto: il fidanzamento, il matrimonio, il rapporto con gli amici, le bevute eccessive di Enrico, i tradimenti vicendevoli. Soprattutto nelle ultime puntate, diventa necessario il ricorso a sovrimpressioni che esplicitino i tempi degli accadimenti. Lo sguardo dell’assistente sociale, poi, fornisce un’interessante chiave di lettura di ciò che sta accadendo: la sua indagine approfondita diventa l’espediente narrativo per scandagliare in profondità gli eventi e i caratteri dei personaggi.

In secondo luogo, i tre protagonisti. Non solo l’ottima interpretazione è da porre in rilievo, ma anche lo spazio dato loro per approfondirne i caratteri e i risvolti interiori più profondi. I numerosi dialoghi con amici, familiari e colleghi; le discussioni a volte anche molto accese e violente (verbalmente, non fisicamente); il grande affetto che diventa desiderio di rivalsa e rancore… numerosi elementi che forniscono un ritratto poliedrico di Enrico (Simone Liberati), Anna (Greta Scarano) e Rosa (Claudia Pandolfi). Non profili stereotipati ma realistici e in continua evoluzione. Anche Pietro (Federico Lelapi), nonostante la giovanissima età, bene mostra il disagio e l’impotenza di un figlio di fronte alla separazione dei genitori.

Elemento che si fa molto notare è la colonna sonora. Consapevoli del fatto che la fiction non è una commedia, forse il commento musicale pone troppo in risalto i toni drammatici: in alcuni tratti la sensazione è quella di assistere ad un thriller o ad un giallo, nonostante non  vengano compiuti omicidi.

Alcuni tasti dolenti, purtroppo, non sfuggono allo spettatore.

Le scene di rapporti sessuali che, pur non mostrando nudità, sono molto esplicite. Che siano rapporti coniugali oppure scene di tradimento, in più di qualche occasione vengono portate sullo schermo.

La violenza verbale, data non soltanto dal linguaggio volgare, ma proprio dalla cattiveria con cui le parole vengono dette così come i numerosi litigi esasperati nei toni. Ritratto di una situazione di crisi che la coppia sta vivendo, ma così accentuato da risultare quasi urtante.

La trattazione abbastanza superficiale che viene fatta di tematiche eticamente sensibili.

L’aborto, ricercato spasmodicamente dai protagonisti, rivendicato come diritto sia nei tempi che nelle modalità. Motivato superficialmente e poco discusso, occupa però diverso spazio sulla scena.

La fecondazione assistita eterologa. Nella fattispecie: il desiderio di maternità diventa diritto ad essere madre single, ricorrendo all’inseminazione artificiale. Il tutto presentato come cosa buona: la volontà di donare affetto ad un figlio, diventa diritto di poter avere quel figlio ricorrendo ad una tecnica che lo permette. Con il forte contrasto posto dalla storia: due genitori che hanno avuto un figlio “normalmente” non sono buoni genitori perché vivono questa separazione. Una donna che decide di diventare madre single compie qualcosa di buono a prescindere perché desidera solamente donare affetto a qualcuno.

La depressione post-parto che, nella sua drammaticità, viene appena accennata.

Sicuramente non adatta a ragazzi o adolescenti, ma capace di far riflettere i più grandi anche su argomenti delicati.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL CATTIVO POETA

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/25/2021 - 08:18
Titolo Originale: Il cattivo poeta
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Gianluca Jodice
Sceneggiatura: Gianluca Jodice
Produzione: Ascent Film, Bathysphere Productions, Rai Cinema
Durata: 106
Interpreti: Sergio Castellitto, Francesco Patanè, Tommaso Ragno, Clotilde Courau, Fausto Russo Alesi

1936. Giovanni Comini, da poco promosso federale di Brescia è stato convocato d’urgenza a Roma da Achille Starace, segretario del Partito Fascista. Giovanni ha soggiornato a lungo all’estero, in Francia, ha mostrato anche velleità letterarie e sembra la persona giusta per un incarico molto speciale. Presentarsi al Vittoriale, sul lago di Garda, dove Gabriele D’Annunzio è in ritiro forzato da ormai 15 anni, nelle vesti di rappresentante del partito, pronto a soddisfare qualsiasi suo desiderio ma in realtà con l’intento di controllarlo: il Vate ha ancora un largo seguito ma ci sono troppi sospetti riguardo a un suo dissenso nei confronti della prossima alleanza fra Mussolini e Hitler. Giovanni lascia la sua sede di Brescia e la sua ragazza Lina e arriva al Vittoriale facendo conoscenza con il vasto staff che circonda il Vate. Non può ancora vederlo perché da tre giorni è rimasto rinchiuso nella sua camera...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
D’Annunzio è rappresentato per quello che sappiamo: libertino, dedito a un sesso senza freni, cocainomane ma nei confronti con il giovane federale mostra intatta la sua libertà di pensiero e un po’ di istinto paterno
Pubblico 
Maggiorenni
Alcuni nudi femminili integrali ma statici. Uso di cocaina. Scene di tortura senza dettagli
Giudizio Artistico 
 
Rigorosa ricostruzione degli ambienti e dei costumi degli anni trenta. Prestazione eccezionale di Sergio Castellitto nelle parte di D’Annunzio. Il personaggio del giovane federale risulta più sfumato e contraddittorio
Testo Breve:

Un giovane federale viene mandato al Vittoriale per spiare le intenzioni di Gabriele D’annunzio, ormai vicino alla fine. Una impeccabile ricostruzione della personalità del Vate, più incerta quella del giovane. In Sala

Questo film è stato preparato con molta cura. Molte riprese sono state fatte direttamente al Vittoriale così come a Piazza Venezia e altri ambienti “anni trenta” sono stati ricostruiti ispirandosi fedelmente agli originali. Le persone che hanno formato lo staff del Vate sono esattamente esistite e lo stesso federale Giovanni Comini fu realmente mandato al Vittoriale per controllare D’Annunzio. L’incontro a Verona fra Mussolini e l’eroe di Fiume si è svolto realmente e la frase attribuita a Mussolini: “D’Annunzio è come un dente guasto: o lo si ricopre d’oro o lo si estirpa” fu pronunciata realmente. Il modo di parlare del poeta, le sue frasi sono frutto di un’accurata indagine fatta su i suoi diari e i suoi scritti. 

Questo rigore è risultato fondamentale per riportarci quasi fisicamente al 1936 e raccontarci l’incontro fra due uomini: un grande poeta al  crepuscolo che però ha ancora la capacità di cogliere i segni dei tempi e un giovane federale, convinto del valore del suo impegno politico ma che inizerà, a contatto con il vate,  a veder  vacillate le sue convinzioni.

Il regista e sceneggiatore Ganluca Jodice evita facili cortocircuiti storici, anche se forse sarebbero stati utili per conquistarsi il pubblico; di disegnare cioè un D’Annunzio antifascista. Una lunga sequesta è dedicata, attraverso il racconto di una delle protagoniste, a ricordare i 500 giorni magici della presa di Fiume nel 1919, “l’unica città al mondo governata da un poeta, dove non esistevano divieti nè gerarchie, si poteva divorziare e votavano persino le donne”.  Era quella l’epoca della Vittoria mutilata e indubbiamente D’Annunzio e Mussolini condividevano le stesse idee rivoluzionarie. Il contrasto nacque in seguito come correttamente riporta il film, sul tema dei rapporti con Hitler: con intuito da poeta e non da politico, il vate non vedeva nulla di buono dall’alleanza con quel “ridicolo nibelungo con il ciuffo calato alla Charlot”.

Il ricordo dell’impresa di Fiume ritorna in un incontro del Vate con i reduci di quel glorioso 1919: D’Annunzio, coerente con se stesso, non riesce a vivere in tempi mediocri e trasferisce il suo sgomento a quel gruppo sparuto di seguaci:  “Sono tempi dal cielo chiuso senza nessun indizio di certezza; la tristezza è così densa che non sappiamo più sollevarci a combattere contro l’oppressione”.

Analoghe melanconiche riflessioni vengono da lui espresse su quella che è l’essenza del suo vivere: lo scrivere: “Quando ti nasce un sentimento per qualcosa e una voglia insopprimibile di esprimerla, prendi la penna, scrivi,  poi ti accorgi che quello che avevi immaginato lì sulla carta sembra banale, stupido; il linguaggio rende estraneo ciò che è intimo. Così è per la politica; è il tradimento degli ideali, la buona fede e la passione autentica”.

Se la figura del vate è stato approfondito in tutte le sue sfaccettature e portato sullo schermo dalla “mostruosa” interpretazione di Sergio Castellitto, non possiamo dire lo stesso del federale Giovanni Comini, interpretato da Francesco Patanè. Appare in alcune situazioni contraddittorio e ambiguo, indefinito. Giovanni si accorge con sdegno che nella sede del fascio di Brescia venivano svolti interrogatori-tortura ai sospettati ma è difficile pensare che lui, il capo del fascio locale, ignorasse cosa facevano i suoi gregari; la sua storia d’amore ha risvolti dolorosi ma dopo poche sequenze sembra che tutto sia stato assorbito e può così riprendere le sue normali mansioni. E’ il personaggio che è stato più liberamente “creato” ma risulta troppo profonda la differenza di spessore fra i due protagonisti. E’ indubbio che alcune sequenze siano state inserire per ricordare al pubblico che il fascismo fu pur sempre una dittatura ma le soluzioni adottare risultano un po’ forzate nel contesto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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POV - I PRIMI ANNI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 05/18/2021 - 21:48
Titolo Originale: Pov - I primi anni
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Davide Tosco
Sceneggiatura: Francesco Bigi, Nicola Conversa e Erica Gallesi
Produzione: Showlab, Rai Ragazzi
Durata: 52 episodi di 12'
Interpreti: Ludmilla Ciobaniuc, Christian Carere, ZAckari Delmas. AmieMadih, Stefano marseglia

La vita di una classe del primo anno di liceo a Torino. Katia si sente impegnata ad arricchire le sue pagine sui social intervistando le nuove compagne e i nuovi compagni, sempre alla ricerca di qualcosa di malizioso da dire; Bea ha la testa fra le nuvole e non sa decidersi fra il corteggiamento di Manu (sempre molto impacciato) e il biondo Leo. Come se non bastasse, a scuola è arrivata sua sorella Sabrina nelle vesti di insegnante supplente di italiano e questa è una situazione imbarazzante che nessuno deve sapere. Anna si deve scrollare di dosso un po’ di complessi a causa delle sue rotondità e si angustia perché non è stata ancora baciata. Per fortuna il bidello è un tipo strano ma simpatico e i professori sanno prenderla con un po’ d’ironia quando i ragazzi si arrampicano sugli specchi per giustificare la loro impreparazione….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
A scuola si sviluppano amicizie, nascono i primi amori (quindi anche le prime gelosie) ma i ragazzi e le ragazze vivono in un mondo chiuso, senza prospettive che trascendano la micro-realtà quotidiana
Pubblico 
Pre-adolescenti
Le problematiche trattate non possono interessare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il serial ha saputo trovare una formula indubbiamente originale per calarsi in una tipica realtà adolescenziale riuscendo, grazie anche alla bravura di attori e attrici in erba, a restituirci il microcosmo di una classe di prima liceo
Testo Breve:

In una classe di primo liceo a Torino si evita di venir interrogati, ci si confida in gabinetto, si tessono i primi amori mentre l’onnipresente cellulare annulla ogni riservatezza e ogni segreto. Su Raiplay

POV è l’acronimo di Point of View, video realizzati con il proprio cellulare per esprimere opinioni personali su ciò che sta accadendo. E’ una componente del format, sicuramente originale, che ha scelto il regista Davide Tosco alla ricerca di autenticità per questo serial dedicato ad alunni del primo liceo. Se due ragazzi o ragazze parlano fra loro, il montaggio ci mostra una rapida sequenza di primi piani classici, di selfie e di POV in tempo reale per scoprire magari che in quello che stanno dicendo nessuno dei due ci crede veramente. L’autenticità è stata ricercata anche nella scelta del cast: si tratta di 25 ragazzi di età fra i 13 e i 16 anni, scelti dopo un’accurata selezione e bisogna riconoscere che se la sono cavata benissimo. In questo microcosmo si intrecciano vari tipi di rapporti interpersonali. Dalla semplice richiesta di poter copiare il compito, ai primi timidi approcci di un ragazzo nei confronti di una ragazza ma anche tanti incontri in gabinetto, il posto per eccellenza scelto dalle ragazze per poter confidare alle amiche le proprie pene d’amore o le proprie incertezze. Gelosie o al contrario liete sorprese si sviluppano nell’unico evento fuori scuola: la festa in casa di Ciccio dove immancabilmente si organizza il gioco della bottiglia nella speranza che quel bacio dato per penitenza non sia affatto tale. Qualche siparietto comico è dedicato al ragazzo che vuole assolutamente diventare un prestigiatore ma fallisce nelle sue magie o all’ambizioso Silvio che vuole acquistare popolarità candidandosi come rappresentante di scuola ma poi si sente male per la paura ogni volta che deve parlare in pubblico.

Il serial si sviluppa in ben 52 episodi ma molto corti, di 10-12 minuti. Si è trattato sicuramente di un altro metodo per agganciare l’interesse dei più giovani, predisposti per un consumo veloce ma questa soluzione finisce per diventare un vincolo per la narrazione. E’ indubbio che la giornata di un liceale trascorra proprio nel modo in cui è stato rappresentato: micro-eventi, incontri veloci per confrontarsi fra una lezione e l’altra, come se ogni giorno bastasse a se stesso. Bisogna però riconoscere che nella realtà,  nei  ragazzi e nelle ragazze c’è sicuramente dell’altro: esperienze anche piccole, stati d’animo che debbono venir superati per riconquistare la serenità, si accumulano, fanno esperienza, trasformano. Si tratta di un aspetto è poco rappresentato in questo serial, che si concentra su una giornata scoppiettante di micro-episodi che si chiudono in se stessi e un nuovo giorno serve per iniziare tutto da capo come in quei film dove il protagonista si sveglia ogni mattina nello stesso giorno (La mappa delle piccole cose perfette, Ogni giorno, Prima di domani, 50 volte il primo bacio).

Il serial non sfugge alla regola del tre: quando si sviluppa una storia con più protagonisti e iniziano a formarsi coppie eterosessuali, almeno uno dei personaggi deve essere omosessuale. E’ il caso di Rami che a dire il vero è un indeciso. E’ Katia a fargli sospettare un motivo diverso dalla sfortuna per le sue difficoltà a mettersi con una ragazza ma lo fa in un modo terribile, indubbiamente indottrinata dalla propaganda LGBT. Lo invita a non vergognarsi, a gridare con sicurezza a tutto il mondo che ha inclinazioni omosessuali. In realtà Rami è incerto, una situazione comprensibile a quell’età. Come ha così ben raccontato il film Tutto sua madre: non bisogna sbrigativamente attribuire delle etichette a un ragazzo solo perché è più timido o sensibile degli altri: bisogna lasciargli il tempo e la calma necessari per scoprire se stesso.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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