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Il film non fa parte di nessuna categoria

LUCIFER

Inviato da Franco Olearo il Lun, 06/29/2020 - 14:35
Titolo Originale: Lucifer
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Tom Kapinos
Sceneggiatura: Scott Chambliss
Produzione: Aggressive Mediocrity, DC Entertainment, Jerry Bruckheimer Television, Warner Bros. Television
Durata: 4 stagioni , 83 episodi di 45-55,
Interpreti: Tom Ellis, Lauren German, Kevin Alejandro, D. B. Woodside, Lesley-Ann Brandt

Lucifero, stufo della vita all’inferno, decide di venire sulla terra per conoscere più da vicino l’umanità. Arrivato a Los Angeles, apre un locale notturno, il Lux, e diventa famoso per i favori che è in grado di fornire. Per diverse vicende arriva a fare conoscenza della detective della Polizia di Los Angeles, Chloe Decker e ne diventa collaboratore. La vita terrena lo porta a dover gestire situazioni mai vissute prima, eventi che lo portano a farsi aiutare dalla psicoterapeuta Linda Martin. Anche suo fratello, l’angelo Amenadiel, e la sua alleata Mazikeen (un diavolo torturatore dell’inferno), sono al fianco di Lucifer nelle varie traversie che affronta.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Dietro le gradevoli vesti di un serial poliziesco e la presenza di molte persone positive (incluso un sacerdote che in S1 E9 si sacrifica per salvare un ragazzo) gli autori si divertono a beffeggiare alcuni elementi portanti della vita cristiana (il sacramento della confessione) e ipotizzano un Padre Divino insensibile alle invocazioni degli uomini. Viene inoltre patrocinata la libertà sessuale e poca rilevanza viene data ai legami coniugali
Pubblico 
Maggiorenni
Occorre una certa maturità per cogliere la malizia con la quale gli autori presentano la fede cristiana e più propriamente cattolica. Nessuna nudità ma molte allusioni sessuali. La danza di ballerine da cabaret vestite da suore
Giudizio Artistico 
 
Sceneggiatura tipica di un crime, con scansione temporale classica (scoperta del primo omicidio, indagine, ritrovamento di arma del delitto e presunto colpevole, colpo di scena, scoperta e cattura/morte del vero colpevole). Interpretazione degli attori convincente e credibile
Testo Breve:

Il serial di genere crime dove un’abile poliziotta è coadiuvata da un investigatore d’eccezione: nientemeno che Lucifero. Dietro una narrazione sempre ironica gli autori colgono il pretesto per beffeggiare alcuni pilastri della fede cattolica e patrocinare la libertà sessuale

Un serial TV iniziato nel 2016 e tornato all’onore delle cronache dopo la conferma dell’uscita della quinta stagione. Ogni puntata prevede la soluzione un caso di omicidio (singolo o plurimo): sceneggiatura tipica di un crime, con scansione temporale classica (scoperta del primo omicidio, indagine, ritrovamento di arma del delitto e presunto colpevole, colpo di scena, scoperta e cattura/morte del vero colpevole). Ogni stagione presenta anche una storia che attraversa le diverse puntate aggiungendo piccoli indizi di volta in volta nel finale dell’episodio.

Nelle 83 puntate i personaggi principali vengono ben delineati nei loro caratteri e nelle loro personalità. C’è anche un minimo di indagine della loro psicologia (aiutati anche dalle sedute di psicoterapia che praticamente tutti i protagonisti fanno con Linda). Il protagonista, anche attraverso la sua spiccata ironia, non fa mancare momenti divertenti all’interno delle puntate. I pochi effetti speciali presenti (forse più trucco, che computer grafica) sono accettabili e funzionali alla storia, quindi non ostentati.

L’interpretazione degli attori è convincente e credibile, mai sopra le righe. Formalmente si presenta come un serial TV piacevole.

Forse è sul piano valoriale il tasto più dolente. Tante sono le sottolineature da fare a riguardo.

Innanzitutto la forzatura più grande: un diavolo che emerge come buono, collaborativo e comprensivo. Dio, per contro, un “padre” cattivo e permaloso, che costringe i suoi figli (gli angeli, secondo il serial) a fare quel che dice Lui: per esempio, l’idea di fondo è che Lucifer sta a capo dell’inferno perché Dio gli ha imposto questo compito (nulla a che fare con gli angeli decaduti e la disobbedienza all’Onnipotente). Durante tutto il serial emerge più volte la parola di sfida che Lucifer manda a colui che definisce “mio padre”. Parole che nascono da rabbia e rancore, ma in qualche modo giustificate dalla situazione (lo spettatore viene condotto ad immedesimarsi nella figura del protagonista, fino a quasi condividere le parole del diavolo). Troviamo anche numerose ed esplicite allusioni ad episodi della Bibbia (tra i personaggi, per esempio, compaiono Caino, Abele, Eva), senza nessun riferimento alla rivelazione ebraico-cristiana da cui i riferimenti culturali sono estrapolati, anzi stravolgendo le cose ancora una volta (Caino è il vero fratello buono dei due, per esempio). È difficile non pensare ad una denigrazione, seppure presentata in maniera soft, della fede cristiana. Il fatto che il collaboratore della polizia sia il diavolo, non aggiungendo un gran che al serial (non si contano, ormai, i serial TV con collaboratori della polizia perlomeno curiosi: The mentalist, Elementary, Dexter, Numb3rs, …), rischia di diventare grottesco.

Altra considerazione: sembra che i peccati siano solo quelli legati all’ambito affettivo. Le varie battute, allusioni e doppi sensi pronunciati da Lucifer hanno a che fare quasi sempre con l’ambito sessuale. Pur avendo il pregio di non mostrare nudità, però la promiscuità amorosa (detta ed esercitata) fa da sottotrama a tutto il resto: da relazioni (più o meno stabili) a rapporti occasionali, rapporti di gruppo, qualche allusione a relazioni omosessuali…

Tutto questo, purtroppo, confezionato in maniera leggera e divertente, tale da sembrare quasi innocua. Se non mancano i valori positivi della collaborazione, del sostengo reciproco per affrontare anche lutti e distacchi, sono però diluiti tra le criticità già elencate.

Pur essendo molto diffuso tra gli adolescenti, la visione è da consigliare solo per adulti (o, alla peggio, a degli adolescenti accompagnati da adulti) perché occorre una certa maturità per cogliere la malizia applicata dagli autori nei confronti della fede cristiana e più propriamente cattolica

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AFTER LIFE (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/17/2020 - 17:07
Titolo Originale: After Life
Paese: U.K.
Anno: 2019
Regia: Ricky Gervais
Sceneggiatura: Ricky Gervais
Produzione: Netflix
Durata: 6 episodi di 25
Interpreti: Ricky Gervais, Kerry Godliman, Tom Basden, • Penelope Wilton

In una tranquilla cittadina inglese vive Tony che dopo la morte improvvisa della moglie di cancro, cade in depressione. In certi momenti sente l’impulso al suicidio ma trova conforto nel prendersi cura del suo cane e nel vedere dei filmati confidenziali che gli ha lasciato la moglie. Per il resto continua a lavorare in un giornale locale che raccoglie banalissime cronache della vita di quel piccolo centro ma, partendo dal presupposto che per lui la vita non ha nessun valore, dice a tutti quello che pensa nel modo più brutale. Si comporta in questo modo nei confronti del cognato Matt che cerca invece di confortarlo, di un suo collega bonaccione, della melanconica segretaria Kath, del postino, della simpatica prostituta Roxy, del vagabondo triste che gli fornisce la droga. Solo quando va al cimitero ha piacere di intrattenersi con la vedova Anne, con la quale riflette sul senso da dare alla loro vita dopo che sono rimasti soli…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un uomo, che crede che tutto finisca con la morte e che non esistano valori condivisibili, finisce, dopo la morte della moglie, per perdere ogni senso della vita e procurare del danno agli altri, con una tardiva e parziale conversione
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune tematiche come la tendenza al suicidio e l’utilizzo della droga come mezzo per stordirsi non sono adatte ai minori.
Giudizio Artistico 
 
Personaggi simpatici, battute forse un po’ troppo sarcastiche, uno spazio eccessivo lasciato a dissertazioni filosofiche
Testo Breve:

Tony ha perso la moglie, non riconosce altri beni per cui vivere ma trova gusto a tormentare gli altri con il proprio sarcasmo. Un lento cammino di trasformazione  per comprendere che non siamo mai soli. su NETFLIX

Tony confida alla vedova e ormai sua amica Anne, mentre si trovano seduti sulla stessa panchina nella tranquillità del cimitero, che suo cognato vorrebbe che lui uscisse con una donna, vedova anch’essa. Anne lo trova riluttante e gli fa notare che forse quell’appuntamento potrebbe fare anche piacere a quella donna: “noi non siamo qui, su questa terra, solo per noi stessi”. Tony si allarma: “non credo in queste cose, non credo in Dio”. Anne lo tranquillizza: “neanch’io, sono tutte stupidaggini. Noi viviamo solo l’uno per l’altro. Noi dobbiamo aiutarci a vicenda fino alla morte e poi sarà finita”.

 Molto spesso, quando si guarda un film o un serial TV, si fa fatica a cogliere il messaggio, la filosofia di vita che l’autore ci vuole trasmettere perché è nascosto, in modo discreto, nel flusso della storia. Non è così in questo caso. Il protagonista, regista e produttore Ricky Gervais inserisce a ogni puntata un dialogo che consenta di mettere a fuoco la sua visione del mondo. Il serial, almeno nella sua prima stagione, sembra prima di tutto un pamphlet ideologico mentre il resto della storia passa in secondo piano. Il protagonista è un ateo convinto (anche Gervais lo è nella realtà): in un episodio smonta le premesse razionali sull’esistenza di Dio, in un altro se la prende con un ragazzo che chiede un obolo per i ragazzi poveri perché ritiene che sia tutto una mistificazione. Il suo approccio alla vita è chiaro, come risulta da un’altra conversazione: si tratta di un carpe diem assoluto:  “la vita è preziosa perché non puoi vederla di nuovo come un film; quando capisci che non vivrai per sempre è proprio quello che rende la nostra vita così magica. Bisogna fare tutto quello che si ama con passione”.

Il suo approccio, così soggettivo e nichilista, porta il suo comportamento a conseguenze estreme. E’ necessario a questo punto fare un po’ di spoiler: in un suo incontro con il vagabondo tossicodipendente, comprende che lui vuole solo stordirsi di droga per farla finita. Gli dà quindi i soldi necessari per comprarsi una buona dose e commenta: “non spenderli per mangiare”. Quando, il giorno dopo, viene a sapere che il vagabondo è morto di overdose, non è né dispiaciuto né meravigliato. Semplicemente ha riconosciuto il suo diritto a uccidersi e Tony lo ha aiutato in questo. Basterebbe questo episodio per smettere di guardare il resto della fiction.

Sul finale Gervais smorza i toni e approda a un concetto di somiglianza di beni. Non siamo più monadi non comunicanti in cerca di un proprio personalissimo bene e chiediamo al massimo agli altri aiuto per realizzare quello specifico nostro bene ma ci sono forti somiglianze nei beni che cerchiamo e si stabilisce in questo modo una forte empatia e collaborazione umana.  In fondo quel bene che lo ha trasformato era già in lui ed era l’amore per sua moglie.. Era per lui un bene che definiva tutta la sua vita e la sua conversione inizia proprio quando si accorge che suo cognato rischia di perderlo: di colpo comprende che non è solo lui a soffrire ma altri possono esser colpiti dallo stesso male. “Userò da ora in poi il mio “superpotere” per il bene. Una brava persona che fa tutto ciò che desidera, in pratica fa anche del bene”: dichiara Tony. Bisogna stare attenti però: la sua visione è ancora relativa: non ci sono beni assoluti che rendono uguali tutti gli uomini e sono superiori agli uomini: ognuno resta arbitro insindacabile di ciò che è bene per lui. Ne è un esempio drammatico quello di aiutare il tossicodipendente a por fine alla propria vita. Lui, Tony, ha superato la depressione, l’altro no. Oguno è sovrano di se’ stesso.

Questo serial (arrivato alla seconda stagione ma si parla già di una terza) beneficia della presenza dello stesso Gervais come protagonista anche se a non tutti può piacere il suo umorismo sarcastico che consiste nel prendere in giro i comportamenti delle persone più semplici, quasi fosse lui un essere superiore. Molto belli i colloqui a tu per tu, a cuore aperto, che Tony ha con i vari protagonisti ma soprattutto con la vedova Anne (una magnifica Penelope Wilton) quando stanno seduti sulla stessa panchina del cimitero.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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STORIA CONTEMPORANEA IN PILLOLE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/09/2020 - 18:37
Titolo Originale: HISTORY 101
Paese: USA
Anno: 2020
Durata: Irima stagione: 10 puntate su Netflix

La serie Storia Contemporanea in Pillole (prima stagione) su Netflix, racconta in dieci puntate di 20 minuti, quei risvolti della storia contemporanea mondiale che hanno avuto e hanno tuttora un significativo impatto nella nostra vita di tutti i giorni

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un buon strumento didattico con qualche interpretazione unilaterale
Pubblico 
Adolescenti
Necessaria una preparazione adeguata sulla storia contemporanea
Giudizio Artistico 
 
Buone sintesi sociologiche che trovano nell’impiego frequente di confronti statistici uno strumento efficace
Testo Breve:

Dieci schede esplicative (ma siamo solo alla prima stagione) di realtà sociali contemporanee efficacemente sintetizzate in 20 minuti .Su Netflix

Nel 1979, Dong Shaoping, il successore di Mao Tse Tung alla guida della Cina, visita gli Stati Uniti d’America: una chiara indicazione della volontà del governo cinese di uscire dal proprio isolamento e aprirsi al mercato mondiale. E’ iniziata da quel momento un’ascesa economica inarrestabile che ha portato questo paese a detenere, nel 2018,  il 18,6 % del prodotto interno lordo mondiale, a fabbricare il 41% dei computer nel mondo e il 70% dei cellulari. Si tratta di un’incredibile storia contemporanea, che è opportuno che i ragazzi conoscano e su cui  i grandi riflettano.

Questa e altre vicende interessanti del mondo contemporaneo, sono raccontate nella docu-serie di Netflix: Storia Contemporanea in Pillole (Prima Stagione) che in dieci episodi (sicuramente seguiranno altre stagioni) ci presenta eventi, scoperte, usi e costumi, che stanno caratterizzando il nostro tempo e sicuramente la crescita esplosiva della Cina come potenza economica mondiale è uno di questi. Ecco che accanto  a La corsa allo spazio ci viene presentato il fenomeno del Fast Food ; oltre all’uso indiscriminato della plastica, ci vengono  raccontate le grandi speranze (a cui hanno fatto seguito altrettante delusioni) dell’energia atomica. Non manca la descrizione di importanti scoperte scientifiche come l’impiego della genetica non solo a fini curativi ma come strumento principe di ogni indagine poliziesca. Gli episodi vengono corredati di dati statistici  che danno meglio il senso del fenomeno descritto e risultano particolarmente adatte a ragazzi che frequentano le scuole secondarie di secondo grado ma anche a degli adulti a cui può essere utile una panoramica in 20 minuti su temi che non hanno mai pienamente approfondito. Le schede privilegiano inevitabilmnte la realtà americana ma vengono anche  fatti riferimenti ad altri paesi del mondo che sono rimasti coinvolti in ciò che si sta raccontando. La serie affronta anche fenomeni sociali come quello del femminismo, mostrando come, dopo decenni di lotte per la parità di diritti e uguale retribuzione, il salario di un donna che dopo la guerra  era il 42% di quello di un maschio, ora è arrivato all’80% nel 2019 ma la piena parità è ancora lontana.   Un tema di questo genere sfiora inevitabilmente aspetti eticamente sensibili e se di fronte alla diffusione della pillola anticoncezionale il commentatore dice che finalmente le donne possono  “posticipare la maternità per concentrarsi sugli  studi e intraprendere una carriera”, sul tema dell’aborto è molto più discreto e ne fa solo un rapido cenno.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SKAM ITALIA (quarta stagione)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 06/01/2020 - 16:42
Titolo Originale: Skam Otalia (quarta stagione)
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Ludovico Bessegato (st. 1-2, 4), Ludovico Di Martino (st. 3)
Sceneggiatura: Ludovico Bessegato, Anita Rivaroli, Marco Borromei, Alice Urciolo, Ludovico Di Martino
Produzione: TIMvision, Netflix, Cross Productions
Durata: 10 puntate di 30' su Netflix e Tim Vision
Interpreti: Beatrice Bruschi, Ludovica Martino, Benedetta Gargari,Ludovico Tersini

Nella quarta stagione di Skam ritroviamo le cinque amiche, Eva, Eleonora, Silvia, Federica e Sana che frequentano l’ultimo anno al liceo Kennedy di Roma. Sana è ora la protagonista: mussulmana convinta, porta sempre il velo, prega cinque volte al giorno, pratica il Ramadam e cerca l’uomo che può diventare suo marito matenendosi vergine perché intende l’unione dei corpi come sigillo di un impegno per la vita. I suoi rapporti con le amiche non sono sempre sereni: cercano di organizzre una vacanza in Grecia tutte insieme ma entrano in dissidio perché le altre vogliono lasciare una camera da letto libera per eventuali incontri con dei ragazzi. Sana si innamora di Malik, il migliore amico del fratello Rami, ma resta delusa quando scopre che Malik non è più un mussulmano praticante...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La protagonista, di origine tunisina e di fede mussulmana, riconosce, con convinzione personale e non per imposizione, il valore della preghiera e della verginità prima del matrimonio. Per contrasto gli altri giovani italiani, vivono in un contesto di relazioni familiari degradate o indifferenti, esercitando una piena libertà sessuale
Pubblico 
Maggiorenni
La convivenza in età di liceo fra un ragazzo e una ragazza o fra due ragazzi costituisce una normalità comunemente accettata. Baci omosessuali, nudità
Giudizio Artistico 
 
Efficace ricostruzione di un contesto giovanile, cura nella psicologia dei protagonisti. Ottima colonna musicale
Testo Breve:

Sana, protagonista della quarta stagione, è mussulmana per intimo convincimento ma non vuole per questo perdere le amiche e gli amici di scuola. Un difficile equilibrio fra chi cerca di credere che il mondo abbia un senso universale per tutti e chi vive alla giornata

E’ indubbio che Skam Italia abbia il suo punto di forza nei dialoghi confidenziali a tu per tu, fatti sottovoce  ma alcuni sono più significativi degli altri. E’ sera. Malik sta accompagnando Sana a casa. “Perchè non sei più mussulmano?”: chiede lei. Malik ha smesso di esser praticante da quando ha saputo come è stato trattato dai genitori e da tutta la comunità il suo amico Luai,  che ha inclinazioni omosessuali (evidentemente il giudizio negativo sull’esercizio dell’omosessualità costituisce, non solo per la fede cattolica ma anche per quella mussulmana, uno dei motivi principali dell’allontanamento dei giovani). “Non senti che ti manca qualcosa?”: le risponde Sana; per lei è fondamentale  il momento della preghiera, quando improvvisamente tutto torna tranquillo, anche nelle giornate più difficili, è come se ritrovasse il suo spazio. “Riesco a ricordarmi cosa conta veramente, cioè essere una brava persona e rispettare gli altri”. Malik ribatte: “non pensi che si possa essere delle brave persone e rispettare gli altri anche senza pregare?”. Ma Sana ha una percezione più profonda: “quando prego è come se ci fosse una connessione tra le cose: c’è un equilibrio che riesco a sentire. Non posso pensare che non ci sia un equilibrio cosmico, un disegno nel quale noi siamo dentro”.

Questo dialogo dà indubbiamente il “tono” a questa quarta stagione.  “Buca” lo schema dei tanti teen drama o teen comedy che ci stanno proponendo le varie piattaforme; esce dal perimetro amicizie/feste/pettegolezzi/genitori assenti/sesso/omosessualità, per presentarci una ragazza che riflette, che colloca i suoi non pochi problemi come italiana mussulmana, in un contesto più ampio, nell’evidenza di un Dio che ha creato il  mondo. La risposta di Malik è scontata: per esser delle “brave persone” non è necessario avere fede. E’ la risposta soggettiva, quella che pone se stesso al centro del mondo, al massimo cercando di non fare del male agli altri ma è assente una realtà da condividere, il significato  profondo del nostro comune esistere.

Sana è anche innamorata  ma lo è nel suo modo peculiare e soffre più delle altre quando teme che i suoi sentimenti non siano ricambiati, perché sta  cercando  un uomo  per la vita. Un altro dialogo intimo molto bello è fra Sana e la madre: entrambe si stanno rilassando sul letto e Sana si sente libera di confessare a sua madre che si è innamorata. Il fatto che Malik non sia più mussulmano costituisce un problema ma la madre cerca di sdrammatizzare la situazione, vuole di tenerle aperta la porta alla speranza. Non si può fare a meno di cogliere una certa ironia indiretta in questo personaggio, che avrebbe potuto benissimo essere una ragazza cattolica con dei bravi genitori ma invece è una fervente mussulmana, come era già accaduto in Bangla,  il film del bengalese Phaim Bhuiyan. In quel caso era lui , che viveva nella romanissima Tor Pignattara, a sentire l’impegno di arrivare vergine al matrimonio mentre la sua ragazza, italiana, non comprendeva neanche di cosa si stesse parlando. Il messaggio che arriva da questi film/serial è chiaro: la cultura cattolica non ha più presa per la formazione delle nuove generazioni e per trovare genitori che stiano attenti al comportamento dei loro figli, bisogna riferirsi a culture diverse dalla nostra. Sappiamo che nella realtà la situazione non è poi così drammatica, ma, storie cattoliche semplicemente, non sono  “cinematografiche”, perché fuori dal sentire dei più.

La quarta stagione presenta i pregi e i difetti già visti nella prima: la sceneggiatura sviluppa bene le personalità dei protagonisti, nelle loro pulsioni, fragilità, melanconie giovanili, forse meglio di altri teen serial usciti in questo periodo, la colonna musicale è strepitosa.  Il serial pone al primo posto  il valore dell’amicizia, che non va tradita e che apre alla confidenza, così come spinge a chiedere perdono quando si ha sbagliato. Ma si tratta di giovani privi di riferimenti forti (in particolare i genitori sono praticamente assenti) e di una “visione”  per il futuro (ciò è tanto più fuorviante in quanto si trovano ormai all’ultimo anno di liceo); restano quindi chiusi nel presente e il presente  vive di un solo obiettivo: trovare una compagna/un compagno con la/ il quale sviluppare una convivenza.

L’attenzione che si manifesta nella quarta stagione per la ragazza mussulmana non sottende, da parte dell’autore, Ludovico Bessegato, nessuna particolare preferenza, non viene posta come modello di riferimento rispetto alle altre storie ma è espressione di  indifferenza rispetto a tutte le possibili scelte. Con eguale impegno, nelle stagioni precedenti, si è dedicato agli amori/convivenze di Eva e Giovanni (prima), di Eleonora ed Edoardo (terza) ma  anche alla relazione omosessuale  fra Martino e Niccolò (second). In una delle sequenze finali, uno dei  ragazzi cerca di immaginarsi il suo futuro e quello dei suoi  amici di liceo: “siamo tutti convinti di muoverci verso il cielo e non ci accorgiamo che in mezzo c’è il soffitto. Però se saltiamo tutti insieme, questo soffitto lo sfondiamo”. E’ lo slogan che chiude la stagione, una forma di religione in cui credere: restare uniti in modo che ognuno possa essere quello che preferisce.  Non c’è una realtà da condividere oppure obiettivi da realizzare in comune ma siamo come tante  monadi,  in cerca ognuno della propria, personalissima, felicità.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE OFFICE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/25/2020 - 16:57
Titolo Originale: The Office
Paese: USA
Anno: 2005
Sceneggiatura: Ricky Gervais, Stephen Merchant, Greg Daniels
Produzione: NBC
Durata: Stagioni 9, episodi 201 di 30 min
Interpreti: Steve Carell, Rainn Wilson, John Krasinski, Jenna Fischer

Il direttore della filiale di Scranton (Pennsylvania) della Dunder Miffin (un’azienda che produce carta) è Michael Scott, che cerca di fare sempre lo spiritoso con i suoi impiegati ma non ride mai nessuno; cerca di essere l’amico e confidente di tutti ma ottiene quasi sempre l’effetto contrario. Dwight è il suo assistente: un po’ lecchino, pedante, aspira a diventare lui il capo. Pam è segretaria e centralinista: perennemente malinconica, è indecisa negli affari di cuore. La giornata scorre senza troppo stress da lavoro e gli impiegati hanno tempo di fare due chiacchiere (per lo più pettegolezzi), andare a prendere il caffe al distributore automatico o venir convocati tutti in sala riunioni per ricevere qualche ramanzina dal capo...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Con molta ironia, il serial cerca non solo spunti comici nella vita ordinaria di un gruppo di impiegati, ma anche di dare significato umano alla normalità di tante persone che non sono e non diventeranno famose
Pubblico 
Adolescenti
Vite sentimentali spesso disordinate
Giudizio Artistico 
 
Personaggi molto ben caratterizzati, sopratutto quello interpretato da Steve Carrel. Una sceneggiatura arguta alla ricerca di situazioni paradossali all’interno di vite molto ordinarie
Testo Breve:

La vita da impiegato in una piccola filiale in una piccola cittadina. Vite ordinarie trasformate in spunti comici grazie all’ottima interpretazione dei protagonisti e a una brillante sceneggiatura. Su Prime Video

 

C’è un motivo concreto per vedere o rivedere questo classico serial (2 Emmy Awards e altri 18 premi, incluso Golden Globe Awards nel 2006 a Steve Carrel) proprio adesso: in Italia le nove stagioni sono state trasmesse da reti diverse ma ora  Prime Video ci consente di vederle tutte insieme. Occorre premettere che per apprezzare pienamente l’ironia, la comicità demenziale con cui Stephen Mercant e Greg Daniels (che abbiamo di recente apprezzato per il serial Upload) hanno spalmato su tutte le 201 puntate, bisognerebbe aver vissuto un’esperienza da impiegato in un’azienda.  In questi microcosmi si finisce per vivere insieme molto più che con i propri familiari ma se in famiglia, il ritrovarsi insieme costituisce  sempre una fonte di gioia (o ci si rattrista quando si litiga, che è poi lo stesso sentimento), all’interno di un  ufficio il tema dominante è la difesa della propria posizione, che scatena uno spirito aggressivo quando viene minacciato o di repulsione quando viene richiesto di fare più del dovuto. Per il resto c’è chi desidera solo essere lasciato in pace, chi è mosso da ansia da competizione e, ogni tanto ma senza grande passione, si sviluppano relazioni sentimentali.

La grandezza di questo serial sta nell’ aver messo a nudo, con ironia, la mediocrità di questi ambienti e delle persone che lo frequentano. Ma si tratta anche di un elogio alla mediocrità perché non è colpa loro   se nessuno è un eroe e nonostante i loro limiti, riescono a restare uniti e solidali, nonostante la disgrazia di avere  un capo come Michael Scott.

La fiction non evita di affrontare temi eticamente  sensibili già a quel tempo (è stata trasmessa dal 2005 al 2013) come l’omosessualità (St 3,E1) e la disabilità (St 2, E12). Di fronte alla scoperta che il latinoamericano contabile Oscar è gay, Michael si manifesta ancora una volta maldestro; fa fatica a trattiene espressioni gergali di irrisione a quel tipo di inclinazione radicate nel tempo ma sa che come capo deve invitare tutti i dipendenti alla massima tolleranza. Alla fine fa del suo meglio, cioè qualcosa di pessimo, sollecitando Oscar a fare coming out davanti ai suoi colleghi e dandogli anche un forzatissimo bacio (pare che l’idea di concludere la scena in questo modo sia venuta spontaneamente a Steve Carrel mentre facevano le riprese).
E’ interessante notare come il tema sia stato affrontato con ironia e libertà, senza soggiacere alle ingessature di pura convenienza a cui sono costretti i film/serial di oggi schiacciati dall’obbligo del politically correct. Divertente anche l’altro episodio, dove il boss si fa male a un piede, arriva in ufficio con le stampelle  e si lamenta per la mancanza di sensibilità dei suoi dipendenti alle problematiche dei disabili. Convoca tutti nella solita meeting room per incontrare un vero disabile sulla sedie a rotelle e Michael viene ancora una volta smascherato, perché l’invitato vuole venir trattato come qualsiasi altra persona, non certo con la commiserazione degli altri.

Il successo non sarebbe comunque arrivato, così pieno, se non fosse stato creato il personaggio di Michael, interpretato magistralmente da Steve Carrel. Michael è nella sua essenza un bravo venditore, che una volta diventato capo di una filiale, risulta privo del realismo e dell’autocontrollo necessari  e ha continuato a “vendere” sogni ai suoi collaboratori, trasferendo ottimismo spesso fuori posto. L’episodio  S6, E12, è terribile da questo punto di vista. Dieci anni prima, in uno slancio di ottimismo abbinato a leggerezza, aveva promesso a una classe  di ragazzi di colore poveri che avrebbe pagato loro le spese del college.  Perché lo ha fatto? Nel suo ottimismo senza freni aveva ipotizzato che sarebbe diventato presto ricco. Prossimi alla maturità, la classe invita il benefattore alla loro scuola perché gli allievi hanno organizzato una festa in suo onore. E’ in questa occasione che solo Michael poteva prendere il microfono e orchestrare scuse che sono un misto di candore irresponsabile e faccia tosta nel prospettare misere alternative.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UPLOAD (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 05/17/2020 - 09:03
Titolo Originale: Upload
Paese: USA
Anno: 2020
Sceneggiatura: Greg Daniels
Produzione: 3 Arts Entertainment
Durata: 10 puntate da 50' su Prime Video
Interpreti: Robbie Amell, Andy Allo, Allegra Edwards

Los Angeles, anno 2033. Le cose vanno bene per il giovane programmatore Nathan Brown: c’è interesse intorno al suo progetto software ed è fidanzato con Ingrid, una bella ragazza che è anche molto ricca. Ma una notte, dopo aver lasciato la fidanzata, cambia tutto: la sua auto a guida automatica va a sbattere contro un camion e Nathan viene portato in fin di vita all’ospedale. La fidanzata lo convince ad aderire al programma Upload: il suo “io” privo del corpo ma con la memoria e i cinque sensi intatti, verrà portato in un mondo virtuale, pieno di comfort, dove potrà vivere per l’eternità. Il programma è costoso ma per tutte le spese ci penserà Ingrid. Detto fatto: Nathan si ritrova a Lakeview, in un lussuoso albergo in mezzo al verde, libero di praticare qualsiasi sport. Ma la nostalgia per il corpo perduto arriva presto e a confortarlo ci pensa Nora, l’operatrice (reale) del progetto Upload che si deve occupare di lui…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questa serie ci stimola a pensare a cosa dobbiamo aspettarci nel “dopo” e se le soluzioni proposte non sono soddisfacenti, si continua almeno a coltivare ciò che è più importante: le relazioni umane
Pubblico 
Adolescenti
Alcune situazioni, sia pur scherzose di rapporti sessuali frettolosi. Nudità parziali
Giudizio Artistico 
 
L’autore Greg Daniels ci descrive con molta ironia e cura dei dettagli, un mondo prossimo futuro. Il suo racconto è lineare, senza puntare troppo nei colpi di scena se non nel finale, come anticipo per una prossima stagione
Testo Breve:

In un futuro non troppo lontano, i defunti potranno accedere all’eternità, vivendo in un mondo virtuale. Uno stimolo interessante che ci fa riflettere senza prendersi troppo sul serio. Su Netflix

La quarantena imposta dal Coronavirus ci ha proiettato in un mondo che non conoscevamo, ci ha portato a virtualizzare la nostra esistenza. Non più riunioni di lavoro nella stessa stanza a discutere animatamente, ma da soli davanti a quel mosaico di volti che compare sullo schermo del computer; non più aule dove i ragazzi si scambiano battute sottovoce mentre il professore spiega, ma la cameretta dove in mezzo a tanti giochi, si vede un insegnante che cerca di dire cose interessanti da un tablet; non più baci e abbracci con i parenti e le/i fidanzate/i  ma graziosi saluti con la mano verso quel volto che compare sul  cellulare. Sarà piaciuto a pochi ma questa virtualizzazione dei rapporti umani è una realtà in crescita che si sta diffondendo in tanti altri settori: dagli occhiali 3D con i quali possiamo vedere com’era durante il Medioevo la strada che stiamo percorrendo o la domestica-robot che ti pulisce casa. La stessa visione compulsiva di serial TV, scelti dall’abbondante offerta da tante piattaforme streaming, non è un modo, già adesso, di rifugiarsi in un paradiso che sembra costruito esattamente secondo i nostri gusti? Ecco perché questo Upload non ci stupisce più di tanto e il futuro ipotizzato (2033) non è poi tanto lontano. Quest’anima elettronica che vive in un corpo che non è nient’altro che il nostro avatar “caricato” con tutta la memoria pregressa, in grado di ricevere stimoli simulati dai cinque sensi e di elaborare giudizi, desideri, affetti, consente finalmente di realizzare l’eterna aspirazione all’immortalità? Può fornire una nuova prospettiva a quanti, anche quelli animati da una forte fede, si sono arresi al fatto che la costituzione reale dell’Aldilà sia un mistero non risolvibile? Sarebbe pretendere un po’ troppo da questo serial sviluppato con molta ironia da Greg Daniels, già autore del divertente The Office. In realtà si tratta di un paradiso creato dagli uomini con una mentalità molto terrena, orientata a immaginare tutto ciò che di meglio ci piacerebbe avere su questa terra, incluse anche tutte le sue imperfezioni, come la divisione di Lakeview in classi sociali (più soldi si hanno e più lussuoso è il paradiso a cui si può aspirare).

Puntata dopo puntata Daniels si diverte a guidarci in questo nuovo mondo, sempre più automatizzato, impersonale, dove i rapporti umani, lavorativi o affettivi, si misurano in Like, dove possiamo continuare a conversare con i nostri cari defunti che hanno fatto upload e con il marito trapassato è ancora possibile condividere le intimità di un tempo indossando tute speciali.

All’interno di questo universo del futuro, è stata inserita una componente thriller (la morte di Nathan è stata accidentale o è stato ucciso?), una storia romantica e tematiche sociali (i luddisti sono quelli che vogliono distruggere questi paradisi artificiali per ricchi) ma sono sotto-temi che hanno poco mordente e in alcune puntate si nota poca originalità; alla fine ciò che più attira l’attenzione dello spettatore è l’arguzia con cui è stato immaginato questo nostro prossimo futuro.

L’autore è invece bravo nel mostrare come l’uomo e la donna, nella loro immutabile essenza, esprimano sempre se stessi, anche in queste situazioni così particolari.

Nathan, forzato a occuparsi solo di ciò che potrebbe piacergli, sente acuta la mancanza delle sfide, nelle continue difficoltà della vita reale. Anche ora, nel suo nuovo stato, percepisce dentro di se’ l’impegno a praticare virtù importanti come la giustizia (sente la necessità di risolvere i problemi dei “due Giga”, di coloro che hanno fatto Upload ma che non hanno soldi sufficienti per condurre una vita dignitosa) e l’onestà (non può mentire alla sua fidanzata, anche se è lei che lo mantiene nel Lakeview) ma anche lui è debole e deve chiedere perdono.  Le relazioni umane continuano a essere la cosa più importante: vuole stringere amicizie sincere con quell’unica donna con la quale può abbandonarsi alle confidenze e forse qualcosa di più. Infine c’è il padre di Nora che è gravemente ammalato e che viene invitato dalla figlia a fare Upload ma lui cortesemente rifiuta questo paradiso artificiale: crede ancora in un mondo ultraterreno dove potrà finalmente ritrovare la sua amata moglie.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CHIAMATEMI ANNA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/13/2020 - 15:36
Titolo Originale: Anne with an "E"
Paese: CANADA
Anno: 2017
Sceneggiatura: Moira Walley-Beckett
Durata: tre stagioni, 27 episodi di 45' su Netflix
Interpreti: Amybeth McNulty, Geraldine James, R.H. Thomson, Dalila Bela, Lucas Jade Zumann

Nuova Scozia (Canada), fine '800. A tre mesi dalla sua nascita Anna Shirley resta orfana di entrambi i genitori. Da allora vive in diverse famiglie finché, giunta ai 13 anni arriva, per sbaglio, nella cittadina di Avonlea, sull’isola del Principe Edoardo, in casa di due anziani fratelli, Marilla e Matthew Cuthbert. Dopo l’iniziale diffidenza, causata dalla grande immaginazione della bambina nonché dalla sua parlantina, i due fratelli decidono di adottarla. Entrando a far parte della loro famiglia, inizia a fare i conti con la scuola, con le amiche, con il lavoro nella fattoria dei suoi genitori adottivi. Anche lì, il pregiudizio le gioca a sfavore e dovrà conquistarsi la fiducia di molte persone del vicinato e delle compagne di studi. Situazioni che l'accompagneranno sempre durante la sua crescita, i primi amori, la ricerca delle proprie origini. Tre stagioni molto movimentate.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial ci trasmette il valore dell’amicizia, il saper trasformare la sofferenza in empatia e accoglienza degli altri, tutto già presente nel romanzo originale ma vengono aggiunte altre tematiche tipiche del mondo moderno, presentate secondo ideologie a senso unico.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune tematiche non adatte ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ben scelta e nella parte Amybeth McNulty, che interpreta la protagonista. Ottima la fotografia e la ricostruzione dell’ambiente rurale del Canada dell’800
Testo Breve:

Il famoso romanzo di formazione Anna dai capelli rossi viene riproposto in questo serial Netflix. Brava la protagonista, ottima la ricostruzione dell’ambiente rurale di fine ‘800 ma vengono aggiunte arbitrariamente tematiche moderne (femminismo, unioni omosessuali) che falsano lo spirito originale. Su Netflix

Dopo le numerose trasposizioni cinematografiche, televisive e animate, è arrivata una nuova versione televisiva del romanzo Anna dai capelli rossi (tit. or. Anne of Green Gables) della scrittrice canadese Lucy Maud Montgomery. Le tre stagioni del serial sviluppano tre stagioni agricole: dalla primavera all’inverno di tre anni consecutivi (uno per stagione). Un vero e proprio “serial” di formazione, come è stato romanzo di formazione il testo di cui il serial è adattamento.

Uno dei pregi più grandi della serie è la fotografia: paesaggi molto belli e una sapiente scelta delle inquadrature che aiutano a metterli in risalto. Ambientata sull’Isola del Principe Edoardo (anche se girata in Ontario, sulla terraferma canadese), offre scorci stupendi della terra canadese in diverse stagioni: dai colori autunnali al bianco inverno, dalle fioriture primaverili ai vivaci colori estivi. Una bellezza che viene  amplificata dalle descrizioni fantasiose che la protagonista ama costruire. 

La vita, le consuetudini della realtà contadina sono ben ricostruite, viste attraverso lo sguardo innocente  di una tredicenne di fine ottocento, con tutte le fatiche, le gioie, le soddisfazioni che la terra può dare.

La recitazione dei giovani attori è credibile. La protagonista (interpretata da Amybeth McNulty) si presenta fin da subito come molto chiacchierona e ricca di immaginazione: aspetti che spesso infastidiscono il mondo degli adulti (e, a volte, anche lo spettatore), ma che permettono di scandagliare a fondo la sua personalità e aiutano a percepire quella sua innocenza che è rimasta intatta nonostante le prove a cui la vita l’ha sottoposta. Puntata dopo puntata e stagione dopo stagione se ne può apprezzare la maturazione nella personalità e nel carattere.

Gli anziani genitori adottivi, i compagni di scuola che poi diventano suoi amici e amiche, maturano insieme con lei. La narrazione procede senza fretta, consentendoci di apprezzare una definizione dei personaggi molto approfondita e articolata. Sono 27 episodi in tre stagioni che permettono allo spettatore di assistere al processo di uscita dall’infanzia e dall’adolescenza di Anna, Diana, Gilbert e gli altri loro amici per entrare nel mondo degli adulti.

Nonostante sia ben realizzato, il prodotto presenta alcuni punti critici. Si tratta di situazioni e di tematiche non presenti nel romanzo originale e che sono state aggiunte per effettuare una dubbia operazione di “modernizzazione” di questa storia che ha accompagnato la crescita di tante generazioni di ragazze.

Nella prima stagione, in più puntate, viene affrontato il tema della sessualità. Se la modalità e il linguaggio possono sembrare infantili, alludono di fatto a rapporti tra adulti (Anna racconta alle sue amiche quanto ha sentito in alcune famiglie adottive precedenti ai Cuthbert) ai quali non è estraneo l’esercizio della violenza. Vengono dedicate parti importanti di alcune puntate anche al menarca. Se fisicamente segna una tappa importante per la crescita del corpo femminile, la trattazione così come viene fatta nel serial, unitamente alle relative discussioni tra amiche, oltre a non aggiungere nulla al testo originale,  rende  il serial non più adatto al pubblico dei più piccoli.

Lascia, infine, un po’ sconcertati la scelta di utilizzare Anna per proporre riflessioni sui cosiddetti diritti civili (chiamati proprio così nella terza stagione). Se risultano inserite nel giusto contesto storico le considerazioni sul razzismo e sui diritti degli afro-americani (nella seconda stagione) o dei nativi americani (nella terza stagione), si possono considerare un po’ esagerati i toni su altre tematiche.

Anna sembra una femminista ante litteram (in particolare dalla seconda stagione in poi): dialoghi con le amiche (o con gli adulti che fanno parte del suo ambiente), qualche piccola “protesta organizzata”, una sorta di manifesto pubblicato sul giornalino della scuola. Un’aggiunta poco significativa perché  la storia originale già diceva molto riguardo all’energia, all’intelligenza, all’iniziativa femminile.

Infine, ciò che non manca mai in una serie originale Netflix, evidenti accenni all’omosessualità in diverse sfumature (nella seconda e nella terza stagione). Una coppia di donne ha vissuto per lungo tempo felice insieme, nascondendo la loro relazione ai rispettivi parenti;  un ragazzo che soffre perché la sua omosessualità non è accettata dagli altri, è vittima di bullismo e non potendo fare coming out con i suoi genitori,  ancora sedicenne, va a vivere per conto suo; infine, un altro giovane, non accettando la sua omosessualità, tenta di sposarsi per mascherare il suo disagio nei confronti di sé stesso e lo stigma sociale. Sono tutte sottotrame non presenti nel romanzo originale e se non possiamo che condannare ogni mancanza d rispetto nei confronti di queste persone, l’esito finale di questi racconti è sempre lo stesso: love is love, se c’è l’amore c’è tutto quello che serve per una vita felice (e chi non lo capisce è gretto e di mentalità ottusa).

Questi elementi, disseminati qua e là, presentati in modo apparentemente innocente perché mediati dallo sguardo sempre stupito di Anna, rendono il serial (in modo particolare la seconda e la terza stagione) abbastanza problematico per il pubblico di preadolescenti e adolescenti a cui dovrebbe essere indirizzato. Diventa quasi un sunto delle varie ideologie moderne da presentare alle nuove generazioni. Disponibile su Netflix

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DIAVOLI (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Dom, 05/10/2020 - 20:51
Titolo Originale: Devils
Paese: ITALIA. U.K., FRANCIA
Anno: 2020
Regia: Nick Hurran, Jan Maria Michelini
Sceneggiatura: Alessandro Sermoneta, Mario Ruggeri, Elena Bucaccio, Guido Maria Brera, Christopher Lunt, Michael A. Walker
Produzione: Sky Italia, Lux Vide, Sky Studios, Orange Studio, OCS
Durata: 10 puntate di 50' su SKY Atlantic
Interpreti: Alessandro Borghi, Patrick Dempsey, Kasia Smutniak, •Laia Costa

2011, City di Londra. Nella sede della American New York – London Bank (NYL), Massimo, un italiano venuto dalla gavetta, brillante head of trading, ha appena fatto guadagnare alla banca, con l’aiuto della sua squadra di traders, chiamata “I Pirati”, 250 milioni di dollari scommettendo sul ribasso dei titoli greci, prevedendo in anticipo il collasso di quel paese. Massimo è stato sempre sostenuto dal CEO Dominic Morgan e ora si attende ragionevolmente la promozione alla carica di vice-CEO, anche se per quel posto è in concorrenza con Edward Steward, un banchiere della vecchia scuola che non approva i metodi spregiudicati delle nuove generazioni. In quello stesso giorno tutto accade velocemente: Morgan comunica a Massimo che non può più aspirare a una promozione, ora che è stato scoperto che sua moglie Carrie esercita la prostituzione; un corpo senza vita, precipitato dall’alto è trovato nell’atrio della banca. Si tratta proprio di Steward ed è inevitabile che i sospetti ricadano su Massimo che a questo punto decide di indagare per scoprire chi lo stia incastrando. Per raggiungere questo obiettivo ingaggia Sofia Flores, una giovane donna che lavora per Subterranea, un’agenzia clandestina di hackers , abile nel raccogliere informazioni sensibili nell’ambito della finanza….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questo serial ha il pregio, sotto l’intrigante veste di un thriller, di rendere palese al vasto pubblico il potere della finanza e i suoi frequenti rapporti con la politica, che fanno sì che pochi prepotenti decidano le sorti dei paesi più deboli. Non ci sono eroi positivi in questo serial e un po’ tutti agiscono per opportunismo, in base alla logica dello scambio di favori, anche illeciti
Pubblico 
Adolescenti
Alcuni incontri amorosi con nudità parziali. Una scena di tentata violenza su di una donna
Giudizio Artistico 
 
Il meccanismo del thriller è ben calibrato, con il rilascio, puntata dopo puntata, di una giusta dose di rivelazioni e nuovi misteri. Ottima la fotografia. A volte le puntate risultano sovraccariche per un eccesso di subplot
Testo Breve:

Vivendo all’interno di una banca di investimenti, lo spettatore passa in rassegna dieci anni di crisi finanziarie mondiali e scopre gli stretti legami fra finanza e politica. I diavoli di oggi sono quei prepotenti che per il proprio vantaggio finiscono per mettere in crisi i paesi più deboli. Interessante e avvincente. Su Sky Atlantic

Massimo partecipa alla lezione universitaria di un suo professore amico, che sta ricostruendo la crisi del canale di Suez del 1957. Francia e Inghilterra, che si erano già impadronite militarmente del canale, furono costrette a fare marcia indietro perché il presidente Eisenhower, che non voleva ulteriormente peggiorare i rapporti con la Russia, usò un’arma nuovissima: iniziò a vendere le riserve statunitensi della sterlina provocando il crollo della valuta britannica. “La più potente arma del mondo è la finanza”: conclude il professore. Il serial è sostanzialmente un thriller, dove ci sono complotti e colpevoli da scoprire ma il sottofondo storico, si intreccia indissolubilmente con le vicende personali dei protagonisti, perché premere il tasto di un computer di una merchant bank per acquisire/vendere titoli può scatenare reazioni, spesso incontrollate, in interi paesi. E’ questo il messaggio forte della fiction: ricordare la crisi di Suez vuol dire ricordare l’inizio, nell’epoca moderna (in fondo, non erano stati proprio dei banchieri, i Fugger, a esser determinanti per la nomina a imperatore di Carlo V?) della crescita a dismisura del potere della finanza, in grado di influenzare pesantemente le scelte politiche di interi stati.

Puntata dopo puntata, vengono passate in rassegna le principali crisi economico-finanziarie che si sono sviluppate in tempi recenti (Argentina, 2001; Irlanda, 2007; Subprime USA 2008; Grecia, 2009; Italia 2011; che ci mostrano come si è formato, con il tempo, uno stretto incrocio di interessi  fra finanza e politica. E se le banche concedono prestiti (più o meno esosi) quando un paese rischia il collasso, i governi sono pronti a impiegare il denaro pubblico per salvare banche private, senza impegnarsi a emanare leggi più severe per porre sotto controllo il loro comportamento. Non sono trascurate le crisi politiche, come la fine di Gheddafi in Libia, per la quale Guido Maria Brera, autore del libro omonimo e co-sceneggiatore della serie, non si perita di far intendere che le crudeltà del leader libico siano state gonfiate ad arte per giustificare un goloso intervento dell’Occidente.  In tutte queste situazioni, l’head trader Massimo segue una regola precisa, come lui stesso dichiara: ““sentire l’odore del sangue, attaccare i deboli e fare i soldi”. I Diavoli del titolo sono proprio gli speculatori affamati di denaro, che operano silenziosamente e spesso nell’anonimato.

Che la sceneggiatura sia stata scritta da chi conosce bene ciò che sta raccontando, lo si vede  dal realismo con cui è stata ricostruito il contesto in cui si muove il mondo della finanza: il  floor della banca, dove il team di Massimo compra e vende titoli; l’ufficio del CEO, dove si prendono rapidissime decisioni e non mancano trasferte in locali accoglienti dove vengono invitati clienti che debbono essere incoraggiati a firmare con tanto di corteo di hostess. Fa parte dello stesso scenario anche la Ferrari di Massimo, un fringe benefit che è utile per ostentare il suo status di privilegiato. Questo Diavoli si inserisce nella categoria dei serial di contesto che è sempre stata una prerogativa dei serial americani, dove il lavoro, profilato con abbondanza di dettagli tecnici, non è più un semplice sottofondo a una storia d’amore ma costituisce la vita stessa dei protagonisti e i rapporti sentimentali, se non inquinati anch’essi per motivi d’interesse o ridotti a incontri di una notte, sono inesorabilmente scivolati  in secondo piano. Le dosi di suspense vengono rilasciate sapientemente, puntata dopo puntata, così come riusciamo a conoscere sempre meglio, attraverso dei flashback, i retroscena della vita di ogni personaggio. Fra questi, primeggiano   Massino e il suo boss Dominic.

Dominic è il personaggio più conturbante, un vero genio del male, con un poderoso autocontrollo, abile manipolatore di persone e di situazioni a suo vantaggio. Per il suo cinismo, è quello che si avvicina di più a Frank Underwood, il protagonista del serial di contesto forse più famoso: House of Cards. La figura di Massimo è più complessa: è un decisionista che segue anche lui il principio ”il fine giustifica i mezzi” anche quando questi sono illeciti ma non è una macchina inflessibile come Dominic; subisce, per sua fortuna, crisi di coscienza e a volte usa le sue competenze a fin di bene. Tutti comunque, capi o gregari, giovani o meno giovani (dispiace che il giovane team di Massimo si comporti allo stesso modo), conoscono un solo modo di interagire con gli altri: lo scambio di favori, il “do ut des,” se non direttamente il ricatto.

Più deboli sono le figure femminili a iniziare dalla moglie di Massimo, Carrie, uno strano miscuglio di estrosità artistica, debolezza caratteriale e ideologia marxista ma forse è proprio grazie a lei che riusciamo a cogliere un sincero momento di dolore in Massimo, che sente di non riuscire a prendersi pienamente cura, lui così forte, di quell’unica donna che ama veramente.  Si nota  anche un eccesso di sottotrame, che a volte finiscono per intasare il racconto. In particolare la parentesi italiana, nell’episodio ottavo, fra i pescatori del salernitano, finisce per allentare la tensione sulla trama portante. Il montaggio è molto veloce, il linguaggio adottato è spesso specifico della tecnica finanziaria (shortare, VAR, CDS, cartolizzare,..) che rendono questo serial particolarmente adatto alla categoria degli  young adult professionisti. Per chi resta comunque appassionato da questo intrigo fra finanza e politica, Sky ha messo a disposizione un’appendice al serial dove viene spiegato il significato dei termini professionali utilizzati.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SUMMERTIME (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 05/04/2020 - 15:18
Titolo Originale: Summertime
Paese: ITALIA
Anno: 2020
Regia: Francesco Lagi, Lorenzo Sportiello
Sceneggiatura: Mirko Cetrangolo e Anita Rivaroli
Produzione: Cattleya
Durata: 8 puntate di 50' su Netflix
Interpreti: Ludovico Tersigni, Rebecca Coco Edogamhe, Amanda Campana, Andrea Lattanzi

Cesenatico. L’ultimo anno di liceo è finito e dopo i gavettoni di rito, i ragazzi si riversano sulla spiaggia. Fra loro non c’è Summer, una ragazza che dice di odiare l’estate (è il tempo nel quale il padre, un musicista, lascia la famiglia per il suo tour) e che ha trovato lavoro presso un albergo della città. Non c’è neanche Ale, che si deve allenare per le prossime gare come motociclista professionista, sotto la severa guida di suo padre e l’aiuto, come meccanico, dell’amico Dario. Edo e Sofia sono i migliori amici di Summer:Edo è da sempre segretamente innamorato di lei ma sa di non esser corrisposto, mentre Sofia ha inclinazioni lesbiche che sfoga con incontri occasionali con persone trovate in rete. L’estate lascia molto più tempo libero e si sviluppano nuovo incontri: Dario fa amicizia con Sofia, Summer incontra Ale, mentre fra gli adulti, Isabella, la madre di Summer, non riesce a dimenticare di aver abbandonato, per prendersi cura della famiglia, la vocazione di cantante e Maurizio, il padre di Ale, deve affrontare la rinuncia del figlio a gareggiare, dopo aver speso tanti anni ad allenarlo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ragazzi e ragazze adolescenti hanno fretta di diventare grandi: vivono nel presente senza progettare il futuro e i più si abbandonano a una sessualità di consumo o a una sessualità di prima conoscenza
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio, incontri sessuali con nudità fra donne;uso sporadico di alcool e di spinelli, rapporti prematrimoniali
Giudizio Artistico 
 
Il cast tecnico e i protagonisti, tutti giovani alle prime esperienze, tradiscono qualche fragilità nella costruzione del ritmo narrativo e di certi dialoghi ma alla distanza riescono a rendere credibili e coinvolgenti i personaggi principali
Testo Breve:

Un gruppo di ragazzi termina l’ultimo anno di scuola e si riversa sulle spiagge di Cesenatico: si formano amori e amicizie ma i legami sono fragili, il futuro è incerto e nella fretta di crescere commettono degli errori. Su Netflix

Netflix torna ad arricchire uno dei suoi filoni preferiti, quello che esplora il mondo degli adolescenti, con una serie tutta italiana ambientata durante un'estate a Cesenatico, un tipico momento di trasformazione e di primi (o non primi) amori. Forse per complementare il precedente serial adolescenziale italiano di Netflix, Baby, non ci troviamo di fronte a dei ragazzi dell’alta borghesia, né le loro famiglia hanno entrate sufficienti per conceder loro una favolosa vacanza all’estero, come nel film  L’estate addosso di Gabriele Muccino ma  le loro spiagge sono quelle stesse della loro città e un po’ tutti, tranne Summer, hanno scarsa propensione agli studi, visto che sia Edo che Blue sono risultati respinti agli scrutini di fine anno.  A somiglianza di Baby però, Netflix ha puntato, ancora una volta, su un cast giovanissimo per la sceneggiatura e la regia, e anche i protagonisti del serial sono ai loro primi ciack (ad eccezione di Lodovico Tersigni che avevamo già conosciuto in Slam, L’estate addosso e Skam Italia) con il chiaro obiettivo di riuscire ad impiegare un linguaggio che risultasse in sintonia con il  pubblico target.

Le aspettative della serie vengono rispettate: finalmente non si tratta di un lavoro che vuole attirare lo spettatore intorno a temi e ambienti in odore di scandalo (come in Baby, Thirteen, Elite, Sex Education) ma, in un certo senso è più ambizioso, perché vuole proporci  un ritratto di ragazzi e  ragazze d’oggi, quelli che non sono più teenager ma non ancora young-adult (Summer compie diciott’anni proprio a metà della serie) i quali, arrivata l’estate, “semplicemente” intrecciano amicizie e amori (inclusi quelli omosessuali, secondo i canoni narrativi attuali).

I primi episodi possono scoraggiare: il ritmo è lento, i dialoghi fra i ragazzi sono banali. Man mano però che la storia prende forma, i vari personaggi vengono approfonditi nei loro desideri, nella sofferenza di innamorarsi senza venire ricambiati, nei loro momenti di malinconia e in quel senso di stordimento che scaturisce dal trovarsi davanti a un futuro vuoto (come per Dario), che non è stato ancora riempito né di progetti concreti ma neanche di sogni. La love story estiva non appare dominante, ma anche altre relazioni sono equamente rappresentate: l’amicizia con i coetanei e i rapporti, sempre oscillanti fra affetto e ribellione, con i genitori.

Ben sottolineata è l’aspirazione a definire se stessi, che può portare a un coraggioso distacco da quei legami che ne bloccano lo sviluppo, come accade ad Ale, che cerca di liberarsi da un padre-istruttore-dominatore e anche a Dario, che ha legato per troppo tempo il suo destino alle fortune professionali dell’amico.  Interessanti anche quelle annotazioni che appaiono, quasi in sordina, sulla fenomenologia dell’amore. Summer, una ragazza che non perde un solo minuto, si concede, ora che è innamorata, di “perdere tempo”, distesa al sole, accanto a lui mentre allo stesso Ale riaffiorano alla memoria, piacevoli ricordi del passato, ora che il suo l’animo è più disteso, meno angosciato per il futuro.

Restano tuttavia due aspetti che disorientano e stimolano la necessità di comprendere se si tratti di forzature della sceneggiatura oppure di una rappresentazione amara ma vera della realtà di oggi: i rapporti con i genitori e la gestione della propria sessualità.

Questo serial è coerente con i precedenti già citati, nel mostrare genitori (quasi tutti in crisi coniugale) troppo impegnati a puntellare il loro equilibrio instabile per dedicarsi pienamente ai propri figli. C’è sicuramente affetto reciproco: chi può negare che la madre di Ale non si dia da fare per riconciliare il padre con il figlio, che la madre di Summer con minimizzi i rapporti tesi con il marito per costruire un ambiente sereno in famiglia? E’ un modo per manifestare vicinanza ma poi non ci sono altre parole da dire. Non c’è saggezza da trasmettere, non c’è travaso di esperienza da comunicare, non ci sono confidenze  da condividere. Se Summer decide di passare la notte con Ale, è sufficiente che lasci un bigliettino sul comodino della madre. Su questi comportamenti non c’è nulla da dire.

Accanto a situazioni di innamoramento sincero, in questo serial ci sono troppi casi di sessualità da consumo. Una ragazza che è venuta in campeggio a Cesenatico con i genitori, ha la sua tenda personale, in modo da poter ospitare per la notte il ragazzo che in quel momento è di suo gradimento; Sofia, che ha inclinazioni lesbiche, organizza incontri di una notte tramite siti per appuntamento; la simpatica collega di Summer che lavora nello stesso albergo,  cerca avventure che si consumino velocemente, perché a lei interessa “una sola cosa”.

Forse è proprio per questi aspetti che il sentimento prevalente che traspare dagli otto episodi e quello della malinconia. Non c‘è gioia, quella anche un po’ sciocca e incontrollata dell’adolescenza ma quell’amaro in bocca che scaturisce dal sentire le aspirazioni più profonde che scaturiscono dal proprio animo ma non si ha la pazienza di attendere che maturino e che trovino il loro giusto compimento; si preferisce vivere ora, nel presente, consumando tutto ciò che c'è da consumare.  Non è certo una vita felice quella di Sofia, come lei stessa confessa lucidamente a Dario, in quel suo vivere di incontri di una notte ma neanche è felicità quella di Summer e di Ale, che compiono i gesti di una donazione completa ma che non è ancora amore perché se amare vuol dire fondere le proprie vite, è proprio la loro vita che è ancora in fase di definizione. 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MISTERO A CROOKED HOUSE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 04/25/2020 - 10:01
Titolo Originale: Crooked House
Paese: Regno Unito
Anno: 2017
Regia: Gilles Paquet-Brenner
Sceneggiatura: Gilles Paquet-Brenner, Julian Fellowes, Tim Rose Price
Produzione: Brilliant Films, Fred Films
Durata: 115 Su Netflix, Youtube, Google Play
Interpreti: Glenn Close, Max Irons, Stefanie Martini, Julian Sands

Inghilterra, fine anni ’50. Charles Hayward, giovane investigatore privato, viene contattato dalla sua vecchia fiamma Sophia, che gli chiede di indagare sulla morte improvvisa del nonno, il magnate Aristides Leonides. Apparentemente, l’uomo è morto a causa di un infarto, ma Sophia sembra convinta che si tratti di un omicidio. Per indagare, Hayward si trasferisce a Crooked House, la magione di campagna della famiglia Leonides. Qui fa la conoscenza di tutti i familiari del defunto, molti dei quali nascondono dei segreti…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Non ci sono valori particolari da segnalare in questa famiglia che ha smarrito qualsiasi coordinata etica
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di tensione emotiva
Giudizio Artistico 
 
L’attenzione dello spettatore è garantita grazie alle numerose tracce da seguire e i potenziali sospetti ma manca un sufficiente approfondimento dei personaggi
Testo Breve:

Gli ingredienti del tipico giallo di  Agatha Christie ci sono tutti: un omicidio misterioso, una nutrita galleria di potenziali sospetti e un detective che svela uno dopo l’altro i loro segreti. Ottima interpretazione di Glenn Close. Su Netflix, Youtube, Google Play

Tratto dal romanzo di Agatha Christie È un problema (Crooked House, 1949) - uno dei preferiti dall’autrice malgrado l’assenza dei suoi due protagonisti più famosi, Hercule Poirot e Miss Marple – il film presenta molti dei tratti caratteristici delle storie della scrittrice inglese, tra cui un omicidio misterioso, una nutrita galleria di potenziali sospetti e un detective che svela uno dopo l’altro i loro segreti.

Nel caso specifico, quella dei Leonides è una famiglia altamente disfunzionale, in cui i rapporti sono esasperati e improntati all’odio e al sospetto. C’è lady Edith (interpretata da un’ottima Glenn Close), sorella della prima moglie di Aristides Leonides, donna determinata e perspicace, l’unica che sembra mantenere uno sguardo lucido su quanto la circonda; c’è Brenda, nuova moglie del capofamiglia ed ex ballerina di Las Vegas, molto più giovane del marito, che nasconde una tresca con il precettore dei suoi nipoti; c’è Magda, moglie del figlio maggiore di Aristides e madre di Sophia, attrice mancata che sogna un futuro irrealizzabile nel mondo del cinema… Persino i bambini, i nipoti di Aristides Eustace e Josephine, appaiono in qualche modo corrotti dall’arido e folle contesto familiare in cui sono stati costretti a crescere: il primo è un’adolescente incattivito e enza peli sulla lingua, mentre la seconda è una bambina intelligentissima, grande osservatrice ma assolutamente priva di senso  morale.

Se l’ampia galleria di personaggi, con i vari interrogatori, le numerose tracce da seguire e i potenziali sospetti, non permettono allo spettatore di annoiarsi, intrattenendolo con una sorta di gioco “alla Cluedo”, d’altra parte costituiscono anche un elemento di debolezza, perché non consentono un sufficiente approfondimento dei personaggi, molti dei quali risultano piuttosto stereotipati. Questo è evidente, in modo particolare, nel protagonista, che riassume in modo un po’ superficiale tutte le caratteristiche tipiche dei detective nei film noir (è spiantato, tormentato e con un difficile passato alle spalle), e in Sophia, che, a sua volta, appare ricalcata sulla figura delle femme fatale del cinema del passato.

Molto affascinante risulta, invece, il legame tra i personaggi e l’ambiente in cui si muovono. Le storture morali e psichiche di una famiglia dell’alta società inglese si riflettono nella scenografia, che appare simile a una casa di bambole vittoriana, in cui ogni personaggio è un mondo a sé stante, con i suoi colori, la sua musica e il suo “genere” di appartenenza. In questo modo, lo spettatore viene invitato ad aprire le tante porte della casa e ad affacciarsi sui diversi mondi in miniatura, allo scopo di scoprire ogni volta una tessera in più di un puzzle complesso e intricato.

Puzzle che conduce infine a un finale scioccante, ma in fondo non così inaspettato, dopo che abbiamo assistito, per quasi due ore, alle vicende di una famiglia che non ha problemi a riconoscere apertamente di aver smarrito qualsiasi coordinata etica. Come ammette Sophia, “c’è tanta crudeltà in noi… che si manifesta in varie forme. Ed è quello che più mi turba. Le varie forme”.

Autore: Cassandra Albani.
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