Film Oro

  • warning: Creating default object from empty value in /home/fctadmin/public_html/modules/taxonomy/taxonomy.pages.inc on line 33.
  • strict warning: Non-static method view::load() should not be called statically in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/views.module on line 907.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_validate() should be compatible with views_handler::options_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter::options_submit() should be compatible with views_handler::options_submit($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_handler_filter_boolean_operator::value_validate() should be compatible with views_handler_filter::value_validate($form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/handlers/views_handler_filter_boolean_operator.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_style_default::options() should be compatible with views_object::options() in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_style_default.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_validate() should be compatible with views_plugin::options_validate(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
  • strict warning: Declaration of views_plugin_row::options_submit() should be compatible with views_plugin::options_submit(&$form, &$form_state) in /home/fctadmin/public_html/sites/all/modules/views/plugins/views_plugin_row.inc on line 0.
Film con contenuti di valore in riferimento alla persona e alla famiglia

THE CASE FOR CHRIST

Inviato da Franco Olearo il Mer, 12/13/2017 - 21:16
 
Titolo Originale: The Case for Christ
Paese: USA
Regia: Jon Gunn
Sceneggiatura: Brian Bird
Produzione: Triple Horse Studios
Durata: 113
Interpreti: Mike Vogel, Erika Christensen, Frankie Faison, Faye Dunaway, Robert Forster

Chicago 1980. Lee Strobel è un apprezzato giornalista investigative che lavora per il Chicago Tribune. Un sera si trova in un ristorante con sua moglie Leslie e la piccola figlia. Un dolcetto dalla forma allungata blocca la respirazione della bambina che rischia seriamente di soffocare. Un’infermiera che provvidenzialmente si trova nello stesso locale riesce a farle espellere il candito. Leslie resta scossa per l’accaduto, ritiene che la presenza dell’infermiera sia stata provvidenziale e si avvicina alla fede cristiana. Ciò indispettisce il marito, un ateo convinto. Decide quindi di applicare la stessa tecnica investigativa di cui è esperto, per dimostrare con i fatti, alla moglie, che la fede è pura superstizione. Inizia così a intervistare storici, biblisti, medici, psicologhi per raccogliere le prove della sua tesi…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La storia di una conversione al cristianesimo, che parte dalla ragione per approdare all’amore
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il racconto, ispirato a fatti realmente accaduti, esplora in modo convincente il percorso interiore che compie il protagonista per pervenire alla conversione
Testo Breve:

Il giornalista Lee crede solo nella realtà dei fatti e resta sconvolto quando la moglie aderisce alla fede cristiana. Il suo tentativo di cercare contrasti insanabili fra ragione e fede, ispirato a un fatto realmente accaduto, si risolve in una piena conversione

Questo Christian Film americano ha almeno due punti di vantaggio rispetto ad altri lavori simili usciti di recente, di contenuto apologetico (come God’not dead 1 e 2): racconta una storia vera, quella della conversione del giornalista Lee Strobel e la storia è ben narrata, proprio perché si basa sul libro autobiografico che Lee ha scritto.

Il Lee del racconto è un bravo professionista, ama il suo lavoro di giornalista investigativo che lo porta a cercare sempre di ricostruire la verità intorno al fatto di cronaca sotto esame appoggiandosi solo a ciò che può essere sottoposto a verifica.  Ama la moglie Leslie che sta aspettando il secondo bambino e per questo motivo è per lui motivo di grande delusione lo scoprire che si è avvicinata alla fede. Per Lee credere (frequentando una delle tante chiese protestanti presenti in America) è come piombare nella superstizione, imprimere alla propria vita una direzione assolutamente irrazionale. Sono varie le motivazioni del suo disappunto: un atteggiamento un po’ maschilista che assegna all’uomo di casa la leadership nello stabilire la filosofia di vita della famiglia; la prospettiva di una contesa continua con la moglie nella determinazione delle linee educative da dare ai due figli; il timore che si accresca la “distanza” fra loro due e arriva a dire che “tu mi hai tradita per Cristo”.

Un atteggiamento simile, sia pur a parti invertite, l’avevamo visto nel film francese L’amore inatteso dove l’avvocato Antoine sentiva che solo la fede può dare un senso alla propria esistenza ma la moglie come prima reazione, aveva temuto che ciò avrebbe causato un minore impegno nei doveri e negli affetti familiari, per andare a frequentare chissà quali ritiri spirituali.

Lee riceve l’autorizzazione dal suo capo redattore per iniziare a indagare sulla veridicità della fede cristiana e in particolare verificare se la Resurrezione possa razionalmente venir considerata un fatto realmente accaduto. Cerca quindi di trovare sostegno, consultando vari esperti, alle più classiche teorie ateiste. Al contrario, un archeologo gli conferma che il Vangelo è uno dei documenti meglio documentati dell’antichità, sfatando l’ipotesi che si tratti di un romanzo scritto molto tempo dopo; un dottore lo fa desistere dal supporre che Cristo non sia realmente morto sulla croce; infine una psichiatra lo dissuade dal ritenere possibile che si sia trattato di una suggestione collettiva.

Alla fine un amico giornalista lo porta alla più amara delle conclusioni: anche per ritenere che Gesù non sia realmente risorto occorre tanta fede quanta ne è necessaria per credere che sia stato realmente. E’ il fallimento della sua ipotesi di basare su dei fatti concreti la non consistenza della fede cristiana. Ma .in fondo, tutto quell’impegno non era stato vano: l’aver cercato con tanta insistenza una verità che gli sfuggiva era stata la miglior prova di trovarsi di fronte a qualcosa che anche per lui era di importanza capitale

Il regista Jonathan M. Gunn e lo sceneggiatore Brian Bird hanno arricchito il racconto (il testo originale si concentra sul tema della ricerca delle prove per non credere) di un’indagine poliziesca che Lee svolge per il suo giornale: anche in questo caso Lee cerca di attenersi ai fatti ma ben presto dovrà accorgersi che anche in quel contesto, così familiare perché sostenuto dall’esperienza acquisita con il suo lavoro, occorre sforzarsi di cercare una verità più profonda di quella che appare a un primo esame.

Molto bella è la figura della moglie, che soffre in silenzio per l’incredulità del marito e prega con intensità il brano di Ezechiele: “darò loro un cuore nuovo …darò loro un cuore di carne”.

Alla fine, riconosciuto che il racconto dei Vangeli non ha elementi di incredulità ma che di più non si può dire, messa da parte la ragione, Lee finisce per arrendersi di fronte a un’altra evidenza: l’amore di Leslie che non è mai venuto meno anzi si è accresciuto con la fede. Fanno una bella figura anche gli amici che cercano di aiutarlo nella sua ricerca, calmi e ragionevoli, riescono a distoglierlo dagli aspetti più negativi della sua ostinazione.

Dopo la sua conversione, il Lee reale è diventato un pastore della comunità Willow Creek , ha scritto libri di apologia cristiana e ha prodotto un programma TV che parla di fede.

Il film è disponibile in inglese con sottotitoli in inglese.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

MISURA PER MISURA

Inviato da Franco Olearo il Dom, 12/03/2017 - 21:44
 
Titolo Originale: ;easure for Measure
Paese: ITALIA
Anno: 1977
Regia: Luigi Squarzina
Sceneggiatura: William Shakespeare
Produzione: Teatro di Roma
Durata: 160
Interpreti: Luigi Vannucchi, Ottavia Piccolo, Gabriele Lavia

Il duca di Vienna è preoccupato per la sua città. La legge non viene applicata con rigore e il disordine, la rilassatezza sembrano prendere il sopravvento. Decide quindi di fingere di partire delegando al governo del ducato il vicario Angelo, noto per il suo rigore e l’austerità dei costumi. Mentre il duca si aggira per la città travestito da frate per vedere cosa accadrà, Angelo esordisce nel suo governo applicando una legge da tempo disattesa: condanna a morte il giovane Claudio, reo di aver messo incinta la sua fidanzata prima del matrimonio. Isabella, la sorella di Claudio, novizia in procinto di prendere il velo, si reca da Angelo per intercedere il favore del fratello. Il risultato di questo incontro è sorprendente: Angelo si infiamma di passione per la novizia e promette che salverà il fratello se lei gli concederà una notte d’amore. Isabella, angosciata, si reca dal fratello e lo informa del terribile ricatto. Il duca, travestito da frate, ascolta la loro conversazione e propone alla ragazza un’astuzia: accettare il ricatto di Angelo per poi mandare all’appuntamento (l’incontro avverrà al buio) Maria, una ragazza che era stata promessa sposa di Angelo ma poi rifiutata perché lei aveva perso tutta la dote in un naufragio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La giustizia deve essere rispettata soprattutto come difesa verso i più deboli ma la clemenza risulta superiore quando si manifesta la possibilità di riscatto del colpevole
Pubblico 
Adolescenti
Qualche argomento scabroso
Giudizio Artistico 
 
Nella versione proposta dal Teatro di Roma del 1977 per la regia altamente professionale di Luigi Squarzina, si può ammirare la bravura di molti nostri attori e attrici che per vari motivi, ora non calcano più il palcoscenico
Testo Breve:

Misura per misura è il modo con cui deve venir applicata la giustizia ma in quest’opera di Shakespeare la clemenza risplende per la sua capacità di convertire il colpevole

Nel recensire la versione cinematografica di Il Mercante di Venezia di William Shakespeare, avevamo sottolineato i passaggi nei quali veniva affrontato il tema dei rapporti fra la giustizia e la misericordia.

Non si poteva quindi trascurare l’altra opera del bardo dove con maggiore enfasi veniva affrontato questo tema: Misura per misura. Si tratta di un testo indubbiamente problematico (è stato catalogato come problem play), variamente interpretato dai critici. Se molti hanno sottolineato che viene rappresentato un mondo senza certezze, dove giustizia, potere, autorità, morale divengono disinvoltamente confuse, altri come Wilson Knight, hanno individuato nel testo frequenti riferimenti a brani del Vangelo.

Nella nostra ricerca volta a individuare quei risvolti che possano risultare significativi per una riflessione sulle virtù, ci limiteremo a sottolineare i passaggi più significativi, usando come traduzione quella usata dal teatro di Roma per la regia di Luigi Squarzina per la stagione 1977-78, presente su Youtube.

Il duca decide di assentarsi da Vienna lasciando il governo ad Angelo proprio perché convinto che un buon governo deve applicare con rigore la giustizia.

“Le abbiam tenute, però, queste leggi a sonnecchiare per quattordici anni, sì da averle ridotte fino ad oggi proprio come un leone ormai decrepito incapace perfino di uscir fuori dalla tana nemmeno per predare…. Così le nostre leggi: rimaste inapplicate per tanti anni, sono morte a se stesse, e la licenza fa oggetto di scherno la giustizia, il marmocchio percuote la nutrice, ed ogni senso d’umana decenza se ne va in opposta direzione”.

Lo stesso Angelo sottolinea come la giustizia ha precisamente la funzione di soccorrere i più deboli: “Io mostro pietà proprio praticando la giustizia” e che le leggi hanno un valore assoluto, indipendentemente dalle virtù di chi le applica

Ma quando si desidera clemenza, come Isabella per suo fratello, fino a che punto è giusto sacrificarsi? Emblematico è l’incontro fra la ragazza e suo fratello dove il dilemma che i due debbono affrontare non trova soluzione: lui reclama la salvezza dalla morte, lei difende il valore della sua verginità di novizia. Solo il Duca, quasi un deus ex machina, potrà offrire quella visione d’insieme del problema che porterà alla giusta soluzione.

Solo alla fine, grazie a un intervento sopra le parti del duca nel dilemma fra giustizia e clemenza, sarà la carità cristiana a prendere il sopavvento. A rappresentarla mirabimente è proprio Maria che ama Angelo nonostante i suoi difetti e invita Isabella implorare il perdono di Angelo di fronte al duca, proprio lei, che crede suo fratello morto per mano del vicario. Si crea in questo modo una gara di generosità che va oltre ogni misura e che ha il benefico effetto di far crollare Angelo portandolo a una pieno pentimento (c’ è una certa analogia con l’inizio de I Miserabili quando il vescovo dichiara ai gendarmi che i candelabri presi da Jean Valjean, sono stati donati, non rubati: un gesto fuori misura che segnerà l’inizio della conversione dell’ex galeotto). Se ne Il mercante di Venezia la misericordia era stata declamata più a parole (il mirabile discorso del finto avvocato) mentre nei fatti veniva disattesa (l’ebreo viene costretto a convertirsi al cristianesimo) qui la misericordia viene realmente applicata, non per disattendere la giustizia ma per provocare la conversione del colpevole.  Unico impegno posto dal duca ai vari imputati, è quello di accettare un matrimonio riparatore.

Sicuramente insolito il personaggio del duca, vero burattinaio che guida i destini dei vari protagonisti, non esente da crudeltà (cela fino all’ultimo alla sorella la verità che Antonio non è stato giustiziato ma è vivo) ma che alla fine sembra applicare nel fatti quanto aveva dichiarato: “bisogna condannare il peccato ma non il peccatore”.

Dell’opera di Shakespeare è disponibile il DVD registrato dalla BBC e su Youtube la versione del Teatro di Roma della stagione 1977-78 per la regia di Luigi Squarzina, con Luigi Vannucchi, Gabriele Lavia e Ottavia Piccolo

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IL FIGLIO SOSPESO

Inviato da Franco Olearo il Dom, 11/19/2017 - 20:24
 
Titolo Originale: Il figlio sospeso
Paese: ITALIA
Anno: 2015
Regia: Egidio Termine
Sceneggiatura: Egidio Termine, Guido Vassallo
Produzione: MEDITERRANEA PRODUCTIONS, ASSOCIAZIONE STAR
Durata: 90
Interpreti: Paolo Briguglia, Gioia Spaziani, Aglaia Mora

Lauro è un giovane aspirante fotografo che ha vinto una borsa di studio per realizzare un servizio fotografico sui palazzi monumentali di Palermo. E’ l’occasione per sciogliere un dubbio che lo assilla: ha il sospetto che il padre, morto quando lui aveva solo due anni, abbia avuto un altro figlio da una relazione con Margherita, una nota pittrice siciliana. Rintracciata la pittrice, viene progressivamente a scoprire la verità attraverso disegni realizzati nel tempo dalla stessa Margherita: la madre che l’ha allevato, Giacinta, era in realtà sterile e Margherita aveva svolto per lui il ruolo di madre surrogata….

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una denuncia meditata ma ferma della pratica dell’utero in affitto
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
I bellissimi colori del cielo e del mare siciliani fanno da scenario a un racconto intimo e coinvolgente con alcuni passaggi narrativi poco approfonditi
Testo Breve:

Il giovane Lauro, che ha perso il padre quando aveva due anni, compie un viaggio in Sicilia alla scoperta della verità sulla sua nascita, avvenuta con il metodo dell’utero in affitto. Una chiara denuncia degli sconvolgimenti umani che comporta questa pratica. 

“Smettila adesso, non ho tempo di giocare con te in questo momento” E’ il colloquio scherzoso, a tu per tu, che Margherita intrattiene con il bambino che porta in grembo. E’ la gioia di un attimo perché subito dopo commenta amareggiata: “Ma tu sei il figlio di Giacinta e Antonio”. Poi si riprende e decide: “andrò da loro e dirò che voglio tenermi il bambino”. Margherita era infatti stata costretta ad accettare il compenso pattuito per questa sua “prestazione” per riuscire a estinguere i debiti che il marito, prima di morire, aveva contratto con la mafia locale.

Da un po’ di anni il tema dell’utero in affitto scuote l’opinione pubblica, le pagine dei giornali, la televisione e il cinema. Nelle fiction americane il tema è trattato in modo molto diretto. Nella serie Brothers & Sisters, alla quinta stagione, una madre surrogata finge di aver abortito per riuscire a tenersi il bambino che porta in grembo. Ciò scatena l’ira dei due uomini committenti perché considerano questo bambino a tutti gli effetti loro figlio (“tu sei solo la gestatrice surrogata di nostro figlio” urla il padre potenziale). Alla fine la ragazza cede e consegna il bambino per il timore di venir denunciata alla polizia (evidentemente non esiste più un diritto primordiale di maternità per la donna che ha dato alla luce un bambino) . Nella serie The New Normal una ragazza compiacente si presta a “donare” un figlio a una coppia omosessuale e poi va spesso a trovarli costituendo con loro un’insolita famiglia allargata anche se il tono ironico con cui il regista tratta la vicenda sembra sottintendere un giudizio critico.

In Italia, mettendo da parte le posizioni più ideologiche (quelle di Irene Bignardi e del prof Giorgio Veronesi che in una puntata della trasmissione Le Invasioni barbariche, presentando il caso concreto di una coppia omosessuale, avevano sviluppato la tesi che si trattava di un atto altamente generoso e umanitario), il tema è stato affrontato di recente ponendosi nella prospettiva della donna costretta spesso per denaro a svolgere questa funzione. Nel film di Sebastiano Riso dal nome provocatorio: Una Famiglia, Micaela Ramazzotti non se la sente più di assecondare il marito che cerca di usarla come “macchina per parti” Si è rattato però di un torbido melò con scarse implicazioni umane” come ha commentato Alessandra Levantesi Kezich su La Stampa.

Arriva ora in un alcune sale, dopo esser stato presentato alla Camera dei Deputati, Il figlio sospeso, del regista siciliano Egidio Termine che si pone nella prospettiva del ragazzo che scopre di avere due madri. Lauro è un ragazzo gentile e pacato che si comporta come se fosse timoroso di muoversi nel mondo, forse frutto dell’educazione di una madre apprensiva che ha dovuto educarlo da sola: non si toglie mai i guanti che servono per celate una malattia della pelle, ha paura di volare e andando in Sicilia riesce a bere per la prima volta del vino. Tutto il film ha un andamento lento ma progressivo: si tratta di una scelta stilistica che serve a sottolineare la scoperta graduale della verità da parte di Lauro e la trasformazione dell’animo delle due donne che gradualmente, di fronte a un figlio che vuole conoscere la verità, decidono di aprirsi e confessare quanto è accaduto tanti anni prima. Margherita a Lauro stesso, Giacinta a una suora camilliana sua amica.

Questo film si pone agli antipodi delle fiction TV e dei film che hanno proposto il tema puntando sulla drammaticità di una scelta così lacerante. Il film di Egidio Termine non tralascia di evidenziare la crudeltà, per una donna, che ha un bimbo che cresce dentro di se, di doverlo lasciare appena nato e la sofferenza di un ragazzo che non comprende chi debba considerare  come  sua vera madre (dal film pare che Margherita abbia anche contribuito con il suo ovulo) ma il regista cerca comunque di trascendere questa situazione che ha coinvolto tutti così profondamente e, dall’accettazione di una realtà dalla quale non si può più tornare indietro,  ne scaturisce, molto umanamente (e anche molto cristianamente),  non più la gelosia fra le due donne o il rancore del ragazzo verso di loro ma un avvicinamento fra tre esseri umani che gli eventi della vita hanno finito per legare.

Il film fornisce un contributo importante di denuncia di questa pratica; peccato che la sceneggiatura utilizzi troppo spesso espedienti esterni per far avanzare la storia (entrambe le donne perdono il marito molto presto, Margherita si ammala di tumore, malattia che la spinge a una drammatica decisione, salvo poi guarire e avere così la possibilità di conoscere Lauro).

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IL GRANDE MIRACOLO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/09/2017 - 11:46
 
Titolo Originale: The Greatest Miracle, El Gran Miraglo
Paese: Messico
Anno: 2011
Regia: Bruce Morris
Sceneggiatura: Luis De Velasco
Produzione: Dos Corazones Films
Durata: 70

Monica è una giovane vedova, costretta a lavorare anche di domenica per mantenere se stessa e il  figlio ma al contempo ha il rammarico di non potersi dedicare di più a lui.  Chema è un autista di autobus che, in quella domenica non riesce concentrarsi alla guida perché è in ansia per suo figlio, gravemente malato. Dona Cata è un’anziana signora che vive da sola nel suo appartamento; si sente inutile e di peso per gli altri. Tutti e tre vengono avvicinati da altrettanti giovani che li ascoltano, li incoraggiano e li invitano a entrare nella grande chiesa che sta davanti a loro. I tre giovani sono in realtà i loro angeli custodi e la messa sta per iniziare…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film si presta ad essere un ottimo strumento per spiegare il significato e le varie fasi dell’Eucarestia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La sceneggiatura, combinandosi con le immagini, riesce ad essere particolarmente efficace. Molto bello il commento musicale anche se non si può dire lo stesso delle animazioni
Testo Breve:

Tre persone, afflitte da problemi personali o familiari, assistono alla celebrazione eucaristica. I loro angeli custodi insegnano loro come pregare e come accostarsi nel modo più opportuno all’Eucarestia. Un’ottima catechesi sulla Santa Messa.

Monica, Chema, e dona Cata sono tre persone tristi o addirittura angosciate perché non riescono più a  ridare un senso e un equilibrio alla loro vita.  Tutti e tre sono avvicinate da un giovane premuroso che si preoccupa del loro stato. Nessuna di loro vuole  confidarsi con questo intruso, anche se è gentile e simpatico e dice cose sagge, come: “il dolore deve essere condiviso per essere compreso” oppure suggerisce loro che a volte “le risposte giuste sono proprio davanti a noi”.

In effetti, davanti a loro c’è una grande chiesa e loro entrano, giusto in tempo per l’inizio della celebrazione eucaristica.

Inginocchiati ai banchi, ritrovano nuovamente quel giovane accanto a loro. Chema ha la senzazione che il volto della Madonna posto su di un altare laterale, stia guardando proprio lui. “Lei ti ascolta- gli suggerisce il giovane -affidati al suo cuore di madre;  non aver paura Lei:  è tua madre e ti comprende” .

Monica è più incerta: perché pregare? “Offrigli Il tuo lavoro, la tua allegria, la tua tristezza, la salute di tuo figlio, la tua vita, il tuo servizio. Chiedigli in silenzio ciò che desideri di più e poi prega per chi ne ha più bisogno”: e la risposta che riceve dal giovane. Solo quando i tre iniziano a pregare con convinzione, i  giovani rivelano la loro identità: sono i loro angeli custodi. Al momento dell’offertorio, le loro preghiere (simboleggiate da tre sfere luminose) vengono raccolte dai loro angeli che si librano in aria per portarle al Signore, raffigurato sulla volta della chiesa.

Dos Corazones Films, la stessa casa di produzione che ha realizzato Cristiada, ha avuto il “coraggio” (è il caso di dirlo) di realizzare questo film d’animazione interamente dedicato a spiegare il miracolo dell’Eucarestia. Si tratta di un lavoro particolarmente ispirato, orientato sopratutto a spiegare a dei ragazzi i vari momenti della Santa Messa. Quando il sacerdote pronuncia: “riconosciamo i nostri peccati”, vediamo i fedeli accostarsi al confessionale e al momento dell’assoluzione, il sacerdote assume il volto di Cristo. Durante l’Offertorio gli angeli custodi dei partecipanti raccolgono le loro preghiere e le portano in cielo. All’epiclesi, tutti gli angeli si radunano intorno all’altare assieme all'enorme moltitudine dei santi. Al momento in cui l’ostia viene elevata, il sacerdote assume lo stesso  volto di Cristo.

Attraverso la guida degli angeli, non mancano alcune osservazioni pratiche, come l’opportunità di raccogliersi in meditazione prima dell’inizio della messa (spegnendo i cellulari) e alla fine della celebrazione, l’importanza di congedarsi non con un segno della croce frettoloso ma compiuto con rispetto.

Il film è disponibile nelle lingue spagnola, inglese e francese mentre in italiano si trova solo una versione spagnola con sottotitoli in italiano (su Youtube).

La qualità dell’animazione non è eccelsa ma molto bello il commento musicale, per il quale il film ha vinto l’ Hollywood Music In Media Awards (HMMA).

Il film si presta ad essere un ottimo strumento per la catechesi sull’Eucarestia e la scena dove tutti gli angeli si librano verso il cielo per portare a Dio le offerte dei fedeli, non potrà esser facilmente dimenticata dai ragazzi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

IL CARDINALE LAMBERTINI

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/03/2017 - 21:06
 
Titolo Originale: Il cardinale Lambertini
Paese: ITALIA
Anno: 1954
Regia: Giorgio Pàstina
Sceneggiatura: Giorgio Pàstina, Oreste Biancoli, Edoardo Anton
Produzione: Italica Vox Film
Durata: 101
Interpreti: Gino Cervi, Nadia gray, Carlo Romano, Arnoldo Foà, Sergio Tofano, Virna Lisi, Tino Buazzelli, Gianni Agus

Bologna, 1739. La città è presidiata da truppe spagnole comandate dal Duca di Mortimar e questa situazione ha generato molto malcontento nella popolazione dando motivo di frequenti risse con i soldati. I nobili cercano solo di preservare i propri interessi venendo a patti con gli occupanti mentre il cardinale Lambertini si prodiga perché non vengano commesse ingiustizie nei confronti dei più deboli. Una sera si rifugiano nel vescovado due giovani: Carlo, figlio del segretario del cardinale e Ilaria, figliastra della Contessa Isabella Pietramellara. Quest’ultima voleva forzare Ilaria a sposare il duca di Mortimar per pura opportunità politica ma i due giovani dichiarano al cardinale di esser sinceramente innamorati. Lambertini si impegna ad aiutarli ma deve districare una situazione complessa: a peggiorare la situazione Ilaria, si era rifugiata in convento professando una sincera vocazione ma poi era fuggita da lì con Carlo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film sottolinea l’eccellenza del cardinale nella virtù della prudenza, che gli consente di trovare, anche per le situazioni difficili, uno sbocco secondo giustizia senza esasperare gli animi
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Superba interpretazione di Gino Cervi nella parte del cardinale e buona quella di tutti i coprotagonisti. La sceneggiatura e la regia perseguono, in modo dignitoso, l’obiettivo di realizzare un film di intrattenimento per il vasto pubblico
Testo Breve:

Alla fine del 700, a Bologna, il cardinale Lambertini (furturo papa Benedetto XIV) esercita in modo eccellente la virtù della prudenza riuscendo a fare in modo che prevalga la giustizia, che sia premiato l’amore sincero di due giovani e che la pace venga ristabilita

Il cardinale torna al vescovado dopo una giornata faticosa. Lo attende un sacerdote, sospeso a divinis, che sta cercando chi possa impartire l’estrema unzione a sua madre. E’ ormai tardi e Lambertini decide di andare lui stesso nella povera casa della donna. Di fronte a quello spettacolo di estrema indigenza, il cardinale comprende perché quel sacerdote aveva sottratto dei soldi dalla cassetta delle elemosine (gesto che gli aveva causato la sospensione). Il prelato riconosce lo stato di necessità in cui aveva agito il sacerdote, gli annulla la sospensione e trascorrono insieme la notte accanto alla morente. Si tratta di un breve, piccolo episodio incastonato nella trama del film che raffigura bene la personalità del cardinale: un cuore generoso, schietto e burbero nei modi ma sempre molto concreto e pronto ad aiutare chi ne ha bisogno. In una situazione politica complessa (l’occupazione delle truppe spagnole, i nobili preoccupati solo del loro tornaconto, i giovani, ispirati dalle idee illuministe, pronti a scatenare una rivoluzione,) il cardinale deve svolgere la sua funzione con attenzione verso tutti, non potendo evitare di partecipare ai convegni mondani ma al contempo mantenendosi sempre in sintonia con le esigenze del popolo.

Nella sua posizione non può agire in modo diretto (se non nei confronti di sacerdoti, suore e frati della sua giurisdizione) e quindi cerca di parlare direttamente con la persona chiave del momento, ammonendo, esortando, sgridando.

Il comportamento del cardinale può esser visto come un esercizio eccellente della virtù della prudenza (saggezza pratica). Si muove in base a principi assoluti come quello della giustizia ma non trascura quello della pace: cerca di evitare che gli animi si radicalizzino in posizioni da cui, per puro orgoglio, non si può più tornare indietro. Gli strumenti che usa per raggiungere i suoi nobili obiettivi sono una buona dose di perspicacia (riesce a intuire, dai pochi elementi a disposizione, le trame della contessa), una grande abilità diplomatica che gli consente di acquietare gli animi più rissosi, un pizzico di astuzia che lui adopera per portare le situazioni dove lui vuole e sempre una buona dose di ironia che gli consente di demolire le posizioni più rigide.

Gino Cervi è semplicemente insuperabile nei panni del cardinale: lui stesso un bolognese, costruisce un protagonista colorito, schietto, appassionato ma sempre in grado di controllare le situazioni più complesse. Non dobbiamo trascurare i personaggi di contorno, fra cui Sergio Tofano nella parte del segretario scrupoloso ma sempre pronto a spalleggiare il suo superiore ma anche Carlo Foà, Virna Lisi, Tino Buazzelli. La sceneggiatura, rispetto al testo teatrale originario di Alfredo Testoni ha arricchito, forse un po’ troppo, la storia, con situazioni spettacolari e colpi di scena dell’ultimo minuto.

Non si può non osservare come il film sottolinei, al di là delle tensioni continue fra spagnoli, nobiltà e popolo, la matrice unitaria religiosa dell’epoca. In una scena finale, per pacificare gli animi pronti alla lotta, il cardinale fa sollevare in alto, davanti alla piazza, il crocefisso e tutti si inginocchiano.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

NEW LIFE

Inviato da Franco Olearo il Gio, 07/13/2017 - 23:03
 
Titolo Originale: A New Life
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Drew Waters
Sceneggiatura: Erin Bethea, Candice Irion
Durata: 88
Interpreti: Jonathan Patrick Moore, Erin Bethea

Ben e Ava si conoscono fin da ragazzi, hanno frequentato la stessa high school, fino al fatidico ballo di fine corso, quando Ben, con un’orchidea nell’occhiello della giacca, è passato a prenderla. Si sono separati temporaneamente durante il periodo universitario (lui ha studiato architettura, lei per diventare insegnante) ma alla fine hanno scoperto di non poter fare a meno l’uno dell’altra e si sono sposati. Sono nati alcuni motivi di litigio (lui è troppo impegnato nello studio di architettura di suo padre e trascura Ava) ma alla fine l’amore reciproco ha fatto trovare loro la soluzione più giusta. Ma quando la loro vita sembrava ormai proseguire su tranquilli binari e stavano aspettando un bambino, una nuova sfida, più minacciosa di tutte le altre, si è profilata all’orizzonte....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Lui e lei sanno costruire una unione coniugale molto solida, in grado di affrontare anche le prove più difficili
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film raggiunge l’obiettivo di mostrare come si costruisce una solida unione coniugale ma lo sviluppo appare spesso prevedibile, tradisce un lavoro fatto a tavolino per dimostrare qualcosa
Testo Breve:

Lui e lei si conoscono fin dall’infanzia e alla fine si sposano costituendo una solida unione coniugale in grado di affrontare anche le prove più difficili

L’obiettivo di questo Family film è sicuramente quello di realizzare un elogio alla solidità familiare. Non c’è niente di speciale da sottolineare nell’incontro di due ragazzi che sono amici fin dall’infanzia, che da adolescenti sognano di solcare l’Oceano su una barca a vela o che lui invita lei  al prom, il ballo di fine liceo, Molto più interessanti sono i capitoli suggestivi quando, entrambi studenti universitari (in università diverse) litigano fra loro furiosamente perché ognuno sembra anteporre ai loro appuntamenti, ormai abituali, altri impegni o quando in seguito, ormai sposati, litigano perché lui, che sta progredendo nella sua carriera di architetto,  finisce per trascurare la moglie. Viene espressa molto bene in queste occasioni un’importante verità: è proprio litigando, quando sembra che per orgoglio l’unica soluzione sia quella di lasciarsi, che si percepisce molto bene quanto questa ipotesi sia assurda perché ormai è evidente, al cuore di entrambi,  che l’uno non può più vivere senza l’altra. Si litiga perché è inevitabile avere punti di vista diversi ma al contempo non si vede l’ora che il litigio finisca perché la sofferenza di restare distanti è troppo grande.

Accanto al tema di come si costruisce, giorno dopo giorno, una forte intesa coniugale, se ne inserisce presto un altro, quello della malattia, che viene a sconvolgere gli equilibri affettivi e il senso stesso della vita, che sembrava così saldo in entrambi (perché sono sempre le donne ad ammalarsi in questi film iper-romantici?).

Si tratta di un percorso molto diverso dal precedente, questa volta fatto in solitaria, sia pur con la solidarietà dei parenti ed amici che sono pur sempre “altri” e non si tratta più dell’altra metà di se stesso.

Questo Family film può anche esser definito un Christian film? Si e no. In una rapida sequenza, marito e moglie con i genitori di lui sono a tavola e recitano le preghiere prima dei pasti. A parte questo riferimento esplicito, non ci sono altre situazioni dove Ben ed Eva correlano il senso della loro vita all’azione provvidenziale divina. Ciò è particolarmente vero nella seconda parte del film, quando il dramma della malattia li colpisce duramente.  Li vediamo fino alla fine impegnati in una bellissima gara di incoraggiamento reciproco e ognuno dei due sembra trovare il senso di se stesso nell’altro: alla fine il circuito del loro amore diventa l’unica fonte di energia vitale da cui riescono ad alimentarsi.

“Ci sono rari, lucidi momenti dove tutto sembra a posto e tutto sembra possibile; ci sono altri momenti dove sembra che nulla abbia senso e attendiamo una risposta che non sembra arrivare mai. Ma sono tuti momenti, belli e brutti, che fanno la nostra vita e la cosa più importante riguardo alla vita è proprio viverla”: è l’unica riflessione che fa Ben sul senso della vita, dove non traspare nessuno sguardo  trascendente ma quasi l’atteggiamento stoico di chi accetta le cose così come sono.

Il film ha, come difetto, un eccesso di parole rispetto alle immagini. Non solo la voce narrante che interviene spesso a commentare ciò che accade ma anche le numerose volte chi i coniugi si dicono “ti amo” anche quando la loro intesa è evidente.

Il risultato complessivo è che il film esprime molto bene il valore e la forza dell’unione coniugale ma lo sviluppo appare scolastico, spesso prevedibile.

Il film è disponibile in DVD in inglese con sottotitoli in inglese

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

RAGIONE E SENTIMENTO

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/11/2017 - 22:10
 
Titolo Originale: Sense and Sensibility
Paese: USA
Anno: 1995
Regia: Ang Lee
Sceneggiatura: Emma Thompson
Produzione: LINDSAY DORAN - MIRAGE
Durata: 135
Interpreti: Emma Thompson, Kate Winslet

Il signor Dashwood ha avuto tre figlie: Elinor, la maggiore, di 19 anni; Marianne di 17 e infine Margaret, la più piccola. Quando Dashwood muore, la tenuta di Norland dove vivono le tre sorelle con la madre, passa interamente al loro fratellastro John, in quanto primogenito, secondo le leggi del tempo che non prevedevano che le donne potessero ereditare. John, con sua moglie Fanny, si insedia presto a Norland e le Dashwood sono trattate come ospiti “non benvenute” nella loro stessa casa. Arriva nella tenuta Edward Ferras, il fratello di Fanny, un giovane sensibile e timido che stabilisce una forte intesa con Elinor. Le Dashwood trovano una provvidenziale sistemazione nel Barton Cottage, messo generosamente a loro disposizione da Sir John Middleton, un cugino della signora Dashwood. La casa di sir John è frequentata dal colonnello Brandon, non più giovane, che non tarda a sentire attrazione per Marianne, anche se le sue speranze vengono presto deluse: Marianne si innamora a prima vista del bel John Willoughby, che ha occasionalmente conosciuto quando lui l’ha soccorsa dopo esser scivolata sul prato bagnato. Le due sorelle resteranno presto deluse: Elinor viene a sapere che Edward è già segretamente fidanzato con una ragazza, Lucy, cugina di Lady Middleton, mentre John Willoughby si congeda frettolosamente da Marianne senza dare spiegazioni. Alle due sorelle non resta che consolarsi a vicenda, quando...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La protagonista Elinor esercita in modo eccelso la virtù della prudenza, non disgiunta da un disinteressato altruismo per il bene e la felicità degli altri
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una superba Emma Thompson dà vita a una ricostruzione impeccabile del racconto di Jane Austen sia come attrice che come sceneggiatrice
Testo Breve:

Da uno dei capolavori di Jane Austen, la giovane Elinor sa sempre come è giusto comportarsi secondo la virtù della prudenza, nella cattiva come nella buona sorte 

Potrebbe essere inutile domandarsi come mai i romanzi di Jane Austen, ambientati all’inizio dell’800, continuino a interessare tanto ancora oggi. In effetti, a parte il piacere di leggere un romanzo scritto benissimo (e  Emma Thompson, nelle vesti di sceneggiatrice, è stata molto brava a metterlo in scena) le condizioni sociali descritte sono molto distanti da quelle attuali. “Le donne non possono ereditare e neanche realizzarsi con il lavoro; voi erediterete la vostra fortuna, noi non possiamo neanche guadagnarcela” commenta, rassegnata, Elinor mentre passeggia con Edward. Di fatto l’innamorarsi, lo sposarsi e il metter su famiglia diventa, per una donna, l’unico senso possibile da dare alla vita e la propria rispettabilità costituisce il valore primario da custodire. Alcune scene, dove si vedono le sorelle Dashwood che si ricompongono in fretta e si emozionano al solo vedere in lontananza un giovane che sta arrivando alla loro casa, potrebbe far inorridire tante femmministe di oggi. Era quasi d’obbligo, nei racconti di quel tempo (anche in  questo Ragione e Sentimento accade) la presenza di uomini che approfittavano di una ragazza di rango inferiore, non riconoscevano il figlio nato dalla loro relazione e quest’ultima, per mantenersi, era costretta a prostituirsi. Un uomo, dal canto suo, non poteva liberamente sposare la ragazza che amava: se questa era di rango inferiore, veniva diseredato. Da qui il ricorso, anche in questo racconto, al fidanzamento segreto.

La risposta alla domanda che ci siamo posti all’inizio sta proprio nel fatto che, pur all’interno di una struttura sociale così diversa da quella odierna, uomini e donne si trovano, ieri come oggi, ad affrontare e risolvere al meglio i loro problemi e i protagonisti di questa trasposizione cinematografica del romanzo di Jane Austen affrontano dubbi etici che sono assolutamente attuali mentre le due sorelle Dashwood finiscono per simboleggiare due modi contrapposti di rapportarsi con la realtà.

Il comportamento di Marianne, che spontaneamente, fin dal primo incontro, non nasconde i suoi sentimenti nei confronti di John Willoughby nonostante gli inviti alla cautela di Elinor che le suggerisce di conoscerlo prima meglio, potrebbe sbrigativamente venir classificato come l’esternazione di una ragazza che non riesce a controllare le proprie passioni. In realtà Marianne si comporta in quel modo perché è convinta che i sentimenti abbiamo una capacità di “vedere”, sia pur in modo istintivo, la realtà delle situazioni, maggiore che non utilizzando la fredda ragione. Il suo modo di comportarsi, sempre estroverso,  appassionato, non è solo espressione di un temperamento solare ma di una precisa filosofia di vita.

Per converso Elinor, la “contabile di casa”, che controlla che non vengano fatte spese superiori alla  rendita mensile della famiglia, che è paziente nell’attendere che Edward le manifesti i suoi sentimenti, che non esterna la sofferenza che gli ha comportato la notizia che il suo amato è segretamente fidanzato con un’altra, per mantener fede all’impegno d’onore che ha preso di non rivelare questo segreto, viene rimproverata da Marianne per non avere il coraggio di combattere per la sua felicità, di comportarsi  solo secondo criteri di “prudenza, onore, dovere” e potrebbe apparire una seguace dell’ etica del dovere kantiano.

In realtà lei si muove secondo una visione indubbiamente superiore, nella quale riconosce che esistono valori che trascendono la ricerca dei propri interessi e che è giusto perseguire. Non riesce ad esser adirata con Edward, perché riconosce onestamente che il suo comportamento è stato corretto: il suo fidanzamento segreto era stato definito prima che conoscesse lei e il fatto che ora non se la senta di rompere il patto,  gli fa solo onore. “E’ ammaliante l’idea che la felicità di qualcuno sia interamente nella mani di una persona”: afferma Elinor, che antepone alla sua felicità l’apprezzamento delle virtù di Edward. Quando verso la fine, scoppierà in un pianto liberatorio allo scoprire che i suoi desideri si stanno avverando, qualche critico ha osservato che le due sorelle hanno finito per avvicinarsi: Marianne ha imparato dai suoi errori a essere più controllata mentre Elinor, alla fine, riesce a  esprimere con più libertà i suoi sentimenti. In realtà, a mio avviso, l’atteggiamento di Elinor resta superiore: ha applicato la virtù della prudenza, dominando i suoi sentimenti fino alla fine, concentrandosi piuttosto sul bene degli altri. Solo quando ha avuto la certezza di  una speranza concreta per la sua felicità, non ha posto più freni nel mostrare pienamente i suoi sentimenti.

Anche altri personaggi sono espressione di una fine sensibilità: il colonnello Brandon, pur essendo a conoscenza di alcuni comportamenti sbagliati di John Willoughby, non cerca di screditarlo agli occhi di Marianne per avvantaggiare la sua posizione; dirà tutto quello che sa solo quando ormai Marianne è stata abbandonata e il venire a conoscenza di una certa la verità può costituire per lei una forma di consolazione.

La signora Dashwood, si rifiuta, nonostante le sollecitazioni della figlia Elinor, di chiedere a Marianne se ha ricevuto una promessa di matrimonio: lei non vuole e non può costringere la figlia a confidarsi: si confiderà solo quando lei vorrà.

Alla fine, sarà ancora una volta l’esempio delle due sorelle a offrirci il messaggio più edificante: la loro visione della vita, così diversa, non diminuisce di un millimetro l’affetto reciproco che esse provano; l’una soffre per le difficoltà dell’altra ma è pronta a partecipare anche alle sue gioie.

L’adattamento per il cinema del romanzo di Jane Austen realizzato da Emma Thompson si può definire ideale, come afferma Armando Fumagalli nel suo saggio “I vestiti nuovi del narratore” (editrice Il Castoro). Si tratta di un eccellente lavoro di cambiamenti, spostamenti piccoli e grandi per “far sì che lo schermo potesse rendere i valori e i personaggi del romanzo con la massima fedeltà sostanziale, ma anche con la massima comunicatività ed efficacia per uno spettatore del XX secolo”. I premi ricevuti alla sceneggiatura lo confermano: Oscar 1995 (sceneggiatura non originale) e Globo d’Oro 1966.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

I CAVALIERI DELLA TAVOLA ROTONDA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 07/03/2017 - 08:43
 
Titolo Originale: KNIGHTS OF THE ROUND TABLE
Paese: USA
Anno: 1953
Regia: Richard Thorpe
Sceneggiatura: Talbot Jennings
Produzione: MGM
Durata: 115
Interpreti: Robert Taylor, Ava Gardner, Mel Ferrer, Anne Crawford, Stanley Baker

Dopo che i Romani hanno abbandonato l’Inghilterra, l’isola vive un periodo di instabilità, causato dalle continue contese fra i nobili locali. Arthur, figlio del re Uther Pendragon, riesce a vincere il suo rivale, Morderd, e a diventare re d’Inghilterra. Istituisce la tavola rotonda, dove i valorosi cavalieri da lui scelti si impegnano a combattere solo per Dio e la patria e a sottoscrivere un codice d’onore che li impegna alla difesa dei più deboli e delle donne. Lancillotto, il suo cavaliere più valoroso, sente un forte sentimento, ricambiato, per Ginevra, la moglie del re ma entrambi restano leali nei confronti del sovrano. Non hanno fatto i conti con Morderd che è sempre in agguato e denuncia i due innamorati al re…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Essere virtuosi vuol dire, per tutti i protagonisti, porre la propria intelligenza e la volontà al servizio di ciò che è giusto e buono, anche quando questo comporta la mortificazione delle proprie passioni
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Una efficace ricostruzione dei colori e dei costumi dell’immaginario medioevale sostiene una sceneggiatura rispettosa del testo originale
Testo Breve:

La famosa saga dei cavalieri della Tavola Rotonda viene riproposta nello splendore del Cinemascope ponendo l’accento sulle virtù dei protagonisti

“Accadde nei tempi antichi, che Roma dovesse ritirare le sue legioni dall’Inghilterra; il regno piombò allora nelle tenebre e nel caos…”. Inizia così, con un elogio all’efficienza dell’Impero Romano, questo film che si ispira, abbastanza fedelmente, all’opera Morte d’Arthur di Thomas Malory (XV sec.). In effetti, in più di un momento, il racconto porta alla ribalta ciò che è necessario per dare ordine e pace a un regno: un re che sappia essere giusto ma soprattutto l’esistenza di leggi scritte di fronte alle quale tutti siano considerati uguali, incluso il re stesso (un anticipo, forse eccessivo, dello spirito della Magna Charta).

Mentre il re è impegnato a governare cercando di domare i turbolenti baroni, Lancillotto si occupa di frenare l’avanzata dei Pitti al Nord ma soprattutto deve controllare il suo cuore, innamorato della moglie del suo migliore amico: il re. Politica e amore finiscono inesorabilmente per intrecciarsi perché un passo falso nel secondo può determinare la rotture degli equilibri su cui poggia il fragile regno di Artù.

Tutto il racconto diventa quindi un elogio delle virtù, non solo dei protagonisti, ma di tutti i cavalieri della Tavola Rotonda. La loro caratteristica principale è l’assenza, o la presenza moderata, di conflitti fra ragione, sentimenti e volontà. Il campione di queste virtù è senz’altro Lancillotto, che di fronte a una passione amorosa che agita il suo cuore, sa sempre dare la priorità alla lealtà nei confronti del suo re.

“In guerra Artù parlava sempre di voi; ho combattuto al suo fianco e voi eravate nel suo cuore. Non dovete essere anche nel mio” dichiara Lancillotto a Ginevra nell’accettare la proposta di sposare Elena, che è innamorata di lui, per far tacere le malelingue. Saprà anche mentire verso Ginevra, affermando di non amarla più, quando si accorge che lei sta perdendo il controllo di se stessa.

Re Artù non ha un cuore meno nobile. Quando vene dichiarato re d’Inghilterra, offre il perdono agli avversari sconfitti, in modo che possa ristabilirsi la pace e quando sta per scoppiare nuovamente una guerra fratricida, è disposto ad accettare un accordo a lui sfavorevole, pur di evitare che si sparga altro sangue.

Tutti gli altri cavalieri infine hanno giurato di seguire un codice etico, sintetizzato nel film ma ben espresso nell’opera di Thomas Malory:

Non aggredire né uccidere nessuno

Non tradire il re e la patria

Dare sempre grazia della vita a chi la chiede, anche in combattimento

Prestare aiuto alle donne e alle vedove

Mai ingaggiare battaglia per la conquista di beni o per amore ma solo per la patria e per Dio

Il racconto cinematografico conferma, sia pur in modo indiretto, che le leggi morali che i cavalieri si sono dati scaturiscono dalla fede cristiana. Quando, alla mezzanotte di Natale, si odono in lontananza le campane di una chiesa, i cavalieri si fanno il segno della croce e si inginocchiano.

Fra di loro è presente il puro Percival, l’unico che sente la voce divina che lo invita a cercare il santo Graal (il tema non viene sviluppato in questo film, che d’altronde viene sviluppato in Gli idilli del re, il ciclo di nove poemi di Alfred Tennyson- 1885). Lancillotto, che è accanto a lui, non può sentire questa voce soprannaturale ma si inginocchia lo stesso, umilmente. Lui sa bene perché gli è negata l’apparizione: “Nelle cose sacre so che fallirei, perché porto un peccato nel cuore e nessuno può dargli purezza”.

Il film beneficia di una colorata messa in scena che riesuma ben l’immaginario medioevale; il divismo è garantito grazie alla presenza di Robert Taylor e di Ava Gardner; la sceneggiatura è coerente con i nobili obiettivi che si è posta. Le scene di battaglia difettano della perfezione che verrà raggiunta nei decenni successivi, grazie a un uso massiccio della computer grafica: e a volte sembra che le spade fendano l’aria e che qualcuno cada a terra senza neanche venir sfiorato.

Il film è disponibile in DVD

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

BASTA GUARDARE IL CIELO

Inviato da Franco Olearo il Sab, 07/01/2017 - 17:12
 
Titolo Originale: The Mighty
Paese: USA
Anno: 1998
Regia: Peter Chelsom
Sceneggiatura: Charles Leavitt
Produzione: CHAOS PRODUCTIONS - MIRAMAX FILMS - SCHOLASTIC PRODUCTIONS
Durata: 100
Interpreti: Elden Henson, Kieran Culkin, Sharon Stone, James Gandolfini, Harry Dean Stanton

Kevin e Max sono vicini di casa e frequentano la stessa scuola media. Kevin è malato, ha la sindrome di Morquio, una fragilità alle ossa che lo costringe a camminare con le stampelle ma è molto intelligente. Max è fisicamente un gigante per la sua età, chiuso in se stesso e con difficoltà di apprendimento, a causa di un dramma di cui è stato spettatore quando era bambino (suo padre è ora in prigione). I due, cosi diversi ma complementari, sempre derisi dai compagni di scuola, trovano una magnifica intesa e diventano un’unica cosa, muscoli dell’uno e cervello dell’altro.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Le virtù dei cavalieri della Tavola Rotonda vengono prese come riferimento per la crescita umana di due ragazzi che hanno entrambi problemi fisici e umani da superare
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena violenta e il riferimento all'uccisione di una madre potrà impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Un film ben realizzato con una insolita Sheron Stone che nella parte finale eccede in drammaticità e che inquadra rigorosamente i personaggi fra i buoni e i cattivi
Testo Breve:

Due ragazzi che debbono superare sia problemi fisici che psicologici, stabiliscono fra loro una forte solidarietà e aspirano a comportarsi con generosità e coraggio, secondo lo spirito dei Cavalieri della Tavola Rotonda

“A volte ho l’impressione di essere scambiato per uno della famiglia Addams” riflette sconsolato Max, mentre tutti lo guardano mentre attraversa i corridoi della scuola. Kevin invece è molto propositivo nei confronti della vita, nonostante i suoi handicap. E’ sempre impegnato a fare qualcosa (ha progettato un uccello meccanico che vola sbattendo le ali) e riceve persino degli incarichi dalla scuola, come quello di fare da tutor a Max, perché possa migliorare nella lettura e nella scrittura. L’influsso benefico dell’uno verso l’altro si manifesta presto: Kevin fa comprendere a Max che nella lettura non c’è niente di meccanico ma che le singole frasi non sono altro che altrettante immagini fra loro collegate che si debbono sviluppare con l’aiuto della sua fantasia. Max, dal canto suo, mettendo l’amico sulle spalle, gli consente di realizzare un sogno: giocare a pallacanestro con gli altri compagni.

E’ a questo punto che, grazie alla fantasia di Kevin, il loro sodalizio assume toni epici: loro si debbono considerare due cavalieri della Tavola Rotonda e come tali debbono preoccuparsi di proteggere i poveri, i deboli e le donne. Iniziano così assieme un percorso di crescita umana e le occasioni non mancano, come quando salvano una donna dall’assalto di un gruppo di teppisti e riescono  a restituirle la borsetta che le era stata rubata, senza togliere un centesimo dal portafoglio.

La ricerca di essere migliori, di diventare degni cavalieri di re Artù per i meriti delle loro gesta e la nobiltà d’animo, cela il desiderio di curare una ferita: l’assenza della figura del padre, per entrambi un riferimento negativo. La seconda parte del film assumerà, proprio per un passato non risolto, toni drammatici soprattutto per Max, ma i due cavalieri saranno in grado di affrontare anche questa nuova situazione. Questa seconda parte è sicuramente più dura ed eccessivamente violenta per un film destinato soprattutto a dei giovani.

Il film, ben recitato, si avvale anche della presenza di Sharon Stone nella parte della madre premurosa e attenta (ma rassegnata a un destino ineludibile) che ha avuto una nomination al Golden Globe del 1999 e il film ha vinto vari riconoscimenti al Giffoni Film Festival del 1998.

E’ particolarmente interessante l’attenzione posta alle imprese dei cavalieri della Tavola Rotonda come espediente, per i ragazzi per trovare dei modelli di virtù. Sembra quasi che seguano, con alcuni anni di anticipo, il programma The Knightly Virtues realizzato dal Jubilee Centre for Character and Virtues dell’Università di Birmingham. Un programma destinato ai ragazzi tra i 9 e i 12 anni e messo in opera in centinaia di scuole della Gran Bretagna, con l’intento di educare i ragazzi alle virtù.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |

EMMA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/28/2017 - 17:12
 
Titolo Originale: Emma
Paese: USA
Anno: 1996
Regia: Douglas McGrath
Sceneggiatura: Douglas McGrath
Produzione: STEVEN HAFT, PATRICK CASSAVETT
Durata: 108
Interpreti: Gwyneth Paltrow, Jeremy Northam, Toni Collette, Greta Scacchi, Ewan McGregor, Polly Walker

Emma Woodhouse ha 21 anni, è bella, ricca e intelligente. Orfana di madre, vive con il padre nella loro residenza non lontana dalla cittadina di Highbury, a sud di Londra. La loro casa è frequentata spesso dal suo amico dai tempi dell’infanzia Mr George Knightley, più grande di lei di 16 anni e fratello maggiore di suo cognato. Emma si è messa in testa di combinare un matrimonio fra la sua nuova amica, la dolce Harriet Smith di diciassette anni e Mr Elton, il vicario del villaggio, nonostante il parere contrario di Mr Knightley. Alla fine Emma dovrà riconoscere che il suo amico: era stato più perspicace di lei nell’intuire il gretto opportunismo di Mr Elton. D’altronde Emma, non riesce neanche a comprendere veramente se desidera innamorarsi di qualcuno e di chi, fino a quando qualcosa accade nella sua vita…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il cammino etico di una ragazza che, all’inizio è tutta piena di se stessa ma che poi impara a rispettare gli altri per quel che sono ed ad esser amorevole con tutti
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Ottimi attori professionisti come Gwyneth Paltrow e Jeremy Northam vengono guidati da una impeccabile sceneggiatura che si avvantaggia del testo della grande Jane Austen
Testo Breve:

Emma, ricca e sentimentalmente libera, sente il bisogno di combinare matrimoni per gli altri. Dal romanzo di Jane Austen, un racconto di crescita morale e di scoperta dell’amore

La figura di Emma Woodhouse è alquanto insolita nel panorama delle eroine di Jane Austen. Contrariamente a Elinor Dashwood: di Ragione e sentimento o a Elisabeth Bennet  di Orgoglio e Pregiudizio, non  pensa a sposarsi, né appare disponibile a innamorarsi. E’ ricca e ci tiene a conservare la sua autonomia. Il matrimonio, secondo lei, è adatto per quelle che sentono la necessità di una stabile sistemazione. Dalla sua posizione libera e indipendente, si sente responsabile, secondo i suoi criteri, della felicità degli altri ed è quello che fa, cercando di combinare il matrimonio fra l’amica Harriet con il reverendo Elton. Nell’agire in questo modo si sente altruista e generosa. Si sta avviando, in realtà, lungo un cammino, anche doloroso, di maturazione, che compierà proprio commettendo una serie di errori, tallonata in questo dall’amico George Knightley, che sentirà il dovere, quando sarà necessario, di “dirle la verità ed essere per lei un consigliere leale”.

I film ricavati dai romanzi di Jane Austen hanno alcune caratteristiche inconfondibili; un racconto che ruota intorno a un mondo circoscritto (un paese e delle dimore signorili di campagna intorno ad essa), un gruppo di personaggi collegati da parentele o da amicizie di lunga data. Sono tutti elementi che non determinano claustrofobia ma che consentono allo spettatore di concentrarsi sulla vera essenza del racconto: il percorso sentimentale e morale dei protagonisti. Anche i dialoghi così complimentosi e banali (il raffreddore di qualcuno diventa la notizia del momento, i personaggi si scambiano continuamente complimenti e lodi reciproche) vanno letti proprio per quello che non dicono, in un continuo stimolo per lo spettatore a leggere dietro le parole e a partecipare al gioco degli innamoramenti che appaiono veri e invece non lo sono o viceversa.

Per il libro di Emma, Jane Austen adottò una tecnica particolare, ponendo in terza persona ciò che in realtà è la visione soggettiva di Emma sul mondo. Questo “discorso indiretto libero” è reso cinematograficamente, in questo film, attraverso colloqui solitari con se stessa che Emma fa davanti allo specchio della toilette della sua camera da letto.

E’ proprio con queste riflessioni e con i rimproveri affettuosi di Mr Knightley che Emma progredisce nelle sue virtù. In merito al “progetto “che aveva concepito nei confronti di  Harriet, si accorge di aver agito come un presuntuoso Deus ex machina, senza rispettare i veri desideri della ragazza. Anche una sua frase ironica nei confronti della signorina Bates è occasione per ricevere un giusto, severo rimprovero da George, che l’accusa di essere stata insolente verso una persona povera e di rango inferiore, che avrebbe avuto bisogno della sua comprensione, non certo della sua derisione. Si tratta di una lezione dura che Emma accetta. Come dirà più tardi: “le ho dato solo elemosina e non gentilezza”.

Il progresso di Emma nelle virtù va di pari passo con la scoperta del vero amore. Dopo che avrà smesso di giudicare gli uomini con un certo distacco, solo dal loro aspetto e dalla loro educazione (i ranghi sociali continuano a venir da lei rigorosamente rispettati e sarebbe antistorico il contrario) come non innamorarsi proprio di colui che la comprende veramente, dell’unica persona da cui accetta un rimprovero?

In fondo, come riconosce  lo stesso Knightley, lui la rimprovera “non perché dubita ma perché spera”.

Il film è disponibile in DVD

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


Share |