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Film con contenuti di valore in riferimento alla persona e alla famiglia

DOC - NELLE TUE MANI (Stagione 2, primi episodi)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 01/17/2022 - 08:02
 
Titolo Originale: DOC NELLE TUE MANI
Paese: Italia
Anno: 2022
Sceneggiatura: Francesco Arlanch, Viola Rispoli
Produzione: Rai Fiction, Lux Vide
Durata: 16 episodi di 50 min
Interpreti: Luca Argentero, Matilde Gioli, Sara Lazzaro, Alice Arcuri, Gianmarco Saurino, Giovanni Scifoni, Pierpaolo Spollon, Alberto Malanchino, Simona Tabasco

Andrea Fanti, chiamato doc, si trova a suo agio nel muoversi all’interno dell’ospedale senza un incarico ufficiale, aiutando e incoraggiando tutti con la sua competenza professionale e la sua calda umanità. Cerca di assumere un atteggiamento corretto e collaborativo con Agnese, la direttrice dell’ospedale, sua ex moglie, mentre la squadra, un tempo così unita sembra si stia per sfaldare: Giulia sta per partire per Genova, Lorenzo, da sempre innamorato di lei, pensa di abbandonare la medicina. Gabriel ritiene giusto tornare in patria in Etiopia anche se ciò vuol dire lasciare Elisa ma quest’ultima è pronta a specializzarsi in malattie tropicali per poterlo raggiungere. Lo specializzando Ric mantiene l’intesa con Alba ma c’è qualcosa di nuovo e terribile che sta accadendo. Una nuova pandemia, proveniente dalla Cina, è entrata con violenza nel reparto…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Tutti i protagonisti si impegnano a collaborare e a solidarizzare fra loro per il bene del reparto e dei pazienti sotto cura
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Gli sceneggiatori, con l’ausilio della regia, mostrano notevoli doti nel disegnare la calda umanità di tutti i protagonisti
Testo Breve:

DOC e la sua squadra tornano in campo anche di fronte alla crisi indotta dal Covid, cercando sempre di restare uniti e di collaborare fra loro. Su RaiUno e Raiplay

Doc, seconda stagione, nella prima serata con i primi due episodi, ha raggiunto 7 milioni di telespettatori, conquistando il 30,5% di share. Un successo clamoroso più che meritato dovuto alla simpatia dei personaggi ai quali il pubblico si è ormai affezionato, sicuramente per la bravura degli attori ma anche per l’abilità con la quale sono stati tratteggiati, grazie alla sceneggiatura di Francesco Arlanch e Viola Rispoli. Appoggiate sulle solide basi di un genere che piace sempre, il medical drama, dove l’emergenza è sempre dietro l’angolo e la scoperta di quale malattia abbia il paziente di turno è più avvincente della risoluzione di un giallo, si sviluppano tante storie private: relazioni amorose, rivalità, collaborazioni professionali. Tutto questo non è però sufficiente a dare ragione di un successo così solido e vanno cercate altre motivazioni, più profonde.

Le indagini che vengono svolte sui pazienti ricoverati sono sicuramente professionali, svolte da un team ben preparato ma non ci troviamo dalle parti del Dr House: Andrea entra ed esce nelle stanze dei pazienti, fa domande o cerca di intuire la loro vita privata proprio perché, come lui stesso dice, i pazienti non vanno solo sottoposti a una serie di analisi specialistiche ma “bisogna guardare il paziente in faccia, tutto intero, con la sua storia personale”.

Un altro aspetto che ha rilevanza è lo spirito di squadra: Non è l’eccellenza del singolo che fa funzionare il team ma è la sinergia che li tiene uniti. Forse gli sceneggiatori hanno trovato ispirazione dai vari serial di contesto che sono da sempre la peculiarità di Aaron Sorkin (West Wing, The Newsr Room, Molly’s Game, Miss  Sloane, Being the Richards) dove le dinamiche lavorative che si sviluppano all’interno di una comunità di professionisti di un determinato settore stimolano l’impegno di tutti e mettono alla prova ogni suo membro.

Sono tutti aspetti che catturano l’attenzione dello spettatore che viene comunque invitato a pensare sempre positivamente: non a caso il subplot presente in ogni puntata è al contempo un problema sanitario ma anche un caso umano, che si conclude sempre felicemente. E’ un modo di pensare positivo che  piace a una vasta porzione di  pubblico.

Resta insolita, almeno nei primi due episodi, la figura di Andrea. Appare come fuori dalla mischia, ormai senza problemi personali, una sorta di don Matteo di corsia pronto a sostenere, a consolare tutti i componenti del team, perché  è come se si fosse posizionato al di sopra delle parti.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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DON'T LOOK UP

Inviato da Franco Olearo il Gio, 01/13/2022 - 11:27
 
Titolo Originale: Don't Look Up
Paese: USA
Anno: 2021
Regia: Adam McKay
Sceneggiatura: Adam McKay
Produzione: Bluegrass Films, Hyperobject Industries
Durata: 138
Interpreti: Leonardo DiCaprio, Jennifer Lawrence, Cate Blanchett, Meryl Streep, Timothée Chalamet

Kate Dibiasky, dottoranda in astronomia presso la Michigan State University, fa una scoperta sensazionale: una cometa mai vista o identificata prima. Comunicata questa scoperta al suo professore, Randall Mindy, si viene e scoprire che la Terra si trova sulla sua traiettoria  e che lo scontro è previsto fra sei mesi. Non ottenendo la collaborazione della presidente degli Stati Uniti, gli astronomi decidono di affidare ai media la notizia. La scoperta che la fine del mondo avverrà entro sei mesi suscita le reazioni più diverse: chi nega i fatti, chi pensa di potersi arricchire a spese della cometa, chi protesta…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film risulta essere un grandioso apologo morale, contro i vizi imperanti nel mondo della politica, dell’informazione e dei social network ed esalta la fedeltà coniugale.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Linguaggio scurrile, incontri sessuali fuori del matrimonio
Giudizio Artistico 
 
Il film impiega bene il suo cast stellare (Leonardo di Caprio, Jennifer Lawrence, Cate Blanchett, Meryl Streep e l’ormai onnipresente Timothée Chalamet) per raggiungere, con rigore formale, il suo obiettivo di denuncia
Testo Breve:

Alcuni astronomi hanno scoperto l’esistenza di una cometa che sta per abbattersi sulla terra. Bisogna crederci oppure no? Mentre la gente si divide fra credenti e increduli (tipo Novax), il film costruisce una  satira mordace del mondo della politica e dell’informazione che non cercano la verità ma ciò che risulta loro più conveniente. Su Netflix

Il regista Adam McKay (La grande scommessa) ci consegna un’altra opera per nulla banale. Leggibile a più livelli di profondità, fin dalla locandina italiana manifesta la sua vena di black humor: “basato su fatti realmente possibili”.

Un film non per tutti (Netflix lo indica VM14), ma che vale la pena vedere e su cui riflettere. Il linguaggio a volte scurrile e alcune relazioni amorose disordinate, rendono la pellicola sicuramente non adatta ai bambini.

La storia non è nuova sul grande schermo (Armageddon - Giudizio finale, 1998): cosa succederebbe se il mondo finisse entro sei mesi? Per la verità, non viene dato moltissimo rilievo all’evento catastrofico che sta per accadere quanto piuttosto alle diverse reazioni che questa notizia può provocare nelle persone. Se da una parte questo permette di approfondire la psicologia dei diversi personaggi, dall’altra non viene per niente mascherata una visione pessimistica dell’uomo, in qualche modo guidato quasi unicamente da desiderio di fama, potere e ricchezza.

Se gli astronomi non fanno mistero della loro preoccupazione, le persone che apprendono la notizia cercano invece di sfruttare questa conoscenza unicamente per il proprio tornaconto. La presidente degli Stati Uniti, un’ottima Meryl Streep, all’inizio vieta ai due astronomi di divulgare la notizia perché non vuole essere la presidente del “disastro” ma subito dopo cambia idea perché, messa sotto accusa dalla stampa per certi scandali che la vedono coinvolta, scopre che dare lei stessa l’annuncio clamoroso della prossima calamità potrà essere un ottimo diversivo per far deviare le attenzioni dei media.

Peter Isherwell, interpretato da Mark Rylance, vede la cometa come un grande forziere di minerali rari sui quali cercare di avere l’esclusiva per profitti senza limiti

Jason Orlean, interpretato da Johan Hill, figlio della presidente: è uno zerbino che ricopre il suo ruolo solo perché lo ha messo lì la madre. Vittima di tutti gli eventi, asseconda coloro che sono più potenti di lui un po’ per ignoranza e un po’ per conservare il suo posto di comando.

Brie Evantee (Cate Blanchett) e Jack Bremmer (Tyler Perry), presentatori di uno show di infotaiment, continuano a sdrammatizzare perché brutte notizie fanno perdere l’indice di ascolto.

I media si scatenano ridicolizzando coloro che appaiono ai loro occhi solo come portatori di malaugurio.

Lo stesso professor Randall Mindy (Leonardo Di Caprio) si lascia catturare dal fascino della notorietà e dal suo ingresso nel circuito della “agente che conta” né mancano i fanatici trumpiani che odiano gli omosessuali e sparano con la loro pistola alla cometa che sta arrivando

Si potrebbero dire alcune cose negative su questo film come la presenza di tanti personaggi ridotti a semplici maschere comiche; in realtà si tratta di un film estremamente attuale (gli scontri in piazza fra chi crede nella cometa e chi no, non ricordano le manifestazioni dei Novax?) e va visto come un grandioso apologo morale, un racconto di denuncia contro una politica che cerca solo di conservarsi il  potere, l’informazione che punta solo agli indici di ascolto, i social network che condannano senza approfondire.

Anche negli aspetti privati il film dà un positivo messaggio a favore dell’unità familiare

Autore: Francesco Marini, Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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STORIES OF A GENERATION con Papa Francresco

Inviato da Franco Olearo il Sab, 01/08/2022 - 15:02
 
Titolo Originale: Stories of a Generation – with Pope Francis
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Simona Ercolani, Rupert Clague, Omer Shamir, Elias
Durata: 4 puntate di 45 min

Questa docu-serie in 4 puntate può essere vista come una sintesi filmica del libro-intervista a papa Francesco curato da padre Antonio Spadaro, direttore della Civiltà Cattolica, dal titolo “ La saggezza del tempo. In dialogo con papa Francesco sulle grandi questioni della vita” (Edizioni Marsilio, 2018). Il senso generale di questa riflessione è quello di invitare a svolgere un dialogo costruttivo fra anziani e giovani, fra chi può dare testimonianza di positive esperienze vissute, e chi deve avere il coraggio di costruire un mondo migliore. Vengono intervistati ultrasettantenni di tutte le parti del mondo che raccontano ai loro nipoti le loro molteplici esperienze vissute intorno a quattro temi fondamentali: amore, sogno, lotta, lavoro.  A ogni puntata papa Bergoglio in persona commenta e chiarisce il senso di ciò che si sta vedendo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Questa ricerca sull’uomo, che si sviluppa nei cinque continenti, ci ricorda quante ingiustizie e discriminazioni sono ancora presenti nel mondo e una chiave risolutiva può essere il non dimenticare, sollecitando uno scambio fruttuoso di esperienze fra nonni e nipoti.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune tematiche antropologiche e filosofiche richiedono una certa preparazione culturale
Giudizio Artistico 
 
Ricostruzione accurata ed efficace dei contesti e dei personaggi. Il montaggio, organizzato in modo da passare velocemente da un caso all’altro, rende a volte difficile seguire il racconto e non tutti i casi restano in linea con le proposte del film.
Testo Breve:

Papa Francesco commenta il comportamento virtuoso di alcune persone per sottolineare l’importanza della lotta contro l’ingiustizia, dell’amore gratuito verso il prossimo e del recupero dell’esperienza dei nonni: Su Netflix

Il 3 ottobre 2013, la vita di Vito Fiorino, un gelataio di Lampedusa, cambia per sempre. Riesce a salvare con la sua barca 47 naufraghi immigrati ma ricorda anche con angoscia quelli che ha visto morire perché per loro non c’era più posto. Divorziato da anni, lontano dai figli, ora è tornato a vivere prendendosi cura dei ragazzi e delle ragazze che ha salvato, seguendo la loro progressiva integrazione. A Port Royal in Virginia, assistiamo all’abbraccio fra Phoebe, figlia di schiavi e Betty Fischer, figlia dei proprietari della tenuta dove avevano lavorato i genitori di Phoebe. Un abbraccio che significa perdono ma Phoebe non può dimenticare che a 14 anni, quando era riuscita a frequentare una scuola di bianchi grazie alla sentenza di un giudice, era stata imbavagliata e violentata per vendetta dai suoi compagni bianchi. Danilo Mena Hernandez vive in una piccola fattoria isolata nella foresta di Costa Rica dove alleva maiali. Sua moglie è morta e spetta ora solo a lui prendersi cura dei due figli gemelli non vedenti e con handicap mentale. Danilo ha superato i settant’anni e si angoscia pensando a cosa succederà quando lui non ci sarà più: chi si occuperà dei gemelli; chi li aiuterà anche solo per andare in bagno? Si tratta di solo tre esempi, forse i più intensi, delle inteviste-confessioni a cui possiamo assistere nei quattro episodi.

E‘ indubbio che le brevi riflessioni di papa Francesco, inserite fra un racconto e l’altro, hanno l’obiettivo di dare un senso a tutto ciò che stiamo vedendo. Occorre però chiarire che i riferimenti impiegati non sono quelli del Vangelo, della fede cattolica  (a dire il vedro sono presenti, nei casi presentati, altri tipi di fede, come il cuoco israeliano che prega davanti al muro del pianto o la stilista nigeriana che ossequia la dea del fiume Osum), né possiamo concludere che Papa Francesco si sia riferito alle virtù teologali  o alle virtù cardinali  ma possiamo pensare piuttosto a una sorta di saggezza del “nonno” Francesco, che si appella a una legge naturale di validità universale.
E’ indubbio che il tema prevalente che traspare dalle parole di papa Francesco, sia quello della collaborazione fra generazioni. I giovani non debbono fare rivoluzioni distruttive del passato ma costruire usando come base le tradizioni ricevute dai nonni. Un tema riproposto anche nel suo  messaggio in occasione della LV giornata mondiale della Pace: “Da un lato, i giovani hanno bisogno dell’esperienza esistenziale, sapienziale e spirituale degli anziani; dall’altro, gli anziani necessitano del sostegno, dell’affetto, della creatività e del dinamismo dei giovani”. Allo stesso modo, nel capitolo sul lavoro, non ci sono espressioni che possano far riferimento all’obiettivo di raggiungere la santità mediante il lavoro, ma piuttosto il lavoro viene visto come modo migliore per acquisire dignità, realizzare se stessi (“nel lavoro occorre metterci l’anima”: dice il papa) e in questo modo costruire qualcosa che vada a beneficio del prossimo.

La docu-serie ci fa spostare in tutti e cinque i continenti, ricordandoci quanti paesi soffrano tuttora per una giustizia non ancora raggiunta o acquisita da poco. Viene citato il caso di Betha Flores in Honduras, la cui figlia Bertita è stata uccisa per difendere gli indigeni contrari alla costruzione di una diga che avrebbe reso arido il fiume Gualcarque, fonte della loro sussistenza. Vengono citati due casi di giovani che hanno scelto la lotta armata: in Argentina ai tempi della dittatura militare e in Sud Africa ai tempi dell’apartheid e che sono stati uccisi. Giudicare questi eventi come richiamo alla teologia della liberazione appare eccessivo: gli esempi citati non intendono avvallare la scelta armata di questi giovani ma evidenziare l’impegno di tante madri nel chiedere giustizia per loro figlie uccise o, nel caso del Sud Africa, fare memoria di colui che non c’è più. Di interesse è sicuramente la presenza del regista Martin Scorsese con la descrizione, quasi a consuntivo, della sua vita familiare e professionale. Il regista ricorda la sua giovinrìezza nel Bowery di New York: la vocazione iniziale per il sacerdozio e poi la definitiva preferenza per il cinema, proprio grazie a un sacerdote della sua parrocchia che gli aveva fatto scoprire il fascino del racconto. Intervistato dalla sua ultimogenita, il regista esprime rammarico per non aver potuto seguire la crescita delle sue figlie, tranne proprio lei, l’ultima (rammarico comprensibile: Scorsese si è sposato cinque volte e ha avuto tre figlie da donne diverse).

Ciò che lascia perplessi è l’inserimento in questo serial di due personaggi dello sport estremo: Montserrat, campionessa di tuffo e poi di lancio con il paracadute, che ha sempre cercato l’ebbrezza di prove estreme (confessa di aver divorziato proprio perchè il marito l’aveva trovata interessata solo alle sue prestazioni). Aveva avviato anche suo figlio alla pratica di sport estremi ma questi era morto durante una immersione subaquea.

Anche il peruviano Felipe, vincitore del primo campionato di surf, ha dedicato la sua vita a cavalcare onde sempre più alte. Sono due casi difficili da giustificare in questo contesto. Si tratta di impegni volti a soddisfare le proprie passioni personali, per misurarsi con sfide sempre più difficili con ben poche ricadute a beneficio di  altri, anzi tali da causare. come nel caso di Montserrat, lutti familiari. In questi casi si vedono i limiti di impostazione di questa docu-fiction: è’ giusto parlare di sfida, di cimento, ma all’interno di  una visione unitaria della propria vita, in grado da convogliare le proprie passioni nelle giusta priorità. Una risposta adeguata avrebbe potuto essere la fede cattolica ma  la scelta fatta è stata proprio quella di non porla in evidenza.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CANONICO

Inviato da Franco Olearo il Sab, 12/18/2021 - 21:36
 
Titolo Originale: Canonico
Paese: ITALIA
Anno: 2021
Regia: Peppe Troia
Sceneggiatura: Mario Bellina, Adriano Bennicelli, Sara Lorenzini, Eros Tumbarello, Peppe Troia
Produzione: MapToTheStars, Morgana Studio
Durata: 20 puntate di 30 min
Interpreti: Michele La Ginestra, Federico Lima Roque, Mariateresa Pascale, Federico Perrotta,Andrea D’Andreagiovanni

Don Michele è appena tornato da una lunga missione in Sud America e il vescovo Valerio gli ha assegnato la parrocchia di un piccolo centro rurale. Può contare nell’aiuto di don Manolo, il viceparroco, di origine africana ma naturalizzato italiano, anzi romano, a giudicare dall’accento. Prestano un servizio volontario alla parrocchia anche due laici: Bruno, che si occupa di contabilità, di animo generoso ma sempre sospettoso e diffidente e Gianluca, affetto dalla sindrome di Asperger che svolge con puntiglio le funzioni di sacrestano. La lista dei possibili aiuti è presto finita: manca una perpetua ma ciò di cui la parrocchia è soprattutto carente, agli occhi di don Michele, è il gregge dei fedeli. Sa che con l’aiuto di Dio, bisogna assolutamente fare qualcosa…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Don Michele si impegna ad accogliere e comprendere tutti. “Bussate e vi sarà aperto”: ama ripetere
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Con l’ausilio di simpatici attori, il serial riesce a ricostruire la serena (perché piena di fede) quotidianità di un parroco e della sua parrocchia, con qualche eccesso retorico verbale
Testo Breve:

Don Michele aspira a riempire parrocchia di fedeli, con l’aiuto di Dio e del suo vescovo. Una banalità quotidiana trasfigurata da una salda fede che genera speranza. Su TV2000

La lista di film che hanno avuto come protagonista un sacerdote cattolico è molto lunga. Mi piace iniziare con Le chiavi del Paradiso (1944) dove un magnifico Gregory Peck è un missionario che dedica la sua esistenza a costruire una missione in Cina. Dopo il cupo: Il diario di un curato di campagna (1953), un film che soffre di un eccesso di autorialità,  arriviamo al 1955 con  un divertente intreccio fra fede e politica in  Don Camillo e l’onorevole Peppone e negli altri film della serie, dove sono state indimenticabili le chiacchierate-preghiere di don Camillo, dal carattere irruento, ai piedi del crocifisso, grazie alle quali riesce sempre a trovare il giusto compromesso con il sindaco socialista per il bene  della comunità. Arriviamo poi al parroco più famoso e longevo di tutti, Don Matteo (2000-oggi) dove l’intreccio è, in questo caso, fra fede e investigazione poliziesca. Don Matteo guarda dentro le anime e la sua indagine finisce per essere più accurata di quella dei carabinieri, cercando sempre di portare al pentimento il colpevole di turno.

In questo Canonico, la prima serie realizzata da TV2000, ci troviamo di fronte a un sacerdote che cerca di fare il sacerdote. A ogni puntata (20 in tutto di  circa 20 minuti) don Michele deve affrontare un problema tipico dei giorni di oggi (immigrazione, adolescenza, difficoltà matrimoniali, recupero degli ex carcerati,..) e lo fa dal vivo, nel senso che ad ogni puntata si trova di fronte a una persona che gli chiede un aiuto. Il canonico accoglie tutti con un sorriso, ascolta, cerca di comprendere, propone soluzioni. Il tono, ad ogni puntata, è sempre leggero né mancano battute ironiche che rendono ulteriormente lieve il racconto. Potrebbe apparire un difetto ma quel perenne sorriso sulle labbra vuole esprimere la fede, la fiducia e la speranza che sono incrollabili in quest’uomo di Dio. Don Michele non si limita a risolvere tanti problemi contingenti; affronta anche il tema della posizione della sua parrocchia nei confronti della comunità che deve servire; comprende che la porta deve restare sempre aperta e che bisogna accogliere ed aiutare tutti.

“Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle.” (Amoris Laetitia , 38)

Possiamo dire che don Michele è un sacerdote dei tempi di Papa Francesco: ancor prima che indottrinare o proporre comportamenti-obiettivo, cerca di comprendere e, partendo dalla posizione di colui che gli si  trova davanti, cerca di portarlo verso quella serenità e quella fiducia che può essere raggiunta solo da chi ha compreso la paterna misericordia del nostro Creatore.

Il serial, realizzato con mezzi chiaramente modesti, ruota tutto intorno alle mura della parrocchia (almeno nella prima settimana di trasmissione) e finisce talvolta per impiegare un linguaggio religiosamente aulico, come quando il vescovo dichiara che “la fontana si è trasformata in sorgente”, alludendo al fatto che un immigrato, lavorando da idraulico alla fontana nel giardino della parrocchia, è riuscito a portare a termine una positiva trasformazione. Oppure quando la perpetua si lamenta per non aver avuto l’opportunità di imparare l’inglese e don Michele è pronto a rispondere che “Il Signore ci ha dato risorse infinite”.

La formula di trenta minuti al giorno per ogni giorno feriale, ha il vantaggio di farci rendere familiari, come di casa, tutti i protagonisti, che è poi l’obiettivo di questo serial: non impegnarsi in grandiosi discorsi sulla condizione di un sacerdote di oggi, ma calarci nella “banalità” delle cose che possono capitare ogni giorno in parrocchia per poi elevarle a un significato trascendente.
Peccato che non sia al momento disponibile un servizio di replay per questo serial.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ONE SECOND

Inviato da Franco Olearo il Gio, 12/16/2021 - 20:39
 
Titolo Originale: Yi miao zhong
Paese: CINA
Anno: 2020
Regia: Zhang Yimou
Sceneggiatura: Geling Yan, Zhang Yimou
Durata: 104
Interpreti: Zhang Yi, Liu Haocun, Fan Wei

Liu è un’orfana, Zhang un evaso. Le loro vite si incontrano e si scontrano sulla strada deserta che conduce in uno sperduto villaggio della provincia cinese di Gansu, durante gli anni della Rivoluzione Culturale. Ambedue stanno cercando disperatamente una pizza (di quelle da cinema) e sono disposti a tutto pur di entrarne in possesso: ognuno di loro, infatti, sa che in quella pellicola può trovare qualcosa in grado di dare un po’ di pace alla loro tormentata esistenza. Bisogna però fare i conti con Mr. Film, il proiezionista del villaggio il destinatario del film tanto conteso…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film è espressione di intensi affetti familiari e del piacere di un lavoro ben fatto al servizio della comunità
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena più drammatica potrebbe spaventare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Shang Yimou costruisce un altro ottimo film, dove simbolo e realtà si intrecciano sostenuto da un’eccellente fotografia
Testo Breve:

Un uomo, una ragazza e un proiezionista si contendono la pellicola di un film che assume per loro un significato speciale. Un omaggio al cinema del grande regista cinese Shang Yimou. Un film simbolico e realista al contempo. Ovviamente in Sala

One Second di Shang Yimou che, prima di arrivare in sala ha vissuto numerose traversie ad opera della censura cinese, è un bellissimo omaggio al cinema, alla sua storia, ai suoi spettori e agli esercenti. Alcuni lo hanno definito Il nuovo Cinema Paradiso cinese, perché numerose sono le similitudini: la considerazione di cui gode nel villaggio colui che può attivare il proiettore dei sogni, la capacità aggregativa della visione su grande schermo (anche lì dove lo schermo è un semplice lenzuolo), l’emozione che la sala è in grado di dare anche se si tratta di un film già visto più volte… e si potrebbe andare ancora avanti a lungo.

L’inizio lascia un po’ spaesati: sembra di trovarsi in una commedia ricca di gag e dispetti tra due personaggi che si contendono una bobina del cinegiornale , quasi fosse un oggetto di rara bellezza e di inestimabile valore. Litigi, tafferugli, dispetti anche molto pericolosi… sembra che tutto sia consentito pur di entrare in possesso di quella pellicola. Bisogna però aspettare la seconda metà del film per scoprire quanto sia preziosa. Una scoperta che segna, quasi, un giro di boa: per il crescendo di emozioni che è in grado di dare.

Quel che sembrava essere una storia di cinema, si trasforma in una storia di affetti. Il regista ci fa conoscere la storia di Liu, del suo fratellino, della loro vita da orfani, soli e costretti ad arrangiarsi in tutto: non da ultimo, a vivere nascosti per difendersi da un gruppo di bulli.

Così come il dramma di Zhang, costretto ai campi di lavoro ed evaso per poter rivedere la sua famiglia. Un padre che sta facendo tutto il possibile per poter ritrovare la cara figlia dopo anni di lontananza.

Tra i due c’è un terzo contendente: Mr. Film, che ha a cuore quella pellicola perché ama il suo lavoro, perché vede l’impatto che l’illusione cinematografica riesce a dare con gli spettatori, perché desidera che ogni cosa nel suo lavoro sia fatta con meticolosa precisione. Le scene che mostrano la pulizia di una pellicola giunta malconcia in città, rivelano la cura che questo personaggio ha nel far vivere agli altri l’esperienza del grande schermo. Frammenti che rivelano, attraverso la finzione filmica, quasi la nostalgia del regista per la concretezza del cinema su pellicola.

Sono tanti  i volti di questo film: una comicità che è quasi un omaggio alla slapstick comedy, un’intima indagine dei sentimenti familiari, un tono drammatico per i tanti dolori con cui nella vita bisogna fare i conti, una passione grande per il cinema e la sua storia, l’oppressione di un regime.

Una fotografia, tra l’altro, che dona una grande luce alla storia. Le numerose scene in ambienti desolati e desertici, le giornate luminose e soleggiate quasi ad esaltare il contrasto con il buio della sala.

Davvero un ottimo film, capace di stupire, di emozionare, di far conoscere un pezzetto di storia del cinema, di mostrare che in sala, nonostante le diversità geografiche e culturali, la pellicola ci rimanda a quella dimensione umana che ci accomuna.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MIRACLE IN CELL No. 7

Inviato da Franco Olearo il Lun, 12/13/2021 - 21:46
 
Titolo Originale: Yedinci Kogustaki Mucize
Paese: Turchia
Anno: 2019
Regia: Ada Öztekin
Sceneggiatura: Özge Efendioglu, Kubilay Tat
Durata: 132
Interpreti: Aras Bulut İynemli,Nisa Sofiya Aksongur,Deniz Baysal.

1983, in un’isola turca dell’Egeo. Ova è una bimba che vive serenamente con suo padre Memo, un pastore di pecore con disabilità mentale. La nonna della bimba si prende amorevolmente cura di entrambi. Un giorno un colonnello dell’esercito raggiunge l’isola con la sua famiglia per un periodo di svago. Seva, la figlia del colonnello, della stessa età di Ova, si allontana dalla zona del picnic dove si trovano i genitori e si avventura sugli scogli dell’isola. Nonostante gli avvertimenti di Memo, la bimba cade in acqua, sbatte la testa e muore. Memo riporta il corpo della bimba a riva ma viene subito catturato e portato in prigione perché accusato di averla uccisa. I suoi compagni di cella comprendono, dopo una iniziale diffidenza, che Memo è innocente, Si viene anche a scoprire che c’è un testimone dell’accaduto che potrebbe confermare la sua innocenza. Ma il colonnello boicotta ogni iniziativa: vuole una condanna a morte esemplare per chi ritiene abbia ucciso sua figlia..

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La fede in Dio diventa il riferimento principe per valutare ciò che accade. Gara di generosità fra i componenti di un gruppo di carcerati, incluso un gesto eroico
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene violente sconsigliano la visione ai minori
Giudizio Artistico 
 
Ottima performance di tutti gli attori, la regia calibra abilmente momenti di tensione ad altri di tenerezza, con qualche eccesso negli aspetti patetici
Testo Breve:

Un pastore con disabilità mentale viene ingiustamente accusato di aver ucciso un bambina. Si muovono i parenti e i compagni di cella in una gara di generosità motivata da una grande fede. Un successo del cinema turco che si è rapidamente propagato in Europa. Su Netflix

Chi inizia a vedere questo film non può non avere un primo momento di smarrimento. La nonna, per dare un senso  alla piccola Ova della morte di sua madre, le spiega  che lei è ora come un angelo e che si trova in Paradiso. “Anche tu andrai in Paradiso?” chiede Ova. “Lo spero; solo Dio lo sa” : è la risposta. Nel carcere, fra i condannati, c’è chi aveva tentato il suicidio. L’uomo saggio del gruppo è pronto a ricordargli che coloro che si tolgono la vita soffriranno duramente all’Inferno. Alla fine, colui che aveva avuto un pensiero così infausto, è pronto a riconoscere che: “amare non vuol dire uccidersi per qualcuno ma vivere nonostante tutto”.  C’è inoltre grande sensibilità verso persone con disabilità.  La nonna si affretta a dire alla piccola Ova, che non è vero che il suo papà sia malato; anzi “siete uguali – le dice- perché ha la tua stessa età”.

Si è quindi tentati  di credere che ci si trovi davanti a a persone di grande fede cristiana. In realtà siamo in Turchia, fra devoti  mussulmani. Le perplessità tuttavia permangono: in base alle nostre conoscenze acquisite dai giornali, la Turchia è un regime dittatoriale, che perseguita le minoranze. Singolare invece scoprire come il cattivo di questo film sia proprio un ufficiale dell’esercito, addirittura omicida. Non solo ma c’è una scena nella quale un gruppo di ufficiali con le loro famiglie si concede un picnic sull’erba e mentre un soldato si arrabatta al barbecue, un’ufficiale, comodamente seduto, lo rimbrotta perché non sta cuocendo bene la carne. Un altro ufficiale commenta: “questi soldati sono come dei bambini”. Una scena palesemente polemica  sull’autoritarismo dei quadri dell’Esercito e sul modo con cui sfruttano i subalterni.

Dopo che lo spettatore è riuscito a entrare  con il piede giusto nel racconto,  può apprezzare i molti pregi di questo film del 2019 che ha avuto un grosso successo in patria e ora, su Netflix, è salito in testa alle classifiche, sopratutto in Francia e nei paesi dell’America Latina. I protagonisti sono tutti bravi, la regia alterna sapientemente momenti di grande tenerezza fra una figlia, un padre e una nonna ad altri di estrema tensione, caratterizzati da alcune scene di pestaggio in carcere o dai momenti drammatici che precedono l’impiccagione. I paessaggi del mare,  delle scogliere, di cui può godere la casa della nonna, sono perfettamente fotografata alle le luci dell’alba o  del tramonto, e  diventano un intervallo di lirica serenità per questo racconto dalle forti emozioni.  Secondo il gusto europeo, si può osservare che il film eccede talvolta nel patetico, negli abbracci e nei pianti, ma questi restano coerenti con una storia dove la morte è sempre dietro l’angolo.

Resterebbe da discutere sul finale, un colpo di scena particolarmente significativo che conferisce connotazioni eroiche a tutto il racconto. Ovviamente non raccontiamo nessun dettaglio ma sorge spontaneo domandarsi se le scelte che vengono prese siano coerenti anche con la fede cristiana, così come lo sono con quella musulmana. Il film si può considerare aperto e lascia allo spettatore l’impegno di esprimere un proprio giudizio. Vorremmo comunque concludere con una riflessione: nel film viene evidenziata l’indefettibilità della giustizia divina ma meno la sua misericordia, che è tipica della fede cristiana.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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VOLAMI VIA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/06/2021 - 20:04
 
Titolo Originale: Envole moi
Paese: FRANCIA
Anno: 2021
Regia: Christophe Barratier
Sceneggiatura: Christophe Barratier, Matthieu Delaporte, Anthony Marciano
Durata: 91
Interpreti: Victor Belmondo e Yoann Eloundou

Henri Reinhard è un chirurgo bravo e famoso: è vedovo da qualche tempo. Ha un figlio, Thomas, 29 anni, molto viziato e abituato a fare la bella vita grazie agli ingenti guadagni del padre: serate in discoteca e intere giornate a dormire. Marcus, infine, è un ragazzo di tredici anni affetto da diverse patologie, costretto a muoversi sempre con una bombola di ossigeno con sé. Il dottor Reinhard può provvedere alle cure, ma il ragazzo ha bisogno anche di altre attenzioni. Ecco che decide far mettere la testa a posto al figlio, togliendogli l’accesso ai soldi e costringendolo a dedicarsi al ragazzo gravemente malato. Ne nascerà un’amicizia capace di cambiare la vita di tutti e tre.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il prendersi cura degli altri permette di conoscere meglio sé stessi, di mettere da parte il proprio egoismo e di crescere e maturare, non da soli ma insieme a chi abbiamo trascurato per troppo tempo
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Bravi tutti gli attori e azzeccatissimo il commento musicale. Forse prevedibile la trama ma molto scorrevole nella sua alternanza di toni leggeri e drammatici.
Testo Breve:

Thomas è un ragazzo ricco e viziato, figlio di un famoso chirurgo che minaccia di togliergli il sussidio se non si prenderà cura di un ragazzo gravemente malato. Una bella storia di costruzione di rapporti e di solidarietà e amicizia. In sala

È arrivata in sala la rivisitazione francese del romanzo autobiografico tedesco di Lars Amend e Daniel Meyer dal titolo Dieses bescheuerte Herz: Über den Mut zu träumen e pubblicato nel 2013 (peraltro già portato sul grande schermo dal regista Marc Rothemund nel 2017 con il suo film Conta su di me). Chiristophe Barratier, già regista del riuscitissimo Les Choristes – I ragazzi del coro, realizza un’opera che, nonostante non brilli per originalità di sceneggiatura, è però capace di riscaldare il cuore del pubblico. Se da una parte si ha l’impressione di rivedere Quasi amici (con l’unica differenza dell’inversione delle situazioni: in questo caso l’assistente è molto ricco, l’assistito è in stato di indigenza), dall’altra è giusto evidenziare i numerosi pregi che rendono questo film una pellicola che vale la pena vedere.

Innanzitutto la storia. Ricalcando il canovaccio del viaggio dell’eroe, pur nella sua prevedibilità, viene dato ampio spazio al racconto del percorso di maturazione dei caratteri e delle relazioni tra i tre personaggi principali nei diversi ruoli. Il rapporto padre e figlio: la sofferenza per il lutto della madre mai esplicitata e condivisa, una dedizione al lavoro interpretata come abbandono da parte di Thomas, un’abbondanza economica considerata la soluzione di tutti i problemi per rivelarsi invece il vero fraintendimento nel rapporto familiare. Diversi elementi ben mescolati ed equilibrati, capaci di coinvolgere lo spettatore.

Il rapporto tra Henri e Marcus, medico e paziente, che non è solamente un curare il corpo ma è un prendersi cura della persona. Non unicamente perché il giovane malato viene affidato alla custodia del figlio un po’ scapestrato, ma per le attenzioni che il chirurgo sempre riserva al tredicenne e alla madre per tenerli aggiornati sull’evolvere della situazione clinica del ragazzo.

La bellissima amicizia, infine, che nasce tra i due protagonisti della storia. Se la motivazione iniziale non è sicuramente delle più nobili: Thomas, infatti, assiste Marcus unicamente per poter avere di nuovo accesso ai soldi che gli sono stati tolti dal padre per la sua incoscienza; con l’avanzare del racconto evolvono sia il carattere dei personaggi che il loro rapporto. Le differenze profonde fra i due personaggi edificano un vivace alternarsi tra situazioni comiche e altre drammatiche, momenti di tensione e momenti di spensieratezza.

Poi, il messaggio positivo che viene trasmesso: il prendersi cura di altri permette di conoscere meglio sé stessi, di mettere da parte il proprio egoismo e quindi di crescere e maturare. Questo incarico che Thomas assume, anche se inizialmente renitente, cambia completamente la sua vita, quella del giovane Marcus e quella del padre Henri. Ognuno riesce a condividere le proprie vulnerabilità e, da questa condivisione, le debolezze diventano il terreno comune su cui rinnovare le relazioni familiari e amicali. Il chirurgo e suo figlio riescono a parlare di cose di cui non erano mai detti negli anni, il tredicenne condivide i suoi sogni e i suoi progetti che sembrano irrealizzabili per i limiti posti dalla malattia.

Bravi tutti gli attori e azzeccatissimo il commento musicale La prevedibilità della trama unitamente alle somiglianze con Quasi amici non inficiano la bontà del risultato finale: un film sempre gradevole nei  suoi tratti drammatici come in quelli più leggeri e comici.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IO RESTO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/23/2021 - 10:30
 
Titolo Originale: Io resto
Paese: Italia
Anno: 2021
Regia: Michele Aiello
Produzione: ZALAB FILM
Durata: 81

Ospedali Civili di Brescia, anno 2020. Un picco di contagio riempie le corsie del nosocomio. Un virus non ancora ben conosciuto, un decorso lungo delle degenze, rigida necessità di isolamento: le relazioni all’interno della struttura sono radicalmente ridisegnate, sia tra colleghi del personale medico e paramedico, sia con i pazienti, sia con in familiari. Un documentario che, con delicatezza e senza ostentazione, riprende alcuni momenti lieti e meno lieti nei reparti dell’ospedale bresciano nei momenti più acuti della pandemia .

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il documentario parla con i fatti. L'empatia che cercano di stabilire infermiere e medici con i pazienti, i colloqui a distanza dei malati con i familiari. Costruzioni molto umane di fronte alla cruda realtà : qualcuno potrebbe non farcela
Pubblico 
Tutti
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Problemi per le riprese in tempo reale in contesti difficili sono stati felicemente risolti. La discrezione e l'umiltà sono stati le chiavi per realizzare questa indispensabile testimonianza. Premi; Best Film Award Biografilm Italia, premio “Sebastiano Gesù” per il Miglior Documentario all'Ortigia Film Festival 2021
Testo Breve:

Brescia, anno 2020, in piena pandemia. Un documentario realizzato nei corsie e nelle stanze di un ospedale dove In un contesto senza precedentiognuno sa cosa deve fare, professionalmente e umanamente, Tanti piccoli gesti di attenzione, di cura verso  il malato. edificano senza retorica un omaggio  all'impegno degli operatori sanitari in questi momenti difficili. In sala (secondo un programma indicato nella recensione)

In giorni particolarmente caldi per le discussioni su pass verde e diritti negati, vaccinazioni ed effetti avversi, altalene di contagi, l’uscita in sala di questo film è quanto mai opportuna. Innanzitutto, perché non entra in questa polemica (le riprese sono state fatte nel 2020), e in secondo luogo perché vengono presentate storie di vita concrete, scevre da posizioni ideologiche.

Tra tanti, due gli elementi particolarmente belli di questa pellicola.

La dimensione empatica creata. Pazienti, familiari, medici, infermieri e operatori socio-sanitari sono tutti coinvolti: diverse storie che si incrociano tra quelle corsie. I progressi o gli aggravamenti di alcuni pazienti, la difficoltà interiore vissuta dal personale medico e paramedico nel comunicare le cattive notizie alle famiglie, la difficoltà di vedersi impotenti davanti a questo virus ancora poco conosciuto, la gioia di poter dimettere le persone guarite, il dolore nel salutare le vittime che dopo lunghe cure comunque non ce l’hanno fatta. Un’empatia, però, che non travolge colui che guarda: non forza la mano con musica e immagini per portare lo spettatore alle lacrime, non vuole generare un’ammirazione particolare o fomentare la retorica dell’eroismo, semplicemente vuole ricordare che quella del Covid-19 è una vicenda che coinvolge tutti: sicuramente in modo diverso, ma non lascia nessuno indifferente o esterno ai fatti. Le immagini mettono in evidenza come, al di là di ruoli o di idee, le persone sono state costrette a cambiare il loro modo di vivere le relazioni: familiari o professionali che fossero. Non si esprime un giudizio di valore sulla cosa, si constata la grande difficoltà vissuta da tutti nel fronteggiare questo radicale cambiamento.

In secondo luogo, la delicatezza nel raccontare le storie delle persone coinvolte. Ben lungi da desideri voyeuristici, il regista introduce lo spettatore con passo felpato all’interno di queste vite. Telefonate, racconti di vita, lutti e gioie per la guarigione anche se lenta e faticosa: tutto raccontato senza essere invadenti o inopportuni, senza cercare a tutti i costi un certo sensazionalismo irrispettoso.

Trattandosi di un documentario, alcune scelte registiche sono decisive rispetto a quanto fin qui detto.

La fotografia, innanzitutto. Non potendo gestire l’illuminazione degli ambienti, ma servendosi della luce presente nelle diverse situazioni, riuscire a catturare alcuni particolari non è compito facile: eppure il risultato finale è molto gradevole. Così come le inquadrature iniziali di alcuni luoghi della grande città di Brescia, drammaticamente deserti sono di grande efficacia e impatto.

Il commento musicale, nei brevi momenti in cui è presente, è registrato anch’esso dal vivo (in una chiesa, non in studio di registrazione): questa scelta, pur mantenendo elevata la qualità del risultato finale, riesce ad evitare al film di assumente una ieraticità distaccata, un’eleganza troppo ricercata che sarebbe stata in dissonanza le immagini e il messaggio trasmesso fotogramma dopo fotogramma.

In conclusione, un documentario che non desidera essere un monumento a eroi o un memoriale di vittime, ma il racconto di un cambiamento radicale dei rapporti umani reso necessario dagli sconvolgimenti sanitari degli ultimi anni. Cambiamento che, nonostante la sbandierata retorica del “niente sarà più come prima!”, richiederà un grande sforzo per ricostruire quanto è stato distrutto, soprattutto in termini di fratellanza umana.

Alleghiamo il programma delle presenze in sala del documentario: 

  • dal 23/09 al 27/09 Brescia, Cinema Nuovo Eden, il 25/09 alla presenza del regista e del Primario di Malattie Infettive Spedali Civili di Brescia Prof. Francesco Castelli

  • 23/09 Bergamo, Cinema Conca Verde, 21.00, alla presenza del regista e del Primario di Malattie Infettive Papa Giovanni XXIII di Bergamo Prof. Marco Rizzi

  • 25/09 Milano, Cinema Beltrade, ore 17.40, alla presenza del regista
  • 27/09 Treviglio (BG), Anteo Spazio Cinema, ore 21.25, alla presenza del regista
  • 28/09 Bologna, Cinema Teatro Galliera, 21.30, alla presenza del regista
  • 29/09 Torino, Cinema Massimo, 21.00, alla presenza del regista
  • 30/09, Roma, Cinema Farnese, 19.30, alla presenza del regista

 

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE CHOSEN (seconda stagione)

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/01/2021 - 09:57
 
Titolo Originale: The Chosen
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Sceneggiatura: Dallas Jenkins
Produzione: Loaves & Fishes Productions, Angel Studios
Durata: 8 episodi di 50 min
Interpreti: Jonathan Roumie, Shahar Isaac, Elizabeth Tabish, Paras Patel

1 Melech, un tempo un ladro, ora con una gamba immobilizzata per una caduta, confessa la sua vita di peccatore davanti a Gesù che lo perdona e lo guarisce. Invitato a parlare in una sinagoga, Gesù porta con se’ Giovanni chiedendo a lui a quale brano del Pentateuco fare riferimento. Scelgono il racconto della creazione, che ispirerà poi Giovanni per l’incipit del suo Vangelo. 2 “O Signore, ascolta la mia preghiera e il mio grido giunga a te”: Nataele recita il salmo 102 ai piedi di un albero meditando i suoi fallimenti. Ma l’amico Filippo lo presenta a Gesù che gli dice: “Non ho mai distolto il Mio volto da te e ho ascoltato la tua preghiera quand’eri sotto il fico”. Nataele lo riconosce come Messia 3 Maria raggiunge il gruppo degli apostoli e racconta loro di quando Gesù era bambino. Arrivata la sera, Gesù li raggiunge, molto stanco per una giornata passata a predicare e a guarire. Maria gli lava i piedi e Gesù commenta: “Cosa farei senza di te”. 4 Jesse è caduto da fanciullo da un albero e per 38 anni ha cercato di buttarsi nella piscina di Betsaida ma ormai ha perso ogni speranza. Gesù lo raggiunge, ha compassione di lui e lo guarisce. 5 Gesù incontra Giovanni l’evangelista e si siedono a parlare. Giovanni rivela la sua intenzione di andare da Erode Antipa e di accusarlo per aver sposato Erodiade. Gesù lo prega di essere prudente ma comprende che la sua sete di giustizia non può essere fermata. 6 Maria Maddalena, già seguace di Gesù, ha perso la fiducia nelle sue capacità di condurre una vita migliore e riprende i suoi comportamenti viziosi. Ritrovata da Matteo e riportata da Gesù, ottiene il Suo completo perdono. 7 Gesù viene arrestato dai Romani. I discepoli sono incerti su come reagire. I romani rilasciano Gesù perché non lo ritengono pericoloso. Al suo ritorno, i discepoli gli chiedono  di insegnar loro a pregare, come fa sempre Lui. Gesù insegna loro il Pater Noster. 8 Gesù sta preparando il Discorso della Montagna e si fa consigliare da Matteo. Alla fine, dopo un’attenta riflessione, ecco l’incipit: “"Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli...”. Una grande folla si è radunata: Gesù è pronto a parlare...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un Gesù molto umano, pronto ad ascoltare tutti, a dare conforto a chi è sconsolato, a guarire i malati, a perdonare chi si è pentito
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il punto di forza di questo serial sta nella sceneggiatura, nel costruire personaggi molto umani ma sopratutto nella forza dei dialoghi
Testo Breve:

Arrivato alla sua seonda stagione, The Chosen è l’opera cristiana mediatica più rilevante di questi ultimi tempi. Puntata dopo puntata, conosciamo Maria, madre di Gesù, Maria Maddalena, gli apostoli e un Gesù molto umano e misericordioso che sta per pronunciare il discorso delle beatiudini. Altre stagioni seguiranno

Dopo il successo clamoroso della prima stagione, sia in termini di crowdfunding che di pubblico, è arrivata la seconda stagione di questo serial su Gesù, i suoi apostoli, Maria sua madre e le donne a lui vicine. Come ha dichiarato il suo ideatore, Dallas Jenkins, si tratta di un progetto interreligioso e sono stati consultati, per la sua realizzazione,  il rabbino messianico Jason Sobel, il sacerdote cattolico David Guffey e il docente di Vangelo dottor Doug Huffman. Nella seconda stagione continuiamo a seguire la storia di Gesù e dei suoi discepoli senza troppa fretta (sono previste, se sostenute dal crowdfunding, sette stagioni) e il successo è attualmente imponente: il lavoro è stato sottotitolato in 50 lingue e, sempre secondo Jenkins, almeno un miliardo di persone si sono avvicinate a The Chosen.  E’ inutile dire cose ovvie: la figura di Gesù, vero Dio e vero uomo, non potrà mai essere adeguadamente rappresentata in un’opera mediale. Certo,  si potranno avere alcune intuizioni ma  risulteranno sempre visioni parziali. Il Gesù di Nazareth di Franco Zeffrelli, se da una parte approfondiva la personalità di alcuni apostoli, dall’altra propendeva per Gesù tutto spirituale, con lo sguardo rivolto al cielo. La Passione di Cristo di Mel Gibson si sviluppava fra terra e cielo ma l’umanità di Cristo si mostrava sopratutto nella carne lacerata e sottoposta a supplizio. La miniserie Jesus di Roger Young tentò l’esperimento di proporre un Gesù molto umano, giovanile e anche allegro, un tentativo di renderlo accettabile a un pubblico odierno (in una sequenza finale ci appare vestito in pantaloni e camicia, contornato da ragazzi) ma, si può dire, senza molto successo.

Questo The Chosen, cerca anch’esso di approfondire i personaggi che ruotano intorno a Gesù, di rendere Lui stesso molto umano, ma i riferimenti restano rigorosamente ancorati a quei tempi storici e gli avvenimenti principlali, le frasi dette rispecchiano   quel che sappiamo dai Vangeli. Fa indubbiamente impressione vedere Maria che racconta agli apostoli come si comportava Gesù quand’era bambino, Pietro che chiede a Gesù quando deciderà di nominarlo ufficialmente il primo fra gli apostoli,  Giovanni Battista  parlare con Gesù a cuore aperto di ciò che intende fare riguardo a Erode Antipa, Gesù meditare su cosa dire nel prossiono incontro con la folla (il discorso della montagna) chiedendo suggerimenti a Matteo. Forse un Gesù troppo umano? Può sembrare eccessivo che non sappia da subito cosa dire ma deve preparare con scrupolo il suo prossimo discorso? Eppure era vero uomo, oltre che vero Dio. Traspare, nel serial, sopratutto la Sua misericordia. Il perdono e il conforto che dà a Maria Maddalena pentita e al ladrone dell’episodio del buon samaritano; il miracolo che compie nei confronti  di quello storpio incontrato alla  piscina di Betsaida, ormai privo di speranza; l’accoglienza che fa a Nataele, un israelita in cui non c’è falsità ma che aveva perso fiducia in se stesso.

Fino a questa seconda stagione ci appare un Gesù molto comprensivo, pronto ad ascolare tutti, che si proclama il messia atteso dagli israeliti   ma che forse fa più miracoli che predicare l’avvento del regno di Dio e che non abbiamo ancora visto pregare il Padre. Ma sono previste ancora quattro stagioni...

E’ indubbio che se il serial sta avendo il successo che ha , ciò è attribuibile non solo alla formula narrativa originale adottata, nè solo alla ricostruzione rigorosa dei tempi e del modo di agire e di parlare degli israeliti del tempo, ma sta sopratutto nella qualità della sceneggiatura, in particolare nella capacità di costruire dialoghi  convincenti e appassionanti

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PENGUIN BLOOM

Inviato da Franco Olearo il Sab, 08/28/2021 - 19:18
 
Titolo Originale: Penguin Bloom
Paese: U.S.A., Australia
Anno: 2020
Regia: Glendyn Ivin
Sceneggiatura: Harry Cripps, Shaun Grant
Produzione: Made Up Stories, Broadtalk
Durata: 95
Interpreti: Naomi Watts, Andrew Lincoln, Griffin Murray-Johnston

I Bloom sono una famiglia felice: papà Cameron, mamma Samantha, i tre figli Noah, Reuben e Oli. Durante una vacanza in Thailandia, un incidente costringe Samantha (chiamata Sam) su una sedia a rotelle senza nessuna possibilità di recupero. Infermiera, surfista, donna di casa molto attiva, improvvisamente si trova costretta ad essere aiutata per svolgere le faccende di casa più ordinarie. La depressione che la accompagna, di conseguenza, pesa su tutta la famiglia che fa di tutto per aiutarla. Un giorno Noah, il primogenito, trova una piccola gazza ladra caduta dal nido e ormai incapace di volare. Persuasi i genitori, la gazza resta nella famiglia Bloom e viene chiamata Penguin (perché bianca e nera). Sarà proprio il prendersi cura di questo animaletto che permetterà a Sam e a tutta la famiglia di trovare un nuovo equilibrio.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Dopo un grave incidente che costringe una moglie/madre su una sedia a rotelle, tutti i componenti della famiglia comprendono che bisogna cessare di autocommiserarsi per le proprie infermità o colpe e “lasciar lavorare” l’amore che li lega e l’aiuto reciproco che genera
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un prestazione straordinaria ma sempre misurata di Naomi Watt sorregge tutto il film che risente, nella sceneggiatura, di alcuni risvolti non pienamente sviluppati
Testo Breve:

Una famiglia, colpita, nella figura della madre, da una grave infermità, sa tornare a “volare” con il sostegno reciproco e l’impegno comune verso una gazza ladra ferita e caduta dal nido. In sala

Il film  racconta la storia vera della rinascita di una donna, una moglie e una madre e, con lei, di tutta la sua famiglia. La sceneggiatura, tratta dal libro di Cameron Bloom Penguin Bloom. l’uccellino che salvò la nostra famiglia, sa evitare di scivolare sul lacrimoso e affronta un tema delicato con  ammirevole delicatezza.
Sono vari gli aspetti interessanti di questo film.

Innanzitutto, non viene presentata la storia di un gruppo di supereroi. Con grande verità vengono messe in scena le fatiche di questa famiglia: la gioia iniziale, il grave incidente che ribalta completamente gli equilibri e toglie la pace, la difficoltà di una madre depressa perché si vede apparentemente inutile per le persone a lei care, le fatiche di un padre che cerca di crescere i figli prendendosi cura di una moglie non solo per le necessità primarie, ma anche per tenere alto il suo umore. Il senso di colpa del primogenito, che si sente responsabile dell’incidente avvenuto alla madre.

In tutto ciò, ed ecco il secondo motivo che rende apprezzabile il lungometraggio dell’australiano Glendyn Ivin, l’amore familiare che, pur non togliendo le difficoltà e gli ostacoli di tutti i giorni, aiuta ad affrontare gli avvenimenti con lo spirito giusto. Forse proprio questo amore è il grande protagonista. Samantha, segnata dalla depressione, è troppo concentrata su se stessa e su quello che non riesce a fare, per accorgersi del grande amore che Cameron e i suoi figli nutrono per lei (e non per quello che lei è capace o non è capace di fare). Noah, che è troppo richiuso in sé stesso per esternare il suo dolore e il suo senso di colpa, restando così incastrato in un loop interiore che lo rende impenetrabile anche alle persone a lui più vicine.

Penguin, anche se inconsapevolmente, opererà una rivoluzione nella vita di queste persone: lei ha più bisogno di aiuto e protezione di tutti gli esseri umani che la accolgono. Un aiuto e una protezione che anche Samantha e Noah sono in grado di dare. Con tutte le proporzioni del caso,  l’animaletto mostra come nella sofferenza, per ritrovare la speranza, la via maestra sia quella di donare attenzioni e amore e non di richiederle per sé in modo autoreferenziale.

Bella anche la soluzione del regista e dello sceneggiatore di costruire una sorta di parallelo tra la vita della gazza e la vita della famiglia che la ospita. Il ritrovamento del volatile piccolo e malconcio (come i Bloom dopo il rientro dalla Thailandia), il prendersi cura del piccolo pennuto che gli ridà vita (la famiglia cerca di trovare un nuovo equilibrio perché la vita possa proseguire), tempo e attenzioni dedicate perché possa imparare a volare (la condivisione, anche della sofferenza interiore, che restituisce ai Bloom la serenità e la gioia di cui l’incidente li aveva privati per lungo tempo).

Il racconto, attraverso i flashback e alcuni commenti affidati alla voce fuori campo di Noah (che dà voce ad alcuni passaggi del libro del padre), accompagna con delicatezza lo spettatore nella storia di questa famiglia, aiuta ad entrare in empatia con quanto vissuto dai diversi componenti, non nasconde la drammaticità dei fatti senza mai forzare la mano per strappare una lacrima o, peggio ancora, per far compatire i Bloom.

Non può mancare, infine, una menzione per Penguin, o meglio, dell’addestratore Paul Mander che con ben otto esemplari di gazza è riuscito a mostrare le diverse fasi dell’inserimento del volatile nella famiglia Bloom. La presenza della gazza, infatti, regala in diverse occasioni motivi per sorridere.

Insomma, una buona ed equilibrata alchimia tra pathos e buon umore che rendono il lungometraggio molto godibile.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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