Thriller

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GLI IRREGOLARI DI BAKER STREET (The Irregulars)

Inviato da Franco Olearo il Ven, 04/23/2021 - 18:49
Titolo Originale: The Irregulars
Paese: UK
Anno: 2021
Regia: Joss Agnew, Johnny Allan, Weronika Tofilska
Sceneggiatura: Tom Bidwell
Produzione: Drama Republic
Durata: 8 episodi di 60'
Interpreti: Thaddea Graham, Darci Shaw, Jojo Macari, Harrison Osterfield, Henry Lloyd-Hughes, Royce Pierreson

Bea, Jessie, Billy e Spike sono quattro orfani che vivono lungo le strade della Londra, durante l’età vittoriana. Vengono ingaggiati dal dott. John Watson per indagare su alcuni misteri di natura soprannaturale. Le indagini saranno l’occasione per conoscere Leo, il principe della casa reale che sta con loro sotto mentite spoglie, e Sherlock Holmes. I misteri che devono risolvere conducono ad un grande enigma che mette in pericolo tutta intera la capitale inglese.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial si presenta a due facce: se fra i ragazzi prevale l’amicizia e la solidarietà, gli adulti sono guidati solo da interessi egoistici
Pubblico 
Adolescenti
Numerose le scene di violenza, mutilazioni, omicidi efferati
Giudizio Artistico 
 
Grandi idoli come Schelock Holmes e John H. Watson sono strati pesantemente deformati (tossicodipendenza, egocentrismo, cinismo, Watson perdutamente innamorato di Holmes) senza che il serial ne ricavi alcun vantaggio e le investigazioni risultano spesso prevedibili
Testo Breve:

Gli irregolari di Baker Street, i quattro orfani già presenti nelle pagine di Conan Doyle,  vengono ingaggiati dal dott. Watson per indagare su alcuni misteri di natura soprannaturale. Sherlock Holmes e Watson sono ridotti a caricature surreali e le investigazioni risultano spesso prevedibili. Buone le ambientazioni. Su Netflix .

Se poteva essere una buona idea quella di dedicare un serial TV agli irregolari di Baker Street, costruendo su di loro una storia per sviluppare i brevi accenni fatti da Sir Arthur Conan Doyle nei suoi racconti su Sherlock Holmes, si può dire che il risultato finale non sia proprio dei migliori.

Alcuni rilievi di pregio si possono fare e riguarda in particolare gli aspetti scenografici. Tanto le strade dei bassifondi, quanto il palazzo del principe Leopold sono davvero molto belli e particolareggiati. Anche i costumi (siano quelli dei normali cittadini lungo le strade siano quelli delle feste nobiliari) sono particolarmente curati. Buona anche la scelta del cast attoriale dei giovani: l’ottima recitazione permette di cogliere la complementarietà dei caratteri al fine della storia. Le relazioni non vanno molto al di là di quelle amicali o di innamoramenti travolgenti (con una concezione della sessualità improntata più sul trasporto emotivo che non all’interno di un progetto di coppia più ampio). Gli effetti speciali (in particolare i mostri) sono realizzati molto bene.

Per altri aspetti, invece, sorge spontanea la domanda sul perché Netflix si sia dedicata ad un’altra produzione in cui la figura di Sherlock Holmes (basti pensare ad Enola Holmes, prima di questo serial TV) viene a dir poco “maltrattata”: tossicodipendente, istrionico, egocentrico… il dottor Watson cinico e calcolatore, perdutamente innamorato dell’investigatore di cui è assistente. Il tutto in mezzo ad indagini dove la logica può fare ben poco, visto che c’è sempre il soprannaturale di mezzo. Si può dire che solo i nomi e la città sono rimasti quelli dello scrittore inglese, per il resto nulla ha a che fare con i celebri racconti gialli. Anche le trame delle otto puntate sono ripetitive e prevedibili, così come il grande enigma che va risolvendosi di puntata in puntata, in realtà lascia ben poco spazio alla fantasia già a metà del serial.

Pur essendo un racconto giallo con protagonisti poco più che adolescenti, non è molto indicato per ragazzi al di sotto dei 16 anni.

I toni dark sono molto accentuati: numerose le scene di violenza, le mutilazioni, gli omicidi efferati… Non mancano momenti di spavento o di vera paura: per tanti aspetti più vicino al genere thriller, che giallo.

Se nei ragazzi la dimensione dell’amicizia e della solidarietà è molto forte, il mondo adulto sembra essere guidato unicamente da interessi egoistici di varia natura, mai pienamente messi a fuoco.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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YOUR HONOR

Inviato da Franco Olearo il Sab, 04/17/2021 - 11:51
Titolo Originale: Your Honor
Paese: U.S.A.
Anno: 2020
Sceneggiatura: Peter Moffat
Produzione: King Size Productions, Moonshot Entertainment, CBS Studios
Durata: 10 puntate di 50'
Interpreti: Bryan Cranston, Hunter Doohan, Hunter Doohan, Hope Davis,

Adam, un ragazzo di New Orleans di 17 anni, conduce una vita serena e agiata con suo padre, Michael Desiato, un giudice integerrimo (sua madre è morta quando era ancora piccolo). Una mattina presto si reca in macchina a Lower Ninth Ward, il sobborgo black della città per depositare un fiore sulla strada dove è stata uccisa sua madre. Spaventato da una gang che lo sta minacciando, gli scivola di mano l’inalatore (soffre d’asma) e nel chinarsi per raccoglierlo, finisce per investire un motociclista, un ragazzo della sua stessa età. Vorrebbe chiamare il numero per le emergenze ma non riesce a parlare, soffocato dall’emozione. Il ragazzo investito è ormai morto e a questo punto Adam risale in macchina per tornare a casa. Affranto, racconta tutto al padre che decide di accompagnarlo al distretto di polizia. Stanno per entrare quando Michael si accorge che prima di lui è arrivato Jimmy Baxter, un noto capomafia e comprende che è lui il padre del ragazzo ucciso. Padre e figlio tornano indietro. Una autodenuncia sarebbe la morte certa per Adam e il padre decide quindi di affossare ogni indizio che possa incriminare suo figlio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il serial propone una concezione disunita del bene : salvaguardare la vita di chi ci è caro (il proprio figlio) vale più di qualsiasi norma etica universale. Per fortuna il racconto stesso manifesta la fragilità di questa limitata prospettiva e mostra come nel mentire, nell’ingannare si finisce per causare danni al prossimo, perfino la morte di persone innocenti. Manca il coraggio di un padre che, proprio perché ama, deve deve dare il buon esempio di un comportamento onesto e generoso.
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene “forti” la visione è consigliata a partire dagli adolescenti
Giudizio Artistico 
 
Prestazione superba del protagonista Bryan Cranston; la sceneggiatura imbastisce ottimi dialoghi e la regia realizza alcune sequenze di grande effetto anche se, la continua introduzione di nuovi fatti e di nuovi personaggi, rende lo sviluppo della storia troppo meccanica
Testo Breve:

Un giudice, per occultare il reato di omissione di soccorso compiuto dal figlio, sfrutta la sua posizione mentendo, occultando prove, influenzando testimoni. Un thriller che è anche un ethical drama destinato a far discutere. Su Sky

Questo serial è un crime drama e le caratteristiche ci sono tutte (omicidi, processi, violenze nelle carceri, boss mafiosi, poliziotti corrotti,..) ma si potrebbe anche acrivere a un nuovo filone che potremmo chiamare Ethical drama. Quando eventi tragici e imprevisti irrompono nella vita tranquilla di una onesta persona, interviene il dilemma delle priorità da seguire e il giudice Michael non ha dubbi: non ci sono principi assoluti che possano anteporsi al salvataggio di una vita umana che ci sta a cuore: deve salvare suo figlio a ogni costo e per farlo mente, sottrae e falsifica prove, manipola un processo a lui affidato per portarlo nella direzione per lui più conveniente. Il capostipite e il più famoso di questo filone è indubbiamente Breaking Bad  (e il suo spin-off: Better call Saul); non a caso entrambi hanno come protagonista lo stesso, bravissimo, Bryan Cranston. Anche in quel caso, un onesto professore, buon marito e padre, di fronte alla sua malattia incurabile e l’impossibilità di lasciare un sussidio adeguato per il figlio handicappato, inizia a produrre droga e a scalare la gerarchia della malavita. Possono rientrare in questa categoria anche Million Dollar Baby, dove l’eutanasia diventa un’opzione possibile, non perché la si riconosca accettabile ma perché il soggetto malato lo desidera e anche The Undoing può essere ascritto a questa categoria, visto che sono tante le bugie dette e le verità celate allo scopo di nascondere ciò che è realmente accaduto. Rispetto ai precedenti, questo Your Honor si compiace di teorizzare, nei dialoghi, questa etica nomade, come è stata etichettata  dalla filosofa Rosi Braidotti (in altre recensioni ho parlato di religione dell'umano). La vita del proprio figlio è superiore a qualsiasi legge umana o divina, è il senso che viene dato al comportamento di Michael Desiato.  Una sua amica avvocato  ha scoperto finalmente che è suo figlio il vero colpevole e lo apostrofa brutalmente: “Chi sei tu? Credi che giustizia e principi possano avere la precedenza sulla vita di un figlio?, Michael risponde in modo netto: “Se non vuoi avere una macchia sull’anima puliscila subito con una telefonata (alla polizia). L’equazione è: uccidi Adam e  ti pulisci l’anima”.

Anche Jimmy, il padre del ragazzo investito e ucciso, è l’altra faccia dello stesso sentire: dopo la morte del figlio ha smesso di provare emozioni: ucciderà chi ha ucciso suo figlio senza alcuna esitazione. E’ un tema che si ripropone in modo simile in altri protagonisti. L’amico afroamericano di Michael, che si è proposto per la canditatura a sindaco ed è stato coinvolto nell’occultamento della verità, ora non vuole più che venga a galla: “tu vuoi prendere la tua coscienza e portarla a pagare il conto alla prima stazione di polizia?  Va bene. Ma mi trascinerai nel baratro insieme a ogni povera famiglia di questa città”.

Anche la fede ebraico-cristiana è messa alla berlina in questo Your Honor, a sottolineare che non è certo la fede una soluzione. Chi è ipocritamente cristiana è prorio la famiglia mafiosa dei  Baxter, che vuole imporre con la forza pratiche religiose ai figli e la stessa adolescente Fia, ridicolizza l’episodio di Abramo invitato a sacrificare il figlio Isacco, come esempio di massima assurdità che proviene da questo presunto Dio.

Se questo è il motivo che percorre tutta la serie, non mancano le emozioni di un thriller. Noi sappiamo fin dall’inizio cosa è realmente accaduto e seguiamo Michael, continuamente insidiato da qualcuno che sta per scoprire cos è realmente accaduto, in tutte le sue mistificazioni e azioni orribili che compie per celare la verità. Assistiamo a un graduale rilascio, puntata per puntata, con grande perizia, di nuove sorprese e di nuovi personaggi,  anche se alla fine viene allo scoperto una certa “meccanica degli eventi”; un eccesso di sottotrame, che hanno la funzione strumentale  di tener alta l’attenzione dello spettatore.  Ottima la sceneggiatura, soprattutto nei dialoghi: assistiamo a un confronto serrato fra gangster e poliziotti, come esibizione della loro potenza ma anche il delicato rivelarsi di due adolescenti, di Adam e Fia Baxter, che scoprono giorno per giorno, di innamorarsi l’uno dell’altra.

Anche la regia contribuisce a mantenere alta la tensione: l’incidente che accade nel primo episodio, l’agonia del ragazzo investito, l’angoscia impotente di Adam, sono una di quelle scene che non si possono dimenticare facilmente e alza il tasso di drammaticità di tutta la serie.

Alla fine dobbiamo concludere che questo tipo di etica soggettiva, che si costruisce di volta in vlta in base alle situazioni,  giustificata dalla complessità dell’essere umano, si stia consolidando e verrà riproposto in altre opere mediali, fino a diventar parte del senso comune? Siamo lontani mille miglia dai film western degli anni ‘50 e ‘60, dove l’eroe duro e puro andava dritto a compiere ciò che era giusto, incurante dei pericoli che stava correndo.  In verità è lo stesso serial che contraddice i principi che ha esposto: com’era già accaduto in Breaking Bad, il protagonista perde la libertà, diventa automaticamente schiavo di una spirale di comportamenti a cui non può più rinunciare e deve sottostare anche ai ricatti che ora possono venirgli imposti da chi ha scoperto che lui si muove in base a tornaconti personali e non in base a principi assoluti.  Lo stesso finale, alquanto deludente, sembra voler sottolineare che la giustizia e la verità non trionfano e che noi continuiamo a restar vittime di un caso imprevedibile a cui reagiamo condizionati dalla nostra visione parziale e soggettiva. Ci sono almeno due persone giuste e incorrotte in questo serial: l’agente Nancy Costello e l’avvovcato Lee Delamere che esercitano con scupolo il loro mestiere. Ciò che manca assolutamente in questo serial è un gesto generoso, espressione di un amore oblativo (a un certo punto Michael pensa di costituirsi al posto del figlio), l’unico che avrebbe potuto rompere la catena degli egoismi, riportando la situazione al bene. Questa volta un bene per tutti

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE UNLISTED

Inviato da Franco Olearo il Mer, 02/24/2021 - 13:17
 
Paese: Australia
Anno: 2019
Sceneggiatura: Jane Allen,Tristram Baumber
Produzione: Aquarious Film Production
Durata: 15 episodi da 20'
Interpreti: Vrund Rao, Ved Rao, Miah Madden

Sidney. In una scuola superiore viene avviato un nuovo programma educativo finanziato e gestito da un’azienda, la Infinity Group, che nasconde l’obiettivo di ottenere il controllo delle menti delle persone. Tutto questo attraverso un piccolo chip che viene impiantato in bocca agli studenti. Due gemelli indiani, Drupad e Kalpen Sharma se ne accorgono e, insieme a quattro loro amici, cercano di fermare questo piano per evitare che il medesimo dispositivo elettronico possa essere utilizzato per controllare il comportamento di tutti gli abitanti del mondo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Di fronte a gravi pericoli, un gruppo di adolescenti sa eprimere amicizia, solidarietà, aiuto reciproco. Ben evidenziati gli affetti familiari
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene cariche di tensione potrebbero non essere adatte ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Un serial realizzato con buona professionalità, senza eccellenze di particolare rilievo
Testo Breve:

Due gemelli indiani scoprono che i loro compagni possono esser comandati a distanza da poteri occulti. Misteri e amori fra adolescenti pr un thriller adatto agli adolescenti. Su Netflix

Cosa succederebbe se le giovani generazioni, già pesantemente omologate attraverso i media, venissero condizionati fino a diventare ubbidienti come robot, alla mercé di chi detiene il potere dei mezzi di comunicazione? Chi avrebbe interesse ad ascoltare le poche voci dissidenti? Questo serial di origine australiana garantisce suspense da thriller  pur restando rigorosamente adatto alla fascia  teen.

Il serial si appoggia su una sceneggiatura avvincente e capace di mantenere il pubblico davanti allo schermo per scoprire sempre qualcosa in più sul mistero che avvolge l’Infinity Group e i suoi progetti. Una trama semplice, che non ricorre ad intrecci particolarmente contorti, ma non banale e gli aspetti fantascientifici accostati al mistero riescono a mantenere alta la curiosità dello spettatore..

I personaggi, in particolare i ragazzi protagonisti della storia, sono ben interpretati e convincenti. Vivono quei momenti che sono tipici della loro età: amicizie, innamoramenti, rapporti non sempre semplici con i genitori o con i fratelli. Il tutto rappresentato senza scabrosità, ma con delicatezza. Anche fra loro però, come fra gli adulti, si formano scelte diverse nel discriminante fra il bene e il male: i più collaborano, sono alleati nel compiere il bene; altri accettano il nuovo regime e denunciano chi non si è “allineato”, per guadagnare un posto di rilievo tra i capiclasse della scuola.

Il valore dell’amicizia, più di altri, viene approfondito: amicizia che si esprime nella lealtà, nella capacità di rischiare e di sacrificarsi, nella disponibilità ad accogliere anche quando è rischioso, nella condivisione di ciò che si possiede. Anche la dimensione dell’affetto familiare trova ampio spazio nella storia. Adolescenti che vengono sostenuti e supportati dai loro genitori. Anche le situazioni di incomprensione che a volte si vedono (in particolare tra genitori e figli), diventano occasione per riallacciare i rapporti tra generazioni. Spicca per la sua presenza positiva la nonna dei gemelli: è colei che porta avanti le tradizioni del paese d’origine anche adesso che si trovano in Australia, si mostra sempre comprensiva e accogliente, mantiene vivi i valori con i quali è cresciuta e continua ad insegnarli anche ai ragazzi. È anche loro complice dal momento in cui capisce che hanno ragione a temere e contrastare l’operato dell’Infinity Group.

I membri dell’organizzazione sono dei cattivi senza appello: persone senza scrupoli e desiderose solamente di potere e di soldi. Si dimostrano disposte a tutto: maltrattamenti e ricatti psicologici sia con i ragazzi che con le loro famiglie. Pur di giungere ai loro scopi, sono pronti a rapire e imprigionare i fuori-lista (ovvero coloro che, non avendo il chip impiantato, non rispondo agli ordini).

La regia e la fotografia sono buone anche se non di particolare pregi.  I pochi effetti speciali non sono eccellenti, ma non per questo abbassano la qualità del prodotto finale.

Come tante opere di fantascienza, anche questo serial può essere visto come metafora del mondo contemporaneo: un tempo in cui i media digitali sono diventati pervasivi nella vita di ciascuno, è sempre alto il rischio di smettere di pensare con la propria testa a causa dell’eccessiva esposizione agli schermi. Pericolo, quello della manipolazione delle menti, che può essere ovviato attraverso relazioni forti e consapevolezza. Proprio come “insegnano” i ragazzi del serial.

Sicuramente adatto a ragazzi e adolescenti sia per la qualità della storia, misteriosa senza troppa tensione sia per i valori contenuti e trasmessi.

 

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ALEX RIDER

Inviato da Franco Olearo il Mer, 12/02/2020 - 15:52
Titolo Originale: Alex Rider
Paese: UK
Anno: 2020
Regia: Andreas Prochaska Christopher Smith
Sceneggiatura: Guy Burt
Produzione: Eleventh Hour Films
Durata: 8 episodi di 45'
Interpreti: Otto Farrant, Stephen Dillane, Vicky McClure, Andrew Buchan

Alex Rider è un giovane studente atletico e intraprendente. I suoi genitori sono morti quando era bambino, ora vive con una sorella adottiva e lo zio Ian. Un giorno, al ritorno da scuola, riceve la notizia della morte dello zio in un incidente stradale. Non convinto della cosa, indaga di nascosto e scopre che Ian non lavorava per una banca, ma era un agente dei servizi segreti inglesi. Dopo essere stato allenato dallo zio (a sua insaputa) per essere un agente segreto, viene ingaggiato dall’intelligence britannica per portare avanti quella stessa l’indagine che aveva portato alla morte lo zio: una strana scuola situata sulle alpi francesi. L’istituto di formazione, Point Blanc, lo mette in contatto con nuovi amici: studenti problematici, figli di ricche famiglie. Con il passare dei giorni, dove alle lezioni si alternano dei lavori che la scuola richiede (lavare i piatti e altre mansioni domestiche), succedono strane cose e le indagini portano Alex a scoprire cose terribili.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ben rappresentato il valore dell’amicizia ma resta la perplessità di aver portato a livello adolescenziale un contesto di violenza e di pericolo di morte tipico del genere
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza senza sangue, uso di droga, linguaggio talvolta scurrile. Tv USA: +14; TV UK: +12.
Giudizio Artistico 
 
Il livello di suspence viene correttamente raggiunto anche se la trama non risulta particolarmente originale. Bravo il giovane protagonista
Testo Breve:

Il serial raggiunge l’obiettivo di raccontarci un’avvincente spy story secondo lo stile James Bond trasferendola in un contesto adolescenziale. Resta il dubbio se sia corretto inserire degli adolescenti in un contesto così duro e pericoloso. Su Prime Video

Dopo Alex Rider – Stormbraker, la trasposizione cinematografica del primo dei romanzi di Anthony Horowiz realizzata nel 2006 dal regista Geoffrey Sax, il giovanissimo agente dell’intelligence britannica torna ad allietare i suoi fans, stavolta sul piccolo schermo con la prima stagione (ed è stata appena confermata la produzione della seconda) di un serial TV su Prime Video.

Dal punto di vista qualitativo, è un serial ben riuscito.

Le otto puntate sono costruite in modo efficace, avvincenti e cariche di adrenalina. Da più parti soprannominato il giovane James Bond, Alex Rider è decisamente all’altezza del blasonato agente segreto con licenza di uccidere. Il ritmo è incalzante e, se la scrittura sembra scontata, in realtà riesce a sorprendere con colpi di scena che tengono lo spettatore incollato allo schermo. La soluzione del caso non è affidata all’ultima puntata, ma va delineandosi episodio dopo episodio, così da non permettere conclusioni affrettate o facili soluzioni agli enigmi. Sicuramente, la presenza sul set dell’autore dei romanzi come produttore esecutivo del serial ha inciso in maniera positiva sulla sua realizzazione.

Non ci sono grandiose scene d’azione, inseguimenti o fughe vorticose per le vie di una città: la storia con le sue Indagini e scoperte, sparatorie, si svolge soprattutto in interni, resi tetri e quasi claustrofobici da un’ottima fotografia.

Sono presenti scene di violenza: essendo una spy story, abbondano combattimenti e sparatorie. Vengono rappresentati in modo meno violento di quanto descritto nel libro ma non per questo da sottovalutare per il loro impatto sullo spettatore. Il linguaggio risulta moderatamente volgare.

Un altro pregio del serial è il disegno dei personaggi. Pur non essendo particolarmente lungo (8 puntate di 40 minuti circa), l’azione non fa mai passare in secondo piano la psicologia dei protagonisti e l’approfondimento delle loro personalità. Il cast non vanta nomi di particolare rilievo ma rendono godibile il prodotto finale. Il protagonista, interpretato dal giovane Otto Farrant, riesce a mostrare quell’innocenza mista a scaltrezza con la quale è in grado di affrontare i problemi più semplici così come le situazioni più pericolose e complesse. Tutti i personaggi che gravitano intorno a lui (la sorella adottiva, gli amici del liceo e quelli della Point Blanc), pur essendo secondari, non vengono mai tratteggiati in modo superficiale o stereotipato, ma riescono ad emergere nella loro complessità. Anche dei villain riusciamo a conoscere le ragioni dei loro progetti perversi: esercitano una cattiveria diabolica, perché pianificata e costruita con cognizione di causa, un male realizzato per trarne profitto personale.

Nei suoi contenuti, essendo una spy-story contaminata con il genere teen/young, porta sullo schermo i cliché più visitati sia del primo come del secondo. Nell’intrigata indagine trova spazio l’amicizia, che richiede di essere coltivata e costruita attraverso la condivisione e il dialogo, ma che può essere messa a dura prova o anche distrutta dalla falsità. Non mancano cotte e innamoramenti adolescenziali, gli inviti ai balli della scuola, il caratteristico imbarazzo che nasce dall’inesperienza e dall’emozione di stare con la persona di cui si è innamorati.

Le relazioni familiari presenti sono le più svariate: se Alex che, essendo orfano, può vivere solo del ricordo dei genitori, troviamo famiglie benestanti ma con una grandissima povertà di rapporti umani ma anche famiglie che sanno supportare i loro figli. Un campionario abbastanza completo e verosimile che evita di appiattirsi sul politicamente corretto.

Complessivamente è un prodotto godibile e ben confezionato, capace di trasmettere la tensione tipica delle indagini dei servizi segreti così come di proporre al pubblico le dinamiche tipiche della vita di adolescenti e giovani. Un po’ violento, ma non volgare, Alex Rider fa ben sperare per la seconda stagione già messa in produzione.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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REBECCA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/29/2020 - 12:43
Titolo Originale: Rebecca
Paese: UK
Anno: 2020
Regia: Ben Wheatley
Sceneggiatura: Jane Goldman, Joe Shrapnel, Anna Waterhouse
Produzione: Netflix, Working Title Films
Durata: 121
Interpreti: Lily James, Armie Hammer, Kristin Scott Thomas

Una giovane dama di compagnia di una donna inglese benestante in vacanza sulla Costa Azzurra con la sua signora, si innamora di un nobile, Maxim de Winter, rimasto vedovo da poco. Essendo il sentimento ricambiato, i due decidono di sposarsi. Rebecca viene portata alla tenuta della famiglia De Winter, dove deve imparare a vivere all’altezza del suo nuovo lignaggio. La governante, Mrs. Denvers, dovrebbe aiutarla e sostenerla: in realtà la ostacola in ogni modo, ancora legata alla defunta padrona di casa, Rebecca, morta in circostanze misteriose…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un racconto di infedeltà e di ricerca della morte per por fine a una malattia incurabile, attenuato dal sincero affetto di due coniugi
Pubblico 
Adolescenti
Una storia di rapporti umani subdoli e velenosi
Giudizio Artistico 
 
Viene applicata una grammatica narrativa semplice, che evidenzia il meccanismo della suspense, Da segnalare l’interpretazione di Kristin Scott Thomas
Testo Breve:

Una giovane sposa va ad abitare nella sontuosa magione della famiglia del marito ma ogni angolo ricorda la precedente moglie defunta in circostanze misteriose. Una versione lineare e con meno mistero della famosa versione di Alfred Hitchkok del ’40.

Nuovo adattamento televisivo-cinematografico del romanzo di Daphne du Maurier dal titolo Rebecca, la prima moglie, non può competere con la più celebre pellicola di Alfred Hitchcock del 1940 (vincitrice, tra l’altro, di due premi Oscar), ma non è sgradevole.

All’inizio sembra avere i toni della commedia romantica: due persone che si conoscono a Monte Carlo, compiono incantevoli gite lungo la costa, decidono di sposarsi. Con l’avanzare della storia, però, partecipiamo a un drastico cambiamento di tono e l’ingresso della ragazza nella sontuosa magione del marito, per nulla gradita al personale di servizio, costituisce il preludio della fase noir del film 

Ogni angolo della villa De Winter è espressione delle scelte e dello stile della prima moglie che continua a far sentire, in questo modo, una sua misteriosa presenza.   

La sceneggiatura cerca di mantenersi fedele al testo, in particolare in alcuni risvolti cruenti del finale che Hitchcock, nella sua versione del ’40, aveva evitato per superare i rigidi controlli del codice Hays.  Per chi ha letto il libro o visto il film precedente, la storia è nota ma questa versione vuole spiegare troppo, tende a sottolineare quel senso di mistero che già traspare dalle immagini.

I personaggi dominanti sono quelli femminili: Armie Hammer, nella parte di Maxim de Winter, è soprattutto bello ma per il resto ha ben poco dell’affascinante, sfuggente, tormentato gentiluomo inglese, interpretato da Laurence Oliver. Maggiore rilevanza ha invece la governante Mrs Danvers, grazie soprattutto alle capacità attoriali di Kristin Scott Thomas e ad un maggior spazio lasciato a questo personaggio, rispetto all’edizione del ’40, tutta tesa a tendere tranelli e a sfiduciare la giovane sposa, dominata dal culto ossessivo di una signora che non c’è più e da uno stile di vita che non si può più far rivivere.

Un discorso a parte va fatto per la seconda signora de Winter  un personaggio a 180 gradi rispetto a quello interpretato a suo tempo da Joan Fontaine. Quella esprimeva quasi fanciullesca innocenza, incapace di uscire dai suoi sogni per entrare in una realtà così ostile e subdola, questa è espressione di una donna moderna: emancipata, guida la macchina, gestisce con più sicurezza la propria vita ed è pronta a difendere con intraprendenza il proprio marito.

Anche se la fotografia non è straordinaria, il montaggio e i costumi si fanno davvero notare: il primo per il ritmo che riesce a dare alla storia, i secondi per la cura nei dettagli delle ambientazioni.

Nel film non mancano due rapidi affondi per quel che riguarda l’eutanasia (presentato come soluzione per risparmiare la sofferenza ad una persona malata) e l’impiego del suicidio come fuga da un mondo che non si riesce più ad accettare.

In conclusione si può dire che questo tentativo di portare sullo schermo un romanzo che già era stato magistralmente trasposto su schermo non sia molto riuscito ma per chi scopre per la prima volta la storia si può dire che l’attenzione maggiore viene riposta nel meccanismo del mistero da svelare, più che nell’approfondimento della psicologia dei personaggi.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ENOLA HOLMES

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/07/2020 - 20:34
 
Titolo Originale: Enola Holmes
Paese: U.K.
Anno: 2020
Regia: Harry Bradbeer
Sceneggiatura: Jack Thorne
Produzione: EH Productions, Legendary Pictures, PCMA Productions, Warner Bros
Durata: 123
Interpreti: Millie Bobby Brown, Helena Bonham Carter, Henry Cavill

1884 in Gran Bretagna, l’anno in cui verrà votata la Terza Legge Elettorale, che contribuirà ad avviare al tramonto la lunga stagione vittoriana. Enola Holmes ha sedici anni, vive in campagna con la madre Eudoria (il padre è morto quando lei era ancora piccola e i due fratelli maggiori si sono presto trasferiti a Londra). Rimaste “meravigliosamente sole” (Enola è l’acronimo di Alone), la madre non le insegna l’uncinetto ma tutto ciò che può esserle utile per restare indipendente (anche dagli uomini): lettura, scienza, sport, lotta, arti marziali. Un giorno la madre scompare misteriosamente. I suoi fratelli, Sherlock (si, proprio lui, il grande detective) e Mycroft, suo tutore, intervengono per prendersi cura di lei e le prospettano l’iscrizione a un collegio per signorine per bene nel tentativo di domare il suo spirito ribelle. Enola riesce a fuggire per cercare di ritrovare sua madre e nel treno che la porta a Londra conosce il giovane nobile Tewkesbury: anche lui sta fuggendo dalla famiglia che lo vuole arruolato nell’esercito e come se non bastasse, è inseguito da un misterioso individuo che lo vuole morto...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una bella relazione fra una sorella e il fratello più grande così come fra una figlia e sua madre
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di lotta potrebbe impressionare i suoi piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film è caratterizzato da un ritmo veloce e scorrevole, qualche soluzione poco credibile ai misteri che si vanno dipanando. Nella parte tutti gli attori
Testo Breve:

Sulla sorella minore  di Shelock Holmes gravitano grossi  pericoli ma  saprà beneficiare degli insegnamenti della madre e del sicuro istinto investigativo che è tipico di questa insolita famiglia. Un film per tutti ma sopratutto per il divertimento dei più giovani. Su NETFLIX

“Il nostro futuro dipende da noi. Puoi prendere due strade: la tua o quella che gli altri scelgono per te”. E’ una delle ultime frasi detta da Eudoria alla figlia, prima di scomparire. E’ una eredità pesante quella che si porta questa sedicenne che si è sempre affidata, con piena fiducia, agli insegnamenti della madre e che ora si trova sola, con due fratelli che “vogliono scegliere per lei”, mentre lei stessa non sa ancora quale sia veramente la strada che vuole intraprendere. Uno sforzo che viene oltretutto minato dal comportamento inaspettato della madre, che non sa più come giudicare.

E’ questo l’asse drammatico che scorre lungo tutto il film e  che rende non banale questo racconto di avventure per ragazzi (o sopratutto per ragazze?). Il film alterna con abilità momenti di pura action e di lotte corpo a corpo con altri più riflessivi, sopratutto quando Enola e il fratello Holmes riescono a parlarsi con franchezza. E’ significativo il loro colloquio, sotto un albero, nella quite della campagna: Enola confida le sue ansie e le sue incertezze al fratello, ma lui gli risponde che è troppo emotiva e l’emozione, i sogni  servono a poco.  Deve guardare a quello che ha davanti, non quello che vorrebbe ci fosse e in questo modo scoprirà la verità. Una lezione di realismo che ci si poteva aspettare dal detective più famoso del mondo, che lavora anche sui minimi indizi e che sarà  determinante per la formazione della ragazza. Ora Enola, anche se non ha un quadro chiaro della situazione, inizia a procedere passo per passo, applicando il metodo induttivo che la porterà a chiarire la situazione in cui si è trovata e a scoprire la sua vocazione di detective ( un’ottima premessa per i  sequel che verranno prodotti).

Il film è infatti  l’adattamento  di The Enola Holmes Mysteries, una serie di sei romanzi gialli per ragazzi dell'autrice americana Nancy Springer, che ha come protagonista un’immaginaria sorella di Sherlock Holmes, dotata anch’essa di notevoli doti investigative.  Interessante anche il parallelo che viene sviluppato fra il percorso di maturazione che percorre Enola e l’evoluzione  in senso democratico dell’Inghilterra (la Terza Legge Elettorale estendeva il voto agli agricoltori) inclusa la nascita del femminismo, ostacolata da chi crede nella stabilità e immutabilità delle tradizioni elitarie, come Mycroft.

Il film mantiene un buon ritmo senza prendersi troppo sul serio grazie a una ironia molto inglese; sono presenti ottimi e noti attori a iniziare dalla protagonista Millie Bobby Brown, diventata famosa con la serie  Stranger Things ma anche altri,  come Helena Bonham Carter nella parte della madre e Henry Cavill in quella di Sherlock Holmes.  Non bisogna però aspettarsi da questo film nuove indagini del famoso investigatore, come era già accaduto nella trilogia omonima interpretata da un frenetico e sarcastico Robert Downey : é Enola il personaggio trainante.

Il film è adatto tutti, in particolare ai ragazzi (forse i più piccoli potrebbero spaventarsi per qualche scena)   ed è insolita la tecnica adottata per la narrazione, che finisce per rallentare il ritmo: Enola si rivolge spesso al pubblico per spiegare ciò che sta per accadere e ci sono frequenti flaschback che ricordano cosa la madre le aveva insegnato in determinate circostanze. E’ probabile che un  grammatica di questo tipo sia stata adottata per rendere lineare il racconto, a vantaggio dei più piccoli.

Disponibile su Netflix

 

Autore: Paola Carlucci
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MISTERO A CROOKED HOUSE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 04/25/2020 - 10:01
Titolo Originale: Crooked House
Paese: Regno Unito
Anno: 2017
Regia: Gilles Paquet-Brenner
Sceneggiatura: Gilles Paquet-Brenner, Julian Fellowes, Tim Rose Price
Produzione: Brilliant Films, Fred Films
Durata: 115 Su Netflix, Youtube, Google Play
Interpreti: Glenn Close, Max Irons, Stefanie Martini, Julian Sands

Inghilterra, fine anni ’50. Charles Hayward, giovane investigatore privato, viene contattato dalla sua vecchia fiamma Sophia, che gli chiede di indagare sulla morte improvvisa del nonno, il magnate Aristides Leonides. Apparentemente, l’uomo è morto a causa di un infarto, ma Sophia sembra convinta che si tratti di un omicidio. Per indagare, Hayward si trasferisce a Crooked House, la magione di campagna della famiglia Leonides. Qui fa la conoscenza di tutti i familiari del defunto, molti dei quali nascondono dei segreti…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Non ci sono valori particolari da segnalare in questa famiglia che ha smarrito qualsiasi coordinata etica
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di tensione emotiva
Giudizio Artistico 
 
L’attenzione dello spettatore è garantita grazie alle numerose tracce da seguire e i potenziali sospetti ma manca un sufficiente approfondimento dei personaggi
Testo Breve:

Gli ingredienti del tipico giallo di  Agatha Christie ci sono tutti: un omicidio misterioso, una nutrita galleria di potenziali sospetti e un detective che svela uno dopo l’altro i loro segreti. Ottima interpretazione di Glenn Close. Su Netflix, Youtube, Google Play

Tratto dal romanzo di Agatha Christie È un problema (Crooked House, 1949) - uno dei preferiti dall’autrice malgrado l’assenza dei suoi due protagonisti più famosi, Hercule Poirot e Miss Marple – il film presenta molti dei tratti caratteristici delle storie della scrittrice inglese, tra cui un omicidio misterioso, una nutrita galleria di potenziali sospetti e un detective che svela uno dopo l’altro i loro segreti.

Nel caso specifico, quella dei Leonides è una famiglia altamente disfunzionale, in cui i rapporti sono esasperati e improntati all’odio e al sospetto. C’è lady Edith (interpretata da un’ottima Glenn Close), sorella della prima moglie di Aristides Leonides, donna determinata e perspicace, l’unica che sembra mantenere uno sguardo lucido su quanto la circonda; c’è Brenda, nuova moglie del capofamiglia ed ex ballerina di Las Vegas, molto più giovane del marito, che nasconde una tresca con il precettore dei suoi nipoti; c’è Magda, moglie del figlio maggiore di Aristides e madre di Sophia, attrice mancata che sogna un futuro irrealizzabile nel mondo del cinema… Persino i bambini, i nipoti di Aristides Eustace e Josephine, appaiono in qualche modo corrotti dall’arido e folle contesto familiare in cui sono stati costretti a crescere: il primo è un’adolescente incattivito e enza peli sulla lingua, mentre la seconda è una bambina intelligentissima, grande osservatrice ma assolutamente priva di senso  morale.

Se l’ampia galleria di personaggi, con i vari interrogatori, le numerose tracce da seguire e i potenziali sospetti, non permettono allo spettatore di annoiarsi, intrattenendolo con una sorta di gioco “alla Cluedo”, d’altra parte costituiscono anche un elemento di debolezza, perché non consentono un sufficiente approfondimento dei personaggi, molti dei quali risultano piuttosto stereotipati. Questo è evidente, in modo particolare, nel protagonista, che riassume in modo un po’ superficiale tutte le caratteristiche tipiche dei detective nei film noir (è spiantato, tormentato e con un difficile passato alle spalle), e in Sophia, che, a sua volta, appare ricalcata sulla figura delle femme fatale del cinema del passato.

Molto affascinante risulta, invece, il legame tra i personaggi e l’ambiente in cui si muovono. Le storture morali e psichiche di una famiglia dell’alta società inglese si riflettono nella scenografia, che appare simile a una casa di bambole vittoriana, in cui ogni personaggio è un mondo a sé stante, con i suoi colori, la sua musica e il suo “genere” di appartenenza. In questo modo, lo spettatore viene invitato ad aprire le tante porte della casa e ad affacciarsi sui diversi mondi in miniatura, allo scopo di scoprire ogni volta una tessera in più di un puzzle complesso e intricato.

Puzzle che conduce infine a un finale scioccante, ma in fondo non così inaspettato, dopo che abbiamo assistito, per quasi due ore, alle vicende di una famiglia che non ha problemi a riconoscere apertamente di aver smarrito qualsiasi coordinata etica. Come ammette Sophia, “c’è tanta crudeltà in noi… che si manifesta in varie forme. Ed è quello che più mi turba. Le varie forme”.

Autore: Cassandra Albani.
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BURNING - L'AMORE BRUCIA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/20/2019 - 10:19
Titolo Originale: Beoning
Paese: Corea del Sud
Anno: 2018
Regia: Lee Chang-dong
Sceneggiatura: Lee Chang-dong, Oh Jung-mi
Produzione: Tucker Film
Durata: 148
Interpreti: Yoo Ah-in, Jeon Jong-seo, Steven Yeun

Jong-su, laureato da poco, vive a Seul aiutandosi con lavori saltuari ma la sua aspirazione è diventare uno scrittore. In un centro commerciale incontra Haemi, sua vicina d’infanzia, conosciuta quando entrambi vivevano in campagna. Haemi si mostra interessata al ragazzo, lo porta a casa sua e dopo un incontro amoroso le chiede di badare al suo gatto perché lei sta per partire per l’Africa, che è la sua passione. Al suo ritorno Jong-su va a prenderla all’aeroporto ma lei non è sola: in Kenia ha conosciuto Ben, un ragazzo dell’alta borghesia coreana. I tre si incontrano spesso, fra l’imbarazzo crescente di Jong che si è ormai innamorato di Haemi anche se lei ormai vive con Ben. Una sera la coppia raggiunge Jong-su che ora vive nella fattoria paterna ma dopo quell’incontro, Haemi non risponde più al telefono. Jong-su inizia una ricerca, sempre più febbrile, nella speranza di trovarla viva…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Prevale una visione della vita poco aperta alla speranza; situazioni familiari dissestate
Pubblico 
Maggiorenni
Consumo di marijuana , nudità femminili, sesso solitario
Giudizio Artistico 
 
Grande padronanza del regista nel dirigere gli attori e nel realizzare atmosfere crepuscolari, anche se apre a troppi sottotemi. Magistrale interpretazione di Jeon Jong-seo
Testo Breve:

Un ragazzo incontra dopo tanto tempo un’amica d’infanzia e resta coinvolto nella sua vita misteriosa, scoprendo di amarla sempre di più. Un thriller, una storia sentimentale, una riflessione sul senso della vita ben realizzato ma un po’ diluito nei suoi 148 minuti.

Naemi e Jong-su stanno pranzando insieme in un locale, dopo che lei ha appena riconosciuto in lui un caro amico d’infanzia. Naemi si esibisce in un mimo: i gesti esprimono l’atto di sbucciare un mandarino e di mangiarlo. Jong-su si complimenta per la sua bravura ma la ragazza trasforma quell’illusione in un puro gioco mentale: “Non devi sforzarti di immaginare che quella cosa ci sia. Devi piuttosto smettere di pensare che non ci sia”.  Si tratta di una scena iniziale che sintetizza l’essenza della storia.  Il film appare come tante cose insieme: un triangolo amoroso, un thriller dove c’è un mistero da scoprire, ma è soprattutto un gioco filosofico fra l’autore e lo spettatore su ciò che è vero e ciò che crediamo sia vero, perché siamo inesorabilmente limitati dalla nostra prospettiva soggettiva (tutto ciò che accade è visto con gli occhi di Joung-su, non c’è nessuna inquadratura “terza”). Burning indaga anche sul senso da dare alla nostra esistenza e i tre protagonisti rispecchiano  visioni diverse.  La ragazza è la più sensibile ed emotiva, piange nel contemplare un tramonto africano, quando la luce scompare e lei resta sopraffatta dal senso della morte: “vorrei semplicemente sparire come se non fossi mai esistita. Haemi si considera una “grande affamata”, come si autodefinisce; vuole cioè afferrare il senso della vita e lo fa attraverso forme di esaltazione mistica, quasi un richiamo ai riti orfici e cerca di assimilare, nel suo viaggio in Africa, le danze rituali del popolo dei Boscimani.

Jong-su è un empirico: non si muove in base a istanze che gli provengono dal suo animo ma in base a ciò che accade all’esterno di se’. "Il mondo è ancora un mistero per me": confessa. Vuol fare lo scrittore ma interrogato più volte sul quale storia abbia iniziato a scrivere, risponde sempre che ancora non lo sa. Lo stesso suo amore per Haemi ha origini empiriche: goffo e impacciato, lascia che sia la ragazza a prendere l’iniziativa e quando lei gli dona la sua dolcezza, quel sentimento inizia a prendere forma e cresce in lui ogni volta che la incontra. Di fronte alla scomparsa di lei, saprà applicare il massimo della razionalità, sfruttando i pochi indizi di cui dispone e cercando di togliere il velo dell’incertezza da troppi fatti dichiarati come veri ma mai confermati.

Ben invece confessa di non aver mai pianto, non si fa influenzare da nulla e da nessuno e gestisce in pieno la  vita nel modo che più gli aggrada. Cinicamente, dice che: "giusto e  sbagliato non esistono: esiste solo la legge della natura". e quando c’è un’inondazione, muoiono sia i buoni che i cattivi. Il perenne sorriso che gli appare stampato sul volto è espressione di una sicurezza costruita sull’indifferenza.

In una bellissima sequenza al centro del film, i tre si trovano seduti nel giardino di una casa di campagna a contemplare il tramonto. Di fronte a quello spettacolo grandioso, capiscono che è il momento della verità  Jon-su ha il coraggio di dire apertamente che ama Haemi. Haemi si sente avvinta dal fascino di quella natura e inizia una lenta danza  rivolta al sole a seno nudo, perché non si sente di restare coperta in quell’immersione panteista nella natura. Anche Ben confida a Jong  il suo segreto mai svelato a nessuno: ama bruciare le serre abbandonate (si scoprirà poi che cosa intende dire).

Si tratta di un film complesso (e per questo non raggiungerà il grande pubblico), pieno di significati, ben diretto e con una superba interpretazione di Jeon Jong-seo nella parte di Haemi: si può dire che lei da sola dia un senso pieno a quell’atmosfera di melanconico mistero  di cui il film è impregnato.

Resta comunque un film troppo lungo che a volte esce dal mainstream per toccare, sia pur di sfuggita, altri, troppi, temi: le tensioni con la Corea del Nord, l’influenza di Trump in quella lontana regione; i rapporti difficili con i cinesi, la diffusone della religione cattolica, l’elevato divario fra le classi sociali.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GIOCHI DI POTERE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 05/25/2019 - 14:44
 
Titolo Originale: Backstabbing for Beginners
Paese: Usa/ Danimarca/ Canada
Anno: 2018
Regia: Per Fly
Sceneggiatura: Daniel Pyne e Per Fly
Produzione: CREATIVE ALLIANCE, EYEWORKS SCANDI FICTION, HOYLAKE CAPITAL, PARTS AND LABOR, SCYTHIA FILMS, WATERSTONE ENTERTAINMENT
Durata: 108
Interpreti: Theo James, Ben Kingsley, Belçim Bilgim, Jacqueline Bisset

New York, 2002. Cresciuto con il mito del padre diplomatico, ucciso nell’attentato all’ambasciata americana di Beirut del 1986, il figlio d’arte Michael Sullivan abbandona la pur promettente carriera di investitore finanziario e corona il sogno di farsi assumere alle Nazioni Unite. Ottenuto l’incarico di primo assistente del sottosegretario Pasha, si trova a bordo del programma Oil for Food, operazione dell’ONU volta a reinvestire in aiuti umanitari i profitti derivanti dalla vendita del petrolio iracheno. Sin dal primo giorno di lavoro Michael intuisce di dover abbandonare le sue idealistiche aspirazioni per imparare alla svelta, invece, le amare regole non scritte della diplomazia internazionale. A fargli da mentore è l’ambiguo Pasha, che lo vuole al suo fianco nell’incandescente Bagdad, dove Michael si trova al centro di una rete di ricatti, omicidi e manipolazioni in cui non saprà più di chi fidarsi.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Che si possa diventare adulti e perdere l’innocenza senza per questo compromettere la propria etica ma anzi rinforzandola, è il bel messaggio che comunica questo film.
Pubblico 
Adolescenti
Scene di tensione psicologica e di violenza; una breve scena a contenuto sessuale, non esplicita
Giudizio Artistico 
 
Nonostante un paio di debolezze narrative, il film resta un documento interessantissimo di eventi realmente accaduti
Testo Breve:

Nel 2002, un giovane diplomatico delle Nazioni Unite è ingaggiato nel programma Oil for Food, volta a reinvestire in aiuti umanitari i profitti derivanti dalla vendita del petrolio iracheno. In realtà si troverà al centro di una rete di ricatti e omicidi. Tratto da fatti realmente accaduti

Si aspettava Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda e si trova invece Il principe di Machiavelli. Potrebbe riassumersi così il cupo film del regista danese Per Fly, tratto dall’autobiografia di Michael Soussan Backstabbing for Beginners. My Crash Course in International Diplomacy, dove “Backstabbing for Beginners” si può tradurre con “pugnalate alla schiena per principianti”. La trama si serve degli ingredienti del film di spionaggio per raccontare lo scandalo di Oil for Food, operazione dalla complicata gestione che sotto l’egida delle Nazioni Unite permise agli speculatori di mezzo mondo di dividersi una gigantesca torta miliardaria a base di greggio e in cui a farne le spese furono – oltre che la stessa ONU per la figuraccia internazionale – soprattutto il popolo dell’Iraq, privato dei mezzi di sostentamento che il programma avrebbe dovuto garantire.

C’è tutto quello che serve per costruire un buon film: il ventiquattrenne idealista che lascia il mondo della finanza per costruire qualcosa di buono a questo mondo. Il vecchio e scafatissimo diplomatico, teorico del relativismo morale, secondo cui “la verità non si basa sui fatti ma sul consenso generale”. Il Palazzo di vetro che dall’esterno sembra Camelot e dall’interno il castello di Macbeth. Una Bagdad “centro dell’universo” dove tutti ti guardano in cagnesco e i bambini muoiono di fame, ma anche “nuova Casablanca”, dove innamorarsi di una interprete kurda indifesa e seducente. E poi i sicari cattivi che ti circondano e minacciano in pieno deserto, una chiavetta contenente un file criptato con una lista di pezzi grossi coinvolti nell’affaire, l’agente della CIA che ti spinge a tradire l’unico di cui ti fidi ancora. Jacqueline Bisset nel ruolo di una funzionaria destinata a pagare la sua integrità. La stampa libera come ultimo baluardo della democrazia. Lo sguardo sgomento di Kofi Annan (“un bambolotto”, secondo la caustica definizione di Francesco Cossiga) che a fine corsa è costretto a vuotare il sacco. Infine, la forza del singolo e delle sue scelte che naviga controvento perché sicuro della direzione.

Da un punto di vista cinematografico, due grosse pecche: nella prima parte la voce narrante del protagonista è troppo invadente. Nell’ultima parte il climax arriva troppo presto e il terzo atto non fa che ripetere scene e concetti già precedentemente esposti.

Nonostante queste debolezze narrative, resta il documento interessantissimo di un insider che non solo ha attraversato tutto il labirinto della politica imparandone a sue spese le regole, ma è stato anche capace di uscirne vivo senza rimetterci l’onore. Che si possa diventare adulti e perdere l’innocenza senza per questo compromettere la propria etica ma anzi rinforzandola, è un bel messaggio da comunicare alle tribù dei cinici che affollano le arene del dibattito pubblico.

Inoltre, sia pur non intenzionalmente detta, emerge tra le righe la verità che la pace “come la dà il mondo”, i cui trattati sono stipulati sempre sul sangue dei vinti, non è mai un buon affare con effetti duraturi. Nessun sistema politico, neanche il più democratico e rispettabile, sarà mai ultimamente salvifico. Con “buona pace” delle risoluzioni ONU, per salvare l’uomo ci vuole una fede.

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL TESTIMONE INVISIBILE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 12/17/2018 - 22:44
Titolo Originale: Il testimone invisibile
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Stefano Mordini
Sceneggiatura: Stefano Mordini
Produzione: Picomedia, Warner Bros. Ent. Italia,
Durata: 102
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Miriam Leone, Fabrizio Bentivoglio, Maria Paiato

La situazione, per Adriano Doria, è difficile. Trovato dentro una stanza d’albergo con accanto il cadavere dell’amante Laura, la sua versione dei fatti, cioè di essere stato vittima di un aggressore sconosciuto che ha prima tramortito lui e poi ucciso la ragazza, risulta poco credibile. Adriano è un giovane in carriera e può permettersi il miglior avvocato disponibile in piazza che per ora lo ha protetto riuscendo a fargli scontare solo gli arresti domiciliari. La situazione torna però critica quando si viene a sapere che è comparso un nuovo testimone che rischia di compromettere il suo fragile alibi. Adriano viene raggiunto in casa dall’abile penalista Virginia Ferrara: ci solo poche ore per preparare una solida linea di difesa prima che la polizia lo porti in questura. Ad Adriano non resta che raccontare la verità, svelando che giorni prima, dopo aver passato la notte con la sua amante, aveva involontariamente investito un uomo uccidendolo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
A volte non si commette il male intenzionalmente ma spinti dalle circostanze nei confronti delle quali non si vuole assumere un atteggiamento responsabile
Pubblico 
Adolescenti
Non ci sono scene disturbanti ma l’atmosfera di tensione presente nel film non è adatta ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il regista sviluppa con molta professionalità il meccanismo che porta lo spettatore a cambiare continuamente prospettiva ma non riesce a ottenere molto di più che un meccanismo ben oliato ma freddo
Testo Breve:

Un uomo in carriera viene accusato di aver ucciso l’amante. Il film è ben costruito per far in modo che i sospetti cadano su tutti ma il meccanismo, anche se ben oliato, resta freddo

L’impostazione del racconto sembra quasi teatrale. Virginia Ferrara ha davanti a se Adriano, sono seduti a un tavolo uno di fronte all’altra e l’avvocato prende appunti mentre il giovane racconta quello che lui dichiara essere la verità, unico modo per costruire una più solida difesa. E’ questa l’occasione per tornare a ritroso nel tempo e mostrare ciò che accaduto o meglio ciò che lui dichiara sia accaduto. I thriller sono efficaci nella misura in cui si crea l’aspettativa di qualcosa che risulta sconosciuto e che deve venire scoperto, un’aspettativa che costringe lo spettatore a prendersi cura di ogni singolo dettaglio per individuare in anticipo quali sono gli indizi che porteranno al colpo di scena finale. Il film segue rigorosamente questo schema che ha un doppio obiettivo: svelare come i fatti si siano svolti realmente e chi sia il vero colpevole. Lo spettatore è inoltre avvantaggiato ella sua speculazione dal fatto che è proprio l’avvocato Ferrara a mettere sotto pressione Adriano, ponendo lei le domande giuste appena si individua una minima traccia di incoerenza.

Il regista Stefano Mordini (lo stesso di Acciaio) si attiene, con molta professionalità, allo sviluppo dei fatti, alla materia sotto indagine, senza aprire varianti estetiche o culturali e sia Riccardo Scamarcio che Miriam Leone sono bravi a conservare una certa, necessaria, ambiguità nel comportamento mentre Fabrizio Bentivoglio manifesta un’appassionata, dolorosa ma lucida determinazione nella ricerca del colpevole della morte di suo figlio.

Il film manifesta tuttavia due debolezze. Non ci viene mai mostrato quello che è realmente accaduto ma ciò che viene raccontato da qualcuno. Crolla in questo modo l’impalcatura su cui sono stati costruiti, ad esempio, tutti i successi dei gialli di Hitchcock dove l’intelligenza dello spettatore e la sua cura nell’osservare i dettagli trovavano il giusto premio nell’anticipare il colpo di scena finale. In questo film siamo invece nel regno del relativismo, dove vediamo solo ciò che viene raccontato ed è vano ogni sforzo di ricostruire dagli indizi offerti ciò che è realmente accaduto.

La seconda fragilità scaturisce dall’impostazione stessa che è stata data al film che gioca tutto sui continui cambi di prospettiva per disorientare lo spettatore e cercare di stupirlo con un finale che non aveva neanche potuto ipotizzare. Si tratta cioè di un meccanismo, anche ben realizzato ma pur sempre un meccanismo che dopo esser riuscito a sorprendere lo spettatore ha concluso la sua funzione. Il pubblico quindi esce dalla sala e ha già dimenticato cosa ha visto. Ben diversa sarebbe stata la situazione se la psicologia dei personaggi fosse stata la struttura portante del racconto. La storia avrebbe potuto avere risonanze più universali se avesse sviluppato il tema della negligenza colpevole (e il effetti in film, nella fase iniziale, sembrava andare in questa direzione): di come da una situazione in cui si resta coinvolti senza colpa (Adriano non ha una responsabilità diretta della morte dell’uomo al volante dell’auto investita) si finisce per venire invischiati, per assenza di dovere civico, per cercare di mascherare peccati privati, in un circuito negativo che  porta a commettere colpe sempre più gravi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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