Thriller

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THE UNLISTED

Inviato da Franco Olearo il Mer, 02/24/2021 - 13:17
 
Paese: Australia
Anno: 2019
Sceneggiatura: Jane Allen,Tristram Baumber
Produzione: Aquarious Film Production
Durata: 15 episodi da 20'
Interpreti: Vrund Rao, Ved Rao, Miah Madden

Sidney. In una scuola superiore viene avviato un nuovo programma educativo finanziato e gestito da un’azienda, la Infinity Group, che nasconde l’obiettivo di ottenere il controllo delle menti delle persone. Tutto questo attraverso un piccolo chip che viene impiantato in bocca agli studenti. Due gemelli indiani, Drupad e Kalpen Sharma se ne accorgono e, insieme a quattro loro amici, cercano di fermare questo piano per evitare che il medesimo dispositivo elettronico possa essere utilizzato per controllare il comportamento di tutti gli abitanti del mondo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Di fronte a gravi pericoli, un gruppo di adolescenti sa eprimere amicizia, solidarietà, aiuto reciproco. Ben evidenziati gli affetti familiari
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene cariche di tensione potrebbero non essere adatte ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Un serial realizzato con buona professionalità, senza eccellenze di particolare rilievo
Testo Breve:

Due gemelli indiani scoprono che i loro compagni possono esser comandati a distanza da poteri occulti. Misteri e amori fra adolescenti pr un thriller adatto agli adolescenti. Su Netflix

Cosa succederebbe se le giovani generazioni, già pesantemente omologate attraverso i media, venissero condizionati fino a diventare ubbidienti come robot, alla mercé di chi detiene il potere dei mezzi di comunicazione? Chi avrebbe interesse ad ascoltare le poche voci dissidenti? Questo serial di origine australiana garantisce suspense da thriller  pur restando rigorosamente adatto alla fascia  teen.

Il serial si appoggia su una sceneggiatura avvincente e capace di mantenere il pubblico davanti allo schermo per scoprire sempre qualcosa in più sul mistero che avvolge l’Infinity Group e i suoi progetti. Una trama semplice, che non ricorre ad intrecci particolarmente contorti, ma non banale e gli aspetti fantascientifici accostati al mistero riescono a mantenere alta la curiosità dello spettatore..

I personaggi, in particolare i ragazzi protagonisti della storia, sono ben interpretati e convincenti. Vivono quei momenti che sono tipici della loro età: amicizie, innamoramenti, rapporti non sempre semplici con i genitori o con i fratelli. Il tutto rappresentato senza scabrosità, ma con delicatezza. Anche fra loro però, come fra gli adulti, si formano scelte diverse nel discriminante fra il bene e il male: i più collaborano, sono alleati nel compiere il bene; altri accettano il nuovo regime e denunciano chi non si è “allineato”, per guadagnare un posto di rilievo tra i capiclasse della scuola.

Il valore dell’amicizia, più di altri, viene approfondito: amicizia che si esprime nella lealtà, nella capacità di rischiare e di sacrificarsi, nella disponibilità ad accogliere anche quando è rischioso, nella condivisione di ciò che si possiede. Anche la dimensione dell’affetto familiare trova ampio spazio nella storia. Adolescenti che vengono sostenuti e supportati dai loro genitori. Anche le situazioni di incomprensione che a volte si vedono (in particolare tra genitori e figli), diventano occasione per riallacciare i rapporti tra generazioni. Spicca per la sua presenza positiva la nonna dei gemelli: è colei che porta avanti le tradizioni del paese d’origine anche adesso che si trovano in Australia, si mostra sempre comprensiva e accogliente, mantiene vivi i valori con i quali è cresciuta e continua ad insegnarli anche ai ragazzi. È anche loro complice dal momento in cui capisce che hanno ragione a temere e contrastare l’operato dell’Infinity Group.

I membri dell’organizzazione sono dei cattivi senza appello: persone senza scrupoli e desiderose solamente di potere e di soldi. Si dimostrano disposte a tutto: maltrattamenti e ricatti psicologici sia con i ragazzi che con le loro famiglie. Pur di giungere ai loro scopi, sono pronti a rapire e imprigionare i fuori-lista (ovvero coloro che, non avendo il chip impiantato, non rispondo agli ordini).

La regia e la fotografia sono buone anche se non di particolare pregi.  I pochi effetti speciali non sono eccellenti, ma non per questo abbassano la qualità del prodotto finale.

Come tante opere di fantascienza, anche questo serial può essere visto come metafora del mondo contemporaneo: un tempo in cui i media digitali sono diventati pervasivi nella vita di ciascuno, è sempre alto il rischio di smettere di pensare con la propria testa a causa dell’eccessiva esposizione agli schermi. Pericolo, quello della manipolazione delle menti, che può essere ovviato attraverso relazioni forti e consapevolezza. Proprio come “insegnano” i ragazzi del serial.

Sicuramente adatto a ragazzi e adolescenti sia per la qualità della storia, misteriosa senza troppa tensione sia per i valori contenuti e trasmessi.

 

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ALEX RIDER

Inviato da Franco Olearo il Mer, 12/02/2020 - 15:52
Titolo Originale: Alex Rider
Paese: UK
Anno: 2020
Regia: Andreas Prochaska Christopher Smith
Sceneggiatura: Guy Burt
Produzione: Eleventh Hour Films
Durata: 8 episodi di 45'
Interpreti: Otto Farrant, Stephen Dillane, Vicky McClure, Andrew Buchan

Alex Rider è un giovane studente atletico e intraprendente. I suoi genitori sono morti quando era bambino, ora vive con una sorella adottiva e lo zio Ian. Un giorno, al ritorno da scuola, riceve la notizia della morte dello zio in un incidente stradale. Non convinto della cosa, indaga di nascosto e scopre che Ian non lavorava per una banca, ma era un agente dei servizi segreti inglesi. Dopo essere stato allenato dallo zio (a sua insaputa) per essere un agente segreto, viene ingaggiato dall’intelligence britannica per portare avanti quella stessa l’indagine che aveva portato alla morte lo zio: una strana scuola situata sulle alpi francesi. L’istituto di formazione, Point Blanc, lo mette in contatto con nuovi amici: studenti problematici, figli di ricche famiglie. Con il passare dei giorni, dove alle lezioni si alternano dei lavori che la scuola richiede (lavare i piatti e altre mansioni domestiche), succedono strane cose e le indagini portano Alex a scoprire cose terribili.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Ben rappresentato il valore dell’amicizia ma resta la perplessità di aver portato a livello adolescenziale un contesto di violenza e di pericolo di morte tipico del genere
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza senza sangue, uso di droga, linguaggio talvolta scurrile. Tv USA: +14; TV UK: +12.
Giudizio Artistico 
 
Il livello di suspence viene correttamente raggiunto anche se la trama non risulta particolarmente originale. Bravo il giovane protagonista
Testo Breve:

Il serial raggiunge l’obiettivo di raccontarci un’avvincente spy story secondo lo stile James Bond trasferendola in un contesto adolescenziale. Resta il dubbio se sia corretto inserire degli adolescenti in un contesto così duro e pericoloso. Su Prime Video

Dopo Alex Rider – Stormbraker, la trasposizione cinematografica del primo dei romanzi di Anthony Horowiz realizzata nel 2006 dal regista Geoffrey Sax, il giovanissimo agente dell’intelligence britannica torna ad allietare i suoi fans, stavolta sul piccolo schermo con la prima stagione (ed è stata appena confermata la produzione della seconda) di un serial TV su Prime Video.

Dal punto di vista qualitativo, è un serial ben riuscito.

Le otto puntate sono costruite in modo efficace, avvincenti e cariche di adrenalina. Da più parti soprannominato il giovane James Bond, Alex Rider è decisamente all’altezza del blasonato agente segreto con licenza di uccidere. Il ritmo è incalzante e, se la scrittura sembra scontata, in realtà riesce a sorprendere con colpi di scena che tengono lo spettatore incollato allo schermo. La soluzione del caso non è affidata all’ultima puntata, ma va delineandosi episodio dopo episodio, così da non permettere conclusioni affrettate o facili soluzioni agli enigmi. Sicuramente, la presenza sul set dell’autore dei romanzi come produttore esecutivo del serial ha inciso in maniera positiva sulla sua realizzazione.

Non ci sono grandiose scene d’azione, inseguimenti o fughe vorticose per le vie di una città: la storia con le sue Indagini e scoperte, sparatorie, si svolge soprattutto in interni, resi tetri e quasi claustrofobici da un’ottima fotografia.

Sono presenti scene di violenza: essendo una spy story, abbondano combattimenti e sparatorie. Vengono rappresentati in modo meno violento di quanto descritto nel libro ma non per questo da sottovalutare per il loro impatto sullo spettatore. Il linguaggio risulta moderatamente volgare.

Un altro pregio del serial è il disegno dei personaggi. Pur non essendo particolarmente lungo (8 puntate di 40 minuti circa), l’azione non fa mai passare in secondo piano la psicologia dei protagonisti e l’approfondimento delle loro personalità. Il cast non vanta nomi di particolare rilievo ma rendono godibile il prodotto finale. Il protagonista, interpretato dal giovane Otto Farrant, riesce a mostrare quell’innocenza mista a scaltrezza con la quale è in grado di affrontare i problemi più semplici così come le situazioni più pericolose e complesse. Tutti i personaggi che gravitano intorno a lui (la sorella adottiva, gli amici del liceo e quelli della Point Blanc), pur essendo secondari, non vengono mai tratteggiati in modo superficiale o stereotipato, ma riescono ad emergere nella loro complessità. Anche dei villain riusciamo a conoscere le ragioni dei loro progetti perversi: esercitano una cattiveria diabolica, perché pianificata e costruita con cognizione di causa, un male realizzato per trarne profitto personale.

Nei suoi contenuti, essendo una spy-story contaminata con il genere teen/young, porta sullo schermo i cliché più visitati sia del primo come del secondo. Nell’intrigata indagine trova spazio l’amicizia, che richiede di essere coltivata e costruita attraverso la condivisione e il dialogo, ma che può essere messa a dura prova o anche distrutta dalla falsità. Non mancano cotte e innamoramenti adolescenziali, gli inviti ai balli della scuola, il caratteristico imbarazzo che nasce dall’inesperienza e dall’emozione di stare con la persona di cui si è innamorati.

Le relazioni familiari presenti sono le più svariate: se Alex che, essendo orfano, può vivere solo del ricordo dei genitori, troviamo famiglie benestanti ma con una grandissima povertà di rapporti umani ma anche famiglie che sanno supportare i loro figli. Un campionario abbastanza completo e verosimile che evita di appiattirsi sul politicamente corretto.

Complessivamente è un prodotto godibile e ben confezionato, capace di trasmettere la tensione tipica delle indagini dei servizi segreti così come di proporre al pubblico le dinamiche tipiche della vita di adolescenti e giovani. Un po’ violento, ma non volgare, Alex Rider fa ben sperare per la seconda stagione già messa in produzione.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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REBECCA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 10/29/2020 - 12:43
Titolo Originale: Rebecca
Paese: UK
Anno: 2020
Regia: Ben Wheatley
Sceneggiatura: Jane Goldman, Joe Shrapnel, Anna Waterhouse
Produzione: Netflix, Working Title Films
Durata: 121
Interpreti: Lily James, Armie Hammer, Kristin Scott Thomas

Una giovane dama di compagnia di una donna inglese benestante in vacanza sulla Costa Azzurra con la sua signora, si innamora di un nobile, Maxim de Winter, rimasto vedovo da poco. Essendo il sentimento ricambiato, i due decidono di sposarsi. Rebecca viene portata alla tenuta della famiglia De Winter, dove deve imparare a vivere all’altezza del suo nuovo lignaggio. La governante, Mrs. Denvers, dovrebbe aiutarla e sostenerla: in realtà la ostacola in ogni modo, ancora legata alla defunta padrona di casa, Rebecca, morta in circostanze misteriose…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un racconto di infedeltà e di ricerca della morte per por fine a una malattia incurabile, attenuato dal sincero affetto di due coniugi
Pubblico 
Adolescenti
Una storia di rapporti umani subdoli e velenosi
Giudizio Artistico 
 
Viene applicata una grammatica narrativa semplice, che evidenzia il meccanismo della suspense, Da segnalare l’interpretazione di Kristin Scott Thomas
Testo Breve:

Una giovane sposa va ad abitare nella sontuosa magione della famiglia del marito ma ogni angolo ricorda la precedente moglie defunta in circostanze misteriose. Una versione lineare e con meno mistero della famosa versione di Alfred Hitchkok del ’40.

Nuovo adattamento televisivo-cinematografico del romanzo di Daphne du Maurier dal titolo Rebecca, la prima moglie, non può competere con la più celebre pellicola di Alfred Hitchcock del 1940 (vincitrice, tra l’altro, di due premi Oscar), ma non è sgradevole.

All’inizio sembra avere i toni della commedia romantica: due persone che si conoscono a Monte Carlo, compiono incantevoli gite lungo la costa, decidono di sposarsi. Con l’avanzare della storia, però, partecipiamo a un drastico cambiamento di tono e l’ingresso della ragazza nella sontuosa magione del marito, per nulla gradita al personale di servizio, costituisce il preludio della fase noir del film 

Ogni angolo della villa De Winter è espressione delle scelte e dello stile della prima moglie che continua a far sentire, in questo modo, una sua misteriosa presenza.   

La sceneggiatura cerca di mantenersi fedele al testo, in particolare in alcuni risvolti cruenti del finale che Hitchcock, nella sua versione del ’40, aveva evitato per superare i rigidi controlli del codice Hays.  Per chi ha letto il libro o visto il film precedente, la storia è nota ma questa versione vuole spiegare troppo, tende a sottolineare quel senso di mistero che già traspare dalle immagini.

I personaggi dominanti sono quelli femminili: Armie Hammer, nella parte di Maxim de Winter, è soprattutto bello ma per il resto ha ben poco dell’affascinante, sfuggente, tormentato gentiluomo inglese, interpretato da Laurence Oliver. Maggiore rilevanza ha invece la governante Mrs Danvers, grazie soprattutto alle capacità attoriali di Kristin Scott Thomas e ad un maggior spazio lasciato a questo personaggio, rispetto all’edizione del ’40, tutta tesa a tendere tranelli e a sfiduciare la giovane sposa, dominata dal culto ossessivo di una signora che non c’è più e da uno stile di vita che non si può più far rivivere.

Un discorso a parte va fatto per la seconda signora de Winter  un personaggio a 180 gradi rispetto a quello interpretato a suo tempo da Joan Fontaine. Quella esprimeva quasi fanciullesca innocenza, incapace di uscire dai suoi sogni per entrare in una realtà così ostile e subdola, questa è espressione di una donna moderna: emancipata, guida la macchina, gestisce con più sicurezza la propria vita ed è pronta a difendere con intraprendenza il proprio marito.

Anche se la fotografia non è straordinaria, il montaggio e i costumi si fanno davvero notare: il primo per il ritmo che riesce a dare alla storia, i secondi per la cura nei dettagli delle ambientazioni.

Nel film non mancano due rapidi affondi per quel che riguarda l’eutanasia (presentato come soluzione per risparmiare la sofferenza ad una persona malata) e l’impiego del suicidio come fuga da un mondo che non si riesce più ad accettare.

In conclusione si può dire che questo tentativo di portare sullo schermo un romanzo che già era stato magistralmente trasposto su schermo non sia molto riuscito ma per chi scopre per la prima volta la storia si può dire che l’attenzione maggiore viene riposta nel meccanismo del mistero da svelare, più che nell’approfondimento della psicologia dei personaggi.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ENOLA HOLMES

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/07/2020 - 20:34
 
Titolo Originale: Enola Holmes
Paese: U.K.
Anno: 2020
Regia: Harry Bradbeer
Sceneggiatura: Jack Thorne
Produzione: EH Productions, Legendary Pictures, PCMA Productions, Warner Bros
Durata: 123
Interpreti: Millie Bobby Brown, Helena Bonham Carter, Henry Cavill

1884 in Gran Bretagna, l’anno in cui verrà votata la Terza Legge Elettorale, che contribuirà ad avviare al tramonto la lunga stagione vittoriana. Enola Holmes ha sedici anni, vive in campagna con la madre Eudoria (il padre è morto quando lei era ancora piccola e i due fratelli maggiori si sono presto trasferiti a Londra). Rimaste “meravigliosamente sole” (Enola è l’acronimo di Alone), la madre non le insegna l’uncinetto ma tutto ciò che può esserle utile per restare indipendente (anche dagli uomini): lettura, scienza, sport, lotta, arti marziali. Un giorno la madre scompare misteriosamente. I suoi fratelli, Sherlock (si, proprio lui, il grande detective) e Mycroft, suo tutore, intervengono per prendersi cura di lei e le prospettano l’iscrizione a un collegio per signorine per bene nel tentativo di domare il suo spirito ribelle. Enola riesce a fuggire per cercare di ritrovare sua madre e nel treno che la porta a Londra conosce il giovane nobile Tewkesbury: anche lui sta fuggendo dalla famiglia che lo vuole arruolato nell’esercito e come se non bastasse, è inseguito da un misterioso individuo che lo vuole morto...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una bella relazione fra una sorella e il fratello più grande così come fra una figlia e sua madre
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di lotta potrebbe impressionare i suoi piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il film è caratterizzato da un ritmo veloce e scorrevole, qualche soluzione poco credibile ai misteri che si vanno dipanando. Nella parte tutti gli attori
Testo Breve:

Sulla sorella minore  di Shelock Holmes gravitano grossi  pericoli ma  saprà beneficiare degli insegnamenti della madre e del sicuro istinto investigativo che è tipico di questa insolita famiglia. Un film per tutti ma sopratutto per il divertimento dei più giovani. Su NETFLIX

“Il nostro futuro dipende da noi. Puoi prendere due strade: la tua o quella che gli altri scelgono per te”. E’ una delle ultime frasi detta da Eudoria alla figlia, prima di scomparire. E’ una eredità pesante quella che si porta questa sedicenne che si è sempre affidata, con piena fiducia, agli insegnamenti della madre e che ora si trova sola, con due fratelli che “vogliono scegliere per lei”, mentre lei stessa non sa ancora quale sia veramente la strada che vuole intraprendere. Uno sforzo che viene oltretutto minato dal comportamento inaspettato della madre, che non sa più come giudicare.

E’ questo l’asse drammatico che scorre lungo tutto il film e  che rende non banale questo racconto di avventure per ragazzi (o sopratutto per ragazze?). Il film alterna con abilità momenti di pura action e di lotte corpo a corpo con altri più riflessivi, sopratutto quando Enola e il fratello Holmes riescono a parlarsi con franchezza. E’ significativo il loro colloquio, sotto un albero, nella quite della campagna: Enola confida le sue ansie e le sue incertezze al fratello, ma lui gli risponde che è troppo emotiva e l’emozione, i sogni  servono a poco.  Deve guardare a quello che ha davanti, non quello che vorrebbe ci fosse e in questo modo scoprirà la verità. Una lezione di realismo che ci si poteva aspettare dal detective più famoso del mondo, che lavora anche sui minimi indizi e che sarà  determinante per la formazione della ragazza. Ora Enola, anche se non ha un quadro chiaro della situazione, inizia a procedere passo per passo, applicando il metodo induttivo che la porterà a chiarire la situazione in cui si è trovata e a scoprire la sua vocazione di detective ( un’ottima premessa per i  sequel che verranno prodotti).

Il film è infatti  l’adattamento  di The Enola Holmes Mysteries, una serie di sei romanzi gialli per ragazzi dell'autrice americana Nancy Springer, che ha come protagonista un’immaginaria sorella di Sherlock Holmes, dotata anch’essa di notevoli doti investigative.  Interessante anche il parallelo che viene sviluppato fra il percorso di maturazione che percorre Enola e l’evoluzione  in senso democratico dell’Inghilterra (la Terza Legge Elettorale estendeva il voto agli agricoltori) inclusa la nascita del femminismo, ostacolata da chi crede nella stabilità e immutabilità delle tradizioni elitarie, come Mycroft.

Il film mantiene un buon ritmo senza prendersi troppo sul serio grazie a una ironia molto inglese; sono presenti ottimi e noti attori a iniziare dalla protagonista Millie Bobby Brown, diventata famosa con la serie  Stranger Things ma anche altri,  come Helena Bonham Carter nella parte della madre e Henry Cavill in quella di Sherlock Holmes.  Non bisogna però aspettarsi da questo film nuove indagini del famoso investigatore, come era già accaduto nella trilogia omonima interpretata da un frenetico e sarcastico Robert Downey : é Enola il personaggio trainante.

Il film è adatto tutti, in particolare ai ragazzi (forse i più piccoli potrebbero spaventarsi per qualche scena)   ed è insolita la tecnica adottata per la narrazione, che finisce per rallentare il ritmo: Enola si rivolge spesso al pubblico per spiegare ciò che sta per accadere e ci sono frequenti flaschback che ricordano cosa la madre le aveva insegnato in determinate circostanze. E’ probabile che un  grammatica di questo tipo sia stata adottata per rendere lineare il racconto, a vantaggio dei più piccoli.

Disponibile su Netflix

 

Autore: Paola Carlucci
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MISTERO A CROOKED HOUSE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 04/25/2020 - 10:01
Titolo Originale: Crooked House
Paese: Regno Unito
Anno: 2017
Regia: Gilles Paquet-Brenner
Sceneggiatura: Gilles Paquet-Brenner, Julian Fellowes, Tim Rose Price
Produzione: Brilliant Films, Fred Films
Durata: 115 Su Netflix, Youtube, Google Play
Interpreti: Glenn Close, Max Irons, Stefanie Martini, Julian Sands

Inghilterra, fine anni ’50. Charles Hayward, giovane investigatore privato, viene contattato dalla sua vecchia fiamma Sophia, che gli chiede di indagare sulla morte improvvisa del nonno, il magnate Aristides Leonides. Apparentemente, l’uomo è morto a causa di un infarto, ma Sophia sembra convinta che si tratti di un omicidio. Per indagare, Hayward si trasferisce a Crooked House, la magione di campagna della famiglia Leonides. Qui fa la conoscenza di tutti i familiari del defunto, molti dei quali nascondono dei segreti…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Non ci sono valori particolari da segnalare in questa famiglia che ha smarrito qualsiasi coordinata etica
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di tensione emotiva
Giudizio Artistico 
 
L’attenzione dello spettatore è garantita grazie alle numerose tracce da seguire e i potenziali sospetti ma manca un sufficiente approfondimento dei personaggi
Testo Breve:

Gli ingredienti del tipico giallo di  Agatha Christie ci sono tutti: un omicidio misterioso, una nutrita galleria di potenziali sospetti e un detective che svela uno dopo l’altro i loro segreti. Ottima interpretazione di Glenn Close. Su Netflix, Youtube, Google Play

Tratto dal romanzo di Agatha Christie È un problema (Crooked House, 1949) - uno dei preferiti dall’autrice malgrado l’assenza dei suoi due protagonisti più famosi, Hercule Poirot e Miss Marple – il film presenta molti dei tratti caratteristici delle storie della scrittrice inglese, tra cui un omicidio misterioso, una nutrita galleria di potenziali sospetti e un detective che svela uno dopo l’altro i loro segreti.

Nel caso specifico, quella dei Leonides è una famiglia altamente disfunzionale, in cui i rapporti sono esasperati e improntati all’odio e al sospetto. C’è lady Edith (interpretata da un’ottima Glenn Close), sorella della prima moglie di Aristides Leonides, donna determinata e perspicace, l’unica che sembra mantenere uno sguardo lucido su quanto la circonda; c’è Brenda, nuova moglie del capofamiglia ed ex ballerina di Las Vegas, molto più giovane del marito, che nasconde una tresca con il precettore dei suoi nipoti; c’è Magda, moglie del figlio maggiore di Aristides e madre di Sophia, attrice mancata che sogna un futuro irrealizzabile nel mondo del cinema… Persino i bambini, i nipoti di Aristides Eustace e Josephine, appaiono in qualche modo corrotti dall’arido e folle contesto familiare in cui sono stati costretti a crescere: il primo è un’adolescente incattivito e enza peli sulla lingua, mentre la seconda è una bambina intelligentissima, grande osservatrice ma assolutamente priva di senso  morale.

Se l’ampia galleria di personaggi, con i vari interrogatori, le numerose tracce da seguire e i potenziali sospetti, non permettono allo spettatore di annoiarsi, intrattenendolo con una sorta di gioco “alla Cluedo”, d’altra parte costituiscono anche un elemento di debolezza, perché non consentono un sufficiente approfondimento dei personaggi, molti dei quali risultano piuttosto stereotipati. Questo è evidente, in modo particolare, nel protagonista, che riassume in modo un po’ superficiale tutte le caratteristiche tipiche dei detective nei film noir (è spiantato, tormentato e con un difficile passato alle spalle), e in Sophia, che, a sua volta, appare ricalcata sulla figura delle femme fatale del cinema del passato.

Molto affascinante risulta, invece, il legame tra i personaggi e l’ambiente in cui si muovono. Le storture morali e psichiche di una famiglia dell’alta società inglese si riflettono nella scenografia, che appare simile a una casa di bambole vittoriana, in cui ogni personaggio è un mondo a sé stante, con i suoi colori, la sua musica e il suo “genere” di appartenenza. In questo modo, lo spettatore viene invitato ad aprire le tante porte della casa e ad affacciarsi sui diversi mondi in miniatura, allo scopo di scoprire ogni volta una tessera in più di un puzzle complesso e intricato.

Puzzle che conduce infine a un finale scioccante, ma in fondo non così inaspettato, dopo che abbiamo assistito, per quasi due ore, alle vicende di una famiglia che non ha problemi a riconoscere apertamente di aver smarrito qualsiasi coordinata etica. Come ammette Sophia, “c’è tanta crudeltà in noi… che si manifesta in varie forme. Ed è quello che più mi turba. Le varie forme”.

Autore: Cassandra Albani.
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BURNING - L'AMORE BRUCIA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/20/2019 - 10:19
Titolo Originale: Beoning
Paese: Corea del Sud
Anno: 2018
Regia: Lee Chang-dong
Sceneggiatura: Lee Chang-dong, Oh Jung-mi
Produzione: Tucker Film
Durata: 148
Interpreti: Yoo Ah-in, Jeon Jong-seo, Steven Yeun

Jong-su, laureato da poco, vive a Seul aiutandosi con lavori saltuari ma la sua aspirazione è diventare uno scrittore. In un centro commerciale incontra Haemi, sua vicina d’infanzia, conosciuta quando entrambi vivevano in campagna. Haemi si mostra interessata al ragazzo, lo porta a casa sua e dopo un incontro amoroso le chiede di badare al suo gatto perché lei sta per partire per l’Africa, che è la sua passione. Al suo ritorno Jong-su va a prenderla all’aeroporto ma lei non è sola: in Kenia ha conosciuto Ben, un ragazzo dell’alta borghesia coreana. I tre si incontrano spesso, fra l’imbarazzo crescente di Jong che si è ormai innamorato di Haemi anche se lei ormai vive con Ben. Una sera la coppia raggiunge Jong-su che ora vive nella fattoria paterna ma dopo quell’incontro, Haemi non risponde più al telefono. Jong-su inizia una ricerca, sempre più febbrile, nella speranza di trovarla viva…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Prevale una visione della vita poco aperta alla speranza; situazioni familiari dissestate
Pubblico 
Maggiorenni
Consumo di marijuana , nudità femminili, sesso solitario
Giudizio Artistico 
 
Grande padronanza del regista nel dirigere gli attori e nel realizzare atmosfere crepuscolari, anche se apre a troppi sottotemi. Magistrale interpretazione di Jeon Jong-seo
Testo Breve:

Un ragazzo incontra dopo tanto tempo un’amica d’infanzia e resta coinvolto nella sua vita misteriosa, scoprendo di amarla sempre di più. Un thriller, una storia sentimentale, una riflessione sul senso della vita ben realizzato ma un po’ diluito nei suoi 148 minuti.

Naemi e Jong-su stanno pranzando insieme in un locale, dopo che lei ha appena riconosciuto in lui un caro amico d’infanzia. Naemi si esibisce in un mimo: i gesti esprimono l’atto di sbucciare un mandarino e di mangiarlo. Jong-su si complimenta per la sua bravura ma la ragazza trasforma quell’illusione in un puro gioco mentale: “Non devi sforzarti di immaginare che quella cosa ci sia. Devi piuttosto smettere di pensare che non ci sia”.  Si tratta di una scena iniziale che sintetizza l’essenza della storia.  Il film appare come tante cose insieme: un triangolo amoroso, un thriller dove c’è un mistero da scoprire, ma è soprattutto un gioco filosofico fra l’autore e lo spettatore su ciò che è vero e ciò che crediamo sia vero, perché siamo inesorabilmente limitati dalla nostra prospettiva soggettiva (tutto ciò che accade è visto con gli occhi di Joung-su, non c’è nessuna inquadratura “terza”). Burning indaga anche sul senso da dare alla nostra esistenza e i tre protagonisti rispecchiano  visioni diverse.  La ragazza è la più sensibile ed emotiva, piange nel contemplare un tramonto africano, quando la luce scompare e lei resta sopraffatta dal senso della morte: “vorrei semplicemente sparire come se non fossi mai esistita. Haemi si considera una “grande affamata”, come si autodefinisce; vuole cioè afferrare il senso della vita e lo fa attraverso forme di esaltazione mistica, quasi un richiamo ai riti orfici e cerca di assimilare, nel suo viaggio in Africa, le danze rituali del popolo dei Boscimani.

Jong-su è un empirico: non si muove in base a istanze che gli provengono dal suo animo ma in base a ciò che accade all’esterno di se’. "Il mondo è ancora un mistero per me": confessa. Vuol fare lo scrittore ma interrogato più volte sul quale storia abbia iniziato a scrivere, risponde sempre che ancora non lo sa. Lo stesso suo amore per Haemi ha origini empiriche: goffo e impacciato, lascia che sia la ragazza a prendere l’iniziativa e quando lei gli dona la sua dolcezza, quel sentimento inizia a prendere forma e cresce in lui ogni volta che la incontra. Di fronte alla scomparsa di lei, saprà applicare il massimo della razionalità, sfruttando i pochi indizi di cui dispone e cercando di togliere il velo dell’incertezza da troppi fatti dichiarati come veri ma mai confermati.

Ben invece confessa di non aver mai pianto, non si fa influenzare da nulla e da nessuno e gestisce in pieno la  vita nel modo che più gli aggrada. Cinicamente, dice che: "giusto e  sbagliato non esistono: esiste solo la legge della natura". e quando c’è un’inondazione, muoiono sia i buoni che i cattivi. Il perenne sorriso che gli appare stampato sul volto è espressione di una sicurezza costruita sull’indifferenza.

In una bellissima sequenza al centro del film, i tre si trovano seduti nel giardino di una casa di campagna a contemplare il tramonto. Di fronte a quello spettacolo grandioso, capiscono che è il momento della verità  Jon-su ha il coraggio di dire apertamente che ama Haemi. Haemi si sente avvinta dal fascino di quella natura e inizia una lenta danza  rivolta al sole a seno nudo, perché non si sente di restare coperta in quell’immersione panteista nella natura. Anche Ben confida a Jong  il suo segreto mai svelato a nessuno: ama bruciare le serre abbandonate (si scoprirà poi che cosa intende dire).

Si tratta di un film complesso (e per questo non raggiungerà il grande pubblico), pieno di significati, ben diretto e con una superba interpretazione di Jeon Jong-seo nella parte di Haemi: si può dire che lei da sola dia un senso pieno a quell’atmosfera di melanconico mistero  di cui il film è impregnato.

Resta comunque un film troppo lungo che a volte esce dal mainstream per toccare, sia pur di sfuggita, altri, troppi, temi: le tensioni con la Corea del Nord, l’influenza di Trump in quella lontana regione; i rapporti difficili con i cinesi, la diffusone della religione cattolica, l’elevato divario fra le classi sociali.

 

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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GIOCHI DI POTERE

Inviato da Franco Olearo il Sab, 05/25/2019 - 14:44
 
Titolo Originale: Backstabbing for Beginners
Paese: Usa/ Danimarca/ Canada
Anno: 2018
Regia: Per Fly
Sceneggiatura: Daniel Pyne e Per Fly
Produzione: CREATIVE ALLIANCE, EYEWORKS SCANDI FICTION, HOYLAKE CAPITAL, PARTS AND LABOR, SCYTHIA FILMS, WATERSTONE ENTERTAINMENT
Durata: 108
Interpreti: Theo James, Ben Kingsley, Belçim Bilgim, Jacqueline Bisset

New York, 2002. Cresciuto con il mito del padre diplomatico, ucciso nell’attentato all’ambasciata americana di Beirut del 1986, il figlio d’arte Michael Sullivan abbandona la pur promettente carriera di investitore finanziario e corona il sogno di farsi assumere alle Nazioni Unite. Ottenuto l’incarico di primo assistente del sottosegretario Pasha, si trova a bordo del programma Oil for Food, operazione dell’ONU volta a reinvestire in aiuti umanitari i profitti derivanti dalla vendita del petrolio iracheno. Sin dal primo giorno di lavoro Michael intuisce di dover abbandonare le sue idealistiche aspirazioni per imparare alla svelta, invece, le amare regole non scritte della diplomazia internazionale. A fargli da mentore è l’ambiguo Pasha, che lo vuole al suo fianco nell’incandescente Bagdad, dove Michael si trova al centro di una rete di ricatti, omicidi e manipolazioni in cui non saprà più di chi fidarsi.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Che si possa diventare adulti e perdere l’innocenza senza per questo compromettere la propria etica ma anzi rinforzandola, è il bel messaggio che comunica questo film.
Pubblico 
Adolescenti
Scene di tensione psicologica e di violenza; una breve scena a contenuto sessuale, non esplicita
Giudizio Artistico 
 
Nonostante un paio di debolezze narrative, il film resta un documento interessantissimo di eventi realmente accaduti
Testo Breve:

Nel 2002, un giovane diplomatico delle Nazioni Unite è ingaggiato nel programma Oil for Food, volta a reinvestire in aiuti umanitari i profitti derivanti dalla vendita del petrolio iracheno. In realtà si troverà al centro di una rete di ricatti e omicidi. Tratto da fatti realmente accaduti

Si aspettava Re Artù e i cavalieri della tavola rotonda e si trova invece Il principe di Machiavelli. Potrebbe riassumersi così il cupo film del regista danese Per Fly, tratto dall’autobiografia di Michael Soussan Backstabbing for Beginners. My Crash Course in International Diplomacy, dove “Backstabbing for Beginners” si può tradurre con “pugnalate alla schiena per principianti”. La trama si serve degli ingredienti del film di spionaggio per raccontare lo scandalo di Oil for Food, operazione dalla complicata gestione che sotto l’egida delle Nazioni Unite permise agli speculatori di mezzo mondo di dividersi una gigantesca torta miliardaria a base di greggio e in cui a farne le spese furono – oltre che la stessa ONU per la figuraccia internazionale – soprattutto il popolo dell’Iraq, privato dei mezzi di sostentamento che il programma avrebbe dovuto garantire.

C’è tutto quello che serve per costruire un buon film: il ventiquattrenne idealista che lascia il mondo della finanza per costruire qualcosa di buono a questo mondo. Il vecchio e scafatissimo diplomatico, teorico del relativismo morale, secondo cui “la verità non si basa sui fatti ma sul consenso generale”. Il Palazzo di vetro che dall’esterno sembra Camelot e dall’interno il castello di Macbeth. Una Bagdad “centro dell’universo” dove tutti ti guardano in cagnesco e i bambini muoiono di fame, ma anche “nuova Casablanca”, dove innamorarsi di una interprete kurda indifesa e seducente. E poi i sicari cattivi che ti circondano e minacciano in pieno deserto, una chiavetta contenente un file criptato con una lista di pezzi grossi coinvolti nell’affaire, l’agente della CIA che ti spinge a tradire l’unico di cui ti fidi ancora. Jacqueline Bisset nel ruolo di una funzionaria destinata a pagare la sua integrità. La stampa libera come ultimo baluardo della democrazia. Lo sguardo sgomento di Kofi Annan (“un bambolotto”, secondo la caustica definizione di Francesco Cossiga) che a fine corsa è costretto a vuotare il sacco. Infine, la forza del singolo e delle sue scelte che naviga controvento perché sicuro della direzione.

Da un punto di vista cinematografico, due grosse pecche: nella prima parte la voce narrante del protagonista è troppo invadente. Nell’ultima parte il climax arriva troppo presto e il terzo atto non fa che ripetere scene e concetti già precedentemente esposti.

Nonostante queste debolezze narrative, resta il documento interessantissimo di un insider che non solo ha attraversato tutto il labirinto della politica imparandone a sue spese le regole, ma è stato anche capace di uscirne vivo senza rimetterci l’onore. Che si possa diventare adulti e perdere l’innocenza senza per questo compromettere la propria etica ma anzi rinforzandola, è un bel messaggio da comunicare alle tribù dei cinici che affollano le arene del dibattito pubblico.

Inoltre, sia pur non intenzionalmente detta, emerge tra le righe la verità che la pace “come la dà il mondo”, i cui trattati sono stipulati sempre sul sangue dei vinti, non è mai un buon affare con effetti duraturi. Nessun sistema politico, neanche il più democratico e rispettabile, sarà mai ultimamente salvifico. Con “buona pace” delle risoluzioni ONU, per salvare l’uomo ci vuole una fede.

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL TESTIMONE INVISIBILE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 12/17/2018 - 22:44
Titolo Originale: Il testimone invisibile
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Stefano Mordini
Sceneggiatura: Stefano Mordini
Produzione: Picomedia, Warner Bros. Ent. Italia,
Durata: 102
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Miriam Leone, Fabrizio Bentivoglio, Maria Paiato

La situazione, per Adriano Doria, è difficile. Trovato dentro una stanza d’albergo con accanto il cadavere dell’amante Laura, la sua versione dei fatti, cioè di essere stato vittima di un aggressore sconosciuto che ha prima tramortito lui e poi ucciso la ragazza, risulta poco credibile. Adriano è un giovane in carriera e può permettersi il miglior avvocato disponibile in piazza che per ora lo ha protetto riuscendo a fargli scontare solo gli arresti domiciliari. La situazione torna però critica quando si viene a sapere che è comparso un nuovo testimone che rischia di compromettere il suo fragile alibi. Adriano viene raggiunto in casa dall’abile penalista Virginia Ferrara: ci solo poche ore per preparare una solida linea di difesa prima che la polizia lo porti in questura. Ad Adriano non resta che raccontare la verità, svelando che giorni prima, dopo aver passato la notte con la sua amante, aveva involontariamente investito un uomo uccidendolo…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
A volte non si commette il male intenzionalmente ma spinti dalle circostanze nei confronti delle quali non si vuole assumere un atteggiamento responsabile
Pubblico 
Adolescenti
Non ci sono scene disturbanti ma l’atmosfera di tensione presente nel film non è adatta ai più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Il regista sviluppa con molta professionalità il meccanismo che porta lo spettatore a cambiare continuamente prospettiva ma non riesce a ottenere molto di più che un meccanismo ben oliato ma freddo
Testo Breve:

Un uomo in carriera viene accusato di aver ucciso l’amante. Il film è ben costruito per far in modo che i sospetti cadano su tutti ma il meccanismo, anche se ben oliato, resta freddo

L’impostazione del racconto sembra quasi teatrale. Virginia Ferrara ha davanti a se Adriano, sono seduti a un tavolo uno di fronte all’altra e l’avvocato prende appunti mentre il giovane racconta quello che lui dichiara essere la verità, unico modo per costruire una più solida difesa. E’ questa l’occasione per tornare a ritroso nel tempo e mostrare ciò che accaduto o meglio ciò che lui dichiara sia accaduto. I thriller sono efficaci nella misura in cui si crea l’aspettativa di qualcosa che risulta sconosciuto e che deve venire scoperto, un’aspettativa che costringe lo spettatore a prendersi cura di ogni singolo dettaglio per individuare in anticipo quali sono gli indizi che porteranno al colpo di scena finale. Il film segue rigorosamente questo schema che ha un doppio obiettivo: svelare come i fatti si siano svolti realmente e chi sia il vero colpevole. Lo spettatore è inoltre avvantaggiato ella sua speculazione dal fatto che è proprio l’avvocato Ferrara a mettere sotto pressione Adriano, ponendo lei le domande giuste appena si individua una minima traccia di incoerenza.

Il regista Stefano Mordini (lo stesso di Acciaio) si attiene, con molta professionalità, allo sviluppo dei fatti, alla materia sotto indagine, senza aprire varianti estetiche o culturali e sia Riccardo Scamarcio che Miriam Leone sono bravi a conservare una certa, necessaria, ambiguità nel comportamento mentre Fabrizio Bentivoglio manifesta un’appassionata, dolorosa ma lucida determinazione nella ricerca del colpevole della morte di suo figlio.

Il film manifesta tuttavia due debolezze. Non ci viene mai mostrato quello che è realmente accaduto ma ciò che viene raccontato da qualcuno. Crolla in questo modo l’impalcatura su cui sono stati costruiti, ad esempio, tutti i successi dei gialli di Hitchcock dove l’intelligenza dello spettatore e la sua cura nell’osservare i dettagli trovavano il giusto premio nell’anticipare il colpo di scena finale. In questo film siamo invece nel regno del relativismo, dove vediamo solo ciò che viene raccontato ed è vano ogni sforzo di ricostruire dagli indizi offerti ciò che è realmente accaduto.

La seconda fragilità scaturisce dall’impostazione stessa che è stata data al film che gioca tutto sui continui cambi di prospettiva per disorientare lo spettatore e cercare di stupirlo con un finale che non aveva neanche potuto ipotizzare. Si tratta cioè di un meccanismo, anche ben realizzato ma pur sempre un meccanismo che dopo esser riuscito a sorprendere lo spettatore ha concluso la sua funzione. Il pubblico quindi esce dalla sala e ha già dimenticato cosa ha visto. Ben diversa sarebbe stata la situazione se la psicologia dei personaggi fosse stata la struttura portante del racconto. La storia avrebbe potuto avere risonanze più universali se avesse sviluppato il tema della negligenza colpevole (e il effetti in film, nella fase iniziale, sembrava andare in questa direzione): di come da una situazione in cui si resta coinvolti senza colpa (Adriano non ha una responsabilità diretta della morte dell’uomo al volante dell’auto investita) si finisce per venire invischiati, per assenza di dovere civico, per cercare di mascherare peccati privati, in un circuito negativo che  porta a commettere colpe sempre più gravi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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UNSANE

Inviato da Franco Olearo il Mar, 07/10/2018 - 18:16
Titolo Originale: Unsane
Paese: USA
Anno: 2018
Regia: Steven Soderbergh
Sceneggiatura: Jonathan Bernstein, James Greer
Produzione: EXTENSION, NEW REGENCY PICTURES, REGENCY ENTERPRISES
Durata: 97
Interpreti: Claire Foy, Joshua Leonard, Jay Pharoah

Sawyer Valentini è una giovane donna che si è trasferita da poco da Boston in una città della Pennsylvania, dove ha trovato un impiego come analista in un’azienda finanziaria. Resta spesso da sola perché non ha fatto ancora molte conoscenze e si accorge che le ansie che l’avevano spinta a cambiare città la stanno ancora ossessionando. Decide quindi di recarsi da una psichiatra e di raccontarle come sia stata vittima di uno stalking opprimente che non le ha più consentito di ritrovare l’equilibrio. Recatasi il giorno dopo all'Highland Creek Behavioral Center, una clinica psichiatrica, per una seconda seduta, viene trattenuta con la forza con la prospettiva di restarci almeno una settimana. Sta quasi rassegnandosi a questa insolita prigione quando si accorge che uno degli infermieri è proprio l’uomo che l’aveva perseguitata…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I protagonisti, sia i violenti che le vittime, non mostrano alcun arco di trasformazione positivo ma restano inchiodati alle loro debolezze
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di violenza, ambientazioni angosciose, turpiloquio (in USA: restricted, UK: VM15))
Giudizio Artistico 
 
Soderbergh conferma la sua grande perizia narrativa inclusa la sua capacità innovare i propri mezzi tecnici.
Testo Breve:

Una donna, vittima di stalking, cambia città ma si trova nuovamente davanti al suo persecutore. Un thriller ben realizzato del regista Soderbergh che però dipinge un mondo incapace di contrastare vizi pubblici e privati

Sawyer, nella sua veste di analista finanziaria, risponde per telefono in modo sprezzante a una cliente che non è contenta dell’analisi pessimistica che è stata fatta sui suoi investimenti; osserva un collega di spalle che si alza per uscire: le ricorda qualcuno. Viene convocata nell’ufficio del nuovo capo che si mostra soddisfatto del suo lavoro e la invita ad andare con lui per due giorni a una convention a Las Vegas. La proposta suona ambigua e Sawyer si affretta a congedarsi. Nell’intervallo di pranzo telefona alla mamma ma il colloquio è frettoloso com’è frettoloso il pranzo. Nelle prime sequenze Soderbergh mette a fuoco il protagonista, un insolito personaggio femminile, ruvido e anaffettivo e l’atmosfera di sospetti che caratterizzerà il resto del film. Se infatti il tema centrale, quello del protagonista che resta intrappolato in una clinica, costretto a assumere forti sedativi, è stato affrontato in tanti, troppi film (vorrei citare qui solo Changeling di Clint Eastwood), Soderbergh sembra non esser interessato a trovare un punto fermo alla storia, ma preferisce impiegare un caleidoscopio cangiante di temi che lasciano poco spazio allo spettatore per assestarsi su uno schema prevedibile.

Sawyer sembra avere delle instabilità psicologiche dopo l’esperienza traumatizzante dello stalking e per almeno metà del film non riusciamo a comprendere se le minacce che lei denuncia di subire dall’infermiere che per lei è lo stesso che l’ha perseguitata a Boston, siano reali o parto della sua mente malata.  Ma anche questo tema cambia nella seconda parte e prende il sopravvento la necessità di trovare una via di fuga da una minaccia reale. La reclusione forzata della donna sembra obbedire a una abusata meccanica di suspence, ma poi il tema si tinge di colori socio-politici e il film diventa una denuncia sulla facilità con cui le cliniche internano i presunti pazienti per intascare i soldi delle assicurazioni, in stretta linea di continuità con il suo precedente Effetti Collaterali, dove il regista denunciava la logica di puro profitto che muove certe industrie farmaceutiche e l’uso troppo disinvolto di farmaci anti-depressivi.

Soderbergh rende tutti questi temi, che potrebbero scivolare nel meccanismo del film di genere, interessanti grazie soprattutto ai personaggi ben caratterizzati e alle loro interazioni.  Lo stalker assassino non è solo un bruto da cui difendersi, ma quando Sawyer si trova a tu per tu con lui, nella stanza di isolamento dove è stata rinchiusa, si rivela l’atipicità e la debolezza di quest’uomo, che agisce come un adulto ma che ha la mente cristallizzata in poche certezze ossessive,  frutto della sua immaginazione. Questo Unsane diventa una descrizione lucidissima di questo istinto di possesso tutto maschile.

Allo stesso modo i dirigenti della clinica non sono solo dei cinici approfittatori ma quando la madre di Sawyer arriva per reclamare la liberazione di sua figlia, manifestano una insolita intelligenza manipolativa. Quando, per dare testimonianza della loro credibilità, invitano la madre a controllare tutte le referenze positive ricevute dalla clinica via Internet, vengono i brividi a pensare quanto sia facile oggi venir condizionati da ciò che appare sulla rete. 

Soderbergh non lascia nessuno spazio allo spettatore che gli consenta di adagiarsi su uno schema semplicistico di buoni contro i cattivi; se lo stalker è irrimediabilmente uno psicopatico, il comportamento di Sawyer può essere solo parzialmente giustificato dalle pressioni subite; la vediamo rispondere male a un cliente, licenziare con gusto una sua collaboratrice, cercare di consumare una veloce soddisfazione sessuale, sempre litigiosa e pronta ad afferrare il primo coltello che trova. La conclusione che si può ricavare da questo film è antropologicamente sconsolante: i comportamenti dei vari personaggi principali sembrano determinati esclusivamente dalle loro pulsioni alle quali ubbidiscono in modo automatico senza che traspaia in loro, durante lo sviluppo degli eventi, alcun segno di trasformazione Essi  restano se stessi, con i loro vizi, dall’inizio fino alla fine; solo un personaggio, un afroamericano internato anche lui presso la clinica, mostra segni di umanità, preoccupandosi di fare coraggio a Sawyer durante la sua difficile prova.

Soderbergh vince con questo film un’altra sfida professionale. L’idea di utilizzare per le riprese nient’altro che un cellulare, l’Iphone 7, risulta vincente perché il pubblico, abituato a rispecchiarsi nei suoi selphie, trova in questa tecnica di ripresa così mobile un alto senso di realismo che aumenta l’atmosfera angosciosa che il regista ha voluto creare.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THELMA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/04/2018 - 08:51
Titolo Originale: THelma
Paese: NORVEGIA, DANIMARCA, FRANCIA, SVEZIA
Anno: 2017
Regia: Joachim Trier
Sceneggiatura: Joachim Trier, Eskil Vogt
Produzione: MOTLYS
Durata: 116
Interpreti: Eili Harboe, Kaya Wilkins, Henrik Rafaelsen, Ellen Dorrit Petersen

Thelma ha trascorso la giovinezza con i genitori in una terra isolata lungo i fiordi norvegesi ma ora si è trasferita a Oslo dove ha inizato a frequentare l’università. Ha pochi amici e i genitori la chiamano ogni sera con tono apprensivo preoccupandosi ogni volta che lei non risponde. Conosce finalmente una ragazza, Anja, ma il sospetto di percepire un’attrazione omosessuale verso di lei, le provoca un turbamento che sfocia in un attacco di convulsioni. La causa potrebbe essere psicologica, perché Thelma ha ricevuto un’educazione cristiana particolarmente rigorosa ma quando decide di sottoporsi ad alcune analisi con il sospetto di essere epilettica, scopre che già da bambina suo padre, che è un dottore, le somministrava dosi molto forti di sedativi. In effetti qualcosa di oscuro dev’essere accaduto nella sua fanciullezza...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film si risolve in una "educazione" all'intolleranza e la fede cristiana viene in più occasioni presa in giro con frasi blasfeme
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene impressionanti. Alcune scene sensuali fra due donne senza nudità. Atteggiamenti di intolleranza
Giudizio Artistico 
 
Molto bravo il regista nell’ambientare il racconto in una Norvegia ordinata, fredda e misteriosa ma le troppe suggestioni che il film fornisce non pervengono a una coerenza narrativa
Testo Breve:

Thelma lascia la casa dei suoi genitori per frequentare l’Università di Oslo  ma la scoperta di impreviste pulsioni sessuali e i troppi misteri sulla sua adolescenza danno vita a un thriller  che non riesce ad amalgamare la troppa carne messa al fuoco.

Diciamo subito che la cosa più bella del film è l’ambientazione norvegese. Non solo le interminabili distese di boschi e i fiordi ghiacciati, ma anche la stessa Oslo (il regista fa un esplicito omaggio al palazzo dell’Opera), ripresa spesso nelle limpide notti d’inverno quando è illuminata da  mille luci. Significativi sono anche gli interni dell’ università, che danno un senso di calma e di ordine dove si muovono  silenziosi studenti.

Le frequenti riprese dall’alto di persone che si spostano in tutte le direzioni come formiche, il sorriso dolce ma imbarazzato di Thelma quando si trova in compagnia di altri colleghi universitari che prendono in giro la sua rigorosa formazione cristiana, sono i due veri poli fra i quali si sviluppa la tensione  che vibra sotto pelle, discreta e misteriosa, lungo tutto il film. Lo sguardo dall’alto,quindi il non entrare mai veramente nell’intimità dei singoli personaggi, suggerisce la presenza di poteri trascendenti mentre i sorrisi dolci ma imbarazzati e le risposte di circostanza di Thelma, nei confronti dei compagni e dei genitori, tradiscono  il desiderio di proteggersi da una verità su di sè che lei stessa ignora.
Le lodi del film finiscono qui. I tanti temi trattati sono veramente tanti, senza che nessuno di essi diventi quell’elemento in grado di dare coerenza alla narrazione e siamo ben lontani da ipotizzare qualche richiamo con Carrie- Lo sguardo di satana di Brian de Palma.  Vanno condannati i genitori che hanno cresciuto una figlia repressa, piena di sensi di colpa nei confronti delle sue inclinazioni omosessuali? In realtà i genitori l’hanno educata a pregare, a non bere e a non fumare mentre il tema dell’ omosessualità non diventa mai elemento di discussione;  come scopriremo presto, i genitori debbono affrontare i problemi ben più gravi procurati dalla loro figlia.

Va condannata la presunta intolleranza della fede cristiana? La migliore risposta è quella data dal film, che usa con disinvoltura e disprezzo frasi blasfeme? La lotta finché prevalga l’intolleranza più forte è l’unica soluzione che viene proposta invece della pacifica comprensione e convivenza con chi è diverso da noi?  Il rigore della scienza è l’unica realtà valida degna di essere seguita (nel film c’è una lunga sequenza di rigorose analisi cliniche a cui la ragazza viene sottoposta) e pensare all’esistenza di realtà soprannaturali è solo una perdita di tempo? Ma allora perché nel film si allude ai poteri paranormali di Thelma e sono presenti manifestazioni di eventi soprannaturali? In realtà è inutile applicare la ragione: si tratta di un altro film, come è in uso nelle ultime produzioni,  costruito su pure suggestioni, senza la soddisfazione di un colpo di scena finale che spieghi finalmente tutto (riferimento obbligato:  Il sesto senso del 1999)

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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