Fantasy

AVENGERS: ENDGAME

Inviato da Franco Olearo il Lun, 04/29/2019 - 11:26
 
Titolo Originale: Avengers: Endgame
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Sceneggiatura: Christopher Markus, Stephen McFeely
Produzione: KEVIN FEIGE PER MARVEL STUDIOS
Interpreti: Karen Gillan, Brie Larson, Scarlett Johansson, Robert Downey jr, Chris Hemsworth,Mark Ruffalo, Chris Evans

Dopo lo schiocco di dita di Thanos e la sparizione di metà degli esseri viventi dell’universo, gli Avengers devono fare i conti con le conseguenze del loro fallimento. L’arrivo in loro aiuto di Captain Marvel li spinge a tentare una nuova mossa contro Thanos, ma riportare le cose come erano prima sarà molto più complicato del previsto e richiederà dolorosi sacrifici…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il film esprime bene la tensione esistente tra dovere per il bene comune e la dimensione privata e sottolinea l’importanza della famiglia, sia essa quella biologica o quella che le avventure comuni hanno cementato.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Non si può non negare al film la sua natura epocale, che unisce il gusto per l’epica a un autentico amore per personaggi che nel tempo ci sono diventati familiari come vecchi amici e a cui regala un finale davvero all’altezza.
Testo Breve:

Gli Avengers devono fare i conti con le conseguenze del loro fallimento ma l’arrivo in loro aiuto di Captain Marvel li spinge a tentare una nuova mossa contro Thanos. Un film che parla coraggiosamente di  reazione al fallimento e di elaborazione del lutto e come questo cambia i vari supereroi.

Inizia con toni assai poco usuali per un cinecomic, c’è lutto e senso di impotenza, questo film che nelle ambizioni (e in grandissima parte anche nella realtà) vuole essere la summa di un decennio di Universo Marvel e più in generale di cinema (le citazioni cinefile, soprattutto ad opera di Antman, sono moltissime, la più importante, ovviamente, quella di Ritorno al futuro).

Endgame  è di fatto una sorta di film-mondo (come lo sono certi romanzi dell’Ottocento) nella sua volontà di riassumere e dare un senso anche a tanti momenti del passato cinematografico della saga e fa riconoscere anche allo spettatore meno avveduto come il fumetto sia riuscito in così poco tempo a diventare per gli spettatori giovani e vecchi del terzo millennio un genere cardine, come solo forse il western era stato per gli usa degli anni Cinquanta

Endgame, forse uno dei film più attesi della storia del cinema e più a rischio di spoiler, parla innanzitutto, e coraggiosamente, di  reazione al fallimento e di elaborazione del lutto e come questo cambia i vari supereroi.

E lo fa in maniera coerente a come li abbiamo conosciuti nei loro difetti e nelle loro virtù: Steve Rogers/Captain America non abbandona il suo ruolo di mentore, Tony Stark si riprende il privato a lungo sacrificato, Vedova Nera lotta per non perdere il gruppo, Occhio di Falco si trasforma in un giustiziere, Bruce Banner/Hulk prova finalmente a trovare un equilibrio, Thor… ecco questo è qualcosa che è bene non anticipare, ma anche qui il percorso si rivela più interessante del previsto

La scomparsa di tanti personaggi permette di concentrarsi soprattutto sul nucleo originale degli Avenger, in particolare Iron Man e Captain American, che da sempre rappresentano due poli opposti del modo di intendere il ruolo di supereroi, ma che rappresentano entrambi quella tensione tra dovere per il bene comune e dimensione privata che diventa fondamentale in questa storia dalle dimensioni cosmiche.

I temi del significato dell’eroismo e del sacrificio in nome di un bene più grande, ma soprattutto di persone a cui si vuole bene, non è nuovo per la Marvel, ma qui assume le sue dimensioni più assolute, come pure la sottolineatura dell’importanza della famiglia, sia essa quella biologica o quella che le avventure comuni hanno cementato.

Se almeno nella prima parte la pellicola favorisce le relazioni sul’azione pura e semplice, con la partenza del grande “piano”  di rivincita il ritmo si fa più movimentato, senza perdere di significato, fino al grande scontro finale, che regalerà ai fan più di un momento di autentica esaltazione.

Dopo aver tanto anticipato il ruolo di Captain Marvel, la supereroina femminista nuova di zecca non svolge poi un gran ruolo (ma sinceramente non se ne sente poi tanto la mancanza, nel tripudio di ritorni e reunion più emotivamente rilevanti), mentre al centro del gruppo dei sopravvissuti giganteggia Vedova Nera, che si fa carico di tenere unito il gruppo dopo la tragedia e a cui toccano alcuni dei momenti e delle scelte più commoventi della storia.

Se, nonostante le dimensioni eccezionali anche in termini di durata (oltre tre ore, come i grandi colossal dei bei tempi andati), qualcuno avrà da trovare difetti on Endgame (ma c’è anche chi ha criticato i sette finali di un capolavoro come Il signore degli anelli- Il ritorno del re, con cui per certi versi questo film ha qualcosa in comune), non si può non riconoscerne la natura epocale, che unisce il gusto per l’epica a un autentico amore per personaggi che nel tempo ci sono diventati familiari come vecchi amici e a cui regala un finale davvero all’altezza.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SHAZAM!

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/11/2019 - 19:00
 
Titolo Originale: Shazam!
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: David F. Sandberg
Sceneggiatura: Henry Gayden
Produzione: DC Comics, Warner Bros, New Line Cinema
Durata: 132
Interpreti: Zachary Levi, Asher Angel, Djimon Hounsou

Billy, un ragazzo come tanti diventa improvvisamente un supereroe; avrà bisogno dell’aiuto dei suoi amici per imparare a diventare il nuovo eroe di Filadelfia. Il film giusto per chi, stanco di supereroi “seriosi” voglia riscoprire il lato prettamente gioioso dell’immedesimarsi in qualcosa di straordinario.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Famiglia, amicizia, sacrificio e coraggio sono gli elementi predominanti durante tutto il film. Molto forte il messaggio “l’unione fa la forza” contro il bullismo
Pubblico 
Pre-adolescenti
La presenza dei mostri, realizzati con effetti speciali davvero all’avanguardia, potrebbe spaventare un pubblico troppo giovane
Giudizio Artistico 
 
Il cast non è composto da attori particolarmente degni di nota ma, la sceneggiatura ha saputo costruire un fatasy spiritoso e gli effetti speciali funzionano, garantendo allo spettatore una visione piacevole sopratutto per i ragazzi
Testo Breve:

Un ragazzino di 14 anni, per gentile concessione di un anziano mago, diventa adulto e acquista superpoteri ma resta bambino nell’animo. Un divertente film per la famiglia, troppo lungo

Billy Batson, giovane orfano e solitario, vive nella città simbolo di Rocky Balboa dove è da sempre alla disperata ricerca della madre biologica.

Il ragazzo passa da una famiglia affidataria ad un’altra, scappando di continuo, convinto che i suoi genitori lo stiano ancora cercando dopo averlo perso in un Luna Park all’età di soli tre anni.

Quando viene affidato ai coniugi Vasquez, il ragazzo trova una situazione più stabile dove finalmente poter mettere radici.

Tra i vari orfani che ospitano la casa, Freddy, adolescente disabile, ha la passione per i superpoteri, colleziona gadget incredibilmente rari e chiacchiera così tanto che è impossibile non affezionarsi a lui. Purtroppo Freddy, per via della sua condizione gracile, è il perfetto bersaglio di alcuni bulli e viene preso di mira anche il primo giorno di scuola di Billy che, essendo cresciuto per strada, non ha paura di affrontarli e prendersi gioco di loro davanti tutto l’Istituto riuscendo così a salvare quello che è da poco diventato il suo migliore amico.

Per questo enorme atto di coraggio, Billy viene notato dal potente mago Shazam che da secoli è alla ricerca di qualcuno così valoroso da prendere il suo posto. Il compito dello stregone è quello di proteggere l’unica arma capace di sconfiggere il perfido Thaddeus Silvana che ha liberato i sette peccati capitali, demoni immortali che vogliono da sempre portare disordine e distruggere l’intera umanità.

Nonostante non si senta pronto per una tale responsabilità, Billy accetta il potere: gli basta pronunciare la parola “Shazam” per trasformarsi immediatamente in un adulto muscoloso dagli straordinari poteri.

Sebbene ne abbia le sembianze, Shazam non è capace di gestire i poteri di un vero supereroe ed è per questo che si confiderà con Freddy che lo aiuterà a scoprire pian piano le sue capacità.

Il protagonista ha tutti i requisiti per essere un supereroe: affronta il male, è incredibilmente forte ma è anche una parodia del genere sovrannaturale. Un superman ingenuo e ironico, imbranato e combina guai ma eccezionalmente buffo, che piacerà a tutta la famiglia.

Come in Big (1988) dove Tom Hanks, ritrovandosi all’improvviso in un corpo adulto realizza tutto ciò che desiderava fare da bambino, anche Billy si trasforma scoprendo che le responsabilità del suo nuovo stato sono difficili da sostenere, a maggior ragione se sei un semidio.

Ed è così che la vita tra banchi di scuola, bulli da affrontare e famiglia da sopportare nonostante le differenze, diventa improvvisamente meno scontata ed è il tesoro più prezioso da proteggere.

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HELLBOY

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/11/2019 - 14:04
Titolo Originale: Hellboy
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Neil Marshall
Sceneggiatura: Andrew Cosby
Durata: 120
Interpreti: David Harbour, Ian McShane, Milla Jovovich, Daniel Dae Kim

Hellboy è un semi-demone, evocato nel lontano 1944 dal mago Rasputin su richiesta dei Nazisti che speravano con questa “arma” di capovolgere i destini della guerra. “Rubata” dagli Alleati, la creatura dalla forza sovrumana e dall’aspetto inquietante viene cresciuta dal professor Bruttenholm come un figlio e addestrata a diventare un “detective del paranormale”, dedito alla difesa dell’umanità contro le minacce dei mostri. Ma quando la minaccia della sanguinaria strega Nimue si ripresenta, per Hellboy non sarà solo questione di forza, ma anche di capire chi è veramente…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista è in fondo un bonaccione. Con un forte istinto di protezione verso i deboli, che però convivono in lui con una assoluta nonchalance nel fare a pezzi i nemici
Pubblico 
Maggiorenni
numerose scene di violenza anche efferata. Negli USA il film è vietato ai minori di 17 anni.
Giudizio Artistico 
 
Il film resta un esperimento francamente molto poco riuscito, irritante nel suo ricorso sfacciato alla violenza, incapace di dare sostanza al percorso del suo protagonista,
Testo Breve:

Hellboy è un semi-demone addestrato a diventare un “detective del paranormale”, dedito alla difesa dell’umanità contro le minacce dei mostri. Ma il ritmo rutilante di una sorta di giostra sanguinaria rendono il film a dir poco indigesto

In una stagione dominata dai cinecomic (solo da inizio 2019 si sono visti Aquaman, Captain Marvel e Shazam, ma è solo un assaggio visto che poi ci sarà l’ultimo atteso capitolo dei Avengers, seguito da un nuovo Spiderman) il reboot del personaggio creato da Mike Mignola nel 1993 (i precedenti cinematografici portano l’autorevole firma di Guillermo Del Toro) firmato da Neil Marshall (The Descent, Centurion) punta sulla quantità (di azione, di sangue, distruzione e mutilazioni assortite) più che sulla qualità.

Le avventure del detective del paranormale Hellboy hanno il ritmo rutilante di una giostra sanguinaria che tra prologhi, flashback e visioni, sbatacchia lo spettatore in un flipper che più che divertire dopo un po’ estenua. La colonna sonora invadente, la grafica onnipresente e gli effetti visivi fatti per sconvolgere completano un piatto a dir poco indigesto.

In mezzo a tutto ciò stona il tentativo di alleggerire il gore con l’umorismo del protagonista (sotto il prostetico c’è il bravo David Harbour, lo sceriffo della serie Netflix Strager Things), che a dispetto delle sue origini e del suo inquietante aspetto è in fondo un bonaccione. Il suo difficile rapporto con il padre adottivo, l’istinto di protezione verso i deboli, convivono in lui con una assoluta nonchalance nel fare a pezzi i nemici…seguendo la propria natura demoniaca.

Del resto è il percorso del protagonista nel film quello di un (anti)eroe che deve decidere da che parte schierarsi, anche se la pellicola di certo non eccelle nel tratteggio delle psicologie ma preferisce la strada sbrigativa di mostrare una scena di action dopo l’altra commentata fin troppo da battute che definire didascaliche è una gentilezza.

Non aiuta più di tanto il tentativo di “costruire una squadra” attorno a Hellboy per spingere il senso di cameratismo in un mondo dove continuano a comparire mostruosità di ogni genere, le teste saltano con allarmante regolarità, accompagnate da stragi di grafica violenza (il film è caldamente sconsigliato ai minori).

Si vorrebbe nobilitare il tutto con il ricorso niente di meno che alla saga arturiana, ma ne esce la versione più cheap possibile e il moltiplicarsi dei cattivi (oltre alla strega ci sono il suo aiutante dalla testa di suino e Baba Yaga che trucida e mangia bambini) riesce solo a far durare (troppo) a lungo la storia.

Insomma questo Hellboy resta un esperimento francamente molto poco riuscito, irritante nel suo ricorso sfacciato alla violenza, incapace di dare sostanza al percorso del suo protagonista, il cui dilemma, largamente prevedibile, si risolve nello spazio di un momento. L’epilogo (ovviamente non può mancare) lancia un sequel di cui faremmo volentieri a meno.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CAPTAIN MARVEL

Inviato da Franco Olearo il Gio, 03/07/2019 - 22:54
 
Titolo Originale: Captain Marvel
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Anna Boden e Ryan Fleck
Sceneggiatura: Anna Boden, Liz Flahive, Ryan Fleck, Meg LeFauve, Carly Mensch, Nicole Perlman, Geneva Robertson-Dworet
Produzione: MARVEL STUDIOS
Durata: 124
Interpreti: Brie Larson, Samuel L. Jackson, Ben Mendelsohn, Judd Law Clark Gregg

Vers è uno dei guerrieri della Starforce dei Kree, in lotta con gli alieni mutaforme Skrull. Quando viene presa prigioniera e giunge sulla terra, però, scopre che i suoi pochi ricordi vengono proprio da lì. Solo unendo le forze con Nick Fury e il neonato Shield potrà forse trovare la spiegazione di chi è veramente…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
La nostra eroina è una donna concreta, che usa i suoi superpoteri con compassione per proteggere i più deboli.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Tra guerre interstellari e ricerche di fonti di energia potentissime, alieni che sembrano terroristi ma forse sono soltanto profughi in cerca di una casa, la storia di Carol/Vers è una scoperta di se stessa, che passa attraverso la riconquista del passato e la demolizione di alcune verità date troppo facilmente per scontate,
Testo Breve:

Marvel lancia il messaggio contro una cultura maschilista e che è giunto il momento per le ragazze di non farsi più dire dagli altri cosa fare e come lo devono fare, solo così potranno usare fino in fondo il potere che è già in loro.

Capitolo XXI della lunga saga che compone l’universo supereroistico della Marvel, Captain Marvel è anche il primo della serie che ha come protagonista assoluta una donna e un tassello imprescindibile sul percorso che terminerà a maggio con Avengers End Game. In questo senso il film gioca un ruolo simile a quello di Balck Panther lo scorso anno.

Proprio il confronto con quel film, uno dei migliori dell’universo Marvel a parere di chi scrive, è illuminante per capire la genesi e l’identità di Captain Marvel. Se Black Panther era pensato ed è compiutamente riuscito ad essere, non solo un blockbaster dai grandi effetti speciali, ma anche un evento culturalmente rilevante per il pubblico di colore, che finalmente trovava un eroe e un mondo con cui identificarsi, Carol Danvers, alias Captain Marvel, mira consapevolmente alla platea di ragazzine stufe di farsi dire che non possono fare certe cose.

Carol Danvers, lo scopriamo a poco a poco attraverso i ricordi che gli Skrull, catturandola, le fanno emergere, è stata una bambina testarda, amante della velocità e sprezzante del pericolo, un pilota coraggioso e audace (un po’ nello stile delle reclute di Top Gun), costretta a lottare con un mondo ancora molto maschilista deciso a metterla al suo posto.

Le cose non sono molto diverse tra i Kree, dove il suo comandante e mentore Yon Rogg (Jude Law) le ricorda sempre di tenere a bada i sentimenti che rischiano di offuscare la ragione e le impediscono di utilizzare al meglio i suoi poteri. È interessante da questo punto di vista il confronto con l’apprezzamento dimostrato da Nick Fury (un Samuel L. Jackson ringiovanito dal computer e membro di un ancora giovane Shild) per un giovane sottoposto che trova nell’istinto giusto la ragione per non obbedire agli ordini.

Quello che vuole dirci la Marvel (e lo fa, ammettiamolo, con una convinzione un po’ ridondante), è che è giunto il momento per le ragazze di non farsi più dire dagli altri cosa fare e come lo devono fare, solo così potranno usare fino in fondo il potere che è già in loro.

Tra guerre interstellari e ricerche di fonti di energia potentissime (risalta fuori il Tesseract, una delle gemme dell’infinito che ha attraversato vari film Marvel), alieni che sembrano terroristi ma forse sono soltanto profughi in cerca di una casa (ogni riferimento all’attualità è certamente voluto), la storia di Carol/Vers è una scoperta di se stessa, che passa attraverso la riconquista del passato e la demolizione di alcune verità date troppo facilmente per scontate, anche attraverso il confronto con l’antagonista skrull Talos.

Se la Marvel arriva seconda a mettere al centro di un film una supereroina (lo ha fatto prima la DC Comics con Wonder Woman), lo fa con una “agenda” assai più pronunciata, tanto che talvolta si è tentati di suggerire agli autori di andarci un po’ più leggeri.

In fondo la vera scoperta di Carol è quella di una forza che non sta in una intelligenza staccata dai sentimenti, ma nel riscoprirsi umana, e per questo fatta più di aspirazioni e desideri (Più lontano, più veloce, più in alto!) che di perfezione raggiunta. E questo è qualcosa che può valere per tutti.

Ad alleggerire il tutto, per fortuna, ci pensano i soliti siparietti comici della Marvel, l’ultimo cameo del defunto Stan Lee e una gatta rossa che è molto più di quello che sembra e che svolgerà un ruolo inaspettato nella storia.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AQUAMAN

Inviato da Franco Olearo il Dom, 12/30/2018 - 20:11
 
Titolo Originale: Aquaman
Paese: USA, AUSTRALIA
Anno: 2018
Regia: James Wan
Sceneggiatura: David Leslie Johnson, Will Beall
Produzione: DC Comics, DC Entertainment, Panoramic Pictures, Rodeo FX, The Safran Company, Warner Bros.
Durata: 143
Interpreti: Jason Momoa, Amber Heard, Nicole Kidman, Patrick Wilson, Dolph Lundgren

Arthur Curry, figlio di un umano e della regina di Atlantide, preferirebbe continuare a vivere sulla terra come un uomo comune, nonostante i suoi poteri eccezionali l’abbiano già in parte fatto conoscere al mondo come metaumano ai tempi dell’avventura con la Justice League. Ma nelle profondità dell’oceano il suo fratellastro Orm prepara una guerra contro la terra ferma e la bella principessa Mera è convinta che solo Arthur possa scongiurarla. Per farlo deve trovare il tridente perduto del re di tutti gli Atlantidi e reclamare il suo posto di erede al trono dei mari. Per Arthur è l’inizio di un’avventura che lo obbligherà a fare i conti con la sua origine e la sua vocazione di eroe.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Il protagonista è un eroe scanzonato, una sorta di gigante buono che affronta battaglie e sfide sempre con un sorriso spavaldo, senza per altro godere della violenza
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La pellicola è decisamente ipertrofica con le sue oltre due ore di durata, ma non annoia quasi mai. Non ha l’epica grandezza di Wonder Woman, ma evita con destrezza le paludi in cui troppo spesso gli eroi Dc degli ultimi anni si sono infilati
Testo Breve:

Arthur Curry, figlio di un umano e della regina di Atlantide, deve salvare il mondo marino da un grave pericolo. Non si tratta di una pellicola sofisticata, ma sicuramente uno spettacolo godibile, rivolto a vasto un pubblico

Nell’ormai affollatissimo panorama dei super hero movies il film di James Wan (diventato famoso grazie ad alcuni titoli horror tra cui il riuscito Conjuring) rappresenta in qualche modo una piacevole novità, che sfugge al solitamente cupo impianto degli eroi dell’universo DC per invadere il territorio scanzonato e a volte dichiaramente tamarro di alcuni titoli Marvel, proprio quando i cugini, con i molti lutti di Infinity War hanno a loro volta preso una strada più “seria”.

Aquaman, del resto, pur non dimenticando le precedenti brevi apparizioni del suo protagonista nelle avventure della Justice League, esplora un suo universo indipendente, fatto di profondità marine piene di pericoli e rivoluzionaria tecnologia, di popoli dalle forme inquietanti (con esoscheletri e chele da granchi giganti) di forze oscure e mostri che, tuttavia, agli occhi dello spettatore si presentano prima di tutto come un movimentatissimo ed eccitante “campo da gioco”. Molto dipende dal fatto che in questo mondo (o sarebbe meglio dire in questi mondi) entriamo con lo sguardo un po’ smargiasso del protagonista, un eroe riluttante, ma in definitiva sempre entusiasta.

Arthur Curry, nonostante il suo drammatico passato (nasce da un amore impossibile, spezzato dalle regole ferree che sembrano condannare il mare e la terra a una opposizione ineluttabile) è un gigante buono, un ragazzone tatuato che non disdegna una birra e un selfie con gli ammiratori. La fisicità imponente del suo interprete, Jason Monmoa (che non vincerà certo un Oscar per questo ruolo, ma si getta nell’azione senza risparmiarsi) fa sì che l’eroe affronti battaglie e sfide sempre con un sorriso spavaldo, senza per altro godere della violenza, ma piuttosto conservando una sorta di spirito fanciullesco rispetto al quale la crudeltà determinata dei suoi avversari (il fratellastro Orm e il pirata Black Manta) risulta perdente anche sul piano concettuale. Tanto più che il fortissimo Aquaman ha anche numerosi momenti in cui esibisce senza vergogna la sua vulnerabilità di bimbo abbandonato, mettendo sullo schermo un inedito eroe aggiornato ai tempi del #metoo, granitico e smargiasso, ma bisognoso dell’abbraccio di una madre e di una compagna.

La pellicola è decisamente ipertrofica con le sue oltre due ore di durata, ma non annoia quasi mai e anche le numerose deviazioni del plot (che precedono viaggi da una parte all’altra del pianeta, anche fuori dall’Oceano, in una caccia al tesoro che ha come premio in palio un mitico tridente) alla fine si accettano nello spirito di un film d’avventura in cui anche la tensione romantica tra Arthur e la sua determinata coprotagonista contribuisce a dare ritmo al racconto.

Nobilitato dalla presenza di camei di lusso come quello di Willem Dafoe e soprattutto Nicole Kidman, Aquaman non ha l’epica grandezza di Wonder Woman, ma evita con destrezza le paludi in cui troppo spesso gli eroi Dc degli ultimi anni (messa in archivio la filosofica trilogia di Nolan) si sono infilati, zavorrati dalle tragedie un po’ ovvie dei loro protagonisti e da interpreti non sempre di livello.

Non si tratta quindi di una pellicola sofisticata, ma sicuramente di uno spettacolo godibile sia sul piano del racconto che sul quello visivo, rivolta a un pubblico vasto e disponibile a farsi trascinare dalle correnti marine in un viaggio di scoperta che opta sempre per il senso della meraviglia rispetto al vincolo della verosimiglianza, senza tuttavia perdere la capacità di toccare corde emotive autentiche.

 

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL RAGAZZO INVISIBILE - SECONDA GENERAZIONE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 01/08/2018 - 23:55
Titolo Originale: Il ragazzo invisibile – Seconda generazione
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: lessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo
Produzione: INDIGO FILM, CON RAI CINEMA
Durata: 100
Interpreti: Ludovico Girardello, Xenia Rappoport, Galatea Bellugi, Ivan Franek

Michele ha ormai sedici anni ma nonostante la scoperta dei super poteri, la sua vita è sempre la stessa. Pochissimi amici, un amore non corrisposto, la popolarità ai minimi storici. Come se non bastasse, il ragazzo si ritrova a convivere con il senso di colpa per la morte della madre adottiva, Giovanna, scomparsa in un incidente stradale in seguito ad un litigio telefonico proprio con il figlio. La triste monotonia della sua esistenza viene però sconvolta dall’arrivo della sorella e della madre naturale, due Speciali come lui. Il nucleo famigliare quindi si ricongiunge e Michele viene coinvolto in una misteriosa missione…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Sul fronte famigliare il film regala qualche bella emozione (soprattutto nel rapporto tra i due fratelli, così diversi ma già così uniti) mentre dimentica che nessuna ingiustizia subita può giustificare l’odio e la cieca violenza
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di tensione e di violenza
Giudizio Artistico 
 
Lo sviluppo risulta a tratti superficiale, alcune svolte sono un po’ meccaniche, la tensione non è mai spinta al massimo e sono pochi i momenti veramente indimenticabili
Testo Breve:

Il ragazzo invisibile sta diventando la prima saga nostrana di super eroi e in questa seconda puntata, debole nella sceneggiatura, una famiglia di superdotati, a somiglianza degli X-Men, costituisce una minoranza  decisa a farsi giustizia con la violenza

Anche per questo secondo film sul ragazzo più “speciale” del cinema italiano, Salvatores si è affidato allo stesso trio di sceneggiatori (1992, La doppia ora), autori anche del romanzo da cui è tratto il primo episodio. Se visivamente però c’è poco da dire perché, senza troppe pretese, regia e post produzione hanno regalato al film una confezione quantomeno godibile (non paragonabile comunque al livello delle grandi produzioni americane di genere), la sceneggiatura lascia qualche perplessità.

La sensazione è che Il ragazzo invisibile – Seconda Generazione, sia un film di passaggio, una sorta di ponte narrativo per i prossimi episodi di quella che, si presume, sarà la prima saga nostrana di super eroi. È un film infatti fortemente incentrato sulle backstory dei personaggi – in particolare su quella di Yelena, la madre naturale di Michele – che ha come obiettivo quello di rimettere insieme i pezzi del puzzle e fornire al pubblico le informazioni necessarie per capire il mondo raccontato e le origini dei protagonisti. Un passaggio necessario, in fin dei conti, per comprendere ferite e motivazioni dei personaggi ma che inevitabilmente toglie spazio alla progressione della storia nel presente.

La conseguenza è che lo sviluppo risulta a tratti superficiale, alcune svolte sono un po’ meccaniche, la tensione non è mai spinta al massimo e sono pochi i momenti veramente indimenticabili. È invece sul fronte famigliare che il film regala comunque qualche bella emozione (soprattutto nel rapporto tra i due fratelli, così diversi ma già così uniti) ma anche qui si ha la sensazione che alcuni nodi vengano sciolti un po’ troppo frettolosamente.

Per quanto riguarda il tema, se il primo film era in sostanza un romanzo di formazione, qui passano in secondo piano i piccoli grandi problemi di un adolescente come tanti, e si va più sull’esistenziale. Si parla quindi di identità, di amore filiale e fraterno, dell’opportunità della violenza. Proprio su questo fronte, anche se certamente non brilla per originalità (tante le somiglianze con i film di genere d’oltreoceano e in particolar modo con la saga degli X-Men), si situa il punto di forza del film e cioè l’assonanza tematica con uno degli argomenti di cronaca che al giorno d’oggi più ci tocca e ci spaventa: il terrorismo.

Infatti la nuova squadra di Speciali presentata in questo film, è una sorta di gruppo armato sovversivo, una minoranza agguerrita decisa a farsi giustizia con la violenza non solo contro i cattivissimi soldati russi (un classico) che li hanno costretti ad anni di reclusione, soprusi ed esperimenti genetici, ma contro l’intero genere umano. Agli occhi di questi superuomini infatti, sono tutti i normali ad essere colpevoli, perché costringono gli Speciali a vivere ogni giorno come emarginati.

Il film quindi regala interessanti spunti di riflessione, seppure senza troppi approfondimenti, su un tema sempre attuale che vale la pena di essere ancora raccontato, oggi più che mai. Perché nessuna ingiustizia subita può giustificare l’odio e la cieca violenza.

Autore: Gabriele Cheli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PIRATI DEI CARAIBI – LA VENDETTA DI SALAZAR

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/24/2017 - 11:24
 
Titolo Originale: Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tales
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Joachim Rønning, Espen Sandberg
Sceneggiatura: Jeff Nathanson
Produzione: Walt Disney Pictures, Jerry Bruckheimer Films
Durata: 129
Interpreti: Johnny Depp, Javier Bardem, Brenton Thwaites, Kaya Scodelario, Kevin McNally, Geoffrey Rush, Orlando Bloom, Keira Knightley e con la partecipazione di Keith Richards

Questa volta Jack Sparrow affronta una flotta di marinai fantasma guidati dal capitano Armando Salazar. Si uniscono a lui nella ricerca del leggendario tridente di Poseidone, sua unica speranza di salvezza, anche una giovane astronoma, Carina Smyth, il marinaio Henry Turner e persino il suo acerrimo nemico Capitan Barbossa.

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
A dispetto delle apparenze anche i Pirati hanno un cuore, sia come genitori che come figli. E’ questo il vero pregio valoriale di questo quinto episodio della saga: la riscoperta di questo affetto che, anche a distanza, continua a vivere e motivare le azioni dell’essere umano
Pubblico 
Tutti
Eccezionali effetti di computer grafica si uniscono a scenografie, trucchi e costumi eccellenti; la sceneggiatura è ricca di divertenti giochi linguistici, ma nella versione doppiata possono essere solo parzialmente apprezzati, tuttavia risente di una trama un po’ debole, non sé non particolarmente avvincente.
Testo Breve:

Quest’ultimo episodio della famosa saga può contare ancora una volta sul divertimento che garantisce il personaggio di Johnny Deep sorretto da una trasbordante iniezione di computer grafica. Senza sorprese la trama e i personaggi secondari

Il gioco degli effetti speciali si fa sempre più sofisticato e l’esperienza sempre travolgente, il quinto capitolo della saga dei Pirati dei Caraibi, La vendetta di Salazar, è senza dubbio un film esaltante. I sorprendenti risultati della computer grafica che ci hanno stupito nei precedenti film non mancano, anzi sovrabbondano. Con buona pace della storia però, che ha più che altro il pregio di costituire l’occasione per realizzare scene sbalorditive e dialoghi spassosi ed esplora quel sentimento vivo e forte che lega genitore e figlio.

Questi ultimo film della saga dei  Pirati dei Caraibi, raccontati dai registi Joachim Rønning ed Espen Sandberg, non sembra aggiungere nulla di nuovo o di particolarmente originale a quanto detto nei precedenti episodi. A questo punto della saga l’interesse sembra soprattutto rivolto alla soddisfazione delle aspettative del pubblico che continua a manifestare una grande passione nei confronti del personaggio di Jack e che al tempo stesso è in cerca di imprese spettacolari e stupefacenti. Sebbene dunque la storia in sé non abbia nulla di particolarmente significativo, sequenze mozzafiato e battute di spirito riempiono quasi ogni scena del film e Jack Sparrow, nonostante il suo perenne stato di ebbrezza, non delude.

Jonny Deep resta il pirata intrigante, irriverente e divertente che abbiamo imparato a conoscere. Il suo Jack si conferma icona di stolida furbizia in cui gli opposti convivono: egoista ma generoso, approfittatore ma altruista, sciocco ma sapiente, spregevole ma eccezionale; soprattutto però sempre assolutamente imprevedibile. La quinta edizione dei Pirati dei Caraibi punta tutto su di lui e il personaggio, sorretto da un ingente dispiegamento di mezzi grafici, scenografici, di trucco e costumi e da un esercito di comparse, tutto sommato regge la prova.

Questa volta Jack deve affrontare un nuovo nemico, il capitano Armando Salazar (Javier Bardem), mentre quello antico, Capitan Barbossa (Geoffrey Rush), è alle prese con affetti per lui del tutto nuovi e inusuali. In Pirati dei caraibi – La vendetta di Salzar, tutto parte da interessi personali, speranze e rancori passati mai sopiti che fanno intrecciare tra loro storie e vicende di ciascuno dei personaggi principali. Henry Turner (Brenton Thwaites), figlio di Will Turner (Orlando Bloom), il capitano dell'Olandese Volante, e della bella Elizabeth Swann (Keira Knightley), desidera a tutti i costi liberare il padre da una maledizione. Carina Smyth (Kaya Scodelario), una affascinante e giovane astronoma condannata per stregoneria, spera di riuscire a risolvere un mistero che la accompagna sin da quando suo padre la abbandonò in un orfanotrofio. Armando Salazar, capitano della Silent Mary, è un terrificante fantasma spagnolo con un unico scopo: vendicarsi del suo più grande nemico: Jack Sparrow. Hector Barbossa (Geoffrey Rush), divenuto ormai capitano di una grande flotta che domina i mari dei Caraibi, non vuole altro che salvare e difendere le sue ricchezze e il suo potere dagli attacchi dell’evanescente equipaggio del capitano Salalzar. Ciascuno di loro, per un motivo o per l’altro, ha bisogno di due oggetti magici fondamentali per portare a compimento la propria impresa: il Tridente di Poseidone, perduto negli abissi, e la bussola di Jack Sparrow.

La folle, ambigua e falsa meschinità piratesca di Jack si rivela anche questa volta una facciata dietro la quale si nasconde l’antieroe che intuisce le buone intenzioni e riesce farle trionfare su quelle cattive. Tirato da una parte e dall’altra Jack riesce come sempre a mettere insieme gli interessi di tutti per salvarsi la pelle e al tempo stesso aiutare ogni personaggio. Nonostante e attraverso il suo estremo e cinico individualismo in realtà anche gli altri trovano il proprio beneficio.

Il traino della storia di Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salzar è l’amore che lega genitore e figlio, nonostante questo costituisca solo un piccolo spunto per dare l’avvio e non sia del tutto approfondito. La maggior parte dei personaggi infatti non manifesta un bisogno di famiglia veramente forte. La giovane e nuova coppia composta da Henry Turner e Carina Smyth agisce spinta dal desiderio di portare a compimento una missione che riguarda i rispettivi padri. La vera sorpresa però la riserverà il padre di Carina il quale resterà lui stesso stupito e pervaso da un amore profondo e orgoglioso verso la figlia.

Anche questa volta insomma il personaggio di Johnny Depp prevale su tutto, ma semplicemente perché la storia degli altri è in se stessa poco consistente. Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar è indubbiamente un prodotto commerciale assai ben riuscito, intenzionalmente costruito per soddisfare il desiderio degli spettatori di rivedere Jack Sparrow ancora in azione circondato da effetti speciali che sorprendano e garantiscano grandi emozioni.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SETTE MINUTI DOPO LA MEZZANOTTE

Inviato da Franco Olearo il Dom, 05/21/2017 - 11:21
 
Titolo Originale: Un monstruo viene a verme
Paese: Spagna, USA
Anno: 2016
Regia: Juan Antonio Bayona
Sceneggiatura: Patrick Ness
Produzione: APACHES ENTERTAINMENT, LA TRINI, RIVER ROAD ENTERTAINMENT, PARTICIPANT MEDIA
Durata: 108
Interpreti: Lewis MacDougall, Sigourney Weaver, Felicity Jones, Toby Kebbell, Liam Neeson

Conor è un ragazzo inglese di 12 anni E’ abituato a cucinare e a fare le pulizie di casa perché la madre, malata di cancro, passa lunghi periodi in completa inattività dopo i trattamenti chemioterapici. Il padre è lontano, vive negli Stati Uniti. Nelle giornate più critiche passa qualche giorno da loro la nonna materna ma Conor non la vede con simpatia, la considera troppo rigida e rifiuta ogni ipotesi di andare a vivere con lei. Il ragazzo non riesce ad avere momenti sereni neanche quando va a scuola. I professori sono gentili con lui conoscendo la sua situazione, ma alcuni suoi compagni lo tormentano con gesti di bullismo. Una notte gli sembra che il grande albero di tasso che si trova sulla collina davanti la sua casa si sia come svegliato e trasformato in un gigante che inizia a parlare con lui. Lo informa che da quella notte in poi, alla mezzanotte e sette minuti precisi, verrà da lui e gli racconterà tre storie. Alla quarta volta sarà il ragazzo stesso a dover raccontare la sua vera storia. La mattina dopo Conor non sa se ha sognato o se l’incontro è avvenuto realmente…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Una madre e una nonna, dei bravi insegnanti, sanno stare vicino al ragazzo Conor in una stagione difficile della sua esistenza
Pubblico 
Adolescenti
Il film non è propriamente per tutti ma a partire da ragazzi di almeno 10-12 anni, non facilmente impressionabili. Il tono generale del film è melanconico (una madre, malata di cancro, deperisce progressivamente) e alcune scene potrebbero impressionare
Giudizio Artistico 
 
Eccezionale la recitazione di Lewis MacDougall, il ragazzo della storia; molto belle le sequenze animate e molto curata la scenografia
Testo Breve:

Un ragazzo è triste perché sua madre è malata di cancro. Un albero prende vita ogni notte per aiutarlo ad affrontare la realtà. Un racconto di formazione molto ben realizzato

Diciamo subito che il film è molto ben fatto. Lewis MacDougall, il ragazzo che recita la parte di Conor è semplicemente strepitoso nel trasmetterci un senso di vulnerabilità, profonda melanconia, come richiesto dal film. Le ambientazioni (la casa di Conor, posta ai piedi di una collina dove c’è solo la chiesa, il cimitero e un grande albero di tasso, o la stradina dove si affaccia la casa della nonna) sono squisitamente inglesi come ce li possiamo immaginare, ma al contempo sembrano uscite da un disegno di qualche libro di favole.

Le sequenze animate presenti nel film, realizzati secondo lo stile di un disegno ad acquerello, sono incantevoli. Solo il ritmo del film è insolito e potrebbe non piacere a tutti. Il racconto avanza non per l’accadimento di eventi, ma per il mutare progressivo delle emozioni che i protagonisti, soprattutto il ragazzo, percepiscono.

In una scena, che è determinante per il racconto, madre e figlia guardano alla televisione la sequenza finale del film King Kong, quando lo scimmione cade dall’Empire State Building, abbattuto dagli aerei. E’ il simbolo, usato nel film, per esprimere la presenza del dolore, anche quello ingiusto, come nel caso della malattia della madre.

Il film è un racconto di formazione per un ragazzo di dodici anni in un contesto difficile: la mamma è malata di cancro, ogni giorno a scuola subisce atti di bullismo. Quando il poderoso albero di tasso, che, in un certo senso, ha fatto parte della sua vita fin da quando era bambino, si è come risvegliato dal suo secolare torpore vegetale ed è venuto da lui per aiutarlo, raccontandogli tre storie, Conor non sa proprio cosa farsene della sua proposta. Le sue esigenze sono più radicali: chiede all’albero di far guarire sua madre, di non esser costretto ad andare ad abitare dalla nonna, di non dover più subire le angherie dei compagni di scuola. Ma l’albero ha un altro obiettivo: insegnargli a guardare in faccia la realtà, a fargli scoprire la verità, anche quella che non osa neanche confessare a se stesso.  I tre racconti, hanno un fondo di crudeltà come spesso succede per le favole. Il primo serve a dimostrare al ragazzo che non bisogna fermarsi alle apparenze e giudicare frettolosamente dove stia il bene e dove il male. Il secondo vuole fargli comprendere l’importanza di vivere una vita in modo coerente con la propria fede che non va mai tradita neanche nelle situazioni più difficili. Nel terzo incontro, non molto edificante, il ragazzo viene invitato a reagire con forza e decisione ai soprusi dei suoi compagni di scuola. Alla fine, la prova più ardua: Conor deve guardare dentro se stesso e scoprire cosa realmente attanaglia il suo cuore, oltre alla sofferenza che sente per il destino della madre.

Il regista è molto bravo (aveva esordito con The Orphanage, una sorta di thriller gotico ambientato  in un mondo di bambini) nel non cadere nel didattico in questa sorta di favola educativa con sottofondo di psicoanalisi. I momenti reali e quelli fantastici si alternano in modo naturale e sembrano fondersi progressivamente (in effetti l’albero buono che parla con il ragazzo ha un’origine che non possiamo rivelare). Solo le scene di bullismo a scuola non sembrano avere uno sviluppo coerente: non si comprende perché i compagni si accaniscano tanto contro Conor, se non per il fatto di essere un ragazzo sensibile e taciturno, quindi un diverso.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ASSASSIN’S CREED

Inviato da Franco Olearo il Lun, 01/09/2017 - 22:14
Titolo Originale: Assassin's Creed
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Justin Kurzel
Sceneggiatura: Michael Leslie, Adam Cooper, Bill Collage
Produzione: NEW REGENCY, UBISOFT MOTION PICTURES, DMC FILMS, KENNEDY/MARSHALL COMPANY, IN ASSOCIAZIONE CON RATPAC ENTERTAINMENT, ALPHA PICTURES
Durata: 116
Interpreti: Michael Fassbender, Marion Cottillard, Jeremy Irons, Brendan Gleeson

Callum Lynch è un discendente di Aguilar de Nerha, un membro della Confraternita degli Assassini, vissuto ai tempi dell’Inquisizione spagnola. Condannato alla pena capitale, viene salvato dall’esecuzione dalla Fondazione Abstergo, multinazionale dietro cui si cela l’ordine dei Templari, protagonisti da secoli di una guerra segreta contro gli Assassini. Tramite l’Animus, un dispositivo tecnologicamente evolutissimo, Callum è costretto a rivivere i ricordi del suo antenato per scoprire dove gli Assassini hanno nascosto la Mela dell’Eden, un antico manufatto che contiene il codice genetico del libero arbitrio. L’obiettivo? Privare l’umanità della facoltà di scelta, l’unico modo, secondo la Fondazione, per far sparire definitivamente la violenza dalla faccia della terra…

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
E’ meglio avere la pace a scapito della libertà o lasciare il libero arbitrio all’uomo, con il rischio di continueguerre? Il film non propone alcuna soluzione ma si diverte a mostrare il conflitto fra le due posizioni
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di violenza e di tensione
Giudizio Artistico 
 
La pellicola ha il merito indubbio di esaltare l’altissimo tasso di spettacolarità del gioco ma, d’altra parte, il plot risulta debole e confuso
Testo Breve:

Tratto da uno dei videogiochi più popolari degli ultimi anni, il film mantiene un alto tasso di spettacolarità ma si perde in due storie parallele che si svolgono nel presente e nel passato

L’attesissima trasposizione cinematografica di uno dei videogiochi più popolari degli ultimi anni è, a parere di chi scrive, un’operazione riuscita solo a metà. La pellicola ha il merito indubbio di esaltare l’altissimo tasso di spettacolarità del gioco ma, d’altra parte, lascia un po’ a desiderare sul piano della storia. La sensazione infatti è quella di avere a che fare con un film che, per ovvie ragioni di struttura, ha due anime distinte che la sceneggiatura non è riuscita a rendere omogenee ed organiche.

Da una parte infatti c’è il filone action, che riverbera principalmente negli inserti ambientati nel passato (Spagna 1492, per la precisione), dove la cavia Callum rivive i ricordi del suo avo Aguilar de Nerha, tra inseguimenti da capogiro, uccisioni e combattimenti all’ultimo sangue, vertiginosi salti nel vuoto e panoramiche aeree mozzafiato; dall’altra invece c’è il risvolto “thriller storiografico” che tra complotti sotterranei e reinterpretazioni (chiamiamole così) storiche, riprende gli elementi del genere narrativo di cui Dan Brown è portabandiera. Ed è in questa dimensione che viene messo in scena il racconto vero e proprio, dove i personaggi si evolvono e ci coinvolgono con le loro sofferenze e le loro scelte, ma gli spazi sono talmente ristretti che anche gli intenti tematici che potevano essere potenzialmente interessanti rimangono frustrati e poco approfonditi.

Nonostante l’esilità del plot comunque non si può dire che a livello di contenuti non sia un progetto ambizioso, anche se le conclusioni tratte lasciano a dir poco perplessi. Gli autori (rimanendo in questo fedeli al videogioco) hanno ripreso il tema della libertà e lo hanno caricato di una posta in gioco altissima e universale che non può lasciare di certo indifferente lo spettatore. Il dilemma morale è portato in scena, nel film, dal secolare conflitto tra due schieramenti sotterranei e contrapposti, quello degli Assassini e quello dei Templari, che con le loro ideologie incarnano aspetti opposti e complementari della tematica affrontata.

I primi infatti usano la violenza per difendere la libertà di pensiero e di scelta contro tutto ciò che potrebbe inibirla o imbrigliarla: quindi la morale, la religione, le leggi. La loro missione (dai risvolti vagamente anarchici) è l’esaltazione dell’individuo con le sue qualità e le sue idee, a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo.

I secondi invece sono un’entità secolare che ha in mano il potere e le sorti del mondo e si propone di abolire la violenza dalla faccia della terra, e con essa quindi ogni guerra, ogni sopruso e ogni abominio, anche a discapito dell’espressione personale di ciascun individuo. Per lo spregiudicato CEO della Abstergo, (Jeremy Irons) e per la figlia idealista (Marion Cotillard) l’unica via percorribile per il raggiungimento di tale obiettivo è la sottrazione del libero arbitrio al genere umano, cosa che permetterebbe di “intorpidire” i popoli per poterli soggiogare e controllare meglio.

È ovvio che di fronte ad uno scenario simile risulta estremamente complicato, e persino alienante, provare ad empatizzare con una delle due parti. La domanda che ci si porta dietro dal primo all’ultimo minuto quindi è: quali sono i buoni e quali i cattivi? Il rischio concreto è quello di terminare la visione del film senza risposte convincenti.

Autore: Gabriele Cheli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MISS PEREGRINE- LA CASA PER RAGAZZI SPECIALI

Inviato da Franco Olearo il Ven, 12/16/2016 - 11:16
Titolo Originale: Miss Peregrine's Home for Peculiar Children
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Tim Burton
Sceneggiatura: Jane Goldman
Produzione: Chernin Entertainment, Tim Burton Productions
Durata: 127
Interpreti: Eva Green, Asa Butterfield, Ella Purnell, Samuel L. Jackson, Finlay MacMillan, Judi Dench, Rupert Everett

Jake è un adolescente americano che si sente molto diverso dai suoi coetanei. È cresciuto ascoltando le storie fantastiche del nonno che narravano di mostri e di bambini dotati di poteri particolari. Quando però l'amato nonno muore in circostanze assai misteriose, Jake scoprirà che i racconti di cui lui ha riempito la sua infanzia non erano pura invenzione fantastica e che la casa per bambini speciali di Miss Peregrine esiste davvero

Valutazioni
Valori e Disvalori 
 
Un film che punta molto ad incantare lo spettatore con immagini inattese e straordinarie e con scene sorprendenti frutto di una fantasia brillante e creativa, tuttavia trascura quasi del tutto la sfera delle emozioni e delle relazioni che dovrebbero legare i personaggi tra loro
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene ai limiti dell’horror potrebbero turbare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Le ambientazioni fondono perfettamente lo stile e il fascino delle fotografie vintage con le consuete suggestioni fiabesche e surreali dei film di Burton; il regista riesce a creare delle sorprendenti scene in CGI (Computer-generated imagery).
Testo Breve:

Tim Burton, conosciuto per i suoi racconti fiabeschi, in bilico fra la vita e la morte, si avventura su un terreno non suo (la trilogia di romanzi di Ransom Riggs) e finisce per realizzare un prodotto commerciale dove è andata perduta la sua vena originale

Onirico, surreale e fiabesco, Tim Burton non si smentisce neanche in Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali, ma questa volta sembra aver perso la sua nota distintiva di straordinaria originalità. L’ultimo prodotto del visionario mondo di questo regista è ispirato al primo volume della trilogia di romanzi di Ransom Riggs.

L’idea di Miss Peregrine, tanto per il libro quanto per il film, nasce dalle impressioni suscitate da quelle foto d'epoca un po' scioccanti che rimandano ad una realtà preternaturale spesso inquietante. Tuttavia il film pare quasi l’imitazione di un genere ormai noto, quello burtoniano, il pretesto per il regista più noir e fanciullesco di Hollywood di sfogare tutta la sua fervida e creativa capacità di immaginazione in favore di un prodotto molto commerciale ma assai debole da un punto di vista narrativo.

In Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali Jake (Asa Butterfiled) è un adolescente un po’ schivo che si sente diverso dai suoi coetanei. La sua vita ordinaria in una noiosa cittadina americana è improvvisamente sconvolta dalla misteriosa morte del nonno a cui lui è molto affezionato. Mettendo insieme i suoi ricordi d’infanzia e grazie ad alcuni indizi lasciatigli dal nonno, Jake compirà un viaggio verso il Regno Unito e attraverso il tempo e scoprirà una realtà diversa popolata da mostri e bambini molto speciali nella casa di Miss Peregrine (Eva Green). Jake conoscerà gli abitanti della casa, i loro poteri speciali e i loro terribili nemici e alla fine scoprirà che solo la sua "peculiarità" può salvare i suoi nuovi amici.

I ragazzi di Miss Peregrine sono speciali perché dotati di caratteristiche fuori dal comune, poteri, in parte anche un po’ impressionanti, che li rendono diversi dagli altri e li escludono dal mondo. Anche Miss Peregrine è dotata di questi poteri grazie ai quali si prende cura dei bambini e li protegge. "Oggi escono continuamente nuovi eroi al cinema -ha chiarito Tim Burton in un incontro con i giornalisti italiani-, ma questi sono fondamentalmente bambini, si comportano come bambini”.

Miss Peregrine era certamente la storia ideale per stimolare l’immaginazione di Burton, sospesa tra il mondo fiabesco dell’infanzia e quello più fantastico, dark e gotico. Eppure, ad eccezione della prima parte in cui il protagonista Jake prende forma e sostanza con chiarezza, nel film manca una vera costruzione emotiva dei personaggi, che nel complesso paiono quasi figure sfumate ed evanescenti a scapito quindi anche della ricostruzione dei legami affettivi, delle relazioni e delle motivazioni che dovrebbero spingerli ad agire nel racconto. Il legame che stringe tra loro i vari personaggi per quanto fondato sul valore dell’amicizia, della lealtà e della reciproca protezione è però dato molto per scontato e poco esplorato. 

Una storia non sempre di facile comprensione anche per quanto riguarda la generazione dei personaggi negativi, che agiscono spinti da un non meglio definito desiderio di accrescere il proprio potere. Il male è costituito semplicemente da mostri orribili e personaggi inquietanti e minacciosi.

Un altro aspetto che lascia perplessi è la condizione dei ragazzi, che, sebbene così diversi, isolati dal mondo e costretti a vivere in un’isola temporale che si ripete uguale a se stessa fin quasi all’infinito, non manifestano quasi mai un giudizio o un sentimento rispetto alla propria condizione. 

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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