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LUCIFER (quinta stagione)

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2021 - 17:41
Titolo Originale: Lucifer
Paese: USA
Anno: 2016
Sceneggiatura: Tom Kapinos
Produzione: Aggressive Mediocrity, DC Entertainment, Jerry Bruckheimer Television, Warner Bros. Television
Durata: 6 stagioni, 93 episodi di 40-60'
Interpreti: Tom Ellis, Lauren German, Kevin Alejandro, D. B. Woodside, Lesley-Ann Brandt

Lucifer, nella sua permanenza terrena, inizia ad “umanizzarsi”: la sua vicinanza con Chloe Decker diventa ben presto amore. Ma l’amore lo rende un angelo buono e vulnerabile. Di questo, ne approfitta Michael, gemello del protagonista, che arriva sulla terra per compiere le sue scorribande. Per cercare di porre fine a questo litigio tra fratelli, Dio in persona scende sulla terra: conoscerà meglio Lucifer, la sua amata, i suoi amici e colleghi. Dopo una breve permanenza annuncia il suo desiderio di pensionamento, scatenando così una guerra tra fratelli per contendersi la successione sul trono di Dio stesso.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Alla quinta stagione questo serial continua a beffeggiare il Dio cristiano che ora assomiglia di più a una divinità greca, con tanto di moglie e di figli-angeli
Pubblico 
Adolescenti
Occorre una buona maturità per interpretare l'ironia corrosiva e dissacrante della storia
Giudizio Artistico 
 
Qualche spunto originale (la decima puntata trasformata in un musical) ma di fatto la storia si trasforma da crime drama a family drama
Testo Breve:

Dio è ormai stanco e si diverte a far gareggiare i suoi figli, gli angeli Lucifer e Micheal nel contendersi il suo posto. Il serial insiste su la sua unica originalità: beffeggiare il credo cristiano Su NETFLIX

L’arrivo della quinta e sesta stagione dicono la fortuna che questo serial ha conosciuto tra il pubblico. Rispetto a quanto già scritto nella recensione delle prime quattro stagioni, sono doverose alcune integrazioni.

Continua lo stravolgimento dell’insegnamento cristiano. Da una parte l’inversione dei ruoli: Michael è l’arcangelo cattivo e dispettoso, assetato di potere, senza scrupoli e senza rimorsi. Lucifer quello buono, capace di innamorarsi, davvero comprensivo nei confronti degli esseri umani.

Angeli e arcangeli sono figli di Dio, anche nel senso naturale del termine. Parlano di lui e si rivolgono a lui come padre e lui li chiama figli. Somigliano più ad un pantheon greco/romano che ad altro: sia per i “servizi” angelici (l’angelo combattente, l’angelo messaggero, etc…) sia per l’abbigliamento coi cui entrano sulla scena.

Dio, come già nel film Una settimana da Dio, è un afroamericano (anche se l’interpretazione di Dennis Haysbert non può neanche lontanamente competere con quella di Morgan Freeman). Era felicemente sposato, ma ora separato dalla moglie, anche se ne è ancora molto innamorato. Lei, poiché ha un po’ troppe smanie di potere e di comando, esercita la sua divinità in un universo parallelo (un esilio edulcorato). Dio, siccome è stanco e inizia a perdere colpi, decide di ritirarsi in pensione e lasciare che gli angeli suoi figli decidano chi è degno della successione. Il suo essere onnisciente, ma misterioso per non influenzare l’esito degli eventi, risulta non poche volte cinico. Nei suoi numerosi dialoghi con Lucifer, Amenadiel e gli altri angeli vengono alla luce le divergenze di vedute, le fatiche di un padre nell’educazione dei propri figli (anche se lui è divino e loro sono creature angeliche). Sulla terra ha modo di conoscere anche il suo nipotino Charlie, figlio di Amenadiel e della psicoterapeuta Linda, coinvolti in una relazione amorosa.

Se nelle precedenti quattro stagioni c’era stato modo di vedere l’inferno (e i loop infernali delle anime dannate), in questa stagione non poteva mancare una brevissima escursione in paradiso (una sorta di prolungamento felice della vita terrena).

Come in quasi ogni serie Netflix, non mancano personaggi con tendenze omosessuali: pur confermando la scelta (come nelle precedenti quattro stagioni) di non mostrare scene di nudo, numerosi sono i baci saffici.

Puntata dopo puntata, i casi di assassinio perdono di importanza: sono sempre presenti (per rispondere ai cliché del genere filmico), ma diventano lo sfondo davanti al quale si svolgono le vicende familiari, amicali e amorose dei personaggi. In pratica, una stagione che comincia come crime e finisce come family drama.

L’esito finale della stagione è abbastanza scontato nel contenuto, la curiosità dello spettatore è solo nel sapere come avverrà tutto quello che ci si attende dall’ultimo episodio.

Degna di nota, per numerosi motivi, la decima puntata: strutturata come un musical, è particolarmente originale, bella per la colonna sonora e le coreografie. Un notevole guizzo artistico capace di portare avanti la trama, uscendo però dallo schema ripetitivo delle puntate precedenti.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BLACK WIDOW

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/28/2021 - 22:10
Titolo Originale: Black Widow
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Cate Shortland
Sceneggiatura: Eric Pearson
Produzione: Marvel Studios
Durata: 133
Interpreti: Scarlett Johansson, Florence Pugh, Rachel Weisz, David Harbour

Natasha Romanoff, la vedova nera, sta scappando dopo la violazione degli Accordi di Sokovia. Questa fuga la costringe a fare i conti con il suo passato e una famiglia alquanto particolare. La sorella Yelena, anche lei vedova nera; il padre Alexei (in battaglia Red Guardian, il contraltare russo di Captain America). Sottoposta ad un programma di rieducazione (comprensivo di sterilizzazione) per donne atto a renderle abili alla battaglia chiamato Stanza rossa, si trova a fronteggiare il suo ideatore e creatore: Dreykov. Uomo cattivo e senza scrupoli che ha il controllo assoluto su tutte le vedove nere sparse per il mondo e le utilizza per esercitare il suo dominio.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un film dai toni cupi incentrato sulla violenza e l'abuso nei confronti dei minori. La dimensione dei rapporti familiari è quella che più di ogni altra trova spazio nel film ma pur essendo presente una minima dimensione di affetto tra i suoi membri, quello che tiene unite le persone è un mero tornaconto personale fra adulti che condividono lo stesso compito speciale
Pubblico 
Adolescenti con riserva
Turpiloquio, numerose scene di violenza, contrassegnate anche da spietata crudeltà. Impressionante, per i minori, la sequenza dove delle bambine vengono sottratte con la forza dai loro genitori. Una madre viene uccisa in presenza dei suoi figli. Una donna che rimane storpiata alle gambe dopo una caduta, viene invitata a uccidersi
Giudizio Artistico 
 
Un lungometraggio sicuramente godibile (in particolare per i cultori del genere) con sfoggio (se non ostentazione vera e propria) di effetti speciali e di duelli concitati ma non sicuramente tra i migliori prodotti dagli Studios del compianto Stan Lee. Il cast è ottimo ma non c’è approfondimento psicologico per i protagonisti
Testo Breve:

Fra gli Avengers, era tempo di conoscere meglio Natasha Romanoff, la vedova nera. La sua infanzia privata dei  veri genitori, sua sorella Yelena, il padre adottivo Red Guardian. Spettacolari scene di azione arricchiscono un film che segna l’uscita dalla saga della brava Scarlett Johansson. In sala

Un altro film al femminile (regista e protagoniste, infatti, sono donne) prodotto dalla casa Disney (che ha acquisito Marvel Studios nel 2009). Una pellicola attesa per far conoscere agli spettatori la storia della vedova nera, Natasha Romanoff, “quota rosa” del gruppo degli Avengers. Uno spin off che, nella cronologia del Marvel Cinematic Universe, si situa tra Captain America: Civil War e Avengers: Endgame.

Sembra un prodotto realizzato per due motivi: il primo, far conoscere al grande pubblico Yelena Belova, “sorella” di Natasha, anche lei cresciuta come vedova nera, probabile sostituta della Romanoff nei prossimi film sui vendicatori. E, in secondo luogo, per mostrare (anche se a volte sembra un’ostentazione un po’ forzata) effetti speciali e inseguimenti rocamboleschi, alcuni dei quali a dir poco esagerati anche per un film di fantascienza.

Un lungometraggio sicuramente godibile (in particolare per i cultori del genere), ma non sicuramente tra i migliori prodotti dagli Studios del compianto Stan Lee.

Tutta la narrazione si regge su numerosi flashback, creati per mettere lo spettatore a conoscenza della storia passata del personaggio interpretato da Scarlett Johansson. Poteva essere un’occasione per dare uno spessore psicologico alla Vedova Nera in questa sua ultima comparsa nella saga Marvel (visto che muore in Avengers: Endgame), diventano invece uno spazio ulteriore per fare sfoggio (se non ostentazione vera e propria) di effetti speciali e di duelli concitati. Insomma, alla possibilità di scandagliare la psicologia della donna, si è preferito optare per l’adrenalina.

Un altro dato rilevante è quello della violenza. Le lotte, infatti, non passano inosservate in particolare per la violenza che viene mutuata dai combattimenti. Impressionante, per i minori, la sequenza dove delle bambine vengono sottratte con la forza dai loro genitori.

Forse la dimensione dei rapporti familiari è quella che più di ogni altra trova spazio nelle due ore di proiezione. Apparentemente, quella in cui vivono Natasha e Yelena, è una famiglia. Nella realtà, però, si tratta di un gruppo di persone messe insieme dal governo comunista russo nell’ambito dei progetti sperimentali legati alla guerra fredda per fronteggiare, nella finzione cinematografica, gli esperimenti di super soldati messi in atto dagli americani (il cui risultato migliore è Captain America). Su questo dato si possono fare diverse considerazioni. Pur essendo presente una minima dimensione di affetto tra i suoi membri, quello che tiene unite le persone è un mero tornaconto personale fra adulti che condividono un compito speciale da parte dei servizi segreti. Diventa logico, di conseguenza, che la ribellione tipica dell’adolescenza diventi una ribellione totale ai “genitori”, un disaccordo che si protrae per tutta la vita delle due ragazze. Essendo state trattate da oggetti (e non da persone) durante tutta la loro infanzia, diventa chiaro che non riescono più a fidarsi di loro.

Per contro, nel momento in cui Natasha fa esperienza di un luogo dove si sente accolta e ben voluta (nel gruppo degli Avengers) non ne fa più a meno: sarà, anzi, disposta a sacrificarsi per loro (come accadrà in Avengers: Endgame). Nel confronto con Yelena, tra l’altro, emerge in modo forte questa contrapposizione: la sorella più piccola non ha mai conosciuto qualcosa di meglio della sua famiglia e la difende in ogni circostanza, Natasha invece si scontra con la sorella perché possa aprire gli occhi e accorgersi che ci può essere qualcosa di meglio.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CRUDELIA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/09/2021 - 09:47
Titolo Originale: Cruella
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Craig Gillespie
Sceneggiatura: Dana Fox, Tony McNamara, Aline Brosh McKenna, Kelly Marcel, Steve Zissis
Produzione: Walt Disney Pictures, Gunn Films, Marc Platt Productions
Durata: 134
Interpreti: Emma Stone, Emma Thompson, Paul Walter Hauser

Estella è una bambina con i capelli per metà bianchi e per metà neri. Ha un carattere molto vivace (la madre chiama Crudelia questo suo lato del carattere), desidera diventare una stilista famosa. Vive con la madre Catherine, in più occasioni viene espulsa da diverse scuole. Una sera, mentre è con la madre, si intrufola ad una festa organizzata dalla proprietaria di una grande casa di moda: Baronessa. Per un incidente di cui si sente responsabile, Catherine muore ed Estella resta orfana. Conosce due ragazzi della sua età, Jasper e Horace, e cresce con loro sbarcando il lunario con piccoli furti. Diventata grande, continua a coltivare il sogno di diventare stilista, proprio nella casa di moda di Baronessa.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli amici Jasper e Orazio accusano giustamente Crudelia di cedere all'egoismo e all'ingratitudine. Eppure, per tutto il tempo, c'è la sensazione che il pubblico sia destinato a vedere un crescendo di malvagità. Il film contiene valori distorti, tra cui una visione benevola del travestimento, un tema di vendetta, un po' di violenza stilizzata e un paio di blandi giuramenti (riferimento: recensione dell’ US Bishop Movie Review)
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene violente e alcune tematiche trattate. In U.S.A.: PG13. Associazione dei Vescovi cattolici U.S.A. : Adulti
Giudizio Artistico 
 
L’interpretazione delle protagoniste Emma Stone ed Emma Thompson è magistrale. I costumi fantasiosi sono da Oscar. La regia sostiene una incontrollabile esplosione di fantasia. Il racconto al contrario riesce ad appassionare poco perché risulta un collage di storie Disney e non Disney già viste
Testo Breve:

Un film sfavillante per i costumi e per le superbe interpretazioni di Emma Stone e Emma Thompson ma il gusto per la crudeltà può divertire i grandi ma non risultare adatto per i più piccoli. In sala e poi su Disney+

Finalmente arrivato in sala il tanto atteso spin off firmato Disney, dedicato alla storia di uno dei villain per antonomasia dei racconti d’animazione: Crudelia De Mon de La carica dei 101.

Un altro film di grande qualità artistica.

L’interpretazione delle protagoniste (ambedue premi oscar) Emma Stone (nei panni di Crudelia) ed Emma Thompson (nei panni di Baronessa) è magistrale. Prima una complice collaborazione nella realizzazione di capi di alta moda, poi uno scontro senza esclusione di colpi: il cambio di atteggiamento vicendevole tra le due emerge in maniera a dir poco prorompente

I costumi di fine bellezza (realizzati dalla due volte Premio Oscar Jenny Beavan) diventano il mezzo per esprimere il carattere e lo stato d’animo dei personaggi.

Una regia che riesce a far risaltare tanto le attrici quanto i loro vestiti.

La musica (quasi onnipresente) va a riarrangiare anche alcuni brani degli anni ’70 per contestualizzare il film in quel periodo e per dare un’ambientazione che spazia, in qualche modo, tra il rock e il punk.

Una confezione che, però, sembra (o forse cerca di) nascondere alcuni punti deboli.

Nello scorrere del tempo ci si sente quasi in preda ad alcuni dejavu cinematografici.

Baronessa e Crudelia che sembrano essere la versione Disney di Andrea Sachs e Miranda Priestly nel famoso film del 2006 Il diavolo veste Prada.

La protagonista che, vittima delle scelte di altri, si trova a percorrere la strada del male quasi alla stregua di un riscatto sociale quasi come Joaquin Phoenix nel pluripremiato film del 2019 Joker.

Uno scontro molto duro tra due donne, segnato da invidie e rancori, proprio come ne La favorita (che condivide con Crudelia il regista, Craig Gillespie).

Emma Thompson che, perfettamente a suo agio nel ruolo di Baronessa, mostra di essere la vera cattiva della storia: egoista, narcisista, disposta davvero a tutto pur di raggiungere il proprio scopo. Emma Stone che, invece, è una cattiva solo a metà: sembra più desiderosa di riscatto e di giustizia che spinta a compiere il male agli altri per trarne vantaggio.

Un intreccio che è incentrato sulla moda, incapace però di rendere ragione fino in fondo della malvagità del personaggio Disney che desidera farsi una pelliccia con il pelo dei Dalmata.

Non da ultimo, le figure maschili presenti (ad eccezione di John, il valletto di Baronessa) praticamente inconsistenti e, per la maggior parte, effeminate: sembrano quasi vittime dello stereotipo per cui un uomo nell’ambito della moda ha tendenze omosessuali.

Questa pellicola conferma una perplessità sorta nei due precedenti Maleficent e Maleficent: signora del male, spin off dedicati alla strega cattiva de La bella addormentata nel bosco: perché il desiderio da parte di Disney di riscattare i cattivi dei loro film di animazione? O meglio, perché ci dovrebbe essere la necessità di giustificarli, mostrandoli come vittime del sistema e quindi non responsabili delle loro scelte malvage?

Complessivamente, comunque, davvero molto godibile (almeno per gli adulti). Non adatto ai più piccoli per alcune scene un po’ violente, ma sicuramente potrebbe essere apprezzato dai 12 anni in su.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE BUREAU OF MAGICAL THINGS - LA BIBLIOTECA DELLA MAGIA (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Sab, 03/06/2021 - 09:31
 
Titolo Originale: THe Boureau of Magical Things
Paese: Australia
Anno: 2018
Produzione: Jonathan M. Shiff Productions

Kyra è una giovane, simpatica ragazza sportiva. Un giorno, durante uno dei suoi allenamenti si imbatte, per errore, su un oggetto magico e, toccandolo, acquisisce lei stessa dei poteri, diventando capace di vedere elfi e fate, invisibili agli esseri umani; fa amicizia con alcuni di loro e, sempre con loro, inizia a frequentare una scuola di magia. Insieme dovranno contrastare i piani di chi vuole dimostrare la superiorità del mondo magico e sottomettere a loro l’intera umanità.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Amicizia e solidarietà fra i ragazzi, primi amori non superficiali, rapporti a volte non semplici con i genitori ma sempre costruttivi per il bene dei figli
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un lavoro realizzato con buona professionalità sia nella regia che nella recitazione, che ha l’accortezza di svilupparsi con un ritmo non concitato e con episodi di 20’, adatto quindi anche per i bambini
Testo Breve:

Cosa succede se una ragazza, inavvertitamente, entra nel mondo parallelo degli elfi e fate, scoprendo che hanno un potere che qualcuno vorrebbe utilizzare per sottomettere l’intera umanità? Un thriller profuso di magia adatto per tutta la famiglia. Su Netflix

Un nuovo serial TV, firmato Netflix, con maghi, elfi e fate. Un plot semplice, adatto anche ai bambini. Non sono presenti situazioni particolari di violenza o spaventose, i vari momenti di scontro tra buoni e cattivi, così come le varie creature magiche non incutono paura. La storia lascia spazio anche a momenti di grande ilarità. Le 20 puntate scorrono con leggerezza e agilità. Un giallo, inoltre, si svolge tra le mura della scuola di magia: un’indagine che rende ulteriormente avvincenti gli episodi.

Chi è abituato a saghe di maghi ben più famosi (da Harry Potter a Shadowhunters, a The Magicians, etc.) resterà positivamente sorpreso: rispetto ai più blasonati titoli, infatti, l’ambientazione è molto diversa. Mancano gli scenari quasi gotici, lo stile quasi noir nelle riprese e nei colori. L’ambientazione della grande città con strade, parchi e negozi, il clima allegro (nonostante i piani dei nemici per rovinare tutto) rendono il serial per niente cupo. Anche “l’impostazione didattica” della scuola non ha niente a che vedere con gli altri più rinomati curricola della scuola di stregoneria di Hogwarts: sono pochi studenti e amici che si trovano a fronteggiare un problema comune posto dal professore. Molte cose vengono affrontate direttamente sul campo.

La semplicità della storia, comunque, non va a scapito dell’approfondimento psicologico dei personaggi e delle loro relazioni. L’amicizia è uno dei valori preminenti del serial. I ragazzi riescono a superare grandi ostacoli e risolvere alcuni misteri proprio attraverso la condivisione che nasce dal loro rapporto. Non mancano, come anche nella realtà, momenti di disaccordo, di litigio e di incomprensione: tutti superabili (a volte con qualche fatica) in forza dell’unione tra i membri del gruppo.

A volte le amicizie diventano amori: un altro aspetto squisitamente adolescenziale e ben presentato sullo schermo. A volte gelosie, a volte fraintendimenti, ma anche capacità di aspettare i tempi dell’altro, rispetto e desiderio di costruire qualcosa insieme: insomma, di impegnarsi anche nella relazione di coppia.

Infine, il rapporto con i genitori resta il terzo elemento tipico e ricorrente nei serial teen, che non manca neanche in questo caso. Rapporti a volte non semplici, a volte interrotti per un lutto, a volte faticosi perché le aspettative degli adulti non sempre coincidono con i desideri dei più giovani. Tutti tratti che fanno parte della vita dei protagonisti. Le magie aggiungono un po’ di spettacolarità a tutto ciò.

I giovani attori sono nella parte dei personaggi che interpretano, li rendono credibili e simpatici agli occhi degli spettatori. Anche gli elementi animati non umani (la scala e i vari animali parlanti) contribuiscono a dare un tono divertente all’intreccio.

Apprezzabile è la cura messa negli effetti speciali: essendo imperniato sulla magia, la buona resa grafica dei trucchi è di fondamentale importanza. E il risultato finale, infatti, è notevole anche da questo punto di vista. Il montaggio non è concitato e la durata degli episodi è contenuta (23 minuti circa, non lo standard classico dei 40 minuti): sono aspetti che, ancora una volta, giocano a favore dei più piccoli che così possono meglio seguire le vicende presentate.

Ne emerge, in fin dei conti, un buon prodotto di intrattenimento adatto a tutti. Leggero, senza essere superficiale, ben fatto senza pretese di concorsi per premi internazionali. Una felice conferma del trend attuale delle produzioni australiane (come Unlisted) che riesce a produrre contenuti davvero adatti a dei preadolescenti.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ARTEMIS FOWL

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/23/2020 - 08:40
 
Titolo Originale: Aeremis Fowl
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: Kenneth Branagh
Sceneggiatura: Conor McPherson, Hamish McColl
Produzione: Walt Disney Pictures, TriBeCa Productions
Durata: 97
Interpreti: Ferdia Shaw, Lara McDonnell, Judi Dench, Colin Farrell, Josh Gad

Artemis Fowl è un ragazzo irlandese di 12 anni dalle doti eccezionali, sempre il primo della classe, figlio di un agiato commerciante d’arte. Questa sua superiorità intellettuale lo ha portato a non avere amici ma a lui piace stare soprattutto con il padre, con il quale condivide una passione: i racconti di fate, elfi, goblin di cui è ricco il folklore irlandese. Ma il padre si assenta spesso verso destini misteriosi, lasciandolo in custodia alla sua fidata guardia del corpo, Domovoi Leale. Un giorno Artemis riceve la telefonata di un essere misterioso: lo avvisa che suo padre è stato rapito e verrà liberato solo se in cambio lui riuscirà a consegnare Aculos. Data la situazione eccezionale che si è creata, Domovoi apre lo studio del padre perché il ragazzo possa cercare ciò che è stato richiesto. Artemis scopre così che fate ed elfi esistono realmente, e vivono nel cuore della Terra in una città tecnologicamente evoluta chiamata Cantuccio, capitale del Regno Fatato. E’ da qui che è stato rubato Aculos, un artefatto di grande potere per chi riuscirà a impossessarsene. Anche Tubero, il comandante degli elfi, lo sta cercando così come la fata Spinella Tappo, che ha perso il padre proprio nella ricerca di Aculos…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ragazzo di 12 anni e suo padre cercano di evitare l’esplosione di conflitti fra il mondo di sopra e il mondo di sotto.
Pubblico 
Pre-adolescenti
La Disney, all’inizio del film, annota: alcune sequenze di immagini e di luce con effetto lampeggiante potrebbero avere delle conseguenze sugli spettatori fotosensibili
Giudizio Artistico 
 
Il film ha la tendenza a sottolineare a parole ciò che non si vede e i protagonisti ad autodichiararsi invece di esprimere ciò che sono
Testo Breve:

Un ragazzino di 12 anni, nel cercare di liberare il padre che è stato rapito, scopre che le fate e gli elfi non sono solo frutto di fantasie buone solo a far addormentare i piccoli. Da una famosa saga per ragazzi, un film su  Disney+ riuscito a metà

Meglio esagerare. Artemis a 7 anni ha sconfitto il campione europeo di scacchi in cinque mosse. A 9 il suo progetto ha vinto il concorso per la nuova Opera di Dublino. A 10 è riuscito a clonare una pecora. Cosa c’è da aspettarsi da un protagonista così antipaticamente superlativo, che oltretutto indossa sempre giacca e cravatta neri?  Per fortuna la notizia che suo padre è stato rapito innesca in lui uno stato di umana apprensione ma  è una debolezza  di breve momento: Artemis recupera presto il controllo della situazione e sviluppa un piano che è ovviamente  inattaccabile, perché ha già previsto tutte le mosse dell’avversario. A parte l’antipatia istintiva per un ragazzo così saccente, bisogna ricordarsi che ha 12 anni e che il film  è quindi destinato a ragazzi e ragazze di quella età. Il film va quindi giudicato in base a questo parametro e non ha molto senso analizzarlo con lo stesso scrupolo che si applica quando ci si trova davanti a un film per adulti. In effetti molti, giustamente, hanno criticato la violazione della regola d’oro: “show, don’t tell” in quanto i personaggi si autodefiniscono da soli (perché Artemis si proclama “un genio del crimine” quando ha operato solo per il bene?) e la voce narrante enfatizza troppo quello che gli spettatori dovrebbero capire da soli (“Il destino dei due mondi era nelle mani di Artemis Fowl”). Se però guardiamo tutto questo nell’ottica di un ragazzo di 10-12 anni, questi “difetti” potrebbero costituire un vantaggio perché consentono una più facile lettura della storia. Ci sono però altri aspetti che finiscono per rendere il racconto poco avvincente anche per i ragazzi. Il primo è un protagonista poco comunicativo, disumanamente perfetto: il secondo è senz’altro la non fedeltà al testo originale (agli otto romanzi fantasy dello scrittore Eoin Colfer). Se la saga di Harry Potter e de Il Signore degli Anelli hanno avuto un grande apprezzamento di pubblico, ciò è dovuto al fatto che gli appassionati lettori del libro si sono riconosciuti nel racconto sullo schermo: nel caso di Arteis Fowl non si è trattato solo del non rispetto della sequenza degli eventi narrati (nella saga scritta il cattivo Opal appare nel secondo volume) ma, in modo più drastico, del cambiamento del carattere di alcuni personaggi a iniziare dallo stesso Artemis, che ora è diventato un ragazzo che opera per il bene mentre nel libro è un ladro furbo e sfrontato, senza appello. Anche lo scontro fra umani e fate è stato diluito perché in fondo tutti sono un po’ “umani”.

La scelta di un regista del livello di Kenneth Branah, di attori come Judy Dench e Colin Farrell tradisce l’ambizione della Disney di costruirsi il proprio Blockbuster ma il fatto che il film sia migrato sulla piattaforma Disney + invece che andare nelle sale, forse  non è stato motivato solo dal Coronavirus ma dalla consapevolezza della casa madre di non aver aggiunto l’obiettivo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SHADOWSHUNTERS

Inviato da Franco Olearo il Gio, 01/09/2020 - 19:34
Titolo Originale: Shadowshunters
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Ed Decter, Todd Slavkin, Darren Swimmer
Produzione: Constantin Film
Durata: Stagioni 3 episodi 55 su Netflix
Interpreti: Katherine McNamara, Dominic Sherwood, Alberto Rosende, Emeraude Toubia

Il mondo è diviso in tre grandi gruppi di esseri: i mondani, ovvero gli esseri umani normali; gli shadowhunters, ovvero umani nelle cui vene scorre anche del sangue angelico e infine il mondo nascosto, ovvero vampiri, lupi mannari, stregoni e numerose altre specie di esseri umani con sangue demoniaco. Clary, mentre festeggia il suo diciottesimo compleanno con il suo migliore amico Simon, scopre per caso di essere una Shadowhunters, mentre assiste ad un omicidio che solo lei può vedere. Da lì stringe un rapporto di amicizia con Jace, Alec, Isabelle, Shadowhunters come lei e lo stregone Magnus, e si pone alla ricerca delle proprie origini ma scopre anche l'amore e l'amicizia mentre affronta i demoni che minacciano di causare catastrofi di portata mondiale 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Creature di diversa natura si fronteggiano e il bene finisce per trionfare ma in questo young drama non c’è un amore che costruisce ma è piuttosto il frutto di attrazione e di prime simpatie
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene di violenza, per altre che possono indurre spavento e c’è una certa disinvoltura sessuale, con nudità parziali
Giudizio Artistico 
 
Il prodotto finale può dirsi gradevole: le ambientazioni dark sono adattissime, le riprese in esterni molto suggestive e funzionali alla storia, i numerosi effetti speciali risultano non eccezionali ma accettabili.
Testo Breve:

Il mondo è popolato di uomini e donne con il sangue come il nostro ma anche di altri con natura semi-angelica e non mancano vampiri e lupi mannari. In questo fantasy popolato da varie razze vengono affrontate le tematiche tipiche di un teen drama.

Dopo il grande successo della saga letteraria e cinematografica di Twilight, dopo i diversi serial TV come Grimm o Supernatural, vede la luce un'altra serie fantasy con demoni, lupi mannari, vampiri, maghi e cacciatori di creature. Shadowhunters, adattamento televisivo della saga letteraria The Mortal Instruments di Cassandra Clare, si presenta come una serie ben confezionata.

La trama riesce ad essere avvincente, in grado di reggere le 55 puntate che compongono le 3 stagioni, con una discreta caratterizzazione dei personaggi e con un buon carico di avventura e di suspense.

I giovani protagonisti si trovano ad affrontare le domande tipiche della loro età, con la complicazione dell'avere il sangue mescolato ad angeli o a demoni. La ricerca della propria identità, la scoperta delle proprie origini, il rapporto non facile con i genitori, i complessi intrecci amorosi, l'assunzione di sempre maggiore responsabilità, amicizie che devono fare i conti con scomode verità, ... argomenti tipici dei teen drama. Problematiche importanti come l’accettazione della diversità (la lotta a tutto campo tra le varie creature del mondo nascosto, fino al desiderio del “genocidio” delle altre specie) trovano spazio in un ambiente fantasy.

Il prodotto finale può dirsi gradevole: le ambientazioni dark sono adattissime, le riprese in esterni molto suggestive e funzionali alla storia, i numerosi effetti speciali risultano non eccezionali ma accettabili.

Ritornano anche alcuni argomenti topici del genere: la regina degli inferi dal nome Lilith, Caino, il marchio di Caino (nella Bibbia, al capitolo 4 del libro della Genesi, si racconta come Caino, dopo aver ucciso suo fratello Abele, abbia ricevuto da Dio un segno perché nessuno lo uccidesse: poiché il racconto biblico non specifica cosa sia questo segno, alcuni autori hanno dato libero sfogo alla fantasia sia nella modalità di rappresentazione del marchio sia nei suoi effetti), il viaggio agli inferi per recuperare un amico dalla prigionia dei demoni, cose che ritroviamo anche in altri serial di genere simile (Supernatural o Lucifer, solo per citarne alcuni).

L’aspetto forse più problematico è quello della gestione degli affetti. Se le controversie con i genitori si risolvono quasi sempre in modo positivo, per quel che riguarda i rapporti di coppia la cosa è più complessa. La serie, pur avendo il pregio di non mostrare esplicitamente nudità, non per questo lascia alla fantasia dello spettatore il tipo di rapporto vissuto tra i personaggi.

Rispecchiando perfettamente la cultura dominante, la liceità dei rapporti ha il suo unico fondamento nell’attrazione che si prova: ecco che, com’è ormai consuetudine, trovano il loro spazio i rapporti occasionali dettati dal trasporto del momento, divorzi e tradimenti di vario tipo nelle coppie degli adulti. E’ presente anche una coppia di omosessuali, con il classico problema del coming out per paura dei pregiudizi di familiari e amici, incluse dichiarazioni d’amore, baci, matrimonio, etc…. Non manca neanche un accenno all’incesto tra fratelli (subito evitato), al poliamore, al rapporto interspecie (tra lupi mannari e vampiri, per esempio). Si può dire che il ventaglio delle possibilità contemplate è davvero molto ampio.

Complessivamente, un serial che non annoia, con colpi di scena che aiutano a tenere il pubblico incollato allo schermo.

Il rapporto tra bene e male, come nella realtà, non è presentato in maniera banale o superficiale. L'esito positivo di tutte le stagioni viene raggiunto superando la capacità di seduzione dei cattivi, molti errori, sensi di colpa e compromessi. Se il confine tra bene e male è delineato in maniera chiara, non si può dare per scontato che i buoni agiscano sempre bene e i malvagi sempre male. Il sangue demoniaco di vampiri o lupi mannari non li rende necessariamente cattivi, così come il sangue angelico degli shadowhunters non fa di loro sei personaggi buoni. Non troviamo una predestinazione al bene al male o una concezione di equilibrio o equivalenza tra le due forze contrarie.

Tra gli altri, emerge anche il tema del perdono per il male subito (così come quello per il male compiuto): non una trattazione approfondita, ma comunque capace di mostrare quanto sia difficile pervenire alla serenità della riconciliazione con gli atri e con se stesso.

Il serial è disponibile sulla piattaforma Netflix.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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STAR WARS-L'ASCESA DI SKYWALKER

Inviato da Franco Olearo il Dom, 12/22/2019 - 18:52
 
Titolo Originale: Star Wars: The Rise of Skywalker
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: J.J. Abrams
Sceneggiatura: J.J. Abrams e Chris Terrio
Produzione: Lucasfilm, Bad Robot Productions
Durata: 141
Interpreti: Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaacs, John Boyega, Carrie Fisher, Kelly Marie Tran, Keri Russell, Domhnall Gleeson, Joonas Suotamo, Anthony Daniels, Mark Hamill, Billy Dee Williams, Ian McDiarmid.

Sono passati alcuni anni dalla morte di Luke Skywalker. Le speranze per salvare la galassia dall’ombra fagocitante del male sono riposte nelle qualità della giovane Rey che – sotto la guida paziente ed esperta della ex principessa (e ora generale) Leia Organa – sta completando l’addestramento per diventare una jedi. Sul fronte opposto, intanto, il tormentato Kylo Ren, diventato finalmente “leader supremo” del contingente dei cattivi, segue la traccia di un misterioso messaggio proveniente dai confini estremi dell’universo: su un pianeta sperduto – raggiungibile solo da chi possiede un raro “puntatore” (un oggetto a metà tra una bussola e un amuleto) – un oscuro signore delle tenebre sta pianificando una “soluzione finale” atta non solo a sbaragliare una volta per tutte le forze della resistenza ma anche ad annientare qualsiasi altra forma di vita refrattaria a essere assoggettata. Una brutta gatta da pelare per l’alleanza ribelle ma anche per Kylo Ren. Tra le richieste del suo committente, infatti, c’è innanzitutto quella di eliminare Rey in quanto ultima erede dei cavalieri jedi. Peccato che il ragazzo abbia sulla fanciulla tutt’altro tipo di mire.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il bene e il male si fronteggiano in maniera netta e, benché i personaggi principali siano sottoposti a terribili tentazioni, la differenza tra la scelta della luce o del lato oscuro è chiara, senza ironie o ammiccamenti post-post-moderni. L’antropologia della saga si abbevera a un sincretismo culturale che mixa religioni orientali, miti gnostici con ombre di new age
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di tensione e violenza nei limiti del genere ma potenzialmente impressionanti per i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Le scenografie ed gli effetti speciali sono perfetti e mirabolanti ma l’andamento del racconto, da un punto di vista del ritmo, sembra risentire un po’ della complessità narrativa tipica della serialità televisiva. L’accavallarsi di eventi, di personaggi e sotto-trame sembra che servano a coprire il vuoto di idee davvero originali
Testo Breve:

Questo finale di saga sembra dire qualcosa di valido sulla voracità insaziabile del potere. Gli adepti del villain di turno costituiscono una massa asservita e perfettamente omologata; i buoni, invece, sono una “moltitudine”. Hanno un volto, un nome, si conoscono tra di loro e si battono l’uno per l’altro

Un dato in particolare balza all’occhio ora che la saga di Star Wars ha concluso quello che i fan conoscono come il suo “canone principale”: che nella realizzazione di questa terza e (per ora) ultima trilogia è mancata una progettualità cinematografica e una visione d’insieme. Tutto si può dire di George Lucas (ideatore dei personaggi e responsabile dei primi sei episodi) tranne che non avesse una idea precisa di cinema e non che fosse capace di svilupparla con coerenza. Perfino i deludenti “prequel” (gli episodi I, II e III prodotti tra il 1999 e il 2005) partecipavano di questa visione ed erano parte integrante di una estesa mitologia frutto di un progetto dalla chiara intenzionalità. Non si dimentichi soprattutto che, nonostante i fantastiliardi guadagnati con i film e soprattutto con il merchandising, Lucas è sempre stato un film-maker indipendente. Se c’è sempre stato bisogno di una major per la distribuzione (per i primi sei film le fanfare della 20th Century Fox hanno anticipato la fanfara del celeberrimo tema composto da John Williams), da un punto di vista produttivo Lucas ha sempre fatto tutto in casa, obbedendo solo al proprio estro creativo. Non è un caso che, numericamente, sia stato un cineasta assai poco prolifico: solo sei film da regista, meno anche di mostri sacri come Stanley Kubrick o Terrence Malick, famosi per la loro parsimonia. Con la cessione di tutta la proprietà intellettuale della Lucasfilm al colosso Disney, da essere un affare privato (sia pur, dicevamo, miliardario), Star Wars è diventato il prezioso tassello di un’operazione commerciale dove alla visione di un Autore (e nessuno è stato più Autore di Lucas negli ultimi cinquant’anni, forse solo Steven Spielberg e John Lasseter) si è sostituita una strategia aziendale. Al mitografo si sono sostituiti coloro che erano cresciuti con il mito. Al papà che racconta una storia, i bambini che la mimano giocando con i pupazzetti. Tolta dalle mani del suo creatore, la saga di Star Wars ormai pare solo omaggiare se stessa. Ovvero, per dirla con il titolo di un citatissimo saggio di Franco La Polla della fine degli anni Settanta (saggio prematuro ma anche premonitore), “quando hai visto un’astronave di plastica, le hai viste tutte”.

Che Star Wars sia assurto ormai a mito vero e proprio (sì, proprio come Giasone e Bellerofonte, Orlando e Lancillotto) si è visto dalla traiettoria ondivaga compiuta da questa terza trilogia e dal rapporto che ciascuno dei tre episodi ha instaurato con l’immane narrazione previa: Rian Jonhson, regista e sceneggiatore dell’episodio precedente, aveva avuto carta bianca nel portare avanti la storia a suo piacimento e aveva quindi approcciato la cospicua eredità a sua disposizione con piglio da rivoluzionario. Il risultato aveva spaccato a metà la comunità dei fan. Ad alcuni era piaciuto il cambio di fisionomia e l’avventura in terreni inesplorati. Ad altri – forse la maggioranza – tutta l’operazione era parsa una sorta di tradimento; al limite della lesa maestà. Ecco allora tornare al tavolo degli sceneggiatori e dietro la macchina da presa il riverente J.J. Abrams, di grande personalità e talento ma anche incline al rispetto dei paradigmi (se in televisione è stato da tutti i punti di vista un innovatore, il suo palmarès cinematografico è composto invece unicamente da sequel, reboot e omaggi, da Mission:Impossible a Star Trek, passando per Super 8). Il compito di Abrams è stato quello di rimettere la saga sui suoi saldi binari, non tanto perché questo film dovesse essere il suo atto finale ma soprattutto perché servisse a rilanciare il “brand” di Star Wars in vista del progetto che ne sta già espandendo l’universo narrativo su più media e più piattaforme (già si è iniziato con la serie tv The Mandalorian andata su Disney+). Dopo la rivoluzione, la restaurazione. Dopo la riforma, la controriforma. Dopo la dissacrazione, la riconsacrazione.

L’ascesa di Skywalker, venendo al film in questione, brutto non è. Funziona quanto basta e appaga le curiosità svelando tutti i misteri che erano rimasti irrisolti al termine delle puntate precedenti. Naturalmente scenografie ed effetti speciali sono perfetti e mirabolanti ma per meno di questo da una produzione multimiliardaria non varrebbe la pena neanche spendere i soldi del biglietto. L’andamento del racconto, da un punto di vista del ritmo, sembra risentire un po’ della complessità narrativa tipica della serialità televisiva. L’accavallarsi di eventi, personaggi e sotto-trame aveva già fatto la fortuna della saga ma stavolta sembra che l’accumulo e la velocità servano a coprire il vuoto di idee davvero originali. E la linearità dei primi episodi – con i suoi momenti di lentezza e approfondimento – restava molto più impressa nella mente e nel cuore. Ad Abrams e ai suoi co-sceneggiatori non resta quindi che moltiplicare gli avvenimenti, i colpi di scena, le resurrezioni improbabili e, naturalmente, i duelli, le astronavi e i satelliti-killer. E i personaggi? Per fortuna, nel rinsaldare il racconto agli archetipi mitici più tradizionali, si abbandonano certe ambiguità che riscontravamo nell’episodio precedente. Qui il bene e il male si fronteggiano in maniera netta e, benché i personaggi principali siano sottoposti a terribili tentazioni, la differenza tra la scelta della luce o del lato oscuro è chiara, senza ironie o ammiccamenti post-post-moderni. Tutta la saga di Star Wars, in fin dei conti, ha lavorato sul tema delle scelte e del libero arbitrio e sulla speranza inestinguibile nelle possibilità dell’essere umano di scegliere in ultimo il bene. Peccato solo che l’evoluzione dei protagonisti sia proprio in questo episodio molto più da intuire che da riscontrare. E le emozioni molto più “dette” che mostrate.

Inutile dire che l’antropologia della saga si abbevera a un sincretismo culturale che mixa religioni orientali, miti gnostici con ombre di new age tutta hollywoodiana. Siamo pronti però a mettere una mano sul fuoco sulla totale assenza di malizia da parte di George Lucas nell’usare tali fonti quando ha ideato il racconto. Stiamo sempre parlando di un ragazzone californiano appassionato di macchine da corsa e con la biblioteca ben fornita che è riuscito a diventare, e a restare per tutta la vita, un regista indipendente. Con lo stesso candore, nella scena finale del primo Guerre stellari (1977) poteva permettersi di citare Il trionfo della volontà di Leni Riefenstahl (celebre e riuscitissimo film di propaganda nazista) senza nessun sottinteso a parte la bellezza dell’inquadratura. Nel passaggio della saga dalle mani di Lucas a quelle della Disney non abbiamo dormito gli stessi sonni tranquilli ma quest’ultimo film si conferma per fortuna un esempio di “cinema classico”, destinato a piacere a tutti e senza alcuna controindicazione dal punto di vista valoriale. Interessante, anzi, il discorso che la sceneggiatura riesce a esporre sul tema del “potere”. Se la trilogia dei prequel (gli episodi I, II e III) aveva mostrato come le dittature siano il risultato delle “fabbriche del consenso”, questo finale di saga sembra dire qualcosa di valido sulla voracità insaziabile del potere, sulla sua forza annichilente, e sugli antidoti possibili nel consociarsi libero degli individui che perseguono un giusto ideale. Al villain del film non basta imperare sulla galassia: la sua brama è distruttiva proprio come quella del “serpente antico”. I suoi adepti non hanno volto né personalità, costituiscono una massa asservita e perfettamente omologata. I buoni, invece, non sono una “massa” ma una “moltitudine”. Hanno un volto, un nome, si conoscono tra di loro e si battono l’uno per l’altro. L’unica scena veramente originale del film è un insperato “arrivano i nostri” (che ricorda un po’ quello di Dunkirk di Christopher Nolan), che costituisce tra l’altro l’unico legame con il capitolo precedente: Gli ultimi jedi, infatti, terminava con un ragazzino schiavo – vessato da un burbero alieno – che sognava un riscatto guardando speranzoso il cielo. Il manico della ramazza che aveva in mano, stagliandosi contro la luce della luna, pareva assumere la forma di una spada laser. Come a dire che ciascuno – anche senza doni speciali – può diventare un jedi (o, se preferite, un cavaliere di Re Artù). Ognuno di noi, cioè, nel suo piccolo, con le sue scelte, può essere un antidoto contro il potere e la piccola parte di ciascuno può diventare, unita a quella di tutti gli altri, un grande dono per tutti.

Il film è quello che è ma dopo nove film e quarant’anni, è una preziosità da portarsi a casa. La Forza è ancora con noi.  

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MEN IN BLACK: INTERNATIONAL

Inviato da Franco Olearo il Lun, 08/26/2019 - 15:54
 
Titolo Originale: Men in Black: International
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: F. Gary Gray
Sceneggiatura: Art Marcum, Matt Holloway
Produzione: Sony Pictures Entertainment
Durata: 115
Interpreti: Chris Hemsworth, Emma Thompson, Liam Neeson, Rebecca Ferguson

Nell’epoca in cui regnano prequel, sequel e spin off era atteso ormai da tempo un nuovo Men in black che ci fa sentire un po' nostalgia dei capitoli precedenti.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia, il coraggio e l’onestà sono gli elementi da salvare seppur in un contesto un po’ banale
Pubblico 
Pre-adolescenti
La scena di un omicidio, anche se non eccessivamente violento, non rende il film visibile ai bambini.
Giudizio Artistico 
 
Se gli effetti speciali rendono comunque piacevole la visione, dal punto di vista registico non c’è nessuna scena particolarmente spettacolare o che metta in risalto le ottime doti attoriale di due bravi professionisti come Chris Hemsworth e Tessa Thompson.
Testo Breve:

Ritornano gli agenti in abito nero che combattono strani alieni ma al posto di Will Smith e Tommy Lee Jones abbiamo gli ugualmente bravi Chris Hemsworth e Tessa Thompson. La regia non riesca a mescolare nel modo giusto azione e comicità

Men in Black: International è lo spin off della trilogia fine anni Novanta, inizio anni duemila che vide come protagonista Will Smith. La saga precedente si contraddistinse per una serie di elementi originali: gli alieni più buffi che spaventosi, il modo in cui venivano raccontati gli aneddoti, il duo vincente (MIB alle prime armi spiritoso e combina guai affiancato dal più serio ed anziano). 

Purtroppo MIB International non regge il confronto. 

La protagonista Molly si presenta come una giovane donna fuori dagli schemi, carismatica ed intelligente ma anche nerd e un pó maschiaccio cresciuta con la “fissa” per gli alieni  perché  da piccola ha incontrato una creatura bizzarra che ha aiutato a fuggire salvandole la vita. Mentre i suoi genitori, sconvolti dall’evento,  venivano sparafleshati da due uomini vestiti di nero dimenticando ogni cosa, lei nascondendosi dai due agenti, conserva ogni ricordo, cresce determinata nel suo sogno di trovare la base segreta dei MIB a New York. Quando finalmente ci riesce per le sue abilità informatiche, viene inviata immediatamente a Londra, casualmente a collaborare con l’agente H, il più sexy e in gamba di tutti anche se, conoscendolo meglio si renderà conto che qualcosa non quadra. Nell’affrontare insieme una nuova minaccia, conoscere persone, alieni e realtà diverse nascerà un’amicizia  che profuma d’amore. 

Se gli effetti speciali rendono comunque piacevole la visione (le armi in dotazione agli agenti sono più numerose e tecnologiche di uno 007) dal punto di vista registico non c’è nessuna scena particolarmente spettacolare o che metta in risalto le ottime doti attoriale di due bravi professionisti come Chris Hemsworth e Tessa Thompson. 

Di internazionale resta solo il viaggio intrapreso dai due protagonisti in diverse città del mondo tra cui una Napoli solo di nome e non di fatto visto che la scena si svolge su un’ isola. 

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SPIDER MAN: FAR FROM HOME

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/10/2019 - 15:40
 
Titolo Originale: Spider Man: Far From Home
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Jon Watts
Sceneggiatura: Chris McKenna e Erik Sommers
Produzione: SONY PICTURES RELEASING, COLUMBIA PICTURES CORPORATION, MARVEL STUDIOS, WALT DISNEY PICTURE
Durata: 129
Interpreti: Tom Holland, Samuel L. Jackson, Jake Gyllenhaal, Marisa Tomei, Jon Favreau, Zendaya, Cobie Smulders

Peter Parker, reduce come il resto del mondo della grande battaglia degli Avengers contro Thanos, cerca di ritrovare una vita normale mentre piange la perdita del suo mentore Tony Stark. Nick Fury vorrebbe reclutarlo subito per una nuova missione, ma Peter preferisce partire per una gita scolastica in Europa, dove spera finalmente di farsi avanti con la sua compagnia bella e geniale MJ. Ma i supereroi non vanno mai davvero in vacanza e di fronte a una nuova emergenza Peter si troverà affiancato anche da un nuovo eroe, Mysterio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una storia di ragazzi che vorrebbero restare tali ma la strada giusta è quella di mettersi alla prova, magari sbagliando, perché anche gli adulti, sono in realtà, capaci di errori e incoerenze a volte pure peggiori.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film può contare su spettacolari animazioni 3D di ultima generazione e ha successo nel mantenere il giusto equilibrio fra un racconto adolescenziale e l’innesco della storia nel Marvel Cinematic Universe
Testo Breve:

Spiderman, dopo l’epica battaglia degli Avengers, vorrebbe andarsene in vacanza e dichiarare finalmente il suo amore a Mj. Ma ancora una volta c’è il mondo da salvare. Un film divertente adatto a pre-adolescenti

La nuova avventura di Spiderman arriva a qualche mese da quello che per molti è stato il vertice non solo della cosiddetta Fase 3 dell’Universo Marvel, ma di un decennio abbondante in cui i cinecomic si sono affermati come il genere di riferimento, in termini di incassi, ma anche di immaginario del cinema mondiale.

Spiderman Far from Home intelligentemente non schiva questa pesante eredità, ma la sfrutta per creare un racconto che mescola con successo commedia adolescenziale e dramma e riesce anche a dire qualcosa di interessante sul mondo di oggi, ossessionato dai supereroi e così affamato di verità da accettarne anche di false, purché presentate in un modo narrativamente accattivante.

Il giovane Peter Parker è un solitario sopravvissuto ad una lotta che ha messo in campo tanti eroi adulti e li ha visti dare un addio al campo di battaglia, chi per nuove avventure nello spazio, chi per riconquistare un amore del passato, chi compiendo un sacrificio doloroso ma necessario, come Tony Stark (tecnicamente questo sarebbe uno spoiler, ma inevitabile per comprendere la pellicola).

Nella tradizione fumettistica, infatti, Spiderman/Peter Parker è stato definito dal rapporto con lo zio Ben, la cui morte, involontariamente causata dalla mancata azione del nipote, costituisce il punto di origine della sua missione (“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”). Anche se lo zio Ben non scompare dalla “mitologia” (è sua la valigia vecchiotta con cui Peter parte in vacanza) il suo ruolo qui è assunto da Tony Stark, con la cui pesante eredità, morale e concreta (Peter riceve un paio di occhiali speciali che gli danno la possibilità di controllare tutti gli armamentari delle industrie Stark, anche quelli militari) il giovane si dovrà confrontare per capire davvero chi è.

Far from Home è la storia della ricerca di un mentore, di qualcuno capace di insegnare a un ragazzo a diventare uomo, qualcuno che Peter aveva trovato (anzi da cui era stato trovato) e di cui sente terribilmente la mancanza.

Ma è anche una storia di ragazzi che vorrebbero rimanere tali (e concedersi tutte le imbarazzanti sciocchezze della propria età, compreso la prima storia d’amore) e che invece sono chiamati a diventare adulti e caricarsi di responsabilità. La tentazione sarebbe quella di cedere almeno momentaneamente il “mantello” da supereroe a qualcuno di più adulto e qualificato e invece la strada giusta è quella di mettersi alla prova, magari sbagliando, perché anche gli adulti, sono in realtà, capaci di errori e incoerenze a volte pure peggiori.

È qui che Spiderman riesce, seppure nel modo leggero a cui la Marvel ci ha abituato, a dire qualcosa di interessante anche sulle contraddizioni del mondo di oggi, connesso in modo ossessivo, invaso da social network in cerca di eroi a cui dare un nome e una missione (Mysterio non fa a tempo a compiere la sua prima missione che si ritrova già con un nome e un posto pronto tra i nuovi Avengers), ma altrettanto disposto a scartarli alla prima occasione.

Un mondo difficile da navigare, dove a scegliere la strada giusta non basta la tecnologia e nemmeno il sesto senso del ragno, ma serve una bussola morale che si può trovare solo nel cuore e nella memoria (autentica) di quello che si sa essere giusto.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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X-MEN : DARK PHOENIX

Inviato da Franco Olearo il Sab, 06/15/2019 - 09:01
 
Titolo Originale: X-Men : Dark Phoenix
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Simon Kinberg
Sceneggiatura: Simon Kinberg
Produzione: BAD HAT HARRY PRODUCTIONS, DONNERS' COMPANY, IN ASSOCIAZIONE CON MARVEL ENTERTAINMENT, TSG ENTERTAINMENT
Durata: 114
Interpreti: James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Sophie Turner, Jessica Chastain

Dopo aver involontariamente provocato la morte dei genitori in un incidente d’auto, la piccola telepate Jean Grey viene accolta nella scuola per giovani dotati del dottor Charles Xavier. Una volta cresciuta, durante una missione di salvataggio nello spazio in compagnia di altri X-Men, Jean viene investita in pieno da un brillamento solare. L’energia assorbita potenzia enormemente i suoi poteri, ma distrugge anche le barriere mentali create dal professor Xavier per proteggere Jean dai ricordi del suo passato…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Interessante la problematica di cosa possiamo fare con i doni che ci vengono concessi e il sottile confine che esiste tra “fare il bene in nome del bene” e “fare il bene per la gloria e il rispetto che ne derivano”
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di combattimento e violenza, nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
Dark Phoenix è un prodotto godibile e accattivante, adatto a un pubblico trasversale (anche se spostato leggermente verso i giovani, per l’età dei personaggi protagonisti e per la mancanza di un antagonista davvero forte e pericoloso), ma che non soddisfa pienamente le aspettative, decisamente alte visto che si tratta dell’epilogo della saga X-Men
Testo Breve:

Jean Grey viene investita in pieno da un brillamento solare. L’energia assorbita potenzia enormemente i suoi poteri, ma distrugge anche le barriere di cui disponeva per venir protetta dai ricordi del suo passato…Ci si poteva aspettare qualcosa di meglio per il gran finale della saga X-Men

Dodicesimo film dedicato all’universo degli X-Men, Dark Phoenix chiude una saga durata quasi vent’anni (il primo film, diretto da Bryan Singer, risale infatti al 2000), la cui fine è stata decretata dall’acquisto da parte della Disney dei diritti sul franchise, finora in possesso della 20th Century Fox.  Dark Phoenix si colloca cronologicamente dopo X-Men – Apocalisse (2016) e mette in scena la squadra degli X-Men in versione “giovane”, con James McAvoy nei panni del professor Xavier, Fassbender in quelli di Magneto e Jennifer Lawrence in quelli di Raven/Mystica.

Il film ruota attorno a un personaggio trascurato dagli ultimi film della serie, ma fondamentale all’interno dell’universo Marvel. Jean Grey (la Fenice Nera) è ben interpretata da Sophie Turner (la Sansa Stark de Il trono di spade), che riesce a rendere credibile il conflitto interiore del suo personaggio, dilaniato da forze immense (desiderio, dolore e rabbia), che lo rendono, allo stesso tempo, estremamente potente ed estremamente pericoloso. Jean Grey risulta così un’eroina fatta di luci e ombre, incarnazione dell’eterna lotta tra bene e male, che convivono dentro di lei e lottano strenuamente per emergere.

Con una protagonista così importante a dominare la scena, gli altri personaggi finiscono inevitabilmente per passare in secondo piano. Da questo deriva il tono un po’ monocorde del film, che insiste molto sull’aspetto drammatico, sul senso di pericolo e sulla tensione, senza lasciare spazio al lato comico che, in misura maggiore o minore, caratterizza tutti i film tratti dall’Universo Marvel.

Sottotono anche i cattivi – i D’Bari, capeggiati da un’algida Jessica Chastain - una razza aliena priva di sentimenti che vuole impossessarsi del potere di Jean e conquistare la Terra. I D’Bari assumono l’aspetto degli umani, parlano pochissimo e combattono a mani nude. Difficilmente, quindi, verranno ricordati tra i cattivi più originali dell’universo Marvel.

Decisamente più interessanti, invece, le tematiche affrontate dal film, ovvero cosa possiamo fare con i doni che ci vengono concessi e il sottile confine che esiste tra “fare il bene in nome del bene” e “fare il bene per la gloria e il rispetto che ne derivano”. Si tratta ovviamente di questioni affrontate a un livello abbastanza superficiale (Dark Phoenix rimane un film di supereroi, in cui le scene d’azione e visivamente spettacolari hanno la precedenza), ma che contribuiscono a dare una buona ossatura alla trama e a rendere credibili i dilemmi interni ed esterni dei personaggi. 

In conclusione, Dark Phoenix è un prodotto godibile e accattivante, adatto a un pubblico trasversale (anche se spostato leggermente verso i giovani, per l’età dei personaggi protagonisti e per la mancanza di un antagonista davvero forte e pericoloso), ma che non soddisfa pienamente le aspettative, decisamente alte visto che si tratta dell’epilogo della saga X-Men (o, perlomeno, di quella targata Fox). Per un gran finale - specialmente se paragonato a un altro blockbuster appena uscito in sala e che ha chiuso un’era, ovvero Avengers Endgame - forse ci voleva qualcosa in più.

Autore: Cassandra Albani.
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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