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MALEFICENT SIGNORA DEL MALE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/25/2019 - 09:35
Titolo Originale: Maleficent: Mistress of Evil
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Joachim Rønning
Sceneggiatura: Linda Woolverton, Micah Fitzerman-Blue, Noah Harpster
Produzione: Walt Disney Pictures, Roth Films
Durata: 118
Interpreti: Angelina Jolie, Elle Fanning, Michelle Pfeiffer, Sam Riley, Harris Dickinson

Sono ormai passati sei anni da quando Aurora (quindi ora ha 22 anni) si era risvegliata dal suo sonno malefico ed era stata nominata regina della brughiera quando scopriamo subito una grossa novità: Filippo chiede di sposarla e lei accetta. L’iniziativa è stata caldeggiata dal padre di Filippo, re Giovanni (solo diplomaticamente accettata anche da sua madre, la regina Ingrid), perché vede questo matrimonio come l’occasione per riconciliare finalmente i due regni. Malefica non accetta di buon grado questa notizia perché non si fida degli uomini ma poi, per amore di Aurora, accetta l’invito a pranzo al castello fatto dai prossimi consuoceri. Sono ancora vive le ferite del recente passato e nasce subito un forte contrasto fra la regina e Malefica che infuriata, decide di andarsene. Nella confusione che si viene a creare, il re Giovanni cade a terra, colpito da un maleficio. La maggiore imputata è inevitabilmente Malefica e Aurora decide di restare a palazzo, rompendo così il forte legame che si era instaurato con la matrigna…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Su due popoli diversi per natura e sui quali pesa la memoria di troppi contrasti passati, c’è chi si batte, a dispetto di tutto, per una pacifica convivenza
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena crudele e le violente battaglie (in USA: PG)
Giudizio Artistico 
 
Di ottima qualità, come sempre, la Computer Grafica ma il contesto che ha dato origine alla famosa favola è stato trasfigurato per un’altra storia, molto più simile a Il Trono di spade
Testo Breve:

Finalmente Filippo si decide a chiedere la mano di Aurora, che accetta. Ma Malefica non si fida degli uomini e ha ragione. Il contesto della favola originale si è ormai trasformato in un grandioso campo di battaglia

In questo sequel, rispetto al primo Maleficent, ci sono delle conferme e delle novità.

La conferma è che gli uomini continuano a contare meno di zero. Già nel film capostipite, al principe Filippo era stata concessa una breve apparizione e con la sua aria da cascamorto non era stato neanche capace di  risvegliare Aurora con il suo bacio; ora nel nuovo film si limita a ripetere ossessivamente  che ama Aurora come se stesso ma poco di più (gli è andata ancora bene, perché in Frozen il principe azzurro era addirittura il cattivo di turno). In questa Maleficent 2 l’avversario non è più il re (che viene fatto subito addormentare per toglierlo di scena) ma la regina Ingrid (Michelle Pfeiffer), seguace della più rigida ragion di stato.

La novità è che la storia ha ben poco ormai a che fare con la favola originale: il contesto viene mantenuto (la brughiera animata da esseri fatati, il castello, sede degli umani) ma viene impiegato solo come sfondo per sviluppare una viscerale, irriducibile rivalità fra gli uomini e le creature fatate. L’interesse si sposta nello scoprire se alla fine vinceranno i fautori della pace fra i popoli e quelli che propugnano una guerra finale che elimini l’avversario. E’ molto probabile che la genesi di una tale scelta vada imputata all’influenza del successo di Il trono di spade. Un terzo del film, la parte finale, è una grandiosa battaglia intorno al castello, fra gli uomini e delle creature alate e quando vediamo una sorta di drago gigantesco che con un colpo d’ala abbatte una torre, sembra proprio di esser tornati alla sequenza finale del famoso serial TV. Anche quando vediamo la principessa Aurora che avanza sicura avendo alle spalle un gigantesco dragone, ci domandiamo se abbiamo cambiato canale.

Il precedente Maleficent aveva già abbandonato l’idea di una favola per i più piccoli come lo era stato l’originale cartone del 1959, costruendo una storia piena di livori e spirito di vendetta; ora in questa seconda puntata la dose viene rincarata (e si guadagna un PG -Parent Guided- in U.S.A.): ci sono più combattimenti, più morti ma soprattutto c’è una deliziosa piccola fata dei boschi che viene uccisa solo per sperimentare un nuovo veleno: una scena assolutamente insostenibile per i più piccoli.

Il personaggio di Malefica resta quello più riuscito, non solo per il suo look (corna, ali, zigomi sporgenti) ma per quel suo carattere ambiguo, sicuramente con una vocazione alla maternità, ma quando le vengono i cinque minuti….Questa volta  però non è più lei la protagonista, molti attori si muovono intorno a questa guerra interrazziale e la sua recitazione non è più smagliante come nel primo film. Anche il personaggio della regina Ingrid impersonato da Michelle Pfeiffer è poco interessante: molto semplicemente è una cattiva che più cattiva non si può.

In conclusione, è vero che questo sequel voleva ribadire il principio del womam power (fanno tutto le donne) ma in realtà tutto sembra impoverito per far risaltare la grandiosa battaglia finale. Ma è troppo poco

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MEN IN BLACK: INTERNATIONAL

Inviato da Franco Olearo il Lun, 08/26/2019 - 15:54
 
Titolo Originale: Men in Black: International
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: F. Gary Gray
Sceneggiatura: Art Marcum, Matt Holloway
Produzione: Sony Pictures Entertainment
Durata: 115
Interpreti: Chris Hemsworth, Emma Thompson, Liam Neeson, Rebecca Ferguson

Nell’epoca in cui regnano prequel, sequel e spin off era atteso ormai da tempo un nuovo Men in black che ci fa sentire un po' nostalgia dei capitoli precedenti.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia, il coraggio e l’onestà sono gli elementi da salvare seppur in un contesto un po’ banale
Pubblico 
Pre-adolescenti
La scena di un omicidio, anche se non eccessivamente violento, non rende il film visibile ai bambini.
Giudizio Artistico 
 
Se gli effetti speciali rendono comunque piacevole la visione, dal punto di vista registico non c’è nessuna scena particolarmente spettacolare o che metta in risalto le ottime doti attoriale di due bravi professionisti come Chris Hemsworth e Tessa Thompson.
Testo Breve:

Ritornano gli agenti in abito nero che combattono strani alieni ma al posto di Will Smith e Tommy Lee Jones abbiamo gli ugualmente bravi Chris Hemsworth e Tessa Thompson. La regia non riesca a mescolare nel modo giusto azione e comicità

Men in Black: International è lo spin off della trilogia fine anni Novanta, inizio anni duemila che vide come protagonista Will Smith. La saga precedente si contraddistinse per una serie di elementi originali: gli alieni più buffi che spaventosi, il modo in cui venivano raccontati gli aneddoti, il duo vincente (MIB alle prime armi spiritoso e combina guai affiancato dal più serio ed anziano). 

Purtroppo MIB International non regge il confronto. 

La protagonista Molly si presenta come una giovane donna fuori dagli schemi, carismatica ed intelligente ma anche nerd e un pó maschiaccio cresciuta con la “fissa” per gli alieni  perché  da piccola ha incontrato una creatura bizzarra che ha aiutato a fuggire salvandole la vita. Mentre i suoi genitori, sconvolti dall’evento,  venivano sparafleshati da due uomini vestiti di nero dimenticando ogni cosa, lei nascondendosi dai due agenti, conserva ogni ricordo, cresce determinata nel suo sogno di trovare la base segreta dei MIB a New York. Quando finalmente ci riesce per le sue abilità informatiche, viene inviata immediatamente a Londra, casualmente a collaborare con l’agente H, il più sexy e in gamba di tutti anche se, conoscendolo meglio si renderà conto che qualcosa non quadra. Nell’affrontare insieme una nuova minaccia, conoscere persone, alieni e realtà diverse nascerà un’amicizia  che profuma d’amore. 

Se gli effetti speciali rendono comunque piacevole la visione (le armi in dotazione agli agenti sono più numerose e tecnologiche di uno 007) dal punto di vista registico non c’è nessuna scena particolarmente spettacolare o che metta in risalto le ottime doti attoriale di due bravi professionisti come Chris Hemsworth e Tessa Thompson. 

Di internazionale resta solo il viaggio intrapreso dai due protagonisti in diverse città del mondo tra cui una Napoli solo di nome e non di fatto visto che la scena si svolge su un’ isola. 

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SPIDER MAN: FAR FROM HOME

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/10/2019 - 15:40
 
Titolo Originale: Spider Man: Far From Home
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Jon Watts
Sceneggiatura: Chris McKenna e Erik Sommers
Produzione: SONY PICTURES RELEASING, COLUMBIA PICTURES CORPORATION, MARVEL STUDIOS, WALT DISNEY PICTURE
Durata: 129
Interpreti: Tom Holland, Samuel L. Jackson, Jake Gyllenhaal, Marisa Tomei, Jon Favreau, Zendaya, Cobie Smulders

Peter Parker, reduce come il resto del mondo della grande battaglia degli Avengers contro Thanos, cerca di ritrovare una vita normale mentre piange la perdita del suo mentore Tony Stark. Nick Fury vorrebbe reclutarlo subito per una nuova missione, ma Peter preferisce partire per una gita scolastica in Europa, dove spera finalmente di farsi avanti con la sua compagnia bella e geniale MJ. Ma i supereroi non vanno mai davvero in vacanza e di fronte a una nuova emergenza Peter si troverà affiancato anche da un nuovo eroe, Mysterio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una storia di ragazzi che vorrebbero restare tali ma la strada giusta è quella di mettersi alla prova, magari sbagliando, perché anche gli adulti, sono in realtà, capaci di errori e incoerenze a volte pure peggiori.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film può contare su spettacolari animazioni 3D di ultima generazione e ha successo nel mantenere il giusto equilibrio fra un racconto adolescenziale e l’innesco della storia nel Marvel Cinematic Universe
Testo Breve:

Spiderman, dopo l’epica battaglia degli Avengers, vorrebbe andarsene in vacanza e dichiarare finalmente il suo amore a Mj. Ma ancora una volta c’è il mondo da salvare. Un film divertente adatto a pre-adolescenti

La nuova avventura di Spiderman arriva a qualche mese da quello che per molti è stato il vertice non solo della cosiddetta Fase 3 dell’Universo Marvel, ma di un decennio abbondante in cui i cinecomic si sono affermati come il genere di riferimento, in termini di incassi, ma anche di immaginario del cinema mondiale.

Spiderman Far from Home intelligentemente non schiva questa pesante eredità, ma la sfrutta per creare un racconto che mescola con successo commedia adolescenziale e dramma e riesce anche a dire qualcosa di interessante sul mondo di oggi, ossessionato dai supereroi e così affamato di verità da accettarne anche di false, purché presentate in un modo narrativamente accattivante.

Il giovane Peter Parker è un solitario sopravvissuto ad una lotta che ha messo in campo tanti eroi adulti e li ha visti dare un addio al campo di battaglia, chi per nuove avventure nello spazio, chi per riconquistare un amore del passato, chi compiendo un sacrificio doloroso ma necessario, come Tony Stark (tecnicamente questo sarebbe uno spoiler, ma inevitabile per comprendere la pellicola).

Nella tradizione fumettistica, infatti, Spiderman/Peter Parker è stato definito dal rapporto con lo zio Ben, la cui morte, involontariamente causata dalla mancata azione del nipote, costituisce il punto di origine della sua missione (“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”). Anche se lo zio Ben non scompare dalla “mitologia” (è sua la valigia vecchiotta con cui Peter parte in vacanza) il suo ruolo qui è assunto da Tony Stark, con la cui pesante eredità, morale e concreta (Peter riceve un paio di occhiali speciali che gli danno la possibilità di controllare tutti gli armamentari delle industrie Stark, anche quelli militari) il giovane si dovrà confrontare per capire davvero chi è.

Far from Home è la storia della ricerca di un mentore, di qualcuno capace di insegnare a un ragazzo a diventare uomo, qualcuno che Peter aveva trovato (anzi da cui era stato trovato) e di cui sente terribilmente la mancanza.

Ma è anche una storia di ragazzi che vorrebbero rimanere tali (e concedersi tutte le imbarazzanti sciocchezze della propria età, compreso la prima storia d’amore) e che invece sono chiamati a diventare adulti e caricarsi di responsabilità. La tentazione sarebbe quella di cedere almeno momentaneamente il “mantello” da supereroe a qualcuno di più adulto e qualificato e invece la strada giusta è quella di mettersi alla prova, magari sbagliando, perché anche gli adulti, sono in realtà, capaci di errori e incoerenze a volte pure peggiori.

È qui che Spiderman riesce, seppure nel modo leggero a cui la Marvel ci ha abituato, a dire qualcosa di interessante anche sulle contraddizioni del mondo di oggi, connesso in modo ossessivo, invaso da social network in cerca di eroi a cui dare un nome e una missione (Mysterio non fa a tempo a compiere la sua prima missione che si ritrova già con un nome e un posto pronto tra i nuovi Avengers), ma altrettanto disposto a scartarli alla prima occasione.

Un mondo difficile da navigare, dove a scegliere la strada giusta non basta la tecnologia e nemmeno il sesto senso del ragno, ma serve una bussola morale che si può trovare solo nel cuore e nella memoria (autentica) di quello che si sa essere giusto.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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X-MEN : DARK PHOENIX

Inviato da Franco Olearo il Sab, 06/15/2019 - 09:01
 
Titolo Originale: X-Men : Dark Phoenix
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Simon Kinberg
Sceneggiatura: Simon Kinberg
Produzione: BAD HAT HARRY PRODUCTIONS, DONNERS' COMPANY, IN ASSOCIAZIONE CON MARVEL ENTERTAINMENT, TSG ENTERTAINMENT
Durata: 114
Interpreti: James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Sophie Turner, Jessica Chastain

Dopo aver involontariamente provocato la morte dei genitori in un incidente d’auto, la piccola telepate Jean Grey viene accolta nella scuola per giovani dotati del dottor Charles Xavier. Una volta cresciuta, durante una missione di salvataggio nello spazio in compagnia di altri X-Men, Jean viene investita in pieno da un brillamento solare. L’energia assorbita potenzia enormemente i suoi poteri, ma distrugge anche le barriere mentali create dal professor Xavier per proteggere Jean dai ricordi del suo passato…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Interessante la problematica di cosa possiamo fare con i doni che ci vengono concessi e il sottile confine che esiste tra “fare il bene in nome del bene” e “fare il bene per la gloria e il rispetto che ne derivano”
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di combattimento e violenza, nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
Dark Phoenix è un prodotto godibile e accattivante, adatto a un pubblico trasversale (anche se spostato leggermente verso i giovani, per l’età dei personaggi protagonisti e per la mancanza di un antagonista davvero forte e pericoloso), ma che non soddisfa pienamente le aspettative, decisamente alte visto che si tratta dell’epilogo della saga X-Men
Testo Breve:

Jean Grey viene investita in pieno da un brillamento solare. L’energia assorbita potenzia enormemente i suoi poteri, ma distrugge anche le barriere di cui disponeva per venir protetta dai ricordi del suo passato…Ci si poteva aspettare qualcosa di meglio per il gran finale della saga X-Men

Dodicesimo film dedicato all’universo degli X-Men, Dark Phoenix chiude una saga durata quasi vent’anni (il primo film, diretto da Bryan Singer, risale infatti al 2000), la cui fine è stata decretata dall’acquisto da parte della Disney dei diritti sul franchise, finora in possesso della 20th Century Fox.  Dark Phoenix si colloca cronologicamente dopo X-Men – Apocalisse (2016) e mette in scena la squadra degli X-Men in versione “giovane”, con James McAvoy nei panni del professor Xavier, Fassbender in quelli di Magneto e Jennifer Lawrence in quelli di Raven/Mystica.

Il film ruota attorno a un personaggio trascurato dagli ultimi film della serie, ma fondamentale all’interno dell’universo Marvel. Jean Grey (la Fenice Nera) è ben interpretata da Sophie Turner (la Sansa Stark de Il trono di spade), che riesce a rendere credibile il conflitto interiore del suo personaggio, dilaniato da forze immense (desiderio, dolore e rabbia), che lo rendono, allo stesso tempo, estremamente potente ed estremamente pericoloso. Jean Grey risulta così un’eroina fatta di luci e ombre, incarnazione dell’eterna lotta tra bene e male, che convivono dentro di lei e lottano strenuamente per emergere.

Con una protagonista così importante a dominare la scena, gli altri personaggi finiscono inevitabilmente per passare in secondo piano. Da questo deriva il tono un po’ monocorde del film, che insiste molto sull’aspetto drammatico, sul senso di pericolo e sulla tensione, senza lasciare spazio al lato comico che, in misura maggiore o minore, caratterizza tutti i film tratti dall’Universo Marvel.

Sottotono anche i cattivi – i D’Bari, capeggiati da un’algida Jessica Chastain - una razza aliena priva di sentimenti che vuole impossessarsi del potere di Jean e conquistare la Terra. I D’Bari assumono l’aspetto degli umani, parlano pochissimo e combattono a mani nude. Difficilmente, quindi, verranno ricordati tra i cattivi più originali dell’universo Marvel.

Decisamente più interessanti, invece, le tematiche affrontate dal film, ovvero cosa possiamo fare con i doni che ci vengono concessi e il sottile confine che esiste tra “fare il bene in nome del bene” e “fare il bene per la gloria e il rispetto che ne derivano”. Si tratta ovviamente di questioni affrontate a un livello abbastanza superficiale (Dark Phoenix rimane un film di supereroi, in cui le scene d’azione e visivamente spettacolari hanno la precedenza), ma che contribuiscono a dare una buona ossatura alla trama e a rendere credibili i dilemmi interni ed esterni dei personaggi. 

In conclusione, Dark Phoenix è un prodotto godibile e accattivante, adatto a un pubblico trasversale (anche se spostato leggermente verso i giovani, per l’età dei personaggi protagonisti e per la mancanza di un antagonista davvero forte e pericoloso), ma che non soddisfa pienamente le aspettative, decisamente alte visto che si tratta dell’epilogo della saga X-Men (o, perlomeno, di quella targata Fox). Per un gran finale - specialmente se paragonato a un altro blockbuster appena uscito in sala e che ha chiuso un’era, ovvero Avengers Endgame - forse ci voleva qualcosa in più.

Autore: Cassandra Albani.
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AVENGERS: ENDGAME

Inviato da Franco Olearo il Lun, 04/29/2019 - 11:26
 
Titolo Originale: Avengers: Endgame
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Sceneggiatura: Christopher Markus, Stephen McFeely
Produzione: KEVIN FEIGE PER MARVEL STUDIOS
Interpreti: Karen Gillan, Brie Larson, Scarlett Johansson, Robert Downey jr, Chris Hemsworth,Mark Ruffalo, Chris Evans

Dopo lo schiocco di dita di Thanos e la sparizione di metà degli esseri viventi dell’universo, gli Avengers devono fare i conti con le conseguenze del loro fallimento. L’arrivo in loro aiuto di Captain Marvel li spinge a tentare una nuova mossa contro Thanos, ma riportare le cose come erano prima sarà molto più complicato del previsto e richiederà dolorosi sacrifici…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film esprime bene la tensione esistente tra dovere per il bene comune e la dimensione privata e sottolinea l’importanza della famiglia, sia essa quella biologica o quella che le avventure comuni hanno cementato.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Non si può non negare al film la sua natura epocale, che unisce il gusto per l’epica a un autentico amore per personaggi che nel tempo ci sono diventati familiari come vecchi amici e a cui regala un finale davvero all’altezza.
Testo Breve:

Gli Avengers devono fare i conti con le conseguenze del loro fallimento ma l’arrivo in loro aiuto di Captain Marvel li spinge a tentare una nuova mossa contro Thanos. Un film che parla coraggiosamente di  reazione al fallimento e di elaborazione del lutto e come questo cambia i vari supereroi.

Inizia con toni assai poco usuali per un cinecomic, c’è lutto e senso di impotenza, questo film che nelle ambizioni (e in grandissima parte anche nella realtà) vuole essere la summa di un decennio di Universo Marvel e più in generale di cinema (le citazioni cinefile, soprattutto ad opera di Antman, sono moltissime, la più importante, ovviamente, quella di Ritorno al futuro).

Endgame  è di fatto una sorta di film-mondo (come lo sono certi romanzi dell’Ottocento) nella sua volontà di riassumere e dare un senso anche a tanti momenti del passato cinematografico della saga e fa riconoscere anche allo spettatore meno avveduto come il fumetto sia riuscito in così poco tempo a diventare per gli spettatori giovani e vecchi del terzo millennio un genere cardine, come solo forse il western era stato per gli usa degli anni Cinquanta

Endgame, forse uno dei film più attesi della storia del cinema e più a rischio di spoiler, parla innanzitutto, e coraggiosamente, di  reazione al fallimento e di elaborazione del lutto e come questo cambia i vari supereroi.

E lo fa in maniera coerente a come li abbiamo conosciuti nei loro difetti e nelle loro virtù: Steve Rogers/Captain America non abbandona il suo ruolo di mentore, Tony Stark si riprende il privato a lungo sacrificato, Vedova Nera lotta per non perdere il gruppo, Occhio di Falco si trasforma in un giustiziere, Bruce Banner/Hulk prova finalmente a trovare un equilibrio, Thor… ecco questo è qualcosa che è bene non anticipare, ma anche qui il percorso si rivela più interessante del previsto

La scomparsa di tanti personaggi permette di concentrarsi soprattutto sul nucleo originale degli Avenger, in particolare Iron Man e Captain American, che da sempre rappresentano due poli opposti del modo di intendere il ruolo di supereroi, ma che rappresentano entrambi quella tensione tra dovere per il bene comune e dimensione privata che diventa fondamentale in questa storia dalle dimensioni cosmiche.

I temi del significato dell’eroismo e del sacrificio in nome di un bene più grande, ma soprattutto di persone a cui si vuole bene, non è nuovo per la Marvel, ma qui assume le sue dimensioni più assolute, come pure la sottolineatura dell’importanza della famiglia, sia essa quella biologica o quella che le avventure comuni hanno cementato.

Se almeno nella prima parte la pellicola favorisce le relazioni sul’azione pura e semplice, con la partenza del grande “piano”  di rivincita il ritmo si fa più movimentato, senza perdere di significato, fino al grande scontro finale, che regalerà ai fan più di un momento di autentica esaltazione.

Dopo aver tanto anticipato il ruolo di Captain Marvel, la supereroina femminista nuova di zecca non svolge poi un gran ruolo (ma sinceramente non se ne sente poi tanto la mancanza, nel tripudio di ritorni e reunion più emotivamente rilevanti), mentre al centro del gruppo dei sopravvissuti giganteggia Vedova Nera, che si fa carico di tenere unito il gruppo dopo la tragedia e a cui toccano alcuni dei momenti e delle scelte più commoventi della storia.

Se, nonostante le dimensioni eccezionali anche in termini di durata (oltre tre ore, come i grandi colossal dei bei tempi andati), qualcuno avrà da trovare difetti on Endgame (ma c’è anche chi ha criticato i sette finali di un capolavoro come Il signore degli anelli- Il ritorno del re, con cui per certi versi questo film ha qualcosa in comune), non si può non riconoscerne la natura epocale, che unisce il gusto per l’epica a un autentico amore per personaggi che nel tempo ci sono diventati familiari come vecchi amici e a cui regala un finale davvero all’altezza.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HELLBOY

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/11/2019 - 14:04
Titolo Originale: Hellboy
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Neil Marshall
Sceneggiatura: Andrew Cosby
Durata: 120
Interpreti: David Harbour, Ian McShane, Milla Jovovich, Daniel Dae Kim

Hellboy è un semi-demone, evocato nel lontano 1944 dal mago Rasputin su richiesta dei Nazisti che speravano con questa “arma” di capovolgere i destini della guerra. “Rubata” dagli Alleati, la creatura dalla forza sovrumana e dall’aspetto inquietante viene cresciuta dal professor Bruttenholm come un figlio e addestrata a diventare un “detective del paranormale”, dedito alla difesa dell’umanità contro le minacce dei mostri. Ma quando la minaccia della sanguinaria strega Nimue si ripresenta, per Hellboy non sarà solo questione di forza, ma anche di capire chi è veramente…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista è in fondo un bonaccione. Con un forte istinto di protezione verso i deboli, che però convivono in lui con una assoluta nonchalance nel fare a pezzi i nemici
Pubblico 
Maggiorenni
numerose scene di violenza anche efferata. Negli USA il film è vietato ai minori di 17 anni.
Giudizio Artistico 
 
Il film resta un esperimento francamente molto poco riuscito, irritante nel suo ricorso sfacciato alla violenza, incapace di dare sostanza al percorso del suo protagonista,
Testo Breve:

Hellboy è un semi-demone addestrato a diventare un “detective del paranormale”, dedito alla difesa dell’umanità contro le minacce dei mostri. Ma il ritmo rutilante di una sorta di giostra sanguinaria rendono il film a dir poco indigesto

In una stagione dominata dai cinecomic (solo da inizio 2019 si sono visti Aquaman, Captain Marvel e Shazam, ma è solo un assaggio visto che poi ci sarà l’ultimo atteso capitolo dei Avengers, seguito da un nuovo Spiderman) il reboot del personaggio creato da Mike Mignola nel 1993 (i precedenti cinematografici portano l’autorevole firma di Guillermo Del Toro) firmato da Neil Marshall (The Descent, Centurion) punta sulla quantità (di azione, di sangue, distruzione e mutilazioni assortite) più che sulla qualità.

Le avventure del detective del paranormale Hellboy hanno il ritmo rutilante di una giostra sanguinaria che tra prologhi, flashback e visioni, sbatacchia lo spettatore in un flipper che più che divertire dopo un po’ estenua. La colonna sonora invadente, la grafica onnipresente e gli effetti visivi fatti per sconvolgere completano un piatto a dir poco indigesto.

In mezzo a tutto ciò stona il tentativo di alleggerire il gore con l’umorismo del protagonista (sotto il prostetico c’è il bravo David Harbour, lo sceriffo della serie Netflix Strager Things), che a dispetto delle sue origini e del suo inquietante aspetto è in fondo un bonaccione. Il suo difficile rapporto con il padre adottivo, l’istinto di protezione verso i deboli, convivono in lui con una assoluta nonchalance nel fare a pezzi i nemici…seguendo la propria natura demoniaca.

Del resto è il percorso del protagonista nel film quello di un (anti)eroe che deve decidere da che parte schierarsi, anche se la pellicola di certo non eccelle nel tratteggio delle psicologie ma preferisce la strada sbrigativa di mostrare una scena di action dopo l’altra commentata fin troppo da battute che definire didascaliche è una gentilezza.

Non aiuta più di tanto il tentativo di “costruire una squadra” attorno a Hellboy per spingere il senso di cameratismo in un mondo dove continuano a comparire mostruosità di ogni genere, le teste saltano con allarmante regolarità, accompagnate da stragi di grafica violenza (il film è caldamente sconsigliato ai minori).

Si vorrebbe nobilitare il tutto con il ricorso niente di meno che alla saga arturiana, ma ne esce la versione più cheap possibile e il moltiplicarsi dei cattivi (oltre alla strega ci sono il suo aiutante dalla testa di suino e Baba Yaga che trucida e mangia bambini) riesce solo a far durare (troppo) a lungo la storia.

Insomma questo Hellboy resta un esperimento francamente molto poco riuscito, irritante nel suo ricorso sfacciato alla violenza, incapace di dare sostanza al percorso del suo protagonista, il cui dilemma, largamente prevedibile, si risolve nello spazio di un momento. L’epilogo (ovviamente non può mancare) lancia un sequel di cui faremmo volentieri a meno.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CAPTAIN MARVEL

Inviato da Franco Olearo il Gio, 03/07/2019 - 22:54
 
Titolo Originale: Captain Marvel
Paese: ITALIA
Anno: 2019
Regia: Anna Boden e Ryan Fleck
Sceneggiatura: Anna Boden, Liz Flahive, Ryan Fleck, Meg LeFauve, Carly Mensch, Nicole Perlman, Geneva Robertson-Dworet
Produzione: MARVEL STUDIOS
Durata: 124
Interpreti: Brie Larson, Samuel L. Jackson, Ben Mendelsohn, Judd Law Clark Gregg

Vers è uno dei guerrieri della Starforce dei Kree, in lotta con gli alieni mutaforme Skrull. Quando viene presa prigioniera e giunge sulla terra, però, scopre che i suoi pochi ricordi vengono proprio da lì. Solo unendo le forze con Nick Fury e il neonato Shield potrà forse trovare la spiegazione di chi è veramente…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La nostra eroina è una donna concreta, che usa i suoi superpoteri con compassione per proteggere i più deboli.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Tra guerre interstellari e ricerche di fonti di energia potentissime, alieni che sembrano terroristi ma forse sono soltanto profughi in cerca di una casa, la storia di Carol/Vers è una scoperta di se stessa, che passa attraverso la riconquista del passato e la demolizione di alcune verità date troppo facilmente per scontate,
Testo Breve:

Marvel lancia il messaggio contro una cultura maschilista e che è giunto il momento per le ragazze di non farsi più dire dagli altri cosa fare e come lo devono fare, solo così potranno usare fino in fondo il potere che è già in loro.

Capitolo XXI della lunga saga che compone l’universo supereroistico della Marvel, Captain Marvel è anche il primo della serie che ha come protagonista assoluta una donna e un tassello imprescindibile sul percorso che terminerà a maggio con Avengers End Game. In questo senso il film gioca un ruolo simile a quello di Balck Panther lo scorso anno.

Proprio il confronto con quel film, uno dei migliori dell’universo Marvel a parere di chi scrive, è illuminante per capire la genesi e l’identità di Captain Marvel. Se Black Panther era pensato ed è compiutamente riuscito ad essere, non solo un blockbaster dai grandi effetti speciali, ma anche un evento culturalmente rilevante per il pubblico di colore, che finalmente trovava un eroe e un mondo con cui identificarsi, Carol Danvers, alias Captain Marvel, mira consapevolmente alla platea di ragazzine stufe di farsi dire che non possono fare certe cose.

Carol Danvers, lo scopriamo a poco a poco attraverso i ricordi che gli Skrull, catturandola, le fanno emergere, è stata una bambina testarda, amante della velocità e sprezzante del pericolo, un pilota coraggioso e audace (un po’ nello stile delle reclute di Top Gun), costretta a lottare con un mondo ancora molto maschilista deciso a metterla al suo posto.

Le cose non sono molto diverse tra i Kree, dove il suo comandante e mentore Yon Rogg (Jude Law) le ricorda sempre di tenere a bada i sentimenti che rischiano di offuscare la ragione e le impediscono di utilizzare al meglio i suoi poteri. È interessante da questo punto di vista il confronto con l’apprezzamento dimostrato da Nick Fury (un Samuel L. Jackson ringiovanito dal computer e membro di un ancora giovane Shild) per un giovane sottoposto che trova nell’istinto giusto la ragione per non obbedire agli ordini.

Quello che vuole dirci la Marvel (e lo fa, ammettiamolo, con una convinzione un po’ ridondante), è che è giunto il momento per le ragazze di non farsi più dire dagli altri cosa fare e come lo devono fare, solo così potranno usare fino in fondo il potere che è già in loro.

Tra guerre interstellari e ricerche di fonti di energia potentissime (risalta fuori il Tesseract, una delle gemme dell’infinito che ha attraversato vari film Marvel), alieni che sembrano terroristi ma forse sono soltanto profughi in cerca di una casa (ogni riferimento all’attualità è certamente voluto), la storia di Carol/Vers è una scoperta di se stessa, che passa attraverso la riconquista del passato e la demolizione di alcune verità date troppo facilmente per scontate, anche attraverso il confronto con l’antagonista skrull Talos.

Se la Marvel arriva seconda a mettere al centro di un film una supereroina (lo ha fatto prima la DC Comics con Wonder Woman), lo fa con una “agenda” assai più pronunciata, tanto che talvolta si è tentati di suggerire agli autori di andarci un po’ più leggeri.

In fondo la vera scoperta di Carol è quella di una forza che non sta in una intelligenza staccata dai sentimenti, ma nel riscoprirsi umana, e per questo fatta più di aspirazioni e desideri (Più lontano, più veloce, più in alto!) che di perfezione raggiunta. E questo è qualcosa che può valere per tutti.

Ad alleggerire il tutto, per fortuna, ci pensano i soliti siparietti comici della Marvel, l’ultimo cameo del defunto Stan Lee e una gatta rossa che è molto più di quello che sembra e che svolgerà un ruolo inaspettato nella storia.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AQUAMAN

Inviato da Franco Olearo il Dom, 12/30/2018 - 20:11
 
Titolo Originale: Aquaman
Paese: USA, AUSTRALIA
Anno: 2018
Regia: James Wan
Sceneggiatura: David Leslie Johnson, Will Beall
Produzione: DC Comics, DC Entertainment, Panoramic Pictures, Rodeo FX, The Safran Company, Warner Bros.
Durata: 143
Interpreti: Jason Momoa, Amber Heard, Nicole Kidman, Patrick Wilson, Dolph Lundgren

Arthur Curry, figlio di un umano e della regina di Atlantide, preferirebbe continuare a vivere sulla terra come un uomo comune, nonostante i suoi poteri eccezionali l’abbiano già in parte fatto conoscere al mondo come metaumano ai tempi dell’avventura con la Justice League. Ma nelle profondità dell’oceano il suo fratellastro Orm prepara una guerra contro la terra ferma e la bella principessa Mera è convinta che solo Arthur possa scongiurarla. Per farlo deve trovare il tridente perduto del re di tutti gli Atlantidi e reclamare il suo posto di erede al trono dei mari. Per Arthur è l’inizio di un’avventura che lo obbligherà a fare i conti con la sua origine e la sua vocazione di eroe.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista è un eroe scanzonato, una sorta di gigante buono che affronta battaglie e sfide sempre con un sorriso spavaldo, senza per altro godere della violenza
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
La pellicola è decisamente ipertrofica con le sue oltre due ore di durata, ma non annoia quasi mai. Non ha l’epica grandezza di Wonder Woman, ma evita con destrezza le paludi in cui troppo spesso gli eroi Dc degli ultimi anni si sono infilati
Testo Breve:

Arthur Curry, figlio di un umano e della regina di Atlantide, deve salvare il mondo marino da un grave pericolo. Non si tratta di una pellicola sofisticata, ma sicuramente uno spettacolo godibile, rivolto a vasto un pubblico

Nell’ormai affollatissimo panorama dei super hero movies il film di James Wan (diventato famoso grazie ad alcuni titoli horror tra cui il riuscito Conjuring) rappresenta in qualche modo una piacevole novità, che sfugge al solitamente cupo impianto degli eroi dell’universo DC per invadere il territorio scanzonato e a volte dichiaramente tamarro di alcuni titoli Marvel, proprio quando i cugini, con i molti lutti di Infinity War hanno a loro volta preso una strada più “seria”.

Aquaman, del resto, pur non dimenticando le precedenti brevi apparizioni del suo protagonista nelle avventure della Justice League, esplora un suo universo indipendente, fatto di profondità marine piene di pericoli e rivoluzionaria tecnologia, di popoli dalle forme inquietanti (con esoscheletri e chele da granchi giganti) di forze oscure e mostri che, tuttavia, agli occhi dello spettatore si presentano prima di tutto come un movimentatissimo ed eccitante “campo da gioco”. Molto dipende dal fatto che in questo mondo (o sarebbe meglio dire in questi mondi) entriamo con lo sguardo un po’ smargiasso del protagonista, un eroe riluttante, ma in definitiva sempre entusiasta.

Arthur Curry, nonostante il suo drammatico passato (nasce da un amore impossibile, spezzato dalle regole ferree che sembrano condannare il mare e la terra a una opposizione ineluttabile) è un gigante buono, un ragazzone tatuato che non disdegna una birra e un selfie con gli ammiratori. La fisicità imponente del suo interprete, Jason Monmoa (che non vincerà certo un Oscar per questo ruolo, ma si getta nell’azione senza risparmiarsi) fa sì che l’eroe affronti battaglie e sfide sempre con un sorriso spavaldo, senza per altro godere della violenza, ma piuttosto conservando una sorta di spirito fanciullesco rispetto al quale la crudeltà determinata dei suoi avversari (il fratellastro Orm e il pirata Black Manta) risulta perdente anche sul piano concettuale. Tanto più che il fortissimo Aquaman ha anche numerosi momenti in cui esibisce senza vergogna la sua vulnerabilità di bimbo abbandonato, mettendo sullo schermo un inedito eroe aggiornato ai tempi del #metoo, granitico e smargiasso, ma bisognoso dell’abbraccio di una madre e di una compagna.

La pellicola è decisamente ipertrofica con le sue oltre due ore di durata, ma non annoia quasi mai e anche le numerose deviazioni del plot (che precedono viaggi da una parte all’altra del pianeta, anche fuori dall’Oceano, in una caccia al tesoro che ha come premio in palio un mitico tridente) alla fine si accettano nello spirito di un film d’avventura in cui anche la tensione romantica tra Arthur e la sua determinata coprotagonista contribuisce a dare ritmo al racconto.

Nobilitato dalla presenza di camei di lusso come quello di Willem Dafoe e soprattutto Nicole Kidman, Aquaman non ha l’epica grandezza di Wonder Woman, ma evita con destrezza le paludi in cui troppo spesso gli eroi Dc degli ultimi anni (messa in archivio la filosofica trilogia di Nolan) si sono infilati, zavorrati dalle tragedie un po’ ovvie dei loro protagonisti e da interpreti non sempre di livello.

Non si tratta quindi di una pellicola sofisticata, ma sicuramente di uno spettacolo godibile sia sul piano del racconto che sul quello visivo, rivolta a un pubblico vasto e disponibile a farsi trascinare dalle correnti marine in un viaggio di scoperta che opta sempre per il senso della meraviglia rispetto al vincolo della verosimiglianza, senza tuttavia perdere la capacità di toccare corde emotive autentiche.

 

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL RAGAZZO INVISIBILE - SECONDA GENERAZIONE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 01/08/2018 - 23:55
Titolo Originale: Il ragazzo invisibile – Seconda generazione
Paese: ITALIA
Anno: 2018
Regia: Gabriele Salvatores
Sceneggiatura: lessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi, Stefano Sardo
Produzione: INDIGO FILM, CON RAI CINEMA
Durata: 100
Interpreti: Ludovico Girardello, Xenia Rappoport, Galatea Bellugi, Ivan Franek

Michele ha ormai sedici anni ma nonostante la scoperta dei super poteri, la sua vita è sempre la stessa. Pochissimi amici, un amore non corrisposto, la popolarità ai minimi storici. Come se non bastasse, il ragazzo si ritrova a convivere con il senso di colpa per la morte della madre adottiva, Giovanna, scomparsa in un incidente stradale in seguito ad un litigio telefonico proprio con il figlio. La triste monotonia della sua esistenza viene però sconvolta dall’arrivo della sorella e della madre naturale, due Speciali come lui. Il nucleo famigliare quindi si ricongiunge e Michele viene coinvolto in una misteriosa missione…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Sul fronte famigliare il film regala qualche bella emozione (soprattutto nel rapporto tra i due fratelli, così diversi ma già così uniti) mentre dimentica che nessuna ingiustizia subita può giustificare l’odio e la cieca violenza
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di tensione e di violenza
Giudizio Artistico 
 
Lo sviluppo risulta a tratti superficiale, alcune svolte sono un po’ meccaniche, la tensione non è mai spinta al massimo e sono pochi i momenti veramente indimenticabili
Testo Breve:

Il ragazzo invisibile sta diventando la prima saga nostrana di super eroi e in questa seconda puntata, debole nella sceneggiatura, una famiglia di superdotati, a somiglianza degli X-Men, costituisce una minoranza  decisa a farsi giustizia con la violenza

Anche per questo secondo film sul ragazzo più “speciale” del cinema italiano, Salvatores si è affidato allo stesso trio di sceneggiatori (1992, La doppia ora), autori anche del romanzo da cui è tratto il primo episodio. Se visivamente però c’è poco da dire perché, senza troppe pretese, regia e post produzione hanno regalato al film una confezione quantomeno godibile (non paragonabile comunque al livello delle grandi produzioni americane di genere), la sceneggiatura lascia qualche perplessità.

La sensazione è che Il ragazzo invisibile – Seconda Generazione, sia un film di passaggio, una sorta di ponte narrativo per i prossimi episodi di quella che, si presume, sarà la prima saga nostrana di super eroi. È un film infatti fortemente incentrato sulle backstory dei personaggi – in particolare su quella di Yelena, la madre naturale di Michele – che ha come obiettivo quello di rimettere insieme i pezzi del puzzle e fornire al pubblico le informazioni necessarie per capire il mondo raccontato e le origini dei protagonisti. Un passaggio necessario, in fin dei conti, per comprendere ferite e motivazioni dei personaggi ma che inevitabilmente toglie spazio alla progressione della storia nel presente.

La conseguenza è che lo sviluppo risulta a tratti superficiale, alcune svolte sono un po’ meccaniche, la tensione non è mai spinta al massimo e sono pochi i momenti veramente indimenticabili. È invece sul fronte famigliare che il film regala comunque qualche bella emozione (soprattutto nel rapporto tra i due fratelli, così diversi ma già così uniti) ma anche qui si ha la sensazione che alcuni nodi vengano sciolti un po’ troppo frettolosamente.

Per quanto riguarda il tema, se il primo film era in sostanza un romanzo di formazione, qui passano in secondo piano i piccoli grandi problemi di un adolescente come tanti, e si va più sull’esistenziale. Si parla quindi di identità, di amore filiale e fraterno, dell’opportunità della violenza. Proprio su questo fronte, anche se certamente non brilla per originalità (tante le somiglianze con i film di genere d’oltreoceano e in particolar modo con la saga degli X-Men), si situa il punto di forza del film e cioè l’assonanza tematica con uno degli argomenti di cronaca che al giorno d’oggi più ci tocca e ci spaventa: il terrorismo.

Infatti la nuova squadra di Speciali presentata in questo film, è una sorta di gruppo armato sovversivo, una minoranza agguerrita decisa a farsi giustizia con la violenza non solo contro i cattivissimi soldati russi (un classico) che li hanno costretti ad anni di reclusione, soprusi ed esperimenti genetici, ma contro l’intero genere umano. Agli occhi di questi superuomini infatti, sono tutti i normali ad essere colpevoli, perché costringono gli Speciali a vivere ogni giorno come emarginati.

Il film quindi regala interessanti spunti di riflessione, seppure senza troppi approfondimenti, su un tema sempre attuale che vale la pena di essere ancora raccontato, oggi più che mai. Perché nessuna ingiustizia subita può giustificare l’odio e la cieca violenza.

Autore: Gabriele Cheli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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PIRATI DEI CARAIBI – LA VENDETTA DI SALAZAR

Inviato da Franco Olearo il Mer, 05/24/2017 - 11:24
 
Titolo Originale: Pirates of the Caribbean: Dead Men Tell No Tales
Paese: USA
Anno: 2017
Regia: Joachim Rønning, Espen Sandberg
Sceneggiatura: Jeff Nathanson
Produzione: Walt Disney Pictures, Jerry Bruckheimer Films
Durata: 129
Interpreti: Johnny Depp, Javier Bardem, Brenton Thwaites, Kaya Scodelario, Kevin McNally, Geoffrey Rush, Orlando Bloom, Keira Knightley e con la partecipazione di Keith Richards

Questa volta Jack Sparrow affronta una flotta di marinai fantasma guidati dal capitano Armando Salazar. Si uniscono a lui nella ricerca del leggendario tridente di Poseidone, sua unica speranza di salvezza, anche una giovane astronoma, Carina Smyth, il marinaio Henry Turner e persino il suo acerrimo nemico Capitan Barbossa.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
A dispetto delle apparenze anche i Pirati hanno un cuore, sia come genitori che come figli. E’ questo il vero pregio valoriale di questo quinto episodio della saga: la riscoperta di questo affetto che, anche a distanza, continua a vivere e motivare le azioni dell’essere umano
Pubblico 
Tutti
Eccezionali effetti di computer grafica si uniscono a scenografie, trucchi e costumi eccellenti; la sceneggiatura è ricca di divertenti giochi linguistici, ma nella versione doppiata possono essere solo parzialmente apprezzati, tuttavia risente di una trama un po’ debole, non sé non particolarmente avvincente.
Testo Breve:

Quest’ultimo episodio della famosa saga può contare ancora una volta sul divertimento che garantisce il personaggio di Johnny Deep sorretto da una trasbordante iniezione di computer grafica. Senza sorprese la trama e i personaggi secondari

Il gioco degli effetti speciali si fa sempre più sofisticato e l’esperienza sempre travolgente, il quinto capitolo della saga dei Pirati dei Caraibi, La vendetta di Salazar, è senza dubbio un film esaltante. I sorprendenti risultati della computer grafica che ci hanno stupito nei precedenti film non mancano, anzi sovrabbondano. Con buona pace della storia però, che ha più che altro il pregio di costituire l’occasione per realizzare scene sbalorditive e dialoghi spassosi ed esplora quel sentimento vivo e forte che lega genitore e figlio.

Questi ultimo film della saga dei  Pirati dei Caraibi, raccontati dai registi Joachim Rønning ed Espen Sandberg, non sembra aggiungere nulla di nuovo o di particolarmente originale a quanto detto nei precedenti episodi. A questo punto della saga l’interesse sembra soprattutto rivolto alla soddisfazione delle aspettative del pubblico che continua a manifestare una grande passione nei confronti del personaggio di Jack e che al tempo stesso è in cerca di imprese spettacolari e stupefacenti. Sebbene dunque la storia in sé non abbia nulla di particolarmente significativo, sequenze mozzafiato e battute di spirito riempiono quasi ogni scena del film e Jack Sparrow, nonostante il suo perenne stato di ebbrezza, non delude.

Jonny Deep resta il pirata intrigante, irriverente e divertente che abbiamo imparato a conoscere. Il suo Jack si conferma icona di stolida furbizia in cui gli opposti convivono: egoista ma generoso, approfittatore ma altruista, sciocco ma sapiente, spregevole ma eccezionale; soprattutto però sempre assolutamente imprevedibile. La quinta edizione dei Pirati dei Caraibi punta tutto su di lui e il personaggio, sorretto da un ingente dispiegamento di mezzi grafici, scenografici, di trucco e costumi e da un esercito di comparse, tutto sommato regge la prova.

Questa volta Jack deve affrontare un nuovo nemico, il capitano Armando Salazar (Javier Bardem), mentre quello antico, Capitan Barbossa (Geoffrey Rush), è alle prese con affetti per lui del tutto nuovi e inusuali. In Pirati dei caraibi – La vendetta di Salzar, tutto parte da interessi personali, speranze e rancori passati mai sopiti che fanno intrecciare tra loro storie e vicende di ciascuno dei personaggi principali. Henry Turner (Brenton Thwaites), figlio di Will Turner (Orlando Bloom), il capitano dell'Olandese Volante, e della bella Elizabeth Swann (Keira Knightley), desidera a tutti i costi liberare il padre da una maledizione. Carina Smyth (Kaya Scodelario), una affascinante e giovane astronoma condannata per stregoneria, spera di riuscire a risolvere un mistero che la accompagna sin da quando suo padre la abbandonò in un orfanotrofio. Armando Salazar, capitano della Silent Mary, è un terrificante fantasma spagnolo con un unico scopo: vendicarsi del suo più grande nemico: Jack Sparrow. Hector Barbossa (Geoffrey Rush), divenuto ormai capitano di una grande flotta che domina i mari dei Caraibi, non vuole altro che salvare e difendere le sue ricchezze e il suo potere dagli attacchi dell’evanescente equipaggio del capitano Salalzar. Ciascuno di loro, per un motivo o per l’altro, ha bisogno di due oggetti magici fondamentali per portare a compimento la propria impresa: il Tridente di Poseidone, perduto negli abissi, e la bussola di Jack Sparrow.

La folle, ambigua e falsa meschinità piratesca di Jack si rivela anche questa volta una facciata dietro la quale si nasconde l’antieroe che intuisce le buone intenzioni e riesce farle trionfare su quelle cattive. Tirato da una parte e dall’altra Jack riesce come sempre a mettere insieme gli interessi di tutti per salvarsi la pelle e al tempo stesso aiutare ogni personaggio. Nonostante e attraverso il suo estremo e cinico individualismo in realtà anche gli altri trovano il proprio beneficio.

Il traino della storia di Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salzar è l’amore che lega genitore e figlio, nonostante questo costituisca solo un piccolo spunto per dare l’avvio e non sia del tutto approfondito. La maggior parte dei personaggi infatti non manifesta un bisogno di famiglia veramente forte. La giovane e nuova coppia composta da Henry Turner e Carina Smyth agisce spinta dal desiderio di portare a compimento una missione che riguarda i rispettivi padri. La vera sorpresa però la riserverà il padre di Carina il quale resterà lui stesso stupito e pervaso da un amore profondo e orgoglioso verso la figlia.

Anche questa volta insomma il personaggio di Johnny Depp prevale su tutto, ma semplicemente perché la storia degli altri è in se stessa poco consistente. Pirati dei Caraibi – La vendetta di Salazar è indubbiamente un prodotto commerciale assai ben riuscito, intenzionalmente costruito per soddisfare il desiderio degli spettatori di rivedere Jack Sparrow ancora in azione circondato da effetti speciali che sorprendano e garantiscano grandi emozioni.

Autore: Vania Amitrano
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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