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CRUDELIA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 06/09/2021 - 09:47
Titolo Originale: Cruella
Paese: U.S.A.
Anno: 2021
Regia: Craig Gillespie
Sceneggiatura: Dana Fox, Tony McNamara, Aline Brosh McKenna, Kelly Marcel, Steve Zissis
Produzione: Walt Disney Pictures, Gunn Films, Marc Platt Productions
Durata: 134
Interpreti: Emma Stone, Emma Thompson, Paul Walter Hauser

Estella è una bambina con i capelli per metà bianchi e per metà neri. Ha un carattere molto vivace (la madre chiama Crudelia questo suo lato del carattere), desidera diventare una stilista famosa. Vive con la madre Catherine, in più occasioni viene espulsa da diverse scuole. Una sera, mentre è con la madre, si intrufola ad una festa organizzata dalla proprietaria di una grande casa di moda: Baronessa. Per un incidente di cui si sente responsabile, Catherine muore ed Estella resta orfana. Conosce due ragazzi della sua età, Jasper e Horace, e cresce con loro sbarcando il lunario con piccoli furti. Diventata grande, continua a coltivare il sogno di diventare stilista, proprio nella casa di moda di Baronessa.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Gli amici Jasper e Orazio accusano giustamente Crudelia di cedere all'egoismo e all'ingratitudine. Eppure, per tutto il tempo, c'è la sensazione che il pubblico sia destinato a vedere un crescendo di malvagità. Il film contiene valori distorti, tra cui una visione benevola del travestimento, un tema di vendetta, un po' di violenza stilizzata e un paio di blandi giuramenti (riferimento: recensione dell’ US Bishop Movie Review)
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene violente e alcune tematiche trattate. In U.S.A.: PG13. Associazione dei Vescovi cattolici U.S.A. : Adulti
Giudizio Artistico 
 
L’interpretazione delle protagoniste Emma Stone ed Emma Thompson è magistrale. I costumi fantasiosi sono da Oscar. La regia sostiene una incontrollabile esplosione di fantasia. Il racconto al contrario riesce ad appassionare poco perché risulta un collage di storie Disney e non Disney già viste
Testo Breve:

Un film sfavillante per i costumi e per le superbe interpretazioni di Emma Stone e Emma Thompson ma il gusto per la crudeltà può divertire i grandi ma non risultare adatto per i più piccoli. In sala e poi su Disney+

Finalmente arrivato in sala il tanto atteso spin off firmato Disney, dedicato alla storia di uno dei villain per antonomasia dei racconti d’animazione: Crudelia De Mon de La carica dei 101.

Un altro film di grande qualità artistica.

L’interpretazione delle protagoniste (ambedue premi oscar) Emma Stone (nei panni di Crudelia) ed Emma Thompson (nei panni di Baronessa) è magistrale. Prima una complice collaborazione nella realizzazione di capi di alta moda, poi uno scontro senza esclusione di colpi: il cambio di atteggiamento vicendevole tra le due emerge in maniera a dir poco prorompente

I costumi di fine bellezza (realizzati dalla due volte Premio Oscar Jenny Beavan) diventano il mezzo per esprimere il carattere e lo stato d’animo dei personaggi.

Una regia che riesce a far risaltare tanto le attrici quanto i loro vestiti.

La musica (quasi onnipresente) va a riarrangiare anche alcuni brani degli anni ’70 per contestualizzare il film in quel periodo e per dare un’ambientazione che spazia, in qualche modo, tra il rock e il punk.

Una confezione che, però, sembra (o forse cerca di) nascondere alcuni punti deboli.

Nello scorrere del tempo ci si sente quasi in preda ad alcuni dejavu cinematografici.

Baronessa e Crudelia che sembrano essere la versione Disney di Andrea Sachs e Miranda Priestly nel famoso film del 2006 Il diavolo veste Prada.

La protagonista che, vittima delle scelte di altri, si trova a percorrere la strada del male quasi alla stregua di un riscatto sociale quasi come Joaquin Phoenix nel pluripremiato film del 2019 Joker.

Uno scontro molto duro tra due donne, segnato da invidie e rancori, proprio come ne La favorita (che condivide con Crudelia il regista, Craig Gillespie).

Emma Thompson che, perfettamente a suo agio nel ruolo di Baronessa, mostra di essere la vera cattiva della storia: egoista, narcisista, disposta davvero a tutto pur di raggiungere il proprio scopo. Emma Stone che, invece, è una cattiva solo a metà: sembra più desiderosa di riscatto e di giustizia che spinta a compiere il male agli altri per trarne vantaggio.

Un intreccio che è incentrato sulla moda, incapace però di rendere ragione fino in fondo della malvagità del personaggio Disney che desidera farsi una pelliccia con il pelo dei Dalmata.

Non da ultimo, le figure maschili presenti (ad eccezione di John, il valletto di Baronessa) praticamente inconsistenti e, per la maggior parte, effeminate: sembrano quasi vittime dello stereotipo per cui un uomo nell’ambito della moda ha tendenze omosessuali.

Questa pellicola conferma una perplessità sorta nei due precedenti Maleficent e Maleficent: signora del male, spin off dedicati alla strega cattiva de La bella addormentata nel bosco: perché il desiderio da parte di Disney di riscattare i cattivi dei loro film di animazione? O meglio, perché ci dovrebbe essere la necessità di giustificarli, mostrandoli come vittime del sistema e quindi non responsabili delle loro scelte malvage?

Complessivamente, comunque, davvero molto godibile (almeno per gli adulti). Non adatto ai più piccoli per alcune scene un po’ violente, ma sicuramente potrebbe essere apprezzato dai 12 anni in su.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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THE BUREAU OF MAGICAL THINGS - LA BIBLIOTECA DELLA MAGIA (prima stagione)

Inviato da Franco Olearo il Sab, 03/06/2021 - 09:31
 
Titolo Originale: THe Boureau of Magical Things
Paese: Australia
Anno: 2018
Produzione: Jonathan M. Shiff Productions

Kyra è una giovane, simpatica ragazza sportiva. Un giorno, durante uno dei suoi allenamenti si imbatte, per errore, su un oggetto magico e, toccandolo, acquisisce lei stessa dei poteri, diventando capace di vedere elfi e fate, invisibili agli esseri umani; fa amicizia con alcuni di loro e, sempre con loro, inizia a frequentare una scuola di magia. Insieme dovranno contrastare i piani di chi vuole dimostrare la superiorità del mondo magico e sottomettere a loro l’intera umanità.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Amicizia e solidarietà fra i ragazzi, primi amori non superficiali, rapporti a volte non semplici con i genitori ma sempre costruttivi per il bene dei figli
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Un lavoro realizzato con buona professionalità sia nella regia che nella recitazione, che ha l’accortezza di svilupparsi con un ritmo non concitato e con episodi di 20’, adatto quindi anche per i bambini
Testo Breve:

Cosa succede se una ragazza, inavvertitamente, entra nel mondo parallelo degli elfi e fate, scoprendo che hanno un potere che qualcuno vorrebbe utilizzare per sottomettere l’intera umanità? Un thriller profuso di magia adatto per tutta la famiglia. Su Netflix

Un nuovo serial TV, firmato Netflix, con maghi, elfi e fate. Un plot semplice, adatto anche ai bambini. Non sono presenti situazioni particolari di violenza o spaventose, i vari momenti di scontro tra buoni e cattivi, così come le varie creature magiche non incutono paura. La storia lascia spazio anche a momenti di grande ilarità. Le 20 puntate scorrono con leggerezza e agilità. Un giallo, inoltre, si svolge tra le mura della scuola di magia: un’indagine che rende ulteriormente avvincenti gli episodi.

Chi è abituato a saghe di maghi ben più famosi (da Harry Potter a Shadowhunters, a The Magicians, etc.) resterà positivamente sorpreso: rispetto ai più blasonati titoli, infatti, l’ambientazione è molto diversa. Mancano gli scenari quasi gotici, lo stile quasi noir nelle riprese e nei colori. L’ambientazione della grande città con strade, parchi e negozi, il clima allegro (nonostante i piani dei nemici per rovinare tutto) rendono il serial per niente cupo. Anche “l’impostazione didattica” della scuola non ha niente a che vedere con gli altri più rinomati curricola della scuola di stregoneria di Hogwarts: sono pochi studenti e amici che si trovano a fronteggiare un problema comune posto dal professore. Molte cose vengono affrontate direttamente sul campo.

La semplicità della storia, comunque, non va a scapito dell’approfondimento psicologico dei personaggi e delle loro relazioni. L’amicizia è uno dei valori preminenti del serial. I ragazzi riescono a superare grandi ostacoli e risolvere alcuni misteri proprio attraverso la condivisione che nasce dal loro rapporto. Non mancano, come anche nella realtà, momenti di disaccordo, di litigio e di incomprensione: tutti superabili (a volte con qualche fatica) in forza dell’unione tra i membri del gruppo.

A volte le amicizie diventano amori: un altro aspetto squisitamente adolescenziale e ben presentato sullo schermo. A volte gelosie, a volte fraintendimenti, ma anche capacità di aspettare i tempi dell’altro, rispetto e desiderio di costruire qualcosa insieme: insomma, di impegnarsi anche nella relazione di coppia.

Infine, il rapporto con i genitori resta il terzo elemento tipico e ricorrente nei serial teen, che non manca neanche in questo caso. Rapporti a volte non semplici, a volte interrotti per un lutto, a volte faticosi perché le aspettative degli adulti non sempre coincidono con i desideri dei più giovani. Tutti tratti che fanno parte della vita dei protagonisti. Le magie aggiungono un po’ di spettacolarità a tutto ciò.

I giovani attori sono nella parte dei personaggi che interpretano, li rendono credibili e simpatici agli occhi degli spettatori. Anche gli elementi animati non umani (la scala e i vari animali parlanti) contribuiscono a dare un tono divertente all’intreccio.

Apprezzabile è la cura messa negli effetti speciali: essendo imperniato sulla magia, la buona resa grafica dei trucchi è di fondamentale importanza. E il risultato finale, infatti, è notevole anche da questo punto di vista. Il montaggio non è concitato e la durata degli episodi è contenuta (23 minuti circa, non lo standard classico dei 40 minuti): sono aspetti che, ancora una volta, giocano a favore dei più piccoli che così possono meglio seguire le vicende presentate.

Ne emerge, in fin dei conti, un buon prodotto di intrattenimento adatto a tutti. Leggero, senza essere superficiale, ben fatto senza pretese di concorsi per premi internazionali. Una felice conferma del trend attuale delle produzioni australiane (come Unlisted) che riesce a produrre contenuti davvero adatti a dei preadolescenti.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ARTEMIS FOWL

Inviato da Franco Olearo il Mar, 06/23/2020 - 08:40
 
Titolo Originale: Aeremis Fowl
Paese: USA
Anno: 2020
Regia: Kenneth Branagh
Sceneggiatura: Conor McPherson, Hamish McColl
Produzione: Walt Disney Pictures, TriBeCa Productions
Durata: 97
Interpreti: Ferdia Shaw, Lara McDonnell, Judi Dench, Colin Farrell, Josh Gad

Artemis Fowl è un ragazzo irlandese di 12 anni dalle doti eccezionali, sempre il primo della classe, figlio di un agiato commerciante d’arte. Questa sua superiorità intellettuale lo ha portato a non avere amici ma a lui piace stare soprattutto con il padre, con il quale condivide una passione: i racconti di fate, elfi, goblin di cui è ricco il folklore irlandese. Ma il padre si assenta spesso verso destini misteriosi, lasciandolo in custodia alla sua fidata guardia del corpo, Domovoi Leale. Un giorno Artemis riceve la telefonata di un essere misterioso: lo avvisa che suo padre è stato rapito e verrà liberato solo se in cambio lui riuscirà a consegnare Aculos. Data la situazione eccezionale che si è creata, Domovoi apre lo studio del padre perché il ragazzo possa cercare ciò che è stato richiesto. Artemis scopre così che fate ed elfi esistono realmente, e vivono nel cuore della Terra in una città tecnologicamente evoluta chiamata Cantuccio, capitale del Regno Fatato. E’ da qui che è stato rubato Aculos, un artefatto di grande potere per chi riuscirà a impossessarsene. Anche Tubero, il comandante degli elfi, lo sta cercando così come la fata Spinella Tappo, che ha perso il padre proprio nella ricerca di Aculos…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un ragazzo di 12 anni e suo padre cercano di evitare l’esplosione di conflitti fra il mondo di sopra e il mondo di sotto.
Pubblico 
Pre-adolescenti
La Disney, all’inizio del film, annota: alcune sequenze di immagini e di luce con effetto lampeggiante potrebbero avere delle conseguenze sugli spettatori fotosensibili
Giudizio Artistico 
 
Il film ha la tendenza a sottolineare a parole ciò che non si vede e i protagonisti ad autodichiararsi invece di esprimere ciò che sono
Testo Breve:

Un ragazzino di 12 anni, nel cercare di liberare il padre che è stato rapito, scopre che le fate e gli elfi non sono solo frutto di fantasie buone solo a far addormentare i piccoli. Da una famosa saga per ragazzi, un film su  Disney+ riuscito a metà

Meglio esagerare. Artemis a 7 anni ha sconfitto il campione europeo di scacchi in cinque mosse. A 9 il suo progetto ha vinto il concorso per la nuova Opera di Dublino. A 10 è riuscito a clonare una pecora. Cosa c’è da aspettarsi da un protagonista così antipaticamente superlativo, che oltretutto indossa sempre giacca e cravatta neri?  Per fortuna la notizia che suo padre è stato rapito innesca in lui uno stato di umana apprensione ma  è una debolezza  di breve momento: Artemis recupera presto il controllo della situazione e sviluppa un piano che è ovviamente  inattaccabile, perché ha già previsto tutte le mosse dell’avversario. A parte l’antipatia istintiva per un ragazzo così saccente, bisogna ricordarsi che ha 12 anni e che il film  è quindi destinato a ragazzi e ragazze di quella età. Il film va quindi giudicato in base a questo parametro e non ha molto senso analizzarlo con lo stesso scrupolo che si applica quando ci si trova davanti a un film per adulti. In effetti molti, giustamente, hanno criticato la violazione della regola d’oro: “show, don’t tell” in quanto i personaggi si autodefiniscono da soli (perché Artemis si proclama “un genio del crimine” quando ha operato solo per il bene?) e la voce narrante enfatizza troppo quello che gli spettatori dovrebbero capire da soli (“Il destino dei due mondi era nelle mani di Artemis Fowl”). Se però guardiamo tutto questo nell’ottica di un ragazzo di 10-12 anni, questi “difetti” potrebbero costituire un vantaggio perché consentono una più facile lettura della storia. Ci sono però altri aspetti che finiscono per rendere il racconto poco avvincente anche per i ragazzi. Il primo è un protagonista poco comunicativo, disumanamente perfetto: il secondo è senz’altro la non fedeltà al testo originale (agli otto romanzi fantasy dello scrittore Eoin Colfer). Se la saga di Harry Potter e de Il Signore degli Anelli hanno avuto un grande apprezzamento di pubblico, ciò è dovuto al fatto che gli appassionati lettori del libro si sono riconosciuti nel racconto sullo schermo: nel caso di Arteis Fowl non si è trattato solo del non rispetto della sequenza degli eventi narrati (nella saga scritta il cattivo Opal appare nel secondo volume) ma, in modo più drastico, del cambiamento del carattere di alcuni personaggi a iniziare dallo stesso Artemis, che ora è diventato un ragazzo che opera per il bene mentre nel libro è un ladro furbo e sfrontato, senza appello. Anche lo scontro fra umani e fate è stato diluito perché in fondo tutti sono un po’ “umani”.

La scelta di un regista del livello di Kenneth Branah, di attori come Judy Dench e Colin Farrell tradisce l’ambizione della Disney di costruirsi il proprio Blockbuster ma il fatto che il film sia migrato sulla piattaforma Disney + invece che andare nelle sale, forse  non è stato motivato solo dal Coronavirus ma dalla consapevolezza della casa madre di non aver aggiunto l’obiettivo.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SHADOWSHUNTERS

Inviato da Franco Olearo il Gio, 01/09/2020 - 19:34
Titolo Originale: Shadowshunters
Paese: USA
Anno: 2016
Regia: Ed Decter, Todd Slavkin, Darren Swimmer
Produzione: Constantin Film
Durata: Stagioni 3 episodi 55 su Netflix
Interpreti: Katherine McNamara, Dominic Sherwood, Alberto Rosende, Emeraude Toubia

Il mondo è diviso in tre grandi gruppi di esseri: i mondani, ovvero gli esseri umani normali; gli shadowhunters, ovvero umani nelle cui vene scorre anche del sangue angelico e infine il mondo nascosto, ovvero vampiri, lupi mannari, stregoni e numerose altre specie di esseri umani con sangue demoniaco. Clary, mentre festeggia il suo diciottesimo compleanno con il suo migliore amico Simon, scopre per caso di essere una Shadowhunters, mentre assiste ad un omicidio che solo lei può vedere. Da lì stringe un rapporto di amicizia con Jace, Alec, Isabelle, Shadowhunters come lei e lo stregone Magnus, e si pone alla ricerca delle proprie origini ma scopre anche l'amore e l'amicizia mentre affronta i demoni che minacciano di causare catastrofi di portata mondiale 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Creature di diversa natura si fronteggiano e il bene finisce per trionfare ma in questo young drama non c’è un amore che costruisce ma è piuttosto il frutto di attrazione e di prime simpatie
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene di violenza, per altre che possono indurre spavento e c’è una certa disinvoltura sessuale, con nudità parziali
Giudizio Artistico 
 
Il prodotto finale può dirsi gradevole: le ambientazioni dark sono adattissime, le riprese in esterni molto suggestive e funzionali alla storia, i numerosi effetti speciali risultano non eccezionali ma accettabili.
Testo Breve:

Il mondo è popolato di uomini e donne con il sangue come il nostro ma anche di altri con natura semi-angelica e non mancano vampiri e lupi mannari. In questo fantasy popolato da varie razze vengono affrontate le tematiche tipiche di un teen drama.

Dopo il grande successo della saga letteraria e cinematografica di Twilight, dopo i diversi serial TV come Grimm o Supernatural, vede la luce un'altra serie fantasy con demoni, lupi mannari, vampiri, maghi e cacciatori di creature. Shadowhunters, adattamento televisivo della saga letteraria The Mortal Instruments di Cassandra Clare, si presenta come una serie ben confezionata.

La trama riesce ad essere avvincente, in grado di reggere le 55 puntate che compongono le 3 stagioni, con una discreta caratterizzazione dei personaggi e con un buon carico di avventura e di suspense.

I giovani protagonisti si trovano ad affrontare le domande tipiche della loro età, con la complicazione dell'avere il sangue mescolato ad angeli o a demoni. La ricerca della propria identità, la scoperta delle proprie origini, il rapporto non facile con i genitori, i complessi intrecci amorosi, l'assunzione di sempre maggiore responsabilità, amicizie che devono fare i conti con scomode verità, ... argomenti tipici dei teen drama. Problematiche importanti come l’accettazione della diversità (la lotta a tutto campo tra le varie creature del mondo nascosto, fino al desiderio del “genocidio” delle altre specie) trovano spazio in un ambiente fantasy.

Il prodotto finale può dirsi gradevole: le ambientazioni dark sono adattissime, le riprese in esterni molto suggestive e funzionali alla storia, i numerosi effetti speciali risultano non eccezionali ma accettabili.

Ritornano anche alcuni argomenti topici del genere: la regina degli inferi dal nome Lilith, Caino, il marchio di Caino (nella Bibbia, al capitolo 4 del libro della Genesi, si racconta come Caino, dopo aver ucciso suo fratello Abele, abbia ricevuto da Dio un segno perché nessuno lo uccidesse: poiché il racconto biblico non specifica cosa sia questo segno, alcuni autori hanno dato libero sfogo alla fantasia sia nella modalità di rappresentazione del marchio sia nei suoi effetti), il viaggio agli inferi per recuperare un amico dalla prigionia dei demoni, cose che ritroviamo anche in altri serial di genere simile (Supernatural o Lucifer, solo per citarne alcuni).

L’aspetto forse più problematico è quello della gestione degli affetti. Se le controversie con i genitori si risolvono quasi sempre in modo positivo, per quel che riguarda i rapporti di coppia la cosa è più complessa. La serie, pur avendo il pregio di non mostrare esplicitamente nudità, non per questo lascia alla fantasia dello spettatore il tipo di rapporto vissuto tra i personaggi.

Rispecchiando perfettamente la cultura dominante, la liceità dei rapporti ha il suo unico fondamento nell’attrazione che si prova: ecco che, com’è ormai consuetudine, trovano il loro spazio i rapporti occasionali dettati dal trasporto del momento, divorzi e tradimenti di vario tipo nelle coppie degli adulti. E’ presente anche una coppia di omosessuali, con il classico problema del coming out per paura dei pregiudizi di familiari e amici, incluse dichiarazioni d’amore, baci, matrimonio, etc…. Non manca neanche un accenno all’incesto tra fratelli (subito evitato), al poliamore, al rapporto interspecie (tra lupi mannari e vampiri, per esempio). Si può dire che il ventaglio delle possibilità contemplate è davvero molto ampio.

Complessivamente, un serial che non annoia, con colpi di scena che aiutano a tenere il pubblico incollato allo schermo.

Il rapporto tra bene e male, come nella realtà, non è presentato in maniera banale o superficiale. L'esito positivo di tutte le stagioni viene raggiunto superando la capacità di seduzione dei cattivi, molti errori, sensi di colpa e compromessi. Se il confine tra bene e male è delineato in maniera chiara, non si può dare per scontato che i buoni agiscano sempre bene e i malvagi sempre male. Il sangue demoniaco di vampiri o lupi mannari non li rende necessariamente cattivi, così come il sangue angelico degli shadowhunters non fa di loro sei personaggi buoni. Non troviamo una predestinazione al bene al male o una concezione di equilibrio o equivalenza tra le due forze contrarie.

Tra gli altri, emerge anche il tema del perdono per il male subito (così come quello per il male compiuto): non una trattazione approfondita, ma comunque capace di mostrare quanto sia difficile pervenire alla serenità della riconciliazione con gli atri e con se stesso.

Il serial è disponibile sulla piattaforma Netflix.

Autore: Francesco Marini
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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STAR WARS-L'ASCESA DI SKYWALKER

Inviato da Franco Olearo il Dom, 12/22/2019 - 18:52
 
Titolo Originale: Star Wars: The Rise of Skywalker
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: J.J. Abrams
Sceneggiatura: J.J. Abrams e Chris Terrio
Produzione: Lucasfilm, Bad Robot Productions
Durata: 141
Interpreti: Daisy Ridley, Adam Driver, Oscar Isaacs, John Boyega, Carrie Fisher, Kelly Marie Tran, Keri Russell, Domhnall Gleeson, Joonas Suotamo, Anthony Daniels, Mark Hamill, Billy Dee Williams, Ian McDiarmid.

Sono passati alcuni anni dalla morte di Luke Skywalker. Le speranze per salvare la galassia dall’ombra fagocitante del male sono riposte nelle qualità della giovane Rey che – sotto la guida paziente ed esperta della ex principessa (e ora generale) Leia Organa – sta completando l’addestramento per diventare una jedi. Sul fronte opposto, intanto, il tormentato Kylo Ren, diventato finalmente “leader supremo” del contingente dei cattivi, segue la traccia di un misterioso messaggio proveniente dai confini estremi dell’universo: su un pianeta sperduto – raggiungibile solo da chi possiede un raro “puntatore” (un oggetto a metà tra una bussola e un amuleto) – un oscuro signore delle tenebre sta pianificando una “soluzione finale” atta non solo a sbaragliare una volta per tutte le forze della resistenza ma anche ad annientare qualsiasi altra forma di vita refrattaria a essere assoggettata. Una brutta gatta da pelare per l’alleanza ribelle ma anche per Kylo Ren. Tra le richieste del suo committente, infatti, c’è innanzitutto quella di eliminare Rey in quanto ultima erede dei cavalieri jedi. Peccato che il ragazzo abbia sulla fanciulla tutt’altro tipo di mire.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il bene e il male si fronteggiano in maniera netta e, benché i personaggi principali siano sottoposti a terribili tentazioni, la differenza tra la scelta della luce o del lato oscuro è chiara, senza ironie o ammiccamenti post-post-moderni. L’antropologia della saga si abbevera a un sincretismo culturale che mixa religioni orientali, miti gnostici con ombre di new age
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di tensione e violenza nei limiti del genere ma potenzialmente impressionanti per i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Le scenografie ed gli effetti speciali sono perfetti e mirabolanti ma l’andamento del racconto, da un punto di vista del ritmo, sembra risentire un po’ della complessità narrativa tipica della serialità televisiva. L’accavallarsi di eventi, di personaggi e sotto-trame sembra che servano a coprire il vuoto di idee davvero originali
Testo Breve:

Questo finale di saga sembra dire qualcosa di valido sulla voracità insaziabile del potere. Gli adepti del villain di turno costituiscono una massa asservita e perfettamente omologata; i buoni, invece, sono una “moltitudine”. Hanno un volto, un nome, si conoscono tra di loro e si battono l’uno per l’altro

Un dato in particolare balza all’occhio ora che la saga di Star Wars ha concluso quello che i fan conoscono come il suo “canone principale”: che nella realizzazione di questa terza e (per ora) ultima trilogia è mancata una progettualità cinematografica e una visione d’insieme. Tutto si può dire di George Lucas (ideatore dei personaggi e responsabile dei primi sei episodi) tranne che non avesse una idea precisa di cinema e non che fosse capace di svilupparla con coerenza. Perfino i deludenti “prequel” (gli episodi I, II e III prodotti tra il 1999 e il 2005) partecipavano di questa visione ed erano parte integrante di una estesa mitologia frutto di un progetto dalla chiara intenzionalità. Non si dimentichi soprattutto che, nonostante i fantastiliardi guadagnati con i film e soprattutto con il merchandising, Lucas è sempre stato un film-maker indipendente. Se c’è sempre stato bisogno di una major per la distribuzione (per i primi sei film le fanfare della 20th Century Fox hanno anticipato la fanfara del celeberrimo tema composto da John Williams), da un punto di vista produttivo Lucas ha sempre fatto tutto in casa, obbedendo solo al proprio estro creativo. Non è un caso che, numericamente, sia stato un cineasta assai poco prolifico: solo sei film da regista, meno anche di mostri sacri come Stanley Kubrick o Terrence Malick, famosi per la loro parsimonia. Con la cessione di tutta la proprietà intellettuale della Lucasfilm al colosso Disney, da essere un affare privato (sia pur, dicevamo, miliardario), Star Wars è diventato il prezioso tassello di un’operazione commerciale dove alla visione di un Autore (e nessuno è stato più Autore di Lucas negli ultimi cinquant’anni, forse solo Steven Spielberg e John Lasseter) si è sostituita una strategia aziendale. Al mitografo si sono sostituiti coloro che erano cresciuti con il mito. Al papà che racconta una storia, i bambini che la mimano giocando con i pupazzetti. Tolta dalle mani del suo creatore, la saga di Star Wars ormai pare solo omaggiare se stessa. Ovvero, per dirla con il titolo di un citatissimo saggio di Franco La Polla della fine degli anni Settanta (saggio prematuro ma anche premonitore), “quando hai visto un’astronave di plastica, le hai viste tutte”.

Che Star Wars sia assurto ormai a mito vero e proprio (sì, proprio come Giasone e Bellerofonte, Orlando e Lancillotto) si è visto dalla traiettoria ondivaga compiuta da questa terza trilogia e dal rapporto che ciascuno dei tre episodi ha instaurato con l’immane narrazione previa: Rian Jonhson, regista e sceneggiatore dell’episodio precedente, aveva avuto carta bianca nel portare avanti la storia a suo piacimento e aveva quindi approcciato la cospicua eredità a sua disposizione con piglio da rivoluzionario. Il risultato aveva spaccato a metà la comunità dei fan. Ad alcuni era piaciuto il cambio di fisionomia e l’avventura in terreni inesplorati. Ad altri – forse la maggioranza – tutta l’operazione era parsa una sorta di tradimento; al limite della lesa maestà. Ecco allora tornare al tavolo degli sceneggiatori e dietro la macchina da presa il riverente J.J. Abrams, di grande personalità e talento ma anche incline al rispetto dei paradigmi (se in televisione è stato da tutti i punti di vista un innovatore, il suo palmarès cinematografico è composto invece unicamente da sequel, reboot e omaggi, da Mission:Impossible a Star Trek, passando per Super 8). Il compito di Abrams è stato quello di rimettere la saga sui suoi saldi binari, non tanto perché questo film dovesse essere il suo atto finale ma soprattutto perché servisse a rilanciare il “brand” di Star Wars in vista del progetto che ne sta già espandendo l’universo narrativo su più media e più piattaforme (già si è iniziato con la serie tv The Mandalorian andata su Disney+). Dopo la rivoluzione, la restaurazione. Dopo la riforma, la controriforma. Dopo la dissacrazione, la riconsacrazione.

L’ascesa di Skywalker, venendo al film in questione, brutto non è. Funziona quanto basta e appaga le curiosità svelando tutti i misteri che erano rimasti irrisolti al termine delle puntate precedenti. Naturalmente scenografie ed effetti speciali sono perfetti e mirabolanti ma per meno di questo da una produzione multimiliardaria non varrebbe la pena neanche spendere i soldi del biglietto. L’andamento del racconto, da un punto di vista del ritmo, sembra risentire un po’ della complessità narrativa tipica della serialità televisiva. L’accavallarsi di eventi, personaggi e sotto-trame aveva già fatto la fortuna della saga ma stavolta sembra che l’accumulo e la velocità servano a coprire il vuoto di idee davvero originali. E la linearità dei primi episodi – con i suoi momenti di lentezza e approfondimento – restava molto più impressa nella mente e nel cuore. Ad Abrams e ai suoi co-sceneggiatori non resta quindi che moltiplicare gli avvenimenti, i colpi di scena, le resurrezioni improbabili e, naturalmente, i duelli, le astronavi e i satelliti-killer. E i personaggi? Per fortuna, nel rinsaldare il racconto agli archetipi mitici più tradizionali, si abbandonano certe ambiguità che riscontravamo nell’episodio precedente. Qui il bene e il male si fronteggiano in maniera netta e, benché i personaggi principali siano sottoposti a terribili tentazioni, la differenza tra la scelta della luce o del lato oscuro è chiara, senza ironie o ammiccamenti post-post-moderni. Tutta la saga di Star Wars, in fin dei conti, ha lavorato sul tema delle scelte e del libero arbitrio e sulla speranza inestinguibile nelle possibilità dell’essere umano di scegliere in ultimo il bene. Peccato solo che l’evoluzione dei protagonisti sia proprio in questo episodio molto più da intuire che da riscontrare. E le emozioni molto più “dette” che mostrate.

Inutile dire che l’antropologia della saga si abbevera a un sincretismo culturale che mixa religioni orientali, miti gnostici con ombre di new age tutta hollywoodiana. Siamo pronti però a mettere una mano sul fuoco sulla totale assenza di malizia da parte di George Lucas nell’usare tali fonti quando ha ideato il racconto. Stiamo sempre parlando di un ragazzone californiano appassionato di macchine da corsa e con la biblioteca ben fornita che è riuscito a diventare, e a restare per tutta la vita, un regista indipendente. Con lo stesso candore, nella scena finale del primo Guerre stellari (1977) poteva permettersi di citare Il trionfo della volontà di Leni Riefenstahl (celebre e riuscitissimo film di propaganda nazista) senza nessun sottinteso a parte la bellezza dell’inquadratura. Nel passaggio della saga dalle mani di Lucas a quelle della Disney non abbiamo dormito gli stessi sonni tranquilli ma quest’ultimo film si conferma per fortuna un esempio di “cinema classico”, destinato a piacere a tutti e senza alcuna controindicazione dal punto di vista valoriale. Interessante, anzi, il discorso che la sceneggiatura riesce a esporre sul tema del “potere”. Se la trilogia dei prequel (gli episodi I, II e III) aveva mostrato come le dittature siano il risultato delle “fabbriche del consenso”, questo finale di saga sembra dire qualcosa di valido sulla voracità insaziabile del potere, sulla sua forza annichilente, e sugli antidoti possibili nel consociarsi libero degli individui che perseguono un giusto ideale. Al villain del film non basta imperare sulla galassia: la sua brama è distruttiva proprio come quella del “serpente antico”. I suoi adepti non hanno volto né personalità, costituiscono una massa asservita e perfettamente omologata. I buoni, invece, non sono una “massa” ma una “moltitudine”. Hanno un volto, un nome, si conoscono tra di loro e si battono l’uno per l’altro. L’unica scena veramente originale del film è un insperato “arrivano i nostri” (che ricorda un po’ quello di Dunkirk di Christopher Nolan), che costituisce tra l’altro l’unico legame con il capitolo precedente: Gli ultimi jedi, infatti, terminava con un ragazzino schiavo – vessato da un burbero alieno – che sognava un riscatto guardando speranzoso il cielo. Il manico della ramazza che aveva in mano, stagliandosi contro la luce della luna, pareva assumere la forma di una spada laser. Come a dire che ciascuno – anche senza doni speciali – può diventare un jedi (o, se preferite, un cavaliere di Re Artù). Ognuno di noi, cioè, nel suo piccolo, con le sue scelte, può essere un antidoto contro il potere e la piccola parte di ciascuno può diventare, unita a quella di tutti gli altri, un grande dono per tutti.

Il film è quello che è ma dopo nove film e quarant’anni, è una preziosità da portarsi a casa. La Forza è ancora con noi.  

Autore: Raffaele Chiarulli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MEN IN BLACK: INTERNATIONAL

Inviato da Franco Olearo il Lun, 08/26/2019 - 15:54
 
Titolo Originale: Men in Black: International
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: F. Gary Gray
Sceneggiatura: Art Marcum, Matt Holloway
Produzione: Sony Pictures Entertainment
Durata: 115
Interpreti: Chris Hemsworth, Emma Thompson, Liam Neeson, Rebecca Ferguson

Nell’epoca in cui regnano prequel, sequel e spin off era atteso ormai da tempo un nuovo Men in black che ci fa sentire un po' nostalgia dei capitoli precedenti.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’amicizia, il coraggio e l’onestà sono gli elementi da salvare seppur in un contesto un po’ banale
Pubblico 
Pre-adolescenti
La scena di un omicidio, anche se non eccessivamente violento, non rende il film visibile ai bambini.
Giudizio Artistico 
 
Se gli effetti speciali rendono comunque piacevole la visione, dal punto di vista registico non c’è nessuna scena particolarmente spettacolare o che metta in risalto le ottime doti attoriale di due bravi professionisti come Chris Hemsworth e Tessa Thompson.
Testo Breve:

Ritornano gli agenti in abito nero che combattono strani alieni ma al posto di Will Smith e Tommy Lee Jones abbiamo gli ugualmente bravi Chris Hemsworth e Tessa Thompson. La regia non riesca a mescolare nel modo giusto azione e comicità

Men in Black: International è lo spin off della trilogia fine anni Novanta, inizio anni duemila che vide come protagonista Will Smith. La saga precedente si contraddistinse per una serie di elementi originali: gli alieni più buffi che spaventosi, il modo in cui venivano raccontati gli aneddoti, il duo vincente (MIB alle prime armi spiritoso e combina guai affiancato dal più serio ed anziano). 

Purtroppo MIB International non regge il confronto. 

La protagonista Molly si presenta come una giovane donna fuori dagli schemi, carismatica ed intelligente ma anche nerd e un pó maschiaccio cresciuta con la “fissa” per gli alieni  perché  da piccola ha incontrato una creatura bizzarra che ha aiutato a fuggire salvandole la vita. Mentre i suoi genitori, sconvolti dall’evento,  venivano sparafleshati da due uomini vestiti di nero dimenticando ogni cosa, lei nascondendosi dai due agenti, conserva ogni ricordo, cresce determinata nel suo sogno di trovare la base segreta dei MIB a New York. Quando finalmente ci riesce per le sue abilità informatiche, viene inviata immediatamente a Londra, casualmente a collaborare con l’agente H, il più sexy e in gamba di tutti anche se, conoscendolo meglio si renderà conto che qualcosa non quadra. Nell’affrontare insieme una nuova minaccia, conoscere persone, alieni e realtà diverse nascerà un’amicizia  che profuma d’amore. 

Se gli effetti speciali rendono comunque piacevole la visione (le armi in dotazione agli agenti sono più numerose e tecnologiche di uno 007) dal punto di vista registico non c’è nessuna scena particolarmente spettacolare o che metta in risalto le ottime doti attoriale di due bravi professionisti come Chris Hemsworth e Tessa Thompson. 

Di internazionale resta solo il viaggio intrapreso dai due protagonisti in diverse città del mondo tra cui una Napoli solo di nome e non di fatto visto che la scena si svolge su un’ isola. 

Autore: Sabrina Guarino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SPIDER MAN: FAR FROM HOME

Inviato da Franco Olearo il Mer, 07/10/2019 - 15:40
 
Titolo Originale: Spider Man: Far From Home
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Jon Watts
Sceneggiatura: Chris McKenna e Erik Sommers
Produzione: SONY PICTURES RELEASING, COLUMBIA PICTURES CORPORATION, MARVEL STUDIOS, WALT DISNEY PICTURE
Durata: 129
Interpreti: Tom Holland, Samuel L. Jackson, Jake Gyllenhaal, Marisa Tomei, Jon Favreau, Zendaya, Cobie Smulders

Peter Parker, reduce come il resto del mondo della grande battaglia degli Avengers contro Thanos, cerca di ritrovare una vita normale mentre piange la perdita del suo mentore Tony Stark. Nick Fury vorrebbe reclutarlo subito per una nuova missione, ma Peter preferisce partire per una gita scolastica in Europa, dove spera finalmente di farsi avanti con la sua compagnia bella e geniale MJ. Ma i supereroi non vanno mai davvero in vacanza e di fronte a una nuova emergenza Peter si troverà affiancato anche da un nuovo eroe, Mysterio…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una storia di ragazzi che vorrebbero restare tali ma la strada giusta è quella di mettersi alla prova, magari sbagliando, perché anche gli adulti, sono in realtà, capaci di errori e incoerenze a volte pure peggiori.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Il film può contare su spettacolari animazioni 3D di ultima generazione e ha successo nel mantenere il giusto equilibrio fra un racconto adolescenziale e l’innesco della storia nel Marvel Cinematic Universe
Testo Breve:

Spiderman, dopo l’epica battaglia degli Avengers, vorrebbe andarsene in vacanza e dichiarare finalmente il suo amore a Mj. Ma ancora una volta c’è il mondo da salvare. Un film divertente adatto a pre-adolescenti

La nuova avventura di Spiderman arriva a qualche mese da quello che per molti è stato il vertice non solo della cosiddetta Fase 3 dell’Universo Marvel, ma di un decennio abbondante in cui i cinecomic si sono affermati come il genere di riferimento, in termini di incassi, ma anche di immaginario del cinema mondiale.

Spiderman Far from Home intelligentemente non schiva questa pesante eredità, ma la sfrutta per creare un racconto che mescola con successo commedia adolescenziale e dramma e riesce anche a dire qualcosa di interessante sul mondo di oggi, ossessionato dai supereroi e così affamato di verità da accettarne anche di false, purché presentate in un modo narrativamente accattivante.

Il giovane Peter Parker è un solitario sopravvissuto ad una lotta che ha messo in campo tanti eroi adulti e li ha visti dare un addio al campo di battaglia, chi per nuove avventure nello spazio, chi per riconquistare un amore del passato, chi compiendo un sacrificio doloroso ma necessario, come Tony Stark (tecnicamente questo sarebbe uno spoiler, ma inevitabile per comprendere la pellicola).

Nella tradizione fumettistica, infatti, Spiderman/Peter Parker è stato definito dal rapporto con lo zio Ben, la cui morte, involontariamente causata dalla mancata azione del nipote, costituisce il punto di origine della sua missione (“Da grandi poteri derivano grandi responsabilità”). Anche se lo zio Ben non scompare dalla “mitologia” (è sua la valigia vecchiotta con cui Peter parte in vacanza) il suo ruolo qui è assunto da Tony Stark, con la cui pesante eredità, morale e concreta (Peter riceve un paio di occhiali speciali che gli danno la possibilità di controllare tutti gli armamentari delle industrie Stark, anche quelli militari) il giovane si dovrà confrontare per capire davvero chi è.

Far from Home è la storia della ricerca di un mentore, di qualcuno capace di insegnare a un ragazzo a diventare uomo, qualcuno che Peter aveva trovato (anzi da cui era stato trovato) e di cui sente terribilmente la mancanza.

Ma è anche una storia di ragazzi che vorrebbero rimanere tali (e concedersi tutte le imbarazzanti sciocchezze della propria età, compreso la prima storia d’amore) e che invece sono chiamati a diventare adulti e caricarsi di responsabilità. La tentazione sarebbe quella di cedere almeno momentaneamente il “mantello” da supereroe a qualcuno di più adulto e qualificato e invece la strada giusta è quella di mettersi alla prova, magari sbagliando, perché anche gli adulti, sono in realtà, capaci di errori e incoerenze a volte pure peggiori.

È qui che Spiderman riesce, seppure nel modo leggero a cui la Marvel ci ha abituato, a dire qualcosa di interessante anche sulle contraddizioni del mondo di oggi, connesso in modo ossessivo, invaso da social network in cerca di eroi a cui dare un nome e una missione (Mysterio non fa a tempo a compiere la sua prima missione che si ritrova già con un nome e un posto pronto tra i nuovi Avengers), ma altrettanto disposto a scartarli alla prima occasione.

Un mondo difficile da navigare, dove a scegliere la strada giusta non basta la tecnologia e nemmeno il sesto senso del ragno, ma serve una bussola morale che si può trovare solo nel cuore e nella memoria (autentica) di quello che si sa essere giusto.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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X-MEN : DARK PHOENIX

Inviato da Franco Olearo il Sab, 06/15/2019 - 09:01
 
Titolo Originale: X-Men : Dark Phoenix
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Simon Kinberg
Sceneggiatura: Simon Kinberg
Produzione: BAD HAT HARRY PRODUCTIONS, DONNERS' COMPANY, IN ASSOCIAZIONE CON MARVEL ENTERTAINMENT, TSG ENTERTAINMENT
Durata: 114
Interpreti: James McAvoy, Michael Fassbender, Jennifer Lawrence, Sophie Turner, Jessica Chastain

Dopo aver involontariamente provocato la morte dei genitori in un incidente d’auto, la piccola telepate Jean Grey viene accolta nella scuola per giovani dotati del dottor Charles Xavier. Una volta cresciuta, durante una missione di salvataggio nello spazio in compagnia di altri X-Men, Jean viene investita in pieno da un brillamento solare. L’energia assorbita potenzia enormemente i suoi poteri, ma distrugge anche le barriere mentali create dal professor Xavier per proteggere Jean dai ricordi del suo passato…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Interessante la problematica di cosa possiamo fare con i doni che ci vengono concessi e il sottile confine che esiste tra “fare il bene in nome del bene” e “fare il bene per la gloria e il rispetto che ne derivano”
Pubblico 
Pre-adolescenti
Alcune scene di combattimento e violenza, nei limiti del genere.
Giudizio Artistico 
 
Dark Phoenix è un prodotto godibile e accattivante, adatto a un pubblico trasversale (anche se spostato leggermente verso i giovani, per l’età dei personaggi protagonisti e per la mancanza di un antagonista davvero forte e pericoloso), ma che non soddisfa pienamente le aspettative, decisamente alte visto che si tratta dell’epilogo della saga X-Men
Testo Breve:

Jean Grey viene investita in pieno da un brillamento solare. L’energia assorbita potenzia enormemente i suoi poteri, ma distrugge anche le barriere di cui disponeva per venir protetta dai ricordi del suo passato…Ci si poteva aspettare qualcosa di meglio per il gran finale della saga X-Men

Dodicesimo film dedicato all’universo degli X-Men, Dark Phoenix chiude una saga durata quasi vent’anni (il primo film, diretto da Bryan Singer, risale infatti al 2000), la cui fine è stata decretata dall’acquisto da parte della Disney dei diritti sul franchise, finora in possesso della 20th Century Fox.  Dark Phoenix si colloca cronologicamente dopo X-Men – Apocalisse (2016) e mette in scena la squadra degli X-Men in versione “giovane”, con James McAvoy nei panni del professor Xavier, Fassbender in quelli di Magneto e Jennifer Lawrence in quelli di Raven/Mystica.

Il film ruota attorno a un personaggio trascurato dagli ultimi film della serie, ma fondamentale all’interno dell’universo Marvel. Jean Grey (la Fenice Nera) è ben interpretata da Sophie Turner (la Sansa Stark de Il trono di spade), che riesce a rendere credibile il conflitto interiore del suo personaggio, dilaniato da forze immense (desiderio, dolore e rabbia), che lo rendono, allo stesso tempo, estremamente potente ed estremamente pericoloso. Jean Grey risulta così un’eroina fatta di luci e ombre, incarnazione dell’eterna lotta tra bene e male, che convivono dentro di lei e lottano strenuamente per emergere.

Con una protagonista così importante a dominare la scena, gli altri personaggi finiscono inevitabilmente per passare in secondo piano. Da questo deriva il tono un po’ monocorde del film, che insiste molto sull’aspetto drammatico, sul senso di pericolo e sulla tensione, senza lasciare spazio al lato comico che, in misura maggiore o minore, caratterizza tutti i film tratti dall’Universo Marvel.

Sottotono anche i cattivi – i D’Bari, capeggiati da un’algida Jessica Chastain - una razza aliena priva di sentimenti che vuole impossessarsi del potere di Jean e conquistare la Terra. I D’Bari assumono l’aspetto degli umani, parlano pochissimo e combattono a mani nude. Difficilmente, quindi, verranno ricordati tra i cattivi più originali dell’universo Marvel.

Decisamente più interessanti, invece, le tematiche affrontate dal film, ovvero cosa possiamo fare con i doni che ci vengono concessi e il sottile confine che esiste tra “fare il bene in nome del bene” e “fare il bene per la gloria e il rispetto che ne derivano”. Si tratta ovviamente di questioni affrontate a un livello abbastanza superficiale (Dark Phoenix rimane un film di supereroi, in cui le scene d’azione e visivamente spettacolari hanno la precedenza), ma che contribuiscono a dare una buona ossatura alla trama e a rendere credibili i dilemmi interni ed esterni dei personaggi. 

In conclusione, Dark Phoenix è un prodotto godibile e accattivante, adatto a un pubblico trasversale (anche se spostato leggermente verso i giovani, per l’età dei personaggi protagonisti e per la mancanza di un antagonista davvero forte e pericoloso), ma che non soddisfa pienamente le aspettative, decisamente alte visto che si tratta dell’epilogo della saga X-Men (o, perlomeno, di quella targata Fox). Per un gran finale - specialmente se paragonato a un altro blockbuster appena uscito in sala e che ha chiuso un’era, ovvero Avengers Endgame - forse ci voleva qualcosa in più.

Autore: Cassandra Albani.
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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AVENGERS: ENDGAME

Inviato da Franco Olearo il Lun, 04/29/2019 - 11:26
 
Titolo Originale: Avengers: Endgame
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Anthony Russo, Joe Russo
Sceneggiatura: Christopher Markus, Stephen McFeely
Produzione: KEVIN FEIGE PER MARVEL STUDIOS
Interpreti: Karen Gillan, Brie Larson, Scarlett Johansson, Robert Downey jr, Chris Hemsworth,Mark Ruffalo, Chris Evans

Dopo lo schiocco di dita di Thanos e la sparizione di metà degli esseri viventi dell’universo, gli Avengers devono fare i conti con le conseguenze del loro fallimento. L’arrivo in loro aiuto di Captain Marvel li spinge a tentare una nuova mossa contro Thanos, ma riportare le cose come erano prima sarà molto più complicato del previsto e richiederà dolorosi sacrifici…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film esprime bene la tensione esistente tra dovere per il bene comune e la dimensione privata e sottolinea l’importanza della famiglia, sia essa quella biologica o quella che le avventure comuni hanno cementato.
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Non si può non negare al film la sua natura epocale, che unisce il gusto per l’epica a un autentico amore per personaggi che nel tempo ci sono diventati familiari come vecchi amici e a cui regala un finale davvero all’altezza.
Testo Breve:

Gli Avengers devono fare i conti con le conseguenze del loro fallimento ma l’arrivo in loro aiuto di Captain Marvel li spinge a tentare una nuova mossa contro Thanos. Un film che parla coraggiosamente di  reazione al fallimento e di elaborazione del lutto e come questo cambia i vari supereroi.

Inizia con toni assai poco usuali per un cinecomic, c’è lutto e senso di impotenza, questo film che nelle ambizioni (e in grandissima parte anche nella realtà) vuole essere la summa di un decennio di Universo Marvel e più in generale di cinema (le citazioni cinefile, soprattutto ad opera di Antman, sono moltissime, la più importante, ovviamente, quella di Ritorno al futuro).

Endgame  è di fatto una sorta di film-mondo (come lo sono certi romanzi dell’Ottocento) nella sua volontà di riassumere e dare un senso anche a tanti momenti del passato cinematografico della saga e fa riconoscere anche allo spettatore meno avveduto come il fumetto sia riuscito in così poco tempo a diventare per gli spettatori giovani e vecchi del terzo millennio un genere cardine, come solo forse il western era stato per gli usa degli anni Cinquanta

Endgame, forse uno dei film più attesi della storia del cinema e più a rischio di spoiler, parla innanzitutto, e coraggiosamente, di  reazione al fallimento e di elaborazione del lutto e come questo cambia i vari supereroi.

E lo fa in maniera coerente a come li abbiamo conosciuti nei loro difetti e nelle loro virtù: Steve Rogers/Captain America non abbandona il suo ruolo di mentore, Tony Stark si riprende il privato a lungo sacrificato, Vedova Nera lotta per non perdere il gruppo, Occhio di Falco si trasforma in un giustiziere, Bruce Banner/Hulk prova finalmente a trovare un equilibrio, Thor… ecco questo è qualcosa che è bene non anticipare, ma anche qui il percorso si rivela più interessante del previsto

La scomparsa di tanti personaggi permette di concentrarsi soprattutto sul nucleo originale degli Avenger, in particolare Iron Man e Captain American, che da sempre rappresentano due poli opposti del modo di intendere il ruolo di supereroi, ma che rappresentano entrambi quella tensione tra dovere per il bene comune e dimensione privata che diventa fondamentale in questa storia dalle dimensioni cosmiche.

I temi del significato dell’eroismo e del sacrificio in nome di un bene più grande, ma soprattutto di persone a cui si vuole bene, non è nuovo per la Marvel, ma qui assume le sue dimensioni più assolute, come pure la sottolineatura dell’importanza della famiglia, sia essa quella biologica o quella che le avventure comuni hanno cementato.

Se almeno nella prima parte la pellicola favorisce le relazioni sul’azione pura e semplice, con la partenza del grande “piano”  di rivincita il ritmo si fa più movimentato, senza perdere di significato, fino al grande scontro finale, che regalerà ai fan più di un momento di autentica esaltazione.

Dopo aver tanto anticipato il ruolo di Captain Marvel, la supereroina femminista nuova di zecca non svolge poi un gran ruolo (ma sinceramente non se ne sente poi tanto la mancanza, nel tripudio di ritorni e reunion più emotivamente rilevanti), mentre al centro del gruppo dei sopravvissuti giganteggia Vedova Nera, che si fa carico di tenere unito il gruppo dopo la tragedia e a cui toccano alcuni dei momenti e delle scelte più commoventi della storia.

Se, nonostante le dimensioni eccezionali anche in termini di durata (oltre tre ore, come i grandi colossal dei bei tempi andati), qualcuno avrà da trovare difetti on Endgame (ma c’è anche chi ha criticato i sette finali di un capolavoro come Il signore degli anelli- Il ritorno del re, con cui per certi versi questo film ha qualcosa in comune), non si può non riconoscerne la natura epocale, che unisce il gusto per l’epica a un autentico amore per personaggi che nel tempo ci sono diventati familiari come vecchi amici e a cui regala un finale davvero all’altezza.

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HELLBOY

Inviato da Franco Olearo il Gio, 04/11/2019 - 14:04
Titolo Originale: Hellboy
Paese: USA
Anno: 2019
Regia: Neil Marshall
Sceneggiatura: Andrew Cosby
Durata: 120
Interpreti: David Harbour, Ian McShane, Milla Jovovich, Daniel Dae Kim

Hellboy è un semi-demone, evocato nel lontano 1944 dal mago Rasputin su richiesta dei Nazisti che speravano con questa “arma” di capovolgere i destini della guerra. “Rubata” dagli Alleati, la creatura dalla forza sovrumana e dall’aspetto inquietante viene cresciuta dal professor Bruttenholm come un figlio e addestrata a diventare un “detective del paranormale”, dedito alla difesa dell’umanità contro le minacce dei mostri. Ma quando la minaccia della sanguinaria strega Nimue si ripresenta, per Hellboy non sarà solo questione di forza, ma anche di capire chi è veramente…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista è in fondo un bonaccione. Con un forte istinto di protezione verso i deboli, che però convivono in lui con una assoluta nonchalance nel fare a pezzi i nemici
Pubblico 
Maggiorenni
numerose scene di violenza anche efferata. Negli USA il film è vietato ai minori di 17 anni.
Giudizio Artistico 
 
Il film resta un esperimento francamente molto poco riuscito, irritante nel suo ricorso sfacciato alla violenza, incapace di dare sostanza al percorso del suo protagonista,
Testo Breve:

Hellboy è un semi-demone addestrato a diventare un “detective del paranormale”, dedito alla difesa dell’umanità contro le minacce dei mostri. Ma il ritmo rutilante di una sorta di giostra sanguinaria rendono il film a dir poco indigesto

In una stagione dominata dai cinecomic (solo da inizio 2019 si sono visti Aquaman, Captain Marvel e Shazam, ma è solo un assaggio visto che poi ci sarà l’ultimo atteso capitolo dei Avengers, seguito da un nuovo Spiderman) il reboot del personaggio creato da Mike Mignola nel 1993 (i precedenti cinematografici portano l’autorevole firma di Guillermo Del Toro) firmato da Neil Marshall (The Descent, Centurion) punta sulla quantità (di azione, di sangue, distruzione e mutilazioni assortite) più che sulla qualità.

Le avventure del detective del paranormale Hellboy hanno il ritmo rutilante di una giostra sanguinaria che tra prologhi, flashback e visioni, sbatacchia lo spettatore in un flipper che più che divertire dopo un po’ estenua. La colonna sonora invadente, la grafica onnipresente e gli effetti visivi fatti per sconvolgere completano un piatto a dir poco indigesto.

In mezzo a tutto ciò stona il tentativo di alleggerire il gore con l’umorismo del protagonista (sotto il prostetico c’è il bravo David Harbour, lo sceriffo della serie Netflix Strager Things), che a dispetto delle sue origini e del suo inquietante aspetto è in fondo un bonaccione. Il suo difficile rapporto con il padre adottivo, l’istinto di protezione verso i deboli, convivono in lui con una assoluta nonchalance nel fare a pezzi i nemici…seguendo la propria natura demoniaca.

Del resto è il percorso del protagonista nel film quello di un (anti)eroe che deve decidere da che parte schierarsi, anche se la pellicola di certo non eccelle nel tratteggio delle psicologie ma preferisce la strada sbrigativa di mostrare una scena di action dopo l’altra commentata fin troppo da battute che definire didascaliche è una gentilezza.

Non aiuta più di tanto il tentativo di “costruire una squadra” attorno a Hellboy per spingere il senso di cameratismo in un mondo dove continuano a comparire mostruosità di ogni genere, le teste saltano con allarmante regolarità, accompagnate da stragi di grafica violenza (il film è caldamente sconsigliato ai minori).

Si vorrebbe nobilitare il tutto con il ricorso niente di meno che alla saga arturiana, ma ne esce la versione più cheap possibile e il moltiplicarsi dei cattivi (oltre alla strega ci sono il suo aiutante dalla testa di suino e Baba Yaga che trucida e mangia bambini) riesce solo a far durare (troppo) a lungo la storia.

Insomma questo Hellboy resta un esperimento francamente molto poco riuscito, irritante nel suo ricorso sfacciato alla violenza, incapace di dare sostanza al percorso del suo protagonista, il cui dilemma, largamente prevedibile, si risolve nello spazio di un momento. L’epilogo (ovviamente non può mancare) lancia un sequel di cui faremmo volentieri a meno.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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