Fantascienza

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IRON MAN 2

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 14:36
 
Titolo Originale: Iron Man 2
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Jon Favreau
Sceneggiatura: Justin Thoreoux su personaggi di Stan Lee
Produzione: Kevin Feige per Paramount Pictures/Marvel Studios/Fairview Entertainment
Durata: 124'
Interpreti: Robert Downey Jr., Don Cheadle, Scarlett Johansson, Gwyneth Paltrow, Mickey Rourke

Anche i supereroi devono appianare i conflitti con la figura paterna. È il messaggio di un insipido secondo episodio nella serie ispirata al celebre fumetto di Stan Lee.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La questione degli armamenti in mani private è appena accennata e non approfondita
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per il dinamismo di alcune scene e il linguaggio
Giudizio Artistico 
 
Pur abbagliati dagli effetti speciali, ci si annoia. i due antagonisti sono privi di profondità.

Anche i supereroi devono appianare i conflitti con la figura paterna. È il messaggio di un insipido secondo episodio nella serie ispirata al celebre fumetto di Stan Lee.

Iron Man è un’armatura robotica dentro la quale c’è l’imprenditore bellico Tony Stark. Ricchissimo, geniale, libertino. Mentre l’esercito Usa vorrebbe confiscare la potente invenzione per metterla sotto tutela istituzionale, la concorrenza cerca in tutti i modi di copiarla. Alla rivale Hammer Industries non par dunque vero di assoldare allo scopo un vendicativo fisico russo che conosce i segreti dell’armatura. Prima di essere accusato di spionaggio, infatti, il padre dello scienziato aveva collaborato con quello di Tony all’ideazione del rivoluzionario generatore di Iron Man. Ciononostante, il baldanzoso Tony Stark non farebbe una piega se non fosse per le sue condizioni di salute. A metterlo sotto pressione, infatti, ecco gli effetti collaterali del fatidico generatore che, impiantatogli nel petto, alimenta Iron Man e allo stesso tempo tiene in vita il suo cuore malandato. Saranno alcuni filmini d’infanzia a rivelare a Tony che il geniale genitore aveva già inventato una rivoluzionaria molecola per un nuovo, meno tossico dispositivo…

Film che inizia tardi e rallenta spesso. Il cattivo comincia ad agire a mezz’ora dall’inizio: fin lì tante mossette e dialoghi ironici più forzati che ispirati. Anche oltre, tra un’acrobazia aerea di Iron Man e l’altra, troppe scene verbose, dialogate, con fraseggi che toglierli e metterli sarebbe lo stesso.

Pur abbagliati dagli effetti speciali, così, ci si annoia. Anche perché sono lanciati diversi temi senza svilupparne nessuno. La questione con il padre è toccata solo in due scene: senza essere approfondita in termini psicologici, si riduce a un espediente per trarre d’impaccio il protagonista (ricordando il genitore, Tony ha l’intuizione scientifica risolutrice). La questione degli armamenti in mani private è presto abbandonata per strada. La questione dell’eroe la cui ragione di forza (il generatore cardiaco) è anche quella di massima debolezza è sprecata, facendovi reagire il personaggio in termini adolescenziali (Tony si ubriaca in discoteca, poi si scazzotta con un amico, indossando la mitica armatura e facendoci anche pipì dentro).

Peggiorano le cose i due antagonisti – il fisico e l’industriale concorrente – senza profondità. Ma è conseguenza naturale dell’assenza di un tema unificante la storia: se non questo non c’è, non ci può essere neppure il contro tema incarnato dal “cattivo”.

In ultima analisi, ha giocato a sfavore la gigioneria dell’interprete principale Robert Downey Jr. – il tono generale del film è ridanciano – che ha suggerito alla produzione uno sceneggiatore inesperto e di estrazione comica. Assecondato l’attore, trascurato il personaggio.

Autore: Paolo Braga
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA STRADA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/08/2010 - 12:15
 
Titolo Originale: The Road
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: John Hillcoat
Sceneggiatura: Joe Penhall basato sul romanzo omonimo di Cormac McCarthy
Produzione: Nick Wechsler, Paula Mae Schwartz, Steve Schwartz per Dimension Films / 2929 Productions
Durata: 112'
Interpreti: Viggo Mortensen,Kodi Smit-McPhee, Charlize Theron, Robert Duvall, Guy Pearce

In un mondo distrutto da una sconosciuta apocalisse, dove tutto sembra morto o moribondo, un padre e un figlio viaggiano verso sud e verso il mare, lottando contro la fame e il freddo, in fuga da uomini che hanno perso ogni residuo di civiltà e sono pronti a nutrirsi dei loro stessi simili… In tanta desolazione dove trovare ancora la speranza per continuare?

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Proprio nella sostanza del rapporto padre figlio che è il centro tematico ed emotivo della pellicola sta il cuore più profondamente religioso di questa storia
Pubblico 
Adolescenti
Incontri spesso tesi e terrorizzanti in un’atmosfera funerea che non concede tregua e che potrebbe mettere alla prova l’animo e lo stomaco degli spettatori più sensibili
Giudizio Artistico 
 
Bella e ardua pellicola di John Hillcoat che mantiene tutto il fascino di potente apologo profetico

Tratta da un suggestivo romanzo di Cormac McCarthy (l’autore di Non è un paese per vecchi, da cui è stato tratto il film dei fratelli Coen premiato con l’Oscar), la bella e ardua pellicola di John Hillcoat non cerca di spiegarlo o ingentilirlo a tutti i costi, ma, pur concedendogli un finale forse un po’ più esplicitamente positivo, ne mantiene tutto il fascino di potente apologo profetico.

Per dare allo spettatore almeno un appiglio emotivo, però, passa la narrazione da terza a prima persona, concedendoci uno sguardo compassionevole e coinvolgente nel cuore del protagonista e nella sua lotta.

Cosa abbia prodotto la desolazione, la vera e propria “valle di lacrime”, in cui si muovono i protagonisti (un padre e un figlio, di cui non ci viene mai detto il nome, tanto sono profondamente iscritte le loro identità in questo rapporto) non viene mai spiegato se non allusivamente; forse non è neppure così importante a confronto delle ragioni che li spingono a muoversi e a sopravvivere.  Tutto appare abbandonato dalla civiltà, bruciato e sconvolto da improvvisi terremoti, gli animali non ci sono più, l’umanità è rappresentata come dispersa e violenta.

Mentre il bambino (come apprendiamo dai frammentari flashback dell’uomo) è nato in un mondo ormai stravolto e quasi non conosce il significato di cose e concetti che non ha mai sperimentato (come il blu del mare o il sapore di una Coca Cola), il padre ricorda con dolore e nostalgia la vita felice con la moglie amata. Ribaltando il luogo comune che vuole lo spirito femminile custode della speranza in circostanze avverse, la donna non voleva partorire il figlio a quel dolore senza senso e ad un certo punto ha semplicemente cessato di lottare per continuare a vivere, preferendo perdersi nel buio. Prima di andarsene ha affidato il bambino al marito e gli ha chiesto di portarlo a sud, verso il mare, verso una Terra promessa così incerta e nebulosa che lo spettatore non può fare a meno di dubitare della sua esistenza.

In questo estremo desiderio di bene per l’uomo e per suo figlio c’è l’ultimo guizzo di vita di una madre, ma anche l’origine della forza che sostiene il padre, quel “fuoco” di cui sempre parla, la speranza che è il dono più grande che lascia a suo figlio.

La cura per il piccolo, nelle sue necessità materiali, ma anche nell’apprendimento di un’elementare moralità (fosse pure soltanto quella di non nutrirsi dei propri simili) anche in circostanze estreme, la necessità del ringraziamento (che si esprime, seppur non rivolta a Dio, come una preghiera) per quanto di buono può capitare, questi compiti sono ciò che sostiene l’uomo anche oltre i limiti delle proprie forze fisiche.

Mentre la sua salute declina e la sua testarda resistenza inizia a sfiorare la follia, gli equilibri tra i due impercettibilmente cambiano ed è il piccolo, con la sua istintiva generosità, con la sua tensione verso il bene, che diventa il perno morale della coppia. Non ha fallito l’uomo, come dice morente sulla riva del mare: il bene e la cura di cui ha fatto dono al bambino ne hanno fatto un essere umano capace di sopravvivere perché capace di fidarsi nel momento giusto, di ritrovare il fuoco nel volto di uno sconosciuto che offre aiuto e in quelli di una madre che offre il suo amore.

La paura di “essere seguiti” che diventa l’ossessione negativa del padre, si trasforma nel finale nella promessa di un bene che non finisce con la morte.

Il racconto, riccamente simbolico come il romanzo da cui è tratto, inanella una serie di incontri spesso tesi e terrorizzanti (come quello nella casa degli antropofagi), in un’atmosfera funerea, solo a tratti illuminata da pochi momenti di serenità, che non concede tregua e che potrebbe mettere alla prova l’animo e lo stomaco degli spettatori più sensibili.

Gli unici tocchi di colore in una tavolozza che usa tutti i toni del grigio e del bruno di un mondo in cenere e putrefazione, sono i luminosi flashback che raccontano un passato magari non lontano nella cronologia ma irraggiungibile dall’esperienza, cosicché l’incontro finale del bambino ormai solo con una famiglia con tanto di bambini e cane apre una speranza enorme nella sua straordinaria semplicità.

Dio viene nominato solo poche volte (ma verrebbe da dire, mai a sproposito) e, come forse ci si può aspettare da un racconto apocalittico come è questo, assomiglia più a quello minaccioso e vendicativo dell’Antico Testamento (cui pare far riferimento il vecchio che i due incontrano e aiutano per via) che al Padre amorevole e al Figlio del mistero sacrificale cristiano. Eppure proprio nella sostanza del rapporto padre figlio che è il centro tematico ed emotivo della pellicola sta il cuore più profondamente religioso di questa storia

Autore: Laura Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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