Dramma

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STATE OF PLAY

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 10:48
 
Titolo Originale: State of Play
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Kevin McDonald
Sceneggiatura: Peter Morgan, Tony Gilroy e Mattew Michael Carnahan dall’omonima miniserie BBC di Paul Abbott
Produzione: Andell Entertainment/Universal Pictures/Working Title Films;
Durata: 125'
Interpreti: Russell Crowe, Ben Affleck, Rachel McAdams

Cal McCaffrey, giornalista vecchia maniera abituato a seguire come un segugio le piste che lo possono portare a un buon pezzo, si trova in difficoltà quando la “notizia” è il suo vecchio amico Stephen Collins, ora membro del congresso impegnato in una delicata commissione che si occupa degli affari di una compagnia di sicurezza privata. La morte di Sonia Baker, collaboratrice e amante di Collins, infatti, dà il via ad un’indagine che potrebbe rovinare per sempre la carriera dell’uomo politico...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Molte sono le questioni interessanti che la pellicola non manca di mettere a tema, anche attraverso la spregiudicatezza e l’abilità con cui la stampa si relaziona alla politica, alle forze dell’ordine e alle sue stesse fonti.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di tensione e il linguaggio
Giudizio Artistico 
 
L’abile mano di Kevin McDonald, regista de L’ultimo re di Scozia, e un cast di altissimo livello fanno rinverdire i fasti degli eroi della carta stampata in lotta per la verità

Grazie all’abile mano di Kevin McDonald, regista de L’ultimo re di Scozia, e ad un cast di altissimo livello (Russell Crowe, Ben Affleck, Helen Mirren e Rachel McAdams), una miniserie di successo della BBC si trasforma in un filmone hollywoodiano che tenta di rinverdire i fasti di un nobile genere, quello che celebra gli eroi della carta stampata in lotta per la verità.

A dirla tutta l’operazione di McDonald, pur cavalcando l’onda lunga degli umori ostili all’ormai ex amministrazione Usa (la Pointcorp, potentissima compagnia di sicurezza privata del film, sta per tutte le compagnie private,come la Blackwater, a cui l’esercito statunitense appalta le operazioni di security e non in Afghanistan e Iraq), non alza ingenuamente la bandiera del giornalismo senza macchia fatto solo in nome del diritto di cronaca e del servizio alla verità.

Molte sono le questioni interessanti che la pellicola non manca di mettere a tema, anche attraverso la spregiudicatezza e l’abilità con cui la stampa si relaziona alla politica, alle forze dell’ordine e alle sue stesse fonti.

Per citarne alcuni: che dare per primi la notizia sia anche e soprattutto una questione di copie da vendere, che troppo spesso il desiderio di assicurarsi uno scoop porti a ignorare la discrezione verso le persone coinvolte mettendo a rischio la loro vita, che la rapidità dei new media e delle nuove modalità di informazione (in particolare i blog, con il loro rischio di superficialità e sensazionalismo) rischi di penalizzare l’accuratezza e l’approfondimento,.

La figura di giornalista incarnata da un sempre bravo Russell Crowe (che qui sembra riprendere in versione “letterata” la fisicità e la passione del poliziotto stropicciato di American Gangster), un uomo “del passato” con il suo vecchio computer, i suoi infiniti appunti e gli agganci in ogni posto, sembra uscita di peso dai film impegnati degli anni Settanta, tanto che quasi infastidisce che in definitiva quella descritta sia una vicenda di invenzione seppur con molte pretese di parlare della realtà odierna.

Accanto a lui si affanna una novellina di belle speranze (la McAdams) mentre Helen Mirren giganteggia senza fatica nel ruolo della ferrea direttrice alle prese con nuovi azionisti/editori assetati di scoop; questa ottima architettura di personaggi è la conferma del mestiere di chi ormai è in grado di imbastire operazioni cinematografiche di livello, anche se grazie a spunti creativi di seconda mano come in questo caso (la serie in sei puntate della BBC è del 2003 e porta la firma di un grande sceneggiatore televisivo, Paul Abbot).

Eppure qualcosa sembra mancare in questo meccanismo narrativo che cerca (e a tratti anche trova) efficacia e tensione attraverso i colpi di scena e un certo approfondimento dei personaggi, lasciando trasparire per esempio una complessità e profondità di rapporti maggiore tra McCaffrey, Collins e la moglie di quest’ultimo o per altri versi differenziando le figure dell’entourage politico rappresentato.

Sarà forse che dopo una lunga serie di pellicole “complottistiche” (tra l’altro alcune recenti firmate proprio dagli stessi sceneggiatori di questo film) si finisce per condividere il commento del poliziotto che accusa i giornalisti di voler vedere scandali e congiure anche dove non ci sono.

Soprattutto quando i “cattivi” finiscono per assomigliarsi tutti; e poi c’è il fatto che l’antagonista di McCaffrey, il deputato Collins, nonostante gli sforzi di Ben Affleck, risulta in definitiva una figura piuttosto sfocata, di cui poco ci importa e su cui poco investiamo emotivamente.

Sia come sia, le oltre due ore della pellicola, nonostante abbondino svolte e scene d’azione girate con molto mestiere, finiscono per valere più per alcuni gustosi scambi di battute che coinvolgono McCaffrey/Crowe e i suoi colleghi/superiori, ma anche lui stesso e la moglie di Collins (la brava Robin Wright Penn), piuttosto che per la dinamica di un’indagine di cui si intuiscono in ampia parte gli esiti e che si risolve grazie ad una vera e propria “illuminazione” non poi così diversa da quelle che siamo abituati a vedere in tanti gialli televisivi italiani.

Ne esce una pellicola che si lascia vedere senza però mai davvero conquistare, un’occasione perduta per raccontare con maggiore convinzione ed efficacia quell’intreccio di tensione ideale, manipolazione e interessi che lega oggi più che mai l’informazione con le stanze del potere.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CHE - L'ARGENTINO CHE - LA GUERRIGLIA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 10:28
Titolo Originale: Che part one - Che part two
Paese: Spagna, Francia
Anno: 2008
Regia: Steven Soderbegh
Sceneggiatura: Peter Buchman e Benjamin A. Van der Veen
Produzione: Benicio Del Toro e Laura Bickford
Durata: 268'
Interpreti: Benicio Del Toro

Nella prima parte, la nascita del mito. Giovane argentino dall'aria introversa, Ernesto Guevara conosce Fidel Castro nel 1955. Lasciatosene persuadere alla causa della rivoluzione cubana, il Che guida la guerriglia antibatista attraverso la Sierra Maestra fino al decisivo assedio di Santa Clara e all'ingresso vittorioso a Cuba. Nella seconda parte, la fine tragica dell'eroe che resta fedele al suo credo

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
il Comandante Guevara è stato idealizzato. La scelta di mostrare solo il rivoluzionario omette completamente, infatti, il periodo della gestione del potere e della repressione degli oppositori con metodi disumani
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di violenza conformi al genere bellico.
Giudizio Artistico 
 
Eccesso di retorica da un lato, difetto dall'altro. Espungere a fini di asciuttezza antihollywoodiana qualsiasi nota sentimentale o riferimento alla vita privata del Che, tralasciare i rapporti con le due mogli e con i figli lontani, ha reso freddo il lunghissimo film.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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VINCERE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 09:52
Titolo Originale: Vincere
Paese: Italia, Francia
Anno: 2009
Regia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio e Daniela Caselli
Produzione: Mario Gianani per Offside/Rai Cinema/Celluloid Dreams Productions/Istituto Luce
Durata: 128'
Interpreti: Giovanna Mezzogiorno, Filippo Timi, Michela Cescon

Ida Dalser, trentina di buona famiglia, conosce il giovane Benito Mussolini quando è ancora socialista e sindacalista in polemica con la religione e i padroni; lo ritrova direttore dell’Avanti! quando il futuro Duce cambia campo abbracciando l’interventismo e fondando Il Popolo d’Italia grazie al denaro di Ida che intanto aspetta un figlio da lui. Ma Mussolini ha già una donna, Rachele Guidi, da cui ha avuto una figlia e man mano che la sua carriera politica procede, il futuro Duce prende le distanze da Ida che rivendicherà invano il suo amore e i suoi diritti per poi finire rinchiusa in manicomio, separata per sempre da suo figlio.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Resta lo sgradevole dubbio che il film metta sotto accusa, ancora più del regime , Chiesa, preti e suore, colpevoli di aver stretto i Patti Lateranensi con il tiranno e di aver accettato di fare da carcerieri alla Dalser
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo e a contenuto sessuale
Giudizio Artistico 
 
Questo recupero storico, che sulla lunga distanza risulta estenuante e di fatto poco coinvolgente, non aggiunge molto di più al ritratto del personaggio, tanto più che l’interpretazione forse anche troppo intensa di Timi non riesce (o forse non vuole) a sfondare l’opacità di un carattere sopra le righe.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL PROSSIMO TUO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/16/2010 - 11:31
Titolo Originale: IL PROSSIMO TUO
Paese: Italia, Francia, Finlandia
Anno: 2008
Regia: Anne Ritta Ciccone
Sceneggiatura: Anne Ritta Ciccone
Produzione: Francesco Torelli per la Trincea Cinematografica, FS Film Oy, Astra Film
Durata: 124'
Interpreti: Jean-Hugues Anglade, Maya Sansa, Laura Malmivaara, Sulevi Peltola

Eeva è fredda, scostante, non vuole né dare né ricevere confidenze: fa la hostess di terra a Helsinky e sembra trovarsi a suo agio solo nella sua villetta, isolata in una valle coperta di neve. Jean Paul è un cronista di guerra rimasto traumatizzato dalla morte di tutti i suoi colleghi  in una imboscata durante la guerra in Irak. Non riesce a riprendere il lavoro nel suo giornale di Parigi ed  è assillato dalla moglie da cui ha divorziato perché non  paga più gli alimenti. Elena è figlia di immigrati che sono riusciti a gestire in proprio  un bar alla periferia di Roma. Desiderano che la figlia si prenda un diploma di ragioneria ma Elena ha  un sogno: diventare pittrice e inizia a frequentare un corso all'insaputa dei suoi genitori...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In un mondo che appare violento ed ostile, l'unico sollievo ci viene dall'aiutarci l'un l'altro e c'è chi si apre alla speranza della fede
Pubblico 
Maggiorenni
Sequenze di film pornografici, una scena di stupro, una nudità maschile integrale
Giudizio Artistico 
 
L'autrice, nelle due ore del film ha alcuni momenti felici ma complessivamente l'opera ha un ritmo lento e scopertamente didascalica

Il sottofondo che accompagna le tre storie in tre diverse città europee è l'attentato terroristico alla metropolitana di Madrid ma a questa insicurezza globale se ne aggiungono altre tutte personali: l'animo dei tre protagonisti è stato ferito in circostanze diverse questo  ne ha determinato l'isolamento, il loro porsi in atteggiamento di costante autodifesa.

Eeva, che ha subito una violenza personale (quasi peggiore della violenza fisica subita è il commento del poliziotto: "come, ha dato confidenza a uno in spiaggia di cui non conosceva nemmeno il nome? Bisogna stare più attenti signora...") desidera solo stare da sola e non vuole ragazzi intorno. Jean Paul ha perso la fiducia in se stesso e la forza per andare avanti; il suo ricorso continuo alla pornografia su Internet, gli da l'illusione di sentirsi ancora vivo ma ha iniziato in questo modo una spirale discendente da cui non riesce più ad uscire. Maddalena è una giovane pittrice che fa  sesso senza amore perché non vuole fare la fine di sua madre, morta suicida per una passione non corrisposta; "siamo tutti schiavi: questo mondo non libera il sesso, non  libera la bellezza, figurati l'amore. Non devi avere speranze se vuoi sopravvivere" confida a Elena, l'adolescente sua allieva, che a sua volta non comprende la prosaicità del duro lavoro dei genitori immigrati, il loro impegno per integrarsi e portare avanti il loro piccolo bar: vede nella pittura un modo per vivere "una vita diversa" .

L'autrice, dopo avere presentato nella prima parte del film le problematiche di cui sono afflitti i tre protagonisti, ci offre la soluzione nella seconda parte: l'unica cura per guarire dai propri mali è uscire da se stessi e offrire solidarietà al nostro prossimo, che probabilmente soffre come noi e più di noi.

Ognuno di noi ha il suo angelo custode e chi ci sta vicino, per scelta o per caso, finisce per  aiutarci nel modo più impensato: Eeva ha come  vicino di casa un vecchio professore rimasto solo: è colmo di tristezza perché  l'unica sua figlia  non viene mai a trovarlo ed Eeva decide di aiutarlo per essere aiutata . Jean Paul ha due figli adolescenti che soffrono per la separazione dei loro genitori: hanno bisogno del loro padre tanto quanto lui ha bisogno di loro.

Anche Maddalena, vedendo la passione della sua allieva per la pittura, recupera l'entusiasmo di un tempo  e forse ora riuscirà ad innamorarsi; Elena invece, dopo che un assalto di xenofobi ha distrutto il bar dei suoi genitori, comprende il valore dei loro sacrifici  e forse farà ragioneria, come loro chiedono.

Tutte tre le storie parallele virano nel finale verso la speranza (anche se con soluzioni drammaturgiche a volte sbrigative, come il pestaggio di Jean Paul da parte dei protettori di una prostituta e il repentino arrivo della polizia) e l'autrice mostra una certa finezza nel ritrarre i personaggi; tuttavia il modo con cui  vuole esporre il suo teorema è troppo didascalico e scoperto nelle intenzioni, nelle due lunghe ore (il film è stato già ridotto rispetto all'originale) di spettacolo.

Un cameo di speranza viene dal figlio di Jean Paul: vuole farsi prete, con grande costernazione della madre che cerca di correre ai ripari facendo intervenire una psicologa; ma il suo modo sereno di dedicarsi agli handicappati,  il suo soffermarsi  in preghiera nella chiesa che frequenta,  è disarmante. Forse il mondo in cui viviamo non è frutto di una mano ostile, nonostante le tante evidenze contrarie,   sembra suggerire l'autrice.

"Crede anche nel Paradiso: te lo puoi immaginare?" commenta suo padre, fra il sorpreso e il compiaciuto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA CUSTODE DI MIA SORELLA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/16/2010 - 10:34
 
Titolo Originale: My Sister's Keeper
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Nick Cassavetes
Sceneggiatura: Nick Cassavetes , Jeremy Leven dal romanzo omonimo di Jodi Picoult
Produzione: Curmudgeon Films, Gran ia productions, Mark Johnson Production
Durata: 107'
Interpreti: Cameron Diaz, Alec Baldwin, Abigail Breslin, Sofia Vassilieva, Jason Patric

I Fitzgerald sono una bella famiglia: Sara (C. Diaz) e Brian (J. Patric) sono sempre affettuosi l'uno con l'altra  e i loro  tre figli sono dei simpatici adolescenti. Alla primogenita Kate (S. Vassilieva) è stata però diagnosticata una rara forma di leucemia fin dalla tenera età. Sara da quel momento si è assunta la missione di fare tutto ciò che è necessario per salvare sua figlia: smette di lavorare e convince il marito a far nascere in provetta una seconda bambina, Anna (A. Breslin), geneticamente selezionata per donare sangue e midollo spinale alla sorella. Anna però, raggiunta l'età di 11 anni, decide di rivolgersi a un avvocato per rivendicare il diritto di gestire in proprio il suo corpo: il passo successivo sarebbe stato la donazione di un rene....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I forti temi bioetici sollevati dal film vengono risolti positivamente ma dispiace che il regista manchi di una visione lucida sui destini ultimi della nostra vita, limitandosi a qualche vago sentimento di impronta New Age
Pubblico 
Adolescenti
La storia, che vede coinvolta una bambina di 11 anni impiegata a tenere in vita con il suo sangue e il midollo sua sorella, può impressionare i più piccoli. Il film è VM 14.
Giudizio Artistico 
 
Buona recitazione di tutti i protagonisti, in particolar modo di Cameron Diaz, insolitamente impegnata in un ruolo drammatico. Ma la regia è piatta con una forte inclinazione al patetico
Testo Breve:

La custode di mia sorella Il film affronta con sensibilità umana temi bioetici importanti, come la fecondazione in vitro per ottenere una figlia biocompatibile con la sorella malata. Peccato che il film sia priva di una matura riflessione sul senso della vita e della morte ma solo vaghe suggestioni New Age

Il film affronta temi etici rilevanti e lo fa trattando  con grande sensibilità agli aspetti più umani e  dolenti delle persone che ne sono coinvolte.

Primeggia su tutto l'affiatamento all'interno di una famiglia dove papà, mamma, due sorelle ed un fratello passano giorni spensierati insieme, vivendo quasi in un microcosmo chiuso che non ha bisogno di relazionarsi con l' esterno.
Quando litigano sono sempre pronti, in giorno dopo, a rappacificarsi e a ristabilire l'armonia familiare. Appena un componente della famiglia resta isolato per le sue idee o i suoi atteggiamenti, gli altri si affrettano a prendersene cura, a ristabilire l'equilibrio familiare.

Le protagoniste del film sono due: la madre Sara e la figlia Kate. Sara non è quasi più se stessa o meglio ha deciso che il suo essere se stessa coincide con il suo impegno di mantenere in vita sua figlia, con un servizio di vigilanza e di attenzioni di giorno e di notte, fino al gesto estremo di volere un'altra figlia non per se stessa, ma come supporto biologico per la sorella. Arriva anche ad essere crudele con gli altri componenti della famiglia, appena questi pongono ostacoli alla sua missione.

Kate, è il personaggio più completo: ha un rapporto tenero e di grande confidenza con la sorella e con il fratello; si scoraggia perché con i suoi 17 anni si sente brutta con la sua testa pelata a causa della chemioterapia, ma poi riesce  ad avere una piccola storia d'amore con un ragazzo conosciuto all'ospedale, destinato anche lui ad una morte precoce. La loro relazione occupa la parte centrale del film ed è forse la parte più riuscita ed intensa: lui non pensa alla morte perché quel che conta è aver conosciuto Sara.

Kate si rivela pienamente nella parte finale del film: non vogliamo svelare alcune sorprese del racconto ma sicuramente il suo decidere di non sottoporsi ad ulteriori interventi, sempre più disperati, non è una forma di eutanasia ma è piuttosto accettare serenamente ciò che non si può più evitare. Lei finalmente "è pronta" ed è in grado di regalare un ultimo sorriso sereno a tutti coloro che le stanno intorno.

Il film evidenzia in modo sufficientemente chiaro l'abominio di concepire un figlio come un mezzo e non per se stesso; dispiace però notare come Nick Cassavetes regista e sceneggiatore, lasci trasparire una sua  visione metafisica approssimativa, quasi rozza. Un tema eticamente alto come quello narrato spinge inevitabilmente a porsi domande sul destino ultimo dell'uomo; sembra però che quell'immenso spazio di civiltà occidentale che va  dalla  metafisica degli antichi greci alla religione cristiana abbia insegnato ben poco a questo regista, che dispone solo di vaghe suggestioni New Age.

La visione che ci viene offerta dell'aldilà ha  generici accenni poetici;  dice Anna: "ognuno di noi è un coriandolo di cielo azzurro; lassù nello spazio ci sono tante anime in cerca di un corpo in cui vivere".
Dispiace inoltre che l'esistenza di Kate, che ha così profondamente segnato la vita dei suoi familiari, certo in modo doloroso, ma sicuramente arricchendoli,  lasciando loro proprio per questo una grande eredità spirituale, resti all'interno di una visione priva di quella speranza che ci consenta di riconoscere che gli esseri umani possano farsi del bene a vicenda nella prospettiva di un destino superiore.

Continua Anna: "Vorrei poter dire che la morte di Kate ha portato qualcosa di buono. Che ci ha aiutato a trovare le risposte per continuare a vivere. O che la sua vita ha avuto un valore particolare per il quale  le hanno intitolato un parco o una strada. O che la Corte Supema ha modificato una legge a causa sua. Ma non è andata così. E' morta e basta. Ora è un coriandolo di cielo azzurro e noi dobbiamo andare avanti. Non capirò mai perché Kate ha dovuto morire e noi siamo vivi. Non c'è una spiegazione credo. La morte è morte. Nessuno può capirla".

Solo nella parte finale del film, viene adombrato quello che invece avrebbe dovuto essere il vero senso di questa storia.
Conclude Anna: "tanto tempo fa sono stata messa al mondo per salvare mia sorella. Alla fine non ci sono riuscita. Ma oggi so che questo non era importante. Era importante che avessi una sorella. Una sorella fantastica.  Un giorno sicuramente la rivedrò ma nell'attesa il nostro rapporto continua".

Nick Cassavetes sa valorizzare gli attori molto bene e una Cameron Diaz in veste drammatica è una vera sorpresa. La regia è però piatta e Nick non riesce a contenere le sue derive sul registro patetico. La storia era già di per se straziante ma il regista non rinuncia a rincarare la dose: durante la fase processuale: veniamo a sapere che il giudice è una donna a cui è era morta sei mesi prima una figlia dell'età di Kate e perfino l'avvocato che  difende Anna vive con un polmone d'acciaio ed è per di più epilettico.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: La5
Data Trasmissione: Lunedì, 16. Gennaio 2017 - 21:10


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CHERI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/16/2010 - 10:23
Titolo Originale: CHERI
Paese: Gran Bretagna, Germania, Francia
Anno: 2009
Regia: Stephen Frears
Sceneggiatura: Christopher Hampton
Produzione: Bill Kenwright Films Ltd, MMC Independent, Pathè Production
Durata: 110'
Interpreti: Michelle Feiffer, Kathy Bates, Rupert Friend

Parigi nel periodo della Belle Epoque, qualche anno prima dello scoppio della Grande Guerra. Non c'è solo la bella Otero a far girare la testa a principi e ricchi borghesi, ma anche Lèa de Lonval, ricca ma ormai sulla soglia della cinquantina, e la sua amica ed ex rivale madame Peloux, ormai ritiratasi dal mestiere. Quest'ultima prende la strana iniziativa di far incontrare suo figlio diciannovenne soprannominato Cherì, un bel tenebroso senza nerbo, con la quasi "zia" Lèa. Pensa che in fondo per il figlio avere un'amante matura sia meglio che passare le serate a bere e a fumare oppio...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Al di là dell'eleganza della forma e dell'ironia del racconto, si tratta di un incontro fra una prostituta di lusso e un giovane vanesio incapace di crescere
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di incontri sessuali con nudità maschili
Giudizio Artistico 
 
Bellissimi costumi, accurate ambientazioni Art Dèco, brave la Feiffer e ancor più la Bates. Ma per raccontare il vuoto...

Non é ben chiaro perché ci sia un interesse a realizzare film come questi.

Siamo a Parigi, nella mitica Belle Epoque (rivissuta attraverso stupendi interni in stile Art Dècò). Lèa é una prostituta di lusso arrivata ormai alla fine di una molto lucrosa carriera; con un umorismo molto inglese che pervade tutto il racconto, lei  trova che non ci sia niente di meglio che  poter finalmente dormire in un letto senza doverlo condividere con nessuno.

Cherì invece ha solo 19 anni, non ha nulla da fare (é figlio di un' altra cocotte a cui gli "affari" soo andati molto bene) se non vivere senza alcuno scopo le fatue notti di Parigi.

I due si incontrano, complice la madre dl lui e dimentichi della differenza di età, hanno una relazione per ben sei lunghi anni, ovviamente a spese del patrimonio di Léa.

La storia è tutta qui perché anche quando, per puri motivi di convenienza, Cherì accetta di sposare Edmèe, graziosa diciannovenne figlia di Marie-Laure, un'altra cortigiana, i due amanti continueranno a farsi del male, ritrovandosi e respingendosi secondo i flussi alterni della loro passione.

Ritorna di nuovo la domanda: che interesse può avere per il pubblico un amore simile (anche molto fisico, come sottolineano alcune scene che sottopongono la cinquantenne Pfeiffer e il direttore della fotografie a sofisticati giochi di prestigio)?.

Forse si voleva mostrare la bellezza trasformante dell'amore: due persone provenienti da ambienti degradati, si riscattano e ritrovano la loro dignità di persone, ma in realtà niente di tutto questo accade. Al contrario: appare evidente, al di là del romanticismo struggente della storia, che il loro è stato l' incontro di due egoismi: un amore sterile destinato solo a generare dolore.

Molto bella e onesta  la confessione finale di Lèa: chiede perdono a Cherì perché se lo avesse amato veramente lo avrebbe aiutato a maturare (quindi a desiderare una famiglia e dei figli); al contrario lo ha protetto e come "bloccato" nella sua giovinezza. Ha passato ogni giorno   con lui come se dovesse essere l'ultimo: nessun futuro  poteva venir costruito, nessuna visione progettuale era possibile per il loro amore. Ha cercato di  carpire da lui fino all'ultimo quellla giovinezza che si stava allontanando da lei.

Anche su Cherì pesa una grossa responsabilità:  riscattarsi e costruire  insieme a sua moglie una famiglia o restare eterno bambino cullato dalla materna Lèa.
L'inizio della Grande Guerra risolverà le loro incertezze è chiuderà un'epoca.

 

Molto brava la Feiffer nella mobilità del suo volto che da un sorriso di speranza si scolora rapidamente nel'angoscia della solitudine. Forse ancor più brava la Bates nella sua calcolata determinazione di madre.

La storia é molto simile a quanto racconta il film La Diva Giulia  : in quel caso una matura attrice di teatro non trovava niente di meglio, per tornare a sentirsi viva, che prendersi come amante un giovane vanesio. Di nuovo l'inizio della guerra (si trattava della guerra del '39) poneva fine a quella storia privata e a tutto un mondo fatuo.

Frears ha cercato, con la contrapposizione fra il lusso e l'eleganza delle ambientazioni e il dramma interiore dei personaggi, di farci adombrare la fine imminente di un'epoca vissuta con troppa leggerezza: un impegno forse troppo ambizioso per una storia così modesta

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL GRANDE SOGNO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/16/2010 - 10:19
Titolo Originale: IL GRANDE SOGNO
Paese: Italia, Francia
Anno: 2008
Regia: Michele Placido
Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Angelo Pasquini, Michele Placido
Produzione: Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt per Taodue, Babe Film in collaborazione con Medusa Film e Sky
Durata: 101'
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Luca Argentero, Laura Morante, Silvio Orlando

Nel '68 Laura è studentessa universitaria alla Sapienza di Roma; primogenita di una tranquilla e benestante famiglia borghese di impostazione cattolica, sente il vento della ribellione in arrivo: partecipa alla marcia della pace per la guerra nel Vietnam, all'università affronta il suo professore denunciando le discriminazioni in atto verso gli studenti operai e quando l'università viene occupata, aderisce con entusiasmo all'iniziativa, anche per un certo interesse verso Libero, leader carismatico del movimento. Nicola, giovane pugliese di modeste origini fa il poliziotto nella squadra celere di Roma. Gli viene comandato di infiltrarsi fra gli studenti che occupano l'università e in quell'occasione conosce Laura...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Della convulsa stagione della rivolta studentesca del '68 restano nascoste le motivazioni e manca un giudizio critico su quel periodo, in particolare sulla deriva violenta che ne scaturisce. Di evidente appare solo la voglia di libertà sessuale dei protagonisti
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di nudo femminile integrale. Diverse sequenze di rapporti amorosi con nudità parziali. Molto turpiloquio.
Giudizio Artistico 
 
Buona ricostruzione di alcuni eventi chiave del '68 ma i personaggi mancano di profondità e il film si limita a mostrare senza spiegare. Efficace interpretazione di Riccardo Scamarcio
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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BAARI'A

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 13:03
 
Titolo Originale: BAARI'A
Paese: Italia, Francia
Anno: 2009
Regia: Giuseppe Tornatore
Sceneggiatura: Giuseppe Tornatore
Produzione: Marina Berlusconi, Tarak Ben Ammar per Medusa Film, Quinta Communications, Exon Film
Durata: 150'
Interpreti: Francesco Scianna, Margareth Madè, Lina Sastri, Angela Molina, Salvo Ficarra, Valentino Picone, Nino Frassica, Luigi Lo Cascio, Leo Gullotta, Beppe Fiorello, Raoul Bova, Monica Bellucci

Bagheria, vicino a Palermo, nel ventennio fascista. Ciccio è un semplice pecoraio che per l'estrema povertà è costretto a mandare suo figlio Peppino, ancora quattordicenne, ad accudire le pecore di un suo amico. Peppino finisce per frequentare poco la scuola e, ormai cresciuto, continua ad allevare buoi. Conosce la bella Mannina, che fa la ricamatrice ma i genitori di lei sono contrari al matrimonio perché Peppino è troppo povero. Ai due giovani non resta che organizzare la fuitina. Nel dopoguerra la giovane coppia finirà per avere quattro figli mentre Peppino, molto impegnato in politica (è iscritto al PCI) vivrà tutto il periodo delle lotte per la riforma agraria. Siamo ormai nel periodo della contestazione; Pietro figlio di Peppino è ormai diventato un giovane appassionato di fotografia. Decide di lasciare la Sicilia per tentare la fortuna a Roma

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film trasmette la felicità di due genitori che si vogliono bene e che fanno crescere serenamente quattro figli
Pubblico 
Pre-adolescenti
La scena di un bue sgozzato e quella di una gallina a cui viene tirato il collo potrebbero impressionare i più piccoli
Giudizio Artistico 
 
Ottima messa in scena e bellissima fotografia. Le storie dei tanti personaggi non riescono ad andare oltre il semplice bozzetto

Giuseppe Tornatore ha grande abilità nel manovrare la macchina da presa, la fotografia ed i colori sono come sempre impeccabili. Le sequenze, quasi con un taglio da clip pubblicitaria, sono veloci e si susseguono rapidamente, come nell'affanno di ricordare tanti  personaggi ed eventi che hanno caratterizzato 50 anni della vita di Bagheria. Lo spettacolo è garantito. Il regista predilige i grandi spazi: prima di tutto la sua Baaria, vista spesso dall'alto  e, con un unico colpo d'occhio, il lungo corso Butera che taglia in due la città, con grande cura nel mostrare i suoi cambiamenti  man mano che i decenni trascorrono; ma anche i grandi raduni dei contadini in sciopero, i lavoratori nella cava di pietra.

Nella prima parte vi è molta attenzione nel ricostruire la povera vita dei contadini e dei custodi del bestiame, quando si viveva e si dormiva in simbiosi con gli animali e i ragazzi facevano furti di frutta nella tenuta del padroni, per non morire di fame.

I due protagonisti, poco noti, sono senz'altro efficaci (Margareth Madè è esordiente) ma da quasi fastidio vedere nomi importanti del cinema italiano impegnati in apparizioni secondarie o di semplice comparsa; si tratta senz'altro di un omaggio a Tornatore ma la trovata, invece che rendere più interessante il film,  lo qualifica ancor più come un'opera celebrativa.

Questo imponente affresco, nelle sue due ora e mezza di durata, finisce, sopratutto nella sua parte centrale, mostra qualche momento di stanchezza. Il problema è che mancano gli elementi essenziali per costruire una storia che possa appassionare: manca una grande storia d'amore e manca la lotta, il contrasto con un antagonista.

Tornatore ci trasmette tutto il suo affetto per la sua gente e il suo paese e la storia è chiaramente autobiografica (Peppino è suo padre e Pietro è lui stesso) ma tale affetto filtra la memoria, attenua i chiaroscuri.

Il racconto, che abbraccia vari decenni, in realtà è una storia che non si sviluppa: non si vive nel tempo dinamico di una vicenda che si muove partendo da una situazione iniziale, a cui segue la nascita di un contrasto e poi perviene a una conclusione  ma resta racchiuso all'interno di in un tempo immutabile, quello della fedeltà costante del  sentimento di Tornatore verso la sua gente e la sua famiglia. Non a caso quel bambino che vediamo all'inizio, quello della locandina, lo ritroviamo alla fine, in una Bagheria sconvolta dal traffico dei nostri giorni, simbolo di un tempo che si è rinchiuso su se stesso.

Se in altre occasioni il nostro autore ha portato sullo schermo racconti violenti (basti pensare a La sconosciuta) e anche carichi di sensualità (Maléna, L'uomo delle stelle) qui non accade, perché si trova a parlare dei suoi genitori ed é   intervenuto un giusto pudore familiare; l'autore preferisce il registro della simpatica ironia, dove ad ogni cambio temporale, vediamo Mannina nuovamente incinta (avranno quattro figli) segno di una intesa forte e profonda.

Anche la narrazione dei loro primi incontri, del loro innamorarsi, il contrasto dei genitori, è raccontato con i toni leggeri della commedia all'italiana; come tutti i figli, Tornatore non può  immaginare i suoi genitori dominati da grandi passioni.

Anche nel ritrarre Peppino impegnato in politica, si vede bene che l'autore ha grande ammirazione per suo padre: lo ritrae come un comunista puro, che è diventato tale per difendere i contadini dai soprusi dei padroni mafiosi e quando riuscirà a coprire cariche pubbliche, non si sporcherà le mani con oscuri illeciti.

Volutamente, fatti tragici come la strage alla Portella delle Ginestre sono appena accennati e il tema della presenza mafiosa non viene affrontato se non di sfuggita.

Può sembrare strano dirlo, ma il grande budget messo a disposizione non ha favorito la creatività del regista. Ha messo in agenda tutto quello che aveva da dire senza nulla filtrare ed ha avviato almeno tre filoni in parallelo: la storia della sua famiglia, quella di Bagheria e dei suoi eventi rilevanti (la presenza di Guttuso impegnato nelle prime opere, il regista Lattuada che realizza un film  a villa Palagonia) e infine la storia politico-sindacale dell'Italia.

In questo modo ha finito per costruire un insieme di tanti  bozzetti, non potendo, con questa scelta stilistica, andare in profondità nelle vicende personali né in quelle collettive.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Cinema34
Data Trasmissione: Martedì, 26. Ottobre 2021 - 21:00


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BASTARDI SENZA GLORIA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 12:51
Titolo Originale: Inglorious Basterds
Paese: USA, Germania
Anno: 2009
Regia: Inglorious Basterds
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Produzione: A Band Apart, Zehnte Babelsberg Film, Lawrence Bender Productions, The Ewinstein Company, Universal Pictures
Durata: 160'
Interpreti: Brad Pitt, Christoph Waltz, Diane Kruger, Mèlanie Laurent,

1941- c'era una volta la Francia occupata dai nazisti. Il colonnello delle SS Hans Landa ha il compito di stanare tutti gli ebrei per deportarli; raggiunge la casa di un contadino dal quale cerca di avere notizie sulla famiglia Dreyfus,  loro vicini di cui si sono perse le tracce. Il contadino, per salvare la sua famiglia, rivela il loro nascondiglio; vengono tutti uccisi tranne la giovane Shosanna. Nel frattempo viene paracadutato in Francia un drappello di 8 americani di origine ebrea che hanno il solo scopo di uccidere il maggior numero possibile di soldati nazisti prendendosi il loro scalpo come trofeo. 1944-Parigi. Ora Shosanna è diventata proprietaria di un cinema dove si proietterà un film di propaganda alla presenza dello stesso Hitler. L'occasione è ghiotta e gli otto "bastardi" decidono di infiltrarsi per piazzare delle bombe nella sala; ma anche Shosanna ha deciso di vendicarsi dando alle fiamme il suo cinema.....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Tarantino conferma la sua passione per la violenza splatter anche se in dosi minori che in passato. Si tratta, ancora una volta di una storia di vendetta senza pietà, incapace di discriminare fra chi è veramente responsabile e chi è innocente
Pubblico 
Maggiorenni
Un soldato legato viene ucciso a colpi di mazza sulla testa. Dettagli sanguinosi su come si prende lo scalpo a un soldato ucciso e su come si sfregia la fronte dei prigionieri con un coltello
Giudizio Artistico 
 
In alcune specifiche scene Quentin Tarantino conferma le sue grandi doti di cineasta ma l'attenzione posta alle singole sequenze va a discapito della compiutezza del racconto globale

Il film è diviso in cinque atti ed il primo è sicuramente il migliore, un capolavoro. Il colonnello tedesco Hans Landa (l'ottimo attore austriaco Cristoph Waltz che ha meritatamente vinto il premio come miglior protagonista a Cannes 2009) è a colloquio a tu per tu con un contadino nella sua fattoria; con fare  gentile  ed affettato, alternando il francese all'inglese, il colonnello vuole sapere dove si è nascosta la famiglia ebrea Dreyfus. Le parole del colonnello, ammantate di falsa cortesia, pesano come il piombo e  Tarantino gioca su tre sponde: quella del tedesco che mentre parla cerca di carpire le minime reazioni del padrone di casa; quest'ultimo che calibra ogni sua parola, preoccupato per l'incolumità della moglie e delle due giovani figlie e lo spettatore stesso, che sa che proprio sotto gli assi di legno dove avviene la conversazione è nascosta la famiglia ebrea al completo. Alla fine il contadino cederà: non per una violenza fisica ma sopraffatto da una elegante tortura linguistica.

Quentin Tarantino è bravo proprio in questo gioco di dialoghi carichi di minaccia e forse sapendolo, ci tiene a replicarsi: il quarto atto si svolge in una taverna dove a un tavolo ci sono dei soldati tedeschi che festeggiano la nascita del figlio di uno di loro e all'altro soldati americani ed inglesi  travestiti dai ufficiali tedeschi per incontrare l'attrice tedesca Bridget Von Hammersmark che fa il doppio gioco. Ancora una volta un ufficiale delle SS si avvicina per brindare con loro ma sappiamo che da un momento all'altro la sua affettata cortesia si può trasformare in una esplosione di violenza.

Il lungo film è diviso in cinque atti non perché si tratti di un film a episodi, né tanto meno per la necessità di gestire una storia che sarebbe risultata troppo lunga; in realtà Tarantino, con il suo grande senso del cinema, è particolarmente efficace nella singola sequenza, nella singola inquadratura (molto bella quella in cui Shosanna si veste e si trucca con cura per la sera della sua grande vendetta: quasi la vestizione rituale di un torero) ma non riesce a raccontare una storia compiuta, sopratutto a presentarci uomini e donne vere che sanno soffrire, amare o pentirsi. Solo la figura del colonnello Hans Landa è ben tratteggiata nella sua lucifera furbizia, colto ed elegante nelle  forme verbali ma pronto a esercitare la  violenza quando è necessario.
I capitoli più brutti sono proprio quelli che riguardano gli otto bastardi del titolo: si tratta di otto americani di origine ebrea che hanno dei conti da regolare con la giustizia e  che sono arrivati  in Francia con il solo scopo di ammazzare il maggior numero di nazisti, anzi, per sfregio, di  portar via il loro scalpo. C'è in loro un cieco spirito di vendetta, incapace di distinguere il nazista responsabile dal semplice soldato che fa il suo dovere. Un attore come Brad Pitt è sprecato nella sua monolitica e stupida crudeltà. La scena più odiosa è proprio quella in cui un soldato tedesco che si rifiuta di rivelare le postazioni dei suoi commilitoni viene ucciso a colpi di mazza da baseball in testa (e si vedono).

E' inutile cercare in questo film qualche riferimento a storie realmente accadute: ci troviamo di fronte a un altro parto del mondo di Quentin Tarantino, che si nutre unicamente di cinema e di fumetti;  non ha altra ambizione che quella di vivere la sua vita effimera nell'arco delle  due ore e mezza della proiezione . Se è vero però che anche semplici favole sono in grado di far trasparire messaggi universali, nel caso di questo film Tarantino sembra  volerci indicare, come in altre sue opere, che l'unico modo per ristabilire un equilibrio è quello di una vendetta senza pietà.
I riferimenti ad altri film  sono innumerevoli: a cominciare da Quel maledetto treno blindato - 1978  - regia di Castellani il cui titolo inglese è appunto Inglorious Bastards ma anche Quella sporca dozzina, Duello al sole e Viale del tramonto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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VIOLA DI MARE

Inviato da Franco Olearo il Mer, 09/15/2010 - 11:39
Titolo Originale: VIOLA DI MARE
Paese: Italia
Anno: 2009
Regia: Donatella Maiorca
Sceneggiatura: Mario Cristiani, Donatella Diamanti, Donatella Maiorca, Pina Mandolfo e Giacomo Pilati dal romanzo Minchia di re di Giacomo Pilati
Produzione: Maria Grazia Cucinotta, Giovanna Emidi, Silvia Natili e Giulio Volati per Italian Dreams Factory
Durata: 105'
Interpreti: Isabella Ragonese, Valeria Solarino, Ennio Fantastichini

Angela è nata e cresciuta su una piccola isola siciliana nel XIX secolo. È vessata da un padre padrone (titolare della cava di tufo da cui dipende il benessere di tutti gli abitanti) che avrebbe voluto un figlio maschio. Insofferente alle regole imposte alla donne, Angela si innamora dell’amica d’infanzia Sara, dapprima spaventata, poi conquistata dalla forza del suo sentimento. In nome di questo amore Angela rifiuta il matrimonio con l'uomo che suo padre ha scelto per lei e per questo viene segregata in una grotta. Ma di fronte alla sua tenacia, la madre, da sempre sottomessa, se ne esce con uno stratagemma: d’ora in avanti Angela diventerà per tutti Angelo, dovrà travestirsi da uomo e così potrà coronare il suo amore. Ma il futuro ha in serbo un crudele destino…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Sfruttamento morboso di un tema "caldo" analizzato con particolare superficialità
Pubblico 
Maggiorenni
Numerose scene di sesso etero e omosessuale e di nudo.
Giudizio Artistico 
 
Il film si distingue per l’assoluta incapacità di lavorare sui conflitti che diano corpo e interesse ad una vicenda in cui la caratterizzazione dei personaggi finisce per essere un optional
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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