Dramma

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TEZA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 12:36
Titolo Originale: Teza
Paese: Etiopia, Germania, Francia
Anno: 2008
Regia: Haile Gerima
Sceneggiatura: Haile Gerima
Produzione: Haile Gerima, Karl Baumbartner, Marie-Michéle Cattelain, Philippe Avril, Joachim Von mengershausen, Salome Gerima, per Negod-Gwad Production, Pandora Film Limited
Durata: 140'
Interpreti: Aron Arefe, Abiye Tedla, Takelech Beyene, Teje Tesfahun

Anberber, giovane studente etiopico, si è recato in Germania per prendere la laurea in medicina ma alla caduta del regime del Negus ritorna in patria, per poter realizzare la rivoluzione da lui tanto auspicata. La realtà si dimostrerà ben diversa: il paese viene soffocato da una dittatura marxista intransigente e neanche il ritorno al villaggio natio, dove può ritrovare la vecchia madre, allevia la sua tristezza, perché antichi pregiudizi e il rigoroso governo degli anziani non lo  riportano a quel mondo incantato della giovinezza a cui sono legati i suoi ricordi...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'autore denuncia lucidamente ogni forma di violenza da qualsiasi parte essa provenga ma la proposta alternativa si limita a un individualismo disimpegnato
Pubblico 
Adolescenti
Alcune scene di violenza e visioni di ferite impressionanti
Giudizio Artistico 
 
Il regista ha grande professionalità nel condurre la storia pur con alcune lentezze. Bravi gli attori e ottima la fotografia

Il film , che abbraccia vari decenni della storia dell'Etiopia, ha il respiro di un'epopea, alternando la vita privata del dottor  Anberber con la cronaca di   una società oppressa dalla dittatura di Menghitsu. Il film avanza senza fretta (dura due ore e venti)  alternando liriche visioni del tranquillo lago dove il protagonista ha passato la sua giovinezza  a scene di violenza, come quelle in cui le milizie  del dittatore rastrellano i villaggi alla ricerca di giovani da arruolare; la modernità dell'ospedale di Addis Abeba convive con il pigro procedere di buoi che spingono un aratro rudimentale in una arida campagna, mentre alle riunioni dei giovani contestatori  tedeschi degli anni '70, molto impegnati solo a  parole, fanno seguito le discussioni del consiglio degli anziani del villaggio.

"Dov'è il saggio che risolva l'enigma  di come andranno le cose nel mondo dei cieli, di coloro che soffrono qui sulla terra" declama una voce all'inizio della storia. Il desiderio di restare neutrale e la scelta della non violenza  sembra essere il modo con cui il protagonista ha deciso di rapportarsi a un mondo senza pace: unitosi a un gruppo della sinistra studentesca quando era in Germania, desideroso una volta tornato in patria, di contribuire alla realizzazione di una rivoluzione popolare,  si ritrova sotto una dittatura piena di fanatismo marxista peggiore della prevedente;  non per questo si affianca ai guerriglieri dissidenti e la sua scelta finale sarà quella di diventare un  insegnante dei ragazzi del suo villaggio. Il racconto del film si ferma al '90, quindi è non si intravede ancora un segno di cambiamento (Menghitsu verrà deposto nel 1991 da una coalizione  di forze ribelli).  La ripresa nel 1998 della guerra con l'Eritrea contribuirà a  a fiaccare  ulteriormente l'economia del paese e a mietere altre vittime.

Il pensiero del regista si delinea in modo progressivo: non oppone il presente al passato, la tradizione contro la modernità, il  liberismo contro il marxismo, ma ritiene che la radice di ogni conflitto risieda nella contrapposizione fra la libertà dell'individuo  e  le tante forme di imposizione oppressiva con cui le strutture organizzate, siano esse civili, politiche o religiose cercano di affermare se stesse. Il linguaggio ma anche il rito, sono  per lui   strumenti tipici dell'oppressione:  Gerima ricostruisce con molta cura i discorsi vaneggianti dei gruppuscoli rivoluzionari tedeschi ma anche il rito marxista dell'autocritica davanti a un tribunale del popolo,  le insulse sottili distinzioni fra la purezza di un comunismo Albanese rispetto a quello  sovietico. Anche gli abitanti del suo villaggio, con le loro antiche credenze e tradizioni non ne sono immuni: il consiglio degli anziani mostra tutti i suoi pregiudizi verso una donna cacciata dal marito, ma anche la tradizionale fede copta della popolazione è per l'autore è una superstizione pericolosa o inutile: il regista  ridicolizza la devozione della madre di Anberber che, per ringraziare la Madonna del ritorno del figlio, si reca in ginocchio fino alla chiesa del paese.

Cosa ha da proporre in cambio l'autore? Pacifismo e la libertà individuale, svincolata però  da ogni responsabilità. Nei rapporti con le donne il protagonista si comporta da libertino (in Germania, da studente, indurrà indirettamente la sua ragazza ad abortire per evitare di  avere impegni; in patria, sceglie una forma di libera convivenza con la donna che ama).
Non si può non fare un accostamento con il film Persepolis: anche in quel caso si trattava di una ragazza di origine iraniana che dopo la caduta di Reza Pahlavisi è ritrovata a vivere in un regime (quello del periodo di Khomeynista) oppressivo quanto il primo. Anche in quel caso, furono  fondamentali  per lei gli anni di formazione  in Europa.

Fa venire un po' di tristezza osservare  come in entrambi i film, i protagonisti non abbiano saputo assimilare dall'Occidente altro valore che quello  di un individualismo senza vincoli di responsabilità, che li porta a essere disimpegnati nell'amore privato e privi di solidarietà verso i propri connazionali: se Marjane (la ragazza iraniana) sceglie la via del ritorno in Europa, Anberber, pur potendo avere un peso nel suo paese con la sua preparazione culturale e professionale, resta nel suo piccolo villaggio  a fare il maestro.

Gemina è molto bravo nel guidare gli attori e beneficia della bellissima fotografia dell'italiano Mario Masini ma i suoi ritmi sono  troppo lenti per i gusti di noi  occidentali; inoltre  la storia  costruisce un eccesso di vittimismo intorno al protagonista (non ben chiarite le motivazioni del pestaggio a sfondo razziale che avviene  in Germania).

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'ONDA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 12:26
Titolo Originale: Die Welle
Paese: Germania
Anno: 2008
Regia: Dennis Gansel
Sceneggiatura: Dennis Gansel e Ueli Christen dal racconto di William Ron Jones
Produzione: Rat Pack Filmproduktion GmbH/Constantin Film Produktion
Durata: 121'
Interpreti: Jürgen Vogel, Frederick Lau, Max Riemelt, Jennifer Ulrich

In una scuola superiore nella Germania dei nostri giorni si svolge la settimana a tema. A Reiner Wenger, professore giovanile e rockettaro, è chiesto di approfondire l’arduo tema dell’autocrazia.  Per stimolare gli studenti, inizialmente riottosi alla prospettiva di discutere nuovamente i mali del fascismo, il professore dà vita ad un esperimento poco ortodosso che simula un regime dittatoriale fra i banchi di scuola. La lezione, sulle prime affascinante, scivola presto su una china imprevista che porterà la settimana ad un epilogo drammatico.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film ha il grande pregio di evidenziare l’equilibrio instabile del disagio giovanile ma non viene presentata nessuna prospettiva educativa alternativa a quella di proporre la totale assenza di uno spirito comunitario o di una passione forte
Pubblico 
Adolescenti
Scene di violenza e di tensione
Giudizio Artistico 
 
racconta quindi una storia drammatica ed energica
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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HOUDINI L'ULTIMO MAGO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 12:06
Titolo Originale: Death defying Acts
Regia: Gillian Armstrong
Sceneggiatura: Brian Ward e Tony Grisoni
Produzione: Myriad Pictures/BBC Films/Cinemakers/Film Finance/Australian Film Finance Corporation
Durata: 93'
Interpreti: Guy Pearce, Catherine Zeta-Jones, Saoirse Ronan, Timothy Spall

Dopo la morte dell’amata madre il famoso illusionista Houdini, specializzato in fughe acrobatiche e spettacolari, in cambio di un premi di diecimila dollari sfida i sensitivi di tutto il mondo a indovinare con esattezza le ultime parole rivoltegli dalla donna sul letto di morte. La grande sfida gli permette di smascherare imbroglioni ovunque, finchè la sua turnée lo porta ad Edimburgo. Qui Mary Macgartie e sua figlia Benji si guadagnano da vivere estorcendo denaro ai creduloni grazie alle presunti doti psichiche della donna. Per Mary la sfida del grande mago sarebbe l’occasione per liberarsi per sempre dalla povertà, ma per lei e per Houdini è in agguato il pericolo più grande di tutti: l’amore…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il finale ribadisce che la realtà è semplicemente quella che si vede e che deve essere accettata comunque
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di tensione
Giudizio Artistico 
 
Un un film certamente suggestivo, ma che, nella foga di accumulare metafore, perde per strada la logica narrativa.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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STATE OF PLAY

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 11:48
 
Titolo Originale: State of Play
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Kevin McDonald
Sceneggiatura: Peter Morgan, Tony Gilroy e Mattew Michael Carnahan dall’omonima miniserie BBC di Paul Abbott
Produzione: Andell Entertainment/Universal Pictures/Working Title Films;
Durata: 125'
Interpreti: Russell Crowe, Ben Affleck, Rachel McAdams

Cal McCaffrey, giornalista vecchia maniera abituato a seguire come un segugio le piste che lo possono portare a un buon pezzo, si trova in difficoltà quando la “notizia” è il suo vecchio amico Stephen Collins, ora membro del congresso impegnato in una delicata commissione che si occupa degli affari di una compagnia di sicurezza privata. La morte di Sonia Baker, collaboratrice e amante di Collins, infatti, dà il via ad un’indagine che potrebbe rovinare per sempre la carriera dell’uomo politico...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Molte sono le questioni interessanti che la pellicola non manca di mettere a tema, anche attraverso la spregiudicatezza e l’abilità con cui la stampa si relaziona alla politica, alle forze dell’ordine e alle sue stesse fonti.
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di tensione e il linguaggio
Giudizio Artistico 
 
L’abile mano di Kevin McDonald, regista de L’ultimo re di Scozia, e un cast di altissimo livello fanno rinverdire i fasti degli eroi della carta stampata in lotta per la verità

Grazie all’abile mano di Kevin McDonald, regista de L’ultimo re di Scozia, e ad un cast di altissimo livello (Russell Crowe, Ben Affleck, Helen Mirren e Rachel McAdams), una miniserie di successo della BBC si trasforma in un filmone hollywoodiano che tenta di rinverdire i fasti di un nobile genere, quello che celebra gli eroi della carta stampata in lotta per la verità.

A dirla tutta l’operazione di McDonald, pur cavalcando l’onda lunga degli umori ostili all’ormai ex amministrazione Usa (la Pointcorp, potentissima compagnia di sicurezza privata del film, sta per tutte le compagnie private,come la Blackwater, a cui l’esercito statunitense appalta le operazioni di security e non in Afghanistan e Iraq), non alza ingenuamente la bandiera del giornalismo senza macchia fatto solo in nome del diritto di cronaca e del servizio alla verità.

Molte sono le questioni interessanti che la pellicola non manca di mettere a tema, anche attraverso la spregiudicatezza e l’abilità con cui la stampa si relaziona alla politica, alle forze dell’ordine e alle sue stesse fonti.

Per citarne alcuni: che dare per primi la notizia sia anche e soprattutto una questione di copie da vendere, che troppo spesso il desiderio di assicurarsi uno scoop porti a ignorare la discrezione verso le persone coinvolte mettendo a rischio la loro vita, che la rapidità dei new media e delle nuove modalità di informazione (in particolare i blog, con il loro rischio di superficialità e sensazionalismo) rischi di penalizzare l’accuratezza e l’approfondimento,.

La figura di giornalista incarnata da un sempre bravo Russell Crowe (che qui sembra riprendere in versione “letterata” la fisicità e la passione del poliziotto stropicciato di American Gangster), un uomo “del passato” con il suo vecchio computer, i suoi infiniti appunti e gli agganci in ogni posto, sembra uscita di peso dai film impegnati degli anni Settanta, tanto che quasi infastidisce che in definitiva quella descritta sia una vicenda di invenzione seppur con molte pretese di parlare della realtà odierna.

Accanto a lui si affanna una novellina di belle speranze (la McAdams) mentre Helen Mirren giganteggia senza fatica nel ruolo della ferrea direttrice alle prese con nuovi azionisti/editori assetati di scoop; questa ottima architettura di personaggi è la conferma del mestiere di chi ormai è in grado di imbastire operazioni cinematografiche di livello, anche se grazie a spunti creativi di seconda mano come in questo caso (la serie in sei puntate della BBC è del 2003 e porta la firma di un grande sceneggiatore televisivo, Paul Abbot).

Eppure qualcosa sembra mancare in questo meccanismo narrativo che cerca (e a tratti anche trova) efficacia e tensione attraverso i colpi di scena e un certo approfondimento dei personaggi, lasciando trasparire per esempio una complessità e profondità di rapporti maggiore tra McCaffrey, Collins e la moglie di quest’ultimo o per altri versi differenziando le figure dell’entourage politico rappresentato.

Sarà forse che dopo una lunga serie di pellicole “complottistiche” (tra l’altro alcune recenti firmate proprio dagli stessi sceneggiatori di questo film) si finisce per condividere il commento del poliziotto che accusa i giornalisti di voler vedere scandali e congiure anche dove non ci sono.

Soprattutto quando i “cattivi” finiscono per assomigliarsi tutti; e poi c’è il fatto che l’antagonista di McCaffrey, il deputato Collins, nonostante gli sforzi di Ben Affleck, risulta in definitiva una figura piuttosto sfocata, di cui poco ci importa e su cui poco investiamo emotivamente.

Sia come sia, le oltre due ore della pellicola, nonostante abbondino svolte e scene d’azione girate con molto mestiere, finiscono per valere più per alcuni gustosi scambi di battute che coinvolgono McCaffrey/Crowe e i suoi colleghi/superiori, ma anche lui stesso e la moglie di Collins (la brava Robin Wright Penn), piuttosto che per la dinamica di un’indagine di cui si intuiscono in ampia parte gli esiti e che si risolve grazie ad una vera e propria “illuminazione” non poi così diversa da quelle che siamo abituati a vedere in tanti gialli televisivi italiani.

Ne esce una pellicola che si lascia vedere senza però mai davvero conquistare, un’occasione perduta per raccontare con maggiore convinzione ed efficacia quell’intreccio di tensione ideale, manipolazione e interessi che lega oggi più che mai l’informazione con le stanze del potere.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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CHE - L'ARGENTINO CHE - LA GUERRIGLIA

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 11:28
Titolo Originale: Che part one - Che part two
Paese: Spagna, Francia
Anno: 2008
Regia: Steven Soderbegh
Sceneggiatura: Peter Buchman e Benjamin A. Van der Veen
Produzione: Benicio Del Toro e Laura Bickford
Durata: 268'
Interpreti: Benicio Del Toro

Nella prima parte, la nascita del mito. Giovane argentino dall'aria introversa, Ernesto Guevara conosce Fidel Castro nel 1955. Lasciatosene persuadere alla causa della rivoluzione cubana, il Che guida la guerriglia antibatista attraverso la Sierra Maestra fino al decisivo assedio di Santa Clara e all'ingresso vittorioso a Cuba. Nella seconda parte, la fine tragica dell'eroe che resta fedele al suo credo

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
il Comandante Guevara è stato idealizzato. La scelta di mostrare solo il rivoluzionario omette completamente, infatti, il periodo della gestione del potere e della repressione degli oppositori con metodi disumani
Pubblico 
Pre-adolescenti
Scene di violenza conformi al genere bellico.
Giudizio Artistico 
 
Eccesso di retorica da un lato, difetto dall'altro. Espungere a fini di asciuttezza antihollywoodiana qualsiasi nota sentimentale o riferimento alla vita privata del Che, tralasciare i rapporti con le due mogli e con i figli lontani, ha reso freddo il lunghissimo film.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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VINCERE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 10:52
Titolo Originale: Vincere
Paese: Italia, Francia
Anno: 2009
Regia: Marco Bellocchio
Sceneggiatura: Marco Bellocchio e Daniela Caselli
Produzione: Mario Gianani per Offside/Rai Cinema/Celluloid Dreams Productions/Istituto Luce
Durata: 128'
Interpreti: Giovanna Mezzogiorno, Filippo Timi, Michela Cescon

Ida Dalser, trentina di buona famiglia, conosce il giovane Benito Mussolini quando è ancora socialista e sindacalista in polemica con la religione e i padroni; lo ritrova direttore dell’Avanti! quando il futuro Duce cambia campo abbracciando l’interventismo e fondando Il Popolo d’Italia grazie al denaro di Ida che intanto aspetta un figlio da lui. Ma Mussolini ha già una donna, Rachele Guidi, da cui ha avuto una figlia e man mano che la sua carriera politica procede, il futuro Duce prende le distanze da Ida che rivendicherà invano il suo amore e i suoi diritti per poi finire rinchiusa in manicomio, separata per sempre da suo figlio.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Resta lo sgradevole dubbio che il film metta sotto accusa, ancora più del regime , Chiesa, preti e suore, colpevoli di aver stretto i Patti Lateranensi con il tiranno e di aver accettato di fare da carcerieri alla Dalser
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo e a contenuto sessuale
Giudizio Artistico 
 
Questo recupero storico, che sulla lunga distanza risulta estenuante e di fatto poco coinvolgente, non aggiunge molto di più al ritratto del personaggio, tanto più che l’interpretazione forse anche troppo intensa di Timi non riesce (o forse non vuole) a sfondare l’opacità di un carattere sopra le righe.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL PROSSIMO TUO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/16/2010 - 12:31
Titolo Originale: IL PROSSIMO TUO
Paese: Italia, Francia, Finlandia
Anno: 2008
Regia: Anne Ritta Ciccone
Sceneggiatura: Anne Ritta Ciccone
Produzione: Francesco Torelli per la Trincea Cinematografica, FS Film Oy, Astra Film
Durata: 124'
Interpreti: Jean-Hugues Anglade, Maya Sansa, Laura Malmivaara, Sulevi Peltola

Eeva è fredda, scostante, non vuole né dare né ricevere confidenze: fa la hostess di terra a Helsinky e sembra trovarsi a suo agio solo nella sua villetta, isolata in una valle coperta di neve. Jean Paul è un cronista di guerra rimasto traumatizzato dalla morte di tutti i suoi colleghi  in una imboscata durante la guerra in Irak. Non riesce a riprendere il lavoro nel suo giornale di Parigi ed  è assillato dalla moglie da cui ha divorziato perché non  paga più gli alimenti. Elena è figlia di immigrati che sono riusciti a gestire in proprio  un bar alla periferia di Roma. Desiderano che la figlia si prenda un diploma di ragioneria ma Elena ha  un sogno: diventare pittrice e inizia a frequentare un corso all'insaputa dei suoi genitori...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
In un mondo che appare violento ed ostile, l'unico sollievo ci viene dall'aiutarci l'un l'altro e c'è chi si apre alla speranza della fede
Pubblico 
Maggiorenni
Sequenze di film pornografici, una scena di stupro, una nudità maschile integrale
Giudizio Artistico 
 
L'autrice, nelle due ore del film ha alcuni momenti felici ma complessivamente l'opera ha un ritmo lento e scopertamente didascalica

Il sottofondo che accompagna le tre storie in tre diverse città europee è l'attentato terroristico alla metropolitana di Madrid ma a questa insicurezza globale se ne aggiungono altre tutte personali: l'animo dei tre protagonisti è stato ferito in circostanze diverse questo  ne ha determinato l'isolamento, il loro porsi in atteggiamento di costante autodifesa.

Eeva, che ha subito una violenza personale (quasi peggiore della violenza fisica subita è il commento del poliziotto: "come, ha dato confidenza a uno in spiaggia di cui non conosceva nemmeno il nome? Bisogna stare più attenti signora...") desidera solo stare da sola e non vuole ragazzi intorno. Jean Paul ha perso la fiducia in se stesso e la forza per andare avanti; il suo ricorso continuo alla pornografia su Internet, gli da l'illusione di sentirsi ancora vivo ma ha iniziato in questo modo una spirale discendente da cui non riesce più ad uscire. Maddalena è una giovane pittrice che fa  sesso senza amore perché non vuole fare la fine di sua madre, morta suicida per una passione non corrisposta; "siamo tutti schiavi: questo mondo non libera il sesso, non  libera la bellezza, figurati l'amore. Non devi avere speranze se vuoi sopravvivere" confida a Elena, l'adolescente sua allieva, che a sua volta non comprende la prosaicità del duro lavoro dei genitori immigrati, il loro impegno per integrarsi e portare avanti il loro piccolo bar: vede nella pittura un modo per vivere "una vita diversa" .

L'autrice, dopo avere presentato nella prima parte del film le problematiche di cui sono afflitti i tre protagonisti, ci offre la soluzione nella seconda parte: l'unica cura per guarire dai propri mali è uscire da se stessi e offrire solidarietà al nostro prossimo, che probabilmente soffre come noi e più di noi.

Ognuno di noi ha il suo angelo custode e chi ci sta vicino, per scelta o per caso, finisce per  aiutarci nel modo più impensato: Eeva ha come  vicino di casa un vecchio professore rimasto solo: è colmo di tristezza perché  l'unica sua figlia  non viene mai a trovarlo ed Eeva decide di aiutarlo per essere aiutata . Jean Paul ha due figli adolescenti che soffrono per la separazione dei loro genitori: hanno bisogno del loro padre tanto quanto lui ha bisogno di loro.

Anche Maddalena, vedendo la passione della sua allieva per la pittura, recupera l'entusiasmo di un tempo  e forse ora riuscirà ad innamorarsi; Elena invece, dopo che un assalto di xenofobi ha distrutto il bar dei suoi genitori, comprende il valore dei loro sacrifici  e forse farà ragioneria, come loro chiedono.

Tutte tre le storie parallele virano nel finale verso la speranza (anche se con soluzioni drammaturgiche a volte sbrigative, come il pestaggio di Jean Paul da parte dei protettori di una prostituta e il repentino arrivo della polizia) e l'autrice mostra una certa finezza nel ritrarre i personaggi; tuttavia il modo con cui  vuole esporre il suo teorema è troppo didascalico e scoperto nelle intenzioni, nelle due lunghe ore (il film è stato già ridotto rispetto all'originale) di spettacolo.

Un cameo di speranza viene dal figlio di Jean Paul: vuole farsi prete, con grande costernazione della madre che cerca di correre ai ripari facendo intervenire una psicologa; ma il suo modo sereno di dedicarsi agli handicappati,  il suo soffermarsi  in preghiera nella chiesa che frequenta,  è disarmante. Forse il mondo in cui viviamo non è frutto di una mano ostile, nonostante le tante evidenze contrarie,   sembra suggerire l'autrice.

"Crede anche nel Paradiso: te lo puoi immaginare?" commenta suo padre, fra il sorpreso e il compiaciuto.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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LA CUSTODE DI MIA SORELLA

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/16/2010 - 11:34
 
Titolo Originale: My Sister's Keeper
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Nick Cassavetes
Sceneggiatura: Nick Cassavetes , Jeremy Leven dal romanzo omonimo di Jodi Picoult
Produzione: Curmudgeon Films, Gran ia productions, Mark Johnson Production
Durata: 107'
Interpreti: Cameron Diaz, Alec Baldwin, Abigail Breslin, Sofia Vassilieva, Jason Patric

I Fitzgerald sono una bella famiglia: Sara (C. Diaz) e Brian (J. Patric) sono sempre affettuosi l'uno con l'altra  e i loro  tre figli sono dei simpatici adolescenti. Alla primogenita Kate (S. Vassilieva) è stata però diagnosticata una rara forma di leucemia fin dalla tenera età. Sara da quel momento si è assunta la missione di fare tutto ciò che è necessario per salvare sua figlia: smette di lavorare e convince il marito a far nascere in provetta una seconda bambina, Anna (A. Breslin), geneticamente selezionata per donare sangue e midollo spinale alla sorella. Anna però, raggiunta l'età di 11 anni, decide di rivolgersi a un avvocato per rivendicare il diritto di gestire in proprio il suo corpo: il passo successivo sarebbe stato la donazione di un rene....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
I forti temi bioetici sollevati dal film vengono risolti positivamente ma dispiace che il regista manchi di una visione lucida sui destini ultimi della nostra vita, limitandosi a qualche vago sentimento di impronta New Age
Pubblico 
Adolescenti
La storia, che vede coinvolta una bambina di 11 anni impiegata a tenere in vita con il suo sangue e il midollo sua sorella, può impressionare i più piccoli. Il film è VM 14.
Giudizio Artistico 
 
Buona recitazione di tutti i protagonisti, in particolar modo di Cameron Diaz, insolitamente impegnata in un ruolo drammatico. Ma la regia è piatta con una forte inclinazione al patetico
Testo Breve:

La custode di mia sorella Il film affronta con sensibilità umana temi bioetici importanti, come la fecondazione in vitro per ottenere una figlia biocompatibile con la sorella malata. Peccato che il film sia priva di una matura riflessione sul senso della vita e della morte ma solo vaghe suggestioni New Age

Il film affronta temi etici rilevanti e lo fa trattando  con grande sensibilità agli aspetti più umani e  dolenti delle persone che ne sono coinvolte.

Primeggia su tutto l'affiatamento all'interno di una famiglia dove papà, mamma, due sorelle ed un fratello passano giorni spensierati insieme, vivendo quasi in un microcosmo chiuso che non ha bisogno di relazionarsi con l' esterno.
Quando litigano sono sempre pronti, in giorno dopo, a rappacificarsi e a ristabilire l'armonia familiare. Appena un componente della famiglia resta isolato per le sue idee o i suoi atteggiamenti, gli altri si affrettano a prendersene cura, a ristabilire l'equilibrio familiare.

Le protagoniste del film sono due: la madre Sara e la figlia Kate. Sara non è quasi più se stessa o meglio ha deciso che il suo essere se stessa coincide con il suo impegno di mantenere in vita sua figlia, con un servizio di vigilanza e di attenzioni di giorno e di notte, fino al gesto estremo di volere un'altra figlia non per se stessa, ma come supporto biologico per la sorella. Arriva anche ad essere crudele con gli altri componenti della famiglia, appena questi pongono ostacoli alla sua missione.

Kate, è il personaggio più completo: ha un rapporto tenero e di grande confidenza con la sorella e con il fratello; si scoraggia perché con i suoi 17 anni si sente brutta con la sua testa pelata a causa della chemioterapia, ma poi riesce  ad avere una piccola storia d'amore con un ragazzo conosciuto all'ospedale, destinato anche lui ad una morte precoce. La loro relazione occupa la parte centrale del film ed è forse la parte più riuscita ed intensa: lui non pensa alla morte perché quel che conta è aver conosciuto Sara.

Kate si rivela pienamente nella parte finale del film: non vogliamo svelare alcune sorprese del racconto ma sicuramente il suo decidere di non sottoporsi ad ulteriori interventi, sempre più disperati, non è una forma di eutanasia ma è piuttosto accettare serenamente ciò che non si può più evitare. Lei finalmente "è pronta" ed è in grado di regalare un ultimo sorriso sereno a tutti coloro che le stanno intorno.

Il film evidenzia in modo sufficientemente chiaro l'abominio di concepire un figlio come un mezzo e non per se stesso; dispiace però notare come Nick Cassavetes regista e sceneggiatore, lasci trasparire una sua  visione metafisica approssimativa, quasi rozza. Un tema eticamente alto come quello narrato spinge inevitabilmente a porsi domande sul destino ultimo dell'uomo; sembra però che quell'immenso spazio di civiltà occidentale che va  dalla  metafisica degli antichi greci alla religione cristiana abbia insegnato ben poco a questo regista, che dispone solo di vaghe suggestioni New Age.

La visione che ci viene offerta dell'aldilà ha  generici accenni poetici;  dice Anna: "ognuno di noi è un coriandolo di cielo azzurro; lassù nello spazio ci sono tante anime in cerca di un corpo in cui vivere".
Dispiace inoltre che l'esistenza di Kate, che ha così profondamente segnato la vita dei suoi familiari, certo in modo doloroso, ma sicuramente arricchendoli,  lasciando loro proprio per questo una grande eredità spirituale, resti all'interno di una visione priva di quella speranza che ci consenta di riconoscere che gli esseri umani possano farsi del bene a vicenda nella prospettiva di un destino superiore.

Continua Anna: "Vorrei poter dire che la morte di Kate ha portato qualcosa di buono. Che ci ha aiutato a trovare le risposte per continuare a vivere. O che la sua vita ha avuto un valore particolare per il quale  le hanno intitolato un parco o una strada. O che la Corte Supema ha modificato una legge a causa sua. Ma non è andata così. E' morta e basta. Ora è un coriandolo di cielo azzurro e noi dobbiamo andare avanti. Non capirò mai perché Kate ha dovuto morire e noi siamo vivi. Non c'è una spiegazione credo. La morte è morte. Nessuno può capirla".

Solo nella parte finale del film, viene adombrato quello che invece avrebbe dovuto essere il vero senso di questa storia.
Conclude Anna: "tanto tempo fa sono stata messa al mondo per salvare mia sorella. Alla fine non ci sono riuscita. Ma oggi so che questo non era importante. Era importante che avessi una sorella. Una sorella fantastica.  Un giorno sicuramente la rivedrò ma nell'attesa il nostro rapporto continua".

Nick Cassavetes sa valorizzare gli attori molto bene e una Cameron Diaz in veste drammatica è una vera sorpresa. La regia è però piatta e Nick non riesce a contenere le sue derive sul registro patetico. La storia era già di per se straziante ma il regista non rinuncia a rincarare la dose: durante la fase processuale: veniamo a sapere che il giudice è una donna a cui è era morta sei mesi prima una figlia dell'età di Kate e perfino l'avvocato che  difende Anna vive con un polmone d'acciaio ed è per di più epilettico.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: La5
Data Trasmissione: Lunedì, 16. Gennaio 2017 - 21:10


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CHERI

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/16/2010 - 11:23
Titolo Originale: CHERI
Paese: Gran Bretagna, Germania, Francia
Anno: 2009
Regia: Stephen Frears
Sceneggiatura: Christopher Hampton
Produzione: Bill Kenwright Films Ltd, MMC Independent, Pathè Production
Durata: 110'
Interpreti: Michelle Feiffer, Kathy Bates, Rupert Friend

Parigi nel periodo della Belle Epoque, qualche anno prima dello scoppio della Grande Guerra. Non c'è solo la bella Otero a far girare la testa a principi e ricchi borghesi, ma anche Lèa de Lonval, ricca ma ormai sulla soglia della cinquantina, e la sua amica ed ex rivale madame Peloux, ormai ritiratasi dal mestiere. Quest'ultima prende la strana iniziativa di far incontrare suo figlio diciannovenne soprannominato Cherì, un bel tenebroso senza nerbo, con la quasi "zia" Lèa. Pensa che in fondo per il figlio avere un'amante matura sia meglio che passare le serate a bere e a fumare oppio...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Al di là dell'eleganza della forma e dell'ironia del racconto, si tratta di un incontro fra una prostituta di lusso e un giovane vanesio incapace di crescere
Pubblico 
Maggiorenni
Scene di incontri sessuali con nudità maschili
Giudizio Artistico 
 
Bellissimi costumi, accurate ambientazioni Art Dèco, brave la Feiffer e ancor più la Bates. Ma per raccontare il vuoto...

Non é ben chiaro perché ci sia un interesse a realizzare film come questi.

Siamo a Parigi, nella mitica Belle Epoque (rivissuta attraverso stupendi interni in stile Art Dècò). Lèa é una prostituta di lusso arrivata ormai alla fine di una molto lucrosa carriera; con un umorismo molto inglese che pervade tutto il racconto, lei  trova che non ci sia niente di meglio che  poter finalmente dormire in un letto senza doverlo condividere con nessuno.

Cherì invece ha solo 19 anni, non ha nulla da fare (é figlio di un' altra cocotte a cui gli "affari" soo andati molto bene) se non vivere senza alcuno scopo le fatue notti di Parigi.

I due si incontrano, complice la madre dl lui e dimentichi della differenza di età, hanno una relazione per ben sei lunghi anni, ovviamente a spese del patrimonio di Léa.

La storia è tutta qui perché anche quando, per puri motivi di convenienza, Cherì accetta di sposare Edmèe, graziosa diciannovenne figlia di Marie-Laure, un'altra cortigiana, i due amanti continueranno a farsi del male, ritrovandosi e respingendosi secondo i flussi alterni della loro passione.

Ritorna di nuovo la domanda: che interesse può avere per il pubblico un amore simile (anche molto fisico, come sottolineano alcune scene che sottopongono la cinquantenne Pfeiffer e il direttore della fotografie a sofisticati giochi di prestigio)?.

Forse si voleva mostrare la bellezza trasformante dell'amore: due persone provenienti da ambienti degradati, si riscattano e ritrovano la loro dignità di persone, ma in realtà niente di tutto questo accade. Al contrario: appare evidente, al di là del romanticismo struggente della storia, che il loro è stato l' incontro di due egoismi: un amore sterile destinato solo a generare dolore.

Molto bella e onesta  la confessione finale di Lèa: chiede perdono a Cherì perché se lo avesse amato veramente lo avrebbe aiutato a maturare (quindi a desiderare una famiglia e dei figli); al contrario lo ha protetto e come "bloccato" nella sua giovinezza. Ha passato ogni giorno   con lui come se dovesse essere l'ultimo: nessun futuro  poteva venir costruito, nessuna visione progettuale era possibile per il loro amore. Ha cercato di  carpire da lui fino all'ultimo quellla giovinezza che si stava allontanando da lei.

Anche su Cherì pesa una grossa responsabilità:  riscattarsi e costruire  insieme a sua moglie una famiglia o restare eterno bambino cullato dalla materna Lèa.
L'inizio della Grande Guerra risolverà le loro incertezze è chiuderà un'epoca.

 

Molto brava la Feiffer nella mobilità del suo volto che da un sorriso di speranza si scolora rapidamente nel'angoscia della solitudine. Forse ancor più brava la Bates nella sua calcolata determinazione di madre.

La storia é molto simile a quanto racconta il film La Diva Giulia  : in quel caso una matura attrice di teatro non trovava niente di meglio, per tornare a sentirsi viva, che prendersi come amante un giovane vanesio. Di nuovo l'inizio della guerra (si trattava della guerra del '39) poneva fine a quella storia privata e a tutto un mondo fatuo.

Frears ha cercato, con la contrapposizione fra il lusso e l'eleganza delle ambientazioni e il dramma interiore dei personaggi, di farci adombrare la fine imminente di un'epoca vissuta con troppa leggerezza: un impegno forse troppo ambizioso per una storia così modesta

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL GRANDE SOGNO

Inviato da Franco Olearo il Gio, 09/16/2010 - 11:19
Titolo Originale: IL GRANDE SOGNO
Paese: Italia, Francia
Anno: 2008
Regia: Michele Placido
Sceneggiatura: Doriana Leondeff, Angelo Pasquini, Michele Placido
Produzione: Pietro Valsecchi e Camilla Nesbitt per Taodue, Babe Film in collaborazione con Medusa Film e Sky
Durata: 101'
Interpreti: Riccardo Scamarcio, Jasmine Trinca, Luca Argentero, Laura Morante, Silvio Orlando

Nel '68 Laura è studentessa universitaria alla Sapienza di Roma; primogenita di una tranquilla e benestante famiglia borghese di impostazione cattolica, sente il vento della ribellione in arrivo: partecipa alla marcia della pace per la guerra nel Vietnam, all'università affronta il suo professore denunciando le discriminazioni in atto verso gli studenti operai e quando l'università viene occupata, aderisce con entusiasmo all'iniziativa, anche per un certo interesse verso Libero, leader carismatico del movimento. Nicola, giovane pugliese di modeste origini fa il poliziotto nella squadra celere di Roma. Gli viene comandato di infiltrarsi fra gli studenti che occupano l'università e in quell'occasione conosce Laura...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Della convulsa stagione della rivolta studentesca del '68 restano nascoste le motivazioni e manca un giudizio critico su quel periodo, in particolare sulla deriva violenta che ne scaturisce. Di evidente appare solo la voglia di libertà sessuale dei protagonisti
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di nudo femminile integrale. Diverse sequenze di rapporti amorosi con nudità parziali. Molto turpiloquio.
Giudizio Artistico 
 
Buona ricostruzione di alcuni eventi chiave del '68 ma i personaggi mancano di profondità e il film si limita a mostrare senza spiegare. Efficace interpretazione di Riccardo Scamarcio
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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