Dramma

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OPERAZIONE VALCHIRIA (Claudio Siniscalchi)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 12:55
 
Titolo Originale: Valkyrie Regia: Bryan Singer
Paese: USA, GERMANIA
Anno: 2009
Regia: Bryan Singer
Sceneggiatura: Christofer McQuarrie
Produzione: Bryan Singer, Christopher Mcquarrie, Gilbert Adler, Nathan Alexander, Henning Molfenter, Jeffrey Wetzel, Charlie Woebcken, per United Artists, Bad hat Harry Productions, Hache Babelsberg Film
Durata: 120'
Interpreti: Tom Cruise, Kenneth Branagh, Bill Nighy, Tom Wilkinson

Il colonnello della Wermacht Claus von Stauffenberg, di nobile famiglia e cattolico bavarese, è convinto che Hitler vada fermato. Si unisce a un gruppo di cospiratori militari ma anche politici  che stanno cercano di riportare la democrazia in Germania. Dopo che il colonnello riesce a far esplodere una bomba nella sala riunioni dove si trova anche Hitler, l'operazione Valchiria sembra all'inizio avere successo ma realtà Hitler è rimasto illeso...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una bella testimonianza di resistenza alla dittatura hitleriana a cui non furono estranee le motivazioni cattoliche del protagonista
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di tensione e violenza
Giudizio Artistico 
 
Il film è di una potenza visiva straordinaria, di una precisione storica notevole . Ottima interpretazione di Tom Cruise

«Possiamo continuare a servire la Germania o il Führer. Non possiamo più continuare a servirli entrambi» riflette all’inizio di “Operazione Valchiria” il colonnello della Wermacht Claus von Stauffenberg, interpretato da Tom Cruise. L’aristocratico soldato si trova sul fronte africano. Il sole cocente e le cannonate degli inglesi non gli hanno annebbiato i pensieri: davanti a sé vede un futuro nitido. Un futuro però disastroso per la Germania. La guerra ai suoi occhi è irrimediabilmente persa. Resta solo da salvare, nella catastrofe finale, l’onore di soldato, visto che dove arrivano le armate tedesche si macchiano di crimini orribili. E la battaglia finale non si combatterà nel deserto africano, ma a Berlino.
Mentre sta illustrando questi gravosi pensieri al comandante di una divisone, gli inglesi attaccano dal cielo, centrando la jeep sulla quale si trova Stauffenberg. Il risultato è devastante: perde interamente un braccio, un occhio e alcune dita della mano. Tornato in Germania è un altro uomo. Un sopravvissuto fortemente menomato nel fisico, ma non nelle intenzioni. Bisogna chiudere la guerra, e solo un gesto gli appare sensato: uccidere Adolf Hitler e dar vita ad un nuovo governo per trattare la pace. Parte da qui il tentativo più serio di eliminare il Führer, andato a male. Il troppo caldo fece spostare la riunione dal bunker ad una sala più grande, e la borsa contenente l’esplosivo per l’attentato fu incidentalmente allontanata dal bersaglio. È storia abbastanza nota. Molto meno nota è la successiva “operazione Valchiria”: un tentativo di occupare i punti nevralgici del potere a Berlino e bloccare gli uomini più vicini ad Hitler.
Naturalmente lo spettatore conosce l’esito finale degli eventi: Hitler sopravvive e  l’operazione fallisce. Ma poco importa, poiché “Operazione Valchiria” è un film straordinariamente avvincente. Una macchina narrativa perfetta. I congiurati potevano farcela. Tutto giocò contro di loro. In pochi attimi  passarono dall’euforia della riuscita alla disperazione del fallimento. Sapevano di rischiare grosso. Da modello di eroe del nazismo, si diventava traditori della Germania, come nel caso di Claus von Stauffenberg, morto fucilato. “Operazione Valchiria”, diretto da un giovane veterano del cinema hollywoodiano, Bryan Singer (nato nel 1965), regista de “I soliti sospetti” (1995), “L’allievo” (1998), “X-Man” (2000) e “X-Man II” (2002) e “Superman Returns” (2005), si regge tutto su Tom Cruise. Le innumerevoli polemiche suscitate dopo l’uscita tedesca del film, come la denuncia di minacce ricevute da parte dell’attore per la sua appartenenza a Scientology, con “Operazione Valchiria” non c’entrano nulla. Il film è di una potenza visiva straordinaria, di una precisione storica notevole (non tanto nei dettagli, ma nella ricostruzione degli atteggiamenti  mentali dell’epoca) e di una grande tensione emotiva. L’enfasi, quasi sempre scontata in film del genere, è debolissima.
La storiografia ufficiale ha deliberatamente offuscato il coraggio degli attentatori ritenuti, a partire dal giudizio sferzante di Wiston Churchill, una cricca di astuti militari desiderosi di liberarsi del passato nazista. Nella stragrande maggioranza avevano invece  motivazioni realistiche. Volevano evitare alla Germania l’immane tragedia che gli sarebbe toccata. Alcuni cospirarono contro Hitler per calcolo, altri per vanità personale o per desiderio del potere. Claus von Stauffenberg lo fece anche per motivazioni religiose, essendo un cattolico convinto. Particolare non secondario, poiché nell’immaginario collettivo contemporaneo, ripetuto all’infinito dai mezzi di comunicazione, la connivenza  con i nazisti della Chiesa cattolica nel suo insieme, dai pontefici ai singoli fedeli, è un elemento dato sempre per scontato. Invece non è scontato per nulla. Anzi, film come “Operazione Valchiria” dimostrano l’esatto contrario. I cattolici tedeschi furono molto meno appiattiti sul nazismo dei luterani, che addirittura diedero vita ad una Chiesa nazionale (e nazionalsocialista) e crearono nel 1939 un Istituto teologico, con sede a Jena, per depurare le tracce giudaiche nella vita religiosa tedesca, il cui compito finale fu la pubblicazione di una versione (manipolata) del Nuovo Testamento per far emergere con chiarezza la figura del “Gesù ariano”.  Davanti al plotone d’esecuzione il conte Claus von Stauffenberg prima di essere abbattuto grida: «Viva la Santa Germania». Ormai era troppo tardi e l’Apocalisse non si poteva più fermare.  

Autore: Claudio Siniscalchi
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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OPERAZIONE VALCHIRIA (Franco Olearo)

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 12:55
 
Titolo Originale: Valkyrie
Paese: USA, GERMANIA
Anno: 2009
Regia: Bryan Singer
Sceneggiatura: Christofer McQuarrie
Produzione: Bryan Singer, Christopher Mcquarrie, Gilbert Adler, Nathan Alexander, Henning Molfenter, Jeffrey Wetzel, Charlie Woebcken, per United Artists, Bad hat Harry Productions, Hache Babelsberg Film
Durata: 120'
Interpreti: Tom Cruise, Kenneth Branagh, Bill Nighy, Tom Wilkinson

Il colonnello della Wermacht Claus von Stauffenberg, di nobile famiglia e cattolico bavarese, è convinto che Hitler vada fermato. Si unisce a un gruppo di cospiratori militari ma anche politici  che stanno cercano di riportare la democrazia in Germania. Dopo che il colonnello riesce a far esplodere una bomba nella sala riunioni dove si trova anche Hitler, l'operazione Valchiria sembra all'inizio avere successo ma realtà Hitler è rimasto illeso...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una bella testimonianza di resistenza alla dittatura hitleriana a cui non furono estranee le motivazioni cattoliche del protagonista
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di tensione e violenza
Giudizio Artistico 
 
Il film è di una potenza visiva straordinaria, di una precisione storica notevole . Ottima interpretazione di Tom Cruise

«Possiamo continuare a servire la Germania o il Führer. Non possiamo più continuare a servirli entrambi» riflette all’inizio di “Operazione Valchiria” il colonnello della Wermacht Claus von Stauffenberg, interpretato da Tom Cruise. L’aristocratico soldato si trova sul fronte africano. Il sole cocente e le cannonate degli inglesi non gli hanno annebbiato i pensieri: davanti a sé vede un futuro nitido. Un futuro però disastroso per la Germania. La guerra ai suoi occhi è irrimediabilmente persa. Resta solo da salvare, nella catastrofe finale, l’onore di soldato, visto che dove arrivano le armate tedesche si macchiano di crimini orribili. E la battaglia finale non si combatterà nel deserto africano, ma a Berlino.
Mentre sta illustrando questi gravosi pensieri al comandante di una divisone, gli inglesi attaccano dal cielo, centrando la jeep sulla quale si trova Stauffenberg. Il risultato è devastante: perde interamente un braccio, un occhio e alcune dita della mano. Tornato in Germania è un altro uomo. Un sopravvissuto fortemente menomato nel fisico, ma non nelle intenzioni. Bisogna chiudere la guerra, e solo un gesto gli appare sensato: uccidere Adolf Hitler e dar vita ad un nuovo governo per trattare la pace. Parte da qui il tentativo più serio di eliminare il Führer, andato a male. Il troppo caldo fece spostare la riunione dal bunker ad una sala più grande, e la borsa contenente l’esplosivo per l’attentato fu incidentalmente allontanata dal bersaglio. È storia abbastanza nota. Molto meno nota è la successiva “operazione Valchiria”: un tentativo di occupare i punti nevralgici del potere a Berlino e bloccare gli uomini più vicini ad Hitler.
Naturalmente lo spettatore conosce l’esito finale degli eventi: Hitler sopravvive e  l’operazione fallisce. Ma poco importa, poiché “Operazione Valchiria” è un film straordinariamente avvincente. Una macchina narrativa perfetta. I congiurati potevano farcela. Tutto giocò contro di loro. In pochi attimi  passarono dall’euforia della riuscita alla disperazione del fallimento. Sapevano di rischiare grosso. Da modello di eroe del nazismo, si diventava traditori della Germania, come nel caso di Claus von Stauffenberg, morto fucilato. “Operazione Valchiria”, diretto da un giovane veterano del cinema hollywoodiano, Bryan Singer (nato nel 1965), regista de “I soliti sospetti” (1995), “L’allievo” (1998), “X-Man” (2000) e “X-Man II” (2002) e “Superman Returns” (2005), si regge tutto su Tom Cruise. Le innumerevoli polemiche suscitate dopo l’uscita tedesca del film, come la denuncia di minacce ricevute da parte dell’attore per la sua appartenenza a Scientology, con “Operazione Valchiria” non c’entrano nulla. Il film è di una potenza visiva straordinaria, di una precisione storica notevole (non tanto nei dettagli, ma nella ricostruzione degli atteggiamenti  mentali dell’epoca) e di una grande tensione emotiva. L’enfasi, quasi sempre scontata in film del genere, è debolissima.
La storiografia ufficiale ha deliberatamente offuscato il coraggio degli attentatori ritenuti, a partire dal giudizio sferzante di Wiston Churchill, una cricca di astuti militari desiderosi di liberarsi del passato nazista. Nella stragrande maggioranza avevano invece  motivazioni realistiche. Volevano evitare alla Germania l’immane tragedia che gli sarebbe toccata. Alcuni cospirarono contro Hitler per calcolo, altri per vanità personale o per desiderio del potere. Claus von Stauffenberg lo fece anche per motivazioni religiose, essendo un cattolico convinto. Particolare non secondario, poiché nell’immaginario collettivo contemporaneo, ripetuto all’infinito dai mezzi di comunicazione, la connivenza  con i nazisti della Chiesa cattolica nel suo insieme, dai pontefici ai singoli fedeli, è un elemento dato sempre per scontato. Invece non è scontato per nulla. Anzi, film come “Operazione Valchiria” dimostrano l’esatto contrario. I cattolici tedeschi furono molto meno appiattiti sul nazismo dei luterani, che addirittura diedero vita ad una Chiesa nazionale (e nazionalsocialista) e crearono nel 1939 un Istituto teologico, con sede a Jena, per depurare le tracce giudaiche nella vita religiosa tedesca, il cui compito finale fu la pubblicazione di una versione (manipolata) del Nuovo Testamento per far emergere con chiarezza la figura del “Gesù ariano”.  Davanti al plotone d’esecuzione il conte Claus von Stauffenberg prima di essere abbattuto grida: «Viva la Santa Germania». Ormai era troppo tardi e l’Apocalisse non si poteva più fermare.  

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIMOVIE
Data Trasmissione: Domenica, 19. Novembre 2017 - 21:10


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IL DUBBIO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 12:45
Titolo Originale: Doubt
Paese: USA, GERMANIA
Anno: 2009
Regia: John Patrick Shanley
Sceneggiatura: John Patrick Shanley (dal suo omonimo testo teatrale)
Produzione: Scott Rudin Productions
Durata: 104'
Interpreti: Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams

1964. Una rigida scola cattolica del Bronx è retta con mano di ferro dall’inflessibile sorella Aloysius, che crede nella disciplina e lotta strenuamente per preservare l’istituto dalle difficoltà economiche quanto dalle influenze del “vento di novità” che soffia anche all’interno della Chiesa. Di questo è rappresentante l’esuberante padre Flynn. Già maldisposta nei suoi confronti, l’anziana suora, sulla base di un’incauta osservazione della giovane e ingenua sorella James, si convince che il sacerdote abbia rivolto delle attenzioni improprie a Donald Miller, l’unico studente nero della scuola. Inizia una guerra tra la religiosa, armata della sua convinzione incrollabile anche se priva di prove, e il sacerdote, che predica il dubbio e l’apertura…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film offre un’immagine della Chiesa preconciliare decisamente di parte di cui si salva ben poco.
Pubblico 
Adolescenti
Accenni, seppure discreti, alla pedofilia.
Giudizio Artistico 
 
La pellicola, decisamente cerebrale e alla lunga un po’ pesante, si giova delle interpretazioni eccellenti del cast, prima tra tutto quella di Meryl Streep

Tratto da una pièce teatrale dello stesso sceneggiatore e regista, Il dubbio conserva molto del suo impianto teatrale, e non bastano a trasformarla in vero cinema  le molte inquadrature sghembe e qualche esterno invariabilmente ventoso (trasparente metafora del vento del cambiamento che sta per investire, per il bene o per il male, Chiesa e società: non c’è inquadratura o frase, nemmeno la più innocente, che non celi un sottotesto..).

Rispetto all’originale, entrano nella scena i ragazzi della scuola, il timido e problematico Donald, ma anche gli altri, dodicenni sull’orlo dell’adolescenza, con tutto quel che ne consegue (interesse per il sesso, sigarette, indisciplina).

Di fronte a loro si fronteggiano due impostazioni educative opposte; quella tradizionale, fatta di “terrore e disciplina” di sorella Aloysius, quella “moderna”, imperniata sulla passione, l’amore e la condivisione, che hanno in comune, almeno in parte, sorella James e padre Flynn.

Benché probabilmente le simpatie dell’autore vadano alla seconda (la pièce è dedicata proprio alla suora che fu sua insegnante e che ha ispirato il personaggio della giovane religiosa), qualche spettatore più equilibrato non potrà fare a meno di simpatizzare per la preside che odia le penne biro perché rovinano l’ortografia degli studenti, soprattutto viste le conseguenze di certi approcci educativi “sessantottini” sul sistema scolastico americano (attualmente non proprio tra i migliori del mondo).

Analoghe perplessità si potrebbero nutrire, prima che sulla moralità, sull’approccio teologico un po’ disinvolto di padre Flynn, che in tutto il film nomina una sola volta Nostro Signore e che fa omelie che potrebbero agevolmente trovare casa più in un manuale di self help che nelle navate di una chiesa cattolica.

La questione delle possibili molestie al piccolo Donald (per altro suggerite sempre molto indirettamente) o in generale della pedofilia all’interno della chiesa cattolica americana, comunque, è solo un pretesto per un confronto che ha come tema centrale la fede (qui intesa come certezza implacabile in mancanza di prove concrete) e il dubbio, come condizione umana comune e per certi versi consigliabile.

Sorella Aloysius inizia la sua “crociata” senza prove e mai ne otterrà di decisive tranne quelle fornite dal suo ottimo intuito sugli esseri umani (di fatto, per quel che ci è dato di vedere, ci azzecca sempre) e sarà comunque destinata alla sconfitta (il prete viene trasferito, ma verso un incarico di maggior prestigio) e nel finale, per il vero un po’ posticcio, si abbandonerà lei stessa a quel dubbio che ha sempre rifiutato.

film Nel mezzo, si troverà a confrontarsi con una madre che preferisce consegnare il figlio dalle tendenze sessuali confuse alle ipotetiche molestie di padre Flynn pur di garantirgli l’ingresso in una buona università. Tutto sommato, sembra sottintendere la donna, meglio le amorevoli attenzioni di un adulto bendisposto, che le reazioni manesche del padre, per condurlo alla sua contestabile maturazione sessuale e personale…

La pellicola gioca abbondantemente sulla contrapposizione tra lo stile di vita forzatamente morigerato delle suore e quello ben piu’ “godereccio” dei sacerdoti, e sulla sottomissione dell’elemento femminile a quello maschile nella gerarchia ecclesiastica (anche se proprio su questa giocherà il pur moderno padre Flynn quando è messo alle corde), offrendo un’immagine della Chiesa preconciliare decisamente di parte di cui si salva ben poco.

La pellicola, decisamente cerebrale e alla lunga un po’ pesante, si giova delle interpretazioni eccellenti del cast, prima tra tutto quella di Meryl Streep, che dà alla rigida sorella Aloysius sprazzi di autentica umanità e che è probabilmente in parte responsabile della simpatia che la donna, pure con tutti i suoi limiti, non può fare a meno di suscitare.

 

Elementi problematici per la visione: accenni, seppure discreti, alla pedofilia.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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MAR NERO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 12:40
 
Titolo Originale: MAR NERO
Paese: ITALIA/Francia/Romania
Anno: 2009
Regia: Federico Bondi
Sceneggiatura: Federico Bondi e Ugo Chiti Federico Bondi e Ugo Chiti
Produzione: Francesco Pamphili per Film Kairòs/Raicinema/Hi Film/Manigolda Film
Durata: 95'
Interpreti: Ilaria Occhini, Dorotheea Petre, Corso Salani

Gemma (Ilaria Occhini) è un’anziana fiorentina a cui è appena morto il marito. Il figlio che vive a Trieste (Corso Salani) le procura una nuova badante, Angela (Dorotheea Petre). L’anziana inizialmente è acida e amareggiata. Ma la dolcezza di Angela e  la sua pazienza faranno evolvere il loro rapporto in una tenera amicizia –o forse meglio in un rapporto materno filiale-, fatta di silenzi e di parole appena accennate. Proprio quando sembra che tutto si sia aggiustato, Angela non riesce più a parlare per telefono con il marito rimasto in Romania: nessuno sa più dov’è.  Decide così di andare a cercarlo… Sullo sfondo di questa vicenda minima, la svolta epocale dell’ingresso della Romania nell’Unione Europea.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film inneggia alla comprensione reciproca, e anche – in un modo sommesso ma non meno reale - all’unità della famiglia
Pubblico 
Tutti
Giudizio Artistico 
 
Bondi e il cosceneggiatore Ugo Chiti sono riusciti molto bene ad alternare durezza e tenerezza, sfoghi di amarezza e momenti volontariamente o involontariamente comici e teneri

Esordio davvero interessante del giovane fiorentino Federico Bondi, che in questa vicenda ha trasfigurato il rapporto di grande affetto che sua nonna aveva stabilito con la propria badante negli anni che precedettero la sua morte. Ovviamente c’è una rielaborazione drammaturgica e un giusto crescendo emotivo in un film in gran parte affidato alla bravura di due notevoli attrici, pur molto diverse non solo fisicamente e anagraficamente, ma anche nello stile di recitazione: Ilaria Occhini, che ha vinto meritatamente il Premio come miglior attrice al Festival di Locarno del 2008, e Dorotheea Petre, già segnalatasi con un importante premio al Festival di Cannes del 2006, in un film del connazionale Catalin Mitulescu.

Bondi e il cosceneggiatore Ugo Chiti sono riusciti molto bene ad alternare durezza e tenerezza, sfoghi di amarezza e momenti volontariamente o involontariamente comici e teneri, in un film che inneggia alla comprensione reciproca, e anche – in un modo sommesso ma non meno reale - all’unità della famiglia, mostrandoci la vita dal punto di vista di quei molti lavoratori che nelle nostre società opulente si adattano ai compiti più umili pur di poter avere qualcosa con cui sbarcare il lunario. 

Il film ha potuto contare su un budget molto ridotto (intorno ai 700.000 euro) ma il lavoro di produzione è stato eccellente e questa scarsità di mezzi non si nota, anche per il merito di scelte poetiche e di montaggio molto efficaci (per es. l’idea di punteggiare la storia con le immagini di una barca che scorre lenta verso la sua destinazione). Il finale – così come qualche passaggio intermedio della storia - è molto trattenuto, delicato, ma forse anche troppo essenziale. Ma sono piccoli limiti in una storia lieve e coraggiosa, che rivela un autore sensibile e non attraversato dal nichilismo e dall’amarezza (o viceversa dalla volgarità gaudente) di tanti altri nostri cineasti.

Autore: Armando Fumagalli
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAIUNO
Data Trasmissione: Domenica, 9. Settembre 2012 - 1:30


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FROZEN RIVER FIUME DI GHIACCIO

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 11:36
 
Titolo Originale: Frozen River
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Courtney Hunt
Sceneggiatura: Courtney Hunt
Produzione: Cohen Media Group, Frozen River Pictures, Harwood Hunt Productions, Off Hollywood Pictures
Durata: 97'
Interpreti: Melissa Leo, Misty Upham

Ray Eddy vive con i suoi due figli, un ragazzo di 15 anni e una bambina di 5 nello stato di New York al confine con il Quebec vicino al fiume S. Lorenzo. La loro casa è poco più di una baracca di legno ma ci sono grandi aspettative per quella mattina: è previsto l'arrivo di un camion con la nuova casa prefabbricata. Eddy ha invece un'amara sorpresa: il marito si è preso tutti i soldi risparmiati per l'acquisto ed è scappato senza lasciare tracce: a Eddy non  restano che pochi spiccioli da dare ai  figli per il pranzo alla mensa  scolastica....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Forte senso di solidarietà e altruismo delle due protagoniste. Madre e figlio commettono delle illegalità spinti dal bisogno, ma sono pronti a pagare il loro debito con la giustizia.
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di violenza, litigi familiari, un locale di lap dance con nudità parziali
Giudizio Artistico 
 
Con uno stile essenziale la regista riesce a raccontarci una storia di solidarietà umana in un contesto di povertà, di pregiudizi e di violenza.

La casa di legno di Eddy, sconnessa e mal riscaldata, la roulotte di Lia, giovane vedova  della tribù degli indiani Mohawk, isolata in mezzo al bosco della riservaa,  il locale del gioco del bingo dove si rinserrano nei freddi pomeriggi gli sfaccendati della zona, il distributore di benzina; sono  i pochi elementi di un insediamento umano posto al confine fra Usa e Canada. La regista e sceneggiatrice sottolinea la difficoltà del vivere con pochi soldi, si attarda a mostrare l'imbarazzo di tirar fuori dalla tasca quel poco che è rimasto, a mostrarci l'indifferenza burocratica di chi non perde tempo a ritirare il televisore non pagato. Questa difficoltà del vivere quotidiano che potrebbe ricordare  il nostro neorealismo, è acuita dalla desolazione dell'ambiente,  fatto di lunghe strisce di asfalto che si snodano lungo una pianura uniformata da neve sporca che si amalgama con la distesa ghiacciata  del fiume San Lorenzo.

Courtney Hunt  si concentra solo lo stretto necessario nella caratterizzazione ambientale: a lei interessano le persone e le tratteggia molto bene. Eddy, dal corpo ancora tonico ma dal volto segnato dalla fatica, ha una sua dignità e grinta nell'affrontare le avversità: non esita a brandire la pistola, vista come deterrente per superare la sua inferiorità di donna in contesto di sopraffazione maschile.
L'indiana Lia si porta una pena segreta: sua figlia appena nata le è stata sottratta dai suoceri  perché giudicata inadatta ad allevarla, grazie  a un diritto loro riconosciuto dalla comunità Mohawk. Vive di espedienti, spesso illegali, ma a modo suo, risparmia tutto per la figlia.
Infine i clandestini che attraversano il confine approfittando del fiume ghiacciato, una umanità silenziosa e dolente fatta di cinesi,  di afgani, di giovani donne destinate ai locali notturni locali.
La regista sta attenta a evitare  ogni forma di retorica; con realismo  sottolinea i vari pregiudizi che corrono fra gente così diversa: i poliziotti che si preoccupano di perseguire solo gli indiani  Mohawk, i cinesi che si rifiutano di salire su una  macchina guidata da una donna; Eddy non vuole trasportare dei clandestini afgani perché li crede tutti  terroristi.

Su tutto prevale la tensione morale di chi cerca di fare scelte difficili in un contesto di indigenza.
Se Eddy, abbandonata senza un soldo dal marito, cede all'attrattiva del denaro facile che si può ottenere  trasbordando  oltre il confine i clandestini, sarà poi lei stessa a riconoscere di dover scontare la giusta pena.
Suo figlio quindicenne, già maturo per la sua età (sa prendersi cura della sorella quando la mamma è al lavoro) vorrebbe lavorare per contribuire a sostenere la famiglia ma la mamma glielo impedisce perché possa finire gli studi. Non ha desideri personali,  cerca solo di comperare un giocattolo come regalo di Natale per la  sorellina, e per questo organizza imbrogli telefonici ad anziane signore. Saprà poi  chiedere scusa direttamente all'interessata,  una volta che è stato scoperto.

L'intesa fra le due donne, Eddie e Lia costituisce, dopo una fase iniziale di sospetto reciproco, il vero fulcro della storia: la loro solidarietà attraversa le barriere razziali e trova momenti di generoso altruismo, come quando affrontano insieme il rischio  di passare sopra il fiume ghiacciato  per ritrovare una bambino abbandonato in una borsa.

Di fronte al dilemma finale (chi delle due dovrà denunciarsi e andare in prigione, entrambi madri che debbono prendersi cura dei loro figli) il loro animo finalmente trascende in un desiderio di redenzione, in un gesto di sacrificio eroico che spazzi via tutti i compromessi fatti fino a quel momento.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI 2
Data Trasmissione: Domenica, 12. Maggio 2013 - 2:00


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LA VITA SEGRETA DELLE API

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 10:55
 
Titolo Originale: The Secret Life of Bees
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: Gina Prince-Blythewood
Sceneggiatura: Gina Prince-Blythewood dal romanzo di Sue Monk Kidd
Produzione: Overbrook Entertainment/Donner’s Company
Durata: 110'
Interpreti: Dakota Fanning, Queen Latifah, Jennifer Hudson, Alicia Keys, Paul Bettany

Carolina del Sud, 1964. La quattordicenne Lily Owens, orfana della madre, che ha ucciso per errore all'età di quattro anni, ha un rapporto difficile con il duro padre T Rey e l’unico vero affetto è quello che prova per la governante di colore Rosaleen. Quando Rosaleen viene picchiata da un gruppo di razzisti e il padre per l’ennesima volta la punisce, Lily decide di scappare, mettendosi alla ricerca di un luogo misterioso legato ai pochi ricordi che ha della madre. È così che arriva nella cittadina di Tiburon e qui si sistema a casa delle sorelle Boatwright che vivono dedicandosi all'apicoltura e che sono probabilmente legate al passato di sua madre.
Tra lavoro e affetti finalmente Lily troverà il modo di affrontare il suo passato, imparando a perdonare e a perdonarsi.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Storia sul perdono, la redenzione e la spiritualità all’interno del delicato periodo delle lotte per i diritti civili dei neri
Pubblico 
Adolescenti
Qualche scena di tensione, linguaggio crudo, epiteti razziali e violenza
Giudizio Artistico 
 
Questa pellicola ha il suo punto di forza in un cast convincente tutto al femminile; se una cosa si può rimproverare alla pellicola è forse una certa prevedibilità

Tratta da un romanzo bestseller che inserisce i temi della redenzione e della spiritualità all’interno del delicato periodo delle lotte per i diritti civili dei neri, questa pellicola ha il suo punto di forza in un cast convincente che accosta la giovane, ma “esperta”, Dakota Fanning con un trio di attrici di colore di peso (la produttrice e rapper Queen Latifah, la cantante Alicia Keys e l’attrice inglese di Hotel Rwanda Sophie Okonedo) e dà credibilità all’unico vero antagonista grazie al talento di Paul Bettany.

La vicenda della giovane Lily, che porta sulle spalle il peso di una tragedia terribile (quando aveva quattro anni è intervenuta in un litigio tra i genitori e per errore ha sparato alla madre) ed è per questo convinta di non poter essere amata, è in realtà molto semplice e lo scioglimento del mistero che può “liberarla” dal suo senso di colpa non è importante quanto l’esperienza di quotidianità affettuosa che la ragazzina trova a casa delle sorelle Boatwright.

Tuttavia scrittura e regia seguono (forse un po’ appesantite dalla voce narrante della stessa Lily) il suo percorso con delicatezza, pazienza e attenzione alle sfumature di un momento delicato della crescita, riuscendo almeno in parte ad intrecciare questo arco con l’esplorazione (per una volta non ideologica o manichea) del periodo delle lotte per i diritti civili dei neri.

Il Sud dove Lily si muove, infatti, è un mondo in cui tradizione e novità si intrecciano in modo potente e a volte drammatico e la forza interiore rappresentata dal trio tutto femminile delle sorelle Boatwright (sostenuto in modo significativo dalla fede rappresentata da una Madonna nera emersa dal fiume) ne è il cuore e il centro affettivo, un mondo non privo di dolore che però consentirà a Lily di trovare la sua strada per diventare grande.

Se una cosa si può rimproverare alla pellicola è forse una certa prevedibilità (non ci sono grandi sorprese nel racconto che tuttavia riesce ad essere spesso anche brillante ed emotivo), ma nel complesso è da valorizzare uno sguardo sui personaggi e sull’epoca descritta, capace di valorizzare la forza dei rapporti familiari (paradossalmente anche quelli “nati male” come quello tra il padre e la madre di Lily, da cui comunque è nato qualcosa di buono, lei) come luogo del perdono e di una possibile rinascita così come base di ogni “buona battaglia” che possa cambiare il cuore dei singoli e l’intera società.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Sky Cinema 1
Data Trasmissione: Sabato, 21. Maggio 2011 - 21:10


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LA SICILIANA RIBELLE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 10:37
 
Titolo Originale: LA SICILIANA RIBELLE
Paese: Italia
Anno: 2008
Regia: Marco Amenta
Sceneggiatura: Sergio Donati e Marco Amenta
Produzione: Tilde Corsi, Gianni Romoli, Simonetta Amenta, Marco Amenta e Raphael Berdugo per R&C Produzioni, Eurofilm, Roissy Film in collaborazione con Rai Cinema
Durata: 110'
Interpreti: Veronica D'Agostino, Gérard Jugnot, Marcello Mazzarella, Lucia Sardo, Paolo Briguglia

Rita, di 12 anni, ha un bellissimo rapporto con il padre, uomo rispettato nel paese siciliano dove vivono: quando vengono commesse ingiustizie, è a lui che si rivolgono. Non va d'accordo con la madre, per il suo carattere così ribelle e poco incline alla sottomissione. Un giorno, il padre viene ucciso: lei e il fratello decidono di aspettare il momento opportuno per vendicarsi. Quando anche il fratello viene accoltellato Rita, ormai diciassettenne, decide di recarsi a Palermo per diventare collaboratrice di giustizia...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una ragazza adolescente ha la forza di rinnegare l'ambiente mafioso in cui è vissuta ma resta troppo fragile per sostenerne tutte le conseguenze
Pubblico 
Pre-adolescenti
Per alcune scene di violenza
Giudizio Artistico 
 
Rappresentazione efficace dell'ambiente e dei volti della Sicilia; troppo scoperta l'impostazione didascalica

"A mio padre lo rispettano tutti; anche i Carmelo, a poco a poco  impararono a portargli rispetto; insomma,  assieme ai Salvo la nostra era la famiglia più importante del paese" racconta con orgoglio la dodicenne Rita mentre passeggia a fianco del padre per la strada principale del paese.
Il film è sopratutto a storia di una conversione: quella di Rita che è nata e crescita in ambiente mafioso e dal quale ha assorbito  l'orgoglio dell'appartenenza alla famiglia,  un malinteso senso dell'onore e l'intolleranza verso gli sbirri e i giudici.  Poi, la morte del padre e del fratello, la ostinata adesione della madre alla logica della guerra fra i clan  spingono Rita, ormai diciassettenne, a denunziare ciò che sa alla polizia per puro spirito di vendetta. Solo alla fine, grazie all'incontro di un giudice che per lei è diventato come un padre (nella realtà si trattò di Borsellino) compie dolorosamente ma coraggiosamente, attraverso il riconoscimento della logica criminale che aveva guidato il suo stesso padre,  il passaggio dal desiderio di vendetta a quello di giustizia.


Grazie  all'ottima interpretazione di Veronica D'Agostino, Rita appare in tutta l'irrequietezza della sua adolescenza, pronta ad accusare senza paura chi è colpevole ma anche desiderosa di innamorarsi e di sperare ancora di avere una vita serena e felice.
Persino il suo tragico gesto finale (spegnere la propria vita senza aver compiuto 18 anni come fece la vera Rita Atria, una settimana esatta dopo l'uccisione di Borsellino)  mostra come per lei non possiamo parlare di maturazione del suo pensiero, di convinta adesione ideologica come potrebbe accadere a un adulto, ma di un ancora fragile  bisogno  di qualcuno in cui credere, in cui riporre la sua incondizionata fiducia.

Il regista, Marco Amenta (autore de l'Ultimo padrino e del Fantasma di Corleone) , conosce bene la Sicilia e sa renderla bene, fra le viuzze del vecchio paese, i volti corrugati dei contadini  e il respiro del mare che spesso Rita si incanta a guardare. La storia si muove su  un binario scopertamente didascalico e il riferimento alla vera Rita Atria è solo una fonte di ispirazione per una storia che anche se in gran parte di fantasia, mantiene  alto il suo impegno di riscatto civile. 

L'associazione antimafia "Rita Atria" ha preso le distanze da questo film, ritenendolo addirittura oltraggioso. Penso siano mancati al film la presenza importante di Vita Maria Atria, la moglie del fratello di Rita che per prima decise di diventare collaboratrice di giustizia, ispirando con questo gesto la decisione di Rita né possono venir trascurati i rapporti difficili fra Rita e l'Alto Commissario per l'antimafia, se non ci fosse stato il giudice Borsellino a fungere da mediatore.

Purtroppo la scena finale del film corrisponde alla realtà: la madre di Rita si recò sulla tomba della figlia per distruggerla a martellate. Ultimo gesto di ribellione impotente verso  chi aveva osato ribellarsi.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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QUESTIONE DI CUORE

Inviato da Franco Olearo il Lun, 09/20/2010 - 10:22
Titolo Originale: QUESTIONE DI CUORE
Paese: Italia
Anno: 2008
Regia: Francesca Archibugi
Sceneggiatura: Francesca Archibugi
Produzione: Riccardo Tozzi, Giovanni Stabilini, Marco Chimenez per Cattleya
Durata: 110'
Interpreti: Antonio Albanese, Kim Rossi Stuard, Micaela Ramazzotti, Francesca Inaudi

Alberto è uno  sceneggiatore:  spirito caustico e di umore incostante, è perennemente carico di debiti e ora anche  in crisi di ispirazione. Angelo fa il carrozziere: è specializzato in  auto d'epoca nel quartiere del Pigneto, a Roma. Ha saputo costruire con metodo e costanza  il successo della sua officina; ha due figli e una moglie affettuosa che sta aspettando il terzo. Il caso vuole che entrambi si trovino all'ospedale in letti vicini  dopo un attacco di cuore. Invece di drammatizzare, riescono a confortarsi a vicenda e anche quando sono stati dimessi, si accorgono che quella "questione di cuore" che hanno in comune li ha resi molto amici....

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Due uomini molto diversi diventano amici e sanno aiutarsi a vicenda nel pieno rispetto della personalità dell'altro
Pubblico 
Maggiorenni
Una scena di nudo integrale, statico. Un sbrigativo incontro amoroso con nudità parziali. Alcune battute pesanti e linguaggio volgare
Giudizio Artistico 
 
Brava la Archibugi nel tratteggiare i due protagonisti, grazie anche all'ottima interpretazione di entrambi gli attori. La storia si muove su binari prevedibili, senza impennate

Alberto e Angelo non sono differenti solo per per preparazione  culturale, per il contesto sociale in cui vivono ma anche per una diversa visione della vita.

Per Alberto, il mestiere di sceneggiatore ha finito per deformare il modo  con cui guarda gli altri:  ha l'atteggiamento un po' cinico di chi viviseziona le persone solo per carpirne la storia segreta, meglio se ingarbugliata e torbida. Non riesce  a trattenere nulla (né gli affetti, né i soldi) ma tutto gli scivola via corroso dal suo modo di veder la vita dal di fuori, quasi un deus ex-machina.

"Tu sei facile: sei un classico della narrativa di tutti i tempi" dice Alberto a Rossana, la moglie di Angelo, abituato a catalogare le persone secondo le categorie psicologiche di  Jung, oggetto della sua tesi di laura.

Angelo al contrario è attaccato alla materia: ai pezzi di ferro delle carrozzerie delle macchine storiche che ripara, al quartiere e  alla casa che furono già di suo padre e dei suoi nonni. Non esita a frodare il fisco per poter continuare ad accumulare soldi, non per crescere in  ricchezza ma in sicurezza;  ha un senso di preziosa proprietà nei confronti della moglie dei due figli.

"11 e 12 non vi siete stancati di parlare?" esclama spazientito l'infermiere nel vedere che i due degenti, messi in un letto accanto all'altro, se la ridono e si  rincuorano a vicenda ("in fondo siamo dei quarantenni, non vedi gli altri come sono decrepiti?"). E' come se entrambi fossero impegnati a recitare delle parti : Alberto mentendo al suo produttore per una sceneggiatura che non riesce mai a finire o alla sua ragazza, troppo apprensiva nel prescrivergli una serie di divieti; Angelo, costretto a tranquillizzare la moglie e la nonna. 
Solo quando sono da soli i due  riescono ad essere pienamente sinceri, ora che l'uno conosce dell'altro il vero stato di salute.

La loro amicizia continua anche quando sono usciti dall'ospedale: Angelo, conosciute le difficoltà dell'amico, dimostra grande generosità  invitandolo a venire a vivere in  famiglia.

Alberto, lui che non ha mai voluto pensare a legami stabili, finisce per  insinuarsi nei non facili legami della famiglia dell'amico.
Di fronte a Rossana  angosciata per la malattia del marito e alla figlia,  ribelle di costituzione,  riesce con la sua stessa ironia, ora ben impiegata,  ad addolcire le preoccupazioni di lei e a smontare la voglia di ribellione della ragazza. Con il piccolo figlio di Angelo , innesca simpatici esercizi di fantasia: osservare la gente che si incontra per strada e dedurne la storia che c'è dietro: "é questa la domanda" sentenzia  Alberto ogni volta che in una delle  loro ricostruzioni  ipotetiche si inserisce un dubbio: garanzia sicura per aver trovato la  svolta drammatica della sceneggiatura.

In fondo nessuno dei due cambia di carattere ma entrambi impegnano le loro potenzialità per un compito che va al di là di loro stessi:: occuparsi del bene dell'altro.

La Archibugi è molto brava a dirigere gli attori (ottimo Antonio Albanese, a cui è toccato il personaggio più ricco) e a evitare il pericolo, sempre dietro l'angolo in queste storie di malati con rischio di morte, di pietismo. Globalmente appare però una storia piccola che, impostata fin dall'inizio su certi binari, finisce per  svilupparsi in modo prevedibile. In questo caso lo stimolo di "é questa la domanda" viene disatteso: viene a mancare una svolta, un colpo d'ala della sceneggiatura.

La Archibugi ha un altro merito: essere riuscita a valorizzare angoli poco noti della borgata romana, che esternamente appaiono squallidi ma dove i loro abitanti  si conoscono tutti, casa e bottega sono uno di fronte all'altra e  l'uso del dialetto serve per rimarcare la propria identità, incluso quello con cui si esprime la cameriera cinesina, probabilmente una immigrata ormai di seconda generazione.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: RAI1
Data Trasmissione: Sabato, 29. Novembre 2014 - 2:30


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GRAN TORINO

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 13:47
 
Titolo Originale: Gran Torino
Paese: USA
Anno: 2009
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Nick Schenk
Produzione: Cint Eastwood, Bill Gerber, Robert Lorenz per Double Nickel/Malpaso Productions/Media Magik Entertainment/Village Roadshow Pictures/Warner Bros
Durata: 117'
Interpreti: Clint Eastwood, Geraldine Huges, Brian Haley

Walt Kowalski, un veterano della guerra di Corea con un carattere ruvido e un pessimo rapporto con i figli ormai grandi e lontani, resta solo dopo la morte dell’adorata moglie Dorothy. Rifiuta le profferte di amicizia del giovane prete a cui lo aveva affidato la moglie in punto di morte, ma viene suo malgrado coinvolto nelle disavventure dei vicini di casa coreani quando il giovane Thao viene costretto da una gang di quartiere a tentare di rubare la Gran Torino 1972 a cui Walt è maniacalmente attaccato. La sua prima reazione è quella di prendersela violentemente con il ragazzo, ma poi Walt si trova inaspettatamente a difendere la sorella di Thao, Sue, e si guadagna così la stima di tutti gli asiatici del quartiere. È l’inizio di un coinvolgimento sempre più profondo in cui Walt vedrà messa i discussione tutta la sua visione del mondo.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Un vecchio ringhioso riscopre il piacere di prendersi cura degli altri , di far da padre putativo al figlio della vicina di casa. La figura del sacerdote descritta con realismo e simpatia: Resta però, come in altri film di Clint, il principio di farsi giustizia da solo, con poca fiducia nelle istituzioni
Pubblico 
Adolescenti
Per alcune scene di violenza e tensione, turpiloquio continuo, allusioni sessuali
Giudizio Artistico 
 
Clint Eastwood è padrone del suo stile "classico" ormai impeccabile adatto a raccontare storie di eroismo tragico e di redenzione

Rimasto privo di quest’ancora nei confronti della vita e del mondo esterno, Walt vede i suoi stessi cari (figli ben poco amorevoli con mogli egoiste, nipoti con piercing e tatuaggi che guardano le sue decorazioni con sufficienza e derisione) come degli estranei né apprezza il tentativo di amicizia offerto dal giovane prete della parrocchia cui si scopre, volente o nolente, affidato in punto di morte dalla moglie.

Il mondo che lo circonda, poi, è inesorabilmente cambiato e Walt si trova attorniato  da persone di razze e culture diverse dalla sua, persone che non sa e non vuole capire, ma che non fanno che accrescere il suo risentimento.
È così che il suo sguardo incattivito e sempre pieno di disprezzo si posa con ostilità anche sulle case di un vicinato che lui si rifiuta di lasciare, ormai abitate praticamente solo da stranieri, soprattutto asiatici e coreani, che a Walt rievocano gli anni peggiori della sua vita, quelli della guerra e della violenza che solo la vicinanza di Dorothy gli aveva permesso di esorcizzare.

Gente di cui non capisce la lingua e tanto meno gli usi, ma recepisce la trascuratezza nel prendersi cura delle loro proprietà, un delitto capitale per uno come Walt, che ha un garage pieno di attrezzi in perfetto ordine e una macchina d’epoca perfettamente funzionante e lucidata (ma mai utilizzata...). Guarda caso nella villetta accanto vive una famiglia priva di un capo famiglia e perciò vittima delle angherie di una gang giovanile di conterranei, decisi ad avviare al crimine il giovane e indifeso Thao, sottraendolo alla madre, alla nonna e soprattutto all’energica sorella.

Come nelle migliori storie un evento drammatico (la prova di iniziazione a cui viene sottoposto il giovane coreano, rubare la macchina di Walt) mette inesorabilmente in contatto questi due mondi con esiti imprevedibili.

Walt, infatti, come rifiuta ostinatamente gli approcci del sacerdote (una figura che inaspettatamente Eastwood descrive con realismo e simpatia, dandogli tocchi di verità anche sotto l’aspetto della cura pastorale e amicizia umana che dedica al coriaceo Kowalski) inizialmente cerca di sottrarsi al rapporto sempre più profondo che si intreccia con i vicini di casa e attraverso di loro con tutto il quartiere di cui, cedendo al suo naturale amore per l’ordine e la giustizia, Walt finisce per diventare il “protettore”.

Poi però, come una vera e propria grazia, il vecchio che ringhia riscopre il piacere di prendersi cura delle persone e di lasciare che altri si prendano cura di lui, di insegnare da padre (come non ha saputo essere per i suoi figli: memorabile, seppur un po’ greve, la lezione di mascolinità al giovane Thao tenuta con la collaborazione dell’amico barbiere).
Ma la lezione dovrà passare anche dalla messa in discussione della propria filosofia di vita (tanto simile a quella dei vecchi Callaghan interpretati da Eastwood), improntata a un rigoroso dente per dente, in cui l’uso delle armi e della violenza, seppur a fin di bene, è consentito. Così mentre Walt si avvicina finalmente al sacramento della confessione, allo stesso tempo comprende che la sua ultima sfida per salvare la vita e il futuro della sua nuova famiglia esige un ripensamento totale di se stesso e un difficile sacrificio (la cui natura è allusa nell’immagine finale di Walt sul luogo della resa dei conti con la gang coreana che non vogliamo anticipare).

In Million Dollar Baby Eastwood aveva ritratto la figura in ultimo “dannata” di un uomo che si riscopre padre solo per ritrovarsi incapace di stare al fianco d una figlia adottiva tragicamente provata dalla vita. Qui, invece, ritrae e incarna, senza farsi mancare tocchi di umorismo e grande profondità, il suo Walt Kowalski con un salto di qualità in positivo. Un uomo duro e aggressivo (eppure consapevole di aver avuto il dono di una moglie capace di tenerlo attaccato alla vita e al suo valore), ma fondamentalmente giusto, che a poco a poco impara a riaprirsi alla vita e alla speranza (rappresentata anche dalla confessione), fino a comprendere ed accettare un cambiamento più profondo che implica il mettere da parte le proprie istintive posizioni per fare davvero il bene dell’altro.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: Rete 4
Data Trasmissione: Giovedì, 24. Giugno 2021 - 21:20


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TWO LOVERS

Inviato da Franco Olearo il Ven, 09/17/2010 - 12:57
Titolo Originale: TWO LOVERS
Paese: USA
Anno: 2008
Regia: James Gray
Sceneggiatura: Richard Menello, James Gray
Produzione: 2929 Productions, Tempesta Films
Durata: 110'
Interpreti: Joaquin Phoenix, Gwyneth Paltrow, Vinessa Shaw, Isabella Rossellini

Leonard non è non è più un giovinetto ma vive di nuovo in casa dei genitori, a Brighton Beach- Brooklin; ha avuto una cocente delusione amorosa e ha cercato di farsi del male, ha cercato di uccidersi. I genitori lo sorvegliano discretamente lo fanno lavorare nella loro lavanderia a secco. Hanno anche pensato di accasarlo con Sandra, la figlia del socio in affar del padre. Leonard non rifiuta di incontrarsi con Sandra, ma conosce occasionalmente anche la bionda Michelle, sua vicina di casa. Stralunata, amante di un uomo già sposato, non sa uscire  dal suo stato e chiede l’aiuto di Leonard, che  però rivive con lei gli stessi tormenti che lo hanno fatto soffrire e se ne innamora perdutamente…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Leonard è in cerca dell' amore eterno ma non disdegna sbrigativi incontri prematrimoniali con entrambe le donne
Pubblico 
Maggiorenni
Uso di droghe, due incontri sessuali senza nudità, inclinazione all'autolesionismo del protagonista
Giudizio Artistico 
 
James Gray conferma le sue grandi doti di narratore di conflitti personali e familiari ed è guidato da un sicuro intuito cinematografico

James Ray, al suo quarto film dopo dopo Little Odessa - 1994, The Yards – 2000 e I padroni della notte – 2007 abbandona il genere poliziesco per affrontare una storia d’amore, vagamente ispirata alla novella Le notti bianche di Fedor Dostoevskij.
Alcuni riferimenti dei suoi film restano però ben saldi: l’ambientazione nella sua amata New York (nei  grigi sobborghi di Brookling ma anche nella sfavillante down town),  l’appartenenza forte a un gruppo etnico (in questo caso si tratta di una comunità di ebrei) e i legami familiari, che si caricano di solidarietà tanto più uno dei componenti è fragile e bisognoso di aiuto. C’è inoltre un segreto amore per ciò che è tradizione, ciò che dura  fuori del tempo nei suoi film: se ne I Padroni della notte sottolineava   il fascino delle divise dei poliziotti, le loro adunanze in grande uniforme, qui Leonard si comporta come il più classico degli innamorati: compra un anello di fidanzamento per la sua bella.

Nonostante il suo precario equilibrio emotivo (nell’incipit del film assistiamo a un suo tentativo di suicidio che non pare essere il primo) Leonard conosce in poco tempo due donne, una, Sara, innamorata di lui fin dall’infanzia e l’altra Michelle che non disdegna di incontrarsi e passare qualche serata con lui (inutile domandarsi cosa avrà di tanto speciale questo Leonard per attirare così le donne).

La storia si muove sui  binari paralleli,  sulla spinta  dei diversi caratteri delle due donne: il personaggio di Sara, solare e trasparente fin dall’inizio, non ha evoluzione e di fronte alle instabilità di Leonard sa raddoppiare le  cure e le attenzioni, in paziente attesa che, guarito, ricambi l’amore di lei; Michelle impersona all’opposto la fragilità, l’instabilità femminile: conscia del suo fascino, attira Leonard ma solo perché ha bisogno di un amico che la consigli nella sua ingarbugliata storia d’amore. Vorrebbe  lasciare il suo amante già sposato ma non ha il coraggio di farlo; promette di fuggire con Leonard ma poi ci ripensa.

Secondo una legge molto antica, le donne che fanno soffrire finiscono per attirare molto di più di quelle che  si pongono, rassicuranti, al tuo fianco e Leonard ritrova in ciò che sente per Michelle il turbine della sua passata, dolorosa esperienza.

ln effetti questa storia d’amore poteva risultare  la solita storia d’amore, ma il regista ha un suo stile molto personale  e un innegabile senso cinematografico che rende originale anche quello che non è: quel guardarsi dalla finestra e parlarsi con il telefono, di Leonard e Michelle, potrebbe ricordare La finestra sul cortile; i loro incontri segreti sul tetto ventoso del loro palazzo alle prime luci dell’alba, rimanda a Vertigo (La donna che visse due volte) . Le ambientazioni sempre originali, le attese di Leonard per agganciare un amore impossibile costruiscono una suspense degna di un giallo.  Molto bravi Joaquin Phoenix e Gwyneth Paltrow.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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