Dramma

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ARRIVEDERCI AMORE, CIAO

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/06/2010 - 12:49
Titolo Originale: ARRIVEDERCI AMORE, CIAO
Paese: Italia
Anno: 2006
Regia: Michele Soavi
Sceneggiatura: Marco Colli, Franco Ferrino, Michele Soavi, Gino Ventriglia
Produzione: Conchita Airoldi - Dino Di Dionisio
Durata: 107'
Interpreti: Alessio Boni, Michele Placido, Isabella Ferrari, Alina Nedelea

Ispirato all’omonimo romanzo di Massimo Carlotto, il film racconta il graduale ritorno alla rispettabilità di un ex terrorista, Giorgio Pellegrini, rientrato in Italia dopo aver militato nella guerriglia rivoluzionaria in Sudamerica. Un ritorno che coincide con una sempre più profonda discesa negli inferi della criminalità, nell’ambiguo legame con un ispettore corrotto della Digos, che ricatta Giorgio con le prove della sua antica colpevolezza. Una riabilitazione paradossale, conseguita a colpi di estorsioni, furti, omicidi, sfruttamento di donne, sullo sfondo di un Nord Est compiacente ed ipocrita

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il protagonista è completamente privo di verità umana: gli piace uccidere, sopraffare, tradire
Pubblico 
Sconsigliato
Scene a contenuto sessuale, violenza in dosi massicce, linguaggio volgare
Giudizio Artistico 
 
Unica cosa di rilievo è l'interpretazione di Michele Placido. Per il resto il regista Soavi si lascia sedurre dalle sfumature “noir” della storia, riducendo il racconto a una serie di immagini forti e disturbanti, che non diventano mai narrazione.
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'AMORE RITORNA

Inviato da Franco Olearo il Mer, 10/06/2010 - 12:12
Titolo Originale: L'AMORE RITORNA
Paese: Italia
Anno: 2004
Regia: Sergio Rubini
Sceneggiatura: Sergio Rubini, Domenico Starnone, Carla Cavalluzzi
Durata: 110'
Interpreti: io Bentivoglio (Luca), Sergio Rubini (Giacomo), Margherita Buy (Silvia), Giovanna Mezzogiorno (Lena)

Giacomo, attore nel pieno della sua carriera, insoddisfatto perché ambizioso, deve fermare la sua via frenetica per curare una emorragia polmonare. E' l'occasione per rivedere il padre, gli amici della sua terra Pugliese, gli  amori di ieri e di oggi. E' costretto a  subire, inchiodato a letto, i loro affetti e le loro angherie, meditando sugli errori commessi  anche se non ancora su ciò  che dovrà cambiare.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Dopo una vita sentimentale disordinata, Giorgio ritrova il legame con la sua famiglia di origine e impara ad ascoltare le ragioni degli altri
Pubblico 
Maggiorenni
legame con la sua famiglia di origine e impara ad ascoltare le ragioni degli altri Per una scena di sesso (ma senza nudità) e disordinate storie sentimentali
Giudizio Artistico 
 
n sincera rassegna di affetti e di nostalgie, ma con alti e bassi narrativi
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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L'ANNO CHE I MIEI GENITORI ANDARONO IN VACANZA (F. Olearo)

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/05/2010 - 13:17
 
Titolo Originale: O Ano em que Meus Pais Saìram de Férias
Paese: Brasile
Anno: 2006
Regia: Cao Hamburger
Sceneggiatura: Claudio Galsperin, Bràulio Mantovani, Anna Muylaert, Cao Hamburger
Durata: 104'
Interpreti: Michel Joeslas, Germano Hauit, Paulo Autran, Daniela Piepszyk

Brasile 1970. Mauro, un ragazzo di dodici anni, prepara le valigie perché deve andare ad abitare per un certo periodo a San Paolo, a casa del nonno: i suoi genitori hanno deciso di "andare in vacanza" ma non si sa per quanto tempo. Mauro avverte che c'è qualcosa che non va ma il padre gli promette che saranno di ritorno in tempo per vedere assieme il campionato mondiale di calcio. Quando infine Mauro  bussa alla porta del nonno nessuno risponde: il vecchio è morto da pochi giorni...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Una piccola comunità ebraica sa accogliere un ragazzo rimasto solo, quasi novello "Mosè salvato dalle acque"
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena di violenza poliziesca
Giudizio Artistico 
 
Cao Hamburger sa trattare con delicatezza e partecipazione le vicissitudini del piccolo Mauro, senza scadere nel patetico

Il generale Emilio Garrstazu Medici è stato presidente del Brasile dal 1969 al 1974. Il paese beneficiò di  un periodo di crescita economica ma  il regime poliziesco che venne instaurato operò limitazioni alla libertà personale e una severa repressione nei confronti dei militanti di sinistra. Quel periodo viene rivisitato nel film con gli occhi di un ragazzo che ne subisce gli effetti (i suoi genitori, militanti nell'opposizione, sono costretti ad entrare in clandestinità)  pur restandone ignaro e cerca di continuare ad essere quello che è, un bambino di dodici anni desideroso di diventare un bravo portiere e di fare il tifo per il Brasile, candidato a diventare campione nei mondiali di calcio di quell'anno.
Mauro guarda con dolore i suoi genitori allontanarsi e prova l'abbandono più totale quando scopre che suo nonno è morto, ormai completamente solo in una città  a lui estranea.  Ospitato provvisoriamente dal vicino di casa, il vecchio ebreo Shlomo, passa le giornate in casa aspettando una telefonata dai genitori.
Il regista Cao Hamburger ci fa percorrere il difficile inserimento di questo ragazzo in un ambiente totalmente nuovo (il quartiere multietnico del Bom Retiro, abitato da ebrei, italiani, greci  e tanti altri), privo di un qualsiasi  riferimento affettivo.  I rapporti con Shlomo,  sono dall'inizio difficili, complice anche la diversità di fede religiosa (Mauro è stato educato come cattolico) e il caratterino orgoglioso e indipendente del ragazzo.  Alla fine però la comunità ebraica decide di adottare il ragazzo (il nonno ne faceva attivamente parte) e Shlomo insegna a Mauro come si vive da scapoli, abituandolo a pulire casa e a cucinare con lui. Mauro familiarizza con i  ragazzi del quartiere e può finalmente allenarsi da portiere nella loro squadra di calcio. Alla fine il grande evento arriva:  il Brasile sta per vincere il campionato ma i genitori ancora non si vedono.
Il piccolo Michel Joeslas interpreta molto bene le varie vari fasi della sua evoluzione interiore: dall'attesa estenuante, allo sconforto e infine alla dolorosa e prematura entrata nel mondo degli adulti, in un mondo dove bisogna imparare a contare sopratutto su se stessi.
Viene messa in risalto anche la forza di coesione della piccola comunità ebraica, abituata a riunirsi intorno al rabbino per discutere i  problemi in comune, in particolare per  decidere  chi si dovrà prendersi cura del bambino, chiamato ormai il piccolo Mosè.

La tematica narrata è complessa (la dittatura e l'opposizione di sinistra, la solitudine del bambino e la solidarietà della comunità ebraica, la comunità multietnica del quartiere Bom Retiro e il loro compattarsi davanti al televisore per le finali dei mondiali di calcio), ma il registra sa trattare la materia con un ritmo calmo e sobrio senza mai scivolare nel patetico. Anche il ragazzo è visto con realismo, nel suo bisogno di affetto ma anche nella sua irrequietezza, comprese certe sue marachelle, tipiche dell'età, con gli altri compagni di quartiere.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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ALPHA DOG

Inviato da Franco Olearo il Mar, 10/05/2010 - 12:53
Titolo Originale: ALPHA DOG
Paese: Usa
Anno: 2006
Regia: Nick Cassavetes
Sceneggiatura: Nick Cassavetes
Produzione: Sidney Kimmel e Chuck Pacheco
Durata: 117'
Interpreti: Bruce Willis, Sharon Stone, Emile Hirsch, Justin Timberlake, Ben Foster, Anton Yelchin Produzione: Sidney Kimmel e Chuck Pacheco

Ricercato per spaccio di stupefacenti, rapimento e omicidio, Jesse Truelove on i suoi 19 anni è il più giovane criminale iscritto nella lista nera dell' FBI...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Cassavetes, formalmente impegnato in un'indagine sociologica sulle devianze della gioventù americana, dipinge il solito quadro patologico disfattista, senza vie d’uscita. lasciando trapelare una qualche fascinazione per questi comportamenti
Pubblico 
Maggiorenni
Turpiloquio costante, scene di nudo, di sesso, di violenza, di alcolismo, di droga.
Giudizio Artistico 
 
Il film è monocorde, noioso e la dinamica psicologica dei personaggi è così labile da lasciare lo spettatore poco coinvolto
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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4 MESI, 3 SETTIMANE, 2 GIORNI

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 12:37
Titolo Originale: 4 luni, 3 saptamini si 2 zile
Paese: Romania
Anno: 2007
Regia: Cristian Mungìu
Sceneggiatura: Cristian Mungiù
Durata: 113'
Interpreti: Anamaria Marinca, Laura Vasiliu, Vlad Ivanov

Romania ai tempi della dittatura di Ciausescu: Gabita è una studentessa che vuole interrompere la sua gravidanza, nonostante l'aborto sia illegale. Si fa aiutare da Otilia, sua compagna di stanza, che si preoccupa di mettersi in contatto con il sig. Bebe, che si è impegnato,  a procedere all'operazione in una stanza d'albergo ma nulla sarà semplice in quella giornata.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Storia che esalta il relativismo etico, dove la decisione di abortire non è un fatto assolutamente personale e libero da qualsiasi responsabilità nei confronti del bambino
Pubblico 
Maggiorenni
Situazioni di alta tensione e immagini raccapriccianti: assolutamente da sconsigliare ai minori
Giudizio Artistico 
 
Buone interpretazioni, buona sceneggiatura, ma il regista scivola nella facile ricerca di situazioni ad effetto
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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300

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 12:16
Titolo Originale: 300
Paese: Usa
Anno: 2007
Regia: Zack Snyder
Sceneggiatura: Zack Snyder, Kurt Johnstad, Michael Gordon tratto dall'omonima graphic novel di Frank Miller
Produzione: Warner Bros. Pictures, Hollywood Gang Productions, Atmosphere Entertainment NM, Legendary Pictures, Virtual Studios
Durata: 117'
Interpreti: Gerard Butler, Lena Headey, David Wenham, Dominic West

480 a.c. il re persiano Serse decide di conquistare la Grecia. Un pugno di 300 opliti persiani, guidati dal loro re Leonida, cerca di rallentare l'avanzata dell'esercito nemico bloccandolo al passo delle Termopili. Intanto a Sparta la regina Congo cerca di convincere i senatori della città ad andare in soccorso di suo marito...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'eroismo di un pugno di soldati che si sacrifica per la patria finisce per essere un pretesto per un compiacimento estetico dei combattimenti
Pubblico 
Maggiorenni
La violenza dei combattimenti vista con compiacimento estetico potrebbe suggestionare negativamente i più giovani
Giudizio Artistico 
 
Opera di alto valore estetico sia nelle immagini che nella musica che riproduce fedelmente lo spirito originale della graphic novel da cui è tratta

Quando uscì Sin City nel 2005 fummo concordi con il giudizio dei più nel riconoscere la perfetta resa grafica del mondo dei fumetti di Frank Miller ma al contempo sottolineammo il cupo pessimismo della storia dove per i protagonisti lo stesso vivere era una forma di condanna.

Adesso con 300, l'altra importante graphic novel dello stesso autore, ci ritroviamo a riconoscere l'eccezionale messa in scena dell'epica che vuole esprimere questa storia (ben nove società di conputer grafica, sparse su diversi continenti, sono state impegnate a "costruire" le immagini del film).
Ma se già nel precedente Sin City i protagonisti si muovevano con crudeltà in base a motivazioni esclusivamente interiori, senza attendersi nessuna ricompensa morale o materiale, qui Leonida e i suoi 300 opliti forgiati fin da fanciulli, secondo le regole di Sparta (tutta la prima parte del film è dedicata a come l'adolescente Leonida viene addestrato a diventare una perfetta macchina da guerra) vanno incontro impavidi al loro destino senz'altra curiosità di sapere se è già nato l'avversario in grado di sopraffarli.
Se i primi uccidevano e si vendicavano senza pietà dato che lo loro condanna era scontata, i secondi infieriscono sui nemici feriti perché sono "altro" da loro e comunque il loro dovere li porterà  a morire di lì a poco.

La sceneggiatura ricalca fedelmente il testo della graphic novel (alcuni dialoghi sono rimasti addirittura identici) ma viene aggiunto (giustamente) un sub-plot relativo alla regina Congo che, rimasta a Sparta, deve affrontare da sola gli avversari interni di suo marito per convincere il senato a inviare truppe di rinforzo. Viene alleggerito in questo modo il testo originale, che si concentrava (noiosamente) sulle varie giornate della battaglia.

Alcuni critici hanno sottolineato possibili riferimenti politici in sostegno di Bush per la guerra in Irak (quella che un tempo era la Persia). Se è indubbio che il film è uscito in giorni in cui questo tipo di dibattito è particolarmente vivo, occorre notare come l'idea originale di Frank Miller risalga a quando, da ragazzo, andò a vedere il film L'eroe di Sparta (The 300 Spartans del '62) e che infine la mise su carta nel 1998 con cinque album mensili  con il titolo di I 300.
In realtà né la storia passata né quella contemporanea hanno interessato l'autore di ieri e il regista di oggi: ciò che conta è il gusto estetizzante di un combattimento con lancia e scudo ripreso al rallentatore, i busti scolpiti, come in una statua greca, dei combattenti spartani; il controluce di cento lance puntate contro il nemico, il mare in tempesta dove le navi persiane affondano miseramente, il cielo oscurato da mille e mille frecce.

La ricerca della resa grafica è così estrema, da potersi concludere che la violenza di per se non è violenza tanto le immagini sono poco realistiche ma si riferiscono invece a un  mondo epico lontano e astratto (sottolineato  da riprese con colori supersaturi e da una colonna sonora oltremodo suggestiva).

In realtà è questo il punto: come nei video giochi, siamo qui portati a vivere in un mondo surreale dove la violenza è bella e come in una discoteca, la musica,  sempre ad alto volume, ci produce un effetto di stordimento. Anche i  titoli di coda sono supportati da un'animazione grafica tutta incentrata sull'estetica del sangue che schizza dalle ferite.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: 20
Data Trasmissione: Martedì, 27. Luglio 2021 - 21:05


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LA 25ma ORA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 12:07
Titolo Originale: The 25TH Hour
Paese: Usa
Anno: 2002
Regia: Spike Lee
Sceneggiatura: David Benioff
Interpreti: Edward Norton (Monty), Philip Seymour Hoffman (Jacob), Barry Pepper (Francis), Rosario Dawson (Naturelle)

A distanza di pochi mesi l'uno dall'altro, sono arrivati sui nostri schermi due film che hanno urlato il loro amore-odio per New York: "Gangs of New York" di Martin Scorsese e "la 25ma ora" di Spike Lee.
Più corale e violento il primo, sviluppa una teoria (che non è piaciuta in patria) secondo la quale la Grande Mela si è sviluppata partendo da un caos primitivo di lotte tribali ed è cresciuta sulla spinta dei più violenti e sulle ceneri dei tanti perdenti.

 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'ingordigia del protagonista che non ha accettato una vita tranquilla ed onesta ma ha iniziato a spacciare droga
Pubblico 
Maggiorenni
Per scene di violenza, continui riferimenti alla droga
Giudizio Artistico 
 
Ottimi gli attori, eccezionale Spike Lee con un montaggio lento che accresce la tensione
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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21 grammi Il peso dell'anima

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 11:55
Titolo Originale: 21 grams
Paese: Usa
Anno: 2003
Regia: Alejandro Gonzáles Iñárritu
Sceneggiatura: Guillermo Arriaga
Produzione: Focus Features
Durata: 120'
Interpreti: Sean Penn (Paul), Benicio Del Toro (Jack), Naomi Watts (Christina)

Paul, professore di matematica in attesa di un trapianto di cuore, Christina, ex tossica con una bella famiglia e Jack, ex delinquente convertito alla religione, non si conoscono. Ma quando Jack investe e uccide la famiglia di Christina, e il cuore del marito va a Paul salvandogli la vita, i loro destini devono fare i conti con il peso della colpa, della vendetta e forse del perdono.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Onesta ed appassionata ricerca del significato dell'esistenza dell' uomo ma fuori da ogni forma di fede istituzionalizzata
Pubblico 
Adulti
Molto bravi gli attori. Il regista riesce a portare in porto un film complesso senza scivolare nel melò
Giudizio Artistico 
 
Molto bravi gli attori. Il regista riesce a portare in porto un film complesso senza scivolare nel melò

Il film di Iñárritu colpisce immediatamente per la complessità della forma scelta: un puzzle di personaggi, tempi e sentimenti che rendono difficile il compito dello spettatore, coinvolto in un processo di ri-costruzione della storia che è già il primo passo per comprenderne il significato.

Già la precedente pellicola del regista (Amores Perrossempre scritto da Arriaga) aveva scelto una forma non lineare per raccontare drammi e sentimenti di individui in cerca della felicità ma invischiati nella violenza di un quotidiano che porta il segno del Male.

In questo caso ci troviamo di fronte alle esistenze di tre individui, due dei quali diversamente “in attesa”: in attesa della morte il Paul di Sean Penn (un attore che sembra ormai avere un credito supplementare nell’interpretare figure dolenti ed intense); in attesa della Rivelazione il Jack di Benicio del Toro, una specie di Giobbe testardo destinato a veder messa in crisi la sua fede così semplicistica eveterotestamentaria. C’è poi la Christina di Naomi Watts (The Ringil film che l’ha fatta conoscere), madre e moglie con un passato disordinato, che invece è forse fin troppo sicura del suo presente.

In queste vite irrompe una negatività potente, la morte di Michael, marito di Christina, investito insieme alle figliolette da Jack, un evento destinato a sconvolgere progetti e certezze. L’unico che da ciò ricava un bene è Paul, matematico che dichiara di riconoscere la presenza di un qualche mistero (anche se non del Mistero che fa quelle cose e lui stesso) nelle pieghe dei numeri che disegnano tutta la realtà.

L’accostamento di brani della storia collocati in momenti diversi della linea temporale, che tuttavia, non impedisce una profonda com-passione nei confronti dei personaggi, costringe ad avvicinarsi con attenzione ragionata e cautela anche timorosa al centro di questo Mistero che sembra coincidere con il decisivo problema del male.

É giustamente Jack, il “convertito” che interroga Dio in termini fin troppo umani, a proporre in modo esplicito la questione: per lui è decisivo dare una risposta a questa domanda, altrimenti il suo male e la sua colpa non potranno mai avere perdono e l’unico esito possibile è il suicidio, fortuitamentefallito in carcere, o un esilio privo di speranza.

Ma la stessa domanda se la pone anche Christina quando chiede al medico: “dove sono le mie bambine?”. La risposta, razionale e terrena, riferita ai poveri corpicini, è così evidentemente insufficiente a rispondere alla tragedia di una madre, che vedere la donna paralizzata in una non vita per tutti i mesi successivi non ci stupisce affatto.

Ed è allora che la figura di Paul diventa centrale e decisiva: lui, uomo non privo di difetti e contraddizioni (intuiamo che deve aver tradito la moglie, una donna ambigua ed egoista per cui l’amore equivale al possesso), è però quello che più chiaramente si trova a vivere la tensione all’oltre e la necessità di riscoprire una gratuità nei rapporti tra le persone.

Per questo cerca il donatore del cuore che gli ha dato una seconda possibilità, per questo si accosta a Christina per cercare di aiutarla e per questo compie un sacrificio estremo che sconvolge l’itinerario di vendetta che il primo evento della storia (l’incidente) sembrava aver inesorabilmente innescato.

Non è un caso che il regista disegni questa figura con alcuni tratti cristologici (i piedi feriti del finale e la ferita al petto lo fanno assomigliare al Cristo morto di Mantegna), pur trattandosi, indubbiamente, di una sorta di “Cristo laico” e dunque anch’esso ferito dal peccato.

L’afflato religioso degli autori è però volutamente e duramente in contraddizione con la Chiesa di Jack, capace di dare solo risposte esteriori insufficienti, nonostante il “pastore” cerchi di restare vicino al suo fedele; questa tensione ad un oltre trova un qualche compimento nel finale. É qui che un evento tragico e salvifico, anche se non perfettamente chiaro nella sua valenza drammatica e metafisica, ribalta l’intera costruzione e regala ai sopravvissuti la possibilità del perdono e la speranza in una nuova vita.

E perché questo nucleo (il cuore dell’intera storiapiù ancora che un climax finale) sia pienamente compreso, la retorica utilizzata nella costruzione si struttura come discorso fatto di mille parentesi e rimandi, un lento disvelamento attraverso l’approssimazione ad una verità già in qualche modo oscuro indicata fin dall’inizio in tutta la sua dolorosa concretezza.

Adatto solo ad un pubblico particolarmente maturo sia per la difficoltà del linguaggio narrativo che per la durezza di alcuni passaggi, il film è tuttavia efficacenell’esprimere una profonda ed ineludibile domanda di significato propria dell’essere umano. L’apertura al mistero come unica possibilità di trovare una risposta è almeno accennata (in modo forse ancora troppo timido) anche se proposta in ogni caso in decisa contrapposizione con ogni forma di fede istituzionalizzata. Ed è comunque una risposta che non elimina la domanda sulla sofferenza e la sofferenza stessa, mai così vera e lacerante, e neppure rimuove il peccato, ma certamente ha il merito di sottolineare tutta la dignità e il peso di ciò che rende l’uomo persona unica ed irripetibile.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: STUDIO UNIVERSAL
Data Trasmissione: Domenica, 22. Luglio 2012 - 21:15


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2046

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 11:35
Titolo Originale: 2046
Paese: Francia/Hong Kong
Anno: 2004
Regia: Wong Kar-Wai
Sceneggiatura: Wong Kar-Wai
Durata: 120'
Interpreti: Tony Leung Chiu Wai, Gong Li, Zhang Ziyi, Faye Wong, Maggie Cheung

C'era grande attesa per il nuovo film di Wong Kar-Wai dopo il successo di In the mood for love (1999), da noi classificato come FilmOro. Il personalissimo stile figurativo del regista è stato pienamente confermato ed anzi si è come dilatato nelle immagini computerizzate di un mondo futuro (il protagonista è uno scrittore che scrive romanzi di fantascienza ed immagina di dover raggiungere con un treno che viaggia nel tempo verso l'anno 2046, quando tutto sarà  immutabile e definitivo).

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’insostenibile leggerezza di un uomo che preferisce l'amore sognato a quello reale
Pubblico 
Maggiorenni
Per alcune sequenze di rapporti sessuali espliciti
Giudizio Artistico 
 
Una eccezionale ed originale messa in scena al servizio di una storia impalpabile, a volte prolissa
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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COUS COUS

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/01/2010 - 12:31
Titolo Originale: La Graine et le mulet
Paese: Francia
Anno: 2007
Regia: Abdel Kechiche
Sceneggiatura: Ghalya Lacroix e Abdel Kechiche
Produzione: Claude Berri per Pathé/Renn Producions
Durata: 151'
Interpreti: Habib Boufares, Hafsia Herzi, Faridah Benkhetache

Slimane, immigrato nordafricano ben integrato, dopo anni di lavoro nei cantieri della cittadina portuale di Sète, vicino a Marsiglia, in fase di ristrutturazione aziendale viene licenziato senza pensione. Deciso a non lasciarsi andare, Slimane decide di mettere su un ristorante a bordo di una barca abbandonata, nel quale servire il famoso cous cous che ogni domenica la sua prima moglie (Slimane ha divorziato e ora vive in una camera in affitto, ha una relazione con un’altra donna e fa da padre a Rym, la figlia di lei) prepara per tutta la famiglia. Ma l’impresa non è priva di difficoltà e a Slimane servirà l’aiuto di tutti i suoi congiunti.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Al di là di alcuni elementi di crisi e disgregazione (alcuni tradimenti e divorzi) il film individua proprio nel nucleo familiare l’unica possibilità di radicamento esistenziale, al di là della provvisoria e fragile situazione lavorativa ed economica.
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo, una scena a contenuto sessuale
Giudizio Artistico 
 
Il film richiama la forza espressiva del nostro neorealismo,con cui condivide il rigore di una messa in scena essenziale, in cui la scelta delle inquadrature mira ad esaltare volti e gesti dei personaggi
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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