Dramma

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4 MESI, 3 SETTIMANE, 2 GIORNI

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 12:37
Titolo Originale: 4 luni, 3 saptamini si 2 zile
Paese: Romania
Anno: 2007
Regia: Cristian Mungìu
Sceneggiatura: Cristian Mungiù
Durata: 113'
Interpreti: Anamaria Marinca, Laura Vasiliu, Vlad Ivanov

Romania ai tempi della dittatura di Ciausescu: Gabita è una studentessa che vuole interrompere la sua gravidanza, nonostante l'aborto sia illegale. Si fa aiutare da Otilia, sua compagna di stanza, che si preoccupa di mettersi in contatto con il sig. Bebe, che si è impegnato,  a procedere all'operazione in una stanza d'albergo ma nulla sarà semplice in quella giornata.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Storia che esalta il relativismo etico, dove la decisione di abortire non è un fatto assolutamente personale e libero da qualsiasi responsabilità nei confronti del bambino
Pubblico 
Maggiorenni
Situazioni di alta tensione e immagini raccapriccianti: assolutamente da sconsigliare ai minori
Giudizio Artistico 
 
Buone interpretazioni, buona sceneggiatura, ma il regista scivola nella facile ricerca di situazioni ad effetto
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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300

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 12:16
Titolo Originale: 300
Paese: Usa
Anno: 2007
Regia: Zack Snyder
Sceneggiatura: Zack Snyder, Kurt Johnstad, Michael Gordon tratto dall'omonima graphic novel di Frank Miller
Produzione: Warner Bros. Pictures, Hollywood Gang Productions, Atmosphere Entertainment NM, Legendary Pictures, Virtual Studios
Durata: 117'
Interpreti: Gerard Butler, Lena Headey, David Wenham, Dominic West

480 a.c. il re persiano Serse decide di conquistare la Grecia. Un pugno di 300 opliti persiani, guidati dal loro re Leonida, cerca di rallentare l'avanzata dell'esercito nemico bloccandolo al passo delle Termopili. Intanto a Sparta la regina Congo cerca di convincere i senatori della città ad andare in soccorso di suo marito...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'eroismo di un pugno di soldati che si sacrifica per la patria finisce per essere un pretesto per un compiacimento estetico dei combattimenti
Pubblico 
Maggiorenni
La violenza dei combattimenti vista con compiacimento estetico potrebbe suggestionare negativamente i più giovani
Giudizio Artistico 
 
Opera di alto valore estetico sia nelle immagini che nella musica che riproduce fedelmente lo spirito originale della graphic novel da cui è tratta

Quando uscì Sin City nel 2005 fummo concordi con il giudizio dei più nel riconoscere la perfetta resa grafica del mondo dei fumetti di Frank Miller ma al contempo sottolineammo il cupo pessimismo della storia dove per i protagonisti lo stesso vivere era una forma di condanna.

Adesso con 300, l'altra importante graphic novel dello stesso autore, ci ritroviamo a riconoscere l'eccezionale messa in scena dell'epica che vuole esprimere questa storia (ben nove società di conputer grafica, sparse su diversi continenti, sono state impegnate a "costruire" le immagini del film).
Ma se già nel precedente Sin City i protagonisti si muovevano con crudeltà in base a motivazioni esclusivamente interiori, senza attendersi nessuna ricompensa morale o materiale, qui Leonida e i suoi 300 opliti forgiati fin da fanciulli, secondo le regole di Sparta (tutta la prima parte del film è dedicata a come l'adolescente Leonida viene addestrato a diventare una perfetta macchina da guerra) vanno incontro impavidi al loro destino senz'altra curiosità di sapere se è già nato l'avversario in grado di sopraffarli.
Se i primi uccidevano e si vendicavano senza pietà dato che lo loro condanna era scontata, i secondi infieriscono sui nemici feriti perché sono "altro" da loro e comunque il loro dovere li porterà  a morire di lì a poco.

La sceneggiatura ricalca fedelmente il testo della graphic novel (alcuni dialoghi sono rimasti addirittura identici) ma viene aggiunto (giustamente) un sub-plot relativo alla regina Congo che, rimasta a Sparta, deve affrontare da sola gli avversari interni di suo marito per convincere il senato a inviare truppe di rinforzo. Viene alleggerito in questo modo il testo originale, che si concentrava (noiosamente) sulle varie giornate della battaglia.

Alcuni critici hanno sottolineato possibili riferimenti politici in sostegno di Bush per la guerra in Irak (quella che un tempo era la Persia). Se è indubbio che il film è uscito in giorni in cui questo tipo di dibattito è particolarmente vivo, occorre notare come l'idea originale di Frank Miller risalga a quando, da ragazzo, andò a vedere il film L'eroe di Sparta (The 300 Spartans del '62) e che infine la mise su carta nel 1998 con cinque album mensili  con il titolo di I 300.
In realtà né la storia passata né quella contemporanea hanno interessato l'autore di ieri e il regista di oggi: ciò che conta è il gusto estetizzante di un combattimento con lancia e scudo ripreso al rallentatore, i busti scolpiti, come in una statua greca, dei combattenti spartani; il controluce di cento lance puntate contro il nemico, il mare in tempesta dove le navi persiane affondano miseramente, il cielo oscurato da mille e mille frecce.

La ricerca della resa grafica è così estrema, da potersi concludere che la violenza di per se non è violenza tanto le immagini sono poco realistiche ma si riferiscono invece a un  mondo epico lontano e astratto (sottolineato  da riprese con colori supersaturi e da una colonna sonora oltremodo suggestiva).

In realtà è questo il punto: come nei video giochi, siamo qui portati a vivere in un mondo surreale dove la violenza è bella e come in una discoteca, la musica,  sempre ad alto volume, ci produce un effetto di stordimento. Anche i  titoli di coda sono supportati da un'animazione grafica tutta incentrata sull'estetica del sangue che schizza dalle ferite.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: PRIME VIDEO
Data Trasmissione: Domenica, 19. Maggio 2019 (Tutto il giorno)


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LA 25ma ORA

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 12:07
Titolo Originale: The 25TH Hour
Paese: Usa
Anno: 2002
Regia: Spike Lee
Sceneggiatura: David Benioff
Interpreti: Edward Norton (Monty), Philip Seymour Hoffman (Jacob), Barry Pepper (Francis), Rosario Dawson (Naturelle)

A distanza di pochi mesi l'uno dall'altro, sono arrivati sui nostri schermi due film che hanno urlato il loro amore-odio per New York: "Gangs of New York" di Martin Scorsese e "la 25ma ora" di Spike Lee.
Più corale e violento il primo, sviluppa una teoria (che non è piaciuta in patria) secondo la quale la Grande Mela si è sviluppata partendo da un caos primitivo di lotte tribali ed è cresciuta sulla spinta dei più violenti e sulle ceneri dei tanti perdenti.

 

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'ingordigia del protagonista che non ha accettato una vita tranquilla ed onesta ma ha iniziato a spacciare droga
Pubblico 
Maggiorenni
Per scene di violenza, continui riferimenti alla droga
Giudizio Artistico 
 
Ottimi gli attori, eccezionale Spike Lee con un montaggio lento che accresce la tensione
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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21 grammi Il peso dell'anima

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 11:55
Titolo Originale: 21 grams
Paese: Usa
Anno: 2003
Regia: Alejandro Gonzáles Iñárritu
Sceneggiatura: Guillermo Arriaga
Produzione: Focus Features
Durata: 120'
Interpreti: Sean Penn (Paul), Benicio Del Toro (Jack), Naomi Watts (Christina)

Paul, professore di matematica in attesa di un trapianto di cuore, Christina, ex tossica con una bella famiglia e Jack, ex delinquente convertito alla religione, non si conoscono. Ma quando Jack investe e uccide la famiglia di Christina, e il cuore del marito va a Paul salvandogli la vita, i loro destini devono fare i conti con il peso della colpa, della vendetta e forse del perdono.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Onesta ed appassionata ricerca del significato dell'esistenza dell' uomo ma fuori da ogni forma di fede istituzionalizzata
Pubblico 
Adulti
Molto bravi gli attori. Il regista riesce a portare in porto un film complesso senza scivolare nel melò
Giudizio Artistico 
 
Molto bravi gli attori. Il regista riesce a portare in porto un film complesso senza scivolare nel melò

Il film di Iñárritu colpisce immediatamente per la complessità della forma scelta: un puzzle di personaggi, tempi e sentimenti che rendono difficile il compito dello spettatore, coinvolto in un processo di ri-costruzione della storia che è già il primo passo per comprenderne il significato.

Già la precedente pellicola del regista (Amores Perrossempre scritto da Arriaga) aveva scelto una forma non lineare per raccontare drammi e sentimenti di individui in cerca della felicità ma invischiati nella violenza di un quotidiano che porta il segno del Male.

In questo caso ci troviamo di fronte alle esistenze di tre individui, due dei quali diversamente “in attesa”: in attesa della morte il Paul di Sean Penn (un attore che sembra ormai avere un credito supplementare nell’interpretare figure dolenti ed intense); in attesa della Rivelazione il Jack di Benicio del Toro, una specie di Giobbe testardo destinato a veder messa in crisi la sua fede così semplicistica eveterotestamentaria. C’è poi la Christina di Naomi Watts (The Ringil film che l’ha fatta conoscere), madre e moglie con un passato disordinato, che invece è forse fin troppo sicura del suo presente.

In queste vite irrompe una negatività potente, la morte di Michael, marito di Christina, investito insieme alle figliolette da Jack, un evento destinato a sconvolgere progetti e certezze. L’unico che da ciò ricava un bene è Paul, matematico che dichiara di riconoscere la presenza di un qualche mistero (anche se non del Mistero che fa quelle cose e lui stesso) nelle pieghe dei numeri che disegnano tutta la realtà.

L’accostamento di brani della storia collocati in momenti diversi della linea temporale, che tuttavia, non impedisce una profonda com-passione nei confronti dei personaggi, costringe ad avvicinarsi con attenzione ragionata e cautela anche timorosa al centro di questo Mistero che sembra coincidere con il decisivo problema del male.

É giustamente Jack, il “convertito” che interroga Dio in termini fin troppo umani, a proporre in modo esplicito la questione: per lui è decisivo dare una risposta a questa domanda, altrimenti il suo male e la sua colpa non potranno mai avere perdono e l’unico esito possibile è il suicidio, fortuitamentefallito in carcere, o un esilio privo di speranza.

Ma la stessa domanda se la pone anche Christina quando chiede al medico: “dove sono le mie bambine?”. La risposta, razionale e terrena, riferita ai poveri corpicini, è così evidentemente insufficiente a rispondere alla tragedia di una madre, che vedere la donna paralizzata in una non vita per tutti i mesi successivi non ci stupisce affatto.

Ed è allora che la figura di Paul diventa centrale e decisiva: lui, uomo non privo di difetti e contraddizioni (intuiamo che deve aver tradito la moglie, una donna ambigua ed egoista per cui l’amore equivale al possesso), è però quello che più chiaramente si trova a vivere la tensione all’oltre e la necessità di riscoprire una gratuità nei rapporti tra le persone.

Per questo cerca il donatore del cuore che gli ha dato una seconda possibilità, per questo si accosta a Christina per cercare di aiutarla e per questo compie un sacrificio estremo che sconvolge l’itinerario di vendetta che il primo evento della storia (l’incidente) sembrava aver inesorabilmente innescato.

Non è un caso che il regista disegni questa figura con alcuni tratti cristologici (i piedi feriti del finale e la ferita al petto lo fanno assomigliare al Cristo morto di Mantegna), pur trattandosi, indubbiamente, di una sorta di “Cristo laico” e dunque anch’esso ferito dal peccato.

L’afflato religioso degli autori è però volutamente e duramente in contraddizione con la Chiesa di Jack, capace di dare solo risposte esteriori insufficienti, nonostante il “pastore” cerchi di restare vicino al suo fedele; questa tensione ad un oltre trova un qualche compimento nel finale. É qui che un evento tragico e salvifico, anche se non perfettamente chiaro nella sua valenza drammatica e metafisica, ribalta l’intera costruzione e regala ai sopravvissuti la possibilità del perdono e la speranza in una nuova vita.

E perché questo nucleo (il cuore dell’intera storiapiù ancora che un climax finale) sia pienamente compreso, la retorica utilizzata nella costruzione si struttura come discorso fatto di mille parentesi e rimandi, un lento disvelamento attraverso l’approssimazione ad una verità già in qualche modo oscuro indicata fin dall’inizio in tutta la sua dolorosa concretezza.

Adatto solo ad un pubblico particolarmente maturo sia per la difficoltà del linguaggio narrativo che per la durezza di alcuni passaggi, il film è tuttavia efficacenell’esprimere una profonda ed ineludibile domanda di significato propria dell’essere umano. L’apertura al mistero come unica possibilità di trovare una risposta è almeno accennata (in modo forse ancora troppo timido) anche se proposta in ogni caso in decisa contrapposizione con ogni forma di fede istituzionalizzata. Ed è comunque una risposta che non elimina la domanda sulla sofferenza e la sofferenza stessa, mai così vera e lacerante, e neppure rimuove il peccato, ma certamente ha il merito di sottolineare tutta la dignità e il peso di ciò che rende l’uomo persona unica ed irripetibile.

Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: STUDIO UNIVERSAL
Data Trasmissione: Domenica, 22. Luglio 2012 - 21:15


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2046

Inviato da Franco Olearo il Lun, 10/04/2010 - 11:35
Titolo Originale: 2046
Paese: Francia/Hong Kong
Anno: 2004
Regia: Wong Kar-Wai
Sceneggiatura: Wong Kar-Wai
Durata: 120'
Interpreti: Tony Leung Chiu Wai, Gong Li, Zhang Ziyi, Faye Wong, Maggie Cheung

C'era grande attesa per il nuovo film di Wong Kar-Wai dopo il successo di In the mood for love (1999), da noi classificato come FilmOro. Il personalissimo stile figurativo del regista è stato pienamente confermato ed anzi si è come dilatato nelle immagini computerizzate di un mondo futuro (il protagonista è uno scrittore che scrive romanzi di fantascienza ed immagina di dover raggiungere con un treno che viaggia nel tempo verso l'anno 2046, quando tutto sarà  immutabile e definitivo).

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L’insostenibile leggerezza di un uomo che preferisce l'amore sognato a quello reale
Pubblico 
Maggiorenni
Per alcune sequenze di rapporti sessuali espliciti
Giudizio Artistico 
 
Una eccezionale ed originale messa in scena al servizio di una storia impalpabile, a volte prolissa
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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COUS COUS

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/01/2010 - 12:31
Titolo Originale: La Graine et le mulet
Paese: Francia
Anno: 2007
Regia: Abdel Kechiche
Sceneggiatura: Ghalya Lacroix e Abdel Kechiche
Produzione: Claude Berri per Pathé/Renn Producions
Durata: 151'
Interpreti: Habib Boufares, Hafsia Herzi, Faridah Benkhetache

Slimane, immigrato nordafricano ben integrato, dopo anni di lavoro nei cantieri della cittadina portuale di Sète, vicino a Marsiglia, in fase di ristrutturazione aziendale viene licenziato senza pensione. Deciso a non lasciarsi andare, Slimane decide di mettere su un ristorante a bordo di una barca abbandonata, nel quale servire il famoso cous cous che ogni domenica la sua prima moglie (Slimane ha divorziato e ora vive in una camera in affitto, ha una relazione con un’altra donna e fa da padre a Rym, la figlia di lei) prepara per tutta la famiglia. Ma l’impresa non è priva di difficoltà e a Slimane servirà l’aiuto di tutti i suoi congiunti.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Al di là di alcuni elementi di crisi e disgregazione (alcuni tradimenti e divorzi) il film individua proprio nel nucleo familiare l’unica possibilità di radicamento esistenziale, al di là della provvisoria e fragile situazione lavorativa ed economica.
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo, una scena a contenuto sessuale
Giudizio Artistico 
 
Il film richiama la forza espressiva del nostro neorealismo,con cui condivide il rigore di una messa in scena essenziale, in cui la scelta delle inquadrature mira ad esaltare volti e gesti dei personaggi
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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SIGNORINAEFFE

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/01/2010 - 12:02
Titolo Originale: "SIGNORINAEFFE"
Paese: Italia
Anno: 2007
Regia: Wilma Labate
Sceneggiatura: Domenico Starnone, Wilma Labate, Carla Vangelista
Produzione: Donatella Botti per Biancafilm, Raicinema
Durata: 95'
Interpreti: Filippo Timi, Valeria Solarino, Sabrina Impacciatore, Fabrizio gifuni, Fausto Paravidino

Torino, settembre 1980. Emma, laureanda in matematica, lavora alla FIAT e di recente è stata trasferita nell'ufficio  dell'ing. Silvio (che in realtà è il suo  fidanzato). Una laurea e un matrimonio di prestigio costituiscono un giusto riscatto per il padre, operaio immigrato della prima ora, che ha sempre lavorato  pensando solo alla famiglia senza farsi coinvolgere nelle lotte sindacali. Grande quindi è la sua delusione quando scopre che Emma ha deciso di andare a convivere con Sergio, un operaio che partecipa attivamente agli scioperi indetti dal sindacato l'indomani dell'annuncio del licenziamento di 14.000 operai...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'occasione per una rievocazione obiettiva degli eventi del 1980 viene persa a vantaggio della nostalgia per una rivoluzione che poteva esserci e non c'è stata
Pubblico 
Adolescenti
Due coppie di giovani decidono di convivere. E' necessaria una certa maturità e preparazione per analizzare criticamente quanto ci viene presentato
Giudizio Artistico 
 
Il valore didattico-simbolico assegnato ai protagonisti della vicenda li rende scarsamente reali
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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INTO THE WILD

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/01/2010 - 12:01
Titolo Originale: INTO THE WILD
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Sean Penn
Sceneggiatura: Sean Penn dal romanzo di Jon Krakauer “Nelle terre estreme”
Produzione: Art Linson e Bill Pohlad per Focus Features International/River Road Entertainment/Paramount Vantage
Durata: 148'
Interpreti: Emile Hirsch, Marcia Gay Harden, William Hurt, Catherine Keener

Appena finito il college il ventiduenne Christopher McCandless, che ha alle spalle una famiglia agiata, ma affettivamente povera, fa perdere le sue tracce e comincia un viaggio senza meta attraverso gli Stati Uniti. Attraverso numerosi incontri e spogliandosi progressivamente di ogni cosa, Chris, che nel frattempo si è dato il soprannome di Alex Supertramp (super-viandante), matura la decisione di trascorrere un lungo periodo solitario nei territori più impervi dell’Alaska. Messo alla prova dalla natura selvaggia Alex/Chris fa i conti con il suo percorso e il suo passato fino a maturare una profonda consapevolezza. Deciso a tornare a casa, però, si trova intrappolato da un fiume e finisce per morire di fame, non senza però riuscire finalmente a dare un senso al suo peregrinare.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Allo spettatore non può sfuggire l'orientamento religioso della vicenda, nonostante che questa impostazione sia stata smentita dal regista
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di nudo, linguaggio scurrile
Giudizio Artistico 
 
Sean Penn, sensibile e sobrio nel presentare il suo fragile eroe mostra grande maestria nel mescolare il tema della rapporto con la natura selvaggia con il percorso di maturità interiore del protagonista

L’utopia di un uomo posto di fronte alla natura selvaggia e in quanto tale liberato dalla ferita del peccato (originale?) proprio e altrui.

Giunti al termine del viaggio (fisico e spirituale) intrapreso dal giovane Christopher McCadless, nelle lande sterminate e solitarie dell’Alaska (ma non così solitarie da non offrire rifugio in un provvidenziale bus abbandonato..), si coglie infine più chiaramente qual è la molla che ha spinto questo ragazzo apparentemente privilegiato a lasciare tutto e a spogliarsi progressivamente dei suoi possessi in nome di una ricerca dell’autenticità sempre più esigente.

La famiglia presente, ma portatrice di una violenza nascosta e di una originaria menzogna capace di modificare la stessa identità di Chris (da figlio legittimo a “bastardo”), l’insoddisfazione verso un percorso esistenziale preordinato, il desiderio di scoprire e incontrare luoghi e persone differenti

Quando scompare dalla vita dei suoi Chris non è poi molto diverso da tanti velleitari coetanei che, usando autori più meno significativi come guida spirituale, mandano al diavolo la vita “normale” per un periodo di controllata follia giovanile. Chris, però, è diverso, a partire dalla scelta delle sue guide (Thoreau e Jack London) che lo riallacciano alla grande tradizione americana che rivendica nel rapporto con la natura una fonte di forza e integrità.

Così come è diversa la natura dei suoi incontri con vari outsider della società di oggi (dal contadino anarchico delle grandi pianure agli attempati hippie che segnalano la crisi di quel modo di vita, fino all’anziano ex soldato ex alcoolista che con la fede ha ritrovato la sobrietà, ma anche la solitudine).

Senza pretendere di giudicare le scelte altrui, ma in fondo ancora frenato dal risentimento nei confronti dei genitori, Chris/Alex è costretto a guardare sempre più a fondo in se stesso, e finisce per credere di poter trovare nell’isolamento totale la mitica fonte di una totale rigenerazione. Il suo è un vero e proprio percorso di ascesi, come ben segnala anche il breve ma significativo passaggio nel campo hippie dove Chris rifiuta le avance di una giovanissima ospite.

La pellicola prende come riferimento i giorni dell’ascesi in Alaska e i pensieri dello stesso Alex annotati su un diario essenziale, ma ritorna al passato attraverso flashback distesi. Così il regista Sean Penn, sensibile e sobrio nel presentare il suo fragile eroe, può anche permettersi di indagare le radici di una società americana anni Novanta non priva di contraddizioni e, con una voluta e preziosa trasgressione all’unità del punto di vista, dare conto anche del doloroso cambiamento che si consuma nella famiglia McCadless.

L’esito finale è un dramma largamente annunciato e tuttavia, a dispetto delle dichiarazioni del regista che nega la presenza di un orientamento religioso della vicenda, allo spettatore non può sfuggire (anche perché è dichiarato non solo nelle parole dell’ultimo interlocutore di Chris, ma anche nelle sue ultime frasi e nello sguardo rivolto al cielo) che l’ultimo esito del percorso del protagonista va ben oltre un generico e irenico panteismo naturalistico.

Chè, anzi, Chris avrà ben chiaro che la Natura può essere ostile e crudele e la speranza dell’uomo non risiede tanto in una solitaria (e ultimamente impossibile) comunione con essa, ma nel rapporto con i suoi simili, possibile solo a partire dal perdono e dall’accettazione del limite proprio e altrui (un tema già annunciato nel bel rapporto con la triste madre hippie interpretata da Catherine Keneer).

Venuto a patti con il suo passato e con se stesso, Alex può tornare ad essere Chris (rinunciando all’identità fittizia di super-viandante); e se pure non avrà modo di cogliere i frutti terreni di questa riconciliazione con se stesso e il mondo, lascia come dono ai suoi una coscienza vera e profonda del valore della vita (non a caso è la morte inutile di un alce, da lui stesso causata, a dare avvio alla crisi e alla catarsi di Chris) e dei suoi doni.

Autore: Luisa Cotta Ramosino
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione
Canale: PREMIUM EMOTION
Data Trasmissione: Lunedì, 8. Giugno 2015 - 21:15


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AMERICAN GANGSTER

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/01/2010 - 11:53
Paese: USA
Anno: 2007
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Steven Zaillian
Produzione: Universal Pictures/Imagine Entertainment/Scott Free Productions/Relativity Media
Durata: 157'
Interpreti: Russell Crowe, Denzel Washington, Carla Gugino, Josh Brolin;

Fine anni ’60. Mentre in Vietnam imperversa la guerra (e i soldati americani per tirare avanti si imbottiscono di droga), Frank Lucas, boss emergente della malavita nera, escogita un ingegnoso sistema per importare eroina purissima dal Sud Est asiatico nelle bare dei caduti USA. In breve, grazie anche ad un acuto spirito imprenditoriale e una spietata efficienza,  conquista il potere  ad Harlem e dintorni, entrando in collisione con la mafia italiana, ma anche con alcuni corrotti esponenti della polizia. Dall’altra parte della barricata l’integerrimo detective Richie Roberts, che ha perso il suo collega proprio a causa della droga, cerca di combattere il dilagante traffico di stupefacenti. Alla fine riuscirà a mettere le mani su Lucas e lo convincerà a collaborare per mettere fuori gioco i corrotti.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Il film contrappone neanche troppo nascostamente la moralità a comparti stagni del cattivo che va in chiesa – secondo un cliché abbastanza diffuso nel cinema americano per cui i cattivi sono spesso “religiosi” - e i buoni, normalmente agnostici
Pubblico 
Maggiorenni
Alcune scene di violenza e di nudo, una scena a contenuto sessuale, uso di droga
Giudizio Artistico 
 
Nel film risaltano la bravura degli interpreti e la cura del racconto e della regia grazie a una vicenda capace di autenticità e spessore
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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IL FALSARIO - Operazione Bernhard

Inviato da Franco Olearo il Ven, 10/01/2010 - 11:34
Titolo Originale: Die Fälscher
Paese: Austria, Germania
Anno: 2007
Regia: Stefan Ruzowitzky
Sceneggiatura: Stefan Ruzowitzky
Durata: 98'
Interpreti: Karl Markovics, August Diehl, David Striesow, Martin Brambah

Sorowitsch se la passa bene nella gaudente Berlino del '36: ha trovato modo di mettere le sue doti artistiche al servizio di un mestiere molto particolare: la falsificazione dei passaporti e delle banconote. Scoperto dalla polizia tedesca, anche perché ebreo, viene confinato nel campo di concentramento di Sachsenhausen. Qui viene nominato coordinatore tecnico di un gruppo di ebrei per un preciso obiettivo: falsificare in quantità industriale banconote inglesi e americane. Il dilemma dei prigionieri ora è se accettare un trattamento più confortevole rispetto degli altri internati e collaborare con i tedeschi oppure boicottare il lavoro rischiando di venire uccisi...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
Se le avversità contribuiscono a stimolare la solidarietà fra i prigionieri, dispiace che la fine della guerra faccia ritornare Solomon al vecchio mestiere di falsario...
Pubblico 
Adolescenti
Un scena di nudo. Alcune esecuzioni a freddo dei nazisti .
Giudizio Artistico 
 
Ottima scelta dei personaggi, buon ritmo, sceneggiatura realista e sobria
Autore: Franco Olearo
In Televisione
In televisione: Non è presente in televisione


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