IL GRINTA

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Titolo Originale: True Grit
Paese: USA
Anno: 2011
Regia: Ethan Coen, Joel Coen
Sceneggiatura: Ethan Coen, Joel Coen
Produzione: Ethan Coen, Joel Coen, Scott Rudin per Skydance Productions/Scott Rudin Productions
Durata: 110
Interpreti: Jeff Bridges, Matt Damon, Josh Brolin, Hailee Steinfeld, Barry Pepper

Per vendicare la morte del padre, ucciso a tradimento dal vigliacco Tom Chaney, la quattordicenne Mattie Ross decide di ingaggiare il più “cattivo” degli sceriffi federali, Rooster Cogburn, rifiutando l’offerta del più appariscente Texas Ranger LaBoeuf. Cogburn, all’apparenza un ubriacone violento e inaffidabile, accetta il denaro che Mattie gli offre, ma preferirebbe liberarsi della ragazzina, che nei territori indiani dove si svolgerà la caccia rischia di essere un peso notevole. Ma Mattie non è disposta a fare un passo indietro e così comincia un’improbabile e a tratti drammatica avventura in cui ognuno dimostrerà davvero quanto vale.

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
La protagonista porta nella storia uno sguardo che, pur nell’intraprendenza della ragazzina, ha anche tutta l’innocenza capace di far sentire l’orrore della violenza e della morte, ma al contempo intuire la consolazione di una prospettiva non unicamente terrena
Pubblico 
Adolescenti
Numerose scene di violenza anche efferata
Giudizio Artistico 
 
Ulteriore eccellente lavoro dei fratelli Coen che realizzano un affresco in cui si respirano al contempo tutta la materialità miserabile del mondo raccontato (sporco e probabilmente maleodorante), e lo slancio epico dell’impresa. Un sempre convincente Jeff Bridges è affiancato da un bravissimo Matt Damon

La chiave per capire e apprezzare fino in fondo quest’ultimo eccellente lavoro dei fratelli Coen è nella scelta di non realizzare il semplice (?) remake del classico western del 1969 con John Wayne, ma un nuovo, potente e fedele adattamento del romanzo originale di Charles Portis, brillante esempio di quella narrativa americana di genere capace di regalare al pubblico personaggi memorabili e avventure epiche.

Nell’adattamento i wonder brothers del cinema americano si misurano con un genere, il western, che avrebbe potuto stridere con il loro stile abituale, fatto di ironia pungente e giochi metalinguistici, ma scelgono di farlo mettendo spesso da parte la celeberrima irriverenza (i personaggi sfiorano a volte l’eccesso, ma hanno sempre un tocco di umanità che li fa uscire dallo stereotipo), ma soprattutto il nichilismo di fondo che pervadeva le loro ultime opere.

I Coen, insomma, prendono sul serio la loro storia e i loro personaggi, e realizzano così un affresco in cui si respirano al contempo tutta la materialità miserabile del mondo raccontato (sporco e probabilmente maleodorante), e lo slancio epico dell’impresa. Dalla cittadina in mezzo al nulla all’emporio nei territori indiani, passando per le figure canoniche come l’indiano taciturno o il dottore da strapazzo, il criminale brutto sporco e cattivo, luoghi e personaggi contribuiscono a dare verità a una vicenda in fondo semplice e potente.

Che nasce come quella di una vendetta, ma si trasforma in un improbabile, ma sincero sodalizio di nature lontane e apparentemente incompatibili. A partire proprio dalla tostissima Mattie, capace di contrattare citando il codice, ma anche di rampognare il “suo” sceriffo a colpi di citazioni bibliche, ma che resta al contempo una ragazzina che anche il coriaceo Cogburn non potrà abbandonare.

La forza del suo punto di vista sulla vicenda porta con sé uno sguardo che, pur nell’intraprendenza della ragazzina, ha anche tutta l’innocenza capace di far sentire l’orrore della violenza e della morte, ma al contempo intuire la consolazione di una prospettiva non unicamente terrena.

Una prospettiva lanciata in chiave tutt’altro che ironica dalla minacciosa citazione iniziale (“ i malvagi fuggono anche quando nessuno li insegue”), ma anche dalla semplice constatazione di Mattie che non c’è nulla di gratuito se non la Grazia di Dio…una constatazione che deve aver guidato anche la vita della Mattie adulta, una zitella dura, ma soprattutto coraggiosa.

Lo sceriffo in decadenza (non a caso finirà nel Wild West Show) a cui dà corpo e voce un sempre convincente Jeff Bridges prende largamente le distanze dal personaggio di John Wayne, percorrendo piuttosto il solco di alcune delle ultime interpretazioni dell’attore (come quella del cantante alcolizzato che gli ha fatto vincere l’Oscar, Crazy Heart).

Siamo dalle parti di un altro ottimo western recente, Appaloosa, con cui questa pellicola ha in comune, oltre al ritratto di una frontiera dura ed esigente, anche il confronto di due personalità maschili molto diverse. Là gli amici-rivali Virgil Cole ed Everett Hitch, qui due uomini di legge dallo stile e dal temperamento opposto.

A completare il trio, infatti, è un Texas Ranger un po’ troppo ciarliero (bravissimo Matt Damon), ma dal cuore onesto, unito ai suoi compagni prima dall’ambizione e poi dal desiderio di giustizia.

La legge è quella dura del West, ma non manca lo spazio per la pietà e la tenerezza in un racconto dal respiro decisamente superiore alla media anche se certamente, per la massiccia dose di violenza che mette in scena, non adatto a un pubblico di giovanissimi. 

Autore: Luisa Cotta Ramosino


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