HEREAFTER

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Titolo Originale: Hereafter
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Clint Eastwood
Sceneggiatura: Peter Morgan
Produzione: CLINT EASTWOOD, KATHLEEN KENNEDY, ROBERT LORENZ PER MALPASO PRODUCTIONS. THE KENNEDY/MARSHALL COMPANY, ROAD REBEL
Durata: 129'
Interpreti: Matt Demon, Cècile de France, Frankie McLaren, George McLauren

Maria è una giornalista televisiva francese in vacanza in Indonesia con il suo direttore e boy-friend. Lo Tsunami arriva all'improvviso. Maria riesce a salvarsi ma resta incosciente per qualche tempo e le sembra di aver avuto delle visioni sul mondo dell'aldilà. George vive a San Francisco e a seguito di una importante operazione alla spina dorsale ha acquisito la facoltà di mettersi in contatto con i morti. Ritiene questa sua capacità una condanna più che un dono e decide di abbandonare tutto per recarsi a Londra, sulle tracce del suo amato scrittore Charles Dickens. Marcus è un ragazzo che vive a Londra con il gemello Jacob e la madre tossicodipendente. Jacob muore per un incidente stradale e Marcus, sconsolato, cerca qualcuno che possa rimetterlo in contatto con suo fratello. Il caso vuole che i tre Maria, George e Marcus si incontrino a Londra...

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
L'autore prende posizione proponendo la sua visione dell'aldilà, con la pretesa di una certa validità scientifica: una specie di limbo asettico uguale per tutti, senza nessun riferimento al bene o al male che si è compiuto
Pubblico 
Adolescenti
 Alcune scene impressionanti e riferimenti verbali a un incesto
Giudizio Artistico 
 
La sequenza iniziale sulle devastazioni dello Tsunami è da antologia. Ben tratteggiati i personaggi e i contesti in cui vivono

Clint Eastwood si riconferma con questo film un grande regista: la sequenza iniziale dello Tsunami in Indonesia è  coinvolgente e impressionante nei suoi effetti devastanti. Un sequenza di quelle che restano nella storia del cinema.

Anche la descrizione dei personaggi conferma la sua capacità di raccontare storie con grande attenzione alle ansie e alle aspirazioni dei protagonisti. Particolarmente riuscito è l'episodio che presenta Jacob e Marcus, due piccoli gemelli che si danno man forte l'uno con l'altro, abituati a fare tutto da soli a causa di una madre tossicodipendente e il modo con cui Marcus, rimasto solo, cerca di rimettersi in contato con il gemello.

Questa volta però Clint è uscito dai suoi classici binari che sono sempre stati quelli di mettersi discretamente al servizio di una storia, spesso il racconto di un uomo che affronta con eroismo situazioni di palese ingiustizia per approdare  al pamphlet, alla esternazione programmata del proprio pensiero. In questo film Clint ha le sue idee per quel che riguarda l'aldilà e ce le vuole trasmettere con il linguaggio che lui conosce molto bene, quello cinematografico.

L'argomento in sè è estremamente interessante e riguarda tutti, non solo persone come lui, che arrivati agli 80 anni, sentono il tema come particolarmente attuale. Sembra trattarsi di una tendenza che colpisce  i grandi autori, come è già successo a Woody Allen che nel suo Basta che funzioni abbandona il tono della commedia leggera per esternare (il protagonista del film in queste occasioni parla rivolto  direttamente agli spettatori in sala tutto il nichilismo della sua visione del mondo, il non senso della nostra vita soggetta a un fato indifferente ai nostri destini. 
Clint è più cauto ma le sue idee sul dopo-morte sono ugualmente chiare.
Esclude subito una soluzione impostata sulla fede religiosa qualunque essa sia: lo fa attraverso lo scetticismo del piccolo Marcus, che cercando una risposta ai suoi problemi, scarta rapidamente, dopo averli analizzati su Internet,  i sermoni di un sacerdote cristiano, di un rabbino ebreo e di un imam islamico. Anche la cerimonia che si svolge in chiesa in occasione del funerale di Jacob è trattata con sufficienza e sarcasmo: il celebrante sbriga velocemente le sue incombenze perché sono già alla porta i familiari del prossimo defunto.
Si tratta di un atteggiamento che rivela una certa continuità di pensiero del nostro autore:  in Million Dollar Baby, in un paio di colloqui fra il vecchio allenatore e un sacerdote Clint ha voluto manifestare tutta l'inutilità della fede di fronte a un tema delicato come l'eutanasia.
Solo il sacerdote che compare in Gran Torino è visto con simpatia, ma si tratta di un giovane inesperto che viene "indottrinato" dal vecchio saggio impersonato dallo stesso Clint.

Molta maggiore attenzione viene dedicata in Hereafter a una dottoressa che si definisce scienziata e atea e che studia in una clinica   i fenomeni paranormali. In un colloquio fra la dottoressa e Maria, sempre in cerca di una risposta all'esperienza da lei vissuta a seguito dello Tsunami, l'autore non ha paura di scivolare nel ridicolo quando la dottoressa, confermando di aver raccolto con rigore scientifico le testimonianze di persone tornate coscienti dopo un periodo di coma parla di un dopo-morte visto come "una assenza di gravità, una visione a 360 gradi, un senso di ogniscenza e onnipresenza". E' questo il punto più controverso del film: se in altre opere come Il sesto senso oppure Others si aveva almeno la correttezza di parlare dell'incontro con i morti all'interno di una fiction fantastica che mostrava onestamente di essere  quello che era, in questo film Clint sembra voler seriamente proporre allo spettatore la propria visione.

Lo fa ancor più con il personaggio di George (Matt Demon) visto come colui che realmente è in grado di attivare ADC (After Death Contacts): per lui è sufficiente prendere le mani del suo "cliente" per avere un contatto con i suoi defunti. E' una scena che si ripete più volte nel film, sempre con successo, a dimostrazione di quanto l'autore ritenga possibile che ciò possa avvenire realmente.

Anche il modo con cui i tre personaggi, uniti dall'ansia di trovare una risposta alle loro ricerche, si ritrovano nella stessa città  alla fine del film (sullo stile di Crash, Babel e 21 grammi)  mantiene il film sul filo dell'incertezza fra la credenza in una predestinazione e la  imponderabilità del fato.

George, il vero protagonista del film, non è per nulla contento delle sue doti di negromante che lo rendono diverso dagli altri e desidera solo essere una persona normale per potersi innamorare come tutti. E' forse l'ultimo messaggio che riceviamo da Clint: se per un momento ha avuto il coraggio di affrontare (a modo suo) il tema dell'aldilà, preferisce appoggiarsi alla rassicurante certezza di un mondo che almeno conosce bene. 

Autore: Franco Olearo


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