SCONTRO TRA TITANI

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Titolo Originale: Clash of the Titans
Paese: USA
Anno: 2010
Regia: Louis Leterrier
Sceneggiatura: Matt Manfredi e Phil Hay
Produzione: Legendary Picters/ Thunder Road Pictures/ Warner Bros Pictures
Durata: 110'
Interpreti: Sam Worthington, Liam Neeson, Gemma Atherton, Ralph Fiennes, Mads Mikkelsen

Di fronte alla ribellione del re di Argo, che si rifiuta di adorare gli dei olimpi e si paragona a loro, Zeus, su suggerimento del fratello Ade, decide di scatenare contro gli uomini il Kraken, il terribile mostro usato per sconfiggere i Titani. L’unico modo di scongiurare il disastro sarebbe offrire in sacrificio la principessa Andromeda. L’unico a poter salvare la città e la principessa è Perseo, semidio figlio di Zeus, che parte con un gruppo di coraggiosi compagni in una missione disperata…

Valutazioni
Valori/Disvalori Educativi 
 
ll sottotesto antireligioso è talmente confuso (gli dei sono capricciosi ed egoisti e hanno bisogno degli uomini, dato che si nutrono delle loro preghiere , ma questi ultimi a loro volta si ergono loro stessi a divinità) che probabilmente sfuggirà agli spettatori meno attenti
Pubblico 
Pre-adolescenti
Qualche scena violenta, una scena sensuale
Giudizio Artistico 
 
E' inutile prendere troppo sul serio una sceneggiatura che di sicuro non lo merita. E' evidente che la coerenza e la psicologia erano l’ultima preoccupazione degli autori di questo filmone dai grandi effetti speciali.

Remake di un film non eccezionale ma diventato poco a poco un piccolo cult, questo film fantasy-eroico ha ben poco a che fare con la mitologia greca a cui dovrebbe ispirarsi (per questo meglio rivolgersi al divertente Percy Jackson, che attualizza con più intelligenza molti episodi di questa storia) e punta tutto su scene d’azione non sempre brillantissime a scapito di storia e personaggi.

Inutile stare a rimarcare l’incrocio un po’ peregrino tra leggenda greca (che vuole Zeus unirsi alla madre di Perseo, Danae, in forma di pioggia d’oro) e arturiana (in cui Uther Pendragon penetra nel castello nemico e mette incinta la moglie del nemico presentandosi con le sue stesse sembianze) riportato allo spettatore dalla narratrice Io (una poco convincente Gemma Atherton). Sarebbe prendere troppo sul serio una sceneggiatura che di sicuro non lo merita.

Tra scorpioni giganti, mostri marini, arpie volanti, un dio degli inferi che assomiglia inquietantemente al mostro fumoso di Lost, dei olimpi sbarluccicanti e una Medusa serpentina, è evidente che la coerenza e la psicologia erano l’ultima preoccupazione degli autori di questo filmone dai grandi effetti speciali per cui il 3D rappresenta probabilmente la scorciatoia più efficace per lo stomaco, se non per il cuore, degli spettatori.

Il sottotesto antireligioso (gli dei sono capricciosi ed egoisti e hanno bisogno degli uomini, dato che si nutrono delle loro preghiere, ma questi ultimi si sono stufati e dicono basta, salvo poi ergersi loro stessi a divinità o appena viene fuori un pericolo ripiombare nel fanatismo più bieco e umiliante) è talmente confuso che probabilmente sfuggirà agli spettatori meno attenti, ma fa comunque specie vedere l’eroe Perseo (l’australiano Sam Worthington, che deve decisamente imparare a scegliersi i film se vuole rimanere sulla cresta dell’onda dopo Avatar) fare i capricci e rifiutare i doni del padre Zeus, e decidere che compirà la sua missione da uomo, come se si trattasse dell’ultimo Agnelli che inizia dalla catena di montaggio o di un pessimo sindacalista del genere umano.

Attorno al protagonista una sfilza di comprimari poco o nulla delineati e un’accompagnatrice, Io, immortale ma non divina, che probabilmente serve per bilanciare un po’ il tono tutto maschile della pellicola, e che va a sostituire, non si sa bene perché, nel cuore di Perseo, la povera Andromeda, qui ridotta ad una specie di principessa crocerossina e missionaria pronta al sacrificio, che alla fine sopravvive, ma senza il suo “principe azzurro”.

Il cast, non si sa come, conta una serie di bei nomi (Liam Neeson, Ralph Fiennes, Mads Mikkelsen) che abbiamo visto più utilmente impegnati altrove e che qui si suppone siano intervenuti solo perché attirati dal cachet. I dialoghi risibili messi in bocca a loro e agli altri personaggi sono pronti per essere parodiati in un qualsiasi “serio” film comico. C’è da dire che, incassati i prevedibili milioni al primo weekend di programmazione, Scontro di titani offre ben poco di nuovo al panorama del cinema storico-mitologico che, invece, da 300 in avanti sembra stare vivendo una nuova primavera.

Autore: Franco Olearo


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